{"id":39552,"date":"2019-10-31T08:40:53","date_gmt":"2019-10-31T07:40:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=39552"},"modified":"2025-03-19T20:42:29","modified_gmt":"2025-03-19T19:42:29","slug":"manifesto-di-ventotene-lmdv","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/10\/manifesto-di-ventotene-lmdv\/","title":{"rendered":"Su cosa debba significare \u00abEuropa\u00bb per i rivoluzionari. Riflessione a partire da alcune critiche europeiste a <em>La macchina del vento<\/em>"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_39602\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39602\" class=\"wp-image-39602\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/europa_e_il_toro.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"381\" \/><p id=\"caption-attachment-39602\" class=\"wp-caption-text\">A sinistra, Europa rapita da Zeus trasformato in toro (statua in bronzo di Bartolomeo Bellano, 1470). A destra, l&#8217;immagine-simbolo di Occupy Wall Street, con la ballerina in equilibrio sul \u00abtoro di Bowling Green\u00bb (intervento del 2011 su statua in bronzo di Arturo Di Modica, 1989).<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Tommaso Baldo<\/strong> *<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi mesi il romanzo di Wu Ming 1 <i>La macchina del vento<\/i> ha suscitato un interessante dibattito a proposito di uno dei temi trattati nell&#8217;opera, ovvero le prime reazioni al <i>Manifesto di Ventotene<\/i> \u2013 il cui titolo \u00abvero\u00bb era <em>Per un\u2019Europa libera e unita<\/em> \u2013, scritto nel 1941 da <strong>Altiero Spinelli <\/strong>ed <strong>Ernesto Rossi<\/strong> mentre erano relegati al confino fascista sull&#8217;isola di Ventotene.<\/p>\n<p>Il protagonista e principale voce narrante del libro, il giovane socialista ferrarese <strong>Erminio Squarzanti<\/strong>, anch&#8217;egli confinato, rifiuta di sottoscrivere il <i>Manifesto <\/i>ed espone in una lettera agli autori le sue critiche. Squarzanti non contesta l&#8217;idea dell&#8217;unit\u00e0 europea e condivide la dura critica dello stato-nazione contenuta nel testo, ma a respingerlo \u00e8 quello che considera un approccio elitario e tendenzialmente autoritario che intravede alla base della proposta:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abTutto il manifesto \u00e8 intriso di sfiducia nelle masse popolari, che da sole non saprebbero mai quel che vogliono e sarebbero sempre bisognose di capi che glielo spieghino. Non solo: ogni volta che parlate del proletariato voi lo associate a piccolezze, particolarismi e vedute anguste\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><!--more-->Questo approccio ha suscitato la reazione di alcuni studiosi legati al pensiero federalista europeo, che in alcuni articoli \u2013 ora <a href=\"https:\/\/www.eurobull.it\/spip.php?page=recherche&amp;recherche=%22La+macchina+del+vento%22\">raccolti sul sito eurobull.it<\/a> \u2013 hanno esposto i propri rimproveri al romanzo.<\/p>\n<p>Il pi\u00f9 netto, ma anche il meno argomentato \u00e8 <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191030145008\/https:\/\/www.eurobull.it\/contro-vento\">quello di <strong>Mario Leone<\/strong><\/a>, che suggerisce di iniziare la lettura del romanzo dalle scuse dell&#8217;autore \u00abai cultori della materia, ai familiari dei personaggi realmente esistiti\u00bb \u2013 forse senza comprendere appieno quel passaggio dei \u00abTitoli di coda\u00bb del romanzo, dove Wu Ming 1 giocosamente \u00abchiede venia\u00bb per forzature e licenze poetiche nel ricreare un allucinato \u00ab<em>genius loci<\/em>\u00bb di Ventotene, aggiungendo subito: \u00abSpero [&#8230;] di aver reso il senso dell&#8217;esperienza storica ed esistenziale del confino e, seppure in modo obliquo, di aver reso giustizia alla peculiare bellezza [dell&#8217;isola].\u00bb<\/p>\n<div id=\"attachment_39577\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39577\" class=\"wp-image-39577\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Mario_Leone.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"194\" \/><p id=\"caption-attachment-39577\" class=\"wp-caption-text\">Mario Leone<\/p><\/div>\n<p>Leone appare addirittura incredulo del fatto che qualcuno si sia permesso di criticare il testo redatto da Spinelli e dai suoi compagni, mito fondativo della \u00abpatria Europa\u00bb, e di dar voce, <i>horribile dictu, <\/i>a un punto di vista \u00abinternazionalista e poco istituzionale\u00bb.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante <a href=\"https:\/\/www.eurobull.it\/il-manifesto-di-ventotene-non-e-un-romanzo\">il commento della storica <strong>Antonella Braga<\/strong><\/a> che ricorda gli \u00abespliciti contenuti sociali\u00bb del <i>Manifesto di Ventotene <\/i>e rimprovera all&#8217;autore di aver presentato sostanzialmente Ernesto Rossi come un liberale impegnato nella \u00abdifesa dello spirito imprenditoriale e nella polemica contro il collettivismo\u00bb. In effetti Spinelli e Rossi scrissero chiaro e tondo che<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovr\u00e0 essere socialista, cio\u00e8 dovr\u00e0 proporsi l&#8217;emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni pi\u00f9 umane di vita\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Si trattava di un socialismo diverso da quello sovietico, che non prevedeva la completa statalizzazione dell&#8217;economia, vista come la sostituzione dell&#8217;oppressione capitalistica con l&#8217;oppressione di una casta di burocrati di stato: \u00abLa propriet\u00e0 privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio\u00bb. Auspicava comunque che si espropriassero ai privati le grandi banche, tutti i servizi pubblici e tutta la grande industria.<\/p>\n<p>Nelle industrie non nazionalizzate si sarebbero invece dovute sostenere misure quali la trasformazione in cooperative o l&#8217;azionariato operaio. Allo stesso modo le grandi propriet\u00e0 terriere avrebbero dovuto essere frazionate e distribuite agli agricoltori diretti. Si sarebbero inoltre dovuti garantire l&#8217;assoluta laicit\u00e0 dello stato (la chiesa cattolica era definita molto sbrigativamente come \u00abnaturale alleata\u00bb di tutti i regimi reazionari), le libert\u00e0 civili e politiche, l&#8217;indipendenza della magistratura, la libert\u00e0 sindacale e una solidariet\u00e0 sociale che avrebbe dovuto assicurare incondizionatamente a tutti, \u00abpossano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio\u00bb. Inoltre lo stato avrebbe dovuto consentire il paritario accesso all&#8217;istruzione.