{"id":5241,"date":"2011-09-26T06:45:31","date_gmt":"2011-09-26T04:45:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=5241"},"modified":"2023-08-13T13:19:19","modified_gmt":"2023-08-13T11:19:19","slug":"feticismo-della-merce-digitale-e-sfruttamento-nascosto-i-casi-amazon-e-apple","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/09\/feticismo-della-merce-digitale-e-sfruttamento-nascosto-i-casi-amazon-e-apple\/","title":{"rendered":"Feticismo della merce digitale e sfruttamento nascosto: i casi Amazon e Apple"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.article11.info\/spip\/Fetichisme-de-la-marchandise\">Fran\u00e7ais<\/a> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/english\/wumingblog\/?p=1895\">English<\/a> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.rebelion.org\/noticia.php?id=139132\">Espa\u00f1ol<\/a> <span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/strong><\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5432\" title=\"La piramide dello sfruttamento\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/iww-pyramid-sm.gif\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"627\" \/><br \/>\nLa settimana scorsa <em>The Morning Call<\/em>, un quotidiano della Pennsylvania, ha pubblicato <a href=\"http:\/\/www.mcall.com\/news\/local\/mc-allentown-amazon-complaints-20110917,0,7937001,full.story\">una lunga e dettagliata inchiesta<\/a> &#8211; intitolata <em>Inside Amazon&#8217;s Warehouse<\/em> &#8211; sulle terribili condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della Lehigh Valley. Il reportage, risultato di mesi di interviste e verifiche, sta facendo il giro del mondo ed \u00e8 stato ripreso dal <em>New York Times<\/em> e altri media mainstream. Il quadro \u00e8 cupo:<br \/>\n&#8211; estrema precariet\u00e0 del lavoro, clima di perenne ricatto e assenza di diritti;<br \/>\n&#8211; ritmi inumani, con velocit\u00e0 raddoppiate da un giorno all&#8217;altro (da 250 a 500 &#8220;colli&#8221; al giorno, senza preavviso), con una temperatura interna che supera i 40\u00b0 e in almeno un&#8217;occasione ha toccato i 45\u00b0;<br \/>\n&#8211; provvedimenti disciplinari ai danni di chi rallenta il ritmo o, semplicemente, sviene (in un rapporto del 2 giugno scorso si parla di 15 lavoratori svenuti per il caldo);<br \/>\n&#8211; licenziamenti &#8220;esemplari&#8221; su due piedi con il reprobo scortato fuori sotto gli occhi dei colleghi.<br \/>\nE ce n&#8217;\u00e8 ancora. Leggetela tutta, l&#8217;inchiesta. Ne vale la pena. La frase-chiave la dice un ex-magazziniere: &#8220;<em>They&#8217;re killing people mentally and phisically.<\/em>&#8221; <!--more--><\/p>\n<div id=\"attachment_5375\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5375\" class=\"size-full wp-image-5375\" title=\"Jeff Bezos\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/jeffbezos.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"225\" \/><p id=\"caption-attachment-5375\" class=\"wp-caption-text\">Jeff Bezos, fondatore, presidente e amministratore delegato di Amazon. INSEGVENDVM AB OPERARIIS FORCONIBVS.<\/p><\/div>\n<p>A giudicare dai commenti in rete, molti cadono dalle nuvole, scoprendo soltanto ora che Amazon \u00e8 una mega-corporation e <strong>Jeff Bezos<\/strong> un padrone che &#8211; com&#8217;\u00e8 consueto tra i padroni &#8211; vuole realizzare profitti a scapito di ogni altra considerazione su dignit\u00e0, equit\u00e0 e sicurezza.<br \/>\nCome dovevasi sospettare, il &#8220;miracolo&#8221;-Amazon (super-sconti, spedizioni velocissime, &#8220;coda lunga&#8221;, offerta apparentemente infinita) si regge sullo sfruttamento di forza-lavoro in condizioni vessatorie, pericolose, umilianti. Proprio come il &#8220;miracolo&#8221;-Walmart, il &#8220;miracolo&#8221;-Marchionne e qualunque altro miracolo aziendale ci abbiano propinato i media nel corso degli anni.<br \/>\nQuanto appena scritto dovrebbe essere ovvio, eppure non lo \u00e8. Il disvelamento non riguarda un&#8217;azienda qualsiasi, ma Amazon, sorta di &#8220;gigante buono&#8221; di cui &#8211; anche in Italia &#8211; si \u00e8 sempre parlato\u00a0in modo acritico, quando non adorante e populista.<br \/>\n<em>The Morning Call<\/em> ha rotto un incantesimo. Fino a qualche giorno fa, con poche eccezioni, i mezzi di informazione (e i consumatori stessi) accettavano la propaganda di Amazon senza l&#8217;ombra di un dubbio, come fosse oro colato. D&#8217;ora in poi, forse si cercheranno pi\u00f9 spesso i riscontri, si faranno le dovute verifiche, si andranno a vedere eventuali bluff. Con il peggiorare della crisi, sembra aumentare il numero degli scettici.<\/p>\n<p>Il problema di multinazionali che vengono percepite come &#8220;meno aziendali&#8221;, pi\u00f9 &#8220;cool&#8221; ed eticamente &#8211; quasi <em>spiritualmente<\/em> &#8211; migliori delle altre riguarda molte compagnie associate a Internet in modo tanto stretto da essere <em>identificate con la rete stessa<\/em>. Un altro caso da manuale \u00e8 Apple.<\/p>\n<p><strong>iPhone, iPad, youDie<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;anno scorso ha fatto scalpore &#8211; prima di essere sepolta da cumuli di sabbia e silenzio &#8211; un&#8217;ondata di suicidi tra gli operai della Foxconn, multinazionale cinese nelle cui fabbriche si assemblano iPad, iPhone e iPod.<br \/>\nIn realt\u00e0 le morti erano iniziate prima, nel 2007, e sono proseguite in seguito (l&#8217;ultimo suicidio <span style=\"text-decoration: underline;\">accertato<\/span> \u00e8 del maggio scorso; un altro operaio \u00e8 morto a luglio in circostanze sospette). A essersi uccisa, nel complesso, \u00e8 una ventina di dipendenti. Indagini di vario genere hanno indicato tra le probabili cause tempi infernali di lavoro, mancanza di relazioni umane dentro la fabbrica e pressioni psicologiche da parte del <em>management<\/em>.