{"id":59902,"date":"2025-12-29T00:47:12","date_gmt":"2025-12-28T23:47:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=59902"},"modified":"2026-03-12T13:15:55","modified_gmt":"2026-03-12T12:15:55","slug":"torino-magica2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/12\/torino-magica2\/","title":{"rendered":"Oltre il brand reazionario della \u00abTorino magica\u00bb. Ripensare il mistero, reinventare la citt\u00e0 (2 di 2)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-large wp-image-60081\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Episodio2_di_2-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"504\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Episodio2_di_2-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Episodio2_di_2-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Episodio2_di_2-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Episodio2_di_2.jpg 1600w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>di <strong>Mariano Tomatis*<\/strong><\/p>\n<p>[La prima puntata \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/12\/torino-magica\">qui<\/a>]<\/p>\n<h4><strong>M come Mago dei maghi<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59888\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59888\" class=\"wp-image-59888 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_M-1024x225.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-59888\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n12\/mode\/1up\">Piero Femore, \u201cIl dottor Rol, mago dei maghi che riusc\u00ec a strabiliare Fellini\u201d, episodio 13,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 13 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il tredicesimo articolo consacra definitivamente la figura di <strong>Gustavo Rol<\/strong>, presentandolo come il \u201cmago dei maghi\u201d: un uomo inavvicinabile, avvolto da un\u2019aura che nessuno \u00e8 autorizzato a interrogare. \u00c8 il punto pi\u00f9 esplicito della costruzione ideologica che\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>\u00a0persegue sin dall\u2019inizio: la sacralizzazione dell\u2019\u00e9lite carismatica, dotata di poteri eccezionali e sottratta a qualsiasi verifica.<\/p>\n<p>Dopo aver firmato il pezzo inaugurale della serie, <strong>Piero Femore<\/strong> racconta il suo incontro con Rol come una rivelazione estetica e quasi religiosa. L\u2019appartamento, saturo di oggetti preziosi, cimeli napoleonici, consolle dorate e carte da parati ottocentesche, \u00e8 descritto come un\u2019anticamera del prodigio. Se un miracolo accade in un luogo tanto opulento, sembra suggerire l\u2019articolo, non pu\u00f2 che essere autentico. L\u2019ambiente, i profumi, la penombra, la voce, il sudore e l\u2019affaticamento del sensitivo concorrono a trasformare gli esperimenti in un cerimoniale in cui l\u2019inaccessibilit\u00e0 diventa prova ulteriore della sua autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Femore non registra ci\u00f2 che vede: complice del mago, ne amplifica a dismisura gli effetti. Se Rol invoca <strong>Ravier<\/strong>, il pittore presenzia davvero dall\u2019aldil\u00e0; se soffre, il dolore \u00e8 autentico; se la tela si dipinge al buio in un quarto d\u2019ora, \u00e8 perch\u00e9 si \u00e8 manifestato un miracolo. La narrazione non contempla alternative: rinuncia a ogni distanza critica e trasforma il \u201cmago dei maghi\u201d in un modello di potere che non deve spiegarsi, poich\u00e9 si colloca fuori dalle regole comuni.<\/p>\n<p>Chi legge \u00e8 invitato a osservare senza obiettare: Rol non va interpretato n\u00e9 verificato, solo contemplato. La sua inaccessibilit\u00e0 riecheggia, in forma mistica, quella di <strong>Gianni Agnelli<\/strong>, che negli stessi anni incarna la forma pi\u00f9 compiuta del potere torinese: entrambi uomini bianchi, colti, altolocati, il cui prestigio non si discute ma si contempla in silenzio.<\/p>\n<p>L\u2019articolo, in realt\u00e0, non parla di Rol: \u00e8 l\u2019autoritratto di un giornalismo che abdica alla verifica, interiorizza la verticalit\u00e0 dei rapporti di fabbrica e davanti al carisma \u2013 sacro o industriale che sia \u2013 sceglie la devozione e l\u2019obbedienza.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h4><strong>N come Negromanzie bibliografiche<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59889\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59889\" class=\"wp-image-59889 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_N-1024x222.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"164\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_N-1024x222.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_N-300x65.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_N-768x166.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_N.jpg 1375w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59889\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n13\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cTibet e sortilegi\u201d, episodio 14,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 15 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il quattordicesimo articolo trasforma la Biblioteca Reale di Torino in un set da \u201clusso spirituale\u201d, per usare l\u2019espressione di <strong>Furio Jesi<\/strong>: uno spazio dove il prestigio materiale \u2013 legno lucido, caveau sorvegliati, codici miniati \u2013 diventa garanzia automatica di profondit\u00e0 esoterica. L\u2019accumulo di nomi illustri e testi disparati produce un effetto di vertigine pi\u00f9 che di comprensione: Leonardo, un manoscritto tibetano dalla provenienza opaca, <strong>Alberto Magno<\/strong>, la tradizione araba della negromanzia, <strong>Ermete Trismegisto<\/strong>, <strong>Nostradamus<\/strong>\u2026 tutto viene affastellato per certificare la magia di Torino.<\/p>\n<p>\u00c8 una logica da collage ideologico: l\u2019autorevolezza non nasce dalle prove ma dalla vertigine della lista. La Biblioteca Reale appare cos\u00ec come un luna park dell\u2019occulto, un luogo in cui ogni oggetto \u2013 purch\u00e9 antico e abbastanza decorativo \u2013 viene offerto allo sguardo come reliquia misteriosa, slegata dal suo contesto e pronta a funzionare da specchietto per le allodole. La Storia non illumina: viene impiegata come atmosfera, come repertorio di suggestioni per chi cerca conferme alla Torino magica.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un racconto che non spiega nulla ma allude continuamente a una rivelazione imminente. La magia di Torino, qui, non \u00e8 un fenomeno da indagare: \u00e8 un marchio costruito attraverso l\u2019esibizione del patrimonio, un\u2019illusione di profondit\u00e0 ottenuta sostituendo l\u2019analisi con l\u2019abbondanza. \u00c8 esattamente il canovaccio che verr\u00e0 messo a reddito nei futuri tour esoterici della citt\u00e0: percorsi prestabiliti fatti di reliquie, nomi illustri e suggestioni scollegate, pronti per essere convertiti in narrazione turistica interrogando molto raramente l\u2019impianto ideologico che ha generato il mito della citt\u00e0 magica.<\/p>\n<h4><strong>O come Opera Massonica<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59890\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59890\" class=\"wp-image-59890 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_O-1024x389.