{"id":61563,"date":"2026-06-11T01:36:43","date_gmt":"2026-06-10T23:36:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=61563"},"modified":"2026-06-11T02:51:32","modified_gmt":"2026-06-11T00:51:32","slug":"le-citta-di-pianura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2026\/06\/le-citta-di-pianura\/","title":{"rendered":"Il segreto del mondo. Riflessioni su \u00abLe citt\u00e0 di pianura\u00bb e il cinema di Francesco Sossai"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_61572\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61572\" class=\"wp-image-61572\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.13.29.png\" alt=\"Le citt\u00e0 di pianura: Dori, Giulio e Carlobianchi sull'orlo dell'anticlimax con Genio.\" width=\"700\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.13.29.png 842w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.13.29-300x162.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.13.29-768x414.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61572\" class=\"wp-caption-text\">Dori, Giulio e Carlobianchi sull&#8217;orlo dell&#8217;anticlimax con Genio.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<h5><strong>INDICE<\/strong><br \/>\n<strong>1. \u00abCosa c&#8217;\u00e8 in questo film che spinge a rivederlo?\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>2. Un cinema working class<\/strong><br \/>\n<strong>3. Un cinema col \u00abpallino\u00bb del territorio<\/strong><br \/>\n<strong>4. Un cinema di genere, nel senso di <em>gender<\/em>&#8230;<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><strong>5. Un cinema \u00abmacchina per elaborare il lutto\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>Finalmente metto in ordine i miei appunti sul cinema di <strong>Francesco Sossai<\/strong>. Non solo su\u00a0<em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em>, ma anche sul film d&#8217;esordio\u00a0<em>Altri cannibali<\/em> (2021), pi\u00f9 alcuni riferimenti al corto\u00a0<em>Il compleanno di Enrico <\/em>(2023).<\/p>\n<p>A rigore dovrei dire: il cinema di Sossai e <strong>Adriano Candiago<\/strong>, perch\u00e9 \u2013 deformazione professionale \u2013 mi concentrer\u00f2 sulla <em>scrittura<\/em>, che nei lungometraggi \u00e8 a quattro mani.<\/p>\n<p>La faccenda dei David di Donatello ha attirato a <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> antipatie snobistiche e, soprattutto, tardive. La pioggia di premi \u00e8 arrivata quando da tempo il film aveva toccato le corde di una moltitudine di persone, che erano tornate a vederlo pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p>Da qui la domanda.<!--more--><\/p>\n<h4><strong>\u00abCosa c&#8217;\u00e8 in questo film che spinge a rivederlo?\u00bb<\/strong><\/h4>\n<p>La prima volta vedo\u00a0<em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em>\u00a0quando \u00e8 appena uscito in sala. A Bologna lo danno all&#8217;Odeon. Sono curioso perch\u00e9 nelle interviste Sossai cita scrittori e geografi che anch&#8217;io ho letto \u2013\u00a0<strong>Bugaro<\/strong>,\u00a0<strong>Trevisan<\/strong>,\u00a0<strong>Turri<\/strong>,\u00a0<strong>Vallerani<\/strong>,<strong> Varotto<\/strong>&#8230; \u2013 e quel che dice risuona con quanto stiamo facendo sia come Wu Ming sia come gruppo di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2024\/12\/tornare-nel-delta-al-tempo-della-crisi-climatica\/\">\u00abTornare nel Delta\u00bb<\/a>. Non a caso, alla spicciolata, entrambe le combriccole vanno a vedere il film.<\/p>\n<p>Poco tempo dopo torno a vederlo, perch\u00e9 mi ha colpito la <em>scrittura<\/em>. Ogni dettaglio, agganciandosi a molti altri, produce significato, fa pensare, torna ad assillarmi. Voglio capire, leggere &#8220;in controluce&#8221;, desumere dal film la sceneggiatura<sup><span style=\"font-size: smaller;\">1<\/span><\/sup>. Stavolta lo vedo al Lumi\u00e8re.<\/p>\n<p>So cosa vuol dire scrivere per suscitare una ri-lettura: pensi al futuro anteriore, al momento in cui <em>avranno letto<\/em>\u00a0e qualcosa continuer\u00e0 a lavorare nella memoria. Piazzi nel testo mine di senso che dovranno esplodere non al primo passaggio, ma ai seguenti. Non sai se funzioneranno, ma ci provi. \u00c8 evidente che quelle piazzate nel film funzionano.<\/p>\n<p>La terza volta lo vedo al Galliera, insieme alla mia compagna, che non c&#8217;era ancora riuscita. I suoi commenti, i ricordi di adolescenza nordestina innescati dalla visione, mi accendono in testa nuovi lumi.<\/p>\n<p>Passano i mesi, arrivano i David e il film torna nelle sale (ma in alcune citt\u00e0 non le aveva mai lasciate). La Cineteca di Bologna mi propone di presentarlo con Sossai, io accetto<sup><span style=\"font-size: smaller;\">*<\/span><\/sup> ed ecco la quarta visione, al Rialto, e subito dopo la quinta,\u00a0perch\u00e9 anche la mia compagna vuole rivederlo, e di nuovo le sue impressioni arricchiscono la mia lettura.<\/p>\n<p>ll resto lo faccio guardandolo al computer, ritrovando i punti esatti, fermando le scene, trascrivendo parti di dialogo e leggendo con pi\u00f9 agio i titoli di coda.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[* Appuntamento <strong>mercoled\u00ec 23 giugno<\/strong>, ingresso dalle h.21, Arena Puccini all&#8217;Ippodromo, via di Corticella 102 \/ via dell&#8217;Arcoveggio 37\/2, Bologna.\u00a0<a href=\"https:\/\/cinetecadibologna.it\/programmazione\/proiezione\/le-citta-di-pianura\/?repeat=22102\">Informazioni e acquisto biglietti qui<\/a>\u00a0\u2013\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/volantino_Keine_fotos.pdf\">Promemoria su foto e video qui<\/a>.]<\/span><\/p>\n<h5><strong>La parola a Capovilla<\/strong><\/h5>\n<div id=\"attachment_61640\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61640\" class=\"wp-image-61640\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/casarurale-e1780692393590.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"226\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/casarurale-e1780692393590.jpeg 278w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/casarurale-e1780692393590-266x300.jpeg 266w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/casarurale-e1780692393590-200x226.jpeg 200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/casarurale-e1780692393590-248x280.jpeg 248w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><p id=\"caption-attachment-61640\" class=\"wp-caption-text\">Prendere questo libro fotografico del 1981 e approfittare di ogni visita in Polesine per cercare quelle case, vedere che ne \u00e8 stato. Pu\u00f2 capitarti di tutto.