{"id":6365,"date":"2011-12-14T08:30:02","date_gmt":"2011-12-14T06:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=6365"},"modified":"2018-07-08T11:05:44","modified_gmt":"2018-07-08T09:05:44","slug":"il-professore-il-barone-e-i-bari-il-caso-tolkien-e-le-strategie-interpretative-della-destra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/12\/il-professore-il-barone-e-i-bari-il-caso-tolkien-e-le-strategie-interpretative-della-destra\/","title":{"rendered":"Il professore, il barone e i bari. Il caso #Tolkien e le strategie interpretative della destra"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_6457\" style=\"width: 490px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6457\" class=\"size-full wp-image-6457 \" title=\"Sergio Chakotino, \u00abItaliche nere grinfie sulla Terra di Mezzo\u00bb, 2011\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/grinfie_evoliane_su_Tolkien21.jpg\" alt=\"Sergio Chakotino, \u00abItaliche nere grinfie sulla Terra di Mezzo\u00bb, 2011\" width=\"480\" height=\"625\" \/><p id=\"caption-attachment-6457\" class=\"wp-caption-text\">Sergio Chakotino, \u00abItaliche nere grinfie sulla Terra di Mezzo\u00bb, 2011<\/p><\/div>\n<h5>[Arriva oggi in libreria <a href=\"http:\/\/www.ilmegafonoquotidiano.it\/rivista\/nuova-rivista-letteraria-2\">il numero 4 di <em>Nuova Rivista Letteraria<\/em><\/a>, sul quale compaiono due nostri articoli: uno analizza la dichiarazione di non-appartenenza \u00abN\u00e9 destra, n\u00e9 sinistra\u00bb, ed \u00e8 scritto da Wu Ming 1; l&#8217;altro lo trovate in questo post e prende le mosse dalla <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3423\">conferenza che Wu Ming 4 ha tenuto alla RASH di Roma<\/a> nel febbraio scorso. A quella serata partecip\u00f2 come correlatore <strong>Roberto Arduini<\/strong>, presidente dell&#8217;Associazione Romana Studi Tolkieniani, e non \u00e8 un caso che questo post sia gemellato con <a href=\"http:\/\/www.jrrtolkien.it\/2011\/12\/13\/loccasione-perduta-di-bompiani-su-j-r-r-tolkien\/\">quello che oggi compare sul sito dell&#8217;ARST<\/a>, la recensione di un saggio monografico molto fresco di stampa&#8230; e un po&#8217; meno fresco di stesura.<br \/>\n<strong>AVVERTENZA: <\/strong>Il pezzo di Wu Ming 4 ha due livelli di lettura. C&#8217;\u00e8 l&#8217;articolo nudo e crudo come esce in cartaceo, a uso di chiunque sia generalmente interessato all&#8217;argomento. C&#8217;\u00e8 poi un apparato di note, che oltre a fornire i riferimenti bibliografici, costituisce una vera e propria espansione del testo (praticamente lo raddoppia), entrando pi\u00f9 nello specifico, aggiungendo esempi e argomentazioni, per chi intendesse spingersi un po&#8217; pi\u00f9 addentro alla questione trattata.]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6459\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Gianluca Casseri\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/casseri1.png\" alt=\"Gianluca Casseri\" width=\"90\" height=\"100\" \/>[<strong>POST SCRIPTUM POST-STRAGE.<\/strong> Nel lungo articolo che segue, WM4 analizza soprattutto la raccolta di saggi <em>\u00abAlbero\u00bb di Tolkien<\/em> (Bompiani, 2007, a cura di Gianfranco De Turris), che raduna il gotha della pseudo-tolkienologia di estrema destra.<br \/>\nAvevamo appena terminato l&#8217;impaginazione, ieri pomeriggio, quando ci \u00e8 giunta la notizia: uno degli autori del suddetto libro, <strong>Gianluca Casseri<\/strong>, aveva compiuto un massacro razzista a Firenze, uccidendo a colpi di arma da fuoco due ambulanti senegalesi e ferendone gravemente altri tre. Inseguito dalle forze dell&#8217;ordine, l&#8217;assassino si era infine suicidato.<br \/>\nAd <em>\u00abAlbero\u00bb di Tolkien<\/em> Casseri aveva contribuito con il testo \u00abFrodo Baggins, l&#8217;eroe che non ha fallito\u00bb.<br \/>\nDedichiamo la nostra piccola opera di controinformazione a <strong>Samb Modou<\/strong>, <strong>Diop Mor<\/strong>,\u00a0<strong>Moustapha Dieng<\/strong>, <strong>Sougou Mor<\/strong> e <strong>Mbenghe Cheike<\/strong>, vittime dell&#8217;odio fascista. Mentre scriviamo, gli ultimi tre lottano ancora per la vita.]<!--more--><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<blockquote><p>\u00abIn fin dei conti, l&#8217;opera di Tolkien non \u00e8 una pagina bianca sulla quale si possa scrivere qualsiasi cosa: al suo interno vi sono precisi concetti impliciti e talvolta anche espliciti.\u00bb<br \/>\nBrian Rosebury, <em>\u00abTolkien, un fenomeno culturale<\/em>\u00bb (Marietti, 2009)<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>1. Cultura di destra<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-6368\" title=\"Cultura di destra\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/culturadidx.jpg\" alt=\"Cultura di destra\" width=\"150\" height=\"216\" \/>L&#8217;idea di questo articolo nasce dalla recente ripubblicazione di un testo del 1979 di <strong>Furio Jesi<\/strong>, <a href=\"http:\/\/home.edizioninottetempo.it\/catalogo\/cultura-di-destra\/\"><em>Cultura di destra<\/em> (Nottetempo, 2011)<\/a>, e dalla constatazione di come il caso &#8220;Tolkien in Italia&#8221; verifichi proprio certi approcci culturali praticati dalla destra, che Jesi analizzava in quel saggio. Non si tratta di una coincidenza. Jesi prendeva in esame, tra gli altri, l&#8217;operato del barone <a href=\"http:\/\/www.whomakesthenazis.com\/2011\/12\/julius-evola-dangerous-beast.html\"><strong>Julius Evola<\/strong><\/a>, cultore del &#8220;simbolismo tradizionale&#8221;, nonch\u00e9 padre putativo di diversi ammiratori nostrani dell&#8217;opera di Tolkien.<br \/>\nNon ripercorrer\u00f2 qui la storia della mistificazione tolkieniana in Italia e le modalit\u00e0 del suo perpetrarsi, se non altro perch\u00e9 esiste gi\u00e0 una ricostruzione fatta da <strong>Lucio Del Corso<\/strong> e <strong>Paolo Pecere<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.minimumfax.com\/libri\/scheda_libro\/75\"><em>L&#8217;anello che non tiene. Tolkien fra letteratura e mistificazione<\/em><\/a> (Minimum Fax, 2003). A essa si pu\u00f2 rimandare per quanto riguarda l&#8217;approfondimento del pensiero tradizionalista alle prese con questo autore.<br \/>\nVorrei invece mostrare alcuni esempi concreti della tecnica di lettura messa in atto dai critici di destra, e utilizzata per erigere un&#8217;impalcatura ideologica intorno a Tolkien.<\/p>\n<p><strong>2. Idee senza parole<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6413\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Oswald Spengler\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/spengler_oswald.jpg\" alt=\"Oswald Spengler\" width=\"100\" height=\"134\" \/>Jesi trae l&#8217;espressione &#8220;idee senza parole&#8221; da <strong>Oswald Spengler<\/strong>, per riferirsi all&#8217;importanza che nella cultura di destra assume la conoscenza della radice primigenia della realt\u00e0, raccolta nel segreto inesprimibile, un livello esoterico di consapevolezza a cui solo pochi possono accedere <strong>[<a href=\"#nota1\">1<\/a>]<\/strong>. L&#8217;azione conoscitiva razionale viene sostituita da un cammino iniziatico. Tappa fondamentale di questo cammino \u00e8 cogliere l&#8217;essenza dei simboli che ritornano in ogni cultura e fase storica. Tale essenza \u00e8 per definizione eterna, e compito dell&#8217;eletto \u00e8 precisamente quello di scremare le incrostazioni storiche, contingenti, per recuperare la purezza dell&#8217;idea incarnata nel simbolo.