
Fuori dalle grandi città abundant leones? Sì, ed è il motivo per cui ci andiamo. Dettaglio (nordorientale) della «Mappa di Cotton», XI secolo. È alla British Library.
[Dopo un anno di viaggi e letture da Gli uomini pesce e di nuovo in viaggio ora con Mensaleri, Marco racconta del «richiamo» che ha sentito, e di teatro, corpi, geografie. Buona lettura.]
di Marco Manfredi*
Quando ho fatto a Wu Ming 1 la proposta – e lo ringrazio per averla accolta – di partecipare alle presentazioni de Gli uomini pesce, impegnandomi a incasellare nel mio calendario quante più sortite possibili, intuivo solo vagamente le mie motivazioni.
Come scrive WM1 nel portolano del tour, c’è stata una dose di fatica, ma ben ripagata dall’intensità degli incontri lungo la via. Eppure il mio conto finale è risultato in attivo in una misura tale da dovermi chiedere più precisamente il perché.
Intanto – con la giusta distanza – vedo con più chiarezza le ragioni della mia decisione iniziale. La prima, semplicemente: il libro stesso. Libro che mi risuonava ancora più di tanti precedenti titoli dell’officina Wu Ming. Dentro c’è il cinema che amo e un personaggio il cui modo di vivere il cinema mi affascina; c’è un approccio alla geografia che ho praticato in studi passati; c’è la pianura verso cui provo un’attrazione perturbante, allo stesso tempo nota e straniera; c’è l’acqua, ci sono i fiumi, e sì, sono uno degli infatuati del diffuso ritorno alla fluvialità. Prosegui la lettura ›





Poi è scattata la vendetta di stato, con sgomberi, denunce, linciaggi mediatici, blitz autoritari nelle scuole e leggi ad Israelem – come i ddl Gasparri / Delrio – per silenziare le voci critiche. Una reazione che nulla toglie all’importanza di quel che è accaduto, anzi, ne è il miglior attestato: li abbiamo colti di sorpresa e impauriti.

