{"id":5952,"date":"2011-11-09T00:00:59","date_gmt":"2011-11-08T22:00:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=5952"},"modified":"2018-12-15T12:37:06","modified_gmt":"2018-12-15T11:37:06","slug":"viaggio-al-termine-del-purgatorio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/11\/viaggio-al-termine-del-purgatorio\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 il futuro non sia solo &#8220;presente invecchiato&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5953\" title=\"L'occhio del purgatorio\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/spitzprev.png\" alt=\"L'occhio del purgatorio\" width=\"405\" height=\"583\" \/><\/p>\n<h5>[Per tutto il mese di ottobre e &#8211; a quanto abbiamo visto &#8211; ancora negli ultimi giorni, nelle edicole d&#8217;Italia si aggirava <strong>Jacques Spitz <\/strong>(1896-1963), uno degli scrittori pi\u00f9 inquietanti e misconosciuti del Novecento francese. Spitz \u00e8 riapparso col pi\u00f9 radicale dei suoi libri, <em>L&#8217;occhio del purgatorio<\/em>, da troppo tempo irreperibile in italiano. A dare una nuova spinta a questo capolavoro \u00e8 stato il n. 105 di <em>Urania collezione.<\/em><br \/>\nTra le altre cose, <em>L&#8217;occhio del purgatorio<\/em> ha ispirato (e dato il titolo a) <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4353\">una conferenza di WM1<\/a> di qualche mese fa.<br \/>\nIl merito di questa ricomparsa va tutto a <strong><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Giuseppe_Lippi\">Giuseppe Lippi<\/a><\/strong>, nome &#8220;storico&#8221; dell&#8217;editoria fantascientifica in Italia, da anni curatore di <em>Urania.<\/em> E proprio dal <a href=\"http:\/\/blog.librimondadori.it\/blogs\/urania\/\">blog di <em>Urania<\/em><\/a> preleviamo il testo di Lippi che chiude il volume, per proporlo anche qui. Si intitola &#8220;Viaggio al termine del purgatorio&#8221;. Ovviamente, ci fa piacere che la riflessione inizi proprio dalla conferenza di WM1 ricordata sopra.<br \/>\nN.B. Per acquistare una copia di <em>Urania Collezione<\/em> n.105, info alla mail <strong>collez@mondadori.it<\/strong> &#8211; Oltre ai dati desumibili qui sopra, fornire il numero <b>ISSN 17216427<\/b>]<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p>\u00ab<em>L\u2019occhio del purgatorio: <\/em>\u201cViaggiare nella causalit\u00e0\u201d \u2013 Il tempo della mosca, quello della mucca e quello dei batteri \u2013 L\u2019espediente di Dagerl\u00f6ff \u2013 Cibo gi\u00e0 digerito, vino che \u00e8 gi\u00e0 piscio \u2013 Critica dell\u2019ideologia quotidiana \u2013 \u201cNon vedo pi\u00f9 il nuovo\u201d \u2013 La fotografia \u2013 Vedersi morire allo specchio \u2013 Il sole pallido\u2026\u00bb E\u2019 il sommario del lungo intervento con cui Wu Ming 1 ha parlato del romanzo di Jacques Spitz alla facolt\u00e0 di Lettere e Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Siena, il 1\u00b0 giugno 2011.\u00a0 Il lettore curioso ne trova la registrazione audio al sito <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4353\"><span style=\"color: #0000ff;\">http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4353<\/span><\/a>, \u00a0dove potr\u00e0 rendersi conto di come <em>L\u2019occhio del purgatorio <\/em>\u2013 un piccolo capolavoro del \u2018900 \u2013 venga accostato non casualmente a un altro grande testo sulla visione del futuro, \u201cIl continuum di Gernsback\u201d di <strong>William Gibson<\/strong>. Anzi, in entrambi i casi \u00e8 possibile tracciare una \u00abdifferenza tra futuro e \u201cpresente invecchiato\u201d simile a quella gi\u00e0 introdotta da <strong>Fredric Jameson<\/strong>\u00a0nel suo\u00a0<em>Archaeologies of the Future<\/em> (2005)\u00bb, e quindi \u00abtra \u201cprogramma utopico\u201d e \u201cimpulso utopico\u201d.