{"id":61110,"date":"2026-04-01T00:00:30","date_gmt":"2026-03-31T22:00:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=61110"},"modified":"2026-04-01T10:12:31","modified_gmt":"2026-04-01T08:12:31","slug":"aurora-nonumentale-vs-monumento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2026\/04\/aurora-nonumentale-vs-monumento\/","title":{"rendered":"Aurora nonumentale: memorie di periferia contro la mappa morale del centro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti13.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-61141\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti13-300x138.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"321\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti13-300x138.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti13-1024x469.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti13-768x352.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>di <strong>Mariano Tomatis*<\/strong><\/p>\n<p>Il cuore della Torino romana \u00e8 forse il punto in cui si vede meglio lo scarto tra la citt\u00e0 raccontata dai monumenti e quella che si muove sotto il piedistallo. Al Parco Archeologico della Porta Palatina, dentro il recinto svettano <b>Giulio Cesare<\/b> e <b>Augusto<\/b>, torniti in un bronzo muscolare tirato a lucido; appena fuori, corpi che dormono sui cartoni, avvolti nelle coperte tra cumuli d&#8217;immondizia.<\/p>\n<p>Nel catalogo della mostra <i>MonumenTO. Torino capitale<\/i> (Palazzo Madama, 26 febbraio \u2013 7 settembre 2026), <b>Renzo Villa<\/b> ritrae i due imperatori come paladini dell&#8217;ordine e della salvaguardia etnica, auspicando che \u00abveglino sul degrado che gli inevitabili movimenti di popoli mediterranei, gi\u00e0 romanizzati, potrebbero causare alle vestigia\u00bb.<\/p>\n<p>Il 7 marzo 2026, in un&#8217;intervista a <i>La Stampa<\/i>, <b>Tomaso Montanari<\/b> denuncia la gravit\u00e0 di \u00abfrasi cos\u00ec apertamente razziste\u00bb e chiede il ritiro del catalogo. Nel giro di due giorni la Fondazione Torino Musei prende le distanze: il presidente <b>Massimo Broccio<\/b> afferma che quella formulazione \u00abnon riflette il nostro pensiero\u00bb. Il volume viene ritirato e avviato al macero, con l&#8217;annuncio di una ristampa senza il passaggio contestato.<\/p>\n<p>Per capire se si tratta di un episodio isolato, ho visitato la mostra alla luce del <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/12\/torino-magica\/\">doppio<\/a> <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/12\/torino-magica2\/\">post<\/a> sulla magia di Torino pubblicato poche settimane prima, e tenendo conto delle numerose volte in cui su <em>Giap<\/em> si \u00e8 chirurgicamente criticata una mostra,\u00a0un progetto museografico o la monumentalizzazione di un luogo. Si pensi alla serie <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/tag\/predappio-toxic-waste-blues\/\"><em>Predappio Toxic Waste Blues<\/em><\/a> contro il \u2013 per fortuna mai realizzato \u2013 \u00abMuseo del fascismo\u00bb; agli <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/tag\/mostra-tolkien\/\">articoli sulla mostra \u00abTolkien: uomo, professore, autore\u00bb<\/a>; alla <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/tag\/ercole-viri\/\">critica radicale del mausoleo<\/a> dedicato al criminale Graziani e alle inchieste sulle <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?s=odonomastica\">vestigia urbanistiche e odonomastiche del colonialismo italiano<\/a>.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nel doppio post sostenevo che il progetto \u00abTorino magica\u00bb, nato alla fine degli anni Settanta, aveva spostato il conflitto urbano sul piano del mito, trasformandolo in racconto simbolico e rendendolo funzionale agli interessi della classe dirigente cittadina. La domanda che voglio approfondire, a questo punto, \u00e8 se questo meccanismo appartenga solo al passato o continui a operare in forme diverse.<\/p>\n<p>Nel 1978 <b>Giuditta Dembech<\/b> individuava il cuore esoterico della citt\u00e0 in Piazza Castello:<\/p>\n<blockquote><p>Per l&#8217;esattezza il punto magico assoluto \u00e8 costituito dalla cancellata di Palazzo Reale, nello spazio vuoto compreso fra le due statue equestri dei Dioscuri, tra Castore e Polluce, i gemelli divini.<span style=\"font-size: small;\"><sup>1<\/sup><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p>A partire da quel polo mistico, la giornalista disegna i dodici settori zodiacali in cui sarebbe suddivisa la citt\u00e0. I diversi segni finiscono cos\u00ec per attribuire a ogni quartiere un destino cosmico, trasformando l\u2019esito di processi storici e sociali stratificati nei secoli in una sorta di ordine naturale.<\/p>\n<div id=\"attachment_61112\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61112\" class=\"size-large wp-image-61112\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti01-1024x582.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"430\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti01-1024x582.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti01-300x170.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti01-768x436.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti01.jpg 1419w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-61112\" class=\"wp-caption-text\">Copia dei Dioscuri in esposizione alla mostra <em>MonumenTO. Torino capitale<\/em><\/p><\/div>\n<p>Quasi mezzo secolo dopo, <i>MonumenTO<\/i> attribuisce a <b>Castore<\/b> e <b>Polluce<\/b> la stessa funzione di vigilanza dei due imperatori romani: inseriti nel progetto monumentale della piazza, i Dioscuri non sono innocenti figure decorative ma elementi di una consapevole messa in scena del potere: secondo un pannello, si tratta di figure che \u00abnon raccontano una favola: indicano un&#8217;idea di governo fondata sull&#8217;ordine, la continuit\u00e0, sulla disciplina. Sono sentinelle simboliche, pi\u00f9 che decorazioni\u00bb.<\/p>\n<p>Rispetto all\u2019operazione di \u00abTorino magica\u00bb, la mostra fa un passo in pi\u00f9 perch\u00e9 rende palese il meccanismo che nel racconto di Dembech resta dietro le quinte. La giornalista segue il mito e lo prende sul serio, ma non arriva mai a riconoscere l&#8217;elemento che lo rende politicamente utile: il modo in cui il mito viene messo al lavoro per raccontare la citt\u00e0 e giustificarne l&#8217;ordine. La pannellistica della mostra, invece, parla apertamente di una \u00abregia [\u2026] che traduce il mito antico in linguaggio politico moderno\u00bb.