{"id":8016,"date":"2012-05-19T18:52:09","date_gmt":"2012-05-19T16:52:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=8016"},"modified":"2015-10-12T17:39:23","modified_gmt":"2015-10-12T15:39:23","slug":"a-caldo-che-cose-questo-golpe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/05\/a-caldo-che-cose-questo-golpe\/","title":{"rendered":"A caldo: che cos&#8217;\u00e8 questo golpe?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8022\" title=\"Ieri \u00e8 oggi?\" alt=\"Ieri \u00e8 oggi?\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/2agosto1980stazione11.jpg\" width=\"500\" height=\"333\" \/><br \/>\nIntanto, non \u00e8 un golpe. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di un golpe.<br \/>\nIn Europa, il golpe \u00e8 <em>d\u00e9mod\u00e9<\/em> da almeno quarant&#8217;anni. E&#8217; assodato che si possono ottenere gli stessi risultati con pi\u00f9 discrezione e gradualit\u00e0. Il che non vuol dire <em>con meno violenza<\/em>: \u00e8 solo un altro uso della violenza, pi\u00f9 dosato, capillare, diversificato.<br \/>\nIn questo momento, come altre volte \u00e8 successo, diversi poteri costituiti comunicano tra loro in un linguaggio allusivo e cifrato, linguaggio fatto di attentati, provocazioni, bombe che uccidono nel mucchio, pacchi-bomba e bombe-pacco, sigle multi-uso in calce a volantini di rivendicazione bizzarri e pieni di errori marchiani.<br \/>\nCosa <em>esattamente<\/em> si stiano dicendo questi poteri costituiti, questi settori di capitalismo italiano e internazionale, forse non lo sanno nemmeno loro. Appunto, \u00e8 un linguaggio allusivo, tipicamente mafioso, e nemmeno loro ne colgono tutte le sfumature.<br \/>\nSulla <em>sostanza<\/em>, per\u00f2, sul <em>nucleo di senso<\/em> di questi messaggi, in diversi cominciamo ad avere sospetti. Si parla gi\u00e0, bench\u00e9 ancora timidamente, di una nuova &#8220;strategia della tensione&#8221;, un nuovo &#8220;stabilizzare destabilizzando&#8221;.<br \/>\nE chiss\u00e0 se \u00e8 una semplice coincidenza che negli ultimi tempi si sia ricominciato a depistare sulla strategia della tensione degli anni &#8217;60-&#8217;70: Piazza Fontana fu un po&#8217; colpa anche degli anarchici etc. <!--more--><\/p>\n<p>Il fine diretto o indiretto di ogni atto della strategia della tensione \u00e8 criminalizzare i movimenti, o comunque ostacolarne le lotte, renderne pi\u00f9 difficile lo sviluppo. Una societ\u00e0 civile ansiosa e impaurita, nonch\u00e9 <em>mobilitata sulla base della paura<\/em>, \u00e8 una societ\u00e0 che tira la carretta a capo chino, pi\u00f9 disposta a delegare scelte cruciali, pi\u00f9 disposta ad accettare politiche che si annuncino <em>ansiolitiche<\/em> e senz&#8217;altro meno disposta a recepire le istanze dei movimenti. Movimenti che il potere addita all&#8217;opinione pubblica come piantagrane contrari al blocco d&#8217;ordine, pardon, alla &#8220;concordia nazionale&#8221;.<\/p>\n<p>Per ottenere questo scopo, non \u00e8 necessario che tutti gli attentati e scoppi di violenza siano attribuiti ai movimenti, agli anarchici, agli estremisti, ai &#8220;rossi&#8221; e via elencando. In passato, ha funzionato molto bene la cornice concettuale degli &#8220;opposti estremismi&#8221;: quello rosso e quello nero. E per passare su ogni differenza e contraddizione col caterpillar della &#8220;concordia nazionale&#8221;, va bene pi\u00f9 o meno qualunque matrice o attribuzione.