{"id":39663,"date":"2019-11-12T08:30:52","date_gmt":"2019-11-12T07:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=39663"},"modified":"2020-01-13T07:11:19","modified_gmt":"2020-01-13T06:11:19","slug":"colonia-di-rovegno-bufala-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala-2\/","title":{"rendered":"Un&#8217;altra bufala storica neofascista: la \u00abcolonia degli orrori\u00bb di Rovegno \/ Seconda puntata (di 2)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-39847\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/coloniarovegno.jpeg\" alt=\"\" width=\"1633\" height=\"1031\" \/><\/p>\n<p>di <strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong>*<\/p>\n<p>[<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala\/\">La prima puntata dell&#8217;inchiesta \u00e8 qui<\/a>.]<\/p>\n<p><strong>INDICE DELLA SECONDA PUNTATA<\/strong><\/p>\n<h5><strong>1. Quanti? Dove? Quando? Prima nota sul metodo<\/strong><br \/>\n<strong>2. I caduti a Rovegno e alla colonia<\/strong><br \/>\n<strong>3. Numeri e corpi: problemi di metodo<\/strong><br \/>\n<strong>4. Come ti gonfio il numero dei morti alla Colonia<\/strong><br \/>\n<strong>5. Come ti invento le torture alla \u00abColonia degli orrori\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>6. Come ti trasformo i partigiani cattolici in <em>belve comuniste<\/em><\/strong><br \/>\n<strong>7. Come ti invento l&#8217;esecuzione di \u00abcivili innocenti\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>8. Perch\u00e9 questa storia fa paura ai fascisti<\/strong><br \/>\n<strong>\u25a0 Post Scriptum<\/strong><br \/>\n<strong>\u25a0 Post Scriptum 2<\/strong><\/h5>\n<p><!--more--><\/p>\n<h4><b>1. Quanti? Dove? Quando? (Prima nota sul metodo)<\/b><\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/alborsi.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39859 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/alborsi.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"246\" \/><\/a>Per comprendere da dove venga il numero di \u00ab129 militari e civili aderenti alla RSI e 31 soldati germanici\u00bb indicati nella lapide posta sulla Colonia, abbiamo consultato i documenti presenti su Lorien e comparato i nomi con quelli dell\u2019<i>Elenco caduti Repubblica Sociale Italiana \u00abLivio Valentini\u00bb<\/i>, dell\u2019<i>Albo caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana <\/i>(edizione 2017) e<i> <\/i>dei <i>Caduti della RSI a Genova 1943-1946 <\/i>(Tipo-Lito F.S., Genova 1993) degli Amici di fra Ginepro,<i> <\/i>integrandoli con le informazioni trovate nella documentazione relativa alle esumazioni, alle sepolture e al riconoscimento dei corpi.<\/p>\n<p>Le informazioni frammentate, sparse tra pi\u00f9 elenchi, sono state unificate \u2013 scartando solamente i nomi indiscutibilmente doppi \u2013 e, nel caso di dati contrastanti, abbiamo ritenuto pi\u00f9 attendibili quelli maggiormente dettagliati.<\/p>\n<p>Una delle difficolt\u00e0 affrontate in questa fase di comparazione ha riguardato i nomi citati in modi differenti. Consideriamo due casi.<\/p>\n<p>Tra i \u00abnominativi non identificati\u00bb \u2013 cio\u00e8 nomi a cui non si sarebbe potuto attribuire una salma \u2013 presenti <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20180331134858\/http:\/\/www.aclorien.it\/colonia-di-rovegno-elenco-dei-caduti\/\">nell\u2019elenco di Lorien<\/a> c\u2019\u00e8 quello di <strong>Angelo Ommis<\/strong>, presentato come soldato fucilato a Rovegno il 21 o 22 marzo 1945. Questo nome non risulta nell\u2019<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105113411\/https:\/\/www.fondazionersi.org\/caduti\/AlboCaduti2018.pdf\"><i>Albo caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana<\/i><\/a>, edizione 2018, dove invece troviamo un nome assai simile: Angelo <strong>Onnis<\/strong>, membro delle Brigate Nere fucilato il 21 o 22 marzo 1945 a Rovegno, presente anch\u2019esso nell&#8217;elenco del sito, ma tra coloro il cui corpo \u00e8 stato riconosciuto.<\/p>\n<p>Probabilmente per un errore di trascrizione, dunque, lo stesso morto figura due volte.<\/p>\n<p>Altro caso \u00e8 quello di <strong>Giuseppe Gaeta<\/strong>, citato in diversi elenchi come uno dei fucilati il 21 o 22 marzo 1945. Nella <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105113559\/http:\/\/www.aclorien.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/1945-03-25-Comando-VI-zona-operativa.pdf\">sentenza di morte stilata dai partigiani<\/a> questo nome non appare, ma vi leggiamo il nome \u00abGiuseppe Caste\u00bb. Con ogni probabilit\u00e0 chi ha redatto l&#8217;elenco della sentenza ha compiuto un errore di interpretazione e copiatura e difatti nei documenti relativi a esumazioni e sepolture nel cimitero, il solo nome che appare \u00e8 quello di Giuseppe Gaeta. L\u2019<i>Albo caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana<\/i> e l&#8217;<i>Elenco caduti Repubblica Sociale Italiana \u00abLivio Valentini\u00bb<\/i> riportano Giuseppe Gaeta, mentre <i>I caduti della RSI a Genova 1943-1946<\/i> riporta sia Caste che Gaeta.<\/p>\n<p>Ancora una volta, lo stesso caduto figura come due persone diverse.<\/p>\n<p>Abbiamo visto pi\u00f9 volte quanto ci\u00f2 sia tipico di simili albi, invariabilmente raffazzonati e in larga parte inattendibili, si tratti di elenchi di caduti della RSI o di \u00abmartirologi\u00bb di presunti infoibati.<\/p>\n<h4><b>2. I caduti a Rovegno e alla Colonia<\/b><\/h4>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105113902\/http:\/\/www.aclorien.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/1946-04-18-CdR-Trasm-verbali.pdf\">verbale dei carabinieri del 18 aprile 1946<\/a> relativo alle esumazioni \u00e8 molto chiaro: 95 salme dissepolte da nove fosse site nei pressi della Colonia. \u00abLa causa della morte si presume sia stata per ferita da arma da fuoco ed avvenuta in varie epoche\u00bb. Il medesimo documento segnala che il 23 aprile 1946 si sarebbe provveduto a estrarre cadaveri \u00abdalle fosse rimaste\u00bb.<\/p>\n<p>Tre anni dopo, la gi\u00e0 citata <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/1949-03-17-Comune-Rovegno.pdf\">lettera del sindaco di Rovegno<\/a> del 17 marzo 1949 indicava in 122 i cadaveri rinvenuti nell\u2019intera area del Comune. Nella documentazione successiva la cifra \u00e8 riferita a questi corpi, ancora inumati nel Cimitero di Rovegno e in attesa che qualcuno ne reclami le spoglie. Cosa che effettivamente avviene, ed \u00e8 per via della tumulazione di corpi in altri cimiteri che nel corso degli anni le cifre calano. Essendo 122 il numero di salme pi\u00f9 alto rinvenuto in tutta la documentazione, e non risultando notizie di altri rinvenimenti di cadaveri negli anni successivi, \u00e8 plausibile ritenere che questo sia il numero totale di corpi effettivamente rinvenuti nell\u2019area del Comune di Rovegno. Di questi, a essere ritrovati negli immediati dintorni della Colonia furono almeno 95.<\/p>\n<p>Negli elenchi dei caduti della RSI si indica in 86 il numero dei caduti nell\u2019intera<br \/>\narea del comune di Rovegno. La cifra trova corrispondenza nei documenti relativi alle riesumazioni, che riportano 62 caduti di identit\u00e0 nota ritrovati nei pressi della Colonia e altri 24 caduti nell\u2019intero territorio comunale (62 + 24 = 86). In questa cifra rientrano repubblichini accertati ma anche, come vedremo successivamente, alcuni partigiani.<\/p>\n<p>Un po&#8217; di aritmetica, e ci scusiamo se potr\u00e0 sembrare un esercizio lugubre, ma la storia si ricostruisce anche cos\u00ec: se i corpi trovati in tutta Rovegno furono 122 e il totale di caduti di identit\u00e0 nota che risulta dall&#8217;analisi e comparazione degli albi \u00e8 86, se ne desume che i caduti a Rovegno di identit\u00e0 ignota o non riconosciuti come appartenenti all\u2019RSI siano 36 (122 &#8211; 86). E in effetti da una <a href=\"http:\/\/www.aclorien.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/1953-01-08-CdR-Salme-caduti-3.pdf\">lettera del sindaco dell&#8217;8 gennaio 1953<\/a> risulta che tra i cadaveri rinvenuti vi siano \u00abN.36 tedeschi sconosciuti\u00bb.<\/p>\n<p>[In realt\u00e0 sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di \u00abcadaveri con divise tedesche\u00bb, visto che molti di loro erano cittadini sovietici dell&#8217;Asia centrale catturati dai tedeschi e arruolati nella divisione \u00abTurkestan\u00bb, impiegata in Liguria nell&#8217;inverno 1944-1945 in azioni di rastrellamento particolarmente feroci.]