{"id":39278,"date":"2019-09-26T08:45:15","date_gmt":"2019-09-26T06:45:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=39278"},"modified":"2019-09-26T13:33:22","modified_gmt":"2019-09-26T11:33:22","slug":"trilogia-working-class","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/","title":{"rendered":"La Trilogia Working Class: scrivere per non farsi togliere la pelle"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-39325\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/neverbedefeated.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"541\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Nel pubblicare quest&#8217;importante saggio-confessione di <strong>Alberto Prunetti<\/strong>, ricordiamo che proprio lui affiancher\u00e0 Wu Ming 1 oggi a Firenze; alle h.18:00 presenteranno <em>La macchina del vento<\/em> alla libreria Marabuk, via Maragliano 29\/e. Riproporremo il binomio a Piombino il 25 ottobre, potete trovare i dettagli <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/calendario-di-wu-ming-autunno-2019\/\">nel nostro calendario<\/a>. E ora, buona lettura. <strong>WM<\/strong>]<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"right\">di <strong>Alberto Prunetti *<\/strong><\/p>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><strong>INDICE<\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#intro\">Introduzione: Things Are Different Now<\/a><\/strong><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#1\"><strong>1. A che serve la narrativa working class?<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#2\"><strong>2. Ma insomma, cos&#8217;\u00e8 questa letteratura working class? La risposta di WCL<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#3\"><strong>3. Intrecciare la narrativa working class con le categorie di femminismo, genere ed etnicit\u00e0<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#4\"><strong>4. Raccontare il reale oltre il realismo<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#5\"><strong>5. Come <i>non<\/i> raccontare la classe operaia (per non diventare un \u00abtraditore di classe\u00bb)<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#6\"><strong>6. La narrativa working class racconta il conflitto dal basso<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#7\"><strong>7. E allora i vecchi operai che votano a destra?<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#8\"><strong>8. Non dimentichiamo la working class bianca<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#9\"><strong>9. Parti da te<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#10\"><strong>10. Cosa sto cercando di fare con la Trilogia Working Class<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#11\"><strong>11. Cosa voglio fare con la collana \u00abWorking Class\u00bb di Alegre<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#12\"><strong>12. \u00abSe sei uno scrittore non sei working class\u00bb<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5 style=\"text-align: left;\" align=\"right\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/09\/trilogia-working-class\/#postilla\"><strong>Postilla: E dopo la Trilogia Working Class?<\/strong><\/a><\/h5>\n<p><!--more--><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"font-size: small;\">\u00abSo Mr. Williamson,<br \/>\nwhat have you done in order to find gainful employment<br \/>\nsince your last signing on date?\u00bb<br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZusBQ0wdW94\"><i>Jobseeker<\/i>, Sleaford Mods<\/a><\/span><\/p>\n<p align=\"right\"><span style=\"font-size: small;\">\u00abI\u2019m not a traitor to my class\u00bb<br \/>\nTommy Shelby, in <i>Peaky Blinders<\/i><\/span><\/p>\n<p><a name=\"intro\"><\/a><\/p>\n<div id=\"attachment_33461\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-33461\" class=\"wp-image-33461\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/108metri.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"300\" \/><p id=\"caption-attachment-33461\" class=\"wp-caption-text\"><em>108 metri<\/em>, il secondo episodio della Trilogia Working Class dopo <em>Amianto. Una storia operaia<\/em>.<\/p><\/div>\n<p>La prima ricognizione sulla manutenzione delle scritture operaie <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/nuove-scritture-working-class\/\">la pubblicai su <em>Giap<\/em><\/a> in un periodo in cui era difficile per me avere risposte concrete dall&#8217;industria editoriale. Oggi la situazione \u00e8 diversa: sto scrivendo il terzo e ultimo tomo della Trilogia Working Class che uscir\u00e0 per Laterza, forse nel 2020; la trilogia Working Class \u00e8 in corso di traduzione in svariate lingue straniere; la casa editrice Alegre ha lanciato <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/11\/collana-working-class\/\">una collana di libri working class<\/a> di cui sono il curatore.