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	<title>Comments for ALTAI</title>
	
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	<description>Il nuovo romanzo di Wu Ming</description>
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		<title>Comment on Una palla da cogliere al balzo: la recensione di Altai su Medioevo by pmolino</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/C5vBgGjappc/</link>
		<dc:creator>pmolino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 15:47:52 +0000</pubDate>
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		<description>Intervengo nella discussione con ritardo rispetto all'inizio...ma non resisto alla tentazione di scrivere due righe visto che in questi giorni mi dedico (per lavoro) alla lettura di notiziari veneziani conservati a Vienna sulla conquista di Famagosta e la battaglia di Lepanto, e Marcantonio Bragadin e tutti i Pasciá e Nassi mi fanno compagnia...allora oggi ho trovato in un dispaccio la traduzione italiana di lettere cifrate in turco fra Ali Pascha e Lala Kara Mustafa Pascia che farebbero venire la pelle d'oca al professore di Branco, quella tardo Cinquecentesc era una societá violenta a est e a ovest di Vienna...non facciamoci prendere da facili orientalismi!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intervengo nella discussione con ritardo rispetto all&#8217;inizio&#8230;ma non resisto alla tentazione di scrivere due righe visto che in questi giorni mi dedico (per lavoro) alla lettura di notiziari veneziani conservati a Vienna sulla conquista di Famagosta e la battaglia di Lepanto, e Marcantonio Bragadin e tutti i Pasciá e Nassi mi fanno compagnia&#8230;allora oggi ho trovato in un dispaccio la traduzione italiana di lettere cifrate in turco fra Ali Pascha e Lala Kara Mustafa Pascia che farebbero venire la pelle d&#8217;oca al professore di Branco, quella tardo Cinquecentesc era una societá violenta a est e a ovest di Vienna&#8230;non facciamoci prendere da facili orientalismi!</p>
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	<item>
		<title>Comment on Alberto Prunetti nella Istanbul di Hikmet, Pamuk… e Altai + suoni e musiche by Ekerot</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/9vpnOejGcDQ/</link>
		<dc:creator>Ekerot</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 18:06:14 +0000</pubDate>
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		<description>Mi accodo all'ultima recensione in ordine cronologico. 
Con un tempismo notevole, ho letto finalmente “Altai”. Oramai la discussione sul blog è ferma, ma vorrei lo stesso condividere alcune impressioni con la comunità e con gli autori. Ho visto che – fortunatamente – i commenti sono andati molto sui temi del romanzo, a partire dall'idea di “sconfitta” per finire col ruolo dei personaggi femminili. 
Sono anche state fatte ampie analisi storiche e paragoni col presente, sulle quali non tornerò sopra.
Mi pare già un grandissimo successo quello di aver stimolato tante curiosità, e la qualità del dibattito ne è una prova. Io personalmente sono subito andato a ripassare un po' di storia, soprattutto la vicenda della famiglia Nasi, che forse sono stati i miei personaggi preferiti (in primis Giuseppe).

Premetto però che della discussione non parlerò. Vorrei invece soffermarmi su qualcosa di più “superficiale” e contemporaneamente strutturale: la trama, ovvero banalmente “il plot”, e i personaggi. 
Faccio due rapidissime premesse: 1) non ho letto tutti i commenti, né ascoltato i file, può darsi che pochi-molti-tutti i punti da me toccati siano già stati commentati; 2) è solo la mia opinione, poco heavy e molto humble, e lo ribadisco qui senza stare a ripetere “secondo me” ogni volta. 

“Altai” l'ho letto con interesse e, pur non sentendo che a tratti un ritmo mozzafiato, non l'ho mai avvertita come lettura noiosa. 
Eppure, confesso, non mi ha convinto molto.
Dopo “Q” e “54” (che considero due piccoli capolavori), non era facile trovare un terzo lavoro all'altezza dei precedenti. Vi paragono ad Orson Welles che se ne uscì in pochi anni con “Quarto Potere” e “L'orgoglio degli Amberson”. 
Già “Manituana” mi era parso un passo indietro rispetto ai precedenti, e in questo “Altai” sento il medesimo problema, forse aggravato. Quale problema?
Il cuore della storia. In “Manituana” era troppo frammentato, in “Altai” troppo debole. 
Cosa intendo per cuore della storia? Intendo quel che si può riassumere in tre righe per spingere qualcuno a comprare\leggere la vostra opera. 
In “Q” esistevano due idee geniali alla base: in primis, raccontare un'epoca così particolare e poco conosciuta attraverso un affresco epico – e incredibile, nonostante la chirurgica precisione storica; in secundis mettendo a confronto, come nei western, due protagonisti antitetici eppure legatissimi tra loro. Il tutto condito con una perfetta decostruzione cronologica che creava più suspance che sorpresa, e quindi maggiore tensione (come negli episodi di “Colombo”). 
In “54” avete creato un multilineare ad incastro che è un gioiello di orologeria. Riuscendo a risolvere la grande trappola di questo genere: come appassionare declinando un solo tema in più versioni. Oltre al fatto di aver infilato Cary Grant in un romanzo storico, un colpo di genio. 
Mi ricordo quando mio fratello mi regalò in coppia i due romanzi dicendo: “per leggere qualcosa di nuovo”. Ed era vero. 

“Altai” sconta tre problemi. Il confronto con il fratello maggiore, l'“esilità”, il finale. 
Per quanto sia stato detto sull'autonomia di "Altai" da "Q", per me è stato impossibile non pensare al legame trai due. Oltretutto il narratore di uno diventa uno dei personaggi più echeggiati dell'altro. Però il percorso di Manuel Cardoso non ha per me la stessa forza del suo "mentore". All'inizio della storia è una sorta di braccio destro dell'inquisizione: cattura e tortura spie o presunte spie che danneggiano la Serenissima. Dopo i primi capitoli è costretto a fuggire, causa tradimento; finisce a Costantinopoli dove diventa il braccio destro di Nasi, ma il suo raggio d'azione è decisamente più corto. Quindi, dopo un inutile assalto a Lepanto viene ricatturato dai veneziani e condannato a morte. Il narratore Cardoso sembra più deciso a raccontarsi di Gert, spettatore attivo e partecipe ma al contempo distaccato nella rievocazione dei fatti. Manuel dovrebbe apportare alla vicenda un plus, dovuto alla sua condizione di ebreo rinnegato e ritrovato e alla sua posizione particolare, ma trovo che l'apporto sia debole. Un protagonista poco affascinante. Più una sorta di spalla. Tant'è che Yossef Nasi sembra riassumere con maggiore precisione il senso della storia. E non so gli altri lettori, ma molto\troppo spesso non vedevo l'ora che rientrasse in scena Ismail, con la sua aura di grande vecchio (anche se ormai sembra più un “fantasma” rievocato). La debolezza del personaggio di Manuel consiste nell'incertezza continua della sua missione: cosa sta inseguendo il nostro eroe? Qual è il suo mondo stra-ordinario nel quale entra? Qual è il premio e quale il prezzo da pagare per terminare la missione? Questa incertezza, anche se voluta, secondo me si concretizza in un'altra sensazione palpabile: la storia non decolla bene, e si porta appresso questo handicap sino alla fine. L'esplosione dell'Arsenale è un bellissimo incipit, il primo colpo di scena un ottimo evento scatenante. Ma poi? Cosa c'è davvero in gioco?  

