{"id":59874,"date":"2025-12-22T00:00:33","date_gmt":"2025-12-21T23:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=59874"},"modified":"2026-03-12T13:27:46","modified_gmt":"2026-03-12T12:27:46","slug":"torino-magica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/12\/torino-magica\/","title":{"rendered":"Oltre il brand reazionario della \u00abTorino magica\u00bb. Ripensare il mistero, reinventare la citt\u00e0 (1 di 2)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-59930 size-large aligncenter\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_Episodio1di2-1024x577.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"426\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[In questi giorni, per diverse ragioni, Torino e il suo storico quotidiano La Stampa sono sotto i riflettori.<br \/>\nLa testata \u00e8 stata ritenuta la pi\u00f9 &#8220;sacrificabile&#8221; di un gruppo editoriale in svendita, e per questo difesa da varie anime della citt\u00e0 e della cultura anche nazionale, che ne han fatto l&#8217;encomio. Nel mentre, nei suoi uffici si consumava lo <em>scandalo<\/em>\u00a0di un&#8217;accesa contestazione, per come in vari articoli aveva coperto \u2013 verbo qui polisemico \u2013 il genocidio del popolo palestinese. Tale episodio \u00e8 stato poi descritto come l&#8217;innesco della reazione che ha portato allo sgombero del centro sociale Askatasuna. Sgombero che in realt\u00e0 \u00e8 l&#8217;esito di ben pi\u00f9 lunghi processi di criminalizzazione e repressione, come sa chi ha seguito le cronache cittadine, e valsusine, almeno dal 2011 a oggi.<br \/>\nCuriosamente, il greco \u03c3\u03ba\u03ac\u03bd\u03b4\u03b1\u03bb\u03bf\u03bd vuol dire proprio innesco: <em>skandalon<\/em> \u00e8 infatti il bastoncino in cui una preda inciampa, facendo scattare una trappola. Deriva dal verbo \u03c3\u03ba\u03b1\u03bd\u03b4\u03b1\u03bb\u03af\u03b6\u03c9,\u00a0\u00abinciampare\u00bb.<br \/>\nQualcosa collega intimamente la <em>pietra dello scandalo<\/em>, che oggi \u00e8 solo una metafora, e la <em>pietra d&#8217;inciampo<\/em>, che invece \u00e8 concreta e incastonata nella via. In mancanza di pietre d&#8217;inciampo, a ricordare che \u00e8 in corso un genocidio abbiamo solo pietre dello scandalo. Che si corra il rischio di incespicarvi noi stessi \u00e8 un problema non tanto etico quanto strategico, legato agli attuali rapporti di forza.<br \/>\nMa dicevamo: in questi giorni, per diverse ragioni, Torino e La Stampa sono sotto i riflettori. \u00c8 dunque un buon momento per pubblicare, in due puntate, questa sontuosa e ipnotica inchiesta di <strong>Mariano Tomatis<\/strong>. Mariano \u00e8 partito da una domanda: quando ha cominciato ad affermarsi la narrazione, che oggi \u00e8 un vero e proprio brand <em>pro loco<\/em>, della \u00abTorino magica\u00bb, esoterica, paranormale e quant&#8217;altro, immagine che non poche sub-narrazioni tossiche alimenta?<br \/>\nEbbene, la \u00abTorino magica\u00bb nasce sulle pagine della Stampa, e nasce negli anni Settanta, decennio in cui \u2013 almeno per gli operai Fiat \u2013 quel giornale era ancora, sempre e solo, diretta voce del padrone e perci\u00f2 \u00abLa Busiarda\u00bb. Nomignolo che in queste settimane \u00e8 rimasto fuori dalle ricostruzioni.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small;\">Pi\u00f9 precisamente, la \u00abTorino magica\u00bb nasce nel fatidico 1978, a cavallo del sequestro Moro, per mezzo di un&#8217;operazione giornalistico-ideologica articolata e precisa. Buona lettura. <strong>WM<\/strong>]<\/span><\/p>\n<p>di <strong>Mariano Tomatis*<\/strong><\/p>\n<p>Il 1978 a Torino si apre in un clima di tensione estrema: le Brigate Rosse hanno appena assassinato il vicedirettore de\u00a0<i>La Stampa<\/i>\u00a0<strong>Carlo Casalegno<\/strong> e negli stabilimenti Fiat la situazione \u00e8 esplosiva. Alla fine del 1977 Mirafiori \u00e8 bloccata da uno sciopero clamoroso contro i sabati obbligatori, con migliaia di operai ai cancelli a presidiare gli ingressi. \u00c8 l&#8217;apice di un confronto durissimo che, giorno dopo giorno, oppone manodopera e dirigenza e lascia la citt\u00e0 immersa in un conflitto permanente.<\/p>\n<p>In questo scenario si inserisce\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>\u00a0\u2013 edizione pomeridiana de\u00a0<i>La Stampa<\/i>, quotidiano all&#8217;epoca parte dell&#8217;impero editoriale della famiglia Agnelli \u2013 che sceglie di deviare lo sguardo dal fronte sociale e costruire per Torino un &#8220;altrove narrativo&#8221; popolato di presenze e suggestioni magiche, utile a disperdere le tensioni del presente. Quella scelta si concretizzer\u00e0 in una serie di ventitr\u00e9 articoli \u2013 pubblicati dal 13 febbraio al 17 maggio 1978 \u2013 destinata a fissare nell&#8217;immaginario pubblico l\u2019espressione \u00abTorino citt\u00e0 magica\u00bb, un marchio ancora riconoscibilissimo a quasi mezzo secolo di distanza.<!--more--><\/p>\n<p>Senza volerlo, quella narrazione diversiva si sovrappone al sequestro Moro: la serie prende avvio poche settimane prima del rapimento e si chiude all\u2019indomani dell&#8217;assassinio, ricalcando una dinamica gi\u00e0 tematizzata da <strong>Wu Ming<\/strong> nel romanzo\u00a0<i>UFO 78<\/i>\u00a0(Einaudi 2022), dove la gestione mediatica dei dischi volanti viene accostata alla strategia con cui il sistema dell\u2019informazione, intercettando e incanalando desideri e anche pulsioni utopiche circolanti nella societ\u00e0, assorbe e devia l&#8217;attenzione pubblica durante i momenti di crisi.<\/p>\n<p>Quell&#8217;iniziativa editoriale arriva alle soglie di ci\u00f2 che verr\u00e0 poi definito \u00abriflusso\u00bb: il progressivo spostamento verso un orizzonte privato e disimpegnato e la parallela attenuazione (interessata) della eco mediatica per il conflitto sociale.