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"287\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_O-1024x389.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_O-300x114.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_O-768x292.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_O.jpg 1116w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59890\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n14\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cFontana Angelica segreti massoni\u201d, episodio 15,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 21 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il quindicesimo articolo dedica alla Fontana Angelica \u2013 un sontuoso monumento nel cuore della citt\u00e0 di Torino \u2013 un\u2019interpretazione costruita su due livelli: quello \u201cessoterico\u201d, destinato a tutti, in cui le statue rappresentano le quattro stagioni, e quello \u201cesoterico\u201d, riservato a chi saprebbe cogliere un messaggio di stampo massonico. \u00c8 il binarismo tipico di <strong>Giuditta Dembech<\/strong>, che in ogni puntata dispone su opposte barricate il pubblico ingenuo da un lato, gli iniziati dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Ma qui il gioco simbolico rivela un tratto pi\u00f9 profondo. L\u2019invocazione dell\u2019Opera massonica \u00e8 un modo per evocare un potere invisibile e coeso che tutto vede e tutto decide. La Massoneria \u00e8 il doppio occulto di un\u2019autorit\u00e0 ben pi\u00f9 concreta, che in quegli anni struttura la vita torinese: la dirigenza Fiat. L\u2019inaccessibilit\u00e0 dei \u201csegni nascosti\u201d della fontana rispecchia quella delle stanze dove si prendono le decisioni industriali; l\u2019idea delle colonne d\u2019Ercole come soglia che non si pu\u00f2 varcare ricalca le divisioni tra vertici e manodopera.<\/p>\n<p>La Massoneria narrata da Dembech funziona come una metafora politica non dichiarata: uno specchio che riflette, sul piano del mito, le stesse asimmetrie che governano la citt\u00e0 reale. In una citt\u00e0 dove i simbolismi massonici non mancano (tra i pi\u00f9 espliciti, l\u2019obelisco di largo Marconi), la lettura simbolica della fontana \u00e8 poco pi\u00f9 di un pretesto: Dembech non cerca fonti o documenti che colleghino il finanziatore <strong>Paolo Bajnotti<\/strong> e lo scultore <strong>Giovanni Riva<\/strong> alle logge dell\u2019epoca, perch\u00e9 ci\u00f2 che davvero conta \u00e8 cristallizzare un immaginario di potere che nel 1978 appare urgente ribadire in ogni possibile forma.<\/p>\n<h4><strong>P come Percezioni cosmiche<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59891\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59891\" class=\"wp-image-59891 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_P-1024x174.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"128\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_P-1024x174.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_P-300x51.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_P-768x131.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_P.jpg 1767w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59891\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n15\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cHo parlato con gli extraterrestri\u201d, episodio 16,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 25 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il sedicesimo articolo non affida il racconto di un contatto con gli extraterrestri a un sensitivo professionista o a un maestro iniziatico ma a <strong>Germana Grosso<\/strong>, una casalinga torinese che vive una vita ordinaria. \u00c8 una scelta sorprendentemente inclusiva: questa volta il mistero si manifesta attraverso l\u2019esperienza quotidiana di una donna comune. La sua voce amplia lo spettro di chi pu\u00f2 raccontare l\u2019invisibile e restituisce al soprannaturale un carattere popolare e domestico.<\/p>\n<p>L\u2019universo narrato dalla contattista \u2013 popolato da civilt\u00e0 stellari, disastri cosmici, basi aliene e interventi provvidenziali \u2013 appartiene al meraviglioso, ma \u00e8 innervato di una paura molto concreta: quella dell\u2019energia atomica. Nel 1978 il tema del nucleare attraversava quotidianamente informazione e politica, tra incidenti, segretezza militare, inquinamento radioattivo e timori legati alla corsa agli armamenti. Quando la donna percepisce telepaticamente la sorveglianza cosmica di civilt\u00e0 benevole, pronte a impedire un cataclisma atomico, porta sul piano fantascientifico un incubo che abitava molte case italiane.<\/p>\n<p>Pur in una cornice finzionale, i messaggi di Germana Grosso contengono quelli che <strong>Wu Ming 1<\/strong> definisce i \u201cnuclei di verit\u00e0\u201d delle fantasie di complotto: frammenti di realt\u00e0 espulsi dal discorso ufficiale che riemergono attraverso voci esterne al mainstream. La paura del nucleare, l\u2019opacit\u00e0 con cui gli Stati gestiscono gli armamenti, la sensazione che decisioni cruciali vengano prese altrove e senza controllo democratico: tutto ci\u00f2 che il linguaggio istituzionale tendeva a minimizzare riaffiora nei suoi racconti sotto forma di astronavi, basi sotterranee e civilt\u00e0 vigili sui nostri errori.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che il\u00a0<i>debunking<\/i>\u00a0manca del tutto il bersaglio, gettando via il bambino insieme all\u2019acqua sporca: liquidare tutto come delirio significa non vedere ci\u00f2 che d\u00e0 forza a queste visioni, ovvero la capacit\u00e0 di intercettare e tradurre in forma narrativa un\u2019inquietudine collettiva che i cronisti autorizzati spesso non riescono a riconoscere o nominare.<\/p>\n<h4><strong>Q come Quadrante zodiacale<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59892\" style=\"width: 910px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59892\" class=\"wp-image-59892 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Q.jpg\" alt=\"\" width=\"900\" height=\"411\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Q.jpg 900w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Q-300x137.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Q-768x351.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px\" \/><p id=\"caption-attachment-59892\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n16\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cL\u2019oroscopo dei quartieri\u201d, episodio 17,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 5 aprile 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il diciassettesimo articolo propone di leggere Torino come un organismo dotato di un proprio tema natale. L\u2019astrologo <strong>Enrico Castiglioni<\/strong> assume come data di nascita il 7 febbraio 1563, momento dell\u2019ingresso della citt\u00e0 fra i capoluoghi sabaudi, e sovrappone la carta zodiacale alla mappa urbana. Da questo incastro simbolico ottiene un \u201cquadrante zodiacale\u201d urbano: ogni settore cittadino rientra in una delle dodici case dello Zodiaco e ne incarna inclinazioni e destini. Le fonderie sotto Marte, la Crocetta nel regale Leone, la Gran Madre nello Scorpione esoterico, la zona ospedaliera nella Vergine della salute, il cimitero nel Capricorno della morte, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Ma quella che l\u2019articolo presenta come una rivelazione \u00e8 soprattutto un\u2019operazione di addomesticamento: la citt\u00e0 viene congelata in tratti caratteriali che pretendono di essere \u201cnaturali\u201d ma rimuovono la storia concreta dei luoghi. Scelte economiche, fratture sociali, periferie marginalizzate: tutto scompare sotto la patina di una vocazione astrale che non rende conto dei rapporti di potere che modellano realmente Torino.