{"id":6628,"date":"2012-01-22T21:55:03","date_gmt":"2012-01-22T20:55:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=6628"},"modified":"2022-06-25T21:23:10","modified_gmt":"2022-06-25T19:23:10","slug":"in-cima-al-kenya-col-comandante-un-oggetto-narrativo-non-identificato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/01\/in-cima-al-kenya-col-comandante-un-oggetto-narrativo-non-identificato\/","title":{"rendered":"In cima al Kenya col Comandante (Un oggetto narrativo non-identificato)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/dal_naro_moru.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6689\" title=\"Scendendo a valle, 27 gennaio 2010\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/dal_naro_moru_resize.jpg\" alt=\"Scendendo a valle, 27 gennaio 2010\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><br \/>\ndi <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p>Si sa che da un paio d&#8217;anni stiamo lavorando a un grosso romanzo sulla Rivoluzione Francese, pi\u00f9 precisamente sul passaggio storico che va dal Terrore (1793-1794) alla reazione termidoriana, fino ai primi anni del Direttorio. Contiamo di terminare la stesura nel 2013. L&#8217;opera fa parte del &#8220;Trittico Atlantico&#8221; iniziato nel 2007 con <a href=\"http:\/\/www.manituana.com\"><em>Manituana<\/em><\/a> (nostro maggiore successo di critica all&#8217;estero, come spiegava tempo fa <a href=\"http:\/\/www.einaudi.it\/speciali\/Wu-Ming-Manituana-estero\">questo speciale sul sito Einaudi<\/a>).<br \/>\nE&#8217; senz&#8217;altro il progetto pi\u00f9 impegnativo che il collettivo sta portando avanti, ma non \u00e8 il solo: ruotano nella nostra orbita due &#8220;oggetti narrativi non-identificati&#8221;. Curiosamente, entrambi sono scritti da un Wu Ming + un co-autore che non milita nel collettivo, ed entrambi hanno a che fare con l&#8217;Africa: uno con la Somalia, l&#8217;altro col Kenya.<!--more--><br \/>\nPer vie tortuose, seguendo le piste di storie diverse, ci siamo ritrovati a scrivere di due paesi confinanti, storicamente segnati da un rapporto difficile, tra dispute, scorribande ed emergenze umanitarie. Le tensioni sono sfociate in guerra aperta quando, nell&#8217;ottobre 2011, l&#8217;esercito kenyota \u00e8 entrato in Somalia, dove tuttora combatte contro le milizie islamiste di al-Shabaab.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8806205927\/ASI\/300131\">Il libro &#8220;somalo&#8221;<\/a> \u00e8 gi\u00e0 scritto, si intitola <em>Timira<\/em> e uscir\u00e0 con Einaudi nella prima met\u00e0 del 2012. Il libro &#8220;kenyota&#8221; \u00e8 in fase di stesura e uscir\u00e0 sempre con Einaudi, ma non c&#8217;\u00e8 ancora un titolo, n\u00e9 una data ufficiale.<br \/>\n<em>Timira<\/em> lo hanno scritto Wu Ming 2 e <strong>Antar Mohamed<\/strong>, e saranno loro a presentarvelo a breve giro.<br \/>\nL&#8217;altro lo stiamo scrivendo io e il comandante <strong>Heriberto Cienfuegos<\/strong>, alias il nostro agente letterario <strong>Roberto Santachiara<\/strong>, e inizio a parlarvene oggi.<br \/>\nAlcuni giapster molto attenti ricorderanno accenni sparsi qui e l\u00e0, e si saranno fatti una vaghissima idea. In questo post, spiegher\u00f2 per sommi capi il progetto, condividendo alcuni appunti di lavoro e impressioni. Sar\u00f2 felice se dai lettori giungeranno ulteriori indicazioni, aneddoti, riferimenti, consigli.<br \/>\nEcco perch\u00e9 cominciamo dal libro <em>in fieri<\/em> anzich\u00e9 da quello gi\u00e0 scritto: questo post e il vostro eventuale feedback mi daranno<em> il calcio in culo per la tirata finale<\/em>.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 dell&#8217;altro, e di pi\u00f9. Oggi il collettivo inaugura una modalit\u00e0 d&#8217;utilizzo di <em>Giap<\/em> che ci accompagner\u00e0 per tutto il 2012 e anche oltre. Siamo nella fase intensiva del lavoro di stesura, concentratissimi sui progetti, quindi avremo meno tempo ed energie per confezionare nuovi post. C&#8217;\u00e8 il rischio di trascurare il blog. Bene, uno dei modi di tenerlo vivo \u00e8 proprio questo: raccontare &#8211; senza rovinare sorprese importanti, ovviamente &#8211; cosa stiamo facendo, socializzare riflessioni nate durante il lavoro, sottoporvi dilemmi e anche, in buona sostanza, &#8220;preparare il terreno&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>Due anni fa, nel gennaio 2010, sono stato in Kenya. Pi\u00f9 precisamente, ho fatto un viaggio al Mount Kenya National Park. Ancora pi\u00f9 precisamente: sono salito in cima al Monte Kenya.<br \/>\nMa il Monte Kenya ha <em>tre<\/em> cime, quindi tocca specificare ulteriormente: sono salito su quella meno difficile, la Punta Lenana. Ogni anno la raggiungono in molti. Non moltissimi, perch\u00e9 \u00e8 pur sempre 4985 metri sopra il livello del mare, pi\u00f9 alta del Monte Bianco&#8230; Comunque, ci si arriva camminando. La salita \u00e8 dura, con l&#8217;aria che si fa sempre pi\u00f9 povera di ossigeno, ma non c&#8217;\u00e8 bisogno di essere rocciatori: quasi non si appoggia la mano sulle pietre, se non durante lo strappo finale, i duecentosettanta metri che dall&#8217;ultimo rifugio &#8211; l&#8217;Austrian Hut &#8211; portano alla vetta.