{"id":59386,"date":"2025-11-19T09:30:07","date_gmt":"2025-11-19T08:30:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=59386"},"modified":"2026-01-24T00:28:04","modified_gmt":"2026-01-23T23:28:04","slug":"omer-bartov","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2025\/11\/omer-bartov\/","title":{"rendered":"Usare l&#8217;Olocausto per negare il genocidio: l&#8217;arretrato cazzeggio italico <em>versus<\/em> il rigore di Omer Bartov"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_59391\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-59391\" class=\"wp-image-59391\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Omer_Bartov.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"407\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Omer_Bartov.png 1354w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Omer_Bartov-300x175.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Omer_Bartov-1024x596.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Omer_Bartov-768x447.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-59391\" class=\"wp-caption-text\">Lo storico Omer Bartov, tra i massimi esperti di genocidio a livello mondiale.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Girolamo De Michele<\/strong> *<\/p>\n<p>Quando <strong>Omer Bartov<\/strong> ha pubblicato il suo intervento sul <em>New York Times <\/em>del 27 luglio scorso <em>\u00abI&#8217;m a Genocide Scholar. I Know It When I See It\u00bb <\/em>[Sono uno studioso di genocidio: lo riconosco quando lo vedo], nel quale dichiara senza mezzi termini che \u00abIsraele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese\u00bb, avevo da poco consegnato il manoscritto del mio libro <em><a href=\"https:\/\/neripozza.it\/libro\/9788854532106\">Il profeta insistente. Raphael Lemkin, l&#8217;uomo che invent\u00f2 la parola genocidio<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>Pi\u00f9 o meno in quei giorni hanno pronunciato la parola \u00abgenocidio\u00bb anche il narratore israeliano <strong>David Grossman<\/strong> e la storica <strong>Anna Foa<\/strong>, che peraltro <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/mondo\/foa-genocidio-parola-tabu-in-israele-bene-che-il-papa-labbia-pronunciata_82874\">aveva gi\u00e0 detto<\/a>, nel novembre 2024: \u00abLa parola &#8220;genocidio&#8221; \u00e8 forte. Ed \u00e8 un bene che [papa <strong>Francesco<\/strong>] l&#8217;abbia pronunciata, che esca dai tribunali e che sia possibile discuterne\u00bb.<\/p>\n<p>La presa di parola di uno storico del calibro di Bartov, al termine di un percorso umano e intellettuale soggettivamente drammatico, non poteva essere ridotta a una nota in calce al testo, come si fa con le aggiunte all&#8217;ultimo minuto prima che il libro vada in stampa. Ma non pu\u00f2 non essere oggetto di riflessione. Riflettere \u00e8 quel che provo a fare qui, in una sorta di spin off del libro.<!--more--><\/p>\n<p>Ci sono, oltre alla rilevanza di Bartov nel campo dei <em>Genocide Studies<\/em>, altre ragioni che mi hanno spinto a scrivere queste righe.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che non ha avuto la risonanza che avrebbe meritato: e questo perch\u00e9 i <em>Genocide Studies<\/em> sono un campo di ricerca quasi ignoto in Italia.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 il tono di alcuni commenti sulle pagine social di <em>Internazionale<\/em>, che ha tradotto il testo di Bartov e <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/omer-bartov\/2025\/07\/25\/gaza-genocidio\">lo ha messo in rete in chiaro<\/a>, e su <em>Lucy sulla cultura<\/em>, che ha pubblicato <a href=\"https:\/\/lucysullacultura.com\/perche-quello-che-si-sta-compiendo-a-gaza-e-un-genocidio-intervista-a-omer-bartov\/\">un&#8217;intervista allo storico<\/a>.