<\/p><\/div>\n<p>Domenica 31 maggio vado ad ascoltare\u00a0<strong>Pierpaolo Capovilla<\/strong> al <strong>festival Desfemo<\/strong> di Boara Pisani, riva sinistra dell&#8217;Adige.<\/p>\n<p>Poche ore prima, nei pressi di Concadirame (Rovigo), con la mia\u00a0<em>zozga<\/em>\u00a0di amici ho vissuto un&#8217;avventura degna del film, anche pi\u00f9 surreale dell&#8217;incursione a villa Bugnello. Non \u00e8 il caso di raccontarla qui, \u00e8 per dire che arriviamo a Boara dell&#8217;umore giusto.<\/p>\n<p>A Capovilla qualcuno chiede: \u00abcosa c&#8217;\u00e8 in questo film che spinge a rivederlo?\u00bb<\/p>\n<p>Dapprima risponde parlando dell&#8217;atmosfera conviviale e fraterna che ha respirato sul set. Cito dal taccuino: \u00abMi hanno detto che nel cinema non \u00e8 sempre cos\u00ec, anzi, che quella era un&#8217;eccezione. Dai camionisti agli attori eravamo tutta una comunit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Non fatico a crederlo, perch\u00e9 guardando il film <em>si sente,<\/em>\u00a0ed \u00e8 una delle ragioni per cui torniamo a vederlo: vogliamo stare ancora con Carlobianchi, Dori, Giulio e il resto della banda, che sta fuori dall&#8217;inquadratura ma sappiamo che \u00e8 l\u00ec a vagabondare insieme ai personaggi.<\/p>\n<p>Poi Capovilla dice:\u00a0\u00ab\u00c8 un film che ha un testo piccolo ma un sottotesto enorme\u00bb.<\/p>\n<p>E cos\u00ec torno alla mia prima motivazione: la scrittura. Il sottotesto de <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> non si forma casualmente, non dipende solo dalla libert\u00e0 interpretativa di chi lo vede. \u00c8 in gran parte voluto, impostato con mano precisa, lavorando di fino su temi, segni e riferimenti incrociati.<\/p>\n<h5><strong>Non solo scrittura<\/strong><\/h5>\n<p>Intendiamoci: un film \u00e8 pi\u00f9 della sua sceneggiatura. La scrittura non basterebbe, se mancasse l&#8217;arte prettamente cinematografica. Vedere\u00a0<em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> \u00e8 un&#8217;esperienza estetica forte, e aggiungo: nel film ogni scelta estetica ha un connotato morale. Non moralistico: morale, che vuol dire pi\u00f9 o meno l&#8217;opposto.<\/p>\n<p>Ad esempio, la fotografia di <strong>Massimiliano Kuveiller<\/strong>\u00a0non illumina il paesaggio\u00a0in modo tagliente e impietoso, da film di denuncia, e nemmeno con ironia, come nell&#8217;abbacinante\u00a0<a href=\"https:\/\/www.krisispublishing.com\/prodotto\/atlante-classici-padani\/\">Atlante dei classici padani<\/a>\u00a0di <strong>Filippo Minelli<\/strong> ed <strong>Emanuele Galesi<\/strong>. Lo fa con tenerezza, come abbracciando i luoghi per consolarli.<\/p>\n<p>Quest&#8217;approccio \u00e8 rafforzato dalle musiche di <strong>Krano<\/strong>, che Sossai usa in modo impeccabile, sottolineando o contrappuntando malinconie, commozioni, sussulti di vita.\u00a0Per questo\u00a0<em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> \u00e8 anche un&#8217;esperienza <em>musicale<\/em> da rivivere<sup><span style=\"font-size: smaller;\">2<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, io faccio lo scrittore e,\u00a0<em>da scrittore<\/em>, ecco cosa credo di aver capito del film.<\/p>\n<h5><strong>Quattro punti da fissare<\/strong><\/h5>\n<p><strong>1.<\/strong> Il cinema italiano frequenta poco la classe operaia. Quello di Sossai, invece, fa l&#8217;etnografia di un certo soggetto operaio e del suo \u00abrifiuto del lavoro\u00bb, praticato o vagheggiato che sia.<\/p>\n<p><strong>2.<\/strong> Il cinema italiano di oggi ha difficolt\u00e0 o scarso interesse a raccontare i luoghi, le loro specificit\u00e0, le loro stratificazioni di storie. C&#8217;\u00e8 un deficit di geografia. Invece chi fa cinema \u2013 come chi fa letteratura \u2013 a Nordest <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/12\/gli-uomini-pesce-394-giorni\/#pallino\">ha quel pallino<\/a>, quell&#8217;assillo tipicamente (tri)veneto: il territorio, quel che \u00e8 gli accaduto, le trasformazioni che ha subito. Senza questo rovello costante,\u00a0<em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em>\u00a0non esisterebbe.<\/p>\n<p><strong>3.<\/strong> Poi c&#8217;\u00e8 il genere, nel senso di <em>gender<\/em>, non di <em>genre<\/em>. Il cinema di Sossai\u00a0parla di paternalismo e patriarcato, di modelli maschili, di cameratismo iniziatico tra maschi, di vita affettiva tra maschi, mettendo anche in scena pulsioni queer e forse pure trans.<\/p>\n<p><strong>4.<\/strong> A un certo punto ho capito cosa si erano scordati Dori e Carlobianchi all&#8217;inizio del film. E, s\u00ec, \u00e8 il segreto del mondo.<\/p>\n<p>Procediamo in quest&#8217;ordine.<\/p>\n<div id=\"attachment_61893\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61893\" class=\"wp-image-61893\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.28.34.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"374\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.28.34.png 1135w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.28.34-300x160.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.28.34-1024x547.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.28.34-768x410.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61893\" class=\"wp-caption-text\"><em>Altri cannibali<\/em>. Fausto (<strong>Walter Giroldini<\/strong>) e il suo entusiasmo per la meccanica di precisione.<\/p><\/div>\n<h4><strong>Un cinema working class<\/strong><\/h4>\n<p>Fausto, il protagonista di <em>Altri cannibali<\/em>, \u00e8 operaio in una fabbrica di componenti metallici. \u00c8 solo un impiego temporaneo, dice, ma \u00e8 l\u00ec dal &#8217;98.<br \/>\nAnche Carlobianchi e Dori sono operai: ex-tute blu nel distretto veneto dell&#8217;occhiale, nel 2008 diventati \u00abesuberi\u00bb\u00a0e da allora costretti ad altri lavori. Carlobianchi sfalcia l&#8217;erba per il comune di Cornia (e forse fa anche altro), Dori sgombra case disabitate.<br \/>\nGenio, vertice del vecchio triangolo isoscele, era in fabbrica con loro, prima di fuggire in Argentina sulle ali di un mandato di cattura.<\/p>\n<p>Sono quattro proletari che detestano il proprio impiego e cercano vie d&#8217;uscita, modi di &#8220;svoltare&#8221;.<\/p>\n<p>Genio, Dori e Carlobianchi c&#8217;erano riusciti: a lungo han fatto finta di lavorare mentre rubavano al cavalier Fadiga, padrone-padre di un&#8217;azienda che chiama \u00abla nostra grande famiglia\u00bb. Poi hanno esagerato. Hanno peccato di <em>hybris<\/em>\u00a0e il fato ha messo una pietra tombale sulle loro iniziative.