{"id":44666,"date":"2020-07-07T10:37:28","date_gmt":"2020-07-07T08:37:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=44666"},"modified":"2021-04-16T13:25:16","modified_gmt":"2021-04-16T11:25:16","slug":"llibera-repubblica-dei-mulini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/07\/llibera-repubblica-dei-mulini\/","title":{"rendered":"La piccola (ma libera) Repubblica dei Mulini. Un racconto della nuova onda No Tav e di come si \u00e8 formata"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-44723\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/violador-chiomonte-2020-06-28.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"446\" \/><\/p>\n<p>di <b>Wu Ming 1 *<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>La sera del 5 luglio, tornando dalla &#8220;battitura&#8221; al cancello della zona rossa, il pensiero: qualcuno avrebbe dovuto scriverne, di quella nuova generazione No Tav. Ventenni e anche adolescenti che avevano imparato a stare insieme e organizzarsi nei campeggi del festival Alta Felicit\u00e0, s&#8217;eran fatti le ossa nelle grandi mobilitazioni per il clima del 2019, nella primavera 2020 avevano partecipato ai flash mob planetari seguiti all&#8217;uccisione di <strong>George Floyd<\/strong>, e al principio di quell&#8217;estate erano i protagonisti della rinascita del movimento valsusino. L&#8217;<em>ennesima<\/em> rinascita, dopo alcuni anni difficili.<\/p>\n<p>Chi seguiva le vicende in Valsusa aveva gi\u00e0 visto un grosso spezzone \u00abGiovani No Tav\u00bb aprire la marcia da Susa a Venaus dell&#8217;8 dicembre 2019. Che era stata un successo: perfino <em>La Stampa<\/em> <a href=\"http:\/\/archive.is\/pt3ml\">aveva dovuto scrivere<\/a> \u00abgli organizzatori [&#8230;] sono riusciti a portare nella borgata simbolo della lotta No Tav una marea di persone\u00bb.<\/p>\n<p>Quel giorno <strong>Alberto Perino<\/strong> aveva dedicato il suo discorso ai \u00abragazzi in prima linea\u00bb.<\/p>\n<p>E adesso erano anche pi\u00f9 avanti. Da due settimane tenevano un estremo avamposto in val Clarea: il presidio permanente ai Mulini.<!--more--><\/p>\n<p>Ai Mulini c&#8217;era passato chiunque, dal 2011 in poi, fosse andato a vedere coi propri occhi come andava la lotta No Tav. Era un borghetto abbandonato, lungo la via a mezzacosta che da Giaglione portava al famigerato cantiere, quello che la controparte voleva allargare.<\/p>\n<p>Il nuovo presidio non solo richiamava antichi fasti, ma li citava in modo esplicito: quasi dieci anni dopo lo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena, in val Clarea erano tornate le case sugli alberi, usate come torri d&#8217;osservazione.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;Entit\u00e0 osservava i presidianti, ventiquattr&#8217;ore al giorno, e spesso li tormentava, tanto che dormire era un&#8217;impresa. Nel cuore della notte le guardie suonavano allarmi, o accendevano un faro all&#8217;improvviso, illuminando con violenza tende e sacchi a pelo. E se qualcuno s&#8217;allontanava di pochi passi dai Mulini per pisciare, poteva incontrare il guanto dei Biechi Blu. Eppure, oltre alla giusta rabbia, nei resoconti di chi era stato al presidio c&#8217;era <em>gioia<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-44718\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/presidio.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><\/p>\n<p>E ormai c&#8217;erano stati in parecchi. I presidianti riuscivano a darsi il cambio ogni giorno, a gruppi di trenta-cinquanta, aggirando l&#8217;assedio dall&#8217;alto dei boschi, con la copertura di una \u00abpasseggiata solidale\u00bb. Si partiva da Giaglione in duecento e a un certo punto la banda del cambio-turno s&#8217;infrattava e saliva per sentieri, portando con s\u00e9 viveri, acqua e adrenalina in corpo. Il resto del corteo andava al cancello, a battere il ferro coi sassi e gridare slogan. Quel 5 di luglio, avevo appena assistito alla scena. L&#8217;et\u00e0 media di chi percuoteva le sbarre non superava i 22 anni, ed erano in gran parte giovani donne.