<\/p>\n<p>La terza \u00e8 l&#8217;ansia con cui si rincorrono figure intellettuali di rilievo per avere la parola \u00abgenocidio\u00bb, ignorando quanto pesino altre espressioni come \u00abcrimini contro l&#8217;umanit\u00e0\u00bb o \u00abcrimini di guerra\u00bb, sottostimando quanto sia stato importante, ad esempio, avere il sostegno di una storica come Anna Foa alla lotta contro lo sterminio genocida del popolo palestinese anche quando la parola \u00abgenocidio\u00bb non l&#8217;aveva pronunciata \u2013 o sottolineando il ritardo con cui viene pronunciata; uno storico amico, in uno scambio di messaggi su questo, ha usato la parola \u00abpuntacazzismo\u00bb.<\/p>\n<p>Lo storico <strong>Andrea Graziosi<\/strong>, introducendo un lavoro collettivo pubblicato negli Stati Uniti su <em>Genocide and Mass Categorical Violence<\/em>, ha sottolineato \u00abla scarsissima e marginale partecipazione del nostro Paese alla grande stagione di ricerca [sul genocidio] avviatasi alla fine del secolo scorso\u00bb, con la conseguente mancata traduzione in Italia dei \u00ablavori generali che hanno segnato questa stagione\u00bb.<\/p>\n<p>Non \u00e8 solo una questione di ambiti di ricerca accademica, ma anche di arretratezza culturale che sfocia nell&#8217;ignoranza. Quando si afferma, ad esempio, che l&#8217;abuso del termine \u00abgenocidio\u00bb \u00e8 un&#8217;operazione di revisionismo storico che ha relativizzato la Shoah e ridotto Auschwitz a un&#8217;atrocit\u00e0 come tante, si ignora che nel campo degli studi sul genocidio il superamento del dogma della &#8220;unicit\u00e0&#8221; del genocidio \u00e8 un risultato acquisito da anni:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abse il genocidio come fenomeno deve essere inteso storicamente,<strong> l&#8217;Olocausto non deve pi\u00f9 essere visto come &#8220;unico&#8221; ma come parte di un continuum della storia<\/strong>, la cui evidenza risulta, se non nella definizione dela modernit\u00e0, della costruzione della nazione su basi razziali, etniche, politiche e di sviluppo che hanno consentito la realizzazione le peggiori atrocit\u00e0 in nome del &#8220;progresso&#8221; e della &#8220;purezza organica&#8221;\u00bb (grassetto nostro).<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 un&#8217;affermazione dello storico <strong>Dan Stone<\/strong> che ha pi\u00f9 di vent&#8217;anni.<\/p>\n<p>Lo stesso Lemkin era ben consapevole che esiste un <em>genocidio ontologico<\/em>, strutturale; ed esistono <em>specifici genocidi storici<\/em>, che variano fra loro per modalit\u00e0:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abTecniche di genocidio fisico si sono ripetute nel corso della storia. I primi cristiani furono giustiziati o gettati in pasto alle bestie feroci per essere distrutti. Gli ugonotti furono uccisi nel modo pi\u00f9 barbaro. Un modo scientifico di uccidere \u00e8 stato inventato dai nazisti, quando vennero messe in funzione le camere a gas\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Parimenti, l&#8217;uso del termine genocidio \u2013 quantomeno come proposta \u2013 per la Nakba non \u00e8 una invenzione delle piazze cosiddette pro-Pal: \u00e8 quantomeno dall&#8217;inizio dello scorso decennio che storici quali <strong>Martin Shaw<\/strong> \u2013 contro il quale polemizz\u00f2 allora Bartov \u2013, <strong>Damien Short<\/strong>, <strong>Haifa Rashed<\/strong>, <strong>John Docker<\/strong> hanno avviato la discussione \u2013 con esplicito riferimento agli strumenti metodologici forgiati da Lemkin \u2013 sull&#8217;intreccio fra genocidio, colonialismo d&#8217;insediamento e Nakba.