{"id":8758,"date":"2012-07-05T00:00:58","date_gmt":"2012-07-04T22:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=8758"},"modified":"2012-08-01T14:37:08","modified_gmt":"2012-08-01T12:37:08","slug":"timira-cut-n-paste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/07\/timira-cut-n-paste\/","title":{"rendered":"#Timira Cut &#8216;n&#8217; Paste"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/IsabellaPassPost.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8759\" title=\"Il passaporto di Timira\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/IsabellaPassPost.jpg\" alt=\"Il passaporto di Timira\" width=\"500\" height=\"384\" \/><\/a><\/p>\n<h5>[Quello che segue \u00e8 un montaggio tematico di voci e scritti prodotti intorno a <em>Timira<\/em> nelle ultime settimane. Tra parentesi, dopo ogni frammento, trovate una sigla e in calce all&#8217;intero testo c&#8217;\u00e8 la legenda dei diversi autori e i link per risalire ai testi completi o ascoltare i file audio originali. Buona lettura &amp; Buon ascolto. Ricordiamo che, per tutto il mese di luglio, in libreria <em>Timira<\/em> coster\u00e0 <span style=\"text-decoration: underline;\">non 20 ma 15 euro<\/span>, perch\u00e9 tutti i libri Stile Libero Einaudi sono scontati al 25%. E&#8217; una promozione che Einaudi fa tutte le estati, ormai da diversi anni. Per chi volesse approfittarne&#8230;]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/h5>\n<p>Ci sono due tipi di libri magici. Quelli che ti trascinano nel loro mondo, e quelli che invadono il tuo mondo. I libri del primo tipo sono quelli che mentre li leggi, la realt\u00e0 esterna svanisce e tu sei completamente risucchiato nell\u2019universo della finzione; poi magari chiudi il libro, e finisce l\u00ec. I libri del secondo tipo sono quelli che mentre li leggi, s\u00ec bello, ma magari ti puoi pure distrarre, te ne puoi pure staccare senza tanta pena; per\u00f2 poi, mentre sei l\u00ec che vai al lavoro, o che carichi la lavastoviglie, ti sorprendi a pensare: chiss\u00e0 che star\u00e0 facendo tizia, chiss\u00e0 come va a finire quell\u2019incontro di caio. E ti accorgi che pensi ai personaggi del libro come a delle persone vere, peggio, come a degli amici. (<strong>DDM<\/strong>)<!--more--><\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 innamorare di una signora molto avanti negli anni, dal carattere impossibile, incline a bere un bicchiere in pi\u00f9, una signora <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-8763\" title=\"Pietro Veronese\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/PietroVeronese.jpg\" alt=\"Pietro Veronese\" width=\"86\" height=\"86\" \/> che olt r etut to \u00e8 mancata qualche tempo fa e adesso non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9? Ma s\u00ec che pu\u00f2 succedere, leggendo <em>Timira, <\/em>romanzo meticcio di Wu Ming 2 e Antar Moha med. In questo libro Isabella Marincola vive di commovente vita propria, narrata con tutta la sincerit\u00e0 e la tenerezza del mondo in bellissimo italiano da uno scrittore amico e dal figlio Antar. (<strong>PV<\/strong>)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8765\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Itala Vivan\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Vivan.jpg\" alt=\"Itala Vivan\" width=\"140\" height=\"185\" \/>Un libro che mi ha entusiasmato. Io non sono molto facile agli entusiasmi, perch\u00e9 sono una vecchia volpe, sono tanti anni che leggo libri, che faccio critica letteraria, che insegno, e quindi \u00e8 difficile che un libro mi prenda totalmente, ma con questo \u00e8 accaduto. E&#8217; come camminare su un grande mosaico che \u00e8 fatto di tanti pezzi, pezzi di marmi diversissimi, provenienti da localit\u00e0 diverse, che per\u00f2 producono un disegno complessivo che \u00e8 quello sul quale si cammina e dentro il quale si entra, perch\u00e9 il libro \u00e8 molto vivo, entusiasmante: c&#8217;\u00e8 la continua avventura di questa donna che non si sa bene cosa far\u00e0 dopo e come risolver\u00e0 i suoi problemi. (<strong>IV<\/strong>#1)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tutto