{"id":4623,"date":"2011-07-05T13:23:58","date_gmt":"2011-07-05T11:23:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=4623"},"modified":"2011-07-05T15:08:16","modified_gmt":"2011-07-05T13:08:16","slug":"e-solo-questione-di-tempi-ovvero-torna-in-libreria-il-generale-giap","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/07\/e-solo-questione-di-tempi-ovvero-torna-in-libreria-il-generale-giap\/","title":{"rendered":"E&#8217; solo questione di tempi, ovvero: torna in libreria il generale Giap!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4624\" title=\"Vo Nguyen Giap e Ho Chi Mihn\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/masse_armate.png\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"387\" \/><\/p>\n<h5>[Gioved\u00ec 7 luglio torna ufficialmente in catalogo uno dei grandi testi di filosofia del conflitto (&#8220;scienza militare&#8221; sarebbe riduttivo) del XX secolo, <em>Masse armate ed esercito regolare<\/em>, scritto dal generale vietnamita e teorico marxista <strong>Vo Nguyen Giap<\/strong>.<br \/>\nCostui \u00e8 l&#8217;uomo al quale, pi\u00f9 di undici anni fa, intitolammo la nostra newsletter, che nel tempo si \u00e8 evoluta fino a diventare il blog che state leggendo.<br \/>\nGiap \u00e8 lo stratega della battaglia di Dien Bien Phu, che nel 1954 spazz\u00f2 via dall&#8217;Indocina i  colonialisti francesi. Abbiamo raccontato quell&#8217;evento nel  nostro <em>Asce di guerra<\/em> (cap. 32) e ne abbiamo messo la notizia in bocca ai personaggi del Bar Aurora di <em>54<\/em> (\u00abDien Bien Phu, <em>&#8216;gnur\u00e8nt<\/em>! \u00c8 dove i francesi hanno concentrato l&#8217;esercito. Stavolta li mandiamo a casa con la coda tra le gambe, ch\u00e9 il Generale Giap non \u00e8 mica un baggiano, \u00e8 uno che la sa fare la guerra, un eroe del popolo\u00bb).<br \/>\nDopo la Francia arrivarono gli USA, con napalm e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Agente_Arancio\">Agente Arancio<\/a>. Giap si mise d&#8217;impegno a cacciare pure loro.<br \/>\n&#8220;Giap&#8221; \u00e8 anche il nome di <a href=\"http:\/\/www.militant-blog.org\/new_version\/?p=1669\">uno spazio occupato a Roma<\/a>, nel quartiere San Lorenzo, pi\u00f9 volte sgomberato.<br \/>\nLa copertina del libro mostra il generale in piedi accanto a <strong>Ho Chi Mihn<\/strong>, &#8220;Colui che rimane sveglio quando tutti dormono&#8221;, protagonista del prologo di <em>Asce di guerra<\/em>.<br \/>\nSegnalare su <em>Giap<\/em> il ritorno in libreria di Giap \u00e8 per noi un atto doveroso, nonch\u00e9 la chiusura di un cerchio. Anche perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 lo zampino del nostro amico e da molti anni compagno di strada <strong>Tommaso De Lorenzis<\/strong>: a chiudere il volume \u00e8 un suo intervento intitolato \u00abDa qui a Saigon la strada \u00e8 buona\u00bb, che proponiamo integralmente qui sotto. La prefazione, invece, \u00e8 di <strong>Luciano Canfora<\/strong>.<br \/>\nFidatevi di noi, ordinate il libro (presso il vostro libraio di fiducia o in rete, per esempio <a href=\"http:\/\/www.libreriauniversitaria.it\/BIT\/8888249400\/ASI\/300131\">qui<\/a>). Per il pdf della copertina completa, <a href=\"http:\/\/bit.ly\/lKl8ZI\">cliccare qui<\/a>.]<!--more--><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-4627\" style=\"margin-left: 3px; margin-right: 3px;\" title=\"De Castries\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/decastries-300x266.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"266\" \/>La chiamavano B\u00e9atrice e fu la prima a concedersi. Poi tocc\u00f2 a Gabrielle. Dominique era la pi\u00f9 alta e si offr\u00ec poco dopo. Aveva fianchi generosi, lungo i quali il cielo sembrava vicino. Eliane divenne una controversia d\u2019onore. Perso l\u2019onore, Huguette fu una questione di vita o di morte. Isabelle si diede alla fine.<br \/>\n\u00abIl n\u2019y a pas d\u2019amour heureux\u00bb, aveva scritto Louis Aragon. \u00abIl n\u2019y a pas d\u2019amour heureux\u00bb cantava Georges Brassens. Infatti\u2026 \u00abNon esiste amore felice\u00bb.