<\/p>\n<p>Attribuire la distorsione all\u2019astrologia, per\u00f2, sarebbe un errore di prospettiva. Come mostra <strong>Alice Sparkly Kat<\/strong> in\u00a0<i>Postcolonial Astrology<\/i>, lo zodiaco pu\u00f2 diventare uno strumento per leggere gerarchie sociali e rapporti economici: \u00e8 l\u2019uso reazionario a trasformarlo in una scenografia che li maschera.<\/p>\n<p>La magia funziona solo finch\u00e9 non si interrogano le sue premesse: Torino non \u00e8 stata costruita da Giove o Marte ma da secoli di lavoro, migrazioni, sfruttamento, lotte operaie e conflitti di classe. Quando una cartografia astrale cancella queste dinamiche, diventa un mero dispositivo di pacificazione: un modo per disinnescare la storia reale sotto un velo di rassicuranti costellazioni.<\/p>\n<h4><strong>R come Risveglio interiore<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59893\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59893\" class=\"wp-image-59893 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_R-1024x193.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"142\" \/><p id=\"caption-attachment-59893\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n17\/mode\/1up\">\u201cMT, e il corpo si solleva da terra\u201d, episodio 18,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 10 aprile 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il diciottesimo articolo \u00e8, pi\u00f9 che un pezzo giornalistico, una velina pubblicitaria camuffata da servizio divulgativo (e forse per questo non \u00e8 firmato): annuncia una conferenza sulla Meditazione Trascendentale che si terr\u00e0 quella stessa sera a Torino, ma lo fa fingendo di informare in modo spassionato. Presentata come una tecnica di rilassamento accessibile a tutti, la pratica viene proposta come un percorso di risveglio interiore che pu\u00f2 far sollevare da terra chi la pratica.<\/p>\n<p>L\u2019articolo cavalca la polemica nata attorno all\u2019<em>Indagine sulla parapsicologia<\/em>\u00a0di <strong>Piero Angela<\/strong>, in onda in quei giorni: <i>Stampa Sera<\/i>\u00a0strizza l\u2019occhio al pubblico insoddisfatto dall\u2019approccio scientifico, promettendo un\u2019esperienza alternativa basata sull\u2019esercizio di poteri mentali inespressi. L\u00ec dove Angela incarnava l\u2019aridit\u00e0 della critica, il giornale offre in cambio un invito a rientrare in s\u00e9, a toccare un nucleo pi\u00f9 autentico dell\u2019esperienza dopo aver spento il rumore della ragione. Naturalmente, se la Meditazione riguardasse solo il benessere psicofisico, la velina non avrebbe ragione di comparire in una serie dedicata alla magia: per legittimare la sua presenza occorre introdurre un elemento che sconfini nel prodigioso, ed \u00e8 qui che entra in scena la levitazione.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 un paradosso classico della comunicazione sul paranormale: mentre finge di smontare il meraviglioso, l\u2019articolo lo usa come motore narrativo e come promessa di un culmine prodigioso. A partire dall\u2019immagine stessa che lo accompagna \u2013 una donna sospesa in aria \u2013 il pezzo alimenta l\u2019idea che il risveglio interiore possa letteralmente far volare. Il testo, invece, ne parla con pudore, smorzando quella prospettiva per rendere la pratica pi\u00f9 vicina alla quotidianit\u00e0 di chi legge: in fondo, impegnarsi su un miracolo di quelle proporzioni sarebbe troppo compromettente.<\/p>\n<h4><strong>S come Stele ufologica<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59894\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59894\" class=\"wp-image-59894 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_S-1024x247.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"182\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_S-1024x247.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_S-300x72.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_S-768x185.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_S.jpg 1309w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59894\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n18\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cSi danno convegno Ufo e misteri attorno alla vetta del mite Musin\u00e9\u201d, episodio 19,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 13 aprile 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il diciannovesimo articolo \u00e8 dedicato al monte Musin\u00e8. Per raccontare il rilievo che sorge all\u2019imbocco della Valsusa, Giuditta Dembech costruisce un mosaico di suggestioni eterogenee: le leggende dei valligiani, gli avvistamenti di luci azzurre e globi di fuoco, le interferenze radio, i graffiti neolitici letti come testimonianze di UFO preistorici, fino alla comparsa pi\u00f9 recente di una stele metallica collocata nei pressi della vetta. Tutto concorre a trasformare il luogo in un condensato di fenomeni inspiegabili, dove ogni dettaglio diventa indizio di presenze invisibili o passaggi interdimensionali.<\/p>\n<p>Il testo procede per accumulo: alla voce di chi abita nei dintorni si aggiunge quella dei contattisti, poi dei tecnici e degli escursionisti; nessuna testimonianza viene verificata perch\u00e9 l\u2019obiettivo non \u00e8 chiarire ma espandere il campo del possibile. La lapide, con la sua iscrizione sincretica che coinvolge figure religiose, entit\u00e0 astrali e \u201cpunti elettrodinamici\u201d, \u00e8 la perfetta chiave di volta: un oggetto senza autore e senza spiegazioni che legittima l\u2019intero impianto narrativo conferendo al monte una vibrazione sacrale.<\/p>\n<p>A svelare il vuoto retorico che sostiene l\u2019articolo ci pensa l\u2019esperto delle \u201cgrotte alchemiche\u201d: interrogato sul senso dell\u2019iscrizione, Bardato Bardati risponde che \u00e8 un messaggio \u201cimportantissimo\u201d ma \u201criservato agli iniziati\u201d, poi tace. In un contesto che dovrebbe informare, l\u2019alchimista si ritira nel silenzio. Invece di essere trattato per quello che \u00e8 (un venir meno al dovere minimo di chi accetta di farsi citare come esperto), quel silenzio viene ammantato di rispetto e presentato come profondit\u00e0 indicibile. Ne deriva un capovolgimento perfetto: la massima autorevolezza va a chi non dice nulla.<\/p>\n<p>La stessa dinamica orienta l\u2019intero articolo: il Musin\u00e8 deve risultare misterioso per definizione. Perfino quando l\u2019autrice ammette che \u00abforse in questa montagna un mistero esiste, ma quale sia non ci \u00e8 dato saperlo\u00bb, l\u2019ostentata ignoranza non si staglia come un limite del racconto ma diventa una prova dell\u2019esistenza di un enigma. \u00c8 un lapsus rivelatore: nella serie sulla \u201cTorino magica\u201d il mistero non ha bisogno di essere analizzato perch\u00e9 \u00e8 postulato come condizione necessaria della narrazione.