{"id":42629,"date":"2020-03-30T11:09:03","date_gmt":"2020-03-30T09:09:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=42629"},"modified":"2025-03-18T14:12:25","modified_gmt":"2025-03-18T13:12:25","slug":"sisyphus-coronavirus-editoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/sisyphus-coronavirus-editoria\/","title":{"rendered":"Sisyphus. Il devastante impatto dell&#8217;emergenza coronavirus su librerie e case editrici"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-42639 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/sisifo-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"348\" \/><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">[Per una volta, anche noi \u00abpartiamo da noi\u00bb. Siamo scrittori. Da vent&#8217;anni circa siamo &#8220;stipendiati&#8221; da voi lettrici e lettori. Ogni volta che comprate una copia di un nostro libro, noi riceviamo una percentuale del prezzo di copertina, variabile a seconda dei titoli e dei contratti. Percentuale che dividiamo tra i membri del collettivo, \u00abstecca para per tutti\u00bb. Quella \u00e8 la nostra principale fonte di reddito.<br \/>\nPer una radicata convinzione etica e politica che ci accompagna da sempre, i nostri libri sono anche <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/nuova-area-download-libri-elettronici-ai-proletari-ebook\/\">scaricabili gratis da questo stesso blog<\/a>, magari in cambio di una donazione, spiccioli con cui paghiamo i costi del server e altre spese tecniche; ma abbiamo sempre chiarito che senza le vendite di libri \u2013 libri <em>di carta<\/em> \u2013 non camperemmo. E non si parla di &#8220;largheggiare&#8221;, ma di sbarcare il lunario. In Italia, dove si legge pochissimo, chi scrive libri si rivolge a una ristretta minoranza di potenziali acquirenti.<br \/>\nQuesta, in realt\u00e0, \u00e8 la fotografia della situazione prima dell&#8217;emergenza coronavirus.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small;\">All&#8217;incirca un mese fa, tutto il mondo del lavoro culturale \u00e8 stato sconvolto. Nessuna lavoratrice o lavoratore delle filiere culturali sa se e come riuscir\u00e0 a superare questa fase. Soprattutto chi era gi\u00e0 in condizioni di precariet\u00e0, oggi vive nell&#8217;angoscia, in un limbo dentro il limbo. Tra non molto, buona parte della <em>working class<\/em> di quei settori \u2013 editoria, musica, cinema, teatro: tutti dichiarati \u00abnon essenziali\u00bb \u2013 sar\u00e0 letteralmente alla fame.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small;\">Per quanto riguarda il nostro comparto, le librerie sono chiuse e non si sa quante riusciranno a rialzare la serranda \u00abdopo\u00bb; dentro le case editrici non si sa ancora quali progetti andranno avanti, quali titoli usciranno e in che forma, quali contratti saranno rinnovati, se e quando arriveranno i pagamenti.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small;\">E bisogna allargare l&#8217;inquadratura, perch\u00e9 intorno alla scrittura e alla pubblicazione di libri si \u00e8 sempre mosso molto altro. Nella nostra esperienza, \u00e8 sempre stato centrale l&#8217;incontro con lettrici e lettori, indispensabile momento di promozione dei nostri titoli ma anche di confronto, di verifica del lavoro compiuto e ispirazione per il futuro. Eravamo abituati a macinare chilometri, in vent&#8217;anni migliaia di incontri pubblici: presentazioni, conferenze, laboratori, corsi, escursioni a tema&#8230; E anche reading e spettacoli, che in alcuni casi ci hanno aiutato ad arrotondare i proventi dei romanzi. Ora anche quest&#8217;aspetto \u00e8 congelato. Musicisti, teatranti e circensi con cui abbiamo collaborato in questi anni riusciranno a risollevarsi? E quando e come sar\u00e0 ancora possibile ritrovarsi in una sala piena di gente a parlare di libri?<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: small;\">\u00c8 un mondo che \u00e8 stato spinto in un cono d&#8217;ombra, e allora lo raccontiamo, dal punto di vista degli editori e librai indipendenti, con quest&#8217;articolo di <strong>Pietro De Vivo<\/strong> delle edizioni Alegre.<br \/>\nColonna sonora consigliata: <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=nTgQIEqd5Ac\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>Pink Floyd<\/strong>, <em>Sisyphus<\/em><\/a>, dall&#8217;album <em>Ummagumma<\/em>, 1969.<br \/>\nBuona lettura. <strong>WM<\/strong> ]<\/span><\/p>\n<p>di <strong>Pietro De Vivo<\/strong><b> *<br \/>\n<\/b><\/p>\n<h4><b>1. Una fatica di Sisifo<\/b><\/h4>\n<p>La sensazione \u00e8 quella di girare in tondo, compiendo un percorso sempre uguale senza arrivare da nessuna parte eppure facendo uno sforzo enorme. \u00c8 questo ci\u00f2 che si prova a lavorare coi libri durante la crisi del Covid-19. <!