<\/p>\n<p>Tra le collaboratrici del giornale che si occupano di occulto c\u2019\u00e8 <strong>Laura Bergagna<\/strong>: sei anni prima aveva definito Torino \u00abcitt\u00e0 di maghi e streghe\u00bb (<i>La Stampa<\/i>, 17.2.1972), ma in quei giorni cura gi\u00e0 una rubrica fissa dedicata alla parapsicologia e servono energie nuove. Nei primi mesi del 1977\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>\u00a0aveva sperimentato un breve viaggio in quattro puntate attraverso la &#8220;Torino magica&#8221;, affidandone la scrittura a <strong>Piero Femore<\/strong>; ma, poich\u00e9 il\u00a0<i>reboot<\/i>\u00a0si presenta pi\u00f9 ambizioso, si decide di affiancargli una collaboratrice. Il direttore <strong>Ennio Caretto<\/strong> si rivolge cos\u00ec a <strong>Giuditta Dembech<\/strong>, che sulle onde libere di Radio Torino Alternativa conduce con <strong>Luigi Brandajs\u00a0<\/strong><i>L&#8217;altra scienza<\/i>, un programma dedicato al paranormale. Nei battibecchi pro e contro la magia \u2013 che anticipano quelli tra Mulder e Scully in\u00a0<i>X-Files<\/i>\u00a0\u2013 Dembech interpreta la parte della credente.<\/p>\n<p>La giornalista ha gi\u00e0 pubblicato un saggio sul Musin\u00e8, la montagna &#8220;magica&#8221; della zona, e si incarica di firmare oltre met\u00e0 degli articoli della nuova serie, portando avanti l&#8217;operazione in piena sintonia con le esigenze della testata (a proposito della redazione, <a href=\"https:\/\/www.giudittadembech.it\/chi-sono\/\">lamenter\u00e0<\/a> senza mezzi termini: \u00abSi respirava aria FIAT\u00bb). Al termine del lavoro raccoglier\u00e0 e amplier\u00e0 quei materiali nel volume\u00a0<i>Torino citt\u00e0 magica<\/i>\u00a0(Edizioni l&#8217;Ariete, 1978), garantendo lunga vita ad articoli destinati altrimenti a scomparire. Il libro \u00e8 tuttora ristampato (insieme al secondo volume, uscito nel 1995) e continua a consolidare il canone esoterico ufficiale della citt\u00e0.<\/p>\n<p>In continuit\u00e0 con le prove generali dell\u2019anno precedente, Piero Femore cura la cornice introduttiva e il reportage pi\u00f9 delicato, quello su <strong>Gustavo Rol<\/strong>. Completano la rosa degli autori <strong>Nevio Boni<\/strong> e <strong>Gian Piero Bona<\/strong>.<\/p>\n<p>I due strumenti teorici pi\u00f9 utili per affrontare criticamente l&#8217;operazione sono\u00a0<i>La Q di Qomplotto<\/i>\u00a0di <strong>Wu Ming 1<\/strong> (Alegre, 2021) e\u00a0<i>Postcolonial Astrology<\/i>\u00a0di <strong>Alice Sparkly Kat<\/strong> (North Atlantic Books, 2021).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-59875 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_LQdQePCA-1024x749.jpg\" alt=\"Due libri per capire perch\u00e9 quella della Torino magica \u00e8 una narrazione tossica\" width=\"756\" height=\"553\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_LQdQePCA-1024x749.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_LQdQePCA-300x220.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_LQdQePCA-768x562.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><\/p>\n<p>I due saggi offrono lenti preziose per leggere le trame simboliche che attraversano la cultura magico-esoterica: da un lato, l&#8217;analisi del mito tecnicizzato \u2013 concetto che Wu Ming 1 riprende da <strong>Furio Jesi<\/strong> \u2013 mostra come narrazioni costruite a tavolino si travestano da tradizioni antiche e verit\u00e0 rivelate per legittimare l&#8217;ordine esistente e disinnescare il conflitto; dall&#8217;altro, Sparkly Kat evidenzia che ogni discorso sulla magia \u00e8 sempre situato, mai neutrale, e proprio per questo permette di riconoscere le spinte manipolative con cui l&#8217;esoterismo viene spesso usato per far sembrare naturali certe norme sociali.<\/p>\n<p>Applicate al 1978 torinese, queste prospettive rivelano che il racconto della \u00abcitt\u00e0 magica\u00bb proposto su\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>\u00a0non allarga gli orizzonti ma li restringe: invece di aprire possibilit\u00e0, orienta l&#8217;immaginazione verso un passato mitizzato che fa apparire &#8220;naturali&#8221; equilibri di potere costruiti nel tempo. Il risultato \u00e8 un velo di profondit\u00e0 illusoria che difende l&#8217;ordine esistente: la citt\u00e0 diventa un serbatoio di simboli e segreti accessibili soltanto a chi appartiene gi\u00e0 ai gruppi dominanti, mentre ogni sguardo alternativo \u2013 per posizione sociale, provenienza o identit\u00e0 di genere \u2013 viene escluso o reso invisibile.<\/p>\n<p>Guardare al passato della citt\u00e0 attraverso queste lenti permette di riconoscere gli stessi incantesimi oggi all&#8217;opera e di immaginare pratiche critiche in grado di scalfire le narrazioni con cui il potere continua a costruire l&#8217;immaginario urbano. Solo cos\u00ec il magico pu\u00f2 tornare a essere un campo di possibilit\u00e0, e non una gabbia simbolica.<\/p>\n<h4><strong>A come Arcani diversivi<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59876\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59876\" class=\"wp-image-59876 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_A-1024x234.jpg\" alt=\"13 febbraio 1978, su La Stampa comincia l'operazione Torino magica\" width=\"756\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_A-1024x234.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_A-300x69.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_A-768x176.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_A.jpg 1748w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59876\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/mode\/1up\">Piero Femore, \u201cTorino, la citt\u00e0 pi\u00f9 magica\u201d, episodio 1, 13 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il primo articolo della serie \u00e8 la matrice da cui l&#8217;intero progetto prende forma. Qui compaiono gi\u00e0 tutti gli elementi che verranno ripresi e ampliati nelle puntate successive: la citt\u00e0 come luogo eletto, la centralit\u00e0 di figure aristocratiche o altolocate, il ricorso costante al segreto come chiave d&#8217;accesso a un sapere privilegiato. Piero Femore allestisce una Torino regolata da trame invisibili, accessibile solo a pochi iniziati, e introduce fin da subito un repertorio che diventer\u00e0 il canovaccio dell&#8217;intera operazione.