<\/p>\n<p>Gli articoli di Dembech mostravano una fascinazione per l&#8217;esoterismo che in <i>MonumenTO<\/i> tocca un vertice quasi grottesco nel pannello dedicato a <b>Lagrange<\/b>. Come storico della prestigiazione, il legame tra matematica, segreto e potere non mi sorprende. Il primo trattato italiano sui giochi di prestigio si intitola <i>De Viribus Quantitatis<\/i>, cio\u00e8 \u00abLa forza dei numeri\u00bb. Scritto da <b>Luca Pacioli<\/b> alla fine del Quattrocento, il libro mostra come la complessit\u00e0 dei numeri possa diventare un perfetto attrezzo da illusionista: un sapere oscuro, difficile da maneggiare, che permette di produrre effetti spettacolari e di accreditarli come capacit\u00e0 straordinarie, costruendo cos\u00ec un rapporto asimmetrico tra chi sa e chi osserva.<\/p>\n<div id=\"attachment_61114\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61114\" class=\"wp-image-61114\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti02-253x300.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"237\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti02-253x300.jpg 253w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti02-864x1024.jpg 864w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti02-768x910.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti02.jpg 1400w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><p id=\"caption-attachment-61114\" class=\"wp-caption-text\">Copia della statua di Lagrange (opera di Giuseppe Albertoni), in esposizione alla mostra <em>MonumenTO. Torino capitale<\/em><\/p><\/div>\n<p>Nel raccontare la statua dedicata al matematico torinese, <i>MonumenTO<\/i> evidenzia un elemento democratico: l&#8217;uomo \u00e8 collocato in una piazza molto frequentata, cos\u00ec \u00abil sapere matematico, astratto e universale, viene portato tra i cittadini\u00bb. Poi arriva la frase che chiarisce l&#8217;orientamento complessivo della mostra: \u00abNon serve comprenderne le formule: basta riconoscerne l&#8217;autorit\u00e0 morale\u00bb, che deriva dal prestigio scientifico e orienta verso l&#8217;\u00abordine razionale\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;effetto non \u00e8 tanto rendere il sapere pi\u00f9 accessibile, quanto educare alla deferenza. Che il pubblico si fermi alla superficie del <i>MonumenTO<\/i> e ne riconosca l&#8217;autorit\u00e0 che rappresenta: comprenderne il funzionamento significherebbe esporre quel meccanismo alla discussione e alla critica. Nel celebrare la scienza, <i>MonumenTO<\/i> ripropone la logica esoterica dell\u2019occultismo: il sapere \u00e8 un&#8217;autorit\u00e0 da riconoscere, non una conoscenza da capire. Il trucco non va svelato, perch\u00e9 finch\u00e9 resta nascosto, il potere resta nelle mani di pochi.<\/p>\n<p>Mettere in evidenza la statua di re <strong>Vittorio Emanuele II<\/strong> al Parco della Tesoriera orienta la lettura della mostra in senso filomonarchico: invece di affrontare il suo ruolo nella costruzione dello Stato unitario, segnata anche da violenze indiscriminate, la figura viene restituita attraverso la posa del sovrano che stringe un bambino. La scultura di <strong>Ettore Ximenes<\/strong> \u2013 significativamente intitolata <em data-start=\"593\" data-end=\"606\">Cuore di re<\/em> \u2013 costruisce un&#8217;immagine affettiva che lascia fuori campo la guerra condotta dal nuovo Regno d&#8217;Italia contro il Mezzogiorno, una repressione che mobilit\u00f2 decine di migliaia di soldati e autorizz\u00f2 fucilazioni sommarie e incendi di paesi sospettati di fiancheggiare il brigantaggio. \u00c8 una vera e propria operazione simpatia: la monarchia viene resa prossima e degna di affetto. <em>MonumenTO<\/em> insiste su questa stessa direzione, trasformando la dinastia in un patrimonio emotivo condiviso, affermando che oggi \u00abcelebrare la dinastia non significa pi\u00f9 affermare il potere, ma costruire affetto e memoria condivisa. Torino accompagna cos\u00ec il passaggio dalla monarchia come istituzione alla monarchia come racconto popolare\u00bb.<\/p>\n<p>Un ulteriore elemento di continuit\u00e0 tra il progetto su \u00abTorino magica\u00bb e la mostra di Palazzo Madama emerge sul piano del linguaggio. Negli articoli del 1978 l&#8217;occulto \u00e8 costruito attraverso enunciati assoluti, come un ordine privo di temporalit\u00e0: a questo scopo interviene una scrittura che cancella il processo storico e lo sostituisce con principi presentati come immutabili.<\/p>\n<p>Curiosamente, \u00e8 proprio il registro che le intelligenze artificiali generative producono con maggiore facilit\u00e0 \u2013 e non per caso: questi modelli vengono addestrati su enormi quantit\u00e0 di testi e programmati per individuare schemi ricorrenti di linguaggio. Il risultato tende quindi a privilegiare enunciati generali e atemporali, piuttosto che ricostruzioni legate a situazioni storiche precise. Se si vuole sostituire la storia con una sequenza di principi senza tempo, quel linguaggio \u00e8 perfetto.<\/p>\n<p>La lingua dei pannelli di <i>MonumenTO<\/i> riproduce questo registro, riprendendo i tic della prosa dei modelli generativi. Dappertutto compaiono le immancabili <em>triadi concettuali<\/em>: i Dioscuri evocano \u00abordine, continuit\u00e0, disciplina\u00bb, mentre Lagrange \u00e8 \u00abanziano, curvo, assorto\u00bb in una postura che racconta \u00abconcentrazione, rigore, pazienza\u00bb. Seguono le classiche <em>strutture contrastive<\/em>, che i modelli privilegiano perch\u00e9 seguono schemi linguistici ad alta prevedibilit\u00e0: Castore e Polluce dominano i cavalli \u00abnon con la forza ma con il controllo\u00bb; il complesso \u00abnon serve a stupire, ma a orientare. Non spiega, suggerisce\u00bb; la statua del matematico \u00abnon celebra un uomo d&#8217;azione, bens\u00ec un pensiero in movimento\u00bb; con lui la modernit\u00e0 \u00abnon nasce solo dalle armi o dalla politica, ma dalla ricerca\u00bb.<\/p>\n<p>Compare anche un terzo tratto caratteristico: frasi brevi e perentorie, che condensano ogni gesto in una massima. Questa riduzione della storia a principi immutabili ricorda da vicino, anche solo nella forma, il modo di parlare che <b>Furio Jesi<\/b> indicava come tipico della \u00abcultura di destra\u00bb: una lingua fatta di parole d&#8217;ordine e formule morali che pretendono di valere sempre e ovunque, e proprio per questo mascherano i rapporti di forza concreti da cui nascono.<\/p>\n<p>La rimozione del contesto tipica di questo linguaggio si specchia, nell&#8217;ambito visivo, nello stile delle fotografie che accompagnano i pannelli. Poich\u00e9 le statue non possono essere portate fisicamente a Palazzo Madama, <b>Giorgio Boschetti<\/b> viene incaricato di ritrarle. La soluzione adottata, per quanto suggestiva, segue la stessa logica di astrazione che attraversa l&#8217;intero progetto: i monumenti vengono fotografati di notte e si stagliano su uno sfondo nero che cancella la citt\u00e0 intorno. Il d\u00e9pliant ufficiale parla di una sottrazione \u00aball&#8217;abitudine quotidiana\u00bb. Sottrarre i monumenti al contesto urbano aiuta a presentarli come simboli puri che \u00aborientano la lettura della citt\u00e0\u00bb, oggetti autonomi cui attribuire un valore morale assoluto, sciolto dalle condizioni concrete in cui quella figura nasce e prende forma.