{"id":5025,"date":"2011-09-07T00:00:44","date_gmt":"2011-09-06T22:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=5025"},"modified":"2011-09-07T20:58:45","modified_gmt":"2011-09-07T18:58:45","slug":"sul-libro-bastardi-senza-storia-di-valerio-gentili-un-intervento-di-wu-ming-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/09\/sul-libro-bastardi-senza-storia-di-valerio-gentili-un-intervento-di-wu-ming-5\/","title":{"rendered":"Sul libro \u00abBastardi senza storia\u00bb di Valerio Gentili. Un intervento di WM5"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5028\" title=\"Bastardi senza storia\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/bastardi.jpg\" alt=\"Bastardi senza storia\" width=\"500\" height=\"770\" \/><\/p>\n<h5>[La riflessione che segue prende le mosse dalla lettura di <em>Bastardi senza storia<\/em>, terzo libro di <strong>Valerio Gentili<\/strong>, gi\u00e0 autore dei saggi <em>La legione romana degli Arditi del Popolo<\/em> (2009) e <em>Roma combattente<\/em> (2010). In <em>BSS<\/em>, Gentili recupera e &#8220;mette al lavoro&#8221; una grossa mole di materiali per troppo tempo ricoperti dalla polvere degli archivi e, con un taglio giustamente divulgativo (\u00e8 un libro esplicitamente rivolto a <em>chi tiene il culo in strada<\/em>), racconta molte storie dimenticate. Protagoniste della ricostruzione sono quelle milizie di proletari (e sottoproletari) comunisti o socialisti &#8211; formazioni &#8220;cugine&#8221; dei nostrani Arditi del Popolo &#8211; che negli anni Venti e Trenta, in Germania, Austria, Francia e Belgio, cercarono di opporsi all&#8217;ascesa dei fascismi. Gentili passa in rassegna veri e propri <em>eserciti della classe operaia<\/em>, come lo <em>Schutzbund<\/em> (Lega di difesa repubblicana) della socialdemocrazia austriaca o la <em>Reichsbanner Schwartz-Gold-Rot<\/em> (Vessillo dell&#8217;Impero nero-rosso-oro) della socialdemocrazia tedesca, e formazioni forse meno numerose ma che ebbero un ruolo importante in seguito rimosso, come la <em>RFKB<\/em> (Lega dei combattenti rossi di prima linea) del partito comunista tedesco. Gentili racconta di come un simile arsenale di resistenza e contrattacco fu svuotato e mandato in malora, errore strategico dopo errore strategico, fino al compiersi della tragedia.<!--more--><br \/>\nLo scenario principale \u00e8, naturalmente, la Germania di Weimar. Fu in quella temperie inter-bellica che brillanti strateghi della contro-propaganda come <strong>Sergej Chakotin<\/strong> e artisti grafici come <strong>John Heartfield<\/strong> inventarono segni e simboli destinati a un successo planetario, come il saluto a pugno chiuso, la doppia bandiera rossa e nera dei movimenti &#8220;Antifa&#8221;, le tre frecce oblique etc.<em> BSS<\/em> ripercorre anche la traiettoria di questi segni, fino a ritrovarli nelle odierne sottoculture giovanili, o meglio: su una delle rive opposte del fiume di certe sottoculture, come quella skinhead. <em>BSS<\/em> \u00e8 un&#8217;operazione che va salutata con favore e una lettura che consigliamo, pur sentendo necessari i rilievi critici che seguono.<br \/>\nUn&#8217;ultima chiosa prima dell&#8217;articolo vero e proprio: ci auguriamo che <em>BSS<\/em> esaurisca la tiratura e venga ristampato, ma al contempo ci auspichiamo che, prima di ristamparlo, la casa editrice passi sul testo quella &#8220;mano di <em>editing<\/em>&#8221; e correzione bozze che &#8211; molto evidentemente &#8211; \u00e8 mancata al primo giro. Un autore ha diritto a che il suo testo venga trattato con la massima cura e attenzione, non gli si fa un favore prendendo il file, scagliando il testo nella gabbia grafica e inviando il tutto\u00a0 in tipografia a tempo di record.]<\/h5>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"> <\/span><br \/>\nNel corso della storia della specie, gli uomini hanno vissuto in sistemi complessi, piramidali, gerarchici, ossessivamente ritualizzati, e in societ\u00e0 aperte, paritarie, nomadi, non-gerarchiche, fondamentalmente pacifiche, attraversando tutte le sfumature possibili tra i due estremi. Non c\u2019\u00e8 \u201cun\u201d modo per l\u2019uomo di convivere. Significa che non c\u2019\u00e8 \u201cun\u201d modo di essere uomo, se non quello di vivere in societ\u00e0 e di definirsi in relazione ad altri uomini.