{"id":42135,"date":"2020-03-03T09:43:01","date_gmt":"2020-03-03T08:43:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=42135"},"modified":"2020-03-25T10:24:29","modified_gmt":"2020-03-25T09:24:29","slug":"autopsia-radio-libera-tragicommedia-in-7-atti-come-davvero-morta-radio-citta-del-capo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2020\/03\/autopsia-radio-libera-tragicommedia-in-7-atti-come-davvero-morta-radio-citta-del-capo\/","title":{"rendered":"Autopsia di una radio libera (tragicommedia in 7 atti). Com&#8217;\u00e8 davvero morta Radio Citt\u00e0 del Capo"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-42136\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/radioinfiamme.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"438\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[<strong>Radio Citt\u00e0 del Capo<\/strong> \u00e8 stata parte di noi, e viceversa. L&#8217;avventura del <strong>Luther Blissett Project<\/strong> a Bologna non sarebbe stata la stessa senza RCdC. Dai suoi studi, che allora erano in Mura di Porta San Felice, andava in onda <em>Radio Blissett.<\/em> Alcuni di noi restavano al microfono, altri uscivano e si sparpagliavano per esplorare la citt\u00e0. Andavamo alla deriva, per raccontare la prima ondata di ristrutturazioni urbane d&#8217;impronta neoliberista: grandi opere, alta velocit\u00e0&#8230; C&#8217;era la giunta Vitali. Era la met\u00e0 degli anni Novanta, ma alcuni di noi trasmettevano alla radio da prima, conducevano programmi musicali da quand&#8217;erano sbarbi e la radio stessa era ancora cinna, aveva solo tre anni.<br \/>\nWu Ming 2 ha trasmesso su RCdC per un quarto di secolo: dal 1990 <em>Giungla d&#8217;asfalto<\/em> accanto a <strong>Paolo Simoni<\/strong>, poi per anni e anni <em>Station To Station<\/em> insieme a <strong>Giovanni Gandolfi<\/strong>, poi <em>Thermos<\/em>, fino alla rassegna stampa mattutina insieme a Wu Ming 3, e stiamo gi\u00e0 parlando degli anni Dieci, era direttrice <strong>Lucia Manassi<\/strong>.<br \/>\nWu Ming 1, dal canto suo, ricorda le tante puntate di <em>Skinhead Time<\/em> e poi di <em>Birretta Rossa<\/em>, vissute e blaterate accanto alla <strong>Giusy<\/strong> e al Papero. <strong>Il Papero<\/strong>, l&#8217;indimenticabile Andrea Palmieri, che se n&#8217;\u00e8 andato prima di vedere la sua radio fare la fine che ha fatto.<br \/>\nE le centinaia di ospitate, le interviste e le telefonate. E quella sera del 1991, quella dei <strong>Nirvana<\/strong> al Kryptonight, alcuni di noi c&#8217;erano e non se la scorderanno mai. &#8220;Sfondammo&#8221; in venti-trenta per non pagare \u2013 del resto, non avevamo un baiocco \u2013 ma nessuno della radio ce l&#8217;ha mai menata, nemmeno Giro che quella sera era all&#8217;ingresso.<br \/>\nRCdC \u00e8 stata parte di noi, abbiamo il diritto di essere incazzati con chi l&#8217;ha trascinata dov&#8217;\u00e8 ora, cio\u00e8 <em>nowhere<\/em>. Abbiamo sostenuto la mobilitazione di <strong>RCdCViva<\/strong>, \u00e8 andata com&#8217;\u00e8 andata, poi siamo stati zitti a lungo, ma nei mesi scorsi la storia ha preso una piega piagnucolona e grottesca. E cos\u00ec abbiamo chiesto ai compagni di <strong>Global Tavor<\/strong> di scrivere un pezzo per <em>Giap<\/em> e oggi lo pubblichiamo, anche perch\u00e9 non si pu\u00f2 parlare sempre di coronavirus.<br \/>\nDedicato a <strong>Mass<\/strong>i, colonna di <em>Radio Blissett<\/em> e di tanti altri momenti radiofonici e non solo, nel decennale della morte.<br \/>\nBuona lettura. <strong>WM<\/strong>]<\/span><\/p>\n<p>di <strong>Global Tavor<\/strong>*<\/p>\n<p>\u00abVogliono zittire Radio Citt\u00e0 del Capo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNessuno vuole zittire Radio Citt\u00e0 del Capo!\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abNon spegnete Radio Citt\u00e0 del Capo!\u00bb.<\/p>\n<p>Botte e risposte, comunicati di fuoco e fiamme per un epilogo fin troppo scontato. Anzi, un epilogo pi\u00f9 volte annunciato, che per\u00f2 oggi viene presentato come inatteso: l&#8217;arrivo al capolinea di una radio indipendente.<!--more--><\/p>\n<p>O perlomeno, una radio che \u00e8 stata indipendente e persino importante, in anni in cui non ambiva certo ad essere definita un affare redditizio, ed \u00e8 rimasta tale fino a quando qualcuno non ha deciso di (s)venderne il patrimonio culturale, politico, storico, umano e partecipativo a soggetti imprenditoriali cooperativi la cui poderosa crescita \u2013 di fusione in fusione, di fiore in fiore \u2013 \u00e8 stata tanto spettacolare quanto lo \u00e8 stato lo svilimento e lo svuotamento della radio di cui sono stati editori.<\/p>\n<p>A parte l&#8217;automatismo pavloviano della condivisione repentina, aprioristica e pelosa, della retorica del \u00abnon far venir meno una voce indipendente dell&#8217;informazione cittadina\u00bb, qualcuno si \u00e8 domandato come si \u00e8 arrivati al pubblico lancio di stracci a cui assistiamo e che accompagna il colpo alla nuca a Radio Citt\u00e0 del Capo? \u00c8 per questione di stile, per non infierire che oggi tacciono i molti che definivano la radio gi\u00e0 morta e defunta da almeno un paio d&#8217;anni?<\/p>\n<p>In definitiva: chi ha spento da tempo Radio Citt\u00e0 del Capo riducendola all\u2019emissione di un gemito privo di idee e di ascolti? E cosa possiamo capire da questa storia?<\/p>\n<p>La storia di RCdC \u00e8 parte della storia delle radio libere e indipendenti che raccontano e accompagnano i processi di cambiamento e conflitto sociale. Non c\u2019\u00e8 nulla di ineluttabile nella sua parabola verso un esito fatale che fino a pochi anni fa nessuno avrebbe nemmeno potuto immaginare, e che per certi versi appare come un clamoroso suicidio: comprendere perch\u00e9 la si \u00e8 voluta estinguere significa interrogarsi su cosa sia e come possa esistere oggi, nel 2020, una radio libera e indipendente.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine.<\/p>\n<div id=\"attachment_42155\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42155\" class=\"wp-image-42155 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/zittire.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"424\" \/><p id=\"caption-attachment-42155\" class=\"wp-caption-text\">La Repubblica &#8211; Bologna, 4 gennaio 2020. Con <em>almeno<\/em> due anni di ritardo.<\/p><\/div>\n<h4><b>Atto I. Radio libere crescono<\/b><\/h4>\n<p>La proliferazione, repentina e massiva, delle \u00abradio libere\u00bb in FM, con tanto di relativa proiezione mitologica, inizia in Italia nella seconda met\u00e0 degli anni &#8217;70, accelerando la diffusione di musiche, idee, riferimenti ideologici, metodologie di lotta negli immaginari giovanili. La radio diventa spesso non solo uno strumento di circolazione di idee ed informazione <i>unofficial<\/i> e\/o antisistema, ma anche laboratorio di creativit\u00e0 e di stimoli collettivi finalizzati alla produzione di contesti, zone, ambienti alternativi alla cultura considerata dominante.<\/p>\n<div id=\"attachment_23712\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-23712\" class=\"wp-image-23712\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/1976_RadioAliceBifo_01.jpg\" alt=\"Radio Alice, 1976\" width=\"700\" height=\"488\" \/><p id=\"caption-attachment-23712\" class=\"wp-caption-text\">Febbraio 1976. Iniziano le trasmissioni di Radio Alice dalla sede di via del Pratello.<br \/>Una rara fotografia di Franco \u201cBifo\u201d Berardi in diretta radio.<br \/>Archivio Studio Camera Chiara.<\/p><\/div>\n<p>A Bologna, la proliferazione di radio libere, in modalit\u00e0 pi\u00f9 o meno legali o pirata, \u00e8 stata senza dubbio particolarmente vivace: alcune di loro hanno avuto vita breve ma intensa, come ad esempio <a class=\"western\" href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/02\/un-mito-di-stamattina-a-40-anni-dalla-prima-trasmissione-perche-vi-interessa-ancora-radio-alice\/\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\"><b>Radio Alice<\/b><\/a>, nata nel 1976 e chiusa <i>manu militari<\/i> l&#8217;anno seguente nel pieno degli avvenimenti del marzo &#8217;77. Espressione della cosiddetta <i>ala creativa <\/i>del movimento, Radio Alice fa della liberazione della comunicazione una vera missione, adottando metodologie inedite di trasmissione di eventi e accadimenti quotidiani, come ad esempio l&#8217;avvalersi della figura del \u00abredattore di strada\u00bb in linea telefonica con la radio. Il tutto in un ambiente <i>agit-prop, <\/i>di apertura ampia alla partecipazione,<i> <\/i>con tinte espressive spesso dadaiste, ma soprattutto in un contesto di estremismo libertario e pulsioni di sovversione del reale.