<\/p>\n<p>Giusto dunque ricordare i contenuti sociali del <i>Manifesto<\/i>, anzi \u00e8 bene anche ricordare che esso descrive \u00abil principio veramente fondamentale del socialismo\u00bb con parole che meritano di essere ripetute fino alla noia a tutti i \u00absocialdemocratici\u00bb e i \u00abriformisti\u00bb del nostro tempo, sai mai che riescano a riaversi dalla loro cieca e assoluta (e suicida) subalternit\u00e0 al liberismo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00able forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma \u2013 come avviene per forze naturali \u2013 essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo pi\u00f9 razionale, affinch\u00e9 le grandi masse non ne siano vittime\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Tuttavia, appare improprio ricordare tutto ci\u00f2 per criticare <i>La macchina del vento<\/i>, che non \u00e8 un saggio ma un romanzo e quindi riporta il punto di vista di un personaggio, di una figura che si muove in un determinato contesto spazio-temporale e culturale. Come ha scritto lo stesso <strong>Wu Ming 1<\/strong> in <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/la-macchina-del-vento-live-in-catania\/\">un commento generale e di ordine metodologico<\/a> alle critiche che gli sono state rivolte:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abun romanzo parla con le voci di diversi personaggi, ciascuno dei quali lo fa\u00a0<i><u>in situazione<\/u><\/i>, dal posto che occupa nella vicenda, e ogni romanziere che si rispetti cerca di lavorare sul\u00a0<i><u>contraddirsi<\/u><\/i> dei personaggi, sull\u2019<i><u>attrito<\/u><\/i> tra le voci; un saggio, invece, parla con la voce del proprio autore, che al massimo, tramite citazioni, prende in prestito voci altrui al fine di sviluppare la propria tesi.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Quindi ovvio che un socialista degli anni Trenta-Quaranta come Squarzanti ritenga &#8220;scontate&#8221; le parole d&#8217;ordine sociali del <i>Manifesto<\/i>, dunque non ci si soffermi sopra, e si impegni invece a criticare quelle che ritiene eccessive concessioni al liberalismo economico. Infatti Erminio lo premette: \u00abSu alcuni singoli punti [&#8230;] potrei anche trovarmi d&#8217;accordo, ma [&#8230;] ci sono troppe cose che non mi piacciono e che mi allontanano da voi.\u00bb<\/p>\n<p>Appunto. Nel contesto in cui venne redatto, cio\u00e8 la comunit\u00e0 pluripartitica dei confinati di Ventotene, il testo non venne affatto recepito come \u00ablaico ed ecumenico\u00bb; di fatto scontent\u00f2 \u2013 quasi \u2013 tutti, e anzich\u00e9 a unire i confinati serv\u00ec ad <em>allontanarli gli uni dagli altri<\/em>, separando dal resto della colonia il (piccolo) gruppo di chi lo aveva redatto e sottoscritto.<\/p>\n<div id=\"attachment_39560\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39560\" class=\"wp-image-39560\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/rossiespinelli.jpeg\" alt=\"Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, gli autori del Manifesto di Ventotene\" width=\"200\" height=\"235\" \/><p id=\"caption-attachment-39560\" class=\"wp-caption-text\">Ernesto Rossi e Altiero Spinelli<\/p><\/div>\n<p>Spinelli e Rossi criticavano sia le forze \u00abdemocratiche\u00bb, considerate incapaci di gestire una situazione realmente rivoluzionaria come quella che vedevano determinarsi in Europa, sia i comunisti, considerati non solo strumento del governo sovietico e fautori del dispotismo burocratico, ma anche elemento di divisione del fronte progressista per la loro impostazione classista basata sul protagonismo della classe operaia. Il <i>Manifesto di Ventotene<\/i> si conclude auspicando la creazione di un non meglio precisato \u00abpartito rivoluzionario\u00bb che avrebbe dovuto trovare la propria base sia tra i lavoratori che tra gli \u00abintellettuali\u00bb, cio\u00e8 i ceti medi impiegati in attivit\u00e0 di concetto.<\/p>\n<p>Lo scopo di questa organizzazione sarebbe dovuto essere la creazione di \u00abun solido stato internazionale\u00bb europeo, e ad esso si sarebbe dovuto subordinare tutto il resto. Ma questo \u00abpartito rivoluzionario\u00bb non \u00e8 mai sorto, tant&#8217;\u00e8 che come scrive <strong>Marco Zecchinelli<\/strong> nella sua <a href=\"https:\/\/www.eurobull.it\/lettera-aperta-a-wu-ming\">\u00abLettera aperta a Wu Ming\u00bb<\/a>: \u00abIl <i>Manifesto<\/i> non fu mai uno strumento d&#8217;azione politica\u00bb e Spinelli stesso scrisse che conteneva \u00aberrori politici di non lieve portata\u00bb.<\/p>\n<p>Insomma, vista in quel momento storico e non a posteriori, stiamo parlando dell&#8217;ennesima scissione di un piccolo gruppo dalle organizzazioni esistenti, non diversa dalle tante che in quegli anni segnarono la vita dei Partiti Comunista, Socialista o di Giustizia e Libert\u00e0.<\/p>\n<p>Questo nuovo \u00abpartito rivoluzionario\u00bb cos\u00ec immaginava la propria funzione nei confronti delle masse:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abDurante la crisi rivoluzionaria spetta a questo partito organizzare e dirigere le forze progressiste, utilizzando tutti quegli organi popolari che si formano spontaneamente come crogioli ardenti in cui vanno a mischiarsi le forze rivoluzionarie, non per emettere plebisciti, ma in attesa di essere guidate. Esso attinge la visione e la sicurezza di quel che va fatto, non da una preventiva consacrazione da parte della ancora inesistente volont\u00e0 popolare, ma nella sua coscienza di rappresentare le esigenze profonde della societ\u00e0 moderna. D\u00e0 in tal modo le prime direttive del nuovo ordine, la prima disciplina sociale alle nuove masse. Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato e attorno ad esso la nuova democrazia\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00c8 proprio questa visione, ne <i>La macchina del vento<\/i>, ad essere al centro delle critiche di Squarzanti. Antonella Braga ammette che Spinelli e i suoi compagni nutrivano \u00abun certo pessimismo sull\u2019autonomo sviluppo delle masse popolari\u00bb, ma a suo dire:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon c&#8217;era per\u00f2 in questa distinzione fra minoranze organizzate e masse alcuna connotazione di classe n\u00e9 volont\u00e0 di separatezza: solo il riconoscimento di un diverso grado di consapevolezza, che poteva essere superato con il confronto e attraverso un&#8217;opera di educazione e attivazione della volont\u00e0 popolare\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Credo per\u00f2 che cos\u00ec si finiscano per ignorare alcuni problemi di metodo: Spinelli e i suoi compagni avevano l&#8217;assoluta certezza di \u00abrappresentare le esigenze profonde della societ\u00e0 moderna\u00bb, una pretesa che suona quantomeno assai superba; inoltre avrebbero voluto svolgere questa funzione dirigendo \u00able forze progressiste\u00bb ed utilizzando \u00abtutti quegli organi popolari che si formano spontaneamente come crogioli ardenti in cui vanno a mischiarsi le forze rivoluzionarie\u00bb. Come se partiti e persone che partecipano ad un movimento rivoluzionario non avessero altro da fare che attendere di essere diretti da loro.