{"id":38807,"date":"2019-12-09T08:45:37","date_gmt":"2019-12-09T07:45:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=38807"},"modified":"2021-09-05T09:30:18","modified_gmt":"2021-09-05T07:30:18","slug":"lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/","title":{"rendered":"L&#8217;amore \u00e8 fortissimo, il corpo no. 2009 &#8211; 2019, dieci anni di esplorazioni tra Giap e Twitter \/ 1a puntata (di 2)"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_40531\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40531\" class=\"wp-image-40531\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/amorefortissimo.jpeg\" alt=\"Dopo una spedizione lunga un decennio, Twitter addio.\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-40531\" class=\"wp-caption-text\">\u00abIl lago dev&#8217;essere ampio un miglio, e al suo centro sta un basamento di ghiaccio, basso e largo; io ebbi la netta impressione, o sogno, o nozione, che inciso tutt&#8217;intorno nel ghiaccio vi fosse un nome, o comunque un vocabolo, che non riuscii mai a leggere; e sotto quel nome una lunga data. E il fluido del lago mi pareva roteare in preda a una tremula estasi, tra spruzzi e rapidi guizzi, intorno al basamento, sempre da occidente verso oriente, seguendo la rotazione della terra; e giunse a me \u2013 non so proprio dir come \u2013 la coscienza che quel fluido era la sostanza di una creatura vivente; ed ebbi la sensazione, mentre perdevo i sensi, che fosse una creatura dai molti occhi, occhi sbiaditi e angosciati, e che, in preda alla sua brama di rotazione perenne, tenesse gli occhi sempre rivolti al nome e alla data sul basamento. Ma dovette essere la mia pazzia&#8230;\u00bb (Descrizione del Polo Nord in: M. P. Shiel, <em>The Purple Cloud<\/em>, 1901; traduzione nostra)<\/p><\/div>\n<p>Questa \u00e8 una miniserie in due puntate, da leggere con lentezza e <em>aplomb<\/em>. Non \u00e8 un testo breve, n\u00e9 poteva esserlo. \u00c8 il resoconto di una spedizione lunga un decennio, e la sintesi di vent&#8217;anni di riflessioni sul nostro stare in rete. \u00c8 anche l&#8217;annuncio di un cambio di strategia che andava spiegato con la massima chiarezza. Il titolo cita una canzone \u2013 e un album \u2013 di <strong>Nada <\/strong>(il riferimento sar\u00e0 chiaro alla fine). Apriremo i commenti in calce alla seconda puntata, che sar\u00e0 on line dal <strong>19 dicembre<\/strong>. Buona lettura, e grazie a chi ci ha accompagnati sin qui.<\/p>\n<h5><strong>INDICE DELLA PRIMA PUNTATA<\/strong><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#1\"><strong>1. Stare in rete per stare in strada<\/strong><\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#1a\">1a. Il &#8220;crinale&#8221; del 2009\/2010<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#1b\">1b. Buonanotte ai suonatori<\/a><\/h5>\n<h5><strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2\">2. Perch\u00e9 non siamo su Facebook (e due parole sui social in genere)<\/a><br \/>\n<\/strong><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2a\">2a. Non tutte le critiche ai social sono uguali<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2b\">2b. La promessa dei social media e la realt\u00e0 di fatto<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2c\">2c. Ieri e oggi: la crisi del feticismo della merce digitale<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2d\">2d. Facebook, <em>gamification<\/em>\u00a0e azzardopatia<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2e\">2e. Narciso che fa la cacca<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2f\">2f. FOMO chimica e tempo rubato al vivere<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2g\">2g. Tenere la parte<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2h\">2h. L&#8217;acqua di Facebook, le branchie dei complottisti<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2i\">2i. Il tempo delle illusioni \u00e8 finito <\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2l\">2l. La vera \u00abgrande sostituzione\u00bb: Facebook e i media indipendenti<\/a><br \/>\n<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-1-twitter-addio\/#2m\">2m. E noi, che cazzo avremmo mai potuto combinare l\u00e0 sopra?<\/a><\/h5>\n<p><!