{"id":38839,"date":"2019-11-04T10:20:22","date_gmt":"2019-11-04T09:20:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=38839"},"modified":"2020-01-13T06:59:33","modified_gmt":"2020-01-13T05:59:33","slug":"colonia-di-rovegno-bufala","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala\/","title":{"rendered":"Un&#8217;altra bufala storica neofascista: gli \u00aborrori\u00bb della Colonia di Rovegno \/ Prima puntata (di 2)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-39669\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/coloniarovegno.jpeg\" alt=\"La colonia di Rovegno in una cartolina dei tardi anni Trenta.\" width=\"710\" height=\"456\" \/><\/p>\n<p>[<span style=\"font-size: small;\">Mentre prosegue il lavoro di ricerca e analisi dei documenti relativi alla <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/il-caso-giuseppina-ghersi-1\/\">vicenda di <strong>Giuseppina Ghersi<\/strong><\/a>, il gruppo di lavoro <strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong> continua a prendere in esame narrazioni che hanno in comune col caso Ghersi non solo la zona in cui sono ambientate (l&#8217;Appennino Ligure tra Genova e Savona), ma anche autori, propagatori, incongruenze e problemi metodologici.<br \/>\nIl quadro che ne emerge \u00e8 impietosamente in linea con tutta la produzione narrativa sui fantomatici \u00aborrori partigiani\u00bb, produzione nella quale ricorrono sempre gli stessi elementi: dicerie mai sottoposte a verifica e anzi prese per oro colato; dettagli sempre pi\u00f9 macabri, assenti da ogni fonte documentale reperibile, aggiunti a piene mani ogni volta che si racconta la vicenda; fosse comuni <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/05\/le-nuove-foibe-3a-puntata-viaggio-dandata-al-bus-de-la-lum\/\">vuote<\/a>, introvabili e <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/12\/la-foiba-volante-non-esiste\/\">addirittura &#8220;mobili&#8221;<\/a>; vittime non solo mai trovate ma addirittura mai esistite \u2013 come la fantomatica <strong>\u00abJolanda Crivelli\u00bb<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/11\/jolanda-crivelli\/\">della quale \u00e8 stato inventato persino il nome<\/a>; uso sensazionalistico di <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/12\/cultura-dello-stupro\/\">immagini shock estranee alle vicende narrate<\/a>; partigiani descritti come indemoniati che non hanno nulla di umano, immancabilmente stupratori se le vittime sono donne \u2013 Giuseppina Ghersi, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/01\/fantasy-norma-cossetto-2-cosa-sappiamo\/\"><strong>Norma Cossetto<\/strong><\/a>&#8230; \u2013 e in ogni caso crudi torturatori.<br \/>\nDopo essersi interessata al <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei\/\">mai avvenuto \u00abeccidio di Monte Manfrei\u00bb<\/a>, questa volta Nicoletta Bourbaki si occupa della Colonia di Rovegno, un edificio che qualcuno racconta come un luogo dell&#8217;orrore, ma&#8230;<br \/>\nBuona lettura. <strong>WM<\/strong><\/span>]<\/p>\n<p>di <strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong> *<\/p>\n<h5><strong>INDICE DELLA PRIMA PUNTATA<\/strong><\/h5>\n<h5><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala\/#lapide\">1. Bambini e partigiani (e una lapide)<\/a><\/strong><\/h5>\n<h5><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala\/#mito\">2. Il mito della \u00abcolonia degli orrori\u00bb<\/a><\/strong><\/h5>\n<h5><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala\/#contesto1\">3. La logica della \u00abcontrorappresaglia\u00bb<\/a><\/strong><\/h5>\n<h5><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala\/#contesto2\">4. Controrappresaglie alla colonia di Rovegno<\/a><\/strong><\/h5>\n<h5><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/11\/colonia-di-rovegno-bufala\/#seicento\">5. Seicento cadaveri?<\/a><\/strong><\/h5>\n<p><!--more--><br \/>\n<a name=\"lapide\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>1. Bambini e partigiani (e una lapide)<\/strong><\/h4>\n<p>La Colonia di Rovegno \u2013 in alta Val Trebbia, Appennino Ligure \u2013 fu costruita nel biennio 1933-34 come luogo di villeggiatura per bambini.<\/p>\n<p>Si tratta di un edificio enorme: 28.709 metri cubi. Quando era in attivit\u00e0 raggiunse i cinquecento posti letto. Realizzata per volont\u00e0 della federazione genovese del Partito Nazionale Fascista con una sottoscrizione, venne inaugurata nel 1934 e ampliata nel 1939. Era destinata a ospitare i bambini e le bambine di Genova inquadrate e inquadrati nella Giovent\u00f9 Italiana del Littorio (GIL).<\/p>\n<p>Le famiglie mandavano i figli e le figlie nelle Colonie sia perch\u00e9 il regime aveva messo al bando tutte le forme di associazionismo indipendenti (compresi gli scout o gli oratori cattolici), sia perch\u00e9 quei luoghi consentivano ai bambini e alle bambine della classe lavoratrice di andare in un posto salubre in cui potevano mangiare gratis e sottrarsi almeno per qualche settimana alle condizioni di miseria a cui il fascismo stesso aveva condannato le loro famiglie.<\/p>\n<p>Basti pensare che nel 1931 la povert\u00e0 assoluta in Italia riguardava il 14,5% della popolazione, a fronte dell\u201911,3% del 1921 e del 12,5% del 1948 (cfr. Giovanni Vecchi, <i>In ricchezza e in povert\u00e0. Il benessere degli italiani dall\u2019Unit\u00e0 ad oggi, <\/i>Il Mulino, Bologna 2011). Cos\u00ec lavoratori e lavoratrici erano costretti ad affidare figli e figlie ai propagandisti di quello stesso regime che aveva tolto loro con la violenza le libert\u00e0 sindacali e politiche.<\/p>\n<div id=\"attachment_39655\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39655\" class=\"wp-image-39655\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/rovegno_009.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"441\" \/><p id=\"caption-attachment-39655\" class=\"wp-caption-text\">La villeggiatura.<\/p><\/div>\n<p>Nel 1942 la colonia ospit\u00f2 ragazzi sfollati da Genova. Nell&#8217;estate 1944 divenne sede del comando della divisione partigiana garibaldina Cichero, infermeria e luogo di detenzione dei prigionieri nazisti e repubblichini. Era anche il luogo dove si presentavano le reclute e dove venivano formati i nuovi distaccamenti partigiani.<\/p>\n<p>Dopo il grande rastrellamento nazifascista di fine agosto, in autunno la struttura torn\u00f2 sotto il controllo dei partigiani, per essere abbandonata durante i rastrellamenti invernali, ripresa agli inizi della primavera 1945 e nuovamente usata come luogo di detenzione per i prigionieri catturati dai garibaldini (cfr. Giorgio Gimelli, <i>Cronache militari della Resistenza in Liguria<\/i>,<i> <\/i>Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Genova, 1985, voll. 1-2).