{"id":47663,"date":"2021-10-04T10:55:41","date_gmt":"2021-10-04T08:55:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=47663"},"modified":"2025-03-18T14:05:18","modified_gmt":"2025-03-18T13:05:18","slug":"clima-pericoli-sacrifici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2021\/10\/clima-pericoli-sacrifici\/","title":{"rendered":"Non basta tornare a parlare di clima, conta il <em>come<\/em> torniamo a parlarne. Primi appunti (post-pandemia e dal Delta padano)"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_47667\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/camminaredomandando.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47667\" class=\"wp-image-47667\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/camminaredomandando.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"477\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/camminaredomandando.png 1200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/camminaredomandando-300x204.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/camminaredomandando-1024x697.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/camminaredomandando-768x523.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47667\" class=\"wp-caption-text\">La ricerca degli iconemi. Una delle cornici-capitolo della presentazione multimediale \u00abBlues per le terre nuove\u00bb.<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>PREMESSA: UN PERICOLO, DUE EMERGENZE, UN RISCHIO<\/strong> <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Il testo che segue \u00e8 stato scritto nell&#8217;estate 2020, durante la prima &#8220;tregua&#8221; concessa dall&#8217;emergenza pandemica, e pubblicato nell&#8217;ottobre successivo come saggio introduttivo a <a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/quando-qui-sara-tornato-il-mare\/\"><em>Quando qui sar\u00e0 tornato il mare<\/em><\/a>, romanzo \u00aba mosaico\u00bb scritto dal gruppo <strong>Moira Dal Sito<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Il libro \u2013 risultato di un laboratorio su crisi climatica e scrittura collettiva che ho tenuto nel Basso Ferrarese \u2013 \u00e8 arrivato in libreria in un momento sfortunato, mentre l&#8217;angoscia riscendeva le pareti del pozzo e, dopo le parziali riaperture estive, si tornava a chiudere tutto. Ogni attenzione era sui numeri della \u00abseconda ondata\u00bb e\u00a0 qualunque altro discorso era destinato a infrangersi contro l&#8217;Emergenza. Non \u00e8 stato possibile organizzare presentazioni e l&#8217;esperimento \u2013 parte del progetto <em>Blues per le terre nuove<\/em> \u2013 ha attirato poca attenzione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Ora la questione climatica \u00e8 tornata in primo piano e ripartono le mobilitazioni sul tema, che \u00e8 <em>il tema dei temi<\/em>, perch\u00e9 noi <em>viviamo nel clima<\/em>. Il clima \u00e8 sempre stato la precondizione di ogni attivit\u00e0 umana, di ogni modo di produzione, di ogni civilt\u00e0 e societ\u00e0. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Forse \u00e8 un buon momento per proporre quel testo su <em>Giap<\/em>, e riprendere i fili di <em>Blues per le terre nuove<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><em>Blues per le terre nuove<\/em> \u00e8 un progetto la cui fase preliminare \u00e8 partita nel 2017 e che mi terr\u00e0 impegnato ancora per diversi anni, probabilmente per tutti gli anni Venti. \u00c8 imperniato sulla storia e la geografia del grande Delta del Po, in particolare del Basso Ferrarese, e sui modi in cui i cambiamenti climatici permettono di rivisitare tale storia. Quei territori, infatti, sono destinati a essere sommersi \u2013 con un\u2019ingressione dell\u2019Adriatico fino a trenta chilometri dalla costa \u2013 da qui alla fine del secolo. Dove la terra fu strappata all\u2019acqua in secoli di bonifiche e ingegnerizzazione del territorio, l\u2019acqua torner\u00e0 a <em>regolare i conti<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><em>Blues per le terre nuove<\/em> \u00e8 partito come idea per un libro, un \u00aboggetto narrativo non-identificato\u00bb a tema geografico, sulla scia di <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/03\/torna-in-libreria-pointlenana-nuova-edizione-con-7-cartine-geografiche\/\"><em>Point Lenana<\/em><\/a> e <em><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/10\/scarica-un-viaggio-che-non-promettiamo-breve\/\">Un viaggio che non promettiamo breve<\/a>.<\/em> Nel tempo, per\u00f2, si \u00e8 trasformato in un progetto pi\u00f9 articolato e transmediale, fatto di performances, esplorazioni, reportages, laboratori di scrittura, autoproduzioni letterarie e audiovisive&#8230; e opere \u00abdi avvicinamento\u00bb al libro vero e proprio, che includono anche un <em>sequel<\/em> de <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2021\/05\/scarica-la-macchina-del-vento\/\"><em>La macchina del vento<\/em><\/a>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Si tratta di lavorare sullo sguardo di chi scrive, forzarlo, usare la letteratura per sperimentare diversi modi di raccontare la crisi climatica. Raccontarla partendo dal territorio e dalla storia dei conflitti che lo hanno plasmato e strutturato. Un approccio che combatta rimozioni e diversivi, faccia a meno del fatalismo, non si esaurisca nella distopia, dia profondit\u00e0 di campo connettendo tra loro le epoche, e soprattutto <em>tenga i piedi sulla strada<\/em>. Anche con l&#8217;acqua gi\u00e0 alle ginocchia. Un contributo peculiare \u2013 quello che sempre pu\u00f2 dare la letteratura, persino quella che sembra <em>art pour l&#8217;art<\/em> \u2013 alla lotta generale. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Lotta che, non facciamoci illusioni, si far\u00e0 pi\u00f9 difficile.<\/span><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Bisogner\u00e0 stare sempre pi\u00f9 attenti a <em>come<\/em> si lotta per il clima. \u00c8 giusto quel che scrive <strong>Andreas Malm<\/strong> nel suo azzeccatissimo <a href=\"https:\/\/www.versobooks.com\/books\/3665-how-to-blow-up-a-pipeline\"><em>How To Blow Up A Pipeline<\/em><\/a>: un grosso problema del movimento per il clima \u00e8 che finora \u00e8 stato <em>troppo perbene<\/em>, troppo \u00aba modino\u00bb, troppo <em>ligio<\/em> a un certo dover-essere, a regole che non sempre si \u00e8 dato in autonomia. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Dopo l&#8217;emergenza Covid, c&#8217;\u00e8 il rischio che lo diventi anche di pi\u00f9.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Dalla gestione <em>diversiva<\/em> della pandemia e soprattutto dal deficit di risposta critica a tale gestione la classe dirigente ha tratto molti insegnamenti. Noi, invece, troppo pochi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Lo <em>scarico di responsabilit\u00e0 verso il basso<\/em> era gi\u00e0 praticato prima, con l&#8217;enfasi posta sulle scelte dell&#8217;individuo-consumatore anzich\u00e9 sul cambiamento sistemico, o con forme di \u00abecotassazione regressiva\u00bb come quella contro cui sono insorti i Gilets Jaunes. <\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_47736\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gg.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47736\" class=\"wp-image-47736\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gg.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"395\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gg.jpg 770w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gg-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/gg-768x433.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47736\" class=\"wp-caption-text\">\u00abFine del mondo, fine del mese. Cambiamo il sistema, non il clima.\u00bb<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Ora il nemico sa che lo scarico di responsabilit\u00e0 pu\u00f2 avvalersi di un mix di autoritarismo, paternalismo e narrazioni di <em>contrizione<\/em> ed <em>espiazione<\/em> inoculate nel corpo sociale. L&#8217;emergenza come metodo di <em>governance<\/em> funziona al meglio se io, <em>cittadino<\/em>, interiorizzo una <em>colpa<\/em> e mi convinco che devo fare penitenza \u00abper amore degli altri\u00bb, obbedire al potere \u00abper salvare gli altri\u00bb, adottare comportamenti anche insensati \u00abcome monito per me stesso\u00bb e \u00abper rispetto verso gli altri\u00bb. \u00c8 cos\u00ec che sono passate la reclusione domestica con demonizzazione dell&#8217;aria aperta mentre le fabbriche continuavano a funzionare, l&#8217;obbligo di mascherina all&#8217;aperto bench\u00e9 all&#8217;aperto il contagio sia quasi impossibile, il coprifuoco che \u00abnon ha una ragione scientifica, ma serve a ricordarci che dobbiamo fare delle rinunce\u00bb (Antonella Viola, 4 novembre 2020), il lasciapassare <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2021\/08\/ostaggi-in-assurdistan\/\">con tutte le sue incogruit\u00e0<\/a>&#8230; <em>Il faut<\/em>, ancora una volta, <em>d\u00e9fendre la soci\u00e9t\u00e9<\/em>.<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">La \u00absociet\u00e0\u00bb che dovremmo salvare disciplinandoci e obbedendo \u00e8 la societ\u00e0 <em>capitalistica<\/em>, cio\u00e8 l&#8217;Economia. Questa grande &#8220;finta cooperativa&#8221; di cui siamo tutti soci-dipendenti \u00e8 come la protagonista della <em>Ballata dell&#8217;amore cieco<\/em> di <strong>Fabrizio De Andr\u00e8<\/strong>. Per dimostrare che la ami devi castrarti e immolarti, <em>tralalalalla tralallaleru<\/em>. La novit\u00e0 \u00e8 che ti chiederanno di farlo&#8230; per il clima. Per la \u00absostenibilit\u00e0\u00bb. Perch\u00e9 \u00abla transizione ha dei costi\u00bb, e li devi pagare tu. Li devi pagare perch\u00e9 <em>\u00e8 colpa tua<\/em> e dunque, <em>amor, se mi vuoi bene, tagliati dai polsi le quattro vene<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Anche per questo sbaglia chi grida alla \u00abdittatura sanitaria\u00bb: crede che il punto sia il contenuto, mentre il sistema ha sperimentato una <em>forma<\/em>. Ora che l&#8217;esito \u00e8 acquisito, ora che il sistema ha ritrovato la propria <em>omeostasi<\/em>, della narrazione pandemica pu\u00f2 anche fottersene. In Italia, dove lo strascico del <em>virocentrismo <\/em>perdura pi\u00f9 che altrove, questo &#8220;scarto&#8221; si fatica ancora a percepirlo, ma arriver\u00e0 anche qui.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Ora, noi sappiamo bene che durante l&#8217;emergenza pandemica a essere maggiormente prese di mira, colpevolizzate, <em>infantilizzate<\/em>, catechizzate su quanto fosse importante <em>rispettare le regole<\/em> sono state le generazioni pi\u00f9 giovani. Le stesse che, in grandissima maggioranza, animano i movimenti sul clima. Serviranno loro tappi per le orecchie come quelli di Odisseo, quando le sirene del capitale canteranno la canzone dell&#8217;<em>ecosacrificio<\/em>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Canzone che pu\u00f2 avere mille cover e riarrangiamenti, a seconda dei sostrati culturali: ecofascismo, ecostalinismo, ecofrugalit\u00e0 protestante, ecocattolicesimo con echi controriformisti, ecoperbenismo incentrato sull&#8217;\u00abeco-decoro\u00bb&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Invito a meditare sulla frase di <strong>Mario Draghi<\/strong> riportata da tutti i giornali il 27 settembre scorso: \u00abL&#8217;emergenza climatica \u00e8 come la pandemia\u00bb. A livello dell&#8217;omeostasi del sistema significa: gestiremo anche quella a cazzo di cane e <em>dando ogni colpa a voi<\/em> (e a molti di voi prendersi la colpa <em>piacer\u00e0<\/em>).<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Su questo groviglio di problemi, che il testo del 2020 sfiorava appena perch\u00e9 ha un altro fulcro, e su come l&#8217;emergenza pandemica si travaser\u00e0 in quella mediatica, scriver\u00f2\/scriveremo con maggiore approfondimento. Ne stiamo ragionando in particolare con <strong>Wolf Bukowski<\/strong>, se altre e altri vogliono fornire spunti possono farlo commentando qui sotto. I commenti verranno aperti 48 ore dopo la pubblicazione, per consentire di leggere con lentezza, pensarci sopra, lasciare commenti meditati e pertinenti. <\/span><span style=\"font-size: small;\">Intanto, buona lettura. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>WM1<\/strong>, ottobre 2021<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_47670\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/flood.firetree.net\/?ll=48.3416,14.6777&amp;z=13&amp;m=7#:~:text=http%3A\/\/flood.firetree.net\/%3Fll%3D44.8060%2C11.9996%26zoom%3D9%26m%3D1%26type%3Dhybrid\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47670\" class=\"wp-image-47670 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/floodmap_700.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"329\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/floodmap_700.png 700w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/floodmap_700-300x141.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47670\" class=\"wp-caption-text\">Anno 2100, il Basso Ferrarese in caso di innalzamento +1mt dell\u2019Adriatico. Clicca per vedere questa mappa in versione interattiva.<\/p><\/div>\n<h4><strong>Le \u00abterre nuove\u00bb destinate a scomparire<br \/>\n(raccontate prima che arrivi il mare)<\/strong><\/h4>\n<p>\u00abSe non si invertir\u00e0 la rotta al pi\u00f9 presto&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p>Bisogna sempre metterla, questa proposizione condizionale, per quanto \u00abirrealistica\u00bb possa suonare. Bisogna metterla, altrimenti perch\u00e9 sbattersi? Che ci stiamo a fare qui?<\/p>\n<p>Se non si invertir\u00e0 la rotta al pi\u00f9 presto, dicevamo, entro la fine di questo secolo le terre dove sono nato e cresciuto \u2013 tra Ferrara e il delta del Po \u2013 saranno invase dal mare. Insieme a loro andr\u00e0 sott\u2019acqua gran parte dell\u2019Italia costiera nordorientale, dalla riviera romagnola fino a Trieste.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo millennio il Mediterraneo si \u00e8 innalzato di soli trenta centimetri, ma nei prossimi ottant\u2019anni si prevede un aumento di circa un metro. Per l\u2019Adriatico la stima oscilla tra i novanta e i centoquaranta centimetri. Quasi seimila chilometri quadrati di territorio finiranno sotto la linea dell\u2019alta marea.<\/p>\n<p>Il pensiero va subito a Venezia. Scordatevi il Mose, non serve a niente. \u00c8 un progetto degli anni Ottanta basato su un\u2019ipotesi di innalzamento del mare di soli venti centimetri. Nel frattempo le previsioni sono quintuplicate. Con un metro in pi\u00f9, le dighe dovrebbero restare quasi sempre chiuse. La laguna <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/d41586-018-07372-3\">diventerebbe uno stagno<\/a>. E in ogni caso l\u2019acqua arriver\u00e0, perch\u00e9 s\u2019alzer\u00e0 tutt\u2019intorno. Sul sito firetree.net c\u2019\u00e8 <a href=\"http:\/\/flood.firetree.net\/?ll=48.3416,14.6777&amp;z=13&amp;m=7#:~:text=http%3A\/\/flood.firetree.net\/%3Fll%3D44.8060%2C11.9996%26zoom%3D9%26m%3D1%26type%3Dhybrid\">la mappa interattiva<\/a>.<\/p>\n<p>Nei polesini rodigini e ferraresi l\u2019Adriatico non s\u2019accontenter\u00e0 della fascia litoranea, ma avanzer\u00e0 nell\u2019entroterra per pi\u00f9 di trenta chilometri.<\/p>\n<p>Il quarantaquattro per cento del territorio ferrarese \u00e8 sotto il livello del mare. \u00c8 l\u2019oriente della provincia, che geologi e tecnici della bonifica chiamano il \u00abCatino\u00bb. In alcune zone si scende fino a meno quattro metri e mezzo, e il suolo continua ad abbassarsi di svariati millimetri l\u2019anno, per via della subsidenza, che nell\u2019area del Delta ha diverse cause.<\/p>\n<p>Una \u00e8 piuttosto nota: le trivellazioni ed estrazioni di metano nel Delta e lungo la costa, che cominciarono nel 1938 e proseguirono per quasi un trentennio. Lo \u201csvuotamento\u201d caus\u00f2 un brusco abbassamento del suolo, a una velocit\u00e0 che andava dai dieci ai venticinque centimetri l\u2019anno. In alcuni comuni dagli anni Trenta al 2008 il suolo si \u00e8 abbassato di oltre cinque metri. Questo disastro \u00e8 raccontato nel film d\u2019esordio di <strong>Carlo Mazzacurati<\/strong>, <em>Notte italiana<\/em> (1987).<\/p>\n<div id=\"attachment_47687\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/notte-1024x551-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47687\" class=\"wp-image-47687\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/notte-1024x551-1.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"377\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/notte-1024x551-1.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/notte-1024x551-1-300x161.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/notte-1024x551-1-768x413.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47687\" class=\"wp-caption-text\">Fotogramma da <em>Notte italiana<\/em>, 1987.<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 quasi certo che le trivellazioni riprenderanno. Nel febbraio 2019 la piattaforma \u00abTeodorico\u00bb ha ottenuto la concessione per operare a dodici miglia nautiche dalla costa, di fronte ai lidi ferraresi.<\/p>\n<p>Il mare si alza, la terra si abbassa&#8230; L\u2019acqua entrer\u00e0 come in una vasca. Ma di quanto sommerger\u00e0 quei territori? E lo far\u00e0 stabilmente o a periodi?<\/p>\n<p>Dipende dalle zone. In ogni caso abbastanza e abbastanza di frequente da sconvolgere assetti socioeconomici, causare migrazioni di massa, trasformare radicalmente i paesaggi. Citt\u00e0 e paesi abbandonati, enorme perdita di suolo agricolo, di riserve naturali, di biodiversit\u00e0&#8230; E di acqua potabile, perch\u00e9 quella salata penetrer\u00e0 nelle falde.<\/p>\n<p>Le conseguenze, ovviamente, non saranno solo locali: l\u2019Italia ne uscir\u00e0 ridisegnata, diversissima da com\u2019\u00e8 oggi.<\/p>\n<p>Baso queste asserzioni su diversi studi scientifici recenti: nel 2016 \u00e8 uscito <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/abs\/pii\/S0277379116307430\">\u00abSea\u2011level rise and potential drowning of the Italian coastal plains: Flooding risk scenarios for 2100\u00bb<\/a>, risultato di una ricerca internazionale coordinata dall\u2019Enea e certificata dall\u2019Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni unite; subito a seguire \u00e8 arrivato <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/322131867_Flooding_scenario_for_four_Italian_coastal_plains_using_three_relative_sea_level_rise_models\">\u00abFlooding scenario for four Italian coastal plains using three relative sea level rise models\u00bb<\/a> (2017) e nel 2019 <em>Nature Communications<\/em> ha pubblicato <a href=\"https:\/\/www.nature.com\/articles\/s41467-019-12808-z\">\u00abNew elevation data triple estimates of global vulnerability to sea\u2011level rise and coastal flooding\u00bb<\/a>.<\/p>\n<p>Tra le varie previsioni c\u2019\u00e8 quella del numero di persone direttamente colpite dall\u2019innalzamento dei mari e dalla scomparsa delle terre su cui ora vivono: in tutto duecento milioni. La grande maggioranza \u2013 centocinquantuno milioni \u2013 vive in India, Bangladesh, Tailandia, Vietnam, Cina e Indonesia; gli altri sono divisi tra Nordafrica, Nigeria, Brasile, Stati Uniti, vari arcipelaghi nell\u2019Oceano Indiano e nel Pacifico, e in Europa soprattutto Gran Bretagna e Italia, dove c\u2019\u00e8 l\u2019area pi\u00f9 a rischio del continente: quella nord\u2013adriatica, appunto.<\/p>\n<p>\u00abSe ne parla troppo poco\u00bb \u00e8 un grazioso eufemismo. Al momento non ne parla quasi nessuno, n\u00e9 a Ferrara e dintorni n\u00e9 altrove. Chi solleva il problema \u2013 scienziato o attivista che sia \u2013 \u00e8 <em>vox clamantis in deserto<\/em>.<\/p>\n<p>Nella storia della specie umana ottant\u2019anni sono il tempo di un singhiozzo, di uno schiocco di dita, ma sono troppi per farne materia di campagne elettorali. Dello scenario appena descritto la politica politicata se ne fotte, a livello locale e nazionale.<\/p>\n<p>Eppure non \u00e8 uno scenario \u00abdi l\u00e0 da venire\u00bb. Tutt\u2019altro, ci siamo gi\u00e0 dentro, perch\u00e9 non accadr\u00e0 tra ottant\u2019anni: accadr\u00e0 <em>in<\/em> ottant\u2019anni. Sta accadendo ora, proprio mentre scrivo, ma un potente meccanismo di rimozione ci fa guardare da un\u2019altra parte, seguire ogni diversivo, parlare di ogni falso problema (il tal parlamentare che ha richiesto il tale bonus&#8230;). Tutto, pur di non affrontare la questione delle questioni.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 del clima se ne parla, \u00e8 innegabile, a cadenza periodica i media suonano un campanello, seguono tre minuti di preoccupazione, e ogni volta si finisce per attenuare, sdilinquire, scantonare, parlare d\u2019altro.<\/p>\n<p>Come mai vivacchiamo sull\u2019orlo, rimandando, dilapidando il tempo che ancora abbiamo? Come mai prevale la convinzione \u2013 o quantomeno la tacita speranza \u2013 che il nostro tran tran possa proseguire, giorno dopo giorno?<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 nel parlarne scomponiamo e frammentiamo il processo, lo dividiamo in <em>notizie<\/em>, episodi distinti che collochiamo in contesti diversi e chiamiamo con diversi nomi. Dalle mie parti, quei nomi sono: \u00abmareggiate\u00bb, \u00abeventi estremi\u00bb, \u00abtrombe d\u2019aria\u00bb, \u00abcuneo salino\u00bb, ecc&#8230;<\/p>\n<p>L\u2019Adriatico reclama gi\u00e0 la costa. Ogni tanto divora decine di metri di spiaggia in un sol colpo irrompendo negli stabilimenti balneari. Lo fa sempre pi\u00f9 spesso. In una di quelle occasioni, nell\u2019inverno 2018, sul quotidiano <em>La Nuova Ferrara<\/em> ho letto l\u2019ossimoro \u00abfenomeni eccezionali sempre pi\u00f9 ricorrenti\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019Adriatico reclama i corsi dei fiumi. Il Po \u00e8 indebolito dalla siccit\u00e0, dalla scomparsa dei ghiacciai e nevai alpini, dall\u2019incuria&#8230; Durante l\u2019estate il mare \u00e8 pi\u00f9 alto e pi\u00f9 forte, e risale il fiume per chilometri e chilometri, creando problemi all\u2019agricoltura \u2013 con quell\u2019acqua non puoi irrigare i campi \u2013 e pericoli per la falda potabile. Nel 2017 l\u2019intrusione ha toccato i diciotto chilometri, superando l\u2019asta della Romea. Il record risale per\u00f2 al 2006, quando l\u2019ingressione fu di trenta chilometri e mand\u00f2 in tilt l\u2019acquedotto di Taglio di Po. Dai rubinetti usciva acqua salata.<\/p>\n<p>L\u2019Adriatico reclama persino l\u2019aria. La sua acqua sempre pi\u00f9 calda favorisce il formarsi di trombe marine e tornado che si abbattono sulle coste con crescente intensit\u00e0 e violenza.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-47710\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trombadaria.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"391\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trombadaria.jpg 700w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trombadaria-300x168.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Non \u00e8 che non se ne parli: ogni \u00abevento estremo\u00bb fa notizia, e ogni estate escono articoli dedicati al cuneo salino. Gli agricoltori chiedono aiuto alla politica e si progettano soluzioni, si stanziano fondi per \u00abbarriere antisale\u00bb. Anche l\u2019industria balneare chiede aiuto, e si parla di paratie mobili di fronte alla riviera \u2013 veri e propri \u00abmini Mose\u00bb, per \u00abtutelare il turismo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 comprensibile che chi vede la propria esistenza minacciata a breve termine dagli effetti del <em>global warming<\/em> cerchi di fare qualcosa. Ma barriere e paratie sono al massimo rattoppi. Mitigheranno per un po\u2019 le conseguenze, senza aggredire alcuna causa. Quel che sta accadendo segnala che gli attuali modelli sono insostenibili e obsoleti. Lo erano gi\u00e0 prima del Covid\u201319.<\/p>\n<p>Eppure si pensa di poter andare avanti col pilota automatico, e si progettano grandi opere come la nuova autostrada Orte\u2013Mestre \u2013 \u00abNuova Romea commerciale\u00bb \u2013 senza tener conto del contesto in cui andranno a trovarsi.