<\/p>\n<p>Oltre al presidio, la nuova generazione era stata in prima fila nelle recentu iniziative di lotta, alcune delle quali clamorose, come le contestazioni del 24 e del 27 giugno davanti al ristorante di Susa dove pranzavano le forze dell&#8217;ordine. La seconda volta, subissati di fischi e slogan, i celerini erano scappati dal paese imboccando un vicoletto, le code tra le gambe.<\/p>\n<div align=\"center\"><iframe id='ivplayer' width='700' height='393' src='https:\/\/yewtu.be\/embed\/-t9tYWYZd7g?time_continue=1&#038;autoplay=0&#038;continue=0&#038;dark_mode=true&#038;listen=0&#038;local=1&#038;loop=0&#038;nojs=0&#038;player_style=youtube&#038;quality=dash&#038;thin_mode=false' style='border:none;'><\/iframe><\/div>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nLa notte tra l&#8217;1 e il 2 luglio c&#8217;era poi stato un <em>cacerolazo<\/em> \u2013 concerto diffuso per tegami e padelle \u2013 di fronte all&#8217;Hotel Ninfa di Avigliana, dove la polizia alloggiava. \u00abIn questo hotel\u00bb, diceva un comunicato, \u00abalcune truppe d&#8217;occupazione pernottano per poi fare blocchi, controlli e intimidazioni lungo tutta la valle durante il giorno. Noi qui non vi vogliamo, voi da qui ve ne dovete andare!\u00bb.<\/p>\n<p>Come la riapparizione delle case sugli alberi, anche la ripresa di quelle tattiche di disturbo, tipiche del periodo 2012-2014, segnalava che il movimento aveva riafferrato diversi fili della propria storia e li stava dipanando.<\/p>\n<p>S\u00ec, qualcuno avrebbe dovuto raccontarla, l&#8217;ennesima \u2013 e per molti sorprendente \u2013 nuova vampata di conflitto in valle. I media mainstream fingevano di non essersene accorti. Gli azionisti di riferimento volevano tenere il profilo basso. Dopo anni a spacciare <i>wishful thinking<\/i> del tipo \u00abla lotta No Tav \u00e8 finita, il movimento \u00e8 in crisi, l&#8217;opera \u00e8 necessaria ed \u00e8 a buon punto, indietro non si torna\u00bb, era spiacevole e difficile fare i conti con certi dati di fatto: la lotta era viva eccome, il movimento si stava rinnovando, la Grande Opera era ferma come al solito, e la sua presunta utilit\u00e0 contestata pi\u00f9 che mai, anche dalla nuova amministrazione di Lione e perfino dalla Corte dei Conti europea.<\/p>\n<p>Chi aveva creduto alla propaganda e dato la lotta per morta, avrebbe faticato a capire come \u2013 facendo leva su <em>cosa<\/em> \u2013 il movimento avesse superato gli ostacoli del 2018-2019.<\/p>\n<h4><strong>2018-2019: un biennio di crisi e nuovi inizi<br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<h5><strong>\u00abNomi separatori e nomi omologanti\u00bb<\/strong><\/h5>\n<p>Contro il movimento No Tav, nel corso degli anni, si erano usate due strategie retoriche: una incentrata sui \u00abnomi separatori\u00bb \u2013 concetto proposto dal filosofo francese <strong>Alain Badiou<\/strong> \u2013, l&#8217;altra su quelli che avevo proposto di chiamare \u00abnomi omologanti\u00bb.<\/p>\n<p>Per poter usare contro un movimento un nome separatore, occorre fare riferimento a un <em>oggetto identitario fittizio<\/em>: il \u00abcittadino onesto\u00bb, la \u00abgente normale\u00bb, \u00abgli italiani\u00bb&#8230; Chi non somiglia abbastanza all&#8217;oggetto identitario fittizio viene marcato con un nome che \u00abpermette allo Stato di separare dalla collettivit\u00e0 un certo numero di gruppi e giustificare il ricorso a particolari misure repressive\u00bb (Badiou, <em>Il risveglio della storia<\/em>, 2011).<\/p>\n<p>Esempi alla rinfusa di nomi separatori: \u00abi violenti\u00bb, \u00abgli estremisti\u00bb, \u00abgli autonomi\u00bb, \u00abi black block\u00bb (scritto proprio cos\u00ec, con l&#8217;errore di ortografia), \u00abgli immigrati\u00bb, \u00abi musulmani, \u00abgli zingari\u00bb, \u00abgli ebrei\u00bb, \u00abi terroristi\u00bb&#8230;<\/p>\n<p>Il ricorso a nomi separatori per diffamare il movimento No Tav e isolarlo dalla popolazione non aveva mai funzionato. L&#8217;emblema di quel fallimento era la maglietta \u00abSiamo tutti Black Bloc\u00bb indossata da madame in pensione, che la compravano anche in formato beb\u00e8 per i nipotini. E che dire dell&#8217;anziana manifestante in sedia a rotelle con il cartello \u00abAnarco-insurrezionalista valsusina\u00bb?