<\/p>\n<p>I \u00ab36 tedeschi sconosciuti\u00bb di cui parla il sindaco nel 1953 trovano perfetta corrispondenza nel numero di corpi ignoti con abiti militari tedeschi o civili segnalati nei documenti delle esumazioni del 1946. Se albi e documentazione d\u2019epoca concordano nel riportare che i corpi trovati alla Colonia ai quali si pot\u00e9 attribuire un nome furono complessivamente 62, mentre quelli relativi a \u00abtedeschi\u00bb senza nome furono 36, se ne desume che in tutto i corpi ritrovati alla Colonia furono 98 (62 + 36).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-39870\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/rovegno3.jpeg\" alt=\"Colonia di Rovegno\" width=\"700\" height=\"483\" \/><\/p>\n<p>Poich\u00e9 nel gi\u00e0 citato verbale dei Carabinieri del 18 aprile 1946 \u00e8 riportato che alla Colonia furono ritrovati 95 corpi, si evince che alcuni corpi siano stati rinvenuti successivamente alla stesura del verbale, e che 98 sia dunque il numero totale di corpi rinvenuti nei pressi della Colonia.<\/p>\n<p>Dalla recensione delle fonti partigiane sappiamo che il comando della divisione<br \/>\ngaribaldina Cichero annunci\u00f2 pubblicamente due fucilazioni di massa di<br \/>\nnazifascisti: <a href=\"http:\/\/www.stampaclandestina.it\/wp-content\/uploads\/numeri\/104-IlPartigiano_Liguria_N13.pdf\">una a met\u00e0 febbraio 1945<\/a>, di 36* soldati e sottufficiali \u201cmongoli\u201d (cio\u00e8 turkmeni) e tedeschi; <a href=\"http:\/\/www.stampaclandestina.it\/wp-content\/uploads\/numeri\/159-IlPartigiano_1945_N14.pdf\">un&#8217;altra il 21 e 22 marzo 1945<\/a>, di 45 repubblichini, i cui nomi sono elencati in un documento firmato da Marzo (<strong>Giovanni Battista Canepa<\/strong>, il commissario politico della Cichero) e conservato dall\u2019amministrazione di Rovegno.<\/p>\n<p>[* Nota Bene: La documentazione relativa alla fucilazione di febbraio parla di <em>37<\/em> uomini ma quella relativa alle dissepolture ne indica 36. Non \u00e8 stato possibile stabilire in via definitiva se e dove vi sia stato un errore di trascrizione (un milite tedesco o turkmeno indicato come italiano o cos\u2019altro). Nelle nostre analisi abbiamo preferito la cifra di 36 poich\u00e9 \u00e8 quella che trova maggiori riscontri tra i vari documenti presi in esame. Risultasse in realt\u00e0 corretta la cifra 37, l\u2019eventuale errore sarebbe probabilmente dovuto a salme definite ignote in alcuni documenti e non pi\u00f9 tali in altre. In ogni caso l\u2019eventuale difformit\u00e0 non porterebbe ad aumentare il numero di caduti nel Comune di Rovegno, ma solo a modificarne l\u2019identificazione.]<\/p>\n<p>Dei 98 corpi rinvenuti alla Colonia, quindi, ben 81 (36 + 45) sono relativi a queste due sole fucilazioni. I restanti sono tutti segnalati come repubblichini, civili e partigiani caduti in diversi episodi tra il 27 agosto 1944 e il 30 aprile 1945.<\/p>\n<p>Tiriamo le somme: in tutta l\u2019area del Comune di Rovegno sono stati rinvenuti 122 corpi. Di questi, 98 furono ritrovati alla Colonia. Dei 98 ritrovati alla Colonia, 81 sono ascrivibili a due episodi di controrappresaglia e i restanti a episodi singoli.<\/p>\n<p>A questo punto, per\u00f2, vanno chiarite alcune questioni.<\/p>\n<h4><b>3. Numeri, identit\u00e0 e corpi: problemi di metodo<\/b><\/h4>\n<p>La documentazione sul ritrovamento delle salme, poich\u00e9 include anche militari stranieri e partigiani, fornisce ovviamente numeri pi\u00f9 alti rispetto a quelli forniti dagli albi, che invece trattano solo i caduti italiani di identit\u00e0 nota. Fondamentalmente gli albi elencano solo i repubblichini, ma pure qualche civile e qualche partigiano.<\/p>\n<p>Se dunque da un lato abbiamo elenchi di nomi e dall&#8217;altro il numero di corpi ritrovati, abbinare nomi e corpi non \u00e8 cos\u00ec semplice.<\/p>\n<p>Oltre a casi di salme la cui identit\u00e0 \u00e8 stata riconosciuta e accertata e a quelli di salme totalmente prive di identit\u00e0 (quasi sempre soldati dell\u2019esercito nazista), non mancano, e anzi sono numerosi, casi in cui, per esempio, si conoscono le identit\u00e0 di tutte le persone sepolte in una certa fossa, ma non si \u00e8 stati in grado di attribuire le identit\u00e0 note ai singoli corpi.<\/p>\n<p>Ad esempio, una situazione tipica che ci si trova ad affrontare nello studio comparato della documentazione e degli albi pu\u00f2 essere: fossa con dieci salme; informazione certa sul fatto che l\u00ec siano sepolte sette persone dai nomi noti; solo in un caso \u00e8 stato possibile abbinare il nome alla salma. Sappiamo che tra le nove salme restanti vi sono certamente tre perfetti sconosciuti e sei persone di cui conosciamo l\u2019identit\u00e0, ma \u00e8 impossibile capire chi sia chi. Questo avveniva gi\u00e0 nell&#8217;immediato dopoguerra, per l&#8217;assenza in loco di parenti che potessero fare il riconoscimento, o perch\u00e9 i corpi non presentavano alcun segno che permettesse di riconoscerne l&#8217;identit\u00e0.<\/p>\n<p>A complicare ulteriormente la situazione, la documentazione sulle salme prodotta in anni diversi pu\u00f2 fornire informazioni variabili: il numero di salme inumate pu\u00f2 aumentare o diminuire da un documento all&#8217;altro, se nel frattempo alcuni morti sono stati riconosciuti dalle famiglie e tumulati in un altro cimitero.<\/p>\n<p>Nella gi\u00e0 citata lettera del sindaco di Rovegno del 17 marzo 1949, ad esempio, viene indicata la cifra di 122 cadaveri rinvenuti e inumati nel cimitero di guerra del comune mentre la seconda lettera del sindaco, datata 8 gennaio 1953, abbassa il numero dei corpi inumati nel cimitero a 121 in tutto. Probabilmente nel frattempo uno di questi corpi era stato inumato altrove. Lo stesso documento, inoltre, segnala i gi\u00e0 citati 36 \u00abtedeschi\u00bb non riconosciuti, ma segnala pure la presenza di 14 <em>italiani<\/em> non riconosciuti.<\/p>\n<p>Qui va fatta attenzione: nel caso dei 36 in divisa tedesca il \u00abnon riconosciuti\u00bb va inteso nel senso di \u00abnon si ha nessuna idea di chi fossero\u00bb, mentre nel caso dei 14 italiani il senso \u00e8 diverso: il \u00abnon riconosciuti\u00bb va inteso nel senso di \u00abconosciamo i nomi ma non riusciamo ad attribuire ai corpi le singole identit\u00e0\u00bb. Il numero di nominativi noti presenti negli albi, infatti, combacia col numero di corpi privi di identit\u00e0, una volta esclusi tedeschi, turkmeni e i corpi riconosciuti.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le identit\u00e0 dei restanti caduti, 17 della Colonia e 24 nel resto del territorio di Rovegno, solo 10 nomi sono attribuibili con certezza a corpi trovati alla Colonia: Vincenzo Felice Baive, Adelindo Grazzini, Augusto Rocca, Carlo Baroni, Mario Luigi Bassi, Bianca Canavesi Ciucci, G.B. Garibaldo, Mauro Miele, Giovanni Senna, Angelo Candido Colotti. Per gli altri sette le fonti primarie non aiutano, ma negli albi troviamo proprio gli ultimi sette nomi segnalati come caduti della Colonia: Salvatore Buttacavoli, Giovanni Gallo, Dino Bartolomeo Montanari, Celeste Gianelli, Michelangelo Bizzozzero, Pierino Nodi, Serafino Fugazzi.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda i 24, se verifichiamo cosa scrivono gli albi, risultano: 2 bersaglieri, 13 appartenenti alle Brigate Nere, 3 GNR, 1 SS italiana, 5 partigiani.<\/p>\n<h4><strong>4. Come ti gonfio il numero dei morti alla Colonia<\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-39872 alignleft\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/inflator.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/>Possiamo affermare con ragionevole certezza che i numeri sulla lapide alla Colonia sono stati ottenuti conteggiando anche persone cadute in combattimento o giustiziate in luoghi ben distanti dalla Colonia, e che forse non vi entrarono mai.<\/p>\n<p>Nel territorio comunale di Rovegno, nel dopoguerra, vennero rinvenuti in tutto <strong>122 corpi<\/strong>: 24 in diverse zone del rovegnese e 98 alla Colonia.<\/p>\n<p>I 98 ritrovati alla Colonia si dividono in:<br \/>\n\u25a0 45 membri delle Brigate Nere fucilati il 21 e 22 marzo 1945, tra cui l&#8217;interprete Blase Leo (a volte riportato Biase o Baase);<br \/>\n\u25a0 36 turkmeni e tedeschi fucilati a febbraio;<br \/>\n\u25a017 caduti in diversi episodi.