<\/p>\n<h4><strong>T come Tibet<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59895\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59895\" class=\"wp-image-59895 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_T-1024x254.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_T-1024x254.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_T-300x74.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_T-768x191.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59895\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n19\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cIl mistero del Dharma\u201d, episodio 20,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 21 aprile 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il ventesimo articolo \u00e8 dedicato a un monastero tibetano che sorge a Forno di Coazze, in provincia di Torino. Per inserirsi nel filone magico, la narrazione ricorre a un repertorio di pratiche eccezionali come la levitazione, la telepatia, la chiaroveggenza e le proiezioni astrali. Su questo sfondo, la storia del Tibet viene riletta in chiave anticomunista: i monaci, spiega Giuditta Dembech, avrebbero \u201cprevisto\u201d l\u2019invasione cinese e predisposto in anticipo la fuga dei loro insegnamenti all\u2019estero. La cronista identifica gli invasori con i \u201ccomunisti\u201d per creare una contrapposizione netta: da una parte un\u2019orda materialista e distruttiva, dall\u2019altra una tradizione spirituale nobile ed elevata, che troverebbe nella provincia torinese un rifugio al riparo dalla \u201cfuria rossa\u201d.<\/p>\n<p>Il monastero piemontese, per\u00f2, \u00e8 retto da un pittore ed esoterista locale: nonostante il nome esotico, <strong>Om Bosser<\/strong> \u00e8 torinese e viene presentato come figura dotata di \u201cpoteri al limite del magico\u201d. L\u2019operazione culturale messa in atto incarna pienamente la strategia narrativa dell\u2019orientalismo mistico: il Tibet non \u00e8 trattato come luogo reale, ma come uno spazio immaginario decontestualizzato, pronto per essere trapiantato in Occidente e consumato da chi cerca una spiritualit\u00e0 alternativa. Alice Sparkly Kat descrive con precisione questa pratica tipicamente occidentale: ingoiare una cultura \u201caltra\u201d, ripulirla dei suoi conflitti e trasformarla in un sistema simbolico funzionale a codificare i propri disagi.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 la creazione di un Tibet a uso e consumo della borghesia torinese: un rifugio in un ambiente di montagna semplice e rustico, al sicuro dalla minaccia comunista e dall\u2019incubo del \u201cnuovo Medioevo\u201d che l\u2019Italia sta attraversando, animato dall\u2019illusione di una saggezza esotica senza conflitti.<\/p>\n<h4><strong>U come Ultrasensibilit\u00e0<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59896\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59896\" class=\"wp-image-59896 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_U-1024x179.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_U-1024x179.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_U-300x52.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_U-768x134.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_U.jpg 1812w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59896\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n20\/mode\/1up\">Nevio Boni, \u201cNelle mani il mistero che guarisce\u201d, episodio 21,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 24 aprile 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<div class=\"container-fluid div_book\">\n<div class=\"row\">\n<p>Il ventunesimo articolo torna nuovamente sulle guarigioni fuori dai percorsi istituzionali, ma questa volta spostando lo sguardo sulle classi popolari. Dopo la casalinga Germana Grosso \u00e8 il turno di <strong>Gianna Caminiti<\/strong>, un\u2019immigrata calabrese dotata di una sensibilit\u00e0 eccezionale: la donna percepisce il male \u201cancora prima di imporre le mani\u201d, entra in trance per trasferire un calore curativo, avverte il gonfiarsi delle mani quando l\u2019energia \u201csi ribella\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019articolo costruisce intorno a lei una narrazione incentrata sull\u2019ultrasensibilit\u00e0: una capacit\u00e0 innata, che scaturisce dal corpo pi\u00f9 che da un allenamento e che le viene riconosciuta \u2013 secondo <strong>Nevio Boni<\/strong> \u2013 persino da alcuni neurologi. Con atteggiamento paternalista, il marito operaio \u00e8 descritto con \u201cl\u2019abito buono indosso\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 un dettaglio rivelatore:\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>\u00a0non si permetterebbe mai di usare un\u2019espressione simile per Gustavo Rol o per l\u2019avvocato Agnelli, n\u00e9 per alcuno degli uomini di prestigio che frequentano le pagine del giornale. L\u2019immagine dell\u2019\u201cabito buono\u201d \u00e8 un marchio di classe travestito da tenerezza, che ricorda a chi legge \u2013 e con un po\u2019 di crudelt\u00e0, all\u2019uomo stesso \u2013 la distanza sociale che separa questi esponenti del popolo da quelli che appartengono al \u201cgiro magico\u201d delle \u00e9lite. Nella prospettiva ideologica del progetto \u201cTorino citt\u00e0 magica\u201d, un articolo che colloca il prodigio dentro una cornice di modestia e rispettabilit\u00e0 popolare \u00e8 un\u2019occasione irresistibile per riaffermare tra le righe l\u2019abisso che separa il centro dalle periferie.<\/p>\n<h4><strong>V come Vibrazioni<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59897\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59897\" class=\"wp-image-59897 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_V-1024x308.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_V-1024x308.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_V-300x90.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_V-768x231.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59897\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n21\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cA Porta Palazzo si alzano per aria\u201d, episodio 22,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 6 maggio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il ventiduesimo articolo rivela un po\u2019 di stanchezza e ricicla diversi temi gi\u00e0 trattati: l\u2019approccio olistico alla cura che scivola nel paranormale, il fascino per le filosofie orientali e la figura del maestro evasivo, dotato di poteri ma indisponibile alle verifiche. Nel centro Mudra di Porta Palazzo, i <strong>fratelli Aloi<\/strong> offrono uno yoga \u201ca due velocit\u00e0\u201d: un insegnamento essoterico fatto di posizioni e benessere fisico, e un percorso esoterico che promette il risveglio dei centri interiori e dell\u2019energia Kundalini.