questo d\u00e0 al romanzo una vivacit\u00e0 particolare, perch\u00e9 obbliga il lettore ad essere attivo, a ricostruire il romanzo dentro di s\u00e9. Non solo la trama, ma il perch\u00e9 degli eventi, la reazione degli individui. (<strong>IV<\/strong>#2)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-8767\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"sic\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/sic.jpg\" alt=\"Logo Scrittura Industriale Collettiva\" width=\"50\" height=\"50\" \/><strong>Ci vengono in mente diverse ragioni per cui questo pu\u00f2 essere definito &#8220;romanzo meticcio&#8221;, come recita il sottotitolo. Dicci le tue. Ma poi, ricollegandoci alla domanda precedente&#8230; Non sar\u00e0 che tutti i romanzi sono meticci?<\/strong> (<strong>SIC<\/strong>)<br \/>\nTutti i romanzi sono meticci, proprio come gli individui. Eppure, cos\u00ec come ci sono persone che riescono a occultare questa loro caratteristica, allo stesso modo ci sono romanzi che negano la loro natura ibrida, che preferiscono non metterla in piazza. Questo, invece, \u00e8 un romanzo <em>programmaticamente<\/em> meticcio, che dichiara di esserlo fin dalla copertina, che poteva presentarsi ai lettori solo rivendicando una lingua, una struttura e un autore esplicitamente ibridi. Ce lo imponeva la vicenda, anch&#8217;essa meticcia, che abbiamo raccontato.<\/p>\n<p>Romanzo meticcio perch\u00e9 gli autori hanno mescolato le loro provenienze, anche se poi sono tutti cittadini italiani. Autori che in realt\u00e0 sono tre, per\u00f2 in copertina ce ne sono scritti due, che sono due uomini, mentre la donna \u00e8 la protagonista del libro: questo mi ha posto qualche problema. (<strong>GB<\/strong>)<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-8770 alignleft\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Raffaele Guazzone\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/guazzone.jpg\" alt=\"Raffaele Guazzone\" width=\"80\" height=\"80\" \/><\/strong> <strong>Altra notazione: particolarmente complesso il lavoro su lingue e dialetti, che gi\u00e0 era presente in <\/strong><em><strong>Altai<\/strong><\/em><strong>, ma qui diventa molto perv<\/strong> <strong>a<\/strong> <strong>sivo (bolognese, sardo, somalo&#8230;) (RG)<\/strong><br \/>\nS\u00ec, ci abbiamo lavorato con cura particolare, ma non con l&#8217;obiettivo di ottenere un effetto di realismo, quello ci interessa il giusto, i dialoghi di un romanzo sono sempre ideali, ricostruiti. La scelta di riprodurre o imitare i dialetti ha invece obiettivi diversi a seconda dei co ntesti. C&#8217;\u00e8 ad esempio una scena, nella quale Isabella entra in un bar della Val di Fiemme e gli avventori parlano una sorta di grammelot fiemmese che nessun individuo parla <em>davvero<\/em>, in quelle zone. L&#8217;effetto ricercato, quindi, non \u00e8 quello di una adesione al &#8220;reale&#8221;. Piuttosto, il lettore rimane vittima dello stesso spaesamento linguistico provato dalla protagonista, e in questo modo risulta pi\u00f9 efficace lo scambio di battute tra Isabella\/Timira e uno dei clienti: &#8220;Tu vieni dalla Somalia, quindi l&#8217;italiano l&#8217;hai imparato a scuola&#8221; &#8211; le dice l&#8217;uomo in quel particolare dialetto &#8211; e lei pronta: &#8220;Perch\u00e9, tu dove l&#8217;hai imparato, in famiglia?&#8221;<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/mucchio.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-8774\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"mucchio\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/mucchio.gif\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"69\" \/><\/a><\/strong> <strong>Quanta libert\u00e0 ci si pu\u00f2 prendere nel raccontare la storia altrui, fino a che punto la si pu\u00f2 manipolare allo scopo di farne q<\/strong> <strong>u<\/strong> <strong>alcosa che possa avere una chiave di lettura in qualche modo, se non universale, pi\u00f9 ampia? Mi chiedo come abbiate vissuto ent<\/strong> <strong>rambi questo punto nodale, dal punto di vista di chi ha fatto da catalizzat<\/strong> <strong>ore esterno e da quello di chi di