L'esilità. Un romanzo di oltre 400 pagine non può essere esile, me ne rendo conto. Eppure ho sentito la mancanza del vero respiro epico, in un affresco di Costantinopoli troppo frettoloso, troppo frammentato. L'unico luogo davvero narrativo è il palazzo Belvedere. E l'altopiano di caccia dei falchi Altai. Il resto scivola via senza troppi appigli. Come fosse uno spazio-funzione. Rispetto a “Q”, la storia si ambienta al 70% nella stessa città. La nuova Roma. Da appena cento anni caduta nelle mani turche, dopo essere stata per 1100 anni la capitale dell'Impero d'oriente. Ho faticato a cogliere questa sua magnificenza. Anche se l'arrivo di Manuel via mare era molto bello ed emozionante. 
Questa “unità” di spazio e anche di tempo, secondo me, si tramuta in un numero di personaggi (giustamente) “ristretto”. Almeno rispetto a “Q”. Personaggi che gravitano attorno al protagonista, tra cui spiccano Dana, Nasi e Ismael. Ma anch'essi sono troppo evocati. Forse volutamente, ma l'effetto che si ha – parlo da lettore – è non appassionarsi realmente a nessuna delle loro vicende. 
Ho letto qua e là, anche ricordando l'incontro live a Palazzo Nuovo, del passo in avanti nella creazione di personaggi femminili più sfaccettati. Sono arrivato quindi a leggere con molte aspettative. E devo ammettere di non aver trovato questa grande sostanza in più. Nel senso: avverto lo sforzo, ma è rimasto sulla carta. I protagonisti del romanzo sono Manuel, Nasi e Ismail. Appaiono è vero in ruoli importanti per gli esiti della storia almeno due personaggi femminili. Però, sinceramente, cosa fanno? Dana che all'inizio occupava una certa rilevanza viene spedita via come spia a metà romanzo. La moglie di Nasi è una presenza evanescente, e materialmente dibatte in 2-3 dialoghi. Capisco che in “Q”, i personaggi femminili erano sostanzialmente delle “conquiste” del protagonista. Ma, tutto sommato, da bravo maschio, non vi ho fatto (troppo) caso: nel 1517 non si poteva pretendere granché, né era pieno in Germania di protofemministe. O si realizza il romanzo su Gracia Nasi, oppure bisogna stare attenti: altrimenti si rischia di “appiccicare” alla trama certi bisogni ideologici, pur condivisibilissimi, che mi dici ma non mi “mostri”, non mi emozionano e io avverto come funzionali. 
Apro una parentesi: forse che “Altai” sconti proprio questo problema? Voler dire troppo? Voler stare attenti a troppi elementi, paletti, necessità che hanno determinato un cuore della storia confuso e debole? Quando lessi le motivazioni che vi avevano spinto a tornare sul luogo del delitto, avevo avvertito questo problema: “Altai” nasce da un bisogno narrativo, o da altro? Non c'era troppa carne  al fuoco? Chiudo la parentesi. 
Da questa troppa carne, si raggiunge paradossalmente il poco arrosto. Per un romanzo che è innanzitutto un romanzo d'avventura non c'è molto. Difficile dire che le vicende vissute da Manuel siano davvero &lt;i&gt;ganze&lt;/i&gt;. A parte l'inizio e alcuni frammenti passim, succede obbiettivamente “poco”. Sicuramente è una storia più intima di “Q”. Quindi questo aspetto sarà senz'altro voluto. Ma...siamo certi di aver trovato la veste migliore per narrare questa storia? 

Chiudo col finale. Mi pare la parte più incerta del romanzo. Innanzitutto per un discorso di verosimiglianza che rompete nelle ultime pagine: il narratore muore mentre racconta in prima persona. Da cosa dipende questa scelta? Per quale motivo avete fatto continuare la storia a Manuel? Un conto sarebbe stato finire le sue memorie prima dell'esecuzione, ma il suo “fantasma” continua a raccontare anche verso il patibolo. Non che sia un difetto in sé, ma solitamente se leggo un romanzo in prima persona, tendo a non aspettarmi la morte del narratore. Qual è il motivo di fondo?
E poi c'è il discorso della battaglia di Lepanto. Raccontare Lepanto dal punto di vista degli sconfitti. Evidentemente si parlava non tanto della battaglia, quanto di ciò che si sviluppava prima. Però non posso non domandarmi: come mai le relegate così poco spazio? Ho atteso per 400 pagine questo scontro, per poi vederlo risolto velocemente (due capitoli e 9 pagine). È come se aveste strozzato il terzo atto naturale. La battaglia navale è\pare un epilogo. Questo mi porta a credere che la battaglia di Famagosta fosse il vero nucleo bellico che vi interessava. La vera fine del sogno di Nasi. Ma allora quale necessità di Lepanto? Perché non cancellarla del tutto? Perché Cardoso – e qui francamente non ho ben compreso cosa lo spinga – accorre a salvare la flotta del sultano? È la sua punizione per aver “tradito” troppe volte?
Questo finale che non chiude il senso di “Q” perché come è stato detto non si tratta di un sequel, quale senso narrativo mi chiude? Il crollo dell'utopia di Nasi. Le parole del Gran Visir ci lasciano infatti presagire che Cipro resterà saldamente in mano turca. Ma l'utopia di Nasi non era, secondo me, la stessa di Cardoso. Cardoso è alla ricerca della propria identità, non di quella del popolo ebraico. Insomma faccio fatica a comprendere le ultime pagine. Che mi lasciano con quella sensazione di incompiutezza del romanzo. 


Ora, mi rendo conto, sembra dalle mie parole che abbiate scritto una cosa pessima. Ribadisco che non è vero. Ci sono ad esempio molte scene positiv (quelle più belle per me le ho citate su), e l'idea di partenza è comunque valida e senz'altro interessante. Resta una piacevole lettura, scorrevole, agile, mai noiosa. 
Oltretutto leggendo i vari commenti mi sento un po' una mosca bianca, perché invece è stato assai gradito sia dalla critica che dal pubblico. 