--more--><\/p>\n<p>Se gli altri settori della cultura \u2013 a cui va tutta la nostra solidariet\u00e0 \u2013 sono completamente fermi, noi viviamo un paradosso che rende il nostro lavoro simile a una fatica di Sisifo: tutta la filiera del libro \u00e8 teoricamente funzionante tranne l&#8217;ultimo anello, le librerie. In molti avranno provato la sensazione di essere Sisifo, mentre rincorrevano decreti che nell&#8217;arco di pochi giorni cambiavano completamente il quadro, cercavano di capire entro quali margini agire per sopravvivere, riorganizzavano ogni volta il lavoro faticosamente ristrutturato dopo il decreto precedente. Una frustrante schizofrenia indice dall&#8217;approccio totalmente improvvisato di questo governo.<\/p>\n<p>L\u2019editoria \u00e8 stata l\u2019ultimo settore della cultura colpito dei decreti. Prima c\u2019erano state le chiusure di teatri e cinema, le cancellazioni dei concerti, le serrate di musei, mostre e siti archeologici.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 da qualche settimana, in realt\u00e0, erano state annullate presentazioni, festival e fiere, per via dell\u2019invito a evitare assembramenti, poi formalizzatosi nel decreto del 9 marzo 2020 che ha contribuito a far rimandare o annullare anche eventi ancora lontani. Ma il paradosso si \u00e8 materializzato quando il decreto dell\u201911 marzo ha sancito la chiusura delle attivit\u00e0 commerciali al dettaglio che non vendono beni \u00abdi prima necessit\u00e0\u00bb, tra cui le librerie.<\/p>\n<div id=\"attachment_42666\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42666\" class=\"wp-image-42666\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/trame30marzo2020.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"395\" \/><p id=\"caption-attachment-42666\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Trame, via Goito 3\/c, Bologna. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<p>I cortocircuiti si intrecciano e nascono dalla domanda subito sorta spontanea: quale \u00e8 stato il criterio adottato nella scelta dei beni considerati di prima necessit\u00e0? In molti si sono chiesti come mai i negozi di informatica e telecomunicazioni e le profumerie fossero stati inclusi e le librerie no. Non \u00e8 il caso di buttare la croce addosso alle profumerie: la cura e l&#8217;igiene del corpo sono sacrosante, anche in tempi di distanziamento sociale, tanto quanto la cura e l&#8217;igiene della mente. La produzione e la circolazione di cultura e sapere critico sono fondamentali soprattutto in momenti come questo, momenti di crisi in cui non esistono ricette pronte e si prendono misure emergenziali che potranno <a href=\"https:\/\/www.milanofinanza.it\/news\/non-torneremo-piu-alla-normalita-ecco-come-sara-la-vita-dopo-la-pandemia-202003181729195935\">modificare per sempre le nostre vite<\/a>.<\/p>\n<p>Il rigore con cui sono state chiuse le librerie stride col modo in cui si \u00e8 concesso a Confindustria di tenere aperti comparti realmente inutili come per esempio la <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/attualita\/pagine\/coronavirus-ma-le-fabbriche-di-armi\">produzione delle armi<\/a> \u2013 produzioni dannose in tempi normali, figuriamoci in tempi di epidemia. Stona anche con l\u2019appello sull&#8217;importanza di stare a casa a leggere un libro. Come sar\u00e0 mai possibile leggerlo, questo libro, se non lo si trova da nessuna parte? Certo, \u00e8 ancora consentita la vendita on line con consegna a domicilio. E qui \u00e8 doverosa una parentesi.<\/p>\n<h4><b>2. I libri come le pizze<\/b><\/h4>\n<p>Bisogna dare merito agli sforzi titanici dei librai indipendenti che si stanno organizzando per la consegna a domicilio. Sin da subito alcuni si sono ingegnati <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/resistere-all-emergenza\/\">per trovare strategie di resistenza<\/a> senza rinunciare alle precauzioni per evitare il contagio: spedire i libri, consegnarli personalmente nella buca delle lettere, scambiarli lasciandoli su panchine o in negozi ancora aperti come le tabaccherie, mettendo i propri cataloghi a disposizione on line o via telefono in modo che i lettori possano scegliere, facendosi pagare virtualmente con bonifici o accrediti in modo da evitare contatti e rispettare le distanze. Ora si stanno organizzando vere e proprie <a href=\"https:\/\/www.sololibri.net\/Libri-a-domicilio-iniziativa-lettura-coronavirus\">reti di librerie che effettuano il servizio in tutta Italia<\/a>.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso se \u00e8 dalle indipendenti che nascono queste idee: quando le librerie riapriranno le grandi catene avranno molto pi\u00f9 potere commerciale per provare a rilanciare le vendite rispetto alle piccole, che gi\u00e0 erano in difficolt\u00e0 e hanno subito per settimane il monopolio di Amazon e degli store on line.