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	<title>Commenti a: La nuova epica del tempo presente (&#8220;Il Manifesto&#8221; recensisce SDM)</title>
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	<description>Il romanzo solista di Wu Ming 4 - in libreria dal 29 aprile 2008</description>
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		<title>Di: Diego</title>
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		<dc:creator>Diego</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2008 10:18:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho appena finito SDM, che si accinge a diventare uno di quei romanzi che si appigliano ai condotti del sistema digerente per restarci il più possibile 
e difficilmente venir giù per forza di gravità. L&#039;ho apprezzato per due motivi, essenzialmente: come ascia di guerra dissotterrata (almeno per me la figura di Lawrence e dell&#039;impero inglese in mesopotamia e arabia non era ancora così definita e definibile), e perchè ha toccato le corde di un sentimento, di un pathos che quasi quotidianamente vivo: il rimbalzarmi continuo e funesto dei nostri giorni, di una realtà così caotica e così sempre uguale a sè stessa. Questo rimbalzo, che tra l&#039;altro in ottica si chiama riflessione, è qualcosa con cui tocca fare i conti, con sempre più difficoltà interpretative. 
Sono convinto, alla maniera dell&#039;autore di SDM, che siamo davanti ad una difficoltà inesplicabile, e allo stesso tempo grandiosa: la nostra, singolare e di tutti, sensazione di duplicità, scontro eterno razionale-irrazionale, allontanamento definitivo da un&#039;interpretazione degli eventi tracciata sul solco di un unica verità possibile, di una Storia piazzata su monorotaia.
E&#039; costante, nel romanzo, la sensazione di sdoppiamento nei gesti nelle parole, nei movimenti dei personaggi: io vi ho ritrovato un&#039;ansia incredibile, una fuga dalle contraddizioni che circondano la maggior parte dei personaggi - questo inforcare la bici e scappare nella notte -, e qui avviene l&#039;immedesimazione, perchè la realtà che viviamo è qualcosa di cui conosciamo molto le dinamiche, ma che proprio per la sua ingiustizia e crudeltà di fondo ci appare intoccabile, e spesso indefinibile. Vi ho visto spesso gesti impulsivi, dettati da paure che sembrano provenire sempre da molto lontano, e questo è molto reale.
SDM è l&#039;apoteosi del presente, in questo senso: dopo anni passati più o meno a scandagliare e ad opporsi agli errori e gli orrori della piramide totalitaria del neoliberismo e del pensiero unico, ci stiamo accorgendo (scusate il tono &quot;corale&quot; del discorso, che è in parte anche una speranza di coscienza condivisa) ci rendiamo conto, forse, che v&#039;è davvero qualcosa di irrazionale nel cammino attuale della società occidentale, che probabilmente sfugge anche alle pur esatte interpretazioni su guerre, economie, disastri ambientali ed umani in genere. In me Oxford e Londra si sono proiettati come i luoghi della nostra attuale difficoltà a comprendere il presente e ad intervenire su esso, e delle incertezze esistenziali che ne conseguono.
Tutto questo, nonostante l&#039;ambientazione si dipani tra biblioteche, sale colme di quadri, sale di lettura, elementi che teoricamente evocano protezione, calore, riflessione, studio. 
Gli unici momenti dove si riscontra qualcosa di davvero calmo, sono i flashback in terra di siria, e di mesopotamia, dove l&#039;elemento desertico e onirico mi ha riposato l&#039;animo, e questa polvere, questi falò mi hanno riscaldato, tra schioppettate e dinamiti.
Un appunto sulle figure di Lawrence e di Lewis. E&#039; indubbia l&#039;ambiguità che contraddistingue entrambi, ma vi ho trovato una profonda differenza. Lewis sarà pure la ragion critica, la voglia di andare a fondo per far emergere elementi che deturpano la coscienza, ma appunto, si tratta di una ricerca personale, quasi privata, dettata da turbe che riguardano la propria esistenza precedente. Lewis &quot;utilizza&quot; le contraddizioni di Lawrence, e se ne specchia, a scopi quasi del tutto vendicativi, di rivalsa mi viene da dire infantile. E&#039;, se mi consentite, un sintomo del riflusso nel privato, nel problematico e oscuro privato che determina atteggiamenti irrorati di violenza. E&#039; sconvolto anch&#039;egli dall&#039;esperienza bellica, ma ne esce solitario , impregnato di egoismo.
Lawrence non utilizza le proprie contraddizioni, non le scaglia contro singoli. Le vive. E&#039; sconvolto dall&#039;apprendere di essere stato una pedina per giochi condotti più in alto di lui, ma la sua rabbia, la sua tristezza, sono per le moltitudini di laggiù, un mondo arabo che ha imparato a conoscere e del quale si è letteralmente innamorato. E&#039; un abbraccio impotente verso i popoli che ha voluto aiutare a liberarsi, è altruismo di guerra, questa sensazione di poter passare dal male bellico per qualcosa che in futuro potrà configurarsi come armonico, pacificato. 