<br \/>\nI rocciatori si dedicano alle altre due punte, Batian e Nelion, pi\u00f9 difficili e abbondantemente sopra i cinquemila.<\/p>\n<p>Insieme a me, su quella montagna, c&#8217;erano il comandante Cienfuegos, sua moglie Cecilia, la guida <strong>Mike Rukwaro Mwai<\/strong> e i suoi assistenti Daniel, Michael, Joseph, Gideon, James (il cuoco della spedizione) e Paul (che in un&#8217;occasione mi ha salvato il culo). In tutto, tre italiani e sette gikuyu.<\/p>\n<div id=\"attachment_6769\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Mike_Rukwaro_medium.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6769\" class=\"size-full wp-image-6769 \" title=\"Mike Rukwaro Mwai\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Mike_Rukwaro_resize3.jpg\" alt=\"Mike Rukwaro Mwai\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-6769\" class=\"wp-caption-text\">Mike Rukwaro Mwai. 26 gennaio 2010, penultima marcia (dallo Shipton Camp all&#8217;Austrian Hut)<\/p><\/div>\n<p>Il Comandante e Cecilia hanno alle spalle molte ascese ed escursioni, amano la montagna e Cecilia se ne occupa anche per lavoro. Io, invece, non ero mai stato sopra i mille metri. Quando il nostro aereo \u00e8 atterrato a Nairobi (1660 mt.), eravamo gi\u00e0 al massimo punto altimetrico toccato dal Sottoscritto. Sono uno <em>zanni<\/em> di pianura, un ferrarese della bonifica. Eppure, tre mesi prima di compiere quarant&#8217;anni, di punto in bianco e scriteriatamente, mi sono messo in marcia e ho sfiorato i cinquemila. Avevo sentito parlare di rischi per la salute, mal di montagna, edemi cerebrali&#8230; Faticaccia a parte, non ho avuto problemi.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 ho fatto una cosa del genere?<br \/>\nPerch\u00e9 me lo aveva proposto il Comandante.<br \/>\nE perch\u00e9 lo aveva proposto a <em>me<\/em>?<br \/>\nBeh, tra tutte le persone che conosceva, ero la pi\u00f9 lontana dall&#8217;esperienza alpinistica, e quindi la pi\u00f9 adatta. Il Comandante aveva in mente una storia da raccontare, anzi, un groviglio, <em>un rizoma di storie<\/em>. Per raccontarle, aveva bisogno di un co-autore, e quel co-autore doveva salire sul Kenya insieme a lui. Non doveva trattarsi di uno &#8220;scrittore di montagna&#8221;, bens\u00ec di uno che, arrivando da un &#8220;altrove&#8221;, portasse con s\u00e9 uno sguardo diverso&#8230; e un <em>corpo<\/em> diverso. Costui doveva <em>faticare<\/em>, giungere in vetta duramente provato, e ancor pi\u00f9 provato doveva essere al termine della discesa. Perch\u00e9 \u00e8 la discesa la parte peggiore.<br \/>\nE in effetti, se mi guardo nelle foto di quei giorni, mi vedo stravolto, ho il viso gonfio e pesto, bruciacchiato dal sole. Eccomi, durante questa o quella sosta: siedo gobbo e annichilito, in debito d&#8217;ossigeno e di senso.<br \/>\nImmedesimazione.<em> Method acting<\/em> applicato alla letteratura. Nulla di nuovo, a pensarci bene.<br \/>\nMa&#8230; immedesimazione con <em>chi<\/em>?<br \/>\nPazientate, ci sto per arrivare.<\/p>\n<p>Sono stato sulla vetta. Sono sceso a valle con un taccuino fitto di annotazioni. Tornato in Italia, mi sono messo a studiare, leggere, discutere con chi ne sapeva pi\u00f9 di me. Ho preso appunti, li ho riletti, li ho gettati nella spazzatura. Ho preso altri appunti, girato per biblioteche, consultato archivi, programmato interviste, fatto sopralluoghi. Ho esaminato e riesaminato le centinaia di foto scattate durante l&#8217;ascesa. Il Comandante mi aveva lanciato una bella esca.<\/p>\n<p>La storia da cui siamo partiti \u00e8 quella di <strong>Felice Benuzzi<\/strong>, <strong>Giovanni (&#8220;Giu\u00e0n&#8221;) Balletto<\/strong> e <strong>Vincenzo (&#8220;Enzo&#8221;) Barsotti<\/strong>, tre prigionieri di guerra italiani che nel 1943 evasero da un campo di prigionia britannico a Nanyuki, in Kenya, al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Si erano preparati per mesi, di nascosto, procurandosi con mille espedienti i materiali per costruirsi ramponi, piccozza, corde etc. Non avevano carte topografiche: l&#8217;unica immagine della montagna che potevano usare come vago riferimento era sull&#8217;etichetta di un barattolo di carne in conserva, marca Kenylon. Quasi alla cieca, attraversarono la foresta equatoriale e iniziarono la scalata.<br \/>\nIl triestino Benuzzi era un alpinista esperto: prima della guerra aveva scalato le Alpi Giulie e le Carniche, spesso in compagnia di <strong>Emilio Comici<\/strong>, il pi\u00f9 grande scalatore degli anni Trenta, trasformato dal regime in una vera star, morto nel 1940 a soli 39 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"369\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/6u69RdfqytM?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"369\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/6u69RdfqytM?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<p>Anche il genovese Balletto era un alpinista: si era fatto le ossa sulle Alpi occidentali.