<\/p>\n<p>Per questo non stupisce che <strong>A. Dirk Moses<\/strong> \u2013 uno dei principali interpreti e prosecutori dell&#8217;opera di Lemkin \u2013 abbia intitolato il suo articolo sull&#8217;offensiva scatenata contro Gaza e il suo popolo <em>\u00abMore than Genocide\u00bb<\/em> (<em>Boston Review<\/em>, 14 novembre 2023), mentre <strong>Raz Segal <\/strong>ha parlato di <em>\u00abA Text-book Case of Genocide\u00bb<\/em> (<em>Jewish Current<\/em>, 13 ottobre 2023). Ma di questi interventi c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;eco, in Italia, solo nelle pagine di <strong>Enzo Traverso<\/strong>\u2013 che lavora negli USA \u2013 nel suo <a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858155837\"><em>Gaza davanti alla storia<\/em><\/a>.<\/p>\n<p>Una precisazione, prima di procedere. \u00abGenocidio\u00bb \u00e8 una parola, e le parole non sono cose. Non sono neanche nomi di cose. Sono nomi di immagini mentali, che si formano attraverso esperienze. Questa parola non pu\u00f2 suonare, n\u00e9 significare, nello stesso modo per un sopravvissuto, uno storico, un giurista. Di questo bisognerebbe sempre tener conto: non si possono inseguire i vissuti altrui e piegarli all&#8217;univocit\u00e0 semantica.<\/p>\n<p>Proprio per questo, per\u00f2, storici e giuristi hanno il dovere di attenersi alla definizione giuridica di genocidio, quella della Convenzione del 1948, soprattutto nella misura in cui \u00e8 sottoscritta e vigente. Lo stesso, a maggior ragione, deve valere per chi esercita il mestiere della politica. Per questo la risposta di uno storico di valore come <strong>Carlo Ginzburg<\/strong> alla domanda se sia lecito parlare di genocidio \u2013 \u00abMi limiter\u00f2 a citare la risposta data qualche giorni fa, a questa domanda, da Tatiana Bucci, 88 anni, sopravvissuta ad Auschwitz: &#8220;\u00c8 un massacro. Lo vuole chiamare genocidio? Cosa cambia? Non vi colgo alcuna differenza&#8221;\u00bb \u2013 non \u00e8 all&#8217;altezza della sua scienza: perch\u00e9 confonde le acque fra la memoria della sopravvissuta e il mestiere dello storico.<\/p>\n<p>\u00c8, la convenzione del 1948, una stella polare alla quale non possiamo rinunciare, soprattutto in un&#8217;epoca nella quale alcuni storici, o sedicenti tali, frequentano quei bar sport social nei quali si buttano parole a caso, si esibiscono definizioni di genocidio-fai-da-te e si confondono, per citare il Calvino delle <em>Lezioni americane<\/em>, le precise parole col cazzeggio che sfocia nella <em>peste del linguaggio<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.simonandschuster.com\/books\/Anatomy-of-a-Genocide\/Omer-Bartov\/9781451684544\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-59398\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/anatomy-genocide-omer-bartov.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"292\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/anatomy-genocide-omer-bartov.jpg 686w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/anatomy-genocide-omer-bartov-206x300.jpg 206w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Per comprendere il ruolo che Omer Bartov riveste nei <em>Genocide Studies<\/em> basterebbe scorrere <a href=\"https:\/\/www.goodreads.com\/author\/list\/30692.Omer_Bartov?utf8=%E2%9C%93&amp;sort=original_publication_year\">l&#8217;elenco dei suoi libri<\/a>. All&#8217;interno di questa lista, il capolavoro <em>Anatomy of a Genocide: The Life and Death of a Town called Buczacz<\/em> ha, nel suo campo, la stessa importanza del capolavoro di <strong>Georges Duby<\/strong> <em>La domenica di Bouvines <\/em>per la storiografia medievale. Con un lavoro speso \u00abattraverso due decadi, tre continenti, nove nazioni\u00bb, Bartov ha ricostruito la storia di un piccolo paese polacco, concentrando in questa minuta ricostruzione compiuta attraverso le voci dei sopravvissuti che ha rintracciato e intervistato per il mondo l&#8217;intera Shoah: una monade che contiene l&#8217;universo.