<\/p>\n<p>Quanto poi all&#8217;idea che gli \u00aborgani popolari\u00bb si formino \u00abspontaneamente\u00bb direi che fa capire quanta libresca ingenuit\u00e0 e poca concretezza politica avessero gli estensori del <i>Manifesto. <\/i>Del resto lo stesso Spinelli nella sua autobiografia scrive lucidamente, come riporta Zecchinelli:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abl&#8217;esigenza, giusta, di una guida consapevole della necessit\u00e0 di guidare e non di seguire le masse e i loro moti, era espressa ancora in termini troppo rozzamente leninisti\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_39561\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39561\" class=\"wp-image-39561\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/curiel.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"254\" \/><p id=\"caption-attachment-39561\" class=\"wp-caption-text\">Eugenio Curiel<\/p><\/div>\n<p>Per discutere seriamente del rapporto tra \u00abguida consapevole\u00bb e \u00abspontaneismo\u00bb all&#8217;interno di un processo rivoluzionario vale la pena di integrare l&#8217;opera di Spinelli e Rossi con quella di un altro confinato sulla stessa isola e negli stessi anni, un giovane militante comunista (ma aveva avuto contatti intensi anche con l&#8217;organizzazione clandestina socialista): <strong>Eugenio Curiel<\/strong>. A lui si deve l&#8217;elaborazione e la diffusione sulla stampa clandestina, dal 1943 sino al suo assassinio ad opera delle SS italiane nel febbraio 1945, di alcune tra le pi\u00f9 profonde ed interessanti teorizzazioni elaborate all&#8217;interno della resistenza italiana.<\/p>\n<p>Se Spinelli e Rossi attaccarono lo stato-nazione \u00abdall&#8217;alto\u00bb, cio\u00e8 teorizzandone l&#8217;assorbimento all&#8217;interno dell&#8217;Europa unita, Curiel lo fece \u00abdal basso\u00bb, negando che la resistenza e l&#8217;insurrezione nazionale contro fascisti e nazisti potessero essere fatte da un indistinto e mitologico \u00abpopolo italiano\u00bb. Egli presupponeva l&#8217;azione di un concreto insieme di classi, intese come soggetti coscienti, portatori di interessi ed ideali ben definiti, ciascuna con i propri partiti di riferimento. Scriveva pertanto che quella della resistenza era una \u00abnazione di partiti\u00bb.<\/p>\n<p>Ma questo non significava delegare semplicemente alle dirigenze delle diverse forze presenti nel CLN la guida della lotta. L&#8217;accordo tra partiti era funzionale all&#8217;incontro e al protagonismo delle masse popolari, ed in primo luogo al superamento delle divisioni tra cattolici e marxisti. Una visione, mi si perdoni, questa si \u00ablaica ed ecumenica\u00bb, aperta al dialogo con le forze democratiche del mondo cattolico. Mentre gli estensori del <i>Manifesto di Ventotene <\/i>appaiono pi\u00f9 che altro dei \u00ablaicisti\u00bb \u2013 nella peggior tradizione risorgimentale \u2013 anzich\u00e8 dei \u00ablaici\u00bb, quando liquidano l&#8217;intera chiesa cattolica come \u00abnaturale alleate dei regimi reazionari\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;elaborazione di Curiel ha forti affinit\u00e0 con l&#8217;elaborazione gramsciana in merito al ruolo dei Consigli operai, ne \u00e8 di fatto la ripresa un ventennio dopo. Nell&#8217;articolo <i>Perch\u00e9 vogliamo la democrazia progressiva<\/i>, apparso su \u00abL&#8217;Unit\u00e0\u00bb clandestina del 25 luglio 1944 il giovane dirigente comunista scrisse:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNoi parliamo della democrazia progressiva come della forma di vita politica e sociale che si distingue dalla vecchia democrazia prefascista in quanto si forma sull&#8217;autogoverno delle masse popolari. Non si tratta quindi di una democrazia che si esaurisca nella periodica consultazione elettorale, ma di una forma di vita sociale politica che assicura, attraverso le libere associazioni di massa un peso preminente alla partecipazione popolare al governo\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>In questo modo si ponevano le condizioni per la creazione di comunit\u00e0 resistenti che andavano oltre le appartenenze di partito, capaci di superare quella dicotomia tra \u00abcittadino\u00bb e \u00abuomo\u00bb<i> <\/i>gi\u00e0 individuata da Marx ne <i>La questione ebraica <\/i>come asse portante dell&#8217;ideologia dello stato borghese. Dopo la distruzione delle strutture sociali di antico regime \u2013 che erano anche immediatamente strutture politiche \u2013 quali la comunit\u00e0 di villaggio, la corporazione, eccetera, l&#8217;uomo della societ\u00e0 capitalista, divenuto \u00abmonade isolata e ripiegata su s\u00e9 stessa\u00bb, necessita di una \u00abcornice esterna agli individui, limitazione della loro indipendenza originaria\u00bb, vale a dire lo stato moderno.<\/p>\n<p>Spinelli e i suoi compagni svolsero una critica radicale dell&#8217;ideologia dello stato-nazione affermando che nel corso del XX secolo la nazione aveva cessato di essere vista come un concreto aggregato di persone con una storia comune, che aveva prodotto una comune cultura, per divenire \u00abun&#8217;entit\u00e0 divina, un organismo che deve pensare solo alla propria esistenza ed al proprio sviluppo, senza in alcun modo curarsi del danno che gli altri possono risentirne\u00bb.<\/p>\n<p>Pertanto solo \u00abla definitiva abolizione della divisione dell&#8217;Europa in stati nazionali sovrani\u00bb poteva assicurare la reciproca sicurezza ai suoi popoli, garantire la risoluzione pacifica delle dispute sui confini e sul controllo di aree strategiche, tutelare la convivenza nelle zone abitate da diverse popolazioni, i diritti delle minoranze nazionali o religiose ed interagire su una base di cooperazione con le grandi potenze extraeuropee, in vista di un \u00ablontano avvenire\u00bb in cui si sarebbe realizzata l&#8217;unit\u00e0 politica dell&#8217;intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Oggi, in un tempo in cui assistiamo al ritorno dei nazionalismi e dei razzismi nell&#8217;intera Europa, credo sia urgente riflettere sul fatto che per abbattere l&#8217;ideologia dello stato-nazione non basta aggredirne la \u00abcornice esterna\u00bb, ovvero lo stato, ma anche il suo presupposto, ovvero l&#8217;uomo \u00abmonade isolata e ripiegata su s\u00e9 stessa\u00bb, secondo le parole di Marx.<\/p>\n<p>\u00abStato-nazione\u00bb ed \u00abindividuo\u00bb sono i due poli attorno a cui si articola quel discorso politico che \u00e8 la fonte, tra le tante disgrazie del capitalismo, anche del perpetuarsi della divisione in stati-nazione del continente europeo. Di fatto questi due poli costituiscono un&#8217;unit\u00e0 dialettica inscindibile, di qui la necessit\u00e0 di negarli entrambi attraverso le \u00ablibere associazioni di massa\u00bb di cui parlava Curiel, tramite le quali la persona umana pu\u00f2 ritrovare il proprio posto in una collettivit\u00e0 reale, perch\u00e9 dotata di strutture di autogoverno al tempo stesso sociale, politico ed economico, senza doversi alienare nel \u00abcittadino\u00bb e quindi nella \u00abNazione\u00bb monolitica e totalitaria.<\/p>\n<div id=\"attachment_39627\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39627\" class=\"wp-image-39627\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/1944.