<\/p>\n<h4><b>3. Vendite virtuali, sfruttamenti reali<\/b><\/h4>\n<p>A parte queste consegne a domicilio, la chiusura delle librerie ha regalato ad Amazon e pochi altri store il controllo praticamente assoluto sui libri. Per pi\u00f9 di dieci giorni l\u2019azienda di Bezos ha fatto il bello e il cattivo tempo: a differenza del governo ha inizialmente considerato i libri come beni di prima necessit\u00e0, di sicuro non per amore della cultura ma per profitto, e ha continuato a venderli quasi in monopolio, al massimo abbassandone la priorit\u00e0 di spedizione. Fino al 22 marzo, data in cui ha spontaneamente deciso di spedire solo una pi\u00f9 ristretta gamma di beni, con un\u2019operazione che dietro il velo della responsabilit\u00e0 ha probabilmente una ragione ben pi\u00f9 materiale: vendendo praticamente qualsiasi cosa e con la logistica intasata dalla mole di acquisti, non potendo evadere ogni ordine ha semplicemente ottimizzato le attivit\u00e0, che in pratica \u00e8 come dire che stava guadagnando cos\u00ec tanto <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/il-business-della-pandemia-per-amazon-e-deliveroo\/\">da non sapere pi\u00f9 dove mettere i soldi<\/a>.<\/p>\n<p>Anche senza Amazon gli store on line restano la principale fonte di acquisto di libri, un bel regalo per i soliti pochi che egemonizzano la filiera. Le principali piattaforme infatti appartengono ai grandi gruppi editoriali: Ibs, Libraccio e La Feltrinelli sono controllate dal gruppo Feltrinelli e da Messaggerie Italiane; Mondadori Store e Libreria Rizzoli appartengono al colosso Mondazzoli; Giunti al punto si appoggia ad Amazon. Fuori di queste ne rimangono pochissime.<\/p>\n<div id=\"attachment_42682\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42682\" class=\"wp-image-42682\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/duepunti.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"405\" \/><p id=\"caption-attachment-42682\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Duepunti, via S. Martino 78, Trento. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<p>Anche per quel che riguarda gli ebook il discorso \u00e8 simile: Amazon controlla la stragrande maggioranza delle vendite, e \u2013 a parte quelle di Kobo e Apple, comunque colossi internazionali \u2013 le restanti sono divise principalmente tra gli store gi\u00e0 menzionati.<\/p>\n<p>Un altro canale di vendita \u00e8 la grande distribuzione organizzata (Gdo): i supermercati e ipermercati che hanno reparti dedicati ai libri. Non \u00e8 chiaro se le corsie non riservate ai beni di prima necessit\u00e0 debbano essere chiuse sempre o soltanto nei fine settimana, ma resta la contraddizione del privilegio accordato alla Gdo, un settore dell\u2019economia gi\u00e0 predatorio. Inoltre non tutti gli editori posso servirsi di questo canale, perch\u00e9 prevede distributori specifici, diversi da quelli delle librerie, per i quali non tutti sono attrezzati e che comunque privilegiano i grandi editori e i best seller.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare: almeno cos\u00ec posso comprare un libro anche in tempi di distanziamento sociale. \u00c8 che si fatica a capire come, per la prevenzione del contagio, la chiusura delle librerie sia una misura pi\u00f9 efficace del lasciare campo libero ad Amazon e pochi altri, coi loro enormi magazzini affollati e i corrieri lanciati a tutta velocit\u00e0 in giro per l\u2019Italia dalla logica del profitto fatto sulla loro pelle.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che anche per fare arrivare i libri in libreria c\u2019\u00e8 bisogno della logistica, ma \u2013 per fare un esempio in scala \u2013 tra un solo furgone per citt\u00e0 che porta mille libri destinati a dieci librerie, e cinquanta furgoni per citt\u00e0 che portano venti libri ciascuno destinati ad altrettante abitazioni, c\u2019\u00e8 una bella differenza in termini di mobilit\u00e0 e numero di contatti ravvicinati. Inoltre le consegne in libreria permetterebbero di rallentare i ritmi della distribuzione, per garantire misure di sicurezza ai corrieri, rispetto al modello Amazon che fa della consegna in ventiquattro ore un caposaldo.<\/p>\n<div id=\"attachment_42681\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42681\" class=\"wp-image-42681\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Bookish.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-42681\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Bookish, Via Valle Corteno 50\/52, Roma. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<p>Non bisogna dimenticare, soprattutto, che gli scaffali delle librerie sono gi\u00e0 pieni di titoli preziosi usciti da tempo e spesso offuscati dalla vertiginosa furia delle nuove uscite, e la necessit\u00e0 di rifornirle pur rallentando i ritmi potrebbe essere un buon pretesto per riscoprire libri pubblicati ma presto dimenticati.<\/p>\n<h4><b>4. Pochi grandi o tanti piccoli?