{"id":43639,"date":"2020-05-05T08:58:26","date_gmt":"2020-05-05T06:58:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=43639"},"modified":"2021-06-18T19:35:43","modified_gmt":"2021-06-18T17:35:43","slug":"effetto-nocebo-coronavirus","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/05\/effetto-nocebo-coronavirus\/","title":{"rendered":"Ammalarsi di paura. L&#8217;\u00abeffetto nocebo\u00bb dello #stareincasa e della malainformazione sul coronavirus"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-43718\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/ammalarsidipaura.jpg\" alt=\"effetto nocebo coronavirus\" width=\"700\" height=\"466\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Sono trascorsi due mesi e mezzo da quando i giornali hanno dato la notizia del primo morto italiano per coronavirus, interrompendo la lunga serie di titoli dedicati a Renzi e alle liti di governo.<br \/>\n\u00abVirus, il Nord nella paura\u00bb, tuonava la prima pagina di Repubblica del 22 febbraio.<br \/>\nDa quel momento, i media italiani a reti unificate e la retorica dei governanti non hanno pi\u00f9 smesso di ingigantire quella paura, di trasformarla in terrore, e soprattutto di renderla nociva.<br \/>\nAbbiamo a lungo ragionato sugli effetti e gli scopi di questa manipolazione delle nostre fobie, ma ancora non ci siamo soffermati a sufficienza sull\u2019ipotesi che quei timori \u2013 ben comprensibili di fronte a una pandemia \u2013 siano diventati <em>a loro volta<\/em> un morbo, una patologia che s\u2019\u00e8 aggiunta al Covid19, abbassando le difese immunitarie della popolazione e rendendo il contagio pi\u00f9 grave.<br \/>\nIn svariati commenti ai post di queste settimane \u00e8 emersa l\u2019idea che l\u2019esercito in strada, i toni dei ministri, la scelta e la presentazione dei dati, le <em>homepage<\/em> dei giornali abbiano contribuito a farci \u2013 letteralmente \u2013 ammalare di paura.<br \/>\nQuesto articolo, scritto appositamente per <em>Giap<\/em>, affronta la questione dal punto di vista dell\u2019antropologia medica e dello studio scientifico sull\u2019effetto placebo e il suo contrario: l\u2019effetto nocebo. <strong>WM<\/strong>]<\/span><\/p>\n<p>di <strong>Stefania Consigliere<\/strong> e <strong>Cristina Zavaroni *<br \/>\n<\/strong><span style=\"font-size: small;\">[<a href=\"https:\/\/non.copyriot.com\/pandemie-kriegstagebuecher-neurosenlehre\/\">Deutsche \u00dcbersetzung hier.<\/a>]<\/span><\/p>\n<h4><strong>0. Il Covid-19 come macchina di visione<\/strong><\/h4>\n<p>La migliore filosofia della nostra epoca lo insegna da anni: la grande partizione fra natura e cultura, fra regno dell\u2019oggettivit\u00e0 e regno dei desideri, non \u00e8 che un costrutto moderno. Nell\u2019impero del rilevamento e dei <em>big data<\/em> lo abbiamo (ri)scoperto a nostro danno: i fatti neutri non esistono; nessun <em>dato<\/em> \u00e8 semplicemente \u201cdato\u201d, ogni dato \u00e8 l\u2019esito di una scelta osservativa, di un\u2019interpretazione, di un\u2019intenzione, di una politica. Non c\u2019\u00e8 visione del mondo che non sia frutto del convenire degli sguardi, delle attitudini, delle scelte consapevoli e inconsapevoli di una comunit\u00e0; e non c\u2019\u00e8 cultura condivisa da un gruppo che non operi delle semplificazioni perch\u00e9, come insegnano le scienze fisiche, il reale \u00e8 troppo complesso per essere afferrato a partire da una sola prospettiva. <!--more--><\/p>\n<p>Finch\u00e9 tali semplificazioni non sono eccessive, quel mondo resta vivibile; se lo diventano, e non sono pi\u00f9 in grado di &#8220;reggere&#8221; all\u2019impatto dell\u2019esperienza, si arriva a quella che <strong>Ernesto de Martino<\/strong> chiamava \u00ab<strong>apocalisse culturale<\/strong>\u00bb, un soprassalto del reale che scompagina il quadro condiviso e mette a rischio la tenuta di quel mondo. Quando ci\u00f2 accade, quel che si rivela non \u00e8 il reale nella sua oggettivit\u00e0 primigenia, ma una sorta di \u201cbuio epistemologico\u201d, nel quale occorre navigare a vista con strumenti antichi.<\/p>\n<div id=\"attachment_43643\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43643\" class=\"wp-image-43643\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Ernesto-de-Martino-Antropologo.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"284\" \/><p id=\"caption-attachment-43643\" class=\"wp-caption-text\">Ernesto De Martino<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 quanto possiamo osservare nell\u2019emergenza <strong>Covid-19<\/strong>, vera e propria \u201cmacchina di visione\u201d in grado di strapparci al sonno delle nostre convinzioni e rimetterci di fronte alla complessit\u00e0 del reale. Nella pi\u00f9 grande crisi pandemica del dopoguerra, <em>non abbiamo dati affidabili<\/em> n\u00e9 sul numero di infettati, n\u00e9 sul numero di morti, n\u00e9 sugli effetti delle diverse misure di contenimento, n\u00e9 su quel che si prospetta per il prossimo futuro.<\/p>\n<p>Prevedibile, in circostanze siffatte, una sorta di \u00abnostalgia del semplice\u00bb, il tentativo di spiegare un universo complesso in base a poche ipotesi elementari. Complottismo e letture paranoiche trovano qui la loro radice, come anche i richiami alla Scienza \u2013 e cio\u00e8 allo <em>scientismo<\/em> \u2013 di raffinati intellettuali che, fino a ieri, si atteggiavano a pensatori critici. <em>Hic Rhodus, hic salta:<\/em> ora pi\u00f9 che mai bisogna riaffermare che la realt\u00e0 \u00e8 enormemente complessa e pu\u00f2 essere \u2013 parzialmente \u2013 afferrata solo attraverso un pensiero complesso. Attorno a questo nodo si giocheranno le possibilit\u00e0 di uscita intelligente dalla crisi; e, d\u2019altro canto, la semplificazione della complessit\u00e0 \u00e8, da sempre, operazione reazionaria di dominio sulle coscienze.<\/p>\n<p>Ottime analisi critiche della pandemia in corso, delle politiche di contenimento e dei loro effetti sociali sono gi\u00e0 disponibili in rete e ad esse rimandiamo per la descrizione del campo critico all\u2019interno del quale ci muoviamo, dai post pubblicati in questo blog agli interventi di <strong><a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/magazine\/atlante\/cultura\/Le_lezioni_di_una_pandemia.html\">Roberto Beneduce<\/a><\/strong> e del <a href=\"https:\/\/collectifmalgretout.net\/2020\/04\/04\/petit-manifeste-par-des-temps-de-pandemie\/\"><strong>Collectif Malgr\u00e9 Tout<\/strong><\/a>. Il quadro che questi testi compongono \u00e8 giustamente incompleto, non lineare, difficile da tenere insieme con uno sguardo solo e poco suscettibile al riduzionismo. Prospetta un intreccio di fattori causali, nessuno dei quali \u00e8 sufficiente, da solo, a render conto dei fatti: vi si mescolano la ricerca microbiologica sul virus, i dati epidemiologici, le politiche di contenimento, le politiche nazionali, le rese dei conti fra capitale e lavoro salariato, lo sconcerto della popolazione, gli effetti di quarant\u2019anni di neoliberismo sulle strutture della sanit\u00e0 pubblica e, pi\u00f9 ampiamente, sulle catene biotiche ed ecologiche a livello mondiale, i livelli d\u2019inquinamento, le scelte amministrative e politiche.