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"302\" \/><p id=\"caption-attachment-39627\" class=\"wp-caption-text\">La primissima edizione del \u00abManifesto di Ventotene\u00bb (Roma, 1944).<\/p><\/div>\n<p>Personalmente non nego l&#8217;importanza del <i>Manifesto <\/i>e concordo con l&#8217;imperativo di considerare la federazione europea un obiettivo per cui agire nel presente. Ma disgiungere questo obiettivo dalla pi\u00f9 generale lotta contro il capitalismo e dalla creazione di nuove comunit\u00e0 politiche e sociali in grado di farne saltare i meccanismi di <i>governance<\/i> mi pare semplicemente illusorio. L&#8217;idea che \u00abche la lotta per l\u2019unit\u00e0 europea avrebbe creato un nuovo spartiacque fra le correnti politiche\u00bb, come scrisse Spinelli nella sua autobiografia \u2013 citata sempre da Zecchinelli \u2013 \u00e8 alla base proprio dei fallimenti dell&#8217;europeismo.<\/p>\n<p>L&#8217;odierna <i>union sacr\u00e9e<\/i> in nome dell&#8217;obiettivo puramente politico-istituzionale del \u00abfare l&#8217;Europa unita\u00bb si \u00e8 rivelata il pi\u00f9 bel regalo che si potesse fare ai nazionalisti e ai razzisti che hanno potuto presentarsi come portatori di interessi \u00abconcreti\u00bb contro una narrazione tutta istituzionale, priva di quei contenuti sociali e realmente democratici necessari a realizzare la vera unit\u00e0 politica del continente.<\/p>\n<p>Braga e Zecchinelli hanno ragione a scrivere che \u00abquesta\u00bb Unione Europea non \u00e8 quella sognata da Spinelli e dai suoi compagni, ma non basta. Credo che, se vogliamo ridare al loro <i>Manifesto<\/i> la propria funzione di strumento e stimolo per l&#8217;agire politico, occorra in primo luogo far saltare la narrazione che lo vuole pietra angolare della <i>union sacr\u00e9e <\/i>liberista, per ricollocarlo al suo posto, ovvero tra i classici del pensiero socialista.<\/p>\n<p>Spinelli e Rossi sono presentati da questa narrazione sostanzialmente come alieni scesi sulla terra a portare la buona novella europeista. Ci si dimentica cos\u00ec \u00abil prima\u00bb, \u00abl&#8217;intorno\u00bb, \u00abil dopo\u00bb e pure quello su cui ci si concentra risulta sgranato e irriconoscibile, si perde cos\u00ec il senso della storia, l&#8217;idea della lunga durata dei processi e della loro contraddittoriet\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_39563\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39563\" class=\"wp-image-39563\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/angelovivante.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"301\" \/><p id=\"caption-attachment-39563\" class=\"wp-caption-text\">Angelo Vivante<\/p><\/div>\n<p>Innanzitutto si \u00e8 rimosso \u00abil prima\u00bb costituito dal ricco e profondo dibattito, svolto agli inizi del XX secolo, all&#8217;interno delle forze del movimento operaio in merito alle possibilit\u00e0 e alle modalit\u00e0 tramite cui si potevano riformare o rivoluzionare stati multinazionali come l&#8217;Impero austroungarico e quello zarista. Questo dibattito ha prodotto testi nei quali si affronta il concetto di \u00abpopolo\u00bb, la convivenza tra comunit\u00e0 di lingua e cultura diversa all&#8217;interno dello stesso stato e anche dello stesso partito o movimento, la societ\u00e0 e la cultura dei territori di frontiera, le cause e le forme dei conflitti nazionali. Vale la pena di ricordare la produzione degli \u00abaustro-marxisti\u00bb, nel cui ambito rientrano sia <i>La questione nazionale <\/i>di <strong>Otto Bauer<\/strong> che <i>Irredentismo Adriatico<\/i> di <strong>Angelo Vivante<\/strong>; e quella dei bolscevichi, con <i>Il marxismo e la questione nazionale <\/i>(firmato da Stalin, che per\u00f2 lo scrisse a Vienna assieme a Lenin e Bucharin); e infine gli originali contributi al tema contenuti nelle opere di <strong>Rosa Luxemburg<\/strong>.<\/p>\n<p>In ambito cattolico, pur in assenza di una riflessione organica sul tema, va invece segnalata la teorizzazione dei popolari trentini, tra cui <strong>Alcide De Gasperi<\/strong>, in merito alla \u00abcoscienza nazionale positiva\u00bb, vale a dire la distinzione tra appartenenza statuale (l&#8217;Impero austroungarico) e appartenenza linguistico-culturale (al mondo di lingua italiana). Questa distinzione si concretizzava in una richiesta di autonomia amministrativa per la propria terra nettamente distante dall&#8217;irredentismo e dal nazionalismo italiano.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle notevoli differenze tra queste diverse elaborazioni e dei loro limiti, tutte ci ricordano una cosa molto semplice: la pace e la convivenza tra i popoli d&#8217;Europa non si sono sempre declinate come frutto di un accordo tra stati-nazione, ma vi \u00e8 stato un tempo in cui \u00e8 stato possibile sognare che i diversi popoli potessero costruire la democrazia e\/o il socialismo senza doversi prima uccidere a vicenda per tracciare confini e costruire stati e staterelli \u00absovrani\u00bb, la cui ideologia \u00e8 da almeno un secolo una delle principali cause delle tragedie toccate ai popoli del continente europeo e a tutti coloro che sono venuti in contatto con loro.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 aiutarci a riflettere sul fatto che una societ\u00e0 europea esisteva gi\u00e0 molto prima dei trattati che nel secondo dopoguerra segnarono l&#8217;inizio del processo di \u00abunificazione europea\u00bb. Fino al 1914 infatti vi era la possibilit\u00e0 di emigrare liberamente da un paese all&#8217;altro (escluso l&#8217;impero zarista), esisteva gi\u00e0 una cultura comune alle classi dirigenti del continente e ne esistevano altre (quella socialista e cattolico-popolare) comuni alle classi lavoratrici dei diversi paesi. Soprattutto esistevano <em>gli europei<\/em>, ovvero le persone che non riconoscendosi in uno stato-nazione erano realmente tali:<br \/>\n\u25a0 minoranze religiose e linguistiche come le comunit\u00e0 ebraiche della Mitteleuropa;<br \/>\n\u25a0\u00a0 popolazioni la cui identit\u00e0 linguistica e culturale era \u00abin contraddizione\u00bb \u2013 secondo i nazionalisti \u2013 con la propria fedelt\u00e0 ad uno stato o ad un monarca, come gli \u00abitaliani d&#8217;Austria\u00bb del Trentino e del litorale;<br \/>\n\u25a0 lavoratori migranti, come il soldato italiano che Carlo Salsa vide uscire dalla trincea approfittando di una tregua \u00abinformale\u00bb il giorno di Pasqua 1916 e correre nella terra di nessuno per abbracciare un soldato austriaco, suo ex-collega di lavoro in Boemia.<\/p>\n<p>Non mi pare un caso che le uniche figure politiche che abbiano davvero tentato di creare gli strumenti per l&#8217;unificazione politica del continente, sia pur in una chiave verticistica e moderata, gi\u00e0 distante dallo spirito e dalle parole del <i>Manifesto di Ventotene<\/i>, siano stati proprio De Gasperi, Adenauer, Schuman e Monnet. Vale a dire persone che si erano formate nell&#8217;Europa pre-1914 ed erano quindi capaci di ragionare in maniera non \u00abnazionale\u00bb, soprattutto nel caso di De Gasperi che era stato rappresentante dei trentini al parlamento di Vienna e continuava anche da primo ministro della Repubblica italiana a destare lo scandalo dei nazionalisti definendosi \u00abun trentino prestato all&#8217;Italia\u00bb. Dopo quella classe dirigente l&#8217;europeismo istituzionale dal punto di vista politico non ha fatto che passi indietro.