<br \/>\nCadremmo nell\u2019errore ideologico speculare  a quello dei nostri avversari hobbesiani se ritenessimo l\u2019uomo \u201cbuono\u201d per natura; occorre prima di tutto sgombrare il campo da ogni equivoco in questo senso. L\u2019uomo non \u00e8 buono o cattivo; la sua \u201cnatura\u201d, se si vuol esporre la questione in termini essenzialisti, \u00e8 piuttosto quella di essere educabile. L\u2019educabilit\u00e0 non presuppone la gerarchia; ci si pu\u00f2 educare collettivamente, orizzontalmente, allargando a macchia d\u2019olio il livello di consapevolezza generale: educare non \u00e8 inculcare.<br \/>\nPotremmo esporre la questione in termini paradossali: nel DNA dell\u2019uomo \u00e8 inscritta, come principale caratteristica, quella di poter trascendere il livello istintuale e animale, o, meglio detto, di poter integrare pulsioni e istinti atavici in un personalit\u00e0 non-nociva, empatica, solidale. I nostri pi\u00f9 prossimi parenti, gli scimpanz\u00e9, si impegnano in guerre, e anche tra i gruppi umani pi\u00f9 a-gerarchici e pacifici esistono dinamiche in senso stretto \u201cbelliche\u201d, ma assumere per questo che la guerra esister\u00e0 sempre, che la specie non riuscir\u00e0 mai a superare la fase della propria storia caratterizzata dall\u2019uccisione in massa degli avversari, assomiglia in qualche modo a una superstizione.<\/p>\n<p><strong>1. La guerra \u00e8 ovunque (e non \u00e8 una metafora)<\/strong><\/p>\n<p>Tra i temi meno praticati negli ultimi decenni, la riflessione materialista sulla guerra assume in questa temperie di crisi finale una valenza decisiva. Il nostro, il discorso di chi \u00e8 impegnato in una prospettiva di cambiamento radicale in senso egualitario, \u00e8 in larga misura un discorso sulla crisi e sul conflitto; il conflitto che, prima di essere propugnato o respinto, va prima di tutto riconosciuto. Occorre sapere cio\u00e8 quali sono le dinamiche in senso stretto belliche, tra quelle che percorrono in modo conflittuale e potenzialmente antagonistico il campo sociale, e quali sono le dinamiche che possono essere assunte sotto la voce \u201cguerra\u201d solo forzando il significato del termine, allargandolo per cerchi concentrici fino a includere dimensioni apparentemente lontane. Attenzione, per\u00f2: non si parla qui di un uso meramente metaforico della parola.<br \/>\nUn esempio di una connotazione larga, ma non-metaforica della parola guerra la troviamo nel modo in cui gli anglosassoni descrivono la dinamica antagonista che noi chiamiamo \u201cLotta di Classe\u201d. La locuzione, in inglese, suona \u201cClass War\u201d. E andando a ripercorrere gli ultimi trent\u2019anni della storia del pianeta, \u00e8 difficile non cogliere la pregnanza della definizione. La guerra condotta dalle classi sociali dominanti, dagli oligarchi e dai loro pi\u00f9 o meno consapevoli alleati \u00e8 stata condotta con precisione meticolosa, su tutto il pianeta, mettendo in atto una macchina di propaganda gigantesca, muovendo divisioni, ricorrendo al sabotaggio, eccetera. L\u2019ideologia del Mondo Libero, proponendosi come seconda natura, come orizzonte invalicabile e ineludibile, \u00e8 una macchina di morte sempre in movimento, una dinamica che divora pianeta e defeca diseguaglianza, fame, ignoranza, guerra.<br \/>\nIl cerchio si chiude.<\/p>\n<p><strong>2. La sconfitta degli anni Venti<\/strong><\/p>\n<p>La macchina di propaganda, dunque: il cuore del libro di Valerio Gentili che ha fornito lo spunto per queste riflessioni \u00e8 la descrizione di una macchina di propaganda volta al bene, nella direzione giusta, nella direzione appunto della lotta egualitaria, una macchina messa al servizio della parte dei senza parte.