<\/p>\n<p>All&#8217;estero, soprattutto in Inghilterra, si pubblica nuova narrativa working class e la critica compie ricognizioni su questi ambiti, si veda ad esempio il saggio del 2017 <em>Working-Class Literature(s). Historical and International Perspectives<\/em> a cura di John Lennon e Magnus Nilsson.<\/p>\n<p>Anche l&#8217;accademia dedica al tema degli studi operai e della <em>labour history<\/em> parecchi convegni in cui spesso sono invitati scrittori working class. Il testo che segue, infatti, servir\u00e0 anche da base per il mio intervento del prossimo 2 novembre al Festival of Italian Literature in London, dove parler\u00f2 di letteratura working class assieme a <strong>Anthony Cartwright<\/strong>, con la moderazione di <strong>Paolo Nelli<\/strong>.<a name=\"1\"><\/a><\/p>\n<h4><b>1. A che serve la narrativa working class?<\/b><\/h4>\n<p>Viviamo in tempi strani. Da anni ci ripetono che la classe operaia non esiste, e da anni muoiono almeno tre operai al giorno.<\/p>\n<p>S\u00ec, la classe operaia esiste ma si trasforma e non \u00e8 quella di un tempo. Se uso l\u2019espressione \u00abworking class\u00bb, lo faccio proprio per marcare una cesura. L&#8217;immaginario della tuta blu \u00e8 quello di un maschio bianco con le mani sporche d&#8217;olio. Un&#8217;immagine dovuta al rilievo che nella classe operaia italiana hanno avuto i metalmeccanici, la sezione pi\u00f9 combattiva. Eppure la classe operaia \u00e8 sempre stata molteplice: operai-massa, tecnici, lumpen, disoccupati, aristocrazia operaia, etc. L&#8217;inglese usa un termine pi\u00f9 estensivo e inclusivo: working class, \u00abclasse lavoratrice\u00bb, indica tutti coloro che per campare devono vendere la propria forza lavoro in cambio di un salario.<\/p>\n<p>La nuova classe lavoratrice, anche in Italia, \u00e8 sempre meno fatta da maschi bianchi ed \u00e8 sempre pi\u00f9 intersezionale: si \u00e8 \u00abfemminilizzata\u00bb, si sposta sempre pi\u00f9 dalla produzione alla logistica e ai servizi, ed \u00e8 sempre pi\u00f9 rappresentata da lavoratori migranti e da donne che oltre al lavoro di riproduzione sociale \u2013 la riproduzione della classe operaia stessa \u2013 sono adesso anche produttrici. Ristorazione, pulizie e movimento merci rappresentano un settore trainante della nuova working class. Non solo tute blu, ma anche <em>pink collar<\/em>, e una parte dei <em>white collar<\/em>. Soprattutto, non solo maschi bianchi: la working class \u00e8 ibrida, fluida, meticcia, creola. Ed \u00e8 anche meno testosteronica, ha orientamenti sessuali che non rispettano pi\u00f9 l&#8217;eteronormativit\u00e0 d\u2019un tempo.<\/p>\n<p>Eppure la rappresentazione della classe operaia in certi ambiti del mainstream \u00e8 completamente diversa. Con un paradosso, su Twitter un compagno, <a href=\"https:\/\/twitter.com\/monster_chonja\"><strong>@monster_chonja<\/strong>,<\/a> ha scritto:<\/p>\n<blockquote><p>\u00aboggi sei working class solo se odi a turno una di queste categorie: omosessuali, musulmani o donne; altrimenti sei il figlio di un banchiere ebreo anche se fai il facchino e guadagni 700 euro al mese\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>In <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/commentisfree\/2015\/feb\/07\/loneliness-working-class-writer-english-novelists\">un articolo sul Guardian<\/a> intitolato, alla maniera di Alan Sillitoe, <i>La solitudine dello scrittore working class<\/i>, <strong>Tim Lott<\/strong> mette in evidenza questo paradosso: \u00abFrom being heroic, interesting, passionate, honest and authentic, working-class people are now seen as white, racist, thuggish, scrounging, loud, unpleasant and uncultured. Are they really like this?\u00bb<\/p>\n<p>No, non siamo cos\u00ec, ma se non ci raccontiamo noi che dentro la working class abbiamo un piede o tutti e due dentro, ci racconteranno loro.<\/p>\n<p>A questo serve la narrativa working class.<a name=\"2\"><\/a><\/p>\n<h4><b>2. Ma insomma, cos\u2019\u00e8 questa letteratura working class? La risposta di Working Class Literature<\/b><\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/twitter.com\/workingclasslit\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39291\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/WCL.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><\/a>Di recente \u00e8 stato varato su Twitter <a href=\"https:\/\/twitter.com\/workingclasslit\">il profilo di Working Class Literature (WCL)<\/a>, twin-project di <a href=\"https:\/\/twitter.com\/wrkclasshistory\">Working Class History<\/a> che si propone di promuovere la letteratura working class in lingua inglese. Chi modera il progetto ha scritto <a href=\"https:\/\/twitter.com\/workingclasslit\/status\/1156517902301958151\">un thread<\/a> sulla definizione della letteratura working class. Provo a riassumerne i punti principali.