Giap #8, Va serie - Fast forward! - 28 giugno 2004

0- Benetollo, Dellinger, Vazquez. Tre dediche [WM]
1- Di nuovo Satana e gli esorcisti tra le balle [WM1]
2- Dibattito su "Guerra agli Umani" [Tommaso De Lorenzis e WM2]
3- Non c'è un modo "giusto" di produrre oggetti inutili [WM5]
4- Perché i critici americani detestano Q? [WM1]
5- Una sorpresa per i friulanisti
6- Appelli: il Genoa Legal Team ha bisogno di voi
6- Appello per le biblioteche siciliane


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Questo numero di Giap è dedicato innanzitutto a Tom Benetollo (1951-2004) e a David Dellinger (1915-2004). Due decani del pacifismo mondiale ci hanno lasciato a distanza di tre settimane l'uno dall'altro. Peace be unto them.
Tom ci fu presentato a Cuba nel febbraio 2000, a margine della Feria Internacionál del Libro. Lo stupì sentire che eravamo gli autori di Q: "Ero convintissimo l'avesse scritto un tedesco!".
Nei due anni successivi lo incontrammo ai vari appuntamenti di quel ciclo di lotte, da Bologna no-OCSE al FSE di Firenze, scambiando pareri con lui, e ci rendemmo conto della sua totale estraneità al reality-show (o al freak-show) dei leaderini di movimento malati di "telecamerite" e dipendenti dal sensazionalismo mediatico. Dentro quel "Big Brother", o quella "Fattoria", lui non c'era. Era un discreto, poderoso organizzatore, badava al sodo, a gettare ponti, costruire relazioni, saldare legami. Una persona seria.
Due mesi prima del FSE, girovagando per Mantova di notte dopo il nostro intervento a Festivaletteratura, lo incrociammo e salutammo con piacere. Ci raccontò di come l'ARCI stava preparando il terreno a Firenze. A quell'epoca, s'erano già svolte duecentocinquanta assemblee. Qualche tempo dopo ci chiese un pezzo per "Quarto Stato", il giornale pubblicato dall'Arci durante i giorni del Forum. Scrivemmo un pezzo intitolato "Buena Vista Social Forum", che si concludeva così:
"[...]all'etica sacrosanta della protesta e alla battaglia per i diritti universali [vanno] affiancati discorsi e pratiche capaci di affrontare la 'nostra' crisi: quella del Nord, dell'Occidente, dell'Europa e dell'Italia. Perché è solo vincendo che i movimenti possono continuare ad espandersi ed è vincendo qui che il movimento globale può provare a ridare speranza al mondo."
Quando abbiamo appreso della morte di Tom, il 20 giugno scorso, abbiamo spedito all'ARCI una frase di Kwame Ture (a.k.a. Stokely Carmichael):

"Nella tradizione africana, la peggiore catastrofe che può investire un essere umano è morire da solo, in isolamento, non amato né compianto. Anche nelle campagne dei Caraibi, la peggior maledizione riservata a un'altra persona è: 'Go dead a bush', cioè: vai nei boschi, da solo, a morire come una bestia, fuori dalla società, dalla comunità, dalle amicizie e le parentele. Per gli africani, è la peggior sorte immaginabile. Ebbene, non sarà la mia."

David Dellinger era il più anziano dei Chicago 8, imputati del più famoso processo politico della storia americana, quello per i disordini alla Convention democratica di Chicago, 1968. Ancora attivissimo, nel 2001 era arrivato a Quebec in autostop, per protestare contro l'Area di Libero Commercio delle Americhe. E' scomparso il 25 maggio scorso, per le complicazioni di una polmonite.
Questo numero è altresì dedicato a Eduardo Vázquez Alvaro (1954-2004), militante dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale, ucciso da ignoti il 7 giugno scorso a Chilón. Trucidato in pieno giorno. Tre colpi di calibro 38 (uno al cranio, uno al torace, uno all'addome) e un colpo di machete che gli ha tranciato parte della mano destra. Un'auto è passata sul corpo due volte. Aveva 50 anni.