quella vicenda \u00e8 parte integrante&#8230; (AB)<\/strong><br \/>\nIsabella \u00e8 stata attrice di cinema e di teatro, quindi sapeva molto bene che anche la memoria e l&#8217;autobiografia sono forme di recitazione. Non le interessava scrivere un diario personale, sapeva che con un taglio del genere il libro avrebbe perso di valore, si sarebbe risolto in un fatto privato. Fin da subito ci siamo trovati d&#8217;accordo che la verit\u00e0 del nostro romanzo non doveva consistere nella cronaca esatta di una vita, ma nel tentativo di restituirne il senso. Nel libro ci sono diversi episodi inventati, alcuni volutamente, in chiave simbolica, altri plasmati e ricostruiti da quel processo creativo che \u00e8 la rimembranza. Ecco perch\u00e9, in esergo al romanzo, abbiamo inserito la frase &#8220;Questa \u00e8 una storia vera, comprese le parti che non lo sono&#8221;. John Landis, nel suo film &#8221; Ladri di cadaveri&#8221;, aveva scritto invece: &#8220;Questa \u00e8 una storia vera, <em>eccetto<\/em> le parti che non lo sono&#8221;. Noi l&#8217;abbiamo modificata perch\u00e9 Timira ci pare <em>tutto<\/em> vero, come pu\u00f2 essere vera una testimonianza, un racconto messo in prospettiva, la voce di una &#8220;subalterna&#8221; che finalmente parla, sfugge alla retorica ufficiale e ci consegna il suo sguardo di parte. Timira quindi non \u00e8 un documento storico, ma semmai un invito, uno stimolo ad approfondire la storia, a cercare i documenti. L&#8217;unico modo che un narratore ha per essere obiettivo \u00e8 dichiarare da quale angolatura ci racconter\u00e0 il mondo. Quella \u00e8 la sua verit\u00e0 e in <em>Timira<\/em> mi pare molto evidente.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quindi \u00e8 terribilmente vera l&#8217;intera storia, il personaggio, anche se questo \u00e8 un romanzo, grazie alla sua costruzione narrativa. (<strong>IV<\/strong>#1)<\/p>\n<p>Di chi sono le parti in prima persona? Chi le ha scritte davvero? (<strong>GB<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>Costruendo il romanzo insieme ad Isabella e facendolo ruotare attorno alla sua esperienza, pensi che sia cambiato il concetto di discriminazione dal colonialismo ad oggi in Italia? E se s\u00ec, come? (EF)<\/strong><br \/>\nCome dicevo prima, credo che il razzismo culturale di oggi dipenda soprattutto dalla paura. Negli anni Trenta, invece, Isabella ricordava un altro tipo di razzismo: quello di una nazione sicura di s\u00e9, imperiale, che vedeva nel &#8220;negro&#8221; non un nemico, ma un selvaggio da civilizzare. Era un razzismo paternalista, che considerava Isabella una specie di bertuccia ben ammaestrata, una bella abissina che sapeva recitare Dante, e quindi la dimostrazione che la civilt\u00e0 italiana, alla fine, aveva la meglio anche sul sangue selvaggio. Nell&#8217;Italia di oggi, invece, Isabella ha trovato un razzismo pi\u00f9 aggressivo, pi\u00f9 feroce. Non che le leggi razziali fasciste siano state docili, tutt&#8217;altro, lo sanno bene gli ebrei del Ghetto di Roma. Ma su Isabella, cittadina italiana di pelle scura, non hanno avuto un particolare effetto, al punto che la sua famiglia non gliene parl\u00f2 neppure: in fondo una donna non deve interessarsi di politica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E\u2019 un testo <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-8777\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Fulvio Pezzarossa\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/People_Pezzarossa.jpg\" alt=\"Fulvio Pezzarossa\" width=\"130\" height=\"130\" \/> che, al di l\u00e0 della volont\u00e0 narrativa, rappresenta un vero e proprio studio di avanguardia, nel momento in cui si interroga sulle radici del razzismo attuale. Molti di noi hanno vissuto questa strana stagione degli anni Settanta e degli anni Ottanta in cui sembrava che il razzismo in Italia non esistesse pi\u00f9 e poi improvvisamente all\u2019inizio degli anni Novanta \u00e8 riemerso e ci si \u00e8 interrogati molto poco sulle permanenze segrete di questo potentissimo e organizzatissimo razzismo. Qui c\u2019\u00e8 un percorso che dice come il razzismo di oggi