{"id":5979,"date":"2011-11-02T14:51:37","date_gmt":"2011-11-02T12:51:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=5979"},"modified":"2025-03-04T14:59:54","modified_gmt":"2025-03-04T13:59:54","slug":"cosplayers-e-cose-tolkieniane-ovvero-paura-e-delirio-a-lucca-comics","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/11\/cosplayers-e-cose-tolkieniane-ovvero-paura-e-delirio-a-lucca-comics\/","title":{"rendered":"Cosplayers e cose tolkieniane, ovvero: Paura e delirio a Lucca Comics"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"284\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/yy2Fvt7SXSA?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"284\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/yy2Fvt7SXSA?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<p>Sabato 29 ottobre, al Lucca Comics &amp; Games, in una citt\u00e0 presa d&#8217;assalto dai cosplayers, Wu Ming 4 e <strong>Roberto Arduini<\/strong> (presidente dell&#8217;Associazione Romana Studi Tolkieniani) hanno tenuto una breve conferenza dal titolo: &#8220;Percorsi narrativi e itinerari tematici nel fandom e nella fanfiction tolkieniana&#8221;.<br \/>\nAll&#8217;ultimo momento ci si \u00e8 accorti che il tempo a disposizione era stato ridotto dagli organizzatori del festival a 40 minuti (<em>question time<\/em> incluso). Di conseguenza gli interventi hanno dovuto essere accorciati e il dibattito pressoch\u00e9 abolito, sotto la pressione di un turnover incalzante. Nel frattempo la fiera si stipava di gente travestita (perfino da se stessa) e per la citt\u00e0 impazzavano parrucche, abiti sgargianti o succinti, spadoni, mitraglie, pugnali, tette elfiche, muscoli veri e finti, e chi pi\u00f9 ne ha pi\u00f9 ne metta. Il Paese delle Meraviglie.<br \/>\nA conti fatti abbiamo deciso di pubblicare gli appunti di Wu Ming 4 in versione scritta, con l&#8217;aggiunta di un paragrafo (il quarto).<!--more-->Prima di lui, Roberto Arduini ha fatto una panoramica sul fandom e sulla fanfiction tolkieniana, a partire dai giochi di ruolo fino ai videogame, passando per le autoproduzioni cinematografiche e la narrativa amatoriale ambientata nella Terra di Mezzo. Nel suo intervento, tra le altre cose, ha ricordato come tra i fan della Terra di Mezzo si annoverino niente meno che <strong>i Beatles<\/strong>. Alla fine degli anni Sessanta i Fab Four si interessarono a <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Adaptations_of_The_Lord_of_the_Rings#cite_note-6\">un progetto cinematografico<\/a> tratto dal <em>Signore degli Anelli<\/em>, del quale avrebbero dovuto essere interpreti (con McCartney nel ruolo di Frodo, Starr in quello di Sam, Harrison in quello di Gandalf e Lennon in quello di Gollum). Il regista sarebbe dovuto essere <strong>Stanley Kubrick<\/strong>, che per\u00f2 rifiut\u00f2 l&#8217;offerta perch\u00e9 ritenne il progetto troppo smisurato per essere realizzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.geeksofdoom.com\/2010\/12\/29\/geek-art-the-beatles-in-lord-of-the-rings-in-moria-road\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5983\" title=\"Beatles in Moria Road\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/beatles_tolkien.jpg\" alt=\"Beatles in Moria Road\" width=\"500\" height=\"333\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ecco comunque un piccolo campionario di fanfiction particolarmente interessante.