{"id":56365,"date":"2024-12-02T10:00:12","date_gmt":"2024-12-02T09:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=56365"},"modified":"2025-07-20T16:36:09","modified_gmt":"2025-07-20T14:36:09","slug":"tornare-nel-delta-al-tempo-della-crisi-climatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2024\/12\/tornare-nel-delta-al-tempo-della-crisi-climatica\/","title":{"rendered":"Tornare nel Delta al tempo della crisi climatica. Per cambiare gli sguardi e i metodi d&#8217;intervento sui territori"},"content":{"rendered":"<div align=\"center\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"https:\/\/www.terrestres.org\/2025\/07\/19\/depuis-le-delta-du-po-regarder-en-face-la-crise-climatique\/\"><strong>En fran\u00e7ais aussi<\/strong><\/a><\/span><\/div>\n<div id=\"attachment_56420\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/flood.firetree.net\/?ll=45.1475,11.7861&amp;zoom=8&amp;m=1&amp;type=hybrid\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56420\" class=\"wp-image-56420\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/altoadriaticosommerso2100.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"472\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/altoadriaticosommerso2100.png 1049w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/altoadriaticosommerso2100-300x202.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/altoadriaticosommerso2100-1024x690.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/altoadriaticosommerso2100-768x518.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-56420\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;Italia nord-orientale nell&#8217;anno 2100 con l&#8217;Adriatico pi\u00f9 alto di 1 metro rispetto a oggi. <a href=\"https:\/\/flood.firetree.net\/?ll=45.1475,11.7861&amp;zoom=8&amp;m=1&amp;type=hybrid\">Mappa interattiva curata\u00a0dall&#8217;artista <strong>Alex Tingle<\/strong><\/a> a partire dal 2006.<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[<em>Tornare nel Delta al tempo della crisi climatica<\/em> \u00e8 stato distribuito per la prima volta in forma di opuscolo il 31 ottobre 2024, alla Factory Gris\u00f9 di Ferrara, durante la prima presentazione del romanzo di Wu Ming 1 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/gli-uomini-pesce-di-wu-ming-1-florilegio\/\"><em>Gli uomini pesce<\/em><\/a>. La diffusione del documento \u00e8 proseguita a novembre, cogliendo le occasioni di altri eventi nel basso ferrarese, in Polesine, nella bassa bolognese. Oggi appare per la prima volta on line e ci auguriamo che viaggi, faccia discutere, solleciti prese di parola in altri territori. Lo ha scritto un&#8217;informale e multidisciplinare accolita ed \u00e8 il primo frutto di un biennio di discussioni, letture condivise e soprattutto erranze nei territori qui descritti. Buona lettura, buoni vagabondaggi. <strong>WM<\/strong>]\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">di <strong>Sandro Abruzzese<\/strong> (insegnante e scrittore); <strong>Marco Belli<\/strong> (insegnante, scrittore e fotografo, direttore artistico di Elba Book Festival); <strong>Davide Carnevale<\/strong> (ricercatore e docente di antropologia visuale, Universit\u00e0 di Ferrara); <strong>Cassandra Fontana<\/strong> (ricercatrice in studi urbani, Universit\u00e0 di Firenze); <strong>Sergio Fortini<\/strong> (architetto-urbanista, co-fondatore di Metropoli di Paesaggio); <strong>Marco Manfredi<\/strong> (attore, viandante, studioso dei rapporti tra cinema, narrazioni e territorio); <strong>Michele Nani<\/strong> (storico, ricercatore Consiglio Nazionale delle Ricerche &#8211; Ferrara); <strong>Giuseppe Scandurra<\/strong> (antropologo, Universit\u00e0 di Ferrara) e <strong>Wu Ming 1<\/strong> (scrittore e saggista, originario del Basso Ferrarese)<\/span><\/p>\n<p>Si tramanda che nel secolo scorso, nelle miniere di carbone di varie parti del mondo, a fronte del pericolo rappresentato dal gris\u00f9 e in assenza di sistemi di ventilazione, i minatori portassero con s\u00e9 un canarino in gabbia. Molto pi\u00f9 piccolo e dunque pi\u00f9 sensibile al gas, il canarino cominciava ad agonizzare ben prima che i minatori sentissero gli effetti di quel che stavano inalando. Quando l&#8217;uccello cominciava a soffocare, era segno che la miniera andava evacuata.<\/p>\n<p>Da qui la nota metafora del \u00abcanarino nella miniera\u00bb, usata anche dal meteorologo <strong>Luca Mercalli<\/strong> durante una conferenza di alcuni anni fa, in un centro del Basso Ferrarese <sup><span style=\"font-size: small;\">[1]<\/span><\/sup>. Il Delta \u00e8 il canarino, ovvero l&#8217;area pi\u00f9 esposta, quella a cui guardare per capire meglio gli effetti del cambiamento climatico.<!--more--><\/p>\n<h5><strong>1. Per Delta del Po qui intendiamo<\/strong><\/h5>\n<p>Per Delta del Po qui intendiamo il Delta storico, o Delta grande, l&#8217;area geografica plasmata nel corso dei secoli dalle piene ed esondazioni del fiume, e dal progressivo spostarsi verso Nord del suo ramo principale.<\/p>\n<p>Il Delta grande \u00e8 un ventaglio di alvei in cui il fiume ancora scorre, di altri che il fiume ha abbandonato, spesso invisibili a occhio nudo, e di altri ancora divenuti artificiali, ovvero trasformati in canali, com&#8217;\u00e8 accaduto al Po di Volano.<\/p>\n<p>Il Delta grande non ha confini tracciati con esattezza, ma di sicuro include la parte orientale del Polesine rodigino, la parte orientale della provincia di Ferrara e parte della provincia di Ravenna. Lungo la costa si estende dal confine settentrionale del comune di Rosolina \u2013 ovvero l&#8217;ultimo tratto dell&#8217;Adige \u2013 fino al confine meridionale del comune di Cervia. In quest&#8217;area, contando solo i residenti, vive quasi un milione di persone.<\/p>\n<p>Il Delta \u00e8 un&#8217;area geostorica, geoeconomica, geoculturale con caratteristiche proprie, caratterizzata dalla presenza di zone umide residuali, scampate alle bonifiche, e dalla pericolosit\u00e0 idraulica, e distinta dal resto d&#8217;Italia \u2013 paese in prevalenza montuoso e collinare <sup><span style=\"font-size: small;\">[2]<\/span><\/sup> \u2013\u00a0dalla presenza assoluta della pianura.