<\/p>\n<p>Sul piano narrativo, la citt\u00e0 viene descritta a partire da un passato mitico e sacrale: Celti, Egizi, Templari, valdesi, druidi e profeti si avvicendano senza coerenza storica, perch\u00e9 ci\u00f2 che conta non \u00e8 la verifica delle fonti ma l&#8217;effetto evocativo. Questo impasto di ascendenze produce una sospensione atemporale che funziona da antidoto simbolico alla Torino del lavoro e del conflitto: una fuga immaginaria che risuona con la nostalgia reazionaria dell&#8217;epoca, tentata come oggi da un ideale \u00abMake Torino Great Again\u00bb.<\/p>\n<p>A questa costruzione si affianca una forte componente elitaria. La magia cittadina viene attribuita perlopi\u00f9 a salotti benestanti, a figure ben integrate nel potere locale, mentre le presenze popolari impegnate nell&#8217;occulto restano sullo sfondo come dettaglio pittoresco.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo si chiude con la figura di Gustavo Rol, scelto come garante supremo dell&#8217;intero impianto narrativo: un &#8220;padrino&#8221; ideale, investito di capacit\u00e0 paranormali che lo collocano simbolicamente al vertice di una gerarchia naturale del potere. In lui si concentra una forma esemplare di\u00a0<i>white saviourism<\/i>: la tendenza a rappresentare un uomo bianco, borghese e benestante come portatore di una sapienza eccezionale e destinato per questo a guidare gli altri. I presunti poteri di Rol non sono solo curiosit\u00e0 sovrannaturali ma diventano il segno che l&#8217;\u00e9lite cittadina possiede qualcosa di innato che la distingue e la legittima. L&#8217;eccezionale diventa cos\u00ec la giustificazione arcana di chi detiene il controllo sulla citt\u00e0.<\/p>\n<h4><strong>B come Brodo mitologico<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59877\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59877\" class=\"wp-image-59877 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_B-1024x301.jpg\" alt=\"14 febbraio, arriva su La Stampa Giuditta Dembech, principale propagatrice del mito della Torino magica\" width=\"756\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_B-1024x301.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_B-300x88.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_B-768x226.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_B.jpg 1420w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59877\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n1\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201c\u00c8 alla Gran Madre il segreto del Graal\u201d, episodio 2,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 14 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il secondo articolo della serie prende il Santo Graal come perno narrativo: secondo Giuditta Dembech, la reliquia sarebbe nascosta a Torino, ma il luogo esatto resterebbe leggibile solo attraverso una trama di indizi simbolici disseminati sulle statue e sui monumenti cittadini. Questo annuncio introduce una miscela densa di simboli, indizi e rimandi arcani, fatti ribollire fino a creare un impasto narrativo progettato pi\u00f9 per suggerire un accesso riservato che per offrire informazioni precise.<\/p>\n<p>Nel contesto di un quotidiano a larga diffusione, l&#8217;annuncio di un dato archeologico tanto sensazionale produce un cortocircuito: l&#8217;articolo titilla la curiosit\u00e0 e lascia intravedere l&#8217;esistenza di un sapere nascosto, ma al momento decisivo trattiene l&#8217;informazione cruciale. La promessa di un disvelamento non \u00e8 mantenuta perch\u00e9 il vero messaggio non riguarda il Graal in s\u00e9 ma la gerarchia che lo circonda: esiste un&#8217;\u00e9lite che conosce il segreto ma tu non ne fai parte.<\/p>\n<p>La cronista fa esplicito riferimento a un \u00abgiro magico\u00bb, una cerchia ristretta di persone che avrebbero accesso ai significati nascosti delle pietre e dei segni. La distinzione tra costoro e la massa esclusa riprende uno dei cardini dell&#8217;esoterismo reazionario del Novecento: l&#8217;idea che esistano individui superiori per natura, capaci di cogliere verit\u00e0 che agli altri restano precluse, e per questo legittimati a comandare.<\/p>\n<p>Il ricorso al Graal accentua questa gerarchia. Presentare la reliquia come fulcro magico della citt\u00e0 non fa che riproporre un immaginario intriso di sangue puro e dinastie sacre, lo stesso che ha alimentato le fantasie dei nazisti e le mitologie ultrareazionarie del Novecento. In questo quadro, vedere i segni della coppa sulle rive del Po diventa un meccanismo di <em>gatekeeping<\/em>: chi coglie gli indizi appartiene all&#8217;\u00e9lite, chi non li riconosce resta escluso. La mappa simbolica tracciata da Dembech anticipa persino il futuro &#8220;rito dell\u2019ampolla con l&#8217;acqua del Po&#8221; caro a <strong>Umberto Bossi<\/strong>, mostrando quanto questo repertorio si presti a fornire basi mitiche a ideologie identitarie e razzializzanti, che la Lega delle origini user\u00e0 per rivendicare una presunta superiorit\u00e0 etnica e territoriale.<\/p>\n<p>A completare il quadro, la cronista segnala alcuni episodi soprannaturali degli Anni Cinquanta: ombre e apparizioni nella chiesa della Gran Madre di Dio indicano una perfetta continuit\u00e0 tra passato e presente; il mistero non appartiene soltanto alla storia remota ma continua a manifestarsi nel presente, a patto di saperlo vedere. Il brodo mitologico di Dembech non mira dunque a spiegare Torino ma a ordinarla secondo una gerarchia spirituale rigida: la \u00abcitt\u00e0 magica\u00bb si chiude attorno ai suoi presunti interpreti, rafforzando l&#8217;idea che il potere appartenga a chi possiede le chiavi del sacro.<\/p>\n<h4><strong>C come Catabasi<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59878\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59878\" class=\"wp-image-59878 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_C-1024x327.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_C-1024x327.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_C-300x96.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_C-768x245.