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35796 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/anarcoinsurrezionalista.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" \/><\/p>\n<p>Sin dall&#8217;inizio, per\u00f2, contro il movimento No Tav si erano usati anche nomi <em>omologanti<\/em>, epiteti che lo avvicinavano all&#8217;oggetto identitario fittizio, cio\u00e8 la maggioranza degli italiani, ma dando a quest&#8217;ultima una connotazione negativa, come quando si dice: \u00abla solita cosa fatta all&#8217;italiana\u00bb. Il ricorso a nomi omologanti serviva a presentare la lotta contro la Grande Opera come la solita faccenda di egoismi locali, campanilismi, pastette&#8230; Roba da \u00abuomo medio\u00bb, insomma.<\/p>\n<p>Il primo nome omologante era stato <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\/nimby_%28Neologismi%29\/\">\u00abnimby\u00bb<\/a>, ma nemmeno quello aveva funzionato. Anzi, nel corso degli anni il lemma \u00abNo Tav\u00bb aveva acquisito significati plurimi, ben oltre la vertenza territoriale specifica. Aveva acquisito un carattere di <em>universalit\u00e0<\/em>. Essere \u00abNo Tav\u00bb, come aveva fatto notare <strong>Serge Quadruppani <\/strong>nel suo <em>Le monde des grands projets et ses ennemis<\/em> (La D\u00e9couverte, Parigi, 2018), significava essere contro il Tav e <em>il suo mondo<\/em>, il mondo capitalistico la cui logica imponeva \u2013 tra le molte altre cose \u2013 le Grandi Opere Inutili. Rifiutare <em>il sistema<\/em> delle Grandi Opere era tutto fuorch\u00e9 \u00abnimby\u00bb. <em>Not in anyone&#8217;s backyard<\/em>.<\/p>\n<p>Contro i nomi omologanti, tuttavia, bisognava stare in guardia. Potevano essere pi\u00f9 pericolosi di quelli separatori, perch\u00e9 potevano ottundere e smorzare, smussare e dilavare il conflitto.<\/p>\n<h5><strong>\u00abGrillini\u00bb: trappola contro l&#8217;autonomia No Tav<br \/>\n<\/strong><\/h5>\n<p>Dal 2005 alla seconda met\u00e0 degli anni Dieci la lotta no tav aveva anticipato direzioni e impresso svolte alla politica nazionale, curvando pi\u00f9 volte lo spazio-tempo, costringendo tutte le forze in campo a posizionarsi sulla questione: o di qua o di l\u00e0. Tutto questo le era stato possibile perch\u00e9 aveva tenuto il punto di un no <em>incondizionato<\/em>, e aveva tenuto quel punto perch\u00e9 era sempre stata una lotta <em>autonoma<\/em>.<\/p>\n<p>Il progetto a cui il movimento si opponeva non era altro che <em>il risultato della lotta stessa<\/em>, della continua pressione No Tav. Senza la lotta, si sarebbe realizzato il progetto sulla sinistra idrografica della Dora, quello ritirato a fine 2005 dopo la riconquista del presidio di Venaus. La controparte aveva poi riconosciuto che quel progetto era sbagliato, troppo impattante, dispendioso, e ne aveva proposto uno suppostamente \u00ablow cost\u00bb. Quello che dal 2010 continuava a perdere pezzi e subire varianti.<\/p>\n<p>In Valsusa era stato il capitale a dover rispondere alla lotta. La lotta aveva costretto il capitale al rattoppo, al rabberciamento, a tagli e ridimensionamenti continui. Ogni volta si riconosceva, implicitamente, che <em>prima<\/em> il progetto non andava bene, <em>adesso invece<\/em>&#8230; Su ciascun singolo punto si recepiva la critica No Tav, ma senza ammetterlo, perch\u00e9 ai No Tav non si potevano riconoscere ragioni. La risposta alla pressione dal basso era dunque presentata come iniziativa presa dall&#8217;alto, riconsiderazione, \u00abintelligente rivisitazione\u00bb (cos\u00ec il ministro Delrio sulla rinuncia a ben sessanta chilometri di nuova linea, 1 luglio 2016).<\/p>\n<p>Il movimento aveva ottenuto tanti pi\u00f9 risultati quanto pi\u00f9 era percepito come alieno al teatrino della politica. Evitando di smarrirsi nelle nebbie luccicanti della cronaca partitica spicciola, la lotta aveva saputo rifuggire la \u00abpolitica politicata\u00bb, con la sua superficie increspata da polemiche fittizie e il suo fondo di intese trasversali a tutela del sistema.