<br \/>\nA volte si \u00e8 andati ben oltre le pressioni psicologiche: il 16 luglio 2009, <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2009\/07\/27\/technology\/companies\/27apple.html?_r=2&amp;scp=1&amp;sq=foxconn&amp;st=cse\">un dipendente 25enne di nome Sun Danyong<\/a> si \u00e8 gettato nel vuoto dopo aver subito un pestaggio da parte di una squadraccia dell&#8217;azienda. Sun era sospettato di aver rubato e\/o smarrito un prototipo di iPhone.<br \/>\nChe soluzioni ha adottato la Foxconn per prevenire queste tragedie? Beh, ad esempio, <a href=\"http:\/\/www.dailytech.com\/Foxconn+Installs+AntiSuicide+Nets+at+Its+Facilities\/article18877.htm\">ha installato delle &#8220;reti anti-suicidio&#8221;<\/a>.<br \/>\n[Per approfondire questo tema, consiglio i link raccolti nella <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Foxconn_suicides\">pagina di wikipedia<\/a> e la visione del video divulgativo <em>Deconstructing Foxconn<\/em>]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"369\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/TZhimLYFStk?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"369\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/TZhimLYFStk?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<p>Questi dietro-le-quinte del mondo Apple non ricevono molta attenzione, a paragone dei bollettini medici di <strong>Steve Jobs<\/strong> o di pseudo-eventi come l&#8217;inaugurazione, nella centralissima via Rizzoli di Bologna, del pi\u00f9 grande Apple Store italiano (<a href=\"http:\/\/mazzetta.iobloggo.com\/2268\/apple-a-disagio-in-italia\/&amp;cid=312186\">kermesse doverosamente smitizzata dal sempre ottimo <strong>Mazzetta<\/strong><\/a>). In quella circostanza, diverse persone hanno trascorso la notte in strada in attesa di entrare nel tempio.\u00a0Costoro non sanno niente del connubio di lavoro e morte che sta<em> a monte<\/em> del marchio che venerano. Nel capitalismo, mettere la maggiore distanza possibile tra &#8220;monte&#8221; e &#8220;valle&#8221; \u00e8 l&#8217;operazione ideologica per eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"284\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/OtOMi3FeVxE?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"284\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/OtOMi3FeVxE?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<p><strong>Feticismo, assoggettamento, liberazione<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Quando si parla di Rete, la \u201cmacchina mitologica\u201d dei nostri discorsi &#8211; alimentata dall\u2019ideologia che, volenti o nolenti, respiriamo ogni giorno &#8211; ripropone un mito, una narrazione tossica: la tecnologia come forza autonoma, soggetto dotato di un suo\u00a0<em>spirito<\/em>,\u00a0realt\u00e0 che si evolve da sola, spontaneamente e teleologicamente. Tanto che qualcuno &#8211; non lo si ricorder\u00e0 mai abbastanza &#8211; ha avuto la bella pensata di candidare Internet (che come tutte le reti e infrastrutture serve a <em>tutto<\/em>, anche a fare la guerra) al&#8230; Nobel per la Pace.<\/p>\n<p>A essere occultati sono i rapporti di classe, di propriet\u00e0, di produzione: se ne vede solo il <em>feticcio<\/em><em>. <\/em>E allora torna utile il <strong>Karl Marx<\/strong> delle pagine sul feticismo della merce (sottolineatura mia):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQuel che qui assume per gli uomini <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>la forma fantasmagorica di un rapporto fra cose<\/em><\/span> \u00e8 soltanto il rapporto sociale determinato fra gli uomini stessi.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>\u201cForma fantasmagorica di un <span style=\"text-decoration: underline;\">rapporto tra cose<\/span>\u201d. Come i computer interconnessi a livello mondiale. Dietro la fantasmagoria della Rete c\u2019\u00e8 un rapporto sociale <em>determinato<\/em>, e Marx intende: rapporto di produzione, rapporto di sfruttamento.<br \/>\nSu tali rapporti, la retorica internettiana getta un velo. Si pu\u00f2 parlare per ore, giorni, mesi della Rete sfiorando solo occasionalmente il problema di chi ne sia proprietario, di chi detenga il controllo reale dei nodi, delle infrastrutture, dell\u2019hardware. Ancor meno si pensa a quale piramide di lavoro &#8211; anche para-schiavistico &#8211; sia <em>incorporata<\/em> nei dispositivi che usiamo (computer, smartphone, Kindle) e di conseguenza nella rete stessa.<\/p>\n<p>Ci sono multinazionali che tutti i giorni (in rete) espropriano ricchezza sociale e (dietro le quinte) vessano maestranze ai quattro angoli del mondo, eppure sono considerate\u2026 \u201cmeno multinazionali\u201d delle altre.<br \/>\nFinch\u00e9 non ci si render\u00e0 conto che Apple \u00e8 come la Monsanto, che Google \u00e8 come la Novartis, che fare l\u2019apologia di una corporation \u00e8 la pratica narrativa pi\u00f9 tossica che esista, si tratti di Google, FIAT, Facebook, Disney o Nestl\u00e9\u2026 Finch\u00e9 non ci si render\u00e0 conto di questo, nella rete ci staremo come pesci.<br \/>\n[N.B. A scanso di equivoci: io possiedo un Mac e ci lavoro bene. Ho anche un iPod, uno smartphone con Android e un Kindle. Chi fa il mio lavoro deve conoscere le modalit\u00e0 di fruizione della cultura e di utilizzo della rete. Ma cerco di non essere feticista, di non rimuovere lo sfruttamento che sta a monte di questi prodotti. E&#8217; uno sforzo improbo, ma bisogna compierlo. <span style=\"color: #cc0033;\">Come spiegher\u00f2 meglio sotto, la mia critica non si incentra sull&#8217;accusa di \u00ab\u00a0incoerenza\u00a0\u00bb del singolo e sul comportamento individuale del consumatore, su cui negli ultimi anni si \u00e8 costruita una retorica sviante, ma sulla necessit\u00e0 di connettere l&#8217;attivismo in rete alle lotte che avvengono \u00ab\u00a0a monte\u00a0\u00bb, nella produzione materiale.