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DI NUOVO SATANA E GLI ESORCISTI TRA LE BALLE

di Wu Ming 1

Quando lo sdegno e il panico morale saltano tutti i passaggi che portano dal particolare al generale, diventano "mostrificazione" e poi "emergenza", caccia alle streghe.
Le macabre scoperte delle ultime settimane in quel di Varese, con omicidi ispirati al culto del Maligno, hanno dapprima prodotto un'ondata di pessimo giornalismo dimentico della presunzione d'innocenza: articoli che sposano per partito preso le tesi degli inquirenti, scritti come se ci fosse già stato il processo. In seguito, siccome nel corto-circuito inquirenti/media/religione una rondine fa primavera, rieccoci alle filippiche contro Internet, i giochi di ruolo, il "rock satanico" (autentica ossessione della destra cristiana d'ogni latitudine) e gli "snuff movies". Rieccoci ai giornalisti che pendono dalle labbra di esorcisti come padre Gabriele Amorth o "demonologi" come Monsignor Corrado Balducci. Riecco i sedicenti "esperti" e le antropologhe ultra-reazionarie. Rieccoci ai dati inventati sul momento ("In tutta Italia 1700 sette sataniche") e all'isteria diffusa. Nel frattempo, c'è chi ammazza i propri familiari perché li crede indemoniati: è accaduto a Napoli qualche giorno fa. Nel corto-circuito di cui sopra, chi e cosa carica la molla agli psicopatici? Il satanismo, l'anti-satanismo o entrambi?
Un singolo caso (su cui va fatta ancora luce) non significa che tutti i gruppi di "satanisti" esistenti in Italia siano bande criminali. Di solito, si tratta di aggregazioni informali e temporanee, composte prevalentemente da ragazzini a cui piace il death metal o l'occultismo o l'immaginario "neogotico", interessi che di per sé non dovrebbero configurare reato.
Non dimentichiamoci che, in Italia e nel resto dell'Occidente, la stragrande maggioranza delle inchieste su crimini d'ispirazione "satanica" si sono risolte in bolle di sapone, con figuracce di procure e inquirenti, ingiuste detenzioni, vite distrutte.
Da vent'anni a questa parte, alcuni casi hanno fatto epoca, come il "caso McMartin" in California (su cui fu girato un documentario prodotto da Oliver Stone: Indictment: the McMartin Trial).
Alla finta emergenza "satanica" negli Usa degli anni Ottanta, la giornalista Debbie Nathan e l'avvocato Michael Snedeker hanno dedicato una controinchiesta dettagliatissima, Satan's Silence: Ritual Abuse and the Making of a Modern American Witch Hunt (Basic Books, 1995). Lo si può comprare su Amazon anche di seconda mano, spendendo meno di quindici dollari.
Dopo quest'opera pionieristica, ne sono uscite molte altre, la condotta degli inquirenti è cambiata e oggi l'SRA (Satanic Ritual Abuse) è dichiarato un fenomeno reale solo da pochi fanatici delle teorie del complotto. La stessa Behavioral Science Unit dell'FBI, per bocca del suo supervisore Kenneth V. Lanning, ha dichiarato il fenomeno inesistente.
Nel 1994, nel Regno Unito, il Department of Health ha condotto un'estesa ricerca su 84 segnalazioni di sevizie e abusi sessuali di carattere satanico, scoprendo che le testimonianze delle presunte vittime e le ricostruzioni della stampa non avevano alcun fondamento. In soli tre casi erano stati commessi abusi, ma il satanismo non c'entrava niente (cfr. http://www.rickross.com/reference/satanism/satanism4.html).
Anche in Italia, i precedenti dovrebbero indurre alla cautela e al raziocinio. Risale appena ai tardi anni Novanta il celeberrimo caso dei Bambini di Satana, associazione esoterica con sede a Bologna, il cui fondatore Marco Dimitri, insieme ad altri membri del gruppo, fu arrestato, sbattuto come mostro in prima pagina, accusato di ogni sorta di nefandezza (stupri, pedofilia, necrofilia, sacrifici umani), sulla base di testimonianze al contempo troppo fantasiose e troppo lacunose, per poi essere assolto con formula piena in tutti i gradi di giudizio in quanto "i fatti non sussistevano" (cioe' non erano mai accaduti). Oggi Dimitri attende che lo Stato lo risarcisca per l'ingiusta detenzione.
Il cast mediatico di quel caso era lo stesso di questi giorni: demonologi, antropologhe etc. Non solo nessuno di costoro ha mai chiesto scusa per aver pesantemente contribuito alla persecuzione di innocenti, ma in questi giorni ripete le stesse litanie come se nulla fosse accaduto.
Del caso Dimitri si occupò, con una lunga campagna di controinformazione, la cellula bolognese del Luther Blissett Project. Uno dei risultati fu un libro, Lasciate che i bimbi. Pedofilia: un pretesto per la caccia alle streghe (Castelvecchi, 1998). L'ex-PM al processo adì le vie legali, chiedendo il sequestro di tutte le copie e un risarcimento da capogiro (450 milioni di vecchie lire) per "danni morali e materiali" alla sua persona. L'accusa al LBP non era di aver mentito sull'infondatezza dell'impianto accusatorio (ché la sentenza di assoluzione confermava quanto anticipato nel libro), ma di aver condotto la polemica in modo "incivile", accusando il PM di "sete di protagonismo" etc. Dopo un primo grado di giudizio favorevole al magistrato (ma con drastico ridimensionamento delle pretese finanziarie), la causa civile è ancora in corso. Il libro, in formato digitale, è tuttora reperibile su Internet, immettendo il titolo in un qualsiasi motore di ricerca.
Un altro caso emblematico dell'isteria sulle sette accade negli stessi anni, sempre in Emilia Romagna, ma stavolta in provincia di Modena. Alcune famiglie vengono travolte dall'accusa di abusi rituali satanici ai danni dei propri figli, durante cerimonie che avrebbero avuto luogo in piccoli cimiteri della Bassa. Tra gli imputati c'è anche il parroco di San Biagio e Staggia, don Giorgio Govoni. Anche qui la vicenda si concluderà con svariate assoluzioni, compresa quella del sacerdote, nel frattempo morto d'infarto durante il processo di primo grado, dopo aver sentito la pubblica accusa chiedere una pena di quattordici anni.
Il 12 luglio 2001, commentando l'assoluzione in appello, il quotidiano cattolico L'Avvenire definirà i PM "imbecilli" e li inviterà a "dedicarsi ad attività meno lesive della persona. L'apicoltura, per esempio, o la raccolta di rifiuti."
Tuttavia, è proprio la Chiesa, attraverso le sue frange più "dure", a montare l'allarme su questi fenomeni. Oltre agli esorcisti intervistati a tambur battente senza alcun distacco critico, va ricordato il Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette (GRIS).
Il GRIS fa capo alla Congregazione per la Difesa della Fede, già Sant'Uffizio (cioè l'Inquisizione), oggi guidato da Joseph Ratzinger (http://www.ratzinger.it). Durante l'isteria sui Bambini di Satana, il GRIS ebbe una forte presenza mediatica locale e nazionale, e un ruolo non secondario nella criminalizzazione di Marco Dimitri. In seguito, il GRIS ha conservato l'acronimo ma cambiato nome, optando per un piu' neutro "Gruppo di Ricerca e Informazione Socio-religiosa" (http://www2.chiesacattolica.it/gris/).