<\/p>\n<h5><strong>2. Vicoli ciechi in comune<\/strong><\/h5>\n<p>I territori del Delta hanno storie e problemi simili. Ad accomunarli \u00e8 anche il fatto di aver imboccato vicoli ciechi, di aver scommesso su modelli di sviluppo locale che ora vanno ripensati: turismo balneare di massa, una certa agricoltura intensiva, un certo sviluppo industriale. Alcuni modelli si sono rivelati da tempo fallimentari,\u00a0e i territori li hanno pagati con emigrazione e spopolamento; altri hanno generato ritorni economici per qualche decennio, ma ora si rivelano insostenibili, anzi, catastrofici.<\/p>\n<p>\u00c8 il caso della trasformazione, avvenuta a partire dal XIX secolo, della bassa padana da zone umide in distesa di terre coltivabili. Un processo che non pu\u00f2 mai dirsi concluso, sempre aperto e reversibile, che rende la zona del Delta particolarmente fragile sotto vari aspetti ambientali e sociali.<\/p>\n<h5><strong>3. In terra di bonifiche<\/strong><\/h5>\n<div id=\"attachment_56419\" style=\"width: 250px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.unive.it\/data\/16437\/1\/77494\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56419\" class=\"wp-image-56419 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/cavallo-240120.png\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"120\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-56419\" class=\"wp-caption-text\">Federica Letizia Cavallo (1973-2023)<\/p><\/div>\n<p>Siamo cresciuti o ci siamo trasferiti o lavoriamo in terra di bonifiche. Vivevamo o transitavamo ogni giorno accanto agli impianti idrovori e ad altre tecnologie di gestione delle acque, ma a lungo non ci abbiamo pensato, a lungo abbiamo dato per scontato quest\u2019assetto del territorio, questo complesso \u00abterritorio-macchina\u00bb, per citare la geografa <strong>Federica Letizia Cavallo<\/strong> <sup><span style=\"font-size: small;\">[3]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Davamo per scontata la terra, l&#8217;emerso, il paesaggio bassopadano, e invece vivevamo dentro una parentesi tra sommerso e, mutatis mutandis, di nuovo sommerso.<\/p>\n<h5><strong>4. Parentesi si aprono e si chiudono<\/strong><\/h5>\n<p>Rapportando ogni durata a quella delle nostre vite, percepiamo come di lungo corso fenomeni che in realt\u00e0 si sono manifestati solo di recente, magari poco prima che nascessimo. Per gli stessi motivi, diamo quei fenomeni per scontati e avvertiamo come compiuti, definitivi i processi da cui dipendono, anche quando sono ancora in corso e pi\u00f9 che mai aperti.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel secolo scorso l&#8217;idea di una temporalit\u00e0 unica e lineare \u00e8 stata messa in crisi in ogni campo del sapere. Sopravvive solo nell&#8217;idea di sviluppo che impregna le politiche economiche. Le temporalit\u00e0 sono multiple, parentesi si aprono e si chiudono e stanno dentro o accanto ad altre parentesi. La storia del mondo \u00e8 compresenza di tempi.<\/p>\n<h5><strong>5. Non capiamo davvero le bonifiche se non&#8230;<\/strong><\/h5>\n<p>Non capiamo davvero cosa siano state le bonifiche, nelle loro diverse fasi, e cosa ci abbiano lasciato, se non teniamo conto delle loro contraddizioni interne, di come si imposero, di quali resistenze dovettero sbaragliare e da quali altre resistenze furono fermate al mutare della situazione e delle sensibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Nei discorsi correnti sulle bonifiche agisce un errore di ragionamento noto come <em>survivor bias<\/em> o \u00abpregiudizio di sopravvivenza\u00bb: per valutare una situazione si prendono in esame solo gli elementi rimasti dopo un processo di selezione, che non necessariamente veicolano pi\u00f9 informazione di quelli non sopravvissuti. Ci\u00f2 che \u00e8 stato soppresso, ed \u00e8 rimasto a lungo fuori dalla rappresentazione dominante, nondimeno \u00e8 oggetto di ricerca storica e portatore di sapere. Una volta recuperato ci parla, arricchisce la nostra conoscenza e la nostra presa sulla realt\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-56429\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/101._Ribelli__qu_4e958c38369ed.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"293\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/101._Ribelli__qu_4e958c38369ed.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/101._Ribelli__qu_4e958c38369ed-205x300.jpg 205w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Nel XIX secolo, il Delta e l&#8217;area Nord-Adriatica in generale conobbero resistenze popolari alle bonifiche, che con violenza cancellavano usi civici ed economie locali e disgregavano comunit\u00e0. Grazie allo storico <strong>Piero Brunello<\/strong>, conosciamo la lotta contro le bonifiche delle valli di Cona e Cavarzere, oggi nella citt\u00e0 metropolitana di Venezia, durata dal 1853 al 1861 <sup><span style=\"font-size: small;\">[4]<\/span><\/sup>. Nota \u00e8 anche l&#8217;opposizione di parte della popolazione di Massa Fiscaglia, nel Basso Ferrarese, alla bonifica della valle Volta, battaglia condotta con ogni mezzo e durata dal 1874 al 1880 <sup><span style=\"font-size: small;\">[5]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Altre lotte, stavolta condotte da associazioni ambientaliste e per la tutela del territorio, come <strong>Italia Nostra<\/strong>, furono combattute esattamente cent&#8217;anni dopo, a met\u00e0 degli anni Settanta del XX secolo, nel Delta ferrarese, quand&#8217;era ormai chiaro che l&#8217;Ente Delta Padano stava procedendo col pilota automatico, con l&#8217;intento di prosciugare ogni zona umida ancora esistente, in primis le valli di Comacchio, in nome di modelli di sviluppo che oramai mostravano la corda. La mutata percezione e consapevolezza fu un fattore determinante, le ultime bonifiche in programma non ebbero luogo <sup><span style=\"font-size: small;\">[6]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<h5><strong>6. Conoscenza &#8220;aumentata&#8221;<\/strong><\/h5>\n<p>Questa conoscenza &#8220;aumentata&#8221; si arricchisce di quanto allora non si sapeva; oggi \u00e8 acclarato: le zone umide sono tra gli ecosistemi che meglio immagazzinano anidride carbonica: una palude ne sequestra cinque volte pi\u00f9 di una foresta. Le zone umide coprono solo l&#8217;1% della superficie del pianeta, ma catturano CO<sub><span style=\"font-size: small;\">2<\/span><\/sub> cinquecento volte pi\u00f9 di quanto facciano gli oceani <sup><span style=\"font-size: small;\">[7]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Col senno di poi, le bonifiche di paludi e valli salse hanno contribuito ad accelerare il riscaldamento globale. Questa consapevolezza, fra molte altre oggi ineludibili, suggerisce la necessit\u00e0 di studiare le esperienze di ripristino di zone umide nel territorio deltizio come in altre zone del mondo, per configurare prassi di intervento future.<\/p>\n<h5><strong>7. Un&#8217;altra parentesi: vivere sulla costa<\/strong><\/h5>\n<p>Anche la &#8220;litoralizzazione&#8221; della popolazione, fenomeno perlopi\u00f9 avvenuto nel Novecento, sta dentro una parentesi. Oggi vediamo che il mare si innalza, e il suo innalzamento \u00e8 un problema anche perch\u00e9 il fenomeno colpisce centri abitati, talvolta densamente abitati. Un tempo, quando, fatta eccezione per alcune localit\u00e0 portuali, i litorali erano liberi da presenze umane, non ce ne saremmo accorti, mentre oggi questa parentesi di coste popolate rischia di chiudersi in modo catastrofico.<\/p>\n<h5><strong>8. Wasteocene<\/strong><\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-56423\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Armiero_Wasteocene.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Armiero_Wasteocene.jpeg 250w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Armiero_Wasteocene-198x300.jpeg 198w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Allo storico dell\u2019ambiente <strong>Marco Armiero<\/strong> dobbiamo il concetto di <em>wasteocene<\/em> <sup><span style=\"font-size: small;\">[8]<\/span><\/sup>, a intendere non solo l&#8217;era dell\u2019immane accumulo di spazzatura ma l&#8217;era incentrata sugli <em>scarti<\/em>, intesi come relazioni di esclusione, dentro le quali determinate comunit\u00e0 e localit\u00e0 sono designate come sacrificabili. Su queste comunit\u00e0 vengono scaricati, spesso letteralmente, i &#8220;costi esterni&#8221; dello sviluppo, ovvero l&#8217;inquinamento, i residui tossici, le merci giunte alla fine del loro ciclo e divenute immondizia.<\/p>\n<p>Per sua natura e collocazione, il Delta \u00e8 oggi il penultimo ricettacolo \u2013 l&#8217;ultimo \u00e8 il mare Adriatico \u2013 dei costi esterni dello sviluppo della val Padana. Lo \u00e8 materialmente, perch\u00e9 il Po e gli altri corsi d&#8217;acqua arrivano al mare pieni di scarichi di industria e agroindustria, e culturalmente, in quanto espressione di un&#8217;Italia minore, subalterna.<\/p>\n<p>Nella storia d&#8217;Italia, i pubblici poteri hanno spinto per fare della val padana l&#8217;area industriale per eccellenza. Per ottenere questi risultati si sono spinti alla migrazione milioni di persone, prima dalle aree interne dello stesso Nord, poi dal meridione, esacerbando i gi\u00e0 esistenti squilibri tra Nord e Sud Italia, poi dall&#8217;Est Europa e dal Sud del mondo.<\/p>\n<p>Ora il territorio paga quelle scelte, fa i conti con politiche economiche che lo hanno devastato e con concentrazioni mefitiche di particolati. La pianura padana \u00e8 di gran lunga la zona pi\u00f9 inquinata dell\u2019Europa occidentale e tra le pi\u00f9 inquinate dell\u2019intero continente <sup><span style=\"font-size: small;\">[9]<\/span><\/sup>. \u00c8 l&#8217;area con pi\u00f9 morti premature causate da eccessive concentrazioni di ozono, NO<sub><span style=\"font-size: small;\">2<\/span><\/sub>. (biossido di azoto) e pm<sub><span style=\"font-size: small;\">2.5<\/span><\/sub> (polveri sottili)<sup><span style=\"font-size: small;\">[10]<\/span><\/sup>. \u00c8 la zona di gran lunga pi\u00f9 cementificata del Paese<sup><span style=\"font-size: small;\">[11]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-53763\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Padan_gas_chamber.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"773\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Padan_gas_chamber.png 543w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/11\/Padan_gas_chamber-272x300.png 272w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<h4><strong>Il Basso Ferrarese<\/strong><\/h4>\n<h5><strong>9. Un focus territoriale preciso<\/strong><\/h5>\n<p>Occorre un focus territoriale preciso per pensare e agire in un luogo determinato. Al tempo stesso, lavorare in modo centripeto ha senso solo se ha esiti anche centrifughi. Partire dal Basso Ferrarese e al contempo allargare il focus a tutto il Delta e oltre.<\/p>\n<p>Il Basso Ferrarese va dal capoluogo di provincia al mare, con il Po a settentrione e il Reno a meridione. Po e Reno sono confini aperti: torniamo a concepire i fiumi come erano un tempo: luoghi di attraversamento e scambio.<\/p>\n<div id=\"attachment_56424\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56424\" class=\"wp-image-56424\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/fossadeiMasi-scaled.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/fossadeiMasi-scaled.jpeg 2560w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/fossadeiMasi-300x169.jpeg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/fossadeiMasi-1024x577.jpeg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/fossadeiMasi-768x433.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-56424\" class=\"wp-caption-text\">La Fossa dei Masi (\u00abLa Masia\u00bb) fotografata nei pressi di Maiero (FE), da ovest verso la valle del Mezzano.