{"id":45871,"date":"2020-12-07T14:37:11","date_gmt":"2020-12-07T13:37:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=45871"},"modified":"2025-03-18T15:59:18","modified_gmt":"2025-03-18T14:59:18","slug":"come-siamo-arrivati-fin-qui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/12\/come-siamo-arrivati-fin-qui\/","title":{"rendered":"Come siamo arrivati fin qui? Il contagio di un&#8217;idea di salute."},"content":{"rendered":"<p>di<strong> Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni*<\/strong><\/p>\n<h4><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-45873\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/rewind.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"225\" \/>1.Cronache di una primavera e di un autunno<\/strong><\/h4>\n<p>Nei primi giorni di maggio, sul finire della cosiddetta fase 1, in un lungo post intitolato <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/05\/effetto-nocebo-coronavirus\/\"><em>Ammalarsi di paura<\/em><\/a>, analizzavamo l\u2019inaudita gravit\u00e0 della situazione lombarda con gli strumenti dell\u2019antropologia medica e dell\u2019etnopsichiatria e proponevamo di includere fra le concause di quel disastro anche l\u2019effetto nocebo indotto dal \u00abterrore a mezzo stampa\u00bb. Come molti testi nati in quei mesi, anche quello, in qualche modo, si era scritto da s\u00e9 in tempi rapidissimi, in una sorta di stato non ordinario di coscienza indotto dal trattenimento casalingo.<\/p>\n<p>Subito dopo, la fase 2 ha portato nuove questioni, nuove angosce, un\u2019enorme stanchezza e un diverso registro di visibilit\u00e0. Lungo l\u2019estate il moto emotivo collettivo \u00e8 andato nella direzione di un certo oblio: sperando che tanto la pandemia quanto il governo fossero in remissione, non abbiamo avuto voglia di fare i conti con ci\u00f2 che avevamo appena vissuto. Troppo faticoso da elaborare e poi il virus non c\u2019\u00e8 quasi pi\u00f9, pensiamo a ripartire&#8230; <!--more--><\/p>\n<p>Quando la storia attraversata \u00e8 traumatica e carica di angoscia, pu\u00f2 capitare, sia ai singoli che a intere collettivit\u00e0, di aver voglia di pensare ad altro e \u201cguardare avanti\u201d, nel tentativo ambiguo di alleviare il carico emotivo senza fare i conti con le responsabilit\u00e0. <strong>Luca Casarotti<\/strong> ha descritto questo processo, per un tutt\u2019altro momento storico, nel suo <a href=\"https:\/\/yewtu.be\/watch?v=QUUchKiYrpA\">discorso per il 25 aprile 2018<\/a>. Dal punto di vista psicologico si capisce bene il perch\u00e9 di questa strategia, che per\u00f2, alla lunga, \u00e8 fallimentare e collusiva. E infatti ora, in mezzo alla seconda ondata autunnale, ci ritroviamo con una societ\u00e0 profondamente trasformata, con le piazze presidiate da Forza Nuova, con regolamenti pi\u00f9 assurdi di quelli primaverili, con una sinistra pi\u00f9 polverizzata e residuale che mai, con il malessere psichico alle stelle e con una miriade di schegge tossiche infilzate nell\u2019immaginario \u2013 a partire da quelle emesse dalla <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/09\/il-mondo-di-qanon-come-entrarci-perche-uscirne-su-internazionale-la-prima-puntata-di-una-nuova-inchiesta\/\">\u00abbomba a frammentazione psichica\u00bb detta <strong>QAnon<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Bisogna riprendere il filo. Con dieci mesi di emergenza alle (e sulle) spalle, ma, anche, con l\u2019aiuto di una letteratura critica che comincia a sedimentare, proviamo a portare innanzi il discorso cominciato a maggio e a trarre alcune delle conclusioni che, a primavera, non sapevamo articolare \u2013 prima che nuove fasi-due\/tre\/quattro, o il dolce oblio che gi\u00e0 i giornali vanno orchestrando, ci distraggano.<\/p>\n<h4><strong>2. Sull\u2019utilit\u00e0 della storia per la vita<\/strong><\/h4>\n<p>O forse i fili da riprendere sono due. Uno, pi\u00f9 specificamente italiano (e tuttavia estendibile ad altre situazioni), \u00e8 immediatamente politico e riguarda i modi paternalistici, terrorizzanti e polizieschi con cui la crisi \u00e8 stata gestita, la violenza istituzionale di cui un\u2019emergenza sanitaria \u00e8 stata caricata. Il secondo filo, molto pi\u00f9 generale ma anche meno visibile, riguarda l\u2019assetto antropologico dell\u2019Occidente contemporaneo, la sua strutturazione materiale e simbolica, il modo in cui d\u00e0 forma agli umani che lo abitano. I due fili s\u2019intersecano e, per molti aspetti, <a href=\"https:\/\/pari.org.za\/covid-19-states-and-societies-italy\/\">la terra dell\u2019eterna emergenza<\/a> \u00e8 un osservatorio privilegiato. Ma mentre il primo \u00e8 gi\u00e0 ampiamente analizzato (soprattutto in questa sede), il secondo \u00e8 molto meno visibile, pi\u00f9 elusivo e scivoloso. \u00c8 possibile, per\u00f2, che sia proprio questo filo a permettere di spiegare alcuni dei fenomeni pi\u00f9 inquietanti di questo periodo e, in particolare, l\u2019appiattimento degli ambienti della sinistra critica su posizioni filogovernative.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-45874\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/vigile.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"134\" \/><\/p>\n<p>La prima domanda da farsi \u00e8 dunque: come siamo arrivati fin qui? Cos\u2019\u00e8 dovuto succedere, <em>prima del virus<\/em>, perch\u00e9 potessimo cos\u00ec prontamente rinunciare alle libert\u00e0 fondamentali, allontanarci da amori e affetti, sospendere istituti sociali primari (il saluto ai morti e quello ai nuovi nati, ad esempio), prendercela con il vicino, percepire la presenza del prossimo come minaccia letale, accettare ogni invasione dell\u2019intimit\u00e0 e lanciare volontariamente i nostri figli in pasto al drago telematico? Che tipo di addestramento cognitivo ed emotivo \u00e8 necessario perch\u00e9 una storia dell\u2019orrore come quella di QAnon risulti diffusamente credibile? Che idea di corpo, di salute, di malattia, di benessere bisogna avere per pensare che i colpevoli di un evento pandemico possano essere i bambini o chi va a correre in spiaggia? Si tratta, insomma, di capire come \u00e8 stata costruita la soggettivit\u00e0 contemporanea, lungo quali assi pulsionali, affettivi e cognitivi; quali sono i suoi presupposti; quale il suo \u201cregime di veridizione\u201d e i valori che la costituiscono.