{"id":7512,"date":"2012-04-02T20:45:34","date_gmt":"2012-04-02T19:45:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=7512"},"modified":"2012-04-02T14:02:06","modified_gmt":"2012-04-02T13:02:06","slug":"storie-di-carlo-rivolta-parlano-gli-autori-de-laspra-stagione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/04\/storie-di-carlo-rivolta-parlano-gli-autori-de-laspra-stagione\/","title":{"rendered":"<i>L&#8217;aspra stagione<\/i>: storie di Carlo Rivolta"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7525\" title=\"L'aspra stagione\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Aspra-Stagione2.png\" alt=\"L'aspra stagione\" width=\"500\" height=\"350\" \/><\/p>\n<p>[<strong>WM1:]<\/strong> <em>L&#8217;aspra stagione<\/em> &#8211; d&#8217;ora in avanti <em>LAS<\/em> &#8211; \u00e8 un libro scritto a quattro mani da <strong>Tommaso De Lorenzis<\/strong> (nome ben noto alla comunit\u00e0 di <em>Giap<\/em>) e dal giornalista <strong>Mauro Favale<\/strong>.<br \/>\nN\u00e9 romanzo n\u00e9 saggio n\u00e9 biografia (autentico &#8220;oggetto narrativo non-identificato&#8221;), <em>LAS<\/em> racconta di <strong>Carlo Rivolta<\/strong>, giornalista d&#8217;inchiesta, cronista d&#8217;assalto, uomo di sinistra, compagno di strada dei movimenti degli anni Settanta.<br \/>\nRivolta mor\u00ec nel 1982, poco pi\u00f9 che trentenne, ghermito dal drago dell&#8217;eroina. Mor\u00ec a Roma, citt\u00e0 che aveva raccontato in tanti articoli apparsi su &#8220;Paese sera&#8221;, &#8220;Repubblica&#8221; e &#8220;Lotta continua&#8221;, sempre tenendo il culo in strada, per quasi dieci anni vissuti pericolosamente, incrociando i percorsi dei movimenti, narrando ascesa e implosione del lottarmatismo, mappando lo spaccio di eroina, descrivendo in anticipo mutazioni che molti &#8220;nomi che contano&#8221; avrebbero inquadrato soltanto anni dopo.<!--more--><br \/>\nChe <em>LAS<\/em> mi sia piaciuto \u00e8 palese: in quarta di copertina firmo <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/libri\/libro\/mauro-favale-tommaso-de-lorenzis\/l-aspra-stagione\/978880620600\">un breve testo di presentazione<\/a> &#8211; come suol dirsi, un &#8220;<em>blurb<\/em>&#8221; &#8211; che a rileggerlo mi suona poeticante, effettistico&#8230; &#8220;wuminghistico&#8221;, ma almeno richiama l&#8217;attenzione in libreria. Ho buttato gi\u00f9 quelle righe dopo aver letto una stesura non definitiva del libro. Sapevo che TDL e MF stavano scrivendo un libro su Rivolta, ma non avevo idea di come stessero lavorando. A botta caldissima ho scritto un commento e l&#8217;ho inviato a Einaudi Stile Libero, cosa che avr\u00e0 certamente sorpreso i direttori della collana, <strong>Paolo Repetti<\/strong> e <strong>Severino Cesari<\/strong>: nessuno mi aveva chiesto di scriver niente, \u00a0il pdf me l&#8217;avevano spedito Tommaso e Mauro &#8211; non la casa editrice &#8211; al solo scopo di chiedermi un parere. Aggiungo che, presso Einaudi, \u00e8 inusuale che una &#8220;quarta&#8221; sia quasi interamente occupata dal testo firmato di un altro autore.<br \/>\nInsomma, tutto all&#8217;insegna dell&#8217;estemporaneit\u00e0. Tutto&#8230; tranne il metodico, inesorabile lavoro di documentazione e scrittura compiuto dai due autori. Un lavoro <em>intemporaneo<\/em>, che merita attenzione e approfondimento critico.<br \/>\nQuella che segue \u00e8 una lunga, densa intervista a De Lorenzis e Favale.<\/p>\n<p><strong>WM1. Quando avete sentito parlare per la prima volta di Rivolta? Chi ve ne ha parlato?<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-7578\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Ali di piombo\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/ali_di_piombo_medium.jpg\" alt=\"Ali di piombo\" width=\"200\" height=\"277\" \/>TDL<\/strong>: Una sera, all&#8217;inizio della primavera del 2007, a Bologna, acquistai per caso <em>Ali di piombo <\/em>di <strong>Concetto Vecchio<\/strong>, giornalista de \u00abla Repubblica\u00bb. Confesso che ero prevenuto, perch\u00e9 il libro usciva nel trentennale del &#8217;77, con l&#8217;esplicito intento di ricostruire gli eventi di un anno trattato spesso con approccio \u201cfeticistico\u201d. Quasi fosse un&#8217;anomalia della Storia, slegata da un \u201cprima\u201d e da un \u201cdopo\u201d. Dodici mesi da celebrare pi\u00f9 o meno in chiave liturgica, con l&#8217;inguaribile malinconia dei reduci. O, all&#8217;inverso, e ancora peggio, da maledire per esorcizzarne i fantasmi. Temevo che il prezzo pagato ai rituali dell&#8217;anniversario fosse esageratamente alto. In realt\u00e0, <em>Ali di piombo <\/em>muoveva da un dettagliatissimo lavoro di documentazione, incrociava storie diverse e faceva emergere un punto di vista particolare: ovvero la prospettiva dei giornalisti di carta stampata rispetto ai fatti del \u201cdoppio 7\u201d. Tra le fonti e i personaggi di Concetto Vecchio figurava un giovane giornalista de \u00abla Repubblica\u00bb che \u2013 tra il &#8217;76, anno di fondazione del quotidiano, e il 1981 \u2013 aveva \u201ccoperto\u201d