<br \/>\n\u00c8 probabile che <em>Monsieur le Colonel<\/em> Christian Marie Ferdinand de la Croix de Castries ignorasse il malinconico monito dei connazionali, allorch\u00e9 \u2013 nell\u2019autunno del 1953 \u2013 battezz\u00f2 con i nomi delle sue amanti le colline che sovrastavano la piana di Dien Bien Phu, lembo nordoccidentale del Vietnam, Indocina francese. Almeno cos\u00ec vuole la pruriginosa maldicenza. Del resto, i Signori d\u2019oltralpe sono maestri in materia di seduzione. E poi \u2013 si sa \u2013 l\u2019amore \u00e8 come la guerra e <em>\u00e0 la guerre comme \u00e0 la guerre<\/em>.<\/p>\n<p>Il 7 maggio 1954 le postazioni radio di Hanoi captarono una di quelle comunicazioni che segnano il corso della Storia. A trasmettere era proprio lui, il comandante in capo della piazzaforte di Dien Bien Phu, Christian de Castries in persona.<br \/>\nPochi giorni prima era stato nominato generale sul campo. Anche Friedrich von Paulus era stato promosso feldmaresciallo del Reich dopo che la tenaglia sovietica si era chiusa sulla VI Armata nazista nel cimitero di Stalingrado.<br \/>\nConfuse dal crepitio delle scariche elettrostatiche, le parole valevano da epitaffio del dominio coloniale di Francia nel Sud-est asiatico: \u00abDopo venti ore di lotta senza respiro, compresi combattimenti corpo a corpo, il nemico si \u00e8 infiltrato in tutto il centro. Manchiamo di munizioni. La nostra resistenza sta per essere sopraffatta. I vietminh sono soltanto a pochi metri dalla radiotrasmittente dalla quale sto parlando. Ho dato ordine di effettuare il massimo delle distruzioni. Non ci arrenderemo\u00bb.<br \/>\nDopo fu solo silenzio. I nomi muliebri non avevano portato fortuna e il Poeta aveva avuto ragione ancora una volta: \u00abLa sua vita somiglia a quei soldati senz\u2019armi \/ Che sono stati abbigliati per un altro destino\u00bb. Il sole si eclissava, incendiando la foresta. E mentre l\u2019astro moriva, sorgeva la leggenda dell\u2019uomo che aveva piegato il colosso europeo: il comandante in capo dell\u2019esercito del Vietminh, lo stratega che aveva beffato gli ufficiali della Repubblica e annientato gli uomini della Legione straniera.<br \/>\nNella primavera del 1954, sulle sponde del fiume Nam Yum, nella valle di Dien Bien Phu, nacque il mito del generale Giap.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-4631\" title=\"Vo Nguyen Giap\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/vonguyengiap1-300x210.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"210\" \/><br \/>\nLe sanguinose vicende che sconvolsero il Vietnam tra la seconda guerra mondiale e la met\u00e0 degli anni Settanta, dall\u2019inizio della resistenza anti-nipponica alla caduta di Saigon (30 aprile 1975), sono marchiate a fuoco nella memoria degli alti comandi d\u2019Occidente. La capitolazione delle truppe giapponesi e la vampa insurrezionale dell\u2019agosto 1945, la disfatta dell\u2019esercito transalpino nella guerra d\u2019Indocina e la <em>d\u00e9b\u00e2cle<\/em> americana nel conflitto con il Nord socialista dimostrarono al mondo la fragilit\u00e0 delle potenze coloniali. La sproporzione delle forze in campo e la straordinaria capacit\u00e0 di colmare la differenza di mezzi tecnici trasformarono il Vietnam nel simbolo della resistenza all\u2019imperialismo. Nacque cos\u00ec l\u2019epica di un popolo indomito, guidato da scaltri maestri della guerra.<br \/>\nLa scienza militare vietnamita \u00e8 indissolubilmente intrecciata alla \u00abguerra di guerriglia\u00bb, versione novecentesca del duello biblico che oppose Davide a Golia. La stessa filmografia statunitense, con il popolare filone dei Viet-movies, ha affibbiato al \u201cGiallo\u201d \u00abaccovacciato nella giungla\u00bb, a \u201cCharlie\u201d come lo chiamano gli sciroccati marine di <em>Apocalypse Now<\/em>,\u00a0 i panni d\u2019un nemico astuto e infido, ubiquo e invisibile, pi\u00f9 simile a un partigiano senza volto che al disciplinato milite di un esercito regolare.<br \/>\n\u201cCharlie\u201d \u00abs\u2019imbucava nella terra troppo profondamente o si muoveva troppo in fretta\u00bb, considera Benjamin Willard mentre risale il corso del fiume Nung alla ricerca del colonnello Kurtz. \u00abIn Vietnam non esiste la prima linea\u00bb chiosa il sergente Clell Hazard in <em>Giardini di pietra<\/em>. E perfino John Rambo finir\u00e0 per applicare, nella cittadina di Hope, quella destrezza e quell\u2019attitudine al mimetismo, che l\u2019iconografia \u00e8 solita conferire al combattente vietnamita. Il reduce incompreso \u201cvincer\u00e0\u201d nella patria ostile con le armi che resero insuperabile il nemico.