{"id":55702,"date":"2024-10-01T09:00:45","date_gmt":"2024-10-01T07:00:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=55702"},"modified":"2024-10-01T15:39:09","modified_gmt":"2024-10-01T13:39:09","slug":"affinita-e-divergenze-tra-brennero-e-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2024\/10\/affinita-e-divergenze-tra-brennero-e-noi\/","title":{"rendered":"Affinit\u00e0 e divergenze tra <em>Brennero<\/em> e noi. A proposito di una serie TV ambientata a Bolzano\/Bozen"},"content":{"rendered":"<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-55710\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/brennero-cast.jpeg\" alt=\"Il pallido riflesso di Bolzano nella fiction Rai Brennero\" width=\"700\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/brennero-cast.jpeg 1217w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/brennero-cast-300x171.jpeg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/brennero-cast-1024x584.jpeg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/brennero-cast-768x438.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"center\">di <strong>Jadel Andreetto<\/strong> *<\/p>\n<p>Tutto inizia con un messaggio del mio socio Guglielmo con un link a <u><a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/amp\/sito\/notizie\/cultura\/tv\/2024\/09\/12\/brennero-radonicich-e-martari-a-caccia-del-serial-killer_83b4676d-463a-446f-bb33-232ca72c958b.html\">un articolo dell&#8217;ANSA<\/a><\/u> dedicato a una nuova fiction Rai:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab&#8221;Brennero, Radonicich e Martari a caccia del serial killer a Bolzano. Su Rai 1 dal 16 settembre la serie TV tra mistero e thriller&#8221;\u2026 Ti ricorda qualcosa?\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel giro di qualche ora cominciano ad arrivare altri messaggi. Il giorno seguente, le notifiche aumentano: ricevo un paio di telefonate e alcune e-mail da persone che non sentivo da tempo. C\u2019\u00e8 chi mi fa la stessa domanda di Guglielmo, chi si complimenta, chi, un po&#8217; seccato, mi dice che avrei potuto avvertirlo e chi, semplicemente, mi rimanda lo stesso link seguito da una parola e tre punti esclamativi: <i>plagio!!!<\/i><\/p>\n<p>Nessuno ha ancora visto la serie, ma tutti hanno gi\u00e0 fatto due pi\u00f9 due, ottenendo cinque: o l\u2019abbiamo scritta noi, o ci hanno copiato.<!--more--><\/p>\n<p>Facciamo un piccolo salto indietro, a quando seguo il collegamento alla notizia firmata da <strong>Nicoletta Tamberlich<\/strong>. L&#8217;articolo inizia cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSiamo a Bolzano, in Italia. Eppure, chi arriva per la prima volta in citt\u00e0 \u00e8 convinto di trovarsi in Germania. I cartelli stradali sono scritti in tedesco, alcune persone non ti capiscono se chiedi un&#8217;informazione.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>In questi duecentoquattordici caratteri, spazi inclusi, si concentrano cos\u00ec tanti strafalcioni, stereotipi e un pizzico di sciovinismo da far girare la testa. Cent&#8217;anni di complessit\u00e0 ridotti a zero, aggirati e ignorati.<\/p>\n<h5><strong>\u00abChe faccio, smonto?\u00bb\u00a0\u00abSmonti!\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>Partiamo dalla fine. A Bolzano, se chiedi un&#8217;informazione in italiano, ti capiscono tutti. Wikipedia riporta che, su 106.591 abitanti, il 73,30% \u00e8 di lingua italiana, il 25,02% di lingua tedesca, e lo 0,68% di lingua ladina. L&#8217;italiano viene insegnato nelle scuole tedesche fin dalle elementari, e spesso gi\u00e0 dalla materna (e viceversa). In citt\u00e0 tutti lo comprendono e lo parlano, anche solo per esigenze pratiche legate alla vita quotidiana.<\/p>\n<p>I cartelli stradali sono scritti prima in italiano e poi in tedesco, proprio perch\u00e9 la maggioranza della popolazione \u00e8 di lingua italiana. Nei paesi e nelle cittadine dove le proporzioni sono invertite, lo sono anche i cartelli. Nelle localit\u00e0 a maggioranza ladina, i cartelli sono trilingui, come a Ortisei: via Roma, Roma Strasse e streda Roma.<\/p>\n<p>Chi arriva in citt\u00e0 per la prima volta potrebbe al massimo pensare di trovarsi in Austria, pi\u00f9 che in Germania, anche se di fronte al Monumento alla Vittoria con gli enormi fasci littori o al <u><a href=\"https:\/\/www.bassorilievomonumentale-bolzano.com\/\">bassorilievo<\/a><\/u> che celebra l&#8217;impero fascista \u2013 la cui realizzazione \u00e8 terminata nella seconda met\u00e0 degli anni Cinquanta con il beneplacito del governo per rimarcare l\u2019italianit\u00e0 della provincia \u2013 credo avrebbe qualche dubbio, anche se c&#8217;\u00e8 luce in fondo al tunnel, come vedremo pi\u00f9 sotto. Eppure, questo collegamento con la Germania torna spesso, anche in qualche podcast insospettabile. Se ce ne fosse bisogno, basterebbe dare un&#8217;occhiata a una cartina geografica qualsiasi per capire che oltre il Brennero c&#8217;\u00e8 il Tirolo, non la Baviera.