All'inizio di quest'articolo abbiamo menzionato gli snuff movies, considerato il prodotto più estremo della pornografia. Si tratterebbe di film clandestini in cui si vedono persone torturate e uccise, per il consumo di quanti si eccitano sessualmente vedendo simili scene. Gli snuff movies sono un soggetto molto frequente nel cinema hollywoodiano, nella stampa tabloid e in certa paraletteratura. In un monumentale saggio-inchiesta di qualche anno fa (Killing for Culture: An Illustrated History of Death Film from Mondo to Snuff, Creation Books 1998), i critici cinematografici inglesi David Kerekes e David Slater hanno dimostrato che... gli snuff movies sono una leggenda metropolitana. Nessuna polizia di nessun paese ne ha mai sequestrato uno. Non ci sono prove della loro esistenza. Perlomeno, non ne esistevano prima del '98.
Nel chiudere la loro riflessione, Kerekes & Slater scrivono:
"Grazie agli snuff i media possono pungolare la pubblica morale. Benché nessun film di questo genere sia mai stato rinvenuto in nessun posto, i media continuano a presentare e promuovere il mito indiscriminatamente, come se fosse reale. Può darsi che, agendo in questo modo (cioè battendo la grancassa sul suo potenziale valore di mercato), un giorno i media riusciranno a fare degli snuff una vera realtà commerciale".
Insomma, può darsi che gridare all'abominio (al crimine satanico, all'internazionale pedofila, alla pornografia della morte) ci porti tutti quanti nel reame delle profezie che si autoavverano. Lo fa notare anche Marco Dimitri, in un recente comunicato:
"Il satanismo a sfondo delittuoso ha preso corpo dapprima sui giornali per mezzo di una disinformazione sistematica posta in essere da 'esperti' delle curie ed 'esorcisti', per poi esplodere nel contesto sociale... fornendo un lasciapassare per l'omicidio".
Ancora insomma, sarebbe stata l'insistita descrizione mediatica di crimini satanici inesistenti a mettere in testa strane idee a persone già predisposte a delinquere.
Da questo punto di vista, la proposta di legge contro le sette sataniche presentata nel 2003 da trenta deputati di AN (primo firmatario Roberto Alboni) non farebbe che peggiorare le cose. Anche perché introdurrebbe nel codice penale il reato di "abuso rituale satanico", lo stesso che stava scomparendo dalla dottrina criminologica di tutto il mondo.
Comunque vada, pare che ne vedremo delle brutte.


