{"id":48074,"date":"2021-11-23T15:31:06","date_gmt":"2021-11-23T14:31:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=48074"},"modified":"2023-12-30T20:13:02","modified_gmt":"2023-12-30T19:13:02","slug":"el-ejercito-de-los-sonambulos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2021\/11\/el-ejercito-de-los-sonambulos\/","title":{"rendered":"La traduzione della Rivoluzione. Un articolo e un&#8217;intervista su <i>L&#8217;Armata dei sonnambuli<\/i> in castigliano."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_48079\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48079\" class=\"wp-image-48079\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Madrid-2019-Lavapie\u0301s-scaled.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"488\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Madrid-2019-Lavapie\u0301s-scaled.jpg 2560w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Madrid-2019-Lavapie\u0301s-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Madrid-2019-Lavapie\u0301s-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Madrid-2019-Lavapie\u0301s-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><p id=\"caption-attachment-48079\" class=\"wp-caption-text\">La maschera di Scaramouche, dalla copertina dell&#8217;<i>Armata dei sonnambuli<\/i> ai muri di Lavapi\u00e9s, Madrid. Con storpiatura linguistica e rivoluzionaria del tradizionale motto \u00a1Viva Espa\u00f1a! (Foto di Andrea Bresadola, 2019)<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Quasi due anni fa, nel dicembre 2019, l&#8217;Universit\u00e0 di Macerata ha organizzato il convegno &#8220;Il traduttore nel testo&#8221;, durante il quale <strong>Andrea Bresadola <\/strong>ha intervistato Wu Ming 2 a proposito delle &#8220;lingue&#8221; utilizzate per scrivere <em>L&#8217;Armata dei sonnambuli<\/em>, proponendo poi un&#8217;analisi minuziosa delle soluzioni adottate dal traduttore del romanzo in castigliano, <strong>Juan Manuel Salmer\u00f3n Arjona. <\/strong>Con i soliti ritardi dovuti alla pandemia, gli atti del convegno sono stati pubblicati quest&#8217;estate, <a href=\"http:\/\/www.efmr.it\/?q=it\/node\/1737\">in un libro omonimo<\/a>. La terza e ultima parte del volume (&#8220;In dialogo con l&#8217;autore&#8221;) \u00e8 tutta dedicata alla suddetta intervista (&#8220;Dal foborgo al palco di Madama Ghigliottina:la lingua della Rivoluzione nell&#8217;<em>Armata dei sonnambuli&#8221;<\/em>) e all&#8217;articolo di Bresadola: &#8220;La traduzione della Rivoluzione: appunti su <em>El Ej\u00e9rcito de los Son\u00e1mbulos&#8221;. <\/em>Quest&#8217;ultimo, in particolare, ci sembra interessante anche per chi non legge lo spagnolo e non si occupa di traduzioni letterarie, perch\u00e9 attraverso il confronto tra le due versioni del testo, mette sotto la lente d&#8217;ingrandimento l&#8217;impasto linguistico presente nel romanzo. Da un totale di oltre 75 pagine, vi proponiamo qui due estratti: dall&#8217;intervista a Wu Ming 2, abbiamo tolto la parte che riguarda la lingua dell&#8217;<em>Armata, <\/em>in parte perch\u00e9 ritorna poi nell&#8217;articolo e in parte perch\u00e9 si tratta di considerazioni che qui su <em>Giap<\/em> abbiamo gi\u00e0 proposto a suo tempo; dall&#8217;articolo di Andrea Bresadola, prendiamo invece la terza parte (&#8220;La voce del popolo&#8221;) che riguarda il gergo popolare dei parigini, e in particolare del <em>foborgo di Sant&#8217;Antonio, <\/em>tralasciando quelle sulle altre variet\u00e0 linguistiche individuate nel romanzo (il bolognese di L\u00e9o Modonesi, l&#8217;alverniate inventato, la pa&#8217;lata del Muschiatini e quella RivoluzionaRia di ScaRamouche). In appendice al post, sempre a proposito di lingua castigliana, il grande scrittore messicano <strong>Paco Ignacio Taibo II<\/strong> recensisce <em>Stella del mattino<\/em> di Wu Ming 4, che presto uscir\u00e0 in Messico con il titolo <em>Estrella del alba<\/em>. <strong>WM<\/strong>]<\/span><\/p>\n<p><strong>A.B<\/strong>.: [&#8230;] passiamo alla questione delle traduzioni dell\u2019<em>Armata dei Sonnambuli<\/em> e, pi\u00f9 in generale, della vostra opera.<\/p>\n<p><strong>WM2<\/strong>: Sul rapporto coi traduttori, direi che io sono abbastanza stupito del fatto che, soprattutto in tempi pi\u00f9 recenti (all\u2019inizio accadeva un po\u2019 di pi\u00f9), difficilmente i traduttori si mettono in contatto con noi. Io non sono un traduttore, quindi non so proprio come si faccia, ma pu\u00f2 darsi che ci sia un aspetto del lavoro di traduzione che si \u00e8 affermato: non farsi influenzare dall\u2019autore. L\u2019unico con cui abbiamo avuto degli scambi regolari anche durante la traduzione \u00e8 <strong>Serge Quadruppani<\/strong>, che ha tradotto diversi nostri romanzi in francese. Ma lui perch\u00e9 \u00e8 un amico: lo conosciamo da prima che diventasse il nostro traduttore. Anzi, \u00e8 diventato il nostro traduttore perch\u00e9 ci siamo conosciuti e si \u00e8 interessato ai nostri lavori. Con gli altri non succede. Mi dico che io, se fossi un traduttore, e mi trovassi davanti all\u2019<em>Armata dei Sonnambuli<\/em>, due o tre cose all\u2019autore, potendo, le chiederei. E, invece, non \u00e8 successo con le traduzioni tedesche, che ci dicono essere molto buone, e non \u00e8 successo, se non all\u2019inizio, con le traduzioni in inglese, che hanno anche vinto dei premi.\u00a0 <!--more-->Quando <em>Q<\/em> venne tradotto in francese ci mandarono la traduzione in lettura, cosa che peraltro adesso accade sempre meno. Io ho come l\u2019impressione che i tempi di traduzione si siano contratti e, quindi, venga concesso meno tempo per la traduzione, meno tempo magari per contattare l\u2019autore, verificare ecc\u2026 Mi puzza di questo. Per\u00f2, insomma, vent&#8217;anni fa, con la traduzione in francese, dopo che la traduttrice \u2013 molto nota e vincitrice di premi \u2013 non ci aveva mai contattati lungo tutto il lavoro di traduzione, la casa editrice ci mand\u00f2 le bozze per avere un parere. E io mi lessi questa traduzione in francese, trovando svariate cose che non mi sembravano rese nella maniera corretta, soprattutto perch\u00e9 molto turpiloquio era stato normalizzato e molte espressioni che in italiano erano grevi, o erano volutamente sgrammaticate perch\u00e9, appunto, erano in bocca a personaggi che non potevano parlare in punta di forchetta, erano state rese in <em>bon fran\u00e7ais<\/em>, cio\u00e8 in buon francese dell\u2019Accademia. E, quindi, segnai tutte queste cose. Finii per fare sei cartelle di osservazioni, ma proponendole come pure osservazioni, dicendo: \u00abbenissimo, la traduzione la fate voi, non c\u2019\u00e8 problema, pubblicate quel che vi pare, ma io ho notato queste cose e se volete darci un\u2019occhiata\u2026\u00bb. La traduttrice non rispose e il libro venne pubblicato senza che nessuna di quelle osservazioni fosse presa in considerazione. E l\u2019editore, diversi anni dopo, ci disse che la traduttrice se n\u2019era avuta a male del fatto che una traduzione fatta da lei \u2013 che, appunto, era una nota e brava traduttrice \u2013 avesse ricevuto delle critiche.