<\/p>\n<p>\u00abSiamo a Bolzano, in Italia.\u00bb Questo \u00e8 il passaggio pi\u00f9 delicato.<\/p>\n<p>Tamberlich apre l&#8217;articolo cos\u00ec, probabilmente per giustificare quanto scrive dopo. Un&#8217;apertura a effetto, fatta per catturare l&#8217;attenzione del lettore, ma che porta con s\u00e9 varie criticit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa affermazione, nella sua apparente ovviet\u00e0 geografica, spazza via con un colpo di spugna oltre un secolo di storia. Il punto chiude la questione, soffocando sul nascere ogni possibile riflessione, storica o sociale. \u00c8 lo stesso atteggiamento di chi, tornando da una vacanza in qualche valle sudtirolese abitata per il 99% da germanofoni, sente il bisogno di raccontare un aneddoto in proposito che si conclude sempre con il classico: <i>Siamo in Italia, dovete parlare italiano!<\/i><\/p>\n<p>Azzardo qualche ipotesi:<\/p>\n<ul>\n<li>La giornalista aveva fretta, non conosce il territorio e, forse, viene pagata troppo poco per fare anche solo una breve ricerca, cos\u00ec si affida allo stereotipo e risolve.<\/li>\n<li>\u00c8 convinta che le cose stiano davvero cos\u00ec e scrive con la sicumera di chi ignora.<\/li>\n<li>Vuole sottolineare che Bolzano \u00e8 italiana, anzi, italianissima. <i>Viva l&#8217;Italia! <\/i>In questo caso ci troviamo su un terreno molto scivoloso, quello in cui discorsi da bar slittano in improvvisati comizi fascistoidi.<\/li>\n<\/ul>\n<p><a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/tutta-quella-brava-gente\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-55706 size-medium\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/tempImageuvcTpn-202x300.jpg\" alt=\"\" width=\"202\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/tempImageuvcTpn-202x300.jpg 202w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/tempImageuvcTpn.jpg 285w\" sizes=\"auto, (max-width: 202px) 100vw, 202px\" \/><\/a><\/p>\n<h5><strong>Le affinit\u00e0<\/strong><\/h5>\n<p>Per chi non lo sapesse, nel 2019, con lo pseudonimo <strong>Marco Felder,<\/strong> io e <strong>Guglielmo Pispisa<\/strong> abbiamo pubblicato per Rizzoli un romanzo intitolato <i><u><a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/tutta-quella-brava-gente\/\">Tutta quella brava gente<\/a><\/u><\/i>. La storia, l&#8217;ambientazione e i personaggi li avevamo abbozzati quasi un decennio prima, poi per varie ragioni li avevamo accantonati, anche se continuavamo a ripensarci. Alla fine del 2016 abbiamo iniziato a decostruire il materiale messo da parte fino a trovare la giusta combinazione e l\u2019entusiasmo necessario per imbarcarci nell&#8217;impresa di scrivere un romanzo. Il libro \u00e8 finito sulle scrivanie di vari editori e nel giro di qualche mese al nostro agente sono arrivate le prime offerte. Alla fine, Rizzoli si \u00e8 aggiudicata il romanzo.<\/p>\n<p>Di cosa parla <i>Tutta quella brava gente<\/i>? In breve: due protagonisti molto diversi tra loro sono impegnati in una complicata caccia a un pericoloso assassino. Tanino Barcellona, un agente siciliano appena arrivato a Bolzano, e Karl Rottensteiner, un ispettore di madrelingua tedesca tormentato da un&#8217;infermit\u00e0 e da un passato burrascoso, formano una strana coppia che, volente o nolente, deve sbrogliare la matassa del caso del <i>killer degli uomini soli<\/i>, responsabile di cinque omicidi o tentati omicidi. Nel corso dell&#8217;indagine emerge che tutte le vittime erano legate alle tensioni etniche che hanno martoriato il territorio dagli anni Cinquanta fino agli anni Novanta. Le vecchie ferite si riaprono, e per Karl il caso diventa una questione personale, collegata direttamente al suo passato. \u00c8 un&#8217;ossessione che pu\u00f2 provare a risolvere solo grazie a un nuovo punto di vista, ma prima dovr\u00e0 superare la sua diffidenza e riuscire a fare squadra.<\/p>\n<p>Di cosa parla <i>Brennero<\/i>? In breve, come riportato dall&#8217;ANSA:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abla nuova serie tv [\u2026] mette i due protagonisti, [\u2026], appartenenti a due mondi differenti, alle prese con una pericolosa caccia a un serial killer. Una PM originaria di una facoltosa famiglia di lingua tedesca e un ispettore di lingua e cultura italiana con un passato difficile, sono costretti a lavorare insieme al caso di quello che viene definito il killer di Bolzano ha ucciso sei persone di lingua tedesca, colpevoli di aver trattato gli italiani come inferiori. Superando le reciproche diffidenze e facendo squadra, Eva Kofler e Paolo Costa daranno la caccia allo spietato assassino, tornato a colpire dopo anni, riaprendo le ferite e le tensioni culturali che hanno segnato per decenni la citt\u00e0 di Bolzano.