<span style=\"font-size: small;\"><sup>2<\/sup><\/span><\/p>\n<p>La direzione dell\u2019operazione \u00e8 chiara e rispettata dall&#8217;inizio alla fine: parlando di una \u00abmonumentalit\u00e0 [che] diventa una mappa morale\u00bb, la mostra si apre con il duca che \u00abrimette ordine\u00bb dopo anni di guerre, attraversa l&#8217;idea di \u00abgoverno fondato sull&#8217;ordine\u00bb dei Dioscuri, \u00abl&#8217;ordine razionale\u00bb evocato da Lagrange e si chiude&#8230; con le forze dell&#8217;ordine, naturalmente \u2013 dove ricompaiono l\u2019ennesima triade (\u00abdisciplina, servizio, continuit\u00e0 dello Stato\u00bb) e la struttura contrastiva (perch\u00e9 l\u2019Arma \u00abnon chiede applausi. Chiede fiducia\u00bb).<\/p>\n<p>Rivolgendosi a \u00abchi vuole capire come la memoria prenda forma nello spazio pubblico\u00bb, <i>MonumenTO<\/i> riprende il meccanismo gi\u00e0 visto in \u00abTorino magica\u00bb, sintetizzando dalle architetture monumentali della citt\u00e0 lo stesso schema di valori: la Torino ideale si fonda su ordine, disciplina e rispetto dell&#8217;autorit\u00e0; i Dioscuri e Lagrange, la Fontana Angelica e il Graal alludono a tutto questo con un linguaggio che non serve comprendere, basta riconoscerne il prestigio.<\/p>\n<p>Luoghi e soggetti delle statue dicono con chiarezza chi ha il diritto di plasmare quell&#8217;idea di citt\u00e0: i monumenti raccontati si trovano nel centro di Torino e raffigurano maschi bianchi dotati di prestigio sociale. A restare fuori sono le periferie, dove vive la popolazione meno abbiente, e le figure che non rientrano in questo profilo di genere, classe e appartenenza sociale. Per queste soggettivit\u00e0, l&#8217;ordine celebrato dalla citt\u00e0 monumentale diventa una condizione da accettare: quella della subordinazione, dello stare sotto quell&#8217;ordine.<\/p>\n<p>La mia inchiesta sull&#8217;operazione \u00abTorino magica\u00bb aveva incontrato il favore e il sostegno di Manituana, spazio occupato e autogestito dal 2019 nel quartiere Aurora, la prima zona a restare tagliata fuori dall&#8217;imponente mappa della citt\u00e0 realizzata da <b>Alessandro Capra<\/b> per aprire <i>MonumenTO<\/i>. L&#8217;esclusione riflette la condizione che caratterizza le zone popolari oltre la Dora Riparia, da sempre considerate ai margini rispetto al centro monumentale della citt\u00e0. Attraversato oggi da reti transfemministe e queer, Manituana rappresenta una periferia non soltanto geografica ma anche simbolica: un luogo dove circolano prospettive e immaginari che raramente trovano posto nelle narrazioni ufficiali della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Nel quadro della preparazione delle iniziative di quartiere per il 25 aprile \u2013 una celebrazione pensata dal basso, fuori dal protocollo istituzionale e costruita attraverso pratiche autogestite \u2013 l&#8217;assemblea di Manituana mi ha invitato a portare nel presente la <i>pars construens<\/i> del mio lavoro: quella che suggeriva la necessit\u00e0 di contronarrazioni politiche abbastanza spregiudicate da accogliere fantasmi e suggestioni gotiche.<\/p>\n<p>In quel contesto \u00e8 emersa una domanda: come guardare la citt\u00e0 non soltanto attraverso ci\u00f2 che \u00e8 stato celebrato e conservato, ma anche attraverso ci\u00f2 che resta ai margini della sua rappresentazione ufficiale? \u00c8 stato allora che mi sono imbattuto in un saggio visionario e fertilissimo di <b>Elizabeth Benjamin<\/b>. <span style=\"font-size: small;\"><sup>3<\/sup><\/span> La studiosa offre una chiave originale per osservare la citt\u00e0 proprio attraverso ci\u00f2 che \u00e8 scomparso o sopravvive soltanto in forma spettrale.<\/p>\n<div id=\"attachment_61116\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61116\" class=\"wp-image-61116\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti03-300x180.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"120\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti03-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti03.jpg 767w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><p id=\"caption-attachment-61116\" class=\"wp-caption-text\">Elizabeth Benjamin, Coventry University (UK)<\/p><\/div>\n<p>Contrapponendoli ai \u00abmonumenti\u00bb, Benjamin chiama questi luoghi \u00abnonumenti\u00bb. Il prefisso dice gi\u00e0 tutto: \u00e8 nonumentale ci\u00f2 che la citt\u00e0 non celebra, ma che continua ostinatamente a produrre memoria pur non essendo stato scelto per rappresentarla. Nel saggio compaiono casi molto diversi: monumenti progettati e mai costruiti che sopravvivono solo nei disegni d\u2019archivio; statue rimosse dallo spazio pubblico; edifici demoliti il cui ricordo resta appeso al vuoto che hanno lasciato; strutture che nel tempo hanno cambiato funzione e con essa il significato che portavano con s\u00e9.<\/p>\n<p>Benjamin porta esempi soprattutto da Parigi e Londra, ma senza alcuna pretesa di esaurire il discorso: si augura apertamente che il suo lavoro diventi \u00abpunto di partenza per una discussione pi\u00f9 ampia\u00bb; la tipologia che propone non pretende completezza, anzi: l&#8217;autrice si dice \u00ablieta di conoscerne altri tipi\u00bb.<\/p>\n<p>Un&#8217;apertura del genere suonava quasi come un invito: se il concetto di nonumento pu\u00f2 essere esteso ad altri contesti urbani, perch\u00e9 non provare a usarlo proprio in questa periferia torinese? Nel febbraio 2026 la mia proposta ha incontrato un certo consenso assembleare ed \u00e8 nata cos\u00ec l\u2019idea di <em>nonumentalizzare Aurora<\/em>.<\/p>\n<p>Quello che segue \u00e8 un primo tentativo in questa direzione: cinque luoghi di Aurora che compongono una galleria di memorie e suggestioni, capace di contrapporre al tronfio <i>MonumenTO<\/i>\u00a0del centro l&#8217;orgogliosa nonumentalit\u00e0 della periferia. Non una mappa completa n\u00e9 definitiva, ma alcuni punti da cui cominciare a guardare il quartiere attraverso ci\u00f2 che la citt\u00e0 non ha scelto di celebrare.<\/p>\n<div id=\"attachment_61153\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nonumenti12-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61153\" class=\"wp-image-61153 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nonumenti12-1024x724.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"535\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nonumenti12-1024x724.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nonumenti12-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/04\/Nonumenti12-768x543.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-61153\" class=\"wp-caption-text\">&#8220;Aurora resistente&#8221; nella mappa di <strong>Spokkio<\/strong> tratta dal libretto <em>Aurora nonumentale. Memorie resistenti<\/em> edito da Spazio Muffa (uscita prevista per il 25 aprile 2026).