<\/p>\n<p>Ne <i>La macchina del vento<\/i> Squarzanti ricorda a Spinelli e Rossi \u2013 e a <strong>Eugenio Colorni<\/strong>, che non fu tra gli autori materiali del <em>Manifesto<\/em> ma contribu\u00ec a elaborarlo e lo sostenne \u2013 che il nazionalismo non \u00e8 sorto nelle classi popolari, ma \u00e8 stato <em>imposto<\/em> a queste ultime, spesso con la forza, dalle classi dirigenti e dalla borghesia. Vale la pena di riprendere in proposito un brano dei <i>Quaderni dal carcere<\/i> di <strong>Antonio Gramsci<\/strong>, dedicato alle interpretazioni del Risorgimento, in cui questo concetto \u00e8 sviluppato in una riflessione sull&#8217;\u00abidentit\u00e0 italiana\u00bb<\/p>\n<div id=\"attachment_39565\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39565\" class=\"wp-image-39565\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/gramsci.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"158\" \/><p id=\"caption-attachment-39565\" class=\"wp-caption-text\">Antonio Gramsci<\/p><\/div>\n<p>\u00abIl moto politico che condusse all\u2019unificazione nazionale e alla formazione dello Stato italiano deve necessariamente sboccare nel nazionalismo e nell\u2019imperialismo militaristico? Si pu\u00f2 sostenere che questo sbocco \u00e8 anacronistico e antistorico (cio\u00e8 artificioso e non di lungo respiro); esso \u00e8 realmente contro tutte le tradizioni italiane, romane prima, cattoliche poi. Le tradizioni sono cosmopolitiche [&#8230;]<\/p>\n<p>L&#8217;espansione moderna \u00e8 di ordine finanziario-capitalistico. Nel presente italiano l&#8217;elemento \u00abuomo\u00bb o \u00e8 l&#8217;\u00abl&#8217;uomo-capitale\u00bb o \u00e8 l&#8217;\u00abuomo-lavoro\u00bb. L&#8217;espansione italiana pu\u00f2 essere solo dell\u2019uomo-lavoro e l&#8217;intellettuale che rappresenta l&#8217;uomo-lavoro non \u00e8 quello tradizionale, gonfio di retorica e di ricordi cartacei del passato. Il cosmopolitismo tradizionale italiano dovrebbe diventare un cosmopolitismo di tipo moderno, cio\u00e8 tale da assicurare le condizioni migliori di sviluppo all&#8217;uomo-lavoro italiano, in qualsiasi parte del mondo gli si trovi. Non il cittadino del mondo in quanto <i>civis romanus<\/i> o in quanto cattolico, ma in quanto produttore di civilt\u00e0. Perci\u00f2 si pu\u00f2 sostenere che la tradizione italiana si continua dialetticamente nel popolo lavoratore e nei suoi intellettuali, non nel cittadino tradizionale e nell\u2019intellettuale tradizionale. Il popolo italiano \u00e8 quel popolo che &#8220;nazionalmente&#8221; \u00e8 pi\u00f9 interessato a una moderna forma di cosmopolitismo. Non solo l&#8217;operaio, ma il contadino e specialmente il contadino meridionale. Collaborare a ricostruire il mondo economicamente in modo unitario \u00e8 nella tradizione del popolo italiano e della storia italiana, non per dominarlo egemonicamente e per appropriarsi il frutto del lavoro altrui, ma per esistere e svilupparsi appunto come popolo italiano [&#8230;]<\/p>\n<p>La \u00abmissione\u00bb del popolo italiano \u00e8 nella ripresa del cosmopolitismo romano e medioevale, ma nella sua forma pi\u00f9 moderna e avanzata. Sia pure nazione proletaria, come voleva il Pascoli; proletaria come nazione perch\u00e9 \u00e8 stata l&#8217;esercito di riserva dei capitalismi stranieri, perch\u00e9 ha dato maestranze a tutto il mondo insieme ai popoli slavi. Appunto perci\u00f2 deve inserirsi nel fronte moderno di lotta per riorganizzare il mondo anche non italiano, che ha contribuito a creare col suo lavoro ecc.\u00bb<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di alcune espressioni, come \u00abtradizione\u00bb, che oggi possono destare alcune perplessit\u00e0, credo che il metodo di Gramsci nell&#8217;impostare la questione sia corretto. Ovvero inquadrare le cosiddette \u00abidentit\u00e0 nazionali\u00bb come frutto dell&#8217;azione di apparati repressivi e ideologici nelle mani dello stato-nazione e del capitale e non come qualcosa frutto di \u00abignoranza popolare\u00bb, perch\u00e9 la vita delle classi lavoratrici non pu\u00f2 certo essere rinchiusa dentro i confini di una \u00abNazione\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_39566\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39566\" class=\"wp-image-39566\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/ocalan.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-39566\" class=\"wp-caption-text\">Abdullah \u00d6calan<\/p><\/div>\n<p>Una riflessione molto simile \u00e8 presente ne <i>Il Confederalismo democratico <\/i>di<i> <\/i><strong>Abdullah \u00d6calan<\/strong>, secondo cui lo stato \u00e8 il braccio armato di una modernit\u00e0 capitalista, il cui funzionamento tende alla costruzione di societ\u00e0 omogenee e per questo profondamente depauperate dal punto di vista sociale, culturale ed economico. In questo senso definisce la storia della modernit\u00e0 come \u00abuna storia di quattro secoli di genocidio culturale e fisico nel nome di una immaginaria societ\u00e0 unitaria\u00bb.<\/p>\n<p>Per fermare questo genocidio non basta costruire processi puramente formali di democrazia elettorale e parlamentare, ma occorre lottare per una societ\u00e0 compiutamente pluralista, cio\u00e8 che non ricerchi nessun tipo di uniformit\u00e0, ma che valorizzi piuttosto le complessit\u00e0 e le differenze presenti nella societ\u00e0, confederandole attorno a valori comuni.<\/p>\n<p>Nel liberalismo borghese il pluralismo \u00e8 una \u00abgentile concessione\u00bb dello stato-nazione, e quindi finisce prima o poi per entrare in contraddizione \u2013 e solitamente soccombere \u2013 con la spinta all&#8217;uniformit\u00e0 culturale, etnica o religiosa insita in quel modello di sovrastruttura politica. Nel confederalismo democratico invece la comunit\u00e0 politica si costituisce proprio sulla volont\u00e0 di creare una societ\u00e0 pluralista e sui valori che ne sono la cornice, quali il diritto di autodeterminarsi, la parit\u00e0 di genere, l&#8217;ecologia e la giustizia sociale.<\/p>\n<p>Inoltre mentre il liberalismo borghese limita la suddivisione dei poteri all&#8217;interno dello stato (esecutivo, legislativo e giudiziario), il confederalismo democratico presuppone la creazione di \u00abuna democrazia senza stato\u00bb e quindi l&#8217;autorganizzazione delle comunit\u00e0 locali per limitarne le funzioni sino a portarlo ad una graduale scomparsa. L&#8217;obiettivo non \u00e8 quindi la conquista del potere (di qui la rinuncia alla creazione di uno stato Curdo), ma la democratizzazione radicale della societ\u00e0 attraverso la creazione di una confederazione di comunit\u00e0 che autogestiscono s\u00e9 stesse e i propri beni, avendo cos\u00ec modo di poter realmente praticare quel \u00abdiritto alla resistenza all&#8217;oppressione\u00bb che la <i>Dichiarazione dei diritti dell&#8217;uomo e del cittadino<\/i> del 1789 enunciava senza per\u00f2 garantire nella pratica.