<br \/>\nEppure, il mito fondativo dell\u2019imbattibilit\u00e0 viet, il vero inizio dell\u2019epopea, l\u2019accadimento che port\u00f2 alla disfatta francese, e al riconoscimento della Repubblica democratica sotto la guida del Presidente Ho Chi Minh, fu una terrificante battaglia campale, durata sette settimane e culminata nella conquista delle linee francesi al termine di un durissimo assedio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4632\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/dienbienphu-trenches.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"453\" \/><br \/>\nA Dien Bien Phu fu scavato un fitto groviglio di trincee e vennero concentrate decine di migliaia di uomini. Da ambo le parti si registr\u00f2 un massiccio impiego dell\u2019artiglieria. I francesi provarono a impiegare i cacciabombardieri. Il Vietminh rispose con un inatteso fuoco di contraerea. Per entrambi i contendenti si materializz\u00f2 il famelico mostro della <em>no man\u2019s land<\/em>: la terra di nessuno. E in alcuni momenti lo scontro divenne un combattimento all\u2019arma bianca sotto il diluvio delle piogge monsoniche.<br \/>\nIl viatico di Giap per l\u2019Olimpo dei guerrieri fu un confronto nel quale si contrapposero due eserciti regolari, due efficienti macchine belliche registrate nei minimi dettagli. L\u2019intuizione del generale asiatico consistette nel ribaltamento dei rapporti di forza attraverso l\u2019imposizione della superiorit\u00e0 numerica e la creazione della supremazia tattica. Giap vinse nei termini della pi\u00f9 canonica delle guerre regolari e l\u2019apice del conflitto coincise con il momento topico della \u201cgrande battaglia\u201d.<br \/>\nQuanto di pi\u00f9 lontano \u2013 almeno a prima vista \u2013 da forme, incanti e rappresentazioni della <em>guerrilla<\/em>, col suo variopinto bagaglio di imboscate, localit\u00e0 inaccessibili, tecniche di logoramento, pratica del sabotaggio, azioni di disturbo e incursioni nelle retrovie nemiche.<br \/>\nLe testimonianze dal mattatoio sono chiarissime e non lasciano spazio a dubbi. \u00abI guerriglieri vietnamiti del generale Giap [\u2026] seguono, nell\u2019assedio delle posizioni francesi, la tattica classica di tipo ottocentesco: nel terreno molle, intriso dalla pioggia, scavano lunghe trincee, dalle quali si slanciano a piccoli gruppi contentandosi di avvicinarsi ai reticolati francesi anche di otto o dieci metri soltanto. Poi, sotto il fuoco della difesa, scavano una nuova trincea\u00bb, racconta l\u2019inviato della <em>Associated Press<\/em> John Roderick. La ricostruzione \u00e8 confermata dal veterano comunista Bui Tin:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa pala era diventata la nostra arma pi\u00f9 importante. Tutti scavavano gallerie e trincee sotto il fuoco, a volte lavorando su un terreno duro e avanzando soltanto di cinque o sei metri al giorno. Ma, poco a poco, circondammo Dien Bien Phu con una rete di percorsi sotterranei lunga diverse centinaia di miglia ed eravamo ormai in grado di stringere il cappio attorno al collo dei francesi\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Non a caso Dien Bien Phu passer\u00e0 alla storia come la \u201cVerdun\u201d d\u2019Indocina.<br \/>\nCi\u00f2 nonostante, la madre di tutte le battaglie anti-imperialiste manca \u2013 ancora oggi \u2013 di una consacrazione narrativa. Non esiste un colossal che l\u2019abbia consegnata in via definitiva al grande schermo. Lo stesso <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Pierre_Schoendoerffer\">Pierre Schoendoerffer<\/a>, sopravvissuto all\u2019inferno, la imprimer\u00e0 sulla celluloide di un lungometraggio che non si discosta troppo dagli intenti informativi del documentario. E al di l\u00e0 delle memorie \u201cclandestine\u201d firmate dagli scampati, rimane priva di un crisma letterario.<br \/>\nNiente a che vedere con la copiosa messe di riferimenti e trasfigurazioni che hanno perpetuato i fatti del Little Big Horn. Niente a che vedere con la Resistenza sovietica, rispetto alla quale prevale la formula del \u201cnemico alle porte\u201d e l\u2019attenzione si concentra sulla linea del fronte, sulle sponde del Volga, trascurando le mille storie dei gruppi partigiani operanti alle spalle della Wehrmacht.