--more--><a name=\"1\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>1. Stare in rete per stare in strada<\/strong><\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/nitter.net\/Wu_Ming_Foundt\/status\/6496064689#m\">Il nostro primo tweet<\/a> lo scrivemmo il 9 dicembre 2009 \u2013 dieci anni fa spaccati \u2013 e cominciava cos\u00ec: \u00abBiu\u00e8r ov gn\u00f9bis\u00bb&#8230;<\/p>\n<blockquote><p>\u00abBeware of newbees &amp; late adopters. Let&#8217;s humbly see what we can do with this. Please be patient, still only an experiment, It&#8217;ll take time.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>\u00abOccorrer\u00e0 tempo.\u00bb E infatti.<\/p>\n<p>Inaugurammo il profilo Twitter pochi mesi prima di chiudere <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/italiano\/Giap\/giap2009.htm\">la vecchia newsletter<\/a> e aprire questo blog, cosa che sarebbe avvenuta nella primavera 2010. <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2010\/04\/hello-world\/\">Nel nostro primissimo, breve post su <em>Giap<\/em><\/a>, intitolato \u00abPer una cartografia della nostra presenza in rete \/ 1\u00bb, scrivemmo che era in corso un&#8217;\u00abimpollinazione anemofila\u00bb, cio\u00e8 affidata al vento, nel senso che ci stavamo muovendo in varie direzioni, in base all&#8217;estro di quel momento, provando un po&#8217; alla carlona diversi mezzi e piattaforme.<a name=\"1a\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>1a. Il &#8220;crinale&#8221; del 2009\/2010<\/strong><\/h5>\n<p>Siamo on line dagli anni Novanta. Wu Ming ha un proprio sito dal gennaio 2000. La rete l&#8217;abbiamo sempre usata per informare sulle nostre uscite, per stimolare il dibattito intorno ai libri che scriviamo e ai temi che i libri affrontano. Soprattutto, abbiamo tentato usi della rete coerenti con il nostro stare <em>in strada<\/em>.<\/p>\n<p>\u00abIn strada\u00bb, in entrambe le accezioni:<br \/>\n\u25a0<em> on the road<\/em>: macinare chilometri, centinaia di iniziative pubbliche all&#8217;anno tra presentazioni, reading, conferenze, laboratori, seminari, in centri sociali, librerie indipendenti, biblioteche comunali, scuole, dopolavori, circoli, teatri&#8230; E poi le escursioni, le camminate e perlustrazioni, l&#8217;inchiesta sul territorio, le manifestazioni&#8230;<br \/>\n\u25a0 <em>on the streets:<\/em> stare nei conflitti urbani, negli spazi occupati e nelle reti underground in cui ci siamo formati, fare lavoro culturale in citt\u00e0, scrivere i nostri libri nelle biblioteche di quartiere.<\/p>\n<div id=\"attachment_40355\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40355\" class=\"wp-image-40355\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/piazzamarino.jpeg\" alt=\"Trio di cantastorie: Lorenzo De Antiquis, Piazza Marino e Tonino Scandellari.\" width=\"200\" height=\"291\" \/><p id=\"caption-attachment-40355\" class=\"wp-caption-text\">Trio di cantastorie. Al centro, <strong>Piazza Marino<\/strong> (Bazzano, 1909 &#8211; Bologna 1993). A sinistra, <strong>Lorenzo De Antiquis<\/strong> (Savignano sul Rubicone, 1909 &#8211; Dovadola, 1999); a destra, <strong>Tonino Scandellari<\/strong> (Crevalcore, 1899 &#8211; Bologna, 1984).<\/p><\/div>\n<p>La nostra politica sull&#8217;immagine pubblica, l&#8217;insieme di limiti che ci siamo dati fin dal principio, serve anche a questo: \u00e8 un incentivo a tenere il culo in strada. Cerchiamo di evitare foto e video, non andiamo ospiti in TV, non offriamo le nostre vite al gossip. Appariamo soltanto dal vivo, <em>di persona<\/em>, nel modo meno mediato possibile. Se qualcuno ci riconosce per la via, significa che \u00e8 stato a una nostra presentazione, reading, laboratorio, seminario, trekking urbano o quant&#8217;altro. Il suo corpo ha condiviso coi nostri uno spazio <em>fisico<\/em> e un&#8217;esperienza concreta.<\/p>\n<p>Non mettiamo in croce chi ha un altro stile, e siamo contenti per i colleghi e le colleghe che, pur concedendo qualcosa all&#8217;industria dello spettacolo, riescono a mantenere una certa umanit\u00e0. Semplicemente, <em>we prefer not to.<\/em> Abbiamo un&#8217;altra poetica, e un&#8217;altra strategia.