\u00bb Il critico pu\u00f2 cos\u00ec \u00abprendere di petto il problema del tempo e del controllo capitalistico sui tempi.\u00bb Passando a un piano pi\u00f9 esplicitamente politico, Wu Ming 1 parla poi \u00abdel rischio che i movimenti subiscano tempi e ritmi del potere e non decidano in autonomia le proprie \u201cscadenze\u201d.\u00bb<!--more--><\/p>\n<p>L\u2019attualit\u00e0 del romanzo, e pi\u00f9 che l\u2019attualit\u00e0 la sua profondit\u00e0, non sono dunque in discussione. A quasi settant\u2019anni dalla sua pubblicazione originale e a poco meno di quaranta dalla prima edizione italiana, per merito dell\u2019Urania di <strong>Carlo Fruttero<\/strong> e <strong>Franco Lucentini<\/strong>, il libro conserva tutta la sua freschezza artistica, che ce lo fa amare anche a prescindere dai temi importanti che tocca. Il suo argomento \u00e8 il vedere e, purtroppo, il vedersi calati in un universo caotico ed estraneo. Ma cosa vuol dire \u201cvedere\u201d? Facendo alcune ricerche su internet \u2013 mezzo indispensabile ancorch\u00e9 sospetto, e che funziona meglio come caleidoscopio che non come disco combinatore \u2013 abbiamo cercato invano una risposta compiuta come quella che viene dal romanzo. Ci siamo imbattuti, di volta in volta, nel blog di una persona che stava perdendo la vista; in varie voci enciclopediche su Dante e San Lorenzo, protettore delle anime del Purgatorio; sulla notizia (ghiottissima) di alcuni inediti di Jacques Spitz da poco usciti in Francia, e, <em>dulcis in fundo<\/em>, nel sito della Wu Ming Foundation con il pezzo riportato sopra.<\/p>\n<p>Ma vedere significa ben altro. Fra le altre cose, vuol dire amare Jacques Spitz come lo amiamo dal giorno della sua fulminea rivelazione (1973). Tenere una copia di consultazione dell\u2019<em>Oeil du Purgatoire <\/em>sempre pronta, in una tasca segreta delle ghiandole lacrimali. Tornare a parlarne come di un indispensabile vademecum della Visione assoluta: quella che non fa affidamento soltanto sulla potenza del cristallino, della retina e del nervo ottico, ma \u2013 come l\u2019ultra-vista di Superman \u2013 su una rifrazione d\u2019ordine superiore.<\/p>\n<p>Nel romanzo, a permettere lo sviluppo di tale straordinaria facolt\u00e0 \u00e8 un bacillo (c\u2019\u00e8 una ricetta chimica anche dietro la scoperta dell\u2019invisibilit\u00e0 da parte di Griffin, l\u2019inventore di Wells diffidente della razza umana quanto lo \u00e8 il Poldonski di Spitz). I sali wellsiani e il parabacillo della lepre siberiana, tuttavia, non sono che lo scalino per salire al livello dell\u2019ottica trascendente, quella che comprende nei suoi calcoli la nozione d\u2019infinito. Grazie all\u2019esperimento del biologo Dagerl\u00f6ff e alle disavventure della sua cavia involontaria, il pittore Poldonski, frasi proverbiali come \u201cLa bellezza \u00e8 nell\u2019occhio di chi guarda\u201d o il suo opposto, \u201cSembra tutto giallo all\u2019occhio dell\u2019itterico\u201d, acquistano un senso pi\u00f9 ampio e definitivo. Lungi dall\u2019esprimere un trionfo di soggettivit\u00e0 visuale, quelle intuizioni testimoniano un fatto sorprendente ma in fondo semplicissimo: l\u2019occhio trasformato \u2013 l\u2019occhio interiore \u2013 percepisce