<br \/>\nPer i giochi di ruolo:<br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/www.merp.com\"><em>Middle-Earth Role-Playing Community<\/em><\/a><br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/www.brigata.it\/terza-era\/\"><em>Terza Era<\/em><\/a><br \/>\nPer il cinema amatoriale:<br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/www.thehuntforgollum.com\"><em>The Hunt for Gollum<\/em><\/a>, di Chris Bouchard, 2009<br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/www.bornofhope.com\"><em>Born of Hope<\/em><\/a>, di Kate Madison, 2009<br \/>\nPer i videogiochi:<br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_Signore_degli_Anelli:_La_Battaglia_per_la_Terra_di_Mezzo_2\"><em>La Battaglia per la Terra di Mezzo II<\/em><\/a>, EA Games, 2006<br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Il_Signore_degli_Anelli:_La_Guerra_del_Nord\"><em>La Guerra del Nord &#8211; Il numenoreano nero<\/em><\/a>, Warner Bros. IE, 2011<br \/>\nPer la narrativa:<br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/www.tolkienfanfiction.com\">www.tolkienfanfiction.com<\/a><br \/>\n&#8211; <a href=\"http:\/\/www.jrrtolkien.it\/?p=258\">Kirill Yeskov, <em>The Last Ring-Bearer<\/em><\/a>, 1999<\/p>\n<h4 style=\"text-align: center;\">***<\/h4>\n<p><strong>DIETRO LA CORTINA<br \/>\nLa genesi letteraria del fandom tolkieniano<\/strong><\/p>\n<p>di <strong>Wu Ming 4<\/strong><\/p>\n<h4><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" title=\"J R R Tolkien\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/tolkien1.jpg\" alt=\"J R R Tolkien nel 1956\" width=\"500\" height=\"231\" \/><\/h4>\n<p><strong><br \/>\n1. L&#8217;Unico<\/strong><br \/>\nCredo si possa affermare che il fandom tolkieniano \u00e8 un caso unico nel panorama della narrativa contemporanea. Certo esistono diversi esempi di opere che hanno dato vita a forme di partecipazione altrettanto estese. Si potrebbero citare <em>Star Trek<\/em>, <em>Star Wars<\/em>, o il pi\u00f9 recente <em>Harry Potter<\/em>. Ma queste saghe si distinguono da quella tolkieniana perch\u00e9 hanno potuto sfruttare fin da subito il mezzo audiovisivo (anche HP infatti ha potuto giovarsi dell&#8217;amplificazione garantita dal cinema mentre i romanzi erano ancora in via di stesura). Per quanto riguarda Tolkien invece dobbiamo constatare che per quasi mezzo secolo il fandom si \u00e8 sviluppato a prescindere dai media di pi\u00f9 facile fruizione, rimanendo ancorato a un tomo di milleduecento pagine, cio\u00e8 interamente alla lettura, e a una lettura perseverante e appassionata. Infatti, se si esclude lo sfortunato tentativo di film d&#8217;animazione fatto da <strong>Ralph Bakshi<\/strong> nel 1978, si \u00e8 dovuto aspettare l&#8217;inizio del millennio per vedere trasposto interamente sullo schermo <em>Il Signore degli Anelli<\/em>.<br \/>\nGli stessi film di <strong>Peter Jackson<\/strong> potrebbero essere definiti prodotti di fanfiction che hanno potuto viaggiare in prima classe. In effetti soltanto un fan poteva realizzarli, cio\u00e8 dedicare sei-sette anni di vita e di carriera a un progetto come <em>Il Signore degli Anelli<\/em> e pochi meno a <em>Lo Hobbit<\/em>. Peter Jackson e le due co-sceneggiatrici hanno scelto di raccontare la storia in maniera molto diversa da come aveva fatto Tolkien, operando tagli e modifiche per adattare la trama al mezzo cinematografico. E non si \u00e8 trattato di modifiche da poco: eliminare una parte del finale \u00e8 una scelta pesante, ma anche introdurre una voce narrante femminile, o importare dalle appendici una sottotrama amorosa che nel corpo del romanzo non compare. Tutto questo cercando di non snaturare l&#8217;opera e realizzandola in proprio, lontano dagli studios hollywoodiani. Un lavoro che non avrebbe potuto fare un talentuoso mestierante. Ci voleva un fan, per l&#8217;appunto.<br \/>\nLa domanda a cui vorrei provare a dare una risposta dunque \u00e8 questa: cosa rende il racconto tolkieniano cos\u00ec disponibile alla narrazione partecipata e traslata su varie forme espressive?