<\/p>\n<p>In tal modo vengono rotti quegli automatismi che riducono il rapporto tra esseri umani a \u00abfreddo calcolo in contanti\u00bb o ad automatismo burocratico e la politica torna alla sua dimensione di amministrazione delle cose da parte delle persone e non di governo delle cose sulle persone. Questo era ci\u00f2 che<\/p>\n<p><strong>Vaclav Havel<\/strong>, ne <i>Il potere dei senza potere<\/i>, chiamava \u00abuna riassunzione della \u201cresponsabilit\u00e0 suprema\u00bb il ritrovato rapporto interiore con l\u2019altro uomo e con la comunit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>Il confederalismo democratico ha ispirato forme di azione molto diverse: dalla creazione di una confederazione di amministrazioni autonome in Rojava, alla prosecuzione su nuove basi della guerriglia del PKK, sino all&#8217;azione di un partito \u00abriformista\u00bb con milioni di elettori quale l&#8217;HDP in Turchia. Ma la proposta di costruire quella che Ocalan chiama \u00abuna modernit\u00e0 democratica\u00bb non vuole limitarsi al solo Kurdistan bens\u00ec dispiegarsi sull&#8217;intero Medio Oriente e potenzialmente a livello globale. In questo senso gli obiettivi sono altrettanto ambiziosi di quelli di Spinelli, Rossi e Colorni, ma come nel caso di Curiel sono posti ribaltando la prospettiva: dal basso verso l&#8217;alto e non viceversa.<\/p>\n<p>Del resto le affinit\u00e0 tra la \u00abNazione democratica\u00bb del leader curdo e la \u00abNazione di partiti\u00bb del dirigente comunista sono evidenti ed entrambe partono dall&#8217;idea che una democrazia reale \u00e8 possibile solo se vi sono dei \u00abcorpi intermedi\u00bb nel quale il protagonismo popolare pu\u00f2 esprimersi inceppando i meccanismi di <i>governance <\/i>dello stato e del capitale per creare un alternativa ad essi. Insomma tutto il contrario di quella \u00abgovernabilit\u00e0\u00bb supinamente accettata come bene supremo dalla politica europea negli ultimi trent&#8217;anni.<\/p>\n<p>In ogni caso l&#8217;impostazione metodologica di Gramsci, Curiel e \u00d6calan ha il merito di ricordarci che i poveri e gli sfruttatati non nascono ignoranti per definizione, lo diventano quando accettano di essere subalterni, cio\u00e8 di rinunciare ad elaborare una propria cultura per assorbire acriticamente le briciole o gli scarti di quella dei ricchi. Inutile quindi stupirsi se dopo tanti sanguinosi sforzi per renderli subalterni lo siano diventati davvero, grazie anche allo sforzo <i>bipartisan <\/i>di tutte le forze politiche.<\/p>\n<div id=\"attachment_39570\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39570\" class=\"wp-image-39570\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/sciechimiche.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"150\" \/><p id=\"caption-attachment-39570\" class=\"wp-caption-text\">Scie chimiche.<\/p><\/div>\n<p>Tra i costruttori dell&#8217;attuale egemonia nazionalista nel discorso pubblico italiano dobbiamo infatti elencare non solo i razzisti e gli xenofobi con la bava alla bocca, ma anche gli \u00abeuropeisti istituzionali\u00bb come Ciampi, Napolitano e tutti i fautori della \u00abmemoria condivisa\u00bb. Pensare di costruire una comunit\u00e0 politica europea mentre si bombardano ideologicamente i popoli che dovrebbero comporla a colpi di \u00abidentit\u00e0 nazionale\u00bb \u00e8 un assurdo logico palese. Cos\u00ec come pensare di ribaltare tutta una costruzione identitaria nazionalista mostrando qualche foto in bianco e nero di capi di stato \u00abpadri dell&#8217;Europa\u00bb che firmano trattati.<\/p>\n<p>Occorre invece affermare che l&#8217;idea di un&#8217;Europa dei ricchi e dei colti da imporre ai poveri e agli sfruttati \u00abtroppo ignoranti per capire\u00bb nasce da una gigantesca falsificazione storica. I bisnonni dei ricchi e dei colti nella maggior parte dei casi si ingrassavano con i dividendi delle fabbriche di cannoni e filo spinato, si esaltavano per i pennivendoli nazionalisti, applaudivano generali e dittatori quando invece i nostri bisnonni emigravano, cantavano \u00abL&#8217;Internazionale\u00bb o pregavano per la pace.<\/p>\n<p>Erano i nostri bisnonni contadini, operai, migranti, gente di razza, fede o lingua \u00absbagliata\u00bb, disertori e ribelli i \u00abveri europei\u00bb. Tutte le guerre, i massacri e i regimi dell&#8217;ultimo secolo sono state tappe di un genocidio fisico e culturale commesso dagli stati-nazione contro di loro per sterminare gli \u00abirrecuperabili\u00bb e inquadrare tutti gli altri rendendoli italiani, francesi, tedeschi, polacchi, eccetera, per ridurre le complessit\u00e0 della vita reale all&#8217;uniformit\u00e0 dell&#8217;identit\u00e0 \u00abnazionale\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;attuale base di massa dei \u00absovranisti\u00bb, cos\u00ec terrorizzata dalla \u00absostituzione etnica\u00bb, \u00e8 in realt\u00e0 il risultato delle operazioni di genocidio e ingegneria sociale condotte in Europa nell&#8217;ultimo secolo. Sono queste che hanno portato alla creazione di una massa di piccoli borghesi \u2013 o presunti tali \u2013 rancorosi, spaventati, incapaci di interagire con qualunque forma di diversit\u00e0 perch\u00e9 privi di una reale comunit\u00e0 di riferimento.<\/p>\n<p>Per questo vale la pena di disseppellire, contro tutte le \u00abidentit\u00e0 nazionali\u00bb, la storia di quelle comunit\u00e0 politiche che negavano i valori dello stato-nazione e ne affermavano altri in radicale contrapposizione:<br \/>\n\u25a0 i socialisti ebrei del <i>Bund<\/i>, avversari allo stesso modo del nazionalismo sionista e del totalitarismo stalinista;<br \/>\n\u25a0 i <i>dableiber<\/i> sudtirolesi che resistettero sia all&#8217;italianizzazione forzata di Mussolini che al tentativo di Hitler di inquadrarli nel suo <i>Reich<\/i>;<br \/>\n\u25a0 i socialisti italiani che nel 1919, in barba a tutti i Piavi e ai loro mormorii, ospitarono e sfamarono migliaia di bambini viennesi;<br \/>\n\u25a0 gli spartachisti berlinesi con il loro disperato assalto al cielo;<br \/>\n\u25a0 i proletari austriaci che applaudirono le pistolettate con cui <strong>Friedrich Adler<\/strong> ammazz\u00f2 il primo ministro guerrafondaio von St\u00fcrgkh nel 1916;<br \/>\n\u25a0 i combattenti e le combattenti delle Brigate Internazionali in Spagna;<br \/>\n\u25a0 quelli dei <i>Francs-tireurs et partisans &#8211; main-d&#8217;\u0153uvre immigr\u00e9e<\/i> (FTP-MOI), con le loro facce da immigranti armeni, ebrei, spagnoli e italiani sbattute sui muri di Parigi nel manifesto dei nazisti, il famigerato \u00abAffiche rouge\u00bb;<br \/>\n\u25a0 la \u00abBrigata proletaria\u00bb formata dagli operai sloveni e italiani di Monfalcone, che dall&#8217;11 al 26 settembre 1943 in tuta da lavoro affrontarono l&#8217;esercito tedesco tenendo duro sotto le bombe finch\u00e9 durarono le munizioni;<br \/>\ne accanto a loro tutte le formazioni partigiane d&#8217;Europa, in cui capitava di mettersi a cantare \u00abL&#8217;internazionale\u00bb e di scoprire che la si stava cantando in quattro lingue diverse, come accadde in un distaccamento Garibaldino bellunese durante un momento di festa per la Pasqua 1945, cosa che del resto rimanda anche a un&#8217;ibridazione politico-religiosa.