<br \/>\nIl camaiorese Barsotti, invece, era alla sua prima esperienza del genere.<\/p>\n<p>Benuzzi aveva con s\u00e9 un libro molto &#8220;in tema&#8221;, <em>The Escaping Club<\/em> dell&#8217;aviatore inglese <strong>A.J. Evans<\/strong> (1889-1960). Evans fu un vero mago delle evasioni: durante la Grande Guerra, riusc\u00ec a fuggire prima da un campo di prigionia tedesco e poi da una galera turca in Palestina.<br \/>\nGrazie alla rete e a una libreria dell&#8217;usato, ho comprato <em>The Escaping Club<\/em> in un&#8217;edizione Penguin del 1943, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/escaping_club.jpg\">un&#8217;edizione per prigionieri di guerra<\/a>, con ogni probabilit\u00e0 la stessa che aveva in tasca Benuzzi.<\/p>\n<p>I tre evasi avevano calcolato male la quantit\u00e0 di cibo necessaria. Stremati e digiuni, dopo due settimane, varie peripezie e un tentativo fallito di scalare la Punta Batian (5195 mt.), raggiunsero la Punta Lenana. Ci arrivarono in due, Benuzzi e Balletto. Barsotti, partito gi\u00e0 febbricitante (!), era rimasto al &#8220;campo-base&#8221;.<\/p>\n<p>Ecco spiegato l&#8217;intento del Comandante. Ecco con chi dovevo, in una certa misura, immedesimarmi. Soggettivamente, la mia fatica d&#8217;inespertissima e poco allenata schiappa di pianura poteva avvicinarsi &#8211; mooolto per difetto, beninteso &#8211; a quella di Benuzzi e Balletto (che avevano il vantaggio di essere alpinisti esperti, ma erano infiacchiti da due anni di prigionia, dotati di un&#8217;attrezzatura improvvisata e per giunta a stomaco vuoto), e soprattutto a quella di Barsotti.<\/p>\n<div id=\"attachment_6766\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ferrovia_Nanyuki_medium.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6766\" class=\"size-full wp-image-6766 \" title=\"La vecchia ferrovia a Nanyuki\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/ferrovia_Nanyuki1.jpg\" alt=\"La vecchia ferrovia a Nanyuki\" width=\"500\" height=\"375\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-6766\" class=\"wp-caption-text\">Nei luoghi di \u00abFuga sul Kenya\u00bb. La vecchia ferrovia: \u00abPresto uscimmo dal bosco sulla prateria che secondo i &#8216;piani prestabiliti&#8217;, dovevamo attraversare parallelamente alla ferrovia, fuori strada. Ma come si fa ad andare parallelamente a qualche cosa che non si vede? E senza alcun punto di riferimento? Avevo sperato di poter vedere almeno la catena dell&#8217;Aberdare o qualche stella a Sud Ovest, su cui orientarmi. Invece nulla: cielo coperto e buio pesto. Si andava del tutto a naso.\u00bb<\/p><\/div>\n<p>Felice e Giu\u00e0n piantarono il tricolore, lasciarono un messaggio e biglietti coi loro nomi dentro una bottiglia, tornarono al campo-base e, con Enzo, affrontarono la discesa. Tornati a Nanyuki, si riconsegnarono alle autorit\u00e0 del campo 354. Forse per <em>sportsmanship<\/em>, queste ultime optarono per una punizione tutto sommato lieve.<br \/>\nNemmeno per un istante i tre avevano pensato di approfittare dell&#8217;uscita per fuggire. Sarebbe stato impossibile: il paese neutrale pi\u00f9 vicino era il Mozambico, che distava mille chilometri. E in una terra come il Kenya, dove i bianchi erano pochissimi, ben presto avrebbero dato nell&#8217;occhio e sarebbero stati presi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-6875\" title=\"Il disegno sulla scatoletta Kenylon\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Kenylon_label.jpg\" alt=\"Il disegno sulla scatoletta Kenylon\" width=\"180\" height=\"160\" \/>Nei mesi successivi Benuzzi scrisse, direttamente in inglese, un resoconto di quell&#8217;avventura. Sarebbe stato pubblicato a Londra nel 1953 con il titolo <em>No Picnic on Mount Kenya<\/em>. La versione italiana usc\u00ec nel 1947 col titolo <em>Fuga sul Kenya<\/em>.<br \/>\nRispetto a quello inglese, il testo italiano presenta non poche differenze, anche marcate. Non si tratta tanto di una resa fedele, quanto di una riscrittura, come sovente accade quando un autore si autotraduce. Alcune considerazioni sulla vita nel campo di prigionia (e sulle divisioni ideologiche tra i detenuti) si leggono soltanto nel libro inglese. Di contro, nel libro italiano svariati passaggi sono pi\u00f9 dettagliati e hanno pi\u00f9 &#8220;colore&#8221;.<br \/>\n<em>Fuga sul Kenya<\/em> \u00e8 piuttosto noto nell&#8217;ambiente degli alpinisti e degli amanti della montagna, ed \u00e8 stato pi\u00f9 volte ristampato, ma \u00e8 rimasto un libro &#8220;di nicchia&#8221;. Al momento \u00e8 fuori catalogo, ma lo sta per ripubblicare <a href=\"http:\/\/www.corbaccio.it\/genere.asp?editore=Corbaccio&amp;nome=Alpinismo\">Corbaccio<\/a>.