<\/p>\n<p>Qui vorremmo aggiungere solo un\u2019ipotesi collaterale che, pur non modificando nella sostanza il quadro di riferimento, lo approfondisce in una direzione eterodossa. Alcuni dei bocconi che metteremo sul piatto sono amari: prima di presentarli, proponiamo <em>quattro passaggi<\/em> che delineano il contesto teorico nel quale l\u2019ipotesi prende corpo e che la giustifica. Sappiamo, cos\u00ec facendo, di chiedere ai lettori uno sforzo di attenzione difficile in tempi concitati ed emergenziali come quelli che stiamo vivendo, ma indispensabile per restare nella complessit\u00e0.<\/p>\n<h4>1. <strong>Primo passaggio. <em>Breaking news<\/em> dalle scienze della vita<\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-43644\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/there-is-no-such-thing-as-society-there-are-individual-30263985.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"167\" \/>Entrambe lavoriamo da molti anni nella zona di confluenza fra antropologia medica, etnologia, etnopsicologia e geopolitica clinica e impieghiamo, nella lettura dei fenomeni, la teoria antropologica secondo cui gli umani sono frutto della loro storia. Niente di nuovo, per carit\u00e0; ma dopo settant\u2019anni di riduzionismo genetico, biologico ed ecologico e di enfasi neoliberista sull\u2019individuo (Do you remember \u00abthere is no such thing as society\u00bb?), le prospettive che si aprono nel pensare gli umani come prodotti del loro tempo e delle circostanze che hanno attraversato sono davvero liberatorie.<\/p>\n<p>Non si tratta solo di <em>wishful thinking<\/em> da umanisti: tutta la ricerca genetica, evolutiva ed eto-ecologica degli ultimi vent\u2019anni muove in questa direzione e indica che non solo gli umani, ma tutti i viventi sono enti molto pi\u00f9 complessi di quel che pensavamo fino a poco tempo fa. Non derivano dallo sviluppo di un programma predefinito a livello di geni, ma sono l\u2019esito di un\u2019interazione continua e profondissima con l\u2019ambiente, il paesaggio, i conspecifici, gli altri viventi.<\/p>\n<p>Nel caso degli umani, questo significa che il tempo-spazio culturale nel quale prendiamo forma ci plasma secondo linee specifiche non solo in ci\u00f2 che pensiamo, ma fin dentro le cellule, in un processo di vera e propria <em>plasmazione bioculturale<\/em>. Detto altrimenti, sono le ricerche scientifiche stesse, in questi anni, a mettere in discussione l\u2019antica partizione cartesiana fra un corpo materiale, meccanico e oggettivo e una psiche immateriale: a ogni livello, i soggetti umani incorporano il loro mondo. La loro tenuta dipende dunque da una certa congruenza con il loro mondo e le transizioni richiedono tempo, sensibilit\u00e0 e intelligenza.<\/p>\n<h4><strong>2. Secondo passaggio. Fra antropologia medica ed etnopsichiatria<\/strong><\/h4>\n<p>Fra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, in parallelo con l\u2019ultima grande stagione di lotte politiche, l\u2019antropologia medica ha avuto una fioritura magnifica. Nata per studiare i sistemi terapeutici tradizionali e usata tatticamente per far capire agli \u201caltri\u201d \u2013 ai non occidentali o, se si preferisce, ai colonizzati \u2013 la superiorit\u00e0 della nostra medicina, alla fine della sua traiettoria essa \u00e8 arrivata a interpretare anche la biomedicina come un sistema terapeutico tradizionale (quello della modernit\u00e0 industriale) e ha elaborato quadri epistemologici raffinati per leggere in modo complesso la salute, le malattie, la costruzione delle nosologie, le pratiche semeiotiche, l\u2019efficacia, la <em>compliance<\/em> e via dicendo.<\/p>\n<p>Si \u00e8 notato, per cominciare, che l\u2019idea e i modi della salute sono variabili e dipendono in via diretta dalla cosmovisione nella quale trovano posto. Non dappertutto la salute \u00e8 intesa come \u201csilenzio degli organi\u201d o come \u201cstato di benessere fisico, psichico e mentale\u201d: altri mondi umani la intendono come equilibrio, oppure come flusso, o come giusta posizione rispetto agli assi cosmici o ancora come buona tenuta dei rapporti.<\/p>\n<p>Nel frattempo la psichiatria transculturale, e in modo ancor pi\u00f9 deciso l\u2019etnopsichiatria, mettevano in discussione i manuali diagnostici degli psichiatri e teorizzavano che ogni gruppo umano impazzisce in modo specifico, sia mettendo in forma la sofferenza mentale in maniere differenti, sia predisponendo piste di crisi del tutto particolari e altrove sconosciute. Allo stesso modo, l\u2019antropologia medica ha ipotizzato che ogni cultura plasmi non solo l\u2019ideale di salute, ma anche i modi e le piste lungo le quali \u00e8 possibile ammalarsi.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec al <strong>primo boccone difficile<\/strong>: in un quadro concettuale antropologicamente avvertito, neanche la malattia \u00e8 qualcosa di dato e di universale, anch\u2019essa \u00e8 il prodotto di una storia in cui diversi fattori interagiscono in modi complessi. Le relazioni fra umani e ambiente; il clima; il tipo di cibo disponibile; la distribuzione del potere e delle risorse; il rapporto con la vita e con la morte; le pratiche igieniche e rituali; la definizione di salute e le tecniche per mantenerla; le descrizioni delle malattie; le tecniche di cura: tutto questo, e molto altro ancora, influisce sui modi in cui ci ammaliamo e sulle vie possibili per la guarigione.<\/p>\n<h4><strong>3. Terzo passaggio. Cosmovisione, credenza, placebo, nocebo.<\/strong><\/h4>\n<div id=\"attachment_43645\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43645\" class=\"wp-image-43645\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Robert_A_Hahn_150x208.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"277\" \/><p id=\"caption-attachment-43645\" class=\"wp-caption-text\">Robert A. Hahn<\/p><\/div>\n<p>Nel 1983 <strong>Robert Hahn<\/strong> e <strong>Arthur Kleinman<\/strong> pubblicano sul prestigioso <em>Medical Anthropology Quarterly<\/em> un breve articolo sugli effetti della credenza. Nel richiamare fenomeni \u201cetnologici\u201d che cominciavano a essere riconosciuti anche dentro i nostri confini (le guarigioni per fede, l\u2019effetto placebo\/nocebo, l\u2019efficacia simbolica ecc.), gli autori aprono senza mezzi termini:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe credenze uccidono; le credenze guariscono. Ci\u00f2 che una persona crede all\u2019interno di una societ\u00e0 gioca un ruolo significativo tanto nel produrre malattia quanto come rimedio\u00bb (p. 3).<\/p><\/blockquote>\n<p>Nei decenni seguenti, Kleinman diventer\u00e0 una delle massime autorit\u00e0 della psichiatria transculturale e Hahn, coordinatore di un centro di controllo e prevenzione delle malattie, approfondir\u00e0 le sue ricerche sull\u2019<strong>effetto nocebo<\/strong>. L\u2019anno di pubblicazione rimanda agli ultimi scampoli di un periodo in cui, anche nella ricerca scientifica, era possibile inseguire ipotesi eterodosse:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa portata di queste credenze come causa di malattie e come cura \u00e8 la stessa dei microorganismi e dei farmaci: date determinate condizioni dell\u2019organismo ospite e dell\u2019ambiente, patologia o guarigione dipendono in modo consistente dalla credenza\u00bb (p. 3).