i principali fatti della cronaca italiana: dalla cacciata di <strong>Luciano Lama<\/strong> all&#8217;agghiacciante vicenda di <strong>Alfredino Rampi<\/strong>. Quel cronista, approdato a soli ventisette anni al giornale di <strong>Eugenio Scalfari<\/strong>, era Rivolta. Il resto l&#8217;hanno fatto la straordinaria scrittura di Carlo e la lucida capacit\u00e0 di analisi con cui raccont\u00f2, interpret\u00f2, finanche anticip\u00f2, fenomeni complessi come la diffusione dell&#8217;eroina o la repressione generalizzata nella grande Emergenza di fine Settanta. Mancava un racconto che ne ricostruisse l&#8217;esistenza dolente e tormentata in rapporto a una stagione cruciale della storia di questo Paese. Ecco, quello fu l&#8217;inizio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>MF<\/strong>: Era l&#8217;estate del 2004, stavo facendo uno stage a \u00abRepubblica\u00bb, quando la sede era ancora quella storica di piazza Indipendenza, a due passi dalla stazione Termini e dalla Sapienza. Nei momenti morti della giornata, mi chiudevo in archivio e spulciavo i primi numeri del giornale. Guardavo le cronache del 1977, un periodo che mi ha sempre incuriosito, di cui volevo sapere di pi\u00f9. Arrivavo dall\u2019universit\u00e0 di Bologna, dove il \u201977 \u00e8 \u2013 come dire \u2013 un mito fondativo. E poi l\u2019anno prima avevo assistito in citt\u00e0 alle riprese di <em>Lavorare con lentezza<\/em> (che usc\u00ec proprio alla fine di quell\u2019estate). Insomma, mi misi a sfogliare quei numeri. Leggevo i pezzi di <strong>Giorgio Bocca<\/strong> dedicati al Convegno sulla repressione a Bologna, nel settembre di quell&#8217;anno. Cos\u00ec scoprii la firma di Rivolta. Poi, in occasione del trentennale del &#8217;77, rilessi il suo nome sullo speciale pubblicato da \u00abRepubblica\u00bb, sotto le cronache della cacciata di Lama dalla Sapienza occupata. Infine, nell&#8217;aprile 2007, a Bologna, in piazza Aldrovandi, al bar degli \u201cIllusi\u201d (un nome, un progetto di vita&#8230;), Tommaso mi parl\u00f2 del libro di Concetto Vecchio e di questo giornalista di &#8220;Repubblica&#8221; dalla vita breve e pazzesca, terminata tragicamente nel febbraio del 1982. Direi che per me \u00e8 nato tutto l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>WM1. Quando avete deciso di scrivere il libro e come vi siete divisi il lavoro? Com&#8217;\u00e8 cresciuto il progetto?<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>MF.<\/strong> Sono passati mesi: io vivevo gi\u00e0 a Roma da un anno e mezzo, Tommaso era ancora a Bologna. Diciamo che non era il momento giusto. Il 30 dicembre 2007, va in onda sulla Rai uno speciale de \u00abLa grande storia\u00bb dedicato al &#8217;77. Il Tg2 intervistava Carlo Rivolta dopo la manifestazione in cui venne uccisa Giorgiana Masi. \u00c8 stata la prima volta che abbiamo visto Rivolta in video. [<a href=\"http:\/\/www.dailymotion.com\/video\/xof5ir_1977-immagini-per-un-diario-ritrovato_news\">Qui al minuto 33:27, N.d.R.<\/a>] Dopo capodanno, a Roma, iniziai a recuperare gli articoli di Carlo e, parallelamente, a sentire qualche collega che ci segnalasse altri colleghi, amici, parenti, donne che gli erano state accanto: in altre parole chiunque potesse raccontarci aneddoti su Rivolta, storie di quegli anni, curiosit\u00e0, fatti. Intanto, in tre mesi siamo riusciti ad avere praticamente la produzione completa di Carlo su \u00abRepubblica\u00bb. Il progetto \u00e8 cresciuto cos\u00ec, leggendo i suoi pezzi, avendo un quadro completo della sua vita professionale che, tra la met\u00e0 dei Settanta e l&#8217;inizio degli Ottanta, ha coinciso con i fatti di cronaca pi\u00f9 importanti accaduti in Italia, quelli che hanno colpito di pi\u00f9 l&#8217;opinione pubblica. Abbiamo pensato che potesse essere un modo diverso per raccontare un frammento di storia italiana da un punto di vista inedito. E quando abbiamo iniziato a parlare con chi l&#8217;aveva conosciuto, amato, frequantato, abbiamo capito che questa era anche una storia di passioni forti e di umane debolezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\" align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" title=\"moro_repubblica\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/moro_repubblica.jpg\" alt=\"La Repubblica durante il sequestro Moro\" width=\"500\" height=\"363\" \/><\/p>\n<p><strong>TDL:<\/strong> Il confronto con le fonti, dirette e indirette, era imprescindibile per il tipo di registro che avevamo intenzione di praticare: cio\u00e8 quello di una narrazione che poggiasse su documenti, materiali, resoconti. Va detto che, nel maggio del 2008, furono resi pubblici dal Senato gli atti della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulla strage di via Fani, sul sequestro e l&#8217;assassinio di <strong>Aldo Moro<\/strong> e sul terrorismo in Italia. Quegli incartamenti, in cui figuravano informative di pubblica sicurezza, processi verbali di testimonio, verbali di sequestro, ci mettevano nella condizione di avere un \u201ccontrocampo\u201d tanto prezioso quanto fosco. Cio\u00e8 di conoscere la prospettiva degli organi inquirenti e delle forze di polizia. Insieme agli articoli di Carlo (praticamente la totalit\u00e0 dei pezzi pubblicati su \u00abla Repubblica\u00bb e, a partire dal 1981, su \u00abLotta continua\u00bb), quei documenti ci consentivano di misurarci con una molteplicit\u00e0 di punti di vista. Ed \u00e8 quello che abbiamo fatto con un laborioso lavoro di montaggio.