<br \/>\nNel mondo anglosassone, <em>No Picnic on Mount Kenya<\/em> \u00e8 molto pi\u00f9 conosciuto,\u00a0 quasi un classico minore del Novecento. Ogni anno lo leggono tante persone, molte delle quali <a href=\"http:\/\/www.petestack.com\/blog\/climbing\/no-picnic-but-not-indigestible.html\">decidono poi di andare in Kenya<\/a>. Il 27 gennaio 2011, alle sette del mattino, noi stessi abbiamo incrociato un tizio che scendeva dalla Punta Lenana. Lo abbiamo reincontrato la sera in un <em>lodge<\/em> alle pendici del monte. Parlandoci, abbiamo scoperto che era un chirurgo oncologo di Atlanta, e che l&#8217;idea di scalare il Kenya gli era venuta leggendo &#8220;un libro bellissimo, scritto da un vostro connazionale, un certo Benuzzi&#8221;.<\/p>\n<p>Beninteso, anche in Italia Benuzzi e i suoi compagni hanno numerosi ammiratori ed &#8220;epigoni&#8221;. L&#8217;impresa ha acceso la fantasia di svariate persone, che hanno deciso di ripercorrere quel cammino. Tra questi, per fare un esempio, c&#8217;\u00e8 l&#8217;attore e scrittore <strong>Giuseppe Cederna<\/strong> (col quale, coincidenza, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/italiano\/54\/yoyomundi_54.html#download\">collaborammo<\/a> ai tempi dell&#8217;album <em>54<\/em> degli <strong>Yo Yo Mundi<\/strong>). E un film-maker ed esperto di montagna come <strong>Carlo Alberto Pinelli<\/strong> ha girato un documentario intitolato <em>Doppio sogno all&#8217;Equatore<\/em>, trasmesso su Rai 3 qualche anno fa.<\/p>\n<div id=\"attachment_6770\" style=\"width: 162px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6770\" class=\"size-full wp-image-6770 \" title=\"Felice Benuzzi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/benuzzi1.jpg\" alt=\"Felice Benuzzi\" width=\"152\" height=\"180\" \/><p id=\"caption-attachment-6770\" class=\"wp-caption-text\">Felice Benuzzi, s.d. (anni &#8217;70?)<\/p><\/div>\n<p>Dopo la guerra, Benuzzi &#8211; che era stato funzionario coloniale in Etiopia &#8211; intraprese la carriera diplomatica. In seguito a vari incarichi in giro per il mondo (Pakistan, Australia, Germania Ovest, Francia), concluse la carriera come ambasciatore italiano in Uruguay (1973-1976, periodo nero nella vita di quel paese).<br \/>\nUna vita e un mondo distantissimi da me e dalla maggior parte di voi che leggete. Ex-funzionario nell&#8217;Africa Orientale Italiana, diplomatico nel fitto della guerra fredda, dirigente del Rotary Club&#8230; La domanda \u00e8 lecita: \u00abWu Ming 1, ma tu che c&#8217;entri?!\u00bb<br \/>\nMi \u00e8 gi\u00e0 capitato di scriverlo: \u00e8 importante per uno scrittore uscire dalla propria &#8220;zona di comfort&#8221; e affrontare senza indugi il molteplice, la differenza, il non-consolatorio&#8230; l&#8217;<em>impensato<\/em>.<br \/>\nMentirei se dicessi che inizialmente, quando il Comandante mi sped\u00ec una copia di <em>Fuga sul Kenya<\/em>, la faccenda non mi lasci\u00f2 perplesso: l&#8217;immagine stessa del tricolore svettante sul Monte Kenya mi teneva a distanza. Poi lessi, e rimasi colpito. Non frequentando il <em>milieu<\/em> degli alpinisti, mi ero perso un grande libro, forte e pieno di spunti. Ed \u00e8 un peccato che un libro cos\u00ec sia rimasto confinato in uno specifico <em>milieu<\/em>.<br \/>\nA mettere in crisi clich\u00e9s e preconcetti, suggerendo riflessioni non banali su quel periodo della storia italiana e non solo, \u00e8 il modo sovente ironico e <em>anti-eroico<\/em> in cui Benuzzi racconta la sua impresa. Proprio lui, formatosi come scalatore durante il Ventennio, in piena temperie da &#8220;Alpinismo Eroico&#8221; pompato dal regime, per giunta in una citt\u00e0 &#8220;nevralgica&#8221; come Trieste.<br \/>\n[Citt\u00e0 che conosco da vicino, con cui intrattengo un rapporto stretto da quasi dieci anni. <em>Tout se tient<\/em>.]<br \/>\n[E anche dagli interrogativi su quel tricolore in vetta (sull&#8217;inconciliabile doppiezza che il vessillo nazionale reca in s\u00e9) \u00e8 nato il mio intervento per il 150enario: <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3496\">&#8220;Patria e morte. L&#8217;italianit\u00e0 dai carbonari a Benigni&#8221;<\/a>. Davvero: <em>tout se tient<\/em>.]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6932\" style=\"margin: 2px 1px;\" title=\"No Picnic on Mount Kenya\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/No_Picnic_on_Mount_Kenya.jpg\" alt=\"No Picnic on Mount Kenya\" width=\"168\" height=\"250\" \/>In<em> Fuga sul Kenya<\/em> l&#8217;esperienza si fa opera e <em>trascende l&#8217;autore<\/em>, il suo mondo di ieri &#8211; il fascismo, le colonie, la guerra &#8211; e quello di domani. La scalata non \u00e8 pi\u00f9 impresa bellica o bellicosa, &#8220;maschia conquista della vetta&#8221;, ma evento che interrompe il <em>continuum<\/em> della guerra, cura l&#8217;abbrutimento di una prigionia che della guerra (e della sua retorica) \u00e8 stata logica conseguenza.<br \/>\nE descrivendo l&#8217;arrivo in vetta, Benuzzi che fa? Si autocritica. Si d\u00e0 dell&#8217;illuso per aver creduto di poter cristallizzare il divenire, il fluire della vita, di poter &#8220;realizzare tutto se stesso&#8221;, &#8220;adempiersi&#8221; nell&#8217;azione, in quell&#8217;istante di gloria che ti illumina in posa plastica, come in una fotografia.<br \/>\nUna volta giunti in cima, tutto continua a scorrere, la vita prosegue. Prosegue e richiede che le si dia un senso. E darle un senso non \u00e8 questione di <em>beaux gestes<\/em>, ma una fatica quotidiana.