Ma ho percepito quegli argomenti come “intenzioni”, mentre quando leggo divento abbastanza intollerante alle sovrastrutture. Sovrastrutture decisamente presenti anche nei vostri romanzi precedenti, sia ben chiaro. Però in “Q” e “54” li ho trovati perfettamente inseriti nell'impasto. 

Spero con queste mie riflessioni di essere stato utile in qualcosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi accodo all&#8217;ultima recensione in ordine cronologico.<br />
Con un tempismo notevole, ho letto finalmente “Altai”. Oramai la discussione sul blog è ferma, ma vorrei lo stesso condividere alcune impressioni con la comunità e con gli autori. Ho visto che – fortunatamente – i commenti sono andati molto sui temi del romanzo, a partire dall&#8217;idea di “sconfitta” per finire col ruolo dei personaggi femminili.<br />
Sono anche state fatte ampie analisi storiche e paragoni col presente, sulle quali non tornerò sopra.<br />
Mi pare già un grandissimo successo quello di aver stimolato tante curiosità, e la qualità del dibattito ne è una prova. Io personalmente sono subito andato a ripassare un po&#8217; di storia, soprattutto la vicenda della famiglia Nasi, che forse sono stati i miei personaggi preferiti (in primis Giuseppe).</p>
<p>Premetto però che della discussione non parlerò. Vorrei invece soffermarmi su qualcosa di più “superficiale” e contemporaneamente strutturale: la trama, ovvero banalmente “il plot”, e i personaggi.<br />
Faccio due rapidissime premesse: 1) non ho letto tutti i commenti, né ascoltato i file, può darsi che pochi-molti-tutti i punti da me toccati siano già stati commentati; 2) è solo la mia opinione, poco heavy e molto humble, e lo ribadisco qui senza stare a ripetere “secondo me” ogni volta. </p>
<p>“Altai” l&#8217;ho letto con interesse e, pur non sentendo che a tratti un ritmo mozzafiato, non l&#8217;ho mai avvertita come lettura noiosa.<br />
Eppure, confesso, non mi ha convinto molto.<br />
Dopo “Q” e “54” (che considero due piccoli capolavori), non era facile trovare un terzo lavoro all&#8217;altezza dei precedenti. Vi paragono ad Orson Welles che se ne uscì in pochi anni con “Quarto Potere” e “L&#8217;orgoglio degli Amberson”.<br />
Già “Manituana” mi era parso un passo indietro rispetto ai precedenti, e in questo “Altai” sento il medesimo problema, forse aggravato. Quale problema?<br />
Il cuore della storia. In “Manituana” era troppo frammentato, in “Altai” troppo debole.<br />
Cosa intendo per cuore della storia? Intendo quel che si può riassumere in tre righe per spingere qualcuno a comprare\leggere la vostra opera.<br />
In “Q” esistevano due idee geniali alla base: in primis, raccontare un&#8217;epoca così particolare e poco conosciuta attraverso un affresco epico – e incredibile, nonostante la chirurgica precisione storica; in secundis mettendo a confronto, come nei western, due protagonisti antitetici eppure legatissimi tra loro. Il tutto condito con una perfetta decostruzione cronologica che creava più suspance che sorpresa, e quindi maggiore tensione (come negli episodi di “Colombo”).<br />
In “54” avete creato un multilineare ad incastro che è un gioiello di orologeria. Riuscendo a risolvere la grande trappola di questo genere: come appassionare declinando un solo tema in più versioni. Oltre al fatto di aver infilato Cary Grant in un romanzo storico, un colpo di genio.<br />
Mi ricordo quando mio fratello mi regalò in coppia i due romanzi dicendo: “per leggere qualcosa di nuovo”. Ed era vero. </p>
<p>“Altai” sconta tre problemi. Il confronto con il fratello maggiore, l&#8217;“esilità”, il finale.<br />
Per quanto sia stato detto sull&#8217;autonomia di &#8220;Altai&#8221; da &#8220;Q&#8221;, per me è stato impossibile non pensare al legame trai due. Oltretutto il narratore di uno diventa uno dei personaggi più echeggiati dell&#8217;altro. Però il percorso di Manuel Cardoso non ha per me la stessa forza del suo &#8220;mentore&#8221;. All&#8217;inizio della storia è una sorta di braccio destro dell&#8217;inquisizione: cattura e tortura spie o presunte spie che danneggiano la Serenissima. Dopo i primi capitoli è costretto a fuggire, causa tradimento; finisce a Costantinopoli dove diventa il braccio destro di Nasi, ma il suo raggio d&#8217;azione è decisamente più corto. Quindi, dopo un inutile assalto a Lepanto viene ricatturato dai veneziani e condannato a morte. Il narratore Cardoso sembra più deciso a raccontarsi di Gert, spettatore attivo e partecipe ma al contempo distaccato nella rievocazione dei fatti. Manuel dovrebbe apportare alla vicenda un plus, dovuto alla sua condizione di ebreo rinnegato e ritrovato e alla sua posizione particolare, ma trovo che l&#8217;apporto sia debole. Un protagonista poco affascinante. Più una sorta di spalla. Tant&#8217;è che Yossef Nasi sembra riassumere con maggiore precisione il senso della storia. E non so gli altri lettori, ma molto\troppo spesso non vedevo l&#8217;ora che rientrasse in scena Ismail, con la sua aura di grande vecchio (anche se ormai sembra più un “fantasma” rievocato). La debolezza del personaggio di Manuel consiste nell&#8217;incertezza continua della sua missione: cosa sta inseguendo il nostro eroe? Qual è il suo mondo stra-ordinario nel quale entra? Qual è il premio e quale il prezzo da pagare per terminare la missione? Questa incertezza, anche se voluta, secondo me si concretizza in un&#8217;altra sensazione palpabile: la storia non decolla bene, e si porta appresso questo handicap sino alla fine. L&#8217;esplosione dell&#8217;Arsenale è un bellissimo incipit, il primo colpo di scena un ottimo evento scatenante. Ma poi? Cosa c&#8217;è davvero in gioco?  </p>
<p>L&#8217;esilità. Un romanzo di oltre 400 pagine non può essere esile, me ne rendo conto. Eppure ho sentito la mancanza del vero respiro epico, in un affresco di Costantinopoli troppo frettoloso, troppo frammentato. L&#8217;unico luogo davvero narrativo è il palazzo Belvedere. E l&#8217;altopiano di caccia dei falchi Altai. Il resto scivola via senza troppi appigli. Come fosse uno spazio-funzione. Rispetto a “Q”, la storia si ambienta al 70% nella stessa città. La nuova Roma. Da appena cento anni caduta nelle mani turche, dopo essere stata per 1100 anni la capitale dell&#8217;Impero d&#8217;oriente. Ho faticato a cogliere questa sua magnificenza. Anche se l&#8217;arrivo di Manuel via mare era molto bello ed emozionante.<br />