<\/p>\n<p>In quel modo, il movimento No Tav aveva fatto politica <em>vera<\/em>. Si era anche riappropriato di nessi amministrativi territoriali \u2013 in parole povere: aveva fatto eleggere sindaci e giunte \u2013 ma sempre concependoli come <em>strumenti <\/em>e senza credere che una vittoria elettorale fosse gi\u00e0 un esito, che ora si potesse \u00ablasciar fare ai nostri eletti\u00bb. Al contrario, il rapporto tra amministratori No Tav e comitati era una corda tesa.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni Dieci, si era definita una nuova strategia di normalizzazione fondata sull&#8217;epiteto \u00abgrillini\u00bb, usato come nome omologante per ricondurre il movimento No Tav a una delle forze partitiche in campo, rappresentarlo come forza subalterna nella cornice stereotipata del presunto scontro tra \u00abprogressisti\u00bb e \u00abpopulisti\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;ostentato ma ambiguo appoggio del Movimento 5 Stelle alla lotta No Tav aveva causato discussioni interne e polemiche, e fornito ai nemici buoni appigli, ma finch\u00e9 il partito di Grillo e Casaleggio era rimasto all&#8217;opposizione, il movimento era riuscito a non farsi ghermire n\u00e9 dividere.<\/p>\n<p>A partire dal giugno 2018, invece, con l&#8217;approdo del M5S al governo e l&#8217;insediamento del governo Conte I, la strategia aveva pagato. Il movimento No Tav era stato messo in difficolt\u00e0 come mai prima.<\/p>\n<p>In parte, ci si era messo da solo, con l&#8217;iniziale apertura di credito al governo da parte di alcune sue anime e il prevalere di una linea \u00abattendista\u00bb: vediamo se fermano l&#8217;opera. Cos\u00ec la soggettivit\u00e0 No Tav era rimasta intrappolata nella narrazione delle \u00abtensioni tra forze politiche\u00bb: tensioni interne alla coalizione \u00abgialloverde\u00bb, e tensioni tra il governo e l&#8217;opposizione-per-modo-di-dire, cio\u00e8 il PD, che su Tav e Grandi Opere aveva la stessa posizione della Lega e in fondo, come si sarebbe visto una volta dispersa la fuffa, del M5S.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultimo aveva a lungo ostentato il proprio sostegno a svariate battaglie sociali e lotte territoriali. Ma con l&#8217;andata al governo le pose barricadere avevano presto lasciato il posto ai completi Gucci o Ermenegildo Zegna, e l&#8217;opposizione alle Grandi Opere era evaporata come urina sotto il sole, lasciando solo un lezzo pungente. Nel giro di pochi mesi, i ministri e leader grillini avevano dato il benservito ad almeno tre lotte territoriali affini a quella No Tav: No Terzo Valico, No Tap e No Passante di Bologna.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38719\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/08\/notavm5straditori-1.png\" alt=\"\" width=\"889\" height=\"898\" \/><\/p>\n<p>Tuttavia, il nodo valsusino aveva tardato a sciogliersi. Una certa \u00abdesistenza\u00bb si era prolungata, e le compagne e i compagni di strada del movimento No Tav \u2013 incluso il sottoscritto \u2013 si erano trovate in difficolt\u00e0. Avevamo sentito il movimento meno vicino, impacciato nel prendere parte alla lotta contro quel governo, che pure era il governo della repressione, dei decreti sicurezza, del razzismo sistematico, degli attacchi ai diritti civili e sociali.<\/p>\n<p>Tra l&#8217;estate 2018 e il febbraio 2019 si erano registrati un calo di <em>autonomia<\/em> nell&#8217;immagine della lotta e un calo di <em>universalit\u00e0<\/em> del significante \u00abNo Tav\u00bb. Quest&#8217;ultimo aveva oscillato pericolosamente verso la caricatura che della lotta aveva sempre fatto il nemico: una vertenza locale e particolaristica.<\/p>\n<p>L&#8217;immagine del movimento No Tav aveva perso una parte di autonomia anche perch\u00e9 si era parlato pi\u00f9 dell&#8217;iter dell&#8217;opera che della lotta per fermarla. O meglio: la lotta era parsa dipendere dell&#8217;iter anzich\u00e9, come era accaduto fino ad allora, viceversa.