<br \/>\nSe dunque i simboli celano un&#8217;essenza recondita che prescinde dal contesto (e per la quale le parole saranno comunque insufficienti), va da s\u00e9 che, come fa notare Jesi, i collegamenti possibili diventano pressoch\u00e9 infiniti, si tratta soltanto di associare le idee in un certo modo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abI simboli riposanti in se stessi sono, come s&#8217;\u00e8 detto, suscettibili di infinite letture esegetiche. Il fatto di possedere un senso conchiuso nella propria pura presenza sembra quasi conferire loro una amabile disponibilit\u00e0 a lasciarsi usare: tanto, nulla li tocca nel loro vero.\u00bb <strong>[<a href=\"#nota2\">2<\/a>]<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Questo tipo di approccio al simbolismo \u00e8 tanto pi\u00f9 paradossale quando si applica a un&#8217;opera narrativa, cio\u00e8 a una storia che ha uno svolgimento e un&#8217;interconnessione tra ogni sua parte.<br \/>\nPrendiamo, per esempio, il saggio di <strong>Sebastiano Fusco<\/strong> \u00abL&#8217;uso del simbolo tradizionale in J.R.R.Tolkien\u00bb, contenuto nella raccolta curata da <a href=\"http:\/\/webcache.googleusercontent.com\/search?q=cache:LkehnRFOeP0J:www.juliusevola.it\/documenti\/schedaAutore.asp%3Fcod%3DGianfranco%2520de%2520Turris+Gianfranco+De+Turris&amp;cd=4&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it&amp;client=firefox-a\"><strong>Gianfranco De Turris<\/strong><\/a> <em>&#8220;Albero&#8221; di Tolkien<\/em> (Bompiani, 2007).<br \/>\nSecondo l&#8217;autore, Tolkien sapeva \u00abmaneggiare i simboli tradizionali con una profondit\u00e0 di conoscenza e soprattutto una capacit\u00e0 di farne oggetto di narrativa non raggiunta da nessun altro autore di <em>romances<\/em> dall&#8217;epoca di Chr\u00e9tien de Troyes e Wolfram von Eschenbach\u00bb <strong>[<a href=\"#nota3\">3<\/a>]<\/strong>. Gli esempi portati a sostegno di questa roboante affermazione sono tre (sic!): la spada di Aragorn; la caduta e risalita di Gandalf dall&#8217;abisso di Moria; il salvataggio del medesimo Gandalf da parte di una gigantesca aquila.<br \/>\n\u00abLa spada simboleggia la regalit\u00e0 vista come qualit\u00e0 superiore dell&#8217;uomo [\u2026] pi\u00f9 che comune, [\u2026] persona che si innalza sulla volgare gleba\u00bb. La trasformazione di Gandalf da Grigio in Bianco sarebbe descritta da Tolkien \u00abcome una vera e propria operazione alchemica\u00bb <strong>[<a href=\"#nota4\">4<\/a>]<\/strong>; infine il volo in groppa all&#8217;aquila sarebbe un simbolo di &#8220;elevazione spirituale&#8221; <strong>[<a href=\"#nota5\">5<\/a>]<\/strong>.<br \/>\nInnanzi tutto \u00e8 evidente che se la presenza di una spada regale <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/spadadefoco.mp3\">la presenza di una spada regale<\/a> bastasse a fare di Tolkien un simbolista, allora il primato attribuitogli da Fusco sarebbe insidiato da migliaia di romanzieri e cineasti. Quanto all&#8217;innalzamento &#8220;sulla volgare gleba&#8221;, \u00e8 ben difficile che possa essere la qualit\u00e0 di un personaggio del <em>Signore degli Anelli<\/em>, romanzo i cui protagonisti sono gli Hobbit: esseri minuti, legati proprio alla terra. Ma il vero paradosso \u00e8 pretendere di verificare l&#8217;uso consapevole dei simboli da parte di Tolkien rinvenendo riferimenti alchemici nelle sue storie, quando non risulta che Tolkien si sia mai interessato di alchimia. Tant&#8217;\u00e8 che le implicazioni di tale simbologia ai fini dello sviluppo della vicenda restano inspiegate. Riguardo all&#8217;aquila, poi, in molti miti \u00e8 un animale associato alle divinit\u00e0 celesti: se proprio si volesse trovare un riferimento simbolico, il salvataggio di Gandalf richiamerebbe l&#8217;intervento divino che giunge dall&#8217;alto, pi\u00f9 che un&#8217;elevazione spirituale dell&#8217;uomo. Per altro, nel ciclo dell&#8217;Anello quella non \u00e8 la prima n\u00e9 l&#8217;ultima volta che le medesime aquile salvano i protagonisti dalle peste (e per Gandalf \u00e8 almeno il secondo passaggio aereo). Evidentemente questo delle libere associazioni simboliche \u00e8 un gioco che lascia la fantasia libera di galoppare un po&#8217; dove le pare.<br \/>\nProsegue Fusco:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abPotrei continuare a lungo con notazioni analoghe, ma sarebbe opera immensa: non c&#8217;\u00e8 pagina, non c&#8217;\u00e8 frase in Tolkien che si sottrarrebbe a uno scrutinio del genere\u00bb <strong>[<a href=\"#nota6\">6<\/a>]<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n<p>In effetti questo \u00e8 vero, e si pu\u00f2 aggiungere che non c&#8217;\u00e8 frase in tutta la letteratura che potrebbe sottrarvisi, poich\u00e9 di ogni cosa, se astratta dal suo contesto narrativo, si pu\u00f2 fare simbolo di qualcos&#8217;altro. Ancora:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abPu\u00f2 verificarlo chiunque &#8211; avendo una qualche conoscenza del simbolismo tradizionale acquisita ad esempio attraverso la lettura di opere come <em>La Tradizione Ermetica<\/em> di Julius Evola o <em>Simboli della Scienza Sacra<\/em> di Ren\u00e9 Gu\u00e9non &#8211; si ponga a rileggerne i testi con l&#8217;animo di chi voglia coglierne queste connessioni\u00bb <strong>[<a href=\"#nota7\">7<\/a>]<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma, chi cerca il simbolo lo trova.<br \/>\nInfine, Fusco contraddice la premessa iniziale affermando di non credere che \u00abTolkien si sia reso pienamente conto della elaborazione simbolica che la sua fantasia gli andava suggerendo\u00bb, e che l&#8217;attitudine di Tolkien per il simbolismo sarebbe &#8220;innata&#8221; e &#8220;inconsapevole&#8221; <strong>[<a href=\"#nota8\">8<\/a>]<\/strong>. Nessuna &#8220;profondit\u00e0 di conoscenza&#8221; dunque: Tolkien avrebbe inserito il simbolismo nella propria opera inconsciamente. L&#8217;autocontraddizione non sembra turbare l&#8217;autore del saggio, che ci spiega come \u00abfu Julius Evola a notare che molti di questi scrittori &#8216;parlavano dell&#8217;Arte Regia senza rendersene conto&#8217;. Anzi, in loro forse la voce della Tradizione si esprime nel modo pi\u00f9 puro, perch\u00e9 non \u00e8 filtrata attraverso intenti didattici n\u00e9 offuscata da censure razionalistiche\u00bb <strong>[<a href=\"#nota9\">9<\/a>]<\/strong>.<br \/>\nE&#8217; tutto chiaro: il racconto non \u00e8 altro che un vettore di simboli, i quali trascendono la storia che l&#8217;autore ha scritto e il senso stesso della narrazione.<\/p>\n<p><strong>3. Personaggi senza trama<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6387\" title=\"Aragorn\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Aragorn1.jpg\" alt=\"Aragorn\" width=\"500\" height=\"367\" \/><br \/>\nIl discorso \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente per i personaggi dei romanzi di Tolkien. Se astraiamo le figure eroiche dalla pagina, \u00e8 facile farle combaciare con i modelli del mito, invece di considerarle per quello che sono: declinazioni <em>narrative<\/em>, cio\u00e8 originali o perfino critiche, dei suddetti modelli.Prendiamo ad esempio un altro saggio della raccolta gi\u00e0 citata: <strong>Errico Passaro<\/strong>, <em>La figura dell&#8217;eroe in Tolkien<\/em>. Qui Aragorn viene identificato con l&#8217;eroe &#8220;tradizionale&#8221;, che \u00abpartecipa della natura divina\u00bb e che \u00abnasce, vive e muore come un eroe, senza un&#8217;esitazione o un crollo, pienamente e fermamente conscio dei diritti e dei doveri connessi al suo <em>status<\/em>\u00bb e per il quale la spada \u00ab\u00e8 strumento per dispensare vita e morte secondo giustizia\u00bb. In questo senso la sua figura assomiglierebbe \u00abpi\u00f9 ad un re e ad un eroe pagano, legato ad un&#8217;etica guerriera senza mezzi termini\u00bb <strong>[<a href=\"#nota10\">10<\/a>]<\/strong>.