<\/p>\n<p>Fausto, invece, di iniziative non ne ha mai prese. Solingo e taciturno, si \u00e8 perso in fantasie velleitarie, che vanno dalla fuga ai tropici all&#8217;antropofagia.\u00a0Mentre Dori e Carlobianchi ricordano la bella vita che facevano con Genio negli anni Novanta, Fausto la <em>pura vida<\/em> in Costa Rica l&#8217;ha vista solo in cartolina e il suo ricordo pi\u00f9 bello risale a quand&#8217;era bambino: la finale dei Mondiali di calcio dell&#8217;82.<\/p>\n<div id=\"attachment_61574\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61574\" class=\"wp-image-61574\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.16.56.png\" alt=\"Altri cannibali. Diego Pagotto (Ivan) e Walter Giroldini (Fausto) nella scena del monologo sui mondiali del 1982.\" width=\"700\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.16.56.png 833w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.16.56-300x162.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.16.56-768x416.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61574\" class=\"wp-caption-text\"><em>Altri cannibali<\/em>. Da sinistra, Ivan (<strong>Diego Pagotto<\/strong>) e Fausto nella scena del monologo sui mondiali del 1982.<\/p><\/div>\n<p>Come i loro protagonisti, le due opere sono molto diverse tra loro,\u00a0ma \u00e8 chiaro che\u00a0<em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em>\u00a0riprende, prosegue e allarga il discorso iniziato in <em>Altri cannibali<\/em>.<\/p>\n<p>Entrambi i film terminano con una presa di coscienza, un incontro con il reale che apre gli occhi e fa scoprire un \u00absegreto\u00bb su come vivere nel mondo. In <em>Altri cannibali<\/em> accade tutto nella mente di Fausto, che non lo dice a nessuno; ne <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> \u00e8 l&#8217;esito di un&#8217;esperienza collettiva, e parlarne \u00e8 importante.<\/p>\n<h5><strong>Padri, padronato, paternalismo<\/strong><\/h5>\n<p>Ambedue i film sono anche meditazioni sui padri: presenti o venuti a mancare, veri o putativi, talvolta autoproclamati.<\/p>\n<p>Sia a Fausto sia a Genio \u00e8 morto il padre in un incidente, ed entrambi hanno visto il corpo. In <em>Altri cannibali<\/em>\u00a0ce lo racconta la madre in dialetto della Valbelluna; <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> ce lo fa vedere,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/morte_padre_Genio.png\">nella prima di due inquadrature<\/a> che sembrano <em>tableaux vivants<\/em>, quasi alla Kitano.<\/p>\n<p>(La seconda mostra il ritorno di Carlobianchi alla casa di famiglia).<\/p>\n<div id=\"attachment_61577\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61577\" class=\"wp-image-61577\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.40.14.png\" alt=\"Le citt\u00e0 di pianura: Carlobianchi in posa coi suoi genitori.\" width=\"700\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.40.14.png 900w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.40.14-300x162.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-05-alle-13.40.14-768x416.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61577\" class=\"wp-caption-text\">\u00abPer\u00f2 mi son fatto l&#8217;ingresso indipendente\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>In <em>Altri cannibali<\/em> le conseguenze della morte sono solo private e interiori: Fausto \u00e8 rimasto bloccato. \u00c8 diventato \u00abl&#8217;uomo di casa\u00bb, un ruolo che rifiuta ma che madre e sorella lo costringono a interpretare. Ecco il perch\u00e9 del merluzzo nella vasca: solo Fausto sa cucinare il baccal\u00e0 alla maniera del padre. Avrebbe ben altro per la testa, ma alla fine gli tocca farlo.<\/p>\n<p>La morte del padre di Genio ha invece implicazioni pi\u00f9 vaste: incapsula un rivolgimento storico, la metamorfosi del Veneto negli ultimi cinquant&#8217;anni. Segna la fine di \u00abuna delle ultime famiglie contadine di Cornia\u00bb e spinge il figlio ad andare in fabbrica.<\/p>\n<p>Ne <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> compare, come si \u00e8 visto, anche il padre di Carlobianchi. Nella foto di gruppo sorride e tiene il figlio a braccetto, ma in un&#8217;altra scena rimprovera lui e Dori perch\u00e9 \u00abnon crescono mai\u00bb. Li ritiene, a conti fatti, bloccati. Come Fausto. Ma si sbaglia.<\/p>\n<p>Sul film, infine, grava l&#8217;ombra di un altro &#8220;capofamiglia&#8221;,\u00a0<strong>Tiziano Fadiga<\/strong>, il padrone paternalista, mattatore della sequenza iniziale ambientata negli anni Novanta.<\/p>\n<h5><strong>\u00abZio can, proprio il giorno che vado in pensione&#8230;\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>\u00abNo go niente\u00bb, dice l&#8217;operaio\u00a0<strong>Primo Sossai<\/strong> ai due tizi che lo abbrancano, \u00abcoss&#8217;\u00e8 che go fato?\u00bb. Ancora non sappiamo che accusa stia negando. In realt\u00e0 non c&#8217;\u00e8 alcuna accusa, anzi, c&#8217;\u00e8 un riconoscimento. Nello spiazzo davanti alla fabbrica, Fadiga scende dal cielo e premia l&#8217;operaio \u00abper il duro lavoro, l&#8217;impegno e per tutti questi anni di sacrificio dedicato alla nostra grande famiglia\u00bb, donandogli un Rolex Day-Date. Primo, commosso, ringrazia e dice: \u00abLo terr\u00f2 come una reliquia\u00bb.<\/p>\n<p>Il rombo dell&#8217;elicottero copre la frase di commiato del padrone. Ho provato a leggere il labiale e mi \u00e8 sembrato di distinguere la parola \u00abattento\u00bb, nient&#8217;altro. Nemmeno Primo capisce, ma Fadiga fa un gesto come a dire \u00abnon importa\u00bb. Quel che doveva fare lo ha fatto, pu\u00f2 depennare la voce dalla lista degli impegni. Ora lo attendono a Venezia. La performance \u00e8 durata poco pi\u00f9 di due minuti.<\/p>\n<div id=\"attachment_61696\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61696\" class=\"wp-image-61696\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/fadiga.png\" alt=\"Le citt\u00e0 di pianura: Fadiga poco prima di ripartire con l'elicottero.\" width=\"700\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/fadiga.png 790w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/fadiga-300x162.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/fadiga-768x415.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61696\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Roberto Citran<\/strong>, sempre perfetto, anche nella veste di Fadiga.<\/p><\/div>\n<h5><strong>\u00abL&#8217;ultima\u00bb vs. l&#8217;azzardopatia<\/strong><\/h5>\n<p>Genio, che l&#8217;orologio non lo ricever\u00e0 mai, guarda con disprezzo l&#8217;elicottero che riparte, poi getta un borsone nel bagagliaio della Citro\u00ebn. Lui a questa storia della famiglia non ci crede, tant&#8217;\u00e8 che, con Dori e Carlobianchi, ogni giorno frega il padrone. Come vedremo, non andr\u00e0 a finir bene.