<\/p>\n<p>Ancor pi\u00f9 importante \u00e8 la successiva raccolta del 2023 <em>Genocide, the Holocaust and Israel-Palestine<\/em>, nella quale, attraverso il saggio <em>\u00abReturn and Displacement in Israel-Palestine\u00bb<\/em>, Bartov imposta il rapporto fra due \u00abeventi paralleli e inconciliabili\u00bb, la Shoah e la Nakba:<\/p>\n<p>\u00abPolitici, studiosi, poeti e scrittori israeliani hanno ripetutamente invocato la relazione tra l&#8217;Olocausto e la fondazione dello Stato di Israele, spesso per scopi molto diversi. Eppure alcuni degli aspetti pi\u00f9 intricati di questi legami non sono mai stati esplorati a sufficienza, anche perch\u00e9 hanno a che fare con due assiomi ideologici incontrovertibili e tuttavia inconciliabili: in primo luogo, che l&#8217;assassinio di massa degli ebrei europei ha dimostrato l&#8217;urgente necessit\u00e0 di uno Stato-nazione ebraico; e in secondo luogo, che l&#8217;egemonia nazionale ebraica \u00e8 stata istituita trasformando la maggioranza araba in quelle parti della Palestina mandataria che divennero lo Stato di Israele in una minoranza attraverso espulsioni di massa. In entrambi i casi, l&#8217;orologio della storia \u00e8 stato resettato per iniziare a contare solo dopo la catastrofe: il genocidio nazista degli ebrei \u00e8 stato presentato come una conseguenza inevitabile della Diaspora, che quindi dovette essere abbandonata e dimenticata; e alla distruzione quasi totale della civilt\u00e0 palestinese dovette seguire la cancellazione delle sue residue tracce materiali e la cancellazione della sua memoria, consentendo cos\u00ec al nuovo status di &#8216;minoranza araba&#8217; di apparire come se fosse sempre stato tale\u00bb.<\/p>\n<p>Quello su cui Bartov riflette \u00e8 che la ricostruzione storiografica attraverso le testimonianze, cio\u00e8 attraverso le narrazioni in prima persona, si scontra con la constatazione che lo stesso evento pu\u00f2 essere oggetto di narrazioni contrapposte ed escludenti. Nel suo lavoro sulle prime generazioni di arabo-palestinesi ed ebrei all&#8217;interno dello Stato ebraico, impostato nell&#8217;ultimo saggio della raccolta (e su cui sta ancora lavorando), Bartov sostiene la necessit\u00e0 non solo di ascoltare le \u00abstorie in prima persona\u00bb di ambedue i gruppi, ma anche del reciproco ascolto fra gli uni e gli altri:<\/p>\n<p>\u00abascoltare le storie degli altri e riconoscere l&#8217;evoluzione reciproca del rapporto con il luogo di nascita pu\u00f2 diventare un primo passo nel lungo cammino verso la riconciliazione\u00bb.<\/p>\n<p>Questa storiografia militante si coniuga con l&#8217;impegno in favore del movimento <a href=\"https:\/\/www.2s1h.org\/en\"><em>A Land for All<\/em><\/a>, che sostiene il superamento del progetto politico \u00abdue popoli due Stati\u00bb, ormai impraticabile. Progetto certo irrealizzabile oggi, ma che pu\u00f2 essere impostato come prospettiva di lungo periodo.<\/p>\n<p>Queste note erano necessarie per inquadrare nella giusta prospettiva ci\u00f2 che Bartov ha scritto e fatto fra l&#8217;ottobre 2023 e l&#8217;intervento sul <em>New York Times<\/em> del luglio 2025; cio\u00e8 prima del suo franco riconoscimento che quello in atto a Gaza \u00e8, per uno storico quale lui \u00e8, un innegabile genocidio.<\/p>\n<p>Nelle settimane successive al 7 ottobre e all&#8217;inizio dell&#8217;offensiva militare contro la popolazione di Gaza, Bartov \u00e8 intervenuto pi\u00f9 volte: <a href=\"https:\/\/vqt-blog.com\/?p=32451\">su<\/a><a href=\"https:\/\/vqt-blog.com\/?p=32451\">l <em>New York Times<\/em> il 10 novembre<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.analystnews.org\/posts\/genocide-scholar-omer-bartov-says-only-a-political-solution-can-bring-peace-to-israel-palestine-and-he-has-one-in-mind\">su <em>AnalystNews<\/em> il 4 dicembre<\/a>, e poi come firmatario di una lettera aperta di studiosi del genocidio il 20 novembre; inoltre, <a href=\"https:\/\/cgcinternational.co.in\/weaponizing-language-misuses-of-holocaust-memory-and-the-never-again-syndrome\/\">sul forum <em>Council for Global Cooperation<\/em><\/a> il 12 marzo 2024.