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_C.jpg 1215w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59878\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n2\/mode\/1up\">Nevio Boni, \u201cUcciso dal maligno\u201d, episodio 3,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 16 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il terzo articolo della serie \u00e8 la discesa agli inferi di un quartiere popolare che prende avvio da un episodio ottocentesco: al centro c&#8217;\u00e8 la figura di un \u00abmago nero\u00bb capace di soggiogare le ragazze grazie al suo presunto potere magnetico. Secondo il racconto, l&#8217;uomo sarebbe stato trovato orrendamente decapitato, un omicidio che le autorit\u00e0 dell&#8217;epoca avrebbero definito \u00abdelitto extraumano\u00bb, come se la violenza estrema potesse essere spiegata solo invocando il soprannaturale. Come sfondo, il vicolo Tre Galline: un dedalo povero e degradato che l&#8217;articolo trasforma in un crogiolo di energie oscure, un luogo in cui la presenza del maligno continuerebbe a manifestarsi ancora oggi.<\/p>\n<p>L&#8217;immaginario della &#8220;magia nera&#8221; viene declinato in chiave maschiocentrica: il potere occulto \u00e8 presentato come mezzo per ottenere privilegi personali e accesso alle donne. Il genere femminile non appare mai come soggetto ma come risorsa da usare o vittima da manipolare. Nell&#8217;intreccio tra soprannaturale e cronaca nera, la violenza sessuale non \u00e8 trattata come fatto sociale radicato in rapporti di potere ma come episodio eccezionale reso possibile da facolt\u00e0 paranormali. L&#8217;abuso diventa cos\u00ec un elemento di colore utile a costruire la leggenda del \u00abmago nero\u00bb, non un&#8217;occasione per interrogare le dinamiche concrete che lo rendono possibile.<\/p>\n<p>Il teatro delle violenze, all&#8217;epoca abitato da famiglie proletarie e segnato da miseria e marginalit\u00e0, viene trasformato in un santuario della negativit\u00e0, una \u00abzona accentratRice di energia\u00bb che rende naturale associare la povert\u00e0 a un&#8217;aura malefica. Qui l&#8217;immaginario dell&#8217;orrore funziona come dispositivo di classe: invece di leggere il quartiere attraverso le condizioni materiali dei suoi abitanti, l&#8217;articolo lo racconta come luogo pericoloso in quanto indecoroso. Le disuguaglianze non vengono analizzate ma moralizzate: la povert\u00e0 diventa una colpa che si manifesta come energia oscura.<\/p>\n<p>L&#8217;idea stessa di \u00abdelitto extraumano\u00bb serve a costruire il vicolo come un territorio dove l&#8217;ordine civile pu\u00f2 essere messo tra parentesi: l&#8217;aura diabolica del luogo autorizza l&#8217;eccezione, e se la violenza viene descritta come &#8220;non umana&#8221;, diventa plausibile che le istituzioni rispondano con misure repressive altrettanto eccezionali.<\/p>\n<p>L&#8217;effetto generale \u00e8 chiaro: il racconto usa il soprannaturale per tracciare una mappa simbolica che contrappone le zone benestanti ai quartieri popolari, trasformando questi ultimi in emblema di ci\u00f2 che la citt\u00e0 vuole tenere a distanza.<\/p>\n<h4><strong>D come Distinzione sociale<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59879\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59879\" class=\"wp-image-59879 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_D-1024x253.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"187\" \/><p id=\"caption-attachment-59879\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n3\/mode\/1up\">Nevio Boni, \u201cNel segreto della citt\u00e0 esorcismi e tanti medium\u201d, episodio 4,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 18 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il quarto articolo ruota attorno alla figura di <strong>Bianca Capone Ferrari<\/strong>, presentata come studiosa dell&#8217;occulto e figura di riferimento di un piccolo gruppo di ricerca. Il pezzo insiste sui segni dell&#8217;agio borghese (casa elegante in precollina, arredi di pregio, figlie all&#8217;universit\u00e0) ma subito precisa che la donna non appartiene alla borghesia cafona incarnata dai clich\u00e9 mondani delle vacanze ad Alassio e al Sestriere. La strategia serve a costruire un modello di borghesia colta perch\u00e9 impegnata sui temi dell&#8217;esoterismo, distinta tanto dal popolo quanto dalla versione pi\u00f9 volgare e consumista dei ceti medio-alti.<\/p>\n<p>Con una precisione non lasciata al caso, viene indicato l&#8217;esatto indirizzo della signora: via Morazzone 16, nel quartiere borghese di Madonna del Pilone. Questo dettaglio funziona come polo luminoso di una mappa simbolica che oppone la rispettabilit\u00e0 dei ceti alti all&#8217;oscurit\u00e0 dei vicoli popolari evocati nell&#8217;articolo precedente. La magia bianca e la magia nera si distribuiscono cos\u00ec sulle zone della citt\u00e0: secondo la logica reazionaria della serie, il mistero &#8220;buono&#8221; abita i quartieri benestanti mentre quello &#8220;cattivo&#8221; si annida nei luoghi degradati.<\/p>\n<p>Secondo Nevio Boni, la cerchia dei \u00abmaghi bianchi\u00bb funziona come un canale parallelo a cui la citt\u00e0 affida ansie e fratture quotidiane. L&#8217;immaginario esoterico finisce cos\u00ec per sostituire gli strumenti sociali reali: la responsabilit\u00e0 collettiva arretra e la gestione del malessere viene delegata a figure informali che offrono rituali e consulti a pagamento. Ne deriva un dispositivo di distinzione che agisce in modo diseguale: i ceti borghesi possono ricorrere a questi percorsi &#8220;alternativi&#8221;, mentre chi non dispone di risorse o reti solide si ritrova pi\u00f9 esposto al vuoto lasciato dallo smantellamento del supporto pubblico.<\/p>\n<h4><strong>E come Esorcismi<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59880\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59880\" class=\"wp-image-59880 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_E-1024x214.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_E-1024x214.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_E-300x63.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_E-768x161.