derivi, attraverso passaggi molto chiari, dal colonialismo, dal fascismo e dal dopoguerra. Ci sono pagine spietate dedicate al mondo dell\u2019<em>intelligentcija<\/em> romana del dopoguerra. Perch\u00e9 questi grandi intellettuali usciti dal fascismo, ai quali era affidata la transizione culturale dell\u2019Italia verso la nuova stagione repubblicana, si comportavano, chi pi\u00f9 chi meno, tutti al pari del nostro Indro Montanelli. (<strong>FP<\/strong>)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il rapporto di Isabella con gli intellettuali italiani dell\u2019immediato dopoguerra &#8211; scultori, pittori, registi &#8211; fa emergere un elemento di continuit\u00e0 tra l\u2019Italia di Mussolini e l\u2019Italia di De Gasperi. Questi uomini di cultura, che traghettarono il nostro paese dal fascismo alla repubblica, non sembrano avere un atteggiamento tanto diverso, nei confronti di una ragazza di colore, di quello che avevano gli uomini del Regime, dell\u2019Impero, delle Leggi razziali. L\u2019italiano si sente in dovere di possedere la donna nera, cos\u00ec come ha posseduto le terre africane. (<strong>FL<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>Nel romanzo confessi che l&#8217;incontro con Isabella ti ha rimesso in discussione, sia come scrittore che come occidentale. In che modo? E perch\u00e8? Pensi che il ruolo dello scrittore, dell&#8217;intellettuale, abbia, in questo senso, bisogno oggi di un ripensamento? (EF)<\/strong><br \/>\nUna delle esperienze centrali della mia vita \u00e8 la scrittura collettiva. Eppure, di fronte alla prospettiva di scrivere insieme a Isabella ho avuto paura. Sulle prime, ho pensato che il romanzo sarebbe venuto meglio se io, il cantastorie, avessi preso le memorie di Isabella, le avessi sbobinate e trasformate in letteratura, per poi correggere con lei il lavoro finito. Per alcune settimane ho coltivato quindi un pensiero colonialista: io prendo la tua storia, ci faccio quel che voglio e poi tu mi devi dire giusto se ti va bene o no. Per fortuna, Isabella e Antar sono stati pi\u00f9 convinti di me della necessit\u00e0 di una scrittura collettiva, meno spaventati dall&#8217;impresa. Questo mi ha fatto capire che le storie meticce della contemporaneit\u00e0 hanno bisogno di scrittori che non si tirino indietro di fronte alla prospettiva di mescolare la loro identit\u00e0 di autori, la loro voce e la loro scrittura con quella di altri.<\/p>\n<p>Il problema di come scrivere questo romanzo \u00e8 una delle domande che Wu Ming 2 si auto-pone in un altro dei testi che compongono il mosaico <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-8779\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"ward\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/ward.jpg\" alt=\"\" width=\"160\" height=\"160\" \/>di <em>Timira<\/em> , le sue quattro \u201cLettere intermittenti,\u201d in cui parla come autore del libro che sta scrivendo e che noi stiamo leggendo. La terza di queste lettere \u00e8 dedicata alle difficolt\u00e0 insite nel raccontare la vita di una donna come Isabella e soprattutto a quali strategie narrative adottare per rispondere, da un lato, al bisogno e all\u2019urgenza di dare corpo e voce alla storia di Isabella&#8211;\u201cconvinti che le tue terre avesse diritto a un posto sul mappamondo\u201d (345)\u2014e, dall\u2019altro, non fare s\u00ec che questa operazione trasformi la storia di Isabella e le sue terre \u201cnella mia colonia\u201d (344). Il problema quindi che i narratori nel far consocere le storie silenziose di Isabella non intendono colonizzarle con la scrittura. Wu Ming 2 \u00e8 lungi dall\u2019essere il primo narratore a porsi questioni simili. Ma in un\u2019epoca come la nostra in cui la realt\u00e0 stessa \u00e8 sempre pi\u00f9 meticcia (e frammentaria e contradditoria e variegata), \u00e8 sempre pi\u00f9 resistente ad essere narrata secondo gli schemi consueti, una riflessione come quella che accompagna la storia di Isabella\/Timira \u00e8 sia necessaria che urgente. (<strong>DW<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>Passiamo invece all&#8217;aspetto storico della vicenda. la