\u00a0Ma a Primo andr\u00e0 peggio.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di vent&#8217;anni dopo, infatti, lo ritroviamo nel retro di un bar, mangiato vivo da una slot machine. Una plastica rappresentazione di come l&#8217;industria dell&#8217;azzardo di massa, con la complicit\u00e0 dello stato, disgrega la classe lavoratrice con le slot, le videolottery, il bingo, i gratta-e-vinci&#8230;<\/p>\n<p>Chi ha scritto che <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> fa l&#8217;apologia dell&#8217;alcolismo non ne ha afferrato il senso; ma anche fosse, il film condanna senza sconti una dipendenza ben peggiore.<\/p>\n<p>Nel film l&#8217;alcol \u00e8 un pretesto per trovarsi in compagnia e \u00a0restarci il pi\u00f9 a lungo possibile. Ecco perch\u00e9 \u00abl&#8217;ultima\u00bb sfugge all&#8217;assunto dell&#8217;utilit\u00e0 marginale decrescente: non ha a che fare col consumo di un bene, il vero scopo \u00e8\u00a0<em>restare ancora insieme<\/em>. Carlobianchi e Dori non vogliono che Giulio si stacchi da loro, perch\u00e9 sanno che da solo soffrirebbe, e cos\u00ec lo salvano, e gli cambiano la vita<sup><span style=\"font size: smaller;\">3<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Primo invece non l&#8217;ha salvato nessuno. \u00c8 raggelantemente solo. Solo con lo schermo che gli succhia il cervello.<sup><span style=\"font size: smaller;\">4<\/span><\/sup><\/p>\n<h5><strong>La reliquia<\/strong><\/h5>\n<p>Carlobianchi chiede a Primo se \u00e8 vera la storia dell&#8217;orologio. Non pu\u00f2 riferirsi alla storia del regalo: lo sa benissimo che \u00e8 vera, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-07-alle-15.52.23.png\">quel giorno c&#8217;era anche lui<\/a>. Sta chiedendo se \u00e8 vero quel che si dice: che Primo, <em>nonostante tutto<\/em>, l&#8217;orologio ce l&#8217;ha ancora.<\/p>\n<p>Per tutta risposta, Primo alza il braccio. Il Rolex \u00e8 ancora l\u00ec. <em>Quello<\/em> non se l&#8217;\u00e8 giocato. Nel crollo e nel devasto sopravvive la reliquia del paternalismo. Che nel frattempo si \u00e8 sbriciolato: dopo il 2008 l&#8217;azienda, presunta \u00abgrande famiglia\u00bb, ha avuto \u00abun sacco di esuberi\u00bb.\u00a0La paternit\u00e0 era finta, ma gli orfani sparsi e spersi nella valle sono veri.<\/p>\n<h4><strong>Un cinema col \u00abpallino\u00bb del territorio<\/strong><\/h4>\n<blockquote><p>\u00abPortate i figli piccoli sulle Prealpi e fategli guardare la pianura. &#8220;Sono stati Chisso e Galan&#8221; dite, e gi\u00f9 uno schiaffo. Si devono ricordare.\u00bb<br \/>\n(Titta Morticani su Twitter, 17 giugno 2014)<sup><span style=\"font-size: smaller;\">5<\/span><\/sup><\/p><\/blockquote>\n<p>Una delle primissime immagini de <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> \u00e8 una persiana storta, poi sar\u00e0 un tripudio di \u00abVendesi\u00bb, case abbandonate o incompiute, verde scomparso ma dipinto sul cemento, palme in posti incongrui, \u00abinformale veneto\u00bb, asfalto, svincoli, cavalcavia, sprawl che si perde nello smog&#8230; Al tedesco che vuole vedere l&#8217;Italia prima che gli italiani la distruggano, Carlobianchi replica:\u00a0\u00abMi sa che sei arrivato tardi\u00bb.<\/p>\n<p>Il paesaggio \u00e8 divenuto estraneo, questo il senso della confessione di Dori, in macchina al buio, il volto ruvido e solcato, gli occhi lucenti:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abHo una roba in mente io, ultimamente. Guardo le case, con le porte, le finestre, le luci dentro, e penso che io non ci entrer\u00f2 mai, in quella casa l\u00e0. Una volta non lo pensavo. Una volta pensavo: io entrer\u00f2 in quella casa, in quella cucina, in quel salotto, in quella camera da letto.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_61765\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61765\" class=\"wp-image-61765\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-07-alle-15.00.33.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"381\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-07-alle-15.00.33.png 872w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-07-alle-15.00.33-300x163.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-07-alle-15.00.33-768x417.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61765\" class=\"wp-caption-text\">Dori e Carlobianchi dopo la fuga in <em>stealth<\/em>.<\/p><\/div>\n<p>Il giorno dopo la \u00abdivina provvidenza\u00bb gli dar\u00e0 accesso a villa Bugnello, e sar\u00e0 un evento, ma da anni le case in cui entra non hanno pi\u00f9 luci, spesso non hanno pi\u00f9 porte n\u00e9 finestre, e salotti e camere da letto \u2013 quel che ne resta \u2013 li deve sfasciare. A un certo punto lo vediamo all&#8217;opera, in montaggio alternato con la pubblicit\u00e0 dei mobili Rampon di San Don\u00e0 di Piave. La tipica r\u00e9clame da tv locale, dei tempi in cui il Nordest era la \u00ablocomotiva d&#8217;Italia\u00bb.<\/p>\n<p>Nell&#8217;impiego di Dori c&#8217;\u00e8 qualcosa di autobiografico, si deduce dal testo di\u00a0<a href=\"https:\/\/tarzo.bandcamp.com\/track\/partita-iva\"><em>Partita Iva<\/em> dei <strong>Tarzo<\/strong><\/a>, il gruppo in cui canta Sossai:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abHo sgomberato case<br \/>\nnella bassa padovana.<br \/>\nCase dove qualcuno era morto,<br \/>\nqualcun altro se n&#8217;era andato.<br \/>\nIn quel periodo in testa<br \/>\navevo solo la pianura&#8230;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<h5><strong>\u00abNon rimarr\u00e0 pi\u00f9 nulla di questa regione\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>&#8230;e nella pianura \u00abriva i barbari a cavallo\u00bb, dice il conte Luigi Jacopo Maria Bugnello, superbamente interpretato da <strong>Denis Fasolo<\/strong>. \u00c8 a lui che Sossai e Candiago affidano le battute pi\u00f9 politiche e pi\u00f9 memorabili del film: la considerazione sull&#8217;abuso politico della parola \u00abterritorio\u00bb, il Veneto del futuro come un&#8217;unica infrastruttura per spostarsi ma senza pi\u00f9 alcun luogo dove andare&#8230;<\/p>\n<p>L&#8217;osservazione che segue la devo a un\u00a0redattore di <a href=\"https:\/\/www.antropocene.org\/\">Antropocene Ecologia Socialismo<\/a>\u00a0con cui ho chiacchierato del film a Vittorio Veneto.\u00a0Bugnello dice cose giustissime, ma al tempo stesso \u00e8 una macchietta: il gridolino \u00abyu-hu!