<em><br \/>\nLAS <\/em>non \u00e8 una biografia in senso stretto. La \u201ccamera\u201d non rimane fissa sull&#8217;oggetto del racconto, ma si sposta di continuo su comprimari e comparse, personaggi secondari e \u201cpersonaggi storici\u201d, se volessimo usare un&#8217;espressione da romanzo. Peraltro, nella struttura del libro, uno dei tre piani narrativi, che si sviluppano in alternanza secondo una sequenza A-B-C\/A-B-C, \u00e8 rappresentato da una selezione di articoli di Rivolta. Quindi potremmo dire che il protagonista del narrare diventa anche voce narrante. Questa ricerca ossessiva delle inquadrature e della loro successione ci ha impegnato in sessioni lunghissime. La definizione della scaletta \u00e8 stata la vera scommessa. Non ci interessava un&#8217;esposizione lineare. Volevamo puntare sulla coralit\u00e0 e l&#8217;effetto centrifuga. Ci sembrava l&#8217;unico modo per restituire la plastica aderenza al contesto temporale, perch\u00e9 \u2013 alla fine \u2013 l&#8217;elemento decisivo \u00e8 proprio il tempo, il momento, la congiuntura, che la vita di Carlo Rivolta consente di narrare.<br \/>\n<strong><br \/>\nWM1. Avete avuto segnali ostili, riscontrato chiusure? All&#8217;inverso: ci sono stati incoraggiamenti particolari, di cui pu\u00f2 essere interessante riferire?<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>MF:<\/strong> Di segnali ostili non mi ricordo. Ricordo, invece, lo sprone arrivato da <strong>Filippo Ceccarelli<\/strong> e <strong>Carlo Bonini<\/strong> ai quali, nell&#8217;estate del 2008, a \u00abRepubblica\u00bb, raccontai del libro. Anche per loro, quella di Rivolta era una vita, una storia da raccontare. \u00c8 stato un incitamento importante per andare avanti quando non avevamo ancora idea di cosa potesse diventare questo libro, n\u00e9 un editore a cui parlarne.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>TDL:<\/strong> Non ci sono stati atteggiamenti di ostilit\u00e0. Parlerei piuttosto di una gran fatica, perch\u00e9 interloquire con chi ha conosciuto Rivolta, sollecitarne la memoria, \u00e8 stato doloroso. Per tutti. Ricordo che a Trebisacce, in Calabria, quando incontrammo <strong>Lilli Chidichimo<\/strong>, la madre di Carlo, ci venivano proposte con insistenza \u2013 in un surreale rovesciamento dei ruoli tra intervistata e intervistatori \u2013 due domande: \u00abCome sarebbe Carlo oggi? Da che parte starebbe?\u00bb. Un <em>what if <\/em>spaventoso: anche perch\u00e9 il riferimento era alla collocazione governativa o antigovernativa in tempi in cui il berlusconismo era imperante e la destra aveva stravinto le elezioni. Anche a Roma, peraltro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-7535\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Eugenio-Scalfari\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Eugenio-Scalfari.jpg\" alt=\"Eugenio Scalfari\" width=\"200\" height=\"160\" \/>WM1: Nella terra di mezzo tra ostilit\u00e0 e incoraggiamento, esiste la vasta zona del silenzio, dell&#8217;indisponibilit\u00e0. Eugenio Scalfari ha cortesemente declinato la vostra richiesta di intervista, e la casa editrice non ha avuto pi\u00f9 successo di voi nel sollecitare &#8220;una frase, un rigo appena&#8221; su Carlo Rivolta o sul vostro libro.<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>TDL:<\/strong> Il silenzio di Scalfari lo interpreto in termini di riserbo comprensibile e legittimo. Ovviamente l&#8217;assenza di una testimonianza diretta da parte di colui che aveva voluto Carlo al giornale fin dagli inizi ci ha spinto a una precisa soluzione di ordine narrativo. Nel libro, il Fondatore \u201cparla\u201d solo ed esclusivamente sulla base dei suoi articoli o di interventi pubblici di altra natura. Alla fine viene fuori una \u201cdistanza\u201d simbolica, una certa aura epica, assimilabile alla caratterizzazione che \u2013 nella letteratura romanzesca \u2013 \u00e8 propria dell&#8217;archetipo del Grande Vecchio.<\/p>\n<p><strong>WM1.