<\/span>]<\/p>\n<p>Per colpa del net-feticismo, ogni giorno si pone l\u2019accento solo sulle pratiche <em>liberanti<\/em> che agiscono la rete &#8211; pratiche su cui, per essere chiari, noi WM <em>scommettiamo tutti i giorni da vent\u2019anni<\/em> -, descrivendole come la <em>regola<\/em>, e implicitamente si derubricano come <em>eccezioni<\/em> le pratiche <em>assoggettanti<\/em>: la rete usata per sfruttare e sottopagare il lavoro intellettuale; per controllare e imprigionare le persone (si veda <a href=\"http:\/\/www.internetevolution.com\/author.asp?section_id=466&amp;doc_id=232806\">quanto accaduto dopo i riots londinesi<\/a>); per imporre nuovi idoli e feticci alimentando nuovi conformismi; per veicolare l\u2019ideologia dominante; per gli scambi del finanzcapitalismo che ci sta distruggendo.<br \/>\nIn rete, le pratiche assoggettanti sono <em>regola<\/em> tanto quanto le altre. Anzi, a voler fare i precisini, andrebbero considerate regola <em>pi\u00f9<\/em> delle altre, se teniamo conto della genealogia di Internet, che si \u00e8 evoluta da ARPAnet, rete informatica militare.<\/p>\n<p>La questione non \u00e8 se la rete produca liberazione <em>o<\/em> assoggettamento: produce sempre, e sin dall\u2019inizio, <em>entrambe le cose<\/em>. E\u2019 la sua dialettica, un aspetto \u00e8 sempre insieme all\u2019altro. Perch\u00e9 la rete \u00e8 la forma che prende oggi il capitalismo, e il capitalismo \u00e8 in ogni momento <em>contraddizione in processo<\/em>. Il capitalismo si afferm\u00f2 liberando soggettivit\u00e0 (dai vincoli feudali, da antiche servit\u00f9) e al tempo stesso imponendo nuovi assoggettamenti (al tempo disciplinato della fabbrica, alla produzione di plusvalore). Nel capitalismo <em>tutto<\/em> funziona cos\u00ec: il consumo emancipa <em>e<\/em> schiavizza, genera liberazione che \u00e8 anche nuovo assoggettamento, e il ciclo riparte a un livello pi\u00f9 alto.<\/p>\n<div id=\"attachment_5348\" style=\"width: 209px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5348\" class=\"size-full wp-image-5348 \" title=\"L'eolipila di Erone\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/CL_Eolipila.jpg\" alt=\"\" width=\"199\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-5348\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;eolipila di Erone<\/p><\/div>\n<p>La lotta allora dovrebbe essere questa: far leva sulla liberazione per combattere l\u2019assoggettamento. Moltiplicare le pratiche liberanti e usarle contro le pratiche assoggettanti. Ma questo si pu\u00f2 fare solo smettendo di pensare alla tecnologia come forza autonoma e riconoscendo che \u00e8 plasmata da rapporti di propriet\u00e0 e produzione, e indirizzata da relazioni di potere e di classe.<br \/>\nSe la tecnologia si imponesse prescindendo da tali rapporti semplicemente perch\u00e9 <em>innovativa<\/em>, la macchina a vapore sarebbe entrata in uso gi\u00e0 nel I secolo a.C., quando <strong>Erone di Alessandria<\/strong> realizz\u00f2 <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Eolipila\">l&#8217;eolipila<\/a>. Ma il modo di produzione antico non aveva bisogno delle macchine, perch\u00e9 tutta la forza-lavoro necessaria era assicurata dagli schiavi, e nessuno pot\u00e9 o volle immaginarne un&#8217;applicazione concreta.<\/p>\n<p>E&#8217; il feticismo della tecnologia come forza autonoma a farci ricadere sempre nel vecchio <em>frame<\/em> &#8220;apocalittici vs. integrati&#8221;. Al minimo accenno critico sulla rete, gli &#8220;integrati&#8221; ti scambieranno per &#8220;apocalittico&#8221; e ti accuseranno di incoerenza e\/o oscurantismo. La prima accusa di solito risuona in frasi come: &#8220;Non stai usando un computer anche tu in questo momento?&#8221;; &#8220;Non li compri anche tu i libri su Amazon?&#8221;; &#8220;Ce l&#8217;hai anche tu uno smartphone!&#8221; etc. La seconda in inutili lezioncine tipo: &#8220;Pensa se oggi non ci fosse Internet&#8230;&#8221;<br \/>\nNell&#8217;altro verso, ogni discorso sugli usi positivi della rete verr\u00e0 accolto dagli &#8220;apocalittici&#8221; come la servile propaganda di un &#8220;integrato&#8221;. <strong><br \/>\n<\/strong>Ricordiamoci sempre di Erone di Alessandria. La sua storia ci insegna che quando parliamo di tecnologia, e pi\u00f9 nello specifico di Internet, in realt\u00e0 <em>stiamo parlando di altro<\/em>, cio\u00e8 dei rapporti sociali.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Insomma, torniamo a chiederci: chi sono i padroni della rete? E chi sono gli sfruttati nella rete e <em>dalla<\/em> rete?<br \/>\nScoprirlo non \u00e8 poi tanto difficile: basta leggere le \u201cNorme di utilizzo\u201d dei social network a cui siamo iscritti; leggere le licenze del software che utilizziamo; digitare su un motore di ricerca l\u2019espressione <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Network_neutrality\">\u201cNet Neutrality\u201d<\/a>&#8230; E, <em>dulcis in fundo<\/em>, tenere in mente storie come quelle dei magazzini Amazon e della Foxconn.<br \/>\nSolo in questo modo, credo, eviteremo scemenze come la campagna &#8220;Internet for Peace&#8221; o, peggio, narrazioni del futuro orrende, di \u201ctotalitarismo soffice\u201d, come quella che emerge dal famigerato video della Casaleggio &amp; Associati intitolato <em><a href=\"http:\/\/youtu.be\/9mYgbCW8XNA\">Gaia: The Future of Politics<\/a><\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"500\" height=\"369\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/9mYgbCW8XNA?