<\/p>\n<p>Tutto ruota attorno al lessico delle vibrazioni: energie \u201csupersottili\u201d, pensieri che si armonizzano, frequenze interiori che portano saggezza e serenit\u00e0\u2026 e consentirebbero di volare. Come nell\u2019articolo sulla Meditazione Trascendentale, il traino magico \u00e8 di nuovo la levitazione: l\u2019allusivo titolo \u201cA Porta Palazzo si alzano per aria\u201d fa riferimento ai proprietari della scuola. Invitato a staccarsi da terra, Giuseppe si sottrae, citando il poeta che ammoniva: \u201cNon ostentare il tuo successo\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019articolo insiste sul contrasto tra il mercato rumoroso di Porta Palazzo e la quiete irreale che, due piani sopra, sembra sospendere il tempo. La promessa di armonia si costruisce cos\u00ec in opposizione implicita al disordine proletario che sta sotto, eleggendo la calma come segno di distinzione sociale oltre che spirituale. Pi\u00f9 facile da raggiungere rispetto al monastero tibetano di Forno di Coazze, il Mudra appare come un altro rifugio dalla realt\u00e0, capace di isolare chi lo frequenta dalle tensioni e dalle inquietudini che attraversano la Torino del 1978.<\/p>\n<h4><strong>Z come Zora la vampira<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59898\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59898\" class=\"wp-image-59898 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Z-1024x230.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"170\" \/><p id=\"caption-attachment-59898\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n22\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cNel tempio di Venere\u201d, episodio 23,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 17 maggio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il ventitreesimo articolo sembra scritto sotto l\u2019influenza dell\u2019immaginario estetico di <strong>Zora la Vampira<\/strong>: figure femminili velate, ritualit\u00e0 erotica, atmosfere occulte e moralismo travestito da trasgressione. \u00c8 l\u2019estetica tipica degli anni Settanta, in cui la donna \u201cmagica\u201d appare potente e minacciosa ma resta vincolata a uno sguardo maschile che ne controlla la rappresentazione. Dedicando il reportage a un fantomatico \u201cTempio di Venere\u201d, Giuditta Dembech ripropone questo repertorio intervistando un gruppo di adepte che pratica magia sessuale sotto stretta segretezza: incappucciate, voltate di spalle, illuminate dalle candele, parlano solo alla presenza di un \u201cgrande iniziato\u201d che funge da garante. Rivendicano disciplina e un uso mentale dell\u2019energia sessuale, negando qualsiasi legame con il femminismo e respingendo indignate l\u2019idea di riti \u201csaffici\u201d. Tra i \u201cproblemi\u201d che sono in grado di risolvere con la magia ci sono l\u2019impotenza e la frigidit\u00e0, ma anche le \u201ctendenze omosessuali\u201d che considerano deviazioni da correggere.<\/p>\n<p>L\u2019articolo chiude la serie concentrando, in un colpo di coda finale, alcune delle posture pi\u00f9 stigmatizzanti dell\u2019intero ciclo: lo fa cedendo la parola a un gruppo che si presenta come iniziatico ma replica puntualmente gli stereotipi dell\u2019epoca. La scena inaugurale \u00e8 gi\u00e0 un indizio decisivo: l\u2019incontro avviene in casa di un uomo di potere, segno che anche quando il tema \u00e8 l\u2019autonomia magica femminile, la cornice resta maschile.<\/p>\n<p>L\u2019ostilit\u00e0 verso il femminismo \u00e8 dichiarata senza esitazioni, e proprio dentro questa logica subordinata emerge l\u2019attacco alle identit\u00e0 sessuali minoritarie. Il Tempio di Venere distingue tra corpi allineati e corpi dissonanti, riproducendo quella funzione disciplinante che Alice Sparkly Kat individua nei linguaggi spirituali usati per normalizzare l\u2019identit\u00e0: parole ed energie presentate come verit\u00e0 cosmiche che trasformano norme sociali in \u201carmonie naturali\u201d, forzando le soggettivit\u00e0 a rientrare nei ruoli attesi. Gay e lesbiche diventano bersagli distinti e complementari: gli uni perch\u00e9 \u201ccontaminati\u201d dal femminile, le altre perch\u00e9 sottratte al gioco della seduzione maschile. L\u2019omosessualit\u00e0 viene cos\u00ec patologizzata senza che il giornale prenda alcuna distanza critica.<\/p>\n<p>Il risultato non \u00e8 un racconto di magia ma una testimonianza di ostilit\u00e0 sistemica: contro ci\u00f2 che sfida le gerarchie, verso l\u2019autonomia femminile e le identit\u00e0 che non si allineano alla norma eterosessuale. \u00c8 un finale rivelatore, che mostra senza pi\u00f9 veli ci\u00f2 che la serie, in altri capitoli, aveva solo sfiorato: l\u2019occulto come strumento di restaurazione simbolica dell\u2019ordine, non come apertura al possibile. Una chiusura (tristemente) perfetta per una serie che ha usato il \u201cmistero\u201d come fortino difensivo dello\u00a0<i>status quo<\/i>.<\/p>\n<h4><strong>L\u2019inganno e la svolta relazionale<\/strong><\/h4>\n<p>Smascherare il progetto ideologico dietro l\u2019operazione \u201cTorino citt\u00e0 magica\u201d consente anche di concepire forme di contrattacco che non fanno appello (soltanto) al rigore della storiografia e al\u00a0<i>debunking<\/i>\u00a0scientifico: alla magia si pu\u00f2 rispondere con la magia. Mentre ragionavo su questa prospettiva, l\u2019amica <strong>Laura Gorrieri<\/strong> mi ha segnalato un illuminante articolo di <strong>Mark Coeckelbergh<\/strong> sull\u2019etica dell\u2019inganno.<\/p>\n<p>In <a href=\"https:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/s10676-017-9441-5\"><em>\u201cHow to describe and evaluate \u00abdeception\u00bb phenomena\u201d<\/em> (Ethics&amp;IT 2018)<\/a> il filosofo belga invita a superare il dualismo che oppone verit\u00e0 e illusione, come se la prima fosse necessariamente emancipativa e l\u2019altra pura manipolazione. Molte pratiche tecnologiche, artistiche e persino quotidiane (quante bugie si devono raccontare per organizzare una festa a sorpresa?) producono effetti reali a partire da forme di finzione. A partire da questo impianto teorico, propongo di spostare l\u2019attenzione non sull\u2019eliminazione dell\u2019illusione, ma sulla trasparenza del suo uso e sulla responsabilit\u00e0 che lega chi la mette in scena e chi la vive. L\u2019etica non sta nel pretendere una comunicazione \u201cpura\u201d, ma nel costruire condizioni di mutua responsabilit\u00e0 dentro un gioco dichiarato, in cui entrambe le parti riconoscono la propria partecipazione alla messa in scena.<\/p>\n<p>Secondo Coeckelbergh, il rifiuto del dualismo verit\u00e0\/illusione apre una prospettiva che chiama \u201csvolta relazionale\u201d; in quel nuovo contesto, la linea che separa la manipolazione tossica da una pratica liberatoria non dipende dalla presenza o assenza dell\u2019illusione, ma dalla qualit\u00e0 della relazione che si forma attorno a essa. Le illusioni diventano oppressive quando si presentano come naturali e inevitabili, nascondendo la loro costruzione e le intenzioni di chi le produce: \u00e8 l\u2019opacit\u00e0, pi\u00f9 dell\u2019illusione in s\u00e9, ad aprire lo spazio dell\u2019abuso.<\/p>\n<p>Il gioco consiste, dunque, nel plasmare con chi legge (o partecipa all\u2019esperienza magica) una relazione onesta e consapevole nell\u2019uso dei materiali mitologici. Come nell\u2019illusionismo, una narrazione che includa ingredienti magici funziona quando chi la propone coinvolge chi la riceve in una complicit\u00e0 dichiarata. Non c\u2019\u00e8 inganno quando il patto \u00e8 esplicito: \u201cConcordiamo nell\u2019usare dei simboli, esplorare le loro implicazioni e abbandonare i percorsi lineari per esporci a epifanie inaspettate!