<\/p>\n<p>Ovviamente era giusto e indispensabile parlare dell&#8217;iter, fare le pulci anche sul piano tecnico-procedurale: fin dai primordi del comitato Habitat, quella era stata una delle buone pratiche del movimento No Tav. Ma non erano state le \u00abbarricate di carta\u00bb a rendere \u00abNo Tav\u00bb un significante per tutte le lotte territoriali: era stata la riconoscibilissima autonomia della soggettivit\u00e0 No Tav.<\/p>\n<p>Le barricate di carta funzionavano solo se c&#8217;erano anche quelle vere. La &#8220;normalizzazione&#8221; del movimento No Tav era consistita nell&#8217;impantanarlo, nello spingerlo a concentrarsi solo su aspetti procedurali, nel costringerlo a focalizzare sul rinvio dei bandi, ad attendersi chiss\u00e0 cosa dalla nuova analisi costi-benefici, e quant&#8217;altro.<\/p>\n<p>Se i nomi separatori nulla avevano potuto contro la libera repubblica dei No Tav, un nome omologante \u2013 \u00abgrillini\u00bb \u2013 aveva rischiato di disgregarla.<\/p>\n<p>Ma non c&#8217;era riuscito.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo tentativo di usare un nome omologante contro i No Tav lo avevano compiuto proprio le schiere di troll del M5S, dopo che la rottura s&#8217;era consumata e il partito di Di Maio non poteva pi\u00f9 chiedere ai valsusini alcuna desistenza.<\/p>\n<p>Il nome omologante, in quel caso, era stato \u00ableghisti\u00bb. Alla panzana sui No Tav che alle Europee del 2019 avevano \u00abvotato Lega\u00bb, <strong>Davide Gastaldo<\/strong> e il sottoscritto avevano dedicato <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/08\/la-bufala-grillina-sui-notav-che-votano-lega\/\">una disamina su <em>Giap<\/em><\/a>.<\/p>\n<h5><strong>L&#8217;autonomia riconquistata e il ritorno dei \u00abviolenti\u00bb (alla buon&#8217;ora)<\/strong><\/h5>\n<p>Persino in quella fase di parziale confusione il movimento aveva dato prove di forza, come la manifestazione oceanica dell&#8217;8 dicembre 2018, a Torino, in risposta alle \u00abmadamine\u00bb s\u00ecTav.<\/p>\n<div id=\"attachment_44712\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44712\" class=\"wp-image-44712\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/8dicembre2018.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"466\" \/><p id=\"caption-attachment-44712\" class=\"wp-caption-text\">Torino, 8 dicembre 2018.<\/p><\/div>\n<p>Nel frattempo, molto meno visibili delle polemiche, erano cominciate altre storie, si erano esercitate diverse influenze e sviluppate nuove tendenze.<\/p>\n<p>Dentro il grande calderone del festival Alta Felicit\u00e0 \u2013 evento cresciuto di anno in anno fin quasi a &#8220;sbordare&#8221; e risultare gestibile con grande fatica \u2013 si erano avviati quelli che una certa tendenza teorica avrebbe chiamato \u00abprocessi di soggettivazione\u00bb. Detta pi\u00f9 prosaicamente: nei giorni del festival la nuova generazione No Tav, troppo piccola ai tempi delle Libere Repubbliche, aveva vissuto esperienze formative e fondative.<\/p>\n<p>Nel mentre, gli exploit del movimento Fridays For Future facevano prendere coscienza a migliaia di giovani e giovanissime. In Valsusa, quella giovent\u00f9 si era guardata indietro e intorno, rendendosi conto che l\u00ec non si era aspettata <strong>Greta Thunberg<\/strong>: la lotta contro il sistema ecocida e climaticida durava da trent&#8217;anni. Nell&#8217;ottobre 2019, <a href=\"https:\/\/www.notav.info\/post\/report-assemblea-nazionale-fridays-for-future-italia\/\">l&#8217;assemblea nazionale di FFF Italia<\/a> aveva preso una posizione nettissima contro la Torino-Lione e altre Grandi Opere.<\/p>\n<p>Intanto si svolgeva la gioiosa epopea della resistenza di <strong>Nicoletta Dosio<\/strong>, storia che avrebbe meritato un testo a parte, e che aveva fornito a molte giovani una vera e propria <em>role model<\/em>, esempio vivente di coerenza e determinazione.