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><embed width=\"500\" height=\"369\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/9mYgbCW8XNA?version=3&amp;hl=it_IT\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" \/><\/object><\/p>\n<p>Non illudiamoci: saranno conflitti durissimi a stabilire se all&#8217;evoluzione di Internet corrisponder\u00e0 un primato delle pratiche di liberazione su quelle di assoggettamento, o viceversa.<\/p>\n<p><strong>Il lavoro (di merda) incorporato nel tablet<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_5419\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5419\" class=\"size-full wp-image-5419 \" title=\"Stiv Giobs con l'aiPad\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/jobs-ipad.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"223\" \/><p id=\"caption-attachment-5419\" class=\"wp-caption-text\">Steve Jobs, ex-CEO di Apple, con l&#8217;Ipad.<\/p><\/div>\n<p>Ultimamente, chi ritiene che nel capitalismo odierno non valga pi\u00f9 la teoria marxiana del valore-lavoro fa l\u2019esempio dell\u2019iPad, e dice: il lavoro fisico compiuto dall\u2019operaio per assemblare un tablet \u00e8 poca roba, il valore del tablet \u00e8 dato dal software e dalle applicazioni che ci girano sopra, quindi dal lavoro <em>mentale<\/em>, cognitivo, di ideazione e programmazione. Lavoro che &#8220;sfugge&#8221; da ogni parte,\u00a0<em>inquantificabile<\/em> in termini di ore di lavoro.<br \/>\nCi\u00f2 metterebbe in crisi l\u2019idea marxiana che \u2013 taglio con l\u2019accetta \u2013 il valore di una merce sia dato dalla quantit\u00e0 di lavoro che essa incorpora, o meglio: dal tempo di lavoro <em>socialmente necessario<\/em> per produrla. Per &#8220;tempo socialmente necessario&#8221; Marx intende il tempo medio utilizzato dai produttori di una data merce in una data fase dello sviluppo capitalistico.<\/p>\n<p>Non sono un esperto di economia politica, ma mi sembrano due livelli coesistenti. Forse la teoria del valore-lavoro viene liquidata troppo in fretta. Io credo che il suo nocciolo di senso (nocciolo \u201cfilosofico\u201d e concretissimo) permanga anche col mutare delle condizioni.<\/p>\n<p>Oggi il lavoro \u00e8 molto pi\u00f9 socializzato che ai tempi di Marx e i processi produttivi ben pi\u00f9 complessi (e il capitale pi\u00f9 condizionato da limiti <em>esterni<\/em>, cio\u00e8 ambientali), eppure chi fa quest\u2019esempio <em>accorcia il ciclo<\/em> e isola <em>l\u2019atto dell\u2019assemblaggio di un singolo iPad<\/em>. Mi sembra un grosso errore metodologico.<br \/>\nAndrebbe presa in considerazione la mole di lavoro lungo l\u2019<em>intero ciclo produttivo<\/em> di un\u2019<em>intera infornata di tablet<\/em> (o di laptop, di smartphone, di e-reader, quel che vi pare). <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4504\">Come giustamente diceva Tuco<\/a> nella discussione in cui ha iniziato a prendere forma il presente intervento:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abUno dei punti essenziali \u00e8 che tutta la baracca non si potrebbe mai mettere in movimento per produrre cento iPad. Se ne devono produrre almeno cento milioni. A prima vista potrebbe sembrare che il lavoro intellettuale necessario per sviluppare il software dell&#8217;iPad generi di per s\u00e9 valore, indipendentemente dal resto del ciclo produttivo. Questo per\u00f2 vorrebbe dire che il valore generato da questo lavoro intellettuale \u00e8 indipendente dal numero di iPad che vengono prodotti. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Se non facesse parte di un ciclo che prevede la produzione con modalit\u00e0 fordiste di cento milioni di iPad, quel lavoro intellettuale non genererebbe praticamente nessun valore.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Fissato questo punto, nel considerare quanto lavoro vada a incorporarsi in un tablet si pu\u00f2:<br \/>\n1) partire dal reperimento di una materia prima come il litio. Senza di esso non esisterebbero le batterie ricaricabili dei nostri gadget. In natura non esiste in forma &#8220;pura&#8221;, e il processo per ottenerlo \u00e8 costoso e impattante per l&#8217;ambiente.<br \/>\n[Tra l&#8217;altro, il 70% dei giacimenti mondiali \u00e8 in fondo ai laghi salati della Bolivia, e il governo boliviano non ha alcuna intenzione di svenderlo. Oltre a questi problemi geopolitici, <a href=\"http:\/\/www.iphoner.it\/giappone-problemi-produzione-litio\">ci si mettono pure i terremoti<\/a>. Questa fase primaria del ciclo pare destinata a complicarsi e a richiedere pi\u00f9 lavoro.];<br \/>\n2) prendere in considerazione le nocivit\u00e0 esperite da chi lavora nell&#8217;industria petrolchimica che produce i polimeri necessari;<br \/>\n3) considerare il lavoro senza tutele degli operai che assemblano i dispositivi (di come si lavora alla Foxconn abbiamo gi\u00e0 parlato sopra);<br \/>\n4) arrivare fino al lavoro (indegno, nocivo, ai limiti del disumano) di chi \u201csmaltisce\u201d la carcassa del laptop o del tablet <a href=\"http:\/\/www.terranauta.it\/a1791\/rifiuti_e_riciclo\/i_nostri_rifiuti_tecnologici_armi_di_distruzione_di_massa.html\">in qualche discarica africana<\/a>. Trattandosi di una merce a obsolescenza rapida e soprattutto <em>pianificata<\/em>, questo lavoro \u00e8 <em>gi\u00e0 incorporato in essa<\/em>, fin dalla fase della progettazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><object width=\"512\" height=\"400\" classid=\"clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000\" codebase=\"http:\/\/download.macromedia.com\/pub\/shockwave\/cabs\/flash\/swflash.cab#version=6,0,40,0\"><param name=\"quality\" value=\"high\" \/><param name=\"wmode\" value=\"default\" \/><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowScriptAccess\" value=\"always\" \/><param