<\/p>\n<p>Richiamiamo telegraficamente il quadro concettuale nel quale ci muoviamo, che il post di maggio articolava in modo pi\u00f9 approfondito. Quando in antropologia si dice che un fenomeno \u00e8 <em>sociale<\/em>, non s\u2019intende affatto che esso sia di minor rilievo rispetto a un qualsiasi fenomeno di natura, perch\u00e9 non esiste fatto di natura \u2013 neanche il funzionamento del nostro genoma \u2013 che non sia preso fin dall\u2019inizio in un intrico di relazioni e scambi, in un certo tempo, in una storia collettiva. Detto altrimenti: gli umani sono storici fin dall\u2019inizio e fin nel profondo, vivono e muoiono delle verit\u00e0 messe a disposizione dal loro mondo e a esso, in larga parte e inconsapevolmente, si conformano. Se non lo facessero, non potrebbero abitarlo. Anche ci\u00f2 che sembra pi\u00f9 intimo e intangibile \u2013 la soggettivit\u00e0, il fatto di percepirsi come persone fatte cos\u00ec-e-cos\u00ec \u2013 \u00e8 storica: dipende dagli assetti ontologici, culturali, economici, simbolici di un mondo umano; dalla distribuzione del potere che vi si pratica; dal tipo di rapporti ammessi e non ammessi. Solo conoscendo almeno un po\u2019 questi presupposti si pu\u00f2 prender parte e provare a modificare l\u2019assetto: i tentativi di agire su un mondo culturale, e su se stessi in quanto elementi di quell\u2019orizzonte, non possono che partire da un\u2019apprensione critica dell\u2019acqua in cui si nuota \u2013 apprensione faticosa, perch\u00e9 rivela le proprie collusioni e richiede una certa disponibilit\u00e0 alla trasformazione.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque proprio nella storia recente e nei suoi presupposti che dobbiamo cercare le cause della trappola emotiva, concettuale, etica e politica nella quale, oggi, siamo presi. Se siamo cos\u00ec malmessi, non \u00e8 per via di un destino ineludibile o di immutabili leggi di natura, ma a causa di ci\u00f2 che \u00e8 successo ai singoli e ai collettivi, dell\u2019organizzazione delle nostre vite, dell\u2019insieme di convinzioni e costrizioni che regolano i nostri giorni. Per via di un insieme di fattori che, se conosciuti, si pu\u00f2 almeno provare a controeffettuare. In questo post ci concentreremo sull\u2019idea di individuo e di salute di cui tutti, in quanto occidentali contemporanei, siamo in qualche misura portatori. Ancora una volta, chiediamo a chi legge una certa pazienza.<\/p>\n<h4><strong>3. Esproprio<\/strong><\/h4>\n<p>Nella sua forma egemone, la modernit\u00e0 \u00e8 il mondo umano che ha preso forma in Europa, fra Cinquecento e Settecento, nella coalescenza di tre giganteschi processi storici: colonialismo, capitalismo e scienza. Senza l\u2019oro, la manodopera e le sperimentazioni schiavistico-industriali delle colonie non ci sarebbe stata l\u2019accumulazione primitiva. Senza la piega antropologica del protestantesimo, l\u2019accumulazione primitiva non avrebbe innescato il circuito del plusvalore e la transizione al capitalismo. Senza la Scienza \u2013 intesa qui, al singolare e con la maiuscola, come \u00abunico regime legittimo di veridizione\u00bb e poi come deriva scientista \u2013 non sarebbero state possibili l\u2019oggettivazione del mondo, la giustificazione delle nuove gerarchie globali e il mito del progresso. Il convenire di questi tre fenomeni ha dato origine al potente dispositivo di centralizzazione e omogeneizzazione necessario al suo funzionamento (lo Stato nazione) e al tipo di soggettivit\u00e0 richiesta dalla nuova configurazione (l\u2019individuo).<\/p>\n<p>Utopia del progresso e violenza del dominio vanno osservati insieme. Se da un lato la modernit\u00e0 si presenta come la realt\u00e0 radiosa di un mondo di conoscenza, ricchezza, democrazia, libert\u00e0, salute e comodit\u00e0 tecnicamente assistita, dall\u2019altro \u00e8 costretta a occultare continuamente la violenza del plusvalore e di ci\u00f2 che lo fa girare, e cio\u00e8 <em>l\u2019esproprio<\/em>. Marx ha descritto in pagine celebri l\u2019esproprio dei produttori dai mezzi di produzione, battezzando questo processo \u00ab<a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/?p=688\">accumulazione originaria<\/a>\u00bb: la sua violenza ha distrutto ogni modo altro di organizzazione, separando i soggetti fra loro e dall\u2019insieme ecologico del loro mondo.<\/p>\n<p>A partire da questa operazione di disvelamento, altri espropri sono diventati osservabili: quello coloniale, con l\u2019appropriazione delle terre e l\u2019ecatombe delle popolazioni; quello dei saperi autonomi dei collettivi umani, con i roghi delle streghe e l\u2019instaurazione di un regime di \u201cverit\u00e0 accademica\u201d; quello delle conoscenze agricole con le piantagioni; quello del tempo di vita e delle capacit\u00e0 produttive con la disciplina di fabbrica; quello dei corpi, con la riduzione di quello maschile a macchina produttiva e di quello femminile a macchina da riproduzione e ricreazione; quello delle viscere del pianeta con l\u2019estrattivismo; quello di apprendimento e invenzione tramite disciplinazione istituzionale; quello degli affetti tramite un patriarcato particolarmente crudele; e quello della qualit\u00e0 politica dell\u2019esistenza umana con il totalitarismo e i campi. L\u2019insieme di questi processi mira alla riduzione, e poi alla sparizione, dell\u2019autonomia dei soggetti e dei collettivi in vista della traduzione di tutto ci\u00f2 che costituisce la vita umana in merci o servizi acquistabili \u2013 e cio\u00e8, raggiungibili solo tramite la mediazione del denaro. La stessa esistenza soggettiva diventa un bene espropriabile.<\/p>\n<h4><strong>4. Il soggetto monadico della modernit\u00e0<\/strong><\/h4>\n<p>Quest\u2019immane processo di immiserimento ha avuto ripercussioni profonde sulla soggettivit\u00e0, sul modo in cui dev\u2019essere costruita per risultare conforme alle mutate condizioni sociali. Il soggetto della modernit\u00e0 occidentale \u00e8 l\u2019individuo autonomo che tutti quanti, da quattro secoli, siamo tenuti a essere, il personaggio ideale ipotizzato dal diritto, dall\u2019economia e dal grande romanzo dell\u2019et\u00e0 borghese: auto-centrato, autosufficiente, nel pieno possesso delle sue capacit\u00e0 razionali, in stato di veglia, identico a s\u00e9; che trova in s\u00e9 \u2013 e non nelle relazioni, nel cosmo, negli antenati \u2013 la propria ragion d\u2019essere; che non considera le relazioni come parte fondante della propria identit\u00e0 e idealizza la sua interiorit\u00e0 come unico luogo dell\u2019intenzione e della civilt\u00e0, squalificando sistematicamente tutti coloro che non la possiedono nelle sue stesse forme (gli animali \u201cprivi di anima\u201d, le donne \u201cistintive e poco razionali\u201d, i bambini \u201cumani dimidiati\u201d, i non-europei \u201cselvaggi e incivili\u201d, i dormienti \u201cpigri\u201d, gli psiconauti \u201ccriminali\u201d).