<\/p>\n<p>Sulla pianura di Dien Bien Phu la <em>fiction<\/em> latita e la grande narrazione balbetta. D\u2019altronde, oltre l\u2019orlo dei poggi e delle fangose trincee, c\u2019\u00e8 il rischio di vedere spuntare il volto severo, e poco seducente, di Erich Maria Remarque. Siamo distanti anni luce dal fascino esotico e dalla gloria sentimentale del Guerrigliero, in grado di accendere la fantasia dei narratori d\u2019ogni tempo, rimandando alle remote favole e all\u2019archetipo del <em>folk hero<\/em>.<br \/>\nIn un saggio intitolato <em>Il Vietnam e la dinamica della guerriglia<\/em>, <strong>Eric Hobsbawm<\/strong> prova a cogliere analogie e differenze tra l\u2019icona dell\u2019antico ribelle e la figura dell\u2019Irregolare moderno: \u00abFino alla fase ultima della guerriglia, quando i guerriglieri diventano un esercito, e possono veramente affrontare e sconfiggere gli avversari in campo aperto, come a Dien Bien Phu, non c\u2019\u00e8 niente nelle pagine puramente militari di Mao, di V\u00f4 Nguyen Giap, di Che Guevara o di altri manuali di guerriglia, di diverso da ci\u00f2 che un guerrillero tradizionale o il capo di una banda armata considera semplicemente comune buon senso\u00bb.<br \/>\nAl netto della controversa valutazione, \u00e8 certo che dobbiamo lasciarci alle spalle le umbratili plaghe della Selva, rinunciare al manto dell\u2019invisibilit\u00e0 e imboccare la via che conduce sulla piana. Lungo quel percorso l\u2019unit\u00e0 partigiana diventa battaglione, la milizia si fa esercito, il bandito sociale indossa l\u2019uniforme e le ballate dei cantastorie mutano nell\u2019idioma della scienza militare\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.thefirstpost.co.uk\/47848,news-comment,news-politics,general-vo-nguyen-giaps-last-battle-against-bauxite-mining-vietnam-environment\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4633\" title=\"Vo Nguyen Giap in una foto di qualche anno fa\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/giap_slaughtered.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"256\" \/><\/a><em><br \/>\nMasse armate ed esercito regolare<\/em> costituisce la preziosa summa della dottrina militare di Giap. L\u2019opera ha il merito di sciogliere l\u2019oscura equazione a incognite multiple che collega guerra di guerriglia e guerra regolare, armamento delle masse e costituzione dell\u2019esercito permanente, tattica di logoramento e \u201cgrande battaglia\u201d. Filtrata dalla trasposizione mitica, dalle figure della retorica e da un certo romanticismo, la \u00abguerra di popolo\u00bb \u2013 ovvero la mobilitazione complessiva contro il nemico imperialista e di classe \u2013 recupera, in queste pagine, una plastica complessit\u00e0.<br \/>\nLa resistenza vietnamita si avvalse senza dubbio dell\u2019ingegnoso campionario della guerriglia, che seppe perfezionare e portare a un alto grado di efficacia. Giap attinge in abbondanza a miti e parabole della tradizione orale ispirati alla millenaria lotta contro gli occupanti stranieri. Il famigerato impiego delle armi improprie, l\u2019uso marziale di sbarre di ferro, tronchi di bamb\u00f9, zappe, canne e randelli, esprime quella preliminare asimmetria degli antagonisti da cui origina l\u2019epopea. Tuttavia, la condizione reale che permette di riequilibrare il divario di partenza \u00e8 la capacit\u00e0 \u2013 propriamente politica \u2013 di generalizzare lo scontro. Ovvero, la disponibilit\u00e0 delle masse a combattere: sia <em>hic et nunc<\/em> sia molto a lungo. Sempre e comunque: un istante in pi\u00f9 del nemico.<br \/>\n\u00c8 in questo contesto che si formano e agiscono le milizie di guerriglia, embrioni dell\u2019esercito rivoluzionario. Rispetto alla mistica del \u201cbandito sociale\u201d, il Guerrigliero non conta sul semplice appoggio o sull\u2019istintiva simpatia della popolazione, bens\u00ec su una rete di realt\u00e0 locali che partecipano attivamente alla resistenza: \u00abUna mano all\u2019aratro, l\u2019altra al fucile\u00bb; \u00abOgni villaggio, ogni comune una fortezza; ogni strada un fronte\u00bb; \u00abTrentuno milioni di nostri compatrioti, trentuno milioni di eroici combattenti\u00bb.