<\/p>\n<p>La sintesi della sua posizione, nei primi mesi della guerra, \u00e8 che, prendendo alla lettera la definizione di genocidio della Convenzione ONU, non si potesse ancora parlare di genocidio in atto; ma che si potesse parlare di crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanit\u00e0, nonch\u00e9 di evidente intenzione di commettere genocidio da parte di esponenti del governo israeliano.<\/p>\n<p>Per non fraintendere questo passaggio, \u00e8 necessario ricordare che il diritto internazionale umanitario non pone una gerarchia di valore fra le diverse tipologie di crimini internazionali: genocidio, crimini di guerra e crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 sono sollo stesso piano, dal punto di vista del diritto e della eventuale pena.<\/p>\n<p>Infine, quello in corso sembrava a Bartov potesse configurarsi come pulizia etnica: che \u00e8 un atto, in s\u00e9 criminale, che pu\u00f2 sfociare nel genocidio. La pulizia etnica si configura a volte come l&#8217;ultimo passo prima dell&#8217;avvio del genocidio, a volte come il primo atto di un genocidio in corso. In ogni caso non \u00e8 possibile evocarla senza essere consapevoli che si sta entrando nel <em>campo d&#8217;esistenza<\/em> del genocidio.<\/p>\n<p>In altri termini, se per un verso Bartov sosteneva che non si potesse parlare in termini giuridici di genocidio, al tempo stesso poneva le condizioni di possibilit\u00e0 di un riconoscimento del genocidio. Condizioni che nel testo del 2025 \u2013 anticipato da <a href=\"https:\/\/jacobin.com\/2025\/04\/bartov-israel-gaza-holocaust-genocide\/\">un&#8217;intervista su <em>Jacobin<\/em><\/a> dell&#8217;aprile 2025 nella quale il mutamento di tono appare evidente \u2013 sono riconosciute come effettive.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, Bartov non ha cessato di denunciare la deriva di estrema destra \u2013 fino a parlare di \u00abcertified Jewish supremacists\u00bb, \u00abche compongono il suo [di Netanyahu] governo, che sono razzisti, fascisti, i peggiori tipi di persone che si possano immaginare\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/article\/2024\/aug\/13\/israel-gaza-historian-omer-bartov\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-59401\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Bartov-Guardian.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Bartov-Guardian.png 727w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Bartov-Guardian-300x275.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Bartov stesso \u00e8 stato vittima della violenza di militanti di estrema destra che hanno cercato di impedirgli di parlare in pubblico, in occasione del suo ritorno in Israele nell&#8217;estate del 2024, e ne ha parlato in <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/article\/2024\/aug\/13\/israel-gaza-historian-omer-bartov\">un lungo testo sul <em>Guardian<\/em><\/a> del 13 agosto 2024. In quell&#8217;occasione ha descritto cos\u00ec la societ\u00e0 israeliana:<\/p>\n<p>\u00abOggi, in vaste fasce dell&#8217;opinione pubblica israeliana, compresi coloro che si oppongono al governo, due sentimenti regnano sovrani. Il primo \u00e8 una combinazione di rabbia e paura, il desiderio di ristabilire la sicurezza a tutti i costi e una totale sfiducia nelle soluzioni politiche, nei negoziati e nella riconciliazione. Il teorico militare Carl von Clausewitz osserv\u00f2 che la guerra era la continuazione della politica con altri mezzi e avvert\u00ec che senza un obiettivo politico definito avrebbe portato a una distruzione illimitata. Allo stesso modo, il sentimento che ora prevale in Israele minaccia di fare della guerra il proprio fine. In quest&#8217;ottica, la politica \u00e8 un ostacolo al raggiungimento degli obiettivi piuttosto che un mezzo per limitare la distruzione. Questa \u00e8 una visione che alla fine pu\u00f2 portare solo all&#8217;autoannientamento.