<\/p>\n<p>Stesso anno di entrata in onda, ma ben diverso lo stile e il destino, per <b>Radio Citt\u00e0<\/b>, gestita dalla cooperativa <i>L&#8217;Informazione Nuova<\/i> e che, dopo un decennio di trasmissione come \u00abradio di cani sciolti\u00bb (come fu definita ai suoi primordi da uno dei suoi fondatori, <strong>Stefano Benni<\/strong>) \u00e8 sottoposta nel 1987 a un trattamento di \u00abcammellaggio\u00bb finalizzato a sancire una sorta di egemonia da parte di Democrazia Proletaria sulla direzione della radio.<\/p>\n<p>Tale operazione causa quella diaspora di redattori e collaboratori che si adoperer\u00e0 subito dopo per la creazione di <b>Radio Citt\u00e0 del Capo<\/b>: la nuova emittente inizia a trasmettere sulla frequenza dei 96.300 MhZ nella sua prima sede, in Via Cartolerie. Nessuna censura, nessun limite, nessuna condizione. Anzi, una s\u00ec: quello di essere libera e di non appartenere a nessuno che non fosse editore puro, la cooperativa<b> <\/b><i>Not Available.<\/i> <i>Nomen omen<\/i>: i soci della coop sono proprio coloro che la radio la fanno o la gestiscono nelle sue diverse dimensioni operative quotidiane.<\/p>\n<p>Nel 1992 Radio Citt\u00e0 del Capo si trasferisce nella nuova sede di Via Mura di Porta San Felice, negli spazi di una vecchia officina che avevano gi\u00e0 ospitato la <i>Bold Machine<\/i>, cooperativa tipografica creata da una costola del Movimento bolognese. Ed \u00e8 proprio in questo periodo che la radio affronta la prima forte crisi economica, superata anche grazie all&#8217;idea, a prima vista un po&#8217; bizzarra, di chiedere i soldi a chi la radio l&#8217;ascoltava gratuitamente, attraverso un abbonamento annuale. Il successo di quella iniziativa, non solo raggiunge il suo obiettivo economico, ma ha un altro importante risultato: quello di creare una vera e propria comunit\u00e0 a garanzia dell&#8217;indipendenza editoriale dell&#8217;emittente. L&#8217;idea dell&#8217;abbonamento a dir la verit\u00e0 era gi\u00e0 venuta a Radio Popolare di Milano, di cui Radio Citt\u00e0 del Capo era poco prima diventata partner nella formazione di Popolare Network, il cui radiogiornale, introdotto dalle note di <i>Black Market<\/i> dei <i>Weather Report<\/i>, era nel frattempo diventato riferimento informativo importante a sinistra.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/invidio.us\/_6eFZVsG4PY?autoplay=0&amp;continue=0&amp;dark_mode=true&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash&amp;thin_mode=false\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-42138\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/nirvana_baricella.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"131\" \/><\/a>Radio Citt\u00e0 del Capo trova quindi un suo equilibrio, con un andamento economico che, quantunque abbia spesso una sua dimensione funambolica, pu\u00f2 per\u00f2 contare su entrate commerciali significative, ma soprattutto sul sostegno di una <i>base de apoyo<\/i> di affezionati ascoltatori che ogni anno rinnovano l&#8217;abbonamento alla loro <i>radiolina preferita, <\/i>come affettuosamente ripetono i microfoni del mattino. Radio Citt\u00e0 del Capo organizza e promuove anche attivit\u00e0 ed eventi musicali nella citt\u00e0: storico \u00e8 <a href=\"https:\/\/invidio.us\/_6eFZVsG4PY?autoplay=0&amp;continue=0&amp;dark_mode=true&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash&amp;thin_mode=false\">il concerto dei <strong>Nirvana<\/strong> al Kryptonight di Baricella<\/a> nel novembre del 1991, proprio nel periodo in cui esplodono internazionalmente con l&#8217;uscita dell&#8217;album <em>Nevermind<\/em>. Al tempo stesso, Radio Citt\u00e0 del Capo si dota di una redazione giornalistica che porta notevoli innovazioni sul fronte della cronaca locale attraverso una syndication con il nucleo di giornalisti cresciuti attorno alla radio comunitaria dell\u2019Arci, <i>Oasi Radio<\/i>, parte dei quali poi confluiti nell\u2019agenzia DIRE.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio in questo periodo \u2013 e poi anche quando la sede si sposta in Via Berretta Rossa \u2013 che RCdC riesce a conquistare ampi spazi di ascolto, un certo peso negli ambiti politici e culturali della citt\u00e0, nonch\u00e9 la stima del settore della comunicazione, anche in una dimensione regionale e nazionale. Giornalisti e speaker che hanno avuto vari incarichi nella sua redazione giornalistica hanno poi fatto carriera in testate nazionali. Altri sono invece diventati firme di rilievo di giornali locali.<\/p>\n<p>Di fatto RCdC ha accompagnato la vita culturale e politica di Bologna per un lungo periodo, interpretando fatti, eventi, storie e dando direttamente voce ai protagonisti da una posizione di indipendenza, da una prospettiva di libert\u00e0 di opinione e di metodo che poggiava tanto sull\u2019avere a monte un editore puro, quanto un consenso partecipato da parte del proprio bacino di ascolto.<\/p>\n<h4><b>Atto II. Da <\/b><i><b>not available<\/b><\/i><b> a <\/b><i><b>very much available<\/b><\/i><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-42156\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/radio_citta_del_capo.png\" alt=\"Radio Citt\u00e0 del Capo - Radio metropolitana\" width=\"200\" height=\"197\" \/>Tra il 2003 e il 2004 Citt\u00e0 del Capo avrebbe dovuto aggiungere accanto al nome la specifica \u00abRadio Metropolitana\u00bb. Le motivazioni di tale cambiamento non sembrano per\u00f2 colpire nel segno dell\u2019immaginario collettivo: in pochi capiscono.<\/p>\n<p>Nel 2004, in una vicenda non scevra da risvolti polemici, con un&#8217;operazione repentina e in buona parte tenuta segreta fino all&#8217;annuncio definitivo, la frequenza 94.700 MhZ di propriet\u00e0 dell&#8217;ARCI provinciale \u00ad<b>\u2013<\/b> la ex-Radio Oasi su cui trasmette, in forte crisi economica, <b>Radio Fujiko <\/b>\u2013 passa sotto il controllo della <i>Not Available<\/i>, dopo conveniente acquisto e previo ingresso dell&#8217;ARCI nella societ\u00e0 cooperativa.<\/p>\n<p>Se questa operazione tende a potenziare la struttura radiofonica, \u00e8 tuttavia difficile, col senno del poi, non discernere le prime pulsioni aziendaliste. Il clima talvolta caotico e conflittuale di assemblearismo fraterno e di complicit\u00e0 intensa inizia a rarefarsi, e si producono le prime scollature rispetto alle scelte di direzione della radio, inclusa quella di chi scrive.<\/p>\n<p>Gli effetti di questo progressivo irrigidimento dirigenziale, profilato su piccole ambizioni professionali, diventano visibili qualche anno pi\u00f9 tardi, con l&#8217;uscita di <strong>Paolo Soglia<\/strong> dal Consiglio di Amministrazione della cooperativa che aveva diretto per una decina d&#8217;anni. Soglia torna alla redazione informativa. Parte importante della dirigenza considera ormai il comparto radiofonico come non redditizio e da superare. La deriva aziendalista \u00e8 ormai in moto, e si associa alla promessa di lauti dividendi a chi presta consenso: nel 2011 viene comunicato il progetto di fusione con la <i>Cooperativa Voli<\/i>: pi\u00f9 che una fusione si tratta dell&#8217;incorporazione della piccola <i>Not Available<\/i> in una grande coop multi-servizi.<\/p>\n<p>Questa circostanza non trascurabile avrebbe comportato prevedibilmente non solo una messa in discussione del settore editoriale e radiofonico, che nel nuovo contesto sarebbe risultato troppo debole rispetto ad altre attivit\u00e0 produttive, ma anche il ridimensionamento dell\u2019autonomia che, scritta nel DNA della radio, d\u00e0 forma ai suoi contenuti pi\u00f9 distintivi. D&#8217;altra parte, i presidenti delle due cooperative, <strong>Giovanni Dognini<\/strong> per la <i>Not Available <\/i>e <strong>Roberto Lippi<\/strong> per <i>Voli<\/i>, si affrettano a spendere appassionate parole per rassicurare lavoratori, soci e abbonati su come la fusione sar\u00e0 per Radio Citt\u00e0 del Capo un\u2019opportunit\u00e0 di investimento e valorizzazione.