<br \/>\nOra, la figura di Aragorn \u00e8 senz&#8217;altro archetipica, ma \u00e8 anche calata in una trama. La prima cosa che salta agli occhi dunque \u00e8 la moderna umanit\u00e0 del personaggio che si discosta dalla monodimensionalit\u00e0 degli antichi eroi. Su tutto valga la sua consapevole inadeguatezza come capo della Compagnia, l&#8217;indecisione e il fallimento in quel ruolo, risolti soltanto dalla scelta unilaterale di Frodo di proseguire il cammino da solo, alla fine della prima parte del <em>Signore degli Anelli<\/em>. E questo ci ricorda che l&#8217;impresa dell&#8217;Anello &#8211; il viaggio di andata e ritorno attraverso la terra desolata, per riportare la salvezza collettiva, la vita, dalla morte &#8211; non tocca all&#8217;eroe &#8220;solare&#8221; Aragorn, ma a una coppia di &#8220;mezzuomini&#8221;. Le prove a cui Aragorn viene sottoposto lo reintegrano nella regalit\u00e0 a cui \u00e8 destinato, ma non garantiranno la salvezza del mondo: occorrer\u00e0 il sacrificio di Frodo, la tenacia di Sam, e perfino l&#8217;intervento provvidenziale di Gollum (con il quale Aragorn, al contrario degli hobbit, non \u00e8 riuscito a relazionarsi). L&#8217;archetipo dunque \u00e8 s\u00ec abilmente riprodotto, ma si presenta fuori centro e intaccato da elementi spuri, nondimeno decisivi.<br \/>\nQuanto alla spada dispensatrice di giustizia, si pensi alle parole di Gandalf a proposito dell&#8217;eventualit\u00e0 di uccidere l&#8217;infido Gollum:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abMolti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i pi\u00f9 saggi possono vedere tutte le conseguenze\u00bb <strong>[<a href=\"#nota11\">11<\/a>]<\/strong>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Dunque non spetta agli uomini, nemmeno ai pi\u00f9 saggi, giudicare. Nel <em>Signore degli Anelli<\/em> la spada, qualunque cosa le si voglia far simboleggiare, \u00e8 uno strumento di difesa contro le schiere dell&#8217;Ombra, non di giustizia. Ci\u00f2 che gli uomini invece possono esercitare \u00e8 la piet\u00e0, come sottolinea ancora Gandalf <strong>[<a href=\"#nota12\">12<\/a>]<\/strong>. Ma forse \u00e8 una qualit\u00e0 che non si addice all&#8217;eroe dei tradizionalisti, i quali non mancano di ricordare che perfino Frodo &#8211; identificato con \u00abl&#8217;eroe moderno [\u2026] che sintetizza i valori religiosi cristiani\u00bb -, \u00abin pi\u00f9 di un episodio usa Pungolo in maniera convinta ed efficace, dando un contributo essenziale alla risoluzione armata degli scontri\u00bb <strong>[<a href=\"#nota13\">13<\/a>]<\/strong>. Una considerazione che sarebbe almeno in parte condivisibile se non si fondasse sull&#8217;esempio sbagliato, tralasciando ancora un dettaglio significativo, e cio\u00e8 che proprio nell&#8217;ultima battaglia Frodo rifiuta di sguainare Pungolo. Ma abbiamo visto che valutare la parabola di un personaggio nel suo insieme non \u00e8 esercizio a cui il lettore simbolista sia interessato <strong>[<a href=\"#nota14\">14<\/a>]<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>4. Parole senza traduzione<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-6388\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"rimozioni\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/censored.jpg\" alt=\"rimozioni\" width=\"306\" height=\"200\" \/>Laddove la lettura selettiva e la citazione monca non bastano, ai lettori tradizionalisti non resta che ricorrere all&#8217;elisione di parole, temi e addirittura interi testi dell&#8217;autore. Per quanto riguarda Tolkien questa necessit\u00e0 si verifica quando si tratta di affrontare il complesso rapporto tra paganesimo e cristianesimo presente nella sua produzione narrativa e saggistica.<br \/>\nTralasciando i pi\u00f9 sprovveduti, che si spingono a definire la cosmogonia del mondo tolkieniano come &#8220;univocamente&#8221; politeista <strong>[<a href=\"#nota15\">15<\/a>]<\/strong> (smentiti da ogni versione redatta del mito della creazione di Arda, in base al quale in principio esisteva Eru, l&#8217;Uno, chiamato anche Il\u00f9vatar, che cre\u00f2 per primi gli Ainur), va detto che la tendenza dei commentatori evoliani \u00e8 piuttosto quella di rinvenire il simbolismo cristiano nell&#8217;opera di Tolkien soltanto per ricollegarlo alla fantomatica Tradizione. Entrando nel merito delle loro interpretazioni infatti si fatica a trovare traccia di temi come la piet\u00e0, la provvidenza, &#8220;le piccole mani&#8221; che agiscono \u00abper necessit\u00e0, mentre gli occhi dei grandi sono rivolti altrove\u00bb <strong>[<a href=\"#nota16\">16<\/a>]<\/strong>. Occorre qui ricordare che esiste anche una lettura confessionalista dell&#8217;opera di Tolkien, la quale si distingue da quella evoliana <strong>[<a href=\"#nota17\">17<\/a>]<\/strong>. Quest&#8217;ultima infatti chiama in causa il cattolicesimo conservatore di Tolkien per rivendicare il suo essere &#8220;di destra&#8221;, ma poi, presentandolo come un nostalgico del paganesimo, rende lineare quello che nella sua poetica \u00e8 un passaggio problematico:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCio\u00e8 &#8211; si deve intendere &#8211; un cattolico (romano) che non aveva affatto dimenticato le proprie radici pagane delle quali non provava certo vergogna e che nella Realt\u00e0 Secondaria dei suoi capolavori aveva voluto recuperare i valori di quel mondo ormai irrimediabilmente perduto delle origini, con tutti i suoi eroismi e con tutti i suoi lati negativi, per non lasciarlo abbandonato all&#8217;oblio della storia e degli uomini\u2026\u00bb <strong> [<a href=\"#nota18\">18<\/a>]<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Un&#8217;affermazione di questo tipo passa sotto silenzio la questione che almeno da met\u00e0 anni Trenta anim\u00f2 la narrativa di Tolkien, vale a dire la creazione di un modello eroico che potesse superare la contraddizione tra paganesimo e cristianesimo, <em>separando i lati negativi da quelli positivi<\/em>. Si tratta di fingere che Tolkien non abbia mai scritto un testo come <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em> (1953), vero e proprio <em>j&#8217;accuse<\/em> contro l&#8217;ideologia eroico-aristocratica retaggio del paganesimo, nonch\u00e9 contro la perniciosit\u00e0 della tradizione epica se assunta acriticamente come fonte di ispirazione per le gesta dell&#8217;eroe <strong>[<a href=\"#nota19\">19<\/a>]<\/strong>. Ma del resto, gli elementi di questa riflessione sono gi\u00e0 rintracciabili ne <em>Lo Hobbit<\/em> e vengono fissati nel <em>Signore degli Anelli<\/em>.