<\/p>\n<p>Nulla di nuovo, intendiamoci: il nostro modo di esercitare il mestiere di scrittori \u00e8 antico e rustico, \u00e8 in fondo quello degli artisti girovaghi, dei cantastorie, dei <em>zirudelari<\/em>. Se proprio dobbiamo indicare un <em>role model<\/em>, diremmo <a href=\"https:\/\/www.bulgnais.com\/piazza-marino.html\"><strong>Piazza Marino<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>Negli anni Zero ci eravamo affidati a una newsletter, alle pagine &#8220;statiche&#8221; di un sito che facevamo a mano direttamente in HTML, e a &#8220;ospitate&#8221; su altri siti e blog. Non bastava pi\u00f9. Alla fine del decennio, lo scenario intorno a noi stava mutando: nuovi strumenti a disposizione, nuove abitudini, e il web non era pi\u00f9 il reame quasi esclusivo di &#8220;nicchie&#8221; e sottoculture, perch\u00e9 i social attiravano in rete vaste masse. Dovevamo cambiare, ma in base alla nostra esigenza di sempre: cercare sinergie, o quantomeno risonanze, tra comunicazione digitale e attivit\u00e0 sul territorio.<\/p>\n<p>Dal 2010, il centro di irradiazione della nostra presenza in rete \u00e8 il blog che avete davanti agli occhi. <em>Giap<\/em> mor\u00ec come newsletter per nascere a seconda vita, e in breve tempo divenne ben pi\u00f9 della &#8220;vetrina&#8221; di Wu Ming. Come si legge nella nostra <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/che-cose-la-wu-ming-foundation\/\">pagina di presentazione<\/a>, si \u00e8 trasformato in un \u00ablaboratorio di ricerca, scritture plurali e inchiesta\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_40829\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40829\" class=\"wp-image-40829\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Giap_Ivan_Federico-1.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"780\" \/><p id=\"caption-attachment-40829\" class=\"wp-caption-text\">Vignetta di <strong>Ivan Federico<\/strong>, pubblicata per la prima volta su questo blog nell&#8217;aprile 2010.<\/p><\/div>\n<p>La sperimentazione &#8220;anemofila&#8221; di dieci anni fa si \u00e8 poi focalizzata, portandoci a investire tempo ed energie su un altro strumento: Twitter. Lo abbiamo usato \u2013 con alti e bassi, ma sempre intensamente e sempre riflettendoci sopra \u2013 in triangolazione con <em>Giap <\/em>e con la strada, finch\u00e9 ci siamo riusciti.<\/p>\n<p>Oggi non ci riusciamo pi\u00f9. Per questo, a dieci anni da quel primo cinguettio, diciamo: <em>bona l\u00e9<\/em>. L&#8217;esperimento \u00e8 chiuso, abbandoniamo Twitter <em>e bonan\u00f2t ai sunad\u00fbr<\/em>.<a name=\"1b\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>1b. Buonanotte ai suonatori<\/strong><\/h5>\n<p>Non cancelliamo l&#8217;account, ma esister\u00e0 senza di noi. Diciamola cos\u00ec: il processo si svolger\u00e0 in contumacia, con noialtri latitanti. Resteranno solo i tweet automatici che segnalano nuovi post, commenti e materiali audio su <em>Giap<\/em>, <em>Radio Giap Rebelde<\/em> e altri blog e piattaforme della Wu Ming Foundation e dintorni:<br \/>\n\u25a0 il nostro <a href=\"https:\/\/wumingfoundation.tumblr.com\/\">aggregatore multilingue su Tumblr<\/a>;<br \/>\n\u25a0 il blog di <a href=\"http:\/\/www.alpinismomolotov.org\/\">Alpinismo Molotov<\/a>;<br \/>\n\u25a0 il blog della <a href=\"https:\/\/quintotipo.edizionialegre.it\/\">collana Quinto Tipo<\/a> diretta da Wu Ming 1;<br \/>\n\u25a0 il blog del progetto <a href=\"https:\/\/resistenzeincirenaica.com\/\">Resistenze in Cirenaica<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/mastodon.bida.im\/@Wu_Ming_Foundt\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40616\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mastodonlogo.png\" alt=\"Logo di Mastodon\" width=\"150\" height=\"161\" \/><\/a>In realt\u00e0 \u00e8 gi\u00e0 cos\u00ec da settembre. Con l&#8217;unica differenza che ora sganciamo da Twitter <a href=\"https:\/\/mastodon.bida.im\/@Wu_Ming_Foundt\">il nostro account su Mastodon<\/a> \u2013 sull&#8217;istanza <strong>Bida<\/strong>, per essere precisi. Negli ultimi tre mesi lo tenevamo agganciato per far sapere che esisteva, adesso non ce n&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno. Nella seconda puntata di questa miniserie diremo un paio di cose anche su questo, perch\u00e9 non stiamo affatto \u00abpassando da Twitter a Mastodon\u00bb. Non c&#8217;\u00e8 continuit\u00e0 tra l&#8217;utilizzo che facevamo di Twitter e quello che faremo di Mastodon. [Per certi versi, c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 continuit\u00e0 fra il nostro vecchio account Twitter e <a href=\"https:\/\/telegram.me\/wumingfoundation\">il nostro canale Telegram<\/a>.]<\/p>\n<p>Ufficiosamente, dunque abbiamo chiuso con Twitter tre mesi fa, ma abbiamo annunciato che avremmo spiegato bene i motivi solo a dicembre, in occasione del decennale, e tratto un bilancio di questa lunga sperimentazione.