<\/p>\n<p>Nel novembre del 2011 viene firmata la nascita del nuovo soggetto cooperativo, <b>Voli Group Soc. Coop<\/b>, con sede in Via di Mura di Porta Galliera. Il tutto con l&#8217;approvazione di tutti i soci: unica eccezione il summenzionato Paolo Soglia, che a questo punto presenta le proprie dimissioni da direttore della radio. Nuovo direttore \u00e8 <strong>Lucia Manassi<\/strong>, scelta dal nuovo editore senza mantenere la promessa di far votare ai soci lavoratori la nomina proposta dal CdA.<\/p>\n<p>\u00c8 cominciata una nuova era: nessuno dei direttori che si succederanno dopo la \u00abfusione\u00bb sar\u00e0 sottoposto al voto di gradimento dei lavoratori del settore editoriale, il tutto allegramente lavato nell\u2019idea di un consenso di fondo, di un\u2019imprenditoria sociale benevola che non necessita di fastidiose quanto divisive verifiche formali. Anche le altre promesse di autonomia sono puntualmente disattese: fra queste, la possibilit\u00e0 di una <i>put option<\/i>, ovverosia la possibilit\u00e0, con il voto dei soci lavoratori, di tornare indietro staccandosi da <i>Voli <\/i>e ricostituendo un editore puro.<\/p>\n<p>Viene per\u00f2 mantenuta la promessa di inserire un articolo nello Statuto del nuovo soggetto cooperativo che stabilisce la formazione di un <b>Comitato Editoriale <\/b>a garanzia di indipendenza e autonomia del settore editoriale. Quello del Comitato Editoriale \u00e8 un punto nodale di tutta la vicenda, su cui dovremo tornare: per ora ci limitiamo a citare la parte dello Statuto di Voli Group (art.5) in cui veniva esplicitato in maniera difficilmente equivocabile.<\/p>\n<p><i>\u00abLa cooperativa \u00e8 editrice di testate giornalistiche registrate. L&#8217;insieme di queste testate giornalistiche, distribuite su pi\u00f9 piattaforme tecnologiche, compone il \u00absettore editoriale\u00bb della cooperativa. La cooperativa assicura l&#8217;indipendenza e l&#8217;autonomia del settore editoriale, lasciando ai lavoratori delle singole testate libert\u00e0 di programmazione e redazione dei contenuti e attraverso l&#8217;istituzione di un \u00abcomitato editoriale\u00bb.<br \/>\nLa regolamentazione del \u00absettore editoriale\u00bb, cos\u00ec come la costituzione ed il funzionamento \u00abdel comitato editoriale\u00bb, sono demandate al \u00abRegolamento del settore editoriale\u00bb<\/i><\/p>\n<p>La disposizione del comma dell&#8217;art. 5 dello Statuto che prevedeva il Comitato Editoriale non solo non \u00e8 mai stata attuata ma, in quella che a molti \u00e8 parsa una sostanziale presa per i fondelli, non si \u00e8 mai arrivati nemmeno a scrivere un regolamento di tale comitato. In altre parole, per pi\u00f9 di due anni il CdA non rispett\u00f2 quanto scritto nello Statuto riguardo all&#8217;argomento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-42144\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/opengroup.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"105\" \/>Il fastidioso problema andava sanato alla radice: nel maggio 2014, con l&#8217;ulteriore fusione di cooperative che porta alla nascita di <b>Open Group<\/b>, il nuovo Statuto gi\u00e0 non riporta pi\u00f9 il comma in questione.<\/p>\n<p>Qui comincia la parte pi\u00f9 triste della vicenda. Il presidio di autonomia radiofonica \u00e8 avvertito come un problema non tanto dai dirigenti che provengono da <i>Voli<\/i>, ma soprattutto da quelli giunti da <i>Not Available<\/i>, larga parte dei quali non vedono l&#8217;ora di abbandonare la barca, cambiare attivit\u00e0 con altri incarichi in altri settori della mega-cooperativa, lasciando la radio praticamente senza management, senza curarsi di un ricambio editoriale, amministrativo ed economico all\u2019altezza delle aspettative della comunit\u00e0 radiofonica e della citt\u00e0.<\/p>\n<p>La fuga dal settore radiofonico da parte di chi aveva \u00absvalicato\u00bb l&#8217;ambita vetta della fusione con la mega-coop \u00e8 talmente precipitosa da lasciarsi dietro una piccola dimenticanza: gli abbonati, ovvero le centinaia di ascoltatori che avevano sempre pagato tramite accredito bancario permanente, sistema che prevede il rinnovo annuale automatico del contributo. Con il cambiamento della ragione sociale della \u00absociet\u00e0 emittente\u00bb, questi vengono completamente trascurati e di fatto persi per strada. Il entativo tardivo di recuperarli viene affidato ai redattori, visto che il precedente responsabile del settore \u00e8 stato riassorbito da altri incarichi e mansioni. Tentativo fallimentare: pi\u00f9 della met\u00e0 degli abbonati viene a mancare, con un sostanzioso danno economico.<\/p>\n<p>Insomma, nonostante tutte le rassicurazioni, le promesse di valorizzazione e rilancio di una \u00abrisorsa preziosa della citt\u00e0\u00bb, Radio Citt\u00e0 del Capo molto presto diventa un fardello per una nuova propriet\u00e0, che tuttavia ama raccontarsi come la salvatrice di una radio economicamente in difficolt\u00e0. Le possibilit\u00e0 di investimento ed espansione del settore vengono puntualmente disattese, soprattutto a per opera di ex-radiofonici neo-dirigenti di cooperativa che, dichiarando di non credere nello sviluppo del settore radiofonico \u00abin etere\u00bb, bocciano proposte di investimento, anche quando manifestamente convenienti, quali ad esempio l\u2019acquisizione di una frequenza-ponte verso la Romagna.<\/p>\n<p>A questo punto, lo stato di abbandono di fatto in cui versa il settore radiofonico e il conseguente vuoto nella sua dimensione amministrativa ed editoriale, causano una serie di disastri anche per quanto riguarda i contributi pubblici, tra dimenticanze, pateracchi, navigazioni a vista e conseguenti danni economici. E cos\u00ec, fra la perdita di buona parte degli abbonamenti, inceppi sulla questione dei contributi pubblici, il settore pubblicitario abbandonato a se stesso e cos\u00ec via, tra l&#8217;entrata della radio nell\u2019era <i>Voli<\/i> e l\u2019ultima bulimica trasformazione con la creazione di <i>Netlit <\/i>(ci arriveremo) il peso di Radio Citt\u00e0 del Capo sul fatturato complessivo del gruppo arriva a toccare la risibile quota dell&#8217;1-2%.<\/p>\n<p>Ma questo pesante ridimensionamento, unito al tradimento delle garanzie di autonomia, non basta per capire come sia stata soffocata la radio. Occorre fare un passo indietro, e tornare all\u2019<i>annus horribilis <\/i>di Radio Citt\u00e0 del Capo.<\/p>\n<div id=\"attachment_42139\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42139\" class=\"wp-image-42139\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/pierosanti.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"138\" \/><p id=\"caption-attachment-42139\" class=\"wp-caption-text\">Piero Santi<\/p><\/div>\n<p>Come si ricordava poco sopra, intorno alla met\u00e0 del 2014 ha luogo l&#8217;ulteriore mutazione della societ\u00e0 cooperativa che dovrebbe fungere anche da editore di Radio Citt\u00e0 del Capo: attraverso una fusione per incorporazione <i>Voligroup <\/i>diventa <i>Open Group<\/i>, leviatanica mega-cooperativa di servizi, che si occupa dei settori pi\u00f9 disparati e che dimostra in un breve lasso di tempo di essere \u2013 se possibile \u2013 ancor meno interessata all&#8217;editoria radiofonica di quanto lo fosse <i>Voligroup<\/i>. Lucia Manassi, gi\u00e0 direttrice della radio nell&#8217;interregno del periodo <i>Voligroup<\/i>, lascia l\u2019incarico a <strong>Giusi Marcante<\/strong>, la quale dopo due anni in sella si defila per accettare l&#8217;allettante offerta di entrare nello staff della comunicazione del neo-rieletto sindaco <strong>Virginio Merola<\/strong>.<\/p>\n<p>La comunit\u00e0 radiofonica attraversa una fase delicata, profondamente segnata dalla perdita di <strong>Piero Santi<\/strong>, architrave culturale di Radio Citt\u00e0 del Capo e voce storica delle trasmissioni <em>Humus<\/em> e <em>Santi Time<\/em>. A questo punto, l&#8217; \u00abeditore\u00bb di Radio Citt\u00e0 del Capo fa calare dall&#8217;alto il nome di <strong>Riccardo Tagliati<\/strong>, il quale, nel mezzo delle caldane agostane, \u00e8 nominato nuovo direttore.<\/p>\n<h4><b>Atto III. I guardiani del niente e l\u2019appello pubblico<\/b><\/h4>\n<p>Spinto in scena dall\u2019editore, Tagliati sa di dover pattinare sul ghiaccio sottile: la radio \u00e8 in seria difficolt\u00e0, il malcontento di collaboratori e ascoltatori \u00e8 palpabile, \u00e8 necessario agire in anticipo, cercare legittimit\u00e0 e accelerare prima che il disfacimento possa innescarsi. Un\u2019assemblea generale di redattori, conduttori e collaboratori della radio \u00e8 convocata per il 20 settembre 2016 a Casalecchio di Reno, in un locale gestito da Open Group e per l&#8217;occasione allestito di un tutt&#8217;altro che sobrio buffet per una sessantina di presenti.