<br \/>\nPer prima cosa, se lanciamo uno sguardo panoramico sulla produzione ispirata all&#8217;opera di Tolkien ci rendiamo conto che si innerva sul terreno stesso che lui aveva predisposto. Nella maggior parte dei casi i prodotti di fanfiction tolkieniani sviluppano direttamente il materiale e gli spunti messi a disposizione dall&#8217;autore. Videogiochi come <em>La Battaglia per la Terra di Mezzo II<\/em>, ambientato in uno scenario secondario della Guerra dell&#8217;Anello (menzionato ma non narrato dettagliatamente da Tolkien), o come il nuovissimo <em>La Guerra del Nord<\/em>, che mette in scena la prima comparsa del Capo dei Nazg\u00fbl nella Terza Era, trasformano in narrativa spunti forniti da Tolkien stesso. Idem dicasi per i film amatoriali precedentemente illustrati, che raccontano storie collaterali o prequel del <em>Signore degli Anelli<\/em>; o per i racconti che seguono la sorte di personaggi minori oltre i confini della mappa, laddove Tolkien perse le loro tracce; o ancora quelli che provano a raccontarci la Guerra dell&#8217;Anello dal punto di vista di Mordor, come ha fatto il romanziere russo <strong>Kirill Yeskov<\/strong>. E cos\u00ec via.<br \/>\nTutto questo \u00e8 possibile perch\u00e9 Tolkien trasform\u00f2 in narrativa una parte relativamente limitata della storia del suo mondo immaginario. Nel <em>Silmarillion<\/em> &#8211; la sua opera incompiuta &#8211; raccolse la cosmogonia, i miti e le leggende eroiche, che costituiscono i tempi antichi e la Prima Era del mondo. Nello <em>Hobbit<\/em> e nel <em>Signore degli Anelli<\/em> raccont\u00f2 invece gli ultimi decenni della Terza Era. Nell&#8217;Appendice A del <em>Signore degli Anelli<\/em> disse qualcosa in pi\u00f9 degli eventi che precedono la Guerra dell&#8217;Anello, ricostru\u00ec le dinastie dei popoli e delle casate che vi prendono parte, pubblic\u00f2 gli alberi genealogici e spieg\u00f2 alcuni antecedenti storici.<br \/>\nIn definitiva, anche considerando tutti i materiali spuri raccolti postumi nella monumentale <em>History of Middle-Earth<\/em>, resta il fatto che moltissima storia della Terra di Mezzo ci \u00e8 stata lasciata in forma di cronologia o di cronaca non romanzata. Un invito a nozze per il fan che vuole cimentarsi con la narrazione. Un invito che non solo viene pi\u00f9 o meno esplicitamente formulato da Tolkien, come vedremo, ma che nasce anche dalla modalit\u00e0 narrativa stessa e dalla concezione della letteratura che Tolkien condivideva.<\/p>\n<p><strong>2. Anonima scrittori<\/strong><br \/>\nBench\u00e9 Tolkien non fosse un autore mimetico, cio\u00e8 non cercasse di imitare uno stile e un canone narrativo medievale, tuttavia le forme letterarie a cui si ispir\u00f2 erano precisamente quelle che conosceva bene, poich\u00e9 erano la sua materia di studio. La produzione narrativa di Tolkien si pu\u00f2 suddividere in poesia (spesso inserita nei romanzi in prosa, ma non solo); <em>legendarium<\/em> (<em>Il Silmarillion<\/em>); cronologia (Appendici A e B del <em>Signore degli Anelli<\/em>, sul modello della <em>Cronaca Anglosassone<\/em>); fiaba (i cosiddetti racconti &#8220;minori&#8221;); <em>romance<\/em> (nella fattispecie un romanzo-favola e un romanzo epico). Si tratta precisamente delle forme letterarie medievali, attraverso le quali Tolkien cerca di ricostruire un intero mondo, dotandolo di cultura, etnografia, geografia, toponomastica, storia, linguistica, mitologia, cosmogonia, etc. etc.<br \/>\nVale la pena notare che nella storia della letteratura moderna nessun autore singolo ha mai tentato un&#8217;impresa del genere e anche solo per questo Tolkien meriterebbe di essere preso in considerazione come un caso di studio originale.