{"id":5540,"date":"2011-10-12T00:56:00","date_gmt":"2011-10-11T22:56:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=5540"},"modified":"2011-10-12T16:10:11","modified_gmt":"2011-10-12T14:10:11","slug":"quattro-note-sparse-per-un-%c2%ablibretto-rosa%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/10\/quattro-note-sparse-per-un-%c2%ablibretto-rosa%c2%bb\/","title":{"rendered":"Quattro note sparse per un \u00abLibretto Rosa\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5545\" title=\"Il &quot;Libretto rosa&quot; di Finzioni\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/10\/Il-Libretto-Rosa.jpg\" alt=\"Il &quot;Libretto rosa&quot; di Finzioni\" width=\"353\" height=\"500\" \/><strong><br \/>\n0. Affinit\u00e0 \/divergenze tra i compagni di Finzioni e noi<\/strong><\/p>\n<p>Una rivoluzione copernicana. Capace di (ri)mettere al centro del sistema editoriale la comunit\u00e0 dei lettori.<br \/>\nIn estrema sintesi, \u00e8 questo l\u2019intento che anima da cima a fondo <a href=\"http:\/\/www.finzionimagazine.it\/finzioni\/il-libretto-rosa-di-finzioni\/il-libretto-rosa-di-finzioni\/\"><em>Il Libretto Rosa<\/em> del blog <em>Finzioni<\/em><\/a>.<br \/>\nUn vasto e sacrosanto programma al quale pure Wu Ming, fin dalla sua fondazione, ha consacrato sforzi, esperimenti ed errori.<br \/>\nProprio in virt\u00f9 di questo comune sentire, ritengo pi\u00f9 utile alla discussione &#8211; e al programma stesso &#8211; evidenziare quali aspetti del <em>Libretto<\/em> mi hanno lasciato pi\u00f9 insoddisfatto, invece di dedicare spazio alla tante consonanze, peraltro assai evidenti.<!--more--><\/p>\n<p><strong>1. Noi Lettori <\/strong><\/p>\n<p>Se la teoria letteraria ormai da decenni considera chi legge un romanzo al pari di un co-autore, di fronte ai meccanismi dell\u2019industria editoriale, i lettori in carne ed ossa si sentono ancora l\u2019ultima ruota dell\u2019ingranaggio.<br \/>\n<em>Il Libretto Rosa<\/em> disegna un ritratto in bianco e nero delle Patrie Lettere, dove la gran parte degli editori, dei critici e degli scrittori sono individui pieni di boria, interessati solo al loro particulare, avidi di fama e denaro, mentre i lettori &#8211; Noi Lettori &#8211; sono una comunit\u00e0 perfetta, che non ha nulla a che vedere con le infezioni del corpo editoriale e anzi le spazzer\u00e0 via come un esercito di globuli bianchi.<br \/>\nQuesta retorica da battaglia si basa in primo luogo su una falsa opposizione, perch\u00e9 anche gli scrittori paraculi, i critici snob e gli editori marchettari sono il pi\u00f9 delle volte lettori (So che \u00e8 difficile crederlo, ma bisogna sforzarsi almeno di supporlo). Poi c\u2019\u00e8 la <em>reductio ad unum<\/em> che abbiamo criticato tante volte in questi ultimi mesi: la stessa che ha fatto parlare di un \u201cPopolo della Rete\u201d, protagonista assoluto della vittoria nei referendum; la stessa di chi inveisce ogni giorno contro la Casta, i costi della politica, il capitalismo di rapina e la mafia, per poi proporre come contraltare la gente, i cittadini, la societ\u00e0 civile <em> in quanto tale<\/em>. Si rimuovono le contraddizioni interne al blocco che si vuole chiamare Popolo, Noi, Societ\u00e0 e si accentuano, di contro, le opposizioni tra questo interno falsamente omogeneo e i cattivi che ne stanno fuori.<br \/>\nCome risultato, si ottiene il culto di una comunit\u00e0 senza macchia &#8211; emarginata e quindi \u201cfuori dal sistema\u201d &#8211; che una volta riportata \u201cal centro\u201d del medesimo lo far\u00e0 fiorire come un campo a primavera. Per evitarlo, mi pare che alla parola <em>Noi<\/em> bisognerebbe sempre affiancare due precisazioni: primo, la consapevolezza delle proprie responsabilit\u00e0 (ci crediamo assolti, ma siamo invece coinvolti) e secondo, una strategia di lotta, perch\u00e9 non basta essere una moltitudine e arrivare \u201cdal basso\u201d per migliorare il sistema, e non basta nemmeno \u201cessere migliori\u201d o avere \u201cvalori migliori\u201d per portare a casa il risultato.<br \/>\nRispetto al primo punto, qui manca del tutto un\u2019analisi sulle degenerazioni tipiche delle comunit\u00e0 di lettori, come ad esempio quella che conduce da tempo Loredana Lipperini nei meandri della letteratura fantasy.