<\/b><\/h4>\n<p>Di sicuro il settore della logistica andrebbe completamente ripensato, non solo nell\u2019attuale emergenza, per alleggerire i ritmi di lavoro e rispettare la salute degli addetti. Ci\u00f2 potrebbe essere ipotizzabile in una rete commerciale basata su piccoli punti vendita diffusi sul territorio, ma i modelli di Amazon e della Gdo lo escludono a priori.<\/p>\n<p>Sono poi modelli davvero meno rischiosi, per la diffusione del contagio, rispetto a permettere di fare poche decine di metri a piedi, rispettando ogni precauzione sanitaria e al tempo stesso prendendo una boccata d\u2019aria sgranchendo le gambe, per recarsi nella libreria di quartiere e, in fila uno per volta, comprare un libro per poi tornarsene a casa, cos\u00ec come si fa con la spesa? Perch\u00e9 per esempio non chiudere solo le grandi librerie di catena, che come la Gdo sono una pi\u00f9 facile fonte di assembramenti (e anche loro di propriet\u00e0 dei soliti grandi gruppi), e lasciare che a vendere i libri siano le piccole indipendenti sparse sul territorio? Invece si \u00e8 scelto di chiudere tutte le librerie, mentre si permetteva che industrie, call center e praticamente tutta la grande imprenditoria italiana, anche quella non indispensabile, continuasse le attivit\u00e0 arricchendosi sulla pelle di lavoratrici e lavoratori.<\/p>\n<p>Il monopolio on line dei pochi colossi sta comunque garantendo un po\u2019 di vendite agli editori, ma contribuir\u00e0 ulteriormente a far morire le librerie. Questo, oltre a essere grave di per s\u00e9, a lungo termine dannegger\u00e0 anche le case editrici piccole e indipendenti che in quei librai spesso hanno tra i loro migliori e pi\u00f9 entusiasti sostenitori, rispetto alle librerie di catena ridotte ormai quasi solo a supermercati.<\/p>\n<p>Ovviamente non bisogna colpevolizzare chi, preso dalla necessit\u00e0 di leggere, sta acquistando on line. Prima di tutto \u00e8 una forma di sostegno; in secondo luogo, di sicuro la gestione di quest&#8217;emergenza non \u00e8 colpa di lettrici e lettori, bens\u00ec di chi, decreto dopo decreto, ha applicato criteri contradditori e incoerenti, mettendo in serie difficolt\u00e0 gli attori pi\u00f9 deboli e avvantaggiato i pi\u00f9 grandi.<\/p>\n<h4><b>5. Viaggi nel futuro, smaterializzazione dei corpi<\/b><\/h4>\n<p>Siamo in un paradosso da viaggio nel tempo: restiamo immobili ma corriamo fortissimo, come la DeLorean, lanciati a tutta velocit\u00e0 verso il futuro. Perch\u00e9, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/degoogling\/\">come anche in altri ambiti<\/a>, il cortocircuito in cui ci troviamo sta accelerando processi gi\u00e0 in atto.<\/p>\n<p>Da tempo quote sempre pi\u00f9 ampie di vendite avvengono on line a danno delle librerie, con percentuali di guadagno progressivamente inferiori per gli editori a causa dello sproporzionato potere contrattuale degli store, e il peso dello sfruttamento lavorativo scaricato sulla logistica. Il timore \u00e8 che questo paradigma di consumo, dopo settimane e settimane in cui \u00e8 stato praticamente l\u2019unico modo per procurarsi un libro, venga ulteriormente interiorizzato e resti nelle abitudini anche una volta riaperti i negozi.<\/p>\n<p>Non solo questo comporterebbe un danno economico per editori e librerie, ma contribuirebbe a disgregare un tessuto sociale e culturale fatto di relazioni dal vivo, incontri tra lettori e librai, partecipazioni a eventi organizzati dagli editori, scambi diretti di vedute con gli autori durante gli incontri. Insomma, lo smarrimento del rapporto anche umano e fisico alla base del mestiere editoriale.<\/p>\n<div id=\"attachment_42667\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42667\" class=\"wp-image-42667\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/modoinfoshop30marzo2020.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"395\" \/><p id=\"caption-attachment-42667\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Modo Infoshop, via Mascarella 24\/b, Bologna. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<p>Sono gi\u00e0 state cancellate centinaia di presentazioni di libri, dibattiti e reading in tutta Italia, oltre a festival e fiere di ogni ordine e dimensione. Al di fuori delle kermesses mainstream, spesso e volentieri gestite con la logica dei grandi eventi e alle quali, volenti o nolenti, si \u00e8 costretti per ragioni di sopravvivenza a partecipare, gli editori piccoli e indipendenti \u2013 e ancor pi\u00f9 quelli militanti \u2013 organizzano <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/tag\/contrattacco\/\">le proprie iniziative dal basso<\/a>, con modelli alternativi di socialit\u00e0, diffusione della cultura e sostenibilit\u00e0. \u00c8 un modo per diffondere sapere critico e, soprattutto, scendere in strada, animare i territori, far incontrare lettori, autrici ed editori, in maniera orizzontale, aperti al confronto. In questo momento \u00e8 giusto evitare gli assembramenti, ma il protrarsi indefinito di questa fase rischia di abituare a una fruizione solitaria della cultura, individualizzante, nel chiuso della propria abitazione e mediata da interfacce social e filtri tecnologici, come nel caso dei video e delle presentazioni on line.