{"id":96,"date":"2010-04-15T00:00:09","date_gmt":"2010-04-14T22:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=96"},"modified":"2010-04-15T00:54:23","modified_gmt":"2010-04-14T22:54:23","slug":"la-stampa-intervista-sul-nuovo-giap-la-rete-il-copyright-lipad","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2010\/04\/la-stampa-intervista-sul-nuovo-giap-la-rete-il-copyright-lipad\/","title":{"rendered":"La Stampa: intervista sul nuovo Giap, la rete, il copyright, l&#8217;iPad"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\">[Quest&#8217;intervista \u00e8 apparsa ieri <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplrubriche\/tecnologia\/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=7511&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=\">sul sito del quotidiano La Stampa<\/a>.]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/_web\/cmstp\/tmplrubriche\/tecnologia\/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=7511&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 0px;\" title=\"La Stampa\" src=\"..\/..\/images\/lastampatop_new.jpg\" alt=\"\" width=\"368\" height=\"45\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>I WU MING E LA SECONDA VITA DI GIAP<\/strong><em><br \/>\nDopo dieci anni, il collettivo  bolognese chiude la sua storica newsletter, trasformandola in blog. Tra  presente e futuro, disseminazione e razionalizzazione dei contenuti,  social network, iPad e copyright, <strong>Wu Ming 1<\/strong> ci spiega perch\u00e9.<strong> <\/strong>di<\/em><strong><em> Luca Castelli<\/em><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Dieci  anni. Oltre cento invii. Pi\u00f9 di dodicimila iscritti. Sono i numeri di <strong>Giap<\/strong>,  la newsletter-rivista con cui \u2013 dal 2000 all\u2019altro ieri \u2013 il collettivo  di scrittori Wu Ming ha mantenuto via email il contatto con i lettori.  Articoli, riflessioni, racconti, link e battaglie: un modo innovativo,  soprattutto in Italia, per sviluppare la propria presenza online. Un  percorso, tuttavia, che si \u00e8 pian piano rarefatto. Fino alla chiusura  definitiva della newsletter, trasformata  in blog e integrata con Twitter, Anobii, il mondo dei  social network, dei feed, dell\u2019aggiornamento costante e istantaneo.  Protagonisti di numerose iniziative online, dal progetto transmediale di  <em>Manituana<\/em> al download libero di tutti i loro libri, fin dagli  albori del www i Wu Ming svolgono un ruolo di avanguardia nell\u2019esplorare  la mutazione dell\u2019autore ai tempi delle tecnologie digitali. Per  questo, prendendo spunto dalla seconda vita di Giap, abbiamo deciso di  fare il punto sulla situazione con il gruppo. A risponderci, attraverso i  fili invisibili di Skype, \u00e8 stato <strong>Wu Ming 1<\/strong>.<\/p>\n<p><strong> Perch\u00e9 avete deciso di terminare le spedizioni di Giap? <\/strong><\/p>\n<p>Di fatto, l&#8217;ultimo numero di Giap risale all&#8217;ottobre 2009. La newsletter \u00e8  gi\u00e0 chiusa da tempo. Negli ultimi mesi abbiamo comunicato  principalmente tramite il blog dedicato ad <em>Altai<\/em>, Twitter e  sulla bacheca della nostra libreria su Anobii. Gestire una newsletter  via email negli anni \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 brigoso: tra problemi  tecnici, antispam, gente che si iscrive e poi se ne dimentica e\u00a0  protesta perch\u00e9 la riceve. Inoltre, per fare Giap era necessaria una  vera e propria attivit\u00e0 redazionale ed era uno strumento troppo lento.  Per &#8220;giustificare&#8221; la spedizione di un numero c\u2019era bisogno di una certa  quantit\u00e0 di materiale significativo, quindi le spedizioni erano  rarefatte.<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>E\u2019 vero, come scrivete sul vostro sito, che avete cancellato tutti gli  indirizzi degli abbonati? Un\u2019eresia nell\u2019era del marketing digitale\u2026<\/strong><\/p>\n<p>E&#8217; vero, erano circa 12.400 iscritti e con un solo click a mezzanotte in  punto abbiamo cancellato tutto. Ricominciamo da capo, senza riposare  sugli allori di un&#8217;attivit\u00e0 telematica ultradecennale. Anche dopo  l\u2019uscita di <em>Q<\/em>, quando cambiammo nome (<em>da Luther Blissett a  Wu Ming<\/em>, NdI), le reazioni nell&#8217;industria editoriale furono di  sbigottimento: &#8220;Ma come, faticate anni per imporre un brand e dopo che  avete successo lo distruggete?