<br \/>\nE&#8217; evidente che le figure eroiche tolkieniane non ricalcano <em>tout court<\/em> quelle della tradizione antica, bens\u00ec mantengono alcuni elementi fondativi dell&#8217;eroismo pagano &#8211; l&#8217;idea che si pu\u00f2 essere sconfitti ma non sottomessi, la lealt\u00e0, lo spirito combattivo &#8211; per rigettarne altri &#8211; l&#8217;orgoglio aristocratico, l&#8217;obbedienza indiscussa al signore, la ricerca della bella morte.<br \/>\nL&#8217;elisione tematica \u00e8 infine agevolata dalla sparizione di una parola chiave nella traduzione italiana del <em>Signore degli Anelli<\/em>. Si tratta del termine inglese &#8220;<em>heathen<\/em>&#8220;, cio\u00e8 &#8220;pagano&#8221;, un anacronismo troppo evidente per non essere intenzionale da parte di un filologo come Tolkien. La parola compare soltanto due volte in tutto il romanzo, riferita alle usanze degli antichi re del passato, condannate da Gandalf <strong>[<a href=\"#nota20\">20<\/a>]<\/strong>. In questo modo il testo originale comunica una cosa molto chiara: la parte migliore della Terra di Mezzo \u00e8 gi\u00e0 un luogo post-pagano, bench\u00e9 non ancora cristiano, che si colloca sulla faglia tra due mondi e dialoga problematicamente con entrambi, senza identificarsi con l&#8217;uno o con l&#8217;altro.<\/p>\n<p><strong>5. Poetica senza opera<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6389\" title=\"Casa Hobbit\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/casahobbit.jpg\" alt=\"Casa Hobbit\" width=\"500\" height=\"356\" \/><br \/>\nPer concludere \u00e8 necessario considerare lo slittamento semantico che in certe letture subisce la poetica tolkieniana. L&#8217;immagine che i critici di destra ci restituiscono \u00e8 quella di un autore in rivolta contro la modernit\u00e0, intento a riportare in auge gli antichi valori tradizionali:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abTolkien della Evasione del Prigioniero dal carcere della Modernit\u00e0 ne ha fatto un atteggiamento positivo e costruttivo, indispensabile per uscirne indenni mentre si superano tutti gli ostacoli che si frappongono alla libert\u00e0.\u00bb <strong>[<a href=\"#nota21\">21<\/a>]<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Tolkien, trovandosi a disagio \u00abnel mondo industrializzato del Novecento\u00bb ne avrebbe creato un altro \u00abche facesse da contraltare [\u2026] a quello in cui era costretto ad operare\u00bb <strong>[<a href=\"#nota22\">22<\/a>]<\/strong>.<br \/>\nNon ci sono dubbi che Tolkien rivendicasse l&#8217;arcaismo delle proprie ambientazioni narrative come frutto di una coincidenza tra ragioni di ordine estetico e insofferenza per gli sviluppi del progresso contemporaneo. Tuttavia quando nel suo famoso saggio <em>Sulle Fiabe<\/em> (1939) scriveva che l&#8217;evasione del prigioniero non deve essere confusa con la fuga del disertore, non si riferiva all&#8217;evasione dalla modernit\u00e0, bens\u00ec dalla <em>realt\u00e0<\/em>. Tolkien rivendica l&#8217;uso della fantasia nell&#8217;arte creativa e respinge le accuse di escapismo che vengono rivolte alla letteratura fantastica, criticando la limitazione del concetto di &#8220;realt\u00e0&#8221; al dato che ci circonda (e <em>di conseguenza<\/em> anche al dato contemporaneo, che non \u00e8 pi\u00f9 &#8220;reale&#8221; di quello passato o immaginario). Ci\u00f2 che resta da chiedersi, per\u00f2, \u00e8 <em>quale passato e quali valori<\/em> inserisce nel suo universo narrativo.<br \/>\nLa risposta dei tradizionalisti \u00e8 semplice: da un lato ci sono i popoli liberi della Terra di Mezzo, che rappresenterebbero la Tradizione; dall&#8217;altro Mordor, \u00absimbolo evidente della Modernit\u00e0 [\u2026]: una fusione della dittatura materialista orientale e dell&#8217;ipercapitalismo, della tecnologia massificante occidentale\u00bb <strong>[<a href=\"#nota23\">23<\/a>]<\/strong>.<br \/>\nQuesta lettura ignora bellamente le aporie e gli anacronismi che animano la creazione tolkieniana, a partire dal fatto che i protagonisti de <em>Lo Hobbit<\/em> e del <em>Signore degli Anelli<\/em> provengono da una parte della Terra di Mezzo che non ha nulla a che vedere con il medioevo o l&#8217;antichit\u00e0. La Contea \u00e8 un luogo abitato da piccoli proprietari e servitori domestici, che ricevono a domicilio la posta, sorseggiano t\u00e8, mangiano &#8220;patate&#8221;, stipulano contratti e partecipano ad aste pubbliche. La visione della vita che gli Hobbit esprimono non \u00e8 affatto arcaica o tradizionale; il loro coraggio non coincide con quello degli antichi guerrieri che incontreranno durante i loro viaggi, ma si fonda essenzialmente sul ricordo del bene e sulle gioie del vivere quotidiano.<br \/>\nProprio questo consentir\u00e0 a quei piccoli mezzuomini di rivelarsi pi\u00f9 resistenti al potere dell&#8217;Anello. Se saranno le loro &#8220;piccole mani&#8221; a portarlo fino al luogo della sua distruzione, \u00e8 perch\u00e9 in quelle degli antichi campioni e dei saggi l&#8217;Anello del Potere sarebbe tanto pi\u00f9 pericoloso. E&#8217; con questa precisa argomentazione che lo stregone Gandalf e la dama elfica Galadriel rifiutano l&#8217;Anello quando viene loro offerto (e vale anche per Aragorn). Come \u00e8 stato fatto notare, \u00abnessun cronista, autore di romanzi cavallereschi o agiografo medievale si sarebbe trovato d&#8217;accordo con tale affermazione\u00bb; si tratta di un tema assolutamente moderno <strong>[<a href=\"#nota24\">24<\/a>]<\/strong>.<br \/>\nCos\u00ec come \u00e8 moderna la voce di Gandalf che riecheggia nella parte pi\u00f9 antica della Terra di Mezzo, quando ricorda al Sovrintendente di Gondor che bench\u00e9 detenga l&#8217;autorit\u00e0 del comando, i suoi servitori hanno il diritto di opporsi a essa \u00abquando significa pazzia e infamia\u00bb <strong>[<a href=\"#nota25\">25<\/a>]<\/strong>. Siamo lontani dall&#8217;obbedienza indiscussa al signore o al re. Siamo gi\u00e0 oltre la fedelt\u00e0 alla sorte del capo, quel <em>f\u00fchrerprinzip<\/em> che aveva spinto gli housecarls di Beorhtnoth a emularne l&#8217;inutile fine sulla piana di Maldon (e che riechegger\u00e0 nel &#8220;vincere morendo&#8221; fascista messo a fuoco da Jesi nel suo saggio <strong>[<a href=\"#nota26\">26<\/a>]<\/strong>).<br \/>\nNella creazione letteraria tolkieniana compaiono elementi che provengono direttamente dalla modernit\u00e0 e che non sono affatto associati a Mordor, al quale appartengono invece gli aspetti del progresso industriale e materialistico, che Tolkien sintetizza nella triade &#8220;fabbriche&#8221;, &#8220;mitragliatrici&#8221; e &#8220;bombe&#8221; <strong>[<a href=\"#nota27\">27<\/a>]<\/strong>.<br \/>\nIn definitiva con la sua opera Tolkien non crea un mondo radicalmente alternativo al nostro, bens\u00ec problematizza il rapporto tra l&#8217;universo valoriale antico e quello moderno, scegliendo come vettori della sua narrazione <em>arcaica<\/em> piccoli grandi uomini molto pi\u00f9 simili a noi che agli eroi dell&#8217;epica. E&#8217; questo anacronismo che sancisce l&#8217;universale attualit\u00e0 dei suoi personaggi, e non ci\u00f2 che essi dovrebbero simboleggiare all&#8217;interno di una fantomatica Tradizione. Quella Tradizione sciolta dalle parole, dal testo e dalla trama, che sarebbe suonata alle orecchie dell&#8217;antimoderno Tolkien come niente pi\u00f9 di un <em>flatus vocis<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&#8211; NOTE &#8211;<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><a name=\"nota1\"><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-6419\" title=\"Furio Jesi\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Jesi.jpg\" alt=\"Furio Jesi\" width=\"200\" height=\"263\" \/>1.