<br \/>\nIl secondo sentimento dominante \u2013 o meglio, la mancanza di sentimento \u2013 \u00e8 il rovescio della medaglia del primo. \u00c8 la totale incapacit\u00e0 della societ\u00e0 israeliana odierna di provare empatia per la popolazione di Gaza\u00bb.<\/p>\n<p>Nei primi interventi, Bartov aveva insistito sulla possibilit\u00e0 di fermare l&#8217;offensiva, e aveva affermato di credere che fosse ancora possibile trovare un linguaggio che non fosse quello delle armi. Il suo diniego adusare espressioni irrevocabili nasceva anche da questa flebile speranza. \u00c8 in quest&#8217;ottica che Bartov ha denunciato la \u00abmilitarizzazione del linguaggio\u00bb, sul <em>Council for Global Cooperation<\/em>, nel gi\u00e0 citato testo dal titolo significativo, <a href=\"https:\/\/cgcinternational.co.in\/weaponizing-language-misuses-of-holocaust-memory-a%20nd-the-never-again-syndrome\/\">\u00ab<em>Weaponizing Language. Misuses of Holocaust Memory and the Never Again Syndrome\u00bb<\/em><\/a>:<\/p>\n<p>\u00abci\u00f2 di cui abbiamo bisogno ora \u00e8 chiarezza e scopo. La terminologia dovrebbe essere applicata precisamente, come strumento per comprendere e definire gli eventi piuttosto che come uno strumento della politica. Lo scopo di tale chiarezza deve essere quello di trovare una via d&#8217;uscita dal caos\u00bb.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 il 20 novembre 2023, assieme a molti importanti studiosi della Shoah e dell&#8217;antisemitismo, aveva sottoscritto <a href=\"https:\/\/www.nybooks.com\/online\/2023\/11\/20\/an-open-letter-on-the-misuse-of-holocaust-memory\/\">una lettera aperta<\/a> pubblicata sulla <em>New York Review of Books<\/em> \u00absull&#8217;abuso della memoria dell&#8217;Olocausto\u00bb, nella quale si affermava:<\/p>\n<p>\u00abI leader israeliani e altri stanno utilizzando la cornice dell&#8217;Olocausto per descrivere la punizione collettiva inflitta da Israele a Gaza come una battaglia per la civilt\u00e0 di fronte alla barbarie, promuovendo cos\u00ec narrazioni razziste sui palestinesi. Questa retorica fa s\u00ec che si separi questa crisi attuale dal contesto da cui \u00e8 sorta. Settantacinque anni di sfollamenti, cinquantasei anni di occupazione e sedici anni di blocco di Gaza hanno generato una spirale di violenza in continuo deterioramento che pu\u00f2 essere arrestata solo con una soluzione politica. Non esiste una soluzione militare in Israele-Palestina: mettere in atto una narrazione dell&#8217;Olocausto in cui un &#8220;male&#8221; deve essere sconfitto con la forza non far\u00e0 altro che perpetuare una situazione di oppressione che dura gi\u00e0 da troppo tempo.<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-59402 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778.png\" alt=\"\" width=\"1111\" height=\"444\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778.png 1111w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778-300x120.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778-1024x409.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778-768x307.png 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778-368x147.png 368w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778-200x79.png 200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778-756x302.png 756w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/Schermata-2025-11-18-alle-15.38.28-e1763476762778-560x224.png 560w\" sizes=\"auto, (max-width: 1111px) 100vw, 1111px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Insistere sul fatto che &#8220;Hamas sono i nuovi nazisti&#8221; \u2013 mentre si ritengono i palestinesi collettivamente responsabili