<\/p>\n<div id=\"attachment_36572\" style=\"width: 890px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-36572\" class=\"size-full wp-image-36572\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/affiche-rouge-f.jpg\" alt=\"\" width=\"880\" height=\"1400\" \/><p id=\"caption-attachment-36572\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;Affiche rouge. Nessuna Resistenza europea fu angustamente \u00abnazionale\u00bb, tutte \u2013 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/05\/la-resistenza-italiana-multietnica-creola-internazionalista-e-migrante\/\">compresa quella italiana<\/a> \u2013 furono creole, internazionaliste e migranti.<\/p><\/div>\n<p>Per quanto mi riguarda sono questi e queste i padri e le madri d&#8217;Europa. Dell&#8217;unica Europa unita che esista davvero: quella di chi salva vite nel Mediterraneo; di chi aiuta a scavalcare le frontiere; dei migranti, siano \u00abcervelli in fuga\u00bb o \u00abextracomunitari clandestini\u00bb; l&#8217;Europa dei combattenti e delle combattenti internazionalisti in Rojava; l&#8217;Europa dei movimenti popolari per la giustizia climatica e sociale; dell&#8217;antifascismo militante.<\/p>\n<p>Sono \u00abdivisivi\u00bb questi padri e queste madri d&#8217;Europa?<\/p>\n<p>Certo! Quanto lo sono i loro pronipoti e le loro pronipoti.<\/p>\n<p>Ma d&#8217;altronde non penserete mica di \u00abfare l&#8217;Europa\u00bb senza disfare gli stati-nazione europei? Questo era chiarissimo anche agli autori del <i>Manifesto di Ventotene<\/i>.<\/p>\n<p>Gli stati europei ad oggi sono \u00abuniti\u00bb quanto lo possono essere dei lottatori che se le danno di santa ragione sul ring, un ring nel quale i vari capitalismi e governi nazionali si affrontano secondo le regole del pi\u00f9 ortodosso liberismo, in una competizione che sa essere sanguinosa quanto una guerra: si veda cosa \u00e8 stato fatto al popolo greco o le stragi del Mediterraneo. Ma credo che dopo la prova di impotenza in merito alle recenti vicende mediorientali e alle umiliazioni che le hanno palesemente inferto Trump, Putin ed Erdo\u011fan sia inutile sprecare parole per mostrare quanto patetica e disfunzionale sia la sedicente Unione Europea.<\/p>\n<p>Proprio le sue tristi vicende ci ricordano come la creazione di una comunit\u00e0 politica nuova richieda <em>la rottura delle comunit\u00e0 politiche vecchie<\/em>, richieda la ridefinizione dei concetti di \u00abconcittadino\u00bb e \u00abstraniero\u00bb. Sarebbe bello se, per creare una nuova comunit\u00e0 politica, bastasse proclamare \u00abla buona novella\u00bb oppure avvalersi di pratiche di \u00abbuona amministrazione\u00bb o di dati oggettivi. Purtroppo dai tempi di Romolo e Remo le comunit\u00e0 politiche si creano tracciando dei confini, cio\u00e8 includendo ed escludendo da un vincolo di mutua solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Se non ci si vuole piegare al meccanismo di inclusione-esclusione su base etnico-razziale, religiosa, sessista e classista che propugnano i nazionalisti e i razzisti occorre affermare <em>un altro meccanismo in radicale contrapposizione<\/em>, volto ad escludere per l&#8217;appunto i nazionalisti, i razzisti, gli integralisti religiosi e gli sfruttatori dalla nuova comunit\u00e0 politica che si intende creare.<\/p>\n<p>Mi rendo conto che non \u00e8 piacevole sentirsi dire queste cose cos\u00ec brutalmente, ma non ho voglia di edulcorare la realt\u00e0, non penso che ce lo possiamo pi\u00f9 permettere. Qui la gente muore, muore per mancanza di servizi pubblici decenti, di reddito e di lavoro, muore per la crisi ambientale e l&#8217;inquinamento, muore affogata nel Mediterraneo o congelata lungo le Alpi, muore bruciata dal fosforo bianco del tiranno turco, pagato con i soldi regalati dalle \u00abdemocrazie\u00bb europee per tenere alla larga i rifugiati siriani.<\/p>\n<p>Quindi piantiamola con le buone maniere. L&#8217;Europa unita sar\u00e0 frutto di una rivoluzione politica e sociale o non sar\u00e0.<\/p>\n<p>E le rivoluzioni non sono pranzi di gala.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">* <strong>Tommaso Baldo<\/strong> lavora nell&#8217;ambito della didattica della storia in un museo trentino, fa parte del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki e collabora con <a href=\"https:\/\/www.globalproject.info\/it\/tags\/tommaso-baldo\/author\"><em>Global Project<\/em><\/a>. Su <em>Giap<\/em> ha pubblicato <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/10\/i-45-cavalieri-di-wikipedia-da-chi-e-cosa-e-libera-lenciclopedia-libera\/\">l&#8217;analisi della voce di Wikipedia dedicata alla storia del Trentino<\/a>. Ha preso parte ad una tavola rotonda inerente le voci storiche di Wikipedia sul <a href=\"https:\/\/www.studistorici.com\/2017\/03\/29\/sommario-numero-29\/#sec2\">numero 29 della rivista storica on line <em>Diacronie<\/em><\/a>. Nel giugno 2018 \u00e8 stato a Kobane per seguire le fasi finali della costruzione dell&#8217;orfanotrofio \u00abL&#8217;Arcobaleno di Alan\u00bb, curato da Docenti Senza Frontiere, con il finanziamento della Provincia Autonoma di Trento e ha raccontato quel viaggio su <em>Giap<\/em> nel post <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/07\/kobane-oggi\/\">\u00abKobane, la rivoluzione oltre il mito\u00bb<\/a>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-37557\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Lamacchinadelvento_250px-1.jpg\" alt=\"Copertina de La macchina del vento\" width=\"200\" height=\"327\" \/>Approfittiamo di questo contributo di Tommaso Baldo per segnalare alcune nuove recensioni de <em>La macchina del vento<\/em> e ricordare le date delle prossime presentazioni e reading, da qui alla fine dell&#8217;anno.<\/p>\n<p>Una delle recensioni pi\u00f9 acute che abbiamo letto finora \u00e8 stata <strong>\u2192<\/strong> <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20200106191109\/https:\/\/vocisinistre.com\/2019\/10\/26\/recensione-la-macchina-del-vento-di-wu-ming-1\/\">pubblicata sul blog <strong>Voci Sinistre<\/strong><\/a>, che si definisce \u00abantiperiodico, tragico e leggero, serio e sarcastico, di sinistra ma anche un po&#8217; di sinistra, a met\u00e0 tra la presa del Palazzo d&#8217;Inverno e una comunit\u00e0 naturista di hippie fricchettoni. Insomma, un po&#8217; di tutto ma non proprio tutto\u00bb.