<\/p>\n<p>\u00c8 un danno non da poco anche per chi i libri li scrive e prova a farne un mezzo di sostentamento. In tanti organizzano vere e proprie tourn\u00e9e di presentazioni, approccio molto diffuso tra chi vuole non solo vivere del proprio mestiere di scrittore ma anche far circolare le idee mettendosi in gioco, incontrando persone, battendo palmo a palmo il paese \u2013 con decine di eventi anche microscopici \u2013 senza dimenticarne gli angoli pi\u00f9 remoti e trascurati dai circuiti mainstream.<\/p>\n<div id=\"attachment_42679\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42679\" class=\"wp-image-42679\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Alegre.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-42679\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Alegre, Circonvallazione Casilina 72\/74, Roma. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<p>I ragionamenti commerciali spingerebbero a limitarsi a due o tre grandi presentazioni-evento localizzate nelle grandi citt\u00e0, in contesti formali e quindi meno predisposti a un vero dialogo, e per il resto provare a inseguire gli asettici salotti televisivi e le pagine dei giornali. Noi preferiamo una diffusione della cultura pi\u00f9 capillare, anche se pi\u00f9 faticosa. Un approccio militante, sia da parte degli editori piccoli e indipendenti sia da parte degli autori e delle autrici non mainstream, spesso costruito insieme a librerie, circoli culturali, gruppi di lettura, centri sociali.<\/p>\n<p>Dopo mesi di fermo, si faticher\u00e0 molto a rimettere in piedi tutto questo, e alla lunga, se si affermasse il modello della <i>virtualit\u00e0<\/i> dello scambio rispetto all\u2019incontro, sarebbe un danno anche pi\u00f9 grave di quello economico.<\/p>\n<h4><b>6. Retoriche vip<\/b><\/h4>\n<p>Che nella gestione \u2013 tanto mediatica quanto fattuale \u2013 del pericolo del contagio si siano concretizzate discriminazioni di classe \u00e8 evidente non solo dai vantaggi materiali di cui hanno goduto alcuni soggetti. Si nota anche in alcuni frame narrativi circolati sin dai primi giorni, come gli appelli a stare a casa incentrati non su necessit\u00e0 sanitarie ma su quanto sia bello restare nella propria abitazione, propagandati dai divi televisivi direttamente dalle loro ville con giardini o piscine, denotando un totale scollamento dalla realt\u00e0 fatta di persone che vivono in case piccole o singole stanze, senza spazi aperti, in condomini senza affacci panoramici, e ignorando che per molte donne la casa non \u00e8 affatto un luogo sicuro, per non parlare di chi una casa proprio non ce l&#8217;ha.<\/p>\n<p>Un simile scollamento dalla realt\u00e0 si \u00e8 percepito anche nella paradossale retorica mediatica del \u00abrestare a casa, s\u00ec, ma a leggere un libro\u00bb, proprio mentre si chiudevano le librerie.<\/p>\n<p>Si potrebbe obiettare che basta leggere i libri gi\u00e0 presenti in casa. Bisognerebbe allora ricordare che in Italia pi\u00f9 di met\u00e0 della popolazione non legge nemmeno un libro all\u2019anno. Va sottolineato non per snobismo, ma per specificare che nella stragrande maggioranza delle case italiane i libri non ci sono, e dunque se anche qualcuno che di solito non legge avesse voluto approfittare del distanziamento sociale per farlo, non avrebbe avuto la possibilit\u00e0 di comprare un libro se non sul web. Ma nei motori di ricerca degli store on line di solito si cerca quel che gi\u00e0 si sa di volere. Probabilmente chi non ha dimestichezza con la lettura ma volesse approfittare di questo periodo troverebbe molte difficolt\u00e0 a orientarsi nello sterminato catalogo di Amazon senza un libraio a dare un consiglio. Da potenziale <i>lettore in pi\u00f9<\/i> si potrebbe trasformare in ancora pi\u00f9 convinto <i>non lettore<\/i>.<\/p>\n<div id=\"attachment_42672\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42672\" class=\"wp-image-42672\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/libririoardinare-1.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"678\" \/><p id=\"caption-attachment-42672\" class=\"wp-caption-text\">Che idea del Paese ha chi fa un servizio cos\u00ec? Lo immagina come una versione estesa del proprio salotto?<\/p><\/div>\n<p>Dall\u2019altro lato, per i lettori forti capaci di divorare pi\u00f9 libri a settimana\u00a0 \u2013 soprattutto dovendo passare gran parte della giornata a casa \u2013 vedersi chiudere le librerie \u00e8 quasi come vedersi razionato il pane. Pu\u00f2 sembrare &#8220;colore&#8221;, ma \u00e8 per sottolineare la cialtronaggine con cui durante questa faccenda \u00e8 stato gestito, finanche nei toni usati dai media, il mondo del libro. Ormai invitare chi \u00e8 a casa a leggere \u00e8 quasi come dirgli di farsi una bella nuotata. Se i libri non sono considerati beni di prima necessit\u00e0 non si possono poi fare appelli alla lettura, \u00e8 una contraddizione culturale in termini, una beffa che si somma al danno.