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Credo sia abbastanza comprensibile l\u2019ingolfarsi di notifiche sul mio schermo.<\/p>\n<p>Ma prima di fare anch&#8217;io due pi\u00f9 due, aspetto che esca la serie TV. Il giorno dopo su Rai Play ci sono tutte le puntate. Con Guglielmo iniziamo a seguirla a distanza e mentre la guardiamo, ci scriviamo commenti in diretta e prendiamo qualche appunto.<\/p>\n<p>Le affinit\u00e0 ci sono e riguardano alcuni tratti dei personaggi (e i loro tormenti), la trama orizzontale e il finale. Ma credo sia fisiologico: in fondo, gialli, noir e polizieschi seguono regole ben precise, e se scegli di rispettarle almeno in parte, prima o poi ti ritrovi a maneggiare le stesse carte. La differenza la fa il gioco.<\/p>\n<p><i>Brennero<\/i> condivide diverse caratteristiche con <i>Tutta quella brava gente<\/i> (e a tratti anche con il suo seguito <i><u><a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/la-parola-amore-uccide\/\">La parola amore uccide<\/a><\/u><\/i>), ma non solo: ci sono alcuni passaggi e dialoghi che sembrano presi da un altro noir ambientato a Bolzano, <i><u><a href=\"https:\/\/www.raetia.com\/it\/travenbooks\/877-l-ultima-madre.html\">L&#8217;ultima madre <\/a><\/u><\/i>di <strong>Alex Boschetti<\/strong> (di cui uscir\u00e0 la traduzione per il mercato tedesco in questi giorni) e spunti pi\u00f9 leggeri dalla\u00a0<span lang=\"da-DK\">serie TV <span lang=\"de-DE\"><i><u><a href=\"https:\/\/www.daserste.de\/unterhaltung\/film\/der-bozen-krimi\/index.html\">Der Bozen-Krimi<\/a><\/u><\/i> in onda sul canale tedesco<span lang=\"de-DE\"> Das Erste a partire dal 2015. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_55705\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-55705\" class=\"wp-image-55705\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/photo_2024-09-28-16.38.36.jpeg\" alt=\"Brennero e Bozen Krimi\" width=\"700\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/photo_2024-09-28-16.38.36.jpeg 1280w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/photo_2024-09-28-16.38.36-300x161.jpeg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/photo_2024-09-28-16.38.36-1024x549.jpeg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/photo_2024-09-28-16.38.36-768x412.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-55705\" class=\"wp-caption-text\">I protagonisti di <i>Brennero<\/i>, la fiction del primo canale RAI e di <i>Der Bozen-Krimi<\/i>, la fiction del primo canale ARD. Sullo sfondo la scientifica fotografa il cadavere dell\u2019originalit\u00e0.<\/p><\/div>\n<p>Nota curiosa: ci sono anche nomi e cognomi dei personaggi che ritornano e, pi\u00f9 o meno, negli stessi ruoli. Ci sono due Kofler che indagano, due figlie che si chiamano Elke\u2026 Ah, e c&#8217;\u00e8 l\u2019hockey, ma in fondo \u00e8 come se in un altro giallo ci fosse il calcio\u2026<\/p>\n<div id=\"attachment_55707\" style=\"width: 208px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-55707\" class=\"wp-image-55707 size-medium\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/boschetti-198x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/boschetti-198x300.jpeg 198w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/boschetti.jpeg 536w\" sizes=\"auto, (max-width: 198px) 100vw, 198px\" \/><p id=\"caption-attachment-55707\" class=\"wp-caption-text\"><em>L&#8217;ultima madre<\/em>, Alphabeta, 2021.<\/p><\/div>\n<p>Dal romanzo di Boschetti sembra ripresa anche la vicenda del poliziotto meridionale arrivato al Brennero negli anni Sessanta. Nella serie, \u00e8 un pompiere che mette radici e costruisce una famiglia. Il nuovo comandante dei vigili del fuoco, suo figlio, racconta la storia al protagonista con dialoghi praticamente identici a quelli del libro: \u00abmia madre voleva tornare al Sud, ma mio padre decise di rimanere&#8230;questa \u00e8 una terra in cui c&#8217;\u00e8 posto per tutti, diceva&#8230;\u00bb. Sulla carta il poliziotto \u00e8 pugliese, nella fiction calabrese (con un improbabile accento milanese, va detto), in un vortice narrativo che mescola tutto, trasformando ogni dettaglio in pura suggestione e rendendo ogni riferimento incerto e ambiguo.