<\/strong> <strong>Ho letto questo libro in bozze quando ancora s&#8217;intitolava <em>Piombo quotidiano<\/em>, gioco di parole che evocava al tempo stesso la tipografia e le armi da fuoco, e faceva il verso al clich\u00e9 degli &#8220;anni di piombo&#8221;. Un bel titolo, ma forse troppo sbilanciato sugli anni Settanta, quando per me la parte pi\u00f9 rivelatrice e intrigante del libro \u00e8 quella di transizione tra i due decenni, i Settanta e gli Ottanta. Dal caso Moro alla vittoria nel Mundial del 1982. Il titolo definitivo parla di una &#8220;aspra stagione&#8221;, ed \u00e8 pi\u00f9 ambivalente, perch\u00e9 il riferimento immediato \u00e8 sempre agli anni Settanta, ma in seguito, gironzolando nella testa, l&#8217;espressione si arricchisce di riverberi, perch\u00e9 in effetti fu stagione ben aspra, anzi, <em>ben pi\u00f9 aspra<\/em> quella di transizione, tra riflusso, sconfitta operaia, <strong><\/strong>eroina a fiumi, pentitismo e carceri speciali, craxismo e &#8220;pentapartito&#8221;, Reagan e la Thatcher, ascesa del berlusconismo culturale, <strong><strong>abolizione della &#8220;scala mobile&#8221; sui salari<\/strong><\/strong>&#8230; Temo per\u00f2 che la maggior parte dei commenti e delle recensioni si concentrer\u00e0 sugli anni Settanta, dando una rappresentazione molto parziale del libro. Condividete questo timore?<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-7529\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"dino-zoff\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/dino-zoff.jpg\" alt=\"Dino Zoff\" width=\"210\" height=\"315\" \/>TDL e MF:<\/strong> Assolutamente, s\u00ec: condividiamo il timore di una lettura sbilanciata sui <em>Seventies<\/em>. Allora diciamolo chiaramente: <em>LAS<\/em> non \u00e8 un libro sugli anni Settanta se per anni Settanta intendiamo quel periodo che comincia col &#8217;68, o \u2013 ancora meglio \u2013 col &#8217;69 operaio, e arriva fino al 1980. Piuttosto \u00e8 un libro sull&#8217;uscita dagli anni Settanta, sui mille modi per tirarsi fuori da un&#8217;epoca. \u00c8 questo che lo rende tragico, forse nero, perfino al di l\u00e0 di Carlo Rivolta. Perch\u00e9 l&#8217;uscita da quella fase \u00e8 costata la vita, oppure l&#8217;anima. In troppi hanno perso la prima. Molti si sono venduti la seconda. In questo senso il libro, secondo noi, rientra nel filone dei racconti dedicati alla Transizione, cio\u00e8 agli sfuggevoli punti del continuum in cui si consuma un trapasso.<br \/>\nIndicativamente l&#8217;\u201caspra stagione\u201d potrebbe essere compresa tra la mattina del 16 marzo 1978, quando viene rapito Aldo Moro, e l&#8217;11 luglio del 1982, quando <strong>Dino Zoff<\/strong> alza la coppa d&#8217;oro col globo per celebrare la vittoria della nazionale italiana al mondiale di football in Spagna. Questo vale nonostante l&#8217;arco temporale della narrazione cominci prima attraverso il meccanismo del flashback: nel 1973 per l&#8217;esattezza, quando Carlo era un giovanissimo cronista di \u00abPaese Sera\u00bb.<br \/>\nIn quel lustro si compie \u2013 almeno a nostro avviso \u2013 la fine della prima Repubblica, della Repubblica uscita dalla Resistenza, con i suoi partiti di massa, la grande fabbrica, la centralit\u00e0 operaia, un preciso statuto del politico e via dicendo. Ed \u00e8 anche il momento in cui si manifesta l&#8217;inversione di tendenza, il ribaltamento dei rapporti di forza, l&#8217;offensiva liberista che in Italia assume le forme del craxismo. Se la consideriamo in questi termini, quella stagione non \u00e8 mai finita, coincidendo con la genesi dell&#8217;Italia contemporanea, quando le possibilit\u00e0 vengono scartate una dopo l&#8217;altra, gli eventi prendono una determinata piega e la Storia scandisce il suo corso. \u00c8 l&#8217;eterno presente, il passato che ritorna, di cui abbiamo provato a scrivere. In altre parole: l&#8217;origine dell&#8217;oggi. Al di l\u00e0 dell&#8217;alternanza tra fasi ritenute espansive e congiunture recessive, al netto della Milano da bere, di Tangentopoli, della discesa in campo dell&#8217;imprenditore milanese e delle bolle speculative, per trent&#8217;anni abbiamo sperimentato le medesime politiche di attacco al lavoro, disintegrazione dei diritti, devastazione del pubblico e dannazione di un&#8217;idea di societ\u00e0. Anzi: queste politiche sono cambiate nella misura in cui sono mostruosamente cresciute d&#8217;intensit\u00e0. Per non parlare degli uomini che hanno praticato o legittimato ideologicamente le ricette in questione. E non a caso sono alcuni dei comprimari \u2013 o delle comparse \u2013 del libro.<br \/>\nVa anche detto che abbiamo scritto alla fine degli anni Zero, in un momento in cui il quadro politico sembrava definitivamente chiuso ed era lontanissimo il ricordo del ciclo di lotte e mobilitazioni che avevano segnato l&#8217;inizio del decennio. Mentre lavoravamo a <em>LAS<\/em> esplodeva la bolla dei <em>subprimes<\/em> e si palesava la crisi finanziaria internazionale. In Europa e in Italia si sceglieva l&#8217;opzione di uscita a destra. Insomma, la delusione era forte e una storia come quella di Carlo aiutava a misurarsi con un certo sconforto.<br \/>\nOggi, in tempi di guerra al debito sovrano, di \u00absacrifici\u00bb, di uso politico della crisi \u2013 come avremmo detto una volta \u2013, certi riverberi tra epoche sembrano quasi riflessi, con l&#8217;aggravante che viene esplicitamente palesato lo scenario di un superamento del modello welfaristico continentale. Un vero e proprio regolamento di conti in stile western. Sempre pi\u00f9 aspro. Un salto nel passato che vuole ricacciarci \u2013 una volta per tutte \u2013 a prima del XX Secolo.