{"id":39809,"date":"2019-11-07T07:52:05","date_gmt":"2019-11-07T06:52:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=39809"},"modified":"2019-11-07T14:36:16","modified_gmt":"2019-11-07T13:36:16","slug":"taranto-alien","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/taranto-alien\/","title":{"rendered":"A Taranto nemmeno i morti sono al sicuro. Su Ilva\/AlcelorMittal e lo pseudo-dibattito in corso"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_39811\" style=\"width: 700px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.virgilio.it\/italia\/taranto\/ultima-ora\/fumi_ilva_come_teschio_menzione_a_foto-58210900.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39811\" class=\"wp-image-39811 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/taranto_fumi_teschio.jpg\" alt=\"Teschio di fumo a Taranto\" width=\"690\" height=\"442\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39811\" class=\"wp-caption-text\">Un beffardo teschio di fumo s&#8217;innalza dall&#8217;Ilva\/AlcelorMittal. <a href=\"https:\/\/www.virgilio.it\/italia\/taranto\/ultima-ora\/fumi_ilva_come_teschio_menzione_a_foto-58210900.html\">Foto di <strong>Maria Rosaria Suma<\/strong><\/a>.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Girolamo De Michele<\/strong> *<\/p>\n<h4><b>1. Archeologia del presente<\/b><\/h4>\n<p>Ci sono tre testi che tutti quelli che parlano di Ilva-Mittal dovrebbero conoscere, e per la pi\u00f9 parte dicono di averli letti: le inchieste di <strong>Antonio Cederna<\/strong> del 1972 e di <strong>Walter Tobagi<\/strong> del 1979, e il romanzo <em>La dismissione<\/em> di <strong>Ermanno Rea<\/strong>.<\/p>\n<p>Cederna, con due lunghi articoli sul <i>Corriere della sera<\/i> [\u00abTaranto in balia dell&#8217;Italsider\u00bb, 13 aprile 1972; \u00abTaranto strangolata dal &#8220;boom&#8221;\u00bb, 18 aprile 1972], evidenziava il nesso fra l&#8217;insediamento industriale attuato senza alcun rispetto per gli equilibri ambientali, la devastazione del territorio, e un&#8217;urbanistica impazzita:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abUna citt\u00e0 disastrata, una Manhattan del sottosviluppo e dell&#8217;abuso edilizio, tale appare Taranto allo sbalordito visitatore. Stretta nella morsa della speculazione privata e di un processo di industrializzazione che si realizza al di fuori di qualsiasi piano di interesse generale, essa pu\u00f2 ben essere presa a simbolo degli errori della politica fin qui seguita per il Mezzogiorno\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><!--more-->Tobagi [Walter Tobagi, \u00abIl &#8220;metalmezzadro&#8221; protagonista dell&#8217;economia sommersa al Sud\u00bb, <i>Corriere della <\/i>sera, 15 ottobre 1979, ora in <i>Testimone scomodo<\/i> (a c. Aldo Forbice), Franco Angeli, 1989, pp. 117-120] sottolineava \u00abla &#8220;contraddizione&#8221; tra l&#8217;enorme concentrazione industriale di Taranto e il vuoto che c&#8217;\u00e8 attorno\u00bb, cogliendo le linee essenziali del rapporto fra citt\u00e0 e fabbrica: captazione della ricchezza sociale all&#8217;interno della fabbrica, con l&#8217;impoverimento delle altre risorse del territorio; mancata restituzione al territorio della ricchezza prodotta; attitudine consociativa dei sindacati. In sintesi, scriveva,<\/p>\n<blockquote><p>\u00abl&#8217;Italsider assicura una discreta quota di benessere medio, ma non ha determinato quel decollo della regione che molti speravano quando si gettarono le fondamenta di questa cattedrale della siderurgia. Le spiegazioni sono tante: mentre cresceva la fabbrica nuova, decadevano i cantieri navali e l&#8217;arsenale, che furono la prima base industriale della citt\u00e0\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39812\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/dismissione.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"308\" \/>Rea, infine, dipinge la figura allucinata e alienata di <strong>Vincenzo Buonocore<\/strong>, l&#8217;operaio che, incapace di concepire una vita senza la fabbrica, \u00e8 disposto a smontarla lui stesso per poterla poi ricostruire in Cina.<\/p>\n<p>In questi scritti, ad averli davvero letti e non solo spulciati, c&#8217;\u00e8 tutto quello che ci sarebbe da dire oggi, con buona pace di chi continua a recitare la fiaba del (passato) modello di sviluppo trainato dal Centro Siderurgico, che con un salto logico incongruo diventa la premessa all&#8217;ineluttabilit\u00e0 della sua esistenza, dunque all&#8217;impossibilit\u00e0 di pensare un futuro per Taranto senza Fabbrica.