<\/p>\n<p>Il neo-direttore sciorina una melassa affabulatoria che risulta poco persuasiva: parte riconoscendo il bisogno di un cambiamento, di \u00abaprirsi a un mondo ch&#8217;\u00e8 cambiato\u00bb, tanto quanto \u00abla funzione e la fruizione della radio\u00bb. Essendo cambiato il pubblico, oggi pi\u00f9 \u00abvariegato\u00bb, la radio deve essere pi\u00f9 \u00abpop\u00bb: pi\u00f9 \u00abindipendente, sostenibile e popolare\u00bb.<\/p>\n<p>Il termine \u00abindipendente\u00bb, lasciato senza qualifica ed infilato a forza nel contesto deprimente, appare svuotato di significato, per non dire dei due che lo seguono. In un contesto di fittizia armonia tra i messi di <i>Open Group<\/i> e l\u2019ampia platea di conduttori volontari sempre pi\u00f9 a disagio emergono a questo punto varie proposte per recuperare il legame tra Radio Citt\u00e0 del Capo e la sua storica comunit\u00e0. Fra queste passa, praticamente all&#8217;unanimit\u00e0, la proposta di istituire il famoso Comitato Editoriale, originalmente previsto ma mai creato, quale opportunit\u00e0 di partecipazione, rappresentanza e condivisione di proposte per superare la difficile fase del momento. Il neo-direttore, pur perplesso da una richiesta che non condivide, si assume la responsabilit\u00e0 di portare tali istanze alla dirigenza di <i>Open Group.<\/i><\/p>\n<p>Passano due mesi e regna il silenzio, per cui un folto gruppo di collaboratori e conduttori della radio decide di rinnovare la richiesta appellandosi alla comunit\u00e0 radiofonica stessa: il frutto \u00e8 un documento con raccolta di firme annessa, che partendo da principi e valori che hanno sempre contraddistinto Radio Citt\u00e0 del Capo, chiede al Presidente e al CdA della cooperativa l&#8217;apertura di un confronto serio sulla questione del suo futuro.<\/p>\n<p><i>\u00abLibera e Indipendente\u00bb: un biglietto da visita che si d\u00e0 per assodato, un mantra per ogni pubblica occasione. Tuttavia da qualche tempo ci poniamo sempre pi\u00f9 interrogativi, e ci chiediamo se a questa definizione corrispondano atti e fatti conseguenti.<\/i><\/p>\n<p>Cos\u00ec comincia l&#8217;appello dei conduttori e abbonati della radio che poi daranno vita a<b> RCdCViva<\/b>.<b> <\/b>Nella lettera-appello si critica duramente la mancanza di un esplicito invito alla partecipazione per reagire al momento difficile di una radio sempre pi\u00f9 in balia della regia automatica, e proprio in un momento in cui a migliaia di ascoltatori e a decine di volontari si fa sentire il vuoto lasciato da Piero Santi e Giusi Marcante, nonch\u00e9 l&#8217;incertezza sul futuro amplificata dall&#8217;assenza totale dell&#8217;editore.<\/p>\n<p>La linea d\u2019attacco di RCdCViva \u00e8 esplicita: una radio libera non \u00e8 solo fornitura di un servizio ma anche comunit\u00e0 plurale <i>\u00abche riflette aspettative e livelli di partecipazione diffusi e differenziati, che non possono essere ridotti a meri rapporti organizzativi verticali e aziendalistici, in cui c\u2019\u00e8 chi decide, chi esegue, chi ascolta e chi eventualmente poi sostiene\u00bb<\/i>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42140\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/rcdc-viva.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"720\" \/><\/p>\n<p>L&#8217;appello pone interrogativi su investimenti, valorizzazione delle risorse interne, formazione di voci giovani, a fronte della drastica riduzione del monte di ore dedicate alla cultura nel palinsesto appena varato. RcdcViva rivendica una radio <i>\u00abschierata sulla prima linea dell\u2019immaginario meno conformista, capace di informazione e musica di qualit\u00e0, in cui l&#8217;identit\u00e0, le competenze e le scelte artistiche devono rimanere indipendenti\u00bb<\/i>, evitando la tentazione di aderire alla <i>\u00abtrita melassa mainstream dei grandi network\u00bb<\/i>, e quindi a scelte commerciali e omologanti antitetiche alla storia e allo stile di Radio Citt\u00e0 del Capo.<\/p>\n<p>Insomma, viene chiesto di aprire un tavolo di confronto su istanze diffuse e radicate, superando la sindrome del \u00abbene, vi abbiamo ascoltato, grazie\u00bb<i>, <\/i>ma soprattutto indicando l\u2019istituzione del Comitato Editoriale come garanzia di autonomia e indipendenza del settore editoriale del gruppo cooperativo in raccordo con la comunit\u00e0 viva della radio. L&#8217;appello viene firmato da una ventina di conduttori di RCdC e da altre 150 persone in citt\u00e0, tra cui scrittori, giornalisti, intellettuali: Stefano Benni, Pino Cacucci, Valerio Evangelisti, Wu Ming, Sandro Mezzadra, Roy Menarini, Franco Berardi, Luca Alessandrini, e molti altri.<\/p>\n<p>La risposta della controparte non si fa attendere ma, come alcuni avevano previsto, si dipana nella dimensione della relazione personale, con il chiaro intento di lavorare ai fianchi, o se vogliamo di minare il terreno in cui si muove l&#8217;istanza collettiva, ovviamente sgradita all&#8217; \u00abeditore\u00bb.<\/p>\n<p>Il neo-direttore Riccardo Tagliati e il neo-caporedattore della radio, <strong>Giovanni Stinco<\/strong> \u2013 che firma le cronache de <i>il Manifesto<\/i> da Bologna \u2013 contattano telefonicamente i firmatari per verificare che non ci siano state \u00abforzature\u00bb, nonch\u00e9 per manifestare il proprio stupore e meraviglia per l&#8217;\u00abessersi prestati\u00bb ecc. A quanto pare l&#8217;ordine di prima istanza \u00e8 arginare, contenere, sanare, prima che l&#8217;iniziativa \u2013 ritenuta il frutto di una regia ostile \u2013 si allarghi in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Il neo-direttore, dopo aver immediatamente definito \u00abirricevibile\u00bb la lettera, valuta che l&#8217;atteggiamento pi\u00f9 opportuno da tenere non sia prendere atto delle critiche e aprire un dialogo, bens\u00ec quello di indossare i goffi panni del guerriero che si erge contro non si sa quale \u00abattacco politico esterno\u00bb, finalizzato a chiss\u00e0 quale \u00abcommissariamento\u00bb del lavoro suo e della redazione. Rimane storica, a tal proposito, la denuncia di una \u00abOPA ostile\u00bb su Radio Citt\u00e0 del Capo, ordita da non si sa quale componente politica della sinistra cittadina.<\/p>\n<p>Nel mentre vengono convocati alcuni lavoratori del settore editoriale a riunioni la cui finalit\u00e0 \u00e8 unicamente ottenere la firma di una sorta di \u00abcontro-documento\u00bb.<\/p>\n<h4><b>Atto IV. Tutto il potere al Comitato Editoriale!<\/b><\/h4>\n<p>In realt\u00e0 dietro la lettera, firmata tanto da chi scrive quanto da chi ospita su <i>Giap<\/i> questo testo, c\u2019era una banale constatazione: se la radio \u00e8 comunicazione, una radio indipendente deve essere comunicazione condivisa e trasparente anche sulle scelte editoriali, culturali e organizzative. Il Comitato Editoriale \u00e8 uno strumento previsto dallo Statuto e pu\u00f2 far s\u00ec che programmisti, sostenitori e ascoltatori siano ascoltati e partecipi di un piano di rilancio. L&#8217;editore di Radio Citt\u00e0 del Capo, la cooperativa Open Group, ma soprattutto il direttore e (parte della) redazione, leggono invece nella sollecitazione a costituirlo un crimine di lesa maest\u00e0.<\/p>\n<p>Nel mentre, in radio, l\u2019atmosfera si fa tesa e cominciano a saltare gli schemi e le presenze: pagate prima con voucher e poi con un bel tirocinio, due redattrici a cui era stato promesso un rinnovo d&#8217;incarico per un certo monte ore, vengono convocate per un rinnovo che riguarda una sola delle due. Ma i nuovi capi non hanno previsto il fattore \u2013 a loro sconosciuto \u2013 della solidariet\u00e0 orizzontale: solidarizzando con la collega esclusa, anche la redattrice confermata decide di andarsene.<\/p>\n<p>Anche un\u2019altra collaboratrice della radio (incensata dallo stesso Tagliati durante l&#8217;assemblea di Casalecchio come colei che avrebbe preso il testimone di Piero Santi per la pagina culturale della radio) si trova poi a ricevere una proposta economica umiliante: 200 euro al mese, 10 ore a settimana, per una persona che lavorava in radio da 3 anni ma aveva \u00abun profilo troppo specifico\u00bb [sic] non impiegabile in nessun altro campo della cooperativa, per arrotondare il compenso.