name=\"flashvars\" value=\"&amp;config_settings_showShareButton=true&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_edition=International&amp;domId=emp_7544003&amp;config_settings_autoPlay=true&amp;holdingImage=http:\/\/newsimg.bbc.co.uk\/media\/images\/44894000\/jpg\/_44894821_ewaste512.jpg&amp;companionId=bbccom_companion_false&amp;playlist=http:\/\/news.bbc.co.uk\/media\/emp\/7540000\/7544000\/7544003.xml&amp;preroll=http:\/\/ad.doubleclick.net\/pfadx\/bbccom.live.site.news\/_default;slot=companion;sz=512x288;sectn=news;ctype=content;news=default;referrer=nonbbc;domain=news.bbc.co.uk;referrer_domain=www.wumingfoundation.com;rsi=;headline=ghana'sgrowinge-wastetrade;asset_type=;keyword=;tile=1&amp;config_settings_showPopoutButton=false&amp;embedReferer=http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4504&amp;cpage=1&amp;config=http:\/\/news.bbc.co.uk\/player\/emp\/2_0_17\/config\/default.xml&amp;companionSize=300x60&amp;embedPageUrl=http:\/\/news.bbc.co.uk\/2\/hi\/africa\/7544003.stm&amp;fmtjDocURI=\/2\/hi\/africa\/7544003.stm&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_pageType=eav1&amp;companionType=adi&amp;uxHighlightColour=0xff0000&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_pageType=eav6&amp;config_settings_autoPlay=false&amp;config_settings_showFooter=true&amp;config_settings_showPopoutButton=false&amp;config_settings_showPopoutCta=false&amp;config_settings_addReferrerToPlaylistRequest=true\" \/><param name=\"src\" value=\"http:\/\/www.bbc.co.uk\/emp\/external\/player.swf\" \/><param name=\"allowfullscreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><embed width=\"512\" height=\"400\" type=\"application\/x-shockwave-flash\" src=\"http:\/\/www.bbc.co.uk\/emp\/external\/player.swf\" quality=\"high\" wmode=\"default\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" flashvars=\"&amp;config_settings_showShareButton=true&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_edition=International&amp;domId=emp_7544003&amp;config_settings_autoPlay=true&amp;holdingImage=http:\/\/newsimg.bbc.co.uk\/media\/images\/44894000\/jpg\/_44894821_ewaste512.jpg&amp;companionId=bbccom_companion_false&amp;playlist=http:\/\/news.bbc.co.uk\/media\/emp\/7540000\/7544000\/7544003.xml&amp;preroll=http:\/\/ad.doubleclick.net\/pfadx\/bbccom.live.site.news\/_default;slot=companion;sz=512x288;sectn=news;ctype=content;news=default;referrer=nonbbc;domain=news.bbc.co.uk;referrer_domain=www.wumingfoundation.com;rsi=;headline=ghana'sgrowinge-wastetrade;asset_type=;keyword=;tile=1&amp;config_settings_showPopoutButton=false&amp;embedReferer=http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4504&amp;cpage=1&amp;config=http:\/\/news.bbc.co.uk\/player\/emp\/2_0_17\/config\/default.xml&amp;companionSize=300x60&amp;embedPageUrl=http:\/\/news.bbc.co.uk\/2\/hi\/africa\/7544003.stm&amp;fmtjDocURI=\/2\/hi\/africa\/7544003.stm&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_pageType=eav1&amp;companionType=adi&amp;uxHighlightColour=0xff0000&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_pageType=eav6&amp;config_settings_autoPlay=false&amp;config_settings_showFooter=true&amp;config_settings_showPopoutButton=false&amp;config_settings_showPopoutCta=false&amp;config_settings_addReferrerToPlaylistRequest=true\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" allowscriptaccess=\"always\" \/><\/object><\/p>\n<p>Prendendo in considerazione tutto questo, si vedr\u00e0 che di lavoro fisico (lavoro di merda, sfruttato, sottopagato, nocivo etc.) un&#8217;infornata di iPad ne incorpora parecchio, e con esso incorpora una grande quantit\u00e0 di <em>tempo<\/em> di lavoro. E non vi \u00e8 dubbio che si tratti di tempo di lavoro <em>socialmente necessario<\/em>: oggi gli iPad si producono cos\u00ec e in nessun altro modo.<br \/>\nSenza questo lavoro, il <em>general intellect<\/em> applicato che inventa e aggiorna software, semplicemente, non esisterebbe. Quindi non produrrebbe alcun valore. Se &#8220;per fare un tavolo ci vuole il legno&#8221;, per fare il tablet ci vuole l&#8217;operaio (e prima ancora il minatore etc.). Senza gli operai e il loro lavoro, niente valorizzazione della merce digitale, niente quotazione di Apple in borsa etc. Azionisti e investitori danno credito alla mela perch\u00e9 produce, valorizza e vende hardware e gadget, e ogni tanto fa un nuovo &#8220;colpo&#8221;, mettendo sul mercato un nuovo &#8220;gioiellino&#8221;. E chi lo <em>fa<\/em> il gioiellino?<\/p>\n<p>Se sia ancora possibile una precisa <em>contabilit\u00e0<\/em> in termini di ore-lavoro, non sono in grado di dirlo. Ripeto: non sono un esperto di economia politica. Ma so che quando gettiamo nell&#8217;immondizia un telefonino perfettamente funzionante perch\u00e9 il nuovo modello &#8220;fa pi\u00f9 cose&#8221;, stiamo buttando via una porzione di vita e fatica di una gran massa di lavoratori, sovente pagati con due lire e &#8211; nella migliore delle ipotesi &#8211; un calcio nel culo.