<\/p><\/div>\n<h4><strong>Casa Aurora. Un pezzo di centro che cancella il quartiere<\/strong><\/h4>\n<p><b>Luogo<\/b>: Casa Aurora, corso Emilia 6. Punto <strong>1<\/strong> sulla mappa.<\/p>\n<p>Sin dalle origini la Dora \u00e8 un confine naturale che divide la citt\u00e0 dalla campagna: da una parte il centro fortificato, oltre il fiume campi coltivati e canali che mettono in funzione i mulini. Il nome del quartiere Aurora porta in s\u00e9 quella memoria, perch\u00e9 deriva dall\u2019omonima cascina che sin dal Medioevo attinge dal canale Ceronda con il suo mulino.<\/p>\n<p>Nel Cinquecento l&#8217;incisore dei Savoia, <b>Jan Kraeck<\/b>, ritrae una struttura isolata oltre Porta Palazzo: tutto l&#8217;oltre Dora si condensa in quell&#8217;unico edificio. \u00c8 attorno a questo punto che si addensa, nei secoli, una storia di trasformazioni e rimozioni che far\u00e0 di quel luogo il nonumento pi\u00f9 rappresentativo del quartiere.<\/p>\n<div id=\"attachment_61117\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61117\" class=\"size-large wp-image-61117\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti04-1024x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"756\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti04-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti04-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti04-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti04-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti04.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-61117\" class=\"wp-caption-text\"><em>Augusta Taurinorum<\/em>, mappa di Jan Kraeck (XVI sec.) | <a href=\"https:\/\/gallica.bnf.fr\/ark:\/12148\/btv1b55005272z\">Gallica<\/a><\/p><\/div>\n<p>Quando l&#8217;industrializzazione prende piede, Cascina Aurora viene abbattuta e il territorio che la circonda cambia volto: lungo l&#8217;attuale corso Emilia sorgono una fabbrica tessile e, accanto, un caseggiato per gli operai. Quest&#8217;ultimo presenta da subito gravi problemi strutturali. Nel 1961 la situazione \u00e8 talmente compromessa che il Comune ne ordina lo sgombero \u2013 ma tra il dire e il fare ci sono le famiglie che lo abitano (e resistono) per un ulteriore decennio. Negli anni Settanta la struttura all&#8217;angolo con corso Giulio Cesare resta una carcassa pericolante, che non crolla solo grazie a un ponteggio.<\/p>\n<div id=\"attachment_61144\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti14.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61144\" class=\"size-large wp-image-61144\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti14-1024x711.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"525\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti14-1024x711.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti14-300x208.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti14-768x533.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti14.jpg 1689w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-61144\" class=\"wp-caption-text\">Il caseggiato operaio pericolante in corso Emilia 6 angolo corso Giulio Cesare<\/p><\/div>\n<p>Nel 1984 ci\u00f2 che resta viene demolito e il Gruppo Finanziario Tessile (GFT) decide di installarvi i propri uffici direzionali, affidando il progetto all&#8217;archistar milanese <b>Aldo Rossi<\/b>. Il risultato \u00e8 una costruzione che i manuali di architettura celebrano come raffinato omaggio alla citt\u00e0 storica, con portici tipicamente torinesi, tre torri in mattoni, abbaini regolari e una spettacolare quinta d\u2019angolo segnata da due gigantesche colonne bianche. Nel cortile privato viene installata un&#8217;imponente scultura in marmo rosso di <b>Michelangelo Pistoletto<\/b>: la \u00abFigura che guarda nel pozzo\u00bb.<\/p>\n<p>Il palazzo si incastra nell&#8217;isolato come un pezzo di centro trapiantato oltre Dora, ma la sua funzione resta integralmente aziendale: accoglie gli uffici e un teatrino per le sfilate di moda, pensato per i <em>buyer<\/em> internazionali pi\u00f9 che per gli abitanti che gli passano davanti ogni giorno. Battezzato Casa Aurora per evocare la cascina scomparsa, l&#8217;edificio non dialoga con la storia del quartiere ma adotta le forme nobili del centro storico e d\u00e0 voce solo ai padroni, ignorando le condizioni di vita di una comunit\u00e0 segnata da fragilit\u00e0 e fatica.<\/p>\n<p>\u00c8 un&#8217;operazione dal respiro corto: in pochi anni GFT entra in crisi e l&#8217;edificio torna a essere un contenitore senza funzione stabile, attraversato da usi temporanei e progressivamente abbandonato. Proprio come avviene sotto i portici nobili delle vie del centro, anche quelli trapiantati in Aurora diventano rifugio per chi non ha altro posto dove stare: quella presenza riattiva l\u2019edificio in modo informale, restituendogli una dimensione abitativa fragile, lontana da qualsiasi progetto originario.<\/p>\n<p>Nel 2017 nuovi sgomberi interrompono l&#8217;uso spontaneo dello spazio e preparano un&#8217;ulteriore trasformazione: l&#8217;arrivo di una palestra di un noto brand, che introduce un accesso riservato a chi paga.\u00a0In questo senso, come osserva l&#8217;architetta <strong>Martina Motta <\/strong>che vive in Aurora, \u00abin un apice di di crisi sociale, psicologica e occupazionale, l&#8217;unico monumento che rimane \u00e8 quello del proprio corpo\u00bb.<span style=\"font-size: small;\"><sup>4<\/sup><\/span><\/p>\n<p>Un cartello turistico su corso Emilia segnala la presenza della scultura di Pistoletto \u2013 ma la guardia all\u2019ingresso dice di non averla mai vista. Solo cercando altrove emerge che una fondazione bancaria l&#8217;ha trasferita al Museo d&#8217;Arte Contemporanea di Rivoli, sottraendola al quartiere. Nel frattempo, su un telo che impedisce l\u2019accesso ai portici compare una scritta: \u00abIo qua ci dormivo. Fanculo\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-61118\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti05-1024x431.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"318\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti05-1024x431.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti05-300x126.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti05-768x324.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti05.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/p>\n<p>Il cartello usa un presente che si pretende stabile (\u00abNel cortile c&#8217;\u00e8 la scultura\u2026\u00bb) ma si rivela bugiardo, indicando la presenza di un oggetto che non \u00e8 pi\u00f9 l\u00ec. La scritta usa l&#8217;imperfetto e dice che l\u00ec qualcuno dormiva, prima di essere cacciato. Tra queste due frasi passa tutta la distanza tra una memoria amministrata dall&#8217;alto e una memoria vissuta: \u00e8 l\u00ec che il nonumento continua a produrre senso.