&#8221;. Noi non ragioniamo sul breve termine,  guardiamo in avanti, tutte le scelte sono strategiche e devono  riflettere il nostro ethos. Rinunciamo anche a \u201cgrandi\u201d vantaggi  immediati ma effimeri, come la notoriet\u00e0 che avremmo andando in tv, pur  di non tradire il nostro stile. Questo ci porta a compiere gesti che  secondo il metro dominante sembrano azzardati o addirittura incoscienti.<!--more--><br \/>\n<strong><br \/>\nPer\u00f2 mi sembra di notare un corto circuito. Dici che non  ragionate sul breve termine, ma in qualche modo lo spostamento verso un  blog, integrato ai vari social network, rappresenta anche una  transizione verso quella supremazia del presente e della comunicazione  istantanea (e meno ragionata) che \u00e8 sempre pi\u00f9 dominante su Internet e,  di riflesso, nella societ\u00e0. <\/strong><\/p>\n<p>I due piani, quello della comunicazione veloce e quello dei progetti a  lungo termine, non si escludono. Noi mettiamo in cantiere romanzi che  richiedono anni di studio e lavoro, al tempo stesso rispondiamo tutti i  giorni a email, tweet, commenti. Alcune risposte richiedono pochi  secondi, altre settimane di riflessione. Se c&#8217;\u00e8 una visione strategica, e  ancor pi\u00f9 un&#8217;etica del comunicare, i due piani si integrano. Da alcune  discussioni sul forum di <em>Manituana<\/em>, per esempio, sono nati  spunti fecondi per la stesura di <em>Altai<\/em>.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 dunque possibile un\u2019integrazione, pi\u00f9 che un conflitto, tra  vecchio e nuovo, lentezza e velocit\u00e0, ordine e disordine? In molti  settori \u2013 dalla musica all\u2019informazione alla cultura in senso lato \u2013 si  tende a vedere in modo quasi apocalittico la diffusione impetuosa delle  tecnologie e gli effetti che essa sta generando. Voi la guardate con  maggiore positivit\u00e0? O trovate forse la positivit\u00e0 proprio nel  conflitto?<\/strong><\/p>\n<p>La seconda che hai detto. La rete \u00e8 un luogo di conflitto e nel  conflitto non si pu\u00f2 non stare. Vent&#8217;anni fa si facevano discorsi  deliranti, sulla rete come luogo della libert\u00e0 e dell&#8217;utopia, su  Internet come tecnologia liberante. Si faceva un abuso di aggettivi come  &#8220;orizzontale&#8221;, &#8220;rizomatico&#8221;, &#8220;paritario&#8221;, &#8220;a-gerarchico&#8221;. Si era  arrivati a descrivere la tecnologia come una forza autonoma. Il fatto \u00e8  che in rete eravamo pochissimi. C&#8217;erano gli smanettoni e i &#8220;poeti\u201d, i  cyberpunk e i primi attivisti, alcuni professori e qualche artista  maudit. Oggi in rete ci sono tutti, o quasi. Solo Facebook in Italia  quanti iscritti ha? Undici milioni? La rete oggi corrisponde al paese  reale, ci sono gli stessi comportamenti che ci sono fuori, ci sono i  gruppi contro Balotelli intitolati &#8220;Non esistono negri italiani&#8221;. Quindi  si sta in rete come si sta in Italia, punto. Si cerca di dare il meglio  e trarre il meglio, in condizioni difficoltose. Non esistono tecnologie  liberanti, come non sono mai esistite architetture liberanti. Ogni  architetto che ha avuto un sogno utopico, legato a edifici che avessero  certe caratteristiche, una volta che li ha costruiti ha capito che  quelle caratteristiche erano rimaste sulla carta, perch\u00e9 il mondo reale \u00e8  pieno di contraddizioni e lacerazioni e la gente che abita in quegli  edifici ha una vita anche al di fuori di essi. Anche Internet \u00e8  un&#8217;architettura, per quanto all&#8217;inizio ben poco programmata. Si sta  programmando nel suo farsi, ma non \u00e8 di per s\u00e9 liberante. La libert\u00e0 non  si pianifica, la libert\u00e0 \u00e8 una pratica, una prassi giorno per giorno.  