<\/p>\n<p><strong>Intelligenza collettiva, lavoro invisibile e social media<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Quel che sto cercando di dire lo anticipava gi\u00e0 Marx nel <em>Capitolo VI inedito del Capitale<\/em> (ed. it. Firenze, 1969, la citazione che segue \u00e8 alle pagg. 57-58). Il passaggio \u00e8 denso perch\u00e9, appunto, \u00e8 uno di quei testi che Marx non rivide per la pubblicazione:<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5420 alignleft\" style=\"margin-left: 5px; margin-right: 2px;\" title=\"Il capitolo VI inedito\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/6th_chapter.jpg\" alt=\"\" width=\"102\" height=\"168\" \/>\u00abL\u2019incremento delle forze <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>produttive sociali<\/em><\/span> del lavoro, o delle forze produttive del lavoro direttamente <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>sociale,<\/em><\/span> <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>socializzato<\/em><\/span> (reso collettivo) mediante la cooperazione, la divisione del lavoro all\u2019interno della fabbrica, l\u2019impiego delle <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>macchine<\/em><\/span> e in genere, la trasformazione del processo di produzione in cosciente <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>impiego<\/em><\/span> delle scienze naturali, della meccanica, della chimica ecc. e della tecnologia per dati scopi, come ogni <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>lavoro su grande scala<\/em><\/span> a tutto ci\u00f2 corrispondente [&#8230;] questo incremento, dicevamo, della forza produttiva del lavoro <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>socializzato<\/em><\/span> in confronto al lavoro pi\u00f9 o meno isolato e disperso dell\u2019individuo singolo, e con esso l\u2019<span style=\"text-decoration: underline;\"><em>applicazione della scienza<\/em><\/span> \u2013 questo prodotto <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>generale<\/em><\/span> dello sviluppo <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>sociale<\/em><\/span> \u2013 processo di produzione immediato, si rappresentano ora come <span style=\"text-decoration: underline;\"><em>forza produttiva del capitale<\/em><\/span> anzich\u00e9 come forza produttiva del lavoro, o solo come forza produttiva del lavoro in quanto identico al capitale; in ogni caso, non come forza produttiva del lavoratore isolato e neppure dei lavoratori cooperanti nel processo di produzione.<br \/>\nQuesta mistificazione, propria del rapporto capitalistico in quanto tale, si sviluppa ora molto pi\u00f9 di quanto potesse avvenire nel caso della pura e semplice sottomissione formale del lavoro al capitale.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>In sostanza, Marx dice che:<\/p>\n<p>1) la natura collettiva e cooperativa del lavoro viene <em>realmente<\/em> sottomessa (a volte si traduce con \u201csussunta\u201d) al capitale, cio\u00e8 \u00e8 una natura collettiva <em>specifica<\/em>, che prima del capitale non esisteva.<br \/>\nLa\u201csottomissione <em>reale<\/em>\u201d del lavoro al capitale \u00e8 contrapposta da Marx alla \u201csottomissione <em>formale<\/em>\u201c, tipica degli albori del capitalismo, quando il capitale sottometteva tipologie di lavoro pre-esistenti: la tessitura manuale, i processi del lavoro agricolo etc. &#8220;Sottomissione (o sussunzione) reale&#8221; significa che il capitale rende forza produttiva una cooperazione sociale che non pre-esisteva a esso, perch\u00e9 non pre-esistevano a esso gli operai, il lavoro salariato, le macchine, le nuove reti di trasporto e distribuzione.<\/p>\n<p>2) Quanto pi\u00f9 \u00e8 avanzato il processo produttivo (grazie all\u2019applicazione di scienza e tecnologia), tanto pi\u00f9 <em>mistificata<\/em> sar\u00e0 la rappresentazione (oggi qualcuno direbbe la <em>narrazione<\/em>) della <em>cooperazione<\/em> produttiva.<\/p>\n<p>Ora cerchiamo nell\u2019oggi gli esempi di questa formulazione: la produzione di senso e di relazioni in Internet non \u00e8 considerata forza produttiva di lavoratori cooperanti; tantomeno l\u2019ideologia dominante permette di riconoscere il lavoro del singolo. Questa produzione viene (truffaldinamente, mitologicamente) attribuita direttamente al capitale, allo \u201cspirito d\u2019impresa\u201d, al presunto genio del capitalista etc. Per esempio, si dice che dobbiamo a una \u201cintuizione\u201d di <strong>Mark Zuckerberg<\/strong> se oggi grazie a Facebook bla bla bla.<br \/>\nAltrettanto spesso tale produzione di senso viene considerata, come dice Marx, \u201cforza produttiva del lavoro in quanto identico al capitale\u201d. Traduciamo: lo sfruttamento viene occultato dietro la facciata di un lavoro in rete autonomo, non subordinato, fatto tutto di autoimprenditoria e\/o libera contrattazione e\/o comunque molto pi\u00f9 \u201ccool\u201d dei lavori &#8220;tradizionali&#8221; etc., quando invece la produzione di contenuti in rete va avanti anche grazie al lavoro subordinatissimo di masse di \u201cnegri\u201d &#8211; nel senso di &#8220;autori-fantasma&#8221; &#8211; che lavorano a cottimo, <a href=\"http:\/\/lapentoladoro.blogspot.com\/2011\/06\/karl-marx-wants-to-be-your-friend-on.html\">come racconta <strong>Adrianaaaa<\/strong> a proposito di Odesk.com<\/a>.<\/p>\n<p>Esiste, per usare un&#8217;espressione marxiana, la \u201c<em>Gemeinwesen<\/em>\u201d, una tendenza dell\u2019essere umano al comune, alla comunit\u00e0 e alla cooperazione? S\u00ec, esiste. E&#8217; sempre rischioso usare quest&#8217;espressione, ma se c&#8217;\u00e8 un <em>universale antropologico<\/em>, beh, \u00e8 questo. \u201cCompagnevole animale\u201d, cos\u00ec Dante traduce lo \u201c<em>z\u00f2on politikon<\/em>\u201d di Aristotele (lo ricorda <strong>Girolamo De Michele<\/strong> nel suo ultimo libro <em>Filosofia<\/em>) e le neuroscienze stanno dimostrando che siamo\u2026 &#8220;cablati&#8221; per la <em>gemeinwesen<\/em> (la scoperta dei neuroni specchio etc.)<br \/>\nNessun modo di produzione ha <em>sussunto<\/em> e reso <em>produttiva<\/em> la tendenza umana alla cooperazione con la stessa forza del capitalismo.<br \/>\nOggi l&#8217;esempio pi\u00f9 eclatante di cooperazione sussunta &#8211; e al tempo stesso di lavoro invisibile, non percepito come tale &#8211; ce lo forniscono i social media.<\/p>\n<div id=\"attachment_5421\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-5421\" class=\"size-full wp-image-5421\" title=\"Mark Zuckerberg\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/zuckerberg.