Wu Ming ha configurato la proiezione del Mito come qualcosa di aperto, e non poteva essere altrimenti dopo la caduta del Muro. Ma il segnale che ho colto, è che alla maniera di Lewis non se ne esce, anzi, in qualche modo, esso è proprio un prodotto del &quot;liberi tutti, libero nessuno&quot;, falsa e nociva coscienza dei tempi che viviamo.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appena finito SDM, che si accinge a diventare uno di quei romanzi che si appigliano ai condotti del sistema digerente per restarci il più possibile<br />
e difficilmente venir giù per forza di gravità. L&#8217;ho apprezzato per due motivi, essenzialmente: come ascia di guerra dissotterrata (almeno per me la figura di Lawrence e dell&#8217;impero inglese in mesopotamia e arabia non era ancora così definita e definibile), e perchè ha toccato le corde di un sentimento, di un pathos che quasi quotidianamente vivo: il rimbalzarmi continuo e funesto dei nostri giorni, di una realtà così caotica e così sempre uguale a sè stessa. Questo rimbalzo, che tra l&#8217;altro in ottica si chiama riflessione, è qualcosa con cui tocca fare i conti, con sempre più difficoltà interpretative.<br />
Sono convinto, alla maniera dell&#8217;autore di SDM, che siamo davanti ad una difficoltà inesplicabile, e allo stesso tempo grandiosa: la nostra, singolare e di tutti, sensazione di duplicità, scontro eterno razionale-irrazionale, allontanamento definitivo da un&#8217;interpretazione degli eventi tracciata sul solco di un unica verità possibile, di una Storia piazzata su monorotaia.<br />
E&#8217; costante, nel romanzo, la sensazione di sdoppiamento nei gesti nelle parole, nei movimenti dei personaggi: io vi ho ritrovato un&#8217;ansia incredibile, una fuga dalle contraddizioni che circondano la maggior parte dei personaggi &#8211; questo inforcare la bici e scappare nella notte -, e qui avviene l&#8217;immedesimazione, perchè la realtà che viviamo è qualcosa di cui conosciamo molto le dinamiche, ma che proprio per la sua ingiustizia e crudeltà di fondo ci appare intoccabile, e spesso indefinibile. Vi ho visto spesso gesti impulsivi, dettati da paure che sembrano provenire sempre da molto lontano, e questo è molto reale.<br />
SDM è l&#8217;apoteosi del presente, in questo senso: dopo anni passati più o meno a scandagliare e ad opporsi agli errori e gli orrori della piramide totalitaria del neoliberismo e del pensiero unico, ci stiamo accorgendo (scusate il tono &#8220;corale&#8221; del discorso, che è in parte anche una speranza di coscienza condivisa) ci rendiamo conto, forse, che v&#8217;è davvero qualcosa di irrazionale nel cammino attuale della società occidentale, che probabilmente sfugge anche alle pur esatte interpretazioni su guerre, economie, disastri ambientali ed umani in genere. In me Oxford e Londra si sono proiettati come i luoghi della nostra attuale difficoltà a comprendere il presente e ad intervenire su esso, e delle incertezze esistenziali che ne conseguono.<br />
Tutto questo, nonostante l&#8217;ambientazione si dipani tra biblioteche, sale colme di quadri, sale di lettura, elementi che teoricamente evocano protezione, calore, riflessione, studio.<br />
Gli unici momenti dove si riscontra qualcosa di davvero calmo, sono i flashback in terra di siria, e di mesopotamia, dove l&#8217;elemento desertico e onirico mi ha riposato l&#8217;animo, e questa polvere, questi falò mi hanno riscaldato, tra schioppettate e dinamiti.<br />
Un appunto sulle figure di Lawrence e di Lewis. E&#8217; indubbia l&#8217;ambiguità che contraddistingue entrambi, ma vi ho trovato una profonda differenza. Lewis sarà pure la ragion critica, la voglia di andare a fondo per far emergere elementi che deturpano la coscienza, ma appunto, si tratta di una ricerca personale, quasi privata, dettata da turbe che riguardano la propria esistenza precedente. Lewis &#8220;utilizza&#8221; le contraddizioni di Lawrence, e se ne specchia, a scopi quasi del tutto vendicativi, di rivalsa mi viene da dire infantile. E&#8217;, se mi consentite, un sintomo del riflusso nel privato, nel problematico e oscuro privato che determina atteggiamenti irrorati di violenza. E&#8217; sconvolto anch&#8217;egli dall&#8217;esperienza bellica, ma ne esce solitario , impregnato di egoismo.<br />
Lawrence non utilizza le proprie contraddizioni, non le scaglia contro singoli. Le vive. E&#8217; sconvolto dall&#8217;apprendere di essere stato una pedina per giochi condotti più in alto di lui, ma la sua rabbia, la sua tristezza, sono per le moltitudini di laggiù, un mondo arabo che ha imparato a conoscere e del quale si è letteralmente innamorato. E&#8217; un abbraccio impotente verso i popoli che ha voluto aiutare a liberarsi, è altruismo di guerra, questa sensazione di poter passare dal male bellico per qualcosa che in futuro potrà configurarsi come armonico, pacificato.<br />
