Lawrence d'Arabia e la guerriglia contro il copyright

di Wu Ming 1, 01/07/2003

Alcuni mesi or sono Stampa Alternativa ha pubblicato in forma di libretto (nella collana "gli Euro", ex-"Millelire") il testo di sir Thomas Edward Lawrence (1888-1935, meglio noto come "Lawrence d'Arabia") pubblicato dalla Encyclopaedia Britannica alla voce "Guerrilla" (XIVa edizione, 1929). E' un'esposizione agile e limpida, precisa e al tempo stesso immaginifica. Un "andare al nocciolo" delle teorie sulla guerra irregolare, partendo dall'esempio della rivolta araba contro l'impero ottomano (1916-1918), che Lawrence contribuì a istigare e dirigere per conto dell'esercito di Sua Maestà.
Avventuriero, eroe, mitomane, Lawrence raccontò quella guerra nella monumentale autobiografia I sette pilastri della saggezza (concedendosi - a detta di alcuni - non poche "licenze poetiche").
Questo libretto di cinquanta pagine scarse - comprensive di introduzione, testo originale a fronte e bibliografia - è come un distillato del libro, isola i principii-cardine e li rende perfettamente comprensibili.
Soprattutto, ed è quel che più ci preme esporre, Guerriglia/Guerrilla getta nuova luce sulle odierne "guerre del copyright", che il collettivo Wu Ming va raccontando diversi mesi sulle pagine de L'Unità (tutti gli articoli sono raccolti qui).
Quella che si sta combattendo contro un capitalismo parassitario e istituti giuridici obsolescenti è una vera guerriglia, perché soddisfa tutti i requisiti elencati da Lawrence. Per questo motivo l'industria dell'entertainment non è finora riuscita a correre ai ripari. Non sono bastate retate, leggi sempre più repressive, iniziative giudiziarie, dichiarazioni volte a terrorizzare o blandire: quella che il potere chiama "pirateria" è una pratica endemica e inestirpabile. La "pirateria" è al contempo riappropriazione da parte dei consumatori di segmenti di processi produttivi un tempo remoti e inaccessibili (come la masterizzazione dei cd) e rivolta contro prezzi gonfiati, profitti smodati, calo di qualità dell'offerta musicale mainstream e impedimenti d'ogni sorta alla copia privata dei cd.
Tanto nella strategia quanto nella tattica della guerriglia, Lawrence isola tre fattori: algebrico, biologico e psicologico.
Il primo fattore tiene in poco conto la "variabile umana", avendo a che fare con la misurazione esatta, scientifica, dello spazio fisico da coprire e difendere, e col rapporto tra conformazione del territorio, numero dei combattenti, quantità e qualità delle armi in loro dotazione. Dallo studio di questo fattore, secondo Lawrence, deriva una celebre intuizione: "Ma se [gli arabi, anziché un esercito che attacca a bandiere spiegate], fossero stati come un campo magnetico, qualcosa di invulnerabile, impalpabile, senza capo né coda, elusivo come un gas? Gli eserciti erano come piante, immobili nell'insieme, fortemente radicati, nutriti da lunghi steli fino alla cima. Gli arabi potevano essere invece una sorta di esalazione che si concentrava dovunque preferissero." (pag.21).
Il secondo fattore riguarda da un lato l'intuizione e l'immaginazione ("i nove decimi della tattica sono inconfutabili, ed esposti nei libri: ma la decima parte è irrazionale... ed è lì che i generali vengono messi alla prova", pag.23), dall'altro la sopravvivenza: evitare lo scontro con il nemico, limitarsi a sabotare i rifornimenti e distruggere le infrastrutture, perché ogni vita è preziosa: "i soldati dell'esercito arabo, essendo irregolari, non erano delle unità, ma degli individui, e la perdita di un individuo è come un sasso lanciato in acqua: provoca solo un buco temporaneo, ma forma cerchi concentrici di dolore" (pag.24).
Il terzo fattore concerne il morale degli uomini (nei propri ranghi), i sentimenti e gli umori della popolazione simpatizzante e la guerra psicologica contro il nemico. Qui l'autore usa una frase di grande effetto e respiro: l'esercito arabo era così debole fisicamente "da non poter lasciare arrugginire l'arma metafisica" (pag.29).
Scendendo sempre più nei dettagli, Lawrence ci dice che il raggio d'azione è più importante della forza: meglio essere sparpagliati e condurre tanti piccoli attacchi in punti diversi piuttosto che concentrarsi e sferrare un grosso attacco. Il "mordi e fuggi" è più importante del cercare di proseguire o migliorare un affondo sul campo nemico. Inoltre: la disomogeneità dei ranghi e l'azione individuale vanno incoraggiate anziché evitate: la disomogeneità ostacola l'attività di intelligence del nemico, e l'azione individuale fa sì che le truppe diventino "una serena alleanza tra comandanti in capo".
Tirando le somme, Lawrence dice che la guerriglia deve contare su basi sicure, avere di fronte un nemico straniero potente ma impossibilitato a coprire tutto il territorio, avere intorno a sé una popolazione amica o comunque non ostile (basta un 2% di popolazione attiva e un 98% di popolazione non ostile), e infine essere rapida, ubiqua e autonoma dai canali di rifornimento.