<\/p><\/div>\n<h5><strong>10. Il territorio con meno consumo di suolo<\/strong><\/h5>\n<p>La grande anomalia del Basso Ferrarese, anomalia che oggi pu\u00f2 essere rovesciata in vantaggio, \u00e8 che per vari motivi \u2013 non per le virt\u00f9 di chi ha amministrato, ma per dinamiche storiche complesse \u2013 \u00e8 rimasto il territorio con meno consumo di suolo di tutta la val Padana, esclusa ovviamente la ferita dei Lidi, speculazione edilizia partita negli anni Sessanta e accelerata a partire dagli Ottanta.<\/p>\n<h5><strong>11. \u00abNiente da vedere\u00bb?<\/strong><\/h5>\n<p>Quello del Basso Ferrarese \u00e8 un paesaggio in larga parte &#8220;ingegnerizzato&#8221;, costruito con le bonifiche, e a una prima occhiata sembra perfettamente vuoto e liscio, privo di segni particolari, di quelli che il geografo <strong>Eugenio Turri<\/strong> chiam\u00f2 \u00abiconemi\u00bb<sup><span style=\"font-size: small;\">[12]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>\u00abNon c\u2019\u00e8 niente da vedere\u00bb \u00e8 il clich\u00e9 che rovesciamo nelle nostre perlustrazioni. Perch\u00e9 \u00e8 alle occhiate successive che questo territorio sorprende, mostrandosi pieno di dettagli, striato, sottilmente corrugato da dislivelli (argini, catini di valli bonificate, paleoalvei di fiumi), realt\u00e0 nascoste e &#8220;aree di incertezza&#8221;. E gli iconemi abbondano, dai manufatti della bonifica alle case abbandonate, di cui la provincia oggi \u00e8 gremita.<\/p>\n<p>Inoltre, le aree naturali e protette coprono il 13% del territorio della provincia. In gran parte sono zone umide sopravvissute alla febbre prosciugatrice.<\/p>\n<div id=\"attachment_56449\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56449\" class=\"wp-image-56449\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/cannevie.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/cannevie.png 1116w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/cannevie-300x168.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/cannevie-1024x573.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/cannevie-768x429.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-56449\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;oasi di Cannevi\u00e9, valle salmastra nel Delta ferrarese.<\/p><\/div>\n<p>Per non dire di certi anfratti lungo il grande fiume, interzone senza alcuna giurisdizione dove chiss\u00e0 cosa accade, luoghi dove si fermano e si formano comunit\u00e0 inaspettate.<\/p>\n<h5><strong>12. Spaesamenti<\/strong><\/h5>\n<p>L&#8217;emigrazione, la conseguente rarefazione sociale e la perdita del senso dell&#8217;abitare hanno creato spaesamento. In parole povere, chi vive in queste lande non conosce pi\u00f9 il territorio. C&#8217;\u00e8 un bisogno di ri-conoscerlo, perch\u00e9, anche senza esserne del tutto consci, ci si sente espropriati.<\/p>\n<h4><strong>Territori di margine,\u00a0territori inespressi<\/strong><\/h4>\n<h5><strong>13. Senza voce<\/strong><\/h5>\n<p>Il Delta del Po \u00e8 un territorio di margine, un territorio inespresso. I territori di margine sono subalterni \u2013 economicamente, socialmente, culturalmente \u2013 al mondo urbano e agli immaginari metropolitani, a un\u2019unica idea di modernit\u00e0. Subalterni, perci\u00f2 inabilitati \u2013 usiamo qui una categoria del sociologo <strong>Franco Cassano<\/strong> \u2013 a essere soggetti di pensiero. Faticando a trovare una voce propria pur avendo proprie specificit\u00e0 e peculiarit\u00e0, sono territori il cui futuro rimane inespresso.<\/p>\n<p>In queste zone le disfunzioni della modernit\u00e0 vengono spiegate non con ragioni strutturali, ma attraverso stereotipi e pregiudizi. Ne derivano complessi di inferiorit\u00e0 e spinte all&#8217;emulazione: dalle citt\u00e0 e dalla civilt\u00e0 tecnologica si mutua l&#8217;amore per il potere e il \u00absuccesso\u00bb in ogni loro manifestazione. Dalle zone di prosperit\u00e0 economica si desumono modelli congetturalmente \u00abesportabili\u00bb: ne \u00e8 esempio calzante la storia dei Lidi Ferraresi, goffa e tardiva riproduzione di un modello di turismo ad alto impatto ambientale <sup><span style=\"font-size: small;\">[13]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Per l&#8217;incapacit\u00e0 di rispondere all&#8217;immaginario mediatico, a una rappresentazione del mondo unidimensionale e alle aspettative delle generazioni pi\u00f9 giovani, i territori di margine sono afflitti da spopolamento, abbandono, depressioni, anomia. Subiscono i processi e i progetti dall\u2019alto e barattano la chimera del lavoro con l&#8217;inquinamento, le grandi opere impattanti, magari col diventare discarica per rifiuti speciali. I territori di margine sono sugli Appennini, sulle Alpi, su isole, lungo frontiere, nella bassa depressa.<\/p>\n<h5><strong>14. In perenne attesa di pseudosoluzioni<\/strong><\/h5>\n<p>Nella crisi climatica, i territori di margine sono percossi e attoniti. Ne subiscono le conseguenze in modo immediato, partendo da situazioni gi\u00e0 svantaggiate. Sono vittime di modelli eteronimi. Influenzati da pesanti interdipendenze, non vengono resi autonomi soggetti di pensiero. Possono solo attendere soluzioni da fuori, sempre pensate come tecno-rattoppi.<\/p>\n<h4><strong>\u01eauello che incombe<\/strong><\/h4>\n<h5><strong>15. Il ritorno del mare<\/strong><\/h5>\n<p>Tutta la costa occidentale dell&#8217;Alto Adriatico e il suo entroterra di pianura sono territori in bilico di fronte all&#8217;aggravarsi della crisi climatica. Sempre pi\u00f9 studi confermano che nel corso del XXI secolo l&#8217;innalzamento del livello dell&#8217;Adriatico (eustatismo) \u2013 unito alla subsidenza del suolo e ad altri fenomeni in corso \u2013 sconvolger\u00e0 l&#8217;intera area che va dalle Marche al golfo di Trieste.<\/p>\n<h5><strong>16. Il MOSE e il veneziacentrismo<\/strong><\/h5>\n<p>Da decenni il discorso pubblico nazionale si incentra su Venezia, luogo emblematico quando si parla di \u00abacqua alta\u00bb.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 chi spera che con le dighe mobili del MOSE il problema sia in gran parte risolto. Questo approccio \u00e8 viziato nelle premesse da quello che <strong>Evgenji Morozov<\/strong> chiama \u00absoluzionismo tecnologico\u00bb, la soppressione dei sintomi senza diagnosi del male, l&#8217;illusione che si possano mitigare gli effetti senza intervenire sulle cause<sup><span style=\"font-size: small;\">[14]<\/span><\/sup>.