<\/p>\n<p>Da qui, le petizioni di principio di enunciati nei quali l&#8217;impossibilit\u00e0 di liberarsi dall&#8217;acciaio viene dato come presupposto, laddove sarebbe da dimostrare che sia davvero necessario, a fronte di giganti della siderurgia che producono in fabbriche di nuova costruzione a minore impatto ambientale, riciclando buona parte del materiale ferroso invece di estrarlo, con una maggiore qualit\u00e0 del prodotto finito, mantenere in vita un impianto produttore di acciaio di cattiva qualit\u00e0, prodotto con tecniche vetuste e altamente inquinanti non solo a valle, ma anche a monte (con prelievi di minerali ferrosi inquinanti e senza controllo in Brasile), in una fabbrica con materiale in scadenza. Per non parlare dei molti pezzi usurati che, smontati per essere sostituiti, sono stati in realt\u00e0 riverniciati e riposizionati: la quantit\u00e0 di impianto da sostituire <i>ex novo<\/i> \u00e8 quindi ben maggiore di quanto &#8220;ufficialmente&#8221; non risulti, o di quanto si vorr\u00e0 far risultare.<\/p>\n<h4><b>2. Alien<\/b><\/h4>\n<p>Per capire Taranto e la sua dipendenza dalla Fabbrica assassina, basta allargare la visuale e collocare la crisi del \u00abpolmone produttivo della Puglia\u00bb (cos\u00ec <strong>Nichi Vendola<\/strong>, in <a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/ilponte2-2011.pdf\">un memorabile intervento<\/a> in un convegno, accanto a Riva ed Emma Marcegaglia, <a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/ilponte2-2011.pdf\">qui<\/a> a p. 22) all&#8217;interno dalla crisi, negli anni Ottanta, dello Stato-crisi: della capacit\u00e0 di usare la crisi per ottenere una plusvalenza politica e un equilibrio nello scambio tra produzione della merce e salario.<\/p>\n<p>Entro questa crisi di sistema, la crisi del modello di sviluppo che, a fronte della questione meridionale, incatenava la forza-lavoro meridionale alla catena che estraeva ricchezza al sud indirizzandone i flussi al nord attraverso la costruzione di cattedrali nel deserto governate da Torino, Genova, Milano. La crisi diventa cos\u00ec condizione sociale ed esistenziale in s\u00e9, con la precarizzazione dell&#8217;esistenza resa pi\u00f9 acuta dal patto scellerato che delega la <em>governance<\/em> del territorio alle cosche mafiose (sovradeterminate dall&#8217;esterno: Campania e Calabria), ieri con pistole ed eroina, oggi con la circolazione di capitale illegale all&#8217;interno delle &#8220;lavanderie&#8221; locali.<\/p>\n<p>La crisi a venire era anticipata ed esemplificata dalla figura dell&#8217;imprenditore <strong>Emilio Riva<\/strong>, ex venditore di ferro usato che svolazzando per il mondo alla ricerca di impianti in via di fallimento ha costruito un impero industriale. Allo stesso tempo, le navi liguri che trasportavano l&#8217;acciaio prodotto a Taranto, riterritorializzando altrove non solo i flussi di ricchezza della produzione, ma anche del trasporto, facevano segno a una feroce fuga dei cervelli, a una costante sottrazione dell&#8217;intelligenza collettiva jonica, alla quale piccole realt\u00e0 militanti ed ecologiste locali, talora anch&#8217;esse contrassegnate dal va-e-vieni dei fuorisede, cercano di porre rimedio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-39813\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Alien_1979.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" \/><\/p>\n<p>La Fabbrica \u2013 Italsider-Ilva-Arcelo Mittal \u2013 ha costituito per Taranto una sorta di <em>Alien<\/em> che, mentre la teneva in vita, le succhiava ogni risorsa vitale, fino a ucciderla. Avvelenandone non solo l&#8217;aria, con emissioni e polveri, e il sottosuolo, con scarichi dei quali tutt&#8217;ora si sa poco \u2013 come <a href=\"https:\/\/www.lagazzettadelmezzogiorno.it\/news\/taranto\/822866\/statte-vicino-l-abbazia-affiora-il-catrame.html\">l&#8217;affiorare di catrame alla gravina Leucaspide<\/a>, o le misteriose <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/cronache-dalla-citta-postindustriale\/\">emissioni di gas nelle scuole del rione Tamburi<\/a> \u2013; ma anche devastandone la struttura sociale, e imponendosi come la tetra forma mentale di un destino al quale non si pu\u00f2 sfuggire. Un mostruoso impasto organico di metalli e carni umane che attira le vite al proprio interno e chiede, come un moderno Minotauro, un tributo di morte in tumori e leucemie, che invade con le proprie metastasi i corpi, saturando di polveri sottili bronchi e polmoni.