<\/p>\n<p>In questa fase, direzione ed editore della radio pongono al centro di ogni discorso \u00abi lavoratori\u00bb, ma le dichiarazioni d&#8217;intenti non sono mai seguite da atteggiamenti conseguenti. Per quanto riguarda le risorse umane, in un lasso di tempo di circa 5 anni si \u00e8 ridotto di due terzi il monte-ore del personale impiegato nel settore editoriale: nel dicembre 2011, data della fusione delle cooperative, Radio Citt\u00e0 del Capo aveva 11 dipendenti a tempo indeterminato e 10 collaboratori fissi, per un totale di 613 ore\/lavoro settimanali. A gennaio del 2017 le ore\/lavoro settimanali sono scese a 247. Ovviamente tutto ci\u00f2 impatta sia sulla quantit\u00e0 che sulla qualit\u00e0 della programmazione radiofonica.<\/p>\n<p>Ma se da una parte il risicato budget aziendale non permette di pagare decentemente colei che avrebbe dovuto curare la pagina culturale della radio, dall&#8217;altra il direttore si permette il lusso di ingaggiare l\u2019ex assessore comunale <strong>Alberto Ronchi<\/strong> per un programma settimanale di cultura, presentando tale mossa come geniale, oltrech\u00e9 un successo clamoroso, quando invece evidenzia lo scollamento totale dalla comunit\u00e0 di ascoltatori, in questo periodo gi\u00e0 in fuga verso altre frequenze.<\/p>\n<p>In questo frangente, l&#8217;organizzazione e presentazione del piano editoriale da parte della nuova direzione si rivela un parto cos\u00ec lungo da diventare irresistibile oggetto di barzellette. Molto pi\u00f9 celere \u00e8 invece la scarna comunicazione a firma dei \u00ablavoratori del settore editoriale di Open Group\u00bb \u2013 anche se non al gran completo \u2013 diretta al presidente e ai membri del CdA di <i>Open Group<\/i>, in cui viene respinta nettamente la richiesta dell\u2019istituzione del Comitato Editoriale, in quanto \u2013 \u00ab<i>organo che limiterebbe la libert\u00e0 e l\u2019indipendenza del settore e della Redazione stessa\u00bb <\/i>(!).<\/p>\n<p>Nella stessa comunicazione al CdA, direttore e redattori dichiarano sdegnati di non sentire <i><\/i><\/p>\n<blockquote><p><i>\u00abla necessit\u00e0 di essere orientati n\u00e9 garantiti da nessuno [\u2026] <\/i><i>ritenendo che l\u2019indipendenza della radio sia garantita dal nostro stesso lavoro, all\u2019interno della Cooperativa Open Group che \u00e8 il nostro editore\u00bb<\/i>.<\/p><\/blockquote>\n<p>A questo punto del racconto possiamo anticiparlo: alla luce di quello che accadr\u00e0 alla radio nei due anni successivi, si tratta di una frase da incorniciare.<\/p>\n<p>L&#8217;appello dei 150, promosso dai \u00abribelli\u00bb di RCdCViva, riesce comunque a incrinare il muro innalzato dal direttore di RCdC e i suoi sodali: nonostante le telefonate ai colleghi giornalisti con preghiera di non diffondere l\u2019appello, e nonostante la trasmutazione della redazione della radio in una sorta di call center all\u2019inseguimento frenetico di consensi ormai perduti, i contenuti della lettera raggiungono prima la comunit\u00e0 radiofonica e in seguito la citt\u00e0.<\/p>\n<p>Dopo una settimana lo stesso direttore decide frettolosamente di scrivere una lettera per <i>\u00ab<\/i><i>chiarire a tutti cosa sta realmente succedendo a Radio Citt\u00e0 del Capo\u00bb<\/i>: Tagliati si scaglia contro l&#8217;idea del Comitato Editoriale come strumento di garanzia, argomentando che da giornalista<\/p>\n<blockquote><p><i>\u00abnon vorrei mai che il mio direttore, il cui ruolo \u00e8 quello di trattare con l\u2019editore la linea editoriale, fosse soggetto ad un altro organo di controllo. Perch\u00e9 \u00e8 bene chiarirlo: un comitato di \u00aborientamento e garanzia\u00bb (ma Di che? Di cosa? Da chi? Da cosa? non sono domande retoriche) \u00e8 un organo che avrebbe come compito quello di limitare la libert\u00e0 di una direzione e della sua redazione.\u00bb<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>A sollevare tali domande \u00abnon retoriche\u00bb mentre si allontanano o vengono allontanati decine di collaboratori volontari e non, \u00e8 il medesimo direttore che due anni dopo sollever\u00e0 con sdegno il caso dell\u2019editore che \u00abspegne Radio Citt\u00e0 del Capo\u00bb. E rimane negli annali del surrealismo involontario l&#8217;aver descritto come un tentativo di controllare le scelte del direttore quello che invece fu l\u2019ultimo tentativo, ormai <i>in extremis<\/i>, di riscattare Radio Citt\u00e0 del Capo facendola vivere.<\/p>\n<p>Incalzato dalla lettera-appello, il CdA di <i>Open Group<\/i> decide di incontrare RCdCViva, che delega un gruppo di contatto. Durante gli incontri che si susseguono, la dirigenza Open Group assume un atteggiamento inaspettatamente autocritico, riconoscendo una \u00abassenza di direzione strategica del CdA nei confronti della radio\u00bb, ammettendo la sottovalutazione delle criticit\u00e0 ed errori amministrativi alla base anche della perdita di risorse. Considerando inoltre l\u2019uscita di persone che erano state centrali per la storia e lo sviluppo della radio, lo stesso presidente di<i> Open Group<\/i> fa poi un\u2019apertura sulla riprogettazione complessiva della radio, con tanto di ripensamento del progetto editoriale radiofonico all&#8217;interno di <i>Open Group,<\/i> e si impegna a inviare a stretto giro una risposta scritta formale.<\/p>\n<p>Che non arriver\u00e0 mai. Arriva invece una stringata nota in cui si propone un non meglio precisato \u00abconfronto\u00bb invitando alcuni ed escludendo altri:<\/p>\n<p><i>\u00abil consiglio di amministrazione ritiene utile aprire un tavolo che abbia al centro il proposito di articolare una nuova progettualit\u00e0 per la nostra Radio.<br \/>\nRiteniamo che al tavolo possano portare importanti contributi persone con consolidate esperienze nel campo della comunicazione e del giornalismo a prescindere dal legame pi\u00f9 o meno formalizzato con la Radio stessa.<br \/>\nProponiamo quindi che propriet\u00e0 e redazione (lavoratori) siano affiancate dagli amici abbonati e volontari, e da Beppe Ramina, Silvestro Ramunno e Giusi Marcante. Avere allo stesso tavolo la propriet\u00e0, i giovani lavoratori, i vecchi abbonati\/ascoltatori\/volontari e profili di ampia esperienza e riconosciuto attaccamento alla Radio, ci rassicura sulla qualit\u00e0 e l\u2019efficacia del percorso\u00bb<br \/>\n<\/i><\/p>\n<p>La proposta di un incontro in cui le parole &#8220;Comitato Editoriale&#8221; non compaiono nemmeno, mentre si invita al confronto l\u2019addetta stampa del sindaco (ex direttrice che aveva abbandonato la direzione della radio), viene respinta da RCdCViva, che per\u00f2 rilancia, accettando la presenza di <strong>Beppe Ramina<\/strong> e <strong>Silvestro Ramunno<\/strong>, ex-collaboratori e amici storici della radio, per discutere di come costruire un organismo vero, formale, di democrazia partecipata e rilancio progettuale.<\/p>\n<h4><b>Atto V. Riprogettiamo insieme, ma nemmeno per sogno<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_42141\" style=\"width: 186px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42141\" class=\"size-full wp-image-42141\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/pompei.jpg\" alt=\"\" width=\"176\" height=\"176\" \/><p id=\"caption-attachment-42141\" class=\"wp-caption-text\">Michele Pompei<\/p><\/div>\n<p>Nel frattempo continua l&#8217;emorragia delle voci storiche: lasciano anche <strong>Michele Pompei<\/strong> (che di l\u00ec a poco metter\u00e0 in piedi un progetto radiofonico \u00abin solitaria\u00bb che chiamer\u00e0 Nino Web Radio) e dopo qualche mese Francesco Locane, caporedattore della redazione musicale. Se Locane si chiama fuori dalla vertenza in atto, Pompei lascia con una lettera aperta in cui racconta aspetti della vicenda che ritiene necessari per identificare cause e responsabili del baratro in cui la radio sprofonda.