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-45875\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/david-graeber-1.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"198\" \/>Come ha argomentato <strong>David<\/strong> <strong>Graeber<\/strong>, l\u2019individuo moderno eredita dalla sovranit\u00e0 dei re un certo grado di privilegio utopico: gode del benessere prodotto da condizioni strutturali che obbligano altri a lavorare per lui; dispone di un altissimo potere di accesso alle forze che governano la vita sulla terra \u2013 soldi, passaporto, medicinali, gadget tecnologici \u2013 e non \u00e8 legato da vincoli di reciprocit\u00e0. Il primo punto richiede forse un chiarimento: come notato dai femminismi, l\u2019individuo teorizzato dalla modernit\u00e0 \u00e8, in primo luogo, maschio, bianco e benestante; gode quindi dei privilegi che derivano dalla strutturazione patriarcale, coloniale e di classe. Le lotte sociali hanno democratizzato alcuni di questi vantaggi a una fascia pi\u00f9 ampia dei cittadini dell\u2019occidente, ma senza eliminare del tutto la violenza che li sottende \u2013 una violenza globale che sarebbe ipocrita non osservare: se possiamo far benzina ai nostri mezzi a motore, \u00e8 perch\u00e9 le comunit\u00e0 amazzoniche pagano il prezzo ecologico dell\u2019estrazione di petrolio; se a Natale possiamo comprare ai nostri figli, per pochi euro, grossi giocattoli di plastica, \u00e8 perch\u00e9 le operaie uccise nelle <em>maquilladoras<\/em> messicane ne hanno gi\u00e0 pagato il prezzo; e via dicendo.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 un lato in ombra: se il sovrano \u00e8, per definizione, un uomo solo, soli saranno anche tutti i \u201csovrani di stessi\u201d. <em>In-dividuo<\/em> significa \u201cci\u00f2 che non pu\u00f2 essere ulteriormente diviso\u201d: i soggetti moderni sono tenuti a essere monadi, a vivere quanto pi\u00f9 possibile in assenza di relazioni orizzontali, godendo di ci\u00f2 che riescono ad accaparrare per s\u00e9 in un mondo descritto, <em>e quindi costruito<\/em>, come inospitale, lotta di tutti contro tutti sullo sfondo di una natura matrigna che non d\u00e0 mai a sufficienza. A verifica di questo mito fondante si possono rileggere le pagine iniziali di un qualunque manuale di economia. Fra gli umani si crea il vuoto: lo Stato e il mercato organizzano gli individui <em>in quanto gi\u00e0 separati<\/em>, strappati dalla tessitura relazionale della vita; dal mondo scompaiono i fili che uniscono ci\u00f2 che esiste in trame ecologiche di senso, rimpiazzati da un unico, invisibile cavo d\u2019acciaio che vincola ciascuno al denaro e al mercato. La ricchezza di un individuo \u00e8 l\u2019insieme di tutte le cose che pu\u00f2 fare senza negoziarle con altri; quest\u2019assenza di legami \u00e8 detta libert\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-45876\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/colonialism.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"175\" \/>Per questo soggetto, l\u2019isolamento dal mondo \u00e8 al contempo protezione dai pericoli e legittimazione all\u2019indifferenza. Sicuro del proprio prestigio (ben esemplificato da quello dei cittadini civilizzati rispetto ai barbari e ai selvaggi) e tecnicamente potenziato, forte della sua relazione con il denaro, depositario unico della coscienza, della conoscenza, dell\u2019intenzione e del senso, l\u2019individuo moderno \u00e8 solipsistico. La regolazione dei rapporti fra soggetti non \u00e8 pensata come un\u2019interconnessione ma nei termini del diritto, e il diritto \u00e8 solo dell\u2019individuo (come dimostra la difficolt\u00e0 di garantire protezione alle \u00abpersone non umane\u00bb, la sordit\u00e0 dei giuristi al diritto delle comunit\u00e0 e lo stallo, individuale e istituzionale, che sperimentiamo di fronte a <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/294086444_Non_esistono_culture_innocenti_Gli_antropologi_le_famiglie_spossessate_e_i_bambini_adottabili\">soggetti costruiti in modo diverso da noi<\/a>).<br \/>\nSi comprende meglio la logica del soggetto-<em>individuo<\/em> mettendola a confronto con quella del soggetto-<em>dividuo<\/em> descritto dall\u2019antropologia, che si pensa a partire dalle relazioni che lo costituiscono, snodo di fili che originano altrove e che sono intrinseci e definitori di s\u00e9. Individualit\u00e0 e dividualit\u00e0 non esistono da nessuna parte in forma pura, sono poli ideali di un variegato campo di possibilit\u00e0: perfino da noi, dove la strutturazione individuale \u00e8 arrivata al grado pi\u00f9 estremo, parti cruciali dell\u2019esperienza sono meglio descritte come dividuali. \u00c8il caso della parentela, persone \u00abfatte della stessa sostanza\u00bb.<\/p>\n<p>Sta di fatto che lo sforzo per produrre individui \u00e8 stato titanico: ci sono voluti secoli di potere disciplinare e di alienazione per separare gli umani fra loro e dai legami che danno senso alla vita, fino a ottenere soggetti abbastanza induriti da raggiungere gli altri solo tramite la mediazione invisibile del mercato; di raggiungerli, cio\u00e8, come merci o tutt\u2019al pi\u00f9 come partner d\u2019impresa. In primo luogo, come visto, li si deve isolare; poi occorre mantenerli separati, impedendo che i legami si ricostituiscano. Applicata dapprima per disarticolare i mondi esistenti, la violenza viene poi impiegata per evitare la ricomposizione degli umani in collettivi che abbiano la pretesa di autodeterminarsi (le fasi di crisi del lavoro sono, da questo punto di vista, esemplari). E poich\u00e9 gli umani tendono comunque a stabilire fra loro relazioni e vincoli di reciprocit\u00e0 che li muovono verso piste imprevedibili, bisogna intercettare e flettere questo movimento prima che prenda forma, fornendo a compenso i benefici che vengono dell\u2019organizzazione coloniale dello sfruttamento e l\u2019utopia di una vita senza dolore.