{"id":43490,"date":"2020-04-29T08:30:22","date_gmt":"2020-04-29T06:30:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=43490"},"modified":"2025-03-18T14:11:08","modified_gmt":"2025-03-18T13:11:08","slug":"max-headroom-19-pandemia-e-societa-senza-corpi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/max-headroom-19-pandemia-e-societa-senza-corpi\/","title":{"rendered":"Max Headroom-19. Il sogno del \u00abdistanziamento sociale\u00bb permanente nella propaganda post-coronavirus"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-43491\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/headroom.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"452\" \/><\/p>\n<p>di <b>Wolf Bukowski *<br \/>\n<\/b><\/p>\n<p>Con una postilla di<b> Wu Ming <\/b>sull&#8217;indossare la mascherina all&#8217;aperto.<b><br \/>\n<\/b><\/p>\n<h5><strong>INDICE<\/strong><\/h5>\n<h5><strong>1. Un&#8217;idea paradossale<br \/>\n2. \u00abLa cosa pi\u00f9 noiosa \u00e8 gi\u00e0 accaduta\u00bb<br \/>\n3. \u00abNormalit\u00e0\u00bb \u00e8 un campo di battaglia<br \/>\n4. Pro tempore?<br \/>\n5. \u00abDobbiamo abituarci\u00bb<br \/>\n6. Procedere per sfoltimento di pubblico<br \/>\n7. Perch\u00e9 il capitalismo ci vorrebbe senza corpo, se guadagna anche sul nostro corpo?<br \/>\n8. Lo stato digitale<br \/>\n9. Di chi \u00e8 la colpa? Tua!<br \/>\n10. Residuo organico<br \/>\n\u00a7. Postilla<br \/>\n<\/strong><\/h5>\n<p>Edison Carter \u00e8 il <i>reporter<\/i> di punta della rete televisiva Network23. Almeno fino a quando non gli viene la pessima idea di indagare sugli effetti letali degli spot messi in onda dalla sua stessa emittente. Il crudele CEO della rete decide allora di eliminarlo, sguinzagliandoli dietro due sgherri. Nel corso dell&#8217;inseguimento la moto di Carter si impenna, e il reporter sbatte la testa contro una sbarra che segnala l&#8217;altezza massima per i veicoli in transito. A quel punto il corpo agonizzante di Carter viene consegnato al genietto amorale che sviluppa il software di Network23, che ne scansiona il viso e &#8211; in modo un po&#8217; grezzo &#8211; le sinapsi in modo da poterlo mandare in onda, in simulacro elettronico, nonostante fosse (quasi) morto:<!--more--><\/p>\n<blockquote><p>\u00abil suo cervello [&#8230;] \u00e8 solo un banalissimo computer, una lunga serie di comuni interruttori [&#8230;]. Io sono in grado di generare di nuovo quest&#8217;uomo sul mio computer, cos\u00ec lui potr\u00e0 continuare il suo programma e nessuno lo scoprir\u00e0 [&#8230;]. Per ora sto immagazzinando solo i dati per creare una testa, ci vogliono troppi dati per creare tutto il corpo, che comunque non ci serve\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Poi le cose prendono un&#8217;altra piega, Carter ribalta la prognosi infausta e si rimette in piedi, prova le sue accuse al Network e ci accompagna a un <i>happy end <\/i>nel segno del <i>realismo capitalista<\/i>: il <i>pi\u00f9 umano<\/i> tra gli squali in cravatta del consiglio d&#8217;amministrazione della rete prende il potere.<\/p>\n<p>Parallelamente a questo sviluppo narrativo, il personaggio televisivo creato a partire dalla testa di Carter rimane attivo, e si dimostra perfetto come presentatore di videoclip musicali. Poich\u00e9 nei primi inceppati momenti di funzionamento ripeteva l&#8217;ultima cosa letta da Carter prima dell&#8217;incidente, quell&#8217;<i>altezza massima<\/i> scritto sulla sbarra, viene battezzato <i>Max Headroom<\/i>. Questo, per sommi capi, il <i>plot<\/i> del<a href=\"https:\/\/www.invidio.us\/watch?v=-x7Rqz2Qv9g\"> film del 1985<\/a> che forniva il <i>background<\/i> al presentatore finto-digitale che di l\u00ec a poco avrebbe debuttato nella tv britannica.<\/p>\n<p>In Italia Max \u00e8 comparso in programmi televisivi nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta, tra un videoclip e l&#8217;altro, nonch\u00e9 come protagonista di quello di <a href=\"https:\/\/www.invidio.us\/watch?v=6epzmRZk6UU\"><em>Paranoimia<\/em> degli <strong>Art of Noise<\/strong><\/a>. Quando mi capitava di vederlo &#8211; ero ragazzo, avrei dovuto essere precisamente il suo <i>target<\/i> &#8211; non lo sopportavo. Ci\u00f2 che mi sfuggiva era che probabilmente Max era stato concepito proprio per risultarmi insopportabile. In <a href=\"https:\/\/www.theverge.com\/2015\/4\/2\/8285139\/max-headroom-oral-history-80s-cyberpunk-interview\">una conversazione del 2015<\/a> i suoi creatori ricordano infatti di aver lavorato su varie ipotesi di cosa mandare in onda tra uno e l&#8217;altro di quegli \u00abincredibili videoclip\u00bb e di avere scelto, infine, l&#8217;idea pi\u00f9 paradossale. Dice <b>Rocky Morton<\/b>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQual \u00e8 la cosa pi\u00f9 noiosa che potevo fare solo per infastidire tutti? La cosa pi\u00f9 noiosa che mi \u00e8 venuta in mente, del tutto controcorrente per la generazione MTV&#8230; era una testa parlante: un uomo bianco di classe media in abito scuro, che parlava loro in modo noioso\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<h4><b>2. \u00abLa cosa pi\u00f9 noiosa\u00bb \u00e8 gi\u00e0 accaduta<\/b><\/h4>\n<p>In questi giorni molte teste parlanti ci hanno ripetuto che dobbiamo ritenerci fortunati di poter vivere un&#8217;esistenza online quale simulacro di socialit\u00e0 durante il <i>lockdown<\/i>. In realt\u00e0, come <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/non-lasciamoci-addomesticare-dallabuso-del-virus\/\">nota incidentalmente<\/a> <b>Ginevra Bompiani<\/b>, le serie TV, il telelavoro, i webinar, le videochiamate&#8230; ne sono state la precondizione: senza di essi \u00abnon sarebbero mai riusciti a tenerci rinchiusi\u00bb. Un <i>lockdown<\/i> di tale portata \u00e8 divenuto pensabile dai governi perch\u00e9 quegli strumenti digitali erano gi\u00e0 disponibili. E non, al contrario, quegli strumenti hanno semplicemente reso pi\u00f9 sopportabile il<i>lockdown<\/i>. Scomodando Gramsci,<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon \u00e8 la semina regolare del frumento che ha fatto cessare il nomadismo, ma viceversa, le condizioni emergenti contro il nomadismo hanno spinto alle semine regolari ecc.\u00bb (<a href=\"http:\/\/dl.gramsciproject.org\/quaderno\/7\/nota\/35\">Q 7 \u00a7 35<\/a>)<\/p><\/blockquote>\n<p>e parafrasandolo (con una certa dose di arbitrio, ovviamente):<\/p>\n<p><em>Non \u00e8 il lockdown che ha smaterializzato i rapporti umani, ma viceversa, sono le preesistenti condizioni di smaterializzazione (dettate dalle esigenze ideologiche e di profitto) che hanno reso possibile il lockdown.