<\/p>\n<blockquote><p><i>\u00abCi\u00f2 che ho potuto constatare \u00e8 stato un progressivo processo di involuzione e peggioramento nella qualit\u00e0 del nostro servizio, quella qualit\u00e0 che fin dalla nostra nascita, facendo anche grossi sacrifici, ci eravamo impegnati ad offrire [\u2026] Radio Citt\u00e0 del Capo sembra ormai rappresentare per la propriet\u00e0 solo un fastidioso problema economico da risolvere attraverso continui e sistematici tagli e riduzioni del suo organico e non una risorsa fondamentale (e unica) per questa citt\u00e0, da valorizzare e rilanciare. [\u2026] La responsabilit\u00e0 del destino della radio \u00e8 ovviamente affidata alla sua propriet\u00e0, la cooperativa Opengroup, al suo presidente Roberto Lippi e al consiglio d\u2019amministrazione in cui siede anche Giovanni Dognini, ultimo presidente della Not Available prima della sua fusione in Voli. Questa responsabilit\u00e0 \u00e8 naturalmente affidata al nuovo direttore della testata, Riccardo Tagliati, nominato dal cda, l\u2019agosto dello scorso anno\u00bb.<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>Che Radio Citt\u00e0 del Capo sia soltanto un problema per la propriet\u00e0 sar\u00e0 confermato dai fatti. Al di l\u00e0 di ogni buona intenzione, il \u00abtavolo di confronto\u00bb per dare soluzione ai problemi sollevati da RCdCViva presto si rivela un esercizio doroteo di allungamento del brodo, finalizzato a guadagnare tempo nel tentativo di sfaldare la compattezza del gruppo degli interlocutori.<\/p>\n<p class=\"western\" style=\"text-align: left;\" align=\"justify\">Il tanto atteso piano editoriale viene tenuto riservato dalla nuova direzione della radio, sempre pi\u00f9 arroccata e impaurita: RCdCViva deve presentare formale richiesta per conoscerne i contenuti. La tattica della direzione di Tagliati, spalleggiato da Giovanni Stinco, \u00e8 palesemente dilatoria, volta a fare il minimo necessario per consolidare la propria posizione, cercando di carpire dalle riunioni qualche idea su cui mettere il cappello. Nel mentre, ai delegati di RCdC presenti ai tavoli \u00e8 evidente che le scelte di fondo vengono fatte altrove, dalla dirigenza di Open Group, e imposte come fatto compiuto. Cos\u00ec naufraga la tanto auspicata ri-progettazione strategica della radio.<\/p>\n<p>RCdCViva nel frattempo ci si organizza: divisi i propri componenti in gruppi di lavoro su &#8220;mission della radio&#8221;, &#8220;tecnologie\/comunicazione&#8221;, &#8220;sostenibilit\u00e0 economica&#8221;, ed &#8220;eventi\/comunit\u00e0&#8221;, si prendono in esame la situazione e le prospettive sulla base di dati e idee che vedono oltre i bilanci ufficiali. Si arriva cos\u00ec alla proposta di passare a una forma di condivisione collegiale delle scelte, a una formula di co-gestione transitoria. <i>Open Group<\/i> sta infatti per rieleggere il proprio CdA. Come la burocrazia brezneviana, il gruppo continua ad espandersi, per cui non c&#8217;\u00e8 nessuna garanzia riguardo agli assetti futuri e al ruolo della radio in tali assetti.<\/p>\n<p>Viene cos\u00ec collegialmente decisa la costituzione in radio di un gruppo misto denominato \u00abprogrammazione\u00bb, finalizzato alla progettazione di un palinsesto per l&#8217;anno seguente, e un altro gruppo misto di lavoro su \u00abregole, governance e sostenibilit\u00e0\u00bb. Per il gruppo programmazione, il direttore Tagliati tira fuori dal cappello un percorso di <i>design-thinking<\/i>: una sedicente innovativa metodologia per ripensare strategie aziendali, viene riadattata da una <i>consulting firm <\/i>esterna, ingaggiata alla bisogna in vista della riprogrammazione del palinsesto radiofonico. Il tutto in 5 incontri di 3 ore l&#8217;uno.<\/p>\n<p>E qui accade il patatrac: messi alle strette da chi vuole arrivare a risultati tangibili, i campioni del rigiramento di frittate si trovano a dover giustificare le proprie macroscopiche contraddizioni in un\u2019assemblea di redattori, conduttori e collaboratori, che RCdCViva chiede e ottiene quale prova di buona fede nel confronto.<\/p>\n<p>\u00c8 il 30 maggio 2017: l&#8217;assemblea si conclude con una patente rottura che pregiudica tutto il paziente percorso di mediazione intrapreso fino a quel momento: il direttore Riccardo Tagliati e il caporedattore Giovanni Stinco difendono con pervicacia l&#8217;opaca modalit\u00e0 di gestione dei mesi precedenti, fatta di comunicazioni selettive, riunioni <i>ad excludendum<\/i>, licenziamento di collaboratori e cooptazione di altri seguendo un unico criterio: la lealt\u00e0 a prescindere.<\/p>\n<div id=\"attachment_42143\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42143\" class=\"wp-image-42143\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/morra.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"210\" \/><p id=\"caption-attachment-42143\" class=\"wp-caption-text\">Moreno Mari aka Morra MC.<\/p><\/div>\n<p>Pietra d\u2019inciampo \u00e8 la richiesta da parte di RCdCViva di partecipare alle scelte di fondo quantomeno nell\u2019ambito che pi\u00f9 rappresenta, ovvero i conduttori musicali: il nome proposto \u00e8 <strong>Moreno Mari<\/strong> per ricoprire il ruolo di responsabile della redazione musicale, lasciato vacante dall&#8217;uscita di scena di Francesco Locane. Tagliati oppone un veto <i>ad personam <\/i>sul nome di Moreno Mari, su cui \u2013 parole sue \u2013 sussiste \u00abun problema politico\u00bb, in quanto \u00abnon politicamente spendibile\u00bb. Ora, un direttore che in una fase delicata come questa pone un veto su un interlocutore che da mesi gli siede a fronte a parlare di riprogettazione, che da un giorno all&#8217;altro viene trattato come &#8220;nemico politico&#8221;, evidentemente non \u00e8 pi\u00f9 degno di alcuna credibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ormai costretto a dismettere la maschera del democratico direttore all&#8217;ascolto di tutte le istanze, Tagliati galoppa a briglia sciolta, non lesinando commenti offensivi a chiunque prenda la parola per porgli domande e chiarimenti. Il rappresentante di RcdCViva, che fino a quel momento aveva co-presieduto l\u2019assemblea,si alza e lascia il direttore in balia di se stesso.<\/p>\n<p>Nel mentre, <strong>Beppe Ramina<\/strong> abbandona il tavolo di lavoro a cui era stato chiamato come garante con una stringata ma sommamente esplicita nota (sottolineatura nostra):<\/p>\n<div id=\"attachment_42142\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42142\" class=\"size-full wp-image-42142\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/ramina.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-42142\" class=\"wp-caption-text\">Beppe Ramina<\/p><\/div>\n<blockquote><p><i>\u00abCare amiche e cari amici,<br \/>\n<\/i><i>non parteciper\u00f2 al tavolo delle regole che si riunir\u00e0 domani n\u00e9 ad altri incontri legati ai temi che si stanno trattando in riferimento a Radio Citt\u00e0 del Capo.[&#8230;] Sono diverse le ragioni che mi spingono a questa scelta, a partire dal dilatarsi dei tempi di elaborazione e di decisione. Sono inoltre convinto che <u>senza affrontare il nodo di fondo, ovvero quale potrebbe essere il futuro assetto societario della radio<\/u>, le nostre discussioni, pur interessanti, siano destinate a essere poco utili.\u00bb<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>In sintesi, l&#8217;unica risposta alla pressante richiesta di coinvolgimento, partecipazione e riconoscimento \u00e8 stata il <i>design thinking<\/i>, giochino programmato <i>ad hoc<\/i> per far scorrere tempo e sbollire gli animi, partecipato esclusivamente da persone di ossequiosa lealt\u00e0 e coordinato (a pagamento) da una societ\u00e0 di consulenza esterna.<\/p>\n<p>Stiamo parlando, \u00e8 bene ricordarlo, di un editore che \u2013 a sua detta \u2013 non si sente un editore e non intende fare l&#8217;editore. Peccato per\u00f2 che in tale fase si ritrovi la propriet\u00e0 di una radio da cinque anni ormai lasciata a se stessa. La parola usata, a tal proposito, \u00e8 \u00abesternalizzazione\u00bb: l&#8217;unico motivo per cui non c&#8217;\u00e8 ancora stata \u00e8 che nessuno ha intenzione di prendersi la radio, considerando i costi economici e politici esageratamente alti.<\/p>\n<h4><b>Atto V. Tu quoque? Chi di servilismo perisce<\/b><\/h4>\n<p>Infine, timidamente, parte il nuovo palinsesto di una Radio Citt\u00e0 del Capo ormai completamente svuotata di ogni energia, di ogni entusiasmo, della anche pur minima empatia con l\u2019ascolto, ormai ridotto \u2013 a ragione \u2013 ai minimi storici. Non senza odiosi colpi di coda, come il mancato rinnovo del contratto del menzionato <strong>Moreno Mari<\/strong>, aka Morra MC, collaboratore storico nonch\u00e9 portavoce del gruppo RcdCViva \u00abcon problema politico\u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec anche altri conduttori storici, non riconoscendola pi\u00f9, scelgono di abbandonare la radio: noi stessi ce ne andiamo, dopo 20 anni di pirotecnici e irriguardosi contenuti satirici, non prima di aver disegnato un pulsante di autodistruzione accanto alla cabina di regia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-42157\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Jaroslav-Hasek-1882-1923-writer.