Questa “unità” di spazio e anche di tempo, secondo me, si tramuta in un numero di personaggi (giustamente) “ristretto”. Almeno rispetto a “Q”. Personaggi che gravitano attorno al protagonista, tra cui spiccano Dana, Nasi e Ismael. Ma anch&#8217;essi sono troppo evocati. Forse volutamente, ma l&#8217;effetto che si ha – parlo da lettore – è non appassionarsi realmente a nessuna delle loro vicende.<br />
Ho letto qua e là, anche ricordando l&#8217;incontro live a Palazzo Nuovo, del passo in avanti nella creazione di personaggi femminili più sfaccettati. Sono arrivato quindi a leggere con molte aspettative. E devo ammettere di non aver trovato questa grande sostanza in più. Nel senso: avverto lo sforzo, ma è rimasto sulla carta. I protagonisti del romanzo sono Manuel, Nasi e Ismail. Appaiono è vero in ruoli importanti per gli esiti della storia almeno due personaggi femminili. Però, sinceramente, cosa fanno? Dana che all&#8217;inizio occupava una certa rilevanza viene spedita via come spia a metà romanzo. La moglie di Nasi è una presenza evanescente, e materialmente dibatte in 2-3 dialoghi. Capisco che in “Q”, i personaggi femminili erano sostanzialmente delle “conquiste” del protagonista. Ma, tutto sommato, da bravo maschio, non vi ho fatto (troppo) caso: nel 1517 non si poteva pretendere granché, né era pieno in Germania di protofemministe. O si realizza il romanzo su Gracia Nasi, oppure bisogna stare attenti: altrimenti si rischia di “appiccicare” alla trama certi bisogni ideologici, pur condivisibilissimi, che mi dici ma non mi “mostri”, non mi emozionano e io avverto come funzionali.<br />
Apro una parentesi: forse che “Altai” sconti proprio questo problema? Voler dire troppo? Voler stare attenti a troppi elementi, paletti, necessità che hanno determinato un cuore della storia confuso e debole? Quando lessi le motivazioni che vi avevano spinto a tornare sul luogo del delitto, avevo avvertito questo problema: “Altai” nasce da un bisogno narrativo, o da altro? Non c&#8217;era troppa carne  al fuoco? Chiudo la parentesi.<br />
Da questa troppa carne, si raggiunge paradossalmente il poco arrosto. Per un romanzo che è innanzitutto un romanzo d&#8217;avventura non c&#8217;è molto. Difficile dire che le vicende vissute da Manuel siano davvero <i>ganze</i>. A parte l&#8217;inizio e alcuni frammenti passim, succede obbiettivamente “poco”. Sicuramente è una storia più intima di “Q”. Quindi questo aspetto sarà senz&#8217;altro voluto. Ma&#8230;siamo certi di aver trovato la veste migliore per narrare questa storia? </p>
<p>Chiudo col finale. Mi pare la parte più incerta del romanzo. Innanzitutto per un discorso di verosimiglianza che rompete nelle ultime pagine: il narratore muore mentre racconta in prima persona. Da cosa dipende questa scelta? Per quale motivo avete fatto continuare la storia a Manuel? Un conto sarebbe stato finire le sue memorie prima dell&#8217;esecuzione, ma il suo “fantasma” continua a raccontare anche verso il patibolo. Non che sia un difetto in sé, ma solitamente se leggo un romanzo in prima persona, tendo a non aspettarmi la morte del narratore. Qual è il motivo di fondo?<br />
E poi c&#8217;è il discorso della battaglia di Lepanto. Raccontare Lepanto dal punto di vista degli sconfitti. Evidentemente si parlava non tanto della battaglia, quanto di ciò che si sviluppava prima. Però non posso non domandarmi: come mai le relegate così poco spazio? Ho atteso per 400 pagine questo scontro, per poi vederlo risolto velocemente (due capitoli e 9 pagine). È come se aveste strozzato il terzo atto naturale. La battaglia navale è\pare un epilogo. Questo mi porta a credere che la battaglia di Famagosta fosse il vero nucleo bellico che vi interessava. La vera fine del sogno di Nasi. Ma allora quale necessità di Lepanto? Perché non cancellarla del tutto? Perché Cardoso – e qui francamente non ho ben compreso cosa lo spinga – accorre a salvare la flotta del sultano? È la sua punizione per aver “tradito” troppe volte?<br />
Questo finale che non chiude il senso di “Q” perché come è stato detto non si tratta di un sequel, quale senso narrativo mi chiude? Il crollo dell&#8217;utopia di Nasi. Le parole del Gran Visir ci lasciano infatti presagire che Cipro resterà saldamente in mano turca. Ma l&#8217;utopia di Nasi non era, secondo me, la stessa di Cardoso. Cardoso è alla ricerca della propria identità, non di quella del popolo ebraico. Insomma faccio fatica a comprendere le ultime pagine. Che mi lasciano con quella sensazione di incompiutezza del romanzo. </p>
<p>Ora, mi rendo conto, sembra dalle mie parole che abbiate scritto una cosa pessima. Ribadisco che non è vero. Ci sono ad esempio molte scene positiv (quelle più belle per me le ho citate su), e l&#8217;idea di partenza è comunque valida e senz&#8217;altro interessante. Resta una piacevole lettura, scorrevole, agile, mai noiosa.<br />
Oltretutto leggendo i vari commenti mi sento un po&#8217; una mosca bianca, perché invece è stato assai gradito sia dalla critica che dal pubblico.<br />
Ma ho percepito quegli argomenti come “intenzioni”, mentre quando leggo divento abbastanza intollerante alle sovrastrutture. Sovrastrutture decisamente presenti anche nei vostri romanzi precedenti, sia ben chiaro. Però in “Q” e “54” li ho trovati perfettamente inseriti nell&#8217;impasto. </p>
<p>Spero con queste mie riflessioni di essere stato utile in qualcosa.</p>
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	<item>
		<title>Comment on ALTAI LYRIC SUITE by Ekerot</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/AQWXS77_K-0/</link>
		<dc:creator>Ekerot</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 14:30:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=994#comment-909</guid>
		<description>Scusate, vorrei postare alcune riflessioni su "Altai" che ho letto soltanto adesso (-_-"). Su quale post potrei inserirle?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate, vorrei postare alcune riflessioni su &#8220;Altai&#8221; che ho letto soltanto adesso (-_-&#8221;). Su quale post potrei inserirle?</p>
<img src="http://feeds.feedburner.com/~r/CommentsForAltai/~4/AQWXS77_K-0" height="1" width="1"/>]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>Comment on Altai scaricabile; Sogno, visione e utopia; Il falco e la gallina by joepsichip</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/zfRY7uiWcW4/</link>
		<dc:creator>joepsichip</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 08:58:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=770#comment-907</guid>
		<description>Resuscito questo post perché mi sono accorto solo questa mattina della presenza in commercio sul sito laFeltrinelli di una versione in ePub di questo libro, a 9,99€!