<\/em><\/p>\n<p>Se questa ipotesi \u00e8 vera, ne deriva che non esistono pi\u00f9 caratteristiche intrinseche alla collettivit\u00e0 che ne impediscano la chiusura in casa per lunghi periodi emergenziali; e dunque la politica futura, di fronte a un&#8217;emergenza, si interrogher\u00e0 sistematicamente sul se dichiarare un <i>lockdown<\/i> o meno. Quanto detto vale sia su un piano di tenuta sociale che su quello economico. \u00c8 vero che le condizioni di vita di milioni di persone usciranno letteralmente devastate dal <i>lockdown<\/i>, ma c&#8217;\u00e8 da tenere presente che ci sono, al contrario, settori economici che ne saranno darwinianamente rafforzati, e quei settori sono tra quelli che, senza neppure alzarsi in punta di piedi, anzi flettendosi un poco, sussurrano istruzioni alle orecchie di ministri e politici. Telecomunicazioni, logistica, intelligenza artificiale, GDO, \u00absicurezza\u00bb cio\u00e8 guerra. Sono settori che in questa fase hanno goduto \u2013 ognuno in proporzioni differenti \u2013 <i>sia<\/i> del confinamento di milioni di persone <i>sia<\/i> delle ampie eccezioni al confinamento previste per lavoratori addetti alle pi\u00f9 diverse mansioni.<\/p>\n<p>Se dunque non esistono pi\u00f9 caratteristiche intrinseche alla collettivit\u00e0 che ne impediscano la frammentazione domiciliare per lunghi periodi d&#8217;emergenza, e se il <i>lockdown<\/i> ha influenti vincitori, significa che il confine tra \u00abeccezione\u00bb e \u00abnormalit\u00e0\u00bb si \u00e8 gi\u00e0 spostato definitivamente. L&#8217;\u00abeccezione\u00bb resta tale, ma \u00e8 un pochino pi\u00f9 normale. La \u00abnormalit\u00e0\u00bb non sar\u00e0 certo quella dei giorni di confinamento ma nondimeno incorporer\u00e0, d&#8217;ora in poi, <i>anche<\/i> la possibilit\u00e0 di un reiterato #iorestoacasa.<\/p>\n<h4><b>3. \u00abNormalit\u00e0\u00bb \u00e8 un campo di battaglia<\/b><\/h4>\n<p>Ne <i>La danza delle mozzarelle<\/i> (<a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/la-danza-delle-mozzarelle\/\">2015<\/a>) avevo registrato l'(ab)uso del concetto di \u00abnormalit\u00e0\u00bb nella politica contemporanea a partire dal suo contrario, ovvero l&#8217;<i>Elogio della follia<\/i> di Erasmo da Rotterdam quale <i>livre de chevet <\/i>del Cavaliere, prefato e pubblicato da s\u00e9 stesso (Silvio Berlusconi Editore) nel 1992. Per non parlare poi della categoria di <i>foolishness<\/i> utilizzata da Steve Jobs nella costruzione del <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/09\/feticismo-della-merce-digitale-e-sfruttamento-nascosto-i-casi-amazon-e-apple\/\">feticcio della merce digitale<\/a> Apple.<\/p>\n<div id=\"attachment_43492\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43492\" class=\"wp-image-43492 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/abnormal.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"368\" \/><p id=\"caption-attachment-43492\" class=\"wp-caption-text\">\u00abNon usate questo cervello!\u00bb (Frankenstein Junior di Mel Brooks, 1974).<\/p><\/div>\n<p>Dall&#8217;altra parte un pedante D&#8217;Alema riusciva persino a intitolare <i>Un paese normale<\/i> il suo libro del 1995, e quella \u00abnormalit\u00e0\u00bb, <i>\u00e7a va sans dire<\/i>, era la piena adesione del partito ex comunista alla dottrina neoliberale. A movimentare il quadro, anni dopo, aveva pensato il duo involontariamente comico <i>Matteo &amp; Oscar<\/i> alla <a href=\"https:\/\/www.invidio.us\/watch?v=rIGBdghsP5g\">Leopolda del 2013<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p><i>Renzi: \u00abFarinetti ha detto che lui crede in me perch\u00e9 io sono matto [&#8230;].\u00bb<\/i><\/p>\n<p><i>Farinetti: \u00abS\u00ec \u00e8 vero, ti considero matto. [Un] matto simpatico, [un] matto proattivo, [&#8230;] il matto opportuno in un momento in cui serve un matto, per cambiare le robe e farle ritornare normali&#8230; Perch\u00e9 il grande tema sapete qual \u00e8? Essere matti per ritornare alla normalit\u00e0. Sembra un paradosso ma la grande scommessa dei prossimi mesi, dei prossimi anni \u00e8 questa\u00bb.<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>Dunque non da oggi la definizione di \u00abnormalit\u00e0\u00bb \u00e8 un campo di battaglia. Dire che la \u00abnormalit\u00e0\u00bb del capitalismo ci fa schifo \u00e8 sacrosanto, ma considerare l&#8217;evento virale e le sue conseguenze sociali \u2013 mediate politicamente \u2013 l&#8217;\u00abanormalit\u00e0\u00bb che consentirebbe il balzo di tigre della critica radicale \u00e8 un&#8217;intenzione nobile ma zeppa di idealismo. Anche perch\u00e9 prima, appunto, va riportato il concetto di \u00abnormalit\u00e0\u00bb ai suoi contraddittori elementi costitutivi.<\/p>\n<div id=\"attachment_43493\" style=\"width: 1510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43493\" class=\"wp-image-43493 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/paskeddazau.png\" alt=\"\" width=\"1500\" height=\"836\" \/><p id=\"caption-attachment-43493\" class=\"wp-caption-text\">Paskedda Zau, protagonista dei moti iniziati il 26 aprile del 1868, reinterpretata in chiave manga nel 2019 a Nuoro.<\/p><\/div>\n<p>I rivoltosi e le rivoltose che nella Sardegna del 1868, colpita dalle privatizzazioni delle terre, si battevano per tornare a <i>su connottu<\/i>, cio\u00e8 \u00abil conosciuto\u00bb e quindi il \u00abnormale\u00bb, erano forse dei reazionari? Al contrario: la loro lotta esprimeva le ragioni dell&#8217;umano contro quelle del capitale e delle istituzioni coloniali italiane. C&#8217;\u00e8 quindi una \u00abnormalit\u00e0\u00bb da combattere e una da salvare, e il discrimine \u00e8 nella scelta di campo (di classe) che si opera. Da sempre \u00e8 cos\u00ec, ed cos\u00ec \u00e8 anche oggi. Torno a citare <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/il-motto-sciagurato-del-tempo-chiamato-fase-due\/\">un passaggio<\/a> di <strong>Marco Bascetta<\/strong> che \u00e8 gi\u00e0 stato richiamato, per la sua nitidezza, su queste pagine:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQualcuno valuta con speranza l\u2019impossibile ritorno alla \u201cnormalit\u00e0\u201d, poich\u00e9 questa era contrassegnata da ingiustizie, diseguaglianze, sfruttamento. Ma [&#8230;] \u201cnormalit\u00e0\u201d ha anche un altro irrinunciabile significato[&#8230;:] la natura sociale, relazionale, affettiva, corporea, sensibile, dell\u2019animale umano. La sua propensione ad attraversare situazioni e ambienti sempre diversi e a sperimentarvi tutti i suoi cinque sensi. [&#8230;] Che la dimensione telematica possa riassorbire e restituire tutto questo, o anche solo surrogarlo pro tempore \u00e8 pi\u00f9 che una cattiva utopia, una triste illusione.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<h4><b>4. Pro tempore? <\/b><\/h4>\n<p>Se lo spettro, e l&#8217;ipotesi concreta, del <i>lockdown<\/i> attraverser\u00e0 il nostro futuro, dobbiamo farci da subito una domanda essenziale: quali delle sue caratteristiche sono occasionali e quali permanenti? Il confine tra \u00abnormalit\u00e0\u00bb ed \u00abeccezione\u00bb si \u00e8 spostato come detto, ma dove si trova adesso?