\u201d In questo contesto la mitologia diventa un materiale condiviso, non un dispositivo calato dall\u2019alto.<\/p>\n<p>L\u2019operazione di\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>\u00a0si colloca all\u2019estremo opposto: utilizza le illusioni senza dichiararle, manipola i materiali simbolici della citt\u00e0 senza esplicitare le finalit\u00e0 ideologiche e costruisce un immaginario che \u2013 dietro la maschera della verosimiglianza storica \u2013 serve a nascondere sotto il tappeto i conflitti sociali e i traumi delle classi subordinate. Da qui la necessit\u00e0 di controincantesimi.<\/p>\n<p>Invece di rispondere alla propaganda del mainstream con una contro-propaganda \u201crazionale\u201d possiamo costruire esperienze magiche che mostrino in piena luce i loro trucchi e, cos\u00ec facendo, rendano visibili le manipolazioni ideologiche che la \u201cTorino magica\u201d reitera da quasi mezzo secolo. Ci vuole una mitologia che non serva a tacitare i conflitti ma a restituire possibilit\u00e0 d\u2019azione a chi viene escluso: una narrazione che non infantilizzi il pubblico ma gli metta in mano strumenti per attraversare l\u2019incanto e trasformarlo in progetti di emancipazione.<\/p>\n<h4><strong>Oscurit\u00e0 illuminanti<\/strong><\/h4>\n<p>Il programma ideologico messo in campo da\u00a0<i>Stampa Sera<\/i> nel 1978 sopravvive nel turismo esoterico odierno, dove l\u2019occulto continua ad avere una funzione addomesticante: il mercato propone un mistero che non smuove mai davvero ma riduce la magia a uno strumento di innocente evasione. Davanti alle vetrine di un\u2019agenzia che da anni propone tour \u201cmisteriosi\u201d della citt\u00e0 (Torino Magica\u00ae \u00e8 un loro marchio registrato), sorrido leggendo la r\u00e9clame del \u201cTorino Noir\u00ae Tour\u201d che invita i passanti a esplorare \u201cil lato pi\u00f9 oscuro di Torino!\u201d Sorrido perch\u00e9 so che l\u2019oscurit\u00e0 proposta a 32 euro non ha nulla a che fare con le ombre di oggi: non parla delle persone recluse nel CPR di corso Brunelleschi n\u00e9 delle soffitte fatiscenti in cui vivono stipate le persone senza i documenti, non delle famiglie Rom che resistono a miseria e sgomberi n\u00e9 delle cucine dove cuoche e camerieri sottopagati contribuiscono \u2013 senza alcun beneficio \u2013 al mito di una citt\u00e0 raffinata e \u201caccogliente\u201d. L\u2019agenzia propone un buio innocuo, parlando di \u201cun filo rosso sangue che racconta di un tempo lontano\u201d fatto di pestilenze, untori, delitti e processi raccontati sullo sfondo dei pi\u00f9 eleganti palazzi del centro.<\/p>\n<p>Richiamo quel tour perch\u00e9 considero l\u2019oscurit\u00e0 una lente preziosa attraverso cui illuminare le citt\u00e0. Ne d\u00e0 un esempio abbagliante <strong>Valerio Mattioli<\/strong>, che nel suo\u00a0<i>Remoria. La citt\u00e0 invertita<\/i>\u00a0(Minimum Fax, 2020) fa del linguaggio dell\u2019esoterismo il principale strumento narrativo per raccontare Roma dalla prospettiva dei margini. Il punto di partenza \u00e8 il \u201csacro GRA\u201d, il Grande Raccordo Anulare che nel tempo ha assunto il ruolo di soglia tra centro e periferie. Nella narrazione della \u201ccitt\u00e0 invertita\u201d il GRA diventa un\u00a0<i>omphalos<\/i>: un cerchio mistico che investe di un ruolo magico le borgate, costruendo una cosmologia urbana in cui le periferie non sono pi\u00f9 scarto ma centro energetico, luogo di metamorfosi, agnizioni e poteri sotterranei che ribaltano la narrazione dominante.<\/p>\n<p>Spostando lo sguardo sui Pirenei, ho adottato una postura analoga per raccontare la cittadina di Lourdes dalla prospettiva di una visionaria reietta: ne\u00a0<i>La veggente indecorosa di Lourdes<\/i>\u00a0(Eris 2022) non metto sotto esame la verit\u00e0 del miracolo ma la natura delle relazioni plasmate dall\u2019impianto reazionario del suo racconto. A Torino manca ancora un lavoro capace di saldare il discorso sull\u2019occulto all\u2019oscurit\u00e0 del presente, facendo emergere una voce poetica che sappia stare dalla parte di chi vive ai margini.<\/p>\n<p>Sul potere politico dell\u2019oscurit\u00e0, intesa come lente che permette di interrogare ci\u00f2 che il discorso dominante rimuove, ha scritto <strong>Maria J. P\u00e9rez Cuervo<\/strong> nel <a href=\"https:\/\/helleborezine.com\/products\/malefice\">numero 3 di\u00a0<i>Hellebore <\/i><\/a>(31.10.2020, p. 8), dedicato al maleficio. Il suo editoriale \u00e8 un vero e proprio manifesto:<\/p>\n<div class=\"container-fluid div_quote\">\n<div class=\"row\">\n<blockquote><p>Nessuna forma di controllo sociale \u00e8 mai riuscita a impedire alle persone di raccogliere erbe, preparare pozioni e usare la propria volont\u00e0 per maledire o lanciare incantesimi. Maledire \u00e8 sempre stato un gesto alla portata di chiunque \u2013 ed \u00e8 proprio per questo che ha sempre fatto paura alle classi dominanti. Ci\u00f2 che rende affascinanti le storie di maleficio \u00e8 la loro potenza sovversiva: ci ricordano che ognuno di noi possiede la capacit\u00e0 di incutere timore a chi ci sfrutta, di incrinare l\u2019ordine imposto, di rovesciare \u2013 anche solo per un istante \u2013 la direzione del potere.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Nell\u2019articolo \u201cThe Museum of Shadows\u201d P\u00e9rez Cuervo rilegge le leggende sulla maledizione di <strong>Tutankhamon<\/strong> e sulle mummie maledette del British Museum come il ritorno, in forma spettrale e narrativa, della violenza coloniale che ha strappato quei corpi e quei reperti dal loro contesto originario. Poich\u00e9 il Museo Egizio di Torino nasce nello stesso orizzonte storico di acquisizioni forzate, non sorprende che anche attorno ai suoi reperti si siano sedimentati racconti di fenomeni insoliti: la cosiddetta \u201csindrome del museo\u201d colpisce da anni le scolaresche in visita (\u201cI Faraoni colpiscono ancora al museo\u201d,\u00a0<i>La Stampa<\/i>, 1.5.2001; \u201cAll\u2019Egizio si ripete il mistero dei Faraoni. Svenute tre bambine\u201d,\u00a0<i>La Stampa<\/i>, 17.1.2002) e persino il personale operativo della Digos (<a href=\"http:\/\/www.archiviolastampa.it\/component\/option,com_lastampa\/task,search\/mod,libera\/action,viewer\/Itemid,3\/page,2\/articleid,0933_01_1989_0094_0020_12749006\/\">\u201cAgenti bloccati in ascensore, \u00e8 la maledizione del faraone\u201d,\u00a0<i>La Stampa<\/i>, 22.4.1989<\/a>).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-60065 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/19890422_LaStampa-1024x485.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"358\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/19890422_LaStampa-1024x485.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/19890422_LaStampa-300x142.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/19890422_LaStampa-768x364.