Non dovrebbe valere la licenza Creative Commons by-nc-sa 2.5?

Io all'epoca del vostro rilascio ne effettai una modifica cercando di renderla migliore per una sua fruizione su eReader, prelevabile &lt;a href="http://forum.simplicissimus.it/downloads/?sa=view;down=109" rel="nofollow"&gt;qua&lt;/a&gt;.
Se dovessi rimuoverla dalla condivisione ditemelo che lo farei immediatamente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Resuscito questo post perché mi sono accorto solo questa mattina della presenza in commercio sul sito laFeltrinelli di una versione in ePub di questo libro, a 9,99€!<br />
Non dovrebbe valere la licenza Creative Commons by-nc-sa 2.5?</p>
<p>Io all&#8217;epoca del vostro rilascio ne effettai una modifica cercando di renderla migliore per una sua fruizione su eReader, prelevabile <a href="http://forum.simplicissimus.it/downloads/?sa=view;down=109" rel="nofollow">qua</a>.<br />
Se dovessi rimuoverla dalla condivisione ditemelo che lo farei immediatamente.</p>
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	<item>
		<title>Comment on Altai scaricabile; Sogno, visione e utopia; Il falco e la gallina by Pterodattilo - Content is not available in English</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/9GBfK-x5FFM/</link>
		<dc:creator>Pterodattilo - Content is not available in English</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 17:54:24 +0000</pubDate>
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		<description>[...] come degne di nota la sala del Divan (piu’ che altro perche’ questa estate ho letto Altai, del collettivo di scrittori Wu Ming, dove il posto viene descritto perche’ il libro e’ ambientato in parte alla corte di [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] come degne di nota la sala del Divan (piu&#8217; che altro perche&#8217; questa estate ho letto Altai, del collettivo di scrittori Wu Ming, dove il posto viene descritto perche&#8217; il libro e&#8217; ambientato in parte alla corte di [...]</p>
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	<item>
		<title>Comment on Due interviste su Altai by Wu Ming e Contradamerla alle Muse con il reading di Altai • Marche Mania</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/-kUVNtFONnY/</link>
		<dc:creator>Wu Ming e Contradamerla alle Muse con il reading di Altai • Marche Mania</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Jan 2011 08:28:02 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Due Interviste su Altai http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=957 [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Due Interviste su Altai <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=957" rel="nofollow">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=957</a> [...]</p>
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	<item>
		<title>Comment on Due interviste su Altai by Altai Wu Ming e Contradamerla | Mediateca delle Marche</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/f8o9LtVByh0/</link>
		<dc:creator>Altai Wu Ming e Contradamerla | Mediateca delle Marche</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 17:20:11 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Due Interviste su Altai http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=957 [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Due Interviste su Altai <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=957" rel="nofollow">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=957</a> [...]</p>
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	<item>
		<title>Comment on ALTAI LYRIC SUITE by Wu Ming</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/99KWHf_LkUY/</link>
		<dc:creator>Wu Ming</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 17:34:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=994#comment-897</guid>
		<description>"Altai Lyric Suite" verrà eseguito lunedì 6 dicembre 2010 a &lt;strong&gt;SAVIGLIANO (CN)&lt;/strong&gt; presso la Crusà Neira, Piazza Misericordia, h. 21, e martedì 7 dicembre al Circolo dei lettori di &lt;strong&gt;TORINO&lt;/strong&gt;, Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9, h. 21, http://www.circololettori.it/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Altai Lyric Suite&#8221; verrà eseguito lunedì 6 dicembre 2010 a <strong>SAVIGLIANO (CN)</strong> presso la Crusà Neira, Piazza Misericordia, h. 21, e martedì 7 dicembre al Circolo dei lettori di <strong>TORINO</strong>, Palazzo Graneri della Roccia, via Bogino 9, h. 21, <a href="http://www.circololettori.it/" rel="nofollow">http://www.circololettori.it/</a></p>
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	<item>
		<title>Comment on Alberto Prunetti nella Istanbul di Hikmet, Pamuk… e Altai + suoni e musiche by kuka</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/h7JfWxEyfGI/</link>
		<dc:creator>kuka</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 10:08:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=967#comment-893</guid>
		<description>Ho letto Altai tutto d'un fiato, era la prima volta che mi confrontavo con la vostra scrittura, nonostante la curiosità e le "sfogliate" varie date ai vostri libri ad ogni uscita - lavoro in libreria quindi mi è abbastanza semplice. Vi faccio i complimenti, mi è piaciuto, bellissimo, intrigante, ben scritto. Ho letto Altai questo agosto, in un giorno, nello 8 ore di viaggio sul bus che mi riportava sulla terraferma dall'isola di Olkhon al centro del lago Baikal. Sarà stata la dimensione del viaggio, la quasi-vicinanza con i monti Altai, fatto sta che mi ha veramente rapito.
C'è anche un secondo aspetto, quello per il quale più mi sento di ringraziarvi. Antefatti, parecchi, che mi avvicinano al mondo di Giap &amp; dintorni e ad Altai e Q: sono veneziano, trapiantato a Roma da 10 anni; mi occupo di storia medievale, anche se alto medievale comunque la Storia è il mio essere; amo i Balcani, amo Venezia, Sarajevo, Istanbul. Sogno un giorno di riuscire ad unire questa 3 città in un unico viaggio, itinerario, cammino.