<\/p>\n<p>Dei 122 caduti abbiamo 86 nomi. In pratica, le uniche identit\u00e0 ignote sono quelle dei 36 turkmeni e tedeschi.<\/p>\n<p>Ecco i numeri accertati della vicenda. Nelle diverse narrazioni sulla \u00abColonia degli orrori\u00bb, tuttavia, questi e altri numeri vengono forniti in modi diversi, senza che sia possibile capire se e quanto ci\u00f2 avvenga per dolo o per sciatteria. Il risultato \u00e8 che le narrazioni della \u00abColonia degli orrori\u00bb condividono una giostra di numeri e cifre continuamente ricombinate e riproposte.<\/p>\n<p>Per esempio, altri <strong>39 caduti<\/strong> \u2013 secondo le autorit\u00e0 repubblichine si trattava di 13 militari RSI, 3 civili, 9 soldati tedeschi e 14 turkmeni; cfr. Santo Peli, <em>Storie di GAP, terrorismo urbano e resistenza<\/em>, Einaudi, Torino 2014, p. 175 \u2013 sono i fucilati a Cravasco di Campomorone, episodio citato nella prima parte di quest\u2019inchiesta, ma i neofascisti li considerano vittime della Colonia, perch\u00e9 prima di essere fucilati vi erano stati rinchiusi.<\/p>\n<p>Sommando questi 39 ai 122 si giunge al totale di 161, vicinissimo a quello di 160 indicato sulla lapide nella Colonia (129 + 31).<\/p>\n<p>Nella nostra analisi comparata &#8220;larga&#8221; di albi e documenti sulle esumazioni abbiamo calcolato un totale di <strong>169 fucilati<\/strong>. Si tratta di un&#8217;analisi comprendente non solo i caduti nel Comune di Rovegno, ma anche quelli relativi a episodi e luoghi del tutto diversi che per\u00f2, per motivi poco chiari oppure chiarissimi, in parte della pubblicistica neofascista e in alcuni \u00abalbi\u00bb vengono collegati alla Colonia. Nella cifra di 169 troviamo i 122 caduti a Rovegno gi\u00e0 accertati, pi\u00f9 i 39 turkmeni dell\u2019episodio di Campomorone e 8 altri nomi, perlopi\u00f9 di repubblichini caduti in comuni diversi da Rovegno.<\/p>\n<p>Per non parlare del fatto che, anche mettendo da parte l\u2019episodio di Campomorone, quando la lapide riporta inciso \u00ab129 militari e civili della Repubblica Sociale Italiana\u00bb, in quella cifra sono inseriti anche i 36 turkmeni e tedeschi fucilati alla Colonia nel febbraio del 1945.<\/p>\n<p>In <i>Fratricidio!<\/i> (p. 54) Viale segnala correttamente che 39 prigionieri della Colonia vennero portati a Cravasco di Campomorone dove vennero fucilati.<\/p>\n<p>La cosa curiosa \u00e8 che i<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=FKvIUVKg-eE!\">n un&#8217;intervista successiva<\/a> Viale afferma invece che i 39 sarebbero stati sepolti nei pressi della Colonia. Non \u00e8 molto chiaro se si sia confuso con i 36 (o 37) turkmeni e tedeschi fucilati alla Colonia a febbraio, o se stia dicendo che i 39 prelevati dalla Colonia in aprile e fucilati a Cravasco di Campomorone siano poi stati trasportati cadaveri alla Colonia e l\u00ec sepolti. Il che, nel contesto di quei giorni, suona parecchio implausibile: la distanza tra i due luoghi si copre in dodici-tredici ore a piedi, e persino oggi, in tempo di pace e con le condizioni di viabilit\u00e0 immensamente migliorate, ci vuole anche un&#8217;ora e mezza di auto.<\/p>\n<div id=\"attachment_39877\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.openstreetmap.org\/#map=10\/44.5645\/8.9017&amp;layers=C\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39877\" class=\"wp-image-39877\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Cravasco-Rovegno.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"345\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39877\" class=\"wp-caption-text\">Il tragitto da Cravasco di Campomorone a Rovegno su OpenStreetMap, clicca per vedere la mappa interattiva.<\/p><\/div>\n<p>Una cosa bizzarra \u00e8 che la narrazione neofascista della \u00abcolonia degli orrori\u00bb cita sempre la fucilazione dei 39 di Campomorone,\u00a0 pur senza scendere troppo nel dettaglio, mentre dei 37 effettivamente fucilati presso la Colonia a febbraio non si trova traccia. L&#8217;impressione \u00e8 che venga volutamente lasciato un margine di ambiguit\u00e0 tra l\u2019esecuzione di febbraio a Rovegno e quella di aprile a Campomorone, in modo da legare entrambe alla Colonia. Sembra proprio che i due episodi subiscano una sorta di \u00absostituzione con somma\u00bb: entrambe vengono conteggiate, ma di una non si parla, finendo per celare l&#8217;identit\u00e0 di quei 37 turkmeni e tedeschi, che finiscono sulla lapide come \u00abmilitari e civili della Repubblica Sociale Italiana\u00bb.<\/p>\n<p>I 122 caduti di Rovegno sulla lapide divengono 129 caduti della Colonia (ossia +7).<\/p>\n<p>I 39 di Campomorone diventano 31 \u00abmilitari tedeschi\u00bb (ossia -8).<\/p>\n<p>Altro elemento che potrebbe spiegare certe addizioni\/sottrazioni \u00e8 il fatto che, tra i caduti di Rovegno di identit\u00e0 nota, otto&#8230; sono partigiani.<\/p>\n<div id=\"attachment_39882\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/partigiani-spacciati-per-repubblichini.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39882\" class=\"wp-image-39882\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/partigiani-spacciati-per-repubblichini.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"254\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39882\" class=\"wp-caption-text\">Due partigiani della brigata Jori (divisione garibaldina Cichero) caduti in tutt&#8217;altre circostanze spacciati per repubblichini fucilati alla Colonia di Rovegno. Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p>Il gi\u00e0 citato sito neofascista, <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20180331134858\/http:\/\/www.aclorien.it\/colonia-di-rovegno-elenco-dei-caduti\/\">nel suo elenco<\/a>, fa passare per caduti repubblichini, inserendoli tra i \u00abnominativi non identificati\u00bb e affermando siano stati \u00abfucilati\u00bb rispettivamente il 24 e il 26 aprile 1945, <strong>Salvatore Buttacavoli<\/strong> e <strong>Luciano Galfetti<\/strong>. In realt\u00e0 sono due dei cinque partigiani della brigata \u00abJori\u00bb (divisione garibaldina Cichero) uccisi per errore dagli aerei americani <a href=\"http:\/\/www.altavaltrebbia.net\/la-resistenza-in-val-trebbia\/24-storie-della-resistenza\/3380-caduti-isola-di-rovegno.html\">il 24 aprile 1945 presso Isola di Rovegno.<\/a><\/p>\n<p>In una lettera alla madre di Galfetti, il comandante Bisagno ricord\u00f2 il giovane capo distaccamento con queste parole:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa sua morte ha colpito profondamente me e tutti i partigiani della nostra formazione e sicuramente Luciano non sar\u00e0 da noi dimenticato mai [&#8230;] Col suo comportamento era stato cos\u00ec di esempio ai suoi uomini, che era riuscito ad infondere in essi il timore di Dio ed a farne dei cristiani, dei partigiani e degli italiani, che le popolazioni di questi luoghi stimavano profondamente.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Mettere Galfetti e Buttacavoli tra i repubblichini fucilati a Rovegno \u00e8 dunque l&#8217;ennesima oscena bufala nella bufala.<\/p>\n<p>Altri due partigiani morti nelle stesse circostanze, <strong>Renato Florio<\/strong> e <strong>Pasquale De Martino<\/strong>, sono invece spacciati per partigiani fucilati dai propri compagni.<\/p>\n<h4><b>5. Come ti invento le torture alla \u00abColonia degli orrori\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>Nella narrazione neofascista la \u00abColonia degli orrori\u00bb tiene insieme episodi diversi avvenuti a decine e decine di chilometri di distanza tra loro, come l&#8217;episodio di Campomorone e le otto morti avvenute al di fuori dell&#8217;area di Rovegno. Perch\u00e9 l\u2019edificio-simbolo possa svolgere questa funzione deve essere narrato come teatro di crimini inenarrabili, non di semplici fucilazioni. Deve diventare una specie di Auschwitz dove i ruoli sono invertiti, con gli aguzzini fascisti e nazisti seviziati e torturati, alla merc\u00e9 della violenza ideologica dei partigiani comunisti, altrimenti la sceneggiatura non starebbe in piedi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39874\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/viale.