<\/p><\/blockquote>\n<p>La loro tesi \u00e8 sostenuta dalla letteratura etnologica, dalle loro stesse osservazioni e dalla ricchezza del sottofondo teorico emerso, in occidente, da due decenni di lotte, resistenze e sperimentazioni. In seguito le ricerche, i dati e gli esperimenti sull\u2019effetto placebo si moltiplicheranno, confermando sostanzialmente le ipotesi dei due autori, ma le interpretazioni pubbliche resteranno sempre molto caute, come se vi fosse, nella stessa possibilit\u00e0 dell\u2019effetto placebo\/nocebo, qualcosa di troppo scandaloso per poter essere detto ad alta voce.<\/p>\n<p>In effetti, ci sono antichi equivoci da sciogliere. Il primo dipende dalla nostra propensione ideologica all\u2019estremismo: sostenere l\u2019efficacia di ci\u00f2 che \u00e8 immateriale non significa negare l\u2019efficacia di ci\u00f2 che \u00e8 materiale:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab\u00c8 improbabile che la credenza nelle virt\u00f9 terapeutiche dell\u2019arsenico in dosi massicce trasformi questa sostanza chimica in un agente di guarigione; nondimeno suggeriamo \u2013 anche se non proveremo a dimostrarlo \u2013 che una simile credenza ne ridurrebbe l\u2019effetto tossico. Allo stesso modo, l\u2019assenza di fede negli antibiotici pu\u00f2 diminuirne la potenza, e la fiducia o lo scetticismo circa pratiche o materie \u201cfarmacologicamente inerti\u201d pu\u00f2 indirizzarne l\u2019effetto nella direzione attesa\u00bb (p. 18).<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_43709\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43709\" class=\"wp-image-43709\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Rene_Descartes.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"270\" \/><p id=\"caption-attachment-43709\" class=\"wp-caption-text\">Il bel Ren\u00e9<\/p><\/div>\n<p>Il secondo equivoco viene dalla permanenza del <strong>modello cartesiano<\/strong>, cio\u00e8 dalla separazione tra psiche e materia: in questo dualismo, l\u2019effetto placebo\/nocebo risulta &#8220;magico&#8221; nel senso deteriore di \u00abpensiero magico\u00bb, plagio o superstizione (\u00abse penso che guarir\u00f2, guarir\u00f2\u00bb, \u00abse un gatto nero mi attraverser\u00e0 la strada, l\u2019auto sbander\u00e0\u00bb).<\/p>\n<p>Per contro, il paradigma antropologico della plasmazione bioculturale richiede un\u2019ontologia non cartesiana:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abGli eventi umani non sono solo o mentali o fisici, per cui non ci si pu\u00f2 chiedere come gli eventi mentali causino eventi fisici e viceversa. Semmai, tutti gli eventi umani hanno aspetti fisici e aspetti mentali (e altri aspetti ancora: chimici, fisiologici, consci, inconsci ecc.). La mente \u00e8 incorporata, il corpo \u00e8 consapevole. Reciprocamente, quando parliamo di &#8220;stati mentali\u201d (credenze o aspettative, speranzose o spaventate), ci sono dei correlati fisiologici di questi stati\u00bb (p. 18).<\/p><\/blockquote>\n<p>Gli assunti fondamentali di una collettivit\u00e0 si fanno corpo, cellule, fisiologia, neurologia; non di verit\u00e0 astratte o di pensieri disincarnati viviamo e moriamo, ma della nostra intima, radicale congruenza a un mondo.<\/p>\n<h4><strong>4. Quarto passaggio. Nocebo vortex.<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019ultimo passaggio va a ritroso: comincia da un lungo articolo di Robert Hahn sull\u2019effetto nocebo, pubblicato nel 1999, e termina con il celebre articolo di <strong>Walter Cannon<\/strong> sulle morti per choc, pubblicato nel 1942.<\/p>\n<p>Dopo aver definito l\u2019ipotesi nocebo come il fatto che \u00abaspettarsi la malattia aumenta la probabilit\u00e0 che la malattia attesa si presenti\u00bb (p. 335), Hahn procede a una rassegna della letteratura scientifica disponibile e illustra diverse forme dell\u2019effetto nocebo, di cui qui proponiamo solo un riassunto con qualche esempio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8, per cominciare, lo sviluppo dei sintomi negativi attesi. In un esperimento viene detto a un gruppo di studenti che la somministrazione di una scossa elettrica causa mal di testa; sebbene la scossa non venga materialmente applicata, nelle ore seguenti il 70% di loro riporta il sintomo atteso. Certe allergie e la nausea anticipatoria dei pazienti in chemioterapia si possono ascrivere a un effetto di questo genere. Lo sviluppo sintomatico pu\u00f2 avvenire anche osservando le reazioni di altri: si parla, in questo caso, di malattia sociogenica \u2013 un esempio di timbro leggero: il \u00abcolpo d\u2019aria\u00bb \u00e8 una malattia etnospecifica italiana, sconosciuta oltralpe e di cui i francesi ridono molto.<\/p>\n<p>In assenza di eventi o comunicazioni specifiche, le convinzioni influenzano gli esiti: il timore di essere affetto da una malattia cardiaca aumenta il rischio di attacco ischemico; analogamente, gli stati depressivi \u2013 ovvero un senso generalizzato di impotenza \u2013 aumentano la probabilit\u00e0 di morte a seguito di eventi ischemici, a riprova del fatto che l\u2019effetto nocebo non \u00e8 affatto una \u201cfisima\u201d psicologica e i suoi effetti sono del tutto reali. Le cosiddette \u00ab<strong>morti voodoo<\/strong>\u00bb, che si verificano a seguito dell\u2019induzione di uno stato pervasivo di terrore, testimoniano a sufficienza gli effetti, tragicamente reali, del fenomeno.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-43719\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/voodoo.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"502\" \/><\/p>\n<p>L\u2019autore tratta poi gli episodi di panico collettivo in cui interi gruppi di persone sviluppano sintomi in relazione a cause organiche dubbie o provate come inesistenti \u2013 ad esempio, in relazione a uno strano odore percepito nell\u2019aria, che viene imputato al diffondersi di sostanze tossiche, o a morsi d\u2019insetto normalmente innocui. In questi casi, lo sviluppo dei sintomi \u00e8, per cos\u00ec dire, &#8220;corale&#8221;: al diffondersi dell\u2019allarme, i segni attesi vengono manifestati da un\u2019alta percentuale dei soggetti coinvolti.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi escludere che l\u2019effetto nocebo colpisca solo soggetti psico-emotivamente fragili o inclini alla crisi: esso pu\u00f2 manifestarsi globalmente su un\u2019intera popolazione esposta a una circostanza percepita o descritta come rischiosa. L\u2019analisi comparata di questo genere di episodi evidenzia diversi fatti notevoli: essi tendono a verificarsi in luoghi dove le persone sono assembrate in gran numero (scuole, fabbriche, citt\u00e0); coinvolgono prevalentemente le classi socioeconomiche pi\u00f9 fragili o precarie; e aumentano nei periodi di maggior stress sociale ed economico. La strutturazione sociale gioca dunque un ruolo chiave nella diffusione e nella pericolosit\u00e0 degli eventi.<\/p>\n<div id=\"attachment_43711\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43711\" class=\"wp-image-43711\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Walter_Bradford_Cannon.