<\/p>\n<div id=\"attachment_48080\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48080\" class=\"wp-image-48080\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/wu_ming_0.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"293\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/wu_ming_0.jpg 630w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/wu_ming_0-205x300.jpg 205w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><p id=\"caption-attachment-48080\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;edizione greca.<\/p><\/div>\n<p><strong>A.B<\/strong>: L\u2019Armata dei Sonnambuli \u00e8 stata tradotta in greco (\u03a3\u03c4\u03c1\u03b1\u03c4\u03b9\u03ac \u03c4\u03c9\u03bd \u03c5\u03c0\u03bd\u03bf\u03b2\u03b1\u03c4\u03ce\u03bd, dall\u2019ateniese \u0395\u03be\u03ac\u03c1\u03c7\u03b5\u03b9\u03b1 nel 2016), in spagnolo (El Ej\u00e9rcito de los Son\u00e1mbulos, Anagrama, Barcelona, 2017) e quindi in tedesco (Die Armee der Schlafwandler, Assoziation A, Berlin, 2020). Come ti spieghi che sia stato tradotto in queste lingue e non per altri mercati editoriali pi\u00f9 importanti?<\/p>\n<p><strong>WM2<\/strong>: La mia impressione \u00e8 che adesso le lingue pi\u00f9 forti \u2013 diciamo francese e inglese \u2013 con la crisi del mercato editoriale abbiano diminuito di molto il volume delle traduzioni. In fondo, di romanzi scritti in francese ce ne sono gi\u00e0 molti, per non parlare di quelli scritti in inglese. Hanno un bacino vasto e, quindi, possono permettersi di tradurre di meno. Io ho avuto la sensazione che adesso, soprattutto un \u201ctomazzo\u201d di 800 pagine in Francia e in Inghilterra ci pensino molto bene, prima di pubblicarlo.<\/p>\n<p><strong>A.B.<\/strong>: E in Germania?<\/p>\n<div id=\"attachment_48081\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/9783862414598.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-48081\" class=\"wp-image-48081\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/9783862414598.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"332\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/9783862414598.jpg 1500w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/9783862414598-181x300.jpg 181w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/9783862414598-616x1024.jpg 616w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/9783862414598-768x1276.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-48081\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;edizione tedesca di Asce di guerra.<\/p><\/div>\n<p><strong>WM2<\/strong>: Il mercato editoriale tedesco \u00e8 molto, molto particolare perch\u00e9 \u00e8 il mercato editoriale pi\u00f9 importante d\u2019Europa, e la percentuale di lettori in Germania \u00e8 incomparabile con quella italiana. \u00c8 anche un sistema editoriale, in generale, nel quale una casa editrice come quella che pubblica i nostri libri, che \u00e8 una casa editrice anarchica di Berlino e Amburgo, <strong>Assoziation A<\/strong> (che ha una collana di narrativa anche piuttosto striminzita, e che pubblica prevalentemente saggistica) riesce ad avere l\u2019attenzione dei grandi giornali. Quindi, viene pubblicata l\u2019<em>Armata dei Sonnambuli<\/em> in tedesco (con una copertina degna della DDR!) e le recensioni che la casa editrice ci manda sono del <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung <\/em>e simili; insomma, dei principali giornali tedeschi [cfr. in proposito <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/06\/a-che-punto-e-wu-ming\/\">\u201cSpeciale L\u2019Armata dei Sonnambuli in Germania\u201d<\/a> pubblicato nel blog Giap]. In Italia se Eleuthera o Nautilus \u2013 che sono l\u2019equivalente di questa casa editrice \u2013 pubblicano, non so, un romanzo di uno scrittore inglese con un nome greco collettivo sulla Rivoluzione francese, probabilmente non lo caga nessuno, per dirlo con un francesismo. Invece Assoziation A ha cominciato a tradurre tutti i nostri romanzi: hanno iniziato pubblicando <em>54<\/em>, che era stato tradotto per i cacchi suoi da <strong>Klaus-Peter Arnold<\/strong>. Cio\u00e8, lui aveva preso <em>54<\/em>, lo divertiva tradurlo e l\u2019ha tradotto, e poi l\u2019ha mandato in giro per case editrici. Questi di Assoziation A l\u2019hanno pubblicato [2017] e hanno avuto attenzione dai giornali, hanno venduto un numero di copie che per loro \u00e8 interessante e quindi hanno cominciato a fare tutta la <em>back list<\/em>. Ma la cosa particolare \u00e8 che hanno pubblicato <em>Asce di guerra<\/em>\u00a0 che, voglio dire, \u00e8 la storia di un ragazzino di Imola che va a combattere in Laos durante la Guerra sporca della CIA alla met\u00e0 degli anni Cinquanta, e poi \u00e8 infarcita di racconti della Resistenza italiana. Una roba che un tedesco, insomma, pu\u00f2 capire il giusto. E invece loro dritti come dei tedeschi, come dei fusi, hanno pubblicato <em>Asce di guerra<\/em>, hanno pubblicato <em>L\u2019Armata dei Sonnambuli<\/em>, <em>Manituana<\/em> e devono pubblicare <em>Proletkult<\/em>. Attualmente \u00e8 il paese dove ci sono pi\u00f9 traduzioni di nostri libri, mentre fino a quattro anni fa, quando hanno pubblicato <em>54<\/em>, era stato tradotto solo <em>Q, <\/em>e basta.<\/p>\n<p><strong>A.B.<\/strong>: E L\u2019Armata dei Sonnambuli in francese? Sarebbe interessante vedere come nella traduzione si tornerebbe al francese.<\/p>\n<p><strong>WM2<\/strong>: Eh s\u00ec, era un po\u2019 il mio sogno, per certi versi, per\u00f2 purtroppo niente. La mia sensazione \u00e8 che, da un lato, un buon traduttore per tradurre un romanzo di 800 pagine, giustamente, vuole che gli venga pagato forse un anno di lavoro o quasi, almeno diversi mesi; e a un non esperto traduttore un libro cos\u00ec \u00e8 difficile che lo riesci a far tradurre, e quindi \u00e8 un investimento. Dall\u2019altro, c\u2019\u00e8 forse un po\u2019 di sciovinismo, come se dicessero: \u00abquesti italiani che vengono a raccontarci la nostra Rivoluzione, noi abbiamo avuto Victor Hugo che l\u2019ha raccontata\u2026 cazzo vogliono questi?\u00bb, giustamente anche.<\/p>\n<p><strong>A.B.