<\/p>\n<p>Nel dopoguerra la Colonia rest\u00f2 aperta ancora per diversi anni, gestita dai salesiani, per poi chiudere nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, seguendo il destino di molte altre colonie estive simili: grazie al miglioramento delle condizioni di vita e dei servizi pubblici, i figli dei lavoratori non avevano pi\u00f9 bisogno dei lasciti della pelosa \u00abcarit\u00e0 del duce\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_39671\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39671\" class=\"wp-image-39671 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/rovegno_oggi.jpg\" alt=\"La colonia di Rovegno oggi.\" width=\"700\" height=\"394\" \/><p id=\"caption-attachment-39671\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ex-colonia di Rovegno oggi.<\/p><\/div>\n<p>Ci si aspetterebbe che un luogo del genere ospiti oggi un museo della Resistenza o qualcosa di simile. Invece \u00e8 in stato di abbandono, e l\u2019unico riferimento alla sua storia \u00e8 una targa:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abDa questa colonia divenuta la loro<br \/>\nPrigione, non fecero ritorno 129<br \/>\nmilitari e civili della<br \/>\nRepubblica Sociale Italiana<br \/>\ne 31 soldati germanici.<br \/>\nAltri ancora riposano per sempre<br \/>\nin questi boschi senza una croce<br \/>\nper loro e per chi li attese oltre<br \/>\nogni speranza, una preghiera.<br \/>\nRovegno 22-23 marzo 1994\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p><a name=\"mito\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>2. Il mito della \u00abColonia degli orrori\u00bb<\/strong><\/h4>\n<p>La lapide \u00e8 stata posta a cura dell\u2019Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi RSI, dell\u2019Unione Combattenti RSI e dell&#8217;Associazione Amici di Fra Ginepro. Danneggiata due volte, \u00e8 stata rimessa una prima volta dal gruppo consigliare di Alleanza Nazionale della provincia di Genova e una seconda dall\u2019Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi RSI.<\/p>\n<p>Si tratta del manufatto tangibile attorno a cui ruota la narrazione sulla \u00abcolonia degli orrori\u00bb. Una narrazione a due facce: quella pi\u00f9 apertamente nostalgica e neofascista, coltivata da siti come <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191031094821\/http:\/\/www.aclorien.it\/la-colonia-di-rovegno\/\"><em>Lorien<\/em><\/a>, sul quale possiamo leggere:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLa Colonia che ora versa in uno stato ignobile di degrado ed abbandono, fu teatro durante la guerra civile di un massacro di militari della Repubblica Sociale, di soldati tedeschi e di civili accusati di essere fascisti o simpatizzanti: Da pi\u00f9 parti definito una &#8220;macelleria&#8221; anche a seguito di agghiaccianti testimonianze, furono infatti oltre centocinquanta i corpi rinvenuti in fosse comuni, ma molti sono ancora sepolti nei boschi circostanti e si parla di circa 600 persone scomparse in zona\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>&#8230;E quella pi\u00f9 mainstream, diffusa ad esempio dai libri di <strong>Giampaolo Pansa<\/strong> come <i>Il sangue dei vinti <\/i>(Sperling &amp; Kupfer, Milano 2003) e <i>La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti <\/i>(Rizzoli, Milano 2012). Anche in questo caso si parla di \u00abcolonia degli orrori\u00bb, \u00abtorture\u00bb, \u00abstupri\u00bb, \u00abmacelleria\u00bb e via orrificando.<\/p>\n<p>Lo scopo di questa narrazione su due fronti \u00e8 semplice: far passare l\u2019idea che i partigiani fossero \u00abcattivi\u00bb, se non pi\u00f9 dei nazifascisti almeno quanto loro. In ogni caso, che si tratti di fonti apertamente fasciste o pi\u00f9 mainstream, la narrazione della \u00abcolonia degli orrori\u00bb ricorre immancabilmente a due elementi: le presunte \u00abvittime della Colonia\u00bb ammonterebbero a numero indefinito ma assai elevato e l\u00ec avrebbero subito presunte terribili torture.<\/p>\n<p>Per capire cosa sia realmente accaduto alla colonia di Rovegno occorre porsi alcune domande: Chi sono, e quanti, i morti? In quale contesto sono stati uccisi? E soprattutto: quali s<wbr \/>ono\u00a0i\u00a0documenti che ne parlano?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-34940 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Targa_del_Manfrei.jpg\" alt=\"\" width=\"1280\" height=\"960\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il caso della Colonia di Rovegno \u00e8 diverso da <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei\/\">quello del monte Manfrei<\/a>. L\u00ec abbiamo una strage <em>inventata di sana pianta<\/em> mettendo assieme eventi scollegati tra loro e mitomanie varie, amalgamando il tutto in modo fantasioso; qui abbiamo esecuzioni di nazifascisti effettivamente avvenute, la cui portata, per\u00f2, viene drammaticamente gonfiata dalle dicerie neofasciste: \u00ab600 salme!\u00bb<\/p>\n<p>Tuttavia, il problema principale riguardo al modo in cui viene raccontata la Colonia non sta tanto nei numeri, quanto nella narrazione: nelle vicende come storicamente si svolsero non vi \u00e8 il minimo elemento per parlare di \u00abtorture\u00bb n\u00e9 di \u00abindiscriminata uccisione\u00bb di \u00abinnocenti\u00bb per \u00abodio ideologico\u00bb.<\/p>\n<p>Occorre prima di tutto parlare del contesto nel quale le esecuzioni avvennero. Nella trasmissione <i>Terzo Grado <\/i>\u2013 <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=qPXZN00ndH0\">puntata 1<\/a> e <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=v1qjyUpi5nw\">puntata 2<\/a>\u00a0\u2013, <strong>Carlo Viale<\/strong> le presenta come \u00abstragi preventive\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQuello che accadde qui, 56 anni orsono, ha dell&#8217;orrido. Ha del terribile. \u00c8 stata una volont\u00e0 di eliminazione fisica di quegli avversari che anche in un futuro avrebbero potuto osteggiare l\u2019ideologia predominante tra le bande partigiane\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<div id=\"attachment_39651\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39651\" class=\"size-full wp-image-39651\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/bisagno.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"196\" \/><p id=\"caption-attachment-39651\" class=\"wp-caption-text\">Aldo Gastaldi (Bisagno)<\/p><\/div>\n<p>Viale sostiene che i partigiani avrebbero ucciso per preparare una rivoluzione comunista. Peccato che i principali comandanti delle divisioni garibaldine Cichero e della Pinan-Cichero fossero tutt&#8217;altro che comunisti e lo stesso poteva dirsi per i cappellani delle formazioni. Il comandante della Cichero <strong>Aldo Gastaldi<\/strong>, nome di battaglia \u00abBisagno\u00bb, era un fervente cattolico e nella primavera scorsa la Chiesa ne ha addirittura avviato <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/liguria\/notizie\/2019\/06\/12\/al-via-causa-beatificazione-di-bisagno_16a55489-740f-4d47-84ee-7508b6d85b89.html\">la causa di canonizzazione e beatificazione.