<\/p>\n<h4><strong>5. La salute come prestazione tecnica<\/strong><\/h4>\n<p>La separazione dei produttori dai mezzi di produzione e l\u2019erosione dell\u2019autonomia di singoli e collettivi riguarda anche la salute. Nelle societ\u00e0 a organizzazione non moderno-statale le conoscenze relative alla salute di base appartengono di solito alla collettivit\u00e0 nel suo insieme. Le pratiche igieniche per non ammalarsi, il trattamento delle affezioni pi\u00f9 comuni, l\u2019impiego delle erbe medicinali e un certo \u201csapere del corpo\u201d sono competenze diffuse, cos\u00ec come la capacit\u00e0 di prendersi cura dei neonati, dei bambini, degli infermi, degli anziani e dei morenti. Questo significa che la maggior parte della vita si svolge entro margini ampi di competenza e senza bisogno di delegarla a prestatori d\u2019opera professionali. In questi contesti i terapeuti <em>sensu strictu<\/em> \u2013 e cio\u00e8 coloro che detengono conoscenze pi\u00f9 approfondite e competenze tecniche specifiche sulle malattie e sulle cure \u2013 vengono mobilitati soprattutto per le crisi che non si riesce a risolvere a livello di presa in carico comunitaria.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-45877\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/Panthers_serving_children_free_breakfast_Sacred_Heart_Church_San_Francisco.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"253\" \/>A scanso di equivoci, non stiamo argomentando in favore di forme di primitivismo: il punto non sono i mezzi, pi\u00f9 o meno sofisticati, di cura, ma la distribuzione delle competenze. Non a caso, nel fermento sociale, culturale e istituzionale degli anni Settanta, la qualit\u00e0 comunitaria della salute e il suo controllo democratico erano al centro della riflessione di molti movimenti antagonisti rivoluzionari, fra cui le <a href=\"https:\/\/www.blkhlth.com\/posts\/2018\/4\/21\/blackpanthers\">Black Panthers<\/a>; allo stesso modo, la pi\u00f9 epocale dichiarazione programmatica dell\u2019ONU \u2013 quella di <a href=\"https:\/\/www.who.int\/publications\/almaata_declaration_en.pdf\">Alma Ata<\/a> del 1978, che al punto 4 recita \u00able persone hanno il diritto e il dovere di partecipare individualmente e collettivamente alla progettazione e alla realizzazione dell&#8217;assistenza sanitaria di cui hanno bisogno\u00bb \u2013 prendeva a modello l\u2019esperienza cinese dei medici scalzi per promuovere la salute comunitaria.<\/p>\n<p>A questa prima lezione antropologica su come le risorse di salute possano essere diversamente distribuite, se ne deve aggiungere una seconda, cruciale, sull\u2019ecologia della salute. Ogni collettivo umano vive in profonda simbiosi, e in un rapporto di co-produzione reciproca, con ci\u00f2 che chiamiamo \u201cambiente\u201d: arie, acque, terre, viventi non-umani, ma anche <em>milieu<\/em> psichico, affettivo, cognitivo, miti, sogni e via dicendo. L\u2019ambiente non \u00e8 qualcosa di esterno, uno sfondo ostile o accogliente, un parco da colonizzare, ma l\u2019esito di un modo di vivere e di stare in relazione fra umani e non-umani. L\u2019autonomia e le risorse di salute dei collettivi si misurano anche sulla possibilit\u00e0 di intervenire sul proprio ambiente quando questo diventa patogeno \u2013 ovvero, di modificare le proprie pratiche e il proprio assetto di vita per mantenere o ripristinare la salute.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 viene profondamente minato dall\u2019avvento della modernit\u00e0, a partire dall\u2019esproprio \u201coriginario\u201d della terra, che distrugge un termine ecologico fondamentale, passando per l\u2019imposizione del medico accademico come sola figura legittimata al gesto terapeutico, fino alla medicalizzazione integrale della vita (si pensi, ad esempio, al parto ospedaliero, alla delega al pediatra delle competenze genitoriali, alla morte in strutture dedicate, alla patologizzazione della devianza e dell\u2019improduttivit\u00e0). Espropriati soggetti e comunit\u00e0 della possibilit\u00e0 di agire sull\u2019ambiente, delle basilari competenze di salute primaria e della presa sui diversi momenti dell\u2019esistenza, l\u2019unica risorsa di salute disponibile \u00e8 quella professionale e statale. La \u201cvia tecnica\u201d alla salute diventa parte integrante del pacchetto del progresso e delle battaglie per la ridistribuzione sociale delle ricchezze.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abUna societ\u00e0 industriale avanzata genera malattia perch\u00e9 rende gli uomini incapaci di controllare il proprio ambiente e, quando essi crollano, sostituisce una protesi \u00abclinica\u00bb alle relazioni spezzate. Contro un simile ambiente gli uomini si ribellerebbero se la medicina non spiegasse il loro scombussolamento biologico come un difetto della loro salute, invece che come un difetto del modo di vivere che viene loro imposto (\u2026). L\u2019assicurazione di personale innocenza politica che la diagnosi offre al paziente serve come una mascherina igienica che giustifica un ulteriore asservimento alla produzione e al consumo.\u00bb (Ivan Illich, Nemesi medica, p. 174-175)<\/p><\/blockquote>\n<p>In parallelo ai processi di esproprio dei mezzi di salute e di statalizzazione e tecnicizzazione della medicina, l\u2019origine della malattia si sposta sempre pi\u00f9 verso l\u2019interno dell\u2019individuo: da esito di una certa configurazione ecologica e sociale (e parte ineludibile dell\u2019umana finitudine), la malattia diventa un disfunzionamento privato, una falla nel funzionamento interno \u2013 meccanico, chimico, psichico \u2013 del soggetto, da affidare alle competenze certificate di un professionista e alla mano provvidenziale dello Stato. La morte stessa si fa impensabile: il soggetto della modernit\u00e0 ne \u00e8 terrorizzato perch\u00e9 essa annulla il solo senso esistenziale possibile, quella della sopravvivenza individuale, del dominio sulle cose e del godimento; anch\u2019essa, dunque, \u00e8 stata progressivamente sottratta alla lavorazione culturale collettiva e affidata alle cure degli specialisti.<\/p>\n<h4><strong>6. Capitale-salute<\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-45878\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/TELEMMGLPICT000210584966_trans_NvBQzQNjv4BqtV-7-tYUVFB7msbCGUlJ_g0hXxd5N76e9pcJEz9GvRI.