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 chiudere prima e spiegare dopo? Principalmente per due motivi.<\/p>\n<p>Il primo \u00e8 che non ne potevamo davvero pi\u00f9, eravamo giunti al limite e c&#8217;era l&#8217;esigenza di chiudere subito, ma avevamo anche bisogno di tempo per ricapitolare l&#8217;intera questione e motivare bene la nostra scelta. \u00c8 quel che ci accingiamo a fare.<\/p>\n<p>E il secondo motivo? Ci arriviamo.<\/p>\n<p>Ora torniamo a quei giorni di &#8220;impollinazione&#8221;, e a una specie di <em>vexata quaestio <\/em>che si trascina da allora. Nella lista degli esperimenti in corso e delle piattaforme da esplorare, spiccava un grande assente: Facebook.<a name=\"2\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>2. Perch\u00e9 non siamo su Facebook (e due parole sui social in genere)<\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"float: right; padding: 0px 0px 10px 10px;\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/fblogo.jpeg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Ce l&#8217;hanno chiesto uno sbrozzo di volte: \u2013 Ma perch\u00e9 Facebook no?<\/p>\n<p>Oggi, a fine 2019, Facebook sembra gi\u00e0 nella sua fase discendente: da tempo non \u00e8 pi\u00f9 <em>on the cutting edge<\/em>, anzi, \u00e8 un network per attempati, che ha falle sempre pi\u00f9 evidenti ed \u00e8 sottoposto a critiche e a un severo pubblico scrutinio. Ma era ancora nella sua fase \u00ab<em>wow!<\/em>\u00bb quando dicemmo che <em>non<\/em> volevamo starci dentro. Da allora lo abbiamo sempre ribadito, esprimendoci\u00a0anche <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Schermata-2019-11-26-alle-18.37.50.png\">ruvidamente<\/a> su certi utilizzi ambigui o poco meditati del nostro nome in quella cornice. Per\u00f2 \u00e8 vero che questa scelta l&#8217;abbiamo spiegata solo a spizzichi e bocconi, in commenti occasionali, e non ci torniamo sopra da tempo. Se non ora, quando?<\/p>\n<p>Pure qui c&#8217;entra la nostra <em>contrainte<\/em> sull&#8217;immagine pubblica, o per dirla meno da sboroni: il nostro stile. Ma si capisce bene solo se prima districhiamo alcuni nodi.<a name=\"2a\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2a. Non tutte le critiche ai social sono uguali<\/strong><\/h5>\n<p>Sgombriamo il campo da un equivoco. Esiste una critica ai social elitaria, da scureggioni, tipica dei <em>gatekeeper<\/em> di una sedicente \u00absinistra\u00bb \u2013 su tutti, gli opinionisti fissi di <em>Repubblica<\/em>. Son quelli che disprezzano il popolo bue,\u00a0 fan le battutine contro il suffragio universale, elogiano acriticamente Burioni che \u00abblasta\u00bb gli ignoranti, tifano per il principio d&#8217;autorit\u00e0 contro la libert\u00e0 di parola e si atteggiano a proprietari dell&#8217;Illuminismo, ottenuto per usucapione.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cronopio.it\/edizioni\/2001\/09\/lodio-per-la-democrazia\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40319\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/zoom_21018009_rancie\u0300re-cop.jpg\" alt=\"Jacques Ranci\u00e8re, L'odio per la democrazia\" width=\"180\" height=\"261\" \/><\/a>Costoro criticano i social media in modo generico e superficiale, perch\u00e9 per loro il problema \u00e8 uno solo: che permettono di esprimersi a troppa gente. &#8220;Problema&#8221; che si dovrebbe affrontare con pi\u00f9 leggi, controlli, mordacchie, patentini ecc.<\/p>\n<p>Questa roba ci ha sempre fatto cagare. Per dirla con <strong>Jacques Ranci\u00e8re<\/strong>, non \u00e8 altro che \u00abodio per la democrazia\u00bb, ostilit\u00e0 verso \u00able forme di interazione sociale che provocano una moltiplicazione delle aspirazioni e delle richieste\u00bb. \u00c8 disprezzo per la molteplicit\u00e0, espresso in nome di una &#8220;democrazia&#8221; tutta formale, che all&#8217;osso si riduce alla \u00abgovernabilit\u00e0\u00bb ed \u00e8 di fatto <em>oligarchia.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>Una &#8220;critica&#8221; del genere ai social media \u00e8 per noi inservibile, incompatibile con tutto ci\u00f2 che siamo e facciamo. Togliamola dunque dal quadro, e proviamo ad andare nello specifico.