<\/p>\n<p>A quanto ci consta, questa \u00e8 la primissima recensione a cogliere l&#8217;implicito \u2013 talvolta inconscio \u2013 <em>antispecismo<\/em> nel punto di vista di Erminio, ma non \u00e8 il solo punto di interesse. Eccone uno stralcio:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL&#8217;utopia come motore della sopravvivenza individuale in condizioni estreme, come strumento di preservazione di una stabilit\u00e0 mentale altrimenti traballante, ma anche come eterno carburante delle societ\u00e0, ininterrotta spinta verso un <em>altrove<\/em>\u00a0inconoscibile ma, comunque, attraente. Utopia come\u00a0<em>\u03bf\u1f50-\u03c4\u03cc\u03c0\u03bf\u03c2\u00a0<\/em>(ou-topos) ovvero non-luogo, necessariamente interpretabile non pi\u00f9 come &#8220;stato di cose impossibile&#8221;, come fantasticheria, bens\u00ec come <em><strong>presente che ancora non \u00e8<\/strong><\/em>, come sogno che, ancora per poco, avr\u00e0 consistenza onirica prima di mutare finalmente in realt\u00e0. Giacomo vede l&#8217;isola di Ventotene come una gigantesca macchina del tempo perch\u00e9 \u00e8 <em>scientificamente provato<\/em>\u00a0che il fascismo, in nome della transitoriet\u00e0 di ogni epoca storica, cadr\u00e0, si tratta solo di capire\u00a0<em>quando<\/em>.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Un&#8217;altra bella recensione <strong>\u2192<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.cinquecolonne.it\/la-macchina-del-vento-di-wu-ming-tra-storia-mito-e-fantascienza.html\">\u00e8 apparsa sul sito <strong>Cinque Colonne<\/strong><\/a> a firma di <strong>Giampaolo Canetti<\/strong>. Anche di questa riportiamo un estratto:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abLa <\/em>macchina del vento racconta in modo efficace il dolore e le privazioni subite dai confinati, ulteriormente aggravate dallo scoppio della guerra e dai sacrifici imposti alla popolazione. In taluni casi, la condivisione di una condizione comune diventa strategia di sopravvivenza per le donne e gli uomini costretti sull\u2019isola, mentre, in altre circostanze, le loro sofferenze e ed i loro timori personali sopravanzano qualunque altra istanza. Quando, tuttavia, nel luglio del \u201943, arriva a Ventotene l\u2019annuncio della caduta del regime e del passaggio del potere nelle mani di Badoglio, una serie di fili, individuali e collettivi, sembrano convergere tutti nella stessa direzione: si palesa, finalmente, l\u2019orizzonte della libert\u00e0 per i protagonisti. Tuttavia, la strada da percorrere sar\u00e0 ancora lunga; si profila, ormai, la guerra di Resistenza, da organizzare e da vincere: finalmente, il \u03ba\u03b1\u03b9\u03c1\u03cc\u03c2.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>Alberto Prunetti<\/strong> ha scritto de <em>La macchina del vento<\/em> in una delle sue periodiche multi recensioni sul blog <strong>Il lavoro culturale<\/strong>:<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39596\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/taviani.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"293\" \/>\u00abDa adolescente ho visto a scuola\u00a0<em>La notte di San Lorenzo<\/em>\u00a0dei <strong>fratelli Taviani<\/strong>. Il film mi piacque tantissimo e la scena che mi colp\u00ec di pi\u00f9, da liceale appassionato di mitologia classica, fu quella della battaglia del grano, quando ai fascisti, intenti a rastrellare le campagne toscane alla ricerca di partigiani e sfollati, si contrappongono all\u2019improvviso, nello sguardo di una bambina, degli eroi greci. Era geniale: univa la forza dello sguardo lucido di Atena, come lo trovavo nei classici, con i racconti sui giorni da sfollata che mia nonna mi faceva da piccolo. E soprattutto restituiva epicit\u00e0 a una narrazione, quella resistenziale, che ormai in quegli anni stava diventando liturgia, e quindi lettera morta. Da allora ogni tanto dico tra me e me che qualcuno dovrebbe raccontare la lotta contro il fascismo attingendo dall\u2019immaginario di dei ed eroi greco-romani. Per ridare alla lotta antifascista tutto il suo epos. Ecco, quella storia \u00e8 arrivata&#8230; [<strong>\u2192 <a href=\"https:\/\/www.lavoroculturale.org\/uscite-editoriali-prunetti-7\/\">prosegue qui<\/a><\/strong>]\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Infine, i prossimi appuntamenti <em>on the road<\/em> con <em>La macchina del vento<\/em>:<\/p>\n<p>8 novembre<br \/>\n<strong>CALDERARA DI RENO (BO)<\/strong><br \/>\nWu Ming 1 presenta\u00a0<em>La macchina del vento<\/em><br \/>\nh.18:30, Casa della cultura \u00abItalo Calvino\u00bb,<br \/>\nvia Roma 29.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/show\/solipsia-night-live-dobrinski\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39622\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/dobrinski.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><\/a>12 novembre<br \/>\n<strong>BOLOGNA<\/strong><br \/>\nBhutan Clan &amp; Wu Ming 1 in concerto<br \/>\ncon anteprima del nuovo reading da <em>La macchina del vento.<\/em><br \/>\n<strong>Solipsia Night Live<\/strong> in diretta radio<br \/>\nh.20, nella sede della <a href=\"https:\/\/dobrinskiprodischirecords.jimdo.com\/\">Dobrinski Pro-Dischi Records<\/a><br \/>\nPiazza di Porta Mascarella 2\/2<br \/>\nLa diretta si ascolta \u2192 <strong><a href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/show\/solipsia-night-live-dobrinski\">su Spreaker, qui<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>29 novembre<br \/>\n<strong>PADOVA<\/strong><br \/>\nReading\/concerto da\u00a0<em>La macchina del vento.<\/em><br \/>\nBhutan Clan &amp; Wu Ming 1<br \/>\nh.21, Bioslab, via Brigata Padova 5.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Lapide_Viviani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39631\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/viviani.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"229\" \/><\/a>3 dicembre<br \/>\n<strong>FERRARA<\/strong><br \/>\nWu Ming 1 presenta\u00a0<em>La macchina del vento<br \/>\n<\/em>h.10, Liceo Ariosto, via Arianuova 19.<br \/>\nIn occasione del 149esimo compleanno del liceo.<\/p>\n<p>7 dicembre<br \/>\n<strong>CERVIA (RA)<\/strong><br \/>\nWu Ming 1 presenta\u00a0<em>La macchina del vento<\/em><br \/>\nBiblioteca comunale \u00abMaria Gioia\u00bb<br \/>\nCirconvallazione Sacchetti, 111.<br \/>\nAltri dettagli a seguire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Tommaso Baldo * Nel corso degli ultimi mesi il romanzo di Wu Ming 1 La macchina del vento ha suscitato un interessante dibattito a proposito di uno dei temi trattati nell&#8217;opera, ovvero le prime reazioni al Manifesto di Ventotene \u2013 il cui titolo \u00abvero\u00bb era Per un\u2019Europa libera e unita \u2013, scritto nel 1941 [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":39602,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8,3849,4],"tags":[4060,752,3852,4062,4061,4059,2575],"class_list":["post-39552","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-editoriali","category-la-macchina-del-vento","category-recensioni","tag-antonella-braga","tag-europa","tag-la-macchina-del-vento","tag-manifesto-di-ventotene","tag-marco-zecchinelli","tag-mario-leone","tag-tommaso-baldo"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Cosa significa \u00abEuropa\u00bb per i rivoluzionari. 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