<\/p>\n<p>Secondo WCL, a prima vista la definizione di letteratura working class \u00e8 problematica. \u00c8 l\u2019estrazione di classe dell\u2019autore quel che conta? O il suo impegno politico? Oppure il soggetto della narrativa? \u00c8 letteratura working class anche quella fatta da un autore di classe media che parla di operai? O che incita alla lotta di classe? Oppure solo quella di chi appartiene alla working class?<\/p>\n<p>La risposta non \u00e8 semplice. Un autore come <strong>Allan Sillitoe<\/strong>, esempio indiscusso di narrativa working class, era working class ai tempi in cui pubblic\u00f2 <i>Sabato sera, domenica mattina<\/i>. \u00abMa lo era ancora ai tempi di <i>Open Door<\/i>, dopo 30 anni di attivit\u00e0 professionale come scrittore?\u00bb, si chiede WCL.<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi di WCL \u00e8 quella di una definizione non restrittiva: \u00e8 working class la scrittura che ruota \u00abattorno al tema del lavoro (salariato o domestico) e di una accurata (ma non necessariamente realistica) rappresentazione della vita working class, della sua cultura e resistenza al potere\u00bb. Come corollario, va inclusa nella definizione anche \u00abuna letteratura che sia rilevante per il movimento operaio\u00bb, includendo quindi anche autori di estrazione borghese come Zola e Orwell.<\/p>\n<p>Si pone il problema anche <strong>Michael Denning<\/strong>, l\u2019autore di <i>The Cultural Front<\/i>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abTroppo spesso i critici si muovono dalla stessa domanda: la letteratura proletaria si definisce secondo l&#8217;autore, il pubblico, il soggetto o la sua politica? \u00c8 una letteratura dei lavoratori, per i lavoratori, o sui lavoratori? O \u00e8 semplicemente letteratura rivoluzionaria?\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Tutte queste ipotesi secondo Denning sono \u00abfallimentari\u00bb, perch\u00e9 considerano \u00abi generi come tipi ideali astratti e storici\u00bb, e non invece come \u00abistituzioni che nascono da specifiche formazioni sociali\u00bb. Quindi pi\u00f9 che chiedersi cos\u2019\u00e8 la narrativa working class, dovremmo chiederci quali sono le formazioni letterarie che si richiamano all\u2019immaginario working class \u2013 <strong>Wu Ming 1<\/strong>, lui stesso cresciuto nella working class in quanto <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/12\/the-harvest\/\">figlio di un operaio e di una bracciante<\/a>, parlerebbe forse di \u00abcostellazioni\u00bb della scrittura working class \u2013 e, aggiungo io, come queste formazioni si rapportano ai conflitti sociali in corso.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/commonpeople.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39299\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/commonpeople.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"321\" \/><\/a>Un altro punto che WCL sottolinea \u00e8 che spesso gli autori indicati come scrittori working class sono in genere maschi bianchi. \u00c8 un punto problematico su cui bisogna insistere. Per fortuna di recente abbiamo avuto ottime uscite di autrici working class in Italia: <strong>Simona Baldanzi<\/strong>, <strong>Sonia Marialuce Possentini<\/strong>, <strong>Pia Valentinis<\/strong>, ma bisogna aggiungere anche la poetessa <strong>Nadia Augustoni<\/strong>. Nella sfera anglofona \u00e8 rilevante l&#8217;opera di <strong>Kit De Waal<\/strong>, che ha appena curato <a href=\"https:\/\/unbound.com\/books\/common-people\/\">la splendida antologia <i>Common People<\/i><\/a>, dove la stragrande maggioranza di contributi sono realizzati da donne, con un impianto spesso intersezionale: donne, working class, non bianche.<\/p>\n<p>Inoltre le tematiche dell&#8217;ultima letteratura working class in inglese sono sempre meno eteronormate: diventano pi\u00f9 rilevanti il queer e il femminismo pro-sex e si esplorano le dimensioni della fluidit\u00e0 di genere, sia nella dimensione liberatrice dei piaceri extra-binari, che nella denuncia degli abusi e dello sfruttamento sessuale del corpo working class.<a name=\"3\"><\/a><\/p>\n<h4><b>3. Intrecciare la narrativa working class con le categorie di femminismo, genere ed etnicit\u00e0<\/b><\/h4>\n<p>Quel che bisogna fare adesso \u00e8 appunto intrecciare, in un&#8217;ottica intersezionale, classe e identit\u00e0. Valorizzare i punti di vista queer, &#8220;sbiancare&#8221; la working class e decolonizzarla. Non lo dice apertamente WLC, ma il ragionamento va in quella direzione.