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"150\" \/>In uno speciale in due puntate \u2013 <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=qPXZN00ndH0\">puntata 1<\/a> e <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=v1qjyUpi5nw\">puntata 2<\/a>\u00a0\u2013 della trasmissione <i>Terzo Grado, <\/i>trasmesso dall&#8217;emittente Sei Milano nel 2001, il conduttore <strong>Paolo Pisan\u00f2<\/strong> \u2013 fratello del pi\u00f9 noto Giorgio, ex-repubblichino, senatore MSI e autore di diversi libri narranti la versione fascista sulla guerra civile \u2013 intervista <strong>Carlo Viale<\/strong>. La Colonia, dice Viale, serv\u00ec \u00abcome base e purtroppo anche come annesso campo di concentramento\u00bb di prigionieri rastrellati \u00abcon tutto l\u2019iter <i>che si pu\u00f2 immaginare<\/i> a carico di detenuti di una fazione politica, in una guerra civile\u2026 Chi \u00e8 troppo giovane per avere memoria di quei tempi, <em>pu\u00f2 rifarsi tranquillamente alla memoria<\/em> delle pulizie etniche in Jugoslavia in tempi molto pi\u00f9 recenti\u00bb [corsivi nostri].<\/p>\n<p>Viale invita a <em>immaginare<\/em> ed evoca \u00abmarce della morte\u00bb come elemento di collegamento tra la Colonia e i nazifascisti caduti a Campomorone, localit\u00e0, come detto, a diverse decine di chilometri. \u00c8 con simili espedienti retorici che si cerca di instillare nell\u2019immaginario l\u2019equazione tra crimini nazisti e crimini partigiani.<\/p>\n<p>Ma quali prove ci sono che alla Colonia di Rovegno i prigionieri venissero torturati? Nessuna. Semplicemente, le torture sono date per scontate. Forse perch\u00e9 \u00e8 assodato che i nazifascisti ricorrevano sistematicamente alla tortura, oggi i loro eredi politici ritengono che i partigiani non potessero non fare lo stesso.<\/p>\n<p>Pansa, come al suo solito, non riporta fonti, mentre i siti neofascisti continuano a presentare sempre e soltanto una sola testimonianza, riferita nel solito <i>Fratricidio!<\/i> di Pietro Giulio Oddone e Carlo Viale. Si tratta della gi\u00e0 citata testimonianza di <strong>Anna Maria Grazzini<\/strong>, che dice di aver parlato con il responsabile del servizio di assistenza religiosa della VI Zona operativa della resistenza ligure.<\/p>\n<p>In tutta la VI Zona \u2013 entro il cui territorio ricadeva Rovegno e operavano le divisioni garibaldine Cichero e Pinan-Cichero \u2013 operavano ben 13 cappellani presenti nelle formazioni partigiane. A capo di questo servizio di assistenza religiosa vi era il parroco di Temossi di Borzonasca, <strong>Giacomo Sbarbaro<\/strong>, noto come \u00abDon Gigetto\u00bb, che abbiamo gi\u00e0 incontrato. Don Gigetto, dopo essersi dato alla macchia nell\u2019aprile 1944, aveva chiesto al vescovo di Chiavari di poter lasciare la propria parrocchia in quanto ricercato dai fascisti \u2013 in seguito sarebbero arrivati a mettere sulla sua testa una taglia di 100.000 lire \u2013 e di passare definitivamente al ruolo di cappellano delle formazioni partigiane. Il vescovo acconsent\u00ec e nomin\u00f2 un sostituto nella parrocchia rimasta vacante, riconoscendo in tal modo l\u2019istituzione dei cappellani militari delle formazioni partigiane (cfr. Giorgio Gimelli, <i>Cronache militari della Resistenza in Liguria<\/i>, cit., vol. 1, pp. 3771-373; vol. 3, p. 258).<\/p>\n<p>Cos\u00ec Oddone e Viale riferiscono il colloquio tra Anna Maria Grazzini e il sacerdote:<\/p>\n<p>\u00abA Genova, all\u2019Hotel Crespi, veniva ricevuta da Don Gigetto che indossava la divisa partigiana corredata da una croce sul petto ed un berretto ornato dalla falce ed il martello incrociati. La Grazzini, chiedeva come potevano conciliarsi quei due simboli contrastanti tra loro, il cappellano, rispondeva che, lui, poteva ritenersi un buon sacerdote e un buon comunista. Alla replica che, il sacerdozio, doveva essere estraneo al credo politico, Don Gigetto alzava la voce dicendo: &#8220;\u2026ragazzina, stai attenta perch\u00e9 fai la stessa fine di tuo fratello&#8221; A ci\u00f2 la Grazzini ebbe la certezza che il fratello non c\u2019era pi\u00f9. &#8220;Allora lo avete ammazzato?&#8221; fu la tragica domanda, le fu risposto, &#8220;\u2026tanto non li troverete mai, e non saprete mai dove sono, cani come loro non meritavano altra fine&#8221; [\u2026] Nel colloquio riportato, Don Gigetto, informava la sig.ra Grazzini, che i prigionieri della Colonia non erano stati rilasciati, perch\u00e9 non erano pi\u00f9 presentabili. Sino alla data della loro esecuzione, vennero nutriti con &#8220;un pugno di castagne secche al giorno&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>Innanzitutto viene da domandarsi perch\u00e9 si usi sempre e solo questa testimonianza. Dalla Colonia sono passate centinaia di persone: preti, partigiani comunisti e &#8220;apolitici&#8221;, civili e prigionieri. Molti prigionieri non furono uccisi, gli scambi erano assai frequenti, gli stessi Viale e Oddone scrivono che il padre del capitano Grazzini, vicefederale fascista di Genova, prov\u00f2 a organizzare uno scambio di prigionieri per far liberare il figlio. Scrivono anche che un padre cappuccino si rec\u00f2 a visitare il prigioniero riportando una sua lettera, e questo ci conferma che la colonia era tutt\u2019altro che un luogo misterioso e segreto, tant\u2019\u00e8 che un religioso venuto da Genova pot\u00e9 visitarla e tornare indietro.<\/p>\n<p>Inoltre di l\u00ec partivano i distaccamenti partigiani appena formati con nuove reclute, le quali magari erano gli stessi soldati di Sal\u00f2 che cambiavano fronte, come i 120 soldati e ufficiali della divisione \u00abMonte Rosa\u00bb che il 4 novembre 1944 passarono armi e bagagli alla resistenza (cfr. Sandro Antonini, <i>Io, Bisagno\u2026<\/i>, cit., pp.74-78). Eppure nessuno ha lasciato testimonianze di torture o maltrattamenti.<\/p>\n<p>L&#8217;unica &#8220;prova&#8221; \u00e8 dunque una testimonianza indiretta, l\u2019ammissione di Don Gigetto alla Grazzini. Un racconto che, come stiamo per vedere, risulta ben poco attendibile.<\/p>\n<h4><strong>6. Come ti trasformo i partigiani cattolici in <em>belve comuniste<\/em><\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39894\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/mostrorosso.jpeg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"278\" \/>Perch\u00e9 il sacerdote avrebbe dovuto minacciare la Grazzini, visto che lei aveva ricevuto una lettera dal comando della Pinan-Cichero che la autorizzava a chiedere la restituzione della salma del fratello?<\/p>\n<p>Quanto al fatto che i prigionieri fossero nutriti \u00abcon un pugno di castagne secche al giorno\u00bb, \u00e8 credibile, ma, visto il contesto, tutt\u2019altro che indice di particolare crudelt\u00e0 nel trattamento dei prigionieri. Probabilmente il particolare poteva colpire una benestante, com\u2019era la figlia del gerarca Grazzini, ma un pugno di castagne o un po\u2019 di castagnaccio erano stati per mesi \u2013 soprattutto nell\u2019inverno 1943-1944 \u2013 l\u2019unico vitto dei partigiani della divisione Cichero (\u00abPer sei mesi i partigiani di Cichero vissero di castagne e farina di castagne\u00bb, Paolo Emilio Taviani, <i>Pittaluga Racconta<\/i>, cit., p. 25).<\/p>\n<p>Non che abitualmente, sempre secondo Taviani, i contadini di quelle montagne mangiassero molto di pi\u00f9 o molto meglio. E neppure gli operai della citt\u00e0, i cui figli capitava si sentissero dire \u00abvai un po&#8217; fuori e arrangiati\u00bb, quando in casa non c\u2019era da mangiare (<a href=\"https:\/\/www.netpoetry.it\/intervista-alla-partigiana-angela-berpi-marietta-div-iori-vi-zona-liguria\/\">Lettera di Angela Berpi<\/a>, partigiana Marietta, a Manlio Calegari 28 maggio 1987).<\/p>\n<p>Certo, nella primavera del 1945 il vitto dei partigiani era migliorato grazie ai lanci alleati, ma avevano preferito dividerlo con la popolazione civile che li aveva sostenuti, come scrive Taviani.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi un particolare che toglie credibilit\u00e0 a quanto riferito: Don Gigetto nel colloquio narrato dalla Grazzini \u2013 secondo Oddone e Viale naturalmente \u2013 parla di s\u00e9 stesso come di un \u00abbuon comunista\u00bb e sfoggia un berretto con tanto di falce e martello. Ora, la cosa appare in netto contrasto con tutto ci\u00f2 che sappiamo di lui.