<br \/>\nTuttavia \u00e8 un&#8217;altra la considerazione che mi interessa fare in questa sede.<br \/>\nLe opere letterarie su cui Tolkien si \u00e8 cimentato nel corso della sua carriera di studioso sono i pi\u00f9 celebri poemi medievali inglesi: componimenti come il <em>Beowulf<\/em>, <em>La Battaglia di Maldon<\/em>, <em>Sir Gawain e il Cavaliere Verde<\/em>, <em>Sir Orfeo<\/em>, <em>Pearl<\/em>. Ebbene nonostante queste opere siano state composte in secoli diversi e appartengano a fasi distinte della storia linguistica anglosassone, c&#8217;\u00e8 una cosa che hanno in comune: di nessuna di esse ci \u00e8 stato tramandato l&#8217;autore.<br \/>\nQuesto perch\u00e9 appartengono a un&#8217;epoca storica dove l&#8217;autorialit\u00e0 non era tanto importante; poesia e letteratura, quando uscivano dal chiuso di un monastero, si tramandavano oralmente tramite il corrispettivo medievale degli aedi pre-classici, cio\u00e8 i menestrelli e i trovatori. Nemmeno quelli di loro che decisero di apporre il proprio nome sull&#8217;opera, come <strong>Chr\u00e9tien de Troyes<\/strong>, potevano pensare di considerarsene gli unici autori (nel caso del ciclo arturiano, poi, quelle storie erano in circolazione per l&#8217;Europa da almeno cinque secoli). Il parallelo con gli aedi non \u00e8 casuale, se si pensa che ormai da tempo le ipotesi storiche su Omero si orientano sull&#8217;idea che quella firma celi ben pi\u00f9 di un solo poeta, e identifichi addirittura l&#8217;arte poetica di un&#8217;intera cultura nel passaggio dalla tradizione orale a quella scritta.<br \/>\nLa letteratura che Tolkien amava e studiava era questa. Una letteratura basata sulla co-autorialit\u00e0, prodotta tramite passaggio del testimone nel corso del tempo e per ricombinazione da parte del singolo poeta. Lui stesso tendeva a considerarsi una sorta di collettore di leggende e poemi; pur inventando un mondo fantastico, aveva l&#8217;impressione di scoprire le storie che raccontava come se fossero state tramandate da un passato mitico-storico (vedi Lettera 131). In sostanza concepiva la propria attivit\u00e0 come quella di un <strong><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Elias_L%C3%B6nnrot\">Elias L\u00f6nnrot<\/a><\/strong>, o addirittura di uno <strong><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Snorri_Sturluson\">Snorri Sturluson<\/a><\/strong>, piuttosto che come quella del demiurgo di un mondo immaginario. Era ovviamente una sensazione, ovvero un gioco. E come ci insegnano i filosofi del linguaggio e del diritto, i giochi sono una cosa serissima.<\/p>\n<p><strong>3. Il gioco e l&#8217;incantesimo<\/strong><br \/>\nIl gioco nel quale Tolkien ci coinvolge \u00e8 quello dell&#8217;esplorazione del mondo da lui inventato (o <em>scoperto<\/em>). Era infatti ben consapevole che avere raccontato soltanto una parte della storia, infarcendola di riferimenti e allusioni ad altre vicende, luoghi, epoche, contribuiva di gran lunga al successo della sua narrazione:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSe vuoi la mia opinione, il fascino [del <em>Signore degli Anelli<\/em>] consiste in parte nell&#8217;intuizione dell&#8217;esistenza di altre leggende e di una storia pi\u00f9 ampia, di cui quest&#8217;opera non contiene che un accenno.\u00bb (Lettera 151, settembre 1954)<\/p><\/blockquote>\n<p>Quell&#8217;effetto di profondit\u00e0 \u00e8 parte fondamentale dell&#8217;Incantesimo, come Tolkien definisce la creazione letteraria di mondo. E l&#8217;Incantesimo \u00e8 una cosa che riguarda almeno due persone:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL&#8217;Incantesimo genera un Mondo Secondario nel quale possono entrare sia l&#8217;artefice sia lo spettatore, a soddisfazione dei loro sensi mentre vi si trovano.