<\/p>\n<div id=\"attachment_39326\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/tonimorrison.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39326\" class=\"wp-image-39326\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/tonimorrison.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"150\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39326\" class=\"wp-caption-text\">Toni Morrison<\/p><\/div>\n<p>Bisogna per\u00f2 anche lavorare in senso inverso, perch\u00e9 intersezione significa questo, ossia riconoscere la matrice working class di autrici e autori black, postcoloniali e LGBT. \u00abAutrici come <strong>Toni Morrison<\/strong> o come <strong>Jeanette Winterson<\/strong>\u00bb, sostiene WCL, \u00absono entrambe di estrazione sociale working class, ma sono percepite come femministe o LGBT\u00bb, oppure nel caso di Morrison anche \u00abcome black e postcolonial, ma non come working class\u00bb. La working class non viene percepita, occultata dalle \u2013 anzich\u00e9 intrecciata alle \u2013 politiche dell0identit\u00e0.<\/p>\n<p>Per evitare un conflitto tra le politiche di classe e quelle di identit\u00e0, la risposta pi\u00f9 radicale, che rilancia in avanti, \u00e8 quella dell\u2019approccio intersezionale.<\/p>\n<p>Altro esempio riportato da WCL:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<strong>Djuna Barnes<\/strong> non \u00e8 pi\u00f9 middle class di Orwell (forse meno, probabilmente) e il suo romanzo <i>Nightwood<\/i>, alla pari di <i>Senza un soldo a Parigi e Londra<\/i>, \u00e8 ambientato negli slum della Parigi postbellica. Tuttavia quello di Nightwood \u00e8 considerato un romanzo LGBT e non gli \u00e8 concesso di essere un romanzo working class.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il problema allora \u00e8 come pensiamo la working class, la sua composizione e le sue politiche. Spesso pensiamo alla classe lavoratrice come un aggregato di maschi bianchi, dimenticando che la working class dei nostri giorni \u00e8 sempre pi\u00f9 composta di donne e di lavoratori con origini nei paesi del sud del mondo. Antirazzismo, diritti delle donne e orientamento sessuale possono e devono essere considerati problemi della working class contemporanea.<\/p>\n<p>La classe si stratifica anche attorno alle politiche dell&#8217;identit\u00e0: se sei donna, sei pagata di meno; se sei lesbica o omosessuale, puoi essere discriminata sul posto di lavoro; se sei trans, possono rifiutarti un lavoro dopo un colloquio; se il tuo nome indica origini in un paese del Sud del pianeta, possono scartarti prima ancora di concederti un colloquio, oppure possono darti un lavoro nero, confidando nel fatto che non avrai reti sociali per permetterti di denunciare un boss di merda che ti sottopone a straordinari non pagati. Ripetiamolo: politiche di classe e politiche di identit\u00e0 sono intrecciate. E dobbiamo intrecciarle anche nei nostri racconti.<a name=\"4\"><\/a><\/p>\n<h4><b>4. Raccontare il reale oltre il realismo<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_39327\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/bsj.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39327\" class=\"wp-image-39327\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/bsj.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"261\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39327\" class=\"wp-caption-text\">Bryan Stanley Johnson<\/p><\/div>\n<p>Sempre sul tema della definizione degli autori working class, WCL fa un controesempio: <strong>Bryan Stanley Johnson.<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;autore di <i>In balia di una sorte avversa <\/i>era di estrazione working class, bianco e maschio, impegnato nel sindacato. La sua opera spesso \u00abesprime prospettive di sinistra, sottolinea l\u2019alienazione dei lavoratori e il conflitto di classe\u00bb. Sarebbe perfetto per una definizione standard di \u00abautore working class\u00bb ma\u2026. \u00abma \u00e8 troppo sperimentale\u00bb, commenta WCL.<\/p>\n<p>Lo stigma del realismo colpisce la narrativa operaia e i romanzi proletari devono purtroppo essere pensati come variante di una qualche forma di realismo.<a name=\"5\"><\/a><\/p>\n<h4><b>5. Come <\/b><i><b>non<\/b><\/i><b> <\/b><b>raccontare<\/b><b> la classe operaia (per non diventare un \u00abtraditore di classe\u00bb)<\/b><\/h4>\n<div id=\"attachment_39328\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39328\" class=\"wp-image-39328\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/prunetti.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"146\" \/><p id=\"caption-attachment-39328\" class=\"wp-caption-text\">Alberto Prunetti<\/p><\/div>\n<p>Fin qui ho riassunto, con mie chiose ed estensioni, le tesi di Working Class Literature. Adesso voglio spingermi pi\u00f9 avanti.