<\/p>\n<h4><strong>Il wafer visibile dal cielo. Memorie dal biscottificio Wamar<\/strong><\/h4>\n<p><b>Luogo<\/b>: Biscottificio Wamar, via Vigevano 48. Punto <strong>2 <\/strong>sulla mappa.<\/p>\n<p>Nel suo periodo torinese, <b>Peter Kolosimo<\/b> immaginava mappe stellari sul Musin\u00e8: accendendo fuochi sulle rocce in corrispondenza delle coppelle, il fianco della montagna avrebbe riprodotto le costellazioni, rendendole visibili ai dischi volanti in sorvolo sulla Valsusa. A un alieno goloso, per\u00f2, suggerirei una deviazione verso Aurora: l\u00ec troverebbe ad accoglierlo il nonumento forse pi\u00f9 spiazzante del quartiere: un enorme wafer disteso lungo il lato nord di corso Vigevano.<\/p>\n<p>Dal 2014 il \u00abgiardino dei sette colori\u00bb \u00e8 un&#8217;aiuola adiacente a una delle fabbriche della zona ricordate con pi\u00f9 affetto: la Wamar. Un sentiero a zig-zag permette di attraversarla senza rovinare l&#8217;erba e, visto dall&#8217;alto, disegna la lettera W che richiama i wafer prodotti nello stabilimento. In una zona dove l&#8217;aria era appesantita dai fumi delle ciminiere e dagli scarichi nei canali, i profumi della Wamar offrivano un sollievo inatteso.<\/p>\n<p>Fondata nel 1922, durante la Seconda Guerra Mondiale contribu\u00ec allo sforzo bellico producendo gallette per i soldati. Rispetto ad altri stabilimenti impiegava soprattutto donne ed era dotata di refettorio e sala medica, oltre a una camera per l&#8217;allattamento destinata alle lavoratrici madri: una misura voluta dal governo fascista per ridurre i tempi di congedo dopo il parto. A vigilare sulle condizioni di lavoro era l&#8217;Ispettorato Corporativo, con norme molto dettagliate: i maschi sotto i quindici anni potevano sollevare fino a 15 kg di dolciumi, le coetanee 5; per donne e bambini, un turno senza pause non poteva superare le sei ore. Divieto per loro di lavoro notturno \u2013 a meno di urgenze dettate dalle esigenze belliche.<\/p>\n<p>Le condizioni di lavoro, considerate migliori rispetto a quelle delle fabbriche del circondario, non tennero impiegati e impiegate della Wamar lontani dagli scioperi torinesi del giugno 1943. E quando si tratt\u00f2 di schierarsi apertamente contro il nazifascismo, molte maestranze entrarono nelle Squadre di Azione Patriottica. Quel coinvolgimento lascer\u00e0 una traccia duratura. Sull&#8217;edificio che aveva ospitato lo stabilimento, chiuso alla fine del Novecento, non c&#8217;\u00e8 traccia del nome dell&#8217;imprenditore che aveva ricavato il nome del marchio dalle proprie iniziali (<b>Walter Marchisio<\/b>). Una targa ricorda invece i \u00abmartiri dell\u2019eterna libert\u00e0\u00bb <b>Luigi Bongiovanni<\/b> ed <b>Edoardo Romanelli<\/b>, autista e tecnico dell&#8217;azienda, partigiani delle SAP giustiziati nel 1945.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-61119\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti06-1024x714.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"527\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti06-1024x714.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti06-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti06-768x536.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti06.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/p>\n<p>A rendere ancora pi\u00f9 amabile il luogo contribuiva una porticina sul retro, attraverso cui si accedeva a una rivendita informale: qui si potevano acquistare a prezzo ridotto i biscotti rotti o usciti storti, rendendo i dolciumi accessibili anche alle fasce pi\u00f9 povere del quartiere e dando valore al fatto di non sprecare ci\u00f2 che, pur imperfetto, era ancora buono. La leader femminista e socialista <b>Rose Schneiderman<\/b> \u00e8 nota per aver detto: \u00abL&#8217;operaia deve avere il pane, ma deve avere anche le rose\u00bb; se avesse lavorato alla Wamar, al posto delle rose avrebbe messo i biscotti.<\/p>\n<h4><strong>Le barricate della Gilardini. L\u2019autogestione che risuona nelle occupazioni odierne<\/strong><\/h4>\n<p><b>Luogo<\/b>: Manifattura Giovanni Gilardini, corso Giulio Cesare angolo Lungodora Firenze. Punto <strong>3 <\/strong>sulla mappa.<\/p>\n<p>Durante la Prima guerra mondiale le scarpe indossate dall\u2019esercito italiano si sbriciolano. Quando i soldati si lamentano delle \u00abscarpe di cartone\u00bb in dotazione, non \u00e8 un modo di dire: quelle calzature vengono prodotte in una fabbrica di Aurora.<\/p>\n<p>Subito oltre ponte Mosca sorge la conceria Gilardini. Con l&#8217;entrata in guerra le commesse militari fanno crescere rapidamente la produzione, ma la qualit\u00e0 delle forniture non regge le condizioni del fronte. Nel 1915 i giornali accusano la fabbrica di \u00ablucrare ingenti profitti\u00bb, vendendo \u00aballo Stato merci scadenti\u00bb. Una perizia segnala l&#8217;uso di \u00abcartone di fibra\u00bb per suole troppo sottili, inadatte ai \u00abterreni ingrati, fra roccie [sic], neve e fango\u00bb.<abbr class=\"foot-note\" title=\"Tutte le citazioni sono tratte da un saggio edito dall\u2019azienda stessa: Valerio Castronovo, Gilardini 1905-1985. Storia di un gruppo industriale, Gilardini, Torino 1985, p. 37.\"><span style=\"font-size: small;\"><sup>5<\/sup><\/span><\/abbr>\u00a0 Nonostante le accuse, la fabbrica continua a lavorare per lo Stato: il rispetto formale dei contratti basta a garantirne la posizione.<\/p>\n<p>Per aumentare ulteriormente la produzione, la Gilardini entra tra gli \u00abstabilimenti ausiliari\u00bb ed \u00e8 posta sotto controllo militare. La vita di fabbrica si irrigidisce: turni pi\u00f9 pesanti, sorveglianza armata e divieto di sciopero, senza voce su salari e condizioni di lavoro.<\/p>\n<div id=\"attachment_61122\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61122\" class=\"size-large wp-image-61122\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti08-1024x797.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"588\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti08-1024x797.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti08-300x234.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti08-768x598.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti08.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-61122\" class=\"wp-caption-text\">Operai della conceria Gilardini, Torino.<\/p><\/div>\n<p>Queste condizioni alimentano tensioni crescenti. Quando l&#8217;eco della Rivoluzione russa arriva in Italia, e da Torino si diffondono le idee di <b>Gramsci<\/b> sui consigli di fabbrica, anche chi lavora alla Gilardini inizia a immaginare modelli produttivi autogestiti.