<\/strong>: Vediamo, infine, le traduzioni spagnole: dei vostri romanzi collettivi \u00e8 stato tradotto <em>Q<\/em> poi, come dicevi, <em>54<\/em>, Manituana, <em>L\u2019Armata dei Sonnambuli <\/em>e <em>Proletkult<\/em>. Mentre altri romanzi sono tradotti in catalano e non in castigliano, come <em>Altai<\/em>, <em>Cantalamappa<\/em> e <em>L\u2019Invisibile ovunque<\/em>. Hai un\u2019idea del motivo di questa disparit\u00e0? Come \u00e8 stato il processo?<\/p>\n<p><strong>WM2<\/strong>: Io ho capito questo: ci sono alcune case editrici di sinistra, anarchiche, con sede a Barcellona. Forse pi\u00f9 di quante non ce ne siano con sedi a Madrid. Questo non lo so. Forse da Barcellona, e da chi conosce il catalano, c\u2019\u00e8 una maggiore attenzione a quello che viene pubblicato in italiano perch\u00e9 in fondo \u00e8 quasi comprensibile, l\u2019italiano, per uno che conosce il catalano? Non lo so, fatto sta che queste che traducono in catalano i nostri libri sono tutte case editrici di sinistra, di movimento \u2026 Nel caso di Proletkult, invece, si tratta di una doppia edizione. Forse \u00e8 il primo romanzo nostro, a parte <em>Q<\/em> con il basco, che quasi in contemporanea viene pubblicato in due lingue in Spagna: in castigliano da Anagrama [settembre 2020] e da Tigre de Paper in catalano [agosto 2020].<\/p>\n<p>A.B.: Anche in spagnolo non sono mancati alcuni problemi sulle traduzioni, no?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/89e85bae57e989804c23c1493a031a6a0ac491fa-scaled.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-48082\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/89e85bae57e989804c23c1493a031a6a0ac491fa-scaled.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/89e85bae57e989804c23c1493a031a6a0ac491fa-scaled.jpeg 1630w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/89e85bae57e989804c23c1493a031a6a0ac491fa-191x300.jpeg 191w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/89e85bae57e989804c23c1493a031a6a0ac491fa-652x1024.jpeg 652w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/89e85bae57e989804c23c1493a031a6a0ac491fa-768x1206.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><strong>WM2<\/strong>: Alcuni nostri libri per case editrici minori, in particolare <em>New Thing<\/em> [di Wu Ming 1, del 2008] sono stati tradotti e firmati da <strong>Nadie Enparticular<\/strong> [Nessuno Inparticolare], una traduttrice di origine argentina. I nostri primi due romanzi, invece, stono stati tradotti, per Grijalbo-Mondadori, da <strong>Jos\u00e9 Ram\u00f3n Monreal<\/strong> \u2013 che poi non era pi\u00f9 disponibile, per il terzo, perch\u00e9 aveva altri lavori per le mani \u2013 e quindi <em>Manituana<\/em> venne affidato a questa traduttrice. Eravamo entrati in contatto e avevamo lavorato bene con lei perch\u00e9 ci aveva posto tutta una serie di domande e di questioni. Anche in <em>Manituana<\/em> c\u2019\u00e8 una lingua del popolo, in quel caso il popolo di Londra che parla con uno strano calco che richiama <em>Arancia Meccanica<\/em> di <strong>Anthony Burgess<\/strong>. Insomma, avevamo fatto un buon lavoro, e quando da Mondadori siamo passati a Anagrama ci sembrava che potesse essere una traduttrice indicata per fare il lavoro sull\u2019<em>Armata dei Sonnambuli<\/em>. L\u2019abbiamo proposta a Anagrama ma loro ci hanno detto che preferivano utilizzare un loro traduttore, anche perch\u00e9 avevano letto le sue traduzioni ed erano sembrate troppo \u201cargentine\u201d, suonavano troppo sudamericane, e questo in Spagna poteva essere un problema. Per loro non erano buone traduzioni per questo motivo. Questa \u00e8 una cosa che non siamo in grado di apprezzare, e avevamo apprezzato la traduttrice pi\u00f9 che altro per il rapporto che aveva instaurato, e per tutti i dubbi che aveva espresso per fare una traduzione migliore possibile.<\/p>\n<p><strong>A.B<\/strong>.: Invece non siete stati contattati da Anagrama o da Juan Manuel Salmer\u00f3n Arjona, traduttore dell\u2019<em>Ej\u00e9rcito de los Son\u00e1mbulos<\/em>?<\/p>\n<p><strong>WM2<\/strong>: No. Non ci hanno fatto nessun tipo di domanda, non ci hanno mandato questioni. Noi come politica siamo dell\u2019idea di essere disponibili se uno ci chiede, ma se uno ha trovato la sua chiave, ha il suo percorso, o forse non vuole lasciarsi influenzare da un autore che poi conosce l\u2019altra lingua il giusto (perch\u00e9 di noi conosce un po\u2019 lo spagnolo soltanto uno), noi lo lasciamo lavorare. Quindi no, non abbiamo avuto confronti.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p>Gli \u201cappunti\u201d che seguono si concentrano sulla titanica impresa affrontata dal traduttore spagnolo e sulle strategie utilizzate per riprodurre un romanzo linguisticamente, ma anche culturalmente e politicamente, tanto sfaccettato e denso come <em>L\u2019Armata dei Sonnambuli<\/em>.<\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<h4><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-23-alle-13.33.41.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-48084\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-23-alle-13.33.41.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-23-alle-13.33.41.png 1292w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-23-alle-13.33.41-213x300.png 213w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-23-alle-13.33.41-728x1024.png 728w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/Schermata-2021-11-23-alle-13.33.41-768x1081.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>3. La voce del popolo<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019idioletto pi\u00f9 tipizzato del romanzo \u00e8 senza dubbio quello che abbiamo denominato la lingua del popolo, del foborgo o della Rivoluzione. Come indica Wu Ming 2, vari elementi concorrono a formarlo. In primo luogo \u00e8 la parlata di un determinato distretto parigino (Saint-Antoine), colta in un preciso contesto storico, la Rivoluzione francese. Tuttavia, sarebbe fuorviante considerare questo ibrido un tentativo di ricreare in italiano una variet\u00e0 diatopica del francese o, addirittura, della lingua di fine Settecento. Anche l\u2019etichetta di socioletto pu\u00f2 considerarsi adeguata solo in una certa misura: da un lato, effettivamente, vuole essere il codice espressivo delle classi marginali (la variegata moltitudine delle tricoteuses, le carbonaie, le prostitute, i borseggiatori, i panettieri ecc\u2026); dall\u2019altro, si oltrepassa volutamente il mimetismo della parlata bassa. Gli autori, infatti, hanno creato una sorta di pastiche che rifugge ogni precisa identificazione \u201crealistica\u201d o \u201cverosimile\u201d di un parlato esistente.