<\/p>\n<p>Da anni, il Sudtirolo fa da scenario a prodotti televisivi e cinematografici di vario tipo. La <em>film commission<\/em> locale ha implementato una politica efficace, attirando diverse case di produzione a livello nazionale e internazionale innescando una crescita esponenziale di film, serie e documentari ambientati o girati in provincia. La strategia della commissione mira a incrementare gli investimenti nel settore, coinvolgere le imprese locali e promuovere il territorio, e ha ottenuto ottimi risultati, che per\u00f2 in certi casi si sono rivelati deleteri. Dopo il successo della fiction<i><u><a href=\"https:\/\/www.film.idm-suedtirol.com\/it\/funding\/banca-dati-dei-progetti\/un-passo-dal-cielo-i\/1457\"> A un passo dal cielo<\/a><\/u><\/i>, per esempio,<i> <\/i>il paradiso naturale del lago di Braies <a href=\"https:\/\/archive.is\/lb1H3\">si \u00e8 trasformato in un inferno turistico<\/a> con tutte le conseguenze del caso sull\u2019ambiente e le persone che vivono da quelle parti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-55722\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/braies-3.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/braies-3.jpeg 1000w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/braies-3-300x169.jpeg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/braies-3-768x432.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Sul versante dei romanzi, invece, non c&#8217;\u00e8 trippa per gatti. Eppure, diversi scrittori hanno cominciato a &#8220;girovagare&#8221; sempre pi\u00f9 spesso in zona. Nel giro di pochi decenni, sono arrivati sugli scaffali diversi libri ambientati in Sudtirolo. Ci sono gli sguardi interni &#8211; piuttosto eterogenei e con risultati decisamente diversi &#8211; di chi \u00e8 nato e cresciuto nel territorio (<strong>Lilli Gruber<\/strong>, <strong>Maddalena Fingerle<\/strong>, <strong>Luca D&#8217;Andrea<\/strong>\u2026), quelli esterni di chi per qualche ragione lo ha attraversato o ne ha subito il fascino (<strong>Francesca Melandri<\/strong>, <strong>Marco Balzano<\/strong>, <strong>Marcello Fois<\/strong>\u2026) e quelli di chi era in cerca di qualcosa di <i>esotico<\/i>, come nel caso di alcuni thriller che fanno leva su quell&#8217;aura da Scandinavia d&#8217;Italia che, come direbbe Jacobean Mugatu in <span lang=\"nl-NL\"><i>Zoolander<\/i>, va un casino\u2026<\/span><\/p>\n<p>Si tratta spesso di storie infarcite di clich\u00e9 simili a quelli dell&#8217;articolo dell&#8217;Ansa, a cui si aggiungono dettagli ridicoli sugli usi e i costumi e,<i> \u00e7a va sans dire<\/i>, la cucina locale. Il discorso non vale solo per i giallisti a sud di Salorno, ma anche per quelli a nord del Brennero, dove ovviamente, il fascino <i>iperboreo<\/i> non si percepisce e lo stereotipo si ribalta: al posto dei canederli ci sono gli spaghetti e tra le pagine fanno capolino mafiosi sui generis e commissari con cognomi da cantanti lirici.<\/p>\n<p>Insomma dal luogo comune, non c&#8217;\u00e8 scampo. A meno che non venga usato di proposito e cum grano salis, ma \u00e8 possibile farlo con un prodotto destinato alla TV generalista che si nutre di stereotipi per rendere la narrazione accessibile a chiunque non abbia tempo o voglia di impegnarsi troppo a capire certi passaggi? Perch\u00e9 \u00e8 di questo che parliamo quando parliamo di <i>Brennero<\/i>. Non dobbiamo \u2014 e non possiamo \u2014 dimenticare che si tratta di un prodotto realizzato per Rai 1, scritto, diretto e fotografato da professionisti che conoscono il loro mestiere e tra loro, va detto, c&#8217;\u00e8 anche un autore bolzanino, <strong>Daniele Rielli<\/strong>.<\/p>\n<p>Ed ecco le divergenze.<\/p>\n<h5><strong>1. Una Bolzano evanescente<\/strong><\/h5>\n<p>L&#8217;ambientazione.\u00a0Sembrerebbe naturale metterla al primo posto tra le affinit\u00e0, eppure vince la palma delle divergenze. Bolzano e il Sudtirolo per noi non sono solo lo scenario di una storia, sono parte integrante della trama e, anzi, rivestono un ruolo centrale al pari dei personaggi e in certi casi sono il motore che li fa agire.<\/p>\n<p>Anche i manuali di scrittura pi\u00f9 dozzinali prevedono che un personaggio debba avere tre caratteristiche di base: una divisa, un&#8217;ossessione e una contraddizione. Visto che per noi Bolzano \u00e8 protagonista, proviamo ad applicare lo schema: \u00e8 un&#8217;opulenta citt\u00e0 del Nord, ossessionata dalla rimozione di un passato oscuro, che prova ad affrontare le complessit\u00e0 del presente.