delle azioni di Hamas \u2013 significa attribuire motivazioni spietate e antisemite a coloro che difendono i diritti dei palestinesi. Ci\u00f2, inoltre, contrappone la protezione del popolo ebraico contro il rispetto dei diritti umani e delle leggi internazionali, il che implica giustificare come necessario l&#8217;attuale attacco a Gaza. E invocare l&#8217;Olocausto per respingere i manifestanti che chiedono una &#8220;Palestina libera&#8221; alimenta la repressione della difesa dei diritti umani palestinesi e la confusione dell&#8217;antisemitismo con la critica a Israele\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 in questa prospettiva \u2013 nella quale convergono il fallimento degli appelli alla ragionevolezza e al rispetto dei diritti umani, e la crescente autoaffermazione dell&#8217;opinione pubblica globale, che vanno lette le parole scritte da Bartov nel luglio 2025 (grassetto nostro):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa mia conclusione inevitabile \u00e8 che Israele sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese. <strong>Sono cresciuto in una famiglia sionista, ho vissuto la prima met\u00e0 della mia vita in Israele, ho prestato servizio nell&#8217;esercito israeliano come soldato e ufficiale e ho trascorso gran parte della mia carriera studiando e scrivendo sui crimini di guerra e sull&#8217;Olocausto, quindi \u00e8 stata per me una conclusione dolorosa da raggiungere, a cui ho resistito il pi\u00f9 a lungo possibile. Ma ho tenuto corsi sul genocidio per un quarto di secolo. So riconoscere un genocidio quando lo vedo<\/strong>\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Da storico puntiglioso, Bartov chiarisce qual \u00e8 stato il punto di svolta nella sua lettura della guerra come genocidio:<\/p>\n<p>\u00abIl crimine di genocidio \u00e8 stato definito nel 1948 dalle Nazioni Unite come &#8220;l\u2019intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale&#8221;. Nel determinare cosa costituisce un genocidio, quindi, dobbiamo <em>sia individuare l&#8217;intenzione<\/em> sia mostrare che <em>viene messa in atto <\/em>[corsivo nostro]. Nel caso di Israele, questa intenzione \u00e8 stata espressa pubblicamente da numerosi leader e funzionari pubblici. Ma l&#8217;intenzione pu\u00f2 anche essere dedotta dal metodo delle operazioni sul campo, e questo metodo \u00e8 diventato chiaro nel maggio 2024 \u2013 e poi sempre dei pi\u00f9 \u2013 con la distruzione sistematica della Striscia di Gaza per mano delle forze armate israeliane\u00bb.<\/p>\n<p>Per chi conosce la giurisprudenza sui crimini internazionali e sulla loro condanna, \u00e8 trasparente il riferimento alla sentenza per il genocidio di Srebrenica. In quell&#8217;occasione, infatti, la Corte Penale Internazionale ha affermato che l&#8217;intenzione pu\u00f2 essere dedotta dal complesso delle condotte coordinate in atto: un&#8217;interpretazione giuridica importante, perch\u00e9 di rado si trova, nel caso di genocidio o crimini internazionali, la &#8220;pistola fumante&#8221;: basti pensare che solo da pochi anni \u00e8 stata comprovata, da parte dello storico <strong>Taner Ak\u00e7am<\/strong>, la veridicit\u00e0 dei telegrammi con cui fu avviato il genocidio armeno.<\/p>\n<p>Per inciso, ma non per caso: una delle ultime battaglie combattute \u2013 e in questo caso vinta \u2013 da Raphael Lemkin \u00e8 stata contro un&#8217;interpretazione restrittiva del concetto di responsabilit\u00e0 da parte del governo francese, che avrebbe reso di fatto imperseguibile \u2013 salvo un documento ufficiale scritto con l&#8217;ordine di esecuzione \u2013 i responsabili politici e militari dei genocidi. Si era negli anni in cui, da Lemkin a Sartre, da Fanon a C\u00e9saire, l&#8217;opinione pubblica mondiale denunciava il genocidio francese in Algeria.