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59880\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n4\/mode\/1up\">Nevio Boni, \u201cGesuita di professione esorcista\u201d, episodio 5,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 20 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il quinto articolo introduce nella Torino magica la dimensione della religione istituzionale. Nevio Boni racconta le attivit\u00e0 dell&#8217;esorcista <strong>Padre Alfredo Gattoni<\/strong>, la cui autorevolezza permette di saldare in un unico quadro il paranormale e la Chiesa. Poich\u00e9 la magia rischia sempre di essere associata al folklore e alla superstizione popolare, qui la voce di un gesuita le fornisce una legittimit\u00e0 ufficiale, presentando la Torino cattolica e la Torino magica come le due facce di una stessa medaglia.<\/p>\n<p>La cornice della lotta contro il demonio riscrive la sofferenza individuale come fenomeno soprannaturale. Le diagnosi mediche vengono evocate solo per essere presto accantonate; disturbi psichici e fragilit\u00e0 emotive diventano segnali di entit\u00e0 sovrannaturali. Bambini che bestemmiano, anziani che compiono salti, donne che vomitano oggetti impossibili: il disagio mentale \u00e8 trasformato in spettacolo, oscillando fra le estetiche dei\u00a0<i>freak show<\/i>\u00a0e del\u00a0<i>grand guignol<\/i>. Quando l&#8217;unica chiave interpretativa ammessa \u00e8 l&#8217;assedio del Maligno, scompare ogni possibilit\u00e0 di leggere le vite delle persone attraverso categorie sociali, psicologiche o cliniche.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 stessa resta impigliata nel racconto dell&#8217;esorcista torinese. Le &#8220;case infestate&#8221;, gli armadi che volano, i telefoni che squillano da soli, la villa sulla collina che perfino Rol avrebbe temuto: la metropoli industriale degli Anni Settanta si dissolve in una topografia di presenze e infestazioni che affida il senso della citt\u00e0 non a un confronto collettivo ma a una ristretta \u00e9lite di interpreti. Cos\u00ec l&#8217;articolo aggiunge all&#8217;impianto della serie l&#8217;<i>imprimatur<\/i>\u00a0della religione: se finora comparivano cerchie iniziatiche, genealogie inventate e luoghi carichi di poteri arcani, ora interviene la Chiesa come garante ultimo del soprannaturale. Il risultato \u00e8 un sistema chiuso in cui tutto converge verso la stessa conclusione: Torino sarebbe attraversata da una battaglia invisibile che solo pochi possono vedere e decifrare, mentre la vita quotidiana e le sue complessit\u00e0 vengono espulse dal quadro, sostituite da un ordine simbolico che mette in ombra tutto il resto.<\/p>\n<h4><strong>F come Feticci esclusivi<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59881\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59881\" class=\"wp-image-59881 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_F-1024x228.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_F-1024x228.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_F-300x67.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_F-768x171.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_F.jpg 1626w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59881\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n5\/mode\/1up\">Giuditta Dembeck, \u201cNostradamus\u201d, episodio 6,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 21 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il sesto articolo ruota attorno al presunto passaggio di <strong>Nostradamus<\/strong> a Torino e alla misteriosa lapide che ne sarebbe la prova. Giuditta Dembech racconta di averla vista nella casa di una famiglia che la custodisce da generazioni, trasformando l&#8217;incontro con l&#8217;oggetto in una sorta di rito d&#8217;accesso: varcare la soglia, toccare il marmo, seguire le incisioni con le dita. Il punto focale non \u00e8 ci\u00f2 che la lapide dice ma il fatto stesso di poterla vedere.<\/p>\n<p>La cronista ripete due volte che il luogo in cui si trova il reperto \u00abdeve restare segreto\u00bb, ma non offre alcuna ragione concreta di quel riserbo. La segretezza non protegge il reperto ma lo trasforma in un piccolo privilegio domestico che distingue chi pu\u00f2 accedervi dal resto della citt\u00e0, relegato al ruolo di spettatore escluso. Cos\u00ec raccontata, la lapide diventa un vero e proprio feticcio, il cui valore non nasce dalla potenziale rilevanza storica ma dalla sua sottrazione allo sguardo pubblico.<\/p>\n<p>Invece di mettere in discussione questa dinamica, la cronista vi aderisce senza esitazioni e non contempla nemmeno l&#8217;ipotesi che la lapide possa essere un falso: ammetterlo significherebbe incrinare il prestigio che quell&#8217;oggetto garantisce a chi lo possiede e a chi lo pu\u00f2 vedere. Cos\u00ec, dopo il \u00abgiro magico\u00bb del Graal, Giuditta Dembech ribadisce una visione dell\u2019esoterismo torinese come filtro &#8220;esclusivo&#8221;, un meccanismo che decide chi pu\u00f2 accedere al mistero e chi deve restare fuori.<\/p>\n<h4><strong>G come Gerarchie disciplinari<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59882\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59882\" class=\"wp-image-59882 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_G-1024x597.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"441\" \/><p id=\"caption-attachment-59882\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n6\/mode\/1up\">Giuditta Dembeck, \u201cGli Esseni sono tra noi\u201d, episodio 7,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 25 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il settimo articolo porta la Torino magica dentro un vero e proprio teatro dell&#8217;obbedienza. Giuditta Dembech racconta la sua visita presso un gruppo esoterico che si definisce \u00abesseno\u00bb, descrivendo un protocollo di ingresso in cui ogni gesto (dalla benda al silenzio che le vengono imposti, dai tragitti disorientanti ai cappucci dei suoi interlocutori) \u00e8 progettato per mettere alla prova la sua disponibilit\u00e0 a seguire regole rigide senza fare domande. Tutto rimanda a un&#8217;estetica deliberatamente teatrale, simile a quella che <strong>Stanley Kubrick<\/strong> metter\u00e0 in scena in\u00a0<i>Eyes Wide Shut<\/i>\u00a0(1999). La cronista presenta questo apparato come perfettamente naturale, come se l&#8217;accesso a un sapere &#8220;superiore&#8221; implicasse sempre la rinuncia alla propria autonomia critica.