<\/p>\n<p>Altri appelli vip sono arrivati affinch\u00e9 gli editori \u2013 come anche altri operatori culturali, in realt\u00e0 \u2013 fornissero gratuitamente alcuni dei loro prodotti (ebook, audiolibri) in modo da dare alle persone qualcosa da fare. \u00c8 sacrosanto voler aiutare a passare il tempo chi \u00e8 costretto in quattro mura, resta il problema di quali siano i soggetti sui quali si debba scaricare il costo di questo aiuto. Gli editori sono in grave difficolt\u00e0: anche volendo, difficilmente possono permettersi a cuor leggero regali, e chi fa questi appelli dimostra di non conoscere il mondo della carta stampata. Va bene essere solidali con chi \u00e8 a casa regalandogli un libro, ma perch\u00e9 non chiederlo a chi per settimane si \u00e8 arricchito godendo di un monopolio di fatto? Se fosse Amazon a farlo consegnandolo gratuitamente a casa, ma pagandolo regolarmente agli editori?<\/p>\n<h4><b>7. Lavoratori e lavoratrici della filiera<\/b><\/h4>\n<p>I danni di questa situazione stanno colpendo tutta la filiera del libro, non solo editori, tipografe, librai e autrici. Le figure a rischio sono tantissime: traduttori, redattrici (spesso esternalizzate\/i), editor free lance, grafici editoriali, addette stampa, senza dimenticare i dipendenti in generale delle case editrici grosse e medie, dei distributori, dei grossisti e delle librerie di catena. I piccoli editori e i librai indipendenti sono spesso sia i titolari sia i dipendenti della propria attivit\u00e0, ma chi invece lavora per realt\u00e0 pi\u00f9 grandi subisce tutte le storture del mercato del lavoro precarizzato da anni di controriforme: esternalizzazione del lavoro redazionale e grafico, ricorso a <em>service<\/em> e agenzie, concorrenza al ribasso tra lavoratori esterni come i traduttori, utilizzo di tirocini e stage gratuiti per sopperire gratuitamente al lavoro redazionale, ecc. C&#8217;\u00e8 il rischio che i grandi gruppi editoriali scarichino su queste figure il costo della crisi. Lo stesso si pu\u00f2 dire di lavoratrici e lavoratori della distribuzione e della promozione.<\/p>\n<div id=\"attachment_42683\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42683\" class=\"wp-image-42683\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Tamu.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-42683\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Tamu, Via Santa Chiara 10\/h, Napoli. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<p>Questi contraccolpi saranno comuni al mondo del lavoro di diversi comparti, ma \u00e8 importante ricordarlo anche riguardo l\u2019editoria perch\u00e9 <a href=\"https:\/\/www.lavoroculturale.org\/lavoratori-editoria-sfruttamento\/\">\u00e8 uno dei settori in cui pi\u00f9 si fa ricorso<\/a> \u2013 soprattutto le grandi realt\u00e0 \u2013 a esternalizzazioni, finte partite iva, free lance, e con retribuzioni tra le pi\u00f9 basse. Se dedico a questo aspetto solo poche righe \u00e8 perch\u00e9 mi piacerebbe che queste professionalit\u00e0 prendessero parola in prima persona per aprire un dibattito su come l\u2019attuale situazione stia portando all\u2019estremo criticit\u00e0 radicate da tempo, e su come, una volta ripartiti, cercare di superarle insieme anzich\u00e9 affondare sempre di pi\u00f9.<\/p>\n<h4><b>8. E in tutto questo le nuove uscite?<\/b><\/h4>\n<p>Al momento siamo in un limbo. Le uscite sono ferme perch\u00e9 i lanci in libreria sono saltati. I distributori non accettano rifornimenti \u2013 n\u00e9 di novit\u00e0 n\u00e9 di titoli di catalogo \u2013 perch\u00e9 i libri nei loro magazzini sono quasi immobili. Gli unici rifornimenti sono per gli store on line e le librerie che con sforzi eroici si barcamenano nelle poche consegne.<\/p>\n<p>Non si sa quando i negozi torneranno accessibili al pubblico, quindi ci si potrebbe trovare costretti a far uscire i libri comunque, anche se solo in ebook. \u00c8 una scelta che penalizzerebbe alcuni titoli, su cui magari si stava puntando da tempo, e anche i relativi autori, che su quell\u2019uscita contavano.<\/p>\n<p>Intanto il lavoro di editing e redazionale sulle novit\u00e0 previste deve andare avanti, per evitare il rischio di &#8220;colli di bottiglia&#8221; non appena le librerie riapriranno. Forse le case editrici piccole che pubblicano un numero limitato di titoli all\u2019anno riusciranno, con molta fatica, a evitare di tagliare la produzione e sacrificare qualcuno dei libri previsti, ciascuno preziosissimo e scelto con cura. Anche perch\u00e9 diminuire il numero di uscite, per chi pubblica poco, significherebbe rinunciare a una percentuale consistente del proprio fatturato.