<br \/>\n<em>Il Libretto Rosa<\/em> dichiara solenne che, grazie ai progressi tecnologici, \u201cla Repubblica dei Lettori ha schiarito la sua voce e ora sta parlando\u201d. Fatto incontrovertibile, ma poi bisognerebbe anche sentire cosa dice, che errori fa pi\u00f9 spesso, come si esprime, quanto urla. Henry Jenkins ha sostenuto che \u201cnon si deve ridurre il valore della cultura partecipativa ai suoi prodotti, ma occorre pensare al suo processo\u201d. Non si tratta dunque di andare in cerca della monnezza prodotta dai lettori per poi dire \u201cVisto? C\u2019\u00e8 un sacco di merda anche qua\u201d, ma piuttosto per interrogarsi su come il processo stesso &#8211; \u201cil discorso pubblico che i lettori sviluppano intorno ai libri\u201d &#8211; possa migliorare in qualit\u00e0, partecipazione, biodiversit\u00e0 ed efficacia. L\u2019esempio della <em>fanfiction<\/em> da questo punto di vista \u00e8 molto istruttivo: nelle comunit\u00e0 dei fan che scrivono storie ispirate alle loro narrazioni preferite, esistono spesso gruppi di beta-lettori. Queste persone si offrono di leggere i testi in bozza per sottoporli a una revisione tra pari. Tale revisione, per funzionare al meglio, si ispira a regole scritte e condivise, ovvero \u201cpresupposti pedagogici che guidano il processo\u201d. A mio parere, l\u2019intera <em>Repubblica dei Lettori<\/em> avrebbe bisogno di esplicitare i suoi <em>presupposti pedagogici<\/em>. Ai tanto decantati Diritti del Lettore enunciati da Pennac, credo si dovrebbe aggiungere un Vademecum di lettura creativa. Alla versione 2.0 del <em>Libretto Rosa<\/em> mi piacerebbe trovare allegato un Codice etico per il recensore amatoriale, un Hagakure del dibattito libresco.<\/p>\n<p><strong>2. I lettori hanno sempre ragione<\/strong><\/p>\n<p>\u201cI lettori hanno sempre ragione\u201d, recita il secondo articolo del Nonalogo finzioniano. \u201cLa ragione si d\u00e0 ai fessi\u201d, chioserebbe mia nonna dalla tomba, mentre un qualunque \u201ceditore faina\u201d sarebbe pronto a sottoscrivere l\u2019affermazione originaria. Se i lettori continuano a comprare romanzi tradotti <em>ad mentulam canis<\/em>, che bisogno c\u2019\u00e8 di avere pi\u00f9 cura? <em>Il cliente ha sempre ragione<\/em>. Se l\u2019autore incrementa le vendite sputando sentenze al famoso talk show, perch\u00e9 non puntare tutto sulle apparizioni televisive? <em>Il cliente ha sempre ragione.<\/em> Io invece, da cliente, ancora ringrazio il barista che un giorno mi disse: piantala di mettere lo zucchero nel caff\u00e8, uccidi l\u2019aroma. Quel suo consiglio autorevole mi salv\u00f2 dal piattume della dolcificazione quotidiana. Ma oggi, sostengono i finzioniani, non esiste pi\u00f9 alcuna <em>auctoritas<\/em>. Dunque tocca a Noi Lettori <em>autorizzarci<\/em>, cio\u00e8 \u201cfarci autori del nostro giudizio\u201d. Il che, mi pare, \u00e8 proprio l\u2019esatto contrario dell\u2019aver sempre ragione, pretesa tipica di chi l\u2019auctoritas non ce l\u2019ha, ma la vuole imporre lo stesso.<br \/>\n\u201cUna delle cose tristi del nostro tempo \u00e8 che quanti si sentono nel giusto sono stupidi, mentre quelli che sanno capire e immaginare sono pieni di dubbi e indecisioni\u201d. Bertrand Russell lo scriveva ormai molti anni fa, ma oggi la sua frase viene citata su Wikipedia per descrivere un fenomeno che conosce in Rete le sue conseguenze pi\u00f9 devastanti: l\u2019effetto Dunning-Kruger. In base a questo <em>bias<\/em> cognitivo, quanto pi\u00f9 una persona \u00e8 incompetente, tanto pi\u00f9 sottostima le sue lacune e si illude di essere pi\u00f9 capace degli altri. Chi invece ha pi\u00f9 conoscenze, tende a sovrastimare le altrui capacit\u00e0 e quindi a non sentirsi all\u2019altezza della situazione. Di conseguenza: se per autorizzarsi bisogna affinare le armi del proprio giudizio, allora probabilmente si avranno maggiori incertezze. Se invece l\u2019importante \u00e8 avere sempre ragione, allora difficilmente si avr\u00e0 un giudizio autorevole.