storia della Somalia: sepolta nel dopoguerra, scoperchiata 20 anni fa&#8230; e adesso? mi fa venire in mente per molti versi (ma forse \u00e8 una deformazione professionale, visto che conosco bene la questione) le vicende del popolo saharawi e la questione del Sahara occidentale, altro rimosso post-coloniale condannato all&#8217;oblio. (RG)<\/strong><br \/>\nPenso che il rimosso della colonizzazione italiana sia diverso dalla questione Saharawi e da altre vicende post-coloniali. La peculiarit\u00e0 di questo rimosso sta nel suo essere contraddittorio. Il caso della Somalia \u00e8 esemplare: colonia italiana dal 1908, conquistata dagli inglesi nel 1941, torna ad essere italiana con la forma dell&#8217;Amministrazione Fiduciaria, tra il 1950 e il 1960. In quei dieci anni l&#8217;Italia doveva avviare la Somalia alla democrazia, e se guardi i cinegiornali d&#8217;epoca sull&#8217;Indipendenza somala, sono tutto un misto di nostalgia e orgoglio, tesi a sottolineare quanto sia raro che una ex-colonia vada d&#8217;accordo con la &#8220;madrepatria&#8221;. Per assurdo, credo che questi presunti &#8220;rapporti amichevoli&#8221; abbiano determinato la rimozione, l&#8217;occultamento dei conflitti, anche grazie al fatto che dopo la Seconda Guerra mondiale non ci sono state guerre d&#8217;indipendenza contro l&#8217;Italia, come invece si sono viste in Algeria o in Angola.<\/p>\n<blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>\u00abPossano gli Italiani essere distrutti e nulla restare di loro\/ Possano esplodere con le bombe ed essere fatti a pezzi\/ Possano essere sacrificati per la bandiera della Lega\u00a0 \/Possa Dio esaudire le mie preghiere.\u00bb<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p><strong><\/strong><strong> Difficile non avere un brivido di emozione, ma anche di sorpresa, leggendo la poesia di Timiro Ukash che apre la terza parte del libro. Ma in generale tutto <em>Timira<\/em> apre fronti nuovi. Trovi che il colonialismo italiano sia stato finora, per cos\u00ec dire, &#8220;sottoraccontat<\/strong> <strong>o&#8221;? (SIC)<\/strong><br \/>\nAngelo Del Boca, che ha fatto da apripista agli studi sul colonialismo italiano, alla fine della sua opera monumentale sull&#8217;Africa Orientale, passa il testimone ai romanzieri, nella speranza che essi raccontino ci\u00f2 che lo storico non pu\u00f2 far emergere, potremmo chiamarla la &#8220;verit\u00e0 pasoliniana&#8221; sul colonialismo, cio\u00e8 quel genere di verit\u00e0 che puoi scoprire con il metodo narrativo ma che non puoi dimostrare con la ricerca scientifica. Ci sono scrittori che hanno seguito l&#8217;invito (o che l&#8217;avevano raccolto ante litteram, come Flaiano con &#8220;Tempo di Uccidere&#8221;, che risale al 1950). <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8783\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"shirin2\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/shirin21.jpg\" alt=\"\" width=\"175\" height=\"288\" \/>Tuttavia, se ci fa ancora effetto leggere una poesia come quella di Timiro Ukash, ispirata dal sacrosanto furore di una somala contro gli italiani, significa che in molti casi il punto di vista adottato in quei romanzi \u00e8 ancora coloniale, maschio e bianco. Sono convinto invece che solo uno sguardo femminile, meticcio e post-coloniale ci pu\u00f2 aiutare a capire meglio la nostra criminale &#8220;avventura&#8221; africana e quanto questa ancora influisca nel definire il carattere, l&#8217;identit\u00e0 degli italiani, soprattutto di genere maschile, perch\u00e9 le colonie italiane furono per lo pi\u00f9 &#8220;colonie per maschi&#8221;, frequentate da soldati e funzionari molto pi\u00f9 che da famiglie di lavoratori. Per fortuna, questo punto di vista comincia ad emergere, e non \u00e8 davvero un caso se i migliori romanzi postcoloniali italiani sono scritti da donne: penso a Gabriella Ghermandi, Igiaba Scego, Cristina Ali Farah, Shirin Ramanzanali Fazel, Carla Macoggi, Kaha Mohamed Aden, Fatima Ahmed. Nomi che spesso sono ancora sconosciuti al grande pubblico, ma che insieme costituiscono ormai una &#8220;massa critica&#8221; difficile da ignorare.