<\/p>\n<p>Come da manuale, il passo successivo permette di entrare un po&#8217; di pi\u00f9 nel dettaglio: dietro al volto dell&#8217;efficiente socialdemocrazia, con i gerani sui balconi, si celano decenni di tensioni etniche che animano ancora certa convenienza politica, fascismi pi\u00f9 o meno sotterranei, contrapposti vittimismi, dipendenze devastanti, micro e macrocriminalit\u00e0, corruzione, gentrificazione selvaggia, lotte di potere, lotte di classe e conti con la storia in sospeso\u2026<\/p>\n<p>E nella serie RAI? In <i>Brennero<\/i>, ogni personaggio segue lo schema al millimetro (cerco di non fare spoiler): un poliziotto talmente ossessionato dalla cattura del killer da mettere in discussione il suo ruolo; una PM succube del giudizio paterno, il cui senso del dovere provoca un corto circuito; uno spietato serial killer con un obiettivo chiaro che si ritrova a fare i conti con la propria coscienza dopo una scoperta&#8230; E Bolzano?<\/p>\n<p>La Bolzano di <i>Brennero<\/i> ha una divisa, \u00e8 una citt\u00e0 di provincia del Nord, ma non ha ossessioni n\u00e9 contraddizioni. Lo ha evidenziato bene <a href=\"https:\/\/salto.bz\/de\/article\/17092024\/brennero-e-il-nostro-noioso-specchio\">un articolo del quotidiano locale online Salto<\/a>: \u00e8 una presenza fantasmatica, uno sfondo evanescente annegato in una fotografia didascalica che illumina di luce glaciale solo scorci impersonali in arrivo da una dimensione astorica. Potrebbe trovarsi in qualunque regione settentrionale, se non fosse per certi guizzi d\u2019<i>esotismo <\/i>in cui vengono inquadrate le<i> <\/i>case popolari tristi per gli sfigati (italiani) e le magioni dall&#8217;aria gotica (!) per i benestanti (tedeschi), in una sorta di psico-geografia manichea.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 uno sguardo esterno come quello di Tanino Barcellona, capace di contestualizzare il luogo, i suoi abitanti e le dinamiche con il giusto distacco, mescolando curiosa ironia e rispetto. E non c&#8217;\u00e8 nemmeno uno sguardo interno, come quello di Karl, che sappia andare oltre la superficie e addentrarsi nei meandri dell&#8217;inconscio collettivo locale, dove dimorano i numi tutelari pi\u00f9 sotterranei, affascinanti e, perch\u00e9 no, spaventosi. In <i>Brennero<\/i>, queste presenze restano evanescenti, assenti nella loro indicibile potenza carsica.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa paradossale sfocatura a renderla nitida, illuminata da un bagliore tutt&#8217;altro che monocromatico. A differenza della rappresentazione glaciale virata al ciano della serie TV, la Bolzano di Karl Rottensteiner osservata dall\u2019alto \u00e8 questa: \u00abLe luci della citt\u00e0 sono un unico bagliore al sodio solcato dai tre fiumi che formano un&#8217;immensa bacchetta da rabdomante in cerca di qualcosa che non c&#8217;\u00e8.\u00bb Questo senso di ricerca, di tensione verso qualcosa di inafferrabile, \u00e8 la vera anima del luogo, una presenza che resta sullo sfondo, ma che non smette mai di influenzare ci\u00f2 che accade. In Brennero, al contrario, il nitore <i>cianotico <\/i>delle immagini sfoca e soffoca.<\/p>\n<h5><strong>2. La Storia<\/strong><\/h5>\n<p>La Bolzano di <i>Brennero<\/i> \u00e8 priva di <em>genius loci<\/em>. \u00c8 Bolzano solo perch\u00e9 la trama si basa su alcuni eventi del passato accaduti esclusivamente l\u00ec. \u00c8 Bolzano perch\u00e9, oltre alle allettanti condizioni offerte dalla film commission, il fascino stantio dei clich\u00e9, come quelli sciorinati da Tamberlich nel suo articolo, \u00e8 il modo pi\u00f9 semplice per dare un pizzico di originalit\u00e0 a un poliziesco sui generis. Ed ecco la seconda divergenza: la storia. Anzi, la Storia.<\/p>\n<p>Se la Bolzano di <i>Brennero<\/i> non \u00e8 Cuneo, Aosta, Udine, Belluno, ecc, \u00e8 solo perch\u00e9 ha bisogno del volano narrativo legato agli <i>anni delle bombe,<\/i> il periodo che va dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta alla fine degli anni Sessanta, quando il <span lang=\"de-DE\"><i>Befreiungsausschuss S<\/i><i>\u00fc<\/i><span lang=\"de-DE\"><i>dtirol<\/i>, il Comitato per la liberazione del Sudtirolo, mise a ferro e fuoco il territorio, facendo saltare tralicci, infrastrutture, monumenti e relitti fascisti. La risposta dello stato italiano fu feroce, con rastrellamenti, soprusi, vessazioni, minacce, torture e metodi che ricordavano la RSI e anticipavano Genova 2001.