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GET BACK / FAST FORWARD

Tommaso De Lorenzis, collaboratore de L'Unità, redattore della rivista bolognese Frame (http://www.framemagazine.org/) e curatore dell'antologia Giap! Storie per attraversare il deserto (Einaudi, 2003), ci ha inviato alcune considerazioni e perplessità su Guerra agli Umani.
I principali problemi sollevati sono: qual è la natura di un romanzo "solista" di un membro di Wu Ming? Come si trasforma la (mito)poetica di Wu Ming nel momento in cui dal passato o da un ipotetico futuro ci si sposta nell'oggi, nel presente? Nel caso di GaU, si può parlare di uno spostamento dell'indagine dal noi (vicenda corale) all'io (tentativo di riscatto individuale)? Quanto c'è di prettamente "americano" in GaU (Thoreau, Emerson, il trascendentalismo etc.)? Come si spiega quella sensazione di "leggerezza" che prende alcuni lettori terminato il libro?
Wu Ming 2 ha risposto e rilanciato. Il suo intervento sviscera ed espone il senso dell'operazione "romanzi solisti".
Wu Ming 1 ha scritto una breve nota sulla mitopoiesi come dimensione che va oltre il contenuto e l'espressione del romanzo, e riguarda il libro come oggetto integrale, come prodotto all'interno di una rete di rimandi e rimbalzi imprevedibili.
E' tutto sul sito, nella sezione dedicata a GaU:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/guerra_agli_umani/get-back-fast-forward.html

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Sempre nella suddetta sezione, troverete un'esplorazione di GaU come oggetto complessivo, a partire da copertina, risvolti e paratesto:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/guerra_agli_umani/intorno_a_gau.html


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NON C'E' UN MODO "GIUSTO" DI PRODURRE OGGETTI INUTILI

Negli ultimi dodici mesi le pagine di "Frame" hanno ospitato un dibattito (alquanto accidentato) su città, vita, risorse, tecnologia. Si è soprattutto girato attorno all'idea di "limite", e Wu Ming 5 ha contribuito con una riflessione a puntate.
Dibattito coraggioso, se si pensa che l'idea della necessità di un limite (alla "crescita", al consumo, alla potenza, allo sviluppo) è del tutto estranea a quelle correnti del marxismo autonomo "post-operaista" da cui provengono svariati redattori della rivista e quasi tutte le sue firme di spicco, e che furono tra le influenze teoriche del Luther Blissett Project (la vecchia "Dichiarazione d'intenti" di Wu Ming, scritta nel gennaio 2000, era ancora sovraccarica di tali suggestioni).
I contributi di WM5 sono tutti archiviati nella sezione "Parole limitrofe" di wumingfoundation.com.
Il milieu di cui sopra, disabituato a ragionare sull'idea di limite, ha riservato agli articoli di Riccardo accoglienze e giudizi molto fuori fuoco.
Si è cercato, ad esempio, di costringere le nostre riflessioni nell'ambito di un'antinomia "apocalittici" vs. "positivisti", cosa che ci appare del tutto superata.
Da un bel pezzo, a parte in alcune nicchie esistenziali, non vediamo né apocalittici né positivisti, o meglio: le due fazioni si sono scambiate i ruoli, a tal punto che i due epiteti non conservano alcun senso residuo.
I "positivisti" (gli scientisti acritici) sono oggi i veri nihilisti desideranti. Nei loro discorsi non c'è più nessuna idea "benigna" della scienza, c'è solo il precetto che tutto ciò che si può fare si deve fare. Tra gli ex-positivisti la rimozione dell'idea di un "limite" si è fatta linguaggio e dato antropologico. In questo senso, sono loro gli apocalittici di ritorno. Sono oggettivamente apocalittici.
Quanto ai presunti "apocalittici" (i prefiguratori di scenari distopici), a parte che ormai persino i primitivisti usano la tecnologia senza patemi d'animo, di solito chi descrive la catastrofe possibile non per questo se la auspica. Al contrario, il fine è scuotere le coscienze, evitare che gli scenari distopici si realizzino. Questi discorsi - che sono pure i nostri - confidano nella possibilità di usare la scienza (l'idrogeno, le fonti rinnovabili, le nuove tecniche di riciclaggio etc.). Per disinquinare, occorre più tecnologia, non meno. Solo che è un'altra tecnologia. Insomma, nell'accezione desueta, i veri "positivisti" (fiduciosi nelle possibilità benigne della scienza) saremmo noi.
La redazione di Frame ha chiesto a WM5 un intervento che chiarisse i termini una volta per tutte. Riccardo non si è limitato a questo, ma ha toccato tutti i punti che sono stati materia di riflessione della rivista. Ecco qui il testo, in anteprima per gli iscritti a Giap:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/lifestyle/limite.html