<\/p>\n<p>Allora, una definizione che probabilmente pi\u00f9 si avvicina alle intenzioni di Wu Ming potrebbe essere quella di <em>gergo<\/em>. Secondo Beccaria si intende \u00abuna lingua convenzionale, ristretta a un gruppo sociale ben preciso che la usa in modo consapevolmente e deliberatamente criptico\u00bb. L\u2019impenetrabilit\u00e0 all\u2019esterno sembra essere, in effetti, uno dei parametri con cui \u00e8 stata costruita la voce del foborgo, in contrapposizione agli intellettuali e ai <em>nobilardi<\/em> che si avventuravano negli stretti vicoli di Saint-Antoine. Si ritrovano anche altri elementi ricorrenti di quella che pu\u00f2 essere definita una \u201ccontrolingua\u201d: la forte espressivit\u00e0, il lessico ripetitivo, l\u2019uso di parole polisemiche e di prestiti dialettali, la formazione di neologismi tramite suffissi, aferesi, metatesi e troncamenti, la tendenza all\u2019irradiazione sinonimica, l\u2019abbondante fraseologia, l\u2019alterit\u00e0 e l\u2019oscenit\u00e0. Va ricordato, di nuovo, che non si tratta dell\u2019imitazione di un gergo attestato, ma di una lingua \u201cartificiale\u201d, risultato di un centrifugato di fonti, stimoli e provenienze diverse. Proprio questa sua \u201cirriconoscibilit\u00e0\u201d ambisce a raccontare le pieghe nascoste della Rivoluzione, e costringe il lettore a distorcere la sua prospettiva per interpretare con uno sguardo nuovo fatti storici che in parte gi\u00e0 conosce. In questo risiede probabilmente la sua essenza pi\u00f9 profonda: \u00e8 un \u201cgioco\u201d letterario, una ricercata deformazione in cui si uniscono e sovrappongono calchi del francese settecentesco basso, popolarismi, traduzioni innaturali, italianizzazioni del dialetto, arcaismi, neologismi, false derivazioni, onomatopee, dislocazioni atipiche, forme sgrammaticate o gergali e un esteso campionario di alterazioni lessicali, morfologiche e sintattiche.<\/p>\n<p>La sua riproduzione rappresenta, inevitabilmente, la sfida pi\u00f9 ardua per il traduttore.<\/p>\n<h5><strong>La lingua straniante<\/strong><\/h5>\n<p>Il primo fenomeno che produce alterit\u00e0 nella lingua creata da Wu Ming si avverte gi\u00e0 a livello tipografico, con l\u2019univerbazione. In questo modo si trasmette immediatamente la sensazione di colloquialit\u00e0 orale, di sgrammaticatura, e talvolta, della concitazione del momento. Anagrama ha invece optato per una grafia spagnola standard:<\/p>\n<p>invetta a una torre &gt; <em>en lo alto de la torre<\/em><br \/>\nquelgiorno &gt; <em>aquel d\u00eda<\/em><br \/>\nper\u00f2 a quelmodo &gt; <em>el caso es que no<\/em><\/p>\n<p>Gli esempi di separazione delle parole sono generalizzati in traduzione, come dimostrano altri casi:<\/p>\n<p>dieciventi (p. 13) &gt; <em>quince o veinte<\/em> (p. 17)<br \/>\ncome Gesucristincroce (p. 25) &gt; <em>como hizo Jesucristo en la cruz<\/em> (p. 25)<br \/>\nburubumburubum (p. 59) &gt; <em>pumba, pumba, pumba<\/em> (p. 52)<br \/>\nforseforse (p. 61) &gt; <em>a lo mejor<\/em> (p. 53)<br \/>\ndadentro anzich\u00e9 dafuori (p. 114) &gt; <em>desde dentro, no desde fuera<\/em> (p. 89)<br \/>\nAnnagioseffa (p. 130) &gt; <em>Ana Josefa<\/em> (p. 101)<br \/>\ndopo che magnacumgaudio (p. 131) &gt;<em> desde que se aprob\u00f3<\/em> (p. 101)<\/p>\n<p>Si noti che ci\u00f2 riguarda anche i nomi propri e le onomatopee (con relativa aggiunta della punteggiatura). Gli esempi, inoltre, mostrano che per trasmettere maggiore linearit\u00e0 si arriva a scempiare la <em>geminatio<\/em> colloquiale dell\u2019avverbio (\u201ca lo mejor\u201d) o a integrare parti del discorso assenti nel testo fonte (\u201ccomo hizo\u2026\u201d).<\/p>\n<p>Il prurito di regolarizzazione grafica porta a sopprimere anche i trattini, che svolgevano una funzione analoga all\u2019unione delle parole, estendendosi per\u00f2 a segmenti pi\u00f9 ampli di discorso per conferire una punta di comicit\u00e0:<\/p>\n<p>Faccia-di-teschio (p. 188) &gt;<em> el de la cara de calavera<\/em> (p. 141)<br \/>\nPrima volano i complimenti, i chi-siete-voi e chi-sono-le-vostre-madri, poi dove-cazzo-sono-le-vostre-coccarde (p. 395) &gt; <em>Empiezan a decirse piropos, que qui\u00e9nes sois vosotras y qui\u00e9nes son vuestras madres, que d\u00f3nde est\u00e1n vuestras escarapelas<\/em> (p. 292)<br \/>\nti-spiego-come-va-il-mondo (p. 499) &gt; <em>del que sabe lo que es el mundo<\/em> (p. 364)<\/p>\n<p>Nelle scelte lessicali la traduzione vira in modo ancora pi\u00f9 evidente verso la normalizzazione, escludendo talvolta i neologismi e le grottesche derivazioni:<\/p>\n<p>dopo aver occhiato &gt;<em> despu\u00e9s de ver<\/em> [dopo aver visto]<br \/>\nsi snocciano &gt; <em>viendo desgranarse<\/em> [vedendo sgranarsi]<br \/>\nbertocche &gt; <em>cogotes<\/em> [nuche]<\/p>\n<p>Vediamo altri casi, estratti non solo dai segmenti attribuiti propriamente al personaggio collettivo del foborgo, ma anche da altri dialoghi o dalla voce del narratore extradiegetico quando calca la lingua dei popolani:<\/p>\n<p>si grappavano ai panni (p. 11) &gt; <em>se agarraban a uno<\/em> (p. 15) [si aggrappavano a uno]<br \/>\ngiraffi (p. 13) &gt; <em>jirafas<\/em> (p. 16) [giraffe]<br \/>\nsalta su a dire che col zullo che sarebbe un affare! (p. 61) &gt; <em>dice que menudo negocio<\/em> (p. 53) [dice che razza di affare]<br \/>\nnon ci capisco un zullo (p. 666) &gt; <em>no entiendo ni jota<\/em> (p. 483) [non ci capisco un\u2019acca]<br \/>\nsaloppa (p. 128) &gt; <em>fulana<\/em> (p. 100) [sgualdrina]<br \/>\npiangevano anche con le urecchie (p. 129) &gt; <em>se echaban a llorar<\/em> (p. 100) [si mettevano a piangere]<br \/>\ns\u2019aggiungeva una mano rattosa (p. 131) &gt; <em>intentaban meterles mano<\/em> (p. 101) [cercavano di mettergli le mani addosso]<br \/>\nun cipollo (p. 132) &gt; <em>una cebolla<\/em> (p. 102) [una cipolla]<br \/>\nfestare e inciuccarsi (p. 205) &gt; <em>celebrarlo y emborracharse<\/em> (p. 153) [festeggiare e ubriacarsi]<br \/>\nindonnito (p. 206) &gt; <em>vestido de mujer<\/em> (p. 153) [vestito da donna]<br \/>\ngente che si stirpa i capelli (p. 321) &gt; <em>otros se tiran de los pelos<\/em> (p. 239) [altri si tirano per i capelli]<br \/>\ngli aristocchi (p. 407) &gt; <em>los arist\u00f3cratas<\/em> (p. 300) [gli aristocratici]<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 vedere, la maggior parte delle volte si traduce con uno spagnolo standard (facendo cadere anche le irregolari morfologie di \u201ccipollo\u201d o \u201cgiraffi\u201d), o si ha una traduzione zero (\u201curecchie\u201d). Ma non mancano casi in cui si abbassa il registro ricorrendo a espressioni fraseologiche (\u201cno entiendo ni jota\u201d) per conservare il registro basso. Il traduttore si avvale di questa tecnica anche quando l\u2019originale presenta onomatopee o altre figure fonosimboliche, sostituite da un lessico pi\u00f9 colloquiale o da esclamazioni consuete del parlato:<\/p>\n<p>Ancertopunto sale tutto un brubru (p. 13) &gt; <em>En esto se oye un foll\u00f3n<\/em> (p. 17) [allora si sente un casino]<br \/>\nErano garzi della bottega di pap\u00e0 che aspettavano di ereditare l\u2019accaparro, sgraffign! (p. 605) &gt; <em>Eran mozos de la tienda de pap\u00e1 que esperaban heredar lo acaparao, \u00a1toma ya!