<\/p>\n<div id=\"attachment_44701\" style=\"width: 1510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/nicoletta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44701\" class=\"wp-image-44701 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/nicoletta.jpg\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"950\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-44701\" class=\"wp-caption-text\">A Bologna, per tutta la fase dello #stareincasa e della paranoia da Covid, nelle strade era rimasta affissa, monito di resistenza, un&#8217;immagine di Nicoletta a pugno chiuso. Si trattava di un manifesto di solidariet\u00e0 realizzato dall&#8217;Associazione Bianca Guidetti Serra.<\/p><\/div>\n<p>Nei primi mesi del 2019, un rinnovato ricorso a nomi separatori aveva annunciato un&#8217;inversione di tendenza. In quel periodo, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/04\/no-tav-fuori-dalle-secche\/\">in un intervento intitolato \u00abFuori dalle secche\u00bb<\/a>, avevo detto che presto sarebbero tornate le accuse di violenza, e il senso era: \u00abBen vengano!\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, i semi del rinnovamento e della \u00abripartenza\u00bb No Tav erano germogliati proprio negli anni in cui il movimento era parso pi\u00f9 in crisi. Se per vederne i frutti si era dovuta attendere l&#8217;estate 2020, era perch\u00e9 c&#8217;era stata l&#8217;emergenza Covid.<\/p>\n<p>Nella fase dello #stareincasa molte e molti giovani avevano accumulato frustrazione nei confronti della vita \u00aba distanza\u00bb \u2013 dalla finta didattica agli affetti impossibili \u2013 e molta collera per <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/06\/smarmella-tutto\/\">una gestione dell&#8217;emergenza \u00abadolescentofobica\u00bb<\/a>, in generale aggressiva nei confronti dei pi\u00f9 giovani (lo spauracchio della \u00abmovida\u00bb) e soprattutto <em>perbenista<\/em> (i lapsus su \u00abcongiunti\u00bb e \u00abaffetti stabili\u00bb). Tra chi aveva appena scoperto l&#8217;attivismo, durante la reclusione domestica era cresciuta, invisibile a molti radar, la voglia di agire, di tornare a lottare <em>mettendoci il corpo<\/em>, i corpi. Come al presidio permanente ai Mulini.<\/p>\n<p>[Notazione <em>en passant<\/em>: l&#8217;iniziale &#8220;desistenza&#8221; No Tav nei confronti del governo Conte I era stata niente se paragonata al vero e proprio <em>collateralismo<\/em> di certe aree \u00abdi movimento\u00bb nei confronti del Conte II durante l&#8217;emergenza Covid.]<\/p>\n<h4><strong>Tornando al giugno-luglio 2020<br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p>Il 16 giugno 2020 <a href=\"https:\/\/www.eca.europa.eu\/Lists\/ECADocuments\/SR20_10\/SR_Transport_Flagship_Infrastructures_IT.pdf\">una relazione della Corte dei Conti Europea<\/a> aveva espresso seri dubbi sulla Torino-Lione, sul suo iter, sui suoi costi in perenne lievitazione e sui suoi supposti benefici ambientali. Il passaggio pi\u00f9 interessante era questo:<\/p>\n<p>\u00ab[&#8230;] vi \u00e8 un forte rischio che gli effetti positivi multimodali di molte [infrastrutture di trasporto] siano sovrastimati. Ad esempio, nel 2012 il gestore dell\u2019infrastruttura francese ha stimato che la costruzione del collegamento transfrontaliero <span class=\"highlight begin selected\">Lio<\/span><span class=\"highlight end selected\">ne<\/span>-Torino, insieme alle relative linee di accesso, avrebbe generato 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2. Secondo le sue stime, [l&#8217;opera] non produrr\u00e0 un beneficio netto in termini di emissioni di CO2 prima di 25 anni dopo l\u2019inizio dei lavori. Invece, sulla base delle medesime previsioni di traffico, gli esperti consultati dalla Corte hanno concluso che le emissioni di CO2 verranno compensate solo 25 anni dopo l\u2019entrata in servizio dell\u2019infrastruttura. Per di pi\u00f9, quella previsione dipende dai livelli di traffico: se i livelli di traffico raggiungono solo la met\u00e0 del livello previsto, occorreranno 50 anni dall\u2019entrata in servizio dell\u2019infrastruttura prima che le emissioni di CO2 prodotte dalla sua costruzione siano compensate.