il panorama autentico, cio\u00e8 la <em>situazione <\/em>del mondo; mentre quel che vediamo alla luce di tutti i giorni \u00e8 un\u2019ipocrita frazione dell\u2019esistente. E non solo dell\u2019esistente ma del possibile: perch\u00e9 in Spitz, come in Wells, il risultato consiste in un allargarsi esponenziale della possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Circostanza propizia, nell\u2019<em>Occhio del purgatorio <\/em>Poldonski era un guardatore acido gi\u00e0 prima dell\u2019esperimento. Si direbbe un uomo con i peli sulla pupilla, se la frase avesse un senso (e forse ora ce l\u2019ha). Artista senza il genio che vorrebbe, amante senza il cuore che ci vorrebbe, spregiatore del consesso civile a parte le prostitute o le avventure facili che ha collezionato in numero di 300, questo Don Giovanni della Parigi boh\u00e8mienne si sente amico soltanto della porta di casa\u2026 quando rifiuta di aprirsi per lasciar entrare un visitatore.<\/p>\n<p>A paragone di una simile essenzialit\u00e0, di una simile durezza, la narrativa corriva e non-filosofica di altri autori del tempo perde ogni forza. Essenzialit\u00e0 dell\u2019implacabile ironia spitziana scavata nella roccia del presente; durezza come nei sottoprodotti biologici che rifiutano di uscire da dove dovrebbero, e che costa sforzi penosi espellere quando pure lo si pu\u00f2. La conclusione di Poldonski \u00e8 lapidaria:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abDicono che il mondo fa cag\u2026, una volgarit\u00e0 che non ha nemmeno la scusante di essere esatta. So benissimo che esistono le coliche, ma non \u00e8 certo quella la soluzione\u2026!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Avvilito dall\u2019ordine delle cose, disgustato dalla ristrettezza della visuale (che invano cerca di ampliare con il mestiere), dopo poche pagine Poldonski medita gi\u00e0 il suicidio: \u201cDomani mattina all\u2019alba aprir\u00f2 il rubinetto del gas\u201d. Invece, complice un\u2019emicrania, arriva la somministrazione della compressa Dagerl\u00f6ff a base di bacilli tratti dagli occhi della lepre o della mucca \u2013 animali, secondo il biologo, che godono di una visione spostata nel futuro \u2013 e per gli occhi di Poldonski comincia un\u2019altra vita. Un nuovo ballo. A che ritmo vertiginoso, poi! La mattina, al risveglio, la musica gli mette allegria, il mondo sorride, l\u2019umor nero sembra miracolosamente dissolto. Il pittore sembra disposto a ballare con tutti, persino con la fidanzata regolare Armande (altre volte vista come un automa alla Olimpia, ma ora, grazie alla giostra nel sangue, adorata alla pari di una dea dell\u2019ebbrezza). Quanto pu\u00f2 durare l\u2019euforia del cinico? Questo \u00e8 il problema. Poldonski se lo domanda pi\u00f9 di una volta, ma l\u2019euforia dura finch\u00e9 nella vista potenziata non si insinua una nuova rivelazione.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 come corruzione? L\u2019occhio di Poldonski, palato dell\u2019anima, comincia a sentire un sapore di guasto che in termini visuali si traduce nell\u2019apparizione di cibi disgustosi, di <em>chateaubriand <\/em>che paiono gi\u00e0 masticate, di vino che ha il colore del piscio e di individui nella folla, uno qua uno l\u00e0, che paiono cadaveri ambulanti a tutti gli effetti. Quante volte l\u2019avr\u00e0 cantato il poeta? Il verme conquistatore\u2026 Ma guardate, avverte Spitz, siamo mica dalle parti di Edgar Poe. Se po\u2019 no. L\u2019omaggio al maestro, nella Parigi del 