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"227\" \/>Iniziati con la coppia <strong>Thatcher\/Reagan<\/strong> e con la sconfitta del \u201cdecennio Sessantotto\u201d, gli ultimi quarant\u2019anni hanno portato la desertificazione relazionale e la guerra di tutti contro tutti fino a ci\u00f2 che oggi chiamiamo \u201cantropocene\u201d. A partire dagli anni Ottanta la riconfigurazione neoliberista delle societ\u00e0 occidentali ha comportato un\u2019ulteriore stretta sulla soggettivit\u00e0. All\u2019individuo razionale, autocentrato, competitivo e libero di muoversi nel mercato, richiesto dalla modernit\u00e0 capitalista, la <em>governance<\/em> neoliberista ha aggiunto capacit\u00e0 di auto-imprenditoria, trasparenza rispetto ai meccanismi di controllo, completa interiorizzazione delle leggi del mercato e disponibilit\u00e0 totale alla messa a profitto della propria vita (tramite lavoro salariato, consumo, soggezione burocratica, pubblicizzazione del privato e via dicendo). In tal modo, ha creato nuovi territori vergini da mettere a valore: dopo la colonizzazione delle terre, del tempo e dei viventi, ha trasformato anche l\u2019interiorit\u00e0 dei soggetti in <em>terra nullius<\/em> passibile di appropriazione e sfruttamento, esattamente come i <em>commons<\/em> sui quali vivevano i contadini britannici o le ore della giornata lavorativa.<\/p>\n<p>Anche questo processo \u00e8 noto e ormai ben descritto nei suoi effetti: dall\u2019erosione del sonno all\u2019aumento esponenziale di <a href=\"https:\/\/www.strike.coop\/bullshit-jobs\/\"><em>bullshit jobs<\/em><\/a>, dal ruolo dei <em>big data<\/em> nel controllo alla diffusione a tappeto di sostanze, legali e illegali, che adattano i soggetti alla continua richiesta di <em>prestazione<\/em> (a scuola, sul lavoro, nello sport, nel <em>gaming<\/em>, sui <em>social<\/em>, a letto). L\u2019esito scontato \u00e8 l\u2019innalzamento del malessere psichico e un livello ormai epidemico di disturbi depressivi e di ansia.<\/p>\n<p>L\u2019idea di salute si \u00e8 ulteriormente ristretta: da qualcosa che lo Stato, bene o male, \u00e8 tenuto a garantire ai cittadini, a un <em>capitale individuale<\/em> da far fruttare. Come il conto in banca, il raziocinio e l\u2019autonomia, anche il benessere dei soggetti non \u00e8 pi\u00f9 questione politica ma pertinenza del singolo, un bene ontologicamente individuale che dipende esclusivamente dal proprio buon funzionamento interno. Se sei fortunato, nasci con una solida propriet\u00e0 che potrai far fruttare in una lunga vita di salute e produttivit\u00e0; se sei uno come molti, hai in dotazione un piccolo patrimonio che ti conviene non sprecare; se nasci con un capitale-salute scarso\u2026 beh, peccato! Buttarti gi\u00f9 dal Taigeto ormai pare brutto e quindi, con gli ultimi residui di stato sociale, ti assisteremo in quanto categoria svantaggiata \u2013 ma sia ben chiaro che il problema \u00e8 intrinsecamente tuo e nulla ha a che fare con l\u2019organizzazione del mondo.<br \/>\nLa salute diventa \u2013 come tutto, del resto \u2013 un gruzzoletto, un valore di scambio che partecipa alla solvibilit\u00e0 individuale (v., ad esempio, il modo in cui assicurazioni sanitarie possono accettare o rifiutare i possibili assicurati) e, quindi, ad assegnare una posizione nella gerarchia sociale. E poich\u00e9, per un individuo siffatto, null\u2019altro d\u00e0 senso al mondo se non il mero fatto di restare in vita per godere dei propri privilegi di consumatore e di cittadino del primo mondo, \u00e8 chiaro che qualsiasi cosa metta a rischio questa condizione viene vissuto come una grave minaccia personale.<br \/>\nQui eravamo quando, nel mese di febbraio dell\u2019anno duemilaeventi, la diffusione di un agente patogeno di pericolosit\u00e0 media, unita al terrorismo mediatico e a misure contenitive di tipo poliziesco, ha mostrato con chiarezza esemplare l\u2019esito politico, sociale e antropologico di questi processi. \u00c8 qui che ora dobbiamo addentrarci.<\/p>\n<h4><strong>7. Quod erat demostrandum<\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-45879\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/51A5RaS1UUL._SX341_BO1204203200_.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"291\" \/>Riletto oggi, <em>Nemesi medica<\/em> di<strong> Ivan Illich<\/strong> fa l\u2019effetto di una doccia scozzese: dapprima sollievo (\u00abfinalmente qualcuno che mette in fila le cose!\u00bb); poi una serie di grattate dolorose alla sensibilit\u00e0 corrente (ad esempio le notazioni sulla patogenicit\u00e0 del sistema medico); e infine una sorta di vertigine quando ci si accorge che, a met\u00e0 degli anni Settanta, concetti che oggi suscitano scandalo erano moneta corrente. La sua lezione pi\u00f9 importante si pu\u00f2 forse riassumere cos\u00ec: nessun punto della \u201cmacchina\u201d, per quanto marginale, pu\u00f2 essere cambiato senza modificare il sistema nel suo complesso. Da quanto tempo non si sentiva niente del genere\u2026<\/p>\n<p>Il neoliberismo ha portato un\u2019eclissi durevole dei guadagni teorici dei due decenni precedenti e reso quasi inascoltabili le parole di quell\u2019epoca. E, soprattutto, ha parcellizzato e individualizzato processi e relazioni fino a polverizzare gli sguardi e le possibilit\u00e0 critiche: anche presso i soggetti pi\u00f9 attenti, capaci di cogliere le storture e disposti a lottare per questa o quella causa, il quadro d\u2019insieme risultava spesso inafferrabile.<\/p>\n<p>Ora l\u2019\u00abevento-covid\u00bb arriva a sollevare il velo e rimette sotto gli occhi di tutti la profonda discrasia sistemica in cui viviamo \u2013 discrasia che non \u00e8 stata causata dal virus: era gi\u00e0 l\u00ec, ma non riuscivamo pi\u00f9 a coglierla. La si pu\u00f2 descrivere come la distanza che intercorre fra le esigenze del capitale e quelle degli umani (e degli altri viventi, e della terra). Il nostro mondo \u00e8 ben organizzato secondo una logica di massimizzazione del profitto che mette tutto a servizio del plusvalore e si traveste, in circostanze ordinarie, da migliore dei mondi possibili. Finch\u00e9 le cose pi\u00f9 o meno funzionano come ci aspettiamo, \u00e8 difficile rendersi conto della qualit\u00e0 non-umana del suo assetto. \u00c8 in circostanze non ordinarie, quando la logica umana di cura e solidariet\u00e0 non pu\u00f2 pi\u00f9 essere aggirata, che ci si accorge di essere intrappolati nel letto di Procuste della logica del profitto, vincolati a una macchina che, dal punto di vista dell\u2019umana esistenza, \u00e8 completamente illogica. La logicit\u00e0 del sistema rispetto al profitto, e la sua illogicit\u00e0 rispetto alla vita, spiega la contraddittoriet\u00e0 del panorama che abbiamo di fronte ed \u00e8 ci\u00f2 che dobbiamo portare a tema in tutte le circostanze possibili.