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"257\" \/><p id=\"caption-attachment-43711\" class=\"wp-caption-text\">Walter B. Cannon<\/p><\/div>\n<p>Questa riflessione pu\u00f2 essere ampliata fino a toccare una delle zone pi\u00f9 critiche e delicate dell\u2019esistenza umana:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl fenomeno nocebo \u00e8 un effetto collaterale della cultura umana. Esso suggerisce che le categorie etnomediche di una certa societ\u00e0 non solo descrivono le condizioni di malattia che si reputano esistenti, ma possono anche indurre tali condizioni inducendo l\u2019aspettativa che esse si presenteranno. [\u2026] In questo modo, un sistema culturale che si ritiene solitamente essere al servizio della funzione di guarigione, pu\u00f2 anche avere un effetto collaterale paradossale e indurre quelle stesse patologie che cerca di prevenire o di curare\u00bb (p. 350).<\/p><\/blockquote>\n<p>Si parla infatti, in antropologia medica e in etnopsichiatria, di <em><strong>funzione patoplastica<\/strong><\/em> e <em><strong>funzione patogenetica<\/strong><\/em> delle culture.<br \/>\nLa prima \u00e8, per cos\u00ec dire, il lato in sole del processo di plasmazione bioculturale: la capacit\u00e0 collettiva di dare forma alle malattie, di non lasciare la crisi nel disastro dell\u2019insensatezza.<br \/>\nLa seconda ne \u00e8 la parte in ombra: ogni messa in forma \u00e8 anche, inevitabilmente, un\u2019induzione. In fin dei conti, questo significa che non c\u2019\u00e8 modo di evitare l\u2019effetto nocebo, che nasce dal movimento stesso che rende possibile la terapia, nella zona in penombra della strutturazione culturale e dell\u2019immaginario dove l\u2019ambiguit\u00e0 \u00e8 la regola. Anche cos\u00ec, per\u00f2, c\u2019\u00e8 modo e modo di navigare nell\u2019ambiguit\u00e0 che lega malattia, terapia, diagnosi, cura, placebo e nocebo: \u00e8 possibile, ad esempio, che le culture in cui l\u2019esistenza di quest\u2019intreccio \u00e8 ammessa e osservata si trovino in una posizione migliore per contenerne gli effetti.<\/p>\n<p>Come molti autori successivi, Hahn precisa e conferma le celebri ipotesi avanzate da Cannon in anni di conflitto mondiale: rabbia e paura possono causare il tracollo dell\u2019equilibrio neurovegetativo e questo pu\u00f2 essere talmente grave da paralizzare le funzioni vitali e indurre la morte. \u00c8 il caso delle cosiddette \u201cmorti voodoo&#8221;, lungamente descritte dagli etnologi, ma anche di molte osservazioni fatte da medici sui fronti di guerra: il terrore degli eventi e lo stress prolungato della situazione di guerra possono avere esiti letali anche in assenza di lesioni organiche.<\/p>\n<h4><strong>5. Fra circensi e bravi padri di famiglia<\/strong><\/h4>\n<p>L\u2019attuale pandemia da coronavirus non pu\u00f2 che interrogare chiunque si occupi di antropologia medica. Pi\u00f9 nello specifico, ci sembra ineludibile una riflessione complessa sull\u2019andamento differenziale dell\u2019infettivit\u00e0 e della mortalit\u00e0 nelle diverse nazioni colpite e, per l\u2019Italia, nelle diverse regioni. Fermo restando che ipotesi epidemiologiche affidabili saranno possibili solo quando (e se) si arriver\u00e0 a un computo realistico, e internazionalmente confrontabile, dei numeri, il caso italiano \u2013 e in particolare quello tremendo della Lombardia \u2013 manifestano una fenomenologia specifica nella quale conviene cominciare ad addentrarsi.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec all\u2019ipotesi eziologica che vorremmo aggiungere alla spiegazione degli eventi. La enunciamo fin da subito, di modo che sia possibile tenerla presente lungo il resto dell\u2019argomentazione: \u00e8 possibile che la gestione della crisi operata all\u2019intersezione fra politiche nazionali e locali e le strategie comunicative delle istituzioni pubbliche e dei grandi mezzi d\u2019informazione abbiano innalzato il rischio di mortalit\u00e0 da Covid-19 <em>anche<\/em> \u2013 e sottolineiamo: <em>anche<\/em> \u2013 inducendo <strong>paura, panico e paranoia<\/strong> nella popolazione.<\/p>\n<p>Cominciamo con un\u2019analisi sommaria della trattazione mediatica dell\u2019epidemia. Sulla dinamica dei grandi mezzi di comunicazione non vale la pena insistere: nel libero mercato dell\u2019informazione vince chi riesce a catturare l\u2019attenzione e poi a tenerla, ed \u00e8 noto che la paura \u00e8 un gancio eccellente. In Italia la copertura mediatica accordata al Covid-19 \u00e8 stata, fin dall\u2019inizio, spropositata, frenetica e allarmistica.<\/p>\n<p>Per cominciare, c\u2019\u00e8 stato un convergere esclusivo e ossessivo su questo singolo tema. Alcuni ricorderanno la distanza abissale, nelle prime due settimane di marzo, fra quanto si leggeva sui giornali italiani e quanto proponevano invece le testate francesi, inglesi e tedesche \u2013 discrepanza che \u00e8 stata causa di angosce bidirezionali: quella degli italiani all\u2019estero, che sospettavano una minimizzazione del problema da parte delle nazioni ospitanti; e quella degli italiani in Italia, che sospettavano un\u2019esagerazione del problema da parte del nostro governo. In questa fase, le celebrit\u00e0 dell\u2019infosfera hanno fatto per intero la loro parte, allarmismo e negazionismo esasperati hanno occupato l\u2019intero della scena pubblica e il premio della visibilit\u00e0 \u00e8 andato a chi ha urlato pi\u00f9 forte usando l\u2019insulto in luogo delle argomentazioni.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-43712\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/unnamed.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"308\" \/>Subito dopo, in concomitanza con il rapido susseguirsi dei DPCM, immagini di medici in tuta spaziale che parevano tratte da B-movies hollywoodiani hanno invaso gli schermi, mentre il conteggio di morti e infettati diventava un macabro rituale quotidiano. All\u2019indomani del primo sconcerto, la comunicazione ha imboccato con molta decisione una battente <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/magazine\/atlante\/cultura\/Storie_Virali_Guerra_alla_guerra.html\">retorica di stampo bellico<\/a>, punteggiata di richiami all\u2019immaginario apocalittico che giace nell\u2019inconscio sociale gi\u00e0 da decenni.<\/p>\n<p>Anzich\u00e9 informare sulla situazione \u2013 e cio\u00e8 esporre quel che \u00e8 noto, ammettere ci\u00f2 che non \u00e8 noto e discutere delle diverse scelte possibili \u2013 le <strong>retoriche di guerra<\/strong> hanno compattato l\u2019inconscio sociale intorno alle necessit\u00e0 straordinarie imposte dalla lotta senza quartiere contro un nemico invisibile, ubiquo e pericolosissimo.<\/p>\n<p>Per sua parte, la politica italiana si \u00e8 espressa, sia a livello regionale che a livello nazionale, nelle consuete forme paternalistiche e opportunistiche: ad esempio, nelle decisioni sull\u2019uso delle strutture; nella scelta di non fare (o fare) i tamponi; nei comandi contraddittori sull\u2019uso delle mascherine. Anzich\u00e9 coordinare le diverse competenze del settore pubblico per gestire la crisi nella maniera pi\u00f9 efficiente e meno traumatica possibile, le scelte delle regioni e del governo hanno riverberato in modo feroce sulle possibilit\u00e0 operative dei medici e del personale sanitario, imbrigliando i loro interventi in funzione della convenienza politica e delle necessit\u00e0 elettorali di una schiera di &#8220;uomini forti&#8221;. La compensazione simbolica si \u00e8 giocata sull\u2019eroizzazione del personale sanitario, a tutto vantaggio del <a href=\"https:\/\/comune-info.net\/persone-comuni-non-eroi\/\">mel\u00f2 emotivo bellico-nazionalista<\/a>.