<\/p>\n<p>La &#8220;strategia della tensione&#8221; \u00e8 sempre una strategia di controrivoluzione preventiva.<br \/>\nPerch\u00e9 si renda necessaria una controrivoluzione, non \u00e8 necessario che il pericolo <em>immediato<\/em> da scongiurare sia una rivoluzione. In Italia, \u00e8 palese, <em>non<\/em> stiamo per fare la rivoluzione.<br \/>\nPerch\u00e9 si renda necessaria una controrivoluzione, \u00e8 sufficiente il timore da parte dei padroni che una crisi di sistema possa avere uno sbocco nella direzione &#8220;sbagliata&#8221;. E per comprendere di quale direzione possa trattarsi, forse dovremmo distogliere lo sguardo dal nostro ombelico e guardare all&#8217;Europa.<\/p>\n<p>In diversi paesi d&#8217;Europa <em>e tuttavia non ancora in Italia<\/em>, i movimenti sociali e le lotte dei lavoratori, dopo due-tre anni di intensa agitazione di piazza, sembrano aver trovato espressione &#8211; seppure imprecisa e transitoria &#8211; sul terreno politico <em>strettamente inteso<\/em>. Il terreno, fino a poco tempo fa del tutto squalificato, della competizione elettorale.<br \/>\nIn Francia, in Grecia e in parte in Germania, gli elettori hanno sconfessato la gestione tardoliberista della crisi da parte della &#8220;Trojka&#8221; (Banca centrale Europea, Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale) e delle classi dirigenti che ne portano avanti le politiche di smantellamento dei diritti e repressione poliziesca.<br \/>\n<strong>Gilles Deleuze<\/strong> diceva che la parte interessante di qualunque processo non \u00e8 il suo inizio, che \u00e8 sempre discreto e &#8220;mimetizzato&#8221; nello stato di cose presenti, ma la met\u00e0 del suo percorso, quando gli elementi innovativi si staccano dallo sfondo col quale si confondevano, e diventano palesi.<br \/>\nForse oggi, in diversi paesi d&#8217;Europa <em>e tuttavia non ancora in Italia<\/em>, siamo alla met\u00e0 di un percorso: si sta facendo manifesta una <em>ricomposizione anticapitalista<\/em> o, quantomeno, di sinistra antiliberista. Sembra lontana la &#8220;corsa al centro&#8221;, ed \u00e8 sempre pi\u00f9 evidente che tale centro <em>non esisteva<\/em>; nessun esponente di sinistra che abbia un minimo di sale in zucca cerca pi\u00f9 il voto dei &#8220;moderati&#8221;, ed \u00e8 sempre pi\u00f9 chiaro che i &#8220;moderati&#8221; <em>non esistono<\/em>; da pi\u00f9 parti, <em>anche se non ancora in Italia<\/em>, vengono dismesse etichette sterilizzanti come &#8220;centrosinistra&#8221; e i suoi corrispettivi. Dove le sinistre si presentano come&#8230; <em>di sinistra<\/em>, e dicono chiaro e tondo che il loro avversario \u00e8 <em>di destra<\/em>, ottengono risultati impensabili fino a poco tempo fa.<br \/>\nDi contro, anche il &#8220;centrodestra&#8221; perde ovunque, a scapito di movimenti di estrema destra che non annacquano le loro proposte reazionarie. La &#8220;corsa al centro&#8221; sembra davvero finita.<br \/>\nN.B. Si \u00e8 parlato molto di Marine Le Pen e di Alba Dorata, ma nell&#8217;ultima tornata elettorale continentale, la sinistra-sinistra ha nel complesso guadagnato pi\u00f9 della destra-destra. Andate a contare e sommare i voti, poi chiedetevi come mai dai resoconti dei media non si capiva.