<\/p>\n<p>Tornando al punto: le varie questioni restano separate. Si fatica a capire che cementificazione delle coste, cuneo salino, mareggiate e grandi opere inutili sono facce di un unico problema.<\/p>\n<p>Prima ancora degli interessi in gioco \u2013 che pure contano parecchio \u2013 a farci separare i problemi \u00e8 la logica stessa dell\u2019informazione, a sua volta modellata sui nostri pregiudizi cognitivi, sulla nostra psicologia dell\u2019attenzione. La nostra mente, per come si \u00e8 evoluta, d\u00e0 pi\u00f9 importanza ai pericoli immediati, alle \u00abemergenze\u00bb. In <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/non-ce-lotta-al-negazionismo-climatico-senza-lotta-alle-grandi-opere\/\">un articolo del 2019<\/a> scrivevo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa ricerca del &#8220;news item&#8221; \u2013 di un singolo episodio extra\u2013ordinario, che segni una discontinuit\u00e0 e si stagli temporaneamente sullo sfondo dell\u2019abitudine \u2013 scompone il quadro, frammenta l\u2019immagine del collasso climatico e descrive i pezzetti con un lessico che suona allarmistico e invece \u00e8 consolatorio. Si parla di &#8220;mareggiate&#8221;, &#8220;ondate di caldo&#8221;, &#8220;periodi di siccit\u00e0&#8221;, insomma, di &#8220;emergenze&#8221;: accadimenti che appaiono improvvisi, momentanei e locali. Poich\u00e9 il destino delle emergenze \u00e8 quello di &#8220;rientrare&#8221;, dopo le notizie sul clima si pu\u00f2 passare ad altro.<br \/>\n\u00c8 questo <em>passare ad altro<\/em> il nocciolo dell\u2019ideologia dominante che prende forma nell\u2019informazione. Trattare il collasso climatico come uno tra i molti argomenti disponibili [&#8230;]\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>La pandemia di Sars\u2013Cov\u20132 ha aggravato la situazione imponendoci svariati passi indietro. Si veniva da due anni di mobilitazione planetaria, dalla discesa in campo delle nuove generazioni grazie a movimenti come Fridays For Future ed Extinction Rebellion. Sembrava che finalmente il clima fosse all\u2019ordine del giorno, e poi&#8230; Puff!<\/p>\n<p>Eppure il clima c\u2019entra. I processi di zoonosi che hanno scatenato le recenti pandemie sono conseguenze dell\u2019aggressione sistematica agli ecosistemi. Ma non \u00e8 questo il focus del dibattito. Come di fronte all\u2019avanzare del mare si riescono a immaginare solo paratie e barriere, di fronte alle pandemie non si va oltre le discussioni sulla mascherina. Le mascherine sono i nostri micro Mose personali, intanto fermiamo la mareggiata poi si vedr\u00e0. Ok, ma le cause?<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che una pandemia reale diventa una narrazione <em>diversiva<\/em>. All\u2019ombra della quale la situazione peggiora.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mascherifiuti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-47739\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mascherifiuti.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"337\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mascherifiuti.jpg 768w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mascherifiuti-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Pensiamo alla plastica. Subito prima dell\u2019emergenza, alla buon\u2019ora, il tema sembrava entrato nell\u2019agenda: dibattiti sui fiumi e i mari \u2013 e i corpi dei pesci \u2013 zeppi di plastica, scontri politici sulla Plastic Tax, l\u2019industria del packaging costretta a ragionare su come riconvertirsi&#8230; Poi la plastica ha riempito le nostre vite come non mai: miliardi e miliardi di paia di guanti, di flaconi di amuchina e altri disinfettanti, di sacchetti di plastica nei supermercati, di piatti e posate usa\u2013e\u2013getta in bar e trattorie, di vaschette di cibo da<br \/>\nasporto.<\/p>\n<p>Ai primi di aprile del 2020 un dirigente di Bibo Italia, tra i maggiori produttori di plastica del paese, dichiarava al Corriere della Sera: \u00abIeri ci chiedevano di spegnere le linee dei polimeri, oggi tutti ci chiedono la plastica monouso per piatti e bicchierini\u00bb.<\/p>\n<p>Ancora una volta: il clima, le pandemie, l\u2019invasione della plastica&#8230; Sono tutti aspetti del medesimo problema. Ma <em>you gotta keep them separated<\/em>.<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><strong>[Letteratura, clima, territorio, viandanze]<\/strong><\/h4>\n<p>Di fronte al problema climatico la letteratura, con poche eccezioni, si \u00e8 ritrovata afasica. Perch\u00e9?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/La-grande-cecita-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-47689\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/La-grande-cecita-01.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/La-grande-cecita-01.jpg 200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/La-grande-cecita-01-180x300.jpg 180w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a>Come ha scritto <strong>Amitav Ghosh<\/strong> nel suo imprescindibile <em>La grande cecit\u00e0<\/em> (Neri Pozza, 2016) le esitazioni degli scrittori contemporanei nell\u2019affrontare il tema del disastro climatico sono<\/p>\n<blockquote><p>\u00abdovute a qualcosa di pi\u00f9 antico e profondo, e derivano in ultima analisi dalla griglia di forme e convenzioni letterarie che hanno modellato l\u2019immaginario narrativo proprio nel periodo in cui l\u2019accumularsi di anidride carbonica nell\u2019atmosfera stava riscrivendo il destino della terra\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il romanzo moderno, come ogni forma narrativa, si occupa di \u00abcose che succedono\u00bb ma, spiega Ghosh, \u00abci\u00f2 che ne caratterizza la forma \u00e8 proprio l\u2019occultamento di quei momenti eccezionali che fungono da motori della narrazione\u00bb. Per dirla in maniera pi\u00f9 semplice: quando si scrive un romanzo ci si preoccupa che non sembri \u00abirrealistico\u00bb o \u00abimplausibile\u00bb, e si sceglie cosa rappresentare in base a una distinzione tra ci\u00f2 che suona probabile e ci\u00f2 che suona improbabile. Molto spesso, di fronte a un fatto bizzarro realmente accaduto, uno scrittore si ritrova a dire o pensare: \u00abse una cosa del genere l\u2019avessi scritta in un romanzo mi avrebbero mandato a quel paese\u00bb. Ma \u00abquel paese\u00bb \u00e8 la realt\u00e0, che spesso \u00e8 tutt\u2019altro che \u00abrealistica\u00bb, o almeno non lo \u00e8 secondo i parametri di realismo impostisi in letteratura. Anzi, il \u201crealismo\u201d di gran parte della letteratura \u201cseria\u201d \u2013 diciamo pure borghese, quella presa in esame da Ghosh \u2013 erge steccati contro il reale.<\/p>\n<p>All\u2019inizio de <em>La grande cecit\u00e0<\/em> lo scrittore indiano racconta del giorno in cui, girando un angolo di strada, evit\u00f2 per un pelo un tornado e si salv\u00f2 per il rotto della cuffia, e si dice: in un romanzo una scena cos\u00ec sarebbe sembrata implausibile, una forzatura.<\/p>\n<p>A lungo il disastro climatico \u00e8 rimasto fuori dalla gabbia del \u00abplausibile\u00bb che il romanzo moderno aveva costruito.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/bruno-arpaia-qualcosa-la-fuori-9788823514195-3-scaled-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-47690\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/bruno-arpaia-qualcosa-la-fuori-9788823514195-3-scaled-1.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/bruno-arpaia-qualcosa-la-fuori-9788823514195-3-scaled-1.jpg 1652w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/bruno-arpaia-qualcosa-la-fuori-9788823514195-3-scaled-1-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/bruno-arpaia-qualcosa-la-fuori-9788823514195-3-scaled-1-661x1024.jpg 661w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/bruno-arpaia-qualcosa-la-fuori-9788823514195-3-scaled-1-768x1190.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a>Ghosh si riferisce alla letteratura considerata \u00abnon di genere\u00bb, e precisa di trovare meritevole la fantascienza postcatastrofica a tema climatico, la cosiddetta <em>climate fiction<\/em> o \u00abcli\u2013fi\u00bb. Si tratta dell\u2019unico angolo di mondo letterario dove autrici e autori non si sono fatti alcuna remora, occupandosi di clima ben prima dei colleghi \u201crispettabili\u201d, arrivando anche a ispirarne alcuni. In Italia l\u2019esempio migliore di cli\u2013fi \u00e8 il romanzo <em>Qualcosa, l\u00e0 fuori<\/em> di <strong>Bruno Arpaia<\/strong> (Guanda, 2016).<\/p>\n<p>La fantascienza compie da molto tempo l\u2019esperimento mentale di immaginare il nostro mondo sommerso dalle acque. Si pu\u00f2 dire che lo faccia da migliaia di anni, se intendiamo \u00abfantascienza\u00bb in modo non rigido. Quello di No\u00e8 che usa le tecnologie dell\u2019epoca per costruire l\u2019Arca \u2013 al tempo stesso un gigantesco vascello e una \u00abbanca genetica\u00bb universale \u2013 e salvare dall\u2019estinzione tutte le specie, non \u00e8 un racconto di science fiction del genere postcatastrofico?<\/p>\n<p>Quello dei mondi sommersi \u00e8 un sotto\u2013sottogenere consolidato. Nella produzione del Novecento \u00e8 celeberrimo <em>Il mondo sommerso<\/em> di <strong>James G. Ballard<\/strong>, romanzo del 1963 pubblicato in Italia anche col titolo <em>Deserto d\u2019acqua<\/em>. E tutta la cli\u2013fi, com\u2019\u00e8 ovvio, parla di mondi sommersi. Nel 2016 \u00e8 uscita negli Stati Uniti l\u2019antologia di racconti <em>Drowned Worlds<\/em> curata da <strong>Jonathan Strathan<\/strong>. Un\u2019antologia che \u00abfa canone\u00bb, e sta alla cli\u2013fi come <em>Mirroshades<\/em> (1986) stava al cyberpunk.<\/p>\n<p>Tuttavia, fa notare Ghosh, la descrizione anticipata del mondo postcatastrofe \u00e8 soltanto una delle opzioni praticabili: \u00abil futuro \u00e8 solo un aspetto dell\u2019epoca del surriscaldamento globale, che include anche il recente passato, e soprattutto il presente\u00bb.<\/p>\n<p>La letteratura pu\u00f2 raccontare il disastro climatico anche \u00abattraverso eventi espulsi molto tempo fa dal territorio del romanzo, forze di impensabile portata che creano legami profondissimi a prescindere dalle distanze di tempo e spazio\u00bb; nelle narrazioni del presente va recuperato \u00ablo slancio dell\u2019epica [&#8230;] dovuto in buona parte ai non\u2011umani, [ai quali] si debbono le soluzioni che consentono alla narrazione di procedere\u00bb.<\/p>\n<p>Qui l\u2019autore si riferisce a fenomeni atmosferici o geologici, a dinamiche ecosistemiche, alle forze che muovono la biosfera. Pu\u00f2 un romanzo avere simili \u00abpersonaggi\u00bb?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-47711\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/powers.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"260\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/powers.jpg 536w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/powers-208x300.jpg 208w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/>L\u2019esortazione di Ghosh non \u00e8 rimasta inascoltata. Nel 2019 il premio Pulitzer per la narrativa \u00e8 andato a <em>The Overstory<\/em> (in Italia <em>Il sussurro del mondo<\/em>, La Nave di Teseo, 2019), monumentale romanzo di <strong>Richard Powers<\/strong> dove i non-umani \u2013 alberi di diverse specie \u2013 influenzano le vite degli umani in modi sorprendenti (eppure al tempo stesso ovvi, se ci fermassimo a pensare), in un grande gioco di narrazioni corali sui destini dell\u2019umanit\u00e0 e della Terra.<\/p>\n<p>Nel biennio 2008\u20132009 cercai di indicare precisamente quest\u2019esigenza nelle tre versioni del \u201cmemorandum\u201d <em>New Italian Epic<\/em>, dove scandagliavo la letteratura italiana recente in cerca di un approccio \u00abecocentrico\u00bb, di narrazioni ibride e corali dove avessero spazio il non-umano e la capacit\u00e0 di immaginare il futuro.<\/p>\n<p>Quel tentativo non riusc\u00ec, in parte perch\u00e9 non era ancora tempo, in parte perch\u00e9 la mia esposizione andava ancora a tentoni, e in parte perch\u00e9 il memorandum sub\u00ec un violentissimo \u00abfuoco di sbarramento\u00bb da parte di vari \u00abguardiani della soglia\u00bb (critici letterari e baroni dell\u2019accademia).