<br \/>\nSi tratta di un fattore discriminante che, peraltro, sembra palesare una dissonanza con impostazioni affini. Ad esempio con l\u2019orientamento di ascendenza latino-americana che \u2013 secondo alcuni \u2013 trascura le specificit\u00e0 delle situazioni di lotta e il ruolo delle \u00abforze politiche di massa\u00bb,\u00a0 privilegiando la \u201cvolont\u00e0 rivoluzionaria\u201d e accentuando l\u2019\u201cautonomia\u201d della <em>guerrilla<\/em>, concepita come innesco di un incendio che dovrebbe propagarsi anche davanti alla passivit\u00e0 del popolo.<br \/>\nPer i vietnamiti, l\u2019organizzazione delle formazioni partigiane, prima, e la fondazione dell\u2019\u00abesercito rosso\u00bb, dopo, derivano da una precisa lettura di fase. Ci\u00f2 che invece va stimolato, ogniqualvolta si d\u00e0 agitazione rivoluzionaria, \u00e8 l\u2019articolazione capillare e diffusa dell\u2019uso della forza.<br \/>\nAll\u2019inizio degli anni Trenta, nel prologo di ci\u00f2 che diventer\u00e0 guerra di guerriglia contro l\u2019invasore giapponese e guerra di movimento contro l\u2019oppressore francese, le indicazioni del Partito comunista sono chiare. Viene fissata la priorit\u00e0 dell\u2019armamento di massa in vista della rivoluzione e vengono indicate precise soluzioni organizzative:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe brigate di autodifesa operaie e contadine differiscono dai distaccamenti di guerriglia, esse non costituiscono per\u00f2 neppure l\u2019esercito rosso. Non si possono organizzare l\u2019esercito rosso e i distaccamenti di guerriglia in qualsiasi momento, quando se ne ha voglia, mentre le brigate di autodifesa possono e devono essere organizzate senza indugio, quando vi \u00e8 agitazione rivoluzionaria e quale che sia la sua forza\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>La guerra di popolo funge \u2013 al tempo stesso \u2013 da costante e da variabile. \u00c8 il presupposto e la forma fluida dello scontro: fattore tendenziale che muta per integrare pratiche differenti.\u00a0 Solo in questo quadro \u00e8 possibile cogliere la natura transitoria e la geometria lineare della guerriglia che \u2013 in caso di successo parziale \u2013 deve evolvere verso la costituzione dell\u2019esercito permanente, il conflitto in campo aperto e la vittoria ultima. Si potrebbe dire che tutto \u00e8 nella guerra di popolo (come tutto \u00e8 nella lotta di classe) e nulla fuori.<br \/>\nAd ogni modo, la connessione tra masse armate, milizie di guerriglia e truppe regolari non si esaurisce nella diacronia. Giap parla di \u00abintimo collegamento\u00bb tra guerriglia e guerra regolare. Menziona situazioni in cui l\u2019armamento delle masse rivoluzionarie e l\u2019edificazione dell\u2019esercito popolare si sono dati contestualmente. Richiama l\u2019accentuarsi delle azioni di logoramento in occasione delle battaglie di Hoa Binh e Dien Bien Phu. Ricorda come, durante i bombardamenti americani, il combattimento regolare e il conflitto asimmetrico si siano prodotti in simultanea. Anticipa l\u2019ora del trionfo, chiarendo che neppure in regime di pace la coppia d\u2019istanze sar\u00e0 scindibile, perch\u00e9 proprio allora l\u2019addestramento delle forze armate di massa e il potenziamento dell\u2019esercito regolare dovranno intensificarsi nel segno della difesa nazionale e in vista di aggressioni future.<\/p>\n<p>L\u2019articolato meccanismo della guerra di popolo e la prospettiva strategica illustrati da Giap si radicano profondamente nel Novecento. La capacit\u00e0 di mobilitazione totale delle masse, l\u2019enfasi posta sull\u2019innovazione tecnologica degli armamenti, la necessit\u00e0 di centralizzare la decisione, sviluppare l\u2019unificazione organizzativa e applicare una disciplina \u00absevera, equa e liberamente accettata\u00bb, alludono alla Trimurti della modernit\u00e0 composta da politica, guerra e produzione industriale. Al netto di suggestioni arcaiche e antiquati compiacimenti, l\u2019Indocina che resiste \u00e8 un pezzo di Occidente \u2013 possibile, alternativo, rivoluzionario \u2013 posto ai piedi dell\u2019Asia. E non a caso l\u2019educazione dei combattenti \u00abdeve divenire progressivamente una pratica corrente, uno stile di lavoro, una nuova abitudine, quella della classe operaia legata alla produzione moderna, non quella dei piccoli produttori legati a una produzione dispersa, artigianale, \u201clibertaria\u201d\u00bb. A fronte di tale insistenza sui fondamenti della modernit\u00e0 (popolo in armi, direzione del partito, guerra rivoluzionaria, esercito regolare, conquista del potere, industria pesante), resta da capire per quali motivi le lotte indocinesi siano state recepite, consacrate e narrate nei termini prevalenti del conflitto irregolare. In altre parole: bisogna chiedersi perch\u00e9 l\u2019epica vietnamita si sia formata attraverso un\u2019\u201celisione libertaria\u201d che ne ha rimosso aspetti determinanti.