\u00bb, il domestico Isidoro, le due gocce di pernod nel daiquiri ritenute \u00aberetiche\u00bb&#8230; Non pu\u00f2 essere un caso se proprio a lui hanno fatto pronunciare quelle frasi.<\/p>\n<p>Ci ho pensato a lungo, e sono giunto a questa conclusione: il compito di Bugnello \u00e8 impersonare la <em>solastalgia<\/em>, il dolore per i mutamenti che gli sono avvenuti intorno, per come \u00e8 diventato il \u00abterritorio\u00bb, termine che odia e a cui preferisce \u00abterra\u00bb. Certamente non \u00e8 l&#8217;unico a provare solastalgia, ma \u00e8 l&#8217;unico a isolare quel sentimento dal marasma circostante, a dichiararlo, a metterlo a tema. Forse perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;unico ad avere tempo e agio di farlo: gli altri sono intenti a sopravvivere, a non soccombere, a guadare fiumi di precariet\u00e0 saltando da una pietra scivolosa all&#8217;altra.<\/p>\n<p>L&#8217;idea di \u00abterra\u00bb che ha Bugnello non deriva da una pratica concreta dei luoghi e delle loro contraddizioni. Stiamo parlando di uno sprovveduto, di uno che non sa come muoversi per fermare \u00abi barbari\u00bb e disperatamente si affida al primo che passa. La \u00abterra\u00bb che difende fuori tempo massimo \u00e8 un <em>paesaggio come teatro<\/em>\u00a0finalizzato al suo godimento estetico, nel quale lui possa continuare a recitare, a dirsi conte anche se dal &#8217;48 la Repubblica ha abolito i titoli nobiliari. Il paesaggio per la cui scomparsa prova dolore \u00e8 in fondo un <em>capriccio<\/em>, come quello della scuola del Veronese che\u00a0Giulio contempla nella villa.<\/p>\n<p>Detto questo, Bugnello \u00e8 una macchietta, s\u00ec, ma \u00e8 anche un personaggio tragico. Ridiamo delle sue pose, dei suoi modi affettati, del suo farsi abbindolare, ma il suo dolore e il fatto che sia l&#8217;unico a esprimerlo con chiarezza richiedono rispetto. Per questo ha senso che\u00a0<em>lui<\/em> dica quelle battute. E Fasolo, come dicevo, \u00e8 perfetto. Il suo sguardo mentre dice: \u00abDistruggeranno tutto\u00bb \u2013 e manda a Carlobianchi messaggi di disponibilit\u00e0 omoerotica \u2013 \u00e8 gi\u00e0 da solo un pezzo di bravura.<\/p>\n<div id=\"attachment_61796\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61796\" class=\"wp-image-61796\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Bugnello.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Bugnello.png 873w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Bugnello-300x162.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Bugnello-768x414.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61796\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Denis Fasolo<\/strong> nella parte di <strong>Luigi Jacopo Maria Bugnello<\/strong>.<\/p><\/div>\n<h5><strong>Fantasmi&#8230;<\/strong><\/h5>\n<p>Il viandante tedesco definisce la Lisbona-Treviso-Budapest, che minaccia anche Villa Bugnello, \u00abun&#8217;autostrada fantasma\u00bb, perch\u00e9 non ne trova il cantiere. Ma non lo trova per il semplice motivo che \u00e8 ovunque. La Lisbona-Treviso-Budapest passa dappertutto, perch\u00e9 \u00e8 l&#8217;insieme di tutti i progetti di nuove strade, autostrade, \u00abbretelle\u00bb, raccordi, svincoli et similia che continuano ad abbattersi sul Veneto (aggiungo che in Emilia-Romagna \u00e8 uguale).<\/p>\n<p>Ne <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> quella \u00e8 l&#8217;unica occorrenza della parola \u00abfantasma\u00bb. A ben vedere, per\u00f2, nel film <em>quasi\u00a0tutto<\/em> \u00e8 un fantasma di quel che era. In primis, di quel che era negli anni Novanta: il cocktail di gamberi, la trattoria della Mery, i mobili presuntamente indistruttibili, la maglia con lo sponsor \u00abPrime uve\u00bb, l&#8217;orologio di Primo, la Jaguar rattoppata di Carlobianchi&#8230; \u00c8 un caso che sia una Jaguar S-Type, uscita di produzione proprio nel fatidico 2008?<\/p>\n<p>Persino il \u00abtesoretto\u00bb \u00e8 un fantasma. Il territorio ha subito tali sconvolgimenti che le vecchie mappe sono inutili, a cominciare da quella di Genio con la X e la Polaroid. In Veneto, e in generale in Padania, non puoi nemmeno pi\u00f9 seppellire un tesoro che te lo porta via un escavatore.<\/p>\n<h5><strong>&#8230;e scoperte<\/strong><\/h5>\n<p>Eppure \u2013 mi collego a quanto detto sopra della fotografia <em>compassionevole<\/em> \u2013 lo sguardo del film non \u00e8 solo desolato e solastalgico, ma si ostina a scovare e isolare <em>qualcosa d&#8217;altro<\/em>, un elemento che resista all&#8217;omologazione. Un approccio che paradossalmente, come mi ha fatto notare il geografo <strong>Francesco Visentin<\/strong>\u00a0\u2013 un altro che sul film ha preso molti appunti \u2013 segnalandomi\u00a0<a href=\"https:\/\/tarzo.bandcamp.com\/track\/edy\">un altro brano dei Tarzo<\/a>, \u00e8 pi\u00f9 praticabile nello sprawl, a dispetto delle brutture e degli ecocidii, che nei centri storici svuotati di senso e oramai \u00abtutti uguali\u00bb.<\/p>\n<p>Fuori dalle citt\u00e0, andando alla deriva, \u00e8 ancora possibile dire tra s\u00e9 e s\u00e9, senza filtri, senza avere in mente un selfie:\u00a0\u00abVa&#8217; che posto&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>E allora la mappa pi\u00f9 sensata \u00e8 quella che Giulio traccia sui tovaglioli, collegando i luoghi in cui \u00e8 stato insieme ai suoi compagni d&#8217;avventura.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 andare in giro pu\u00f2 ancora essere un&#8217;avventura.<\/p>\n<div id=\"attachment_61891\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61891\" class=\"wp-image-61891\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.22.49.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.22.49.png 838w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.22.49-300x161.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.22.49-768x411.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61891\" class=\"wp-caption-text\">\u00abVa&#8217; che posto&#8230;\u00bb<\/p><\/div>\n<h4><strong>Un cinema di genere, nel senso di <em>gender&#8230;<\/em><\/strong><\/h4>\n<p>..nel senso che <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> \u00e8 anche un film sui rapporti di genere, pi\u00f9 precisamente sui rapporti interni a <em>un<\/em> genere. <em>Quel<\/em> genere.<\/p>\n<p>Nel film c&#8217;\u00e8 un solo vero personaggio femminile, Giulia Antonia. Le altre donne sono solo evocate \u2013 come la Paola, l&#8217;ex di Carlobianchi \u2013 o appaiono fugacemente, oppure entrano in scena in modo straniante. Della Katy che accoglie i tre raminghi per la notte non vediamo <em>mai<\/em> il viso. Mai.