<\/p>\n<p>Nonostante tutto, per\u00f2, in Italia qualcosa \u00e8 accaduto. Le domande di Ghosh hanno avuto risposte, anche prima che lui le formulasse.<\/p>\n<p>Come rispondendo a una chiamata, a cavallo tra anni Zero e anni Dieci un numero crescente di scrittrici e scrittori ha cominciato a camminare ed esplorare il territorio. <em>Caminar preguntando<\/em>, dicevano gli zapatisti. La cosiddetta \u00abscrittura della viandanza\u00bb li ha presi alla lettera: camminare come prassi di inchiesta.<\/p>\n<p>L\u2019insieme \u00e8 a dir poco eterogeneo: Simona Baldanzi (<em>Maldifiume<\/em>), Matteo Melchiorre (<em>La via di Schen\u00e8r<\/em>), Luigi Nacci (<em>Alzati e cammina<\/em>), Luca Gianotti (<em>La spirale della memoria<\/em>), Gianni Biondillo e Michele Monina (<em>Tangenziali<\/em>), Giuliano Santoro (<em>Su due piedi<\/em>), Alberto Di Monte (<em>La via del sale<\/em>), il \u201cdecano\u201d Paolo Rumiz (<em>Appia<\/em>), Davide Sapienza (<em>La Via dei Silter<\/em>), Franco Michieli (<em>La vocazione di perdersi<\/em>), e poi Marco Saverio Loperfido, l\u2019\u00abalberologo\u00bb Tiziano Fratus&#8230; E noialtri Wu Ming.<\/p>\n<div id=\"attachment_47691\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/viandanze_e_UNO.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47691\" class=\"wp-image-47691\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/viandanze_e_UNO.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"393\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/viandanze_e_UNO.png 1200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/viandanze_e_UNO-300x168.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/viandanze_e_UNO-1024x574.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/viandanze_e_UNO-768x431.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47691\" class=\"wp-caption-text\">Oggetti narrativi non-identificati e viandanze. Una delle cornici-capitolo della presentazione multimediale \u00abBlues per le terre nuove\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>Abbiamo camminato e scritto ciascuno a modo suo, ma quasi sempre <em>via-andando<\/em> lungo confini: frontiere tra stati, corsi di fiumi, crinali di montagne, valichi, anelli di tangenziali&#8230; Soltanto da un confine, da un margine, si capisce confine <em>di cosa<\/em>, margine <em>di cosa<\/em>. Dal centro di una citt\u00e0, l\u2019impronta della citt\u00e0 ci sfugge. Non a caso <strong>Giorgio Bassani<\/strong> disse che \u00able Mura di Ferrara sono il centro della citt\u00e0 medesima\u00bb. E i confini d\u2019Italia raccontano la storia d\u2019Italia che il racconto-dal-centro confonde o mistifica.<\/p>\n<p>Andare \u00abdove l\u2019archivio e la strada si incontrano\u00bb, ecco l\u2019approccio di Wu Ming. Cercare nell\u2019archivio approfondimenti su quel che si \u00e8 visto camminando, e viceversa: trovare qualcosa in archivio e partire per cercarne le tracce.<\/p>\n<p>Pedibus calcantibus, abbiamo scritto quelli che nel memorandum sul Nie indicavo come \u00aboggetti narrativi non-identificati\u00bb. Narrazioni aliene e ibride, che non rientrano in nessuna categoria o genere. Romanzi-inchiesta, \u00abcreative non-fiction\u00bb, biografie narrative impazzite&#8230; \u00c8 cos\u00ec che ci siamo occupati di clima, di ambiente, di territorio, in libri come <em>Il sentiero degli dei<\/em>, <em>Il sentiero luminoso<\/em> o <em>Un viaggio che non promettiamo breve<\/em>.<\/p>\n<p>Dopo alcuni libri dedicati all\u2019arco alpino, nel 2017 \u2013 galeotto uno studio scientifico sull\u2019innalzamento dell\u2019Adriatico \u2013 ho deciso che sarei sceso in pianura. Anzi, che sarei tornato a casa.<\/p>\n<h4><strong>[Down home]<\/strong><\/h4>\n<p>A casa, cio\u00e8 \u00abnell\u2019immensa distesa della bonifica, dove il sole scende tanto in basso che sembra di sfiorarlo con un grido\u00bb (<strong>Antonio Meluschi<\/strong>, <em>L\u2019armata in barca<\/em>).<\/p>\n<p>A casa, cio\u00e8 in un\u2019altra <em>borderland<\/em>, sul limine tra emerso e sommerso, tra terra e mare, tra Emilia e Veneto, tra pieno e vuoto, tra campagna e nulla, tra routine e disastro.<\/p>\n<p>E cos\u00ec mi sono messo a camminare dove nessuno cammina pi\u00f9: lungo i canali della bonifica, quelli che si addentrano nelle campagne deserte, poco visibili dai paesi e dalle strade principali, di cui quasi nessuno sa pi\u00f9 dire il nome e la funzione. Quelli che il comune definisce \u00abirrilevanti a fini paesaggistici\u00bb. Scelgo un tragitto, vado e fotografo quelli che il geografo <strong>Eugenio Turri<\/strong> chiamava \u00abiconemi\u00bb, segni caratteristici e identificativi, immagini che esprimono la peculiarit\u00e0 di un territorio. Dalle mie parti sono gli elementi architettonici della bonifica: il canale, la vasca scolmatrice, la chiavica, la chiusa, l\u2019impianto idrovoro&#8230;<\/p>\n<div id=\"attachment_47740\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/maiero_manufatto_regolatore_sulla_fossa_masia.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47740\" class=\"wp-image-47740 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/maiero_manufatto_regolatore_sulla_fossa_masia.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"363\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/maiero_manufatto_regolatore_sulla_fossa_masia.png 700w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/maiero_manufatto_regolatore_sulla_fossa_masia-300x156.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47740\" class=\"wp-caption-text\">Manufatto regolatore sul canale Fossa Masia, lungo la Provinciale 68, tratto fra San Vito e Maiero.<\/p><\/div>\n<p>Pian piano ha preso forma il progetto <em>Blues per le terre <\/em><em>nuove<\/em>. Che all\u2019inizio era \u201csolo\u201d un libro. Un libro in cui raccontare di paludi che non ci sono pi\u00f9, di fiumi che hanno cambiato corso e nome, di bonifiche e lotte bracciantili, di lotte ambientali e mondi che finiscono, del disastro climatico&#8230;<\/p>\n<p>Stiamo parlando di un territorio che non somiglia a nessun altro in Italia, e pi\u00f9 lo si guarda pi\u00f9 ne emergono le peculiarit\u00e0. Un territorio dove si incontrano il vuoto, lo spaesante, il perturbante.<\/p>\n<p>Il paese dove sono nato, Dogato, \u00e8 nel comune di Ostellato, parte del secondo circondario della bonifica ferrarese, il \u00abPolesine di San Giorgio\u00bb. Molti credono che \u00abil Polesine\u00bb sia solo la provincia di Rovigo. In realt\u00e0 il termine indica ogni terra emersa del grande delta.<\/p>\n<p>La prima sillaba pu\u00f2 trarre in inganno: il termine non deriva da \u00abPo\u00bb, ma dal greco bizantino \u03c0\u03bf\u03bb\u03cd\u03ba\u03b5\u03bd\u03bf\u03c2, polikenos, \u00abterra con molti vuoti\u00bb, cio\u00e8 discontinua, accidentata, con molte interruzioni: paludi, valli salse, muraglie di canneti, isolotti&#8230;<\/p>\n<p>Nel Basso Ferrarese a dare al territorio la sua forma \u00e8 stata \u2013 ed \u00e8 tuttora \u2013 una perenne lotta tra terra e acqua. Un paesaggio oggi dato per scontato, ma che \u00e8 sempre in bilico, esiste davanti ai nostri occhi e sotto i nostri piedi soltanto grazie al lavoro continuo di tecnologie a cui pochi pensano, che pochi ormai conoscono.<\/p>\n<div id=\"attachment_47741\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.bonificaferrara.it\/images\/Allegati\/SITL\/4a-21_Idrografia(100).pdf\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47741\" class=\"wp-image-47741\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mappa_canali.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"442\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mappa_canali.png 1000w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mappa_canali-300x190.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/mappa_canali-768x485.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47741\" class=\"wp-caption-text\">Un sistema arterioso-venoso. Scarica in pdf la mappa dei canali del Basso Ferrarese.<\/p><\/div>\n<p>Duecentocinquantamila ettari di terra restano emersi grazie a ottanta impianti di scolo e quattromiladuecentoquarantuno chilometri di canali. Gli impianti sollevano l\u2019acqua in eccesso \u2013 un miliardo di metri cubi all\u2019anno \u2013 e la pompano in canali situati pi\u00f9 in alto. Da l\u00ec, sfruttando una pendenza minima, scorre fino all\u2019Adriatico.<\/p>\n<p>Il 18 agosto 1979 un nubifragio caus\u00f2 un blackout in gran parte del Basso Ferrarese. Gli impianti idrovori si fermarono, in poche ore i canali traboccarono e finirono sott\u2019acqua trentunomila ettari di territorio.<\/p>\n<p>Quel che all\u2019acqua fu sottratto, dunque, l\u2019acqua pu\u00f2 riprenderselo in ogni momento. Ha <em>sempre<\/em> potuto riprenderselo in ogni momento, ma col mare che si alza e avanza, il regolamento di conti \u00e8 dietro l\u2019angolo.<\/p>\n<p>Il Basso Ferrarese non \u00e8 la Padania del consumo di suolo, non \u00e8 l\u2019ex campagna della conurbazione Rimini-Piacenza, tripudio di capannoni, ipermercati, infrastrutture, centri abitati uno in fila all\u2019altro. No, nel comprensorio della bonifica ferrarese \u00e8 urbanizzato solo il tre per cento del territorio. Sarebbe una bella cosa, se non fosse abbinata alla desolazione e non dipendesse dal semplice fatto che girano pochi quattrini. A ogni modo, \u00e8 la parte di pianura padana con meno inquinamento luminoso. Di notte dalle valli del Mezzano si vede la striscia della Via Lattea.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-47712\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/inquinamentoluminoso.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/inquinamentoluminoso.png 1200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/inquinamentoluminoso-300x157.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/inquinamentoluminoso-1024x536.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/inquinamentoluminoso-768x402.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>Il Basso Ferrarese \u00e8 incluso nel Programma nazionale per le aree interne a rischio di spopolamento. L\u2019unico territorio di pianura \u2013 e litoraneo \u2013 in quel programma. Il comune di Ostellato ha una media di 35,4 abitanti per chilometro quadrato. Non \u00e8 il record negativo: quello spetta a Jolanda di Savoia con 27 abitanti per chilometro quadrato. Fiscaglia, Codigoro e Comacchio fanno un po\u2019 meglio, intorno ai 75 per chilometro quadrato.<\/p>\n<p>Lo scrittore <strong>Guido Piovene<\/strong>, nel suo classico <em>Viaggio in Italia<\/em> (1957), parlando del Basso Ferrarese accenn\u00f2 alla \u00abbellezza narcotica di una pianura totale\u00bb. Lo storico dell\u2019agricoltura <strong>Emilio Sereni<\/strong> us\u00f2 l\u2019espressione \u00abmari di terra\u00bb: campi distesi da un orizzonte all\u2019altro. L\u2019effetto pu\u00f2 essere abbacinante.<\/p>\n<p>Ma se un tempo quei mari erano vissuti, oggi sono deserti. \u00abCampagne dove si respira un\u2019aria di solitudine urbana\u00bb. <strong>Gianni Celati<\/strong> le descrisse cos\u00ec gi\u00e0 a met\u00e0 degli anni Ottanta, in uno dei diari di viaggio poi raccolti in <em>Verso la foce<\/em> (Feltrinelli, 1989). Lungo le capezzagne non passa nessuno. Fuori dai paesi, puoi camminare per ore senza mai incrociare un tuo simile. E anche nei paesi, in fondo, durante \u00abil lockdown\u00bb non si \u00e8<br \/>\nvista chiss\u00e0 quale discontinuit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_47720\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47720\" class=\"wp-image-47720\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/stradabonifiche.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/stradabonifiche.jpg 1280w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/stradabonifiche-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/stradabonifiche-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/stradabonifiche-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-47720\" class=\"wp-caption-text\">Nei pressi di Libolla, comune di Ostellato. Sull&#8217;orizzonte alcune \u00abc\u00e0 d&#8217;l&#8217;Ente\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>Il Basso Ferrarese \u00e8 un\u2019Emilia lontana dalla via Emilia e quindi dall\u2019idea stessa di \u00abEmilia\u00bb. Una terra che ha sempre guardato pi\u00f9 a nord-est che verso Bologna, e ora non sa bene dove guardare. Una terra magicamente raccontata da un pugno di narratori, ma misconosciuta ai pi\u00f9, e fraintesa quando se ne occupano le cronache nazionali.