<em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>E&#8217; vero, i risultati elettorali sono sempre una fotografia sgranata e distorta di quel che accade, ma anche fotografie di quel genere permettono di capire alcune cose.<br \/>\nLa ricomposizione non consiste principalmente nell&#8217;incollare con lo sputo pezzi di ceto politico residuale, non passa per alleanze meramente elettorali come quelle che si sono praticate in Italia e qualcuno ancora si auspica. No, la ricomposizione \u00e8\u00a0<em>sociale<\/em>, avviene <em>prima<\/em> nelle lotte, ed \u00e8 leggibile <em>dopo<\/em> nello spostamento a sinistra dell&#8217;asse politico registrato dalle consultazioni elettorali.<\/p>\n<p>Il processo di ricomposizione \u00e8 iniziato sottotraccia nel 2010 con la &#8220;primavera&#8221; dei movimenti studenteschi in diversi paesi, con la grande battaglia per fermare la controriforma delle pensioni in Francia (&#8220;<em>Je lutte des classes!<\/em>&#8220;), l&#8217;avvio della resistenza di massa alla &#8220;debitocrazia&#8221; in Grecia, il referendum islandese per la remissione del debito, ed \u00e8 proseguito nel 2011 con le grandi ondate di scioperi in Gran Bretagna, la radicalizzazione del movimento di massa in Grecia e vaste, multiformi mobilitazioni come quella del movimento 15 Maggio in Spagna, esplose sulla scia delle &#8220;primavere arabe&#8221; e in una seconda fase sospinte per retroazione dal movimento Occupy nordamericano che avevano ispirato.<\/p>\n<p>Bisogna studiare i timori dei poteri costituiti per capire la forza potenziale dei movimenti, anche e soprattutto quando i movimenti tendono a sottovalutarsi. Capita che facciamo pi\u00f9 paura di quanto siamo disposti a credere. In Italia, qualcuno &#8211; qualcuno di <em>altolocato<\/em> &#8211; teme il contagio della ricomposizione di classe europea e planetaria. Teme uno sbocco antiliberista della crisi.<br \/>\nIn apparenza, sembrerebbe un timore infondato.<\/p>\n<p>E&#8217; vero, veniamo anche noi da due-tre anni di lotte di piazza, in scuole e universit\u00e0, sui luoghi di lavoro, e assistiamo alla rapida putrefazione delle forze politiche che ci hanno governati negli ultimi tre-quattro lustri. Vista in astratto, sarebbe una situazione favorevole. Nel concreto, invece, paghiamo un sistematico avvelenamento dei pozzi, decenni di frantumazione del legame sociale, il suicidio della sinistra politica e, <em>last but not least<\/em>, il lungo equivoco del controberlusconismo (&#8220;Va bene tutto purch\u00e9 se ne vada Berlusconi&#8221;). Equivoco che ha illuso una gran parte di italiani sulla vera natura del governo Monti, regalando a quest&#8217;ultimo una &#8220;luna di miele&#8221; che ci ha fatto accumulare ulteriore ritardo rispetto agli altri paesi.<\/p>\n<p>E&#8217; il vecchio, citatissimo apologo della rana nell&#8217;acqua che bolle. E&#8217; un esperimento che vi chiediamo di non tentare, fidatevi e basta. Se infili la rana quando l&#8217;acqua gi\u00e0 bolle, reagir\u00e0 e salter\u00e0 fuori. Devi posarla nella pentola quando l&#8217;acqua \u00e8 ancora fredda, e scaldarla pian piano. E&#8217; l&#8217;unica maniera per <em>lessarla viva<\/em>.