Il nemico contro cui combattono l'industria dell'entertainment e gli enti che amministrano il copyright soddisfa tutti questi requisiti.
1) Fattore algebrico: la "pirateria" è un nemico "elusivo", si concentra ogni volta dove preferisce (gli utenti di Napster sono passati ad altri sistemi peer-to-peer meno attaccabili perché più sofisticati e fuori dalla giurisdizione USA). Il "pirata" si muove molto bene su un territorio che cambia in continuazione (la Rete), sa leggere il territorio come i guerrieri Tuareg e beduini sanno leggere quella che agli stranieri pare soltanto un'infinita distesa di sabbia smossa dal vento. Non sorprenda l'apparente incongruità della metafora marittima con l'allegoria desertica: lo stesso Lawrence paragona le operazioni nel deserto a guerre navali, "per la loro mutevolezza, la loro ubiquità, l'indipendenza delle basi e delle comunicazioni" (pag.33).
Nel "deserto dei pirati", il raggio d'azione è più importante della forza: la capillarità e l'ubiquità della pratica disorientano l'industria culturale. Grazie alle particolari caratteristiche del peer-to-peer (decentramento, personalizzazione dell'offerta e dello scambio) i "pirati" non sono "unità" ma individui. Il fatto di poter colpire insieme pur "combattendo" ciascuno/a dalla propria stanza (esercito disomogeneo, "serena alleanza tra comandanti in capo") non facilita le cose a chi dovrebbe reprimere, anzi.
2) Fattore umano: proprio perché si muove in questo paesaggio di innovazione continua, il "pirata" fa affidamento sull'intuizione e l'immaginazione. Inoltre, in questa strana guerra lo scontro diretto è di fatto impossibile. Il sabotaggio è più che sufficiente.
3) Fattore psicologico: trattandosi di una pratica ormai di massa, con milioni di "scambisti" e miliardi di files scambiati, i "pirati" sono come pesci nel mare, mentre le varie polizie postali fanno la figura di rozzi e violenti pescatori di frodo. E' in atto un vasto e profondo cambiamento culturale: rispetto alla soglia minima enunciata da Lawrence (2% - 98%), c'è molto meno divario percentuale tra ribelli e popolazione non ostile. Inoltre, il nemico è percepito e descritto alla stregua di una forza d'occupazione che invade e recinta le terre comuni della cultura, per di più straniera (perchè estranea alle logiche della Rete). Ciò favorisce la guerra psicologica contro il nemico (nelle interviste, gli stessi ufficiali della GdF che hanno diretto i raid del maggio scorso apparivano scettici e quasi dispiaciuti).
Quanto all'autonomia dalle arterie di approvvigionamento, il principale bene di cui necessita il ribelle è l'informazione. I "pirati" sono autonomi perché assimilano l'informazione dallo stesso mezzo che usano per le loro scorribande, cioè la Rete. Sono in corso diversi tentativi di tagliare i rifornimenti alla guerriglia, pilotando l'innovazione tecnologica (occultando o criptando informazioni necessarie al "pirata") e/o utilizzando i media tradizionali come altoparlante per i proclami anti-"pirateria" dei discografici (o chi per loro). Nel primo caso, in poco tempo la Rete stessa fornisce le "chiavi" per ri-accedere all'informazione (come copiare i cd anti-copia etc.), nel secondo caso produce e fornisce controinformazione e mette in ridicolo le sparate degli occupanti.
Infine, Lawrence scrive: "La contesa non era fisica ma morale" (pag.30). Ebbene, c'è una forte componente di "pirati" che assegna alla contesa un inconfondibile valore etico, pensa che vadano difese l'orizzontalità e l'economia del dono tipiche della Rete, e che la proprietà privata della cultura popular sia una contraddizione in termini.
Lawrence conclude l'esposizione con un monito che dovrebbe far fischiare le orecchie di Lorsignori, e convincerli che la strada non è quella della repressione bensì quella della riforma radicale del diritto d'autore (con passaggio dal copyright al copyleft), del calo dei prezzi dei supporti, della vendita on line di musica (e non solo) a prezzi ridotti, del dirottamento di investimenti dal cachet dei "divi" alla qualità dell'offerta etc. Vi è già chi compie esperimenti in questa direzione: Lawrence Lessig e il gruppo Creative Commons, la rete IP Justice etc. Lorsignori farebbero bene a contattarli, prima che sia davvero troppo tardi.
Ecco il monito di Lawrence, pag.43: "Una volta assicurati mobilità, difesa (impedendo al nemico di avere dei bersagli), tempo e pensiero (l'idea di convertire ogni individuo a essere amichevole), la vittoria sarà con i rivoltosi, poiché alla fine i fattori algebrici sono quelli decisivi, e contro di loro nulla può la perfezione nei mezzi e nello spirito".


Omnia sunt communia
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