<\/p>\n<p>Inoltre, il dibattito sul MOSE \u00e8 sempre stato &#8220;veneziacentrico&#8221;, come se la laguna di Venezia non fosse parte di un ben pi\u00f9 vasto sistema di zone umide e territori in bilico tra terra e acqua. Invece, se il caso Venezia ha un valore, lo ha come sineddoche, come parte per il tutto. A nord e a sud della citt\u00e0, lungo pi\u00f9 di trecento chilometri di costa, il territorio rischia la medesima sorte. La differenza \u00e8 che la rischia nel silenzio e nell\u2019inconsapevolezza diffusa. E a che servir\u00e0 il MOSE se l&#8217;acqua entrer\u00e0 e dilagher\u00e0 tutt&#8217;intorno?<\/p>\n<div id=\"attachment_56422\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56422\" class=\"wp-image-56422\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Mose-barriera-di-protezione-Venezia.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Mose-barriera-di-protezione-Venezia.jpg 1200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Mose-barriera-di-protezione-Venezia-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Mose-barriera-di-protezione-Venezia-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Mose-barriera-di-protezione-Venezia-768x432.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-56422\" class=\"wp-caption-text\">Venezia, una diga mobile del MOSE (Modulo Sperimentale Elettromeccanico).<\/p><\/div>\n<h5><strong>17. Al di qua della cifra tonda<\/strong><\/h5>\n<p>Le stime vanno dai +80 ai +140 centimetri di innalzamento dell&#8217;Adriatico entro il 2100<sup><span style=\"font-size: small;\">[15]<\/span><\/sup>. Carte topografiche realizzate ad hoc mostrano l&#8217;ipotetica situazione in quell&#8217;anno: l&#8217;attuale linea di costa \u00e8 svanita, l&#8217;acqua ha fatto ingresso nell&#8217;entroterra, anche \u2013 in alcune fasce di territorio, come nei polesini veneti e ferraresi \u2013 per decine di chilometri. Va ricordato che il 44% della provincia di Ferrara \u00e8 sotto il livello del mare.<\/p>\n<p>La cifra tonda, 2100, aiuta a produrre uno scatto, nella molteplice accezione del termine: sussulto improvviso, rapido passo in avanti nella percezione del problema e fotografia di un momento che permette uno sguardo d&#8217;insieme; al tempo stesso, per\u00f2, distoglie l&#8217;attenzione dal fatto che tali processi stanno gi\u00e0 avvenendo e continueranno anche dopo quella data.<\/p>\n<h5><strong>18. Le conseguenze<\/strong><\/h5>\n<p>Le conseguenze. Abbandono degli insediamenti costieri e del vicino entroterra. Migrazioni climatiche verso altre parti d&#8217;Italia o verso l&#8217;estero. Perdita di migliaia di ettari di terreni agricoli. Perdita di falde d&#8217;acqua potabile. Distruzione di ecosistemi d&#8217;acqua dolce e di aree naturali e protette, come quelle dei due parchi regionali del Delta del Po, della laguna di Venezia, della laguna di Marano e Grado, ecc. Un cambiamento climatico epocale.<\/p>\n<h5><strong>19. Non \u00e8 solo \u00abacqua\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>\u00c8 importante tenere in mente che non stiamo parlando di &#8220;acqua&#8221;, ma di melma tossica e infetta. Il litorale nordadriatico \u00e8 densamente urbanizzato e industrializzato. Il mare attraverserebbe aree edificate, ergo farebbe scoppiare fognature, trascinerebbe con s\u00e9 rifiuti, prodotti chimici, carburanti, plastiche di ogni genere, carcasse di animali, come ha fatto nel 2023 e nel 2024. Quel che si \u00e8 visto a Conselice, cittadina romagnola rimasta soffocata per settimane da fango pregno di ogni sorta di veleni e cocktail batteriologici, va elevato a diversi ordini di grandezza.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 impetuosa piena di un corso d&#8217;acqua appenninico \u00e8 niente se paragonata alla massa d&#8217;acqua di un mare: non solo l&#8217;inquinamento dell&#8217;Adriatico aumenterebbe esponenzialmente, ma si creerebbero delle &#8220;grandi Conselice&#8221;, vaste aree &#8220;anfibie&#8221; prigioniere della melma, i cui miasmi arriverebbero a molti chilometri di distanza.<\/p>\n<div id=\"attachment_56430\" style=\"width: 960px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56430\" class=\"wp-image-56430 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Conselice.jpeg\" alt=\"\" width=\"950\" height=\"551\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Conselice.jpeg 950w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Conselice-300x174.jpeg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Conselice-768x445.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 950px) 100vw, 950px\" \/><p id=\"caption-attachment-56430\" class=\"wp-caption-text\">La melma di Conselice, maggio 2023.<\/p><\/div>\n<h5><strong>20. Intanto&#8230;<\/strong><\/h5>\n<p>Questo lo scenario ipotizzato in completa assenza di interventi. Intanto l&#8217;innalzamento del mare \u00e8 gi\u00e0 in corso e ritenuto, in larga misura, ineluttabile. Sta gi\u00e0 avvenendo.<\/p>\n<h4><strong>\u01eauel che sta gi\u00e0 avvenendo<\/strong><\/h4>\n<h5><strong>21. Avanguardie del mare che avanza<\/strong><\/h5>\n<p>Cuneo salino, nubifragi sempre pi\u00f9 intensi e mareggiate sono le avanguardie del mare che avanza, e manifestazioni della stessa crisi climatica.<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-variant: small-caps;\">i.<\/span><\/strong> Cuneo salino: nei periodi di siccit\u00e0 i fiumi si indeboliscono, il mare risale i loro corsi e li riempie di sale, con gravi ripercussioni sugli ecosistemi, sull&#8217;agricoltura e sulle falde di acqua potabile.<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-variant: small-caps;\">ii.