Se in rete ci sono persone pi\u00f9 libere di altre \u00e8 perch\u00e9 praticano la  libert\u00e0, non perch\u00e9 stanno in rete. Riguardo all&#8217;accelerazione,  all&#8217;impetuoso arrembaggio del nuovo\u2026 noi non facciamo l&#8217;apologia di  questa accelerazione. Non accettiamo tutto. Ad esempio, abbiamo valutato  che Facebook \u00e8 incompatibile con le nostre pratiche e le nostre  pratiche sono incompatibili con Facebook. Quindi selezioniamo, decidiamo  strategicamente i terreni su cui muoverci: non decidiamo di adottare  una novit\u00e0 proprio per il suo essere novit\u00e0, ma perch\u00e9 sentiamo di  poterci fare qualcosa.<br \/>\n<strong><br \/>\nL<em>&#8216;<\/em>&#8220;impetuoso arrembaggio del nuovo&#8221;, unito alle  potenzialit\u00e0 moltiplicatrici del digitale, ha portato non solo a  un&#8217;accelerazione ma anche a una dilatazione dei contenuti, delle  possibilit\u00e0, delle risorse, dei sentieri che si biforcano\u2026 Quanto ha  influito nella vostra decisione di cambiare la forma di Giap il  desiderio di mettere un po&#8217; d&#8217;ordine a questo caos, di razionalizzare la  ricchezza e le possibilit\u00e0 del digitale, forse anche di ridisegnare  l&#8217;architettura e l\u2019identit\u00e0 dei Wu Ming?<\/strong><\/p>\n<p>Camminiamo come sempre su una fune, con in mano una pertica: stiamo  disseminando e &#8220;accentrando&#8221; allo stesso tempo. Abbiamo account su tre  social network, un podcast, un sito statico, e abbiamo avuto pi\u00f9 blog e  forum aperti simultaneamente. La disseminazione va bene (l\u2019abbiamo  definita &#8220;impollinazione anemofila&#8221;), la dispersione e la dissipazione  delle energie no. Per riuscire a disseminare senza sprecare occorre uno  strumento che i nostri lettori possano considerare un &#8220;perno\u201d. Alcuni  possono non provare mai l&#8217;esigenza di passarci e dare un&#8217;occhiata,  perch\u00e9 si trovano a loro agio in un paesaggio di frammenti, e quindi ci  seguono via twitter, coi vari feed rss, sono iscritti al podcast. Altri  hanno la necessit\u00e0 di partire ogni volta da l\u00ec. Ad esempio, se uno si  connette solo una volta al giorno o addirittura con frequenza pi\u00f9 lasca,  per motivi di lavoro o di famiglia, preferir\u00e0 avere un posto dove  andare, un punto di convergenza, e da l\u00ec decidere cosa vedere.<br \/>\n<strong><br \/>\nRimanendo in tema tecnologico, ma uscendo\u00a0 parzialmente dalla  Rete, cosa ne pensate dell\u2019iPad e di tutta la nuova generazione di  strumenti che cercano di spostare la lettura dalla carta al bit. Credete  che da questa possibile migrazione, al di l\u00e0 delle ragioni  industriali\/commerciali, possa nascere anche una nuova forma di  creativit\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p>Delle applicazioni per iPad ispirate al mondo dei nostri romanzi? E&#8217;  possibile, perch\u00e9 no? Non so se l&#8217;iPad sar\u00e0 lo strumento definitivo.  Pochi mesi fa sembrava che il Kindle dovesse spazzare via tutto, ogni  discorso era kindle-centrico, adesso si dice che l&#8217;iPad \u00e8 un &#8220;kindle  killer&#8221;&#8230; Bisogna cercare di leggere le tendenze senza l&#8217;affanno della  cronaca e del marketing, altrimenti siamo fregati e anche le sfide  interessanti diventano scenari angoscianti. Ma se la domanda era pi\u00f9  generale, cio\u00e8 cosa pensiamo degli ebook reader e dei tablet, la  risposta \u00e8: stiamo osservando, studiando, cerchiamo punti deboli e linee  di frattura. Questi strumenti si presentano come chiusi, impermeabili  al <em>reverse engineering<\/em>, ma come tutti i dispositivi contengono  pi\u00f9 linee e una di queste porta fuori dal dispositivo: si tratta di  capire quale. Stiamo cercando di capire quali usi non previsti dai  programmatori siano possibili. Nei giorni scorsi si \u00e8 parlato di &#8220;colla  vs. viti&#8221;: l&#8217;iPad \u00e8 tenuto insieme dalla colla, non \u00e8 smontabile. In  senso stretto, forse. In senso lato, tutto \u00e8 smontabile.<br \/>\n<strong><br \/>\nIn questi mesi \u00e8 in corso una partita ad altissimo livello  politico che ha come tema il copyright. I grandi gruppi editoriali e  dell\u2019intrattenimento sono riusciti a far passare la legge Hadopi in  Francia e il Digital Economy Bill in UK e stanno lavorando dietro le  quinte dei negoziati sul trattato internazionale ACTA. Tutti  provvedimenti che si muovono in direzione di un  rafforzamento\/ampliamento del copyright tradizionale. Voi avete sempre  mantenuto una condotta decisamente alternativa, a cominciare dalla  decisione di offrire i download gratuiti dei vostri libri su Internet.  