<\/p>\n<p>Nella stessa direzione \u00e8 andato anche il varo di misure di contenimento particolarmente vessatorie rispetto a quelle di <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/svezia-e-coronavirus\/\">altre nazioni<\/a>. Ferma restando la necessit\u00e0 di rallentare il contagio e la difficolt\u00e0, in situazioni di buio epistemologico, di discernere fra ci\u00f2 che \u00e8 efficace e ci\u00f2 che non lo \u00e8, le disposizioni italiane sono arrivate all\u2019assurdo: divieto di uscire insieme per chi vive nella stessa casa; di passeggiare da soli nei parchi o nei boschi; di stare all\u2019aria aperta; di far uscire i bambini; di fare la spesa fuori dal quartiere di residenza; di andare in spiaggia. Assurdit\u00e0 di <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/multe-coronavirus\/\">dubbia tenuta costituzionale<\/a>, che hanno criminalizzato gli affetti e le reti familiari e costretto alla clandestinit\u00e0 le realt\u00e0 territoriali solidali, che garantivano la sopravvivenza alle fasce pi\u00f9 deboli ed emarginate. E che, di conseguenza, potevano essere fatte rispettare solo autorizzando i controllori all\u2019<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/vendicatori-in-divisa-coronavirus\/\">abuso<\/a>.<\/p>\n<p>Analogamente, alcune delle misure ipotizzate e ampiamente mediatizzate \u2013 lavare le strade con ammoniaca, lasciare la spesa fuori dalla porta di casa per giorni, disinfettare i vestiti con cui si esce \u2013 possono suonare ragionevoli solo in un progetto delirante, e dalle assonanze orribili, di igienizzazione del mondo.<\/p>\n<p>La stampa, a ruota, ha preferito ammonire e rinforzare che spiegare e discutere criticamente. Come nota <a href=\"https:\/\/www.asceonlus.org\/reagire-al-panico-da-infodemia-considerazioni-intermedie-su-media-e-covid-19\/\">Osservamedia Sardegna<\/a>,<\/p>\n<blockquote><p>\u00aba fronte di limitazioni della libert\u00e0 collettiva molto pesanti imposte per le politiche di contenimento dell\u2019epidemia, le motivazioni scientifiche alla base dei provvedimenti sono state punto o poco spiegate, privilegiando una ossessiva ripetizione delle istruzioni da rispettare, esattamente come farebbe un adulto a un bambino. Questa impostazione paternalista e totalmente digiuna delle pi\u00f9 elementari basi democratiche, continua a venire propagandata dagli attori legittimi in campo in questo momento a parlare dell\u2019emergenza: esperti, politici e commentatori, ed ha assunto venature isteriche di massa nella sua diffusione sociale attraverso le piattaforme digitali\u00bb (p. 7).<\/p><\/blockquote>\n<p>Fino al caso di chi, come <strong>Barbara D\u2019Urso<\/strong>, ha fatto audience mostrando cacce all\u2019uomo con i droni e istigando il pubblico a dar corso a emozioni da Ku Klux Klan.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-43729 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/pomeriggio_5_y-638x425-2.jpg\" alt=\"\" width=\"632\" height=\"409\" \/><\/p>\n<p>Qui troviamo un altro boccone amaro, quello delle <em>emozioni politiche<\/em>, il modo in cui il discorso pubblico d\u00e0 forma, sostanza e durata a ci\u00f2 che proviamo verso gruppi di \u201caltri\u201d: stranieri, migranti, membri di altre classi sociali, soggetti appartenenti a gruppi etnici o razzializzati, cittadini di nazioni nemiche ecc. In relazione all\u2019epidemia di Covid-19, l\u2019infosfera italiana ci ha mostrato non solo come avremmo dovuto comportarci, ma anche cosa dovevamo provare, generando emozioni, od\u00ee e polarizzazioni i cui effetti misureremo in tutta la loro portata solo all\u2019uscita dall\u2019emergenza.<\/p>\n<h4><strong>6. Una fine del mondo in tonalit\u00e0 minore<\/strong><\/h4>\n<p>Speciale attenzione meritano il distanziamento sociale, che vieta per legge il contatto con il prossimo, e il divieto di celebrare riti di qualsiasi genere.<\/p>\n<p>Un\u2019ampia variet\u00e0 di ricerche psicologiche, etologiche ed endocrinologiche indicano che la mancanza di contatto fisico induce nei neonati sindromi che vanno dalla depressione al nanismo, fino a sfociare, nei casi pi\u00f9 gravi, nella morte; e che la regolazione emotiva e fisiologica del nostro essere dipende dall\u2019insieme delle nostre relazioni. Ed \u00e8 noto che l\u2019isolamento totale \u00e8, da sempre, un metodo di tortura impiegato nelle carceri. Anche concedendo che la capacit\u00e0 di tenuta degli adulti sia ben pi\u00f9 tetragona di quella dei neonati, \u00e8 indispensabile chiedersi a quali effetti psichici e fisici possa andare incontro un\u2019intera popolazione sottoposta a un regime uniforme di isolamento.<\/p>\n<p>I <strong>riti pubblici<\/strong> \u2013 lauree, matrimoni, battesimi, funerali \u2013 sono stati vietati <em>tout court<\/em> anche laddove sarebbe stato possibile farli in tutta sicurezza a ranghi ridotti. Particolarmente tragico, come <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/testimoni-di-amabili-resti\/\">altri<\/a> ha fatto notare, la combinazione fra l\u2019isolamento totale dei malati di Covid-19 negli ospedali e il divieto di salutarli una volta morti. Non c\u2019\u00e8 alcuna sicura ragione medica a fondamento di una norma cos\u00ec crudele, ma solo una scelta politica dettata dalla necessit\u00e0 di fare troppo dopo che si era fatto troppo poco. Se ora proiettiamo la situazione italiana sullo sfondo della letteratura antropologica, siamo costretti ad ammettere che si tratta di una congiuntura talmente gravi da mettere a rischio la tenuta stessa di un mondo \u2013 come, appunto, \u00e8 successo in Lombardia.<\/p>\n<p>L\u2019apocalisse culturale descritta da de Martino arriva quando, a un gruppo umano nel suo insieme, non \u00e8 possibile n\u00e9 mantenere gli istituti precedenti, n\u00e9 inventarne di nuovi \u2013 gli istituti pi\u00f9 cruciali essendo quelli che regolano i momenti critici dell\u2019esistenza: nascita, morte, passaggi di status. Quando la consuetudine \u00e8 sovrascritta per decreto, quando gli istituti del vivere umano (quelli che <em>ci fanno umani<\/em>: v. prima parte di questo articolo) sono passibili di annullamento improvviso, quel che ne risulta \u00e8 la crisi della presenza individuale e collettiva.<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 sono misure gravissime, distanziamento sociale e sospensione dei riti avrebbero dovuto essere trattati in tutt\u2019altra maniera: si trattava di rendere meno traumatiche possibile misure che hanno comunque un portato destrutturante. Perch\u00e9 questo fosse possibile, tuttavia, si sarebbe dovuto attribuire agli italiani lo statuto di adulti in grado di valutare i rischi e di attenersi a comportamenti ragionevoli \u2013 ipotesi che, con ogni evidenza, non \u00e8 quella del governo.<\/p>\n<h4><strong>7. <em>Atmosfear<\/em>. Soggetti di terrore<\/strong><\/h4>\n<p>Il prevedibile effetto di questa totalizzazione del discorso pubblico \u00e8 stata dapprima la paralisi conoscitiva, una situazione temibile che richiama quel che succede nelle circostanze costruite apposta per de-umanizzare i soggetti tramite la dissociazione di parole e cose, di linguaggio e mondo. Subito dopo sono arrivati il bisogno di sicurezza e la necessit\u00e0 emotiva di aderire a una qualche interpretazione comune dei fatti e di azione collettiva. Bisogni umanissimi, in tempi di incertezza, che tuttavia non hanno prodotto (se non in settori ancora minoritari) aperture critiche e sguardi innovativi, e sui quali si \u00e8 invece innestata di una forma particolarmente ripugnante di <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/la-faccia-nascosta-dellepidemia\">unit\u00e0 nazionale di stampo piagnucoloso<\/a>, consolatorio e applaudente che ben merita la celebre definizione che ne diede <strong>Brecht<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-43713\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/4JPKA3VMKOMAKYQSIXK4LVVPH4.