<br \/>\nPer questo abbiamo provato a cogliere il punto in cui tutto ci\u00f2 \u00e8 cominciato: per capire come abbiamo fatto ad arrivare fin qui.<\/p>\n<p><a href=\"h\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7530\" title=\"Il terzo numero di Metropoli\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/METROPOLI-3-1980.jpg\" alt=\"Il terzo numero di Metropoli\" width=\"500\" height=\"673\" \/><\/a><strong><br \/>\nWM1. Si pu\u00f2 dire che la parabola umana, giornalistica e politica di Carlo Rivolta sia per &#8220;Repubblica&#8221; &#8211; intesa come rappresentazione che il giornale d\u00e0 di s\u00e9 &#8211; uno scheletro che sta mezzo dentro e mezzo fuori dall&#8217;armadio? Il giornale continua a ripubblicare, a ogni iniziativa speciale in corrispondenza di anniversari, i suoi pezzi sul &#8217;77 e sul caso Moro, per\u00f2 su tutto quel che venne dopo (e stava attorno) quei reportages, \u00e8 calata una cappa di silenzio durata trent&#8217;anni spaccati: l&#8217;eroina, il disagio di Rivolta dentro il giornale, il suo isolamento, la firma per &#8220;Metropoli&#8221;&#8230; C&#8217;\u00e8 una contraddizione interessante: la narrazione dei &#8220;<em>glory days<\/em>&#8221; del giornale, la continua rievocazione che il giornale fa della sua storia, non pu\u00f2 in alcun modo omettere quei pezzi di Carlo, perch\u00e9 sono essenziali &#8211; anzi, <em>quintessenziali<\/em> &#8211; e definiscono una stagione, ma Carlo stesso, per evidenti motivi, non \u00e8 potuto assurgere allo status di &#8220;eroe&#8221;, non \u00e8 nel pantheon. Pensate succeder\u00e0 qualcosa, ora che avete scritto questa biografia narrativa, centrifuga e spiazzante?<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-7561\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"autonomi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/autonomi.jpeg\" alt=\"Autonomi, Roma 1977, foto di Tano D'Amico\" width=\"189\" height=\"266\" \/>MF:<\/strong> Io credo che un giornale non sia un organismo rigido, fisso. Tutt&#8217;altro, \u00e8 una struttura complessa, in cui i momenti di rievocazione della propria storia e l&#8217;uso del suo passato sono frutto di un processo che si modifica nel tempo. E soprattutto sono saltuari, non puntuali o ricorrenti. Per questo non credo che si possa parlare strutturalmente di Pantheon n\u00e9 di una galleria di eroi dentro \u00abRepubblica\u00bb di cui Rivolta non farebbe parte. E poi bisogna ricordare che quando mor\u00ec, non ci fu l&#8217;oblio. Fu commemorato in un pezzo-necrologio molto onesto, quando gi\u00e0 non lavorava pi\u00f9 al giornale di via Indipendenza. Due anni dopo <strong>Giampaolo Pansa<\/strong>, che di \u00abRepubblica\u00bb, in quel periodo, era vicedirettore, scrisse un lungo articolo per ricordarlo, menzionando perfino la vicenda della firma di\u00abMetropoli\u00bb, la controversa testata costituita da ex-dirigenti di Potere operaio e leader dell&#8217;Autonomia come tentativo di ricomposizione politico-culturale. \u00abMetropoli\u00bb era costretta a cambiare direttore responsabile a ogni uscita. Il terzo numero della testata, pubblicato nel febbraio del 1981, era firmato da un giornalista di \u00abRepubblica\u00bb regolarmente iscritto all&#8217;albo: quel giornalista era Rivolta. Carlo era nettamente ostile all&#8217;area dell&#8217;Autonomia. La rottura si era consumata nel &#8217;77 e si era approfondita col tempo. In passato c&#8217;erano stati screzi e scazzi pesanti. E tuttavia Rivolta \u00e8 sempre stato accorto a non identificare le opzioni strategiche del partito armato con le posizioni \u2013 anche quelle pi\u00f9 ambigue \u2013 dell&#8217;Autonomia. La sua particolare cultura libertaria, movimentista, creativa, lo spinse ad accettare di apporre una firma scomoda, che gli cost\u00f2 un mese di sospensione dal giornale. Intendiamoci: si tratt\u00f2 di un provvedimento del tutto simbolico, destinato a rientrare a strettissimo giro. Il punto non \u00e8 il provvedimento in s\u00e9, bens\u00ec che quell&#8217;impasto culturale, magmatico e ultragarantista, dopo Moro, non trovava pi\u00f9 spazio.<br \/>\nDetto questo, sicuramente \u00e8 vero: Rivolta, fuori dal giornale, \u00e8 rimasto nella memoria di tanti amici e lettori di allora. Forse, solo l\u00ec. Se per\u00f2 parli con chi c&#8217;era allora, trent&#8217;anni fa, in tanti qui al giornale ricordano il suo ruolo, l&#8217;aiuto che dette all&#8217;affermazione del quotidiano in ambienti &#8220;nuovi&#8221; e, cosa mai trascurabile, l&#8217;aumento delle copie vendute anche grazie alle sue cronache. Probabilmente dovevano passare tre decenni per raccontarne la vita e rompere un silenzio che non mi sento di attribuire al suo essere una figura \u201cscomoda\u201d. La verit\u00e0 \u00e8 che, come racconta spesso un mio amico, \u00able redazioni (i luoghi di lavoro in generale, aggiungo io) possono generare anche profonda infelicit\u00e0\u00bb. Ecco, forse c&#8217;\u00e8 stata anche questa infelicit\u00e0 di fondo nella vita di Rivolta che ha contribuito a far calare il silenzio sulla sua vicenda.