<\/p>\n<p><strong>3. Una piattaforma di richieste<\/strong><\/p>\n<p>Quanto detto fin qui, non significa che <em>Il Libretto Rosa<\/em> manchi di una parte propositiva, al di l\u00e0 delle dichiarazioni provocatorie del tipo \u201cNoi lettori abbiamo sempre ragione\u201d.<br \/>\nAl contrario, contiene una lunga piattaforma di rivendicazioni, rivolte in particolar modo alle case editrici. Un elenco molto condivisibile sul piano dei contenuti, ma piuttosto carente su quello della pratica.<br \/>\nEsistono battaglie delle quali occorre indicare subito la strategia, se non ci si vuole affidare alla mano dell\u2019Onnipotente. Ad esempio, dichiarare di voler combattere il traffico cittadino, o la fame nel mondo, \u00e8 un puro <em>flatus vocis<\/em> se non si indica in che modo si pensa di procedere.<br \/>\nAi tempi della campagna per la \u201ccarta amica delle foreste\u201d, Greenpeace decise che sarebbe partita dagli autori, convincendoli a far stampare i propri testi su quel tipo di supporto. A loro volta gli autori hanno convinto gli editori e si \u00e8 arrivati a una prima, parziale vittoria. Se Greenpeace si fosse limitata a dire: \u201cVogliamo libri in carta riciclata\u201d, niente di tutto questo sarebbe mai avvenuto.<br \/>\n\u201cOttenere un\u2019impaginazione, una stampa, una rilegatura degni di questo nome\u201d \u00e8 un obiettivo che qualunque lettore sottoscriver\u00e0 volentieri. Ma il punto \u00e8: come? Restituendo sistematicamente le copie fallate alle librerie? Pu\u00f2 essere un primo passo, ma l\u2019importante \u00e8 tracciare la rotta.<br \/>\n\u201cQueste sono le nostre richieste &#8211; dichiarano i finzioniani al termine del paragrafo &#8211; Ciascun lettore pu\u00f2 e deve arricchirle, integrarle, approfondirle\u201d.<br \/>\nA me pare invece che la lista sia gi\u00e0 abbastanza ricca, forse pure troppo.<br \/>\nQuel che bisognerebbe fare, punto per punto, \u00e8 individuare gli strumenti per rivendicarla. Tenendo ben presente che in Italia non esiste un editore pubblico, chiamato per definizione a intraprendere progetti di pubblica utilit\u00e0 (come la ristampa di testi fuori catalogo o l&#8217;aggiornamento degli apparati critici). Qui ci si misura con soggetti privati, profitti, quote di mercato e sono lontani i tempi in cui Giulio Einaudi teorizzava la necessit\u00e0, ogni anno, di pubblicare almeno quattro volumi di sicuro valore e di sicura perdita. Evitiamo di chiedere agli editori di essere &#8220;buoni&#8221; e impariamo a considerarli come una normale controparte.<\/p>\n<p><strong>4. Il valore di un libro<\/strong><\/p>\n<p>\u201cIl valore di un libro\u201d &#8211; si afferma  nel Libretto &#8211; pu\u00f2 essere solo ed esclusivamente determinato dal giudizio che i lettori ne danno nel corso del tempo\u201d.<br \/>\nE\u2019 questa un\u2019affermazione importante, che reclama spazio per tutta la dimensione sociale della lettura, spesso considerata come irrilevante dalla critica letteraria. La fortuna di un romanzo viene per lo pi\u00f9 studiata da un punto di vista storico o sociologico, ma guai a farla confluire nel giudizio sul testo. Fanno bene dunque i finzioniani a ricordare che un libro viene pubblicato per essere letto e recepito, e dunque il modo in cui esso viene letto e recepito non pu\u00f2 che costituire un elemento di giudizio.<br \/>\nQualche pagina pi\u00f9 oltre, per\u00f2, <em>il Libretto<\/em> contiene un\u2019altra affermazione importante.<br \/>\n\u201cParole come letterariet\u00e0 devono sparire, affogate da una risata. L\u2019unico predicato legittimo sar\u00e0 l\u2019aggettivo <em>valido<\/em>, cio\u00e8 <em>che possiede un valore per chi parla<\/em>.\u201d<br \/>\nDunque: 1) \u201cil valore di un libro\u201d sta nel giudizio che i lettori ne danno nel tempo e 2) tale giudizio deve esprimersi nei termini di valido\/non valido. Ne consegue che \u201cil valore di un libro\u201d sta nel \u201cvalore che i lettori gli attribuiscono nel corso del tempo\u201d.<br \/>\nTutto questo parlare di valore mi fa pensare alla lettura come all&#8217;estimo di un terreno e ai lettori come tante agenzie di rating. Se giustamente ridiamo di coloro che vogliono distinguere i libri in letterari e para-letterari, non possiamo proporre, un attimo dopo, di separare i romanzi tra validi e non validi, come se si trattasse sempre e comunque di stilare una classifica, una serie A e una serie B, un elenco di buoni e cattivi.