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/19890422_LaStampa.jpg 1658w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel febbraio 2018 <strong>Giorgia Meloni<\/strong> attacc\u00f2 il Museo Egizio accusandolo di \u201crazzismo al contrario\u201d per un\u2019iniziativa che facilitava l\u2019accesso a chi parla arabo. La polemica mostr\u00f2 quanto sia radicata, a Torino, la resistenza a qualsiasi gesto che, provando a interrogare il passato coloniale, apra il museo anche a chi normalmente non ha spazio nelle narrazioni ufficiali: ogni impegno in quella direzione viene vissuto come una minaccia all\u2019identit\u00e0 nazionale. In questo contesto si pu\u00f2 senz\u2019altro fare\u00a0<i>debunking<\/i>\u00a0della \u201cmaledizione del faraone\u201d attribuendola a un \u201cbanale effetto\u00a0<i>nocebo<\/i>\u201d \u2013 ma quale dose di ignavia rivelerebbe l\u2019uso dell\u2019aggettivo \u201cbanale\u201d per parlare del meccanismo messo in luce da Maria J. P\u00e9rez Cuervo? Liquidare quel malessere in nome della Ragione significa pretendere di risolvere un guasto al motore prendendo a martellate la spia che lo segnala sul cruscotto.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"container-fluid div_book\">\n<div class=\"row\">\n<h4><strong>Quattro piste per una magia critica<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59906\" style=\"width: 693px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59906\" class=\"wp-image-59906 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Marx-683x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"683\" height=\"1024\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Marx-683x1024.jpg 683w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Marx-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Marx-768x1152.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Marx.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px\" \/><p id=\"caption-attachment-59906\" class=\"wp-caption-text\">Allegoria del fiume Po, fontana dei dodici mesi (Torino, 1898).<\/p><\/div>\n<p>Anche i codici dell\u2019esoterismo popolare offrono spazi narrativi dove immaginare contronarrazioni. Come la Fontana Angelica, la pi\u00f9 antica Fontana dei Dodici Mesi si presta a diverse letture allegoriche: i quattro fiumi torinesi (Po, Dora, Sangone, Stura) appaiono come gruppi statuari e dodici figure femminili rappresentano i mesi dell\u2019anno. Eretta nel Parco del Valentino per l\u2019Esposizione Generale del 1898, presenta un dettaglio sorprendente: il Po \u00e8 raffigurato da un uomo a torso nudo, seduto su una piccola imbarcazione con un tridente, i putti ai piedi e un volto barbuto che ricorda <strong>Karl Marx<\/strong>. Il progettista <strong>Carlo Ceppi<\/strong> potrebbe aver scelto quelle fattezze per criticare l\u2019impennata degli affitti durante le Esposizioni, che costringeva gli studenti a lasciare Torino ai turisti \u2013 una dinamica che pochi anni dopo ritrover\u00e0 anche il giovane <strong>Antonio Gramsci<\/strong>, alle prese con una citt\u00e0 che, ieri come oggi, favorisce studentati ricchi e respinge chi non pu\u00f2 permetterseli.<\/p>\n<p><b>Quali altre rappresentazioni dai richiami occulti, presentate nei musei del centro e nei contributi visivi di una street art non istituzionalizzata, attendono di essere risignificate come allegorie vive, capaci di restituire voce a chi la citt\u00e0 ha storicamente escluso e di suggerire nuovi modi di abitare il presente?<\/b><\/p>\n<p>L\u2019altro luogo dove cercare suggestioni \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 di racconti e cronache del passato. Torino \u00e8 ricca di storie in cui la magia agisce dal basso, capovolgendo le dinamiche di potere e mettendo in discussione le esclusioni di classe: alcune appartengono alla letteratura, altre alla vita reale. <strong>Margherita Solaro<\/strong>,\u00a0<i>La Sibilla del re<\/i>\u00a0dell\u2019omonimo romanzo di <strong>Luigi Gramegna<\/strong> (Giani, 1925), millanta doti profetiche per manipolare <strong>re Carlo VIII<\/strong>. Nel racconto, la rivalsa italiana contro l\u2019invasore francese del tardo Quattrocento prende il volto di una donna torinese che, grazie alla manipolazione mentale e alla retorica della veggenza, ribalta i rapporti di forza con uno degli uomini pi\u00f9 potenti d\u2019Europa. Forse il romanziere ha in mente <strong>Carlotta Cerrino<\/strong>, l\u2019umile cuoca torinese che racconto in\u00a0<i>Incantagioni. Storie di veggenti sibille sonnambule e altre fantasmagoriche liberazioni<\/i>\u00a0(Nero, 2022); figura realmente vissuta, negli Anni Trenta dell\u2019Ottocento convinse <strong>re Carlo Alberto<\/strong> di poter evocare i morti: i suoi \u201ctrucchi paranormali\u201d anticiparono di un secolo quelli di Gustavo Rol \u2013 ma quando, insieme all\u2019inganno, emersero le sue origini di classe\u2026 beh, Torino le riserv\u00f2 un destino ben pi\u00f9 crudele. Considerata pericolosa per la sua capacit\u00e0 di orientare le decisioni del sovrano, venne reclusa a vita.<\/p>\n<p><b>Quante storie altrettanto epiche giacciono ancora nascoste tra le pieghe della storia, negli archivi \u2013 fisici e digitali \u2013 delle biblioteche e tra i libri sdruciti dei mercatini? Quali altre figure possiamo rimettere al centro per incrinare una narrazione che continua a celebrare soltanto il potere e il prestigio di uomini bianchi, borghesi, abili e benestanti?<\/b><\/p>\n<p>Per sottrarsi al dualismo verit\u00e0\/illusione \u00e8 utile riportare alla luce vicende in cui la linea tra \u201cbuoni\u201d e \u201ccattivi\u201d si fa incerta. Nel 1856 Torino ne offr\u00ec una memorabile: il duello pubblico tra <strong>Francesco Guidi<\/strong>, magnetizzatore convinto della genuinit\u00e0 dei propri poteri, e <strong>Antonio Zanardelli<\/strong>, illusionista sostenuto dalla scienza ufficiale. A eseguire le dimostrazioni furono le giovani <strong>Luisa<\/strong> ed <strong>Elisa<\/strong>. Alla prova degli spilloni \u2013 che consisteva nel trafiggere le braccia delle assistenti \u2013 Guidi ipnotizz\u00f2 Luisa e lei sopport\u00f2 le punture mostrando poco fastidio. Zanardelli, convinto che l\u2019ipnosi non avesse effetti anestetizzanti, si rifiut\u00f2 di pungere la figlia e scelse invece un ragazzino di strada.<\/p>\n<div id=\"attachment_59903\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59903\" class=\"wp-image-59903 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_duello-1024x667.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"492\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_duello-1024x667.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_duello-300x195.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_duello-768x500.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_duello.jpg 1564w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59903\" class=\"wp-caption-text\">&#8220;Duello dei magnetizzatori Zanardelli e Guidi&#8221; in <em>Il trovatore<\/em>, 21 maggio 1856.<\/p><\/div>\n<p>Il piccolo <strong>Battista<\/strong>, descritto dalle cronache come un essere degradato e bestiale per le sue origini popolari, venne trafitto senza alcuna preparazione e trattato come un corpo sacrificabile di fronte a una giuria di notabili borghesi, abituati a considerare il distacco come prova di rigore professionale. Quei trentadue uomini, tenuti a mantenere uno sguardo freddo e oggettivo, lo fecero fino in fondo, negandosi qualsiasi empatia per il ragazzo. Nell\u2019elegante appartamento di piazza Vittorio non fu la magia a mostrarsi crudele ma la scienza che pretendeva di smascherarla. Il magnetismo cerc\u00f2 almeno di attenuare il dolore mentre il razionalismo colp\u00ec il pi\u00f9 vulnerabile senza esitazioni.