<\/em> (p. 440) [beccati questa!]<br \/>\nsi permettevano il lusso di annoiarsi, sbadigl! (p. 605) &gt; <em>se permit\u00edan el lujo de aburrirse, \u00a1pobres!<\/em> (p. 440) [poverini!]<\/p>\n<p>Come dimostrano alcuni degli esempi trascritti, il fenomeno di naturalizzazione concerne anche la sintassi, e porta a rendere pi\u00f9 perspicuo il discorso ellittico e spezzato del testo di partenza. Di nuovo, ci\u00f2 porta ad aggiunte: \u201ccolli si slungano come polli o giraffi\u201d (p. 13) &gt; \u201cLa gente alarga el cuello como si fueran pollos o jirafas\u201d (p. 16, introducendo un nuovo soggetto, \u201cgente\u201d, e un verbo al congiuntivo, \u201cfueran\u201d, [fossero] poco adatto al parlato); o, invece, alla riduzione, come nel caso di giri colloquiali: \u201ccom\u2019\u00e8 come non \u00e8, quel mattino, in fila [\u2026] c\u2019erano\u201d (p. 131) che si rende con la congiunzione standard \u201cconque\u201d [quindi]: \u201cconque aquella ma\u00f1ana hac\u00edan cola\u201d (p. 101).<\/p>\n<h5><em><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/P1200974-copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-48085\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/P1200974-copia.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/P1200974-copia.jpg 1500w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/P1200974-copia-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/P1200974-copia-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/P1200974-copia-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/P1200974-copia-768x768.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/em><strong>\u201cFrancesismi\u201d<\/strong><\/h5>\n<p>Come spiega Wu Ming 2, oltre alle deformazioni linguistiche appena segnalate, tre fenomeni si sommano per forgiare la parlata del popolo: traduzioni alla lettera di nomi, fraseologia, lessico e morfosintassi francesi; calchi della lingua popolare dell\u2019et\u00e0 rivoluzionaria e, infine, italianizzazioni di dialetti emiliani.<\/p>\n<p>Del primo va sottolineato, innanzitutto, che il traduttore ha colto l\u2019intenzione di creare una Parigi alternativa attraverso la toponomastica e gli odonimi \u201carcaizzanti\u201d. Cos\u00ec, sono tradotti alla lettera tutti i riferimenti, sia quelli acclimatati in francese nella cultura spagnola odierna (es. \u201cNuestra Dama\u201d per Notre-Dame o \u201cBulevar de la Buena Nueva\u201d per Boulevard de Bonne-Nouvelle), sia altri pi\u00f9 difficilmente riconoscibili, come \u201cCalle de los Astilleros\u201d (\u201cVia dei Cantieri\u201d, vale a dire Passage du Chantier) o \u201cPicadero de las Tuller\u00edas\u201d (\u201cManeggio delle Tegolerie\u201d per il Man\u00e8ge des Tuileries). Si riscontra, invece, un\u2019oscillazione nel nome della rivista diretta da Jaques-Ren\u00e9 H\u00e9bert, nell\u2019originale sempre individuata (se non due volte nel Quinto Atto, quello fintamente \u201cstoriografico\u201d) come \u201cPap\u00e0 Duchesne\u201d. In spagnolo in 7 occorrenze \u00e8 tradotto (\u201cPadre Duchesne\u201d), mentre in 10 si torna alla forma francese (es. \u201cEstratto da IL PAP\u00c0 DUCHESNE\u201d, p. 319 &gt; \u201cExtracto de LE P\u00c8RE DUCHESNE\u201d, p. 237). Allo stesso modo, si restituisce il nome autentico di altre pubblicazioni dell\u2019epoca:<\/p>\n<p>L\u2019Auditore nazionale (p. 502) &gt; L\u2019Auditeur national (p. 366)<br \/>\nIl Vecchio Cordigliere (p. 546) &gt; Le Vieux Cordelier (p. 395)<br \/>\nIl Corriere Repubblicano (p. 602) &gt; Le Courrier R\u00e9publicain (p. 437).<\/p>\n<p>Sembra che il timore di ambiguit\u00e0 e di interpretazioni fuorvianti (soprattutto quando si citano estratti) abbia spinto a diluire la strategia al contempo familiarizzante e straniante che invece Wu Ming applicava in modo sistematico proprio per enfatizzare la spiazzante sovrapposizione tra reale e fittizio.<\/p>\n<p>Si perdono del tutto, invece, i calchi morfosintattici del francese. Gi\u00e0 l\u2019iniziale \u00abTe lo si conta noi\u2026\u00bb \u00e8 reso con una sintassi abituale nello spagnolo (\u00abNosotros, nosotros te contamos\u00bb, [Noi, noi ti raccontiamo]) anche se \u00e8 vero che difficilmente si poteva tradurre in modo diverso, se non a costo di forzare in modo molto evidente la lingua. E, allo stesso modo, non resta traccia delle storpiature del lessico \u201cfrancesizzato\u201d, a partire da una parola tanto emblematica come \u201cfoborgo\u201d (che figura ben 69 volte nel volume), sempre trasposta con il comune \u201cbarrio\u201d [quartiere]. Ci limitiamo a suggerire una possibile, e intuitiva, alternativa: foburgo. La facile coniazione avrebbe potuto garantire prossimit\u00e0 con il francese e, allo stesso tempo, mantenere un\u2019aurea di \u201csingolarit\u00e0\u201d con una voce poco usata ma non indecifrabile e semanticamente adeguata, essendo costruita su burgo, che il dizionario della Real Academia Espa\u00f1ola (RAE) definisce \u00abaldea o poblaci\u00f3n muy pe- que\u00f1a, dependiente de otra principal\u00bb [\u00abvillaggio o borgo molto piccolo, dipendente da un altro principale\u00bb]. Non diversa \u00e8 stata la scelta per altri espliciti \u201cfrancesismi\u201d: \u201crisguardare la protagonista\u201d (p. 12) &gt; \u201cviendo a la protagonista\u201d (p. 16) [vedendo la protagonista] o \u201ctravagli onesti\u201d (p. 129) &gt; \u201ccurros honestos\u201d (p. 100, anche se, come compensazione, troviamo il colloquiale curro invece dello standard trabajo, [lavoro]). Esemplare in tal senso \u00e8 la resa di termini molto frequenti nel romanzo, come \u201cgarzo\u201d. Le soluzioni proposte sono sempre riconducibili allo spagnolo standard e, quindi, private della manifesta derivazione del francese: \u201ccr\u00edo\u201d (p. 25); \u201cchiquillo\u201d (p. 26); \u201cchaval\u201d (p. 91); \u201cjoven\u201d (p. 203); \u201cmozo\u201d (p. 363); \u201camigo\u201d (p. 440); \u201czagal\u201d (p. 513). Nonostante le soluzioni diverse, tutti i traducenti hanno un significato affine: \u201cragazzo\u201d, \u201cragazzino\u201d, \u201cgiovane\u201d o \u201camico\u201d. Questo avviene anche per i derivati burleschi di gar\u00e7on: \u201cgarzolo\u201d (p. 186) &gt; \u201ccr\u00edo\u201d (p. 140); \u201cgarzotto\u201d (p. 659) &gt; \u201cmozalbete\u201d (p. 479) e \u201cchico\u201d (p. 520).