<\/span><\/span><\/p>\n<p>Prima dello statuto di autonomia del 1972, nonostante la costituzione prevedesse la tutela delle minoranze, la situazione per la popolazione di lingua tedesca non era molto diversa da quella vissuta durante il ventennio fascista. Certo, dopo la fine della Seconda guerra mondiale venne abrogato il divieto di parlare tedesco (e ladino), di praticare usi e costumi locali, ecc. ma in termini di diritti, i sudtirolesi erano ancora soggetti a<span lang=\"de-DE\"> un\u2019apartheid alimentata dal freddo fuoco della burocrazia. <\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_55704\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858152119\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-55704\" class=\"wp-image-55704 size-medium\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/terra_italiana-200x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/terra_italiana-200x300.jpeg 200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/terra_italiana-683x1024.jpeg 683w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/terra_italiana-768x1152.jpeg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/09\/terra_italiana.jpeg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-55704\" class=\"wp-caption-text\"><em>Terra italiana<\/em>, Laterza, 2023.<\/p><\/div>\n<p>Quando gli attentati dinamitardi fecero le prime vittime, il Comitato si spacc\u00f2 e l&#8217;Italia si accorse di avere un\u2019appendice a Nord di cui sapeva poco o nulla e i processi a Milano alla fine degli anni Sessanta accesero i riflettori sulla questione altoatesina. Nel frattempo, la partita si era allargata: lo scacchiere era diventato internazionale e tra i giocatori c\u2019erano anche i servizi segreti, la CIA, Gladio, i neofascisti, i neonazisti. L&#8217;irredentismo sudtirolese pass\u00f2 cos\u00ec da una fase di rivendicazione dell&#8217;autonomia a una visione pangermanista. La bibliografia sull&#8217;argomento \u00e8 ampia, e non sar\u00f2 certo io a sintetizzarla qui (a questo proposito, un ottimo punto di partenza \u00e8 il saggio <i><u><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/scheda-libro\/?isbn=9788858152119\">Terra Italiana<\/a><\/u><\/i> dello storico <strong>Andrea Di Michele<\/strong>).<\/p>\n<p>In <i>Brennero<\/i>, il serial killer uccide esclusivamente persone di lingua tedesca, e il suo movente sembra legato alle vicende del BAS. In una serie TV il margine di manovra per andare in profondit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 limitato di quello garantito dal romanzo. Richiede un certo sforzo, ma c\u2019\u00e8. Gli autori della fiction Rai hanno scelto un metodo rapido e indolore: uno spiegone ridotto ai minimi termini. Insomma, strappano il cerotto in fretta e furia. Solo che a volte lo strappo provoca lacerazioni peggiori, che richiedono ulteriori cure. E cos\u00ec, qua e l\u00e0, mettono un punto di sutura, senza accorgersi che l&#8217;ago \u00e8 infetto.<\/p>\n<p>La serie ricorre, infatti, a un paio di espedienti narrativi problematici. In una scena, per esempio, la PM e una poliziotta, entrambe di lingua tedesca, parlano tra loro nel palazzo di giustizia. La prima, con tono severo, ricorda alla seconda che nei luoghi istituzionali devono usare l\u2019italiano (e la scena si ripeter\u00e0 in altre puntate). Gli autori, in questo modo, prendono due piccioni con una fava: oltre a ricordarci che la questione etnica \u00e8 sempre sul tavolo, eliminano il <i>fastidioso <\/i>problema dei sottotitoli (che in prima serata su Rai 1 sono un anatema). Peccato che non sia vero, come dimostrano alcune polemiche gi\u00e0 sollevate in provincia. In questo caso, <i>Brennero<\/i> supera persino l&#8217;articolo dell&#8217;Ansa, introducendo un nuovo stereotipo: in Alto Adige, negli uffici pubblici, \u00e8 obbligatorio parlare italiano, anche se tutti i presenti sono di madrelingua tedesca.<\/p>\n<p>In un&#8217;altra scena, sempre ambientata in un ufficio pubblico, il commissario protagonista reagisce male a un collega che gli parla in tedesco: <i>Non siamo mica alla questura di Innsbruck.<\/i>.. \u00c8 un&#8217;uscita estemporanea, poco in linea con il personaggio, ma \u00e8 uno dei tanti punti di sutura di cui parlavo prima. Lo stesso vale per l&#8217;atteggiamento di un altro personaggio, un vecchio burbero che odia gli italiani e si comporta come una caricatura, simile ai milanesi che ce l&#8217;hanno con i meridionali nei vecchi film anni Cinquanta.<\/p>\n<h5><strong>3. Poteva essere qualunque citt\u00e0<\/strong><\/h5>\n<p>Mentre i tasselli vanno al loro posto, puntata dopo puntata, gli autori spingono lo spettatore a simpatizzare con il killer. Siamo a un passo dal baratro, a un soffio dal clich\u00e9 dei <i>tedeschi cattivi &#8211; italiani buoni<\/i>. Per fortuna, si fermano un attimo prima di precipitare in questo vuoto desolante grazie a un meccanismo narrativo ex machina. Ma questo non \u00e8 il punto. Il punto \u00e8 che non era necessario scomodare gli anni delle bombe e la vicenda complessa del territorio<span lang=\"es-ES-u-co-trad\"> se l\u2019obiettivo era solo quello di offrire allo spettatore un innesco per una trama che, a conti fatti, poteva essere ambientata ovunque, senza tener conto del contesto geopolitico e storico. La stessa storia si poteva raccontare altrove, con attentati e bombe di altra matrice \u2013 mafiosa? neofascista? psicopatica? \u2013 e non sarebbe cambiato nulla.