<\/p>\n<p>Innanzitutto, per costruire dobbiamo sgombrare il terreno dalle macerie. Dobbiamo respingere alcune cornici di pensiero. Punti di vista letterari consolidati che possono essere vincenti e portare a buone vendite, perch\u00e9 sono consolatori e galvanizzano la coscienza del borghese medio, eliminando il racconto del conflitto sociale.<\/p>\n<p>Una di queste strategie che disinnescano la portata conflittuale del racconto del mondo dei lavoratori \u00e8 quella del vittimismo. Avrei potuto raccontare cos\u00ec la storia di mio padre in <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2014\/05\/torna-in-libreria-amianto-di-alberto-prunetti\/\"><em>Amianto<\/em><\/a>, ma mi avrebbe preso a pedate anche da morto.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra cornice \u00e8 quella della strategia del <em>cherry picking<\/em>: il bravo ragazzo figlio di lavoratori che ce l\u2019ha fatta, la success story di chi parte dal basso, in pieno spirito meritocratico liberal.<\/p>\n<p>La terza modalit\u00e0 che respingo \u00e8 raccontare quant\u2019era brutta la vita operaia, quant\u2019era meschina, volgare, sessista, rassicurando i lettori di ceto medio, anche di sinistra, sulla loro superiorit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Per come la vedo io, tutte sono forme di quello che in Francia e in Inghilterra si definisce \u00abtradimento di classe\u00bb. In realt\u00e0 il vero tradimento \u00e8 farsi raccontare dagli altri. Basta donne raccontate da maschi, neri raccontati da bianchi, operai raccontati da borghesi. Farsi raccontare, abdicare dalla responsabilit\u00e0 di creare un immaginario che ci rappresenti, \u00e8 un colpo basso nei confronti dei nostri pari.<\/p>\n<p>E questo \u00e8 il punto: ci stanno raccontando &#8220;loro&#8221; e ci raccontano male, in maniera condiscendente o demonizzando le nostre vite. Dobbiamo raccontarci da soli. Dobbiamo mettere le nostre mani sugli arsenali del racconto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 forse hanno ragione loro.<\/p>\n<p>Forse scrivere \u00e8 <em>davvero<\/em> roba da borghesi.<\/p>\n<p>Scrivere storie working class \u00e8 il mio modo per non essere un <em>class traitor<\/em>.<a name=\"6\"><\/a><\/p>\n<h4><b>6. La narrativa working class racconta il conflitto dal basso<\/b><\/h4>\n<p>In definitiva, l&#8217;unica certezza che abbiamo \u00e8 il conflitto. La working class esiste quando c\u2019\u00e8 il conflitto sociale: per questo dicono che la classe operaia non esiste pi\u00f9, per gettare acqua sui tizzoni che ancora, pi\u00f9 o meno marginalmente, ardono.<\/p>\n<p>Quel che caratterizza la narrativa working class \u00e8 che racconta una realt\u00e0 non pacificata, il conflitto sociale, guardandolo dal basso ed espandendo la solidariet\u00e0 tra sfruttati. Sta dalla parte degli oppressi contro gli oppressori, dalla parte degli sfruttati contro gli sfruttatori.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio per raccontare il conflitto dei nostri giorni nella maniera pi\u00f9 efficace che bisogna intrecciare le categorie di genere, etnicit\u00e0 e orientamento sessuale con quelle di classe. L&#8217;oppressione si radica in queste categorie. Utilizzarne alcune contro altre \u00e8 un altro esempio di tradimento di classe e un fallimento intersezionale. Come succede se si racconta una classe bianca mettendola contro i lavoratori neri, o se si racconta il patriarcato dipingendolo come connaturato agli operai maschi bianchi, assolvendo il maschilismo dei ricchi.<\/p>\n<p>Raccontare in maniera parziale, senza intrecciare questi elementi di subalternit\u00e0, spesso porta non a una rappresentazione della classe lavoratrice, ma alla sua trasfigurazione tendenziosa e caricaturale. Dobbiamo raccontare per trasformare ed espandere l&#8217;immaginario della classe operaia dei nostri giorni, non per demonizzarla.<a name=\"7\"><\/a><\/p>\n<h4><b>7. E allora i vecchi operai che votano a destra?<\/b><\/h4>\n<p>E allora le foibe? No, ok. Torniamo al punto.<\/p>\n<p>Dimensioni di conservatorismo ci sono sempre state nella classe operaia. Oggi sono enfatizzate anche dai media che usano maldestramente le politiche liberiste volute dalle \u00e9lite che strumentalmente pretendono \u00abdi fare il bene dei lavoratori\u00bb per incassare voti. In realt\u00e0, <i>they are just screwing the working class<\/i>, ci stanno insomma fottendo.<\/p>\n<div id=\"attachment_34175\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/salvinimarx.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34175\" class=\"wp-image-34175\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/salvinimarx.