1945, \u00e8 meno importante della sensibilit\u00e0 surreale o del tocco esistenziale che s\u2019insinua nel romanzo. Esistenzialismo che era gi\u00e0 anticipato nel <em>Voyage muet <\/em>del 1930 e nelle <em>Dames de velours <\/em>del \u201933; mentre l\u2019ispirazione surrealista \u00e8 evidente fin dai suoi primi romanzi, <em>La Croisi\u00e8re ind\u00e9cise <\/em>del 1926 e <em>Le Vent du monde <\/em>del 1928. Nell\u2019<em>Occhio del purgatorio<\/em> le contraddizioni della realt\u00e0 messe in evidenza dall\u2019umida compressa di Dagerl\u00f6ff sembrerebbero \u201c<em>menues<\/em>\u201d (insignificanti) seppur fastidiosissime. Il peggio arriva solo gradualmente, ed \u00e8 utile confrontare le prime delusioni visive del pittore \u2013 con i cibi dall\u2019aspetto cattivo, il sapone da barba che non fa schiuma, i giornali nuovi gi\u00e0 stazzonati, le lamette arrugginite appena uscite dal pacchetto \u2013 con alcuni passi tratti dai diari intimi di Jacques Spitz, custoditi nella Biblioteca nazionale di Francia e di cui diamo qui un\u2019anteprima.<\/p>\n<blockquote><p>\u00a0\u00abL\u2019epoca \u00e8 ricca di piccole contrariet\u00e0: ti alzi al mattino e manca l\u2019elettricit\u00e0, ti lavi e il sapone non insapona; vorresti farti la barba ma le lamette sono rovinate; la cera delle scarpe non brilla; la carta igienica si strappa fra le dita; non c\u2019\u00e8 niente da spalmare sul pane nero, che puoi solo inzuppare nel liquido a malapena zuccherato che chiamano caff\u00e8; far rammendare i calzini \u00e8 una lotta e cos\u00ec tenere in ordine la biancheria, che torna in un tale stato da chiedersi se sia stata lavata\u2026\u00a0 Il sorriso \u00e8 scomparso, minacce di morte sono affisse in due lingue su quasi tutti i muri\u2026 La citt\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 che un immenso campo di concentramento.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>La descrizione si riferisce all\u2019occupazione nazista di Parigi dal 1940 in poi, e al senso di alienazione della citt\u00e0 (della realt\u00e0) che ne consegue: una capitale ridotta allo stato \u201cdi guscio senza lumaca\u201d, disertata dai suoi governanti, abbandonata ai tiranni. La ripropone in questi giorni un volumetto inedito di Jacques Spitz, <em>La situation culturelle en France pendant l\u2019Occupation et depuis la Lib\u00e9ration<\/em> (Joseph K., 2010). Il documento fu commissionato, all\u2019origine, da un amico di Spitz che lavorava per il governo provvisorio del generale De Gaulle, e costituisce un saggio pi\u00f9 che interessante su quel travagliato periodo di storia. Inoltre, l\u2019introduzione di Cl\u00e9ment Pieyre ha il pregio di riprodurre alcuni brani tratti dai diari dello scrittore che sono, per noi, altrettanto rivelatori. Essi ci permettono di vedere come, in quello stesso anno 1945, Spitz riproponesse le proprie impressioni della citt\u00e0-cadavere nel romanzo <em>L\u2019oeil du Purgatoire<\/em>, mettendole in bocca quasi parola per parola al pittore Poldonski. Ecco l\u2019origine del male d\u2019essere, della vista corrotta, della morte che cammina per le strade: ma, il tocco geniale \u00e8 questo, pur nascendo da una situazione chiara e da un\u2019esperienza storicizzata, il romanzo la trascende, sfociando in un\u2019avventura sulla condizione dell\u2019uomo nel tempo.