Vi ringrazio, dunque, per le vicende narrate in Altai (anche se ho sentito pietà per la fine del povero Bragadin...) per la descrizione della fuga di Manuel verso Istanbul, per la meraviglia della descrizione del suo arrivo nella seconda Roma. Mi sono commosso, mi ha riportato esattamente le stesse sensazioni che ebbi io quando visitai la vecchia Costantinopoli per la prima volta, l'emozione di vederla dal mare, il sentire di essere in una seconda Venezia, in una città che mi sembrava già la mia. E Sarajevo, anche senza il mare, mi ha riportato la stessa sensazione. Infine, la domanda, la curiosità o, forse, la consttazione: siete riusciti a rendere così bene la sensazione di stuopre, meraviglia, vicinanza, veramente intima che, a mio parere, solo chi è nato e vissuto a Venezia può avere alla vista di Istanbul.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto Altai tutto d&#8217;un fiato, era la prima volta che mi confrontavo con la vostra scrittura, nonostante la curiosità e le &#8220;sfogliate&#8221; varie date ai vostri libri ad ogni uscita &#8211; lavoro in libreria quindi mi è abbastanza semplice. Vi faccio i complimenti, mi è piaciuto, bellissimo, intrigante, ben scritto. Ho letto Altai questo agosto, in un giorno, nello 8 ore di viaggio sul bus che mi riportava sulla terraferma dall&#8217;isola di Olkhon al centro del lago Baikal. Sarà stata la dimensione del viaggio, la quasi-vicinanza con i monti Altai, fatto sta che mi ha veramente rapito.<br />
C&#8217;è anche un secondo aspetto, quello per il quale più mi sento di ringraziarvi. Antefatti, parecchi, che mi avvicinano al mondo di Giap &amp; dintorni e ad Altai e Q: sono veneziano, trapiantato a Roma da 10 anni; mi occupo di storia medievale, anche se alto medievale comunque la Storia è il mio essere; amo i Balcani, amo Venezia, Sarajevo, Istanbul. Sogno un giorno di riuscire ad unire questa 3 città in un unico viaggio, itinerario, cammino.<br />
Vi ringrazio, dunque, per le vicende narrate in Altai (anche se ho sentito pietà per la fine del povero Bragadin&#8230;) per la descrizione della fuga di Manuel verso Istanbul, per la meraviglia della descrizione del suo arrivo nella seconda Roma. Mi sono commosso, mi ha riportato esattamente le stesse sensazioni che ebbi io quando visitai la vecchia Costantinopoli per la prima volta, l&#8217;emozione di vederla dal mare, il sentire di essere in una seconda Venezia, in una città che mi sembrava già la mia. E Sarajevo, anche senza il mare, mi ha riportato la stessa sensazione. Infine, la domanda, la curiosità o, forse, la consttazione: siete riusciti a rendere così bene la sensazione di stuopre, meraviglia, vicinanza, veramente intima che, a mio parere, solo chi è nato e vissuto a Venezia può avere alla vista di Istanbul.</p>
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	<item>
		<title>Comment on Altai scaricabile; Sogno, visione e utopia; Il falco e la gallina by Sogni, Visione e Utopia in “Altai”. | L'isola di Mompracen</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/OKvUd44-oq8/</link>
		<dc:creator>Sogni, Visione e Utopia in “Altai”. | L'isola di Mompracen</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Sep 2010 08:43:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=770#comment-892</guid>
		<description>[...] sul Blog di Altai    This entry was posted in Articolo, Cultura orientale, Filosofia, Racconti, Recensioni and tagged [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] sul Blog di Altai    This entry was posted in Articolo, Cultura orientale, Filosofia, Racconti, Recensioni and tagged [...]</p>
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	<item>
		<title>Comment on Valter Binaghi su Nazione Indiana by jepierini</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/sXsZPqHQ3wQ/</link>
		<dc:creator>jepierini</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 22:19:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=193#comment-889</guid>
		<description>volevo far presente un libro che comprai tempo fa e abbandonai
ora dopo aver letto altai l'ho ripreso e apprezzato
Fughe incrociate / Fulvio Tomizza, Milano: 1990</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>volevo far presente un libro che comprai tempo fa e abbandonai<br />
ora dopo aver letto altai l&#8217;ho ripreso e apprezzato<br />
Fughe incrociate / Fulvio Tomizza, Milano: 1990</p>
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	<item>
		<title>Comment on Valter Binaghi su Nazione Indiana by Speciale “L’Eroe imperfetto”: L’Unità, Valter Binaghi, Roberta Borsani | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/pY7k6w_9sDA/</link>
		<dc:creator>Speciale “L’Eroe imperfetto”: L’Unità, Valter Binaghi, Roberta Borsani | Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 22:20:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=193#comment-887</guid>
		<description>[...] conflittuale e segnato da reciproco rispetto il nostro confronto a distanza con Binaghi. Quando recensì Altai, scrivemmo di lui: «Binaghi il convertito, per il quale Dio è voragine che ti si apre sotto i [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] conflittuale e segnato da reciproco rispetto il nostro confronto a distanza con Binaghi. Quando recensì Altai, scrivemmo di lui: «Binaghi il convertito, per il quale Dio è voragine che ti si apre sotto i [...]</p>
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	<item>
		<title>Comment on Altai scaricabile; Sogno, visione e utopia; Il falco e la gallina by frnc</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/3DXQByFV26Y/</link>
		<dc:creator>frnc</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 15:09:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.wumingfoundation.com/italiano/Altai/?p=770#comment-878</guid>
		<description>Pubblico qui la mia recensione di Altai, sperando sia cosa utile e gradita. Si trova anche sulla mia libreria di Anobii, lì sono Mr Mills :-)

- Ma quanti sono i nomi che usi, eh Howl?
- Solo quelli che mi servono per essere libero.
“Il Castello Errante di Howl” - 2004 - dir. — Hayao Miyazaki

Altai è l’ultima opera dei Wu Ming, un inaspettato ritorno al secolo XVI in cui era ambientato l’opera prima dell’embrionale collettivo che ancora si chiamava Luther Blisset. Dopo dieci anni il collettivo è cambiato, in primo luogo dandosi l’attuale nome, ma anche come composizione e maturità degli autori, nello stile e nella consapevolezza del mezzo.
Un inaspettato ritorno, perché da fan dei WM e grande promoter di Q proprio non mi aspettavo questa operazione, era un’idea e una possibilità che da anni – e ne son passati dieci dall’uscita di Q – avevo accantonato. Perché da una parte mi rendevo conto della banalità, nel metro del collettivo, di riprendere in mano e dare seguito alle avventure di Tiziano l’Anabattista (sì, un nome fra i tanti devo pur sceglierlo per farmi capire), dall’altra perché un po’ temevo che nessuna narrazione avrebbe potuto darmi quello che Q mi diede ai tempi. “Ai tempi” scrivo e “ai tempi” sottolineo: mi sono convinto che Q sia stato per me e per le persone con cui l’ho condiviso una vera e propria passione – quante discussioni, quante chiacchiere, quante citazione di Q nel volgere di quel passaggio di Millennio –, un riferimento fondamentale, un elemento centrale nel “romanzo di formazione” di quella generazione che indossò prima la tuta bianca e si schiantò poi nel luglio del 2001 a Genova (la nostra “linea d’ombra”). Il contesto generale di quegli anni è stato il volano che ci fece trovare in quel romanzo la sintesi allegorica che bramavamo, tanto più perché gli autori stessi erano stati parte di quei rivolgimenti e da lì avevano colto e trasformato in prassi, laicamente, suggestioni e indicazioni politiche (il copyleft, la potenza della produzione collettiva, l’orizzontalità dell’agire, ecc.). Per chi è arrivato dopo – mi spiace per loro – l’esaltazione per Q che ci travolse, credo, non è cosa ripetibile.