<\/p>\n<p>\u00c8 il prezzo pagato al mito del progresso e al Moloch lavorista che vuole il senso della vita coincidere con l&#8217;alzarsi tutte le mattine per andare a lavorare, fare i turni, e andarsene a casa con un salario che ti costringe il giorno dopo a tornare in fabbrica. Per crepare, se sopravvivi a quelli che ormai nessuno chiama pi\u00f9 \u00abomicidi bianchi\u00bb, sputando veleno o agganciato ai tubi delle flebo e alle fiale di morfina.<\/p>\n<p>Non serve essere semiologi o sociologi, allora, per capire che la crisi dell&#8217;Ilva-Arcelor Mittal \u00e8 tutta interna al modello del valore-lavoro, del \u00ablavoro bene comune\u00bb, del paradigma lavorista novecentesco che \u00e8 incapace di pensare la vita autonoma dal lavoro salariato. Non serve essere fini analisti per capire il perch\u00e9 non solo della compromissione con la fabbrica di partiti e politici chiara filiazione padronale \u2013 dalla vecchia DC alla moderna Lega di Salvini \u2013, ma anche della subalternit\u00e0 di quei politici, partiti e sindacati \u00abdi sinistra\u00bb \u2013 da Vendola alla FIOM, da Bersani a Landini e Cremaschi \u2013 legati a doppio filo al modello lavorista e industriale.<\/p>\n<h4><b>3. Restare umani<\/b><\/h4>\n<p>Che Taranto sia incatenata a un modello di sviluppo per il quale il sottosviluppo del Meridione \u00e8 prodotto da una accorta pianificazione \u2013 lo avevano dimostrato nel 1972 <strong>Luciano Ferrari Bravo<\/strong> e <strong>Alessandro Serafini<\/strong> in <i>Stato e sottosviluppo<\/i>, editato dapprima nella &#8220;famigerata&#8221; collana \u00abMateriali marxisti\u00bb Feltrinelli \u2013 lo dimostra oggi il ruolo che a Taranto \u00e8 stato assegnato nella gestione emergenziale dei flussi migratori: essere il primo hub di smistamento dei migranti al di fuori della Sicilia. Con accortezza, l&#8217;informazione giornalistica e televisiva evita di collegare i diversi arrivi \u2013 ultimi, l&#8217;Ocean Viking il 16 ottobre, e <a href=\"https:\/\/www.lagazzettadelmezzogiorno.it\/news\/taranto\/1184212\/taranto-arrivata-l-alan-kurdi-sbarcati-altri-88-migranti.html\">la Alan Kurdi il 3 novembre<\/a>, frammentando in una narrazione episodica una continuit\u00e0 dell&#8217;emergenza di cui, con ammirevole spirito non umanitario, ma umano, una parte della comunit\u00e0 tarantina si fa carico, nonostante lo stato di crisi permanente.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39814\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Screenshot_2019-08-15-Matteo-Salvini-Post.png\" alt=\"\" width=\"511\" height=\"236\" \/><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 un episodio, accaduto 5 anni or sono, che merita di essere ricordato: l&#8217;11 maggio 2014, 380 profughi siriani furono accolti e ospitati in una struttura scolastica dismessa, adiacente a una scuola. <strong>Matteo Salvini<\/strong>, a Taranto per un tour propagandistico, cerc\u00f2 di soffiare sul fuoco della preoccupazione dei genitori degli studenti della scuola: \u00ab380 clandestini sbarcati a Taranto verranno gentilmente alloggiati in un ex asilo, in una ex scuola e in una palestra. Ovviamente a spese degli italiani. Dei genitori stanno occupando per protesta la ex scuola. E fanno bene! Avanti cos\u00ec, saremo noi i veri profughi&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>I genitori entrarono nella palestra, presero visione dei profughi e delle loro condizioni, e si organizzarono per portare loro coperte, materassini, latte caldo e giocattoli per i bambini: dimostrando che quando il comune si organizza, la Bestia fascio-propagandistica del razzista Salvini \u00e8 una tigre di carta.