<\/p>\n<p>Nel riportare l&#8217;intervista agli Esseni, nessuna delle affermazioni del gruppo \u00e8 sottoposta a verifica: chi legge \u00e8 invitato ad assumere la stessa passivit\u00e0, sospendendo ogni giudizio e accettando le parole di un&#8217;autorit\u00e0 che non prevede repliche o contestazioni. In quel quadro, la &#8220;vera&#8221; conoscenza rifugge dal dubbio e incoraggia l&#8217;adesione a una gerarchia che pretende di legittimarsi da s\u00e9.<\/p>\n<p>La dottrina delle \u00abforme pensiero\u00bb occupa l\u2019ultima parte dell&#8217;articolo: secondo gli Esseni, esisterebbero energie benefiche che alcuni iniziati invierebbero \u00aba distanza\u00bb, senza che le persone coinvolte ne siano consapevoli. \u00c8 un modello esplicitamente paternalista, fondato sull&#8217;idea che un&#8217;\u00e9lite invisibile sappia cosa \u00e8 bene per tutti e possa intervenire sulle vite altrui senza alcun consenso. A questo si affianca una selezione severissima: il gruppo afferma che, tra cento persone che chiedono di essere ammesse, solo una avrebbe le qualit\u00e0 necessarie per essere &#8220;risvegliata&#8221;. L&#8217;insegnamento occulto non \u00e8 quindi un percorso aperto ma un sistema chiuso, che distribuisce il privilegio in modo selettivo e incontestabile.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento dall&#8217;alto e questa selezione arbitraria rivelano un meccanismo che si pu\u00f2 definire &#8220;darwinismo spirituale&#8221;: una gerarchia iniziatica che presenta la disuguaglianza come naturale e ineluttabile, autorizzando i pochi prescelti a filtrare gli accessi e a incidere sulle esistenze degli altri. Ma che cos&#8217;\u00e8 il darwinismo spirituale se non una variante esoterica della logica che regola i rapporti di potere nella Torino industriale degli Anni Settanta? Nel tempio come in fabbrica, ciascuno deve accettare il proprio posto nella scala gerarchica e obbedire alle regole fissate dall&#8217;alto. La disciplina mistica proposta dagli Esseni e quella produttiva imposta negli stabilimenti rispondono alla medesima logica dell&#8217;adattamento: disinnescare il conflitto, scoraggiare ogni messa in discussione e presentare l&#8217;obbedienza come l\u2019unica via possibile.<\/p>\n<p>Un immaginario magico che plasma non per emancipare ma per addestrare sudditi.<\/p>\n<h4><strong>H come Healing mentale<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59883\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59883\" class=\"wp-image-59883 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_H-1024x195.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"144\" \/><p id=\"caption-attachment-59883\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n7\/mode\/1up\">Nevio Boni, \u201cC\u2019\u00e8 chi fa diagnosi a distanza con l\u2019occhio extrasensoriale\u201d, episodio 8,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 27 febbraio 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>L&#8217;ottavo articolo si apre con domande altissime sul destino dell&#8217;anima e sulla libert\u00e0 umana, ma subito ci riporta a terra, a Torino, nelle mani di un ingegnere dell&#8217;Enel. \u00c8 il classico colpo di scena della serie: non serve viaggiare in Oriente o consultare maestri leggendari, perch\u00e9 la risposta all&#8217;enigma dell&#8217;esistenza abita a Pino Torinese, in via Montcervet 3. La magia diventa domestica, quotidiana, incarnata nel vicino di casa: <strong>Roberto Favro<\/strong> lavora otto ore al giorno e, secondo la cronista, pu\u00f2 diagnosticare malattie a distanza, trasmettere energia curativa e proiettare la mente fuori dal corpo.<\/p>\n<p>La forza dell&#8217;articolo sta nell&#8217;accostare all&#8217;aura soprannaturale un linguaggio pseudoscientifico di grande presa negli anni Settanta: onde che si esprimono con le lettere greche, stati alterati di coscienza e riferimenti al\u00a0<i>Mind Control<\/i>. L&#8217;ingegnere diventa cos\u00ec una figura-ponte: abbastanza tecnico da risultare affidabile, abbastanza &#8220;sensitivo&#8221; da incarnare l&#8217;eccezionalit\u00e0, residente in una delle zone pi\u00f9 agiate della cintura. La sua autorevolezza deriva anche dall&#8217;aura di benessere proiettata dal dettaglio geografico.<\/p>\n<p>Nevio Boni non mette mai in dubbio le affermazioni di Favro: non chiede verifiche, non cita controlli indipendenti, non problematizza il rischio di sostituire cure reali con miraggi energetici. Nel racconto dell&#8217;ingegnere, inoltre, la guarigione non si delega pi\u00f9 a un percorso medico, n\u00e9 \u00e8 un diritto garantito, ma un risultato che dipende dalla capacit\u00e0 della singola persona di entrare \u00abnel giusto stato cerebrale\u00bb. Ma se la salute dipende dalla mente, allora la malattia diventa colpa di chi non sa controllarla. Questo fa scomparire dal discorso tutte le cause materiali che incidono realmente sul benessere \u2013 dall&#8217;inquinamento allo stress per i ritmi di fabbrica, dalla scarsa sicurezza sul lavoro alle condizioni abitative \u2013 e l&#8217;intera responsabilit\u00e0 ricade sul singolo.<\/p>\n<p>Trasformare la salute in un fenomeno magico, facendo appello al linguaggio sedicente neutrale della scienza, consente di ignorare le rivendicazioni collettive e ricondurre ogni disagio allo sforzo (o alla debolezza) della singola persona: la citt\u00e0 industriale e le sue contraddizioni restano nell&#8217;ombra e la sofferenza diventa un difetto interiore da correggere attraverso tecniche mentali.<\/p>\n<h4><strong>I come Iside svelata<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59884\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59884\" class=\"wp-image-59884 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_I-1024x150.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"111\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_I-1024x150.