<\/span><\/strong> Nubifragi, spesso del tipo <em>downburst<\/em>, spesso confusi con le trombe d&#8217;aria. La loro maggiore intensit\u00e0 e frequenza \u00e8 sintomo del nuovo clima. L&#8217;Adriatico \u00e8 sempre pi\u00f9 caldo: nel corso dell&#8217;estate 2024 ha raggiunto pi\u00f9 volte i 30\u00b0. Aumentano cos\u00ec l&#8217;evaporazione e l&#8217;umidit\u00e0 nell&#8217;atmosfera. Quando arrivano correnti pi\u00f9 fredde, il loro impatto con l&#8217;aria calda e umida sprigiona grandi quantit\u00e0 di energia e causa precipitazioni violente. Quelle che i media chiamano \u00abbombe d&#8217;acqua\u00bb.<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-variant: small-caps;\">iii.<\/span><\/strong> Subsidenza ed erosione della costa: mentre il suolo continua ad abbassarsi per un concorso di cause naturali e antropiche, la cementificazione e l&#8217;impatto del turismo intensivo erodono il litorale, che \u00e8 sempre pi\u00f9 vulnerabile di fronte a mareggiate e altri eventi \u00abestremi\u00bb, in realt\u00e0 ormai ricorrenti e parte di una nuova &#8220;normalit\u00e0&#8221;.<\/p>\n<h5><strong>22. Le \u00abnotizie\u00bb sono un problema<\/strong><\/h5>\n<p>I mezzi d&#8217;informazione &#8220;spacchettano&#8221; la crisi climatica in unit\u00e0 discrete, in episodi distinti chiamati \u00abnotizie\u00bb e trattati con attenzione ed enfasi diverse. Ad esempio, siccit\u00e0 e \u00abbombe d\u2019acqua\u00bb sono momenti di un unico fenomeno, detto <em>effetto<\/em> <em>whiplash<\/em> o colpo di frusta, ma la prima colpisce l&#8217;attenzione meno delle seconde.<\/p>\n<p>La siccit\u00e0 ipoteca il nostro futuro in maniera differita, le si dedicano notizie illustrate con foto di fiumi in secca, ma non fora lo schermo, soprattutto in citt\u00e0, lontano da dove si coltiva il cibo e dagli ecosistemi in sofferenza. Finch\u00e9 dal rubinetto di casa esce l&#8217;acqua, il problema non \u00e8 adeguatamente percepito.<\/p>\n<p>Nubifragi e alluvioni, invece, ci colpiscono subito e direttamente. I loro effetti sono visibili e tangibili, quindi la loro copertura giornalistica \u00e8 gridata, emotiva, sensazionalistica e di norma scollegata dalla siccit\u00e0. Questa separazione impedisce di cogliere l&#8217;intimo nesso tra i due fenomeni, e la totalit\u00e0 del processo.<\/p>\n<h5><strong>23. Non va difeso il territorio <em>com&#8217;\u00e8 oggi<\/em><\/strong><\/h5>\n<p>Quello che incombe non si pu\u00f2 affrontare prolungando le stesse logiche del presente che hanno generato il disastro, confidando in espedienti di corto respiro ed escamotages tecnologici. La crisi climatica non \u00e8 un problema di momentanea inadeguatezza tecnologica: \u00e8 crisi sociale, esito di un modello socioeconomico sbagliato, accumulo di contraddizioni dell\u2019attuale modo di produzione.<\/p>\n<p>La logica del rattoppo, del soluzionismo tecnologico a difesa dell&#8217;esistente \u00e8 del tutto inadeguata.<\/p>\n<p>La risposta pi\u00f9 facile e frettolosa a quello che incombe consister\u00e0 nell&#8217;installare dighe e paratoie mobili in stile MOSE, nell&#8217;aumentare e potenziare gli impianti idrovori ecc.<br \/>\nTutto ci\u00f2 per difendere il territorio com&#8217;\u00e8 oggi. Ma \u00abcom\u2019\u00e8 oggi\u00bb \u00e8 parte del problema. Quel che ci dice la crisi climatica \u00e8 che il territorio va radicalmente ripensato e trasformato.<\/p>\n<p>Una &#8220;federazione&#8221; dei territori inespressi sarebbe il soggetto pi\u00f9 qualificato per tale ripensamento, in grado di disegnare una linea d&#8217;orizzonte plausibile d&#8217;intervento.<\/p>\n<h5><strong>24. Inconsapevolezza<\/strong><\/h5>\n<p>Nei territori che da qui al 2100 subiranno l&#8217;avanzata dell\u2019Adriatico, la consapevolezza della situazione va dal minimo all&#8217;inesistente. L&#8217;inadeguatezza della conoscenza e della percezione di fronte al disastro climatico non \u00e8 certo un problema solo locale: \u00e8 planetario. Ma nelle zone di cui ci stiamo occupando presenta caratteristiche peculiari.<\/p>\n<h5><strong>25. Quattro messe a fuoco<\/strong><\/h5>\n<p>Stiamo ragionando e ipotizzando modalit\u00e0 di intervento, alternando quattro diverse messe a fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Territori di margine \u2192 Area Nord-Adriatica \u2192 Delta del Po \u2192 Basso Ferrarese<\/p>\n<h4><strong>Il Delta come luogo di sperimentazione nel vivo della crisi climatica (Appunti)<\/strong><\/h4>\n<h5><strong>26. Quando il Delta era una causa per cui lottare<\/strong><\/h5>\n<p>All&#8217;inizio degli anni Cinquanta del XX secolo una nuova generazione di intellettuali e artisti ferraresi e non solo decise di occuparsi del Delta per farne un grande tema nazionale. Quelle figure fecero del Delta la loro \u00abquestione meridionale\u00bb. Viaggiando verso est scoprirono un Sud, un territorio di margine a poche decine di chilometri dalla loro citt\u00e0.<\/p>\n<p>Di quella campagna culturale e politica resta attuale l\u2019intento di trasformare la percezione di un territorio &#8220;marginale&#8221; in un luogo centrale per l&#8217;analisi, il cambiamento e il riscatto sociale.<\/p>\n<div id=\"attachment_56431\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-56431\" class=\"wp-image-56431\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Deltapadano.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Deltapadano.png 765w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/Deltapadano-300x171.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-56431\" class=\"wp-caption-text\">Fotogramma del documentario <em>Delta padano<\/em> di Florestano Vancini (1951).<\/p><\/div>\n<h5><strong>27. Settant&#8217;anni dopo<\/strong><\/h5>\n<p>Settant&#8217;anni dopo \u00e8 di nuovo necessario fare del Delta padano un grande tema, nazionale e non solo. Le condizioni sono drasticamente mutate e ne siamo consci: negli anni Cinquanta dietro gli intellettuali &#8220;deltizi&#8221; c\u2019erano partiti di sinistra, forze sindacali e altri soggetti collettivi vicini al movimento operaio, alla grande forza del bracciantato di massa. Alle spalle nostre, al momento, non c&#8217;\u00e8 nulla di paragonabile. Ma questo non pu\u00f2 essere un alibi.