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PERCHE' I CRITICI AMERICANI DETESTANO Q?
A proposito della recensione del Washington Post

di Wu Ming 1

L'avevamo detto: "Q è un romanzo europeo, negli USA non verrà capito, non verrà apprezzato, verrà stroncato, flopperà".
Negli ultimi anni l'Atlantico si è allargato, Europa e Stati Uniti non sono mai stati tanto distanti culturalmente. C'è chi addirittura parla di una "guerra fredda" culturale tra le due potenze. Per Q, ci attendevamo un'accoglienza americana sintomatica di tale stato di cose. Tuttavia, nemmeno noi ci immaginavamo una cosa del genere: confrontando le recensioni statunitensi con quelle europee, pare davvero si stia parlando di due libri diversi, che in comune hanno solo il titolo. Dapprima gli autori delle pre-recensioni hanno focalizzato tutta l'attenzione sul fatto che in un romanzo storico non dovrebbero esserci parolacce (!), poi i recensori veri e propri hanno inteso il libro come un lavoro senza passione, distaccato, un mero esercizio di gelida ironia post-moderna, meccanicamente metatestuale, & via col solito gergo della critica letteraria.
La recensione del Washington Post che linkiamo qui sotto si spinge fino a insinuare che i lettori europei sarebbero dei coglioni perché hanno preso sul serio (e apprezzato) un libro inteso come presa per il culo. Il tizio, addirittura, ci immagina sghignazzanti alle spalle di chi ha amato il libro.
Di certo, con simili presentazioni, Q non andrà molto lontano. Pazienza.
Ciascuno è libero di farsi piacere o meno un libro, pure qui da noi c'è chi lo ha recensito negativamente e ne ha messo in evidenza difetti. Il punto non è quello. A stupirci è il discorso sulla "freddezza", perché in Q - come in tutti i nostri testi - noi la passione l'abbiamo messa eccome, lo abbiamo sempre inteso come un libro caldo, fin dal primo momento, e così l'hanno correttamente inteso molti lettori italiani, europei, latino-americani. E se c'è una categoria che odiamo, sono gli scrittori furbastri, disonesti nei confronti dei loro lettori.
Da cosa dipenderà una simile differenza di percezione? Sono possibili tante interpretazioni, probabilmente tutte valide. Provo ad azzardarne una: gli ambienti culturali statunitensi sono indifferenti al pathos militante dei personaggi, e all'epica rivoluzionaria a cui il romanzo si ispira.
Gli States avevano il movimento operaio più radicale e creativo del mondo e lo hanno letteralmente sterminato (i Pinkerton, la mafia, l'FBI) a partire dagli anni Venti. Il movimento degli anni Sessanta ha subito più o meno la stessa sorte.
Il discorso pubblico reca pochissime tracce di questo passato radicale. La sinistra sociale non è affatto scomparsa, ma è sfrangiata, dispersa, molto forte in alcune énclaves (San Francisco, Berkeley, Seattle, Austin, il Vermont...) e pressoché inesistente in vastissime aree del Paese (la cosiddetta "America profonda"). Intellettuali anti-establishment ce n'è un bel po' ma in molti casi sono sfibrati da vent'anni di dibattiti su postmodernismo, cultural studies, political correctness, gender studies, identity politics... Vivono in bolle accademiche, atmosfere artificiali, lontani dalla percezione di chi opera sul territorio.
Forse una scossa la sta dando la guerra in Iraq, dopo tre anni di bombardamento patriottico, "scontro di civiltà", egemonia neo-con etc. Staremo a vedere.
Ad ogni modo, è una situazione molto diversa da quella europea, anche prendendo in esame quest'ultima nei periodi di peggior riflusso.
Una situazione in cui le motivazioni dell'anonimo protagonista di Q possono apparire del tutto incomprensibili (il classico: "Ma chi glielo fa fare?"), e di conseguenza l'intero svolgimento del romanzo apparire meccanico, forzoso, freddo.
E' una possibile spiegazione. Potrebbe anche essere una cazzata.
Io ho detto la mia. Leggete coi vostri occhi e fatevi un'opinione:
http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/articles/A42446-2004May20.html