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"237\" \/>Un\u2019ampia letteratura psicosociale indaga questi fenomeni; nel caso italiano, esso si esprime, tra l\u2019altro, con la delazione dei vicini e con l\u2019uso diffuso delle mascherine come testimonianza pubblica di adesione a una messinscena sociale che rassicura e permette di posizionarsi dal lato giusto della barriera che separa gli onesti e adempienti cittadini dai <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/obbligo-mascherina\/\">colpevoli untori<\/a>.<\/p>\n<p>Gli esiti di questo clima nazionale non hanno tanto a che fare con le posizioni intellettuali dei singoli individui, quanto con un sentire diffuso mediaticamente indotto. Ferma restando non solo la sensatezza, ma la necessit\u00e0 di proteggersi e proteggere (specie nel caso delle fasce pi\u00f9 a rischio), la questione \u00e8 un\u2019altra: come gi\u00e0 visto nei peggiori decenni del Novecento, la possibilit\u00e0 di distanza critica sparisce, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/la-viralita-del-decoro\/\">la perplessit\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 tradimento<\/a>.<\/p>\n<p>\u00c8 osservazione comune come, anche all\u2019interno degli ambienti politicamente pi\u00f9 attenti, sia necessario astenersi da osservazioni critiche in merito agli eventi pandemici per non rischiare riprovazione, scontri o rotture. Questa polarizzazione guerresca, insieme al bisogno emotivo di aderire alla logica del confinamento, \u00e8 un sintomo.<\/p>\n<p>In mezzo a tutto ci\u00f2, il terrore del virus domina pensieri e movimenti. <em>Terrore<\/em>, e non paura: come scriveva de Martino, fra la paura che induce a un\u2019azione ponderata e il terrore di chi \u00e8 dominato da un pensiero fisso passa una forma di alienazione psichica. E proprio qui sta il punto: quest\u2019alienazione non \u00e8 arrivata per caso, ma \u00e8 il prodotto di scelte politiche e comunicative; \u00e8 l\u2019esito di un <em>battage<\/em> propriamente terroristico.<\/p>\n<p>La via prescrittiva paternalista e poliziesca \u2013 <strong>#iorestoacasa<\/strong>, applausi alla finestra, in emergenza non si pensa ma si agisce, non c\u2019\u00e8 scelta, rinuncia a ogni diritto, procurati il lasciapassare, accetta ogni controllo da parte delle forze dell\u2019ordine, lasciati tracciare \u2013 \u00e8 una pista magistrale per il totalitarismo del pensiero. Inoltre, produce un circolo vizioso emotivo-cognitivo particolarmente perverso: non solo chi rompe le regole \u00e8 passibile di punizione, ma <em>rischia di morire, e di far morire, per le immediate conseguenze del suo stesso gesto<\/em>. Una \u201ccolonia penale\u201d che richiederebbe la penna di un novello Kafka.<\/p>\n<p>Lo ripetiamo ancora una volta: in quest\u2019articolo <em>non \u00e8 in discussione la pericolosit\u00e0 del Covid-19 n\u00e9 la necessit\u00e0 di misure straordinarie di contenimento<\/em>, in particolare a fronte della scarsa tenuta del sistema sanitario. Ci\u00f2 che \u00e8 in discussione \u00e8 la pericolosit\u00e0 dell\u2019induzione di terrore da parte di chi \u00e8 delegato alla gestione della cosa pubblica e all\u2019informazione.<\/p>\n<p>\u00c8 poi notevole, in tutto ci\u00f2, come la manipolazione informativa induca scandalo per ogni morte direttamente ascrivibile a un fallimento dell\u2019azione terapeutica (com\u2019\u00e8 appunto il caso del Covid-19, almeno nei casi che si \u00e8 scelto di riconoscere come tali tramite ricorso al tampone), mentre lascia del tutto in ombra i numeri delle morti indirette dovute a fattori socio-ambientali \u2013 ad esempio quelle derivanti dall\u2019inquinamento che in Italia, <a href=\"https:\/\/www.greenpeace.org\/southeastasia\/publication\/3603\/toxic-air-the-price-of-fossil-fuels-full-report\/\">secondo <strong>Greenpeace<\/strong><\/a>, sono circa 56.000 all\u2019anno.<\/p>\n<p>\u00c8 il trionfo della chiusura dell\u2019individuo in se stesso e dell\u2019atomizzazione: quel che d\u00e0 senso al mondo e al vivere non sta nella relazione con altro e altri, nella condivisione di un ambiente comune, nel con-divenire, ma si gioca esclusivamente nell\u2019interiorit\u00e0 dei soggetti.<\/p>\n<p>La paura dell\u2019altro, del contatto, del contagio, che gi\u00e0 dilagava in un ampio settore della popolazione e si esprimeva in forme razziste e talvolta simil-fasciste, trova cos\u00ec piena e legittima espressione non pi\u00f9 nei confronti di un particolare gruppo umano, ma nei confronti di <em>chiunque altro<\/em>. \u00c8 una specie di \u201crazzismo totale\u201d, che esclude tutti e tutto dalla possibilit\u00e0 di una relazione umanamente sensata: in certe zone d\u2019Italia i bambini indossano mascherine chirurgiche perfettamente inutili per andare a giocare nel giardino di casa.<\/p>\n<p>Qui troviamo la chiusura propriamente totalitaria di un circuito perverso e pericolosissimo: tanto maggiore la paura dell\u2019altro e il bisogno ossessivo di proteggersi dall\u2019esposizione, tanto pi\u00f9 ci si qualifica come <a href=\"https:\/\/www.rivistailmulino.it\/news\/newsitem\/index\/Item\/News:NEWS_ITEM:5111\">bravi e obbedienti cittadini<\/a>. \u00c8 il circolo vizioso e psicopatologico nel quale molti, oggi, si trovano murati (ben descritto da <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=hfWeC2bHKds&amp;dark_mode=true&amp;thin_mode=false&amp;autoplay=0&amp;continue=0&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash\">questo video di <strong>Zerocalcare<\/strong><\/a>).<\/p>\n<h4><strong>8. Dal terrore al rischio differenziale di morte<\/strong><\/h4>\n<p>La <strong>violenza strutturale<\/strong> dei sistemi sociali causa malattia e morte: il fatto \u00e8 talmente noto che non mette conto insistervi. A questo punto, tuttavia, ci si pu\u00f2 porre un\u2019altra domanda: \u00e8 possibile che scelte di contenimento assurde e imposte con violenza, legittimazione della paranoia e induzione di terrore inneschino stati psicofisiologici che peggiorano la sintomatologia e predispongono a una maggiore gravit\u00e0 del fenomeno patologico, tanto nella popolazione in generale che, soprattutto, nella fascia di popolazione gi\u00e0 soggetta a violenza strutturale?<\/p>\n<p>Le ricerche presentate sopra autorizzano almeno la formulazione della questione. Se pure, da un certo punto di vista, il virus \u00abnon guarda in faccia nessuno\u00bb, n\u00e9 la morbilit\u00e0 n\u00e9 la mortalit\u00e0 da coronavirus \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/solidarieta\/equo-e-solidale\/2020\/03\/26\/news\/covid_19_il_virus_delle_disuguaglianze_in_azione-252357585\/\">altrettanto equamente distribuita<\/a> fra le nazioni e fra le classi sociali. Non \u00e8 difficile supporre che la gravit\u00e0 temuta dell\u2019infezione da Covid-19 e le speranze sul suo decorso siano peggiori in chi vive in condizioni economiche ed esistenziali gi\u00e0 precarie; e che la difficolt\u00e0 di accesso alle cure (tanto quelle ospedaliere quanto quelle diffuse territoriali) sia un pesante fattore di aggravamento.