<\/p>\n<p>Che se ne occupano solo se c\u2019\u00e8 un \u00abfattaccio\u00bb di nera \u2013 la fuga del bandito <strong>\u00abIgor il russo\u00bb<\/strong>, la riapertura del <em>cold case<\/em> sull\u2019omicidio <strong>Willy Branchi<\/strong> \u2013 o un episodio di intolleranza, come le barricate antiprofughi a Gorino nel 2016, oppure un episodio \u201cstravagante\u201d.<\/p>\n<p>Come questo: nell\u2019ottobre 2018 in Valle Lepri viene avvistato un branco di cavalli abbandonati, inselvatichiti, affamati. Sono decine, hanno criniere e code piene di spine e sterpaglie, diversi sono gi\u00e0 morti di stenti, le carcasse marciscono sui fianchi dei canali. Si aggiravano in quella zona \u2013 un triangolo tra Ostellato, Lagosanto e Comacchio, a un tiro di schioppo da una zona industriale \u2013 da circa tre anni, da quando il proprietario di un maneggio aveva chiuso baracca e se n\u2019era andato lasciandoli l\u00e0. In tre anni nessuno li aveva notati?<\/p>\n<div id=\"attachment_47701\" style=\"width: 1810px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/cavalli_valle_lepri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47701\" class=\"size-full wp-image-47701\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/cavalli_valle_lepri.jpg\" alt=\"\" width=\"1800\" height=\"1014\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/cavalli_valle_lepri.jpg 1800w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/cavalli_valle_lepri-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/cavalli_valle_lepri-1024x577.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/cavalli_valle_lepri-768x433.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1800px) 100vw, 1800px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47701\" class=\"wp-caption-text\">Due dei cavalli abbandonati in Valle Lepri, autunno 2018.<\/p><\/div>\n<p>Nella primavera 2017, durante una caccia al fantasma, si scopr\u00ec un territorio fantasma. La latitanza di <strong>\u00abIgor il russo\u00bb<\/strong> \u2013 al secolo Norbert Feher, cittadino serbo della minoranza<br \/>\nungherese \u2013 port\u00f2 forze dell\u2019ordine e reporter nel cuore dell\u2019ultima e pi\u00f9 controversa bonifica, quella del Mezzano.<\/p>\n<p>In quei giorni prosperarono leggende. Igor aveva un addestramento paramilitare di alto livello (eppure un barista di Budrio gli aveva strappato il fucile di mano); i carabinieri non lo vedevano perch\u00e9 si muoveva sott\u2019acqua nei canali, respirando grazie a una canna; no, nei canali si gettava solo ogni tanto, quando passavano gli elicotteri; macch\u00e9, si nascondeva nelle tane di nutria (una tana di nutria \u00e8 larga quanto una mano aperta) e in quelle di istrice (sono profonde cinquanta centimetri); girava coperto di fango da capo a piedi per confondere i segugi; si nascondeva nei vecchi impianti idrovori, o nelle casse degli scolmatori; ogni casolare diroccato era un suo nascondiglio&#8230;<\/p>\n<p>La vicenda di Igor ci parla di un territorio che i suoi stessi abitanti, all\u2019improvviso, scoprono minaccioso e, soprattutto, enigmatico, indecifrabile. Ci racconta di abitanti che stanno in prossimit\u00e0 dei campi, ma quei campi li conoscono sempre meno. Hai tane di nutria a cento metri da casa, ma non hai idea di che aspetto abbiano.<\/p>\n<div id=\"attachment_47726\" style=\"width: 1510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trovaigor.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47726\" class=\"wp-image-47726 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trovaigor.png\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"709\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trovaigor.png 1500w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trovaigor-300x142.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trovaigor-1024x484.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/trovaigor-768x363.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47726\" class=\"wp-caption-text\">I boschi del ferrarese.<\/p><\/div>\n<p>Che Igor ci abbia dormito o meno, le case abbandonate sono tantissime. Lungo i tratti di pochi chilometri tra un paese e l\u2019altro se ne possono contare decine. Solo quelle che punteggiano la Provinciale 68 \u2013 lunga cinquanta chilometri, da Portomaggiore ad Ariano Ferrarese \u2013 riempirebbero un catalogo di centinaia di pagine. Questi ruderi sono a tal punto un tratto distintivo del paesaggio bassopadano che nel 2003 Celati dedic\u00f2 loro un documentario, <a href=\"https:\/\/www.cinemaitaliano.info\/casesparsevisionidicasechecrollano\"><em>Case sparse. Visioni di case che crollano<\/em><\/a>, con la partecipazione dello scrittore inglese <strong>John Berger<\/strong>.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 sono state abbandonate? Quando? Da chi?<\/p>\n<h4><strong>[Possessioni]<\/strong><\/h4>\n<p>Quasi ogni casa rurale aveva un nome, soprattutto se era la casa di una <em>pusi\u00f3n<\/em> \u2013 una \u00abpossessione\u00bb, cio\u00e8 un podere. Oggi i nomi delle possessioni sono in gran parte dimenticati, ma nelle mappe catastali eccoli tutti insieme, a centinaia, in un tripudio di presenze spettrali: \u00abI Pirenei\u00bb, \u00abPurgatorio\u00bb, \u00abBarchessa\u00bb, \u00abLe Macchie\u00bb, \u00abLa Carit\u00e0\u00bb, \u00abLa Rotta\u00bb, \u00abZaratina\u00bb, \u00abMacall\u00e8\u00bb, \u00abIl Gorgo\u00bb, \u00abPossessioncella\u00bb, \u00abLa Mandria\u00bb, \u00abBuco del Gatto\u00bb, \u00abBorgo Brasile\u00bb, ecc&#8230;<\/p>\n<p>Una fantasmagoria di toponimi, personaggi immaginati, frammenti di storie&#8230; Ora la parola \u00abpossessione\u00bb oscilla verso l\u2019altro significato. A possedere le \u00abcase sparse\u00bb sono i fantasmi. Ma che cos\u2019\u00e8 un fantasma? Perch\u00e9 Wu Ming usa cos\u00ec spesso questo termine?<\/p>\n<p>Per \u00abfantasmi\u00bb intendiamo le memorie nascoste del conflitto, delle contraddizioni che hanno dato al territorio la sua forma.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abI fantasmi stanno nel paesaggio [&#8230;]. Puoi anche non accorgerti di loro, perch\u00e9 sono assenti, ma in realt\u00e0 sono attivi. In un mondo che \u00e8 in continuo divenire, nessuna attualit\u00e0 cancella le potenzialit\u00e0 che non si sono realizzate. Nessun presente pu\u00f2 sopprimere i futuri<br \/>\nabbandonati [&#8230;]. Ecco perch\u00e9 quando cammino in un paesaggio mi sento \u201cposseduto\u201d. Sento di dialogare con i morti, in un senso tutt\u2019altro che metaforico.\u00bb (<a href=\"https:\/\/www.literature.green\/en\/nuove-geografie-letterarie-il-camminare-come-atto-di-resistenza-ecologica-irene-cecchini-dialoga-con-wu-ming-2\/\">\u201cNuove geografie letterarie: Il camminare come atto di resistenza ecologica\u201d<\/a>, intervista di Irene Cecchini a<br \/>\nWu Ming 2, Literature Green, maggio 2019)<\/p><\/blockquote>\n<p>Nella cultura pop contemporanea il tropo della \u00abcasa infestata\u00bb \u00e8 ovunque: film, serie tv, reality show, docufiction&#8230; Come ha scritto <strong>Eileen Jones<\/strong> nel suo <em>La crisi finanziaria e le <\/em><em>serie televisive paranormali<\/em> (Jacobin Italia n. 1, dicembre 2018) in queste narrazioni a essere infestate non sono pi\u00f9 le dimore patrizie abbandonate, non sono antichi manieri, ma le case della working class e del ceto medio impoverito. Queste serie sono tutte successive alla crisi dei mutui del 2008. Non \u00e8 difficile cogliere l\u2019allegoria, il pi\u00f9 delle volte inconscia: la casa infestata \u00e8 quella che rischia di essere pignorata. Le forze oscure che vogliono cacciarci di casa sono le forze economiche che hanno causato la crisi. La spettralit\u00e0 rivela un conflitto generato da un rapporto irrisolto col passato: che cos\u2019\u00e8 il debito se non il passato che ritorna? Il debito \u00e8 un fantasma.<\/p>\n<p>Quali sono i debiti del Basso Ferrarese, i conti da regolare?<\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><strong>[L&#8217;epopea del Delta e delle bonifiche \/ 1]<\/strong><\/h4>\n<p>Nella turbolenta storia del Delta, dalla fine dell\u2019ultima era glaciale al Cinquecento, innumerevoli piene, rotte, disalveamenti e riassestamenti crearono rami che poi si estinsero, lasciando alvei vuoti. Ostellato sorge lungo un ramo estinto del Po, il Padovetere, scomparso nel basso Medioevo. Lungo il corso di quel fiume, tra il sesto e il secondo secolo a. C., sorgeva la citt\u00e0 etrusca di Spina.<\/p>\n<p>Senza pi\u00f9 quei rami del fiume a respingerla, in quelle zone entr\u00f2 e si impalud\u00f2 l\u2019acqua dell\u2019Adriatico, creando nel tempo un dedalo di \u00abdossi\u00bb e \u00abvalli\u00bb (paludi di acqua salsa). Sui dossi sorsero gli insediamenti umani. Le terre emerse erano coltivate, mentre le valli fornivano pesce, canna e altre risorse.<\/p>\n<p>L\u2019esigenza di governare le acque \u00e8 molto antica: i primi interventi risalgono agli etruschi. Nel Medioevo venne istituito il sistema dei lavorieri del Po: la popolazione doveva contribuire alla manutenzione degli argini e alla riparazione degli scoli pubblici, non con una quota in denaro a un consorzio di bonifica come avviene oggi, ma mettendo a disposizione giornate lavorative o prestando animali da tiro. Intorno al governo delle acque si svilupp\u00f2 un sapere diffuso. Tutti erano un po\u2019 ingegneri idraulici. Dovevano esserlo, perch\u00e9 l\u2019equilibrio era fragile e il territorio continuava a cambiare.<\/p>\n<p>In epoche diverse i rami ferraresi del Po \u2013 il Po di Primaro e il Po di Volano \u2013 furono il corso principale del fiume. Il Padus Primarius lo fu fino all\u2019alto Medioevo, poi perse portata a vantaggio del Volano, finch\u00e9 la Rotta di Ficarolo (1152) non diede il primato al Po di Venezia, o Po di Tramontana. Primato che mantiene ancora oggi.<\/p>\n<p>In pratica, il ramo principale e l\u2019intero delta, anche per la spinta tettonica dell\u2019Appennino, si sono spostati sempre pi\u00f9 a nord.<\/p>\n<p>Nel 1604 Venezia oper\u00f2 il \u00abtaglio di Porto Viro\u00bb, che devi\u00f2 verso sud l\u2019ultimo tratto del fiume e lo immise nella Sacca di Goro, dove cominci\u00f2 ad accumulare limo e detriti. Una delle conseguenze fu l\u2019allungarsi del delta verso est. La protuberanza che oggi vediamo sulle mappe cominci\u00f2 a formarsi allora.<\/p>\n<p>Le scoperte d\u2019archivio dello storico <strong>Francesco Ceccarelli<\/strong>, esposte nel suo saggio <em>La citt\u00e0 di Alcina<\/em> (Il Mulino, 1998), hanno portato alla luce ulteriori ragioni dietro il taglio di Porto Viro. Ragioni non di mero \u00abgoverno delle acque\u00bb, ma di ordine geopolitico.<\/p>\n<div id=\"attachment_47672\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/vallepadusa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47672\" class=\"wp-image-47672\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/vallepadusa.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"498\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/vallepadusa.jpg 2469w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/vallepadusa-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/vallepadusa-1024x729.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/vallepadusa-768x547.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47672\" class=\"wp-caption-text\">Antonio Felice Facci, \u00abStato di Ferrara al tempo dell\u2019antica Padusa descritto dal Signor Giovanni Battista Benetti Perito ferrarese su l\u2019idea de pi\u00f9 fondati storici\u00bb. Realizzata nel 1729, questa mappa rappresenta il territorio nel 1568, alla vigilia delle grandi bonifiche e due anni prima del terremoto. Biblioteca Comunale Ariostea di Ferrara, Fondo Cartografico Crispi, serie xv, tavola 7.