<\/a><\/p>\n<p>Nelle due divisioni, cattolici e apartitici osteggiavano l&#8217;azione propagandistica del PCI, volevano proibire i canti e simboli \u00abdi partito\u00bb nelle formazioni e il 7 marzo 1945 a una riunione dei comandi di divisione con il comando della VI Zona in cui si discuteva del possibile trasferimento di Bisagno, si ebbe addirittura l\u2019irruzione di un reparto di partigiani a lui fedeli \u2013 subito bloccati da un altro distaccamento a protezione del comando di Zona \u2013, venuti a contestare la \u00abprepotenza\u00bb di comandanti e commissari pi\u00f9 legati al PCI (cfr. Giorgio Gimelli, op. cit., vol. 2, pp. 670-680 e Sandro Antonini, <i>Io, Bisagno\u2026 il partigiano Aldo Gastaldi<\/i>, Intern\u00f2s, Chiavari 2017, p. 178).<\/p>\n<p>Non certo, dunque, una situazione in cui i membri comunisti della resistenza potessero agire indiscriminatamente, come invece sostiene Viale. Eppure per quest&#8217;ultimo i seguaci \u00abdell\u2019ideologia predominante\u00bb avrebbero creato una versione ligure dei campi della morte di Pol Pot senza che nessuno, tra quegli stessi partigiani &#8220;apolitici&#8221; e\/o cattolici, avesse nulla da ridire.<\/p>\n<p>Si tratta di un&#8217;ottica perfettamente in linea con le narrazioni neofasciste, che, pur nella variet\u00e0 di luoghi e tempi, hanno, rispetto alla resistenza, tratti comuni:<\/p>\n<p>1. negano alla resistenza ogni aspetto di mobilitazione popolare e di \u201cspontaneismo\u201d;<\/p>\n<p>2. rappresentano i comunisti come mostri;<\/p>\n<p>3. raccontano i partigiani con altre fedi e ideali come poveri marginali destinati a fare una brutta fine.<\/p>\n<p>\u00c8 sufficiente dire che i comunisti sono per definizione mostri sanguinari e che gli altri resistenti erano loro servi o utili idioti, e subito arriveranno a frotte giornalisti e politici \u00abdi sinistra\u00bb e \u00abprogressisti\u00bb che vorranno mostrare la propria \u00ablibert\u00e0 di pensiero\u00bb e la propria \u00abricerca di una memoria condivisa\u00bb, deponendo fiori e calde lacrime sulle tombe di torturatori e aguzzini in camicia nera.<\/p>\n<p>Noi invece, che con i fascisti non vogliamo condividere nulla, preferiamo ricostruire il contesto in cui un fatto \u00e8 avvenuto, ovvero capire ed esporre ci\u00f2 che accadde subito prima, durante e dopo.<\/p>\n<p>Procediamo quindi con ordine e riportiamo i fatti nel loro contesto.<a name=\"contesto1\"><\/a><\/p>\n<h4><b>3. La logica della \u00abcontrorappresaglia\u00bb<\/b><\/h4>\n<p>A Genova, dall&#8217;ottobre 1943 si hanno le prime azioni armate dei GAP contro i fascisti; sulle montagne dell&#8217;entroterra, invece, per tutto l&#8217;autunno-inverno le prime bande partigiane sono impegnate pi\u00f9 che altro a sopravvivere al freddo e alla fame.<\/p>\n<p>Il 13 gennaio 1944, dopo una retata che quasi annienta la loro organizzazione, i GAP genovesi uccidono due ufficiali tedeschi nella centralissima via XX settembre. Il giorno dopo per rappresaglia i tedeschi ordinano la fucilazione di otto prigionieri politici, <a href=\"http:\/\/www.anpigenova.it\/2019\/01\/04\/forte-san-martino-genova-14-gennaio-1944\/\">in maggioranza comunisti<\/a>, presso il Forte di San Martino. Il plotone d&#8217;esecuzione composto da carabinieri si rifiuta di eseguire l&#8217;ordine e <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=176&amp;lang=en\">sono i repubblichini della GNR a falciare i prigionieri<\/a>.<\/p>\n<div id=\"attachment_39648\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39648\" class=\"wp-image-39648\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Giacomo.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"262\" \/><p id=\"caption-attachment-39648\" class=\"wp-caption-text\">Giacomo Buranello<\/p><\/div>\n<p>Il 3 marzo 1944 i nazifascisti fucilano il comandante dei GAP <a href=\"https:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/246\/giacomo-buranello\"><strong>Giacomo Buranello<\/strong><\/a>, 23 anni, dopo averlo torturato.<\/p>\n<p>Il 6 e 7 aprile 1944, nel <a class=\"western\">rastrellamento della Benedicta<\/a> (comune di Bosio, in provincia di Alessandria ma a ridosso dell&#8217;Appennino ligure), dopo aver inflitto perdite e costretto alla fuga le ancor deboli forze dei garibaldini liguri e della Brigata Autonoma Alessandria, le truppe tedesche e repubblichine fucilano 75 giovani renitenti alla leva disarmati. Altri 22 vengono catturati e trucidati nei boschi vicini o finiscono tra le 13 vittime dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=121&amp;lang=en\">eccidio di Villa Bagnara<\/a> (8 aprile), presso Masone. Ben 188 renitenti alla leva, catturati nel corso del rastrellamento, vengono deportati nei lager in Germania, dove in gran parte moriranno.<\/p>\n<p>Il 19 maggio 1944, come rappresaglia per un&#8217;azione dei GAP che aveva ucciso cinque soldati tedeschi, <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=41&amp;lang=en\">59 antifascisti vengono fucilati al Passo del Turchino<\/a>, 17 sono partigiani catturati alla Benedicta<span lang=\"en-US\">.<\/span><\/p>\n<p>Il 16 giugno 1944, in seguito a uno sciopero spontaneo, 1.488 lavoratori genovesi sono prelevati sul posto di lavoro (altri 60 circa erano stati arrestati pochi giorni prima) da truppe tedesche e fasciste. Senza neppure poter avvisare le famiglie vengono <a href=\"http:\/\/www.16giugno1944.it\/lavoratori.html\">caricati sui treni diretti a Mauthausen<\/a>, dove molti moriranno.<\/p>\n<div id=\"attachment_39647\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39647\" class=\"wp-image-39647\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Rina.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"175\" \/><p id=\"caption-attachment-39647\" class=\"wp-caption-text\">Rina Chiarini Scappini nel 1945<\/p><\/div>\n<p>A met\u00e0 luglio, a Genova, una serie di retate che investe duramente l\u2019apparato cospirativo comunista porta all&#8217;arresto di 31 uomini e donne. Molti di loro vengono torturati nella Casa dello studente, costruita negli anni Trenta e divenuta sede della Gestapo. La partigiana Clara (<a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/1790\/rina-chiarini-scappini\"><strong>Rina Chiarini Scappini<\/strong><\/a>), incinta, viene torturata per giorni sino a provocarle un aborto (cfr.<i> <\/i>Santo Peli,<i> Storie di GAP, terrorismo urbano e resistenza<\/i>, cit., pp. 131-135. Sulle torture subite e in generale sul ruolo delle donne nella resistenza genovese cfr. <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=WSuRZ2dqiAY\">il documentario <i>Donne per la libert\u00e0<\/i><\/a>, dell&#8217;Ufficio comunicazione della provincia di Genova).