<\/p>\n<p>Attorno a questo tema un ampio schieramento di soggetti sembra desiderare, o semplicemente ritenere ineluttabile, che il veleno del \u00abdistanziamento sociale\u00bb debba essere assunto per sempre. Questo schieramento \u00e8 composito, opera per approssimazioni successive, frasi buttate l\u00ec con <i>nonchalanche<\/i> e tecnica del <i>patchwork<\/i>, ma infine converge nell&#8217;affermare che \u00abnulla sar\u00e0 come prima\u00bb, e ogni volta che lo dice produce uno slittamento dal <i>pro tempore<\/i> al definitivo. Alcuni esempi chiariranno, spero, ci\u00f2 che voglio dire.<\/p>\n<p>Il primo esempio si trova nelle vostre caselle mail, se siete lavoratori o lavoratrici. I messaggi che lo illustrano provengono da superiori, dirigenti, <i>capetti<\/i> e <i>capette<\/i> eccetera. Queste mail contengono l&#8217;annuncio della sperimentazione di qualche nuovo \u00abservizio online\u00bb ai clienti, e la frase chiave \u00e8 quella che suona pi\u00f9 o meno cos\u00ec: \u00abquesto servizio ci consente di far fronte al meglio all&#8217;emergenza <i>e<\/i> di sperimentare modalit\u00e0 innovative di relazione con il cliente da sviluppare in futuro\u00bb. <i>Et voil\u00e0<\/i>, non viene neppure nascosto. Se al capitale &#8211; e alle istituzioni pubbliche che operano in modo manageriale e privatistico &#8211; piacer\u00e0 spingere sul pedale della smaterializzazione delle esistenze lavorative, potr\u00e0 farlo pi\u00f9 di prima senza timore di opposizioni, ch\u00e9 il veleno \u00e8 stato inoculato mentre i lavoratori erano costretti in casa, grati del fatto di avere, nonostante tutto, uno stipendio.<\/p>\n<h4><b>5. \u00abDobbiamo abituarci\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Il secondo esempio \u00e8 pi\u00f9 sofisticato, e ha a che fare con la costruzione dell&#8217;ideologia di un&#8217;esistenza digitale. Se ne incarica, nel caso che presento, il filosofo <b>Davide Assael<\/b> nella <a href=\"https:\/\/www.raiplayradio.it\/audio\/2020\/04\/UOMINI-E-PROFETI-quotIl-prima-e-il-dopo-del-tempo-presentequot-2da6fa43-d434-47d4-9453-1be83d47c06f.html\">puntata del 18 aprile<\/a> di <i>Uomini e Profeti<\/i> (Radio 3), nel corso della quale ci informa che \u00e8 tempo di<\/p>\n<blockquote><p>\u00absuperare un pregiudizio [&#8230;]: che la relazione vis-\u00e0-vis sia una relazione pi\u00f9 autentica in quanto ci mette a contatto con un corpo e un volto, come se il corpo nella relazione vis-\u00e0-vis fosse inteso come dato di natura, che si offre sic et sempliciter alla nostra esperienza. Ma non \u00e8 affatto cos\u00ec! Niente di pi\u00f9 ingenuo! Il corpo \u00e8 sempre una costruzione culturale e lo capiamo benissimo, perch\u00e9 noi attribuiamo certi significati a una postura, a un&#8217;espressione del volto, a uno sguardo, ma \u00e8 chiaro che questi significati sono dei costrutti sociali: la stessa espressione pu\u00f2 avere un significato in un paese e un altro significato dall&#8217;altra una parte del mondo!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Si tratta di una <i>forma mentis<\/i> assai promettente per questi tempi, che permette l&#8217;uso regressivo di concetti che hanno avuto una funzione liberatoria.<\/p>\n<p>Il fatto che la partita sul corpo sia una partita culturale ha consentito infatti di affermare che le oppressioni del corpo e dell&#8217;orientamento sessuale basate sulla normativit\u00e0 bianca e patriarcale sono oppressioni culturali e quindi non <i>naturali. <\/i>Detto in altri termini: riconoscere il corpo come costrutto culturale permette di dire che l&#8217;umano non \u00e8 rappresentato interamente dagli uomini su cui \u00e8 modellato Max Headroom (maschi bianchi occidentali eterosessuali e ben vestiti), ma \u00e8 un campo infinitamente pi\u00f9 ampio, variegato e felicemente attraversabile.<\/p>\n<p>Qui, invece, si usa lo stesso ragionamento ma per fare apologia della liquefazione dei corpi nella dimensione digitale. Dimensione che per\u00f2 non mette affatto al riparo dal riprodursi delle ben conosciute gerarchie di razza, genere, classe, orientamento sessuale&#8230;Una conoscenza anche solo superficiale dei processi <i>reali<\/i> con cui la digitalizzazione intrappola corpi e destini delle persone consente di capire come ci\u00f2 avvenga: nell&#8217;accesso ai procedimenti burocratici online, nell&#8217;apprendimento, nella sovraesposizione di alcune categorie e nella invisibilizzazione di altre, nella qualit\u00e0 e nel prezzo dei percorsi e prodotti digitali disponibili, eccetera.<\/p>\n<p>Ma soprattutto emerge, qui e l\u00e0 nell&#8217;intervista, l&#8217;uso reiterato dell&#8217;espressione \u00abdobbiamo abituarci\u00bb, ed \u00e8 con questa espressione che viene operato il completo ribaltamento della tesi apparentemente sostenuta. Il corpo \u00e8 costrutto culturale, dice Assael, e proprio in virt\u00f9 di questo \u00abdobbiamo abituarci\u00bb al fatto che sia digitalmente fungibile; ma \u00e8 l&#8217;istanza del \u00abdobbiamo abituarci\u00bb che, a sua volta, non viene presentata come costrutto culturale diventando cos\u00ec, implicitamente, un dato di natura. Ne deriva cos\u00ec che <i>tutto \u00e8 cultura<\/i> tranne, guarda caso, quello che pi\u00f9 precisamente determina ci\u00f2 che siamo autorizzati a fare proprio del nostro corpo!<\/p>\n<p>Voglio qui evitare ogni possibile fraintendimento: il problema di questo approccio \u2013 quello di Assael \u00e8 solo un esempio tra mille, ovviamente \u2013 \u00e8 che il suo raggio di azione non sembra essere quello della presente condizione di confinamento o delle fasi immediatamente successive, fino a conclusione della virulenza pandemica, alla produzione di un vaccino efficace, ecc. No: non si dice, infatti: \u00abdobbiamo stringere i denti\u00bb, \u00abdobbiamo avere pazienza\u00bb, \u00abadda passa&#8217; &#8216;a nuttata\u00bb \u2013 cosa che potrebbe essere ragionevole e condivisibile \u2013, ma si utilizza invece il \u00abdobbiamo abituarci\u00bb o il \u00abnulla sar\u00e0 come prima\u00bb. Lo si fa con abbondanza e, nei casi dei datori di lavoro, con volutt\u00e0.<\/p>\n<h4><b>6. Procedere per sfoltimento di pubblico<\/b><\/h4>\n<p>Come dice<a href=\"https:\/\/www.raiplayradio.it\/audio\/2020\/04\/HOLLYWOOD-PARTY-Le-sale-del-futuro-ripensare-laposarchitettura-dei-cinema-06a41322-e4d0-4407-9eca-c0fde5bc682f.html\"> con grande naturalezza<\/a>, come dandolo per scontato, l&#8217;architetto cinefilo <b>Giorgio Scianca<\/b>, la fruizione delle sale cinematografiche cambier\u00e0 per via di<\/p>\n<blockquote><p>\u00abtutte queste nuove regole che ci dovranno essere nell&#8217;immediato ma che poi diventeranno anche, forse, un nuovo modo di vivere l&#8217;esperienza cinematografica\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Le sale cinematografiche a norma di distanziamento devono essere anche \u00abbelle\u00bb, continua l&#8217;architetto, rivelando cos\u00ec di pensare che le norme di distanziamento fisico saranno durature almeno quanto una ristrutturazione o nuova costruzione edilizia. E quindi, di nuovo, il messaggio che passa, al di l\u00e0 delle intenzioni dei singoli parlanti, non \u00e8 quello di sopportare ancora un po&#8217;, ma quello di avvezzarci al distanziamento eterno e ad accettarne le norme come ineluttabili, nonostante la devastazione sociale che porteranno.