<\/p><\/div>\n<p><strong>\u2197<\/strong> Ecco come si presentava il Basso Ferrarese nel 1568, alla vigilia delle grandi bonifiche avviate da <strong>Alfonso II d\u2019Este<\/strong>, ultimo sovrano di quello che lo storico dell\u2019economia <strong>Carlo Poni<\/strong> ha definito un \u00abprincipato idraulico\u00bb.<\/p>\n<p>Nel sedicesimo secolo il ducato estense fu afflitto da un grave dissesto idrogeologico al quale Alfonso II volle porre rimedio con un colossale piano di lavori pubblici. Nella zona settentrionale del Basso Ferrarese, nota come Polesine di San Giovanni, trentamila ettari di terra furono liberati dalle acque grazie a trecento chilometri di canali.<\/p>\n<p>Non si era mai visto nulla del genere. Molti testimoni dell\u2019epoca commentarono l\u2019impresa con stupore e ammirazione: all\u2019improvviso era apparso \u00abun mondo nuovo\u00bb, \u00abun continente insospettato\u00bb. Altri invece reagirono col vituperio, per la hybris manifestata dal duca, un\u2019ambizione a dir loro arrogante e sfrenata, che sfidava la natura e quindi Dio. Ci fu pure chi diede alle bonifiche la colpa del grande terremoto che nel 1570 rase al suolo Ferrara. All\u2019epoca si credeva che i sismi fossero causati da \u00abventi ipogei\u00bb. I signori d\u2019Este, scrisse il medico Iacomo Antonio Buoni nel 1571,<\/p>\n<blockquote><p>\u00abquali nuovi Hercoli hanno cercato di domare la Hidra lernea, cio\u00e8 di essiccare la palude [&#8230;] essa al presente ritiene in molte parti pi\u00f9 facilmente il vento sotterraneo.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Col prosciugamento e il compattamento del suolo i venti sotterranei non avevano pi\u00f9 trovato sfiati. Anche la coeva crescita urbana di Ferrara, il suo aumentato \u2013 diremmo oggi \u2013 consumo di suolo, aveva \u201ctappato\u201d il terreno, cos\u00ec era aumentata la pressione, fino allo sfogo violento.<\/p>\n<div id=\"attachment_31958\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-31958\" class=\"size-full wp-image-31958\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Alfonso.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"331\" \/><p id=\"caption-attachment-31958\" class=\"wp-caption-text\">Alfonso II d&#8217;Este<\/p><\/div>\n<p>Alfonso non si cur\u00f2 di quelle teorie. Anzi, negli anni a seguire, mentre faceva ricostruire Ferrara, applic\u00f2 la propria hybris all\u2019estremo oriente del ducato, su un\u2019isola fluviale chiamata Mesola, dal latino \u00abMedia Insula\u00bb.<\/p>\n<p>Risalgono al 1578 le prime testimonianze sull\u2019apertura di un grande cantiere alla Mesola, zona appena bonificata. Prima venne eretta una cinta muraria di 12 miglia, terminata nel 1583, poi furono costruiti un castello e la sua bassa corte, finiti nel 1586.<\/p>\n<p>Non si trattava di una semplice \u00abdelizia\u00bb \u2013 cos\u00ec erano chiamate le ville da diporto degli Estensi \u2013 n\u00e9 di una semplice magione di caccia, come ancora oggi molti credono. Era una vera e propria citt\u00e0 di fondazione, in posizione strategica per dominare i commerci sul Po, intercettando i battelli che, per sfuggire ai dazi veneti, dall\u2019Adriatico entravano nella Sacca di Goro.<\/p>\n<p>Doveva essere addirittura una seconda Ferrara: su una carta dell\u2019epoca presa in esame da Ceccarelli, il corso principale che portava al castello ha nome \u00abGiovecca\u00bb, come nella capitale del ducato.<\/p>\n<p>Il tutto tra mille cautele e sotterfugi, perch\u00e9 Venezia se ne accorgesse il pi\u00f9 tardi possibile. L\u2019intrapresa, infatti, violava il trattato di Bagnolo del 1484, che proibiva di erigere fortificazioni lungo i confini tra i due stati.<\/p>\n<p>Nel 1586, grazie ai rapporti allarmati di diversi testimoni oculari, la Serenissima scopr\u00ec il velleitario progetto estense.<\/p>\n<p>Fu allora che si recuper\u00f2 una vecchia ipotesi: \u00abtagliare\u00bb il Po a Porto Viro. Ideata per proteggere i campi dalle alluvioni e la laguna veneziana dall\u2019accumulo di sedimenti che a lungo andare ne avrebbero causato l\u2019interramento, la deviazione del Po ora aveva anche una connotazione militare e un fine geopolitico. Si trattava di scagliare il fiume contro il nemico. Allontanare Mesola dal mare, grazie al limo e ai detriti che il Po avrebbe spinto nella Sacca di Goro. Lo spiegarono bene diciassette patrizi in un rapporto al Maggior Consiglio del 4 ottobre 1586:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl taglio portera di ragione tanto torbido nella saca suddetta, che la rendera incapace \u00e0 riceuer qualsivoglia uassello ancorche di minima portata [&#8230;]. La Mesola dunque priua di porto, et per conseguenza di ogni comercio mercantile rester\u00e0 sepolta in un pessimo aere abandonata dalla prattica delle genti&#8230;\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Prima di prendere una decisione tanto drastica, per\u00f2, i veneziani adirono le vie diplomatiche inviando a Ferrara una protesta formale.<\/p>\n<p>Alfonso cerc\u00f2 di giustificarsi, e cos\u00ec nacque la versione tramandata per secoli: a Mesola c\u2019era solo \u00abun parco semplice d\u2019animali con una casa per habitatione di Sua Altezza quando talvolta si sta quivi per ricreatione et per diporto\u00bb (dispaccio dell\u20198 luglio 1587).<\/p>\n<p>Venezia non se la bevve, incalz\u00f2, e alla fine Alfonso decise di sospendere i lavori.<\/p>\n<p>Nel 1595 il Po ruppe due volte a Berra e inond\u00f2 il Polesine di San Giovanni. La stessa Ferrara rischi\u00f2 di essere sommersa. Nelle zone della grande bonifica l\u2019alluvione fece franare gli argini, insabbi\u00f2 i condotti, riallag\u00f2 i terreni. Anche Mesola venne allagata: per far defluire le acque si dovettero abbattere le mura in pi\u00f9 punti.<\/p>\n<p>Nel 1597 Alfonso mor\u00ec senza eredi. Era la fine del ducato estense. Pochi mesi dopo, nel gennaio 1598, Ferrara fu devoluta allo Stato Pontificio.<\/p>\n<p>Per Venezia i timori non erano finiti: la Santa Sede era un potere ancora pi\u00f9 forte, e aveva mire sull\u2019alto Adriatico. Il dado fu tratto. Nel 1600 cominciarono i lavori per il taglio di Porto Viro, che si conclusero nel 1604.<\/p>\n<p>L\u2019accumulo impetuoso di nuovi sedimenti e l\u2019erosione delle foci del Po di Volano fecero arretrare i confini della bonifica estense, allontanando dalla costa Mesola e altri centri abitati. Le mura di Mesola furono definitivamente abbattute nei primi anni dell\u2019Ottocento. Oggi non resta che il castello, con la sua potenza mai passata all\u2019atto, circondato da un paesino come tanti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-47714\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/castellomesola.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"431\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/castellomesola.jpg 1194w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/castellomesola-300x185.jpg 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/castellomesola-1024x631.jpg 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/castellomesola-768x473.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/p>\n<p>L\u2019opera di Alfonso non pot\u00e9 resistere agli effetti congiunti e devastanti delle alluvioni e del taglio di Porto Viro. Come ha scritto lo storico <strong>Franco Cazzola<\/strong>, \u00abtutti i tentativi di resistere a questa congiura di molteplici elementi furono vani. La valle da canna e il giunco tornarono a regnare sovrani su larga parte del Polesine di Ferrara\u00bb.<\/p>\n<h4><strong>[L&#8217;epopea del Delta e delle bonifiche \/ 2]<\/strong><\/h4>\n<p>Nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento nuove tecnologie resero immaginabili bonifiche molto pi\u00f9 estese. Cominciarono spericolate manovre di faccendieri e societ\u00e0 di capitali, che col favore della classe politica postunitaria si procacciarono terreni da bonificare per instaurarvi il moderno capitalismo agrario. Il processo sarebbe andato avanti per un centinaio d\u2019anni, con le sole battute d\u2019arresto delle due guerre mondiali.<br \/>\nNel 1874, in quello che allora era il punto pi\u00f9 basso del Polesine di San Giovanni, sorse il grande impianto idrovoro di Codigoro.<\/p>\n<p>La bonifica non era fatta solo da pompe meccaniche: entr\u00f2 nel mito e nel folklore la figura dello \u00abscariolante\u00bb, il bracciante armato di carriola che spostava la terra, scavava canali, alzava argini. La grande domanda di forza-lavoro attir\u00f2 maestranze dal Veneto, dalle Romagne, dal mantovano&#8230; Tra il 1871 e il 1911, per fare un solo esempio, Codigoro ebbe un incremento demografico del duecentottantotto per cento, e pi\u00f9 di met\u00e0 della popolazione era composta da lavoratori avventizi. Un proletariato meticcio, giunto da terre allora lontane.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto speculativo e le modalit\u00e0 predatorie della bonifica incontrarono resistenze nelle popolazioni che da secoli usufruivano delle valli come beni comuni, vivendo di pesca, dell\u2019economia della canna, della raccolta di strame, facendo pascolare le bestie nelle porzioni di terra emersa.<\/p>\n<p>La lotta pi\u00f9 significativa avvenne a Massa Fiscaglia dal 1875 al 1880, in difesa dei millesettecento ettari di Valle Volta, che davano sostentamento a duemila persone. Quando la valle fu messa all\u2019asta in modo semitruffaldino e data in enfiteusi all\u2019affarista <strong>Girolamo Chizzolini<\/strong>, i <em>masl\u00e0n<\/em> \u2013 la stampa dell\u2019epoca li chiamava \u00abcomunisti\u00bb, in quanto difensori dell\u2019uso comune della valle \u2013 le provarono tutte: presentarono esposti, presidiarono la valle, si scontrarono coi carabinieri&#8230; Quando ogni tattica fall\u00ec si diedero al sabotaggio notturno delle pompe idrauliche. Finch\u00e9 la bonifica non venne imposta <em>manu militari<\/em>, coi lavori sorvegliati dalla cavalleria.<\/p>\n<p>Anche cos\u00ec Chizzolini ci mise alcuni anni a prendere possesso della terra. Temeva di farsi vedere alla Massa per paura di aggressioni o peggio.<\/p>\n<p>Dopo la sconfitta i comunisti di Valle Volta furono posti di fronte a una scelta: andare sotto padrone, magari proprio dall\u2019odiato Chizzolini, o emigrare. Molti decisero di partire.<\/p>\n<p>In quella fase la destinazione dei ferraresi era oltreoceano, in Sudamerica. Soltanto dalla Massa, alla fine dell\u2019Ottocento, partirono per il Brasile settanta famiglie.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/marighella.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-47702\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/marighella.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"172\" \/><\/a>Un\u2019emigrazione, quella ferrarese in Brasile, che ha lasciato tracce su entrambe le sponde dell\u2019oceano.<br \/>\n<strong>Carlos Marighella <\/strong>(1911-1969), leader della resistenza contro la dittatura militare brasiliana e autore del celebre <em>Piccolo manuale di guerriglia urbana<\/em>, era figlio di un ferrarese.<br \/>\nIl ritorno dal Brasile di una famiglia del Delta, i Legnani, \u00e8 l\u2019antefatto nel film di <strong>Pupi Avati<\/strong> <em>La casa dalle finestre che ridono<\/em> (1976).<\/p>\n<p>Nel 1899 risultavano ormai bonificati ottantottomila ettari di terreno. Una superficie che, venticinque anni prima, era quasi totalmente sommersa.<\/p>\n<h4><strong>[Guerra di classe nelle campagne]<\/strong><\/h4>\n<p>Nonostante le promesse il nuovo capitalismo agrario non poteva assorbire tutta la manodopera che aveva lavorato alle bonifiche. La scelta se emigrare o no, dunque, si present\u00f2 anche alle masse di ex scariolanti, ormai \u201cnaturalizzati\u201d ferraresi. Chi rimase divenne parte di una massa instabile di braccianti delusi e tendenzialmente iracondi. Negli anni a seguire quel proletariato rurale si sarebbe fatto la reputazione di teppa riottosa. Un \u00abpopolaccio\u00bb di \u00abteste calde\u00bb, con un grande protagonismo femminile. Le braccianti erano spesso rappresentate nella stampa borghese come vere e proprie \u00abFurie\u00bb o \u00abErinni\u00bb.