<br \/>\nPer la fraseologia calcata dal francese fine-settecentesco si alternano, invece, scelte traduttive contrarie. Solo molto raramente si mantiene:<\/p>\n<p>Stavo gi\u00e0 per dirgli di andarsene in Guyana (p. 289) &gt; <em>Iba a decirle que se fuera a la Guyana<\/em> (p. 216) [Stavo per dirgli che se ne andasse alla Guyana]<br \/>\nche l\u2019asino se lo fotta in Guyana\u2026 (p. 607) &gt; <em>que le den en Guyana\u2026<\/em> (p. 441) [che se lo prenda in Guyana]<\/p>\n<p>Altrove la locuzione non si traduce: \u201ccontro i moderati che ci mettono del verde e del secco per opporsi all\u2019esecuzione\u201d (p. 519) &gt; \u201ccontra los moderados que se oponen\u201d (p. 377) [contro i moderati che si oppongono];<br \/>\n\u201cma ce n\u2019\u00e8 voluto, del verde e del secco, cio\u00e8 delle gran legnate\u201d (p. 395) &gt; \u201crepartiendo le\u00f1a tambi\u00e9n\u201d (p. 291) [dando anche delle legnate].<br \/>\nOppure l\u2019immagine pu\u00f2 essere esplicitata con una traduzione generalizzante: \u201cabbiamo mandato il Capeto a chieder l\u2019ora al vasistas\u201d (p. 492) &gt; \u201cenviamos al Capeto a la guillotina\u201d (p. 359) [abbiamo mandato il Capeto alla ghigliottina]. O \u00e8 sostituita da espressioni ugualmente chiarificatrici ed esistenti in spagnolo, ma che tentano di recuperare il residuo traduttivo incrementando l\u2019osceno o la colloquialit\u00e0 secondo una tecnica pi\u00f9 volte utilizzata da Salmer\u00f3n Arjona:<br \/>\npagarci con moneta di scimmia (p. 207) &gt; <em>a vendernos la burra<\/em> (p. 154) [lett. \u201ca venderci l\u2019asina\u201d, fig. \u201cdarcela a bere\u201d]<br \/>\ndopo aver mandato tutti in Guyana (p. 208) &gt; <em>mandar a todos a tomar por culo<\/em> (p. 155) [mandare tutti affanculo]<br \/>\nli hanno mandati a chiedere l\u2019ora al vasistas (p. 546) &gt; <em>lo han mandao a la guillotina<\/em> (p. 396) [\u201cl\u2019hanno mandato alla ghigliottina\u201d, con caduta della -d- intervocalica di <em>mandado<\/em>, cfr. infra il \u00a7 3.5]<\/p>\n<p>Infine, i nomi plasmati sul <em>P\u00e8re Duchesne<\/em> perdono ogni rapporto con la lingua rivoluzionaria e le sue umoristiche derivazioni. In spagnolo sono tradotti differentemente e interpretati a seconda del contesto con una tendenza alla generalizzazione esplicativa, alla semplificazione o, talvolta, all\u2019eufemismo. \u00c8 il caso di \u201cgianfotti\u201d, per cui si alternano \u201cse\u00f1oritos\u201d [signorini], \u201csinverg\u00fcenzas\u201d [sfacciati, canaglie] o anche il pi\u00f9 generico \u201cgente\u201d, svuotato di ogni connotazione dispregiativa. Lo stesso avviene con \u201cpierculi\u201d, tradotto di nuovo con \u201csinverg\u00fcenza\u201d o con \u201cchulos\u201d [sfrontati, arroganti], o con i neutri \u201cj\u00f3venes\u201d [giovani], \u201camigos\u201d [ami- ci], \u201ctipos\u201d [tipi] e \u201carist\u00f3cratas\u201d [aristocratici]. Il caso di \u201cgecco\u201d offre lo stesso ventaglio di soluzioni (es. \u201cun hombre\u201d, p. 20 [un uomo]; \u201clos revolucionarios\u201d, p. 130 [i rivoluzionari]), includendo la traduzione zero: \u201cPiergecco Brissot in persona\u201d (p. 131) &gt; \u201cel mism\u00edsimo Brissot\u201d (p. 102) [proprio Brissot in persona].<br \/>\nLo stesso avviene per altre creazioni sarcastiche e denigranti:<\/p>\n<p>monopolatori (p. 50) &gt;<em> acaparadores<\/em> (p. 46) [accaparratori]<br \/>\nGianmerdone di Girard (p. 121) &gt; <em>el asqueroso de Girard<\/em> (p. 95) [lo schifoso di Girard]<br \/>\nun nobilardo (p. 469) &gt; <em>un noble<\/em> (p. 343) [un nobile]<br \/>\ngiancaccole (p. 605) &gt; <em>maricas<\/em> (p. 440) [finocchi]<\/p>\n<h5><strong>Dialettalismi e oralit\u00e0<\/strong><\/h5>\n<p>L\u2019italianizzazione dei dialetti emiliani serve a infondere al parlato del popolo un\u2019autenticit\u00e0 che definiremmo paradossale, essendo queste espressioni messe in bocca a personaggi francesi. Dal punto di vista semantico il traduttore dimostra di comprendere senza difficolt\u00e0 il testo di partenza (un\u2019eccezione pare essere \u201cfinch\u00e9 non han tirato gli ultimi\u201d, p. 13 &gt; \u201clos han metido en el trullo a todos\u201d, p. 17 [li han messi tutti in gattabuia]). Nonostante ci\u00f2, le manifestazioni dialettali o regionali sono di norma tradotte in spagnolo standard, quando non scompaiono del tutto. Gi\u00e0 nel brano inziale, allora, \u201cfantolino\u201d (italianizzazione del bolognese) \u00e8 reso con \u201cpeque\u00f1os\u201d [piccoli], e il ferraresismo \u201cputtini\u201d con l\u2019ugualmente neutro \u201cni\u00f1os\u201d [bambini]. Questa tendenza \u00e8 confermata da numerosi altri casi, come i seguenti:<\/p>\n<p>Ehi, guardate la mano di lui li! (p. 13) &gt; <em>\u00a1Eh, miradle la mano!<\/em> (p. 16) [Eh, guardategli la mano!]<br \/>\nballerine sdozze (p. 13) &gt; <em>malas bailarinas<\/em> (p. 16) [pessime ballerine]<br \/>\nsorbe (p. 58) &gt; <em>\u00a1anda!<\/em> (p. 51) [toh!]<br \/>\nzullate come sassi (p. 62) &gt; <em>como si le tiraran piedras<\/em> (p. 54) [come se gli tirassero sassi]<br \/>\nv\u00e9 che qua butta male (p. 114) &gt; <em>esto se pone feo<\/em> (p. 90) [qui si fa brutta]<br \/>\nsoquante magliare (p. 131) &gt; <em>muchas costureras<\/em> [molte sarte]<br \/>\nun manrovescio che il ciocco lo sentono anche in fondo alla fila (p. 132) &gt; <em>una bofetada que se oy\u00f3 en toda la cola<\/em> (p. 102) [uno schiaffo che si sent\u00ec in tutta la fila]<br \/>\nl\u2019ha brancata (p. 132) &gt; <em>la agarr\u00f3<\/em> (p. 102) [la prese]<br \/>\ncavatevi da mezzo (p. 186) &gt; <em>quitaos de en medio<\/em> (p. 140) [toglietevi di mezzo]<br \/>\nmettiamo ancora scago (p. 604) &gt; <em>a\u00fan metemos miedo<\/em> (p. 439) [facciamo ancora paura]<\/p>\n<p>In altri passaggi il traduttore, ancora una volta, recupera la perdita della variet\u00e0 diatopica con espressioni popolari (es. \u201cgiazzo\u201d, p. 14 &gt; \u201cun fr\u00edo del cop\u00f3n\u201d, p. 17, [un gran freddo]: la RAE definisce infatti <em>del cop\u00f3n<\/em> una \u00ablocuci\u00f3n malsonante\u00bb per \u00abmuy grande, tremendo\u00bb), o interiezioni, come per il frequente \u201csbrisga\u201d, tradotto pi\u00f9 volte con \u201c\u00a1quia!\u201d (esclamazione di incredulit\u00e0 o negazione) o la pi\u00f9 comune \u201c\u00a1venga!\u201d [forza!, su!].<br \/>\nQuesta tecnica si riscontra anche quando non sono propriamente dialettalismi, ma tratti che riflettono quello che il sociolinguista Gaetano Berruto ha definito \u201citaliano neostandard\u201d, quella modalit\u00e0 espressiva di uso medio che include forme colloquiali ormai accettate nella lingua nazionale. Cos\u00ec il <em>ci<\/em> attualizzante: \u201cCi ha pure ragione\u201d (p. 62) trasposto con una frase fatta dal sapore popolareggiante come \u201ctiene m\u00e1s raz\u00f3n que un santo\u201d (p. 54) [ha pi\u00f9 ragione di un santo].