<\/p>\n<p>Alcuni grandi editori, in attesa di poterle stampare, stanno gi\u00e0 lanciando in ebook alcune novit\u00e0, ma data la mole delle loro pubblicazioni <a href=\"https:\/\/www.illibraio.it\/covid-19-editori-1336837\/\">saranno costretti a tagliarne molte<\/a> (probabilmente seguendo criteri commerciali e non qualitativi), con un danno per la bibliodiversit\u00e0, oltre a quello che ne consegue per autori, traduttrici e collaboratori esterni che sui libri cassati stavano lavorando.<\/p>\n<p>Nonostante questi tagli, il rischio che dopo la riapertura delle librerie il mercato si intasi \u00e8 reale. Gi\u00e0 in condizioni normali in Italia si pubblica una quantit\u00e0 enorme di libri: nel 2018 sono stati 75.758 (pi\u00f9 di duecento al giorno), un numero del tutto spropositato che lascia seri dubbi su quanti in realt\u00e0 meritassero davvero. Questa invasione \u00e8 determinata dai grandi editori, che sono di meno (circa un settimo del totale) ma pubblicano ben quattro titoli su cinque. Il <a href=\"https:\/\/www.istat.it\/it\/files\/2019\/12\/Report-Produzione-lettura-libri-2018.pdf\">report Istat sui libri usciti nel 2018<\/a> afferma che tra gli editori \u00abil 51,1% ha pubblicato un numero massimo di 10 titoli all\u2019anno (&#8220;piccoli editori&#8221;), il 33,8% fra le 11 e le 50 opere (&#8220;medi editori&#8221;) e soltanto il 15,2% ha pubblicato pi\u00f9 di 50 opere annue (&#8220;grandi editori&#8221;). I grandi editori coprono quasi l\u201980% della produzione in termini di titoli (79,4%) e il 90% della tiratura\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_42684\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42684\" class=\"wp-image-42684\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/temporitrovato.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-42684\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Tempo Ritrovato, Corso Garibaldi 17, Milano. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<p>Una tale sovrapproduzione, unita alla diversit\u00e0 di peso in termini di potenza commerciale, visibilit\u00e0 sui media, potere contrattuale con distributori e catene di librerie, determina regolarmente un oscuramento dei libri dei piccoli, letteralmente sommersi da quelli dei grandi.<\/p>\n<p>Quando le librerie riapriranno, i grandi editori pubblicheranno numerosi titoli tutti insieme in poche settimane, accentuando questo fenomeno e causando un\u2019ulteriore accelerazione di uno dei meccanismi perversi della filiera: la frenetica rotazione dei titoli sugli scaffali. Nelle librerie di catena se una novit\u00e0 non vende abbastanza nelle prime tre settimane viene subito resa e rimpiazzata da un\u2019altra. Il tutto a vantaggio dei nomi di grido, degli autori mediatici e dei best seller commerciali, e a detrimento della produzione di ricerca e di qualit\u00e0, con un ulteriore danno alla bibliodiversit\u00e0 gi\u00e0 mortificata.<\/p>\n<p>Non solo: i distributori, intasati, potrebbero scaricarci addosso una mole insostenibile di rese (facendo esplodere la bolla finanziaria tra fornito e reso), tra cui forse anche libri mai realmente arrivati in libreria perch\u00e9 pubblicati a ridosso della chiusura del 12 marzo.<\/p>\n<p>Il mercato del libro ha bisogno di decrescere, ma dovrebbe essere una scelta, con una maggiore selezione qualitativa a monte, un cambio di paradigma produttivo a carico di chi lo ha sempre ingolfato, e non la conseguenza di un intreccio tra mancati acquisti, librerie chiuse, e la gestione dissennata di queste settimane. Intreccio che anzi non far\u00e0 che accelerare le storture gi\u00e0 esistenti.<\/p>\n<div id=\"attachment_42685\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42685\" class=\"wp-image-42685\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Libreria-Trastevere-Roma.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-42685\" class=\"wp-caption-text\">Libreria Trastevere, Via della Lungaretta 90\/e, Roma. Foto del 30 marzo 2020.<\/p><\/div>\n<h4><b>9. Come uscirne<\/b><\/h4>\n<p>Dopo questa crisi sar\u00e0 necessario un forte sostegno a tutti i settori della cultura, che per\u00f2 non dovr\u00e0 limitarsi agli appelli ad andare al cinema, in un museo, a teatro, a un concerto, o a comprare un libro, scaricando tutto sui fruitori (troppo spesso identificati come <i>consumatori<\/i>). Di sostegno ne avr\u00e0 bisogno sia chi la cultura la fa, sia chi \u2013 colpito gravemente nel proprio tenore di vita \u2013 ne fruisce, e se ne dovrebbe fare carico la collettivit\u00e0 con meccanismi di redistribuzione della ricchezza, lotta alle situazioni di oligopolio, meccanismi di sostegno al reddito, sia in generale che nello specifico ai lavoratori e alle lavoratrici della cultura, specie quelle\/i che non ne beneficerebbero in quanto autonomi, collaboratori occasionali, partite iva, stagionali, o perch\u00e9 vivono di diritti d\u2019autore, cachet o forme di reddito non da lavoro dipendente (attrici, musicisti, scrittrici), ma anche tecnici, maestranze, grafici, scenografi, turnisti, promotori, e in generale tutti gli operatori delle varie filiere.