<br \/>\nPer imporre questa gradualit\u00e0, \u00e8 indispensabile cambiare le parole, usare parole che <em>nascondano l&#8217;ideologia, lo scontro in atto, le forze in campo<\/em>. Le parole devono suonare &#8220;neutre&#8221; e far pensare a processi il pi\u00f9 possibile <em>oggettivi<\/em>. Gli attuali ministri sono quasi tutti banchieri, ma \u00e8 proibito dire che \u00e8 un &#8220;governo di banchieri&#8221;. O meglio: poich\u00e9 lo ha detto la Lega, se lo dici anche tu ti danno subito del leghista. Non si pu\u00f2 dire che \u00e8 un governo di banchieri: \u00e8 un governo &#8220;tecnico&#8221;, perci\u00f2 neutro, apolitico.<br \/>\nE&#8217; come quando chiami l&#8217;idraulico: che c&#8217;\u00e8 di &#8220;ideologico&#8221; nel riparare un guasto allo scarico del lavandino? E&#8217; tutto oggettivo, no? Il tubo \u00e8 rotto, chiamo il tecnico, il tecnico lo ripara.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, anche sulla scia del controberlusconismo, il governo pi\u00f9 dogmatico, ideologico e asservito alla finanza della storia della Repubblica \u00e8 riuscito a presentarsi come <em>super partes<\/em>, e a descrivere le sue &#8220;ricette&#8221; come le uniche scientificamente giuste e quindi da applicare senza discussioni. Compreso l&#8217;abominio &#8211; <a href=\"http:\/\/www.lsmetropolis.org\/2012\/04\/pareggio-bilancio-in-costituzione\/\">con l&#8217;avallo del solito PD<\/a> &#8211; del pareggio di bilancio nella Costituzione.<\/p>\n<p>Altro esempio di strategia &#8220;desoggettivante&#8221; \u00e8 l&#8217;espressione: &#8220;i mercati&#8221;. <em>Ce lo chiedono i mercati<\/em>.\u00a0 L&#8217;espressione rimanda a un funzionamento oggettivo e ferreamente razionale dell&#8217;economia, una logica ineludibile alla quale dovremmo uniformarci, perch\u00e9 &#8220;\u00e8 l&#8217;unica cosa da fare&#8221;, &#8220;non c&#8217;\u00e8 alternativa&#8221;.<br \/>\nUltimi esempi di neolingua: &#8220;austerit\u00e0&#8221; e &#8220;rigore&#8221;. Termini che un tempo indicavano due virt\u00f9 &#8211; su per gi\u00f9: l&#8217;accontentarsi di poco e un&#8217;inflessibile coerenza etica &#8211; ora indicano due obblighi a cui deve sottostare la parte debole della societ\u00e0, affinch\u00e9 quella forte possa restare ricca. Oggi &#8220;austerit\u00e0&#8221; significa rinunciare ad assistenza e servizi sociali, e &#8220;rigore&#8221; significa tagliare la spesa pubblica&#8230; ma solo quella destinata a certi usi (ammortizzatori sociali) e non ad altri (si veda il caso del TAV Torino-Lione, col suo gigantesco sperpero di soldi dei contribuenti).<\/p>\n<p>La &#8220;luna di miele&#8221; col governo Monti parrebbe finita, la vecchia classe politica \u00e8 fortemente delegittimata e presa d&#8217;assalto dalle inchieste giudiziarie, ma per ora il malcontento &#8211; a differenza di quanto avviene altrove &#8211; \u00e8 capitalizzato da un movimento ambiguo e privo di memoria, &#8220;n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra&#8221;, che su alcuni temi \u00e8 antiliberista e su altri \u00e8 liberista, su alcuni temi \u00e8 libertario e su altri autoritario, su alcuni \u00e8 egualitario e su altri addirittura razzista, ed \u00e8 di propriet\u00e0 di un leader carismatico cresciuto nella stessa industria dell&#8217;<em>entertainment<\/em> e della pubblicit\u00e0 che ci aveva dato Berlusconi.<\/p>\n<p>La situazione \u00e8 questa, ed \u00e8 grama. Eppure, come si diceva sopra, c&#8217;\u00e8 chi teme uno sbocco antiliberista della crisi, e sta attuando strategie di controrivoluzione preventiva.