<\/p>\n<p>Proviamo allora, in primo luogo, a tirar fuori dalla cantina i vecchi strumenti della teoria critica e a usarli per analizzare la pandemia in corso.<\/p>\n<p>L\u2019impostazione totalizzante e \u201coggettificante\u201d della medicina<em> high tech<\/em> ha cominciato a essere percepita con inquietudine dai suoi stessi beneficiari: questo spiega, in parte, il fatturato delle medicine cosiddette \u00abcomplementari e alternative\u00bb. Sarebbe erroneo, per\u00f2, tanto ridurre le perplessit\u00e0 dei pazienti a mistica <em>new age<\/em>, quanto non avvedersi che, su entrambi i fronti, gli operatori che davvero promuovono la salute e le capacit\u00e0 soggettive e comunitarie di prevenzione, cura e guarigione, non sono molti. Interessi corporativi, schiacciamento burocratico, pressioni industriali e puro e semplice profitto spesso hanno la meglio.<\/p>\n<p>La concentrazione delle risorse di salute in macrostrutture dotate di tutti i macchinari di ultima generazione, a scapito della loro diffusione, \u00e8 dannosa: non a caso, la centratura sugli ospedali, a detrimento dei presidi sanitari territoriali, \u00e8 stata identificata fin dall\u2019inizio della crisi come una delle cause principali del fallimento della sanit\u00e0 lombarda. Allo stesso modo, la produzione di plusvalore tramite la capitalizzazione dei bisogni di salute \u2013 nota anche come \u00abprivatizzazione della sanit\u00e0\u00bb \u2013 ha rivelato durante l\u2019epidemia tutta la sua inefficienza e il suo tasso di \u201cperversione strutturale\u201d. (In relazione alla Lombardia si veda, ad esempio, <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=38163\">quest\u2019intervista a un insider<\/a>; ancora a scanso di equivoci, poich\u00e9 la salute \u00e8 <em>sempre<\/em> una faccenda collettiva, in discussione qui non \u00e8 la sanit\u00e0 pubblica in quanto tale, ma la sua organizzazione, la sua catena di comando e la sua collusione con interessi economici contrari a quelli della salute globale.)<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-45881\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/unnamed.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"189\" \/><br \/>\nL\u2019impossibilit\u00e0 di controllare il nostro ambiente giustifica il bisogno di tecnologie sofisticate per mettere una pezza sui mali derivanti dalla sua tossicit\u00e0. A <strong>Taranto<\/strong>, dove la diffusione e la gravit\u00e0 delle malattie respiratorie dipende in modo palese dalle ciminiere dell\u2019Ilva, \u00e8 impossibile praticare l\u2019arte medica senza prendere una posizione politica \u2013 senza agire in modo che i propri interventi terapeutici diventino, il prima possibile, superflui. Lo stesso vale oggi, <em>mutatis mutandis<\/em>, per lo stress che i territori pi\u00f9 inquinati impongono al sistema respiratorio di chi li abita, come anche per la fragilit\u00e0 metabolica di popolazioni esposte a decenni di zucchero e <em>junk food<\/em>. Chi, in veste di terapeuta, voglia davvero curare i suoi pazienti, oggi non pu\u00f2 fare a meno di interrogarsi politicamente sulle cause ambientali che precludono la guarigione e trasformano la terapia in mero controllo dei sintomi.<\/p>\n<p>Se poi consideriamo la salute come un\u2019ecologia di relazioni e ricchezza sociale a disposizione di una collettivit\u00e0 (abitazioni decenti, ambiente non tossico, autonomia alimentare, socialit\u00e0 diffusa e affidabile, possibilit\u00e0 di agire positivamente sulla propria vita e su quella dei prossimi), allora lo <em>stare in casa<\/em> \u00e8, fra tutte, la misura pi\u00f9 patogena che si potesse immaginare.<\/p>\n<p>Quanto alla sottrazione della morte e del senso stesso della mortalit\u00e0 dalla presa dei soggetti, se essa non fosse gi\u00e0 stata pressoch\u00e9 integrale <em>prima<\/em> della pandemia, immagini come quelle delle camionette dell\u2019esercito che trasportano altrove le bare di Bergamo, o il divieto, decretato per legge, di assistere i propri anziani e i propri malati, sarebbero stati presi per quel che erano: violenze intenzionali, attacco ai legami fondamentali dell\u2019umano vivere. <em>La societ\u00e0 contro lo Stato<\/em>, scriveva <strong>Pierre<\/strong> <strong>Clastres<\/strong> \u2013 e viceversa.<\/p>\n<h4><strong>8. Divide et impera<\/strong><\/h4>\n<p>Fin qui le questioni sono di scelta politica e quindi, sia pure a fatica, articolabili. Messe sul tavolo, produrrebbero gruppi discordi, pi\u00f9 o meno identificabili con una posizione sullo scacchiere, i quali, nel fronteggiarsi, si riconoscerebbero comunque come avversari legittimi. Altre partizioni sono pi\u00f9 difficili da descrivere. Al contempo intime, meno legate all\u2019appartenenza politica e pi\u00f9 feroci negli effetti, hanno a che fare con gli effetti del neoliberismo sulla parte pi\u00f9 profonda di noi, con la plasmazione inconsapevole a cui questi anni ci hanno esposti e con il nostro grado, consapevole e inconsapevole, di adesione.<\/p>\n<p>Ligia ai dettami dell\u2019individuo-monade, la stragrande maggioranza della nazione \u2013 inclusi molti di coloro che si atteggiano a critici del sistema \u2013 si \u00e8 rivelata disposta a rinunciare alle proprie relazioni e a lasciarsi intrattenere entro le mura di casa; incline alla paranoia e alla difesa oltranzista del proprio gruzzoletto di salute; e nevrotica fino a prendere ogni perplessit\u00e0 come attacco personale e a raccogliersi minacciosa intorno a un nemico immaginario tacciato di \u201cnegazionismo\u201d. La configurazione antropologica del neoliberismo \u00e8 penetrata talmente a fondo da rendere uno stato sanitario di polizia pi\u00f9 desiderabile del mondo nella sua interezza e della vita nella sua complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Ancora una volta, si tratta di esproprio \u2013 e questa volta di tipo davvero particolare.