<\/strong> Va detto che Jesi non ritiene il linguaggio delle idee senza parole un&#8217;esclusiva dei teorici e delle formazioni politiche di destra, nonostante sia in quel filone di pensiero che trova la sua origine e compiutezza. Lo considera infatti un tratto distintivo &#8220;di quanto oggi si stampa e si dice&#8221;, a dimostrazione del fatto che la cultura di destra, in senso lato, \u00e8 assai pi\u00f9 radicata e permeante di quanto si possa credere. Un esempio di linguaggio delle idee senza parole, per Jesi, \u00e8 anche quello che va a comporre un certo discorso liturgico sulla Resistenza, o il &#8220;sinistrese&#8221; dei gruppi extra-parlamentari (F. Jesi, op. cit., p. 26).<br \/>\n<a name=\"nota2\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>2.<\/strong> F. Jesi, <em>Cultura di destra<\/em>, op. cit., p. 48.<br \/>\n<a name=\"nota3\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>3.<\/strong> S. Fusco, op. cit., pp. 69-70.<br \/>\n<a name=\"nota4\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>4.<\/strong> Ibidem, p. 70.<br \/>\n<a name=\"nota5\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>5.<\/strong> Ibidem, p. 72<br \/>\n<a name=\"nota6\"><\/a>&#8211;<strong><br \/>\n6.<\/strong> Ibidem<br \/>\n<a name=\"nota7\"><\/a>&#8211;<strong><br \/>\n7.<\/strong> Ibidem<br \/>\n<a name=\"nota8\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>8.<\/strong> Ibidem, p. 74<br \/>\n<a name=\"nota9\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>9.<\/strong> Ibidem<br \/>\n<a name=\"nota10\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>10.<\/strong> E. Passaro, op. cit., pp. 145-48 e 156.<br \/>\n<a name=\"nota11\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>11.<\/strong> J.R.R.Tolkien, <em>Il Signore degli Anelli<\/em>, Rusconi 1977, p. 94<br \/>\n<a name=\"nota12\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>12.<\/strong> Ibidem. In questo frangente, Gandalf, come spesso accade, riflette il pensiero dell&#8217;autore, vedi Lettera 181, in J.R.R.Tolkien, <em>La realt\u00e0 in trasparenza<\/em>, Bompiani, 2001, p. 265: \u00ab\u2026la salvezza del mondo e la salvezza dello stesso Frodo vengono raggiunte grazie alla sua precedente piet\u00e0 e capacit\u00e0 di perdonare le offese\u00bb.<br \/>\n<a name=\"nota13\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>13.<\/strong> E. Passaro, op. cit., p. 154<br \/>\n<a name=\"nota14\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6391\" title=\"\u00c9omer \" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/eomer1.jpg\" alt=\"\u00c9omer \" width=\"163\" height=\"193\" \/><strong>14.<\/strong> In un altro passaggio, lo stesso commentatore non resiste alla tentazione di recuperare alla difesa della Terra di Mezzo la ferina dismisura di \u00c9omer (definito come &#8220;eroe lunare&#8221;) nell&#8217;episodio in cui rinviene il corpo della sorella sul campo di battaglia, si dispera e si lancia contro le schiere nemiche chiamando la morte su di loro e su se stesso. Si tratterebbe di un \u00abesempio di eroismo cieco, furioso selvaggio, incurante della morte. [\u2026] Questo slancio distruttivo, nichilistico, appunto, ha qualcosa di affascinante ed, insieme, di perverso, ed \u00e8 solo un tassello nero nell&#8217;immane mosaico di una Terra di Mezzo che difende con ogni strumento, anche quello meno ortodosso, la propria libert\u00e0\u00bb (p. 153).<br \/>\nInsomma, secondo Passaro, ai fini della lotta contro il male anche un &#8220;tassello nero&#8221; farebbe brodo. Tuttavia il romanzo ci racconta una storia ben diversa. Infatti la sorella che \u00c9omer crede morta, \u00e8 in realt\u00e0 soltanto ferita. La cosa giusta da fare quindi sarebbe prestarle soccorso, anzich\u00e9 farsi prendere dalla disperazione. Se \u00c9omer trovasse davvero la morte in fondo al suo slancio nichilista, morirebbe per niente, per un banale equivoco. In quel passaggio, Tolkien ribadisce &#8211; con la consapevolezza del reduce della guerra moderna &#8211; una distinzione netta: i combattenti utili sono quelli che rimangono lucidi e presenti al loro dovere, non quelli che si lasciano trascinare dalla furia come antichi berserker.<br \/>\nA conti fatti, quando si prende in esame la critica tolkieniana prodotta da certi commentatori di destra \u00e8 difficile distinguere dove finisca l&#8217;equivoco dovuto a sovrainterpretazione ideologica e dove cominci la citazione strumentalmente monca. In certi casi addirittura ci si trova in presenza di quella che sembra semplicemente confusione delle fonti, come pu\u00f2 essere, ad esempio, lo scambio di brani del <em>Signore degli Anelli<\/em> con scene del film di <strong>Peter Jackson<\/strong> tratto dal romanzo. E&#8217; quel che accade nel saggio di <a href=\"http:\/\/webcache.googleusercontent.com\/search?q=cache:CVhN5jlzk0sJ:www.juliusevola.it\/documenti\/schedaautore.asp%3Fcod%3DAdolfo%2520Morganti+Adolfo+Morganti&amp;cd=1&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it&amp;client=firefox-a\"><strong>Adolfo Morganti<\/strong><\/a>, <em>Un giorno un re verr\u00e0\u2026<\/em>, contenuto nella raccolta gi\u00e0 menzionata, dove si citano come fonte primaria le parole che Boromir rivolgerebbe ad Aragorn in punto di morte, chiamandolo &#8220;mio Re&#8221; (p. 166). Ebbene, questa battuta \u00e8 pronunciata nel film dal personaggio interpretato dall&#8217;attore Sean Bean, ma non compare affatto nel testo letterario.<br \/>\n<a name=\"nota15\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>15. <a href=\"http:\/\/webcache.googleusercontent.com\/search?q=cache:gn8bAhcPLRMJ:www.juliusevola.it\/documenti\/schedaautore.asp%3Fcod%3DAlberto%2520Lombardo+Alberto+Lombardo&amp;cd=7&amp;hl=it&amp;ct=clnk&amp;gl=it&amp;client=firefox-a\">Alberto Lombardo<\/a><\/strong>, <em>Il sentimento politeista di J.R.R.Tolkien<\/em>, in &#8220;Albero&#8221;\u2026, p. 114<br \/>\n<a name=\"nota16\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-6417\" title=\"St. Theodore's Anglican Chapel\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/cslewisstudentcenter.jpg\" alt=\"St. Theodore's Anglican Chapel\" width=\"180\" height=\"183\" \/>16.<\/strong> J.R.R.Tolkien, <em>Il Signore degli Anelli<\/em>, p. 340. La mera strumentalit\u00e0 dell&#8217;assunzione del cattolicesimo di Tolkien da parte di questi lettori trova conferma anche nella poca accortezza con cui costoro trattano l&#8217;argomento, a volte con affermazioni ridicolmente false. Come ad esempio quelle di G. De Turris sul fatto che Tolkien avrebbe convinto l&#8217;amico <strong>C.S. Lewis<\/strong> ad abbandonare il protestantesimo per farsi cattolico (J.R.R.Tolkien, <em>Il Medioevo e il fantastico<\/em>, op. cit., nota del curatore n. 49, p. 213) e sulla connotazione &#8220;cattolica&#8221; del circolo letterario di cui entrambi facevano parte, gli Inklings (&#8220;Insolito e Fantastico&#8221; n\u00b0 6, 2011, p. 33). Inutile dire che soltanto alcuni dei membri del suddetto circolo erano cattolici e di certo non lo era il suo principale animatore, cio\u00e8 C.S. Lewis, il quale, una volta abbracciato il cristianesimo, fu anglicano fino al giorno della sua morte.<br \/>\n<a name=\"nota17\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>17.