<br \/>\nLa temperie di allora, la crisi di allora, erano gli anni dopo il carnaio della prima guerra mondiale. La rivoluzione d\u2019ottobre aveva dimostrato che era possibile, per una classe, rovesciarne ed esautorarne un\u2019altra. Paesi come l\u2019Italia o la Germania, vincitori e vinti, erano usciti piegati, disarticolati, prostrati dal conflitto. Paesi sull\u2019orlo della guerra civile. Le classi popolari avevano pagato un prezzo altissimo nel regolamento di conti che aveva opposto le potenze europee per cinque lunghi anni. Ora che i fantaccini tornavano, contadini e operai mutati in soldati, incontravano a casa situazioni pre-rivoluzionarie. Sembrava confermata la tesi di chi, tra i socialisti, gli anarchici, gli egualitari aveva propugnato l\u2019intervento: la guerra aveva effettivamente portato l\u2019Europa sulla soglia della Rivoluzione.<br \/>\nIl libro di Valerio Gentili \u00e8 un lungo apologo che prende in esami i motivi per i quali l\u2019Europa non la conobbe, la Rivoluzione, e sub\u00ec piuttosto l\u2019ascesa dei fascismi che portarono il mondo, un\u2019altra volta, in conflitto. Il libro \u00e8 di facile e piacevole lettura, e contiene una messe d\u2019informazioni, centrato come \u00e8 su una delle fasi pi\u00f9 misconosciute e male interpretate della lotta contro il fascismo. Al centro della narrazione, le formazioni di combattenti rossi che si opposero strenuamente e spesso eroicamente all\u2019ascesa della reazione travestita da rivoluzione, ai fascismi che piagarono l\u2019Europa nel corso degli anni 20 e 30. Era tempo che questi combattenti entrassero con il ruolo e il rilievo che gli spetta nel nostro problematico album di famiglia, come era gi\u00e0 accaduto per gli Arditi del Popolo, al centro dei precedenti lavori di Gentili.<br \/>\nQui, per\u00f2, non si tratta di una vera e propria recensione. Crediamo di rendere merito al valore del libro se ne sottolineiamo alcuni punti critici, e se, da compagni a compagni, esprimiamo un parere dissonante.<\/p>\n<p><strong>3. &#8220;I capi hanno tradito&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Esistono due modi speculari di intendere la lunga teoria di sconfitte che forma buona parte della storia della nostra fazione. Da una parte, il mito sconfittista pi\u00f9 solido, che viene declinato in modi sempre nuovi ma che fondamentalmente si riduce a: <em>I capi hanno tradito<\/em>. E\u2019 una tesi che percorre in modo nemmeno sotterraneo tutto il lavoro di Gentili, e che nello specifico della lotta politica degli anni venti contiene senz\u2019altro una buona dose di verosimiglianza. Ancor pi\u00f9 in Germania che in Italia, infatti, un potenziale immenso di volont\u00e0 combattiva venne sprecato, rimase inutilizzato, venne frenato e impiegato solo per scopi difensivi, il che, in termini strategici, raramente \u00e8 una scelta vincente. <em>I capi hanno tradito <\/em> \u00e8 la spiegazione sconfittista prediletta di chi in strada ci va, e rischia, di chi affronta la prima linea, di chi assume la responsabilit\u00e0 del confronto fisico attraverso il proprio corpo, la propria persona. Nessuno si sogna di disconoscere il patrimonio morale, esemplare e pedagogico che le storie di questi Bastardi Senza Storia portano con s\u00e9. E\u2019 il caso per\u00f2 di approfondire l\u2019analisi, e di vedere se la tesi <em>I capi hanno tradito<\/em> regga davvero alla prova dei fatti.<\/p>\n<p><strong>4. &#8220;Le condizioni oggettive&#8230;&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un atteggiamento speculare, quello dei teorici, degli studiosi di dottrina rivoluzionaria, e recita: <em>le condizioni oggettive implicavano la sconfitta.<\/em><br \/>\nAl di l\u00e0 del valore intellettuale e della verosimiglianza dell\u2019analisi a monte della conclusione, \u00e8 facile comprendere come questo tipo di atteggiamento porti con s\u00e9 il rischio grave dell\u2019inazione.<br \/>\nGentili ci dice invece che i fascismi avrebbero potuto essere fermati, che i rapporti di forze consentivano la vittoria, che le milizie socialdemocratiche e comuniste, in Germania, combattevano spesso il nemico sbagliato (cio\u00e8 vedevano l\u2019uno nell\u2019altro il maggior pericolo), che l\u2019ottusa difesa del parlamentarismo e della liberaldemocrazia (almeno da parte socialdemocratica in Germania, e socialista in Italia) era figlio dell\u2019illusione che, attraverso metodi liberaldemocratici, fosse possibile contenere o addirittura sconfiggere il fascismo.