<br \/>\nIn linea con la necessit\u00e0 di creare sempre nuovi territori da mettere a valore, ci\u00f2 a cui abbiamo assistito \u00e8 un\u2019innovativa applicazione dell\u2019antico <em>divide et impera<\/em>. Oggi per\u00f2 la linea di divisione non \u00e8 pi\u00f9 solo quella che separa i soggetti e li isola, ma anche quella che divide i soggetti al loro interno. <em>La paura, come la violenza, \u00e8 una forza produttiva:<\/em> perch\u00e9 possa agire, bisogna costringere i soggetti a ignorare i segnali in arrivo e a non concettualizzare quello che, pure, sentono chiaramente. I nostri corpi sanno benissimo che l\u2019assenza di relazioni atrofizza il cuore e il cervello; che gli odori portati dai venti minacciano malattia; che l\u2019insensatezza dei <em>bullshit jobs<\/em> diventa depressione; che d\u2019estate non si pu\u00f2 fare il bagno se il mare \u00e8 cimitero \u2013 ma i nostri cervelli sono tenuti (e ben allenati) a rimuovere, razionalizzare, ignorare e <em>disvedere<\/em>. Se quel che sappiamo nelle cellule arrivasse a consapevolezza, l\u2019impianto del dominio capitalista sarebbe in pericolo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-45882\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/R-3217934-1414022852-5912.jpeg.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"229\" \/>Di questa dissociazione coatta l\u2019evento-covid ha dato la prova pi\u00f9 piena e terribile che si potesse immaginare. Con il vecchio vocabolario marxista: ha mostrato che la sussunzione della vita e delle soggettivit\u00e0 alle esigenze del capitale \u00e8 (quasi) totale. A quarant\u2019anni dall\u2019inizio dell\u2019offensiva neoliberista, la capacit\u00e0 collettiva di fare mondo e fare umanit\u00e0, indispensabile nell\u2019affrontare eventi eccezionali, \u00e8 arrivata al suo minimo e pare integralmente delegata agli apparati dello Stato e dell\u2019economia. Il cordone che ci lega a quel che resta della nostra traiettoria esistenziale (un tetto sopra la testa, la cittadinanza in una nazione europea, consumo e godimenti eterodiretti) ci impedisce di accorgerci che stiamo barattando la vita in cambio di una sopravvivenza neppure pi\u00f9 \u201caumentata\u201d; la gioia in cambio di godimenti tossici; la salute in cambio di uno stato di non-infezione. <em>Soo-oo-oo, so you think you can tell&#8230;<\/em> cantavano i <strong>Pink Floyd<\/strong> in un brano che, riascoltato oggi, fa male.<\/p>\n<p>Il terrore del virus ha colpito molto al di sotto della zona cosciente delle nostre scelte e delle nostre opinioni; ha imperversato nella <em>twilight zone<\/em> dell\u2019immaginario e dell\u2019inconscio sociale, dove i tempi, la struttura sociale, la cosmovisione condivisa e gli eventi storici ci plasmano ben al di l\u00e0 della nostra consapevolezza. La questione cognitiva (chi vede il pericolo del virus non vede il pericolo politico, e viceversa) ha origine dalle diverse maniere in cui di ciascuno di noi \u00e8 stato toccato, dal modo in cui abbiamo reagito \u201cdi pancia\u201d alle paure indotte, da quanto ci siamo sentiti capaci di autonomia decisionale, dalla tenuta (o, viceversa, dalla fragilit\u00e0) delle nostre relazioni, dall\u2019affidabilit\u00e0 dei terapeuti di riferimento, dalla coerenza fra quel che pensiamo e come viviamo. Ha a che fare, quindi, con i fondamenti antropologici sui quali poggiamo i piedi, con le posizioni esistenziali pi\u00f9 profonde, che non sempre corrispondono o sono armoniche con quelle dichiarate.<\/p>\n<p>Impossibile sapere a priori dove ciascuno cadr\u00e0, come sentir\u00e0 gli eventi, quali adesioni, collusioni e resistenze l\u2019attraverseranno, cos\u00ec come non si pu\u00f2 sapere a priori come i diversi soggetti si comporteranno nel pericolo o quale resistenza avranno al dolore. Per questo, come nella <em>stasis<\/em> (la guerra civile) greca, tutte le precedenti alleanze sono state annullate e messe alla prova degli eventi; per questo, anche, le fratture sono state cos\u00ec drastiche e dolorose: non avevano a che fare con le alleanze politiche, ma con qualcosa di molto pi\u00f9 cruciale, con un\u2019alleanza \u201cesistenziale\u201d che a volte, dove ci aspettavamo di trovarla, non c\u2019era pi\u00f9. Spesso la reazione \u00e8 stata di rabbia. \u00c8 per\u00f2 possibile che, come suggeriscono le femministe statunitensi, la reazione appropriata sia piuttosto il lamento, il pianto di cordoglio: ancora un* altr* compagn* \u00e8 stat* catturat*, un* altr* dei nostri reso impotente, un altro umano asservito a una logica non-umana.<\/p>\n<h4><strong>9. Prender parte<\/strong><\/h4>\n<p>Non c\u2019\u00e8 alcun bisogno di ipotizzare che quanto sta succedendo risponda a un piano qualchessia, dal momento che da sempre il capitalismo impiega le crisi \u2013 poco importa se piovute dal cielo o indotte \u2013 come volano. (E ad ogni modo, nell\u2019orizzonte degli eventi detto \u201cantropocene\u201d, \u00e8 ben difficile stabilire in che misura le epidemie siano esito di ricorrente sfortuna o effetto collaterale della distruzione ecologica.) Ma certo la risposta collettiva agli eventi ha dato preziose indicazioni a tutte le forze in campo che possono trarre vantaggio da un controllo ancor pi\u00f9 stretto della popolazione. Bisogna muovere altrove con cortese urgenza.<\/p>\n<p>Ci sono, per cominciare, una miriade di questioni politiche immediate su cui si sono mobilitati i diversi gruppi dell\u2019attivismo nazionale, che da mesi discutono, si confrontano e avanzano proposte perfettamente sensate per intervenire sulla crisi in maniera meno raffazzonata, pi\u00f9 equa e pi\u00f9 efficace \u2013 per intervenire sulla scuola, sulla mobilit\u00e0, sulle categorie professionali, sulla vita pubblica, sui territori e la distribuzione della ricchezza, in modo da ridurre collettivamente il rischio del virus senza trasformarci individualmente in zombie terrorizzati e terrorizzanti.