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_I-300x44.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_I-768x112.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_I.jpg 1723w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59884\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n8\/mode\/1up\">Giuditta Dembech &amp; Piero Femore, \u201cIl Po sa di Nilo\u201d, episodio 9,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 1\u00b0 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il nono articolo costruisce una \u00abTorino egizia\u00bb attraverso leggende sulla fondazione della citt\u00e0 da parte di principi provenienti dal Nilo, sull&#8217;arrivo del culto del toro Api e su un destino misterioso che avrebbe \u00abguidato\u00bb a Torino statue, papiri e gioielli faraonici. Ogni oggetto custodito nel Museo Egizio diventa segno di un conflitto cosmico tra divinit\u00e0 benevole e potenze oscure: reperti e mummie sono presentati come talismani attivi, capaci di irradiare energie benefiche o malefiche.<\/p>\n<p>La straordinaria collezione torinese non \u00e8 mai ricondotta al suo retroterra ottocentesco, all&#8217;espansione europea in Egitto o ai meccanismi di acquisizione che hanno permesso ai Savoia di comprare i pezzi raccolti da <strong>Bernardino Drovetti<\/strong>: tutto viene interpretato come se provenisse da una sorta di &#8220;vocazione mistica&#8221; della citt\u00e0, e la narrazione dissolve il saccheggio coloniale nel racconto di un destino ineluttabile: ci\u00f2 che \u00e8 stato sottratto diventa ci\u00f2 che &#8220;doveva&#8221; trovarsi a Torino.<\/p>\n<p>Giuditta Dembech porta all&#8217;estremo la tendenza della serie a sostituire la storia con il mito: le lotte fra Seth e Horus diventano la metafora che copre da un lato i conflitti materiali fra potenze europee e territori colonizzati, dall&#8217;altro gli scontri sociali che attraversavano Torino negli anni Settanta, soprattutto quelli tra la manodopera Fiat e la sua dirigenza. L&#8217;immaginario magico riferito all&#8217;Egitto serve ad assolvere sia lo sfruttamento coloniale che ha portato i reperti a Torino, sia lo sfruttamento industriale che strutturava la vita quotidiana della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Questa postura ideologica non appartiene affatto al passato. Le polemiche che negli ultimi anni hanno accompagnato ogni tentativo del Museo Egizio di discutere criticamente il proprio lascito coloniale mostrano quanto sia ancora radicata la tentazione di leggere la collezione come un dono misterioso e non come l&#8217;eredit\u00e0 di un&#8217;epoca di espansione e dominio europeo. L&#8217;articolo non \u00e8 quindi una stravaganza d&#8217;epoca: \u00e8 il sintomo duraturo di una sensibilit\u00e0 che preferisce le benedizioni di Iside alla storia materiale, e che continua a trasformare un patrimonio sottratto in un feticcio identitario.<\/p>\n<h4><strong>J come Jung nel sotto-sopra<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59885\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59885\" class=\"wp-image-59885 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_J-1024x161.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"119\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_J-1024x161.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_J-300x47.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_J-768x121.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_J.jpg 1351w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59885\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n9\/mode\/1up\">Giuditta Dembech, \u201cL\u2019oro nelle \u2019grotte\u2019 di Torino\u201d, episodio 10,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 4 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il decimo articolo aggiunge un tassello decisivo alla mitologia della Torino magica: la convinzione che esista un sotto-sopra di Torino\u00a0<i>\u00e0 la Stranger Things<\/i>, un luogo nascosto da cui si sprigionano poteri arcani. Le \u00abgrotte alchemiche\u00bb descritte da <strong>Bardato Bardati<\/strong> sono presentate come camere sotterranee in cui si potrebbe \u00abentrare per caso\u00bb ma che restano negate ai profani. In quelle cavit\u00e0, secondo l&#8217;alchimista, si accede a livelli progressivi di dominio: la soglia ultima \u00e8 la conquista del controllo mentale di tutto ci\u00f2 che sta in superficie. Giuditta Dembech sospende ogni prudenza, accogliendo il linguaggio ermetico dell&#8217;alchimista senza mai chiedergli di chiarire ci\u00f2 che afferma. Nonostante il contesto divulgativo, l&#8217;opacit\u00e0 non appare come un limite ma come un valore: pi\u00f9 le parole sono oscure, pi\u00f9 sembrano autorevoli.<\/p>\n<p>Questo immaginario sotterraneo \u00e8 sorprendentemente vicino alle intuizioni di <strong>Jung<\/strong>, che vedeva in cavit\u00e0 e grotte il simbolo materiale dell&#8217;inconscio collettivo, il luogo dove si deposita ci\u00f2 che la coscienza rimuove. In questo senso, l\u2019articolo offre involontariamente un esempio perfetto: le grotte diventano il contenitore in cui far confluire pulsioni, paure e desideri della citt\u00e0 industriale. Ma mentre per Jung la discesa nell\u2019inconscio poteva avere una funzione trasformativa, qui l\u2019accesso alle profondit\u00e0 funge da strumento di esclusione: pochi possono scendere, tutti gli altri devono restare in superficie.<\/p>\n<p>Collocare gli ingressi delle grotte nei pressi del Palazzo \u2013 e non nei quartieri popolari \u2013 non \u00e8 un dettaglio lasciato al caso. Significa ribadire la mappa di una citt\u00e0 in cui i poteri occulti restano saldati ai poteri visibili, lasciando fuori le periferie dove vive la classe operaia. Letta attraverso Jung, questa Torino sotterranea non \u00e8 una semplice trovata narrativa: \u00e8 il volto rovesciato di una citt\u00e0 industriale che preferisce nascondere sotto il tappeto le proprie tensioni invece di affrontarle. \u00c8 l\u2019inconscio della citt\u00e0 messo in scena, ma trasformato in gerarchia invece che in occasione di cura.