<br \/>\nDavvero \u00e8 possibile anche in Italia avviare una ricomposizione? Davvero \u00e8 possibile far capire che tutte le lotte\u00a0 sono la stessa lotta?<br \/>\nCerchiamo di interpretare i timori del potere, ascoltiamo gli sfoghi dei suoi esponenti.<br \/>\nNei giorni scorsi \u00e8 stato detto che il movimento No Tav \u00e8 &#8220;la madre di tutte le preoccupazioni&#8221;.<br \/>\nDa sette mesi, il cantiere del TAV &#8211; <a href=\"http:\/\/piemonte.indymedia.org\/article\/12846\">con l&#8217;avallo del solito PD<\/a> &#8211; \u00e8 stato dichiarato &#8220;sito di interesse strategico nazionale&#8221;, ovvero zona militare, con pesanti conseguenze per chi ne viola i confini.<br \/>\nNegli ultimi due anni, il movimento No Tav \u00e8 stato il principale bersaglio di provocazioni &#8220;controinsorgenti&#8221;, e si \u00e8 cercato in ogni modo di trascinarlo in un dibattito pubblico artefatto e pieno di trabocchetti, a colpi di &#8220;brodo di coltura&#8221;, &#8220;fiancheggiatori&#8221;, &#8220;pericoli di derive armate&#8221; etc. Repressione, arresti, <a href=\"http:\/\/www.notav.info\/top\/le-mie-prigioni-di-resistenti-pieni-di-ragioni\/\">lunghe prigionie in condizioni umilianti<\/a>, con provvedimenti sproporzionati come la censura della posta&#8230; E&#8217; di appena due giorni fa la notizia che <strong>Giorgio Rossetto<\/strong> e <strong>Luca Cientanni<\/strong> sono passati dal carcere agli arresti domiciliari.<br \/>\nSul movimento No Tav si sono sperimentate le tattiche di controrivoluzione preventiva che vediamo e vedremo all&#8217;opera su scala nazionale.<br \/>\nE&#8217; importante continuare a seguire gli eventi in e intorno alla Val di Susa. Se davvero ci sar\u00e0 una ricomposizione, passer\u00e0 anche da quel patrimonio di esperienze, da quella resistenza lunga vent&#8217;anni. La quieta tenacia di cui il movimento No Tav ha dato prova dev&#8217;essere di ispirazione per tutti noi, per resistere alla nuova &#8220;stabilizzazione destabilizzante&#8221;, alla stagione delle bombe che ha gi\u00e0 svoltato l&#8217;angolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>Dato che \u00e8 importante <em>esserci<\/em>, in Val di Susa, ciascuno con la sua specificit\u00e0 e portando il suo contributo, e a maggior ragione \u00e8 importante esserci in questa fase, noi saremo l\u00e0 nel week-end (sabato 26 e domenica 27), insieme ad altri narratori, e ci saremo da narratori. E&#8217; quel che sappiamo fare. L&#8217;iniziativa, nata da un&#8217;idea di <strong>Serge Quadruppani<\/strong>, si chiama &#8220;Una montagna di libri. Contro il TAV in Valle di Susa&#8221;. Nel corso delle due giornate leggeremo brani &#8220;in tema&#8221; a Bussoleno, Chiomonte, Giaglione e in Clarea, davanti ai reticolati del cantiere &#8220;di interesse strategico nazionale&#8221;. Ecco il manifesto della due-giorni:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8020\" style=\"border: 1px solid black;\" title=\"Una montagna di libri\" alt=\"Una montagna di libri\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/montagna-di-libri.jpg\" width=\"595\" height=\"847\" \/><\/p>\n<p>Nei giorni subito precedenti, a Roma, si terr\u00e0 un&#8217;altra iniziativa, un altro momento di resistenza politica e culturale, dove guardacaso si parler\u00e0 molto di strategie della tensione. Ci sarebbe piaciuto prendervi parte, anche perch\u00e9 si presenta il nuovo numero di <em>Nuova rivista Letteraria<\/em>, numero che il nostro compagno <strong>Stefano Tassinari<\/strong> ha fatto in tempo a impostare e redigere, ma non a vedere. Non possiamo andare, ma riteniamo importante darne notizia.