<\/p>\n<p>Se i cinema, infatti, avranno la met\u00e0 o un terzo dei posti, quanti di essi resteranno aperti, e quanto coster\u00e0 il biglietto? La risposta \u00e8 semplice: solo le multisala di catena sopravviveranno, e i biglietti dovranno coprire i mancati profitti delle poltroncine mancanti. Come nota Giovanni Semi in <a href=\"https:\/\/zero.eu\/de\/persone\/giovanni-semi\/\">un&#8217;intervista a Zero<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa soluzione classista che si fa strada per il settore culturale \u00e8 emblematica: non potendo garantire assembramenti si procede per sfoltimento di pubblico; non potendo sbigliettare per mille persone, lo si fa per 100 facendo pagare quel biglietto molto di pi\u00f9, mentre altri gli si garantisce la diretta streaming a basso prezzo; l\u2019aristocrazia che torna a prendere possesso dei teatri e della cultura e il popolo che se lo guarda in streaming nella smart city. [&#8230;] Ci sar\u00e0, quindi, una selezione molto violenta.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Certo, a fronte della devastazione di interi settori economici, e cio\u00e8 dei soggetti pi\u00f9 deboli che vi lavorano, se ne apriranno di nuovi. Ma, proprio perch\u00e9 saranno settori in gran parte parte digitalizzati, essi concentreranno la ricchezza con la voracit\u00e0 con cui un buco nero concentra la materia. Si pensi, per restare alla produzione culturale, alle piattaforme dell&#8217;intrattenimento.<\/p>\n<h4><b>7. Perch\u00e9 il capitalismo ci vorrebbe senza corpo, se guadagna anche sul nostro corpo?<\/b><\/h4>\n<p>Ipotizzo qui per comodit\u00e0 un&#8217;obiezione <i>omnibus<\/i>, cos\u00ec da rispondere da subito ad alcune questioni: \u00abstai dicendo che il capitale ci vorrebbe confinare dietro a uno schermo, ma se Confindustria non fa altro che spingere per riaprire le attivit\u00e0 economiche il prima possibile, manifestando anche un certo cinismo?\u00bb<\/p>\n<p>Una prima risposta \u00e8 quella gi\u00e0 contenuta in quanto gi\u00e0 detto: ci sono player che usciranno vincenti dal <i>lockdown<\/i> e dalle fasi successive (fase 2, fase 3&#8230; fase \u221e).<br \/>\nInoltre: Confindustria non \u00e8 il capitalismo, e dopo l&#8217;uscita di Fiat\/Fca non rappresenta neppure del tutto il capitalismo italiano, che nel frattempo non \u00e8 neppure pi\u00f9 italiano&#8230; Quindi insomma il potere di Confindustria, come si \u00e8 visto in queste settimane, \u00e8 piuttosto ridimensionato: \u00e8 in grado di ottenere generose dazioni dal governo, ma forse non di orientarne fino in fondo le scelte.<\/p>\n<p>Ma soprattutto: il capitalismo \u00e8 un complesso di rapporti sociali, attraversati da tendenze generali ma anche da tensioni complementari e in competizione tra loro. Vi sar\u00e0 quindi sempre un capitalismo che guadagna coi corpi: lo sfruttamento dei <i>rider<\/i>, per fare un esempio vistosissimo, non \u00e8 mai cessato, e questi lavoratori oltre a dover pedalare <a href=\"https:\/\/thesubmarine.it\/2020\/04\/14\/rider-coronavirus-senza-tutele\/\">sono stati pure colpevolizzati<\/a> dai volontari della delazione e dai giornali di destra.<\/p>\n<p>Si tenga poi presente che il <i>rider<\/i> \u00e8 <i>gi\u00e0 ora <\/i>un&#8217;interfaccia biologica tra ci\u00f2 che avviene digitalmente sullo smartphone del vorace cliente, il terminale presso la cucina e il server della piattaforma che estrae gran parte del profitto dal complesso di queste operazioni. Il corpo del rider \u00e8 quindi <i>gi\u00e0<\/i> un corpo attraversato dal digitale.<\/p>\n<p>Infine: la necessit\u00e0 di avere lavoratori presenti al lavoro non \u00e8 affatto in contraddizione con quella di confinarne altri al telelavoro domestico; anzi questo trattamento divide lungo nuove linee il mondo del lavoro, e si aggiunge alle divisioni gi\u00e0 presenti (tra autoctoni e immigrati, dipendenti e finte partite Iva, stabilizzati e precari&#8230;). Si potr\u00e0 usare cos\u00ec, <i>more solito<\/i>, questa nuova frattura come modalit\u00e0 per generalizzare riduzioni di salario.<\/p>\n<p>Per esempio: chi sta a casa non consuma benzina o abbonamenti dei mezzi pubblici per andare al lavoro, e quindi in contratti di nuovo tipo si potr\u00e0 immaginare un salario proporzionalmente ridotto; poi si lascia sedimentare un poco la situazione e di seguito si dir\u00e0 a chi lavora in presenza: \u00abehi tu, il tuo stipendio \u00e8 <i>spudoratamente alto<\/i>rispetto a quello di chi sta a casa, cominciamo a tagliare su questa e quella indennit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>A quel punto l&#8217;informazione e la politica \u00abscopriranno\u00bb che chi sta a casa deve pagarsi da solo riscaldamento e tirate dello sciacquone, si sollever\u00e0 un po&#8217; di polvere dicendo che \u00e8 un&#8217;ingiustizia, ma dopo qualche giro di valzer le aziende cominceranno ad addebitare a chi sta in fabbrica una quota dei costi dell&#8217;acqua, del gas e della pulizia del cesso. E questo per \u00abequit\u00e0\u00bb, naturalmente!<\/p>\n<p>Fantapolitica? No, ho soltanto riprodotto su situazioni ipotetiche la dinamica che investe il mondo del lavoro da trent&#8217;anni a questa parte, fatta di equit\u00e0-al-ribasso, situazioni <i>lose-lose<\/i> per i lavoratori e concorrenza calata dall&#8217;alto.<\/p>\n<div id=\"attachment_43499\" style=\"width: 644px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43499\" class=\"wp-image-43499 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/sala_headroom.png\" alt=\"\" width=\"634\" height=\"425\" \/><p id=\"caption-attachment-43499\" class=\"wp-caption-text\">Beppe Sala paladino-della-salute, in nome del \u00abdistanziamento sociale\u00bb, si batte oggi per <a href=\"http:\/\/archive.is\/fXZ9U\">l&#8217;ampliamento degli orari dei negozi<\/a>, in perfetta continuit\u00e0 con Beppe Sala apologeta-del-consumo, che si batteva ieri&#8230; <a href=\"https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/cronaca\/2018\/11\/10\/chiusure-domenicali-beppe-sala-a-di-maio-le-facesse-ad-avellino-sindaco-non-rompere-le-palle-a-milano\/1804128\/\">per la stessa identica cosa<\/a>.<\/p><\/div>\n<p>Nondimeno resto convinto che tra queste tensioni contraddittorie del capitalismo quella prevalente \u00e8 quella che spinge verso il telelavoro, e non \u00e8 difficile dimostrare perch\u00e9. Qualcuno pensa forse che il <i>lavoro agile<\/i> sar\u00e0 per sempre, come per molti \u00e8 in questi giorni, il semplice stare a casa con il proprio stipendio intero ad aspettare per otto ore che compaia sullo schermo <i>qualcosa che si possa fare online<\/i>, trovandosi cos\u00ec spesso con un carico di lavoro ridotto? Qualcuno pensa dunque che lo <i>smart<\/i>, cio\u00e8 il furbo, dello <i>smart working<\/i> sia il lavoratore? Se s\u00ec, sbaglia di grosso.