<\/span><\/p>\n<p><i>Tutta quella brava gente<\/i>, al contrario, non poteva che essere ambientato in Sudtirolo. Karl deve fare i conti infatti anche con la parte pi\u00f9 recente della storia locale, una parte spesso rimossa e legata al terrorismo irredentista post-BAS. Tra gli anni Ottanta e Novanta, con lo statuto di autonomia gi\u00e0 in vigore, Ein Tirol <span lang=\"de-DE\">alz\u00f2 il livello dello scontro portando il terrore in citt\u00e0. Non pi\u00f9 tralicci o monumenti, ma scuole, banche, case popolari, sedi sindacali, uffici pubblici\u2026 Non si trattava pi\u00f9 di un movimento di emancipazione, ma di una frangia neonazista altamente pericolosa. Quando si parla di terrorismo in Sudtirolo, si pensa subito agli anni Cinquanta e Sessanta, ma quasi nessuno ricorda che l&#8217;ultima bomba, parte di una lunghissima serie, \u00e8 esplosa negli anni Novanta. L\u2019ho raccontato con il regista <strong>Armin Ferrari<\/strong> anche <a href=\"https:\/\/www.rainews.it\/tgr\/bolzano\/articoli\/2024\/06\/sudtirock-in-un-documentario-il-rock-altoatesino-degli-anni-80-e-90-5b540cfb-b38d-445b-9da2-931d4b594879.html\">nel documentario <em>S\u00fcdtirock<\/em><\/a> e nel romanzo si tratta di un evento centrale che segna in modo indelebile la vita del protagonista. Nella serie RAI, invece, non se ne fa menzione: si passa dagli eventi degli anni Sessanta direttamente al presente.<\/span><\/p>\n<h5><strong>4. La Bolzano di oggi non c&#8217;\u00e8<\/strong><\/h5>\n<p>Il presente, gi\u00e0\u2026 La Bolzano di <i>Brennero<\/i> non esiste n\u00e9 nello spazio n\u00e9 nel tempo. Dopo la caduta del muro di Berlino, la nascita della nuova Europa e la scomparsa del confine del Brennero, Bolzano ha cambiato volto e si \u00e8 aperta. Da citt\u00e0 operaia \u00e8 diventata una citt\u00e0 con un\u2019economia basata sul terziario: sono arrivate l\u2019universit\u00e0, un centro di ricerca internazionale, un museo d\u2019arte contemporanea, il nuovo teatro comunale, festival di livello mondiale, il parco tecnologico\u2026 Certo, molta gente si arena ancora al bancone del bar, ma la cappa plumbea che pesava sulle loro teste si \u00e8 in parte dissolta.<\/p>\n<p>Le particelle di italiani e tedeschi continuano a vibrare a velocit\u00e0 diverse, ma l&#8217;astio di un tempo \u00e8 evaporato. Ci sono voluti decenni di convivenza (e benessere, va detto) per capire che il bilinguismo \u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 pi\u00f9 che un&#8217;imposizione. C&#8217;\u00e8 chi ancora ci marcia sopra, ma le persone sono andate oltre. Le scene di <i>Brennero<\/i> di cui parlavo prima sono anacronistiche. E, in un certo senso, offensive.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 di tutte le citt\u00e0 della penisola, Bolzano \u00e8 forse quella che pi\u00f9 sta facendo i conti con il passato, i relitti fascisti legati al concetto di italianit\u00e0 e i cascami del colonialismo. In questo contesto, gli interventi che hanno ri-significato il famigerato bassorilievo e il Monumento alla Vittoria costituiscono un esempio emblematico.<\/p>\n<p>Nel primo caso, <u><a href=\"https:\/\/www.bassorilievomonumentale-bolzano.com\/it\/i-temi\/2017-linstallazione.html\">un intervento in chiave artistica<\/a><\/u> ha disinnescato settant&#8217;anni di gravame fascista, con tutte le sue implicazioni etniche: sull&#8217;enorme facciata in Piazza Tribunale, che celebrava l\u2019impresa coloniale italiana con Mussolini a cavallo e incitava a credere, obbedire e combattere, \u00e8 apparsa una scritta, che non altera il bassorilievo e si illumina di notte. \u00c8 una citazione in italiano, tedesco e ladino di <strong>Hannah Arendt<\/strong>: \u00abNessuno ha il diritto di obbedire\u00bb. L\u2019effetto catartico \u00e8 sorprendente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/piffrader.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-55724\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/piffrader.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"404\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/piffrader.jpeg 1280w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/piffrader-300x173.jpeg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/piffrader-1024x590.jpeg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/piffrader-768x443.