<\/p>\n<p>Il romanzo di Wu Ming 2 e Antar Mohamed \u00e8 forse il primo, riuscito tentativo di romanzo che risponde &#8211; nell&#8217;accezione del writing back teorizzato da Ashcroft in quel volume-pietra miliare per gli studi postcoloniali The Empire Writes back &#8211; a un immaginario ancora molto intriso di pregiudizi nei confronti dell&#8217;altro da s\u00e9 per eccellenza, il nero, e di ignoranza sul tema della storia coloniale italiana. (<strong>GdS<\/strong>)<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ci sono tanti libri che raccontano le storie di un figlio dell&#8217;Impero, di una figlia dell&#8217;Impero, ma questo \u00e8 s\u00ec, la storia di una figlia delle colonie, ma \u00e8 anche molto di pi\u00f9, \u00e8 la storia vera di una vita, di una persona che soffre, che cerca, che cresce, che cambia, la si sente molto cambiare, anche attraverso le scelte che opera. (<strong>IV<\/strong>#1)<\/p>\n<p><strong>P<\/strong><strong>e<\/strong><strong>rch\u00e8 gli italiani fanno ancora cos\u00ec fatica a vergognarsi della loro presenza in Somalia? Rientra nell&#8217;idea di Fascismo come dittatura da operetta, incapace di essere crudele fino in fondo come il nazismo, interprete di un male pi\u00f9 banale, per dirla con la Arendt? Rientra nello stereotipo degli \u201citaliani brava gente\u201d? O c&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9? (RG)<\/strong><br \/>\nIl mito degli &#8220;Italiani brava gente&#8221; \u00e8 servito come tappabuchi: l&#8217;Italia non aveva una politica estera chiara, n\u00e9 coloniale n\u00e9 post-coloniale, e allora si accontentava di sentirsi buona, al limite cialtrona, perch\u00e9, in fondo, meno autoritaria, e quindi meno razzista. Invece il colonialismo italiano \u00e8 stato, nella sua brutalit\u00e0, eguale a quello britannico o a quello francese, e chi non vuole ammettere certi crimini (gas, deportazioni di massa, campi di concentramento, fucilazione di prigionieri, stupri, leggi razziste, discriminazioni, ecc.) dovrebbe essere chiamato negazionista come chi non vuole ammettere che Aushwitz fosse un campo di sterminio.<\/p>\n<p><strong>Un altro elemento decisivo della vicenda \u00e8 il periodo del rimpatrio di Isabella, al principio degli anni Novanta: da una parte c&#8217;\u00e8 una cittadina italiana di pelle scura che \u00e8 paradossalmente profuga all&#8217;interno del paese che le ha dato la nazionalit\u00e0, dall&#8217;altra c&#8217;\u00e8 un paese in crisi, in bilico, che in qualche modo ha perso punti di riferimento&#8230; sono due immagini che in qualche misura si rispecchiano l&#8217;una nell&#8217;altra, non credete? \u00c8 in questa situazione che, paradossalmente, Isabella trova finalmente una sua sistemazione&#8230;(AB)<\/strong><br \/>\nSpesso la Somalia viene definita &#8220;uno stato fallito&#8221;, e additata come caso limite a livello planetario. Ma i casi limite, le eccezioni, servono sempre a definire una regola, a circoscriverla, a confermarne lo sviluppo. La Somalia &#8220;fallisce&#8221; nel 1991, un anno di grandi disastri anche per l&#8217;Italia: finisce la Prima Repubblica, ci si convince troppo in fretta che ne sia nata una seconda. Oggi ci rendiamo conto che quella seconda repubblica \u00e8 di l\u00e0 da venire, che abbiamo vissuto semmai un secondo ventennio, un lungo intermezzo che ora necessita di un curatore fallimentare. In quell&#8217;Italia, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-8785\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Abbiamo fermato  l'invasione\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/07\/Abbiamo-fermato-linvasione.jpg\" alt=\"\" width=\"142\" height=\"200\" \/>Isabella si ritrova profuga e cittadina, dopo trent&#8217;anni di vita in Somalia. Per non rovinare la lettura, non racconteremo come Isabella riesce a sistemarsi dopo molte avventure: di certo non \u00e8 lo Stato a trovarle un tetto, alla faccia di Giorgio Marincola e della sua medaglia d&#8217;oro al valor militare. Ma uno Stato che non riesce ad aiutare un suo cittadino in una situazione di emergenza, che altro \u00e8 se non uno Stato fallito? E che senso ha la