<\/p>\n<h4><strong>K come Kabbalah<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59886\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59886\" class=\"wp-image-59886 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_K-1024x241.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"178\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_K-1024x241.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_K-300x71.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_K-768x181.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_K.jpg 1410w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59886\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n10\/mode\/1up\">Giuditta Dembeck, \u201cAugustae\u201d, episodio 11,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 8 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>L\u2019undicesimo articolo introduce l\u2019idea che il destino della citt\u00e0 sia inscritto nelle sue stesse lettere. <strong>Renucio Boscolo<\/strong>, esperto di crittografia esoterica, scompone \u201cAugustae Taurinorum\u201d per ricavarne parole che rivelerebbero la vera natura di Torino. \u00c8 una variante pop della cabala della Temurah: giocare con le parole per svelare i sensi nascosti di un luogo.<\/p>\n<p>Ogni anagramma viene letto come la conferma di una vocazione: \u201cstoria\u201d, \u201cregno\u201d, \u201cautorit\u00e0\u201d, \u201ctimone\u201d dimostrano che la citt\u00e0 sarebbe sempre stata destinata al comando. Il metodo non dimostra nulla ma allude in modo potente al fatto che Torino occupa un posto speciale nell\u2019ordine del mondo.<\/p>\n<p>Per la prima volta, in filigrana, compare anche la citt\u00e0 industriale: dagli anagrammi affiorano \u201cmoto\u201d, \u201cmotori\u201d, \u201crumori\u201d, perfino le \u201carnie\u201d dove vivono turnisti e pendolari. \u00c8 un\u2019apparizione fugace, priva di qualsiasi riflessione sulle condizioni materiali della classe operaia: la fatica quotidiana \u00e8 ridotta a un indizio linguistico, un tratto che conferma la vocazione produttiva della citt\u00e0, non un problema sociale.<\/p>\n<p>In un articolo che magnifica l\u2019importanza delle parole, il diavolo si nasconde nei dettagli: Giuditta Dembech scrive che \u201cse la citt\u00e0 \u00e8 magica, lo sono di diritto anche i cittadini\u201d. Il sillogismo sembra allargare il cerchio, ma in realt\u00e0 lo restringe; non parla di chi vive a Torino: parla di \u201ccittadinanza\u201d, una categoria giuridica che \u2013 ieri come oggi \u2013 esclude persone migranti, richiedenti asilo e rese invisibili da norme che negano diritti fondamentali. Quella che appare come una celebrazione giocosa del linguaggio diventa cos\u00ec una cabala identitaria che riproduce, in forma esoterica, le stesse barriere che plasmano le citt\u00e0 escludenti del presente.<\/p>\n<h4><strong>L come Latente<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_59887\" style=\"width: 766px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59887\" class=\"wp-image-59887 size-large\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_L-1024x178.jpg\" alt=\"\" width=\"756\" height=\"131\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_L-1024x178.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_L-300x52.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_L-768x134.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/TorinoMagica_L.jpg 1161w\" sizes=\"auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/><p id=\"caption-attachment-59887\" class=\"wp-caption-text\"><b>Fonte<\/b>\u00a0<a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/1978-torino-magica-stampa-sera\/page\/n11\/mode\/1up\">Gian Piero Bona, \u201cCurava l\u2019anima con le mani\u201d, episodio 12,\u00a0<i>Stampa Sera<\/i>, 11 marzo 1978.<\/a><\/p><\/div>\n<p>Il dodicesimo articolo ruota attorno all&#8217;idea che ogni persona custodisca facolt\u00e0 latenti, capaci di emergere solo rinunciando alla razionalit\u00e0 e lasciando agire il corpo in modo spontaneo. Dopo l&#8217;ingegnere Favro, la serie propone un secondo ingegnere \u2013 <strong>Enrico Tomasetti<\/strong> \u2013 come depositario di una tecnica in grado di liberare queste potenzialit\u00e0: una ginnastica intuitiva che trasformerebbe la mano in strumento terapeutico e l&#8217;inconscio in fonte di diagnosi e guarigioni. \u00c8 una ripresa novecentesca del magnetismo di <strong>Mesmer<\/strong>, convertito in ginnastica spontanea.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;enfasi sul potere latente non mira ad alcuna emancipazione: come nel caso di Favro, il racconto sposta il peso della sofferenza sull\u2019individuo, sollevando la citt\u00e0 dalle responsabilit\u00e0 legate all\u2019accesso alle cure. Mentre annuncia di portare alla luce ci\u00f2 che \u00e8 latente nel corpo, il testo di Gian Piero Bona occulta la strategia latente nel progetto di \u00abTorino citt\u00e0 magica\u00bb: l&#8217;uso del paranormale per rafforzare una visione rigidamente individualizzante della malattia e della guarigione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/12\/torino-magica2\/\">continua<\/a>)<\/p>\n<p>\u2013<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">*\u00a0Storico della magia e scrittore, <a href=\"https:\/\/www.marianotomatis.it\/\"><strong>Mariano Tomatis<\/strong><\/a> intreccia ricerca d\u2019archivio, critica dei media e pratiche illusionistiche per leggere l\u2019occulto come un linguaggio capace di rivelare e incrinare le architetture del potere. Al posto del solo debunking, propone \u201ccontroincantesimi\u201d: narrazioni trasparenti nei trucchi ma radicali nelle alleanze, pensate per restituire voce ai margini e aprire spazi di immaginazione condivisa.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[In questi giorni, per diverse ragioni, Torino e il suo storico quotidiano La Stampa sono sotto i riflettori. La testata \u00e8 stata ritenuta la pi\u00f9 &#8220;sacrificabile&#8221; di un gruppo editoriale in svendita, e per questo difesa da varie anime della citt\u00e0 e della cultura anche nazionale, che ne han fatto l&#8217;encomio. 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