Wu Ming ha configurato la proiezione del Mito come qualcosa di aperto, e non poteva essere altrimenti dopo la caduta del Muro. Ma il segnale che ho colto, è che alla maniera di Lewis non se ne esce, anzi, in qualche modo, esso è proprio un prodotto del &#8220;liberi tutti, libero nessuno&#8221;, falsa e nociva coscienza dei tempi che viviamo.</p>
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		<title>Di: monica</title>
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		<dc:creator>monica</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Aug 2008 14:13:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bel pezzo, sembra quasi voler pagare un debito di silenzio del Manifesto su tutta la produzione Wu Ming, dandogli così tanto respiro. Meglio così.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bel pezzo, sembra quasi voler pagare un debito di silenzio del Manifesto su tutta la produzione Wu Ming, dandogli così tanto respiro. Meglio così.</p>
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		<title>Di: Paola Di Giulio</title>
		<link>http://www.wumingfoundation.com/italiano/stelladelmattino/?p=26&#038;cpage=1#comment-207</link>
		<dc:creator>Paola Di Giulio</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 23:17:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un articolo esauriente, sulla scia di tutte le recensioni positive uscite fino ad ora, e che sottolinea l’intenzione dello scrivere e del raccontare per costruire mondi e cercare di cambiare la società e l’ambiente in cui viviamo. Per fare questo SDM ha riportato l’attenzione su T.E. Lawrence come personaggio storico e come essere umano. Un mito sfuggente, scomodo, ambiguo, tormentato ma non incoerente. Su cui sono state scritte parecchie pagine di biografie e saggi (soprattutto in lingua inglese) per cercare di spiegare, giustificare o demolire. Io non sono mai riuscita a ‘leggere’ la vita di Lawrence solo nei testi più o meno biografici scritti su di lui, per questo ho fatto un salto sulla sedia, letteralmente, perché stavo su un panchetto piuttosto instabile, quando ho avuto tra le mani SDM. Una personalità in cui è affascinante guardare come in un caleidoscopio. Nel caleidoscopio vediamo elementi che si frammentano e si ricompongono in continuazione, sempre diversi. E’ un gioco di specchi, apparentemente incoerente. Come TEL, apparentemente incoerente, non più di quanto non lo siano tutti gli esseri umani, perché la coerenza  con se stessi può non essere conformità logica col resto del mondo o col proprio tempo. Nel libro il lettore può allora riconoscersi e immaginare i modi in cui si possono cambiare le cose. Riconoscere nella nevrosi di Lawrence la flessibilità, le contraddizioni che irritavano e irritano ancora chi ha bisogno di inscatolare definitivamente il mito e fermarne il percorso. Non ce la si fa a costruire mondi se non si è rigorosi e ostinati, ma anche se non si è elastici e generosi di sé stessi, se non si ama la vita che vorremmo avere. Come è già stato detto, ci vuole coraggio. E perseveranza, così che ci siano sempre cose da indagare e storie da raccontare.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo esauriente, sulla scia di tutte le recensioni positive uscite fino ad ora, e che sottolinea l’intenzione dello scrivere e del raccontare per costruire mondi e cercare di cambiare la società e l’ambiente in cui viviamo. Per fare questo SDM ha riportato l’attenzione su T.E. Lawrence come personaggio storico e come essere umano. Un mito sfuggente, scomodo, ambiguo, tormentato ma non incoerente. Su cui sono state scritte parecchie pagine di biografie e saggi (soprattutto in lingua inglese) per cercare di spiegare, giustificare o demolire. Io non sono mai riuscita a ‘leggere’ la vita di Lawrence solo nei testi più o meno biografici scritti su di lui, per questo ho fatto un salto sulla sedia, letteralmente, perché stavo su un panchetto piuttosto instabile, quando ho avuto tra le mani SDM. Una personalità in cui è affascinante guardare come in un caleidoscopio. Nel caleidoscopio vediamo elementi che si frammentano e si ricompongono in continuazione, sempre diversi. E’ un gioco di specchi, apparentemente incoerente. Come TEL, apparentemente incoerente, non più di quanto non lo siano tutti gli esseri umani, perché la coerenza  con se stessi può non essere conformità logica col resto del mondo o col proprio tempo. Nel libro il lettore può allora riconoscersi e immaginare i modi in cui si possono cambiare le cose. Riconoscere nella nevrosi di Lawrence la flessibilità, le contraddizioni che irritavano e irritano ancora chi ha bisogno di inscatolare definitivamente il mito e fermarne il percorso. Non ce la si fa a costruire mondi se non si è rigorosi e ostinati, ma anche se non si è elastici e generosi di sé stessi, se non si ama la vita che vorremmo avere. Come è già stato detto, ci vuole coraggio. E perseveranza, così che ci siano sempre cose da indagare e storie da raccontare.</p>
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