\u00bb<\/p>\n<p>Negli stessi giorni, quasi fosse una stizzita risposta a tali considerazioni, era giunta la notizia di un&#8217;imminente estensione del cantiere, con sbancamento del Clarea all&#8217;altezza dei Mulini e realizzazione di una passerella sul torrente. Lavori preliminari alla costruzione di <a href=\"https:\/\/www.notav.info\/documenti\/lo-svincolo-sulla-a32-e-un-regalo-al-malaffare\/\">un nuovo svincolo di servizio sull&#8217;autostrada A32<\/a>.<\/p>\n<p>Per contrastare quella mossa, il 20 giugno era nato il nuovo presidio. La sera dopo, un grosso dispiegamento di truppe aveva cercato di sgomberarlo, senza riuscirvi. Alcuni No Tav si erano incatenati alle baite, altri erano saliti sugli alberi.<\/p>\n<p>La sera di luned\u00ec 22 si era svolta la prima marcia di solidariet\u00e0 al presidio, durante la quale c&#8217;era stato il primo cambio-turno. La polizia aveva cercato di impedirlo, sparando anche lacrimogeni nei boschi.<\/p>\n<p>Il 26 giugno, al PalaNoTav di Bussoleno, c&#8217;era stata una grande assemblea popolare, come non se ne vedevano da tempo.<\/p>\n<p>Il 28 giugno le Fomne No Tav [Donne No Tav] si erano presentate in massa al cancello del cantiere e avevano eseguito la performance femminista internazionale <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/06\/28\/no-tav-battitura-delle-attiviste-del-movimento-ai-cancelli-di-chiomonte-poi-il-flash-mob-bendate-con-un-violador-en-tu-camino\/5850482\/\">\u00abUn violador en tu camino\u00bb<\/a>, con parole adattate alla situazione in Valsusa.<\/p>\n<p>L&#8217;1 luglio il nuovo sindaco di Lione, il verde, <strong>Gr\u00e9gory Doucet<\/strong>, aveva dichiarato, senza giri di parole, <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2020\/07\/01\/tav-il-neosindaco-di-lione-vuole-lo-stop-opera-da-fermare-e-un-progetto-sbagliato-investiamo-sulla-linea-esistente-con-torino\/5853405\/\">la propria netta opposizione al Tav<\/a>.<\/p>\n<p>Il giorno dopo era cominciato il campeggio itinerante No Tav, intorno al cantiere, in luoghi comunicati giorno per giorno, con iniziative varie.<\/p>\n<p>Il pomeriggio del 4 luglio, tornato in Valsusa dopo lunghi mesi, avevo assistito a un&#8217;assemblea sotto il tendone del campeggio, su un prato lungo la statale 24 da cui si vedeva il forte di Exilles, e partecipato a un piccolo corteo spontaneo. La sera, cenando alla \u00abLocanda del Priore\u00bb di Vaie, Maurizio mi aveva raccontato per filo e per segno le ultime settimane.<\/p>\n<p>In cielo, proprio accanto alla luna piena, erano visibilissimi Giove e Saturno. Ero felice di essere di nuovo in valle, sia pure per un solo weekend.<\/p>\n<p>La mattina dopo era domenica, e ci eravamo concessi un&#8217;escursione. Diretti al rifugio Avanz\u00e0 e poi al Lago della Vecchia (che, avremmo scoperto, non si vedeva pi\u00f9: lo aveva riempito una frana), camminavamo proprio sopra la val Clarea. Volgendo lo sguardo a est potevo vedere l&#8217;intera Valsusa, stretta e lunga, con le sue vie di comunicazione serpeggianti fino a Torino. La citt\u00e0 era visibile l\u00e0 in fondo, vaga ma punteggiata di riflessi.<\/p>\n<div id=\"attachment_44741\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/lavalledallagodellavecchia.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-44741\" class=\"wp-image-44741\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/lavalledallagodellavecchia.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-44741\" class=\"wp-caption-text\">5 luglio 2020, dando le spalle al Lago della Vecchia. Quota 2671 mt.<\/p><\/div>\n<p>Mentre eravamo lass\u00f9, i siti di informazione locale sparavano titoli allarmistici e smodati, perch\u00e9 di fronte all&#8217;uscita del cantiere qualcuno aveva seminato chiodi a quattro punte, i famosi \u00abtriboli\u00bb, che avevano bucato qualche pneumatico.