<\/p>\n<p>Oltre che di un viaggio nella causalit\u00e0, come l\u2019autore lo chiama pi\u00f9 volte per bocca di Poldonski e soprattutto di Dagerl\u00f6ff, <em>L\u2019occhio del purgatorio <\/em>\u00e8 un viaggio nell\u2019essere. Il suo obbiettivo, infatti, \u00e8 spostare la vista dell\u2019uomo oltre il presente, che etimologicamente \u00e8 il tempo dell\u2019<em>essere che avanza<\/em>. Come spiega il filosofo <strong>Arturo Napoletano<\/strong>, \u201cla parola<em> presente<\/em> deriva da un antico verbo latino, <em>prae-esse<\/em>, che aggiunge al verbo <em>esse<\/em> (essere) il significato del farsi avanti\u201d. Nella lingua corrente tale sfumatura \u00e8 andata perduta, ma ci\u00f2 non toglie che il presente si identifichi con l\u2019essere dell\u2019uomo pi\u00f9 di ogni altro tempo, sebbene la sua coscienza sia capace di astrarsene e ricordare il passato o ipotizzare il futuro. Se noi spingessimo la vista oltre il presente, che cosa vedremmo? Dagerl\u00f6ff ritiene che si spalancherebbe la conoscenza del futuro, ma la sua cavia involontaria, Poldonski, si accorge ben presto che non \u00e8 cos\u00ec. Ci\u00f2 che appare all\u2019occhio del purgatorio \u00e8 il <em>presente invecchiato<\/em>, che non \u00e8 tanto un tempo cronologico quanto ontologico. Se il presente \u00e8 la dimensione dell\u2019essere che avanza, il presente invecchiato non pu\u00f2 che essere quello dell\u2019essere che arretra, cio\u00e8 dell\u2019<em>assenza<\/em>. Ecco perch\u00e9 la citt\u00e0 che appare agli occhi infetti di Poldonski \u00e8 prima soltanto gualcita, impolverata e vagamente disgustosa, e poi, man mano che i giorni passano e l\u2019ultra-vista si spinge in avanti, assume l\u2019aspetto di un cadavere, anzi un palcoscenico su cui si balla la danza macabra. La morte \u00e8 l\u2019inquilina dell\u2019assenza, il non-essere si profila dietro l\u2019angolo del tempo.<\/p>\n<p>Come mai? Non esiste qualcosa che chiamiamo visione del futuro, progetto, avvenire? Sicuramente, ma non \u00e8 una dimensione della natura, ed \u00e8 per questo che la scienza \u2013 sia pure una scienza trascendente le sue attuali possibilit\u00e0 \u2013 non potr\u00e0 mostrarcela fino a che si ostiner\u00e0 a restare attaccata ai suoi principi incatenanti. Bisogna, anche da parte degli scienziati, osare di pi\u00f9: \u201ca costo del martirio\u201d, come dir\u00e0 Poldonski nelle pagine finali.<\/p>\n<p>A immaginare e progettare il futuro \u00e8 infatti la coscienza dell\u2019uomo, la quale, lo abbiamo accennato, tende a sottrarsi sia al tempo presente che all\u2019ingranaggio meccanico della causalit\u00e0. Finch\u00e9 non usciremo da quest\u2019ottica (ha capito, signor Dagerl\u00f6ff?) il futuro non lo vedremo mai, solo un presente sciupato e morituro. E poich\u00e9 la sua scienza pastorizzata non riesce a guardare oltre, a scoprire un orizzonte che includa il <em>possibile <\/em>oltre al causale, lei ci ha consegnato ai bacilli che mostrano, purtroppo, il degrado dell\u2019essere e la sua inesorabile corruzione. Nient\u2019altro.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa scienza occidentale, costruita sulla prevedibilit\u00e0, non fa alcun uso della categoria della possibilit\u00e0, anche se essa comincia a far capolino nelle regioni di confine del sapere scientifico e vi getta pi\u00f9 di un dubbio inquietante. Nella prassi, tuttavia, non possiamo concedere alle cose del mondo alcuna possibilit\u00e0: esse devono corrispondere alle nostre aspettative e non dirigersi in direzioni possibili ma imprevedibili. La natura nella quale si muove la ragione umana \u00e8 rigidamente sottoposta a leggi. Un sasso deve muoversi secondo la legge di gravit\u00e0 e non svolazzare a suo piacimento nello spazio. Infatti solo se obbedisce rigidamente alle leggi di natura, noi possiamo prevederne la traiettoria e lanciarne uno, in modo da farlo giungere l\u00e0 ove vogliamo. Tuttavia, nel contempo, noi [esseri coscienti] agiamo in base alla categoria della possibilit\u00e0 e ci\u00f2 che neghiamo alla natura lo attribuiamo a noi stessi.