WU MING 2 PRENDE LE DISTANZE DA SE STESSO


Non si può avere tutto sotto controllo.

Non si può vivere nella paranoia.

Nel momento stesso in cui apri bocca con un giornalista, anche il più fidato del mondo, sai che il titolo del pezzo sarà una stronzata, che il testo conterrà almeno una frase che ti farà incazzare, che se hai chiesto di non essere immortalato, chi si occupa delle immagini troverà comunque a una tua foto.

Questo significa che poteva succedere in qualunque momento. La foto. Il titolo del cazzo. La frase che ti rovescia lo stomaco. Anzi, è tutto già successo. Tutto già visto. ("Luther Blissett siamo noi", foto degli autori di *Q* su un articolo che parla di Vitaliano Ravagli, "fare il Luther Brizzett"....)

Un antidoto potrebbe essere: chi sbaglia paga. Passi una volta. Passi due. Dopo basta.
Siccome però non si sa dove sbattere la testa, viene difficile pensare "D'ora in poi, non diamo più niente a Repubblica". Non è che il Corriere o il Manifesto brillino invece per deontologia professionale. Lascio volentieri le fatwah ai vari mullah.
Certo, si può evitare di rivolgere la parola ad alcuni giornalisti. Ma come ho già detto: anche i più fidati, i più attenti, si lasciano scappare qualcosa. Non c'è verso. E poi è Berlusconi quello che piange sempre sui fraintendimenti della carta stampata. Voglio sforzarmi di essere più *cool*.
 
Che fare, allora? Un vecchio ritornello blissettiano suggeriva di prendere le distanze da sé stessi.
Credo sia ancora valido. Poiché i media non sono mai 'fedeli', tu devi giocare d'anticipo. Scherzare con la tua identità. Prenderli in giro. Mescolare il vero col falso. Spararle grossissime.

Se mi è permessa un'autocritica, è per questo che dobbiamo chiedere scusa. E' questa l'ingenuità: l'aver messo da parte queste pratiche, ostentando sicumera.

E' questa l'unica punizione possibile. Sbeffeggiarli. La qual cosa è possibile solo sbeffeggiando un po' anche sé stessi, evitando di prendersi troppo sul serio, inventando sempre nuovi 'miti delle origini'.
 
Per questo ribadisco che prendo le distanze da me stesso.

L'ideologo del movimento non è Roberto Bui, sono io. Nel mio lavoro con Michael Hardt ho voluto firmarmi "Toni Negri" per omaggio al Grande Vecchio.
Sabato parteciperò alla manifestazione dei Social Forum sventolando una bandiera Americana. Sarò anche sotto il palco del comizio di Berlusconi, brandendo a due mani una foto di John Sinclair.
*Q* non l'ho scritto io, che cazzo, l'ha scritto Sandra Milo, lo sanno tutti. Il prossimo romanzo che pubblicherò, scritto a quattro mani con Remo Remotti, è un inno spassionato alla verginità della Madonna.
Alla marcia Perugia - Assisi c'ero, con la promessa bianco-rossa del Gruppo Scout Agesci Bologna 16.

E' tutto.



Wu Ming 27 (Anselmo Gaspodini)