<\/p>\n<p>L&#8217;inizio della guerra civile \u00e8 dunque segnato sia dalle rappresaglie con cui i nazifascisti rispondono alle prime azioni armate della resistenza, sia dalle esecuzioni di massa e deportazioni con cui si intende colpire ogni forma di disobbedienza all&#8217;autorit\u00e0, si tratti di uno sciopero o della renitenza alla leva.<\/p>\n<p>Sono proprio queste violenze indiscriminate a far capire ai contadini delle montagne liguri, agli operai delle fabbriche di Genova e soprattutto ai molti giovani intenzionati inizialmente solo a sottrarsi alla leva che i primi, pochissimi, combattenti della resistenza sono nel giusto, che per chi non vuole sottomettersi ai nazifascisti non vi \u00e8 altra strada che impugnare le armi o appoggiare chi lo fa.<\/p>\n<p>E cos\u00ec attorno ai comunisti veterani della cospirazione e della guerra di Spagna, attorno agli ex-ufficiali &#8220;apolitici&#8221; come Bisagno, ai parroci che diventano cappellani della resistenza come don Gigetto (<strong>Giacomo Sbarbaro<\/strong>) iniziano a raccogliersi prima bande di resistenti e poi \u2013 dalla primavera-estate 1944 \u2013 un vero e proprio esercito alla macchia con tanto di brigate, divisioni, comandi, intendenze, organi di stampa e anche, come si \u00e8 visto, un campo di prigionia presso la Colonia di Rovegno. I partigiani sino alla fine dell&#8217;agosto 1944 controllano un territorio assai vasto che dall&#8217;entroterra ligure arriva ai comuni montani delle province di Alessandria e Piacenza.<\/p>\n<p>Il salto di qualit\u00e0 in termini di forza militare consente alla resistenza di disincentivare la pratica della rappresaglia; si fa capire al nemico che per ogni antifascista fucilato verr\u00e0 giustiziato uno (o pi\u00f9) tra i nazifascisti catturati. In una parola, si mettono in atto <em>controrappresaglie<\/em> il cui scopo strategico \u00e8 mettere l&#8217;avversario di fronte all&#8217;evidenza che la pratica della rappresaglia \u00e8 perdente sotto ogni punto di vista.<\/p>\n<p>Nel luglio 1944 il comando tedesco annuncia <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=2931&amp;lang=en\">la fucilazione di una settantina di prigionieri politici<\/a> detenuti nel campo di Fossoli a Carpi (MO), come rappresaglia per un attentato a truppe tedesche presso un bar di via del Campo, compiuto dai gappisti genovesi.<\/p>\n<p>Il legame tra l&#8217;azione partigiana e la rappresaglia appare molto forzato ed \u00e8 probabile che i nazisti abbiano voluto in realt\u00e0 eliminare coloro che ritenevano pi\u00f9 pericolosi tra gli antifascisti prigionieri in un campo che considerano sempre pi\u00f9 insicuro.<\/p>\n<div id=\"attachment_39653\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/annuncio_controrappresaglia.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39653\" class=\"wp-image-39653\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/annuncio_controrappresaglia.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"295\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39653\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;annuncio della controrappresaglia sul n.2 de \u00abIl Partigiano\u00bb, organo della III divisione garibaldina \u00abCichero\u00bb, 12 agosto 1944. Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 a questo punto che avviene la prima controrappresaglia.<br \/>\nIl 18 luglio il Comando delle Brigate d\u2019assalto Garibaldi per la Liguria annuncia di aver gi\u00e0 risposto alla rappresaglia nazista facendo fucilare 80 soldati tedeschi e 20 tra fascisti e spie. Tra questi, 15 prigionieri tedeschi, scelti tra membri delle SS, della gendarmeria e del partito nazista vengono fucilati dalla divisione garibaldina Cichero (cfr. Giorgio Gimelli, op.<i> <\/i>cit., vol. 1, pp. 405-407). La notizia viene riportata <a href=\"http:\/\/www.stampaclandestina.it\/wp-content\/uploads\/numeri\/PARTIGIANO_CICHERO_N2%20integrale.pdf\">sul numero de \u00abIl Partigiano\u00bb del 12 agosto<\/a>.<\/p>\n<p>Nel <a href=\"http:\/\/www.stampaclandestina.it\/wp-content\/uploads\/numeri\/159-IlPartigiano_1944_N3.pdf\">terzo numero del foglio garibaldino<\/a> (19 agosto 1944) \u00e8 riportato un proclama al \u00abpopolo genovese\u00bb in cui si d\u00e0 notizia che<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl comando delle Brigate d\u2019assalto della Liguria, in risposta alle fucilazioni in gruppo di onesti patrioti genovesi, ha ordinato che otto fascisti e due ufficiali della G.N.R., catturati dai partigiani, siano fucilati\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Probabilmente si tratta di una reazione alla fucilazione di cinque gappisti avvenuta il 29 luglio presso il Forte di San Giuliano a Genova.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare come l&#8217;esponente democristiano <strong>Paolo Emilio Taviani<\/strong>, nel suo libro <i>Pittaluga Racconta. Romanzo di fatti veri 1943-45<\/i> (Il Mulino, Bologna 1990, p. 49) anticipi al gennaio 1944 l&#8217;inizio della pratica della controrappresaglia, presentandola come una risposta alle fucilazioni di Forte San Martino decisa dall&#8217;intero CLN. Sia vera o meno la cosa, \u00e8 di certo un&#8217;assunzione collettiva di responsabilit\u00e0 tra tutte le forze politiche antifasciste in merito ad una pratica che si dimostrer\u00e0 efficace.<a name=\"contesto2\"><\/a><\/p>\n<h4><b>4. Controrappresaglie alla colonia di Rovegno<\/b><\/h4>\n<p>Al rafforzamento militare della resistenza i nazifascisti rispondono con il grande rastrellamento di fine agosto 1944, che pur infliggendo perdite ai partigiani e costringendoli per breve tempo ad abbandonare i molti centri abitati liberati durante l\u2019estate, non riesce ad annientarli n\u00e9 a costringerli all\u2019inattivit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"attachment_39656\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39656\" class=\"wp-image-39656\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/virginio.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"305\" \/><p id=\"caption-attachment-39656\" class=\"wp-caption-text\">Virginio Arzani, nome di battaglia \u00abChicchirich\u00ec\u00bb, partigiano garibaldino iscritto all&#8217;Azione Cattolica.