<\/p>\n<p>La VI Zona ligure aveva visto l&#8217;azione soprattutto di brigate garibaldine, come le divisioni Cichero e Pinan-Cichero, ma non si trattava di una resistenza <i>tout court <\/i>comunista. Il fazzoletto rosso era inteso come un richiamo alla tradizione garibaldina, non come un riferimento politico-ideologico. Senza dubbio l\u2019organizzazione logistica era garantita dalla struttura clandestina del PCI, che contava molti aderenti nelle formazioni e di fatto aveva monopolizzato i posti da commissario politico, cos\u00ec come era egemone nel comando di Zona. Ma all&#8217;interno della Cichero e della Pinan-Cichero avevano ruoli chiave tantissimi resistenti che comunisti non erano affatto. I comandanti delle due divisioni, Bisagno (<strong>Aldo Gastaldi<\/strong>) e Scrivia (<strong>Aurelio Ferrando<\/strong>), cos\u00ec come la maggioranza dei comandanti delle brigate che le componevano, erano &#8220;apolitici&#8221;, anzi spesso in polemica con i comunisti; solo la brigata Coduri aveva sia il comandante che il commissario politico tesserati del PCI (cfr. Sandro Antonini, <i>Io, Bisagno\u2026<\/i>, cit., pp. 74-78).<\/p>\n<p>In quel contesto lo sfoggio di simboli o il canto di inni &#8220;di partito&#8221;, cos\u00ec come la troppo palese propaganda pro o contro un\u2019opzione politica e sociale, dava luogo a una complessa serie di recriminazioni e polemiche che hanno lasciato traccia sia nei documenti del tempo che nella memorialistica partigiana. Ad esempio nel dicembre 1944 il cattolico e &#8220;apolitico&#8221; comandante Bisagno arriv\u00f2 a proibire in una circolare (poi ritirata) proprio l\u2019esposizione di simboli e il canto di inni di partito (cfr. Giorgio Gimelli,<i> Cronache militari della Resistenza in <\/i><i>Liguria<\/i>, cit., vol. 2, p. 475). La militante comunista Marietta (<strong>Angela Berpi<\/strong>), in <a href=\"https:\/\/www.netpoetry.it\/intervista-alla-partigiana-angela-berpi-marietta-div-iori-vi-zona-liguria\/\">un\u2019intervista rilasciata a Manlio Calegari<\/a> il 13 maggio 1987\u00a0 si lamenter\u00e0 del fatto che i comandanti come Bisagno e Scrivia non permettessero di cantare <i>Bandiera Rossa<\/i> nelle formazioni.<\/p>\n<p>Proprio Marietta venne duramente criticata da Don Gigetto per aver fatto propaganda \u00abdi partito\u00bb (cfr. Sandro Antonini, <i>Io, Bisagno\u2026<\/i>, cit., p. 171). Il sacerdote era in montagna con il permesso del vescovo ed era a capo dei cappellani delle formazioni: di fatto era un alleato nella lotta comune, ma al contempo un \u00abconcorrente ideologico\u00bb dei commissari politici e dei propagandisti del PCI, i quali lo vedevano come uno degli ostacoli alla loro egemonia sulle formazioni. In sostanza tutte le altre testimonianze e documenti noti su di lui fanno pensare che non si sarebbe mai definito comunista.<\/p>\n<div id=\"attachment_39866\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39866\" class=\"size-full wp-image-39866\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/preghiera_partigiani.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"538\" \/><p id=\"caption-attachment-39866\" class=\"wp-caption-text\">La \u00abpreghiera del partigiano\u00bb scritta da don Gigetto per la Pasqua 1945.<\/p><\/div>\n<p>Nel libro di Oddone e Viale, proprio il tentativo di rimuovere la partecipazione cattolica alla resistenza o di darne l\u2019immagine di una marionetta nelle mani dei comunisti segnala quelle che sono palesi invenzioni, solitamente collegate all\u2019accusa di torture sui prigionieri. Ad esempio, secondo non meglio specificati \u00abtestimoni oculari\u00bb<\/p>\n<p>\u00abi prigionieri vennero condotti a piedi alla Colonia, e sia il capitano Grazzini che il ten. col. Gianelli, furono caricati di una croce e costretti a trascinarla lungo tutta la strada, insultati, picchiati e sputacchiati ad ogni sosta dai contadini chia<span style=\"color: #2c3e50;\">mati dagli aguzzini a quell\u2019opera\u00bb.<\/span><\/p>\n<p>Imporre al nemico catturato di portare una croce avrebbe significato regalargli una simbologia religiosa che invece gli si voleva togliere e fare propria, e su questo erano d\u2019accordo tutti i resistenti, sia cattolici che comunisti. \u00abChe cosa importava aver messo Cristo nelle scuole [come aveva fatto il regime con il concordato] se lo si toglieva dalle coscienze?\u00bb troviamo scritto nell\u2019articolo <i>L\u2019incontro <\/i>che compare nel numero 9 (10 ottobre 1944) del giornale clandestino della VI Zona \u00abIl Partigiano\u00bb. \u00abBisogna far comprendere agli uomini che la bestemmia \u00e8, per chi crede, un\u2019abiezione, e, per chi non crede, un\u2019inutilit\u00e0 stupida; e che in ogni caso \u00e8 un simbolo di pervertimento\u00bb, scrisse in una circolare del 25 ottobre 1944 (cfr. Giorgio Gimelli,<i> Cronache militari della Resistenza in <\/i><i>Liguria<\/i>, cit., vol. 3, pp. 176-177) il commissario politico della divisione Cichero, il militante comunista ed ex-combattente internazionalista di Spagna Marzo (Giovanni Battista Canepa), lo stesso che il 25 marzo 1945 firm\u00f2 <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105113559\/http:\/\/www.aclorien.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/1945-03-25-Comando-VI-zona-operativa.pdf\">il verbale dell\u2019avvenuta esecuzione<\/a> di 45 nazifascisti giustiziati presso la colonia il 21 e 22 marzo 1945.<\/p>\n<p>In quell\u2019occasione non solo elenca uno per uno tutti i nomi in modo da poter dare un\u2019identit\u00e0 alle salme dopo la guerra, ma ci tiene a precisare che \u00abpresente il cappellano militare \u00e8 stata eseguita la sentenza di morte\u00bb, ergo i fucilati sono stati prima sommariamente giudicati e hanno ricevuto i conforti religiosi, che invece secondo i partigiani erano negati dai nazifascisti ai propri fucilati.<\/p>\n<p>Che poi i contadini dei dintorni avessero una gran voglia di insultare, picchiare e prendere a scaracchi le Brigate Nere appare credibile, ma che i partigiani glielo lasciassero fare o li incitassero a farlo \u00e8 un altro discorso. Nella sua relazione del 18 febbraio 1945 al CLN il comandante della VI Zona Miro (<strong>Anton Ukmar<\/strong>) afferm\u00f2 che tutte le condanne a morte erano eseguite previo giudizio del tribunale di Zona e di aver fatto punire un partigiano che aveva bastonato un prigioniero (cfr. Giorgio Gimelli,<i> Cronache militari della Resistenza in <\/i><i>Liguria<\/i>, cit., vol. 2, p. 499).<\/p>\n<p>Naturalmente \u00e8 possibile che non tutte le formazioni si siano attenute a questo codice di condotta con i prigionieri catturati, ovvero \u00e8 possibile che a caldo, subito dopo la fine di un combattimento, i partigiani di un distaccamento abbiano ucciso sul posto dei nemici che si erano arresi o li abbiano percossi. Ma non ci sono prove per sostenere che la Colonia di Rovegno sia stato un luogo dove i prigionieri nazifascisti venivano abitualmente torturati e percossi. Anche <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/Verbali_Rovegno_1946.zip\">i verbali di rinvenimento delle salme<\/a> parlano semplicemente di \u00abmorte in seguito a ferite d\u2019arma da fuoco\u00bb. Certo, sono documenti assai sbrigativi, ma non segnalano le mutilazioni o le mani legate col filo spinato che invece Oddone e Viale raccontano.<\/p>\n<h4><b>7. Come ti invento l&#8217;esecuzione di \u00abcivili innocenti\u00bb<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_39892\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39892\" class=\"wp-image-39892\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/brigatenere.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"190\" \/><p id=\"caption-attachment-39892\" class=\"wp-caption-text\">I \u00abcivili\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>Nella trasmissione <i>Terzo Grado <\/i>Viale afferma che le persone fucilate alla Colonia erano state<\/p>\n<p>\u00abprelevate in mille maniere, dal povero milite che andava in licenza al milite che prestava servizio in un piccolo presidio. Prelevate la notte nelle abitazioni civili. Non si risparmiavano le donne, non si risparmiavano gli anziani, non si risparmiavano i ragazzi. Tutti \u2013 dopo marce di, a volte, decine di chilometri lungo le montagne, marce che spesso erano accompagnate da sevizie, da percosse \u2013 venivano condotti qua\u00bb.<\/p>\n<p>Anche <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105124442\/http:\/\/www.aclorien.it\/colonia-di-rovegno-la-storia\/\">secondo il sito <em>Lorien<\/em><\/a> erano comuni le uccisioni di civili e quella dei partigiani era una violenza sostanzialmente indiscriminata e spiegabile solo con \u00abl\u2019odio comunista\u00bb:<\/p>\n<p>\u00abla ormai \u201cex colonia\u201d divenne un terribile luogo di detenzione e tortura per i civili sfollati in zona, quelli benestanti, i quali rappresentavano un ghiotto boccone per i partigiani ma soprattutto per i militari e civili aderenti alla Repubblica Sociale Italiana e anche per i soldati tedeschi catturati dai partigiani\u00bb.