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel secondo caso, il monumento \u00e8 stato trasformato in <u><a href=\"https:\/\/www.monumentoallavittoria.com\/it.html\">un percorso museale<\/a><\/u> che si concentra sulla doppia dittatura subita dalla citt\u00e0: quella fascista prima, e quella nazista dopo. In citt\u00e0 ci sono altre tracce che, seppure valorizzate da targhe, lastre di vetro e monumenti, meriterebbero pi\u00f9 attenzione: il <u><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Campo_di_transito_di_Bolzano\"><span lang=\"de-DE\">Lager<\/span><\/a><\/u>, i binari della zona industriale da cui partivano i convogli per Auschwitz, i luoghi degli scontri tra partigiani e soldati tedeschi, quello dell\u2019eccidio degli operai della <u><a href=\"https:\/\/opencity.comune.bolzano.it\/Novita\/Approfondimenti\/3-maggio-1945-L-eccidio-nello-stabilimento-Lancia\">Lancia<\/a><\/u>\u2026 Insomma, tutt\u2019altro che un posto senza personalit\u00e0\u2026 Ma questa \u00e8 la proverbiale altra Storia\u2026<\/p>\n<p>La questione dell&#8217;alterit\u00e0, invece, \u00e8 sempre presente, ma oggi riguarda soprattutto il fenomeno della migrazione. Il capoluogo sudtirolese ha una vivace comunit\u00e0 multietnica, ma anche notevoli problemi di integrazione. Senza entrare in ulteriori questioni sociologiche, va notato che la citt\u00e0 rappresentata nella serie invece \u00e8 completamente bianca, tranne per un personaggio secondario utile a una delle trame verticali. Gli americani, che hanno un termine per tutto, parlerebbero di <u><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tokenismo\">tokenismo<\/a><\/u>, la <i>quota nera<\/i>..<\/p>\n<h5><strong>5. Legge e ordine<\/strong><\/h5>\n<p>Il giallo poliziesco \u00e8 un genere reazionario in cui il caos va ricondotto all&#8217;ordine. <em>Brennero<\/em>, anche in questo, dimostra una scrittura cristallina. \u00c8 consolatoria e chiude il cerchio a tutti i costi, rinunciando a ogni asperit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 spazio per alcun taglio politico, sociale o esistenziale nel palinsesto RAI, il giallo non pu\u00f2 avere sfumature di noir.<\/p>\n<p>Nelle nostre storie, invece, i personaggi devono confrontarsi con ci\u00f2 che fanno e con ci\u00f2 che sono, perch\u00e9 l\u2019ambiente in cui operano \u00e8 estremo, impervio e contraddittorio, un confine geografico e umano in cui riportare il caos all&#8217;ordine \u00e8 un\u2019impresa che rasenta l\u2019impossibile e anzi, mentre in <i>Tutta quella brava gent<\/i>e il punto di rottura \u00e8 evidente, ma non superato,<span lang=\"en-US\"> in <i>La parola amore uccide<\/i> l\u2019<span lang=\"es-ES-u-co-trad\">entropia dilaga.<\/span><\/span><\/p>\n<h5><strong>E il plagio?<\/strong><\/h5>\n<p>I nostri romanzi sono arrivati sulle scrivanie di vari addetti ai lavori; pu\u00f2 darsi che qualcuno abbia pensato di trasformarli in serie o film, ma poi abbia desistito, dicendo: <i>Nah, troppo casino, scrivo qualcosa io<\/i>. Tuttavia, alla fine, due pi\u00f9 due non fa mai cinque: le affinit\u00e0 sono poche e le divergenze consistenti. La fiction della TV generalista non riesce a liberarsi dai propri schemi, e <i>Brennero<\/i> non fa eccezione. Poteva osare molto di pi\u00f9, ma forse, in tal caso, non sarebbe andata in onda. Per restare dalle parti dei<strong> CCCP<\/strong>, visto il titolo di questa scorribanda tra narrazioni: <i>non tutti possono, tendendo le braccia, afferrare la sorte e schiaffeggiarle la faccia.<\/i><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">* <strong>Jadel Andreetto<\/strong>, nato e cresciuto a Bolzano, da anni vive a Bologna. \u00c8 parte dell&#8217;ensemble narrativo Kai Zen e tra i membri fondatori del cantiere culturale <a href=\"https:\/\/resistenzeincirenaica.com\/\">Resistenze in Cirenaica<\/a>. Insieme a Guglielmo Pispisa ha firmato un trittico dedicato al Sudtirolo, composto dai due romanzi <a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/tutta-quella-brava-gente\/\"><em>Tutta quella brava gente<\/em><\/a> e <a href=\"https:\/\/www.rizzolilibri.it\/libri\/la-parola-amore-uccide\/\"><em>La parola amore uccide<\/em><\/a> e dal podcast <a href=\"https:\/\/www.raiplaysound.it\/programmi\/mortediungiallistabolzanino\"><em>Morte di un giallista bolzanino<\/em><\/a>. Lo spettacolo del Bhutan Clan e Wu Ming 1, <i>Radio UFO<\/i> 78, \u00e8 il risultato di un crossover tra <em>UFO 78<\/em> e i due libri della serie. Il suo ultimo lavoro \u00e8 il documentario <em>S\u00fcdtirock<\/em>, realizzato in tandem con Armin Ferrari, il regista di <i>A noi rimane il mondo. Sui sentieri della Wu Ming Foundation<\/i>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Jadel Andreetto * Tutto inizia con un messaggio del mio socio Guglielmo con un link a un articolo dell&#8217;ANSA dedicato a una nuova fiction Rai: \u00ab&#8221;Brennero, Radonicich e Martari a caccia del serial killer a Bolzano. 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