Altai quindi mi ha sorpreso, ancora prima di prenderlo in mano. Mi ha sorpreso poi – quasi intimorito – alla lettura delle primissime pagine: il nome che si incontra per primo – Gracia – fa lo stesso effetto di quando ricapita di vedere dopo tanto tempo un vecchio amico, un po’ provato e cambiato non sai da cosa e come. E’ un po’ come una porta che si riapre su un mondo a cui sei stato e continui ad essere legato, ma oramai in una dimensione atemporale e ideale. Con cautela riprendi confidenza e, con sollievo, scopri una storia nuova. La mente non tornerà più a Q per le successive 168 pagine, nemmeno quando reincontro quello che fu l’eroe senza passato e che in queste pagine un passato l’ha ritrovato – e ci fa i conti: Ismail al-Mokhawi. “Si chiamava Ludovico, ma per altri era Tiziano.”
Durante la lettura, seguendo lo svolgersi della narrazione, più volte sono tornato a riflettere sul titolo del romanzo. Mi sembra che già da lì si possa trovare un'incitazione da parte degli autori - voluta o meno, non importa - a "volare alto", proprio come fanno gli Altai. Allo stesso modo ho colto lì l’indicazione di come il potere – che emerge come protagonista dalle pagine del romanzo, quasi un “elefante invisibile” – sia qui rappresentato nella sua forma non divinizzata e trascendentale ma nella sua dimensione relazionale, come un rapporto che va interpretato nella contingenza del dato momento storico e nei rapporti di forza ivi agiti. "Volare alto" dunque permette di cogliere il quadro d'insieme, di non farsi catturare nel particolare e misurare, confliggere i rapporti di forza. Altai è un romanzo storico che, come amano dire i wm, si insinua nelle crepe della parete del continuum storico e cerca di forzarle, di allargarle fino a far saltare la visione consolidata di determinati accadimenti. La storia la fanno gli uomini (e le donne, ça va...) ma per coglierne la natura relazionale – così come del potere – è necessaria una visione "a volo d'uccello". Nella casa dei Nasi – proprio nella biblioteca – sul pavimento c'è un grande mosaico che rappresenta la mappa del mediterraneo, la stessa rappresentazione che, a un certo punto, in una versione cartacea si tinge di rosso (è vino sì, ma la storia d'Europa e del Mediterraneo immediatamente rimanda ad un altro fluido rosso): una mappa non si può dare senza appunto la capacità di astrazione che coglie la realtà da una prospettiva a noi non familiare (essendo gli umani sprovvisti di ali proprie).
Da queste considerazioni ho tratto, mettiamola così, questa conclusione: un’esortazione, un’indicazione a tutta la libera repubblica dei lettori a “volare alto”, così come fanno gli autori. I wm hanno sempre scelto di "volare alto", sia nella scelta dei loro oggetti narrativi che nella loro costruzione, insistendo spesso nell’invitare anche noi lettori a fare altrettanto, ad essere pretenziosi e attivi, ad inseguire una libertà viva, non da cani.
Un appunto sulla scrittura, sulla struttura narrativa e sui personaggi. Se la scrittura è fluida e la struttura particolarmente lineare rispetto ad altri lavori dei wm, la personalità dei personaggi ingombra felicemente le pagine. In particolare – come già detto e scritto da tante e tanti – i personaggi femminili assumono oltreché spessore, un ruolo determinante nella narrazione. Si fa spazio a mio parere un elemento di complessità generale dato dai processi di autoriflessività che investono i personaggi, in primo luogo nella figura del protagonista Emanuele De zante/Manuel Cardoso. Il conflitto interiore legato alla definizione della propria identità nel protagonista è centrale e su questo forse si misura maggiormente la maturità negli autori nel tratteggiare i propri personaggi, riferendosi a un concetto d’identità performativa, ossia una forma d’identità prodotta “dall’interno” e colta immediatamente dal soggetto che “agisce” e pratica la propria identità, senza il bisogno di selezionare in maniera cosciente gli elementi che considera come i criteri costitutivi dell’appartenenza. La ricerca, volendo, di un’identità che prova a sottrarsi alla micidiale stretta dell’identitarismo.
Altai, in conclusione, segna una possibile nuova traiettoria sul futuro del collettivo Wu Ming, una traiettoria che ha il coraggio di guardare indietro e, al contempo, non cede un millimetro alla tensione per ciò che sarà: “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico qui la mia recensione di Altai, sperando sia cosa utile e gradita. Si trova anche sulla mia libreria di Anobii, lì sono Mr Mills :-)</p>
<p>- Ma quanti sono i nomi che usi, eh Howl?<br />
- Solo quelli che mi servono per essere libero.<br />
“Il Castello Errante di Howl” &#8211; 2004 &#8211; dir. — Hayao Miyazaki</p>
<p>Altai è l’ultima opera dei Wu Ming, un inaspettato ritorno al secolo XVI in cui era ambientato l’opera prima dell’embrionale collettivo che ancora si chiamava Luther Blisset. Dopo dieci anni il collettivo è cambiato, in primo luogo dandosi l’attuale nome, ma anche come composizione e maturità degli autori, nello stile e nella consapevolezza del mezzo.<br />
Un inaspettato ritorno, perché da fan dei WM e grande promoter di Q proprio non mi aspettavo questa operazione, era un’idea e una possibilità che da anni – e ne son passati dieci dall’uscita di Q – avevo accantonato. Perché da una parte mi rendevo conto della banalità, nel metro del collettivo, di riprendere in mano e dare seguito alle avventure di Tiziano l’Anabattista (sì, un nome fra i tanti devo pur sceglierlo per farmi capire), dall’altra perché un po’ temevo che nessuna narrazione avrebbe potuto darmi quello che Q mi diede ai tempi. “Ai tempi” scrivo e “ai tempi” sottolineo: mi sono convinto che Q sia stato per me e per le persone con cui l’ho condiviso una vera e propria passione – quante discussioni, quante chiacchiere, quante citazione di Q nel volgere di quel passaggio di Millennio –, un riferimento fondamentale, un elemento centrale nel “romanzo di formazione” di quella generazione che indossò prima la tuta bianca e si schiantò poi nel luglio del 2001 a Genova (la nostra “linea d’ombra”). Il contesto generale di quegli anni è stato il volano che ci fece trovare in quel romanzo la sintesi allegorica che bramavamo, tanto più perché gli autori stessi erano stati parte di quei rivolgimenti e da lì avevano colto e trasformato in prassi, laicamente, suggestioni e indicazioni politiche (il copyleft, la potenza della produzione collettiva, l’orizzontalità dell’agire, ecc.). Per chi è arrivato dopo – mi spiace per loro – l’esaltazione per Q che ci travolse, credo, non è cosa ripetibile.<br />