<\/p>\n<p>Nel caso dell\u2019Italia, si pu\u00f2 ipotizzare che la durezza delle politiche di contenimento e le scelte comunicative dei media abbiano avuto un ruolo nell\u2019induzione di uno stato psicologico di angoscia e panico, con conseguenti effetti sul sistema immunitario e sulla possibilit\u00e0 di reazione al virus.<\/p>\n<p>Il caso della Lombardia sembra esemplificare quanto detto nella maniera pi\u00f9 tragica possibile. Ancora una volta, il quadro non sopporta semplificazioni: in un territorio relativamente piccolo e in un tempo relativamente breve si sono concentrati eventi e fattori di rischio in numero esorbitante, che \u201cspiegano\u201d qualcosa solo nel loro insieme.<\/p>\n<p>Il primo fattore \u00e8 la densit\u00e0 abitativa pi\u00f9 alta d\u2019Italia insieme a quella dalla Campania, con il Lazio terzo a larga distanza. Poi c\u2019\u00e8 la pi\u00f9 alta densit\u00e0 di imprese e industrie sul territorio nazionale, a cui si accompagna l\u2019usuale propensione del padronato al <a href=\"https:\/\/www.altraparolarivista.it\/2020\/03\/26\/il-lavoro-ai-domiciliari-di-giorgio-moroni\/\">regolamento di conti col lavoro salariato<\/a>. Un elemento cruciale \u00e8 dato dall\u2019elevatissimo inquinamento della pianura padana e dai suoi effetti avversi sull\u2019apparato respiratorio e sulla salute generale. A ci\u00f2 va sommato il modello sanitario della Regione Lombardia, basato sulla privatizzazione dei servizi e sulla messa a profitto della salute: fino a ieri cantato come esempio virtuoso da esportare, alla prova dei fatti si \u00e8 rivelato non solo inadeguato, ma <a href=\"http:\/\/effimera.org\/la-vendetta-del-welfare-di-andrea-fumagalli\/\">gravemente inadempiente<\/a>.<\/p>\n<p>A coronamento, un governo regionale passato in pochi giorni dalla negazione del problema (la partita calcistica Atalanta-Valencia, il ritardo nel chiudere il settore produttivo) al panico (l\u2019utilizzo delle RSA come dispositivi di confino degli infettati, il maldestro tentativo di autoassolversi per decreto, e via dicendo).<\/p>\n<p>Ora, quale reazione ci si pu\u00f2 aspettare, se non il panico, da una popolazione esposta a scelte azzardate, al collasso del proprio sistema sanitario, martellata senza tregua dalla retorica apocalittica dai media, nel momento stesso in cui si vietano gesti tanto fondamentali per la tenuta psichica e collettiva come le relazioni familiari, le chiacchiere per strada e il saluto ai morti?<\/p>\n<p>Si potrebbe allora ipotizzare che concause \u2013 sia pur minime \u2013 della mortalit\u00e0 lombarda siano state l\u2019inquietudine e la paura di chi si \u00e8 trovato a vivere una crisi terribile come la pandemia da coronavirus dovendosela cavare sostanzialmente da solo, sotto un intreccio di violenza strutturale, collasso del sistema sanitario, norme approssimative e\/o vessatorie, paternalismo e terrore mediatico; uno stato di apprensione peggiorato dal progredire stesso della vicenda lombarda \u2013 ovvero dai primi catastrofici esiti delle politiche regionali.<\/p>\n<p>Per tradurre questo sospetto in qualcosa di minimamente scientifico sarebbe necessario uno studio comparato sulla morbilit\u00e0\/mortalit\u00e0 del virus in diverse nazioni in relazione alle politiche di contenimento e allo stile comunicativo dei grandi mezzi di informazione \u2013 studio che sar\u00e0 possibile solo fra diversi mesi e solo ammesso che si arrivi a una qualche forma di consenso sul computo dei morti. Nondimeno, se quest\u2019ipotesi fosse anche solo parzialmente confermata, allora le escalation retoriche a cui abbiamo assistito, lo sfruttamento della paura a scopi spettacolari e le strategie comunicative degli \u201cuomini forti\u201d dovrebbero essere considerati con tutta la severit\u00e0 che si applica ai gesti carichi di conseguenze.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 dello spettacolo \u00e8 una forma di cattura integrale dei soggetti, che li costringe a vivere e morire secondo linee finora sottratte alla pubblica riflessione. La manipolazione emotiva in vista dello <em>share<\/em> o del voto non sono trucchi innocenti, ma veri e propri attacchi all\u2019integrit\u00e0 dei soggetti esposti. I loro effetti andrebbero dunque aggiunti sul piatto delle molte responsabilit\u00e0 politiche gi\u00e0 evidenti, accanto a quelle per la distruzione della sanit\u00e0 pubblica e dell&#8217;ambiente della pianura padana.<\/p>\n<h4><strong>9. Costruire la possibilit\u00e0 della fiducia<\/strong><\/h4>\n<p>All\u2019inizio del lockdown, <strong>Giorgio Agamben<\/strong> <a href=\"https:\/\/www.quodlibet.it\/giorgio-agamben-contagio\">ha scritto<\/a> che la gestione di questa crisi ha aspetti che richiamano in modo inquietante gli spettri del totalitarismo. Il linciaggio morale che ne \u00e8 seguito \u00e8 stato un vero e proprio avvertimento pedagogico per chi nutre gli stessi timori: meglio tenerli per s\u00e9&#8230; Non \u00e8 il caso quindi, in questa sede, di sprecare le parole o di usarle in modo leggero. Al momento \u00e8 impossibile stabilire se le restrizioni a cui siamo sottoposti siano solo quelle momentaneamente utili al contenimento del virus \u2013 come tutti, ovviamente, speriamo \u2013 o se siano l\u2019incipit di un precipitare delle nostre vite in <a href=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/materiali\/sei-disposto-rinunciare-alla-tua-privacy-salvarti-la-vita\">forme estreme di isolamento e controllo<\/a>. Lo scopriremo nei prossimi mesi. I timbri della comunicazione, l\u2019asprezza delle norme, la difficolt\u00e0 di articolare pubblicamente un discorso critico e il moltiplicarsi degli spettri nell\u2019inconscio sociale non sono di buon auspicio.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da ora, tuttavia, si pu\u00f2 prevedere che, se la piega fosse davvero di tipo totalitario, saremo in grado di opporci solo uscendo dalla paralisi del terrore indotto, rifiutando di barattare l\u2019intero dell\u2019esistenza \u2013 che, per sua natura, \u00e8 avventuroso e comporta rischi \u2013 per un deserto perfettamente igienizzato e sperimentando nuove forme di socialit\u00e0 e di azione. Si rischia, una volta di pi\u00f9, la barbarie di una lotta giocata intorno al maggiore o minore timore della morte \u2013 ma potrebbe esserci un\u2019altra possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Hahn terminava il suo articolo del 1999 con queste parole:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl fenomeno placebo-nocebo suggerisce che potrebbe essere pi\u00f9 sano peccare di ottimismo\u00bb (p. 351).<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 la direzione che suggeriscono tutte le migliori intelligenze critiche dei nostri anni: contrariamente a quanto prevede l\u2019ontologia cartesiana, l\u2019ingrediente cruciale nei processi pi\u00f9 delicati \u2013 crescita, guarigione, creazione di gruppi, deliberazioni collettive ecc. \u2013 \u00e8 la <strong>fiducia<\/strong>, la possibilit\u00e0 di affidarsi. E poich\u00e9 la fiducia non \u00e8 un dato di natura, essa va costruita, resa possibile. Non \u00e8 semplice, dopo quarant\u2019anni di neoliberismo \u2013 e quindi di scelte al ribasso, di darwinismo sociale, di ottundimento dell\u2019immaginazione, di emergenze, di alternative infernali \u2013 ma la possibilit\u00e0 migliore che abbiamo \u00e8 quella di riattivare intelligenza, sensibilit\u00e0, coraggio e passioni gioiose.