<\/p>\n<p>Molti anni prima, operai e braccianti avevano usato regolarmente i triboli contro i mezzi motorizzati della Celere di Scelba. Nel 2020, di fronte a qualche gomma forata, si gridava scompostamente. La deputata renziana <strong>Silvia Fregolent<\/strong> parlava addirittura di \u00abterrorismo\u00bb e \u00abforze eversive\u00bb. Nelle ore successive, la notizia sarebbe arrivata in cronaca nazionale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-44725\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/tempo-1.jpg\" alt=\"\" width=\"2238\" height=\"1332\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nDi tutto quel che stava capitando in valle, la miseria del mondo-del-TAV fingeva di vedere solo una manciata di chiodi.<\/p>\n<p>Eppure era un sollievo: meglio \u00abviolenti\u00bb che \u00abgrillini\u00bb.<\/p>\n<p>Se con quei chiodi pensavano di dividere il movimento, beh, allora soffrivano di gravi amnesie. Il dibattito sul \u00abterrorismo\u00bb e sul \u00absabotaggio\u00bb i No Tav lo avevano gi\u00e0 fatto nel 2013-14, e non era andato come sperava la controparte.<\/p>\n<h4><strong>Risonanze<\/strong><\/h4>\n<p>Ridiscesi a fondovalle, avevamo partecipato alla passeggiata con battitura e cambio-turno, poi eravamo andati a cena da Simone e Laura. La chiacchierata aveva preso una piega musicale, e s&#8217;era parlato molto di <strong>Franco Battiato<\/strong>. Nel descrivere una sua composizione del 1977, intitolata <em>Za<\/em>, avevo trovato una similitudine con la storia dei No Tav.<\/p>\n<div align=\"center\"><iframe id='ivplayer' width='700' height='393' src='https:\/\/yewtu.be\/embed\/DujIJlGQlik?autoplay=0&#038;continue=0&#038;dark_mode=true&#038;listen=0&#038;local=1&#038;loop=0&#038;nojs=0&#038;player_style=youtube&#038;quality=dash&#038;thin_mode=false' style='border:none;'><\/iframe><\/div>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nZa<\/em> si basava principalmente sulla ripetizione, per quasi venti minuti, di un accordo di pianoforte, un accordo in mi maggiore suonato variando gli intervalli, la pressione sui tasti e \u2013 soprattutto \u2013 l&#8217;ordine e i tempi di rilascio delle dita dalla tastiera. Ogni volta l&#8217;accordo produceva risonanze che ancora aleggiavano quando le dita tornavano a battere, producendo risonanze leggermente diverse che si aggiungevano al ricordo acustico delle precedenti, in una progressiva stratificazione.<\/p>\n<p>Dopo qualche minuto, se si ascoltava senza preconcetti, quasi ci si dimenticava dell&#8217;accordo: si ascoltavano le sue risonanze. Si capiva che erano queste ultime a formare la melodia. Battiato aveva composto musica non con le note, ma con gli <em>aloni<\/em> intorno alle note.<\/p>\n<p>Se invece si restava bloccati all&#8217;accordo e si ascoltava solo quello, magari scuotendo la testa e ridacchiando, facendo battutine, citando <em>Le vacanze intelligenti<\/em> con Sordi, non si percepiva nessuna variazione, <em>non si capiva cosa stesse accadendo<\/em>.<\/p>\n<p>La storia dei No Tav era come quella composizione. Era una storia di risonanze, ogni azione ne produceva di nuove che interagivano col ricordo di quelle precedenti. A <em>produrre senso<\/em> non erano tanto le azioni stesse, ma le loro risonanze, ci\u00f2 che si stratificava nel tempo.<\/p>\n<p>Le case sugli alberi, le azioni di disturbo davanti a ristoranti e alberghi&#8230; Ai detrattori poteva sembrare soltanto revival, ripetizione di accordi gi\u00e0 sentiti. Ma a suonare quegli accordi era una nuova generazione, e producevano nuove risonanze.<\/p>\n<p>&#8211;<\/p>\n<p>* <strong>Wu Ming 1<\/strong> \u00e8 autore di <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/10\/scarica-un-viaggio-che-non-promettiamo-breve\/\"><em>Un viaggio che non promettiamo breve. Venticinque anni di lotte No Tav<\/em><\/a> (Einaudi, 2016) e di svariati reportage, articoli e interventi su storia e presente del movimento.<\/p>\n<p>Questo reportage \u00e8 dedicato a <strong>Emilio Scalzo<\/strong>, storico attivista No Tav <a href=\"https:\/\/www.notav.info\/post\/emilio-ai-domiciliari-alle-18-andiamo-a-salutarlo\/\">arrestato mentre impaginavamo<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Wu Ming 1 * La sera del 5 luglio, tornando dalla &#8220;battitura&#8221; al cancello della zona rossa, il pensiero: qualcuno avrebbe dovuto scriverne, di quella nuova generazione No Tav. 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