Dedicato a Saverio Simonelli, R. S. Blackswift, Monica Mazzitelli, Tommaso De Lorenzis.
di Wu Ming 4

C’è un’immagine significativa che apre una delle prime poesie di Robert Graves, The Poet in the Nursery (1916): il giovane poeta armeggia tra gli scaffali di un’oscura biblioteca, proprio sotto lo scranno del poeta antico, cercando di coglierne i fugaci borbottii.
Ovviamente Graves pensava a se stesso, ma novant’anni dopo i ruoli appaiono invertiti ed è proprio lui a starsene seduto in cima al seggiolone, al livello degli scaffali più alti, mentre noi ci barcameniamo là sotto.
Il fatto è che serve una buona dose di presunzione per mettere i piedi nel piatto altrui; pretendere di entrare nella mente di uomini che hanno attraversato il Secolo Breve col passo dei giganti; intromettersi a forza nelle loro vite private, relazioni, conflitti. Capita che a un certo punto una vocina nella testa ti dica: “Ma non ti vergogni?”, tanto ti sei intrufolato in casa d’altri, a rovistare nei cassetti e nel cestino della carta straccia.
Eppure - ti giustifichi - non c’è stata effrazione, la porta era aperta. Cercavi qualcosa, qualsiasi cosa, un filo d’Arianna, un indizio che riconducesse l’uno all’altro, come il detective privato di un romanzo americano. Hai camminato per le strade, nei parchi, ti sei inerpicato su per la collina, in mezzo alle mucche, per vecchi sentieri.
Alla fine ti ritrovi a leggere le parole di lettori acuti, rincuoranti, e capisci che il gioco è valso la candela.
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