<\/p>\n<p>Per farlo, bisogna uscire dalla cattura operata su di noi dalla \u201c<strong>stregoneria capitalista<\/strong>\u201d e ricominciare a immaginare altre prospettive di breve, medio e lungo termine. Si potrebbe cominciare in modo <em>citoyenne<\/em>, prevedendo che chi ha un potere differenziale sia consapevole e responsabile delle sue scelte cos\u00ec come di ci\u00f2 che comunica e meta-comunica; che l\u2019azione terapeutica sia liberata tanto dalle procedure protocollari come dall\u2019esigenza di difendersi sul piano legale, e possa cos\u00ec tornare a occuparsi anche degli aspetti politici della salute; che alla dimensione relazionale dei soggetti sia restituita tutta la sua rilevanza.<\/p>\n<p>Chi prospera sul terrore altrui, i cantori di passioni tristi e tutti gli ometti forti andrebbero accolti con le risate che meritano. Ma \u00e8 chiaro che la possibilit\u00e0 stessa di muovere in questa direzione, di abitare un immaginario meno avvelenato, richiede anche un ripensamento globale degli assetti sociali, della nostra relazione con gli altri viventi e non viventi, di cosa vuol dire vivere bene. La scommessa sulla tenuta del nostro essere, su una certa felicit\u00e0 nonostante il rischio, sulla possibilit\u00e0 di una buona vita a cui si accompagni una buona morte \u00e8 la via d\u2019uscita dalla prigione mentale e fisica nella quale il terrore del virus rischia di confinarci.<\/p>\n<h5><strong>Approfondimenti.<\/strong><\/h5>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Una proposta di tre letture per ciascuno degli argomenti toccati nel post.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Sulla \u201cgrande partizione\u201d che separa natura e cultura:<\/strong> [1] D. Haraway (1988), <em>Situated knowledges: the science question in feminism and the privilege of partial perspective<\/em>, \u00abFeminist Studies\u00bb 14, 3, pp. 575-599; [2] B. Latour (1991), <em>Non siamo mai stati moderni. Saggio di antropologia simmetrica<\/em>, Eleuthera, Milano 2009; [3] I. Stengers (1994), <em>La Grande partizione<\/em>, \u00abI Fogli di ORISS\u00bb, n. 29-30 (2008), pp. 47-6.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Sul \u201cbuio epistemologico\u201d e sugli strumenti per navigarlo:<\/strong> [1] M. Taussig (1987), <em>Shamanism, Colonialism and the Wild Man: a Study in Terror and Healing<\/em>, University of Chicago Press, Chicago; [2] E. Melandri (1968),<em> La linea e il circolo. Studio logico-filosofico sull\u2019analogia<\/em>, Quodlibet, Macerata 2004; [3] C. Ginzburg (1979), &#8220;Spie. Radici di un paradigma indiziario&#8221;, in A. Gargani (a cura di), <em>Crisi della ragione<\/em>, Einaudi, Torino 1979, pp. 57-106.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Sulla \u201ccostruzione degli umani\u201d<\/strong>: [1] V. Despret (2001), <em>Le emozioni. Etnopsicologia dell&#8217;autenticit\u00e0<\/em>, El\u00e8uthera, Milano 2002; [2] T. Ingold &amp; G. Palsson (2013), <em>Biosocial becomings. Integrating social and biological anthropology<\/em>, Cambridge University Press, Cambridge; [3] F. Remotti (2011), <em>Cultura. Dalla complessit\u00e0 all&#8217;impoverimento<\/em>, Laterza, Roma-Bari.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Sull\u2019antropologia medica e l\u2019etnopsichiatria:<\/strong> [1] H.A. Baer, M. Singer &amp; I. Susser (1997), <em>Medical anthropology and the world system. A critical perspective<\/em>. Bergin &amp; Garvey, Westport (U.S.A.) and London; [2] P. Coppo (2003), <em>Tra psiche e culture. Elementi di etnopsichiatria.<\/em> Bollati Boringhieri, Torino 2003; [3] I. Quaranta I. ed. (2006), <em>Antropologia medica. I testi fondamentali<\/em>, Raffaello Cortina, Milano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Su credenza, placebo e nocebo:<\/strong> [1] W.B. Cannon (1942),<em> \u201cVoodoo\u201d death<\/em>, \u00abAmerican Anthropologist\u00bb, New Series, 44 (2), pp. 169-181; [2] R. Hahn &amp; A. Kleinmann (1983), <em>Belief as pathogen, belief as medicine: \u201cVoodoo death\u201d and the \u201cplacebo phenomenon\u201d in anthropological perspective<\/em>, \u00abMedical Anthropology Quarterly\u00bb, 14 (4), 3+16-19; [3] R. Hahn (1999), <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/publication\/228030533_Belief_as_Pathogen_Belief_as_Medicine_Voodoo_Death_and_the_Placebo_Phenomenon_in_Anthropological_Perspective\">&#8220;Expectations of sickness: concept and evidence of the nocebo phenomenon&#8221;<\/a><em>, <\/em>in I. Kirsch<em>, How expectancies shape experience<\/em>, American Psychological Association, Washington D.C. 1999, pp. 333-356.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Sulla violenza strutturale e le emozioni politiche:<\/strong> [1] M. Marmot (2004), <em>The Status Syndrome. How Social Standing Affects Our Health and Longevity<\/em>, Owl Books, New York; [2] F. Sironi (2007), <em>Violenze collettive. Saggio di psicologia geopolitica clinica<\/em>, Feltrinelli, Milano 2010; [3] R. Beneduce (2010), <em>Archeologie del trauma. Un&#8217;antropologia del sottosuolo<\/em>. Laterza, Roma-Bari 2010.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Sulla presa del capitalismo e la possibilit\u00e0 di costruire fiducia:<\/strong> [1] A. Tsing, H. Swanson, E. Gan &amp; N. Bubandt (2017), <em>Arts of living on a damaged planet. Ghosts of the anthropocene<\/em>, The University of Minnesota Press, Minneapolis. [2] D. Greaber (2011), <em>Revolutions in Reverse: Essays on Politics, Violence, Art, and Imagination<\/em>, Minor Compositions \/ Autonomedia, New York 2011; [3] P. Bartolini &amp; S. Consigliere (2019), <em>Strumenti di cattura. Per una critica dell\u2019immaginario tecno-capitalista<\/em>, Jaca Book, Milano.<\/span><\/p>\n<p>\u2013<\/p>\n<p>* <strong>Stefania Consigliere<\/strong> \u00e8 ricercatrice all\u2019universit\u00e0 di Genova, dove insegna Antropologia e Antropologia dei sistemi di conoscenza, e dove coordina il <em>Laboratorio Mondi Multipli<\/em>, luogo di ricerca e di sperimentazione delle conseguenze ontologiche, epistemologiche, etiche, politiche ed esistenziali che derivano dal precetto antropologico di \u201cprendere gli altri sul serio\u201d. Altre informazioni e articoli su: <a class=\"moz-txt-link-abbreviated\" href=\"http:\/\/www.stefaniaconsigliere.it\/\">www.stefaniaconsigliere.it<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Cristina Zavaroni<\/strong>, antropologa culturale ed etnologa africanista, ha una lunga esperienza di ricerca presso i Bakonzo del Rwenzori in Uganda. Specializzata in antropologia cognitiva ed etnopsichiatria, lavora da diversi anni come consulente per l\u2019<em>Associazione Mamre Onlus<\/em> di Torino. Dal 2013 fa parte del<em> Laboratorio Mondi Multipli<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Sono trascorsi due mesi e mezzo da quando i giornali hanno dato la notizia del primo morto italiano per coronavirus, interrompendo la lunga serie di titoli dedicati a Renzi e alle liti di governo. \u00abVirus, il Nord nella paura\u00bb, tuonava la prima pagina di Repubblica del 22 febbraio. 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