<a name=\"2b\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2b. La promessa dei social media e la realt\u00e0 di fatto<\/strong><\/h5>\n<p>C&#8217;\u00e8, a monte, un equivoco sull&#8217;espressione stessa \u00absocial media\u00bb. Soprattutto quando \u00e8 traslata nel contesto italiano, suona al tempo stesso generica e sbagliata:<br \/>\n\u25a0 generica, perch\u00e9 <em>tutti<\/em> i media sono <em>sociali<\/em>: stanno nella societ\u00e0, riguardano la societ\u00e0, si rivolgono alla societ\u00e0<em>;<\/em><br \/>\n\u25a0 sbagliata, perch\u00e9 qui &#8220;social&#8221; ha soprattutto <a href=\"https:\/\/www.merriam-webster.com\/dictionary\/social\">l&#8217;accezione <strong><em>2<\/em><em>c<\/em><\/strong> del Merriam-Webster<\/a>: \u00ab<em>of, relating to, or designed for sociability<\/em>\u00bb, che a sua volta \u00e8 una condizione \u00ab<em>marked by or conducive to friendliness or pleasant social relations<\/em>\u00bb.<br \/>\nL&#8217;espressione \u00abs<em>ocial media<\/em>\u00bb, dunque, significa pi\u00f9 o meno \u00abmezzi di comunicazione finalizzati allo stare in balotta presi bene\u00bb. Il nome \u00e8 gi\u00e0 uno slogan e una promessa: se bazzichi questo posto ti godrai amicizie e relazioni piacevoli.<\/p>\n<p>Ma allora, se guardiamo i social media pi\u00f9 diffusi, viene da chiedersi: che funzione hanno le inimicizie, le relazioni tossiche, gli scambi con persone sgodevoli? Perch\u00e9 cos\u00ec tante balotte di \u00abamici\u00bb sono branchi di bestie feroci e cos\u00ec tanta gente \u00e8 inequivocabilmente <em>presa male<\/em>?<\/p>\n<p>Eh, perch\u00e9 visto il momento storico e il modello di business, \u00e8 l\u00ec che si va a parare.<\/p>\n<p>Momento storico: siamo nel capitalismo, e dentro una crisi mondiale. Moltissime persone fanno una vita di merda, motivi per esser presi male ce n&#8217;hanno a gog\u00f2, e presto o tardi sui social sclerano.<a name=\"ritornodallanota\"><\/a><\/p>\n<p>Modello di business: per i <em>social<\/em> commerciali, quegli scleri sono <em>oro.<\/em> <strong><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#nota\">*<\/a><\/span><\/strong><\/p>\n<p>Ma forse ci vuole una metafora pi\u00f9 precisa: sui <em>social<\/em>, e marcatamente su Facebook, le relazioni sono al tempo stesso il suolo da scavare e la materia prima da tirar fuori e valorizzare. Anche questa \u00e8 una forma di<em> estrattivismo<\/em>: tutto quel che accade su Facebook deriva dalla necessit\u00e0 di trivellare, estrarre e vendere <em>le vite della gente<\/em>. La macchina di Zuckerberg ha cominciato in modo loffio, poi si \u00e8 caricata la molla, e adesso il <em>fracking<\/em> \u00e8 roba da ridere al confronto.<\/p>\n<p>Ne abbiamo scritto, come suol dirsi, \u00abin tempi non sospetti\u00bb: nel 2011 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/09\/feticismo-della-merce-digitale-e-sfruttamento-nascosto-i-casi-amazon-e-apple\/\">un nostro post sul \u00abfeticismo della merce digitale\u00bb<\/a> e sullo sfruttamento di pluslavoro nelle interazioni sui <em>social<\/em> caus\u00f2 anche reazioni brusche e risentite, oppure sarcastiche e passivo-aggressive.<a name=\"2c\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2c. Ieri e oggi: la crisi del feticismo della merce digitale<\/strong><\/h5>\n<p>Nel 2011 si era ancora in <em>luna di miele<\/em> col web \u00ab2.0\u00bb, c&#8217;era il mito della Silicon Valley e i tecnoentusiasti si dividevano in tre categorie:<br \/>\n\u25a0 una minoranza di <em>sognatori in ritardo<\/em>, convinti che la rete fosse ancora quella dei tempi &#8220;eroici&#8221; e dell&#8217;\u00abetica hacker\u00bb, e se la criticavi eri un \u00abapocalittico\u00bb;<br \/>\n\u25a0 un&#8217;altra minoranza, composta di <em>startuppari <\/em>e apologeti dello <em>startuppismo<\/em>, che se criticavi la Santa Rete gli rovinavi il potenziale business (gente che poi s&#8217;\u00e8 vista sfilare alla Leopolda);<br \/>\n\u25a0 una grande maggioranza di <em>inconsapevoli<\/em>, vasta massa di neofiti che arrivava in rete grazie a Facebook e usava le tecnologie digitali senza porsi chiss\u00e0 quali questioni.<\/p>\n<p>Facebook si vende i miei dati? E che c&#8217;\u00e8 di male? Il controllo? Controllo di cosa? La privacy? Ma perch\u00e9, hai qualcosa da nascondere? Io no! Male non fare, paura non avere, ecc. ecc.