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"250\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34175\" class=\"wp-caption-text\">Occhio, non \u00e8 Marx!<\/p><\/div>\n<p>Dall\u2019elezione di Trump alla Brexit, \u00e8 sempre meglio <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/11\/un-feticcio-di-working-class\/\">dar la colpa alla working class<\/a>, usare la nostalgia, parlare di classe bianca e dei bei tempi andati, fomentare il razzismo <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/06\/marx-immigrazione-puntata-1\/\">storpiando le tesi di Marx sull&#8217;esercito industriale di riserva<\/a> (senza citare quel che ha scritto sulla solidariet\u00e0 di classe verso gli irlandesi): tutto questo per evitare che i lavoratori neri ricompattino il fronte delle mobilitazioni sui luoghi di lavoro.<\/p>\n<p>Alcuni di questi operai &#8220;disillusi&#8221; sono passati attraverso lo shock di anni di liberismo, tutti sono stati abbandonati dai loro partiti di riferimento, che sono diventati partiti di professionisti della classe media. Lo smantellamento delle comunit\u00e0 operaie e la deindustrializzazione hanno distrutto, alimentando il morbo tossico dell\u2019individualismo thatcheriano, i punti di riferimento della classe operaia, che fatica a leggere il nord sulla bussola. Tempeste elettromagnetiche attraversano la nostra societ\u00e0 col &#8220;rumore&#8221; delle passioni tristi: pensa ai fatti tuoi, fatti una risata, arricchisciti alle spalle degli altri. Ossia diventa classe media.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il grosso della classe lavoratrice non vota oppure, se lo fa, lo fa per vendicarsi di chi ha tradito il suo impegno verso i lavoratori.<\/p>\n<p>Per uscire da questo cul-de-sac, bisogna distruggere il veleno del razzismo che \u00e8 usato dai ceti egemonici per spezzare la ricomposizione della nuova classe lavoratrice. Si pu\u00f2 fare lottando assieme. Si pu\u00f2 fare anche, in maniera parziale, ricostruendo un immaginario working class con ogni mezzo necessario, anche con la narrativa. Ma non possiamo trascurare le ferite di classe degli operai bianchi. Altrimenti si infetteranno e la cancrena si estender\u00e0 ai nuovi segmenti del mondo del lavoro.<a name=\"8\"><\/a><\/p>\n<h4><b>8. Non dimentichiamo la working class bianca<\/b><\/h4>\n<p>Per questo non possiamo dimenticarci della classe operaia bianca. Non possiamo pensare che quella classe operaia non esista pi\u00f9 o non vada raccontata, concentrandosi solo sulla composizione della nuova working class. Delusa e frustrata, abbandonata da partiti e sindacati di riferimento e priva di sicurezze sociali, la vecchia classe operaia viene data in pasto agli avvoltoi della destra, che usano la miseria operaia per alimentarla, non per abolirla. La diamo in pasto alla destra, che la manipola, o al moralismo edificante di chi la stigmatizzer\u00e0 come <em>white trash<\/em> o <em>chav<\/em> o coatta per alimentare il proprio senso di superiorit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Aggiungo solo che la pelle di mio padre era bianca, ma si maculava di ferite e bruciature e si tingeva di olio nero, di ossidi di ferro rossi e polvere grigia d&#8217;amianto.<a name=\"9\"><\/a><\/p>\n<h4><b>9. Parti da te<\/b><\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/www.effequ.it\/future\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39302\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Future-il-domani-raccontato-dalle-voci-di-oggi.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"253\" \/><\/a>Perch\u00e9 il protagonista della mia storia non \u00e8 una donna operaia o un operaio nero? Perch\u00e9 parto dalla mia esperienza, dal mio vissuto, da me stesso. Applico il principio femminista: parti da te, dal tuo corpo. La scrittura funziona bene, col motore al massimo dei giri e senza cadute di tensione, quando si parte da se stessi.<\/p>\n<p>Se leggo racconti di donne afroitaliane \u2013 ne \u00e8 appena uscita una splendida antologia per Effequ, <a href=\"https:\/\/www.effequ.it\/future\/\"><i>Future<\/i><\/a>\u00a0\u2013 mi rendo conto che certe esperienze, con tutte quelle sfaccettature, senza stereotipi vittimari, io non posso raccontarle altrettanto bene perch\u00e9 non posso collocarmi nella pelle, nel punto di vista delle autrici. Bisogna scrivere all\u2019altezza del nostro corpo, delle nostre ferite di classe. Per questo il mio progetto come scrittore continua come editor: dove non arrivo io, possono arrivare altri, e la collana working class serve proprio a questo. Dare spazio a una narrativa working class che sia anche femminile, ibrida, postcoloniale e queer.