Altai quindi mi ha sorpreso, ancora prima di prenderlo in mano. Mi ha sorpreso poi – quasi intimorito – alla lettura delle primissime pagine: il nome che si incontra per primo – Gracia – fa lo stesso effetto di quando ricapita di vedere dopo tanto tempo un vecchio amico, un po’ provato e cambiato non sai da cosa e come. E’ un po’ come una porta che si riapre su un mondo a cui sei stato e continui ad essere legato, ma oramai in una dimensione atemporale e ideale. Con cautela riprendi confidenza e, con sollievo, scopri una storia nuova. La mente non tornerà più a Q per le successive 168 pagine, nemmeno quando reincontro quello che fu l’eroe senza passato e che in queste pagine un passato l’ha ritrovato – e ci fa i conti: Ismail al-Mokhawi. “Si chiamava Ludovico, ma per altri era Tiziano.”<br />
Durante la lettura, seguendo lo svolgersi della narrazione, più volte sono tornato a riflettere sul titolo del romanzo. Mi sembra che già da lì si possa trovare un&#8217;incitazione da parte degli autori &#8211; voluta o meno, non importa &#8211; a &#8220;volare alto&#8221;, proprio come fanno gli Altai. Allo stesso modo ho colto lì l’indicazione di come il potere – che emerge come protagonista dalle pagine del romanzo, quasi un “elefante invisibile” – sia qui rappresentato nella sua forma non divinizzata e trascendentale ma nella sua dimensione relazionale, come un rapporto che va interpretato nella contingenza del dato momento storico e nei rapporti di forza ivi agiti. &#8220;Volare alto&#8221; dunque permette di cogliere il quadro d&#8217;insieme, di non farsi catturare nel particolare e misurare, confliggere i rapporti di forza. Altai è un romanzo storico che, come amano dire i wm, si insinua nelle crepe della parete del continuum storico e cerca di forzarle, di allargarle fino a far saltare la visione consolidata di determinati accadimenti. La storia la fanno gli uomini (e le donne, ça va&#8230;) ma per coglierne la natura relazionale – così come del potere – è necessaria una visione &#8220;a volo d&#8217;uccello&#8221;. Nella casa dei Nasi – proprio nella biblioteca – sul pavimento c&#8217;è un grande mosaico che rappresenta la mappa del mediterraneo, la stessa rappresentazione che, a un certo punto, in una versione cartacea si tinge di rosso (è vino sì, ma la storia d&#8217;Europa e del Mediterraneo immediatamente rimanda ad un altro fluido rosso): una mappa non si può dare senza appunto la capacità di astrazione che coglie la realtà da una prospettiva a noi non familiare (essendo gli umani sprovvisti di ali proprie).<br />
Da queste considerazioni ho tratto, mettiamola così, questa conclusione: un’esortazione, un’indicazione a tutta la libera repubblica dei lettori a “volare alto”, così come fanno gli autori. I wm hanno sempre scelto di &#8220;volare alto&#8221;, sia nella scelta dei loro oggetti narrativi che nella loro costruzione, insistendo spesso nell’invitare anche noi lettori a fare altrettanto, ad essere pretenziosi e attivi, ad inseguire una libertà viva, non da cani.<br />
Un appunto sulla scrittura, sulla struttura narrativa e sui personaggi. Se la scrittura è fluida e la struttura particolarmente lineare rispetto ad altri lavori dei wm, la personalità dei personaggi ingombra felicemente le pagine. In particolare – come già detto e scritto da tante e tanti – i personaggi femminili assumono oltreché spessore, un ruolo determinante nella narrazione. Si fa spazio a mio parere un elemento di complessità generale dato dai processi di autoriflessività che investono i personaggi, in primo luogo nella figura del protagonista Emanuele De zante/Manuel Cardoso. Il conflitto interiore legato alla definizione della propria identità nel protagonista è centrale e su questo forse si misura maggiormente la maturità negli autori nel tratteggiare i propri personaggi, riferendosi a un concetto d’identità performativa, ossia una forma d’identità prodotta “dall’interno” e colta immediatamente dal soggetto che “agisce” e pratica la propria identità, senza il bisogno di selezionare in maniera cosciente gli elementi che considera come i criteri costitutivi dell’appartenenza. La ricerca, volendo, di un’identità che prova a sottrarsi alla micidiale stretta dell’identitarismo.<br />
Altai, in conclusione, segna una possibile nuova traiettoria sul futuro del collettivo Wu Ming, una traiettoria che ha il coraggio di guardare indietro e, al contempo, non cede un millimetro alla tensione per ciò che sarà: “con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.</p>
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		<title>Comment on La seconda vita di Giap by Wu Ming 1</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/IqmU6ReoFJI/</link>
		<dc:creator>Wu Ming 1</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 08:20:22 +0000</pubDate>
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		<description>La mail funziona, riceviamo tutto, solo che c'è un intasamento che non ti puoi nemmeno immaginare... Centinaia e centinaia di mail a cui rispondere, ehm, "Con più calma" (è il nome della cartella dove vengono messe temporaneamente). Abbiamo moltiplicato i canali anche per togliere un po' di peso dalla mail, altrimenti va in tilt. Adesso un po' di gente che deve chiederci o dirci cose brevi lo fa su Twitter o nei messaggi privati di Anobii, e col tempo migliorerà un po'. Bisogna avere pazienza...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La mail funziona, riceviamo tutto, solo che c&#8217;è un intasamento che non ti puoi nemmeno immaginare&#8230; Centinaia e centinaia di mail a cui rispondere, ehm, &#8220;Con più calma&#8221; (è il nome della cartella dove vengono messe temporaneamente). Abbiamo moltiplicato i canali anche per togliere un po&#8217; di peso dalla mail, altrimenti va in tilt. Adesso un po&#8217; di gente che deve chiederci o dirci cose brevi lo fa su Twitter o nei messaggi privati di Anobii, e col tempo migliorerà un po&#8217;. Bisogna avere pazienza&#8230;</p>
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		<title>Comment on La seconda vita di Giap by alfredo</title>
		<link>http://feedproxy.google.com/~r/CommentsForAltai/~3/MbqSv3hxgMY/</link>
		<dc:creator>alfredo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 06:37:05 +0000</pubDate>
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		<description>Piccola domanda: avete problemi con la mail wu_ming@wumingfoundation.com oppure con la newsletter anche quella è uscita di scena?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Piccola domanda: avete problemi con la mail <a href="mailto:wu_ming@wumingfoundation.com">wu_ming@wumingfoundation.com</a> oppure con la newsletter anche quella è uscita di scena?</p>
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