<\/p>\n<p><em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> \u00e8 indubbiamente un film su noi maschi, sul nostro disorientamento, sui modelli che ci hanno stampato in testa e su come superarli.<\/p>\n<h5><strong>\u00abUna definizione di Genio, vai. Sintetica, per\u00f2\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>Genio, figura maschile vincente e mitizzata, \u00e8 il <em>role model<\/em> di Dori e Carlobianchi. La parola \u00abamico\u00bb, fanno capire, non rende l&#8217;idea. \u00c8 un fratello maggiore. Classe 1960, gi\u00e0 uomo quando loro erano ancora ragazzi, li ha portati nel bordello di Villach a farsi \u00abbattezzare\u00bb, gli ha insegnato a fare lo <em>stealth<\/em>\u00a0per sfuggire alla stradale, e come &#8220;vero uomo&#8221; \u00e8 talmente idealtipico che per interpretarlo non basta un solo attore. Ce ne vogliono tre.<\/p>\n<p>Dopo i primi frammenti di ricordi giovanili, in cui lo interpreta <strong>Nicola Rossato<\/strong>, Genio \u00e8 il protagonista di due sequenze retrospettive.<\/p>\n<p>Nella prima, con il volto e il corpo di\u00a0<strong>Andrea Pennacchi<\/strong>, viaggia per la \u00abMerica\u00bb come un personaggio di <strong>Jack London<\/strong>, o del\u00a0<i id=\"mwDA\">Mart\u00edn Fierro<\/i>.\u00a0Lo vediamo sedurre una cameriera, viaggiare sul retro di un furgone e bere mate con altri errabondi intorno a un fal\u00f2. Questa sequenza \u00e8 certamente <em>mito<\/em>, \u00e8 come Dori e Carlobianchi vagheggiano la vita del loro eroe dall&#8217;altra parte del mondo.<\/p>\n<p>Poi c&#8217;\u00e8 la rievocazione del traffico di occhiali. Qui Genio \u00e8\u00a0<strong>Filippo Scotti<\/strong> perch\u00e9 Giulio, ascoltando il racconto di Carlobianchi, si immedesima nel &#8220;dritto&#8221;, nel <em>maverick<\/em> di successo. In quella veste non sua, si immagina di far colpo su Giulia Antonia.\u00a0Una fantasia compensativa, perch\u00e9 lui non \u00e8 \u00abfatto cos\u00ec\u00bb, dice. Non \u00e8 bravo a prendere l&#8217;iniziativa, men che meno a perseverare.<\/p>\n<div id=\"attachment_61892\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61892\" class=\"wp-image-61892\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.26.21.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.26.21.png 832w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.26.21-300x162.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.26.21-768x415.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61892\" class=\"wp-caption-text\">Giulio\/Genio.<\/p><\/div>\n<p>Sempre nello spirito di Genio, Dori e Carlobianchi portano Giulio al suo \u00abbattesimo\u00bb. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo di fare scorribande a Villach, ma c&#8217;\u00e8 il <em>sex work<\/em> a domicilio, c&#8217;\u00e8 la Stefy, a cui Dori si rivolge chiamandola \u00absplendore\u00bb.<br \/>\n\u00abIo queste cose non le faccio\u00bb, protesta Giulio.<br \/>\n\u00abDa oggi le fai\u00bb, ribatte Carlobianchi.<br \/>\n\u00c8 un&#8217;iniziazione. I due cercano di aiutare Giulio con gli strumenti che hanno, con la loro mentalit\u00e0, con il loro vissuto.<\/p>\n<h5><strong>\u00abNon ci posso credere&#8230; C&#8217;\u00e8 Genio!\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>La riapparizione del Genio in carne e ossa \u00e8 un anticlimax per tutti, suddiviso in due momenti. Il primo all&#8217;insegna dell&#8217;impaccio, nel parcheggio del supermercato; il secondo della catastrofe, con Genio ansimante su quella X che \u00e8 l&#8217;ennesimo fantasma, elemento centrale di una mappa ormai inservibile. \u00abAdesso che cazzo faccio?\u00bb \u00e8 la sua ultima, disperata frase.<\/p>\n<p>Per Dori e Carlobianchi \u00e8 la fine del mito. Da quel momento non pensano pi\u00f9 al perduto fratello maggiore e si concentrano su Giulio, il loro nuovo fratello minore.<\/p>\n<p>Quando si chiude la porta del treno, Giulio non sente l&#8217;ultima frase di Carlobianchi. Anche qui, dal labiale mi sembra di distinguere la parola \u00abattento\u00bb. Come Fadiga all&#8217;inizio del film, Carlobianchi fa un gesto che vuol dire \u00abnon importa\u00bb, ma \u00e8 un \u00abnon importa\u00bb diversissimo: non quello noncurante di chi gi\u00e0 riparte per un nuovo impegno, ma quello affettuoso di chi sa che ormai ci si comprende anche senza parole.<\/p>\n<h5><strong>Giulia ama Giulio, non Genio<\/strong><\/h5>\n<p>Per Giulio l&#8217;anticlimax \u00e8 una presa di coscienza: non gli servono fantasie compensative, miti di mascolinit\u00e0, successo, ricchezza facile. La mattina dopo, per prima cosa prender\u00e0 l&#8217;iniziativa, telefonando a Giulia Antonia. Che probabilmente gi\u00e0 lo ama. Lo capiamo dal tono tra il deluso e l&#8217;implorante con cui lo esorta: \u00abMa vieni con noi, no?\u00bb; dalle occhiate che non riesce a non lanciargli, e dal suo rispondere subito alla chiamata.<\/p>\n<div id=\"attachment_61857\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61857\" class=\"wp-image-61857\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-15.01.33.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"382\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-15.01.33.png 1434w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-15.01.33-300x164.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-15.01.33-1024x558.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-15.01.33-768x419.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61857\" class=\"wp-caption-text\">Dal centro della pista, Giulia Antonia guarda\u00a0Giulio.<\/p><\/div>\n<p>A interpretare Giulia Antonia \u00e8 <strong>Giulia Bertasi<\/strong>, che cito da un&#8217;<a href=\"https:\/\/www.isoliticinefili.com\/le-citta-di-pianura-intervista-bertasi\/\">intervista rilasciata a\u00a0<em>I soliti cinefili<\/em><\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe difficolt\u00e0 di Giulio nell&#8217;approcciare Giulia Antonia sono radicate nel suo io, nelle sue insicurezze. Giulia Antonia in realt\u00e0 \u00e8 sempre stata vicina a lui, letteralmente; credo invece fosse Giulio quello &#8220;lontano&#8221;, in un mondo tutto suo, diverso.<br \/>\nNel momento in cui anche Giulio viene preso \u2013\u00a0rapito\u00a0\u2013 e riportato da Charli e Doriano a terra, nella\u00a0dimensione fisica, materiale\u00a0del\u00a0territorio, allora la distanza da Giulia Antonia si azzera, finalmente si ritrova sullo stesso pianeta, sulla stessa terra. Trovo anche delizioso che il momento in cui questa distanza svanisce sia non nella vicinanza di tutti i giorni dei banchi dell&#8217;universit\u00e0, ma piuttosto in uno dei momenti in cui Giulia Antonia e Giulio sono fisicamente pi\u00f9 lontani.