\u00bb (Arturo Napoletano).<\/p><\/blockquote>\n<p><em>L\u2019occhio del purgatorio <\/em>coglie questa contraddizione e non a caso si chiude con l\u2019apparizione di bianche forme individuate che rappresentano il ritorno sulla scena della coscienza. E\u2019 l\u2019unica forza che possa permettere all\u2019uomo, di volta in volta cavia o scienziato, di interpretare il reale e proiettarsi all\u2019infinito, tornando per ci\u00f2 stesso a occupare \u201cil centro delle immensit\u00e0\u201d delle cosmologie classiche. Naturalmente, per chi se ne era sempre infischiato il ritorno della coscienza \u00e8 un fatto traumatico, perch\u00e9 comporta un trasalimento su scala universale. Negli universi \u201caddormentati\u201d di cui abbonda la narrativa fantastica, la dissoluzione non \u00e8 solo un problema di calore che si disperde o di morti che camminano al posto dei vivi quando l\u2019essere arretra, ma \u00e8 un problema morale. E\u2019 lo stesso in Lovecraft, dove il cosmo dormiente sembra ridotto a una tomba e dove i tentativi della coscienza di riemergere possono scatenare il caos perch\u00e9 irrompono nei ritmi opachi del sonno.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 mettere un freno all\u2019entropia? La fisica dice di no, eppure alcuni cosmologi hanno cominciato a pensare che l\u2019estinzione di un universo possa condurre alla nascita di un altro, forse attraverso un nuovo big bang. Se dunque un mondo muore, non \u00e8 detto che il ciclo non possa ripetersi con elementi riciclati e atomi rinnovati. C\u2019\u00e8 da scommettere che una qualche forma di coscienza \u2013 non quella umana, naturalmente, ma qualcosa che non possiamo nominare adesso \u2013 si formi di nuovo e rappresenti una scintilla in pi\u00f9 fra le galassie popolate di stelle.<\/p>\n<p><em>L\u2019occhio del purgatorio <\/em>\u00e8 un viaggio al termine dell\u2019essere che esplora la condizione abissale in cui brancoliamo come ciechi, credendoci visionari. Essa \u00e8 dovuta a un fatale restringimento di orizzonti, ma le lacrime che sgorgano dal purgatorio, e che ci converr\u00e0 conservare gelosamente, sono gocce di sapienza che riflettono un panorama pi\u00f9 vasto: il regno della coscienza sottratta alle sue pastoie, e in cui la vita si dischiuder\u00e0 con i colori del possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Giuseppe Lippi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>LINK CORRELATI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><a href=\"http:\/\/blog.librimondadori.it\/blogs\/urania\/2011\/10\/09\/6928\/\">Jacques Spitz, un profilo<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong><a href=\"http:\/\/blog.librimondadori.it\/blogs\/urania\/2009\/02\/15\/jacques-spitz\/\">Biobibliografia a cura di Pierre Versins<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Per tutto il mese di ottobre e &#8211; a quanto abbiamo visto &#8211; ancora negli ultimi giorni, nelle edicole d&#8217;Italia si aggirava Jacques Spitz (1896-1963), uno degli scrittori pi\u00f9 inquietanti e misconosciuti del Novecento francese. 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