<\/p>\n<p>Non sempre, per\u00f2, si conservano le movenze spontanee dell\u2019oralit\u00e0 con le sue sgrammaticature. Paradigmatico \u00e8 il finale del primo brano riportato (\u201cma dadietro sgolano che lo deve metter gi\u00f9\u201d &gt; \u201cy los de atr\u00e1s les gritaban que se bajaran\u201d) in cui l\u2019imperfetto congiuntivo (\u201cbajaran\u201d, [abbassassero]) manifesta il rispetto accademico delle regole della consecutio. Sono anche altri i fenomeni di oralit\u00e0 riversati nello scritto da Wu Ming che non hanno corrispondenza in spagnolo. Per esempio, l\u2019uso del <em>che<\/em> polivalente (es. \u201cch\u00e9 alle nostre brave donne\u201d, p. 131), sempre esplicitato con la regolare congiunzione causale <em>porque<\/em> (\u201cporque a nuestras bravas mujeres\u201d, p. 101); o la mancata concordanza tra soggetto e verbo (\u201cc\u2019\u00e8 dei momenti\u201d, p. 545) &gt; \u201chay momentos\u201d, p. 395 [ci sono momenti]); o l\u2019aferesi dei dimostrativi (es. \u201c \u2018sta fumana\u201d, p. 206 &gt; \u201ceste ruido\u201d, p. 153 [questo rumore]; \u201c\u2019sto fatto\u201d (p. 206) &gt; \u201cesto\u201d, p. 153 [questo]). In quest\u2019ultimo esempio, di fronte all\u2019oggettiva impossibilit\u00e0 di conservare la deviazione dallo spagnolo standard, si sarebbe forse potuto optare per una violazione della norma e approdare a un\u2019aspirazione (e\u2019te; e\u2019to) non estranea \u2013 come vedremo \u2013 alla traduzione, e che avrebbe mantenuto un riflesso da parlato conversazionale senza indirizzarlo troppo verso una realt\u00e0 regionale poco pertinente.<\/p>\n<h5><strong>L\u2019osceno<\/strong><\/h5>\n<p>Nella versione spagnola si attenua un altro tratto consueto della lingua del popolo: il lessico e la fraseologia triviale e scurrile. Il fenomeno \u00e8 gi\u00e0 stato riscontrato in alcuni esempi precedenti, e in particolare nei buffoneschi composti come \u201cgianfotti\u201d o \u201cpierculo\u201d ecc\u2026 Non si tratta, comunque, di un processo sistematico, e non mancano casi di espressioni equivalenti che mantengono lo stesso grado di oscenit\u00e0:<\/p>\n<p>troia (p. 321) &gt; <em>zorra<\/em> (p. 239)<br \/>\ncol cazzo! (p. 414) &gt; <em>\u00a1Y un coj\u00f3n!<\/em> (p. 306)<br \/>\nci aveva un po\u2019 rotto il cazzo (p. 546) &gt; <em>ya empezaba a tocarnos las pelotas<\/em> (p. 395)<br \/>\nche cazzo avevano in mente? (p. 637) &gt; <em>\u00bfQu\u00e9 co\u00f1o era aquello?<\/em> (p. 462)<\/p>\n<p>Tuttavia, molto spesso si epurano i riferimenti scatologici o legati alla sfera sessuale e divina, cos\u00ec come le imprecazioni, le esclamazioni o le interiezioni \u201cimpudiche\u201d. Si pu\u00f2 avere una traduzione zero:<\/p>\n<p>quel figlio di un cane (p. 11) &gt; \u00d8 (p. 15)<br \/>\ndelle smerde famiglie senatorie (p. 617) &gt; <em>los miembros de las familias senatoriales<\/em> (p. 448) [i membri delle famiglie senatoriali]<br \/>\nAlla fine gi\u00f9 ci andavano, dio prete, ma dovevi proprio tritargli le ossa (p. 660) &gt; <em>Al final ca\u00edan, pero para eso hab\u00eda que molerlos a palos<\/em> (p. 479) [alla fine cadevano, ma bisognava farli a pezzi a forza di legnate]<\/p>\n<p>Pi\u00f9 spesso assistiamo a una versione eufemistica:<\/p>\n<p>con tanto di pezze al culo (p. 12) &gt; <em>llena de remiendos<\/em> (p. 16) [piena di rammendi]<br \/>\nuna filza di richieste lunga un cazzo di somaro (p. 205) &gt; <em>una ristra de peticiones m\u00e1s larga que un d\u00eda sin pan<\/em> (p. 153) [una sfilza di richieste pi\u00f9 lunga di un giorno senza pane]<br \/>\nche l\u2019asino se li fottesse (p. 274) &gt; <em>\u00a1que el diablo se los llevara!<\/em> (p. 204) [che se li portasse via il diavolo!]<br \/>\nPerch\u00e9 cazzo (p. 519) &gt; <em>Por qu\u00e9 diablos<\/em> (p. 377) [Perch\u00e9 diavolo]<br \/>\neppure, cazzo, non c\u2019era in tutta la Repubblica (p. 520) &gt; <em>cuando, en realidad, no hab\u00eda en toda la Rep\u00fablica<\/em> (p. 377) [quando, in realt\u00e0, non c\u2019era in tutta la Repubblica]<br \/>\nVaffanculo (p. 541) &gt; Al diablo (p. 392) [Al diavolo]<br \/>\nti ha dato del coglione (p. 623) &gt; <em>te llam\u00f3 tonto<\/em> (p. 451) [ti ha dato dello scemo]<br \/>\n\u2019Sti qui per\u00f2 non eran pomponnati da teste di cazzo (p. 664) &gt; <em>Aunque \u00e9stos no iban tan peripuestos<\/em> (p. 482) [Anche se questi non erano molto agghindati]<\/p>\n<p>La traduzione sembra essere mossa non solo dal desiderio di annacquare il turpiloquio ma, ancora una volta, dalla volont\u00e0 di accrescere l\u2019intelligibilit\u00e0 del testo. Ci\u00f2 \u00e8 ancora pi\u00f9 visibile altrove, quando si edulcora, e allo stesso tempo si esplicita, il volgarismo o il riferimento figurato:<\/p>\n<p>percula uno (p. 12) &gt; <em>dicen unos<\/em> (p. 16) [dicono alcuni]<br \/>\nche doveva incularsi l\u2019Olanda (p. 114) &gt; <em>que deb\u00eda conquistar Holanda<\/em> (p. 90) [che doveva conquistare l\u2019Olanda]<br \/>\ncagnaccia (p. 129) &gt;<em> la poli<\/em> (p. 100) [apocope col. per polic\u00eda, \u201cpolizia\u201d].<\/p>\n<h5><strong>La traduzione: verso <em>l\u2019espa\u00f1ol coloquial hablado<\/em><\/strong><\/h5>\n<p>Si \u00e8 visto che nella traduzione si smarriscono alcune delle anomalie della lingua del popolo. Tuttavia non si pu\u00f2 parlare di un vero processo di neutralizzazione perch\u00e9 anche in spagnolo si apprezza un idioletto immediatamente riconoscibile rispetto a quello del narratore o degli altri personaggi. La lingua del foborgo ricreata da Salmer\u00f3n Arjona sembra indirizzarsi verso due modelli ben definiti: da un lato, si configura come socioletto, in quanto espressione del popolo basso; e, dall\u2019altro, come mimesi dell\u2019oralit\u00e0 colloquiale. Il traduttore propone cos\u00ec una variet\u00e0 stilistica ben identificabile, che possiamo indicare in modo generico come <em>espa\u00f1ol coloquial hablado<\/em> o come una sua riduzione scritta.<br \/>\n[&#8230;] Una scelta che si allontana dall\u2019operazione che era alla base dell\u2019originale. Nel testo di arrivo, infatti, non si concepisce un artificio letterario, ma si cerca di assimilare l\u2019idioletto a un prototipo pi\u00f9 o meno \u201cverosimile\u201d: la lingua parlata dagli strati inferiori. Questa divergenza dipende anche da una asimmetria tra le due lingue, attinente alla loro genesi e al loro diverso rapporto con i regionalismi. In italiano \u2013 lingua che nasce come letteraria, alta e illustre \u2013 lo sforzo di ritrarre nello scritto la realt\u00e0 orale sfocia necessariamente nell\u2019utilizzo del dialetto o di un idioma infarcito di regionalismi. Lo dimostra anche nell\u2019<em>Armata dei Sonnambuli<\/em> il fatto che Wu Ming abbia voluto rendere meno artefatto il parlato del popolo aggiungendo tocchi emiliani. In spagnolo, al contrario, si pu\u00f2 dire che esiste un re- gistro colloquiale tutto sommato uniforme a livello nazionale, che non rende parimenti ineludibile il ricorso ai dialetti. \u00c8 proprio a questo che pare ispirarsi il traduttore.