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"299\" \/><p id=\"caption-attachment-5421\" class=\"wp-caption-text\">Mark Zuckerberg. INSEGVENDVM DEINDE COSPARGENDVM CATRAME PLVMISQUE.<\/p><\/div>\n<p>Sto per fare l&#8217;esempio di Facebook. Non perch\u00e9 gli altri social media siano &#8220;meno malvagi&#8221;, ma perch\u00e9 al momento \u00e8 il pi\u00f9 grosso, \u00e8 \u00a0quello che fa pi\u00f9 soldi ed \u00e8 &#8211; come dimostra la recentissima ondata di <a href=\"http:\/\/www.adweek.com\/news\/technology\/facebook-launches-new-features-music-movies-and-more-135050\">nuove opzioni e implementazioni<\/a> &#8211; il pi\u00f9 avvolgente, pervasivo ed espansionista. Facebook si muove come se volesse inglobare tutta la rete, sostituirsi ad essa. E&#8217; il social network <em>par excellence<\/em>, dunque ci fornisce l&#8217;esempio pi\u00f9 chiaro.<\/p>\n<p>Sei uno degli oltre settecento milioni di utenti che usa Facebook? Bene, vuol dire che quasi ogni giorno produci contenuti per il network: contenuti di ogni genere, non ultimo contenuti <em>affettivi e relazionali<\/em>. Sei parte del <em>general intellect<\/em> di Facebook. Insomma, Facebook esiste e funziona grazie a quelli come te. Di cos\u2019\u00e8 il nome Facebook se non di questa intelligenza collettiva, che non \u00e8 prodotta da Zuckerberg e compagnia, ma dagli utenti?<\/p>\n<p>Tu su Facebook di fatto <em>lavori<\/em>. Non te ne accorgi, ma lavori. Lavori senza essere pagato. Sono altri a fare soldi col tuo lavoro.<\/p>\n<p>Qui il concetto marxiano che torna utile \u00e8 quello di &#8220;pluslavoro&#8221;. Non \u00e8 un concetto astruso: significa \u201cla parte di lavoro che, pur producendo valore, non si traduce in salario ma in profitto del padrone, in quanto proprietario dei mezzi di produzione\u201d.<br \/>\nDove c\u2019\u00e8 profitto, vuol dire che c\u2019\u00e8 stato pluslavoro. Altrimenti, se <em>tutta<\/em> la quota di lavoro fosse remunerata in base al valore che ha creato, beh\u2026 sarebbe il comunismo, la societ\u00e0 senza classi. E\u2019 chiaro che il padrone deve pagare in salari <em>meno<\/em> di quel che trarr\u00e0 dalla vendita delle merci. \u201cProfitto\u201d significa questo. Significa pagare ai lavoratori meno del <em>valore reale<\/em> del lavoro che svolgono.<br \/>\nPer vari motivi, il padrone pu\u00f2 anche <em>non<\/em> riuscire a venderle, quelle merci. E quindi non realizzare profitti. Ma questo non significa che i lavoratori non abbiano erogato pluslavoro. L\u2019intera societ\u00e0 capitalistica \u00e8 basata su plusvalore e pluslavoro.<\/p>\n<p>Su Facebook il tuo lavoro \u00e8 <em>tutto<\/em> pluslavoro, perch\u00e9 non vieni pagato. Zuckerberg ogni giorno si vende il tuo pluslavoro, cio\u00e8 si vende la tua vita (i dati sensibili, i pattern della tua navigazione etc.) e le tue relazioni, e guadagna svariati milioni di dollari al giorno. Perch\u00e9 lui \u00e8 il proprietario del mezzo di produzione, tu no.<br \/>\nL\u2019informazione \u00e8 merce. La conoscenza \u00e8 merce. Anzi, nel postfordismo o come diavolo vogliamo chiamarlo, \u00e8 la merce delle merci. E\u2019 forza produttiva e merce al tempo stesso, proprio come la forza-lavoro. La comunit\u00e0 che usa Facebook produce informazione (sui gusti, sui modelli di consumo, sui trend di mercato) che il padrone impacchetta in forma di statistiche e vende a soggetti terzi e\/o usa per <a href=\"http:\/\/www.abstract-thoughts.com\/tech\/how-does-facebook-make-money\/\">personalizzare pubblicit\u00e0, offerte e transazioni di vario genere<\/a>.<br \/>\nInoltre, lo stesso Facebook, in quanto rappresentazione della pi\u00f9 estesa rete di relazioni sul pianeta, \u00e8 una merce. L&#8217;azienza Facebook pu\u00f2\u00a0 vendere informazione solo se, al contempo e senza sosta, vende quella rappresentazione di se stessa. Anche tale rappresentazione \u00e8 dovuta agli utenti, ma a riempirsi il conto in banca \u00e8 Zuckerberg.<br \/>\n<span style=\"color: #cc0033;\">Ovviamente, il genere di \u00ab\u00a0lavoro\u00a0\u00bb appena descritto non \u00e8 comparabile, per fatica e sfruttamento, al lavoro materiale descritto nei primi paragrafi di questo testo. Inoltre, gli utenti di Facebook non costituiscono una \u00ab\u00a0classe\u00a0\u00bb. Il punto \u00e8 che dobbiamo in ogni momento tenere in considerazione sia la fatica che sta alla base della produzione dell\u2019hardware, sia la continua privatizzazione predatoria di intelligenza collettiva che avviene in rete. Come scrivevo sopra: \u00ab\u00a0I due livelli coesistono\u00a0\u00bb. La valorizzazione dipende da entrambe le attivit\u00e0, vanno visualizzate e analizzate insieme.<\/span><\/p>\n<p><strong>Non c&#8217;\u00e8 dentro e fuori<\/strong><\/p>\n<p>Se dopo questo discorso qualcuno mi chiedesse: &#8220;Allora la soluzione \u00e8 stare fuori dai social media?&#8221;, <span style=\"color: #cc0033;\">oppure: \u00ab\u00a0La soluzione \u00e8 usare soltanto il software libero?\u00a0\u00bb, o ancora: \u00ab\u00a0La soluzione \u00e8 non comprare certe macchine?\u00a0\u00bb,<\/span> risponderei che la questione \u00e8 mal posta.<br \/>\nCertamente, costruire dal basso social media diversi, funzionanti con software libero e non basati sul commercio di dati sensibili e relazioni, \u00e8 cosa buona e giusta. Ma lo \u00e8 anche mantenere una presenza critica e informativa nei luoghi dove vive e comunica la maggioranza delle persone, magari sperimentando modi <em>conflittuali<\/em> di usare i network esistenti.