<br \/>\nLa vera rivoluzione copernicana, oggi, non \u00e8 sostituire la cartina al tornasole di Voi Critici con quella di Noi Lettori, ma rimettere al centro della lettura, come suo scopo principale, <em>l\u2019inseguimento rocambolesco dei significati.<\/em><\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa posta del lavoro letterario \u00e8 quella di fare del lettore non pi\u00f9 un consumatore ma un produttore del testo. La nostra letteratura \u00e8 segnata dal divorzio inesorabile mantenuto dall\u2019istituzione letteraria tra il fabbricante e l\u2019utente del testo, tra l\u2019autore e il lettore. Questo lettore si trova allora immerso in una sorta di ozio, di intransitivit\u00e0, e, per dir tutto, di <em>seriet\u00e0<\/em>: invece di essere lui a eseguire, di accedere pienamente all\u2019incanto del significante, alla volutt\u00e0 della scrittura, non gli resta in sorte che la povera libert\u00e0 di ricevere o di respingere il testo: la lettura si riduce a un <em>referendum<\/em>\u00bb (<strong>Roland Barthes<\/strong>, <em>S\/Z<\/em>, 1970)<\/p><\/blockquote>\n<p>Come si suol dire: sono passati quarant\u2019anni e sembra scritto ieri.<br \/>\nLa mia impressione \u00e8 che ci stiamo tutti, pericolosamente abituando a interagire con la creativit\u00e0 e l\u2019arte in termini quantitativi. Quel che ci importa \u00e8 tradurre la fruizione in un verdetto e il verdetto in un voto da 0 a 10 cuoricini, da 0 a 4 stelline oppure 5, o ancora pi\u00f9 spesso mi piace\/non mi piace, Ok\/Ko, pollice su\/pollice gi\u00f9 come tanti piccoli Nerone.<br \/>\nIo sono un lettore da circa trantadue anni e penso che leggere sia soprattutto un\u2019avventura, l\u2019esplorazione di una giungla di temi e conflitti, che poi certo, pu\u00f2 rivelarsi un boschetto o un arido deserto, ma in ogni caso non mi interessa fare l\u2019agrimensore, mettermi l\u00ec a traguardare confini, cosa che invece, a giudicare da molte recensioni che leggo in giro, sembra essere la preoccupazione principale di tanti lettori, spinti a questo da una bombardante ingiunzione a valutare prima ancora che capire. La mia impressione \u00e8 che questi lettori preferiscano rifugiarsi nella matita rossa e blu perch\u00e9 dare un voto, dire mi annoia\/non mi annoia o \u201cil primo atto finisce troppo presto\u201d non ti costringe a mettere in gioco te stesso, cosa che invece devi fare se vuoi dire &#8211; anche in poche parole semplici &#8211; che cosa significa un libro <em> per te<\/em>, che cosa fa risuonare dentro la <em>tua<\/em> testa, mettendo insieme il <em>cosa dice<\/em> e il <em>come lo fa<\/em>, la forma e il contenuto nella loro inestricabile interazione.<br \/>\nUn libro vuol sempre dire molte cose e molte cose diverse a seconda di chi lo interroga: di fronte a questa grande ricchezza vedo invece schiere di lettori che contano le pulci del testo come se fosse una vecchia pelliccia, per poi dedurre da questa aritmetica se la pelliccia scalda oppure no. Cos\u00ec facendo finiscono per passare il tempo su dettagli secondari e molto ripetitivi, perdendo di vista l\u2019aspetto pi\u00f9 interessante dell\u2019esperienza di lettura: la possibilit\u00e0 di confrontarsi con una costellazione di significati.<br \/>\nA che mi serve sapere &#8220;quanto vale&#8221; un romanzo se prima non mi sono chiesto &#8220;cosa vuol dire per me&#8221;?<br \/>\nDi recente, un amico mi ha bacchettato perch\u00e9 da una mia recensione non si capiva se il libro mi fosse piaciuto oppure no, se suggerivo di leggerlo, se \u201cne valeva la pena\u201d.<br \/>\nIl genere \u201cconsigli per gli acquisti\u201d \u00e8 ormai lo stile critico dominante.<br \/>\nE\u2019 tempo di abbandonare le pagelle di Amazon per addentrarsi, come naturalisti in erba, nell\u2019Amazzonia dell\u2019interpretazione collettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Wu Ming 2<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"0. 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