<\/p>\n<p>Se per\u00f2 guardiamo l\u2019elenco dei caduti presente sul sito vi \u00e8 un\u2019unica donna: <strong>Bianca Canavesio Ciucci<\/strong>. Nel dattiloscritto redatto dal comune di Rovegno nel 1948, che elenca le 114 sepolture nel cimitero militare del paese, oltre a lei compare solo un\u2019altra \u00abdonna sconosciuta\u00bb. Si pu\u00f2 ipotizzare che si tratti di tale Rosy, una spia delle SS che si sa esser stata detenuta e giustiziata dai partigiani nell&#8217;estate 1944 (cfr. Giorgio Gimelli,<i> Cronache militari della Resistenza in <\/i><i>Liguria<\/i>, cit., vol. 1, pp. 381-382 e la gi\u00e0 citata testimonianza di Angela Berpi contenuta nello scritto a Manlio Calegari del 3 giugno 1987).<\/p>\n<p>Nell\u2019elenco di Lorien le persone pi\u00f9 giovani tra quelle elencate come \u00abvittime della colonia\u00bb sono i sedicenni Armando Raciti (che secondo <i>I caduti della RSI a Genova<\/i> \u00e8 tumulato nella Cripta dei Caduti delle incursioni aeree del cimitero di Staglieno), Stefano Raffaghello e Martino Bianchi; di poco pi\u00f9 grandi i diciassettenni Carlo Laiolo, Alfredo Vagaggini e Angelo Viola, tutti nati nel 1928 (ma i primi tre dovevano ancora compiere 17 anni), tutti arruolati nella Brigata Nera di Alessandria e tutti fucilati il 4 aprile 1945 a Cravasco di Campomorone.<\/p>\n<p>I civili elencati da Lorien sono solo cinque: Lazzaro Buzzo, Bianca Canavesio Ciucci, Pierino Nodi, Luigi Raffo, Augusto Rocca. Ma l\u2019<i>Albo caduti e dispersi della Repubblica Sociale Italiana<\/i>, edizione 2018, riporta che Pierino Nodi era un bersagliere dell\u2019esercito repubblichino e Luigi Raffo un milite delle Brigate Nere, come pure Lazzaro Buzzo.<\/p>\n<p>Sulla stessa fonte, accanto al nome di Bianca Maria Ciucci Canavesio compare la sigla \u00abOND\u00bb, cio\u00e8 Opera Nazionale Dopolavoro, e Augusto Rocca come magistrato. Appare probabile che fossero s\u00ec civili, ma con incarichi all&#8217;interno delle strutture del regime fascista.<\/p>\n<p>Tra i 18 \u00abnominativi non identificati\u00bb \u2013 tra cui abbiamo gi\u00e0 visto esserci due partigiani spacciati per repubblichini \u2013 vi sono sei persone: Giuseppe Costo, Marziano Ganetto, Angelo Lenzi, Dino Bartolomeo Montanaro (o Montanari), Raffaele Pierucci e Silvio Sarocco, sulle quali il sito non d\u00e0 indicazioni. Ganetto e Lenzi compaiono nell\u2019<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105113559\/http:\/\/www.aclorien.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/1945-03-25-Comando-VI-zona-operativa.pdf\">elenco dei brigatisti neri<\/a> fucilati il 21 e 22 marzo 1945 firmato da Marzo, e siccome nell\u2019elenco di Lorien compare come fucilato in quella data anche Costo \u00e8 possibile che sia una ripetizione del nome di Giuseppe Caste (che, come si \u00e8 visto, \u00e8 in realt\u00e0 Giuseppe Gaeta).<\/p>\n<p>Nella lettera del sindaco di Rovegno al ministero della difesa del 1953 Dino Montanaro \u00e8 indicato tra i \u00abriconosciuti della RSI\u00bb, Raffaele Pierucci \u00e8 invece elencato come partigiano morto durante un attacco al Battaglione Aosta, mentre Sarocco Silvio compare come un partigiano morto in combattimento.<\/p>\n<p>Il motivo di questa confusione \u00e8 facilmente intuibile: sia alcuni partigiani che alcuni brigatisti sono stati sepolti in abiti civili, tant\u2019\u00e8 che sono indicati come tali anche nella lettera del sindaco di Rovegno del 1953, ma attraverso gli atti di morte del 1945 e gli albi dei caduti RSI possiamo ricostruire chi fossero queste persone.<\/p>\n<p>Sempre nei pressi della colonia sono stati sepolte anche quattro persone che abbiamo nominato in precedenza: Mauro Miele, Giovanni Senna, Angelo Candido Colotti, Serafino Fugazzi. Anche tra loro non vi sono civili: i primi due, come emerge da <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105125212\/http:\/\/www.aclorien.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/1946-xx-xx-CdR-Salme-riconosciute_3.pdf\">un elenco di salme riconosciute nel 1946<\/a>, erano rispettivamente un bersagliere della RSI, un brigatista nero, e due partigiani, il primo fucilato dai tedeschi e il secondo ucciso in combattimento, come attesta il <a href=\"http:\/\/www.aclorien.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/1945-10-02-CdR-Ricezione-atti-di-morte-03.pdf\">documento di ricezione degli atti di morte del 1945<\/a>.<\/p>\n<p>Dunque i civili effettivamente fucilati nel comune di Rovegno dai partigiani sono stati due: Bianca Maria Ciucci Canavesio e Augusto Rocca, di cui abbiamo gi\u00e0 parlato. Altri tre secondo le autorit\u00e0 dell\u2019RSI sarebbero stati fucilati a Cravasco di Campomorone ma dagli Albi dei caduti risultano come militari, e quindi \u00e8 probabile che siano stati fucilati in abiti civili.<\/p>\n<p>In ogni caso \u00e8 chiaro che la Colonia non fu il luogo di indiscriminate uccisioni di innocenti civili che raccontano i neofascisti, soprattutto tenendo conto che nell\u2019estate 1944 la resistenza controllava un territorio a cavallo tra le provincie di Genova, Piacenza e Alessandria abitato da 150.000 persone (cfr. Paolo Sajia, <i>Le repubbliche partigiane in Liguria<\/i>, in <i>Le repubbliche partigiane. Esperienze di autogoverno democratico<\/i>, a cura di Carlo Vallauri, Laterza, Roma-Bari 2013, pp. 283-292).<\/p>\n<p>Anche nei confronti dei militari della RSI la violenza partigiana non sembra essere stata indiscriminata. Lo stesso elenco di Lorien riporta che tra i fucilati i cui corpi sono stati identificati vi sono 57 brigatisti neri, 10 bersaglieri volontari, 2 militi della Guardia Nazionale Repubblicana (GNR), 2 alpini della divisione \u00abMonte Rosa\u00bb (di cui uno caduto in combattimento) e l\u2019interprete (probabilmente al seguito dei Turkmeni) Blase Leo.<\/p>\n<p>In sostanza gli unici uccisi tra i militari di Sal\u00f2, che erano tali perch\u00e9 sottoposti agli obblighi di leva, sono i due alpini della \u00abMonte Rosa\u00bb, tutti gli altri sono persone che avevano deliberatamente scelto \u2013 come \u00e8 chiaro dal reparto di cui erano parte \u2013 di combattere la guerra al fianco dei nazisti. Anzi, i 57 delle Brigate Nere avevano scelto di combatterla nel modo peggiore, cio\u00e8 entrando nella milizia del Partito Fascista Repubblicano (PFR) incaricata di esecuzioni, torture, rastrellamenti e violenze sui civili.<\/p>\n<p>Anche dal nostro lavoro sugli albi emergono dati simili: le vittime delle esecuzioni operate dai partigiani sono quasi esclusivamente truppe volontarie o brigatisti neri. La cosa sembra confermare quanto scrivevano i partigiani, ovvero che prima di fucilare i prigionieri li sottoponevano a un processo sommario, e che distinguevano gli autentici fascisti da coloro che essi utilizzavano come carne da cannone.<\/p>\n<p>Anche in questo caso la ragione \u00e8 facilmente spiegabile. Secondo il generale Graziani, che comandava le truppe di Sal\u00f2, nell\u2019agosto 1944, tra le sue truppe vi era un 10-15% di diserzioni, mentre per i tedeschi la percentuale saliva addirittura al 25%. Nella divisione alpina \u00abMonte Rosa\u00bb dell\u2019esercito di Sal\u00f2, stanziata proprio in Liguria dopo un periodo di addestramento in Germania, le diserzioni furono cos\u00ec numerose che l\u2019organico pass\u00f2 da 19.000 a 8.000 uomini (cfr. Santo Peli, <i>La resistenza in Italia<\/i>, Einaudi, Torino 2004, p. 100). E questo nonostante i disertori catturati dai nazifascisti venissero messi al muro senza piet\u00e0, come <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=5971&amp;lang=en\">i cinque alpini fucilati il 19 agosto 1944 a Rio delle Vallette<\/a>, nei pressi di Sestri Levante. Addirittura, il 4 novembre 1944 fu un intero battaglione, il \u00abVestone\u00bb, a disertare sotto la guida del proprio comandante, il maggiore Paroldo, che si un\u00ec ai partigiani della Cichero con 120 dei suoi uomini (cfr. Sandro Antonini, <i>Io, Bisagno\u2026<\/i>, cit., pp. 74-78).