\u00bb (<em>Sulle fiabe<\/em>, 1939)<\/p><\/blockquote>\n<p>Il mondo fantastico non viene squadernato davanti agli occhi del lettore. Gli viene piuttosto mostrato un paesaggio attraverso il quale il narratore lo guida, lungo uno dei molti sentieri possibili. A lato del sentiero si aprono praterie, foreste, si intravedono catene montuose all&#8217;orizzonte, altre piste si dipanano verso chiss\u00e0 dove. In mezzo a cosa si trova la Terra di Mezzo? Cosa c&#8217;\u00e8 a Nord, a Est, a Sud\u2026? Quali terre, popoli, culture, storie?<br \/>\nE&#8217; Tolkien stesso che, schermendosi e definendola un&#8217;idea assurda, in una lettera del 1951 accenna a cosa gli balenasse per la mente quando aveva iniziato a generare la sua storia:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAlcuni dei racconti pi\u00f9 vasti li avrei raccontati interamente, e ne avrei lasciati altri solo abbozzati e sistemati nello schema d&#8217;insieme. I cicli sarebbero stati legati in un grande insieme, e tuttavia sarebbe rimasto lo spazio per altre menti e altre mani che inserissero pittura e musica e dramma.\u00bb (Lettera 131, autunno 1951)<\/p><\/blockquote>\n<p>In effetti \u00e8 precisamente quello che il fandom e la fanfiction hanno fatto nel corso di quasi sessant&#8217;anni, sfruttando ogni forma narrativa e rappresentativa utile allo scopo: dai giochi di ruolo ai racconti derivati, dai viedeogiochi al cosplaying, dal cinema all&#8217;illustrazione e alla musica. I fan, spinti dal fascino della Terra di Mezzo e dalla frustrazione per le storie che Tolkien non ha avuto il tempo di raccontare, hanno deciso di prendere parte alla narrazione. Ma questo \u00e8 stato reso possibile prima di tutto dall&#8217;attitudine dell&#8217;autore stesso che ha immaginato l&#8217;intervento successivo di &#8220;altre menti e altre mani&#8221;. Per usare le parole di uno studioso tolkieniano,\u00a0\u00abTolkien non solo crea un fantasy realistico, ma ci stimola a crearne uno nostro: ci incoraggia a partecipare alla sua subcreazione.\u00bb (S. Walker, <em>The Power of Tolkien Prose<\/em>, 2009, traduzione mia).<br \/>\nIn questo modo il fandom ha anche risposto alle due preoccupazioni di segno uguale e contrario che Tolkien nutriva dopo il grande successo del <em>Signore degli Anelli<\/em>. Da un lato infatti si chiedeva quanto in profondit\u00e0 e con quale livello di pignoleria si sarebbe potuto andare avanti nell&#8217;esplorazione della Terra di Mezzo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon sono del tutto sicuro, ora, che la tendenza a trattare tutto come una specie di grande gioco sia veramente buona &#8211; certamente non per me, che trovo questo genere di cose fatalmente affascinante. E&#8217;, suppongo, un tributo da pagare visto il curioso effetto di questa storia, basata su una geografia, una cronologia e un linguaggio molto elaborati e dettagliati, che tanta gente debba chiedere a gran voce &#8220;informazioni&#8221; o &#8220;cognizioni&#8221;. Ma le domande che la gente fa richiederebbero un libro per rispondere\u2026\u00bb (Lettera 160, marzo 1955).<\/p><\/blockquote>\n<p>Dall&#8217;altro lato si domandava se una volta terminata la scoperta, una volta raggiunti i confini ultimi del mondo, il gioco non avrebbe perso tutto il suo fascino, dato che \u00abandare fin l\u00e0 significa distruggere la magia, a meno che non si rivelino altri irraggiungibili panorami\u00bb (Lettera 247, settembre 1963).