<\/p>\n<p>Il movimento bracciantile fu protagonista di scioperi generali durissimi nel 1897, 1901, 1904 e 1913. La repressione fu feroce, diversi braccianti vennero uccisi dalle forze dell\u2019ordine \u2013 l\u2019episodio pi\u00f9 famoso \u00e8 l\u2019eccidio di Ponte Albersano, avvenuto a Berra il 27 giugno 1901 \u2013 o dalle guardie delle aziende agricole. Nel giugno 1907, durante un grande sciopero della mietitura, i braccianti del copparese subirono una retata con cento arresti.<\/p>\n<div id=\"attachment_47764\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47764\" class=\"wp-image-47764\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/ponte_albersano.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"568\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/ponte_albersano.png 1000w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/ponte_albersano-300x244.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/ponte_albersano-768x624.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><p id=\"caption-attachment-47764\" class=\"wp-caption-text\">Ponte Albersano, nei pressi di Berra. La targa che commemora l&#8217;eccidio.<\/p><\/div>\n<p>Nelle campagne era egemone il sindacalismo rivoluzionario e i braccianti praticavano l\u2019azione diretta, il luddismo, il sabotaggio. Nel luglio 1913 furono divelti quarantacinque metri di binari della ferrovia Comacchio-Ostellato per non far arrivare un treno carico di crumiri. A Portomaggiore fu preso d\u2019assalto un autocarro di crumiri provenienti dal bolognese, i quali vennero cacciati a pedate e costretti a tornare a piedi ai loro paesi. A Massa Fiscaglia i crumiri vennero accolti direttamente a schioppettate, e il sindaco Trevisani fu condannato a cinque mesi di prigione per aver \u00abconcorso nel danneggiamento di macchine agricole\u00bb. L\u2019asticella era talmente alta che lo storico <strong>Alessandro Roveri<\/strong>, parlando dello sciopero generale del 9-12 giugno 1914 \u2013 la cosiddetta \u00abSettimana Rossa\u00bb \u2013 scrive:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[Nel ferrarese] se si eccettuano il taglio dei fili telegrafici e telefonici lungo la strada Ferrara-Copparo, una aggressione alla stazione ferroviaria di Montesanto con 300 lire di danni, l\u2019arresto dei treni Bologna-Venezia e Ferrara-Copparo e l\u2019incendio di tre carri di paglia alla stazione di Ferrara, si pu\u00f2 dire che non vi fu neppure turbamento dell\u2019ordine pubblico.\u00bb (Dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo, La Nuova Italia, 1972)<\/p><\/blockquote>\n<p>Quando l\u2019Italia doveva ancora entrare nella Grande guerra, nel Basso Ferrarese gli oratori interventisti furono spesso accolti a sassate, inseguiti, presi a pugni. Il 16 maggio 1915 \u2013 in pieno \u00abMaggio radioso\u00bb, quand\u2019era ormai chiaro che l\u2019Italia stava per aderire al conflitto \u2013 a Migliarino una folla di duecento persone tent\u00f2 di impedire la partenza del treno dei richiamati, resistette alle cariche dei carabinieri e danneggi\u00f2 la vicina caserma. Fu l\u2019ultimo atto di ribellione aperta. Presto, come nel resto del paese, la <em>working class<\/em> dovette cedere alla forza maggiore.<\/p>\n<p>Dopo la guerra, per farla finita col sovversivismo nelle campagne, a Ferrara nacque lo squadrismo agrario e cominci\u00f2 ad ascendere la stella di <strong>Italo Balbo<\/strong>. Nella provincia i fascisti seminarono il terrore. Leggendo le cronache del biennio 1921\u20131922 non si contano gli attentati incendiari e con le bombe, le aggressioni, le bastonature, le uccisioni. Solo nel mio paese, Dogato, nel febbraio-marzo 1921 furono attaccate e date alle fiamme la Camera del lavoro, la sede della Lega bracciantile e la cooperativa di consumo. Il 28 e 29 marzo duemila fascisti misero a ferro e fuoco Portomaggiore, e la notte tra il 16 e il 17 aprile fecero la stessa cosa ad Argenta, dove un mese dopo assassinarono il capolega <strong>Natale Gaiba<\/strong>. A Medelana uccisero il giovane comunista <strong>Rino Cenacchi<\/strong>. Nel maggio 1922 due braccianti furono uccisi nell\u2019attacco alla Casa del popolo di Formignana, l\u2019ultima a cadere. Tutto questo con la complicit\u00e0 delle forze dell\u2019ordine, che lasciarono fare senza muovere un dito.<\/p>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" id=\"ivplayer\" style=\"border: none;\" src=\"https:\/\/yewtu.be\/embed\/HwL6PZYAoe8?start=&amp;autoplay=0&amp;continue=0&amp;dark_mode=true&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash&amp;thin_mode=false\" width=\"700\" height=\"393\"><span style=\"display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;\" data-mce-type=\"bookmark\" class=\"mce_SELRES_start\">\ufeff<\/span><\/iframe><\/div>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nDurante il ventennio l\u2019Istituto Luce realizz\u00f2 alcuni cinegiornali dedicati al Basso Ferrarese dove si mostravano alacri, addirittura festosi lavori di bonifica e si annunciavano nuovi appoderamenti. Ma con tutte le ciarle fasciste sul \u00abdare la terra ai contadini\u00bb, l\u2019assetto fondiario rimase lo stesso. Alla caduta del regime, nei polesini di Ferrara ventidue grandi proprietari possedevano settantunmila e novecento ettari di terra.<\/p>\n<p>Nella \u00abterra con molti vuoti\u00bb anche la guerra partigiana fu diversa da quelle di ogni altro posto. La Resistenza fu combattuta tra mari di terra e valli d\u2019acqua. Tra i pi\u00f9 noti cantori di quell\u2019epopea vi sono <strong>Renata Vigan\u00f2<\/strong> (<em>L\u2019Agnese va a morire<\/em>) e suo marito <strong>Antonio Meluschi<\/strong>, autore de <em>L\u2019armata in barca<\/em>, romanzo dimenticato e da riscoprire.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abUna mattina la valle ghiacci\u00f2: un ghiaccio spesso, duro, e quel candido deserto pareva stendersi all\u2019infinito, entrare nell\u2019orizzonte, continuare oltre il suono lontano dei campanili, che l\u2019eco ingrandiva facendolo scivolare come sonore palle rotonde [&#8230;]. I tedeschi avevano steso intorno alla bonifica uno sterminato cordone di uomini in attesa che i partigiani uscissero dalle loro basi per sbarcare a terra, ma il ghiaccio si induriva ogni giorno di pi\u00f9, cos\u00ec decisero di assalirli con gli slittini [&#8230;] ma vennero tutti annientati dai partigiani, che sembravano partecipare a una gara di tiro al piccione.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel dopoguerra ripresero gli scioperi, gli scontri, le retate di polizia. Disoccupazione e sottoccupazione mantenevano il proletariato rurale in condizioni di grave miseria. Non bastasse, tifo e tubercolosi infettavano le ferite della guerra. L\u2019arretratezza del Delta fu pi\u00f9 volte additata come \u00abvergogna nazionale\u00bb, tanto che la \u00abquestione Delta\u00bb divenne una <em>cause cel\u00e8bre<\/em> della sinistra, fatta propria anche da cineasti e scrittori.<\/p>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" id=\"ivplayer\" style=\"border: none;\" src=\"https:\/\/yewtu.be\/embed\/vl2TG0O4UDI?rel=0&amp;showinfo=0&amp;autoplay=0&amp;continue=0&amp;dark_mode=true&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash&amp;thin_mode=false\" width=\"700\" height=\"393\"><\/iframe><\/div>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nIl governo nazionale rispose con la riforma agraria, che nel ferrarese fu gestita dall\u2019Ente per la colonizzazione del Delta padano, per tutti semplicemente \u00abl\u2019Ente\u00bb. L\u2019idea era quella gi\u00e0 propagandata dal fascismo, che si era ben guardato dal metterla in pratica: spezzare la grande propriet\u00e0 agricola, assegnare i lotti a tanti piccoli coltivatori, trasformare i braccianti in contadini.<\/p>\n<p>Gli appoderamenti cominciarono nel 1951 e durarono per trent\u2019anni, mentre si procedeva con nuove bonifiche per poter assegnare altre terre.<\/p>\n<h4><strong>[Disgregazione dei legami, declino di un territorio]<\/strong><\/h4>\n<p>I problemi si videro subito: le assegnazioni potevano riguardare solo una minoranza di braccianti, e quelli che restavano senza terra precipitavano nella povert\u00e0, perch\u00e9 non c\u2019era pi\u00f9 la grande impresa a dar loro da lavorare. Sinistra e sindacati, raccogliendo testimonianze dirette dai paesi, denunciarono che in molte assegnazioni di terre avevano pesato considerazioni politiche. A loro dire si stavano premiando crumiri e democristiani e punendo \u2013 costringendoli ad andarsene \u2013 braccianti sindacalizzati e conflittuali.<\/p>\n<p>Per la terza volta in mezzo secolo ripart\u00ec l\u2019emigrazione, stavolta verso le citt\u00e0 del triangolo industriale: Torino, Sesto San Giovanni, Genova&#8230; Ma anche Bologna, le cui periferie negli anni Cinquanta si riempirono di ferraresi.<\/p>\n<p>Poi vennero al pettine nodi pi\u00f9 grossi: molti dei poderi assegnati erano piccoli, pensati per garantire l\u2019autosussistenza o poco pi\u00f9. Consistevano in una casa \u2013 le famose \u00ab<em>ca\u2019 d\u2019l\u2019Ente<\/em>\u00bb \u2013 e pochi ettari di terra, spesso a grande distanza dai centri abitati. La condizione di isolamento, l\u2019inesperienza nel condurre un\u2019impresa agricola, le raccomandazioni non sempre sensate dell\u2019Ente, tutto questo rese l\u2019esperienza difficile e frustrante.<\/p>\n<p>La riforma agraria, a conti fatti, spopol\u00f2 la provincia e allent\u00f2 i legami sociali.<\/p>\n<p>Le ultime bonifiche ebbero luogo negli anni Sessanta e Settanta, in un contesto ormai drasticamente mutato. Procedendo a ruota libera e in nome di dubbie previsioni, si eliminarono zone umide straordinarie e preziose.<\/p>\n<p>L\u2019ultimissima bonifica fu quella di Valle Falce, in comune di Mesola, nel 1969-1970. L\u2019Ente Delta padano ignor\u00f2 il vincolo della Commissione provinciale per le bellezze naturali, e il contiguo bosco della Mesola ne fu danneggiato. L\u2019associazione Italia Nostra, di cui all\u2019epoca era presidente <strong>Giorgio Bassani<\/strong>, intent\u00f2 una causa contro l\u2019Ente e la vinse.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di prosciugare del tutto le Valli di Comacchio fu definitivamente accantonata anche grazie a quella vittoria, e a una campagna d\u2019opinione animata da intellettuali e non solo. Oggi quelle valli e le altre risparmiate dalla febbre prosciugatrice \u2013 che ha ridotto le zone umide al cinque per cento della superficie provinciale \u2013 sono una festa di biodiversit\u00e0 e uno dei pochi volani dell\u2019economia nella zona.<\/p>\n<div id=\"attachment_47696\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Bassani_1972.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-47696\" class=\"size-full wp-image-47696\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Bassani_1972.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"437\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Bassani_1972.png 700w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/Bassani_1972-300x187.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-47696\" class=\"wp-caption-text\">Giorgio Bassani nel Delta del Po, 1972.<\/p><\/div>\n<p>Tutti questi errori il territorio li ha pagati, e con gli interessi. Ce lo raccontano i fantasmi, ne sono testimonianza le \u00abcase sparse\u00bb.<\/p>\n<p>Molti poderi assegnati dall\u2019Ente non esistono pi\u00f9. Allo scadere del periodo di vincolo gli assegnatari decisero di venderli. In poco tempo, e particolarmente nel Mezzano, si riformarono grandi propriet\u00e0, spesso in mano a imprese venete, e da allora si vede principalmente mais. Una coltura emblematica del mutato rapporto tra umani e territorio, pianta della desolazione e del silenzio,<\/p>\n<blockquote><p>\u00abseminata e raccolta dai giganti meccanici con cui un uomo pu\u00f2 dominare mille ettari [&#8230;]. L\u2019economia del mais non \u00e8 l\u2019economia del melo, che anima un villaggio di potatori, raccoglitori, meccanici e fabbricanti di cassette, non \u00e8 neppure l\u2019economia della bietola, che pretende passaggi successivi di una pluralit\u00e0 di macchine, alimenta grandi stabilimenti per rifornire i quali le campagne sono percorse da schiere di autotreni [&#8230;]. Tramutata in distesa di mais, l\u2019immensa pianura sottratta alle acque si \u00e8 convertita nella Pampa italiana.