<\/p>\n<p>Mentre i metalmeccanici di mezza Italia sono in lotta per migliorare le condizioni di lavoro, l&#8217;11 settembre 1920 le maestranze della Gilardini occupano lo stabilimento e lo tengono per giorni sotto controllo operaio. Il luogo diventa cos\u00ec teatro di un esperimento concreto di fabbrica autogestita, ma anche un presidio simbolico: tenendo sotto tiro il ponte che collega Aurora al centro storico, gli operai controllano gli accessi e possono impedire l\u2019ingresso delle guardie regie, difendendo cos\u00ec il quartiere.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo, il 20 settembre, viene firmato il \u00ablodo Giolitti\u00bb: un accordo al ribasso tra governo, industriali e vertici sindacali che molti lavoratori vivono come un tradimento della spinta rivoluzionaria che attraversa le fabbriche. Stipulato l&#8217;accordo, la Questura ordina lo sgombero della Gilardini.<\/p>\n<div id=\"attachment_61120\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61120\" class=\"size-large wp-image-61120\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti07-1024x628.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"464\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti07-1024x628.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti07-300x184.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti07-768x471.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti07.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-61120\" class=\"wp-caption-text\">La manifattura Giovanni Gilardini prima della demolizione<\/p><\/div>\n<p>Il 22 settembre, appena al di l\u00e0 di ponte Mosca, alcuni giovani fascisti trovano su un tram dei volantini a sostegno della lotta operaia. Nasce un diverbio con il tranviere e, quando questi si rifiuta di rimuoverli, viene arrestato. In segno di solidariet\u00e0, i tram di Torino si fermano.<\/p>\n<p>Nello stesso momento, dall&#8217;altra parte della citt\u00e0, un corteo funebre si trasforma in una manifestazione contro il lodo. Muovendo dal parco del Valentino, delegazioni di fabbrica e circoli socialisti accompagnano tra le bandiere rosse le salme di <strong>Faccio e Silvestri<\/strong>, due operai uccisi negli scontri dei giorni precedenti. Quando il corteo arriva alle porte di Aurora, all&#8217;altezza del ponte Rossini parte un primo colpo di pistola: le cronache lo attribuiscono a un gruppo di giovani fascisti ai margini della strada. Nel giro di pochi istanti interviene la forza pubblica e la situazione precipita: si spara, la folla si disperde, il corteo finisce sotto il fuoco incrociato. Le bare vengono trascinate di corsa verso il cimitero, mentre i feriti restano distesi sull\u2019asfalto di corso Regina.<\/p>\n<p>Quando parte l&#8217;azione di sgombero della Gilardini, tra scioperi e manifestazioni di strada, ampi settori della citt\u00e0 operaia sembrano gi\u00e0 mobilitati per difenderne le ragioni. Un camion con una trentina di guardie regie, partito dalla caserma Aurora, tenta di attraversare il ponte Mosca ma viene investito da una serie di colpi sparati dalle finestre dello stabilimento. Ai colpi degli operai si affiancano quelli delle case vicine, solidali contro le guardie, a unire idealmente stabilimento e quartiere in un unico fronte. Il soldato alla guida abbandona il volante e si mette in salvo; gli uomini sul camion si gettano a terra cercando riparo dietro il veicolo.<\/p>\n<p>La minaccia di un&#8217;irruzione trasforma la fabbrica in un vero e proprio fortino popolare. Dalle finestre partono raffiche irregolari; una mitragliatrice, piazzata su un terrazzo alto, domina il ponte e blocca l\u2019arrivo dei rinforzi. Le sirene della fabbrica suonano a lungo, mentre una folla di operai e abitanti improvvisa un assedio alla caserma Aurora.<\/p>\n<p>Solo in serata la forza pubblica ribalta la situazione. Da piazza San Carlo arrivano due autoblindate che forzano il passaggio sul ponte Mosca e disperdono la folla. Una di esse viene lanciata contro un portone della Gilardini, sfondandolo ed entrando nel cortile mentre le mitragliatrici sparano a ventaglio. Subito dopo una compagnia di guardie regie irrompe nello stabilimento con la baionetta in canna. Le molte mani che si alzano in segno di resa segnano la fine dell\u2019occupazione. Il bilancio degli scontri di quel giorno \u00e8 drammatico: muoiono dieci persone tra cui quattro operai e una bambina. Tra i feriti della Gilardini, <b>Giovanni Audisio<\/b> \u00e8 il pi\u00f9 giovane: ha solo 14 anni.<\/p>\n<div id=\"attachment_61123\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption alignnone\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-61123\" class=\"size-large wp-image-61123\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-1-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"567\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-1-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-1-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-1-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-1.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-61123\" class=\"wp-caption-text\">La spianata di terra della ex Gilardini fotografata da Cristina Rossi | <a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/the-student-hotel-come-si-svende-suolo-pubblico-a-torino\/\">Album<\/a><\/p><\/div>\n<p>Oggi il terreno su cui sorgeva la fabbrica \u00e8 ridotto a una spianata di terra, ma quel vuoto continua a funzionare come nonumento.<span style=\"font-size: small;\"><sup>6<\/sup><\/span> In esso si stratificano memorie che si oppongono a una facile sintesi: da un lato la distanza tra la retorica patriottarda e le condizioni materiali della guerra, in un sistema in cui il rispetto formale dei contratti prevale sulla qualit\u00e0 effettiva delle forniture destinate ai soldati; dall&#8217;altro il ricordo dei giorni dell&#8217;occupazione del 1920, quando lo stabilimento divent\u00f2 uno spazio di autogestione e di immaginazione politica repressa dopo solo dieci giorni.<\/p>\n<p>In questo senso, la Gilardini si iscrive in quella genealogia di esperienze interrotte a cui si riferisce <b>Ehn Nothing<\/b> quando individua<\/p>\n<blockquote><p>\u00abrisorse nascoste in ogni insurrezione fallita, ogni zona di libero gioco stabilita provvisoriamente, ogni campagna di sabotaggio che si \u00e8 conclusa in una cella o in una sparatoria. [\u2026] Creare una narrazione di rivolta contro i limiti della civilizzazione, ci d\u00e0 una discendenza da cui trarre motivazione per riscaldarci quando ci sentiamo spezzat* sotto il peso di questo mondo miserabile.\u00bb<span style=\"font-size: small;\"><sup>7<\/sup><\/span><\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;occupazione della Gilardini trova una continuit\u00e0 nelle vicende pi\u00f9 recenti di Aurora: dall\u2019Asilo Principe di Napoli (via Alessandria 12) all&#8217;ex deposito Amiat occupato da Manituana in Largo Vitale, pratiche di sperimentazione collettiva tornano a prendere forma nello stesso spazio urbano. In questo ritorno, il nonumento mantiene attiva una memoria che continua a circolare nelle esperienze del presente.