<\/p>\n<p>Apple? Qualunque cosa col logo del pomo sgagnato era una figata assoluta. <strong>Steve Jobs<\/strong> era <a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=phZddTMamUQ\"><em>foolish<\/em> e <em>hungry<\/em><\/a>, al posto dei tarzanelli aveva smeraldi, e gli iPhone li portava la cicogna. C&#8217;era gente che faceva la fila dal giorno prima per l&#8217;inaugurazione di un nuovo Apple Store. Si videro <em>dipendenti<\/em> di Apple Store fare i cori come ultr\u00e0 dell&#8217;azienda, e perfino <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/04\/quando-il-capitalismo-digitale-mette-tristezza-e-fa-ribrezzo\/\">danzare per il padrone<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40546\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mortidifama.jpeg\" alt=\"Lipperini e Arduino, Morti di fama\" width=\"180\" height=\"276\" \/>Amazon? Era considerato una specie di &#8220;gigante buono&#8221;. Di pi\u00f9, una speranza di salvezza: la salvezza nella \u00abdisintermediazione\u00bb&#8230; contro il potere (!). Ad esempio, giravano un sacco di ciozze su quanto fosse facile tirar su della pilla autopubblicandosi, grazie a Sant&#8217;Amazon, protettore degli scrittori marginalizzati dai potenti editori kattivi. Per una disamina di questo mito, amara e divertente al tempo stesso, cfr. <strong>Giovanni Arduino e Loredana Lipperini<\/strong>, <em>Morti di fama. Iperconnessi e sradicati tra le maglie del web<\/em> (Corbaccio, Milano 2013).<\/p>\n<p>Quanto alla galassia Google, era ancora associata al suo slogan acchiappagonzi, \u00abDon&#8217;t be evil\u00bb, in seguito caduto in disuso.<\/p>\n<p>Otto anni dopo, gli sconquassi causati dalla crescita fuori controllo delle suddette megacorporation, e i pericoli che il loro strapotere ci fa correre, sono tra i temi pi\u00f9 dibattuti e all&#8217;ordine del giorno.<\/p>\n<p>Lo <a href=\"https:\/\/www.wired.it\/internet\/social-network\/2019\/10\/30\/facebook-multa-cambridge-analytica-uk\/\">scandalo Cambridge Analytica<\/a>, da un lato, e la funzione avuta da Facebook nell&#8217;amplificare la propaganda delle estreme destre e dei <em>white supremacists<\/em>, dall&#8217;altro, hanno acceso i fanali della critica su quella che <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/technology\/2019\/nov\/22\/sacha-baron-cohen-facebook-propaganda\"><strong>Sacha Baron Cohen<\/strong> ha\u00a0definito<\/a> \u00abla pi\u00f9 grande macchina di propaganda del pianeta\u00bb. Su entrambi i temi, quello del traffico e uso politico di dati sensibili e quello delle leggende d&#8217;odio, <strong>Mark Zuckerberg<\/strong> ha ormai collezionato svariate figuracce. Il 23 ottobre scorso, durante un&#8217;audizione al Congresso USA, \u00e8 stato <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/technology\/2019\/oct\/23\/mark-zuckerberg-alexandria-ocasio-cortez-facebook-cambridge-analytica\">pi\u00f9 volte colto in fallo e ridotto al balbettio<\/a> dalle precise domande di <strong>Alexandria Ocasio-Cortez<\/strong>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-40461\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/AOC_Zuckerberg.jpeg\" alt=\"Ocasio-Cortez cuoce Zuckerberg sulla griglia\" width=\"700\" height=\"394\" \/><\/p>\n<p>Proprio Ocasio-Cortez, pochi mesi prima, era stata attaccata dalle destre per aver detto che l&#8217;algoritmo di Facebook (e non solo il suo) <a href=\"https:\/\/slate.com\/news-and-politics\/2019\/02\/aoc-algorithms-racist-bias.html\">opera secondo criteri razzisti<\/a>, cosa <a href=\"https:\/\/nymag.com\/intelligencer\/2019\/04\/facebooks-ad-algorithm-is-a-fully-functional-racism-machine.html\">confermata<\/a> da diverse ricerche.<\/p>\n<p>Nel mentre, Facebook \u00e8 anche accusato di seguire a menadito le indicazioni del regime di Erdo\u011fan, oscurando le pagine delle organizzazioni curde, sospendendo o bloccando chiunque critichi la repressione in Turchia, la politica estera turca, l&#8217;invasione della Siria del Nord ecc. <a href=\"https:\/\/ilmanifesto.it\/linchino-di-facebook-al-sultano-erdogan\/\">Perfetto il sunto di <strong>Simone Pieranni<\/strong><\/a>: \u00abFacebook si comporta come uno Stato e come tale decide di stringere accordi o meno con altri Stati e soprattutto decide cosa sia informazione e cosa no.