<a name=\"10\"><\/a><\/p>\n<h4><b>10. Cosa sto cercando di fare con la Trilogia Working Class<\/b><\/h4>\n<p>Il punto \u00e8 quello del pensiero femminista e del punk. Do it yourself. Scrivi e non farti scrivere. E parti da te stessa e dal tuo corpo. Racconta la classe a partire dal corpo. In particolare dal corpo dei lavoratori. Ho iniziato con <em>Amianto<\/em>, dove ho raccontato la destrutturazione del corpo del protagonista del libro, il saldatore Renato, che era il mi\u2019 babbo. Sto cercando di raccontare il lavoro sfruttato su tre generazioni, a partire da una storia personale. Al momento sto dando colpi di lima al manoscritto dell&#8217;ultimo volume. Comincio a vedere la terra, dopo un percorso di scrittura iniziato nel 2010, ormai dieci anni fa, quando cominciai la prima stesura di Amianto. Un percorso intervallato da momenti di manutenzione dell\u2019officina della scrittura, come questo che sto pubblicando su <em>Giap<\/em>.<a name=\"11\"><\/a><\/p>\n<h4><b>11. Cosa voglio fare con la collana \u00abWorking Class\u00bb di Alegre<\/b><\/h4>\n<p>Con la collana Working Class voglio fare quello che non posso fare con la mia scrittura. O detto altrimenti: la collana \u00e8 una continuazione della Trilogia con altri mezzi.<\/p>\n<div id=\"attachment_39335\" style=\"width: 1404px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/catalogo\/?fwp_categories=working-class\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39335\" class=\"wp-image-39335 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/workingclass-2.png\" alt=\"\" width=\"1394\" height=\"1032\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39335\" class=\"wp-caption-text\">Le prime due uscite nella collana Working Class diretta dal Prunetti per Edizioni Alegre. Clicca per andare al catalogo.<\/p><\/div>\n<p>Nella Trilogia non posso mettere al centro le donne e i migranti, che \u00e8 quello che bisogna fare per parlare della classe lavoratrice di oggi, perch\u00e9 ho deciso di seguire il principio del \u00abparti da te\u00bb (in realt\u00e0 si vedr\u00e0 che nel terzo e ultimo libro le donne hanno un ruolo centrale). Per\u00f2 donne lavoratrici, lavoratori migranti e persone afroitaliane possono raccontare le storie del loro lavoro, come parte di questa nuova classe lavoratrice, nella collana Working Class. Raccontarla dall&#8217;interno, a partire da s\u00e9, dalla pelle e dal corpo, invece che farsi raccontare da altri, con paternalismo, condiscendenza, vittimismo, categorie che risultano nocive quanto la demonizzazione d\u2019un tempo.<\/p>\n<p>\u00c8 questa una delle linee programmatiche del progetto. Partire dalla vecchia classe operaia per raccontare la nuova working class ibrida. Rispetto alla definizione ampia di WCL, la collana ha un senso pi\u00f9 stringente, perch\u00e9 privilegia i racconti fatti da chi \u00e8 cresciuto e vive dentro alla classe lavoratrice. Questo implica alcune difficolt\u00e0. Non ci rivolgiamo di solito ad autori professionisti. Sto incoraggiando a scrivere alcune persone che non hanno mai pubblicato. A volte arrivano manoscritti in lettura, ma il punto di vista \u00e8 molto ripiegato su di s\u00e9 e sulle proprie sfighe personali, come in certa \u00abnarrativa del precariato\u00bb, mentre io vorrei uno sguardo anche corale, molteplice, aperto al racconto della solidariet\u00e0 tra lavoratori, che offra spazio anche ai compagni di lavoro.<\/p>\n<p>Come ho gi\u00e0 scritto, nella collana non voglio dimenticare la working class bianca. Piuttosto, bisogna raccontarla meglio, mostrare le sue crepe, le stratificazioni e le sfaccettature. Ad esempio, raccontarne il sessismo, denunciandolo ma senza moralismo e senza chiamarsi fuori, deridendolo con l\u2019ironia. Oppure raccontare una classe operaia che si apre a concetti come il queer (ricordate il film <i>Pride<\/i>?), che smonta la propria eteronormativit\u00e0. Ci sono autori, soprattutto in Inghilterra, che questo lavoro l&#8217;hanno fatto e sarebbe bello ospitarli nella collana.<a name=\"12\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>12.<\/strong> \u00ab<b>Se sei uno scrittore non sei working class\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>L\u2019accusa \u00e8 che se scrivi un libro non sei un subalterno. Paradossale, perch\u00e9 le entrate delle vendite di un libro anche fortunato, a parte rare eccezioni, sono magre e non valgono un salario da postino. Inoltre non \u201csi \u00e8\u201d scrittore, \u201csi fa\u201d lo scrittore o la scrittrice, come si fanno tanti altri mestieri, spesso contemporaneamente.<\/p>\n<div id=\"attachment_39306\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39306\" class=\"wp-image-39306\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/kitdewaal.