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abE tu volevi realizzarti in un&#8217;azione concentrata? Illusione! Esiste il campo di concentramento, ma non l&#8217;azione concentrata! L&#8217;azione che risolve veramente tutto, che realmente guarisce, non esiste. E&#8217; un&#8217;illusione. Non bisogna domandarle pi\u00f9 di quello che pu\u00f2 dare, all&#8217;azione. Farne un&#8217;idolatria \u00e8 folle.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Benuzzi conclude che solo il morire potr\u00e0 mettere un punto fermo e dare un senso compiuto alla sua vita, ma quella che descrive non \u00e8 la morte &#8220;eroica&#8221; che discende dal folle culto dell&#8217;azione: \u00e8 parte del fluire, come lo sfociare di un fiume in mare, e verr\u00e0 un giorno, quando sar\u00e0 il momento.<br \/>\nNel frattempo, c&#8217;\u00e8 da vivere. \u00abIl bilancio \u00e8 questo: riprendi il tuo fardello e ridiscendi ai reticolati\u00bb.<br \/>\nCos\u00ec inizia l&#8217;ultima parte del libro: la discesa, il ritorno, la vita che verr\u00e0.<\/p>\n<p>Benuzzi continu\u00f2 a fare scalate (in Europa, Oceania e Sudamerica), fece anche una spedizione in Antartide e continu\u00f2 a scrivere di alpinismo, pubblicando articoli e libri. Si impegn\u00f2 in battaglie ambientaliste e fu tra i fondatori di Mountain Wilderness, organizzazione internazionale che si occupa di tutela delle montagne e degli spazi selvaggi. Mor\u00ec a Roma nel 1988, quaranticinque anni dopo la sua impresa pi\u00f9 famosa.<br \/>\nUna sera, grazie a <strong>Luigi Licci<\/strong> della libreria &#8220;Gulliver&#8221; di Verona, io e il Comandante abbiamo conosciuto la vedova Stefania e le due figlie. So che \u00e8 una frase abusata, ma la signora Benuzzi &#8211; 95 anni regalmente indossati &#8211; &#8220;meriterebbe un libro a parte&#8221;. E&#8217; stata una cena veloce dopo <a href=\"http:\/\/www.gullivertravelbooks.com\/wordpress\/?p=333\">una serata a tema<\/a>, giusto il tempo di ascoltare pochi aneddoti, ma che aneddoti!<br \/>\n[A un certo punto, ho estratto dallo zainetto la mia copia di <em>The Escaping Club<\/em>, spiegando che era l&#8217;edizione &#8220;filologicamente corretta&#8221;. Penso che una tale acribia documentaria abbia impressionato i commensali.]<\/p>\n<div id=\"attachment_6771\" style=\"width: 162px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6771\" class=\"size-full wp-image-6771\" title=\"Giovanni Balletto\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/giovanni_balletto1.jpg\" alt=\"Giovanni Balletto\" width=\"152\" height=\"171\" \/><p id=\"caption-attachment-6771\" class=\"wp-caption-text\">Giovanni Balletto in una foto del 1971<\/p><\/div>\n<p>E cosa accadde a Giovanni &#8220;Giu\u00e0n&#8221; Balletto?<br \/>\nDermatologo e persona molto religiosa, dopo alcuni anni tra Kenya e Somalia, nel 1949 si trasfer\u00ec nell&#8217;allora Tanganyika, dove apr\u00ec un ambulatorio popolare (Villa Porini) ai piedi del Kilimanjaro, montagna che avrebbe asceso tante volte e della quale sarebbe giunto a conoscere ogni anfratto. Si tolse la vita nel 1972, a sessantasei anni. Nel 1974 usc\u00ec, postumo, il suo libro <em>Kilimanjaro, montagna dello splendore<\/em>, con un commosso testo introduttivo di Benuzzi siglato &#8220;Punta del Este, Notte di Natale 1973&#8221;.<br \/>\n&#8220;Giu\u00e0n&#8221; \u00e8 sepolto a Moshi, nel nord della Tanzania, poco distante dalla frontiera col Kenya. Da Moshi \u00e8 visibile il ghiacciaio del Kilimanjaro che porta il suo nome, il <a href=\"http:\/\/www.dijitalimaj.com\/alamyDetail.aspx?img=%7BA54962EC-B22C-4B0C-A5C6-FE33239E472D%7D\">&#8220;Balletto Glacier&#8221;<\/a>.<\/p>\n<p>Su quel che fece dopo la guerra Enzo Barsotti, a tutt&#8217;oggi ho trovato ben poco. Barsotti era di Lido di Camaiore (LU). Se qualcuno di voi ha informazioni, per favore, mi scriva.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>E ora, dopo questo compendio, una constatazione: del nostro testo non vi ho detto quasi nulla. Vi ho raccontato il <em>pre-testo<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" title=\"Milestones di Miles Davis\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/Miles_Davis-Milestones-Frontal.jpg\" alt=\"Milestones di Miles Davis\" width=\"200\" height=\"200\" \/>Non stiamo semplicemente scrivendo un libro &#8220;su Felice Benuzzi&#8221;. Se ci accontentassimo di ri-narrare la fuga dal campo 354 e l&#8217;ascesa alla Punta Lenana, produrremmo un calco poco interessante. Quella storia l&#8217;ha gi\u00e0 raccontata lui, e molto bene, ed \u00e8 gi\u00e0 stata rivisitata da altri. Per noi \u00e8 stata &#8220;solo&#8221; la molla scatenante, e come tale la omaggeremo.