<\/p><\/div>\n<p>In occasione di questo rastrellamento le Brigate Nere danno prova del loro modo di combattere: arrivano dopo che tedeschi e reparti regolari dell\u2019esercito di Sal\u00f2 hanno costretto i partigiani alla ritirata, e assassinano a freddo civili e partigiani catturati. Presso Cerreto di Zerba ammazzano cos\u00ec quattro partigiani feriti: Silurino (<strong>Andrea Busi<\/strong>), <strong>Cencio<\/strong> (un polacco unitosi ai partigiani), Chicchirich\u00ec (<a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/1692\/giuseppe-virgilio-arzani\"><strong>Virginio Arzan<\/strong>i<\/a>) e Diego (<a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/647\/angelo-aliotta\"><strong>Angelo Aliotta<\/strong><\/a>). Erano stati catturati dai repubblichini e dai tedeschi, e dapprincipio trattati umanamente dai soldati regolari di Sal\u00f2. Del resto, i loro commilitoni presi prigionieri erano stati trattati bene dai partigiani e liberati all&#8217;inizio del rastrellamento.<\/p>\n<p>La morte di due noti e valorosi comandanti garibaldini come Arzani e Aliotta (rispettivamente un iscritto all\u2019Azione Cattolica e un militante comunista di lungo corso), oltre alle sghignazzate e alle canzonacce dei fascisti durante e dopo la loro uccisione, non saranno dimenticate dai partigiani (cfr. Giorgio Gimelli, op.<i> <\/i>cit., vol. 3, pp. 139-149).<\/p>\n<p>Un nuovo tentativo di schiacciare la resistenza viene operato nel cuore dell&#8217;inverno, tra dicembre 1944 e febbraio 1945. Questa volta i nazisti impiegano anche reparti della divisione Turkestan. Il comportamento di questi \u00abvolontari contro il comunismo\u00bb \u2013 come li chiamano i neofascisti di <em>Lorien<\/em> \u2013 rimarr\u00e0 tristemente famoso e contribuir\u00e0 a farli ricordare col nome di \u00abmongoli\u00bb. Dopo il loro passaggio si lasciano dietro case saccheggiate o incendiate, civili e partigiani fucilati, donne e ragazzine violentate. Nella zona di Bobbio si parla anche dello stupro di bambine dai sette ai dieci anni. Le stesse autorit\u00e0 fasciste registrano preoccupate il diffondersi di racconti su queste violenze (cfr. Sandro Antonini, <i>Io, Bisagno\u2026<\/i>, cit., p. 74).<\/p>\n<p>Le forze della resistenza vengono messe a dura prova, ma ancora una volta reggono. Dopo aver subito per mesi l&#8217;iniziativa del nemico, agli inizi di febbraio riescono a respingere nuovi attacchi nazifascisti. Si decide quindi di applicare la logica della controrappresaglia ai \u00abmongoli\u00bb e ai loro ufficiali tedeschi catturati.<\/p>\n<p>Il 10 febbraio il comando della Cichero emana un proclama in cui si dice:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl nemico sta rientrando ora nelle sue basi con lo smacco subito ed un duro bagaglio di saccheggi, mentre il pianto delle mamme a cui sono state violate le figlie lo segue come una maledizione. Giusta rappresaglia, 37 mercenari mongoli al servizio dei tedeschi e fatti prigionieri dall\u2019Oreste sono stati fucilati\u00bb (Sandro Antonini, <i>Io, Bisagno\u2026<\/i>, cit., p. 74).<\/p><\/blockquote>\n<p>Il 15 febbraio <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=42&amp;lang=en\">dieci partigiani vengono fucilati a Squazza<\/a>, nei pressi di Borzonasca; altri dieci <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=23&amp;lang=en\">il 2 marzo a Calvari<\/a>; altri cinque <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=33&amp;lang=en\">il 18 marzo a Villa Pino di Santa Margherita<\/a> a Sestri Levante.<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9 di un mese dopo, il 21 e 22 marzo, si ha la fucilazione presso la Colonia di Rovegno di 45 brigatisti neri, tra cui un ufficiale tedesco, un sergente tedesco e l\u2019interprete. Il numero 14 de \u00abIl Partigiano\u00bb, datato 8 aprile 1945, in un articolo di fondo intitolato <i>Risposta al terrorismo dei vinti<\/i>, riporta:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl giorno 21 e 22 marzo, presente il cappellano di Zona, \u00e8 stata eseguita la sentenza di morte nei confronti di 45 componenti delle Brigate Nere, tra cui il capitano Poggio Angelo, il tenente Steis Gilberto, il tenente Vagni Gino, il tenente Carca Luciano, il tenente Poggio Luciano. Inoltre \u00e8 stata eseguita la stessa sentenza nei confronti del tenente russo Ruban Jacob, sergente maggiore Neumann Kurt, interprete Blase Leo.<br \/>\nFucilare i patrioti serve solo a provocare la fine di un numero molte volte maggiore di fascisti.<br \/>\nCompagni partigiani in alto i cuori, tutti i nostri morti sono vendicati\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Le fucilazioni segnano dunque la ripresa su scala ancora pi\u00f9 ampia del sistema della controrappresaglia. Nella primavera del 1945 questa pratica viene pi\u00f9 volte minacciata dalla Cichero proprio per evitare violenze e danni ai civili. Come quando, attorno al 5 marzo, il presidio tedesco di Torriglia, che il giorno prima \u00e8 stato fatto segno di raffiche di mitragliatrice e colpi di bazooka, minaccia di incendiare le case del paese e delle frazioni in caso di nuovi attacchi partigiani. L\u20198 marzo il comando della brigata \u00abJori\u00bb risponde che fuciler\u00e0 cinque prigionieri tedeschi per ogni casa o cascina incendiata (cfr. Giorgio Gimelli, op. cit., vol. 2, p. 551).<\/p>\n<p>Le fucilazioni del 21 e 22 marzo vengono inoltre dopo lo scontro di Garbagna, durante il quale era stato catturato il capitano delle Brigate Nere Adelindo Paolo Grazzini.<\/p>\n<p>Il 13 marzo 1945 una colonna mista di brigatisti neri e soldati della divisione Turkestan parte all\u2019alba da Brignano-Frascata per un\u2019operazione antipartigiana. Giunti per\u00f2 nell\u2019abitato di Garbagna, scoprono di essere completamente circondati dai distaccamenti della brigata \u00abArzani\u00bb (afferente alla divisione garibaldina Pinan-Cichero, porta il nome del partigiano ucciso a sangue freddo dai fascisti nell&#8217;agosto precedente.<\/p>\n<p>Capaci di manovrare con abilit\u00e0 e dotati di armi automatiche e mitragliatrici i resistenti costringono il nemico ad asserragliarsi in alcune case del paese. A questo punto si verifica un episodio drammatico. Lo racconta cos\u00ec il vicecomandante della divisione Pinan-Cichero, Carlo (<a href=\"https:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/288\/\"><strong>Giovanbattista Lazagna<\/strong><\/a>):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abVistosi cos\u00ec premuto da vicino, dopo mezz\u2019ora di fuoco il colonnello Giannelli, comandante del reparto Brigate nere, chiedeva la resa ma, mentre si parlamentava, un gruppo di tedeschi tent\u00f2 una sortita per fuggire facendosi precedere da un gruppo folto di bambini delle scuole. I nostri allora, guidati da Argo [il comandante della &#8220;Arzani&#8221;], si slanciavano all\u2019assalto per non colpire i bambini e riuscivano ad uccidere e ferire i fuggiaschi mettendosi fra questi ed i bambini. Prima nell\u2019attacco, cadeva ferito il comandante Argo che, mentre i suoi si fermavano per soccorrerlo, continuava a sparare e ad incitarli all&#8217;attacco. Moriva cos\u00ec combattendo a pochi minuti dalla vittoria. Intanto il nemico, sorpreso nel suo tentativo di fuga e sbaragliato dal nostro assalto si arrendeva in massa tra l\u2019esultanza della popolazione\u00bb. (cfr. Giorgio Gimelli,<i> <\/i>op. cit., vol. 2, p. 559).