<\/p>\n<p><b>Quanto dello stesso classismo riaffiora nel diverso trattamento che la cultura mediatica ha riservato a Gustavo Rol, figura di riferimento della Torino bene, e a Salvatore Gulisano, immigrato da Palermo e noto come \u201cmago Gabriel\u201d, ridotto a bersaglio di scherno televisivo per le sue pratiche magiche nel quartiere periferico delle Vallette?<\/b><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-18356\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/musine.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"357\" \/>Quando scrivono sulle pendici del Musin\u00e8 \u201cTAV = mafie\u201d, gli attivisti del movimento No TAV stanno riattivando in chiave politica l\u2019immaginario valsusino di mappe stellari incise nella roccia da parte di civilt\u00e0 extraterrestri preistoriche: lanciato da <strong>Peter Kolosimo<\/strong> e reso innocuo da <strong>Giuditta Dembech<\/strong>, quello spazio espressivo carico di suggestioni torna a parlare di un conflitto tra modelli di sviluppo incompatibili. Il gesto impiega l\u2019arma dello stupore (provate voi a \u201cscrivere\u201d con teli bianchi lettere alte svariati metri sul versante di un monte!) per denunciare un simbolo della speculazione e dell\u2019esproprio e reclamare l\u2019autodeterminazione del territorio e la difesa dei beni comuni.<\/p>\n<p>Quando insieme a <strong>Wu Ming<\/strong> (imbeccati dagli amici del Cisu) abbiamo collegato alle operazioni di gruppi neofascisti gli incontri ravvicinati del terzo tipo documentati sul Musin\u00e8, l\u2019obiettivo politico era preciso: dare corpo e responsabilit\u00e0 a ci\u00f2 che, nelle versioni originali, veniva attribuito a forze cosmiche, provenienti da un \u201caltrove\u201d generico e tutto sommato inoffensivo. Anche se il supporto documentario era forte, non ci interessava la cornice del\u00a0<i>debunking<\/i>. Per questo motivo, quel racconto ha preso strade inusuali: nella mia\u00a0<a href=\"https:\/\/www.marianotomatis.it\/index.php?type=libro&amp;id=guidaufologica\"><i>Guida ufologica al monte Musin\u00e8<\/i><\/a>\u00a0(2015 poi Le lettere scarlatte, 2025) \u00e8 parte di una narrazione che oscilla tra il reportage storico, la suggestione psicogeografica e il manuale sull\u2019arte di stupire; in\u00a0<i>UFO 78<\/i>\u00a0(spoiler alert!) \u00e8 una delle dorsali narrative di un romanzo che contesta l\u2019escapismo quale unica prospettiva per il fantastico, mostrando con quale potenza il suo linguaggio possa mettere in relazione il piano cosmico e quello dannatamente concreto della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Wu Ming 1 ha fatto ricorso al linguaggio della magia nera in un altro libro dedicato alla Valsusa:\u00a0<i>Un viaggio che non promettiamo breve<\/i>\u00a0(Einaudi, 2016) evoca l\u2019immaginario perturbante di <strong>H.P. Lovecraft<\/strong> per raccontare lo scempio ambientale ed economico che il progetto TAV sta infliggendo alla Valsusa.<\/p>\n<p><b>In quante diverse forme di scrittura letteraria si nascondono gli incantesimi capaci di evocare i fantasmi che attraversano i nostri territori, restituendo loro voce e consentendoci di ascoltarli \u2013 invece di relegarli nell\u2019altrove rassicurante di un mistero pacificato?<\/b><\/p>\n<h4><strong>Affilare la magia<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Bertrand Russell<\/strong> scriveva che<\/p>\n<div class=\"container-fluid div_quote\">\n<div class=\"row\">\n<blockquote><p>The world is full of magical things patiently waiting for our wits to grow sharper.<\/p><\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>Una traduzione fedele \u00e8: \u201cIl mondo \u00e8 pieno di cose magiche che attendono che il nostro sguardo si affini\u201d, ma la prima volta che lessi quella frase ero convinto che <em>\u201cto grow sharper\u201d<\/em> si riferisse alle <em>\u201cmagical things\u201d<\/em>. Nella mia testa il filosofo voleva dire che \u201cil mondo \u00e8 pieno di cose magiche che, per diventare pi\u00f9 taglienti, aspettano pazientemente il nostro ingegno\u201d. Mi sbagliavo, ma pi\u00f9 ci pensavo, pi\u00f9 quello slittamento involontario mi sembrava fertile: come un invito a non limitarci a scovare la magia (n\u00e9, peggio ancora, a smontarla) ma a spremerci le meningi per renderla pi\u00f9 appuntita, a farne un attrezzo capace non solo di leggere i conflitti del presente ma di affondare nelle loro crepe e rompere gli schemi che perpetuano gli stessi soprusi.<\/p>\n<p>Da qui le domande seguono da sole:\u00a0<b>in che modo possiamo usare il nostro ingegno per trasformare la magia in uno strumento di lotta, portando ben al di l\u00e0 di Torino la sua capacit\u00e0 di leggere e cambiare i rapporti di forza attraverso pratiche capaci di plasmare relazioni orizzontali e aprire spazi di immaginazione condivisa? Quali strumenti ci offre questa prospettiva per misurarci, con la stessa audacia giocosa che anima i nostri controincantesimi, con le dinamiche che oggi minacciano il futuro \u2013 dal ritorno del bellicismo ai nuovi fascismi, dalle diseguaglianze crescenti alla crisi climatica \u2013 e costruire narrazioni capaci di aprire spiragli di trasformazione?<\/b><\/p>\n<p>Per la scrittura di questo post l&#8217;autore ringrazia <strong>Franco Berteni<\/strong>, <strong>Paolo Fiorino<\/strong>, <strong>Ire Gallina<\/strong>, <strong>Laura Gorrieri<\/strong>, <strong>Selene Pascarella<\/strong>, <strong>Sara Patrone<\/strong>, <strong>Filo Sottile<\/strong>, il collettivo <strong>Wu Ming <\/strong>e l\u0259 Laboratori\u0259 Culturale Occupat\u0259 Autogestit\u0259 <i>Manituana <\/i>di Torino. L&#8217;immagine in apertura \u00e8 di <strong>Giorgio &#8220;Gi\u00f2&#8221; Tavaglione<\/strong> ed \u00e8 tratta dalla copertina di Marisa Di Bartolo,\u00a0<em>Mistici e maghi&#8230; a Torino<\/em>, Edizioni Libreria Cortina, Torino 1984.<\/p>\n<p>_<\/p>\n<p>*\u00a0Storico della magia e scrittore, <a href=\"https:\/\/www.marianotomatis.it\/\"><strong>Mariano Tomatis<\/strong><\/a> intreccia ricerca d\u2019archivio, critica dei media e pratiche illusionistiche per leggere l\u2019occulto come un linguaggio capace di rivelare e incrinare le architetture del potere. Al posto del solo debunking, propone \u201ccontroincantesimi\u201d: narrazioni trasparenti nei trucchi ma radicali nelle alleanze, pensate per restituire voce ai margini e aprire spazi di immaginazione condivisa.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"&nbsp; di Mariano Tomatis* [La prima puntata \u00e8 qui] M come Mago dei maghi Il tredicesimo articolo consacra definitivamente la figura di Gustavo Rol, presentandolo come il \u201cmago dei maghi\u201d: un uomo inavvicinabile, avvolto da un\u2019aura che nessuno \u00e8 autorizzato a interrogare. \u00c8 il punto pi\u00f9 esplicito della costruzione ideologica che\u00a0Stampa Sera\u00a0persegue sin dall\u2019inizio: la [&hellip;]","protected":false},"author":5157,"featured_media":60065,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1943],"tags":[4722,4890,82,2004,226,4889],"class_list":["post-59902","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-inchieste","tag-esoterismo","tag-giuditta-dembech","tag-la-stampa","tag-mariano-tomatis","tag-torino","tag-torino-magica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Oltre il brand reazionario della \u00abTorino magica\u00bb. 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