<\/p>\n<p>I lavoratori delle istituzioni culturali \u2013 sia pubbliche sia private \u2013 come musei e siti archeologici (ma anche delle biblioteche), spesso esternalizzati o assunti in appalto a terzi, dovrebbero essere internalizzati. La circolazione della cultura dovrebbe essere incentivata con spazi pubblici concessi gratuitamente a editori, musicisti, teatranti, per organizzare presentazioni, eventi, rappresentazioni, proiezioni, concerti, e altro ancora. E le realt\u00e0 pi\u00f9 piccole e in difficolt\u00e0 \u2013 teatri, cinema, piccoli editori \u2013 meriterebbero sostegni a fondo perduto. Il tutto dovrebbe essere finanziato andando a colpire con tassazioni e prelievi di ricchezza chi, nei vari settori, ha beneficiato della situazione (Amazon o Netflix, per fare due esempi), ma anche le grandi imprese non della cultura che hanno continuato a fare profitti, come l\u2019industria delle armi.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in generale si dovrebbe iniziare un percorso di rivendicazioni dal basso animato dai protagonisti del lavoro culturale, ognuno con le proprie riflessioni, che inizi a elaborare proposte per smantellare le storture che, in un modo o nell\u2019altro, colpiscono ogni settore avvantaggiando pochi grandi e stroncando tanti piccoli. La gestione dell&#8217;emergenza coronavirus non ha fatto che accelerare derive in atto da tempo ed \u00e8 quindi il momento di ripensare a fondo il modo in cui si fa e diffonde la cultura in Italia.<\/p>\n<p>Nel nostro specifico, la riflessione pi\u00f9 generale sul mercato editoriale dovr\u00e0 per forza essere affrontata con uno sguardo complessivo sulla filiera, mettendo insieme editori e librerie indipendenti, autori e lavoratori, senza dimenticare soprattutto che <em>non<\/em> siamo tutti sulla stessa barca. I grandi gruppi editoriali, la distribuzione e le librerie di catena subiranno meno il contraccolpo (e gli store on line per niente, anzi) e nonostante questo, per garantire i propri profitti, proveranno ad approfittare della situazione intensificando i meccanismi per loro vantaggiosi. Sul fronte del lavoro i grandi editori procederanno probabilmente a licenziamenti, tagli ai collaboratori, ed esternalizzazioni. Sul fronte del mercato inonderanno ancora di pi\u00f9 le librerie con uscite spesso di dubbia qualit\u00e0 cercando di rosicchiare il pi\u00f9 possibile ai piccoli qualsiasi quota anche minima di mercato. E non \u00e8 escluso che ci saranno nuove concentrazioni aziendali che faranno nascere colossi ancora pi\u00f9 mastodontici.<\/p>\n<p>Quanto alla distribuzione, prover\u00e0 a rifarsi imponendo contratti ancora pi\u00f9 <em>scorsoi<\/em>, chiedendo percentuali sempre maggiori sui prezzi di copertina. Le librerie di catena punteranno ulteriormente solo sui pochi titoli di grande successo mediatico e commerciale, rischiando sempre meno nell\u2019esposizione di quelli di qualit\u00e0 ma meno facilmente vendibili.<\/p>\n<p>Editori e librerie indipendenti, autrici e autori, lavoratrici e lavoratori dell\u2019editoria, devono provare a immaginare meccanismi di resistenza collettivi, orizzontali e dal basso, forme di collaborazione che inizino gi\u00e0 a prefigurare nuovi modi di fare e diffondere cultura, e rivendicare correzioni strutturali alla filiera. Per liberare Sisifo dalle catene della sua fatica e trasformare l\u2019editoria in un luogo di emancipazione e conflitto.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">* <b>Pietro De Vivo<\/b> \u00e8 editor di narrativa e saggistica per le <a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/\">edizioni Alegre<\/a>, amministratore del <a href=\"https:\/\/t.me\/edizionialegre\">canale Telegram della casa editrice<\/a> e vicedirettore della collana <a href=\"https:\/\/quintotipo.edizionialegre.it\/\">Quinto Tipo<\/a> diretta da Wu Ming 1. Quando trova il tempo scrive di libri su <em><a href=\"https:\/\/www.lavoroculturale.org\/author\/pietro-de-vivo\/\">Il lavoro culturale<\/a><\/em>. \u00c8 autore di uno dei post di <em>Giap<\/em> pi\u00f9 visitati e commentati da quando esiste questo blog: <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/vendicatori-in-divisa-coronavirus\/\"><em>\u00ab\u00c8 colpa di quelli come te se c\u2019\u00e8 il contagio!\u00bb. Abusi in divisa e strategia del capro espiatorio nei giorni del coronavirus<\/em><\/a>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Per una volta, anche noi \u00abpartiamo da noi\u00bb. Siamo scrittori. Da vent&#8217;anni circa siamo &#8220;stipendiati&#8221; da voi lettrici e lettori. Ogni volta che comprate una copia di un nostro libro, noi riceviamo una percentuale del prezzo di copertina, variabile a seconda dei titoli e dei contratti. 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