<br \/>\nEbbene, non solo a tutt&#8217;oggi sembra che i panorami siano ben lungi dall&#8217;esaurirsi, ma soprattutto il perdurare della febbre esplorativa dimostra la grande presa che la narrazione tolkieniana continua ad avere a oltre mezzo secolo dalla pubblicazione del romanzo pi\u00f9 famoso. Si tratta ormai di un fenomeno culturale, come lo definisce <strong>Brian Rosebury<\/strong>. E questo \u00e8 dovuto anche al fatto che proprio \u00abla coerenza interna della storia, della geografia e della filologia\u00bb tende a rafforzare \u00abl&#8217;impressione di un mondo che ha la stessa consistenza interiore del mondo reale\u00bb (B. Rosebury, <em>Tolkien: A Critical Assessment<\/em>, 1992, trad. mia). Ancora:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL&#8217;aura di intrinseca consistenza \u00e8 in parte il prodotto della visione penetrante che Tolkien aveva del suo mondo, in parte il frutto del suo sviluppo dettagliato, e in parte il risultato di precisi supporti tecnici alla sua coerenza complessiva, quali il sistema di allusioni interne e i riferimenti incrociati al suo mondo come se fosse reale.\u00bb (S. Walker, op. cit.)<\/p><\/blockquote>\n<p>In altre parole, c&#8217;\u00e8 ben poco di fortuito nel successo duraturo delle storie di Tolkien e nel modo in cui i fan si rapportano alla sua creazione letteraria. Sicuramente Tolkien non avrebbe potuto immaginare quello che oggi abbiamo sotto gli occhi, vale a dire un ambito inerente la Terra di Mezzo che include fan art, cosplaying, miniature, videogiochi, giochi da tavolo e di ruolo, editoria, sartoria specializzata, pittura, etc., oltre alla fanfiction propriamente intesa. Ma il mio presentimento &#8211; per quello che pu\u00f2 valere &#8211; \u00e8 che non ne sarebbe stato affatto dispiaciuto. A condizione, certo, che la coerenza interna del suo mondo venisse rispettata.<\/p>\n<p><strong>[4. Ramingo]<\/strong><br \/>\nE&#8217; del tutto evidente che la concezione della letteratura come comunit\u00e0, come gioco e come incantesimo tradisce completamente quella che \u00e8 andata sempre pi\u00f9 affermandosi nel corso degli ultimi duecento anni. La teoria letteraria contemporanea infatti si basa su tutt&#8217;altri presupposti, cio\u00e8 si fonda su due figure <em>distinte<\/em> e <em>distanti<\/em>: l&#8217;autore &#8211; che produce ed esprime il proprio genio individuale &#8211; e il lettore &#8211; che legge e giudica l&#8217;opera.<br \/>\nCome riconosceva <strong>Roland Barthes<\/strong> gi\u00e0 quarant&#8217;anni fa, si tratta di un&#8217;idea referendaria del nostro rapporto con la letteratura:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa posta del lavoro letterario \u00e8 quella di fare del lettore non pi\u00f9 un consumatore ma un produttore del testo. La nostra letteratura \u00e8 segnata dal divorzio inesorabile mantenuto dall\u2019istituzione letteraria tra il fabbricante e l\u2019utente del testo, tra l\u2019autore e il lettore. Questo lettore si trova allora immerso in una sorta di ozio, di intransitivit\u00e0, e, per dir tutto, di seriet\u00e0: invece di essere lui a eseguire, di accedere pienamente all\u2019incanto del significante, alla volutt\u00e0 della scrittura, non gli resta in sorte che la povera libert\u00e0 di ricevere o di respingere il testo: la lettura si riduce a un referendum.\u00bb (R. Barthes, <em>S\/Z<\/em>, 1970)<\/p><\/blockquote>\n<p>E&#8217; probabile che Tolkien avrebbe condiviso questo giudizio sull&#8217;ideologia letteraria odierna. Questa finisce inevitabilmente per relegare la relazione tra autore e lettore in un ambito meramente sociologico (a meno che, certo, il lettore non sia &#8220;titolato&#8221;), nascondendo cos\u00ec un&#8217;evidenza: da quando all&#8217;alba dell&#8217;era moderna venne inventata la stampa, nacque l&#8217;editoria, si diffusero i testi nelle lingue volgari, inizi\u00f2 ad aumentare il tasso di alfabetizzazione, etc., la