<\/p>\n<p>La smobilitazione del lavoro in presenza che si perseguir\u00e0 nel post-epidemia \u2013 fase 2, fase 3, fase \u221e&#8230; \u2013 prelude a una trasformazione epocale dei rapporti contrattuali, che passeranno in modo generalizzato da quelli basati sulle ore di presenza \u2013 che consentono una certa dose di autodifesa dei lavoratori nei confronti dei carichi eccessivi \u2013 a quelli basati sul risultato, ovviamente deciso e prezzato in modo unilaterale dal datore di lavoro. Lo <i>smart working<\/i> \u00e8 per sua natura lavoro a progetto, e il lavoro a progetto \u00e8 trionfo del capitale contro i lavoratori. Un&#8217;amica, da un paese dove il <i>lockdown<\/i> \u00e8 meno duro ma la devastazione dei rapporti di lavoro pi\u00f9 avanzata, mi ha scritto:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abA differenza che in Italia qui non c&#8217;\u00e8 un clima poliziesco, tutti bene o male escono a fare passeggiate e per ora non ho sentito di nessuno che ha preso multe. Il problema \u00e8 il lavoro, non ci sono pi\u00f9 confini e ci fanno fare i turni per lavorare anche nel fine settimana. Senza avercelo chiesto: \u00e8 stato imposto\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Inoltre, non \u00e8 neppure il caso di spiegare perch\u00e9 e come, la frantumazione fisica dei luoghi di lavoro genera impossibilit\u00e0 dell&#8217;azione sindacale, oltre ad aprire mercati digitali infiniti per la socialit\u00e0 perch\u00e9 il luogo di lavoro \u00e8 \u2013 nonostante tutto\u00a0 \u2013 anche un luogo di socialit\u00e0. Da ognuno di questi mercati digitali, nuovi o implementati (app di <i>dating<\/i> ma anche app per amicizie e app per prendere caff\u00e8 virtuali alla macchinetta), il capitalismo digitale sempre pi\u00f9 concentrato e quindi coordinato potr\u00e0 estrarre dati per profilazione, eccetera.<\/p>\n<h4><b>8. Lo stato digitale<\/b><\/h4>\n<p>Lo stato, per parte sua, ha almeno due motivazioni decisive per spingere verso la smaterializzazione dei rapporti di lavoro e sociali. La prima \u00e8 l&#8217;assoluta subalternit\u00e0 della classe dirigente alle istanze del capitalismo digitale. Nel mondo della scuola questo fenomeno \u00e8 particolarmente vistoso. Come racconta <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/scuole-coronavirus-emergenza\/\">qui <\/a>la <b>Rete<\/b> <b>Bessa:<\/b><\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abVado sul sito del ministero dell\u2019istruzione e [&#8230;] clicco [&#8230;:] sono elencate tre piattaforme. Google, Microsoft, Amazon. Tre enti privati tra i pi\u00f9 potenti al mondo schiaffati in bella mostra.\u00bb<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>Su <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/i-compiti-a-casa\/\">Jacobin<\/a> <b>Lorenzo Mari <\/b>ricostruisce il dibattito statunitense sulla penetrazione della <i>Silicon Valley<\/i> nell&#8217;istruzione e sul suo orientarla alla creazione di \u00ablavoratori competenti\u00bb piuttosto che a \u00absoggetti conoscenti\u00bb, che \u00e8 poi obiettivo assai prossimo a quello perseguito dalla UE con la sua \u00ab<a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/agora\/pagine\/scuola-contro-lideologia-di-competenze-e-merito\">didattica per competenze<\/a>\u00bb. E ancora: la PA continua a dotarsi di software proprietari, consolidando rapporti di \u00abscambio\u00bb tra basso costo del servizio e la predazione dei dati degli utenti (che essendo utenti o lavoratori di PA non possono neppure sottrarsi). La scelta di <b>Vittorio Colao<\/b>, ex manager di Vodafone, a capo della <i>task force<\/i> che ha di fatto rimpiazzato il parlamento italiano, conferma la centralit\u00e0 della relazione tra stato e aziende di TLC e digitale.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 una seconda macroscopica motivazione per cui lo stato spinge verso una societ\u00e0 il pi\u00f9 possibile smaterializzata. La digitalizzazione \u00e8 controllo, e lo \u00e8 fin dalle sue origini. Negli anni novanta, proprio mentre la rete internet sembrava promettere di dispiegare nella societ\u00e0 un potenziale liberatorio, il dipartimento di polizia di New York, sindaco <b>Rudy Giuliani<\/b>, intrecciava la brutalit\u00e0 fisica della <i>Tolleranza Zero<\/i> all&#8217;introduzione massiccia del digitale. Nella <i>war room<\/i> del NYPD, settimana dopo settimana, <b>Bill Bratton<\/b> incontrava i commissari di distretto e li strigliava o lodava in base ai dati di <i>Compstat<\/i>, il software in cui veniva inserito e rielaborato ci\u00f2 che era stato fatto ai corpi (arresti, perquisizioni, controlli&#8230;), rendendo cos\u00ec il razzismo e il classismo di quel modello di ordine pubblico assai pi\u00f9 efficace. Fin dai primi anni della sua applicazione sistematica, dunque, il digitale \u00e8 legato (anche) a una cattura del corpo. Da subito in senso proprio, poliziesco; e di seguito anche antropologico, come possiamo osservare nella costruzione di schemi comportamentali e persino di posture fisiche determinate dall&#8217;uso dei <i>device<\/i>.<\/p>\n<p>Ogni mediazione tecnologica nei rapporti umani \u00e8 quindi gradita allo stato almeno quanto \u00e8 gradita alle aziende del digitale, e la <a href=\"http:\/\/archive.is\/LQb8m\">probabile volontariet\u00e0<\/a> della app <i>Immuni<\/i> \u00e8 solo uno scampato pericolo momentaneo: la stessa idea ampiamente circolata che potesse diventare obbligatoria \u2013 con tanto di \u00abbraccialetto\u00bb elettronico ipotizzato per non possiede uno <i>smart<\/i> \u2013 fa s\u00ec che al prossimo giro un governo potr\u00e0 effettivamente renderla tale; e di seguito lo slittamento lambir\u00e0 ineluttabilmente il territorio dell&#8217;uso poliziesco dell&#8217;app sanitaria. D&#8217;altra parte: se si usa la polizia per combattere una pandemia, perch\u00e9 non usare una pandemia per combattere il crimine (compreso, sia chiaro, il dissenso politico criminalizzato)?<\/p>\n<div id=\"attachment_43494\" style=\"width: 626px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43494\" class=\"wp-image-43494 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/slorenzodegrado.jpg\" alt=\"\" width=\"616\" height=\"821\" \/><p id=\"caption-attachment-43494\" class=\"wp-caption-text\">Immagine da <a href=\"https:\/\/studiquestionecriminale.wordpress.com\/\">Studi sulla Questione Criminale<\/a>.<\/p><\/div>\n<h4><b>9. Di chi \u00e8 la colpa? Tua!