<br \/>\nTutto vero. Eppure qualcosa sfugge. Non c\u2019erano limiti interni, strutturali a quelle esperienze di lotta, non c\u2019era qualcosa oltre all\u2019inettitudine del ceto politico a dirigere la nostra parte verso la sconfitta?<br \/>\nNon ho una controtesi da proporre, dicevo, solo alcuni punti critici da mettere in rilievo.<\/p>\n<p><strong>5. Lasciar fare ai &#8220;tecnici&#8221;?<\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<div class=\"mceTemp\">\n<dl id=\"attachment_5044\" class=\"wp-caption alignright\" style=\"width: 80px;\">\n<dt class=\"wp-caption-dt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5044  \" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"Sergej Stepanovic Chakotin (1883-1973)\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/chakotin.jpg\" alt=\"\" width=\"70\" height=\"80\" \/><\/dt>\n<h5 class=\"wp-caption-dd\">Sergej Chakotin, (1883 &#8211; 1973)<\/h5>\n<\/dl>\n<\/div>\n<p><strong>Sergej Stepanovi\u010d Chakotin<\/strong>, la mente dietro la macchina di propaganda anti-fascista che diede simboli e parole d\u2019ordine alle milizie antifasciste nella Germania degli anni \u201920, aveva una formazione culturale che gli permetteva di capire chiaramente come funzionasse la macchina mitopoietica nazionalsocialista. Era un pavloviano (cio\u00e8 era proprio un discepolo di Pavlov) e per lui gli umori della massa, essenzialmente passiva, andavano intercettati e diretti attraverso un uso scientifico dei simboli. Una posizione simile implica il rischio evidente di leggere le masse come mere unit\u00e0 di manovra, ambiti incapaci di produrre da soli istanze e metodologie di lotta.<br \/>\nCi\u00f2 che distingueva questo approccio da quello fascista e nazista era l\u2019enfasi sulla scienza, tutta umana, della generazione <em>ex nihilo<\/em> di simboli. In altri termini, qui non si spacciava nulla per \u201cnon umano\u201d, \u201crisalente a una tradizione primordiale\u201d eccetera eccetera.  L\u2019intelligenza umana poteva ben creare nuovi simboli per contrastare efficacemente simbologie spacciate come eterne, pregne di significati insondabili, esoterici. E\u2019 il caso di una delle migliori creazioni di Chakotin, le tre frecce che scendono dall\u2019alto, parallele, da destra verso sinistra, e che, se sovrapposte a una svastica, sembrano sempre prevalere, cancellare, annullare la croce uncinata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5026\" title=\"Le tre frecce annullano la svastica\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/ifront3.jpg\" alt=\"Le tre frecce annullano la svastica\" width=\"400\" height=\"320\" \/>Ora il punto \u00e8: pu\u00f2 davvero una macchina di propaganda, con i contenuti intellettuali qui descritti, essere volta al bene? Non c\u2019\u00e8 una contraddizione palese tra l\u2019approccio pavloviano alla Chakotin e la fiducia nella potenzialit\u00e0 creativa delle masse, che dovrebbe essere uno dei punti dirimenti per chiunque appartenga alla nostra tradizione? In fondo, il recupero dei simboli chakotiniani da parte di fazioni militanti all\u2019interno della nostra tradizione non \u00e8 esso stesso un processo che \u00e8 sorto \u201cdal basso\u201d? E non \u00e8 proprio questo che rende la riscoperta significativa e pregnante?<br \/>\nC\u2019\u00e8 un pericolo potenziale nell\u2019assunzione acritica della tesi che percorre il libro: <em>Se si fosse dato retta a Chakotin, tutto sarebbe stato diverso<\/em>, che \u00e8 un correlato in realt\u00e0 della vecchia tesi <em>i capi hanno tradito<\/em>. I capi del movimento operaio, grazie alla genialit\u00e0  del &#8220;tecnicizzatore&#8221; Chakotin e a quella degli strateghi delle  formazioni paramilitari, avrebbero avuto a disposizione la <em>scienza<\/em> necessaria a  battere il fascismo, ma per loro inettitudine o attitudine al  compromesso, avrebbero sprecato tutte le occasioni. E allora s&#8217;insinua il dubbio: che bisogno abbiamo dei capi politici, quando abbiamo a disposizione quelli &#8220;tecnici&#8221;?