<\/p>\n<p>Insomma, le esecuzioni operate dai partigiani confermano un dato molto semplice: la stragrande maggioranza delle persone, fossero civili, partigiani \u2013 che spesso erano divenuti tali per sottrarsi alla leva obbligatoria di Sal\u00f2 \u2013 o soldati costretti a vestire la divisa dell\u2019esercito repubblichino, non ne poteva pi\u00f9 dei fascisti e della loro guerra. Le fucilazioni operate dalla resistenza rientrano in questo contesto e si configurano come una risposta alla violenza messa in atto dai nazifascisti.<\/p>\n<h4><b>8. Perch\u00e9 questa storia fa paura ai fascisti<\/b><\/h4>\n<p>La narrazione neofascista sulla Colonia di Rovegno \u00e8 riuscita a entrare nel mainstream<i> <\/i>grazie ai libri di Pansa e a infiltrarsi in forma edulcorata\u00a0 \u2013 \u00abc\u2019erano buoni e cattivi da entrambe le parti\u00bb \u2013 anche <a href=\"https:\/\/www.luoghimisteriosi.it\/liguria\/rovegno.html\">tra i cultori del paranormale e del \u00abmistero\u00bb<\/a>, fino ad arrivare ai veri e propri <i>freak <\/i>dell\u2019occulto come i \u00abcacciatori di fantasmi\u00bb dello \u00abstaff di Horror Stab\u00bb, i quali hanno deciso di cercare presenze soprannaturali all\u2019interno della Colonia con grande sprezzo del pericolo e dei fatti storici \u2013 \u00abqui \u00e8 avvenuto un genocidio\u00bb \u2013, oltre che <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=tbi6g58nqrM\">del senso del ridicolo<\/a>.<\/p>\n<p>Il risultato ottenuto dalla narrazione neofascista della Colonia \u00e8 in primo luogo l\u2019<i>horrorification<\/i> di un edificio: a forza di narrarla genericamente al pari di una sorta di lager nazista di segno opposto, col tempo si radica il dubbio che forse qualcosa di brutto dev\u2019esservi davvero successo. Questo perch\u00e9 chi ascolta una narrazione in buona fede di solito parte dal principio che ci\u00f2 che gli viene raccontato debba avere un nocciolo di verit\u00e0, specie se chi la narra si spende tanto affinch\u00e9 questa narrazione sia riconosciuta come veritiera. Si confonde, insomma, lo sforzo del narratore con la sua affidabilit\u00e0.<\/p>\n<p>In secondo luogo la narrazione della Colonia contribuisce a portare lo stesso meccanismo su scala pi\u00f9 ampia, ossia a ingigantire a dismisura le cosiddette \u00abviolenze partigiane\u00bb con lo scopo di renderle apparentemente paragonabili a quelle nazifasciste e diffondere un immaginario mainstream in cui i nazifascisti combatterono solo contro i comunisti e le violenze di entrambe le fazioni si eguagliavano \u00abperch\u00e9 era la guerra\u00bb, una sorta di \u00abtana libera tutti\u00bb.<\/p>\n<p>La costruzione narrativa della \u00abcolonia degli orrori\u00bb come luogo in cui avvennero\u00a0 \u00abatrocit\u00e0 partigiane\u00bb serve a nascondere una cosa molto semplice: i fascisti, i loro alleati nazisti e i mercenari turkmeni <em>le hanno prese<\/em>.<\/p>\n<div id=\"attachment_39860\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39860\" class=\"wp-image-39860\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/25aprile1945Genova.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"490\" \/><p id=\"caption-attachment-39860\" class=\"wp-caption-text\">Chiavari, 25 aprile 1945.<\/p><\/div>\n<p>Ebbene s\u00ec. Un movimento partigiano efficiente e composito, seppure a tratti litigioso, fatto di testardi militanti comunisti ancora in piedi dopo vent\u2019anni di persecuzione; di giovani ex-ufficiali assolutamente digiuni di politica ma decisi a non chinare la testa; di coriacei preti di montagna; di staffette e infermiere capaci di farsi valere anche a discapito del sessismo dei propri compagni di lotta e soprattutto di tanti ragazzi e ragazze semplicemente stanchi della fame, della guerra e della dittatura, per pi\u00f9 di un anno ha tenuto in scacco i nazifascisti, ha liberato un\u2019area vastissima a cavallo di tre regioni, \u00e8 sopravvissuto ai rastrellamenti, alle rappresaglie e alle torture e infine \u00e8 riuscito a passare al contrattacco, a uccidere, catturare o mettere in fuga centinaia e centinaia di \u00absuperuomini\u00bb nazifascisti. Fino ad arrivare alla resa dei conti finale, all\u2019insurrezione di Genova, decisa dal CLN nella serata del 23 aprile e iniziata poche ore dopo, quando le truppe americane erano ancora a sud di La Spezia.<\/p>\n<p>La sera del 25 alle 19:30 il generale tedesco <strong>G\u00fcnter Meinhold<\/strong> firm\u00f2 la resa delle sue truppe nelle mani dei delegati del CLN. Reparti di fascisti e nazisti fanatici continuarono a combattere anche il giorno successivo. Il comandante tedesco della batteria di artiglieria di monte Moro minacci\u00f2 di bombardare la citt\u00e0 se gli insorti non avessero permesso alle truppe nazifasciste di ritirarsi in buon ordine; il CLN rispose che al primo colpo di cannone tutti i prigionieri tedeschi gi\u00e0 nelle loro mani sarebbero stati passati per le armi. L&#8217;ufficiale nazista prefer\u00ec lasciare in silenzio la sua artiglieria, restandosene con i suoi uomini nella propria postazione sino al 30 aprile, quando si arrese agli americani (cfr. Giorgio Gimelli,<i> Cronache militari della Resistenza in <\/i><i>Liguria<\/i>, cit., vol. 2, pp. 892-893).<\/p>\n<p>La minaccia della controrappresaglia continuava a rivelarsi efficace, perch\u00e9 i nazifascisti sapevano bene che era da prendere sul serio, come avevano imparato con le dure lezioni alla Colonia di Rovegno e a Cravasco di Campomorone.<\/p>\n<p>Alla forza della resistenza e al successo della pratica della controrappresaglia si pu\u00f2 attribuire anche buona parte del merito per l\u2019assenza nelle province di Genova e di Alessandria delle stragi di civili e delle fucilazioni di ostaggi che insanguinarono buona parte della penisola durante la ritirata dei nazisti. Come si pu\u00f2 vedere dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/\">Atlante on line delle stragi nazifasciste<\/a>, le ultime fucilazioni in queste due province riguardarono quasi solo pochi partigiani catturati nel corso degli ultimi combattimenti e subito uccisi, praticamente sul posto.<\/p>\n<div id=\"attachment_39898\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=228\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39898\" class=\"size-full wp-image-39898\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/rapallo_aprile_1945.png\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"440\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39898\" class=\"wp-caption-text\">Nell&#8217;aprile 1945 la provincia di Genova conobbe una sola strage nazifascista, quella del Muraglione di Rapallo (clicca sull&#8217;immagine per i dettagli), e non si tratt\u00f2 di una rappresaglia su civili n\u00e9 di una fucilazione di ostaggi: tredici partigiani furono catturati in battaglia e subito fucilati.<br \/>L&#8217;assenza nel genovese di rappresaglie e massacri di civili compiuti dai nazifascisti durante la ritirata ha plausibilmente tra le proprie concause l&#8217;efficacia delle controrappresaglie, in nessun&#8217;altra zona portate avanti dai partigiani con altrettanta risolutezza. <br \/>Nelle stesse settimane, nel resto del Nord Italia le cose andarono molto diversamente: in Piemonte avvennero 36 stragi nazifasciste, per un totale di 190 vittime; in Lombardia 65 stragi, 213 vittime; in Trentino e Alto Adige 35 stragi, 158 vittime; in Emilia-Romagna 50 stragi, 182 vittime; in Veneto 150 stragi, 840 vittime; nel territorio corrispondente all&#8217;attuale regione Friuli-Venezia Giulia 30 stragi, 241 vittime. (Dati: Atlante delle Stragi Naziste e Fasciste in Italia, ricerca avanzata regione per regione, tipologie \u00abrappresaglia\u00bb e \u00abritirata\u00bb, periodo aprile-maggio 1945).<\/p><\/div>\n<p>I fatti mostrano che si pu\u00f2 quindi dare una valutazione positiva dell\u2019efficacia strategica della pratica della controrappresaglia in merito al suo ruolo di deterrenza nei confronti della violenza nazifascista. Chi dice \u00abnel marzo e nell\u2019aprile 1945 la guerra era praticamente finita, che bisogno c\u2019era di fucilare ancora?\u00bb non sa \u2013 o finge di non sapere \u2013 che gli ultimissimi giorni della guerra, compresi quelli successivi alla firma della resa delle truppe tedesche in Italia, videro un picco di uccisioni da parte dei nazifascisti.