<\/b><\/h4>\n<p>\u00abIl <i>bug<\/i> dell\u2019app \u00e8 concettuale, non tecnico\u00bb, dice il <b>collettivo Ippolita<\/b> in <a href=\"https:\/\/left.it\/2020\/04\/22\/contact-tracing-tutto-quello-che-ce-da-sapere-su-immuni\/\">un&#8217;intervista<\/a> raccolta da Leonardo Filippi:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abperch\u00e9 si ritiene che la prevenzione sanitaria possa essere garantita da una applicazione su un telefono cellulare? La app sar\u00e0 soprattutto l\u2019ennesimo &#8220;diario&#8221; da riempire di informazioni, in questo caso riguardanti la &#8220;percezione&#8221; che si ha della propria salute. Siamo ancora nell\u2019illusione che attraverso il racconto di s\u00e9, la tecnologia possa prendersi cura di noi [&#8230;]. La prevenzione non si fa con gli algoritmi, ma con la diffusione di pratiche anti-infettive condivise in un network fisico di luoghi e persone.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>La \u00abdiffusione di pratiche anti-infettive condivise\u00bb, ovvero una responsabilit\u00e0 che ci si assume nei confronti di s\u00e9 e degli altri, modulata in base al contesto e fatta di prassi concrete, si trova agli antipodi del tipo di \u00abresponsabilit\u00e0 individuale\u00bb che viene costantemente evocata dall&#8217;inizio di questa crisi, fondata invece sul rispetto \u00abresponsabile\u00bb di norme spesso prive di ogni <i>ratio<\/i>, come\u00a0 \u2013 ne parlano ancora una volta i Wu Ming nella postilla qui sotto \u2013 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/sabbiuno-25-aprile-2020\/#comment-38052\">l&#8217;obbligo di mascherina all&#8217;aperto<\/a> o il <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/sabbiuno-25-aprile-2020\/#comment-37994\">divieto di sport individuale<\/a>).<\/p>\n<p>Quello che emerge \u00e8 un <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/obbligo-mascherina\/#comment-36998\">doppio legame<\/a> schizofrenico per cui la persona non viene messa in grado di esercitare la propria responsabilit\u00e0, ma allo stesso tempo viene costantemente richiamata alla \u00abresponsabilit\u00e0\u00bb nell&#8217;ottemperare a regole pensate con scopi teatrali (vedi postilla). Questa enfasi sulla parte fittizia della responsabilit\u00e0 individuale (sulla parte insomma che prevede una <i>responsabilit\u00e0 senza scelte<\/i>) \u00e8 particolarmente perniciosa.<\/p>\n<p>Riavvolgiamo infatti un momento il nastro: se ce lo ricordiamo, il ricorso al <i>lockdown<\/i> \u00e8 stato motivato con l&#8217;insufficienza dei posti in terapia intensiva. Abbiamo visto fin qui impegni precisi, vergati a penna e sottoscritti su un <i>modulo di autocertificazione irrevocabile<\/i> firmato <i>Conte &amp;<\/i><i> <\/i><i>C.<\/i>, a proposito di un adeguamento strutturale (non propagandistico o emergenziale) di quel numero di posti in terapia intensiva e del personale sanitario addetto? No, per\u00f2 abbiamo avuto appelli alla nostra responsabilit\u00e0 e tante evocazioni di possibili ulteriori <i>lockdown<\/i>, al punto che il sospetto viene: non \u00e8 che il <i>lockdown<\/i>, il \u00abnulla sar\u00e0 come prima\u00bb e la responsabilizzazione individuale dei governati possano fungere ancora una volta come deresponsabilizzazione dei governanti?<\/p>\n<p>Cos\u00ec funziona infatti da decenni: se i trasporti pubblici sono inadeguati, si dice, non \u00e8 colpa della classe politica che li ha sottofinanziati ma di \u00ab<a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/quelli-senza-biglietto-genesi-del-razzismo-ferroviario\/\">quelli che viaggiano senza biglietto<\/a>\u00bb; se i braccianti sono sfruttati a cottimo non \u00e8 colpa dei giganti della filiera ma di chi compra, a causa del suo reddito modesto, <a href=\"https:\/\/vulcanostatale.it\/2015\/04\/slow-food-coop-e-eataly-la-sinistra-di-facciata-due-chiacchiere-con-wolf-bukowski\/\">il barattolo di pelati pi\u00f9 economico<\/a>; se i cestini straripano di rifiuti non \u00e8 colpa delle aziende privatizzate che ne pospongono lo svuotamento ma di chi non \u00e8 stato abbastanza virtuoso da tenersi in tasca il cestino appiccicoso del gelato.<\/p>\n<p>In altre parole: qual \u00e8 la priorit\u00e0, quella di adeguare la sanit\u00e0 al \u2013 peraltro gi\u00e0 noto da tempo \u2013 rischio di pandemia o quella di abituarci a reiterati <i>lockdown<\/i> gettando al contempo la croce sui comportamenti individuali?<\/p>\n<h4><b>10. Residuo organico<\/b><\/h4>\n<p>Scrive <b>Elisa Melonari<\/b> su <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/con-tatto-pandemia-e-salute-mentale\/\">Jacobin<\/a>:<\/p>\n<blockquote><p><i>\u00ab<\/i>Arrivati a questo punto ci si chiede &#8220;quanto durer\u00e0 ancora?&#8221;, &#8220;fino a quando dovremo evitare il contatto?&#8221;, &#8220;per quanto ancora si dovr\u00e0 rimanere isolati e lasciarci consolare da saluti, abbracci e baci virtuali?&#8221;, &#8220;per quanto ancora potremmo riuscire a non incontrarci, riunirci, cooperare e parlare vis a vis?&#8221; e &#8220;se non ci ammaleremo, come usciremo da questa vicenda?&#8221;. La risposta temporale continua a non essere del tutto sicura.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Probabilmente la paura, l&#8217;isolamento e il confinamento di queste settimane ci lasceranno in eredit\u00e0 problemi accresciuti di alcolismo (<a href=\"https:\/\/www.thegrocer.co.uk\/alcohol\/coronavirus-crisis-drives-160m-additional-spend-on-supermarket-booze\/603456.article#.XoQ9nGQxEOA.twitter\">qui<\/a> alcuni dati britannici) e tabagismo (non ho trovato dati, ma visto che \u00abcomprare le sigarette\u00bb \u00e8 uno dei pochi validi motivi per uscire&#8230;). Si producono inoltre effetti paradossali: da un lato il posticipo di un gran numero di prestazioni mediche per <i>altre<\/i> patologie (che ovviamente avr\u00e0 conseguenze), dall&#8217;altro la preoccupazione di molti nel recarsi nei luoghi di cura. Questa seconda tendenza ha raggiunto dimensioni misurabili, che si esprimono nel corposo e <a href=\"https:\/\/www.rsi.ch\/news\/ticino-e-grigioni-e-insubria\/Il-misterioso-calo-degli-infarti-12934094.html\">\u00abmisterioso\u00bb calo degli infarti<\/a> registrato da pi\u00f9 parti, costituito in realt\u00e0 da infarti i cui sintomi vengono \u00abvolutamente ignorati\u00bb per evitare di andare in ospedale, \u00abrischiando cos\u00ec di aggravare la propria situazione\u00bb.<\/p>\n<p>Per interrompere una spirale di solitudine e malessere, una spirale da cui peraltro il vero punto della pandemia \u2013 ovvero l&#8217;inadeguatezza del nostro sistema sanitario a farvi fronte \u2013 viene trascurato, abbiamo bisogno di tracciare un percorso che punti con certezza all&#8217;\u00abincontrarci, riunirci, cooperare e parlare\u00bb di persona, con la prossimit\u00e0 dei corpi, anche se non \u00e8 ancora possibile segnare una data sul calendario. Non possiamo e non dobbiamo stare ad ascoltare passivamente quelli che vorrebbero far penetrare irreversibilmente nel quotidiano la digitalizzazione spinta, le videoriunioni in cui si cerca conferma della propria esistenza <a href=\"https:\/\/thesubmarine.it\/2020\/04\/22\/quarantena-zoom-videochat\/\">controllando compulsivamente la propria immagine<\/a> sullo schermo, il \u00abdistanziamento sociale\u00bb reso eterno e le sue disastrose conseguenze sociali.