<br \/>\nE\u2019 paradossalmente l\u2019introduzione surrettizia della tesi: <em>lasciate fare ai tecnici<\/em>, che con la nostra storia c\u2019entra davvero poco.<\/p>\n<p><strong>6. Si combatte per non combattere mai pi\u00f9<\/strong><\/p>\n<p>Ci sono poi i rischi connessi all\u2019assunzione del combattentismo come <em>modus operandi<\/em> nelle metropoli attuali. Il punto non \u00e8 che i \u201ci tempi sono cambiati\u201d: \u00e8 proprio per questo, proprio perch\u00e9 l\u2019oscurit\u00e0 di questo tempo ricorda l\u2019oscurit\u00e0 di tempi passati, che certe simbologie e certi modi di intendere la lotta si riaffacciano. Il punto \u00e8 piuttosto che il combattentismo comporta il rischio della glorificazione della lotta in quanto tale. Glorificare la lotta in quanto tale comporta il rischio grave di glorificare la sconfitta, gloriosa e incolpevole.  Da qui al vittimismo, che apre la strada a opzioni politiche opposte alle nostre, il passo non \u00e8 lungo. Prego di intendere bene che il punto non sta, e non \u00e8 mai stato nella scelta tra violenza e non-violenza. Questo fa parte piuttosto di recenti insensatezze, che per fortuna sembrano sorpassate. Il punto \u00e8 che si combatte per vincere, e per non combattere <em>mai pi\u00f9<\/em>. La glorificazione della lotta in quanto tale va  lasciata alle caste guerriere, e alle funeree ideologie che le caste guerriere producono.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Wu Ming 5<\/strong><\/p>\n<h5>Valerio Gentili, <em>Bastardi senza storia. Dagli Arditi del Popolo ai Combattenti Rossi di Prima Linea, la storia rimossa dell&#8217;antifascismo<\/em>, Castelvecchi, Roma, 2011.<strong> <\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8876155538\/ASI\/300131\">Libreria universitaria<\/a><\/strong> &#8211; <strong><a href=\"http:\/\/www.amazon.it\/gp\/product\/8876155538\/ref=as_li_qf_sp_asin_tl?ie=UTF8&amp;tag=wumingfound09-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=23322&amp;creativeASIN=8876155538\">Amazon.it<\/a><\/strong><\/h5>\n<p><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nLINK CORRELATI<\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.inventati.org\/rash-roma\/sito\/?p=9612\"><em>BSS<\/em>, un estratto dell&#8217;introduzione &#8211; Guerra di simboli e forme di mimetismo politico<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.casoesse.org\/2011\/06\/17\/antifascismo-militante-fra-conflitto-memoria-e-confusione-storica\/\">Una recensione del libro con dibattito (acceso) + intervento dell&#8217;autore<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3030\">Accesissima discussione su una &#8220;guerra di simboli&#8221; in corso a Roma<\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>***<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proponiamo di seguito, sottotitolato in italiano, un documentario gi\u00e0 segnalato in passato, menzionato anche da Gentili nel suo libro: <em>Antifa &#8211; chasseurs de skins<\/em>. Vi si narra di come, negli anni &#8217;80, bande di giovani &#8220;cacciatori di nazi&#8221; derattizzarono le strade di Parigi, rendendole pi\u00f9 sicure per tutti i soggetti (immigrati, punk, gay etc.) che prima subivano minacce e aggressioni da parte dei neofascisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><object width=\"500\" height=\"405\"><param name=\"movie\" value=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/_qG4HkdLWIw?version=3&amp;hl=it_IT\" \/><param name=\"allowFullScreen\" value=\"true\" \/><param name=\"allowscriptaccess\" value=\"always\" \/><embed type=\"application\/x-shockwave-flash\" width=\"500\" height=\"405\" src=\"http:\/\/www.youtube.com\/v\/_qG4HkdLWIw?version=3&amp;hl=it_IT\" allowscriptaccess=\"always\" allowfullscreen=\"true\"><\/embed><\/object><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[La riflessione che segue prende le mosse dalla lettura di Bastardi senza storia, terzo libro di Valerio Gentili, gi\u00e0 autore dei saggi La legione romana degli Arditi del Popolo (2009) e Roma combattente (2010). 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