da blackmailmag.com, intervista di Nino G. D'Attis a Wu Ming, giugno 2002:

Cinque lingue affilate. Cinque teste pensanti. Ne avevamo bisogno, qui nella palude Italia. Un sasso scagliato nella melma delle belle lettere e un dito medio alzato. Da lettori, aspettavamo i libri che hanno scritto: da Q (firmato Luther Blissett) al recente 54, passando per Asce di Guerra (con Vitaliano Ravagli) e Havana Glam del solo Wu Ming 5.

Sono un progetto unico: narratori che rinunciano all'immagine, al divismo, a qualsiasi forma di sudditanza nei riguardi del circo mediatico. "This revolution is faceless". Questa rivoluzione ci piace.

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Il griot, il bardo, l'aedo: lo scrittore detronizzato, restituito ad una dimensione più umana, vicina alla gente. Come è maturata l'idea di redigere una Carta dei diritti e dei doveri dei narratori?

In realtà quelli erano e sono rimasti appunti, nessun collega (fatta eccezione per Rudi Ghedini) ha voluto seguirci su quella strada. Abbiamo scelto di evidenziare la dimensione "comunitaria" delle storie e di chi le racconta perche' ci sembra 'la' questione da affrontare. In realtà' stiamo parlando dell'uovo di colombo, o della lettera rubata del racconto di Poe, si tratta in fondo di constatazioni banali, di descrizioni assolutamente pragmatiche di cose che succedono ogni giorno. Ogni bar, ogni compagnia di amici ha il suo cantastorie, che è uno storico orale, ma anche il 'rielaboratore' della memoria del luogo e/o del gruppo. Allargando la visuale a comunità più grandi e più aperte, troviamo soprattutto gli scrittori e gli stand-up comedians (cabarettisti, li chiamiamo qui). Pensa a Grillo, a Luttazzi, a Richard Pryor, all'immenso Lenny Bruce...
Procedendo a ritroso lungo la storia della letteratura e del teatro, troviamo una figura ancestrale comune, quella del narratore globale, che è al contempo sciamano, storico, poeta e attore. Narrare storie è l'attività sociale per eccellenza, indispensabile alla sopravvivenza e alla ricchezza del legame sociale. Se la letteratura smette di raccontare, diventa un'attività per morti viventi, come lo è il cosiddetto "teatro di ricerca", che ha proprio in Bologna una delle capitali, epicentro di segaiolaggine.
Per quanto riguarda il teatro, certe riflessioni le va facendo Marco Paolini (bellissime certe considerazioni fatte insieme a Oliviero Ponte di Pino nel Quaderno del Vajont, allegato alla cassetta di quello spettacolo edita da Einaudi). Nella letteratura, ci è toccato farle a noi, e ci hanno stimolato soprattutto le esperienze sgradevoli che abbiamo avuto con diversi colleghi, critici, cronisti culturali e fotoreporter.


Barthes ha scritto: "La pratica letteraria non è una pratica d'espressione, d'espressività, di riflesso, ma una pratica d'imitazione, di copia infinita." Siete d'accordo?


Purtroppo non conosciamo bene il contesto della frase, quindi non siamo in grado di commentarla.

Avete curato la prefazione alla raccolta di storie dell'Uomo Ragno appena uscita da Einaudi. Siete mai stati tentati di scrivere (o riscrivere) le avventure di un personaggio dei fumetti, un po' come ha fatto Joe R. Landsale con Batman e Tarzan?

Coi supereroi non ci è capitato, ma lo abbiamo fatto con l'universo Disney, abbiamo scritto due romanzi "splatterpunk" con protagonisti Topolino in pieno delirio nazista (Pantegane e sangue) e Paperino dedito alla lotta armata, a metà tra l'anarchismo armato di Azione Rivoluzionaria e il messianesimo maoista di Sendero Luminoso. Entrambi i romanzi sono scaricabili gratuitamente dalla sezione "Download" del nostro sito.


Penso che, se fosse stato vivo oggi, Stefano Tamburini sarebbe stato entusiasta del progetto Wu Ming. Anche lui rifiutava tanto lo stereotipo dell'artista 'divo', la sacralità romantica dell'autore, quanto il concetto di arte incontaminata. Vi sarebbe piaciuto collaborare con il papà di Ranxerox e Snake Agent?


Assolutamente sì! Quelle di Tamburini su Frigidaire e le varie riviste-satellite erano storie bellissime. Scrivere un soggetto per le matite di Tamburini sarebbe stata una grande esperienza. Ci spingiamo fino a dire che senza Cannibale, Il Male e Frigidaire probabilmente noi - e intendo dire tanto Wu Ming quanto Blackmailmag - non saremmo da nessuna parte.


Steve Cemento e Salvatore 'Kociss' Pagano sono la coppia comica di 54; talmente irresistibili da meritare probabilmente un romanzo a parte (se non un intero serial). Siete partiti semplicemente da due comparse viste nei film di Hitchcock e Rosi citati nei titoli di coda?