<\/p>\n<div id=\"attachment_43495\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/xm24.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43495\" class=\"wp-image-43495\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/xm24.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"466\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-43495\" class=\"wp-caption-text\">Corpi. Manifestazione per XM24, Bologna 29 giugno 2019. Foto di Gianluca Rizzello tratta da <em>Zic &#8211; Zero in condotta<\/em>.<\/p><\/div>\n<p>Noi siamo corpi, e bench\u00e9 il nostro rapporto con il corpo sia un costrutto culturale stratificatosi lungo i secoli uno dei due poli di quel rapporto rimane, irriducibilmente, ancorato a un corpo. Come peraltro ci ricorda <i>il ritorno del rimosso<\/i> della nostra cultura: la morte, \u00ab<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cantico_delle_creature\">sora nostra morte corporale<\/a>\u00bb. Ben lontani dalle <a href=\"https:\/\/archive.is\/7qlMG\">sirene dell&#8217;immortalit\u00e0<\/a>, che cantano un corpo proiettato oltre la sua finitezza, tenendoci alla larga anche dal patetismo inane dei <i>flash mob<\/i> dai balconi, che immaginano un <i>corpo sociale<\/i> privo della sua dimensione&#8230; corporale, dobbiamo costruire un riscatto per quel <i>residuo organico<\/i> che ci costituisce. Che certamente non ci identifica del tutto, ma senza il quale non siamo, e senza il quale non possiamo immaginare n\u00e9 costruire, come individui e come collettivit\u00e0, una vita piena.<\/p>\n<p>\u2013<\/p>\n<p>* <strong>Wolf Bukowski<\/strong> scrive su <em>Giap<\/em>, <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/autore\/bukowski-wolf\/\"><em>Jacobin Italia<\/em><\/a> e <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/autori\/wolf-bukowski\"><em>Internazionale<\/em><\/a>. \u00c8 autore per Alegre di <em>La danza delle mozzarelle: Slow Food, Eataly Coop e la loro narrazione <\/em>(2015), <em>La santa crociata del porco<\/em> (2017) e <em>La buona educazione degli oppressi: piccola storia del decoro<\/em> (2019). Durante quest&#8217;emergenza coronavirus ha gi\u00e0 scritto per <em>Giap<\/em> l&#8217;articolo in due puntate <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/la-viralita-del-decoro\/\"><em>La viralit\u00e0 del decoro. Controllo e autocontrollo sociale ai tempi del Covid-19<\/em><\/a>.<\/p>\n<div style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/eternauta.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" \/><p class=\"wp-caption-text\"><em>L&#8217;Eternauta<\/em>, di <strong>H\u00e9ctor Oesterheld<\/strong> e <strong>Francisco Solano L\u00f3pez<\/strong>.<\/p><\/div>\n<h4><strong>Postilla &#8211; di Wu Ming<\/strong><\/h4>\n<blockquote><p>\u00abAbbiamo detto no all\u2019attivit\u00e0 motoria in generale non perch\u00e9 rappresenti il primo fattore di contagio ma perch\u00e9 volevamo dare il senso che il regime di restrizioni [&#8230;] doveva essere molto severo e stringente.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_43500\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43500\" class=\"size-full wp-image-43500\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/baruffi-pd2.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"146\" \/><p id=\"caption-attachment-43500\" class=\"wp-caption-text\">Davide Baruffi.<\/p><\/div>\n<p>Cos\u00ec <strong>Davide Baruffi<\/strong>, sottosegretario alla presidenza della regione Emilia-Romagna, <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=2aV4Mzjb6lg&amp;dark_mode=true&amp;thin_mode=false&amp;autoplay=0&amp;continue=0&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash\">in una dichiarazione del 22\/04\/2020<\/a>. A riprova di quanto cerchiamo di dire da due mesi: molti provvedimenti erano \u00abteatro politico\u00bb e poco pi\u00f9.<\/p>\n<p>Baruffi lo ammette candidamente: vietare corse e passeggiate non aveva motivazioni razionali legate al contagio, ma finalit\u00e0 di disciplinamento, a prescindere dalla pericolosit\u00e0 o innocuit\u00e0 dell&#8217;attivit\u00e0 vietata.<\/p>\n<p>Il 27 aprile, mentre <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/la-fase-due-dei-bambini-genitori-in-crisi-non-esiste\/\">genitori<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/chiesa\/pagine\/italia-senza-messe-critiche-da-vescovi-e-associazioni\">esponenti della chiesa cattolica<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.adnkronos.com\/fatti\/politica\/2020\/04\/27\/baldassarre-dpcm-tutto-incostituzionale_NCkg79J8eVOblBGG6m3byH.html\">insigni giuristi non certo &#8220;sovversivi&#8221;<\/a> e in generale cittadine e cittadini criticavano l&#8217;impostazione autoritaria e <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/dio-patria-e-famiglia\/\">\u00abFabbrica, patria, famiglia\u00bb<\/a> dell&#8217;ultimo Dpcm (il primo della sedicente \u00abfase 2\u00bb), il presidente della regione Emilia-Romagna <strong>Stefano Bonaccini<\/strong> criticava il decreto per altre ragioni, una delle quali ci \u00e8 parsa rivelatrice: Bonaccini <a href=\"http:\/\/archive.is\/5skef\">vorrebbe l\u2019obbligo di mascherina anche all\u2019aria aperta<\/a> e si \u00e8 detto deluso perch\u00e9 Conte non l&#8217;ha introdotto.<\/p>\n<p>Repetita iuvant: la mascherina \u00e8 necessaria se si \u00e8 a contatto con contagiati o in situazioni di assembramento, ed \u00e8 consigliata in negozi e altri spazi chiusi dove ci si ritrovi tra estranei. All&#8217;aria aperta, invece, se si mantengono le distanze, nella grande maggioranza delle circostanze <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/obbligo-mascherina\/\">non serve a nulla<\/a>. Portarla mentre si cammina all&#8217;aperto lontani da chiunque non ha senso. Indossarla mentre si fa attivit\u00e0 fisica <a href=\"https:\/\/archive.is\/oHRlZ\">\u00e8 addirittura pericoloso<\/a>.<\/p>\n<p>Il numero di persone che usano la mascherina all&#8217;aria aperta \u00e8 rapidamente aumentato dopo un bombardamento di articoli e servizi tv in cui si descriveva il virus come una minaccia genericamente \u00abl\u00e0 fuori\u00bb, si demonizzava l&#8217;aria aperta e si criminalizzava chi usciva di casa \u00absenza motivo\u00bb. Negli ultimi giorni, almeno a Bologna, il numero sembrava di nuovo calato, ed ecco che Bonaccini se ne esce con quelle frasi.<\/p>\n<div id=\"attachment_43497\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/purplecloud.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-43497\" class=\"wp-image-43497\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/04\/purplecloud.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"310\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-43497\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;edizione Urania di <em>The Purple Cloud<\/em>, ultravisionario romanzo di <strong>Matthew P. Shiel<\/strong> (1865-1947).