<\/p><\/blockquote>\n<p>Il comandante Argo \u00e8 il solo caduto tra i partigiani; i nazifascisti contano 6 morti e 123 prigionieri, tra cui 39 soldati, un tenente e due sottufficiali \u00abmongoli\u00bb, 2 sottufficiali tedeschi, 79 tra ufficiali, sottufficiali e militi delle Brigate Nere di Novi Ligure, Tortona, Arquata e Serravalle Libarna.<\/p>\n<p>Tra i civili muoiono due ragazze del paese. Senza dubbio la loro uccisione, assieme al tentativo di farsi scudo dei bambini, deve accendere alquanto gli animi di civili e partigiani. \u00c8 del tutto plausibile che fascisti e \u00abmongoli\u00bb prigionieri, lungo il cammino verso la Colonia, qualche cazzotto e qualche sputo se li prendano.<\/p>\n<p>Di certo, sia la loro appartenenza a reparti colpevoli di atrocit\u00e0 contro civili e resistenti, sia il loro tentativo di usare bambini come scudi umani pesano sul giudizio del tribunale della VI Zona operativa della resistenza ligure, che li condanna a morte. La sentenza \u00e8 eseguita per 45 di loro il 21 e 22 marzo e per altri 39 il 4 aprile 1945 a Cravasco di Campomorone.<\/p>\n<p>Anche questa seconda esecuzione \u00e8 una controrappresaglia, ma pi\u00f9 che al contesto della guerriglia in montagna \u00e8 connessa a quello della guerriglia urbana condotta alla periferia di Genova, a Bolzaneto e nei comuni limitrofi dalla volante \u00abBalilla\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_39658\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39658\" class=\"wp-image-39658\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/Battista.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"227\" \/><p id=\"caption-attachment-39658\" class=\"wp-caption-text\">Il comandante Battista<\/p><\/div>\n<p>Si tratta di un distaccamento della divisione Cichero composto da una quarantina di uomini scelti (il comandante <strong>Angelo Scala<\/strong>, nome di battagla \u00abBattista\u00bb, e i suoi pi\u00f9 stretti collaboratori sono ex-combattenti dei GAP), riforniti dalle missioni alleate con le armi migliori, addirittura un bazooka e diversi mitra americani Marlin. Su di loro <strong>Manlio Calegari<\/strong> ha scritto <i>La sega di Hitler<\/i>,<i> <\/i>Selene, Milano 2004, che <a href=\"https:\/\/www.netpoetry.it\/category\/archivio-manlio-calegari\/\">si pu\u00f2 leggere integralmente qui<\/a>.<\/p>\n<p>A partire dall&#8217;inverno 1944-1945 la \u00abBalilla\u00bb infligge duri colpi ai nazifascisti. Il 22 marzo 1945 si scontra con un reparto di SS nei pressi di Cravasco, frazione del comune di Campomorone, uccidendone nove. La rappresaglia tedesca \u00e8 immediata, la sera stessa il paese viene dato alle fiamme e il giorno successivo sul luogo dello scontro <a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\/?page_id=38&amp;id_strage=34&amp;lang=en\">vengono fucilati 17 antifascisti prelevati dal carcere di Marassi<\/a> (i morti dovevano essere venti, ma due condannati riescono a scappare e uno sopravvive alla fucilazione).<\/p>\n<p>I prigionieri politici riescono a far uscire dal carcere di Marassi un messaggio che pu\u00f2 essere riassunto con \u00abnon proseguite con le ritorsioni o ci faranno fuori tutti\u00bb. Ma Battista la pensa come i vertici della federazione comunista genovese: fermarsi vuol dire incoraggiare il nemico, mostrargli che ha lui il controllo dello scontro, e questo significherebbe minori possibilit\u00e0 di sopravvivenza per i detenuti e maggiore rischio di rappresaglie per i civili in vista della battaglia finale (cfr.<i> <\/i>Santo Peli, op. cit.<i> <\/i>p. 176). Ma non prende la decisione da solo: raduna tutta la volante, discutono e votano. All&#8217;unanimit\u00e0 si decide per la controrappresaglia.<\/p>\n<p>Il ricorso alle controrappresaglie indubbiamente scardina il principio di unilateralit\u00e0 della violenza che i nazifascisti hanno fino ad allora applicato, sconvolgendo i comandi, stretti tra la logica conseguenza di dover rinunciare all\u2019uso delle rappresaglie e l\u2019impulso di generare una spirale di violenza infinita che perlomeno viene minacciata.<\/p>\n<p>Una squadra della \u00abBalilla\u00bb si reca in montagna, presso il comando della VI Zona e \u2013 pare dopo aver vinto alcune resistenze \u2013 si fa consegnare 39 prigionieri gi\u00e0 condannati a morte. Si tratta di 16 appartenenti alle Brigate Nere o ad altri corpi militari di Sal\u00f2, 9 militari tedeschi e 14 \u00abmongoli\u00bb. Sei di loro hanno 16-17 anni, uno pare sia figlio di un ufficiale delle Brigate Nere che, incitato dal padre, ha infierito su un partigiano ferito.<\/p>\n<div id=\"attachment_39712\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39712\" class=\"wp-image-39712\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/primolevi.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"116\" \/><p id=\"caption-attachment-39712\" class=\"wp-caption-text\">Primo Levi<\/p><\/div>\n<p>La giovane et\u00e0 far\u00e0 &#8220;scalpore&#8221; in futuro, in tempi pi\u00f9 ignari e confortevoli; in questi giorni, invece, \u00e8 un dato normale e persino banale: tra gli aguzzini fascisti non \u00e8 affatto raro trovare, per dirla col <strong>Primo Levi<\/strong> di <em>Ferro<\/em>, \u00absciagurati sgherri di quindici anni\u00bb, come il \u00abmostruoso carnefice-bambino\u00bb che a Cuneo, un anno prima, ha ucciso <strong>Sandro Delmastro <\/strong>con una raffica di mitra alla nuca.<\/p>\n<p>Li portano a valle legati dicendogli che li libereranno in uno scambio di prigionieri. Il viaggio dura tre giorni, poi all\u2019alba del 4 aprile arrivano a Cravasco, nello stesso luogo in cui i nazisti hanno fucilato i 17 partigiani. Battista legge la sentenza di morte, poi d\u00e0 l&#8217;ordine di sparare.<\/p>\n<p>Dopo la controrappresaglia, il comandante della volante schiera i suoi uomini a difesa di Cravasco, poi chiama il parroco del paese e gli dice di avvertire i tedeschi che possono venire a prendere i morti ma \u00abche non toccassero il paese senn\u00f2 gli avremmo dato il resto\u00bb.<\/p>\n<p>Nei giorni seguenti viene diffuso un volantino:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl comando dei patrioti che non ha mai preso l\u2019iniziativa della fucilazione d\u2019inermi, n\u00e9 ha mai fatto ricadere su civili la responsabilit\u00e0 per azioni di guerra, avverte i nazifascisti che i patrioti risponderanno ad ogni crimine del genere di quello commesso a Cravasco, con rappresaglie immediate\u00bb (Manlio Calegari, <i>La sega di Hitler<\/i>, cit.)