<br \/>\nDove sono finite la battaglia di Dien Bien Phu, l\u2019invasione della Cambogia e la presa di Saigon?\u00a0 Dove sono le manovre di ampio respiro che imprimono accelerazioni, scandiscono nuove temporalit\u00e0, discriminano tra un \u201cprima\u201d e un \u201cdopo\u201d, liberano territori, conseguono risultati parziali e indicano la fine della marcia?<\/p>\n<p>Di certo la guerriglia ha dalla sua il vantaggio di viaggiare leggera. Assai pi\u00f9 leggera della guerra di popolo, di cui costituisce un elemento fondamentale ma non risolutivo, e della guerra regolare, di cui rappresenta l\u2019indispensabile presupposto. Procede da una condizione antica e paradigmatica: quella disuguaglianza delle forze in campo che figura nelle narrazioni archetipiche di molte civilt\u00e0. Ha il vantaggio di essere sostenuta da piccoli drappelli. Da Nord a Sud, da Oriente a Occidente, viola le impalpabili frontiere dell\u2019immaginario. Scuote la percezione collettiva perch\u00e9 si offre con generosit\u00e0 al gioco della metamorfosi. Rimbalza da un capo all\u2019altro del continuum, oscillando dai poemi eroici alla simultaneit\u00e0 iper-tecnologica. Muovendo da localit\u00e0 impervie (la foresta, le montagne, il deserto), si consacra come simbolo. In questo senso, la metropoli occidentale \u00e8 stata paragonata a una \u00abgiungla\u00bb e \u2013 di conseguenza \u2013 \u00e8 divenuta teatro di attivit\u00e0 combattenti. Allo stesso modo, gli spazi della rete telematica vengono equiparati a territori selvaggi, difficili da governare, e per questo adatti al diffondersi d\u2019una qualche \u201cguerra per bande\u201d.<br \/>\nIl guerrigliero \u00e8 invisibile e anonimo. Incorporeit\u00e0 e assenza d\u2019identit\u00e0 sono disposizioni facilmente riproducibili. In caso di esito positivo, la <em>guerrilla<\/em> diventa una pratica contagiosa e virale: si propaga \u2013 cio\u00e8 \u2013 senza particolari sforzi e anche in mancanza di strutture rigide.<br \/>\nHa una semantica multiforme che comprende truci significati e creativi doppi sensi. Pu\u00f2 manifestarsi fuori tempo massimo, quando esibisce la maschera grottesca del Secolo XX durante la notte di Halloween\u00a0del moderno. O pu\u00f2 essere oltre il tempo, allorch\u00e9 si modula all\u2019altezza del capitalismo cognitivo, della produzione post-fordista e dell\u2019industria culturale.<br \/>\nSubisce slittamenti impropri e avventuristici. Oppure denota forme irriverenti e gioiose di agitazione. Ha fatto pendant con il sostantivo \u201cpartito\u201d per comporre una delle pi\u00f9 scellerate sigle del lottarmatismo italiano dei <em>Seventies<\/em>: quella dell\u2019ala di \u201cmovimento\u201d, anti-soggettivista e post-fabbrichista, dell\u2019organizzazione chiamata Brigate rosse.<br \/>\nSi \u00e8 legata alla parola \u00abcomunicazione\u00bb per indicare l\u2019insieme di pratiche informali volte a spiazzare i codici dominanti. \u00abComunicazione-guerriglia\u00bb \u00e8 la formula con cui viene designata una prassi molteplice, tipica di certi gruppi agit-prop, che comprende ingegnose \u201cscorribande\u201d e interventi di disturbo come la parodia, la falsificazione, il graffito, il <em>d\u00e9tournement<\/em>, la beffa mediatica, il rovesciamento dei contenuti imposti, l\u2019alterazione ludica dei messaggi pubblicitari.<br \/>\nNelle societ\u00e0 in cui il potere tende a scomporsi e a rifrangersi, la guerriglia allude a un agire disseminato che ricalca in chiave conflittuale i dispositivi di controllo della controparte. Evitando lo scontro alla luce del sole, rimandando il rovesciamento dei rapporti di forza, eludendo il momento della grande battaglia, risponde a un innegabile principio economico. Sa ottimizzare i risultati e contenere le \u201cperdite\u201d.