cittadinanza, se da un momento all&#8217;altro puoi diventare profugo, senza tetto, vita che non vale la pena di essere vissuta? Nell&#8217;Italia del &#8217;91\/&#8217;92 Isabella sperimenta una condizione limite: \u00e8 profuga e cittadina nello stesso momento, in una sorta di &#8220;falsa cittadinanza&#8221;, dove le istituzioni sono sorde, mute e pure poco sveglie. Ma ancora una volta la &#8220;condizione limite&#8221; \u00e8 rivelatrice di un futuro, anticipa la regola, rende evidente un meccanismo che presto o tardi varr\u00e0 per tutti. Ecco allora che la condizione di profugo &#8211; che gi\u00e0 costituisce il nocciolo della nostra esistenza &#8211; comincia ad occuparla tutta, a debordare, a cancellare i diritti che la cittadinanza dovrebbe garantire. Se lo stato fallisce, se siamo tutti profughi, su cosa fonderemo nuove garanzie, dove faremo sedimentare le nostre lotte, le nostre resistenze? Quale sar\u00e0 l&#8217;approdo dei naufraghi? L&#8217;unica risposta, l&#8217;unica certezza che abbiamo, \u00e8 che ci salveremo insieme, o non si salver\u00e0 nessuno.<\/p>\n<p>Non so se in questa narrazione troviamo davvero rifugio, perch\u00e9 questa \u00e8 una storia che ci mette con le spalle al muro, sotto tanti punti di vista. E non so se siamo davvero tutti profughi come \u00e8 stata profuga Isabella, perch\u00e9 qui c\u2019\u00e8 davvero una sofferenza, anche se nel libro la si avverte sottotraccia, grazie all\u2019autoironia della protagonista. (<strong>GB<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>Ci parli dell&#8217;identit\u00e0 &#8220;esemplare&#8221; di Isabella Marincola? (EF)<\/strong><br \/>\nIsabella ha una identit\u00e0 che esce dagli schemi, burocratici e culturali, dell&#8217;Italia degli anni Novanta, ma forse anche di quella degli anni successivi; la sua esperienza di italiana nera lo dimostra, dalle discriminazioni nelle relazioni personali e lavorative, ai luoghi comuni che le vengono rovesciati addosso dai vari uomini che ci provano con lei e che vedono nella sua pelle nera garanzia di chiss\u00e0 quali performances.(GdS)<br \/>\nLa sua, in apparenza, \u00e8 una vita tutt&#8217;altro che esemplare. Al contrario, ci sembra la protagonista di una vicenda eccezionale. Ma l&#8217;esempio e l&#8217;eccezione sono due modi in fondo molto vicini di confermare una regola. E l&#8217;eccezione tende sempre a diventare esempio, caso regolare. Oggi la condizione di &#8220;profugo in patria&#8221; non ci sembra pi\u00f9 tanto particolare. Lo Stato arretra e la cittadinanza suona sempre pi\u00f9 come un concetto vuoto. Il che non sarebbe grave se ci fossero istituzioni universali pronte a difendere i diritti umani, i diritti di un essere vivente senza etichette. Ma queste istituzioni non sono affatto adeguate. I respingimenti in alto mare, ad esempio, non vengono dichiarati illegali perch\u00e9 infrangono i diritti dell&#8217;uomo, la sua dignit\u00e0, ma perch\u00e9 vanno contro il diritto dei rifugiati, cio\u00e8 ancora di individui con un&#8217;etichetta precisa &#8211; un&#8217;etichetta, tra l&#8217;altro, che viene concessa dopo audizioni e giudizi, nei quali le nazioni occidentali esercitano con altri mezzi la loro supposta superiorit\u00e0 democratica. Cos\u00ec, chi fugge da paesi strangolati dal neocolonialismo \u00e8 un immigrato &#8220;economico&#8221; e non ha alcun diritto d&#8217;asilo rispetto a chi fugge da un paese guidato da un dittatore &#8220;cattivo&#8221; in quanto nemico dell&#8217;Occidente.<\/p>\n<p>Uno dei leitmotiv di <em> Timira <\/em> \u00e8 \u201cessere profughi significa\u2026\u201d, e di volta significa una cosa diversa, ma mai consolante. Io direi che la parola centrale non \u00e8 <strong> profugo <\/strong> , \u00e8 un\u2019altra: questo libro va al di l\u00e0 dei meritori, e centratissimi, obiettivi di chiarezza storica e sociale. Oltre le intenzioni coscienti degli autori, resta poi l\u2019oggetto narrativo come cosa autonoma: e questo <em> Timira <\/em> , come i migliori prodotti della letteratura contemporanea, pone il problema dell\u2019 <strong> identit\u00e0 <\/strong> . Chi sono? Chi sei? Chi \u00e8 Isabella