Per quanto riguarda Steve Cemento sì, abbiamo visto che nel film di Rosi Lucky Luciano era costantemente affiancato da due tagliagole in cappotto e occhiale scuro. Nel film c'è la famosa scena dello schiaffo, poi si vede la vendetta di Luciano, coi due suddetti sgherri che fracassano il cranio al malcapitato con un colpo di chiave inglese. Ci siamo detti: raccontiamo chi cazzo sono questi due, così sono nati Vic Trimane (che è rimasto un personaggio di contorno) e Steve Cemento (che è diventato uno dei protagonisti del romanzo). La scena dello schiaffo l'abbiamo ficcata nel romanzo tale e quale, come omaggio a Rosi. Per quel che riguarda Kociss, il procedimento è stato inverso: avevamo già il personaggio e abbiamo studiato una sequenza di Caccia al ladro (la scena della rissa al mercato dei fiori di Nizza) per trovare una delle comparse e dire: - Ecco Kociss!


Si può leggere 54 anche come un'opera parodistica: gangsters,  spie, televisori pensanti. La Storia, tuttavia, resta in qualche modo  impermeabile all'elemento ironico. Quando scopriamo che i nonnetti del  Bar Aurora hanno nascosto un arsenale da ex partigiani nello scantinato  c'è un crescendo di suspence, una tensione drammatica; non scatta certo  una gag.

Ma anche lì si torna quasi subito sul registro comico, con la constatazione sull'odore dei poliziotti :-)


Frances Farmer è il fantasma che attraversa 54, una vittima-simbolo di Hollywood ma anche un modo per ribadire la posizione di Wu Ming su ogni forma di caccia alle streghe?


Certamente sì. Ed è chiaro che, mentre parliamo del maccartismo di ieri, pensiamo anche al neo-maccartismo di oggi, in Italia. Ma qui conta anche uno dei sottotesti principali di 54: la critica alla psichiatria, alla psicanalisi e alle istituzioni totali. Ci sono ben tre personaggi che entrano ed escono dai manicomi: Ferruccio Manaresi, Elsie
Leach e Frances Farmer. C'è un luminare della psichiatria che si scopre essere un grande stronzo, e c'è uno psicanalista che pensa e scrive cazzate terribili. C'è uno schizofrenico che raggiunge la serenità solo imparando a vivere la propria schizofrenia come un valore. Insomma, questo romanzo non sarebbe stato possibile scriverlo negli anni che descrive, si sente che in mezzo ci sono stati Deleuze & Guattari, Ronald D. Laing, Franco Basaglia...

Recentemente, più di un critico ha rimproverato a Tommaso Pincio di non aver scritto un romanzo italiano, scegliendo Kurt Cobain e Aberdeen piuttosto che, poniamo, Franco Califano e Roma per Un amore dell'altro mondo. Mi sembra che Havana Glam di Wu Ming 5 sia miracolosamente sfuggito a un'accusa così stupida...

In compenso se ne è attirate di altrettanto idiote, anche da parte di gente che Pincio lo difende a spada tratta. Noi pestiamo i calli un po' a tutti, siamo trasversali. Ad ogni modo, i "critici laureati" sono una vera disgrazia, in questo paese, anche quelli che si definiscono materialisti o addirittura marxisti. Sono fermi immobili alla distinzione tra alto e basso, ogni tanto ci infilano qualche parolina magica, come "midcult" o "postmoderno", o qualche nome della cultura pop, magari un poco datato (Tarantino, ad esempio), e così sperano di cavarsela. In realtà non sanno un cazzo di niente, conoscono solo i dinosauri della letteratura (tra parentesi, tutta gente che questi li avrebbe schifati: Fenoglio li avrebbe schifati, Pasolini idem, Flaiano non parliamone) e giudicano un affronto alla loro weltanschauung il fatto che qualcuno voglia fare letteratura 'popolare'.

Politica del No Copyright: avete trovato maggiore apertura mentale negli editori stranieri? È cambiato l'atteggiamento delle case editrici italiane dopo i successi di Q e 54?


Abbiamo faticato solo coi francesi, le Editions du Seuil, peraltro responsabili della peggiore edizione straniera di Q, e infatti non gli daremo mai più niente. La Francia è l'unico paese dove abbiamo floppato.
Anche per quel che concerne il diritto d'autore, nessun collega ci ha ancora seguiti. Ma è solo questione di tempo. Il copyright non può in alcun modo sopravvivere nella forma attuale, è ormai circondato, con le spalle al muro.


I Wu Ming ed Internet: pensate a www.wumingfoundation.com come ad una piattaforma sulla quale sviluppare le vostre idee intorno a un romanzo d'appendice aperto al contributo dei lettori? Che rapporto avete, in generale, con la Rete?

Nulla di ciò che facciamo sarebbe possibile - nel modo in cui lo facciamo - senza la rete e senza le odierne tecnologie di comunicazione. Facciamo ricerche sul web, facciamo brainstorming permanente e scrittura collettiva via e-mail, teniamo i rapporti coi lettori grazie al nostro sito... Lo stesso atto dello scrivere non è più possibile senza la dimensione "ricorsiva" della scrittura (il fatto di poter modificare il testo senza rinunciare al supporto) e le funzioni "taglia", "copia" e "incolla". Ma quest'ultimo punto non riguarda solo noi, riguarda chiunque scriva. Per quel che riguarda il romanzo a puntate, abbiamo già condotto un piccolo esperimento sul portale romagnolo xaiel.com, il risultato è un romanzo breve intitolato Ti chiamerò Russell, anch'esso scaricabile gratis dal nostro sito. Non escludiamo di fare qualche altro passo avanti in quella direzione.

Grazie.