<br \/>\n<strong>Umberto Eco<\/strong> ne offr\u00ec una celeberrima declinazione allorch\u00e9 la defin\u00ec \u00absemiologica\u00bb, sostenendo che \u2013 rispetto alla comunicazione di massa \u2013 la partita della libert\u00e0 non si gioca dove un messaggio viene prodotto, bens\u00ec dove lo si riceve. \u00c8 nel punto di arrivo che si pu\u00f2 ribaltare il senso di un enunciato o liberare interpretazioni differenti:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSe ho parlato di guerriglia \u00e8 perch\u00e9 ci attende un destino paradossale e difficile [\u2026]: proprio mentre i sistemi di comunicazione prevedono una sola Fonte industrializzata e un solo messaggio che arriver\u00e0 a una udienza dispersa in tutto il mondo, noi dovremo essere capaci di immaginare sistemi di comunicazione complementare che ci permettano di raggiungere ogni singolo gruppo umano, ogni singolo membro dell\u2019udienza universale, per discutere il messaggio in arrivo alla luce dei codici d\u2019arrivo, confrontandoli con quelli di partenza\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>La profezia cancellava, nell\u2019ambito dei media, l\u2019allegoria potenziale della presa del Palazzo d\u2019Inverno o della conquista della piazzaforte. Cominciava la fortuna della metafora-guerriglia.<br \/>\nCorreva il 1967. Pochi mesi dopo, Giap avrebbe scatenato l\u2019Offensiva del T\u00eat, sferrando \u2013 di concerto con i guerriglieri Vietcong \u2013 un attacco, di straordinaria intensit\u00e0 e alto livello strategico, contro le posizioni americane e sudvietnamite. All\u2019operazione parteciparono settantamila uomini, la met\u00e0 dei quali fu impegnata nel quadrante di Saigon. L\u2019obiettivo simbolico era l\u2019occupazione dell\u2019ambasciata americana. Pi\u00f9 di cento centri urbani insorsero in simultanea con i movimenti dell\u2019esercito del Nord. La guerra di popolo cambiava audacemente scenario. Da risaie, foreste e sperduti villaggi il conflitto irrompeva nel Sud urbanizzato. Si materializzava nelle strade di citt\u00e0 ritenute inespugnabili. \u00abLA GUERRA COLPISCE SAIGON\u00bb, titol\u00f2 \u2013 a caratteri cubitali \u2013 \u00abThe News\u00bb.<br \/>\nE di colpo, la Fonte della comunicazione fu costretta a mutare messaggio. Le telecamere andarono fuori fuoco e le televisioni occidentali dovettero cambiare inquadratura.<br \/>\nIronia della sorte, verrebbe da dire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-4634\" title=\"L'ultimo titolo del riquadro \u00e8 il pi\u00f9 bello\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/guerriglia.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"357\" \/><br \/>\nLa guerra di guerriglia ha conosciuto una straordinaria diffusione. Una volta, correva veloce sulla lettera del suo significato, riassunta nel potente slogan \u00abDieci, cento, mille Vietnam\u00bb, travisata dalla formula \u00abGuerriglia S\u00ec \/ Guerra No\u00bb. Era il tempo della lotta dei popoli oppressi contro l\u2019imperialismo, dell\u2019esplosione del <em>movement<\/em> americano e delle barricate al Quartiere latino. La semplificazione fu una parte fondamentale del gioco, perch\u00e9 lo scontro tra eserciti regolari d\u2019Occidente e formazioni combattenti \u201cterzomondiste\u201d colpiva l\u2019immaginazione molto pi\u00f9 degli incalzanti richiami alla disciplina di partito, alla conquista del potere e alla fondazione dell\u2019esercito rosso. E meglio delle articolate operazioni di unit\u00e0 mobili, del coordinamento tra tattica di logoramento e scontro regolare, del legame che definisce l\u2019ambito del \u201cpolitico-militare\u201d. La leggenda si consacrava monca, gi\u00e0 depurata (o depauperata) dell\u2019essenza novecentesca, ormai libera dalla trama di connessioni che l\u2019aveva garantita, preservata \u2013 e resa vincente \u2013 nell\u2019arco di tre decenni.