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<h5><strong>\u00abBellissime mani, conte&#8230;\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>Nelle sale di Bologna, la scena erotica tra Carlobianchi e Bugnello ha sorpreso e divertito, ma \u00a0nulla di pi\u00f9. Un amico che ha visto il film a Conegliano Veneto mi ha invece riferito di mormorii di protesta, tutte voci maschili, ma no, ma perch\u00e9, cossa gh&#8217;entra? Fino a quel momento si erano rispecchiati in quel corregionale, un simpatico beone. Scoprirlo <em>reci\u00f3n <\/em>ha implicato l&#8217;ingoio (ehm) di un bel rospo.<\/p>\n<p>Una torsione inattesa, hanno detto molti. S\u00ec e no. C&#8217;\u00e8 un effetto sorpresa, ma \u00e8 pensato solo per la maggioranza del pubblico, che \u00e8 etero, o almeno si pensa etero, <em>si sforza<\/em> di essere etero. I primi momenti della seduzione gay possono viaggiare interamente sottotraccia rispetto alla percezione straight. Inoltre, in quel momento si presta attenzione ad altro: il contenuto del dialogo, Giulio che studia le carte, Dori che ingurgita il daiquiri&#8230; Ma la spettatrice o spettatore queer coglie i segnali, capisce molto prima. La reciproca seduzione comincia almeno \u2013\u00a0<em>almeno \u2013<\/em>\u00a0dallo sguardo che Carlobianchi rivolge a Bugnello mentre questi si avvicina al sof\u00e0 col daiquiri in mano. Uno dei picchi della prova d&#8217;attore di <strong>Sergio Romano<\/strong>.<\/p>\n<div id=\"attachment_61866\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61866\" class=\"wp-image-61866\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-16.47.44.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"379\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-16.47.44.png 801w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-16.47.44-300x163.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-10-alle-16.47.44-768x416.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-61866\" class=\"wp-caption-text\">\u00abE i zerca la felizit\u00e0 \/ senza saver che no ghe n&#8217;\u00e9 \/ par chi che rento tel so cor \/ confonde &#8216;l s\u00e8so co l&#8217;amor.\u00bb<\/p><\/div>\n<p>In realt\u00e0 l&#8217;intero film \u00e8 pervaso di omoaffettivit\u00e0 e omoerotismo. Il modo in cui si guardano negli occhi Dori e Carlobianchi; Carlobianchi che attende di essere solo in casa con Dori per mettersi a dormire stretto stretto accanto a lui<sup><span style=\"font-size: smaller;\">6<\/span><\/sup>; dopo il \u00abbattesimo\u00bb dalla Stefy, Carlobianchi e Giulio che ballano un tango sulle note di\u00a0<em>S\u00e8si Si\u00f2p<\/em> del duo\u00a0<strong>Belumat<\/strong>; Carlobianchi che afferra Giulio per la nuca, come aveva afferrato per la nuca Bugnello prima di baciarlo&#8230;<\/p>\n<h5><strong>Il braccio della Stefy<\/strong><\/h5>\n<p>Proprio qui si \u00e8 insinuato un dubbio: una mia amica, ricercatrice e attivista cc, ha avuto la netta impressione che, per come si parla di lei e per come si svolge la scena, la Stefy sia una persona trans.<\/p>\n<p>\u00abNon saprei\u00bb, ho ribattuto. \u00abVediamo solo un braccio da dietro una porta&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>Mettiamo per\u00f2 che la mia amica abbia ragione: a <em>quante<\/em> cose \u00e8 stato iniziato Giulio in quell&#8217;appartamento?<\/p>\n<h4><strong>5. Un cinema \u00abmacchina per elaborare il lutto\u00bb<\/strong><\/h4>\n<p>Il primo dialogo tra Dori e Carlobianchi comincia <em>in medias res<\/em>. Si stanno guardando negli occhi, sorridendo. Si sono appena detti qualcosa di importante, anzi, di cruciale, una conclusione a cui erano arrivati, su cui concordavano&#8230;<\/p>\n<p>\u00abAspetta, me la ricordi un attimo? Mi sa che mi son perso\u00bb.<br \/>\n\u00ab\u00c8 che&#8230; Zio can, non me la ricordo pi\u00f9\u00bb.<br \/>\nAvevano scoperto \u00abil segreto del mondo\u00bb, ma subito ne hanno perso memoria, e sar\u00e0 il loro cruccio per tutto il film.<br \/>\n\u00abMa il segreto del <em>mondo mondo<\/em>&#8230; o del <em>vostro<\/em> mondo?\u00bb, chiede Giulio.<br \/>\n\u00abChe differenza c&#8217;\u00e8?\u00bb<\/p>\n<h5><strong>\u00abCi siamo fatti prendere la mano\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>A Boara Pisani, Capovilla ha detto che <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> parla del\u00a0\u00abfallimento della <em>weltanschauung<\/em> produttivista\u00bb.<\/p>\n<p>Torniamo a quando i due hanno spiegato a Giulio come funzionava il giro d&#8217;affari. All&#8217;inizio tiravano su \u00abuna cifra innocua, tre-quattrocento carte al mese per ognuno di noi, roba che ci pagavamo giusto solo le spese extra, davamo qualcosa ai veci e per il resto ce le bevevamo\u00bb. Poi, per\u00f2, \u00abci siamo fatti prendere la mano, siamo andati avanti per anni, hanno calcolato che avevamo un giro d&#8217;affari di qualche centinaia di migliaia di euro\u00bb.<\/p>\n<p>Sulle prime, a modo loro, facevano la lotta di classe: rifiuto del paternalismo padronale, riappropriazione e ridistribuzione della ricchezza verso il basso. Poi, visto che erano soldi facili, han voluto farne sempre di pi\u00f9, sempre di pi\u00f9, sempre di pi\u00f9, aderendo in toto al modello dominante.\u00a0Quello dello sviluppo per lo sviluppo, delle cifre senza senso del PIL, della pretesa demente di una crescita infinita su un pianeta finito.<\/p>\n<h5><strong>Lutto del paradigma o dissonanza cognitiva<\/strong><\/h5>\n<p>Quando finisce un modello, un modo di pensare e di fare, una convinzione che ha dato forma al vivere, si pu\u00f2 reagire in due modi: accettandone la fine ed elaborando quello che Jung chiam\u00f2 <em>lutto del paradigma<\/em>, cambiando il proprio modo di stare al mondo; oppure andando avanti come prima, fingendo che la realt\u00e0 non sia cambiata, o che il cambiamento non ci riguardi. Invece dell&#8217;elaborazione, la <em>dissonanza<\/em> <em>cognitiva<\/em>.<\/p>\n<p>La seconda opzione \u00e8 quella scelta dalle classi dominanti, da chi governa le nazioni e i territori: tirare innanzi come e pi\u00f9 di prima, nella pretesa di curare i mali dello sviluppo con <em>ancora pi\u00f9 sviluppo<\/em>.<\/p>\n<p>Dori e Carlobianchi si arrabattano in una via di mezzo.