<\/p>\n<p>\u00c8 da questo terreno di pratiche che \u00e8 stato elaborato, lo scorso anno, <a href=\"http:\/\/www.euronomade.info\/?p=11017\">il &#8220;Piano Taranto&#8221;<\/a>, sottoscritto da <strong>Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, FLMUniti \u2013 CUB, Giustizia per Taranto, Tamburi Combattenti, Taranto Respira, TuttaMiaLaCitt\u00e0, singole e singoli cittadine\/i<\/strong>. In conclusione del quale si legge:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abTaranto non puo\u0300 piu\u0300 essere il tappeto sotto al quale il Paese nasconde la sua &#8220;polvere&#8221;: industrie tenute sul mercato unicamente dalla possibilita\u0300 di non rispettare norme ambientali e di sicurezza sul lavoro, di non innovare e di non virare verso la transizione energetica. Ne\u0301 i tarantini e le tarantine possono essere considerati sacrificabili per garantirne il profitto. Stando cosi\u0300 le cose e\u0300 facile immaginare come la riconversione salvifica del territorio non potra\u0300 essere proposta da quanti traggono i propri privilegi ed il proprio potere dalla conservazione dello stato di cose. E\u0300 in quest&#8217;ottica che poniamo questo lavoro al centro del dibattito cittadino quale patrimonio di riflessione comune e base per la programmazione di una riconversione in grado di riscattare il nostro territorio e ridare dignita\u0300 alle persone che lo abitano. Da subito\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<h4><b>4. \u00abTaranto non pu\u00f2 vivere senza la Fabbrica\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Eppure, non c&#8217;\u00e8 formazione o leader politico che non abbia, non importa con quale buon uso della lingua italiana, recitato il mantra del \u00abTaranto non pu\u00f2 vivere senza la Fabbrica\u00bb.<\/p>\n<p>Un mantra che fa di Taranto un luogo neutro e vuoto, una volta cancellato il tributo di sangue e tumori pagato dai tarantini. Un mantra che, con un&#8217;altra capriola logica, predica la ricerca del bravo imprenditore che risaner\u00e0 la Fabbrica, o del buono e bravo Stato che, nazionalizzandola, la risaner\u00e0: ignorando la sostanza dell&#8217;imprenditoria orientata solo al profitto, o l&#8217;incapacit\u00e0 di una pianificazione industriale, pubblica o privata che sia, di lungo periodo.<\/p>\n<p>Nel quale, peraltro, i tarantini saranno probabilmente tutti morti, e sepolti in un cimitero nel quale le lapidi sono rosate, perch\u00e9 le bianche si tingono subito della polvere rossa della Fabbrica: come in un incubo benjaminiano, neanche i morti sono al sicuro, a Taranto, se questo nemico non smette di vincere.<\/p>\n<div id=\"attachment_39817\" style=\"width: 1090px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39817\" class=\"size-full wp-image-39817\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Andrea_Semplici130816_00092.jpg\" alt=\"\" width=\"1080\" height=\"719\" \/><p id=\"caption-attachment-39817\" class=\"wp-caption-text\">Polvere di ferro sulle tombe del rione Tamburi. Immagine tratta dal fotoreportage di <strong>Andrea Semplici<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.andreasemplici.it\/wp\/index.php\/2014\/10\/15\/taranto-2ritorno-sopra-i-tamburi\/\">\u00abTaranto.2\/ Ritorno sopra i Tamburi\u00bb<\/a> (2014)<\/p><\/div>\n<p><span style=\"font-size: small;\">* <strong>Girolamo De Michele<\/strong> (Taranto, 1961), insegnante e scrittore, \u00e8 autore di diversi libri \u2013 narrativa e saggistica \u2013 fra cui <em>Tre uomini paradossali<\/em>, <em>Scirocco<\/em>, <em>La visione del cieco<\/em> (tutti editi da Einaudi e <a href=\"https:\/\/iquindici.org\/download\/category\/19\/romanzi-copyleft\/?order=author&amp;sort=asc&amp;view=10&amp;from=10\">scaricabili qui<\/a>), <em>Con la faccia di cera<\/em> (Edizioni Ambiente), <em>La scuola \u00e8 di tutti<\/em> (Minimum Fax), <em>Filosofia. Corso di sopravvivenza<\/em> (Ponte alle Grazie) e il recentissimo <a href=\"https:\/\/rizzoli.rizzolilibri.it\/libri\/le-cose-innominabili\/\"><em>Le cose innominabili<\/em><\/a> (Rizzoli, 2019), che parla proprio di Taranto, oggi, all&#8217;ombra della Fabbrica. Scrive su <em>Euronomade<\/em>, <em>Giap<\/em>, <em>Jacobin Italia<\/em>, <em>Il manifesto<\/em>, e cura il blog <a href=\"https:\/\/www.estense.com\/?cat=55987\"><em>L&#8217;inverno del nostro scontento<\/em><\/a> su Estense.com. Un estratto dell&#8217;articolo qui sopra \u00e8 uscito in anteprima <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/neanche-i-morti-sono-al-sicuro-a-taranto\/\">sul manifesto del 7 novembre 2019<\/a>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Girolamo De Michele * 1. 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