<br \/>\nPer usare una metafora presa dalla musica, il nostro \u00e8 un libro di <a href=\"http:\/\/youtu.be\/BeZomqLM7BQ\">&#8220;jazz modale&#8221;<\/a>: <a href=\"http:\/\/www.songtrellis.com\/sounds\/viewer$2797\">pochi accordi tenuti lunghi<\/a>\u00a0 (cio\u00e8 i &#8220;macro-temi&#8221; evocati dal resoconto dell&#8217;ascesa al Kenya: la montagna, la seconda guerra mondiale, i luoghi della sollevazione Mau Mau, il Kenya odierno), e a ciascun accordo sono associate diverse&#8230; &#8220;scale modali&#8221;, cio\u00e8 insiemi di storie raccontabili partendo da quel macro-tema, liberamente, senza vincoli o necessit\u00e0 di trama. Esempi di possibili &#8220;scale modali&#8221;:<br \/>\n&#8211; storie sul colonialismo britannico in Africa orientale, la guerriglia Mau Mau etc.;<br \/>\n&#8211; storie sul colonialismo italiano: il nostro razzismo, la nostra cattiva memoria;<br \/>\n&#8211; storie di alpinismo, nazionalismo, irredentismo, &#8220;italianit\u00e0&#8221;, fascismi di ieri e di oggi;<br \/>\n&#8211; storie che rovesciano quelle del punto precedente: alpinismo e guerra partigiana; la rottura &#8220;sessantottina&#8221; e la crisi dell&#8217;alpinismo eroico\/militaresco;<br \/>\n&#8211; storie di fughe da campi di prigionia;<br \/>\n&#8211; storie su Benuzzi, Balletto e Barsotti dopo la guerra;<br \/>\n&#8211; storie sul Kenya di oggi;<br \/>\n&#8211; ricordi di escursioni del Comandante, l&#8217;iniziazione alla montagna, la scoperta dell&#8217;impresa di Benuzzi &amp; Co.<br \/>\nSu e gi\u00f9 per queste scale eseguiamo gli &#8220;assoli&#8221; (digressioni, cambi di registro, esercizi di stile etc). Gli assoli sono lunghi a piacimento e possono spaziare, grazie alla struttura di base semplice ed elastica.<a name=\"UNO\"><\/a><\/p>\n<p>La similitudine tra il jazz modale e un nostro &#8220;oggetto narrativo&#8221; non \u00e8 un&#8217;idea mia, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/ourbooks\/forum_viewtopic.php%3F2.501.html\">l&#8217;aveva gi\u00e0 proposta un lettore sul forum di <em>New Thing<\/em><\/a>.<br \/>\nMettiamola cos\u00ec: i nostri maxi-romanzi collettivi sono come il be-bop, cio\u00e8 si basano su progressioni armoniche con molti accordi, e gli &#8220;assoli&#8221; si muovono entro schemi molto definiti e rispettando un &#8220;centro tonale&#8221;. Forse l&#8217;unica eccezione \u00e8 <em>54, <\/em>dove avevamo predisposto spazi pi\u00f9 estesi per digressioni ed esercizi di stile. Invece, quando uno di noi scrive un &#8220;UNO&#8221; (<em>Unidentified Narrative Object<\/em>), pu\u00f2 scegliere l&#8217;approccio &#8220;modale&#8221; e consentirsi pi\u00f9 scorribande.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 il rischio del guazzabuglio? Naturalmente, e cerchiamo di limitarlo tenendo, dall&#8217;inizio alla fine, il &#8220;bordone&#8221; del nostro diario di viaggio. La nostra non \u00e8 stata certo un&#8217;impresa titanica, quel che abbiamo fatto lo fanno in tanti, ma il resoconto serve da base e &#8220;rampa di lancio&#8221; per l&#8217;affabulazione, per le altre storie innescate dal nostro passaggio.<br \/>\nQuesto mi fa venire in mente un&#8217;altra &#8220;immagine acustica&#8221;, proposta da <strong>Demetrio Stratos <\/strong>all&#8217;inizio del suo <em>Concerto all&#8217;Elfo<\/em> (1978):<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6786\" title=\"Demetrio Stratos\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/stratos_small.jpg\" alt=\"Demetrio Stratos\" width=\"98\" height=\"97\" \/>\u00abLa voce qui funziona come un veicolo che ogni tanto d\u00e0 delle occhiate a destra e a sinistra in piccole camere, d\u00e0 delle occhiate, e queste occhiate rimbalzano come delle palline da ping pong. Queste palline da ping pong, che rimbalzano per simpatia, possono essere controllate.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>S\u00ec, possiamo anche porla in questi termini. Le voci dei due narratori sono veicoli che, man mano che si ascende alla vetta, gettano occhiate di qua e di l\u00e0, in &#8220;piccole camere&#8221; che sono storie. Queste occhiate rimbalzano per <em>sym-patheia<\/em>, si richiamano per affinit\u00e0 emotive. Attraversiamo i luoghi della guerriglia Mau Mau e rimbalzano palline da ping pong. Attraversiamo la Mackinder Valley e rimbalzano palline da ping pong. Arriviamo in un luogo che descrive anche Benuzzi e boing! boing! boing!<br \/>\nAd alcuni sar\u00e0 venuto in mente <em><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?cat=147\">Il sentiero degli dei<\/a><\/em> di Wu Ming 2. Anche quello \u00e8 un oggetto narrativo non-identificato, c&#8217;\u00e8 un viaggio a piedi, e alle tappe di quel viaggio sono associate diverse storie. Tra i due libri esiste anche un&#8217;intersezione biografica, ma ne parler\u00f2 in un&#8217;altra occasione.<br \/>\nLa differenza sta, mi sembra, nella solidit\u00e0 e precisa definizione delle cornici che, nel libro di WM2, delimitano le digressioni. Queste ultime sono veri e propri racconti autoconclusivi (i &#8220;Notturni&#8221;). WM2, in pratica, annuncia con chiarezza il passaggio dal filone centrale (il viaggio di Gerolamo) alle storie laterali, che non &#8220;sbordano&#8221; mai.<\/p>\n<div id=\"attachment_6772\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/cecilia_heriberto_medium.