Yekatit 12 | Febbraio 19. Ricordiamo i crimini del colonialismo italiano.

R. Graziani mostra le ferite riportate nell’attentato

Il prossimo 19 febbraio (Yekatit 12, nel calendario etiope) ricorrerà l’84° anniversario del massacro di Addis Abeba, uno dei peggiori crimini mai compiuti dal Regno d’Italia nelle sue colonie. La vicenda, dopo decenni di oblio e sottovalutazione, è ormai abbastanza nota, anche grazie alla traduzione italiana della monografia di Ian Campbell, Il massacro di Addis Abeba. Una vergogna italiana, pubblicata da Rizzoli nel 2018.

Il 19 febbraio 1937, in seguito a un attentato, purtroppo fallito, contro il Viceré d’Etiopia Rodolfo Graziani, si scatena un’immane rappresaglia, condotta non solo da militari e camicie nere, ma anche da operai, burocrati e impiegati coloniali. Prigionieri o semplici passanti – colpevoli soltanto di essere africani – vengono uccisi a bastonate, a badilate, oppure pugnalati, fucilati, impiccati, investiti con automezzi, bruciati nelle loro case. Prosegui la lettura ›

Intanto una vittoria: il TAR dell’Emilia-Romagna ha sospeso l’ordinanza di Bunazzén sulle scuole

Il TAR dell’Emilia-Romagna ha sospeso l’ordinanza del governatore Bonaccini, con la quale si disponeva che le scuole superiori della Regione restassero in DAD al 100% fino al 25 gennaio, diversamente da quanto previsto nell’ultimo DPCM, dove invece erano previste lezioni in presenza al 50% a partire da lunedì scorso.

Tra i 21 firmatari del ricorso, tutti genitori di studenti e studentesse, ci siamo anche noi tre Wu Ming, e siamo ovviamenti molto contenti di questo risultato.

Il tribunale ha chiarito che la Regione ha compiuto un abuso di potere, scavalcando il decreto nazionale, in quanto: Prosegui la lettura ›

«Vorrei ma non voglio». I danni della DAD, il ruolo delle Regioni e le contraddizioni di Bonaccini

di plv *

Il 23 Dicembre 2020, in diverse città d’Italia, Priorità alla Scuola è scesa in strada davanti alle scuole con cartelli che dicevano «Ci vediamo il 7». Tutti sapevano che la scuola non avrebbe riaperto. Tutti sapevano che la curva dei contagi si sarebbe alzata, sarebbe stato impossibile il contrario. E a quel punto quali sarebbero state le misure prese?
Prima un rinvio (all’11). Poi un po’ di articoli adeguati sui giornali giusti. Poi un po’ di shopping e infine l’ennesimo rinvio. Ad eccezione di Toscana, Valle d’Aosta, Abruzzo e Alto Adige, l’apertura delle scuole è stata rimandata a più avanti. In alcune regioni fino al 31 gennaio.

Come volevasi dimostrare.

Sulla chiusura della scuola si assiste a un dibattito tra istituzioni preoccupante, dal momento che diversi attori, pur giocando un ruolo chiave, non si assumono la responsabilità politica, portando a un’opacità de facto. È opaco il modo in cui si arriva alle decisioni (spesso poco chiare anch’esse), e non si capisce nemmeno chi sia l’effettivo decisore. Questo è grave, anche a prescindere dalla scuola.

In un sistema fondato sullo scaricabarile, tocca guardare anche alle azioni di chi sta su un gradino diverso.
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Benvenuto Morning Star… tredici anni dopo

1. Do it yourself

Nel giorno del compleanno di Tolkien rendiamo disponibile su Giap la traduzione inglese del romanzo solista di Wu Ming 4 Stella del Mattino, pubblicato in Italia ormai nel lontano 2008, che oltre ad avere il professore di Oxford tra i personaggi principali, ha al centro la figura di T.E. Lawrence, meglio noto come Lawrence d’Arabia. Il romanzo ha poi avuto una seconda edizione nel 2017, con all’interno due mappe e una nuova copertina realizzata da Igort.

Già in passato, poco dopo l’uscita, una traduzione inglese era stata realizzata da Alessia Conti con la collaborazione di Laura Macdougall, che però non era bastata a destare l’interesse dell’allora editore britannico di Wu Ming. Non così per le traduzioni in castigliano e francese, pubblicate entrambe nel 2012, rispettivamente da Acuarela e Métailié.

Purtroppo, a distanza di anni, lo stesso destino della prima traduzione «amatoriale» è toccato alla seconda traduzione inglese, rimasta senza pubblicazione. Ecco perché oggi decidiamo di renderla disponibile. Prosegui la lettura ›

La Q di Qomplotto, di Wu Ming 1. Anteprima dell’indice, preordine e riflessioni sul pubblicare libri in un momento come questo

La Q di Qomplotto (copertina provvisoria per il preordine). Clicca per leggere in anteprima l’indice completo.