\u00bb<\/p>\n<p>Rientra nel \u00abcomportarsi come uno stato\u00bb \u2013 o come un impero \u2013 anche la velleit\u00e0 di emettere una propria moneta, la Libra, progetto che Zuckerberg ha annunciato in pompa magna nel giugno scorso, ma che ha subito incontrato <a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/tecnologia\/social-network\/2019\/10\/14\/news\/libra_oggi_il_varo_della_criptovaluta_senza_visa_mastercard_ebay_e_altri_big-238512739\/\">forti opposizioni<\/a>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40468\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mela.jpeg\" alt=\"La mela andata a male\" width=\"150\" height=\"155\" \/>E Apple? Dopo le ondate di <a href=\"https:\/\/www.telegraph.co.uk\/news\/2018\/01\/07\/suicide-chinese-iphone-factory-reignites-concern-working-conditions\/\">suicidi tra gli operai Foxconn<\/a>, le rivelazioni sullo <a href=\"https:\/\/www.independent.co.uk\/life-style\/gadgets-and-tech\/even-worse-than-foxconn-apple-rocked-by-child-labour-claims-8736504.html\">sfruttamento di lavoro minorile alla Pegatron<\/a>, la sistematica <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/presscorner\/detail\/en\/IP_17_3702\">elusione fiscale<\/a> e svariate altre cosette, l&#8217;immagine della mela morsicata sembra aver perso un po&#8217; del suo <em>glamour<\/em>.<\/p>\n<p>Quanto ad Amazon, gran bella \u00abdisintermediazione\u00bb si \u00e8 fatta, stendendo il tappeto rosso al pi\u00f9 grande, invadente e prevaricante <em>intermediario<\/em> di sempre, un soggetto che tende al monopolio nella distribuzione e nella vendita di pressoch\u00e9 <em>tutto<\/em>. <strong>Jeff Bezos<\/strong> \u00e8 il fantastiliardario pi\u00f9 ricco <a href=\"https:\/\/www.cnbc.com\/2018\/07\/16\/jeff-bezos-is-now-the-richest-man-in-modern-history.html\"><em>di sempre<\/em><\/a>&#8230; ma il problema erano gli editori italiani. <em>And\u00e8 ban a f\u00e8r dal pugnatt&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Nel 2011 gli scioperi e le mobilitazioni contro Amazon erano agli albori, anzi, erano barlumi antelucani. Il nostro post era quasi un <em>unicum<\/em>, suonava strano. Oggi il quadro \u00e8 radicalmente mutato: le inchieste su come Amazon sfrutta la manodopera e cerca di <a href=\"https:\/\/gizmodo.com\/amazons-aggressive-anti-union-tactics-revealed-in-leake-1829305201\">impedirne la sindacalizzazione<\/a> sono fioccate in molti paesi, e i lavoratori Amazon hanno organizzato <a href=\"http:\/\/www.connessioniprecarie.org\/2019\/11\/29\/strike-the-giant-organizzazione-transnazionale-contro-amazon\/\">scioperi e blocchi transnazionali.<\/a> Nel mentre, <a href=\"https:\/\/www.theverge.com\/2019\/2\/14\/18224993\/amazon-hq-2-queens-new-york-backlash-pulls-drops\">una dura opposizione dal basso<\/a> ha impedito al colosso di aprire a New York il proprio secondo quartier generale. Ancora: si \u00e8 scoperto che Amazon <a href=\"https:\/\/medium.com\/@amazonemployeesclimatejustice\/amazon-is-funding-premier-climate-denial-think-tank-8f657b5c9922\">finanzia negazionisti climatici<\/a>, e anche (<a href=\"https:\/\/www.bbc.com\/news\/world-europe-50598575\">non solo<\/a>) per questo sta diventando uno dei pi\u00f9 grossi bersagli del nuovo attivismo sul clima. Ad esempio, pochi giorni fa <strong>Fridays For Future<\/strong> <a href=\"https:\/\/milanoinmovimento.com\/primo-piano\/fridays-for-future-amazon-nemico-della-terra-il-vero-prezzo-del-black-friday\">ha bloccato la sede di Milano<\/a>.<\/p>\n<div id=\"attachment_40469\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40469\" class=\"wp-image-40469\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/amazonnemico.jpeg\" alt=\"Irruzione di Fridays For Future nella sede Amazon di Milano\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-40469\" class=\"wp-caption-text\">Milano, Block Friday 2019.<\/p><\/div>\n<p>Infine, Google. La corporation \u00e8 stata criticata per via della sistematica elusione fiscale, tanto che in vari paesi le leggi contro l&#8217;elusione fiscale sono chiamate \u00ab<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Google_tax\">Google Tax<\/a>\u00bb; \u00e8 stata accusata di collaborare a spionaggi e censure di stato in giro per il mondo, e il progetto di <a href=\"https:\/\/theintercept.com\/2018\/08\/16\/google-china-crisis-staff-dragonfly\/\">un motore di ricerca fatto su misura per le esigenze del regime cinese<\/a> ha causato conflitti interni e dimissioni; nel novembre 2018 i dipendenti Google hanno inscenato <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/2018\/11\/01\/technology\/google-walkout-sexual-harassment.html\">una protesta mondiale<\/a> contro le molestie sessuali che pare abbondino nella ditta e siano tollerate dai vertici. Ma le critiche pi\u00f9 dure sono state rivolte a YouTube. Il quale, anche se tendiamo a scordarcene, \u00e8 un social network a tutti gli effetti, ed \u00e8 parte della galassia Google.