<\/p><\/blockquote>\n<p>Le SS propongono di fucilare un\u2019ottantina di prigionieri politici, ossia di avviare una spirale di violenza, ma il comandante tedesco della piazza di Genova <strong>G\u00fcnther Meinhold<\/strong>, che sta gi\u00e0 cercando di aprire un canale di trattativa con il CLN, glielo impedisce. Di fatto, la controrappresaglia ha funzionato.<\/p>\n<p>Le SS cercano di regolare i conti con la \u00abBalilla\u00bb il 14 aprile attaccandola in una delle sue basi, ma il bazooka e i mitra dei partigiani li costringono alla ritirata. Il bilancio \u00e8 di due caduti per parte.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi, nella Colonia di Rovegno vi sono altre esecuzioni. Secondo l\u2019elenco dei caduti steso dai neofascisti di <em>Lorien<\/em>, gli ultimi cinque fascisti giustiziati sarebbero stati uccisi il 30 aprile 1945, ma non sappiamo come abbiano ricavato questa informazione. Il sospetto \u00e8 che abbiano attribuito questa data partendo da atti di rinvenimento dei cadaveri che dicono genericamente \u00abdata della morte: fine aprile 1945\u00bb. \u00c8 un dato di fatto che la Colonia non c\u2019entra nulla con i regolamenti di costi post-bellici, e difatti nessuna fonte, <em>nemmeno neofascista<\/em>, la collega a episodi successivi alla Liberazione.<\/p>\n<p>Un documento redatto il 4 novembre 1946 dai funzionari del ministero dell\u2019interno e recapitato al ministro <i>ad interim<\/i> Alcide De Gasperi conteggia in 569 le persone uccise <em>nell&#8217;intera provincia di Genova<\/em> perch\u00e9 \u00abpoliticamente compromesse\u00bb, cio\u00e8 in quanto fascisti, nel periodo post-liberazione (cfr. Nazauro Sauro Onofri, <i>Il triangolo rosso. La guerra di liberazione e la sconfitta del fascismo (1943-1947)<\/i>, Sapere, Roma 2000, 2007). Del resto non si poteva pensare che la guerra, il regime, i rastrellamenti, le deportazioni nei lager e le torture alla \u201cCasa dello studente\u201d venissero dimenticate da un giorno all\u2019altro da chi le aveva subite o da chi aveva dovuto assistervi impotente.<\/p>\n<p>La voce secondo cui vi sarebbero altre 600 salme da disseppellire alla Colonia appare quindi funzionale a una narrazione che intende raddoppiare il numero delle uccisioni effettivamente avvenute nell\u2019immediato dopoguerra. Basandosi proprio sulla memorialistica neofascista Pansa ne <i>Il sangue dei vinti <\/i>ha<i> <\/i>stimato a circa 20.000 gli aderenti alla RSI uccisi in tutta Italia dopo il 25 aprile, mentre il gi\u00e0 citato documento del ministero dell\u2019interno del novembre 1946 ne conteggia, con precisione e suddividendoli per provincia, poco pi\u00f9 di 9.300.<a name=\"seicento\"><\/a><\/p>\n<h4><b>5. Seicento cadaveri?<\/b><\/h4>\n<p>Contrariamente agli autori revisionisti pi\u00f9 noti come Viale, Pisan\u00f2 o Pansa, il sito di <em>Lorien<\/em> elenca e <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191031113043\/http:\/\/www.aclorien.it\/colonia-di-rovegno-documenti-dal-1945\/\">mette a disposizione i documenti storici<\/a> che a suo dire proverebbero la versione neofascista degli eventi.<\/p>\n<p>La cosa interessante \u00e8 che proprio leggendo questi documenti diviene evidente che la narrazione sulla \u00abcolonia degli orrori\u00bb si regge su basi assai deboli.<\/p>\n<p>Per esempio, da dove salta fuori il numero di \u00abcirca 600 persone scomparse in zona\u00bb? Compare per la prima volta in una <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/1946-01-31-QdG-Fosse-di-cadaveri.pdf\">lettera della questura di Genova al Comune di Rovegno datata 31 gennaio 1946<\/a>, in cui si legge:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab\u00c8 stato segnalato a quest&#8217;Ufficio che nel territorio di codesto Comune sono venute varie fosse di cadaveri, che si presume contengano circa seicento salme non identificate, che, oltre a costituire un pericolo per l&#8217;igiene e la salute pubblica che verr\u00e0 ad aggravarsi nella stagione primaverile ed estiva, sono motivo di preoccupazione e critiche verso le Autorit\u00e0, da parte della popolazione\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/1946-01-31-QdG-Fosse-di-cadaveri.pdf\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-39659 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/lettera_1946.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"454\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si noti il \u00absi presume\u00bb. Non vi \u00e8 nulla di certo. Quello che interessa alla questura di Genova \u00e8 che \u00abvengano esumati i cadaveri di cui trattasi, procedendosi, se in quanto possibile, al loro riconoscimento ed all\u2019accertamento delle cause della morte\u00bb. Ovvero chiedono la collaborazione del Comune per risolvere un problema di natura igienica e per espletare delle formalit\u00e0 burocratiche legate al riconoscimento dei corpi e all&#8217;accertamento delle cause della morte. I seicento corpi non sono frutto di qualche dato di fatto, ma di voci, dicerie, esagerazioni.<\/p>\n<div id=\"attachment_39660\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fratricidio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39660\" class=\"wp-image-39660\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/fratricidio.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"278\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39660\" class=\"wp-caption-text\">La bella copertina di <em>Fratricidio!<\/em><\/p><\/div>\n<p>Come queste si diffondessero ce lo fa capire il testo di riferimento per i neofascisti sui fatti di Rovegno, il libro di Pietro Giulio Oddone e Carlo Viale <i>Fratricidio! I caduti della RSI nelle stragi nell&#8217;entroterra ligure<\/i> (NovoAntico, Pinerolo 1998), del quale ci siamo gi\u00e0 occupati a proposito della mai avvenuta \u00abstrage di Monte Manfrei\u00bb.<\/p>\n<p>In <em>Fratricidio!<\/em> si legge la testimonianza di <strong>Anna Maria Grazzini<\/strong>, figlia del vicefederale del Partito Fascista Repubblicano di Genova Alfredo Grazzini. Suo fratello Adelindo Paolo era capitano della Brigata Nera di Serravalle e venne catturato dai partigiani della divisione Pinan-Cichero il 14 marzo 1945, dopo un combattimento a Garbagnaga.<\/p>\n<p>Il 4 maggio la Grazzini, dopo che il padre \u00e8 stato a sua volta fatto prigioniero nel corso della Liberazione, riceve una lettera della divisione garibaldina Pinan-Cichero in cui la si informa che il fratello \u00e8 stato giustiziato e che \u00e8 autorizzata a chiedere la restituzione del cadavere. La donna inizia quindi a cercare maggiori informazioni sulla sorte di Adelindo Paolo. Dopo aver cercato in diversi luoghi giunge a Rovegno la settimana di Natale 1945; qui \u00abil parroco di Rovegno le conferm\u00f2 da una foto che il fratello giaceva in una delle fosse della Colonia &#8220;con altri 400&#8243;\u00bb. Nell\u2019aprile dell\u2019anno successivo si procede, con l\u2019aiuto del Comune di Rovegno, all&#8217;esumazione delle salme:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl capitano Adelindo Paolo Grazzini, giaceva con altri 49 in una fossa, con le mani riunite dietro alla schiena ed avvolte con il filo spinato. Erano stati coperti da pochi centimetri di terra e ricoperti con sassi\u00bb (Pietro Giulio Oddone e Carlo Viale, <i>Fratricidio! I caduti della RSI nelle stragi nell\u2019entroterra ligure<\/i>, cit.).