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Un nuovo passo avanti per il plurilinguismo che caratterizza il nostro sito.
In attesa di imminenti traduzioni in galiziano, svedese, norvegese, polacco e grico, ecco la nostra nota bio-bibliografica tradotta in friulano:
http://www.wumingfoundation.com/italiano/furlan.html
Ci piacerebbe ricevere traduzioni di questo e altri testi in tutte le lingue romanze esistenti: catalano, sardo, corso, ladino, rumeno, provenzale etc.
Volontari, fatevi avanti!


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[Riceviamo e inoltriamo:]

GENOVA 2001
INDYMEDIA SOSTIENE IL LEGAL TEAM, VOI SOSTENETE INDYMEDIA

Tre anni dal G8 di Genova:
La storia di genova - la nostra storia - va alla sbarra e le prove processuali sono i mille occhi del g8.
[http://italy.indymedia.org/features/genova/]

Avvocati e avvocate del genova legal forum hanno a disposizione un enorme archivio, audiovisivo e cartaceo. Ma è difficilmente utilizzabile, in quanto non sistematizzato. Indymedia italia ha deciso di rimboccarsi le maniche.
Da giugno a ottobre 2004 saremo di nuovo a Genova e lavoreremo sull'archivio G8, per renderlo uno strumento utilizzabile a pieno per il lavoro legale e metterlo a disposizione della memoria storica collettiva.
[http://italy.indymedia.org/controinchiesta.php]

Abbiamo bisogno di denaro per finanziare questo progetto. Qualsiasi tipo di contributo è per noi di vitale importanza, dalle donazioni alla realizzazione di iniziative per la raccolta fondi e di informazione sulla nostra storia di Genova 2001.

* Abbiamo preparato un banner da linkare all'appello, mettelo nei vostri siti, fatelo girare:
BANNER ITALIANO
http://italy.indymedia.org/images/genova_supporto_it.png
BANNER INGLESE
http://italy.indymedia.org/images/genova_supporto_en.png
APPELLO
http://italy.indymedia.org/news/2004/06/571821.php

inoltre:
- una trasmissione radiofonica su genova:
http://italy.indymedia.org/news/2004/06/577255.php
- lo spot di radio gap:
http://italy.indymedia.org/news/2004/06/575614.php
Indymedia italia sta anche realizzando un *infokit* utile per chiunque voglia organizzare iniziative.
Il cd contiene:
VIDEO -aggiornamento#01, i diritti negati, niente da archiviare -,
AUDIO - le udienze del processo Genova G8
DOSSIER DA STAMPARE - pillola rossa, genovag8, verità e giustizia-

Chiunque sia interessato scriva a: inchiesta-g8@indymedia.org


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E' in corso una battaglia in difesa delle biblioteche siciliane, da quasi trent'anni abbandonate a se stesse, effetto perverso dello statuto speciale di cui gode la regione.
Sta circolando un appello, che abbiamo firmato anche noi. La stampa sicula sta dedicando molto spazio all'iniziativa. Qui trovate l'appello e le novita' sulla campagna.
http://biblaria-blog.splinder.it/


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"Ho sempre rivolto a Dio una preghiera, che è molto breve: 'O mio Dio, rendete ridicoli i miei nemici'. E Dio l'ha esaudita."
Voltaire, "Lettera a Damilaville"
http://www.wumingfoundation.com/

--NOTA BENE---
Per non ricevere più Giap o per riceverlo a un altro indirizzo:
http://www.wumingfoundation.com/mailman/listinfo/giapmail
Per favore, NON chiedete di farlo a noi, la procedura e' completamente autogestita dagli iscritti.

In data 28 giugno 2004, Giap conta 5861 iscritt*.