Se tutto va come deve andare, il libro di Wu Ming 1 La Q di Qomplotto – sottotitolo non definitivo: «QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto aiutano il sistema» – arriverà in libreria il 25 febbraio a marzo 2021 [dopo la proroga ottenuta per inserire gli ultimi sviluppi, su tutti l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio, N.d.R.]

La Q di Qomplotto è già preordinabile sul sito delle Edizioni Alegre, dove si può leggere in anteprima l’indice completo, anche tradotto in inglese.

In realtà non è “solo” un indice, perché include i sommari dei singoli capitoli.

I sommari – ispirati a quelli de Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier – sono composti a loro volta di titoli. O meglio: sono concatenazioni di frasi allusive, indovinelli, calembours. Consentono di vedere già ora l’architettura del libro, di comprenderne in linea di massimo l’andamento narrativo ed espositivo, e al tempo stesso lasciano vuoti da riempire, propongono enigmi e misteri.

È un tentativo di applicare nella scrittura stessa e nella presentazione del libro quel «mostrare la sutura» che da anni sta al centro della prassi wuminghiana e che, con le debite riconcettualizzazioni, proponiamo come alternativa al semplice «debunking». Prosegui la lettura ›

La variante inglese: The Ripper, l’Emergenza e il tempo che ci attende

di Wu Ming 4

Il documentario Netflix in quattro episodi sullo Squartatore dello Yorkshire ci racconta che un tempo – negli anni Settanta – i movimenti sapevano affrontare politicamente l’Emergenza.

Tra il 1975 e il 1981 questo emulo del più celebre Jack the Ripper uccise 13 donne e ne aggredì un’altra mezza dozzina. Senza spoilerare sulla detection e su come gli inquirenti arrivarono a risolvere il caso dopo cinque anni di indagini, basti dire che fu una delle inchieste più lunghe e dispendiose nella storia della giustizia britannica, al cui confronto quella sul vecchio Squartatore vittoriano – che pure era il modello – pare di ben minore conto.

Era l’alba del declino del nord industriale, e i quartieri operai del West Yorkshire, in quella grande area che andava da Leeds a Manchester, con le loro città satelliti, iniziavano ad assomigliare a ghetti o si “riconvertivano” a luci rosse. Ed ecco comparire le prostitute bersaglio dello Squartatore: corpi abbandonati in un campo, o meglio nella waste land dietro una fabbrica o una fila di casette a schiera, in mezzo a sterpaglie e mobili sfasciati. Con il cranio sfondato a martellate e il petto pugnalato a colpi di cacciavite.

Fino a circa metà del racconto le donne compaiono soprattutto così, come vittime, in fototessere bianco e nero, oppure come parenti delle vittime, o ancora come vittime potenziali intervistate nei night club o nei pub di Leeds. Le voci narranti principali sono quelle maschili, gli “eroici” poliziotti e funzionari nelle interviste di repertorio o sopravvissuti al trascorrere del tempo.

Tutto cambia quando entrano le voci delle donne, e delle femministe in particolare, che raccontano la storia da tutt’altro punto di vista, ribaltandola completamente. Il movimento narrativo è tanto efficace quanto spiazzante e carico di implicazioni. Prosegui la lettura ›

La sinistra che trattiene. Parte seconda: fine del capitalismo e fine del mondo

di Wolf Bukowski *

[La prima puntata è qui.]

Nell’ascoltare gli stralci di conversazione che compongono il documentario Oeconomia di Carmen Losmann (2020) si coglierà il ricorrere del sostantivo Schöpfung, e cioè creazione. Si tratta, qui, della creazione ex nihilo del denaro su conti bancari, effettuata mille e mille volte al giorno negli istituti di credito del globo. Essa è a un tempo atto divino, nel suo costituire realtà sonante a partire dal nulla; e atto liturgico, cultuale, celebrato «senza tregua» nel senso indicato da Benjamin nel frammento con cui abbiamo aperto già la prima parte di questa riflessione. Il suo ripetersi, nelle cattedrali dell’alta finanza firmate da archistar, si riflette e anzi si radica nel riproporsi costante, in ogni recesso della società e del pianeta, delle dinamiche estrattive di accumulazione originaria (come peraltro il film esemplifica assai efficacemente). Queste dinamiche sono a loro volta rese possibili, all’inedita e devastante dimensione attuale, dalla tecnologia sviluppata dal capitalismo stesso. E a questa, appunto, veniamo. Prosegui la lettura ›