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6772\" class=\"size-full wp-image-6772 \" title=\"Cecilia e il Comandante\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/cecilia_e_il_Comandante1.jpg\" alt=\"Cecilia e il Comandante\" width=\"500\" height=\"666\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-6772\" class=\"wp-caption-text\">Cecilia e Heriberto (i coniugi Cienfuegos). 26 gennaio 2010.<\/p><\/div>\n<p>Il primo libro per cui usammo l&#8217;espressione &#8220;oggetto narrativo non-identificato&#8221; fu <em>Asce di guerra<\/em>, scritto con <strong>Vitaliano Ravagli<\/strong> e uscito nel 2000 per un editore milanese. L&#8217;inesperienza e i tempi stretti ci portarono a scelte e <em>non<\/em>-scelte che condizionarono l&#8217;opera in modo pesante. Cinque anni dopo, in occasione della riedizione Einaudi, aggiungemmo al libro una premessa e una postfazione in cui provammo a spiegare cos&#8217;era andato storto secondo noi.<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6836\" style=\"margin-left: 1px; margin-right: 1px;\" title=\"Asce di guerra\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/asce.jpg\" alt=\"Asce di guerra\" width=\"150\" height=\"248\" \/>\u00abInvece di limitarci a raccontare il passato, lasciando ai lettori i paralleli con il presente, abbiamo deciso di inserire nell&#8217;oggetto narrativo un filone contemporaneo [&#8230;] E&#8217; proprio questo il punto debole di &#8220;Asce di Guerra&#8221;. Forse perch\u00e9 (almeno per noi) \u00e8 pi\u00f9 facile raccontare il presente attraverso il passato, che trasformare il presente stesso in narrazione epica. Quello che nella forma del reportage funziona e restituisce l&#8217;atmosfera di certe situazioni collettive, trasferito in un modello pi\u00f9 letterario rischia di risultare piatto o didascalico [&#8230;] &#8220;Asce di Guerra&#8221; \u00e8 una narrazione che sfugge da tutte le parti, che forza costantemente la griglia in cui avevamo pensato di costringerla, mettendo a dura prova &#8211; e a tratti anche travolgendo &#8211; le nostre capacit\u00e0.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Non \u00e8 un problema di <em>intreccio<\/em> difettoso. Anche<strong> Dimitri Chimenti<\/strong>, che ha esaminato il libro con grande attenzione, sostiene che a determinare la &#8220;forma impazzita&#8221; di <em>Asce di guerra<\/em> non \u00e8 l&#8217;assenza di &#8220;un lavoro di configurazione a livello dell&#8217;intreccio&#8221;, dato che tale lavoro c&#8217;\u00e8 stato, bens\u00ec il modo in cui il libro &#8220;tenta di cogliere presente e passato nel loro vicendevole patirsi, di farli convergere in un&#8217;immagine generale che li sappia comprendere entrambi&#8221;\u00a0(D. Chimenti, \u00abLa vita postuma delle parole. Note su un uso narrativo dell&#8217;archivio in <em>Asce di guerra<\/em> di Wu Ming\u00bb, in: AA.VV., <em>Finzione cronaca realt\u00e0. Scambi, intrecci e prospettive nella narrativa italiana contemporanea<\/em>, a cura di Hanna Serwowska, Transeuropa, Massa 2011, pp.321-334).<br \/>\nA generare gli squilibri che stracciano l&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;opera \u00e8 proprio il fallimento nell&#8217;ottenere quell&#8217;immagine generale. Infatti, il libro \u00e8 pieno di &#8220;svarioni&#8221; stilistici proprio nei passaggi dalla narrazione del passato a quella del presente. In parole poverissime: i capitoli che si svolgono nel 2000 sono scritti di merda.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-6867\" title=\"Impressions di John Coltrane\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/coltraneimpresssionsfinal.jpg\" alt=\"Impressions di John Coltrane\" width=\"200\" height=\"200\" \/>Credo che, al fondo, il problema di <em>Asce di guerra<\/em> fosse l&#8217;impossibile convivenza tra una struttura armonica pretenziosa e &#8220;assoli&#8221; lunghi e liberi al limite della sfrenatezza. Insomma, volevamo la botte piena e la moglie ubriaca: un&#8217;impostazione molto definita e vincolante (montaggio alternato e <em>scandito<\/em> di capitoli appartenenti a diversi &#8220;filoni&#8221;, ciascuno dei quali caratterizzato da precise e ricorrenti strategie formali, nonch\u00e9 segnalato da un apposito sottotitolo) e al tempo stesso un abnorme proliferare di aneddoti, episodi, citazioni, torsioni, rimandi a diversi periodi storici etc. Una struttura cos\u00ec rigida non poteva reggere un simile &#8220;sbordamento&#8221;. E&#8217; come se in un brano be-bop piazzassimo <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-mZ54FJ6h-k&amp;feature=player_detailpage#t=41s\">un assolo alla Coltrane del periodo <em>Impressions<\/em><\/a>.<br \/>\nCerto, la crisi della struttura pu\u00f2 generare effetti interessanti: secondo Chimenti \u00e8 proprio il filone meno riuscito di <em>Asce di guerra<\/em> (vita e incontri dell&#8217;avvocato Daniele Zani nella Bologna del 2000) il pi\u00f9 meritevole di indagine. Ma a scrittori e lettori interessa anche la resa letteraria, e non vi \u00e8 dubbio che quelle siano <em>brutte pagine<\/em>.