<br \/>\nUno dei primi strumenti che utilizza per ricreare questo espa\u00f1ol coloquial hablado \u00e8 l\u2019abbondante uso di espressioni colloquiali, fraseologiche, modismos, locuzioni avverbiali e interiettive. Una tecnica gi\u00e0 incontrata, e di cui offriamo altre testimonianze:<\/p>\n<p>col salinzucca di poi (p. 11) &gt;<em> a toro pasao<\/em> (p. 15) [lett. \u201ca toro passato\u201d, fig. \u201ca cose fatte\u201d, con caduta della -d- in pasado, cfr. infra]<br \/>\ncome le setole di un pennello (p. 11) &gt; <em>como sardinas en lata<\/em> (p. 15) [come sardine in scatola]<br \/>\nUn bel discorso liscio e tondo (p. 54) &gt; <em>M\u00e1s claro, agua<\/em> (p. 62) [lett. \u201cpi\u00f9 chiaro, l\u2019acqua\u201d, fig. \u201cchiaro come il sole\u201d]<br \/>\nper ribadire il concetto (p. 115) &gt; <em>a decirles lo que vale un peine<\/em> (p. 90) [lett. \u201ca dirgli quanto vale un pettine\u201d, fig. \u201ca dirgli che se ne sarebbero accorti\u201d]<br \/>\nMadama Ghigliottina macinava che macinava (p. 632) &gt; <em>Do\u00f1a Giullotina estaba dale que te pego<\/em> (p. 459) [ci dava dentro]<br \/>\nvede ghignare la morte, rognaccia! (p. 635) &gt; <em>est\u00e1 muy confuso, porque, \u00a1zape!, ve que la palma<\/em> (p. 461) [\u201cvede che ci lascia le penne\u201d, con aggiunta anche dell\u2019onomatopea \u201czape\u201d]<\/p>\n<p>Salmer\u00f3n Arjona ha cercato di uniformare il testo d\u2019arrivo a questo registro (attraverso volgarismi, frasi fatte e onomatopee) anche quando l\u2019originale \u00e8 poco caratterizzato in tal senso. Il rifiuto del lessema standard in favore di uno pi\u00f9 colloquiale permette allora di recuperare le inevitabili perdite a livello frastico, anche se, come detto, ci\u00f2 non sfocia propriamente n\u00e9 nel gergo n\u00e9 nel neologismo:<\/p>\n<p>roba (p. 114) &gt; <em>manduca<\/em> (p. 90) [col. per comida, \u201calimento\u201d]<br \/>\nal fresco (p. 128) &gt; <em>en el trullo<\/em> (p. 100) [col. per c\u00e1rcel, \u201ccarcere\u201d]<br \/>\nuno sciroccato (p. 172) &gt; <em>alg\u00fan pirado<\/em> (p. 130) [col. per alocado, \u201cfuori di testa\u201d]<br \/>\ngonzo (p. 632) &gt; <em>zopenco<\/em> (p. 459) [col. per tonto, \u201cscemo\u201d]<\/p>\n<p>Come si \u00e8 accennato, il traduttore si spinge anche oltre e, sempre secondo il criterio della compensazione, introduce arcaismi formati dalla sostituzione del suono muto \/h\/ con la consonante velare \/g\/: gueso (due occorrenze) [osso], g\u00fcevos (dieci) [uova], e agora (quattrordici) [ora]. Sono forme attestate dalle origini della lingua e che sopravvivono fino ai Siglos de Oro, quando iniziano a decadere per venire gradualmente sostituite da quelle attuali. Ma non \u00e8 solo per questa patina vetusta che sembra utilizzarle Salmer\u00f3n Arjona. Le prime due sono, infatti, comuni nel registro basso e nella parlata rurale o, meglio, \u00e8 come un parlante poco istruito non solo pronuncia, ma soprattutto trascrive, hueso o huevo.24 A queste parole ne va aggiunta un\u2019altra, guierro, neologismo non attestato, ma creato dal sostantivo hierro [ferro] su analogia delle altre. \u00c8 uno dei rari casi in cui ci si avvicina all\u2019oscurit\u00e0 semantica e all\u2019effetto straniante voluto dagli autori e che, quindi, ci pare un\u2019ottima soluzione traduttiva.<\/p>\n<p>Un altro vistoso caso di compensazione per aderire all\u2019<em>espa\u00f1ol hablado<\/em> \u00e8 la riproduzione grafica della fonetica del parlato informale. Il segnale pi\u00f9 frequente \u00e8 la gi\u00e0 evidenziata caduta della -d- intervocalica. Si trova spesso nei participi passati in \u2013ado della prima coniugazione: \u201cgustao\u201d (gustado), \u201capretujaos\u201d (apretujados); ma anche altrove: \u201cjoer\u201d (joder), \u201cdiputao\u201d (diputado), \u201ctejaos\u201d (tejados), \u201cmercao\u201d (mercado) ecc\u2026. O, ugualmente, si produce l\u2019elisione della -d finale, con relativa accentazione grafica della vocale: \u201cverd\u00e1\u201d (verdad), \u201coscurid\u00e1\u201d (oscuridad), \u201cPalacio de la Iguald\u00e1\u201d (Igualdad) ecc\u2026 Sono usuali anche altri casi di apocope: \u201cpa\u201d (para), \u201crap\u00e1\u201d (rapado), \u201cpa na\u201d (para nada), fino a \u201cpal\u201d, contrazione di \u201cpara el\u201d. Fenomeni che, ovviamente, non hanno corrispettivo nell\u2019originale ma che ci sembrano ottime soluzioni, in quanto danno al lettore spagnolo l\u2019impressione di assistere a una vivace e spontanea manifestazione orale.<br \/>\nUn ultimo esempio condensa alcuni dei tratti analizzati, e pu\u00f2 essere let- to come sintesi della strategia del traduttore: \u201cera la fotta di dire\u201d (p. 20) &gt; \u201ces pa farolear diciendo\u201d (p. 21). Ci imbattiamo, da un lato, nell\u2019eufemismo e nella contestuale soppressione del neologismo (\u201cfotta\u201d), ma dall\u2019altro, la perdita \u00e8 compensata dalla ricerca della variet\u00e0 bassa: attraverso il lessico (farolear \u00e8 colloquiale per \u201cspararla grossa\u201d) e l\u2019apocope (\u201cpa\u201d per \u201cpara\u201d). \u00c8 in questo modo, in conclusione, che il traduttore riesce a deviare dalla norma linguistica e trasmettere, anche se in modo diverso e con un effetto non del tutto equivalente all\u2019originale, l\u2019idioletto estremamente marcato del popolo di Wu Ming.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<div align=\"center\">\n<p><iframe loading=\"lazy\" id=\"ivplayer\" style=\"border: none;\" src=\"https:\/\/yewtu.be\/embed\/b0DVzgOkX7A?autoplay=0&amp;continue=0&amp;dark_mode=true&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash&amp;thin_mode=false\" width=\"700\" height=\"393\"><\/iframe><\/p>\n<figure><span style=\"font-size: small;\"><strong>Paco Ignacio Taibo II<\/strong> recensisce <em>Stella del mattino<\/em> di Wu Ming 4.<\/span><\/figure>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Quasi due anni fa, nel dicembre 2019, l&#8217;Universit\u00e0 di Macerata ha organizzato il convegno &#8220;Il traduttore nel testo&#8221;, durante il quale Andrea Bresadola ha intervistato Wu Ming 2 a proposito delle &#8220;lingue&#8221; utilizzate per scrivere L&#8217;Armata dei sonnambuli, proponendo poi un&#8217;analisi minuziosa delle soluzioni adottate dal traduttore del romanzo in castigliano, Juan Manuel Salmer\u00f3n Arjona. 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