<\/strong> Si tratta dell&#8217;interpretazione che sostiene la stretta coincidenza tra i temi e le figure presenti nella narrativa di Tolkien e quelli della religione cristiano-cattolica. Cfr. J. Pearce, <em>Tolkien, l&#8217;uomo e il mito<\/em>, Marietti, 2010; ma anche S. Caldecott, <em>Il fuoco segreto<\/em>, Lindau, 2009, e in Italia, ad esempio, la lunga serie di articoli del padre gesuita G. Sommavilla (1920-2007) usciti tra anni Settanta e Novanta sulla rivista &#8220;Letture&#8221; (Edizioni San Paolo) e quelli del padre francescano G. Spirito, pubblicati sulla rivista della Societ\u00e0 Tolkieniana Italiana &#8220;Minas Tirith&#8221;, oltre ai suoi saggi <em>Tra San Francesco e Tolkien. Una lettura spirituale del Signore degli Anelli<\/em>, Il Cerchio, 2003 e <em>Lo specchio di Galadriel. I francescani celebrano J.R.R.Tolkien<\/em>, Il Cerchio, 2006. Vedi anche: A. Monda, <em>L&#8217;Anello e la Croce<\/em>, Rubettino, 2008 e G. Bertani, <em>Le radici profonde. Tolkien e le sacre scritture<\/em>, Il Cerchio, 2011.<br \/>\nAnche questi interpreti si avvalgono di una lettura simbolista, ma la ancorano ai testi sacri e alla teologia cattolica, cio\u00e8 a qualcosa di pi\u00f9 concreto della fantomatica Tradizione. In questo modo forzano l&#8217;opera di Tolkien dentro &#8220;una metafora o parabola o profezia evangelica&#8221; (G. Sommavilla, &#8220;Letture&#8221;, 1988, pag. 693) e la trasformano in un sussidio dottrinale, ritagliando addosso all&#8217;autore l&#8217;abito che lui stesso rifiutava di indossare. Fu infatti l&#8217;avversione per l&#8217;uso della letteratura fantastica in chiave allegorico-morale e apologetico-religiosa che produsse la presa di distanza di Tolkien dall&#8217;opera di George MacDonald e la sua critica implicita a C.S. Lewis (vedi <em>&#8220;Genesi della storia&#8221;, nota per Clyde Kilby<\/em>, in J.R.R.Tolkien, <em>Fabbro di Wootton Major<\/em>, Bompiani 2005, p. 59-60).<br \/>\nSe infatti <em>Il Signore degli Anelli<\/em> ha fondamenta cristiane e cattoliche &#8211; come ebbe a riconoscere Tolkien stesso (lettera 142) &#8211; questo \u00e8 vero <em>non gi\u00e0 in senso teologico-dottrinale, bens\u00ec etico-culturale<\/em>, cio\u00e8 al netto di ogni indirizzo propriamente religioso. Nella storia della Terra di Mezzo si possono rinvenire valori e princ\u00ecpi cristiani pi\u00f9 o meno evidenti, ma non c&#8217;\u00e8 traccia di fedelt\u00e0 all&#8217;evento resurrezionale e, di conseguenza, non c&#8217;\u00e8 nemmeno promessa di redenzione. Le figure di quel mondo non possono essere metafore cristiane, se non incomplete, monche; tutt&#8217;al pi\u00f9 alludono a simbologie religiose, ma certo non le citano, n\u00e9 le ricalcano.<br \/>\n<a name=\"nota18\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong>18.<\/strong> G. De Turris, Postfazione a <em>La Leggenda di Sigurd e Gudr\u00f9n<\/em>, Bompiani, 2009, p. 436<br \/>\n<a name=\"nota19\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-6395\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Il ritorno di Beorthtnoth figlio di Beorhthelm\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Beorhtnoth.jpg\" alt=\"Il ritorno di Beorthtnoth figlio di Beorhthelm\" width=\"160\" height=\"249\" \/>19.<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=2076\">J.R.R.Tolkien, <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em>, Bompiani, 2010<\/a>. Dopo la recente riedizione (corredata da un intervento esegetico del massimo esperto di Tolkien, il prof. <strong>T.A. Shippey<\/strong>), il silenzio su questo testo da parte di certi commentatori non ha potuto continuare. Nella prefazione del saggio di P.H. Kocher, <em>Il Maestro della Terra di Mezzo<\/em>, Bompiani, 2011, G. De Turris riprende il giudizio dell&#8217;autore &#8211; risalente a quarant&#8217;anni fa -, per il quale <em>Il Ritorno di Beorhtnoth<\/em> &#8220;\u00e8 assai lontano dall&#8217;essere un ripudio delle ballate eroiche del Nord, alle quali Tolkien si \u00e8 entusiasmato per tutta la vita, n\u00e9 &#8211; inutile dirlo &#8211; delle sue opere d&#8217;immaginazione che discendono da esse&#8221; (p. 12).<br \/>\nTolkien infatti non ha mai ripudiato un bel niente, tanto meno le proprie stesse opere. Ha invece avuto bisogno di mettere in discussione i limiti del modello eroico esaltato nelle antiche ballate e non di accettarlo acriticamente. E&#8217; precisamente questo lavoro critico sugli archetipi e sulla tradizione epica &#8211; nel quale <em>Il Ritorno di Beorhtnoth<\/em> rappresenta il momento antitetico &#8211; a consentire a Tolkien di raggiungere la sintesi che vediamo incarnata da personaggi come Aragorn e Faramir, da un lato, ma anche gli Hobbit, dall&#8217;altro. Prova ne \u00e8 il fatto che questi eroi portano in s\u00e9 soltanto alcune delle caratteristiche di prodromi letterari come Beowulf e Beorhtnoth, e ne ignorano completamente altre.<strong><br \/>\n<a name=\"nota20\"><\/a>&#8211;<br \/>\n20.<\/strong> J.R.R.Tolkien, <em>The Lord of the Rings<\/em>, Harper &amp; Collins, 2007, p. 825 e 852. Il fatto che le societ\u00e0 della Terra di Mezzo siano gi\u00e0 post-pagane \u00e8 spiegato dallo stesso Tolkien nella Lettera 156, in <em>La realt\u00e0 in trasparenza<\/em>, op. cit., p. 231. Cfr. anche T. Shippey, <em>La via per la Terra di Mezzo<\/em>, Marietti, 2005, p. 290-291.<br \/>\n<a name=\"nota21\"><\/a>&#8211;<strong><br \/>\n21.<\/strong> G. De Turris, Introduzione a J.R.R.Tolkien, <em>Il Medioevo e il fantastico<\/em>, Bompiani, 2004, p. 17<strong><br \/>\n<a name=\"nota22\"><\/a><\/strong>&#8211;<strong><br \/>\n22.<\/strong> G. De Turris, <em>Tolkien fra Tradizione e Modernit\u00e0<\/em>, in &#8220;Albero&#8221;\u2026, op. cit., p. 134<strong><br \/>\n<a name=\"nota23\"><\/a>&#8211;<br \/>\n23.<\/strong> Ibidem, p. 137-138. Altrove, lo stesso G. De Turris definisce il conflitto che anima la creazione tolkieniana in termini di &#8220;Potere temporale negativo&#8221; contro &#8220;Autorit\u00e0 spirituale positiva&#8221; (Postfazione a J.R.R.Tolkien, <em>I Figli di H\u00f9rin<\/em>, Bompiani 2007, p. 313-314). E&#8217; una dicotomia solo in apparenza pi\u00f9 corretta di quella citata nel corpo del testo, dato che sarebbe pi\u00f9 giusto parlare di autorit\u00e0 <em>morale<\/em>, cio\u00e8 basata sulle scelte personali, ovvero sulla coltivazione dei talenti interiori anzich\u00e9 sul potenziamento esteriore. Se infatti personaggi come Gandalf o i signori degli Elfi possono anche rimandare a una dimensione &#8220;spirituale&#8221;, di certo \u00e8 difficile dirlo per personaggi come Bilbo, Frodo, Sam, Merry e Pipino, il cui anomalo eroismo \u00e8 pure al centro del ciclo dell&#8217;Anello.<br \/>\nCapita poi che lo stesso commentatore si contraddica, affermando che \u00abL&#8217;Unico Anello \u00e8 il simbolo del potere malvagio e dittatoriale, in contrapposizione agli anelli degli uomini, degli elfi e dei nani\u00bb (<em>Tolkien fra Tradizione e Modernit\u00e0<\/em>, op. cit., p. 137) e lasciando intendere quindi che gli altri Grandi Anelli rappresenterebbero un potenziamento\/potere positivo.