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>[<\/strong><\/span>Un inciso: usiamo le espressioni &#8220;UNO&#8221; e &#8220;oggetto narrativo non-identificato&#8221; dal 2000, ma solo dal 2008, con il &#8220;memorandum&#8221; sul New Italian Epic, sono state ritenute utili per descrivere un&#8217;incerta tipologia di opere letterarie e hanno ispirato interventi, tesi, conferenze etc.<br \/>\nPer una definizione sintetica, consiglio <a href=\"http:\/\/naba.academia.edu\/dimitrichimenti\/Papers\/266241\/OGGETTI_NARRATIVI_NON_IDENTIFICATI\">questo riassunto della questione<\/a> scritto da Dimitri Chimenti ed <strong>Emanuela Patti<\/strong><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/playtagger_mod\/playtagger_mod.js\"><\/script>.<br \/>\nLa spiegazione pi\u00f9 completa e ricca di esempi, con numerosi agganci a quanto sta accadendo nel cinema e negli audiovisivi, credo di averla fatta il 4 marzo 2009 alla NABA di Milano, in forma di conferenza dal titolo &#8220;Bisogna farlo, il molteplice. Cos&#8217;\u00e8 un oggetto narrativo non-identificato&#8221;.<br \/>\nPer chi fosse interessato, ecco l&#8217;audio:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/WM1_Monico_De%20Kerckhove_NABA_NIE_%20Milano_6_mar_09.mp3\">Bisogna farlo, il molteplice. Cos&#8217;\u00e8 un oggetto narrativo non-identificato<\/a>.<\/p>\n<p>Dura un&#8217;ora e otto minuti. A dialogare con me c&#8217;erano <strong>Francesco Monico<\/strong> e <strong>Derrick De Kerckhove<\/strong>. MP3 a 128k, 63 mega. Per scaricare l\u2019mp3, cliccare sulla freccia puntata verso il basso.<span style=\"color: #000000;\"><strong>]<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Mi sembra che tutti gli esperimenti di UNO che abbiamo fatto in seguito abbiano affrontato questo dilemma da capra &amp; cavoli &#8211; la scelta tra complessit\u00e0 armonica e libert\u00e0 &#8220;modale&#8221; &#8211; cercando l&#8217;equilibrio che ci era sfuggito con <em>Asce di guerra<\/em>. Non ci abbiamo riflettuto nei termini che ho usato sopra, ma con naturalezza ci siamo impegnati a risolvere quei problemi. Quando WM2 ha sottoposto al collettivo la prima stesura di <em>Timira<\/em>, uno di noi ha commentato:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSul piano della pregnanza narrativa e della realizzazione formale questo testo \u00e8 ci\u00f2 che <em>&#8220;Asce di Guerra&#8221;<\/em> non riusc\u00ec a essere. Questo testo dunque riscatta l&#8217;errore narrativo di allora. E lo fa rilanciando in avanti.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Se sia vero lo decideranno i lettori, chiaramente. In questa sede, riporto il commento per quel che dice di noi, allungandosi retrospettivamente su dodici anni di lavoro.<\/p>\n<p>Ma ora basta con queste elucubrazioni musical-letterarie. Voglio chiudere proponendovi <a href=\"http:\/\/blog.nfb.ca\/2010\/05\/26\/a-time-there-was-using-documentary-film-to-come-to-terms-with-your-past\/\">un documentario che mi ha molto colpito ed emozionato<\/a>. L&#8217;ho scoperto facendo ricerche sul Kenya e i Mau Mau. E&#8217; disponibile solo in inglese senza sottotitoli. Chi pu\u00f2, si prenda il tempo per guardarlo con calma e attenzione. Io non anticipo nulla, perch\u00e9 si presenta da s\u00e9 nel migliore dei modi, ma forse (forse!) pi\u00f9 avanti ne scriver\u00f2, dando una qualche forma ai miei &#8220;appunti di visione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"516\" height=\"337\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"src\" value=\"http:\/\/media1.nfb.ca\/medias\/flash\/ONFflvplayer-gama.swf\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><param name=\"flashvars\" value=\"mID=IDOBJ17143&amp;image=http:\/\/media1.nfb.ca\/medias\/nfb_tube\/thumbs_large\/2010\/A-time-there-was_film_BIG_.jpg&amp;width=516&amp;height=337&amp;showWarningMessages=false&amp;streamNotFoundDelay=15&amp;lang=en&amp;getPlaylistOnEnd=true&amp;embeddedMode=true\" \/><embed width=\"516\" height=\"337\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/media1.nfb.ca\/medias\/flash\/ONFflvplayer-gama.swf\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" flashvars=\"mID=IDOBJ17143&amp;image=http:\/\/media1.nfb.ca\/medias\/nfb_tube\/thumbs_large\/2010\/A-time-there-was_film_BIG_.jpg&amp;width=516&amp;height=337&amp;showWarningMessages=false&amp;streamNotFoundDelay=15&amp;lang=en&amp;getPlaylistOnEnd=true&amp;embeddedMode=true\" \/><\/object><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie per avere seguito questo sproloquio, e se avete informazioni e suggestioni utili, non esitate a segnalarle.<br \/>\nNel 2012, su Giap, si parler\u00e0 (molto) di Africa&#8230; e di montagne&#8230; e di rivoluzione, ma a questo siete gi\u00e0 abituati\/e.<br \/>\nChe Ngai ce la mandi buona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Wu Ming 1 Si sa che da un paio d&#8217;anni stiamo lavorando a un grosso romanzo sulla Rivoluzione Francese, pi\u00f9 precisamente sul passaggio storico che va dal Terrore (1793-1794) alla reazione termidoriana, fino ai primi anni del Direttorio. 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