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"165\" \/><p id=\"caption-attachment-39306\" class=\"wp-caption-text\">Kit De Waal<\/p><\/div>\n<p>Il punto \u00e8 che scrivere libri nell\u2019immaginario comune fa parte della condizione di confort della borghesia alta, ma questo vale solo perch\u00e9 dobbiamo ancora imporre un immaginario in cui anche chi, di estrazione sociale bassa, pubblica libri, o li edita e li traduce, possa farlo senza diventare un traditore di classe.<\/p>\n<p>Piuttosto che preoccuparsi di aver scritto un libro, bisogna auspicare che i lavoratori dell\u2019industria editoriale di estrazione working class siano sempre pi\u00f9 numerosi. Negli UK \u00e8 stato condotto nel 2016 <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/books\/2018\/feb\/10\/kit-de-waal-where-are-all-the-working-class-writers-\">uno studio sulla partecipazione degli occupati con origini working class nella forza lavoro dell\u2019editoria<\/a>, citato da un articolo sul Guardian di <strong>Kit De Waal<\/strong>. La percentuale \u00e8 bassa, i working class sono sotto-rappresentati nell\u2019industria editoriale e contano solo per il 10 percento. In Italia neanche ci si pone il problema, e lo stesso vale per gli afroitaliani o per altre persone di colore: \u00abtornate al centro interinale\u00bb, \u00abstate al vostro posto\u00bb, \u00abcosa c\u2019entra la classe operaia coll\u2019aureo mondo delle lettere\u00bb, vero?<a name=\"postilla\"><\/a><\/p>\n<h4><b>Postilla: E dopo la Trilogia Working Class?<\/b><\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/edizionialegre.it\/product\/amianto\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-21053\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/Alegre-amianto.jpg\" alt=\"Amianto di Alberto Prunetti\" width=\"200\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>A volte mi chiedono cosa far\u00f2 dopo la Trilogia Working Class, dopo dieci anni di lavoro Ho cominciato a scrivere <i>Amianto<\/i> nel 2010, nel 2012 \u00e8 uscito per Agenzia X; nel 2014 \u00e8 stato rieditato per Alegre in una nuova edizione accesciuta. Nel 2018 \u00e8 uscito per Laterza <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/04\/108-metri\/\"><i>108 metri<\/i><\/a>. Nel 2019 <i>Amianto<\/i> \u00e8 stato pubblicato in Francia. Nel 2020 <i>Amianto <\/i>sar\u00e0 tradotto in castigliano e catalano e <i>108 metri<\/i> sar\u00e0 pubblicato in greco (uscir\u00e0 anche in spagnolo nel 2021). Sempre nello stesso anno dovrebbe uscire il terzo e ultimo volume della Trilogia. Sono dieci anni esatti di lavoro.<\/p>\n<p>Non so cosa far\u00f2 dopo. Non si tratta di chiudere una parentesi ma di rimettere il sasso nella fionda, mirando pi\u00f9 lontano. Di sicuro sento anche il bisogno di cambiare. Non parlare troppo di me, dopo averlo fatto in tre libri (la trappola del narcisismo nella biofiction \u00e8 appena dietro l\u2019angolo). Provare a inventare mondi di finzione (mica si pu\u00f2 lasciare solo agli autori di estrazione sociale alta l\u2019idea che il loro immaginario narrativo serva a creare mondi d\u2019invenzione, mentre i poveracci sono costretti a ruminare le proprie cenciose esistenze).<\/p>\n<p>Di certo, posso cambiare forme espressive, ma non possiamo cambiare quel che siamo e da dove veniamo, n\u00e9 si possono cancellare le ferite di classe sul nostro corpo. Un nero non pu\u00f2 togliersi la pelle. E la classe, come ci ricorda la femminista <strong>Annette Kuhn<\/strong>, va oltre i tuoi abiti, si vede nei riflessi, perch\u00e9 <i>is under your skin<\/i>, \u00e8 corporea, sta proprio sotto la pelle.<\/p>\n<p>Provano a negare l\u2019esistenza della classe solo per toglierci la pelle. Ma la pelle ci dice quel che siamo, da dove veniamo, che cosa soffriamo. La letteratura working class parte dalla pelle.<\/p>\n<p>&#8211;<\/p>\n<p>*\u00a0<strong>Alberto Prunetti<\/strong> (Piombino, 1973) \u00e8 autore di <em>Potassa <\/em>(Stampa Alternativa, 2004),\u00a0<em>Il fioraio di Per\u00f3n\u00a0<\/em>(Stampa Alternativa, 2009),\u00a0<em>Amianto. Una storia operaia\u00a0<\/em>(Agenzia X, 2012; Alegre, 2014),\u00a0 <em>PCSP. Piccola Controstoria Popolare\u00a0<\/em>(Alegre, 2015) e <em>108 metri<\/em> (Laterza, 2018). Traduttore e lavoratore culturale freelance, scrive su <em>Giap<\/em>, <em>Jacobin Italia<\/em>, <em>Il lavoro culturale<\/em>, <em>Il manifesto<\/em> e altre testate. Per le Edizioni Alegre dirige la collana \u00abWorking Class\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Nel pubblicare quest&#8217;importante saggio-confessione di Alberto Prunetti, ricordiamo che proprio lui affiancher\u00e0 Wu Ming 1 oggi a Firenze; alle h.18:00 presenteranno La macchina del vento alla libreria Marabuk, via Maragliano 29\/e. 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