<\/p><\/blockquote>\n<p>Dunque si parlava di 400 cadaveri in una fossa, ma se ne trovano 50.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39732\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/crownofthorns.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"298\" \/>Una nota di metodo: da qui in avanti rimarremo alla sostanza, sorvolando su dettagli &#8220;coloriti&#8221; come le mani legate col filo spinato, autentico <em>t\u00f2pos<\/em> della pubblicistica revisionista. Ad ogni modo, riteniamo doveroso segnalare che tale particolare non figura in <em>nessuno <\/em>dei verbali di rinvenimento cadavere resi disponibili da <em>Lorien<\/em>. Leggere per credere: si possono scaricare <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/Verbali_Rovegno_1946.zip\">qui, in un&#8217;unica cartella zippata<\/a>. Sembra proprio la classica aggiunta macabra successiva, finalizzata a dipingere i partigiani come torturatori e i nazifascisti come martiri.<\/p>\n<p>Sempre dai documenti presenti su <em>Lorien<\/em> risulta che la salma di Adelindo Paolo Grazzini \u00e8 una delle 95 estratte nell&#8217;aprile 1946, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/1946-04-18-CdR-Trasm-verbali.pdf\">come informa il brigadiere dei carabinieri Attilio Fancietti<\/a>, avvisando che nuove esumazioni si sarebbero svolte il 23 dello stesso mese.<\/p>\n<p>Il 17 marzo 1949 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/1949-03-17-Comune-Rovegno.pdf\">il sindaco di Rovegno scrive alla prefettura di Genova<\/a> che i cadaveri rinvenuti sul territorio comunale e sepolti nel locale cimitero di guerra sono 122.<\/p>\n<p>L&#8217;8 gennaio 1953 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/1953-01-08-CdR-Salme-caduti-3.pdf\">il Comune di Rovegno scrive al Commissariato generale onoranze caduti in guerra<\/a> che \u00absi presume che tutte le salme sparse gi\u00e0 sepolte nel territorio del Comune, siano state trasportate e sepolte al cimitero\u00bb e il 23 febbraio 1953 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/1953-02-23_MdD-Salme-di-caduti-in-guerra.pdf\">il Commissariato generale onoranze caduti in guerra scrive a sua volta al municipio<\/a> per domandare se le salme di due militi della RSI siano o meno inumate al cimitero di Rovegno, come a loro risulta; i nomi, per\u00f2, non compaiono nell&#8217;elenco delle persone sepolte nel territorio comunale fornito dal municipio. Il Commissariato incita a continuare le ricerche delle salme:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abInteressando allo scrivente Ufficio conoscere se oltre quelle sistemate vi siano altre salme fuori dai luoghi Sacri, si invita codesta Amministrazione, pur ammettendo le difficolt\u00e0 del compito, a non tralasciare le opportune indagini nell\u2019intento di rintracciare altre salme sparse eventualmente sepolte in codesto territorio giurisdizionale\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Ricapitolando:<\/p>\n<p>\u25a0 i partigiani scrivono ad Anna Maria Grazzini in merito all&#8217;esecuzione del fratello \u2013 non vi \u00e8, dunque, mai stata nessuna \u00abcongiura del silenzio\u00bb da parte dei partigiani;<\/p>\n<p>\u25a0 il Comune di Rovegno nel 1946 mette a disposizione propri impiegati per recuperare le salme, sepolte sotto \u00abpochi centimetri di terra ricoperti con sassi\u00bb, quindi facilmente rintracciabili (sono, per questo, un problema di igiene pubblica);<\/p>\n<p>\u25a0 nel 1953 l&#8217;amministrazione comunale ritiene che tutte le salme siano state rinvenute e il Commissariato generale onoranze caduti in guerra risponde che non si pu\u00f2 tuttavia escludere del tutto che non ci siano ancora \u00absalme sparse\u00bb. Nessuno ritiene possano esserci altre fosse comuni; soltanto, per scrupolo, non si esclude a priori possa esserci ancora qualche corpo non dissepolto.<\/p>\n<p>Appare dunque perlomeno improbabile che nei boschi circostanti la Colonia possano tuttora esserci centinaia di salme non rinvenute, come sostengono i neofascisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\"> Fine della prima parte \/ di 2.<br \/>\nI commenti saranno aperti<br \/>\ndopo la pubblicazione della 2a puntata,<br \/>\nmarted\u00ec <strong>12 novembre 2019<\/strong>.<\/span><\/p>\n<h5><strong>INDICE DELLA SECONDA PUNTATA<\/strong><\/h5>\n<h5><strong>1. Quanti? Dove? Quando? Prima nota sul metodo<\/strong><br \/>\n<strong>2. I caduti a Rovegno e alla colonia<\/strong><br \/>\n<strong>3. Numeri e corpi: problemi di metodo<\/strong><br \/>\n<strong>4. Come ti gonfio il numero dei morti alla Colonia<\/strong><br \/>\n<strong>5. Come ti invento le torture alla \u00abColonia degli orrori\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>6. Come ti trasformo i partigiani cattolici in <em>belve comuniste<\/em><\/strong><br \/>\n<strong>7. Come ti invento l&#8217;esecuzione di \u00abcivili innocenti\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>8. Perch\u00e9 questa storia fa paura ai fascisti<br \/>\n\u25a0 Post Scriptum<br \/>\n\u25a0 Secondo Postscriptum<\/strong><\/h5>\n<p><span style=\"font-size: small;\">*\u00a0<strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong>\u00a0\u00e8 un gruppo di lavoro sul revisionismo storiografico in rete, sulle false notizie a tema storico e sulla riabilitazione dei fascismi in tutte le sue varianti e manifestazioni. Il gruppo si \u00e8 formato nel 2012 in seguito a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/09\/laguzzino-jettatore-e-il-mausoleo-delle-sfighe\/\">una discussione su questo stesso blog<\/a>\u00a0e ha al suo attivo molte inchieste e diverse pubblicazioni.\u00a0Lo pseudonimo collettivo \u00abNicoletta Bourbaki\u00bb \u00e8 un\u00a0<em>d\u00e9tournement<\/em>\u00a0transfemminista di \u00abNicolas Bourbaki\u00bb, maschilissimo gruppo di matematici francesi attivo dagli anni Trenta agli anni Ottanta del XX secolo.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Mentre prosegue il lavoro di ricerca e analisi dei documenti relativi alla vicenda di Giuseppina Ghersi, il gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki continua a prendere in esame narrazioni che hanno in comune col caso Ghersi non solo la zona in cui sono ambientate (l&#8217;Appennino Ligure tra Genova e Savona), ma anche autori, propagatori, incongruenze e 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