<\/p>\n<p>Dal 23 al 25 Maggio, nella facolt\u00e0 di Lettere della Sapienza, si svolger\u00e0 &#8220;Letteraria &#8211; Narrazioni ribelli&#8221;, il festival della letteratura sociale, promosso dal Collettivo di Lettere &#8211; AteneinRivolta, da Nuova rivista letteraria, semestrale di letteratura sociale, e dalle\u00a0Edizioni Alegre.<br \/>\nTre giorni di lezioni, dibattiti, presentazioni di libri e reading letterari con accompagnamenti musicali. Il tutto a partire dal lavoro culturale sviluppato dalla redazione della <em>Nuova Rivista Letteraria<\/em>, semestrale di letteratura sociale.<br \/>\nMa soprattutto tre giorni per ricordare Stefano Tassinari. Di seguito il programma:<\/p>\n<p><strong>LETTERARIA \u2013 FESTIVAL DELLE NARRAZIONI RIBELLI<\/strong><br \/>\n<strong> Dedicato a Stefano Tassinari<\/strong><\/p>\n<p><strong>Mercoled\u00ec 23<\/strong><br \/>\nOre 16:00: Presentazione del festival<br \/>\nOre 16:30: Lezione di Maria Rosa Cutrufelli sui romanzi delle stragi, sulle tracce del libro <em>I bambini della ginestra<\/em> (Frassinelli)<br \/>\nOre 18:00: Presentazione della raccolta di racconti sul lavoro <em>Lavoro vivo<\/em> (Alegre) con gli autori: Maria Rosa Cutrufelli, Angelo Ferracuti, Carlo Lucarelli<br \/>\nOre 20:00: Spazio Caff\u00e8 letterario e aperitivo<br \/>\nOre 21:00: Omaggio a Stefano Tassinari: reading musicale dalle sue opere, con la voce di Checchino Antonini, Maria Rosa Cutrufelli, Andrea Satta. Con le musiche di Andrea Satta e dei T\u00eates de Bois.<\/p>\n<p><strong>Gioved\u00ec 24<\/strong><br \/>\nOre 16:00: Lezione di Pino Cacucci su Letteratura e Ribelli, sulle tracce del libro <em>Nessuno pu\u00f2 portarti un fiore<\/em> (Feltrinelli)<br \/>\nOre 18:00: Presentazione dell&#8217;ultimo numero della rivista &#8220;Letteraria. Semestrale di letteratura sociale&#8221; (Alegre) con interventi dei redattori: Carlo Lucarelli, Pino Cacucci, Maria Rosa Cutrufelli, Bruno Arpaia, Salvatore Cannav\u00f2.<br \/>\nOre 20:00: Spazio Caff\u00e8 letterario e aperitivo<br \/>\nOre 21:00: Reading musicale dal libro <em>Sorci verdi. Storie di ordinario leghismo<\/em> (Alegre), con le musiche dei Kind Of Two.<\/p>\n<p><strong>Venerd\u00ec 25<\/strong><br \/>\nOre 16:00: Lezione di Bruno Arpaia su letteratuta e scienza, sulle tracce del libro <em>L&#8217;energia del vuoto<\/em> (Guanda)<br \/>\nOre 18:00: Presentazione del libro di Daniel\u00a0Bensa\u00efd <em>Una lenta impazienza<\/em> (Alegre), con: Felice Mometti (ricercatore), Maurizio Ricciardi (Docente di<br \/>\nStoria delle dottrine politiche all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna), Benedetto Vecchi (giornalista de <em>Il manifesto<\/em>)<br \/>\nOre 20:00: Spazio Caff\u00e8 letterario e aperitivo<br \/>\nOre 21:00: Reading musicale dai libri <em>Scuola diaz vergogna di Stato<\/em> (Alegre) e <em>Diaz<\/em> (Fandango).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Intanto, non \u00e8 un golpe. Non c&#8217;\u00e8 bisogno di un golpe. In Europa, il golpe \u00e8 d\u00e9mod\u00e9 da almeno quarant&#8217;anni. 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