<br \/>\nPerfino chi ha letto soltanto l&#8217;esergo del <em>Signore degli Anelli<\/em> sa che l&#8217;Unico \u00e8 stato creato &#8220;<em>to rule them all<\/em>&#8220;. Non esiste alcuna contrapposizione possibile tra l&#8217;Unico e gli altri Anelli, poich\u00e9 questi sono stati fabbricati dagli artigiani elfici sobillati da Sauron, quindi da lui rubati e distribuiti ai re dei Nani e degli Uomini per soggiogarli al potere dell&#8217;Unico Anello, che Sauron ha forgiato per se stesso. Gli ultimi Tre Anelli salvati dagli Elfi vengono messi al sicuro e affidati a portatori molto saggi, perch\u00e9 anch&#8217;essi potrebbero ricadere sotto il potere dell&#8217;Unico qualora Sauron ne tornasse in possesso (vedi J.R.R. Tolkien, <em>Il Silmarillion<\/em>, Bompiani 2000, p. 362-363 e <em>Il Signore degli Anelli<\/em>, op. cit., p. 339). Tanto \u00e8 vero che Gandalf afferma di non credere che, una volta distrutto l&#8217;Unico, i Tre Anelli possano &#8220;risanare tutti i mali del mondo causati da lui&#8221;, e ritiene invece pi\u00f9 probabile che anche i Tre perdano il loro potere &#8220;e molte cose belle svaniscano e cadano nell&#8217;oblio&#8221; (<em>SdA<\/em>, p. 339). &#8220;Eppure gli Elfi sono pronti a correre questo rischio, pur di frantumare il potere di Sauron ed allontanare per sempre il terrore del suo dominio&#8221; (ibidem). E&#8217; infatti cos\u00ec che andranno le cose: Sauron sar\u00e0 distrutto e il prezzo da pagare sar\u00e0 la perdita definitiva del beneficio elfico nella Terra di Mezzo. I portatori dei Tre Anelli, vale a dire Gandalf, Elrond e Galadriel, non parteciperanno attivamente alla ricostruzione del mondo devastato dalla guerra (gli ultimi due non avranno un ruolo attivo nemmeno durante la guerra). Saranno la saggezza di Aragorn e la perseveranza di Sam a risanare i danni causati dall&#8217;Oscuro Signore, non il potere degli Elfi e degli stregoni con i loro Anelli. I vecchi custodi della Terra di Mezzo quindi giocano la grande partita contro Sauron sapendo che per loro sar\u00e0 l&#8217;ultima e che dopo dovranno lasciare gli Uomini al loro destino. Gli Uomini non detengono alcun particolare potere, e potranno contrapporre al male, quando si ripresenter\u00e0, soltanto la propria forza d&#8217;animo, la propria saldezza, se saranno capaci di conservarla. N\u00e9 potrebbe essere altrimenti, dato che la storia non torna indietro e il cambiamento non pu\u00f2 essere bloccato, anche se comporta la perdita dolorosa di &#8220;molte cose belle&#8221;.<br \/>\n<a name=\"nota24\"><\/a>&#8211;<br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-6420 alignright\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"L'Anello\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/Anello.png\" alt=\"L'Anello\" width=\"200\" height=\"173\" \/>24.<\/strong> T. Shippey, <em>J.R.R.Tolkien, La Via\u2026<\/em>, op. cit., p. 203. Nella sua pi\u00f9 recente argomentazione su questo punto, G. De Turris ha sostenuto che sui &#8220;capi dell&#8217;Occidente come Gandalf, Elrond, Galadriel e Aragorn&#8221;, l&#8217;Anello non produce &#8220;nessun effetto&#8221;: costoro sarebbero immuni dal potere tentatore dell&#8217;Anello, avendo una predisposizione di spirito troppo solidamente rispettosa della libert\u00e0 individuale per cadere in tentazione (Prefazione a P.H. Kocher, op. cit, p. 11). Ebbene, va detto che nell&#8217;intero <em>Signore degli Anelli<\/em> l&#8217;unico personaggio che gode di tale immunit\u00e0 \u00e8 Tom Bombadil (libro I, cap. VII). Per quanto riguarda &#8220;i capi dell&#8217;Occidente&#8221; &#8211; come vengono impropriamente definiti Gandalf, Elrond, Galadriel e Aragorn &#8211; essi rifiutano di prendere l&#8217;Anello proprio perch\u00e9 hanno paura di lasciarsi tentare dall&#8217;opportunit\u00e0 di fare il bene attraverso la coercizione del potere (che equivarrebbe a fare il male). Altro che &#8220;nessun effetto&#8221;: proprio i pi\u00f9 saggi e i pi\u00f9 forti sono talmente consapevoli degli effetti che l&#8217;Anello potrebbe avere su di loro da evitare finanche di sfiorarlo. Coloro che invece hanno una maggiore resistenza alla tentazione sono i piccoli Hobbit, e per questo sono in grado di prendere su di s\u00e9 una responsabilit\u00e0 superiore a quella dei nobili guerrieri, degli Elfi e degli stregoni.<br \/>\nQuesta constatazione dissolve un&#8217;altra forzatura ideologica, cio\u00e8 l&#8217;idea che nella Terra di Mezzo verrebbe riproposta l&#8217;antica tripartizione sociale di cui parlava <strong>Georges Dumezil<\/strong>: <em>oratores, bellatores, laboratores<\/em>. Secondo le interpretazioni di destra, gli Hobbit apparterrebbero infatti a quest&#8217;ultimo ordine (cfr. S. Giuliano, \u00abLa tripartizione funzionale nella Terra di Mezzo\u00bb, in <em>&#8220;Albero&#8221;\u2026<\/em>, op. cit., p. 75-93). Se cos\u00ec fosse si dovrebbe quantomeno acquisire il fatto che nella Terra di Mezzo la partizione gerarchica si presenta completamente ribaltata. Ribaltamento che trova conferma nelle stesse parole dell&#8217;autore, il quale afferma, nella celebre lettera 131, che con le ultime vicende legate all&#8217;Anello si compie il passaggio dal tempo leggendario ed eroico a quello storico, con un radicale mutamento dei protagonisti. La storia che comincia con l&#8217;ingresso degli Hobbit nelle vicende della Terra di Mezzo non \u00e8 pi\u00f9 incentrata sul potere elfico n\u00e9 sulle gesta dell&#8217;aristocrazia guerriera: &#8220;cos\u00ec come i primi racconti erano visti attraverso gli occhi degli elfi, quest&#8217;ultima grande storia, che dal mito e dalla leggenda scende sulla terra, \u00e8 vista soprattutto attraverso gli occhi degli hobbit: in questo modo, in effetti, diventa antropocentrica. Ma attraverso gli hobbit, e non gli uomini, perch\u00e9 l&#8217;ultima storia deve chiarire del tutto un tema ricorrente: il posto che nelle &#8216;politiche mondiali&#8217; occupano gli atti di volont\u00e0 imprevisti e imprevedibili, e le buone azioni di chi apparentemente \u00e8 piccolo, poco eroico e dimenticato invece dai saggi e dai grandi (sia buoni che malvagi).&#8221; (J.R.R.Tolkien, <em>La realt\u00e0\u2026<\/em>, op. cit., p. 182).<strong><br \/>\n<\/strong><a name=\"nota25\"><\/a>&#8211;<strong><br \/>\n25.<\/strong> J.R.R. Tolkien, <em>Il Signore degli Anelli<\/em>, p. 1024. La scelta della disobbedienza all&#8217;autorit\u00e0 \u00e8 anche quella della sentinella Beregond, che disattende gli ordini ricevuti, abbandona il presidio che gli \u00e8 stato assegnato e affronta i servitori del proprio signore per salvare Faramir (SdA, p. 1023).<strong><br \/>\n<\/strong><a name=\"nota26\"><\/a>&#8211;<strong><br \/>\n26.<\/strong> Jesi constata che la mistica fascista della morte si incentra sull&#8217;idea di un sacrificio fondativo, e cita <strong>Mircea Eliade<\/strong>: \u00abIl transfert rituale della vita per mezzo del sacrificio non si limita alle costruzioni (templi, citt\u00e0, ponti, case) e agli oggetti utilitari: si sacrificano parimenti delle vittime umane per assicurare il successo di un&#8217;operazione, o anche la durata storica di un&#8217;impresa spirituale\u00bb (M. Eliade, <em>Ma\u00eetre Manole et le monast\u00e8re d&#8217;Arges<\/em>, 1970, in Jesi, op. cit., p. 67). L&#8217;idea che muove i combattenti fascisti \u00e8 quella di una morte che fonda ritualmente l&#8217;emancipazione della stirpe, \u00abdonde la loro prospettiva non di <em>vincere o morire<\/em>, ma di <em>vincere morendo<\/em>\u00bb (F. Jesi, op. cit., p. 68).