Quale potrebbe essere un&#8217;impostazione corretta\/funzionale\/etica del  copyright nel terzo millennio? Esister\u00e0 un vincitore o, anche su questo  tema, saremo costretti a un continuo conflitto tra le varie posizioni? <\/strong><\/p>\n<p>Per ora, sarebbe un passo avanti qualunque formulazione che tenga  assieme la necessit\u00e0 di un compenso per il lavoro svolto e quella di  tenere la cultura aperta e accessibile. Ma c&#8217;\u00e8 un problema: troppo  spesso si tende ad affrontare questa tematica solo da un punto di vista  giuridico, legalistico, tutto fatto di leggi, licenze, codicilli. Invece  \u00e8 un problema di rapporti di forza. La disputa sul copyright, finch\u00e9  rimane lontana dalla stragrande maggioranza delle persone, non trover\u00e0  mai risoluzione, e ogni passo avanti sar\u00e0 seguito da tre passi indietro,  che a loro volta saranno invalidati da pratiche reali. Oggi tutti &#8211; ma  proprio tutti &#8211; violano il copyright. Chi mette sul proprio blog  un&#8217;immagine trovata su Google, novantanove volte su cento lo fa  infischiandosene di chi abbia i diritti. Anzi, non si pu\u00f2 nemmeno dire  che se ne infischi: non vede il problema. C&#8217;\u00e8 una pratica di  appropriazione diffusa, ma &#8220;bruta&#8221; e poco consapevole. Sull&#8217;altro lato,  invece, ci sono minoranze &#8220;illuminate&#8221; e iper-consapevoli che sanno  discernere in un ginepraio di implicazioni tecniche e legali e sanno  dirti tutto della propriet\u00e0 intellettuale e della sua storia. Sono  quelle che si lamentano con te quando scrivi &#8220;Linux&#8221; invece che  &#8220;GNU-Linux&#8221;. Ecco, tra queste due realt\u00e0 la comunicazione mi sembra  quasi inesistente. Invece, solo da un incontro e da un&#8217;ibridazione dei  due approcci per produrne uno nuovo pu\u00f2 partire la corsa verso una via  d&#8217;uscita dal problema. Il discorso su copyleft, Creative Commons e  no-copyright tende a rinchiudersi in un ghetto di &#8220;buoni&#8221; oppure a  prodursi in smargiassate divertenti ma poco sensibilizzanti, come le  risposte che davano quelli di The Pirate Bay alle ingiunzioni delle  major. Non ho una linea da proporre, mi sembra solo che questi siano i  due corni del dilemma. Perci\u00f2 non possiamo sperare che il conflitto  produca una qualche sintesi. Questa tematica \u00e8 troppo importante e  cruciale, in questa fase del capitalismo, per potere sperare in una  qualche &#8220;ricomposizione&#8221; armoniosa. Il conflitto durer\u00e0 finch\u00e9 i  rapporti di forza saranno questi e le major e le multinazionali si  troveranno di fronte una compresenza senza alleanza tra riappropriatori  &#8220;bruti&#8221; e minoranze illuminate autoreferenziali.<br \/>\n<strong><br \/>\nDalla vostra esperienza personale, vi siete fatti un&#8217;idea degli  effetti che i download degli ebook hanno avuto sulle vendite e pi\u00f9 in  generale sull\u2019immagine stessa di Wu Ming?<\/strong><\/p>\n<p><em>Q<\/em> \u00e8 disponibile online da dieci anni e viene scaricato migliaia  di volte all&#8217;anno. Al contempo, continua a essere ristampato. Se non  sbaglio, ha avuto oltre quindici edizioni e nel 2009 ha venduto molto  pi\u00f9 di tanti titoli nuovi e strombazzati, quindi direi che il download  non ha danneggiato la performance in libreria. La libera circolazione  dei nostri libri \u00e8 un segnale forte, che viene apprezzato. Per  ricompensarci di questa politica di apertura, molti comprano i libri o  ci sostengono in altri modi: la settimana scorsa una persona ci ha  mandato 50 euro via Paypal, dopo avere scaricato gratis qualche pdf. Di  questi tempi, con questi chiari di luna, \u00e8 un gesto quasi commovente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Quest&#8217;intervista \u00e8 apparsa ieri sul sito del quotidiano La Stampa.] I WU MING E LA SECONDA VITA DI GIAP Dopo dieci anni, il collettivo bolognese chiude la sua storica newsletter, trasformandola in blog. 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