<\/p>\n<p>Dire, come \u00e8 stato fatto, che quella di Bartov non \u00e8 una prova, ma una deduzione, \u00e8 un sofisma di basso conio, la cui ragione sta nel non conoscere la materia. E questo rimanda al punto da cui ero partito.<\/p>\n<p>Dopo il 7 ottobre 2023 si \u00e8 creata una \u2013 nuova, ennesima \u2013 frattura nel discorso pubblico. In questo caso, fra chi ha capito che, quali che fossero le conoscenze possedute, bisognava rimettersi a studiare, e chi ha creduto di sapere gi\u00e0 tutto, e ha continuato a interpretare un evento radicalmente nuovo con le stesse chiavi di lettura del passato: come don Quixote, ha creduto di trovare nel mondo la conferma del proprio codice cavalleresco, continuando a scambiare mulini per giganti e contadine per principesse.<\/p>\n<p>I bar sport immateriali si sono riempiti di nuove clientele, nelle quali, appoggiati al bancone con un cocktail di qualit\u00e0 analoga alle argomentazioni che si formano e si disfano nel va-e-vieni, si esercita, quando va bene, \u00abl&#8217;arte politica della compassione attentamente calibrata\u00bb, e quando va male quella sorta di cinismo, che spesso scivola nell&#8217;infamia, di risolvere il problema morale di decine di migliaia di civili assassinati con esercizi di benaltrismo, o semplicemente girando la testa altrove.<\/p>\n<p>Col paradosso di ritrovare <a href=\"https:\/\/www.quirinale.it\/elementi\/145003\">nelle parole del presidente Mattarella<\/a> \u2013 come fosse un pericoloso estremista e non un moderato dotato di un minimo di buon senso e di coscienza cristiana \u2013 echi di rivendicazioni, peraltro giustissime, che si gridavano nei cortei tanti anni addietro: che i responsabili di questi crimini non debbano restare impuniti, che debbano, insomma, pagare tutti e pagare tutto.<\/p>\n<p>Se possibile, in una nuova Norimberga.<\/p>\n<p>_<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"https:\/\/neripozza.it\/libro\/9788854533974\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-59233 size-medium\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/i__id13796_mw600__1x-195x300.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/i__id13796_mw600__1x-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/i__id13796_mw600__1x.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a>* <strong>Girolamo De Michele<\/strong> (Taranto, 1961) vive e insegna a Ferrara. Collabora con varie riviste, cartacee e on line, fra cui <em>Il manifesto<\/em>, doppiozero<em>, estense.com<\/em>. Tra le sue pubblicazioni: <em>Storia della bellezza<\/em>, a cura di e in collaborazione con Umberto Eco (2004); <em>La scuola \u00e8 di tutti. Ripensarla, costruirla, difenderla <\/em>(2010); <em>Filosofia. Corso di sopravvivenza <\/em>(2011); la curatela dell\u2019autobiografia in tre volumi di Toni Negri <em>Storia di un comunista <\/em>(2015-20); <em>If the Kids are United. Musica e politica tra i 60 e gli 80<\/em>, con Fant Precario (2017) e <em>Un delitto di regime. Vita e morte di don Minzoni, prete del popolo (2023)<\/em>; e i romanzi <em>Tre uomini paradossali <\/em>(2004), <em>Scirocco <\/em>(2005), <em>La visione del cieco <\/em>(2008), <em>Con la faccia di cera <\/em>(2008), <em>Le cose innominabili <\/em>(2019) e <em>Lo scacchista del diavolo <\/em>(2023).<br \/>\nIl suo nuovo libro si intitola <a href=\"https:\/\/neripozza.it\/libro\/9788854533974\"><em>Il profeta insistente. Raphael Lemkin, l\u2019uomo che invent\u00f2 la parola genocidio<\/em><\/a>. Lo presenter\u00e0 alla libreria Modo Infoshop di <strong>Bologna<\/strong>, in dialogo con <strong>Wu Ming 1<\/strong>, luned\u00ec 1 dicembre, h.17:45.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Girolamo De Michele * Quando Omer Bartov ha pubblicato il suo intervento sul New York Times del 27 luglio scorso \u00abI&#8217;m a Genocide Scholar. 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