\u00bb (Antonio Saltini, <a href=\"https:\/\/it.wikisource.org\/wiki\/L%27epopea_della_bonifica_nel_Polesine_di_San_Giorgio\">L\u2019epopea della bonifica nel Polesine di San Giorgio<\/a>, 2005)<\/p><\/blockquote>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><strong>[Un&#8217;avanguardia paradossale]<\/strong><\/h4>\n<p>Oggi gran parte del pianeta \u00e8 in bilico tra acqua e terra e sull\u2019orlo della catastrofe. Cosa possono fare gli scrittori di fronte a un processo che si svolge su una scala cos\u00ec vasta, immane, inabbracciabile? Come possono raccontare il disastro climatico in una chiave che non sia soltanto quella \u00abpostcatastrofica\u00bb?<\/p>\n<p>Forse possono <em>cantare la mappa<\/em>. Scegliere un territorio e raccontare com\u2019era, com\u2019\u00e8 e come sta per diventare.<\/p>\n<p>Repeat: oggi gran parte del pianeta \u00e8 in bilico tra acqua e terra e sull\u2019orlo della catastrofe. Il Basso Ferrarese lo \u00e8 sempre stato. Questo mondo di confine e <em>polikenos<\/em> \u00e8 sempre stato estremo. Ed \u00e8 un estremo avamposto.<\/p>\n<p>Il disastro climatico ci spinge all\u2019incontro coi fantasmi del nostro territorio, ci fa accorgere di loro, ci d\u00e0 occasioni per interrogarli. Prestando loro attenzione riscopriamo la condizione costitutivamente \u00absempre in bilico\u00bb del nostro paesaggio, cosa che lo rende un\u2019avanguardia paradossale.<\/p>\n<p>Tutti i problemi del Basso Ferrarese possono ribaltarsi in vantaggi. Lo smarrimento e l\u2019assenza di modelli possono lasciar esprimere potenzialit\u00e0 altrove impensate. Il paesaggio pu\u00f2 essere strumento di ispirazione e conoscenza: la geografia e la storia di un territorio dove acqua e terra lottano da millenni possono alimentare saperi utili a vivere e lottare dentro la crisi climatica. Il nuovo attivismo sul clima pu\u00f2 farne tesoro.<\/p>\n<p>Comunque vada, ci sono tante storie da riscoprire e narrare. C\u2019\u00e8 ancora una terra da percorrere e cantare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/scrittori.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-47669 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/scrittori.png\" alt=\"\" width=\"1200\" height=\"534\" srcset=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/scrittori.png 1200w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/scrittori-300x134.png 300w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/scrittori-1024x456.png 1024w, https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/scrittori-768x342.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px\" \/><\/a><\/p>\n<h4 style=\"text-align: left;\"><strong>[Laboratori di scrittura]<\/strong><\/h4>\n<p>Per due anni ho portato in giro questi racconti e queste riflessioni in una specie di spettacolo da cantastorie dove presentavo il progetto <em>Blues per le terre nuove<\/em>.<br \/>\nCol tempo BPTN \u00e8 cambiato: partito come idea per un libro, pian piano si \u00e8 trasformato in un insieme pi\u00f9 articolato e transmediale, fatto di performance, esplorazioni, reportage, autoproduzioni letterarie e audiovisive, opere \u00abdi avvicinamento\u00bb \u2013 un racconto intitolato <em>Polykenos<\/em> \u00e8 gi\u00e0 stato letto in pubblico quattro volte \u2013 e laboratori di scrittura nelle zone del Delta.<\/p>\n<p>Ghosh ha scritto che la crisi climatica \u00e8 anche \u00abuna crisi della cultura, e pertanto dell\u2019immaginazione\u00bb. E allora l\u2019immaginazione va stimolata, pungolata, forzata. Da qui l\u2019idea dei laboratori.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza di cui state per leggere si \u00e8 sviluppata nel 2018-2019, con un prolungamento fin dentro il 2020, nelle sale della biblioteca comunale \u00abMario Soldati\u00bb di Ostellato.<\/p>\n<p>Nell\u2019avviarla non sono certo partito da zero: per molti anni quella biblioteca \u00e8 stata uno dei pi\u00f9 attivi e importanti poli culturali in un territorio dove fare cultura \u00e8 davvero arduo. L\u2019impegno e le intuizioni delle bibliotecarie Marina Zappi e Paola Argentesi, il sostegno di una rete di volontarie e volontari, e la curiosit\u00e0 di un pubblico proveniente da tutta la provincia, hanno sempre garantito la riuscita di rassegne, presentazioni, corsi di scrittura e produzioni editoriali.<\/p>\n<p>Nel 2017 Marina mi ha proposto di tenere un corso in biblioteca. Era l\u2019occasione che cercavo. Ho scritto una dichiarazione d\u2019intenti, precisando che il mio sarebbe stato un laboratorio di scrittura collettiva. Lavoro di gruppo, cooperazione, condivisione. E il tema sarebbe stato lo scenario che incombe sul Basso Ferrarese.<\/p>\n<p>La notizia \u00e8 uscita su un quotidiano locale. Sulla fiducia, si \u00e8 iscritta una ventina di persone da varie parti della provincia, Ferrara compresa. Via email ho chiesto loro di presentarsi in poche righe, scoprendo cos\u00ec che quasi tutte avevano gi\u00e0 esperienze di scrittura, c\u2019era chi aveva partecipato ai corsi precedenti organizzati dalla biblioteca, chi aveva pubblicato prosa, poesia, saggi&#8230; Anche materiali di tutto rispetto. C\u2019erano ottime penne e, come avrei avuto modo di constatare, gusti letterari variegati. L\u2019ensemble includeva pi\u00f9 generazioni \u2013 si andava dai settant\u2019anni ai poco pi\u00f9 di venti \u2013 e avrebbe potuto spaziare dalla prosa poetica al fantasy passando per suggestioni cyberpunk e risorgenze veriste. Molto bene.<\/p>\n<p>Ho ribadito che il mio non sarebbe stato un corso: \u00abIo non devo \u201cinsegnare a scrivere\u201d a nessuno; devo seguire e coordinare un insieme di esperimenti narrativi. Per questo non ci saranno \u201clezioni\u201d, ma riunioni\u00bb.<\/p>\n<p>In vista della prima riunione ho invitato a leggere \u2013 o rileggere \u2013 <em>Cronache marziane<\/em> di <strong>Ray Bradbury<\/strong>, per far capire a grandi linee \u2013 si parva licet \u2013 cos\u2019avevo in mente: racconti con personaggi diversi, collocati in epoche diverse, ma collegati da un\u2019unica ambientazione, che messi in fila raccontassero un\u2019epopea. Nel caso del romanzo di Bradbury l\u2019epopea della colonizzazione di Marte dall\u2019entusiasmo dei primordi al malinconico tramonto; nel nostro l\u2019epopea della risommersione del Basso Ferrarese.<br \/>\nUn\u2019altra differenza: <em>Cronache marziane<\/em> era composto da tantissimi racconti brevi, i nostri sarebbero stati cinque o sei racconti lunghi, ciascuno scritto da un gruppo di tre-cinque persone.<\/p>\n<p>Durante la prima riunione, il 25 gennaio 2018, ho proposto una versione adattata della mia conferenza multimediale \u2013 lo \u00abspettacolo da cantastorie\u00bb \u2013, poi \u00e8 cominciata la discussione.<\/p>\n<p>La divisione in gruppi \u00e8 avvenuta in scioltezza. Ciascuno di essi ha cominciato a fare brainstorming su possibili luoghi, personaggi, accadimenti, e a riunirsi a latere per sceneggiare e assegnarsi le parti da scrivere. Tra una riunione plenaria e l\u2019altra i gruppi si aggiornavano a vicenda grazie a una mailing list. I racconti si sarebbero svolti tra il 2018 e il 2088 e li avremmo montati in ordine cronologico. Abbiamo composto una timeline generale degli eventi, alla quale tutti dovevano cercare di attenersi..<\/p>\n<p>Il laboratorio non \u00e8 consistito solo nello scrivere ma anche nel leggere e commentare insieme materiali sulla storia del territorio e sulla crisi climatica, oltrech\u00e9 nel fare sopralluoghi. Il 19 maggio 2019 siamo andati in visita all\u2019impianto idrovoro di Codigoro, del quale <strong>Antonio Abelli<\/strong>, tecnico del consorzio di bonifica, ci ha raccontato la storia e spiegato per filo e per segno il funzionamento.<\/p>\n<div id=\"attachment_45338\" style=\"width: 360px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/quando-qui-sara-tornato-il-mare\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-45338\" class=\"wp-image-45338 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/QQSTIM_cover_alta_350px.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"533\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-45338\" class=\"wp-caption-text\">Clicca per visitare la pagina dedicata al libro sul sito delle Edizioni Alegre.<\/p><\/div>\n<p>Dopo molte riscritture ed \u201cequalizzazioni\u201d il romanzo di racconti ha preso forma. \u00c8 un\u2019opera che \u201ceccede\u201d il sottogenere postcatastrofico. Autrici e autori danno per scontato che il disastro avverr\u00e0, ma non per questo cedono alla disperazione, e tantomeno al \u00abrealismo capitalista\u00bb. Nel Basso Ferrarese in gran parte sommerso c\u2019\u00e8 senz\u2019altro melancolia, c\u2019\u00e8 sopraffazione e violenza, ma nonostante questo la vita continua e rinasce in modi inattesi. Non solo ci sono sacche di resistenza ma addirittura esperimenti utopici, comunit\u00e0 basate sul mutuo appoggio e persino modelli di straniante socialismo, non scevri da contraddizioni anche laceranti ma comunque vitali. E creoli, grazie all\u2019innesto della cultura Yoruba e in generale di elementi africani, giocati in varie chiavi.<\/p>\n<p>Se dovessi individuare un iconema, un\u2019immagine caratteristica di questo nuovo mondo bassoferrarese, direi certamente la palafitta. E se dovessi scegliere un simbolo opterei per il \u201cCordon bleu\u201d, la maestosa barriera incompiuta a cui si allude pi\u00f9 volte, Grande opera con cui il realismo capitalista ha cercato di fermare il mare.<\/p>\n<p>Il paesaggio, qui, non \u00e8 mai sullo sfondo, \u00e8 sempre in primo piano, popolato da voci e presenze. In qualunque punto ci si trovi, si \u00e8 sempre a un passo dall\u2019onirico, dal sovrannaturale, dal metafisico.<\/p>\n<p>Al laboratorio hanno partecipato: Matteo Barbieri, Emanuela Bighi, Maurizio Ciriaci, Costanza Fabbri, Marco Lorenzetti, Patrizia Lucchini, Giuliana Materazzi, Gigliola Mingozzi, Franca Missanelli, Stefano Modeo, Joele Novelli, Chiara Porretta, Gloria Pozzati, Susanna Pucci, Arianna Pusinanti, Carlo Riberti, Cinzia Romagnoli, Eleonora Taruffi e Rita Trentini.<\/p>\n<p>Oltre a Marina Zappi, senza la quale non ci sarebbe stato il laboratorio e non esisterebbe questo libro, ringrazio la cooperativa Le Pagine, che nell\u2019anno in cui ha avuto in gestione la biblioteca ci ha permesso di prolungare i lavori oltre la scadenza inizialmente prevista.<\/p>\n<p>L\u2019ensemble che ha scritto il libro ha deciso di firmarsi col nome collettivo Moira Dal Sito. \u00c8 un anagramma di Mario Soldati, che rende omaggio tanto allo scrittore quanto alla biblioteca, ma c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9: in greco \u039c\u03bf\u1fd6\u03c1\u03b1 significa \u00abfato\u00bb, \u00abdestino\u00bb. Nella mitologia classica \u00e8 la forza che tiene a bada gli dei, che pone un limite a ci\u00f2 che possono fare, che punisce il loro arbitrio.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai serve una \u039c\u03bf\u1fd6\u03c1\u03b1 per porre un freno alla distruzione di ambiente e risorse. \u00abDal sito\u00bb significa \u00abdal posto\u00bb, \u00abdal luogo\u00bb. \u00abMoira Dal Sito\u00bb suona dunque come un fiducioso auspicio: che venga dal basso, dai territori, dalle loro singolarit\u00e0, la forza che fermer\u00e0 l\u2019ecocidio e il disastro climatico.<\/p>\n<p>Buona lettura.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\">Bologna &#8211; Eremo di Ronzano &#8211; Dogato<br \/>\ngiugno-agosto 2020<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>N.B.<\/strong> Apriremo i <em>commenti<\/em> su <em>Giap<\/em> il 6 ottobre 2021, per consentire nel frattempo una lettura ragionata e, nel caso, interventi meditati e <em>pertinenti<\/em>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"PREMESSA: UN PERICOLO, DUE EMERGENZE, UN RISCHIO Il testo che segue \u00e8 stato scritto nell&#8217;estate 2020, durante la prima &#8220;tregua&#8221; concessa dall&#8217;emergenza pandemica, e pubblicato nell&#8217;ottobre successivo come saggio introduttivo a Quando qui sar\u00e0 tornato il mare, romanzo \u00aba mosaico\u00bb scritto dal gruppo Moira Dal Sito. 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