<\/p>\n<h5><strong>28. <\/strong><strong>Fare leva sulle peculiarit\u00e0 del territorio: riallagare, naturalizzare<\/strong><\/h5>\n<p>Oggi, a differenza di allora, non si tratta certo di richiedere bonifiche. Semmai l&#8217;opposto; il territorio trarrebbe grande giovamento \u2013 in termini di biodiversit\u00e0, di cattura della CO<sub><span style=\"font-size: small;\">2<\/span><\/sub>, di inaugurazione di diversi modelli socio-ambientali \u2013 dal riallagamento incrementale e dalla rinaturalizzazione controllata almeno delle aree bonificate nel secondo Novecento, come le valli del Mezzano. Certo, quelle terre dovrebbero prima diventare di propriet\u00e0 pubblica; dopodich\u00e9 andrebbero bonificate nella seconda accezione del verbo: \u00abrestituire a condizioni di equilibrio naturale un territorio molto inquinato\u00bb (Dizionario De Mauro della lingua italiana).<\/p>\n<h5><strong>29. Decementificare, ripristinare<\/strong><\/h5>\n<p>Altrettanto urgente sarebbe decementificare la costa, per scongiurare lo scenario di cui al punto 19. Nelle zone decementificate, andrebbero ripristinati il pi\u00f9 possibile gli ecosistemi precedenti, il che significa liberare le dune superstiti dalla pressione dell&#8217;urbanizzazione, e riformarle dove furono sbancate. Questa sarebbe una delle migliori difese dall&#8217;innalzamento dell\u2019Adriatico.<\/p>\n<div id=\"attachment_53081\" style=\"width: 1290px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-53081\" class=\"size-full wp-image-53081\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/dune_fe.jpeg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"564\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/dune_fe.jpeg 1280w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/dune_fe-300x132.jpeg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/dune_fe-1024x451.jpeg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/dune_fe-768x338.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px\" \/><p id=\"caption-attachment-53081\" class=\"wp-caption-text\">Lido degli Scacchi, riviera ferrarese. Dune che resistono. Dove resistono, vanno liberate dal cemento intorno. Dove non ci sono pi\u00f9, vanno ripristinate.<\/p><\/div>\n<p>A chi domanda: \u00abE l&#8217;economia dei Lidi?\u00bb si pu\u00f2 rispondere che i posti di lavoro nel turismo intensivo \u2013 spesso lavoro precario, supersfruttato, sottopagato, in nero \u2013 sarebbero sostituiti da nuovi e meno frustranti impieghi, quelli generati da una grande riprogettazione ecologica del territorio e da un grande recupero, seguito da una cura continua degli ecosistemi: attivit\u00e0 in sintonia con le caratteristiche contestuali dei luoghi.<\/p>\n<h5><strong>30. Sono solo alcuni esempi<\/strong><\/h5>\n<p>Sono solo alcuni esempi di come si possa far leva sulle specificit\u00e0 del territorio, sulla sua conformazione e la sua storia, persino sulla sua fragilit\u00e0, per farne un grande luogo di sperimentazione nel vivo della crisi climatica, anche sul piano della progettazione territoriale.<\/p>\n<h5><strong>31. Non servono &#8220;trovate&#8221;<\/strong><\/h5>\n<p>Tutto ci\u00f2 non ha nulla a che vedere con il soluzionismo tecnologico. Quelle che stiamo prefigurando non sono &#8220;trovate&#8221;, <em>gimmick<\/em>, escamotages, ma soluzioni aperte, lente e non finalizzate al profitto. Soprattutto, partono dall&#8217;individuazione delle cause sociali e politiche della crisi e svoltano rispetto ai modelli fin qui seguiti.<\/p>\n<h5><strong>32. Rapporti di forza<\/strong><\/h5>\n<p>\u00c8 una questione di rapporti di forza. Proprio perch\u00e9 vanno a cozzare con l&#8217;esistente, questi scenari possono sembrare inaccettabili alla grande maggioranza degli amministratori, e soprattutto ai vertici di molte associazioni di categoria. Va ricordato, tuttavia, che tutte le riforme sociali, anche quelle oggi pi\u00f9 banali (l&#8217;istruzione di massa? le pensioni? il suffragio universale?), sono nate da proposte che di primo acchito suonavano sovversive e utopistiche.<\/p>\n<h5><strong>33. Estendere<\/strong><\/h5>\n<p>Queste proposte, tarate sulla parte emiliano-romagnola del Delta, si possono estendere, rimodulandole, al Delta grande e all&#8217;intera area nord-adriatica.<\/p>\n<p>Questo modo di inquadrare le questioni e prefigurare soluzioni pu\u00f2 essere utile a chi si muove in altri ambiti di margine, territori inespressi in Italia e altrove nel mondo.<\/p>\n<h5><strong>34. Far piovere all&#8217;ins\u00f9<\/strong><\/h5>\n<p>Attraverso una lotta consapevole, i territori di margine possono restituirci parte di ci\u00f2 che abbiamo perso: ambiente, ecologia delle relazioni, sostenibilit\u00e0 dei modi di vivere. In un mondo dove tutto arriva e piove addosso dall&#8217;alto, agendo nei territori di margine \u00e8 possibile, per citare il compianto <strong>Luca Rastello<\/strong>, far \u00abpiovere all\u2019ins\u00f9\u00bb<sup><span style=\"font-size: small;\">[16]<\/span><\/sup>. Opporre, ad esempio, il mondo come dimora comune all&#8217;esclusione, il sapere come forma di partecipazione all&#8217;imposizione tecnocratica, la cura dell&#8217;umano e del suo ambiente di vita all&#8217;incuria neoliberale.<\/p>\n<h5><strong>35. Un percorso lungo<\/strong><\/h5>\n<p>Questo documento vuole essere il passo iniziale di un percorso lungo, multidisciplinare e interstiziale al tempo stesso, nato per generare dubbi ancor prima che risposte, nella consapevolezza che non \u00e8 facile, sotto il profilo emotivo, accettare l&#8217;urgenza di un cambiamento sensibile quanto inarrestabile.<\/p>\n<p>Stili di vita, dinamiche lavorative, relazioni sociali sono destinate a trasformarsi: diventa dunque cruciale che le comunit\u00e0 \u2013 a partire da quelle apparentemente pi\u00f9 marginali, in realt\u00e0 avamposti conflittuali determinanti \u2013 rivendichino la propria centralit\u00e0 nel processo di governo ed indirizzo dell&#8217;inevitabile cambio di paradigma, rivestendosi di una responsabilit\u00e0 sociale e culturale, fondamento di una societ\u00e0 che vuole pensarsi come &#8220;civile&#8221;.