<\/p>\n<p>Per fare un esempio, in una zona come il Trentino\/Alto Adige-S\u00fcdtirol, dove la resistenza era debolissima, zona che venne attraversata da quasi tutti i reparti tedeschi che riuscirono a ritirarsi oltre le Alpi, la maggior parte delle uccisioni avvenne proprio in quegli ultimissimi giorni (cfr. Lorenzo Gardumi, <i>All\u2019ombra della svastica: la resistenza nella zona d\u2019operazione delle Prealpi: Belluno, Bolzano, Trento 1943-1945<\/i>, Fondazione Museo storico del Trentino, Trento 2015).<\/p>\n<p>Appare quindi sensata e volta alla tutela di resistenti e civili la scelta di mostrare la propria capacit\u00e0 di rispondere a ogni rappresaglia con una controrappresaglia.<\/p>\n<p>Questo naturalmente non elimina problematiche etiche o il senso di orrore connesso con un tale genere di azione. Non si pu\u00f2 infatti edulcorare la violenza atroce contenuta nell\u2019atto di falciare decine di persone a raffiche di mitra, soprattutto quando tra queste persone vi sono adolescenti come i brigatisti neri sedicenni e diciassettenni fucilati a Cravasco di Campomorone. Alcuni dei combattenti della \u00abBalilla\u00bb intervistati decenni dopo da Manlio Calegari racconteranno quanto per loro fosse stato scioccante prendere parte a una cosa del genere, anche se in realt\u00e0 a sparare furono soprattutto i veterani della formazione e i pi\u00f9 giovani non spararono o mancarono intenzionalmente i bersagli. Il partigiano diciassettenne Badoglino, che era il pi\u00f9 giovane della volante, anche se era un veterano e aveva combattuto per mesi in montagna con la brigata \u00abJori\u00bb, racconter\u00e0 di aver vomitato per 15 giorni. Bufalo che aveva 17 anni dir\u00e0: \u00abin quei momenti ti scappa tutta la poesia che c\u2019\u00e8. E non torna pi\u00f9\u00bb.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 nessuna poesia nella guerra infatti. Come ha scritto <strong>Davide Grasso<\/strong>, combattente italiano delle YPG nella guerra contro l&#8217;Isis, \u00abla rivoluzione non \u00e8 una cosa bella, la rivoluzione \u00e8 necessaria\u00bb. Perch\u00e9 chi, come i nazifascisti (o i jihadisti in Medio Oriente), rende impossibile la pace nella libert\u00e0 e nell\u2019uguaglianza rende inevitabile la violenza della guerra di liberazione. A dimostrarlo stanno i fucilati della Benedicta e i deportati delle fabbriche Genova, persone che non erano combattenti della resistenza ma che pagarono con la vita la semplice disubbidienza alle autorit\u00e0 nazifasciste.<\/p>\n<p>Colpisce come nella narrazione neofascista si faccia di tutto per non dire che la maggior parte dei fucilati collegati alla Colonia di Rovegno fu vittima di controrappresaglie. Falsando completamente il contesto e la realt\u00e0 dei fatti, i nazifascisti sono mostrati come povere vittime innocenti. Ci\u00f2 che i neofascisti vogliono nascondere dietro i presunti \u00aborrori\u00bb della Colonia \u00e8 la storia della resistenza sulle montagne liguri, la storia di come i nazifascisti abbiano perduto il monopolio della violenza, di come la paura abbia cambiato campo.<\/p>\n<p>Come ha scritto <strong>Manlio Calegari<\/strong> a proposito dei combattenti della volante \u00abBalilla\u00bb<\/p>\n<blockquote><p>\u00abColpiva la loro aggressivit\u00e0 nell\u2019affrontare \u2013 in pubblico, in una piazza di paese, in pieno giorno \u2013 i sospetti. Erano finiti i modi impauriti, piagnucolosi di fronte alle imposizioni di qualsiasi divisa. Erano loro a urlare, a dare ordini, a fare prigionieri. Fascisti, tedeschi e i loro fiancheggiatori trovano per la prima volta pane per i loro denti. Il popolo antifascista, lo stesso che conosceva i nomi e le case dei fascisti e che da anni covava il sogno di regolare antiche pendenze aveva finalmente i suoi eroi\u00bb (Manlio Calegari, <i>La sega di Hitler<\/i>, cit.)<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 questo ribaltamento dei ruoli che ancora oggi terrorizza i fascisti.<\/p>\n<p>\u00c8 la possibilit\u00e0 sempre presente che questo &#8220;mondo alla rovescia&#8221; irrompa nell\u2019oggi il vero fantasma che infesta la Colonia di Rovegno.<\/p>\n<p>Che possa terrorizzarli ancora a lungo.<\/p>\n<div id=\"attachment_39884\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39884\" class=\"wp-image-39884\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/rovegno4.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"497\" \/><p id=\"caption-attachment-39884\" class=\"wp-caption-text\">Luogo della paura dei neofascisti, luogo di memoria antifascista. L&#8217;ex-Colonia di Rovegno \u00e8 un simbolo di riscatto degli oppressi e dobbiamo rivendicarcela in toto.<\/p><\/div>\n<h4><b>Post Scriptum<\/b><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39863\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/pansa.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"303\" \/>Sulla storia della divisione Cichero e soprattutto sul suo comandante Bisagno ha scritto un libro anche <strong>Giampaolo Pansa<\/strong>: <i>Uccidete il comandante bianco. Un mistero nella Resistenza<\/i> (Rizzoli, 2018) in cui si riprende la vecchia storia priva di fondamento che l&#8217;incidente stradale in cui Bisagno mor\u00ec a fine maggio 1945 sia stato in realt\u00e0 un attentato ordito dal PCI. Nell&#8217;attesa di scrivere pi\u00f9 approfonditamente in merito alle vicende della Cichero consigliamo di dare un&#8217;occhiata al sito dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.ilsrec.it\/testimonianze-documenti-sulla-morte-bisagno\/\">Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell\u2019Et\u00e0 Contemporanea<\/a>, che a differenza di Pansa presenta testimonianze e documenti.<\/p>\n<p>Consigliamo anche <a href=\"https:\/\/www.ilsecoloxix.it\/p\/levante\/2018\/03\/20\/ACAxW3GC-antonini_scontro_bisagno.shtml\">l\u2019intervista al Secolo XIX di <strong>Sandro Antonini<\/strong><\/a>, storico tutt\u2019altro che tenero verso il PCI, che la storia di Bisagno l\u2019ha esposta in un saggio storico e non in un resoconto romanzato dove si ritrovano tutti gli elementi della \u00ab<a href=\"http:\/\/storieinmovimento.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Zap-39_14-StoriaAlLavoro2.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?q=http:\/\/storieinmovimento.org\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/Zap-39_14-StoriaAlLavoro2.pdf&amp;source=gmail&amp;ust=1573576118027000&amp;usg=AFQjCNEx6gWCd98-1OZn-p1PJypFLQKwtw\">storiografia\u00a0<i>\u00e0 la carte<\/i><\/a>\u00bb pansiana.<\/p>\n<h4><b>Post Scriptum 2<\/b><\/h4>\n<p>A latere della storia degli \u00aborrori della Colonia di Rovegno\u00bb vi \u00e8 quella degli \u00aborrori del gulag di Bogli\u00bb, di cui parla Pansa in alcuni dei suoi romanzi travestiti da saggi, e su cui recentemente ha scritto anche <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191105131238\/https:\/\/nicolickblog.blogspot.com\/2017\/01\/il-lager-di-bogli-piacenza.html\">la nostra vecchia conoscenza <strong>Roberto Nicolick<\/strong><\/a>. Dagli stessi albi dei caduti della RSI risulta che a Bogli furono ammazzati non pi\u00f9 di sette fascisti. Non abbiamo altri elementi su quella vicenda. Non ci resta quindi che unirci alla richiesta di fonti per approfondire avanzata dal signor \u00abFabrizio\u00bb sul blog di Nicolick nel dicembre 2018. Richiesta a tutt&#8217;oggi rimasta\u00a0 inevasa, ma noi attendiamo con fiducia.<\/p>\n<p>&#8211;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">*\u00a0<strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong>\u00a0\u00e8 un gruppo di lavoro sul revisionismo storiografico in rete, sulle false notizie a tema storico e sulla riabilitazione dei fascismi in tutte le sue varianti e manifestazioni. Il gruppo si \u00e8 formato nel 2012 in seguito a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/09\/laguzzino-jettatore-e-il-mausoleo-delle-sfighe\/\">una discussione su questo stesso blog<\/a>\u00a0e ha al suo attivo molte inchieste e diverse pubblicazioni.\u00a0Lo pseudonimo collettivo \u00abNicoletta Bourbaki\u00bb \u00e8 un\u00a0<em>d\u00e9tournement<\/em>\u00a0transfemminista di \u00abNicolas Bourbaki\u00bb, maschilissimo gruppo di matematici francesi attivo dagli anni Trenta agli anni Ottanta del XX secolo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Nicoletta Bourbaki* [La prima puntata dell&#8217;inchiesta \u00e8 qui.] INDICE DELLA SECONDA PUNTATA 1. Quanti? Dove? Quando? Prima nota sul metodo 2. I caduti a Rovegno e alla colonia 3. Numeri e corpi: problemi di metodo 4. Come ti gonfio il numero dei morti alla Colonia 5. 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