<\/p><\/div>\n<p>Nonostante i media abbiano fatto di tutto per inculcare questa credenza, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/04\/coronavirus-nell-aria\/\">il virus <em>non<\/em> \u00e8 genericamente \u00abl\u00e0 fuori nell&#8217;aria\u00bb<\/a>. Non \u00e8 la neve del fumetto <em>L&#8217;Eternauta e<\/em> nemmeno la nuvola velenosa del romanzo <em>La nube purpurea<\/em>. Se il virus fosse genericamente \u00abnell&#8217;aria\u00bb, non si dovrebbe nemmeno stare alla finestra e men che meno al balcone \u2013 dove invece ci esortavano a stare per flash mob, cantate collettive e sventolar di bandiere \u2013 e dovremmo tenere gli infissi sbarrati 24 ore su 24. Per non morire, dovremmo smettere di vivere.<\/p>\n<p>\u00abMa\u00bb, obietter\u00e0 qualcuno, \u00abio ho letto che il virus viaggia sulle polveri sottili. Quindi, s\u00ec, \u00e8 nell&#8217;aria!\u00bb<\/p>\n<p>Non \u00e8 proprio cos\u00ec. Su alcuni campioni di PM10 raccolti a Bergamo si sarebbe <a href=\"https:\/\/www.open.online\/2020\/04\/25\/coronavirus-no-gli-attuali-studi-non-dicono-che-il-virus-e-trasportato-dal-particolato-atmosferico\/\">\u00abragionevolmente dimostrata\u00bb<\/a> la presenza <em>non<\/em> del virus attivo, ma di <em>tracce del suo RNA<\/em>. Residui privi di carica infettante, trovati in almeno 12 dei 34 campioni, in 8 delle 22 giornate prese in esame.<\/p>\n<p>Questi risultati, che sono parzialissimi e devono passare al vaglio della comunit\u00e0 scientifica, sono ben lungi dal provare che il particolato sia vettore di contagio. Lo dice anche <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/attualita\/ambiente\/2020\/04\/24\/coronavirus-tracce-rna-particolato-bergamo\/\">il team della Societ\u00e0 di Medicina Ambientale che ha condotto le ricerche<\/a>.<\/p>\n<p>Una delle finalit\u00e0 dichiarate \u00e8 usare la presenza di RNA virale nel particolato come \u00abindicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del Coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell&#8217;inizio di una nuova epidemia\u00bb, nonch\u00e9 \u00abper verificar[e] la diffusione [del virus] negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico\u00bb. Con motivazioni simili <a href=\"https:\/\/ilblogdellasci.wordpress.com\/2020\/04\/15\/monitoraggio-del-coronavirus-delle-acque-reflue\/\">si stanno analizzando le acque reflue<\/a>.<\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.medrxiv.org\/content\/10.1101\/2020.04.15.20065995v2\">preprint<\/a> da cui \u00e8 nata la notizia si chiude cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAl momento, non si possono trarre conclusioni sul rapporto tra presenza del virus nel PM e andamento dell&#8217;epidemia di Covid-19. Altre questioni da affrontare in modo specifico sono le concentrazioni di PM eventualmente richieste per un potenziale &#8220;effetto boost&#8221; sul contagio nelle aree dove l&#8217;impatto del covid-19 \u00e8 pi\u00f9 pesante, o anche la possibilit\u00e0 teorica di un&#8217;immunizzazione conseguente all&#8217;esposizione in dosi minime a basse quantit\u00e0 di PM\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Sui media tutte queste specificazioni e cautele passano in secondo piano o scompaiono, oscurate da titoli come: \u00ab\u00c8 ufficiale, il coronavirus viaggia nel particolato atmosferico!\u00bb. Il lettore medio non pu\u00f2 che pensare al virus <em>attivo<\/em>, e ricavarne l&#8217;impressione che per contagiarsi basti <em>tout court<\/em> respirare, che stare all&#8217;aperto sia pericoloso.<\/p>\n<p>Pericoloso pu\u00f2 esserlo senz&#8217;altro, nei centri urbani, ma pi\u00f9 che per il virus, <em>per il particolato stesso<\/em>. Molti che oggi sono terrorizzati dal virus non si sono mai preoccupati granch\u00e9 delle polveri sottili, eppure queste ultime causano tumori, malattie respiratorie, disturbi neurologici, e <a href=\"https:\/\/www.eea.europa.eu\/it\/pressroom\/newsreleases\/molti-cittadini-europei-sono-ancora\/morti-premature-attribuibili-allinquinamento-atmosferico\">solo in Italia uccidono circa 60.000 persone all&#8217;anno<\/a>.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che il virus attivo possa viaggiare nell&#8217;aria \u00e8 stata definita \u00abimplausibile\u00bb in <a href=\"https:\/\/rias.epiprev.it\/index.php?covid-19\">un documento della Rete Italiana Ambiente e Salute<\/a> firmato da diversi epidemiologi:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abPur riconoscendo al PM la capacit\u00e0 di veicolare particelle biologiche (batteri, spore, pollini, virus, funghi, alghe, frammenti vegetali), appare implausibile che i Coronavirus possano mantenere intatte le loro caratteristiche morfologiche e le loro propriet\u00e0 infettive anche dopo una permanenza pi\u00f9 o meno prolungata nell&#8217;ambiente outdoor. Temperatura, essiccamento e UV danneggiano infatti l&#8217;involucro del virus e quindi la sua capacit\u00e0 di infettare.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Di questo virus non sappiamo ancora tutto. Ma di quel che gi\u00e0 sappiamo, nulla pu\u00f2 fare da pezza d&#8217;appoggio per l&#8217;obbligo generalizzato di mascherina.<\/p>\n<p>Ancora una volta si invocano o introducono obblighi e divieti non per ragioni epidemiologiche, non basandosi su evidenze scientifiche, ma per questioni di <em>spettacolo sociale<\/em> e controllo dei comportamenti delle persone. Bisogna far vedere che si soffre; bisogna ostentare la &#8220;penitenza&#8221; che gli italiani starebbero scontando; dovremmo \u00abdare il senso di\u00bb un distanziamento che \u00e8 qui per rimanere, \u00ababituarci\u00bb all&#8217;idea di non avere pi\u00f9 contatti ravvicinati.<\/p>\n<p>Come fa notare Wolf nell&#8217;articolo qui sopra, un conto \u00e8 parlare del distanziamento come di una necessit\u00e0 <em>temporanea<\/em> che tocca <em>sopportare<\/em> in attesa che la pandemia finisca; tutt&#8217;altra faccenda \u00e8 dare per scontato che il distanziamento \u2013 con tanto di mascherina \u2013 sar\u00e0 la condizione <em>permanente<\/em> del nostro vivere.<\/p>\n<p>Certi improbabili &#8220;futurologi&#8221; descrivono, con inconfondibili brividi di piacere, una societ\u00e0 che a noi, detta come va detta, fa schifo. Non ci rassegneremo ad alcun discorso, obbligo o divieto che ne favorisca l&#8217;accettazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Wolf Bukowski * Con una postilla di Wu Ming sull&#8217;indossare la mascherina all&#8217;aperto. INDICE 1. Un&#8217;idea paradossale 2. \u00abLa cosa pi\u00f9 noiosa \u00e8 gi\u00e0 accaduta\u00bb 3. \u00abNormalit\u00e0\u00bb \u00e8 un campo di battaglia 4. Pro tempore? 5. \u00abDobbiamo abituarci\u00bb 6. Procedere per sfoltimento di pubblico 7. 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