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"177\" \/>Il 12 ottobre 2017 Radio Citt\u00e0 del Capo dovrebbe celebrare i 30 anni dalla sua nascita. Il direttore Tagliati sceglie di farlo lanciando lo slogan \u00abDa trent\u2019anni contro ogni razzismo\u00bb e proponendo una \u00abcampagna di sostegno allo <i>Ius soli<\/i> temperato\u00bb [A noi venne subito in mente il libro di <strong>Jaroslav\u00a0<\/strong><b>Ha\u0161ek<\/b> <em>Storia del partito del progresso moderato nei limiti della legge<\/em>, N.d.R.]<\/p>\n<p>Il collettivo di RcdCViva, ispirato da <i>Alice nel Paese delle Meraviglie<\/i>, decide invece di celebrare il \u00abNON-compleanno\u00bb di Radio Citt\u00e0 del Capo, con una partecipatissima iniziativa pubblica, tenutasi proprio il 12 ottobre negli spazi della Libreria Trame e sulla strada antistante, sotto il titolo \u00abUn buon NON compleanno! 1987-2017 la radio non compie 30 anni\u00bb, durante la quale viene recitato da <strong>Donatella Allegro<\/strong> il monologo \u00abRequiem per Laradio\u00bb.<\/p>\n<figure>\n<div align=\"center\"><iframe loading=\"lazy\" id=\"ivplayer\" style=\"border: none;\" src=\"https:\/\/invidio.us\/embed\/zWxHougtrwo?autoplay=0&amp;continue=0&amp;dark_mode=true&amp;listen=0&amp;local=1&amp;loop=0&amp;nojs=0&amp;player_style=youtube&amp;quality=dash&amp;thin_mode=false\" width=\"700\" height=\"393\"><\/iframe><\/div><figcaption><span style=\"font-size: small;\">1987 &#8211; 2017: Radio Citt\u00e0 del Capo <em>non<\/em> compie 30 anni, perch\u00e8 <em>quella radio<\/em> non esiste pi\u00f9. RCdCViva presenta: <strong>\u00ab<\/strong>Requiem per Laradio\u00bb<i>, la storia di quello che \u00e8 stato e la speranza di quello verr\u00e0.<\/i><\/span><\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nRidotta a un guscio vuoto, RCdC continua stancamente le emissioni, con spaventosi vuoti di copertura nonostante l\u2019esistenza di una redazione. Fra gli episodi che illustrano la vivacit\u00e0 della radio, il tentativo da parte di attivisti anarchici di presentarsi in redazione e far trasmettere un comunicato, tentativo che deve fare i conti con <i>l\u2019assenza di chiunque in radio<\/i>, e che termina con la decisione di alzare i cursori e andare in onda. [Memorabile il comunicato prodotto dalla radio in quell&#8217;occasione, sopra le righe e intitolato <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20190614130620\/https:\/\/www.radiocittadelcapo.it\/archives\/non-si-fa-cosi-204571\/\">\u00abNon si fa cos\u00ec\u00bb<\/a>, N.d.R.]<\/p>\n<p>Con il nuovo anno, un radioso comunicato del direttore Riccardo Tagliati annuncia \u00abun\u2019interessante novit\u00e0\u00bb:<\/p>\n<p><i><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-42158\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/netlit.png\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"179\" \/>\u00abRadio Citt\u00e0 del Capo sta dando vita, insieme ad altre emittenti, ad un network radiofonico nazionale: <\/i><i><b>NetLit \u2013 Media Literacy Network<\/b><\/i><i>. Il centro di produzione \u00e8 proprio a Bologna, nella nostra redazione. [\u2026] Per quanto riguarda il nostro palinsesto, nessuno stravolgimento: continueremo ad essere una radio locale, con i piedi a Bologna e lo sguardo ancora pi\u00f9 sul mondo. Continueremo a proporvi notizie e approfondimenti su welfare, diritti, digitale, ambiente, cultura, vi faremo ascoltare buona musica e vi terremo compagnia. Continueremo ad essere parte di Popolare Network e a trasmetterne i giornali radio e i programmi pi\u00f9 interessanti. Esattamente come ora. Solo con l\u2019ambizione di fare di pi\u00f9, pensando al futuro. L\u2019avventura che stiamo iniziando \u00e8 affascinante, spero vogliate continuare ad essere dei nostri.\u00bb<\/i><\/p>\n<p>Finalmente Open Group riesce ad &#8220;esternalizzare&#8221; Radio Citt\u00e0 del Capo, cedendo il 60% delle quote societarie \u2013 40% a Coop <i>Mandragola<\/i> e 20% alla Fondazione <i>Sotto i Venti \u2013 <\/i>liberandosi di ci\u00f2 che da sempre ritiene una sorta di zavorra e <u><\/u>salvando anche la faccia per il futuro: quando il nuovo editore \u00abpuro\u00bb far\u00e0 valere la sua maggioranza nella propriet\u00e0, volendo disporre della radio a proprio piacimento e arbitrio, il vecchio editore, il benefattore dal cuore buono di Radio Citt\u00e0 del Capo, esibir\u00e0 pubblicamente in citt\u00e0 il candore della propria coscienza.<\/p>\n<p><i>Netlit <\/i>\u00e8 un network formato da pi\u00f9 soggetti non solo radiofonici, che hanno sede tra Val D&#8217;Aosta, Piemonte e Liguria e che hanno come mission di occuparsi di educazione ai media per le nuove generazioni e la conoscenza di nuove tecniche e linguaggi della comunicazione. L&#8217;obiettivo progettuale comporta ovviamente immediati cambiamenti nella programmazione di Radio Citt\u00e0 del Capo, cos\u00ec come nella gestione delle sue frequenze in FM: la frequenza che era appartenuta a Radio Fujiko e che per una decade \u00e8 stata la seconda frequenza di Radio Citt\u00e0 del Capo, viene cos\u00ec ceduta ad un&#8217;altra emittente. ma In compenso viene annunciata la disponibilit\u00e0 di una frequenza su Firenze, su cui per\u00f2 non andr\u00e0 in onda Radio Citt\u00e0 del Capo, ormai ridotta al lumicino.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec a Gennaio 2020, quando la redazione di Radio Citt\u00e0 del Capo, con la solennit\u00e0 di un invito alla resistenza contro l\u2019invasore, <a class=\"western\" href=\"https:\/\/www.radiocittadelcapo.it\/archives\/vogliono-zittire-radio-citta-del-capo-209651\/\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\">lancia<\/a> <a class=\"western\" href=\"https:\/\/www.radiocittadelcapo.it\/archives\/vogliono-zittire-radio-citta-del-capo-209651\/\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\">il proprio<\/a><a class=\"western\" href=\"https:\/\/www.radiocittadelcapo.it\/archives\/vogliono-zittire-radio-citta-del-capo-209651\/\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\"> appello<\/a>. Nel comunicato sindacale \u2013 che ha il titolo emblematico \u00abVogliono zittire Radio Citt\u00e0 del Capo\u00bb \u2013 si sostiene che<\/p>\n<blockquote><p><i>\u00ab<\/i><i>entro il 10 gennaio 2020 l\u2019editore di Radio Citt\u00e0 del Capo, la NetLit srl, ha deciso di eliminare dalla programmazione i programmi locali di cronaca, politica e cultura e di smantellare la redazione di Bologna. I giornalisti potrebbero anche perdere il lavoro<\/i><i>\u00bb<\/i>.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_42145\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-42145\" class=\"wp-image-42145\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/Renato-Truce.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"274\" \/><p id=\"caption-attachment-42145\" class=\"wp-caption-text\">Renato Truce.<\/p><\/div>\n<p>Una versione smentita dalla<b> <\/b>propriet\u00e0, che interviene attraverso il suo presidente, <strong>Renato Truce<\/strong>, il quale <a class=\"western\" href=\"https:\/\/www.radiocittadelcapo.it\/archives\/nessuno-vuole-zittire-radio-citta-del-capo-209660\/\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\">sostiene addirittura l\u2019opposto<\/a>, cio\u00e8 che <i>\u00ab<\/i><i>intende incrementare l\u2019autoproduzione quotidiana di notizie relative alla propria linea editoriale passando dalle attuali 6 ore al giorno alle future 15 ore di informazione\/intrattenimento<\/i><i>\u00bb<\/i>.<\/p>\n<p>In pratica, i lavoratori e le lavoratrici dell\u2019emittente bolognese denunciano un possibile smantellamento che la propriet\u00e0 non solo nega, ma addirittura afferma essere un incremento della produzione.