pubblicazione, cio\u00e8 la resa pubblica dei testi narrativi e la loro diffusione, \u00e8 sempre pi\u00f9 divenuta un movente intrinseco alla letteratura. Pensare che il valore di un&#8217;opera possa essere individuato esclusivamente dentro le sue pagine e non anche nel legame tra quelle pagine e il modo in cui vengono fruite dai lettori &#8211; nell&#8217;incantesimo, direbbe Tolkien; nell&#8217;accesso &#8220;all&#8217;incanto del significante&#8221;, direbbe Barthes &#8211; quindi nell&#8217;impatto col mondo, \u00e8 una petizione di idealismo evidente. La quale, per altro, esclude sicuramente la possibilit\u00e0 partecipativa, la co-narrazione. In definitiva questo approccio nega alla radice il carattere comunitario della letteratura e tanto pi\u00f9 la possibilit\u00e0 di un&#8217;epica contemporanea. Qui sopraggiunge anche un problema di prospettiva storica.<br \/>\nUna volta decretato che il Novecento \u00e8 il secolo della dissoluzione del romanzo; il secolo dei modernisti, di Eliot, Proust, Woolf, Kafka, Musil; il secolo in cui l&#8217;<em>Ulisse<\/em> di Joyce rimpiazza l&#8217;Ulisse di Omero; una volta stabilito che l&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 senza qualit\u00e0 e che i suoi valori sono incerti tanto quanto la conoscenza della verit\u00e0; e soprattutto una volta acclarato che questo \u00e8 il massimo grado raggiunto dalla civilizzazione letteraria; ebbene, non \u00e8 pi\u00f9 possibile accettare che un narratore dica qualcos&#8217;altro. Se lo fa bisogna compatirlo, tacciarlo di ingenuit\u00e0 e fideismo, tutt&#8217;al pi\u00f9 relegarlo nella categoria ad hoc dei curiosi fenomeni paraletterari.<br \/>\nQuesto, a mio avviso, \u00e8 il motivo principale per cui nonostante la sua persistenza e l&#8217;innegabile influenza sulla cultura letteraria contemporanea, la critica e le istituzioni letterarie si rifiutano di considerare Tolkien un classico del Novecento. Accettare Tolkien significherebbe accettare l&#8217;eresia di uno che \u00e8 andato controcorrente rispetto alla tendenza del proprio tempo e ha dimostrato con successo che si poteva fare.<br \/>\nLa radice della distinzione qualitativa la individua ancora Brian Rosebury nel suo saggio pi\u00f9 famoso:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL&#8217;efficacia dell&#8217;opera [di Tolkien] non \u00e8 fondata sul presupposto della verit\u00e0 della dottrina cristiana, ma piuttosto sul richiamo emotivo di una visione del mondo tradotta in realt\u00e0 con rara potenza, che ne afferma l&#8217;intrinseca bont\u00e0, individua il male nella negazione e mette in relazione i valori etici e morali di questa concezione fondamentalmente positiva. La risposta che il lettore \u00e8 invitato a dare \u00e8: &#8220;Se solo fosse cos\u00ec!&#8221;. Riconoscere questa risposta dentro di s\u00e9 significa acquisire una chiara consapevolezza di un aspetto del desiderio umano. Il fatto che si possa effettivamente credere che &#8220;\u00e8 cos\u00ec&#8221; \u00e8 una questione di tipo ben diverso.<br \/>\nSotto certi aspetti, l&#8217;opera di Tolkien condivide perci\u00f2 caratteri del modernismo, cos\u00ec come possiede elementi di &#8220;realismo&#8221; narrativo che sono moderni in senso pi\u00f9 ampio. Ci\u00f2 nonostante, <em>Il Signore degli Anelli<\/em> non pu\u00f2 essere definito in modo plausibile un&#8217;opera modernista, perch\u00e9 manca di una qualit\u00e0 essenziale di tale movimento: l&#8217;ironia.\u00bb (B. Rosebury, <em>Tolkien: un fenomeno culturale<\/em>, 2009, pag. 213-214).