Marincola \/ Timira Hassan, africana di nascita ed europea di educazione, negra che traduce il greco e il latino, troppo scura per non essere guardata con razzismo in Italia e troppo chiara per non essere vista con sospetto in Somalia, ragazza a Roma e donna a Mogadiscio \u2013 ma senza imparare in trent\u2019anni pi\u00f9 di qualche parola in somalo \u2013 e anziana a Bologna? (<strong>DDM<\/strong>)<\/p>\n<p><strong>LEGENDA E LINK<\/strong><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/playtagger_mod\/playtagger_mod.js\"><\/script><\/p>\n<p>DDM = <strong>Dario De Marco<\/strong>, <a href=\"http:\/\/dariodemarco.wordpress.com\/2012\/06\/25\/da-wu-ming-al-jazz-etiope-siamo-tutti-meticci-2\/\"><em>Da Wu Ming al jazz etiope<\/em>, <em>siamo tutti meticci<\/em><\/a><\/p>\n<p>PV = <strong>Pietro Veronese<\/strong><br \/>\n\u201cLa storia di Isabella, rifiutata dall\u2019Italia\u201d, <em>Il venerd\u00ec di Repubblica<\/em>, 1266, 22.06.12<br \/>\n(NB: Pietro Veronese sar\u00e0 con noi alla presentazione di <em>Timira<\/em> del 9 luglio alla Festa di Casetta Rossa, Q.re Garbatella, Roma.)<\/p>\n<p>IV #1 = <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Itala_Vivan_Azalai.mp3\"><strong>Itala Vivan @ Libreria Azalai, Milano, 18.06.12<\/strong><br \/>\n<\/a><strong>Itala Vivan<\/strong>, tra i massimi esperti italiani di letterature africane, \u00e8 docente di studi culturali e postcoloniali all&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano.<\/p>\n<p>IV#2 = <strong><a href=\"http:\/\/www.inventati.org\/offtopic\/?p=799\">Itala Vivan @ PianoTerra, Milano, 18.06.12<\/a><\/strong><br \/>\n&#8211; All\u2019inizio degli anni Settanta, all\u2019Universit\u00e0, quando facevo un corso sul romanzo africano, mi denunciarono al preside di facolt\u00e0 dicendo: \u201cQuesta insegna degli scrittori che non esistono\u201d.<\/p>\n<p>SIC = Scrittura Industriale Collettiva<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.scritturacollettiva.org\/blog\/timira-intervista-wu-ming-2-antar-mohamed\">Intervista a WM2 e Antar Mohamed<\/a><\/p>\n<p>GB = <strong>Giuliana Benvenuti<\/strong>, dalla<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Timira_Bologna_13_giugno_2012.mp3\">Presentazione alla biblioteca Casa di Khaoula, Bologna, 13.06.12<\/a><\/strong> (durata: 2h 16&#8243;)<br \/>\nGiuliana Benvenuti insegna Letteratura Italiana Contemporanea presso la Facolt\u00e0 di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Bologna. Si occupa da molto tempo di letteratura postcoloniale italiana.<br \/>\nFanno riferimento alla stessa serata anche le citazioni di<br \/>\nFB = <strong>Fulvio Pezzarossa<\/strong>, docente di Sociologia della Letteratura presso la Facolt\u00e0 di Lingue e Letterature Straniere Moderne dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Bologna. Si occupa da molto tempo di letteratura dell&#8217;immigrazione e delle &#8220;seconde generazioni&#8221;.<\/p>\n<p>RG = <strong>Raffaele Guazzone<\/strong><br \/>\nIntervista integrale, poi tagliata per <em>La Provincia Pavese<\/em>, 25.06.12<\/p>\n<p>AB = <strong>Alessandro Besselva Averame<\/strong><br \/>\nSpeciale di 4 pagine su <em>Timira<\/em>, in uscita su <em>Mucchio Selvaggio<\/em>, luglio 2012<\/p>\n<p>EF = <strong>Edoardo Fonti<\/strong><br \/>\nIntervista in uscita sulla rivista <a href=\"http:\/\/www.retenear.it\">Near<\/a><\/p>\n<p>FL = <strong><a href=\"http:\/\/flatlandia.radiondadurto.org\/2012\/06\/18\/wu-ming-2-antar-mohamed-timira-romanzo-meticcio\/\">Flatlandia @ Radio Onda d\u2019Urto, Brescia, 18.06.12<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>David Ward<\/strong> (Professor of Italian &amp; Chair Department of Italian Studies @ Wellesley College, Boston)<br \/>\nRecensione in uscita su <em>America Oggi\/Oggi Sette<\/em>.<\/p>\n<p>GdS = <a href=\"http:\/\/www.ilgiocodeglispecchi.org\/libri\/scheda\/timira-romanzo-meticcio\">Il Gioco degli Specchi<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Quello che segue \u00e8 un montaggio tematico di voci e scritti prodotti intorno a Timira nelle ultime settimane. 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