<\/p>\n<p>Non fanno finta di niente: hanno tirato il freno, seppure giocoforza, e vivono controcorrente rispetto al \u00abpi\u00f9 sviluppo\u00bb. Carlobianchi non \u00e8 solo \u00abcontrario a Google Maps\u00bb, non ha proprio il telefonino;\u00a0Dori ce l&#8217;ha, ma lo tira fuori solo una volta, per chiamare la Stefy; usano solo i contanti; nessuno dei due sembra aver mai preso un aereo, dato che confondono l&#8217;aeroporto di Venezia con quello di Treviso<sup><span style=\"font-size: smaller;\">7<\/span><\/sup>&#8230;<\/p>\n<p>Eppure non hanno ancora elaborato. A impedirglielo \u00e8 il mito di Genio. Avevano capito qualcosa di <em>molto<\/em> importante, ma si sono distratti pensando al ritorno di Genio dall&#8217;Argentina, al fatto che dovevano andarlo a prendere&#8230;<\/p>\n<p>Non appena quel mito si affloscia, sono liberi.<\/p>\n<p>Giulio definisce la tomba Brion una \u00abmacchina per elaborare il lutto\u00bb. Mentre ne parla, Dori e Carlobianchi appaiono meditabondi.<\/p>\n<p>Il film stesso \u00e8 una macchina per elaborare il lutto. Il lutto del paradigma.<\/p>\n<h5><strong>L&#8217;ultimo assaggio<\/strong><\/h5>\n<p><em>Altri cannibali<\/em> e <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> raccontano di assaggi frustrati, deludenti o impossibili. La birra dell&#8217;autogrill ha un sapore strano perch\u00e9 analcolica; il cocktail di gamberi non \u00e8 come Dori lo ricordava e fa vomitare; l&#8217;intruglio della festa di laurea \u00e8 imbevibile e Dori lo sputa; le lumachine della Mery non esistono pi\u00f9; Fausto si chiede che sapore abbia la carne umana; se il baccal\u00e0 non lo cucina lui non ha il sapore giusto&#8230;<\/p>\n<p>Entrambi i film si chiudono con un ultimo assaggio che per\u00f2 si rivela\u00a0<em>terapeutico<\/em>. I due finali sono dichiarazioni contro la vita come voracit\u00e0. A quella voracit\u00e0 Fausto ha rinunciato\u00a0giorni prima, sconvolto dalla scena dell&#8217;uccisione del maiale, ma fa un ultimo tentativo. Dori e Carlobianchi vi hanno rinunciato anni prima, ma erano rimasti in uno stato di sospensione, e finalmente possono andare oltre.<\/p>\n<p>Il dito \u00e8 duro da masticare, fa schifo e guarisce definitivamente Fausto dalla sua voglia. La delusione lo sblocca e alla buon&#8217;ora si riconcilia con la figura paterna. Nell&#8217;ultima scena indossa una giacca del padre e, guardandosi allo specchio, sorride.<\/p>\n<p>La sequenza finale de <em>Le citt\u00e0 di pianura<\/em> \u00e8 pi\u00f9 complessa.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-61889\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.16.51.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.16.51.png 799w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.16.51-300x162.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/Schermata-2026-06-11-alle-01.16.51-768x415.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Carlobianchi prende un gelato piccolo. Ha un sapore diverso da quello che si aspettava, fiordilatte invece che limone, comunque \u00e8 buono: \u00abMe lo aspettavo amaro e invece \u00e8 dolce, nel finale\u00bb.<\/p>\n<p>Dori ha avuto i gusti che desiderava, ma il suo gelato \u00e8 esagerato, gigantesco, e instabile. In men che non si dica cade tutto sull&#8217;asfalto, dove le auto che passano lo annichiliscono. Non ne rester\u00e0 pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>\u00c8 guardando quello spreco che Dori ricorda.<\/p>\n<p>Era questo il segreto del mondo.<\/p>\n<p>Anche Carlobianchi ricorda, e sorride.<\/p>\n<p>_____<\/p>\n<h5><strong><span style=\"font-size: small;\">NOTE<\/span><\/strong><\/h5>\n<p><span style=\"font-size: small;\">1. Quella di Sossai e Candiago \u00e8 una sceneggiatura degna dei vecchi tempi, di maestri come <strong>Rodolfo Sonego<\/strong>, peraltro bellunese pure lui, di Puos d&#8217;Alpago.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">2. Con due sole eccezioni, i pezzi di Krano sono extradiegetici \u2013 in parole povere, i personaggi non li sentono \u2013, quelli degli altri artisti sono tutti diegetici, interni alla storia. E qualcuno si \u00e8 chiesto:\u00a0\u00abMa in Veneto sono davvero cos\u00ec quei localini, quei bar? Tu entri dalla strada per caso e trovi\u00a0<strong>Wasted Pido<\/strong>\u00a0o i <strong>Laguna Bollente<\/strong>\u00a0o <strong>Krano<\/strong> che suona in acustico, e te li vedi gratis, senza <em>security <\/em>in mez ai marun?\u00bb<br \/>\nInvece in <em>Altri cannibali<\/em>\u00a0la musica, con la significativa eccezione del canto degli Alpini, era assente o quasi. Al suo posto rumori vari, tutti diegetici.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">3. Nel film anche il tabagismo \u00e8 peggio dell&#8217;alcolismo. Dori ha smesso. L&#8217;alcol gli ha fatto ritirare la patente ma lui ha smesso di fumare, non di bere. Quanto a Carlobianchi, \u00abnon ha mai cominciato\u00bb, cio\u00e8 le sigarette non le ha mai comprate, fuma solo di scrocco. Al bere non ha messo paletti, al fumare s\u00ec.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">4.\u00a0\u00abSe vai a casa adesso stai male e basta\u00bb. Nel cinema di Sossai a casa, <i>in<\/i> casa, si sta male. La casa di Fausto fa venire la claustrofobia; la casa di Enrico mette a disagio; da quella casa la nonna fugge, rifiutando il proprio ruolo di demente parcheggiata in poltrona; la casa vuota di Genio non solo mette tristezza ma \u00e8 associata alla menzogna: Genio ha detto che andava a casa perch\u00e9 \u00abcotto\u00bb, e invece, senza aspettare un giorno, \u00e8 andato a cercare il tesoro.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">5. Oggi, dodici anni dopo, alla lista va aggiunto Zaia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">6. Anche in <em>Altri cannibali<\/em> Fausto e Ivan giacevano insieme seminudi, ma in tutt&#8217;altro modo, senza la minima tenerezza, perch\u00e9 erano estranei e il patto siglato, sebbene ridicolo e vorrei-ma-non posso, era un patto di morte.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">7. Ne\u00a0<em>Il compleanno di Enrico<\/em>, al timore di Francesco che il <em>millennium bug<\/em> faccia saltare tutti i sistemi informatici e perdere il lavoro a suo padre, quest&#8217;ultimo risponde: \u00abPosso tornare a disegnare a mano&#8230; I computer non ci sono mica stati sempre, sai?\u00bb<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Grazie in particolare a: Claudia, Marco Manfredi e tutta la sozga, Francesco Visentin, Jadel Andreetto, Massimiliano Cappello, Walter Dal Cin e Bea.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Wu Ming 1 INDICE 1. \u00abCosa c&#8217;\u00e8 in questo film che spinge a rivederlo?\u00bb 2. Un cinema working class 3. 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