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-7563\" style=\"margin-left: 2px; margin-right: 2px;\" title=\"I fondatori di Repubblica con una copia del numero zero, 1976\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/numerozero.jpg\" alt=\"I fondatori di Repubblica con una copia del numero zero, 1976\" width=\"200\" height=\"129\" \/>TDL:<\/strong> Partirei da una citazione di Eugenio Scalfari che chiarisce il problema dell&#8217;identit\u00e0 di un mezzo di comunicazione e della rappresentazione che esso ha di s\u00e9: \u00abUn giornale, come una persona e una comunit\u00e0 \u00e8 soggetto a molti mutamenti che vanno di pari passo col cambiare del mondo che ci circonda e delle condizioni che ne derivano. Ma c&#8217;\u00e8 per ciascuno di questi soggetti una continuit\u00e0 di memoria storica e quindi di identit\u00e0; il Dna di un giornale non cambia anche se, per operare in presenza di mutate condizioni, gli strumenti che usa sono in costante trasformazione\u00bb. Queste parole rendono bene il processo aperto che definisce la natura di un medium e che regola \u2013 nell&#8217;alternanza di conservazione e mutamento \u2013 il rapporto col proprio passato. O meglio: l&#8217;impiego del proprio passato. Sul versante della \u00abcontinuit\u00e0 di memoria storica\u00bb uno dei miti fondativi della testata \u00e8 rappresentato dal sostegno alla linea della fermezza nei giorni del rapimento di Moro. Ne esistono altri, corrispondenti ad altre stagioni, ed esistono perfino i miti fondativi dei detrattori de \u00abla Repubblica\u00bb: ad esempio la nota tesi del \u00abgiornale-partito\u00bb che, peraltro, \u00e8 coeva o di poco successiva alle vicende del 1978. \u00c8 chiaro che ogni scelta identitaria implica meccanismi di elisione. Carlo Rivolta, ma pi\u00f9 in generale i primi due anni de \u00abla Repubblica\u00bb, rimangono spesso dall&#8217;altra parte del \u201cmuro\u201d eretto a ridosso dell&#8217;<em>affaire<\/em> Moro. \u00c8 un problema di uso del passato. Io parlerei di dialettica aperta pi\u00f9 che di circoscrizione di un ambito ideale ed \u201ceroico\u201d in cui figurano le grandi firme.<br \/>\nProvo a fare un esempio: lo scorso 29 gennaio \u00e8 uscito un editoriale di Scalfari intitolato \u00abUna lettera per la Camusso che viene da lontano\u00bb. L&#8217;articolo comincia con una lunga citazione da un&#8217;intervista che lo stesso Scalfari aveva fatto a Luciano Lama nel gennaio del &#8217;78. Il segretario della CGIL teorizzava il contenimento della politica salariale, la possibilit\u00e0 di licenziare gli esuberi, la necessit\u00e0 di inaugurare una fase di sviluppo e la richiesta, rivolta alla classe operaia, di assumersi \u2013 nel segno di un grande programma di solidariet\u00e0 nazionale \u2013 l&#8217;onere dei sacrifici. Queste parole di Lama vengono messe in relazione all&#8217;unit\u00e0 sindacale che rappresent\u00f2 il vero baluardo contro il partito armato. Quindi, nella prospettiva storica, sono immediatamente ricondotte al mito fondativo di cui dicevo prima. Al netto del giudizio di merito, della condivisione o meno del contenuto, questo \u00e8 un esempio di uso politico della memoria che ne esclude inevitabilmente altri.<br \/>\n\u00c8 evidente che il gioco dei corsi e ricorsi funziona fino a un certo punto. Si pu\u00f2 sempre dire che il 2012 non \u00e8 il &#8217;78, che <strong>Susanna Camusso<\/strong> non \u00e8 Luciano Lama, che l&#8217;odierna composizione di classe non corrisponde a quella di fine Settanta, eccetera. Oppure, il lettore che da pi\u00f9 di quindici anni compra ogni mattina il giornale ha guadagnato il diritto di prodursi in una diversa continuit\u00e0 di memoria storica. E quindi, sempre a proposito di riverberi tra epoche e riguardo a operazioni che tendono a blindare il quadro politico, a spazi di governabilit\u00e0 con maggioranze parlamentari del sessanta, settanta per cento o a convergenze che escludono e marginalizzano soggetti sociali, io citerei un monito lungimirante di Scalfari, redatto poco tempo prima della manifestazione del 12 marzo &#8217;77 a Roma:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abScrivemmo qualche giorno fa che quanto stava accadendo tra gli studenti non era un temporale di primavera ma una cupa tempesta. I fatti purtroppo ci danno ragione. Ma i fatti rimettono in discussione molte cose. E, in primo luogo, la strategia del compromesso storico. Non sottovalutiamo la seriet\u00e0 di quella strategia ma poniamo una domanda: come coinvolgere una giovent\u00f9 disperata e condannata alla disoccupazione in un progetto di rinnovamento sociale che abbia come consoci le vecchie classi dirigenti, logorate e corrotte da trent&#8217;anni di esercizio del potere?