<\/p>\n<h4><strong>Il 6 di via Cuneo, dove la vergogna cambia lato<\/strong><\/h4>\n<p><b>Luogo<\/b>: via Cuneo 6. Punto <strong>4 <\/strong>sulla mappa.<\/p>\n<p>Il vecchio edificio di via Cuneo 6 diventa un nonumento nel 1967, quando <b>Gipo Farassino<\/b> gli dedica la sua canzone pi\u00f9 celebre. \u00c8 la casa dov&#8217;\u00e8 nato trentatr\u00e9 anni prima. Recitato in dialetto piemontese, il brano restituisce l&#8217;aspetto tipico dell&#8217;abitazione operaia del quartiere Aurora: \u00abuna casa vecchia che neanche una volta era bella\u00bb. Davanti al portone due palle di cemento proteggono l&#8217;angolo dagli urti dei carri diretti all&#8217;officina \u00abl\u00e0 in fondo al cortile lastricato\u00bb. Dal basso, alzando gli occhi, si vedono \u00abi balconi pieni di roba stesa con tante toppe\u00bb, dove \u00absu ogni balcone ci sono un paio di alloggi e un gabinetto in comune\u00bb: non bambini, ma \u00absolo tanto disordine e odore di frittata\u00bb, mentre dal fondo del cortile arriva \u00abil finimondo che fa l&#8217;officina\u00bb. Sopra tutto incombe \u00abil cielo [&#8230;] di un grigio cos\u00ec sporco che urla: &#8220;Lavatemi&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>In una citt\u00e0 come Torino, dove il prestigio sociale appartiene agli industriali e ai ceti dirigenti, nascere in un cortile operaio di Aurora significa portarsi addosso uno stigma. Gi\u00e0 autore di brani contro la guerra e vicino agli ambienti del Partito Comunista, Farassino canta apertamente la propria ferita di classe. Davanti al cortile della sua infanzia confessa la vergogna che lo assale, la paura che qualcuno lo riconosca e lo costringa a spiegare \u00abil perch\u00e9 e il percome\u00bb i suoi genitori fossero poveri. Nella Torino dei salotti la povert\u00e0 \u00e8 una colpa da spiegare: da quello sguardo nasce il dolore che attraversa la canzone.<\/p>\n<p>Lo chansonnier non si nasconde dietro una posa eroica ma espone apertamente quella vulnerabilit\u00e0, preparando cos\u00ec il colpo di scena: la madre che lo saluta da una finestra del primo piano gli restituisce l&#8217;orgoglio; la vergogna cambia lato e a lui viene voglia di correre in strada, fermare il primo passante e gridargli: \u00abSignore! Ma lo sa lei che qui, al sei di via Cuneo, son nato io!?\u00bb.<\/p>\n<p>Includere Gipo Farassino in una mappa nonumentale in prospettiva libertaria pu\u00f2 apparire discutibile a chi, come me, lo ha conosciuto soprattutto nell&#8217;ultima fase della sua biografia pubblica: quella del cantante diventato dirigente politico fino alla fondazione della Lega Nord Piemont. In quella stagione il dialetto piemontese viene usato come segno identitario per marcare la distanza tra i torinesi &#8220;autentici&#8221; e gli immigrati dal sud, d&#8217;Italia e del mondo.<\/p>\n<p>Il lusso che si pu\u00f2 permettere il nonumento, rispetto al monumento, \u00e8 di presentarsi come un luogo che non pacifica le contraddizioni. Al contrario, conviene partire da quell\u2019idea di spazio culturale che <b>Vincenzo Trione<\/b> \u2013 nel suo saggio <i>Contro le mostre<\/i> (2017) scritto con Tomaso Montanari \u2013 indica come segno di vitalit\u00e0: luoghi non compiuti n\u00e9 conciliati, cartografie irrequiete, prospettive estetiche che non si lasciano ricondurre a un&#8217;unica lettura; spazi dove chi entra \u00e8 costretto a mettersi in discussione, a sentirsi a disagio.<abbr class=\"foot-note\" title=\"Vincenzo Trione, Tomaso Montanari, Contro le mostre, Einaudi, Torino 2017, p. 59.\"><span style=\"font-size: small;\"><sup>8<\/sup><\/span><\/abbr><\/p>\n<p>\u00c8 da questa angolazione che conviene guardare alla canzone di Farassino: nel brano non compaiono richiami all\u2019italianit\u00e0 n\u00e9 marcatori identitari di tipo etnico; al contrario, il pezzo contiene suoni oggi al centro di furibonde polemiche linguistiche e normative. Sul 45 giri del 1967 il titolo compare a lettere maiuscole come \u2019L 6 \u2019D VIA CUNI.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-large wp-image-61121\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-1024x503.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"371\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-1024x503.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-300x147.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09-768x377.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti09.jpg 2000w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/p>\n<p>Pi\u00f9 tardi, per venire incontro a chi non sa come pronunciare la vocale centrale media che ricorre due volte, si diffonde la variante \u00ab\u00cbl 6 \u00ebd via Cuni\u00bb. Nessuno si scandalizza, neanche quando il pezzo risuona nei nobili teatri del centro: nel piemontese si tratta di un suono del tutto naturale. La polemica monter\u00e0 molti anni dopo, quando lo stesso suono entrer\u00e0 nella lingua italiana come strumento per includere una pluralit\u00e0 di persone pi\u00f9 ampia di quella consentita dalle desinenze maschili.<\/p>\n<p>La schwa diventa allora un bersaglio bipartisan: per le destre eteronormative \u00e8 il segno di un\u2019ideologia che corrompe la lingua e cancella le differenze &#8220;naturali&#8221;; per una parte delle sinistre antiidentitarie \u00e8 fumo negli occhi che distoglie l&#8217;attenzione dai conflitti materiali e dalle disuguaglianze sociali.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio qui che il nonumento rivela il suo vantaggio: non \u00e8 tenuto a conciliare queste posizioni ma le pu\u00f2 scontentare entrambe in nome di una pluralit\u00e0 pi\u00f9 radicale. Cos\u00ec \u00ab\u01ddl 6 \u01ddd via Cuni\u00bb finisce per tenere insieme due piani che raramente si incontrano: l&#8217;orgoglio operaio cantato da Farassino e quella stessa vocale oggi associata alle battaglie per l\u2019autodeterminazione di genere. Un nonumento capace di far coesistere, nello stesso luogo fisico e linguistico, lotta di classe e libert\u00e0 dei corpi.<\/p>\n<h4><strong>Un semaforo che regola i tempi e cancella le stelle<\/strong><\/h4>\n<p><b>Luogo<\/b>: via Cigna. Punto (indeterminato) <strong>5 <\/strong>sulla mappa.<\/p>\n<p>Mentre i monumenti celebrano imprese e restituiscono orgoglio, i nonumenti possono muoversi in un campo emotivo pi\u00f9 ampio. Tra le possibilit\u00e0 che aprono c&#8217;\u00e8 anche quella di trattenere il disagio che segna certi quartieri e certe strade. \u00c8 il caso di un semaforo di via Cigna (quale esattamente, non lo sappiamo). La poesia che <b>Primo Levi<\/b> dedica alla strada (la \u00abpi\u00f9 frusta\u00bb di Torino), poi confluita nella raccolta <i>Ad ora incerta<\/i> (1973), lo porta al centro della scena senza indicarne la posizione.