<\/p>\n<h5><strong>NOTE<\/strong><\/h5>\n<p><span style=\"font-size: small;\">1. Mercalli tenne una conferenza nell&#8217;ambito della 71a edizione della Fiera di Migliarino, settembre 2018. Un riferimento al \u00abcanarino d&#8217;allarme\u00ab anche nella <a href=\"https:\/\/www.antiwarsongs.org\/canzone.php?lang=it&amp;id=8700\"><em>Canzone della nocivit\u00e0<\/em><\/a> di <strong>Paolo Ciarchi<\/strong> e <strong>Dario Fo<\/strong>, per <em>lo spettacolo Ordine! Per DI0.000.000.000<\/em> (1972).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n2. I dati ISTAT relativi alle zone altimetriche, provenienti dagli uffici provinciali dell&#8217;Agenzia del territorio (che a sua volta li trae dalle mappe catastali), dicono che le zone collinari e quelle montuose costituiscono rispettivamente il 42% e il 35% del territorio, per un totale di 77%. (Istat., 2023. <em>Annuario statistico italiano<\/em>, \u00abTerritorio\u00bb, cap.1, p. 8).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n3. Cfr. Cavallo, Federica Letizia. (2011). <i>Terre, acque, macchine: Geografie della bonifica in Italia tra Ottocento Novecento<\/i>. Diabasis.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n4. Cfr. Brunello, Piero. (2011 [1981]). <em>Ribelli, questuanti e banditi: Proteste contadine in Veneto e in Friuli 1814-1866<\/em>. Cierre edizioni.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n5. Cfr. Roveri, Alessandro. (1972). <em>Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo capitalismo agrario e socialismo nel Ferrarese, 1870-1920<\/em>. La Nuova Italia.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n6. Non esiste ancora una pubblicazione monografica sulla vicenda. Cfr. Bassani, Giorgio. (1970). \u00abIl litorale emiliano-romagnolo: Problemi e prospettive\u00bb, <em>Bollettino di Italia Nostra<\/em>, XII, 75-76, settembre-ottobre 1970, Associazione Italia Nostra, Roma, pp. 27-29. Ora in Id., Bassani, Giorgio. (2018). <em>Italia da salvare: Gli anni della Presidenza di Italia nostra (1965-1980)<\/em> (D. Cola &amp; C. Spila, A c. Di; Nuova edizione accresciuta). Feltrinelli; e Dagradi, Piero. &amp; Menegatti, Bruno. (1979). <em>Ricerche geografiche sulle pianure orientali dell&#8217;Emilia Romagna<\/em>. P\u00e0tron.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n7. Dati tratti da: Temmink, R. J. M., Lamers, L. P. M., Angelini, C., Bouma, T. J., Fritz, C., Van De Koppel, J., Lexmond, R., Rietkerk, M., Silliman, B. R., Joosten, H., &amp; Van Der Heide, T. (2022). <a href=\"https:\/\/www.science.org\/doi\/10.1126\/science.abn1479\"><em>Recovering wetland biogeomorphic feedbacks to restore the world\u2019s biotic carbon hotspots<\/em><\/a>. <em>Science<\/em>, 376(6593), eabn1479.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n8. Cfr. Armiero, Marco. (con un contributo di Chiesara, M. L.). (2021). <em>L&#8217;era degli scarti: Cronache dal Wasteocene, la discarica globale<\/em>. Einaudi.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n9. Matthew Taylor e Pamela Duncan, <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/environment\/2023\/sep\/20\/revealed-almost-everyone-in-europe-breathing-toxic-air\">\u00abRevealed: almost everyone in Europe is breathing toxic air\u00bb<\/a>, <em>The Guardian<\/em>, 20 settembre 2023. \u00abLa situazione in Europa orientale \u00e8 significativamente peggiore che in Europa occidentale, <em>fatta eccezione per l&#8217;Italia<\/em>, dove pi\u00f9 di un terzo degli abitanti della pianura padana e delle aree circostanti nel nord del Paese respira il quadruplo della quantit\u00e0-limite indicata dall&#8217;OMS per i particolati pi\u00f9 pericolosi\u00bb (corsivo nostro).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n10 Stando alla <a href=\"https:\/\/www.eea.europa.eu\/it\/publications\/aea-segnali-2023-2013-salute\">Relazione 2023 dell&#8217;Aea<\/a> (Agenzia europea dell&#8217;ambiente), nel 2021 in Italia si sono registrate circa 46.800 morti causate dal particolato pm<sub><span style=\"font-size: small;\">2.5<\/span><\/sub>, di cui ben 14.000 nella sola pianura padana (89 ogni centomila abitanti).<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n11. Le quattro regioni italiane che in ogni rapporto annuale dell&#8217;Ispra sul consumo di suolo risultano le pi\u00f9 cementificate \u2013 Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna \u2013 sono proprio quelle nei cui confini amministrativi si estende la pianura padana.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n12. Cfr. Turri, Eugenio. (2014). <em>Semiologia del paesaggio italiano<\/em> (1. ed). Marsilio. Cfr. anche il suo contributo nel collettaneo: (a cura di) Jodice, Mimmo., &amp; Turri, Eugenio. (2001). <em>Gli iconemi: Storia e memoria del paesaggio<\/em>. Electa, Milano.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n13. Cencini, Carlo. (1994). <em>Il litorale ferrarese: dai Lidi al Parco del Delta<\/em>, in <em>Forme del territorio e modelli culturali in Emilia-Romagna: per una nuova geografia regionale<\/em>, Lo Scarabeo, Bologna.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n14. Cfr. Morozov, Evgeny. (2014). <em>Internet non salver\u00e0 il mondo: perch\u00e9 non dobbiamo credere a chi pensa che la rete possa risolvere ogni problema<\/em>. Mondadori, Milano.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n15. Cfr. Antonioli, F., et al. (2017). <a href=\"https:\/\/doi.org\/10.1016\/j.quascirev.2016.12.021\"><em>Sea-level rise and potential drowning of the Italian coastal plains: Flooding risk scenarios for 2100<\/em><\/a>. <em>Quaternary Science Reviews<\/em>, 158, 29\u201343.<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><br \/>\n16. Rastello, Luca. (2017). <em>Piove all&#8217;ins\u00f9<\/em>, Bollati Boringheri, Torino.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"En fran\u00e7ais aussi [Tornare nel Delta al tempo della crisi climatica \u00e8 stato distribuito per la prima volta in forma di opuscolo il 31 ottobre 2024, alla Factory Gris\u00f9 di Ferrara, durante la prima presentazione del romanzo di Wu Ming 1 Gli uomini pesce. 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