<\/p><\/blockquote>\n<p>Tolkien in sostanza prendeva sul serio la propria creazione letteraria, perch\u00e9 credeva nella verit\u00e0 estetica del mondo che aveva immaginato, e pi\u00f9 in generale era convinto che attraverso l&#8217;arte, quindi anche la poesia e il racconto (il <em>mythos<\/em>), si potesse cogliere la verit\u00e0. Al contrario dei modernisti, insomma, non era pessimista &#8220;riguardo alla capacit\u00e0 degli esseri umani di comprendere se stessi e il proprio posto nell&#8217;universo&#8221; (ibidem, pag. 216), anche se si rendeva perfettamente conto di quanto ci\u00f2 fosse difficile nel mondo contemporaneo. Nella sua opera i valori etici e la conoscenza sono faccende affrontate in maniera tutt&#8217;altro che semplicistica e certo non a suon di atti di fede. Ma l&#8217;idea di fondo \u00e8 che tali questioni possano e debbano essere affrontate, senza autoindulgenza, senza facili relativismi, senza il <em>refugium peccatorum<\/em> del distacco e dell&#8217;ironia. Vale a dire senza quell&#8217;attitudine che inevitabilmente porta all&#8217;affermazione dell&#8217;inutilit\u00e0 della letteratura e dell&#8217;arte, e ci salva tutti in corner.<\/p>\n<p><strong>Bibliografia minima<\/strong><br \/>\nB. Rosebury, <em>Tolkien: un fenomeno culturale<\/em>, Marietti, 2009<br \/>\nS. Walker, <em>The Power of Tolkien&#8217;s Prose<\/em>, Palgrave MacMillan, 2009<br \/>\nR. Barthes, <em>S\/Z<\/em>, Einaudi, 1981<br \/>\nJ.R.R.Tolkien, <em>La Realt\u00e0 in Trasparenza &#8211; Lettere<\/em>, Bompiani, 2001<br \/>\nJ.R.R.Tolkien, &#8220;Sulle Fiabe&#8221;, in <em>Il Medioevo e il Fantastico<\/em>, Bompiani, 2004<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\">***<\/h3>\n<p>Chiudiamo con due notizie:<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8821191664\/ASI\/300131\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-5989\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Tolkien_e_la_filosofia\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/Tolkien_e_la_filosofia.jpg\" alt=\"Tolkien e la filosofia\" width=\"147\" height=\"220\" \/><\/a>Da pochi giorni \u00e8 stato pubblicato da Marietti 1820 <a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8821191664\/ASI\/300131\">il volume<\/a> che raccoglie gli atti del convegno <strong>&#8220;Tolkien e la Filosofia&#8221;<\/strong>, tenutosi a Modena l&#8217;anno scorso e a cui ha partecipato anche Wu Ming 4. Tra tutti gli interventi salta agli occhi quello della professoressa Verlyn Flieger, che individua la presenza filosofica nell&#8217;opera di Tolkien nella forma di una filosofia del linguaggio. La Flieger incardina la sua riflessione su una nota di Tolkien del 1939: &#8220;La mitologia \u00e8 linguaggio e il linguaggio \u00e8 mitologia&#8221;, e da l\u00ec parte per mappare il pensiero dell&#8217;autore attraverso vari passaggi della sua narrativa. Questo ci porta direttamente alla seconda notizia:<br \/>\n<strong>Verlyn Flieger<\/strong> sar\u00e0 presto nuovamente in Italia per il <a href=\"http:\/\/www.jrrtolkien.it\/?p=2595\"><strong>Tolkien Seminar<\/strong><\/a> organizzato dall&#8217;ARST e dall&#8217;Istituto Tomistico di Studi Filosofici: <em>Mito e Verit\u00e0: la narrazione tra realt\u00e0 e mistero<\/em>, venerd\u00ec 25 novembre, presso la Camera di Commercio di Modena, via Ganaceto 134, h. 21.00, ingresso libero.<\/p>\n<p>Con questo per ora \u00e8 tutto. Il prossimo post tolkieniano sar\u00e0 a dicembre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sabato 29 ottobre, al Lucca Comics &amp; Games, in una citt\u00e0 presa d&#8217;assalto dai cosplayers, Wu Ming 4 e Roberto Arduini (presidente dell&#8217;Associazione Romana Studi Tolkieniani) hanno tenuto una breve conferenza dal titolo: &#8220;Percorsi narrativi e itinerari tematici nel fandom e nella fanfiction tolkieniana&#8221;. 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