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-61127\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti11-659x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"311\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti11-659x1024.jpg 659w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti11-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti11-768x1194.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/Nonumenti11.jpg 988w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/p>\n<p>Il quadro \u00e8 ridotto all&#8217;essenziale. L&#8217;automobile del poeta \u00e8 ferma nel traffico notturno, davanti a un segnale che tarda a cambiare. La strada \u00e8 immersa nella nebbia; le uniche luci arrivano dai fari delle auto e dai segnali che regolano il passaggio dei veicoli. I passanti appaiono a tratti nei coni di luce e scompaiono subito dopo, descritti come \u00abgrumi \/ di nulla\u00bb. Il cielo delle costellazioni scompare dalla scena: le Pleiadi non si vedono pi\u00f9.<\/p>\n<p>Questa sparizione rimanda all&#8217;impoverimento della dimensione verticale nella citt\u00e0 dell&#8217;automobile e della fabbrica: l\u2019attenzione si abbassa sull&#8217;orizzonte della strada e sul linguaggio tecnico della guida: \u00abfrizione, \/ freno, frizione, ingranare la prima\u00bb. \u00c8 il ritmo della modernit\u00e0 industriale, fatto di movimenti ripetuti e di comandi elementari, dove la logica della catena di montaggio tende a rendere gli individui intercambiabili, riducendoli a presenze indistinte. In questo paesaggio il semaforo assume un valore simbolico: regola i flussi e scandisce i tempi della citt\u00e0, con la stessa funzione di comando che nella fabbrica appartiene alla dirigenza. A quel punto l&#8217;eternit\u00e0 smette di appartenere al cielo delle costellazioni e prende la forma di tre lampade che si accendono e spengono senza fine, trasformando l\u2019attesa nel ritmo senza uscita della vita industriale: \u00abForse l\u2019eternit\u00e0 sono i semafori\u00bb.<\/p>\n<p>Qui la lingua poetica del nonumento entra in frizione con quella dei d\u00e9pliant che promuovono il quartiere per favorire la gentrificazione e il mercato immobiliare. In quei testi Aurora diventa un rione \u00abin piena trasformazione\u00bb, \u00abricco di fermento culturale\u00bb, con \u00abbotteghe multietniche, locali creativi e una vivace vita di quartiere\u00bb. \u00c8 una lingua che mette in vetrina ci\u00f2 che appare pi\u00f9 attraente e restituisce un\u2019immagine rassicurante del luogo. La poesia di Levi fa l\u2019operazione opposta: invece di levigare l\u2019immagine del rione, ne trattiene l\u2019attrito e lascia affiorare ci\u00f2 che quella retorica preferisce non vedere.<\/p>\n<p>Un nonumento pu\u00f2 fermarsi qui, senza cercare a tutti i costi una morale o indicare vie d\u2019uscita. In via Cigna c\u2019\u00e8 un semaforo che porta alla luce una ferita del paesaggio urbano e la lascia visibile, dando parola allo smarrimento che molte e molti abitanti attraversano senza riuscire a dirlo.<\/p>\n<p>\u2013<\/p>\n<p>Per la scrittura di questo post l&#8217;autore ringrazia <strong>Martina Motta<\/strong>, <strong>Federica Rosin<\/strong>,<strong> Filo Sottile<\/strong>, Spokkio, Spazio Muffa (punto <strong>SM<\/strong> sulla mappa), il Laboratorio Zannadura (punto <strong>Z<\/strong> sulla mappa), il collettivo <strong>Wu Ming <\/strong>e l\u0259 Laboratori\u0259 Culturale Occupat\u0259 Autogestit\u0259 <i>Manituana <\/i>di Torino (punto <strong>M<\/strong> sulla mappa, in particolare <strong>Emi, <\/strong><strong>Marco<\/strong> e <strong>Seta <\/strong>per gli spunti condivisi).<\/p>\n<p>La versione cartacea della seconda parte di questo post uscir\u00e0 in occasione del 25 aprile 2026 con il titolo\u00a0<em>Aurora nonumentale. Memorie resistenti<\/em>, le illustrazioni di Spokkio, l&#8217;impaginazione magica e la stampa a cura di Spazio Muffa.<\/p>\n<p>\u2013<\/p>\n<p>*\u00a0Storico della magia e scrittore, <a href=\"https:\/\/www.marianotomatis.it\/\"><strong>Mariano Tomatis<\/strong><\/a> intreccia ricerca d&#8217;archivio, critica dei media e pratiche illusionistiche per leggere l&#8217;occulto come un linguaggio capace di rivelare e incrinare le architetture del potere. Al posto del solo debunking, propone \u00abcontroincantesimi\u00bb: narrazioni trasparenti nei trucchi ma radicali nelle alleanze, pensate per restituire voce ai margini e aprire spazi di immaginazione condivisa.<\/p>\n<h5><strong>Note<\/strong><\/h5>\n<p>1. Giuditta Dembech, <i>Torino citt\u00e0 magica<\/i>, Ariete, Torino 1978, p. 42.<\/p>\n<p>2. L&#8217;operazione richiama le riflessioni di <strong>Laura Tripaldi<\/strong> sui processi di costruzione delle immagini ecografiche, che isolano il feto e rimuovono dal campo visivo il corpo della madre. Anche in quel caso l&#8217;isolamento dell&#8217;immagine pu\u00f2 essere piegato a fini ideologici: ci\u00f2 che circonda la figura scompare e consente narrazioni che escludono l&#8217;autodeterminazione della donna (Laura Tripaldi, <em>Gender Tech<\/em>, Laterza, Bari 2023, pp. 89-155).<\/p>\n<p>3.\u00a0<a href=\"https:\/\/journals.sagepub.com\/doi\/10.1177\/17506980241255079\">Elizabeth Benjamin, \u00abMonuments and &#8216;nonuments&#8217;: A typology of the forgotten memoryscape\u00bb in <i>Memory Studies<\/i>, 18 (2025), n. 4, pp. 815-829.<\/a><\/p>\n<p>4. Martina Motta, comunicazione privata.<\/p>\n<p>5. Tutte le citazioni sono tratte da un saggio edito dall\u2019azienda stessa: Valerio Castronovo, <i>Gilardini 1905-1985. Storia di un gruppo industriale<\/i>, Gilardini, Torino 1985, p. 37.<\/p>\n<p>6. Nel 2022 <strong>Cristina Rossi<\/strong> ha dedicato un lavoro fotografico a questo vuoto, pubblicato su <em>Napoli Monitor<\/em> insieme a un articolo che ne ricostruisce le ultime vicissitudini (<a href=\"https:\/\/napolimonitor.it\/the-student-hotel-come-si-svende-suolo-pubblico-a-torino\/\">link<\/a>). A partire dal progetto, discusso da anni, di una grande struttura ricettiva privata sull\u2019area, l\u2019articolo mette in evidenza sia le condizioni favorevoli con cui il suolo pubblico viene trasferito a operatori privati, sia l\u2019introduzione di un\u2019offerta rivolta a un&#8217;utenza pi\u00f9 ricca, con prezzi disallineati rispetto al quartiere e senza effetti redistributivi sul contesto locale.<\/p>\n<p>7. Sylvia Rivera e Marsha P. Johnson, <i>S.T.A.R. Azione Travestite di Strada Rivoluzionarie<\/i>, Edizioni Minoritarie, Bologna 2021, p. 15 (traduzione di bidodici, Clark Pignedoli, Ludovico Virt\u00f9).<\/p>\n<p>8. Vincenzo Trione e Tomaso Montanari, <i>Contro le mostre<\/i>, Einaudi, Torino 2017, p. 59.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Mariano Tomatis* Il cuore della Torino romana \u00e8 forse il punto in cui si vede meglio lo scarto tra la citt\u00e0 raccontata dai monumenti e quella che si muove sotto il piedistallo. 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