<br \/>\nPi\u00f9 tardi, svincolata dal nesso di continua e reciproca implicazione che dovrebbe avvincerla al conflitto regolare, e in alcuni casi addirittura contrapposta alla guerra, ha supportato la ricerca di una compiuta via d\u2019uscita dalla modernit\u00e0. Cos\u00ec guerra e politica sono state dimenticate insieme. E insieme a loro sono venute meno la percezione del tempo e la capacit\u00e0 di conseguire obiettivi parziali in vista di fini ultimi, di intendere la progressivit\u00e0 delle lotte e incidere sui rapporti di forza, di concepire la durata e imprimere repentini cambi di passo, di costruire momenti di rottura o eventi capaci di riferire l\u2019oggi a <em>les lendemains qui\u00a0chantent<\/em>.\u00a0 Avversata, confutata, odiata, la politica moderna \u00e8 stata \u2013 nelle sue problematiche e controverse manifestazioni \u2013 una gigantesca \u201cmacchina del tempo\u201d degli sfruttati, e dell\u2019umanit\u00e0 intera, un enorme meccanismo in grado di raccordare passato, presente e futuro nel segno del possibile, e di misurare la lunghezza del percorso in vista del raggiungimento della meta.<\/p>\n<p>Trentasei anni dopo la vittoria del popolo vietnamita, <em>Masse armate ed esercito regolare<\/em> torna nelle librerie. Pu\u00f2 apparire un anacronismo. O la proposta d\u2019un fossile consunto.\u00a0 Non \u00e8 cos\u00ec.<br \/>\nQueste pagine offrono l\u2019occasione di valutare consistenza e spessore dei nodi che il secolo pi\u00f9 breve di tutti ha lasciato insoluti: il problema del potere, la dialettica mezzi-fini, il rapporto tattica-strategia, la capacit\u00e0 di \u201cvedere\u201d l\u2019avvenire, la geometria variabile che collega forza e consenso, la necessit\u00e0 di dare tempo al tempo oltre il presente immoto. Del resto, la guerra non \u00e8 la prosecuzione della politica con altri mezzi? E allora \u00e8 possibile imboccare il \u201cpassaggio a sud-est\u201d e percorrere la strada a ritroso. Battere le piste d\u2019Indocina per riscoprire il cuore \u2013 rosso \u2013 della vecchia Europa: dalla <em>guerre dans les rues<\/em> della Comune di Parigi alla Russia dell\u2019Ottobre.<br \/>\nAnche perch\u00e9 nessuna metafora, nessun simbolo, nessun mito possono pretendere di conservarsi immuni all\u2019esercizio della verifica. E allora vale la pena ricordare come ogni conflitto irregolare perde \u2013 e si perde \u2013 se traduce il differimento in dimenticanza e l\u2019elusione del confronto campale in rimozione. La metafora-guerriglia non deve mai diventare \u201cinvarianza critica\u201d, logoramento permanente della controparte, moto obliquo e perpetuo, rovescio negativo di una temporalit\u00e0 identica a se stessa.<br \/>\nPassiamo dalla Selva, dunque: ricordando Dien Bien Phu. E senza smarrire la via per Saigon.<\/p>\n<p>Nel 1965 Hobsbawm scriveva: \u00abAccadr\u00e0 raramente che le forze straniere abbiano subito una sconfitta decisiva, persino in casi come Dien Bien Phu. Gli americani sono ancora a Saigon, in apparenza a bersi pacificamente il loro bourbon, tranne forse per una bomba occasionale in qualche bar. Le loro colonne di soldati percorrono ancora la campagna a proprio piacimento, e le loro perdite non superano di molto il numero dei morti in incidenti stradali in patria. I loro aerei lasciano cadere bombe dove vogliono, e c\u2019\u00e8 ancora qualcuno che si pu\u00f2 chiamare primo ministro del Vietnam \u201clibero\u201d, sebbene sia difficile prevedere da un giorno all\u2019altro chi sia\u00bb.<br \/>\nLa notte del 29 aprile 1975, le avanguardie corazzate dell\u2019esercito della Repubblica democratica entrarono nella periferia di Saigon. Poche ore pi\u00f9 tardi, dal balcone di quello che era stato il palazzo presidenziale, sventolava la bandiera rossa e gialla del Vietcong.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre una questione di tempo. \u00c8 solo una questione di <em>temp<\/em>i.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Tommaso De Lorenzis<\/strong>, Roma, maggio 2011<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LINK CORRELATI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/italiano\/outtakes\/fluminis.html\">WM4, \u00abSui fiumi di Babilonia. Appunti sulla teoria della guerriglia di T. E. Lawrence\u00bb (2004)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Gioved\u00ec 7 luglio torna ufficialmente in catalogo uno dei grandi testi di filosofia del conflitto (&#8220;scienza militare&#8221; sarebbe riduttivo) del XX secolo, Masse armate ed esercito regolare, scritto dal generale vietnamita e teorico marxista Vo Nguyen Giap. 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