<\/p>\n<p>E poi c\u2019\u00e8 l\u2019altro livello, quello del paradigma antropologico all\u2019origine di questo disastro. Le ragioni per uscirne sono molte e di certo non sono nate quest\u2019anno. La distruttivit\u00e0 della moderna impresa capitalista, lo svuotamento di senso che essa induce, la violenza che infligge e l\u2019infelicit\u00e0 che causa hanno cominciato a essere descritte fin dall\u2019epoca del primo romanticismo; da Marx in poi, si pu\u00f2 fare a meno di vederle solo accettando un certo grado di dissociazione. Oggi la dissociazione sembra un <em>sine qua non<\/em> per vivere nelle metropoli. E tuttavia, l\u2019adozione intellettuale di posizioni critiche non basta: quanti raffinati decostruttivisti, quanti infervorati foucaultiani, quanti sublimi analisti delle \u201ccondizioni sociali\u201d abbiamo visto, in questi mesi, ritirarsi spaventati sotto le gonne dello scientismo pi\u00f9 becero all\u2019insegna del \u201clasciamo che decidano gli esperti\u201d, come se le epistemologie e le critiche sociali su cui hanno costruito le loro carriere fossero, in fondo, solo passatempi per gli anni di vacche grasse. \u00c8 qui che, nei mesi scorsi, si \u00e8 consumata la frattura fra posizione politica e posizione esistenziale. Certe posizioni politiche richiedono oggi una migliore tenuta dei fondamenti antropologici; altrimenti si finisce per cadere in quella che, negli anni Settanta, chiamavano critica-critica: un raffinato e sussiegoso ragionare al riparo dei propri privilegi di classe.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 stato solo questo, comunque \u2013 e per fortuna. A fronte dell\u2019isteria maggioritaria, gli altri, quelli che sentivano il mondo in un\u2019altra maniera, dapprima si sono sentiti pazzi. Poi hanno cominciato, ciascuno a suo modo, a reagire. C\u2019\u00e8 chi ha organizzato reti semiclandestine di preparazione e distribuzione di pasti; chi ha analizzato dati ed eventi in base alle proprie competenze; chi ha messo su gruppi di auto-aiuto; chi ha fatto vivere <em>Giap<\/em>. Molti oggi stanno pensando di andarsene dalle citt\u00e0 e, fra i pi\u00f9 giovani, la terra comincia a chiamare. Gruppi di lavoratori della sanit\u00e0 hanno veicolato analisi critiche e controproposte. La scuola \u00e8 tornata a farsi sentire.<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-45883\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/12\/ce7198595c4ac6c5c266a265ed4ffb49d19eaf6c.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"133\" \/><br \/>\nE poi bisognerebbe riflettere su quelli che, incapaci (a loro merito) di stare nell\u2019ossessivo discorso maggioritario, ma drasticamente privi di strumenti critici, sono caduti (a loro rischio) in alter-narrazioni tossiche. Non sorprende, d\u2019altronde, che dopo decenni di banalizzazione della lingua, di colonizzazione dell\u2019immaginario e di guerra alla complessit\u00e0, le pi\u00f9 sciape storie dell\u2019orrore possano suonare credibili. Da un certo punto di vista, questi nuovi \u201ccredenti\u201d rappresentano una catastrofe e una fatica di Sisifo per chi, oltre a non stare nella narrazione maggioritaria, deve poi anche smarcarsi da questa galassia. Ma c\u2019\u00e8 qualcosa che va osservato e, se possibile, contattato: la qualit\u00e0 umana di chi trova cos\u00ec atroce quel che va accadendo, da ipotizzare che possa esser giustificato solo da qualcosa di altrettanto atroce.<\/p>\n<p>Si tratta, ora, di prender parte: accettare il dolore che viene dal percepire il nostro mondo in tutto il suo disastro e la sua follia, osservare i punti in cui ha presa su di noi e organizzarsi con altri per immaginare (e fare esistere) modi diversi di stare al mondo. \u00c8 qui che oggi \u00e8 possibile costruire alternative al mondo-cos\u00ec-com\u2019\u00e8 con una radicalit\u00e0 che sembrava persa e <em>a partire da una posizione del tutto marginale<\/em>: quella di chi, nonostante tutto, continua a sentire il mondo in modo diverso da quello previsto; a non considerare il prossimo come una minaccia; a trovare che l\u2019idea stessa di \u201csalute individuale\u201d sia un controsenso; a sentirsi attraversato e modificato da relazioni profonde con altri e altro; a non trovare la propria pienezza nel consumo o nell\u2019accumulo; a provare sdegno di fronte alla violenza istituzionale e sistemica. Ne consegue la necessit\u00e0 di uscire consapevolmente dalla trappola dell\u2019individuo atomico, del capitale-salute, della \u201csopravvivenza aumentata\u201d e della dissociazione fra quel che sentiamo e quel che pensiamo. Di uscire, come ha scritto <strong>Avery Gordon<\/strong> in <em>Ghostly matters<\/em>, dalle ontologie della dissociazione e dalle epistemologie della cecit\u00e0 \u2013 impresa in cui cambiare il mondo e cambiare se stessi sono una sola e unica cosa.<\/p>\n<p>_<\/p>\n<p>* <strong>Stefania Consigliere<\/strong> \u00e8 ricercatrice all\u2019universit\u00e0 di Genova, dove insegna Antropologia e Antropologia dei sistemi di conoscenza, e dove coordina il <em>Laboratorio Mondi Multipli<\/em>, luogo di ricerca e di sperimentazione delle conseguenze ontologiche, epistemologiche, etiche, politiche ed esistenziali che derivano dal precetto antropologico di \u00abprendere gli altri sul serio\u00bb. Altre informazioni e articoli su: <a class=\"moz-txt-link-abbreviated\" href=\"http:\/\/www.stefaniaconsigliere.it\/\">www.stefaniaconsigliere.it<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Cristina Zavaroni<\/strong>, antropologa culturale ed etnologa africanista, ha una lunga esperienza di ricerca presso i Bakonzo del Rwenzori in Uganda. Specializzata in antropologia cognitiva ed etnopsichiatria, lavora da diversi anni come consulente per l\u2019<em>Associazione Mamre Onlus<\/em> di Torino. Dal 2013 fa parte del<em> Laboratorio Mondi Multipli<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Stefania Consigliere e Cristina Zavaroni* 1.Cronache di una primavera e di un autunno Nei primi giorni di maggio, sul finire della cosiddetta fase 1, in un lungo post intitolato Ammalarsi di paura, analizzavamo l\u2019inaudita gravit\u00e0 della situazione lombarda con gli strumenti dell\u2019antropologia medica e dell\u2019etnopsichiatria e proponevamo di includere fra le concause di quel [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":45873,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4170,1943],"tags":[4125,4241,4452,4373,4374,4376,4377,4348,4375,4240],"class_list":["post-45871","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-covid-19","category-inchieste","tag-covid-19","tag-cristina-zavaroni","tag-critica-dellemergenza-pandemica","tag-ivan-illich","tag-medicina","tag-modernita","tag-neoliberismo","tag-pandemia","tag-salute","tag-stefania-consigliere"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Come siamo arrivati fin qui? 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