\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7531\" title=\"calabresi_busiard\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/calabresi_busiard.jpg\" alt=\"Calabresi Jr. busiard\" width=\"500\" height=\"295\" \/><strong><br \/>\nWM1. Scalfari <em>contra<\/em> Scalfari, acuire la contraddizione&#8230; Con roba del genere m&#8217;inviti a nozze, lo sai. A questo proposito: un tratto vistoso del giornalismo di oggi \u00e8 la mancanza di persone come Rivolta, che in realt\u00e0 ci sono, esistono (basterebbe cercarle nello stuolo di precari delle redazioni locali!), ma i giornali non sanno di averle a disposizione, o non gliene frega niente, quindi non se ne avvalgono, o se ne avvalgono molto male. I grandi giornali (&#8220;Repubblica&#8221; compresa) non hanno &#8220;sensori&#8221; nei movimenti, figure che siano parte integrante di quella composizione sociale e quindi possano fare &#8220;<em>participant observation<\/em>&#8220;, scrivendo con il linguaggio adeguato, facendo parlare le fonti vive etc. Io credo che la copertura che i giornali danno delle lotte odierne, dai No Tav alle occupazioni all&#8217;antifascismo militante, sia sempre mediocre e spesso terribile, proprio sotto l&#8217;aspetto giornalistico (sotto quello politico vabbe&#8217;, che ve lo dico a fare?). La stampa oggi \u00e8 parecchio lontana &#8211; linguisticamente, psicologicamente &#8211; dalle strade e dalla piazza (che non \u00e8 un luogo fisico, ma un universo di riferimenti). Voi cosa ne pensate?<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><strong>TDL:<\/strong> Il problema del rapporto tra movimenti e mezzi di comunicazione rappresenta \u2013 a mio avviso \u2013 uno dei principali termini di paragone su cui \u00e8 possibile misurare l&#8217;arretramento che abbiamo scontato negli ultimi sette, otto anni. Ora, \u00e8 evidente che le lotte non si giudicano mai, per definizione. Una lotta la si fa, e basta. E cos\u00ec si contribuisce a definirne le forme, gli slogan, le parole d&#8217;ordine, le pratiche, le tecniche di comunicazione. Tuttavia, \u00e8 impossibile non ammettere che s&#8217;\u00e8 smarrita la capacit\u00e0 d&#8217;interagire conflittualmente con i media mainstream. Basta pensare alle differenze tra ci\u00f2 che accade oggi e il ciclo di mobilitazioni dei primi anni Zero: quello, per intenderci, che cominci\u00f2 con la \u201cbattaglia\u201d di Seattle e si concluse indicativamente con la manifestazione planetaria contro la guerra preventiva dei neoconservatori, il 15 febbraio 2003. Io non credo che, sul versante dell&#8217;informazione, la situazione sia peggiorata rispetto a quella fase. Credo che si sia smarrita la capacit\u00e0 di rovesciare certe inquadrature, di sottrarsi agli stereotipi, di sfuggire alla rappresentazione pi\u00f9 ovvia e scontata. \u00c8 un intero apparato linguistico e simbolico che \u00e8 saltato. E ovviamente \u00e8 saltata pure la politica che consentiva di tenere insieme certi linguaggi e certi simboli. Insomma, senza il minimo giudizio morale, dico che a ogni forma di lotta corrisponde un modo di comunicare. E in questo caso considero prevalenti \u2013 e assai pi\u00f9 preoccupanti \u2013 i limiti di ordine soggettivo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7565\" title=\"Roma, 15 ottobre 2011, Er Pelliccia scaglia l'estintore\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/roma-15-ottobre500.jpg\" alt=\"Roma, 15 ottobre 2011, Er Pelliccia scaglia l'estintore\" width=\"500\" height=\"334\" \/><strong><br \/>\nMF:<\/strong> C&#8217;\u00e8 un problema di riconoscimento da parte dei movimenti nei confronti dei giornalisti. Siamo tornati indietro di anni, a quando con i media non si parlava, a quando il conflitto era frontale. La colpa? \u00c8 vero, probabilmente c\u2019\u00e8 superficialit\u00e0 nel raccontare certi mondi, imprecisione cronica, scarsa voglia di approfondire, poca curiosit\u00e0. C\u2019\u00e8 lontananza, anche. Trent\u2019anni fa, \u00abRepubblica\u00bb, per dire, \u201creclutava\u201d i suoi cronisti tra chi aveva fatto determinate esperienze, tra chi conosceva meglio certe realt\u00e0: era un modo per avere una sonda pi\u00f9 profonda in determinati ambienti. Ora non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, praticamente per nessuna testata. Allora la cronaca era una sorta di osservazione partecipata che per\u00f2, va detto, non era accolta tanto meglio nei circuiti di movimento. Rivolta con i suoi pezzi, per esempio, si ritrov\u00f2 a essere avversato anche da chi lo riconosceva come un compagno. L\u2019internit\u00e0, ad un certo punto, diventa esternit\u00e0. Il problema sono le forme espressive con le quali il movimento viene raccontato e si racconta. Non c\u2019\u00e8 alcuna mediazione, sono forme comunicative che tra loro non hanno rapporti. Non c\u2019\u00e8 riconoscimento, insomma. E questo ritorna oggi anche perch\u00e9 sono venute meno le parole d\u2019ordine di dieci anni fa: \u00ab<em>Don\u2019t hate the media, become the media<\/em>\u00bb. Ora nei cortei c\u2019\u00e8 tensione, i giornalisti (soprattutto quelli con le telecamere) sono visti come nemici o, peggio, amici della questura. Non \u00e8 facile colmare questa distanza. Ci vuole tempo, credo. Tanto studio e pochi pregiudizi.