<br \/>\n<span style=\"color: #cc0033;\"> Dura da troppo tempo l\u2019egemonia di un dispositivo che \u00ab\u00a0individualizza\u00a0\u00bb la rivolta e la lotta, ponendo l\u2019accento prevalentemente su quel che pu\u00f2 fare il consumatore (questo soggetto continuamente riprodotto da precise tecnologie sociali): boicottaggio, consumo critico, scelte personali pi\u00f9 radicali etc. Le scelte personali sono importanti, ma<br \/>\n1) troppo spesso questo modo di ragionare innesca una gara a chi \u00e8 pi\u00f9 \u00ab\u00a0coerente\u00a0\u00bb e pi\u00f9 \u00ab\u00a0puro\u00a0\u00bb, e ci sar\u00e0 sempre qualcuno che metter\u00e0 in mostra scelte pi\u00f9 radicali delle mie: il vegano attacca il vegetariano, il frugivoro crudista attacca il vegano etc. Ciascuno rivendica di essere pi\u00f9 \u00ab\u00a0fuori\u00a0\u00bb, pi\u00f9 \u00ab\u00a0esterno\u00a0\u00bb alla valorizzazione, immagine del tutto illusoria;<br \/>\n2) Il consumatore \u00e8 l\u2019ultimo anello della catena distributiva, le sue scelte avvengono alla foce, non alla sorgente. E forse andrebbe consigliata pi\u00f9 spesso la lettura di un testo \u00ab\u00a0minore\u00a0\u00bb di Marx, la <em>Critica del programma di Gotha<\/em>, dove si critica il \u00ab\u00a0socialismo volgare\u00a0\u00bb che parte dalla critica della distribuzione anzich\u00e9 da quella della produzione.<\/span><\/p>\n<p>Sto provando a spiegare, <a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4353\">da un po\u2019 di tempo a questa parte<\/a>, che secondo me le metafore spaziali (come il \u201cdentro\u201d e il \u201cfuori\u201d) \u00a0sono inadeguate, perch\u00e8 \u00e8 chiaro che se la domanda \u00e8: \u201cdov\u2019\u00e8 il fuori?\u201d, la risposta \u2013 o l\u2019assenza di risposta \u2013 pu\u00f2 solo essere paralizzante. Perch\u00e8 \u00e8 gi\u00e0 paralizzante la domanda.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 pi\u00f9 utile ragionare ed esprimersi in termini <em>temporali<\/em>.<br \/>\nSi tratta di capire quanto tempo di vita (quanti tempi e quante vite) il capitale stia rubando anche e soprattutto <em>di nascosto<\/em> (perch\u00e9 tale furto \u00e8 presentato come \u201cnatura delle cose\u201d), diventare consapevoli delle varie forme di sfruttamento, e quindi lottare nel rapporto di produzione, nelle relazioni di potere, contestando gli assetti proprietari e la \u201cnaturalizzazione\u201d dell\u2019espropriazione, per rallentare i ritmi, interrompere lo sfruttamento, riconquistare pezzi di vita.<\/p>\n<p>Non \u00e8 certo nuovo, quel che sto dicendo: un tempo si era soliti chiamarla \u201clotta di classe\u201d. In parole povere: gli interessi del lavoratore e del padrone sono diversi e inconciliabili. Qualunque ideologia che mascheri questa differenza (ideologia aziendalistica, nazionalistica, razziale etc.) \u00e8 da combattere.<br \/>\nPensiamo agli albori del movimento operaio. Un proletario lavora dodici-quattordici ore al giorno, in condizioni bestiali, e la \u00a0sua sorte \u00e8 condivisa anche da bambini che non vedono mai la luce del sole. Cosa fa? Lotta. Lotta finch\u00e9 non strappa le otto ore, la remunerazione degli straordinari, le tutele sanitarie, il diritto di organizzazione e di sciopero, la legislazione contro il lavoro minorile&#8230; E si riappropria \u00a0di una parte del suo tempo, e afferma la sua dignit\u00e0, finch\u00e9 queste conquiste non saranno di nuovo messe in discussione e toccher\u00e0 lottare di nuovo.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 renderci conto che il nostro rapporto con le cose non \u00e8 neutro n\u00e9 innocente, trovarci l\u2019ideologia, scoprire il feticismo della merce, \u00e8 una conquista: forse cornuti e mazziati lo siamo comunque, ma almeno non \u201ccornuti, mazziati <em>e contenti<\/em>\u201d. Il danno resta, ma almeno non la <em>beffa<\/em> di crederci liberi in ambiti dove siamo sfruttati.<br \/>\nTrovare sempre i dispositivi che ci assoggettano, e descriverli cercando il modo di metterli in crisi.<\/p>\n<p>La merce digitale che usiamo incorpora sfruttamento, diventiamone consapevoli.\u00a0La rete si erge su gigantesche colonne di lavoro invisibile, rendiamolo visibile. E rendiamo visibili le lotte, gli scioperi. In occidente se ne parla ancora poco, ma <a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2011\/04\/07\/opinion\/07iht-eddongfang07.html\">in Cina gli scioperi si fanno<\/a> e si faranno sempre di pi\u00f9.<br \/>\nQuando uno sfigato diventa un <em>tycoon<\/em>, andiamo a vedere su quali teste ha camminato per arrivare dov\u2019\u00e8, quale lavoro ha messo a profitto, quale pluslavoro non ha ricompensato.<br \/>\nQuando parlo di \u201cdefeticizzare la rete\u201d, intendo l\u2019acquisizione di questa consapevolezza. Che \u00e8 la precondizione per stare \u201cdentro e contro\u201d, dentro in modo conflittuale.<\/p>\n<p>E se stiamo \u201cdentro e contro\u201d la rete, forse possiamo trovare il modo di <em>allearci<\/em> con coloro che sono sfruttati a monte.<br \/>\nUn&#8217;alleanza mondiale tra &#8220;attivisti digitali&#8221;, lavoratori cognitivi e operai dell&#8217;industria elettronica sarebbe, per i padroni della rete, la cosa pi\u00f9 spaventosa.<br \/>\nLe forme di quest&#8217;alleanza, ovviamente, sono tutte da scoprire.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #cc0033;\"><strong>N.B.<\/strong> I brani in rosso sono aggiunte al testo scritte il 3 ottobre 2011, per le traduzioni in francese, inglese e spagnolo, in seguito integrate nella versione originale.<\/span><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fran\u00e7ais &#8211; English &#8211; Espa\u00f1ol . La settimana scorsa The Morning Call, un quotidiano della Pennsylvania, ha pubblicato una lunga e dettagliata inchiesta &#8211; intitolata Inside Amazon&#8217;s Warehouse &#8211; sulle terribili condizioni di lavoro nei magazzini Amazon della Lehigh Valley. 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