<br \/>\nDa questo punto di vista, un poema come <em>La Battaglia di Maldon<\/em> (X-XI sec.) esalta il sacrificio dei fedelissimi del conte inglese Beorhtnoth &#8211; i quali anzich\u00e9 cercare di salvare il salvabile decidono di morire combattendo una battaglia persa, per seguire la sorte del loro signore &#8211; e celebra cos\u00ec l&#8217;eroismo e l&#8217;orgoglio inglese, trasformando il sacrificio in un atto ideologicamente fondativo. Se n&#8217;era accorto Borges, quando nel suo celebre epilogo narrativo della battaglia di Maldon scriveva che i guerrieri anglosassoni \u00abfin dall&#8217;alba avevano combattuto per l&#8217;Inghilterra e per il suo vasto impero futuro e non lo sapevano.\u00bb (J.L. Borges, <em>Anno Domini 991<\/em>, in <em>La Moneta di ferro<\/em>, 1976). Il sacrificio dei guerrieri di Beorhtnoth sancisce quindi la vittoria ideale e la supremazia valoriale inglese (&#8220;l&#8217;impresa spirituale&#8221; di cui parla Eliade).<br \/>\nE&#8217; precisamente l&#8217;avversione per questa idea che spinge Tolkien a scrivere un testo come <em>Il Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm<\/em>. Tolkien rintraccia la radice pagana di quella concezione dell&#8217;eroismo e la rifiuta, da un lato perch\u00e9 la trova incompatibile con la propria fede, dall&#8217;altro perch\u00e9 la storia che aveva vissuto &#8211; in primis la Battaglia d&#8217;Inghilterra (1940) &#8211; aveva dimostrato come si dovesse resistere agli invasori con le unghie e con i denti, assai pi\u00f9 che cercare una fine coerentemente eroica. In altre parole, per Tolkien l&#8217;eroismo \u00e8 implicito nelle scelte umane, non pu\u00f2 essere la loro premessa ideologica. Ne deriva che \u00e8 giusto sacrificarsi per sconfiggere il male, ma \u00e8 sbagliato pensare che la vittoria sia nella lotta stessa e nel conseguimento di una morte nobile.<strong><br \/>\n<\/strong><a name=\"nota27\"><\/a>&#8211;<strong><br \/>\n27.<\/strong> J.R.R.Tolkien, \u00abSulle Fiabe\u00bb, in <em>Il Medioevo e il fantastico<\/em>, op. cit., p. 221. Nel saggio <em>Sulle Fiabe<\/em>, Tolkien non afferma di preferire &#8220;cavalli&#8221; e &#8220;cavalieri&#8221; alla penicillina, all&#8217;igiene pubblica o all&#8217;alfabetizzazione. La sua concezione del progresso, quella che lui rifiuta, \u00e8 fatta di macchine di morte e luoghi di produzione seriale che bruciano, inquinano, alienano l&#8217;uomo dalla natura e dal paesaggio. Infatti specifica che &#8220;malvagit\u00e0 e bruttezza sembrano essere indissolubilmente collegate&#8221; ed \u00e8 da esse, dall&#8217;infelicit\u00e0 che ci provocano, che vogliamo evadere attraverso la letteratura fantastica. Tuttavia, aggiunge, \u00abci sono cose pi\u00f9 torve e terribili da cui fuggire, che non il rumore, il puzzo, la spietatezza e lo sperpero di un motore a combustione interna. Ci sono fame, sete, povert\u00e0, dolore, angustia, ingiustizia, morte.\u00bb C&#8217;\u00e8 il desiderio recondito di superare &#8220;antiche limitazioni&#8221; fisiche, come volare, navigare negli abissi, parlare con gli animali, etc. (<em>Sulle Fiabe<\/em>, op. cit., p. 222-223). E questo conferma che &#8220;l&#8217;evasione del prigioniero&#8221; praticata attraverso le <em>fairy stories<\/em> coincide con il rifiuto del mondo moderno solo in senso contingente, perch\u00e9 \u00e8 qualcosa di assai pi\u00f9 profondo e universale, che sta alla base dell&#8217;attivit\u00e0 narrativa umana.<br \/>\nIn questo senso gli Hobbit protagonisti del ciclo dell&#8217;Anello non si avventurano soltanto nel passato, ma soprattutto nel reame fatato. Oltre a re, dame e cavalieri, dovranno incontrare elfi, troll, orchi, ragni giganti, ent, e tutte quelle creature &#8220;fairy&#8221; che nella moderna Contea non trovano pi\u00f9 spazio e che stanno irreversibilmente abbandonando la stessa Terra di Mezzo. Fungendo da connessione fra i tempi moderni e il mondo arcaico di nani e draghi, gli Hobbit diventano il veicolo di un&#8217;indagine sul nostro rapporto perduto &#8211; ovvero latente &#8211; con il fantastico, le leggende, i miti, le fiabe.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Wu Ming 4<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Arriva oggi in libreria il numero 4 di Nuova Rivista Letteraria, sul quale compaiono due nostri articoli: uno analizza la dichiarazione di non-appartenenza \u00abN\u00e9 destra, n\u00e9 sinistra\u00bb, ed \u00e8 scritto da Wu Ming 1; l&#8217;altro lo trovate in questo post e prende le mosse dalla conferenza che Wu Ming 4 ha tenuto alla RASH di [&hellip;]","protected":false},"author":117,"featured_media":6457,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,8],"tags":[1236,1241,1174,1237,1235,25,499,1234,1243,231,230,234,1238,1242,387,1239,323,241,319,1240,236],"class_list":["post-6365","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-appunti","category-editoriali","tag-adolfo-morganti","tag-alberto-lombardo","tag-arst","tag-cultura-di-destra","tag-errico-passaro","tag-fabrizio-pagella","tag-furio-jesi","tag-gianfranco-de-turris","tag-gianluca-casseri","tag-il-signore-degli-anelli","tag-jrr-tolkien","tag-julius-evola","tag-lucio-del-corso","tag-mircea-eliade","tag-nuova-rivista-letteraria","tag-oswald-spengler","tag-rash","tag-roberto-arduini","tag-roma","tag-sebastiano-fusco","tag-tom-shippey"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Le grinfie fasciste su Tolkien: un caso tutto italiano<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Alcuni esempi concreti della tecnica di lettura messa in atto dai &quot;critici&quot; di estrema destra, utilizzata per erigere intorno a Tolkien...\" \/>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/12\/il-professore-il-barone-e-i-bari-il-caso-tolkien-e-le-strategie-interpretative-della-destra\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Le grinfie fasciste su Tolkien: un caso tutto italiano\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Alcuni esempi concreti della tecnica di lettura messa in atto dai &quot;critici&quot; di estrema destra, utilizzata per erigere intorno a Tolkien...\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/12\/il-professore-il-barone-e-i-bari-il-caso-tolkien-e-le-strategie-interpretative-della-destra\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Giap\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2011-12-14T06:30:02+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2018-07-08T09:05:44+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/grinfie_evoliane_su_Tolkien21.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"480\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"625\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Wu Ming\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@Wu_Ming_Foundt\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@Wu_Ming_Foundt\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Wu Ming\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"31 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/12\\\/il-professore-il-barone-e-i-bari-il-caso-tolkien-e-le-strategie-interpretative-della-destra\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/12\\\/il-professore-il-barone-e-i-bari-il-caso-tolkien-e-le-strategie-interpretative-della-destra\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Wu Ming\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/a509f199077421552871a4cf2a327499\"},\"headline\":\"Il professore, il barone e i bari. 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