<\/p>\n<p><strong>WM1. Per concludere, vorrei sentirvi commentare uno dei testi pi\u00f9 belli e dolorosi che avete incluso nel libro: la lettera in cui Carlo, non molto tempo prima di morire, rivolgendosi a Enrico Deaglio, cerca di spronarsi a ripartire vagheggiando (ma&#8230; vagheggiandola nei minimi dettagli!) un&#8217;inchiesta sui giovani del Sud. Quella lettera mi ha impressionato: ha la forza rivelatrice di un ossimoro misterioso, un ossimoro del quale si avverte l&#8217;effetto contraddittorio ma non si saprebbero indicare con precisione gli elementi che cozzano tra loro per produrlo. E&#8217; una lettera <em>vicinissima<\/em> al nostro presente, ed \u00e8 una lettera <em>distantissima<\/em> dal nostro presente.<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>TDL &amp; MF:<\/strong> Quella lettera \u00e8 datata 14 dicembre 1981 e, nella sua natura intimamente contraddittoria, suona davvero straziante. Carlo la scrive due mesi prima di morire, in uno dei tornanti pi\u00f9 bruschi dell&#8217;aspra stagione. Senza svelare troppo del libro, diciamo che quelle righe \u2013 redatte all&#8217;estero e indirizzate a Deaglio \u2013 sono cariche di ottimismo, fiducia e speranze che cozzano platealmente con la situazione italiana dei primi Ottanta e con lo stesso tono cui Rivolta ci ha abituato. Le sue analisi pi\u00f9 lucide sono sempre anticipazioni \u2013 fosche, cupe, grevi \u2013 di ci\u00f2 che sta per accadere, o accadr\u00e0. Invece, nel caso della lettera, semplicemente sbaglia: prima di tutto su se stesso, confidando in una svolta esistenziale, che purtroppo non si dar\u00e0, e poi immaginando un cambiamento, una possibilit\u00e0 di rilancio politico, i cui margini \u2013 in quel momento \u2013 erano clamorosamente ridotti, se non del tutto inesistenti. Eppure, anche in quell&#8217;occasione, intuisce \u2013 prima di altri \u2013 la necessit\u00e0 di guardare a sud: lui, che aveva composto grandi articoli sul Mezzogiorno, tra cui i memorabili reportage dall&#8217;Irpinia devastata dal sisma. Rivolta propone al suo direttore un progetto di grandi inchieste sulle citt\u00e0 meridionali: Napoli e Bari, in primo luogo. \u00c8 interessato a comprendere la condizione dei soggetti marginali, i danni irreparabili che sono stati inflitti a quelle terre e le scommesse da avanzare su un \u00abquadro sociale nuovo per sottrarlo alla mafia, alla disperazione, alla delinquenza\u00bb. \u00c8 un approccio che \u2013 senza dubbio \u2013 coglie con anticipo la centralit\u00e0, narrativa e trasformativa, di una geografia, di un universo, di assetti produttivi dominati dal capitale illegale o translegale, delle connivenze tra questi interessi e il sistema politico. Peraltro \u00e8 un approccio documentato dalle stesse cronache che Rivolta ha redatto come inviato al sud fin dai primi tempi di \u00abRepubblica\u00bb. Questa consapevolezza, tuttavia, cozza con l&#8217;auspicio che da l\u00ec potr\u00e0 iniziare a tirare uno \u00abscirocco impetuoso di proposte e di possibili legami\u00bb. Carlo immagina di conquistare a \u00abLotta continua\u00bb \u00abla massa dei giovani progressisti calabresi e lucani, che sentono gi\u00e0 la muffa nelle aule di Arcavacata\u00bb. Invece sappiamo che non andr\u00e0 in quella maniera. \u00abLc\u00bb chiuder\u00e0 sette mesi pi\u00f9 tardi. Gli anni Ottanta, soprattutto al Sud, saranno il decennio del grande saccheggio da parte dei potentati politico-mafiosi. Al posto di un vento impetuoso graver\u00e0 l&#8217;immobilit\u00e0 della bonaccia. E Rivolta morir\u00e0 due mesi pi\u00f9 tardi. Forse, \u00e8 l&#8217;accostamento tra questi opposti a produrre la percezione di ossimoro misterioso che rilevi. Al cronista, sempre impeccabile nel cogliere il rapporto tra presente e futuro, difetta \u2013 in questo caso \u2013 l&#8217;interpretazione dell&#8217;immediato, bench\u00e9 permanga intatta la lettura prospettica di lungo periodo.<br \/>\nTre settimane dopo l&#8217;invio di quella lettera, di ritorno a Roma, Carlo ritrover\u00e0 i toni di una lucidissima amarezza, commentando la situazione con le parole: \u00abnon cambia nulla in citt\u00e0\u00bb. Un epitaffio che accompagner\u00e0 gli ultimi giorni della sua vita.<\/p>\n<div id=\"attachment_7571\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-7571\" class=\"size-full wp-image-7571\" title=\"Parco di fantasmi, gli anni Ottanta\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/ghostcity.jpg\" alt=\"Parco di fantasmi, gli anni Ottanta\" width=\"500\" height=\"500\" \/><p id=\"caption-attachment-7571\" class=\"wp-caption-text\">Parco di fantasmi, gli anni Ottanta. Chernobyl alleg(o)ria di naufragi.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><br \/>\nLINK CORRELATI<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/carlo-rivolta-la-passione-di-un-cronista\/\">Giuliano Santoro recensisce <em>L&#8217;aspra stagione<\/em><\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[WM1:] L&#8217;aspra stagione &#8211; d&#8217;ora in avanti LAS &#8211; \u00e8 un libro scritto a quattro mani da Tommaso De Lorenzis (nome ben noto alla comunit\u00e0 di Giap) e dal giornalista Mauro Favale. 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