<\/p>\n<p>Per capire il perch\u00e9 di due narrazioni opposte occorre risalire allo scontro in atto a livello societario. Ad esplicitarlo \u00e8 la stessa Open Group, che afferma testualmente:<\/p>\n<p><i>\u00abOpen Group, socio di minoranza di NetLit, segue con preoccupazione quello che sta accadendo. La nostra cooperativa ha visto nella nascita di Netlit la possibilit\u00e0 di dare vita a una nuova realt\u00e0 del panorama editoriale nazionale rivolto alla Media Literacy, alla produzione e alla distribuzione di trasmissioni radiofoniche.\u00bb<\/i><\/p>\n<p>Sarebbe stato cos\u00ec bello. E tuttavia, il fato avverso ha voluto che<\/p>\n<p><i>\u00aba causa di una visione strategica divergente rispetto alla maggioranza di Netlit, alla mancanza di condivisione di metodi e di modalit\u00e0, il rappresentante di Open Group ha di recente presentato le dimissioni dal consiglio di amministrazione di Netlit. Di fronte ai conflitti emersi che vedono contrapposti la maggioranza della societ\u00e0 editrice e i lavoratori, rispetto alla cui tutela l\u2019impegno di Open Group sar\u00e0 massimo, ribadiamo, pur non avendo la possibilit\u00e0 di intervenire, l\u2019opportunit\u00e0 di riaprire il confronto per trovare soluzioni costruttive che possano rilanciare il progetto con tutte le sue potenzialit\u00e0<\/i><i>.\u00bb<\/i><\/p>\n<p>Apriti cielo! Qualcuno attenta a Radio Citt\u00e0 del Capo, baluardo di libero pensiero. Peraltro, il nuovo capo ha pure la ventura di chiamarsi Truce, non \u00e8 nemmeno bolognese, scrive che la radio \u00e8 in crisi totale di ascolti e per risolvere il problema non propone nemmeno la supposta del <i>design thinking<\/i>. Ha persino <a href=\"https:\/\/nitter.net\/Ritagliati_RCdC\/status\/1223275691317321730\">mandato a casa Tagliati<\/a>, sostituendolo. Non si fa cos\u00ec. Si alzino gli scudi, si preparino le alabarde, si convochi un tavolo in Comune, si coinvolga la Regione e, perch\u00e9 no, le Nazioni Unite.<\/p>\n<h4><b>Atto 7. Cosa rimane e cosa pu\u00f2 nascere<\/b><\/h4>\n<p>La storia che abbiamo raccontato vende certamente peggio di quanto non faccia la favola del padrone feroce che vuole chiudere un bene comune spegnendo liberi microfoni.<\/p>\n<p>Gli ultimi anni di Radio Citt\u00e0 del Capo sono stati segnati da individui che, credendosi di gran lunga pi\u00f9 scaltri e meritevoli di quanto il mondo circostante fosse disposto a riconoscere, hanno deciso che fare bene una radio \u2013 nutrirla e farla crescere \u2013 non sarebbe stato sufficiente per la propria personale affermazione. Questi maestri del discernimento tattico d\u2019impresa, dissimulando le proprie piccole ambizioni, intendevano dimostrare di saper cavalcare l\u2019onda dei tempi nuovi e il successo. Muovendo le loro pedine di fusione in fusione, hanno finito per credere alla propria immagine di &#8220;imprenditori buoni&#8221;, e non sia mai che mentre posano per il ritratto, imbracciando oggi la causa della \u00abradio di tutti che non pu\u00f2 essere spenta\u00bb, venga presentato loro il conto dell\u2019esser stati pessimi editori. Eppure non capita tutti i giorni di vedere una radio che ha professionisti, volontari, ascolti, reputazione e impatto, finire smembrata in modo cos\u00ec scriteriato.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.neuradio.it\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-42146\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/neu-def_01.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"107\" \/><\/a>Il racconto della fine, per\u00f2, non \u00e8 l\u2019unica storia che affiora dal relitto fumante di Radio Citt\u00e0 del Capo. Il gruppo RCdCViva, una volta bruciati i ponti con quello che rimaneva di Radio Citt\u00e0 del Capo, si \u00e8 organizzato per la costruzione di una nuova radio \u2013 la Nuova Emittente Urbana o <strong><a class=\"western\" href=\"http:\/\/www.neuradio.it\/\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\">NeuRadio<\/a><\/strong> \u2013 inizialmente con la messa in onda di programmi audiozines, oggi una vera e propria webradio, con contenuti e approfondimenti capaci di segnare ascolti ragguardevoli e di distinguersi in citt\u00e0. La nuova radio poggia sull\u2019associazione culturale Humus e trasmette dai locali del <i>Baumhaus<\/i>, contando anche su uno studio di registrazione <i>esterno<\/i>, oltre che sull\u2019appoggio \u2013 via <i>crowdfunding<\/i> \u2013 di tantissimi sostenitori e di locali in citt\u00e0.<\/p>\n<p>Alla radice di questo esperimento c\u2019\u00e8 una domanda tanto semplice quanto fondamentale: cosa significa fare una radio indipendente nel 2020, nel pieno di processi avanzati di digitalizzazione, disintermediazione e moltiplicazione degli accessi alla sfera comunicativa in apparenza gratuiti? Cos\u2019\u00e8 una radio libera nel momento in cui in qualunque momento posso lanciare da dove sono gratuitamente la diretta Facebook, lo stesso Facebook che veicola e aggrega i miei dati per far vincere le elezioni a Trump?<\/p>\n<p>NeuRadio ha ingaggiato il panorama radiofonico indipendente cittadino, saltando steccati, condividendo programmi con <a href=\"https:\/\/www.radiocittafujiko.it\/\"><strong>Radio Citt\u00e0 Fujiko<\/strong><\/a> (103.300 MhZ) cos\u00ec come dialogando con le nuove esperienze di webradio come <a href=\"https:\/\/www.solipsia.it\/\"><strong>Radio Solipsia<\/strong><\/a> e <a href=\"https:\/\/radioleila.org\/\"><strong>Radio Leila<\/strong><\/a>. Partecipando al Festival della Letteratura Sociale <i>\u00ab<\/i>Contrattacco!\u00bb, ha interrogato il rapporto fra radio libere e cambiamento sociale, esplorando l\u2019idea di <i>radio totale<\/i> e <i>metaradio<\/i>, ovvero sul doppio movimento rappresentato da moltiplicazione delle focali e dalla convergenza delle emittenti libere su determinate eventi, situazioni, narrazioni resistenti.<\/p>\n<p>Lacerato dalle proprie beghe interne, il circuito <i>Popolare Network<\/i>, propugnatore un tempo di un federalismo radiofonico indipendente, si \u00e8 fino ad oggi mostrato incapace di prendere posizione davanti allo sfacelo di una sua importante consorziata, restando impigliato fra silenzi e dichiarazioni vacue, fino a ritrovarsi con il giornale radio trasmessi su una radio dimezzata, che sbandiera il nome di Radio Citt\u00e0 del Capo ma che da tempo non c&#8217;entra pi\u00f9 con quella storia.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 davvero da chiedersi quale sia il punto di caduta ultimo, oltre il quale anche nella sede di Radio Popolare di Milano ci si render\u00e0 conto che il laboratorio della comunicazione indipendente a Bologna oggi \u00e8 decisamente altrove.<\/p>\n<p>Ci fu un tempo Radio Citt\u00e0 del Capo, oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ed \u00e8 bene che lo si accetti: <i>nomina nuda tenemus<\/i>. Nel frattempo, a Bologna le cose continuano a muoversi, non tutte e non sempre sotto i riflettori. La piattaforma radiofonica indipendente che lentamente prende corpo, \u00e8 una fra queste cose, e necessita dello sforzo di tutti, ciascuno per quello che sa fare.<\/p>\n<p>Il mondo delle radio libere bolognesi ha una propria esistenza dai tratti carsici, affiora per poi sparire e riaffiorare ancora. Superare aziendalismo d\u2019accatto e configurazioni settarie, per continuare a tessere la tela di una sperimentazione, dando voce alle citt\u00e0 e alla regione, una voce amica del vissuto quotidiano: \u00e8 l\u2019obiettivo di chi \u2013 senza abbeverarsi a comode narrazioni vittimiste \u2013 vive e pratica radio in una comunit\u00e0 diffusa, libera e indipendente che guarda avanti.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>* Global Tavor<\/strong> \u00e8 un collettivo trasmutante che racconta il mondo impazzito con i mezzi pi\u00f9 svariati. Quello che predilige \u00e8 la radio: per 20 anni ha firmato su Radio Citt\u00e0 del Capo trasmissioni come Global Tavor, Glocal Valium, Calma Piatta, Paracetamolotov. Dopo aver condiviso e partecipato a tutta la vicenda di RcdCViva, Global Tavor contribuisce a fondare NeuRadio, su cui <a href=\"https:\/\/www.neuradio.it\/trasmissioni\/global-tavor\/\">va in onda in diretta la domenica sera dalle 19:00<\/a> (dalle 23:00 in differita su Radio Citt\u00e0 Fujiko).<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Radio Citt\u00e0 del Capo \u00e8 stata parte di noi, e viceversa. L&#8217;avventura del Luther Blissett Project a Bologna non sarebbe stata la stessa senza RCdC. Dai suoi studi, che allora erano in Mura di Porta San Felice, andava in onda Radio Blissett. 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