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40722\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/yt.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"52\" \/>L&#8217;algoritmo di YouTube che suggerisce quali video guardare ha favorito le pi\u00f9 deliranti teorie del complotto, i contenuti razzisti e le bufale di estrema destra. Senza gli incentivi (e la condiscendenza) di YouTube, un fenomeno come <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/reportage\/wu-ming-1\/2018\/10\/15\/teorie-complotto-qanon\">QAnon<\/a> non sarebbe mai cresciuto. YouTube \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.bellingcat.com\/news\/americas\/2018\/10\/11\/memes-infowars-75-fascist-activists-red-pilled\/\">l&#8217;ingresso pi\u00f9 visibile al condotto fognario<\/a> che pu\u00f2 portare un comune utente a diventare fascista [<em>the normie to fascist pipeline<\/em>]. A questo proposito, consigliamo l&#8217;inchiesta del <em>New York Times<\/em> <a href=\"https:\/\/www.nytimes.com\/interactive\/2019\/06\/08\/technology\/youtube-radical.html\">\u00abThe Making of a YouTube Radical\u00bb<\/a>.<\/p>\n<p>Questa situazione \u00e8 ormai acclarata e <a href=\"https:\/\/edition.cnn.com\/2019\/01\/25\/tech\/youtube-conspiracy-video-recommendations\/index.html\">ammessa dalla compagnia stessa<\/a>, che ha pi\u00f9 volte annunciato interventi, correzioni dell&#8217;algoritmo e quant&#8217;altro, finora senza risultati visibili.<a name=\"2d\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2d. Facebook, <em>gamification<\/em> e azzardopatia<\/strong><\/h5>\n<p>Tornando al 2009, Twitter all&#8217;inizio non era nemmeno considerato un <em>social<\/em>: era ancora visto, e vedeva se stesso, come una piattaforma incentrata sul <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Microblogging\">\u00abmicroblogging\u00bb<\/a>. Quanto a Instagram, Snapchat e TikTok, non esistevano nemmeno.<br \/>\nFacebook, invece, era gi\u00e0, \u00e8 stato fin da subito<em> il<\/em> social medium per eccellenza. E per noi <em>puzzava<\/em>. Fin da subito ci \u00e8 parso di sentire una gran landra, e ce ne siamo tenuti alla larga.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40495\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/mapelli.jpg\" alt=\"Maria Maddalena Mapelli, Per una genealogia del virtuale\" width=\"180\" height=\"269\" \/>Nell&#8217;estate 2010 leggemmo un saggio &#8220;seminale&#8221; di <strong>Maria Maddalena Mapelli<\/strong>, apparso sulla rivista <em>Aut Aut<\/em> e poi <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2010\/11\/09\/facebook-un-dispositivo-omolog\/\">su Carmilla<\/a>, e di l\u00ec a poco espanso in libro col titolo <em>Per una genealogia del virtuale. Dallo specchio a Facebook<\/em> (Mimesis, Milano 2010). Mapelli definiva Facebook un dispositivo \u00abomologante e persuasivo\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<em>persuasivo<\/em>, nel senso che induce comportamenti automatici e prevedibili (ci vuole, appunto, tutti\u00a0<em>veri<\/em>\u00a0e\u00a0<em>social<\/em>) e al tempo stesso\u00a0<em>omologante<\/em>, nel senso che induce, in noi utenti, assetti identitari, modalit\u00e0 di interazione e di narrazione, regimi di visibilit\u00e0 che ci rendono seriali e simili\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Fin dai suoi primi passi, con l&#8217;ingiunzione all&#8217;uso del nome vero \u2013 che nella storia della rete fu una svolta radicale: prima <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/On_the_Internet,_nobody_knows_you%27re_a_dog\">\u00abnessuno sapeva che eri un cane\u00bb<\/a> \u2013 e al <em>metterci la faccia<\/em>, Facebook ha dimostrato di volerci \u00ab<em>veri<\/em> e <em>reali<\/em> in quanto <em>individui<\/em>\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abFacebook induce processi di soggettivazione individualizzanti: induce una visione monolitica e coesa dell\u2019identit\u00e0, vietandoci in modo esplicito di giocare con riposizionamenti creativi del S\u00e9. Questo aspetto del dispositivo [&#8230;]\u00a0potenzia enormemente\u00a0<em>l\u2019effetto di somiglianza<\/em>\u00a0al\u00a0<em>reale<\/em>\u00a0del nostro\u00a0<em>alter ego digitale<\/em>: cos\u00ec come noi siamo indotti a dare di noi stessi un\u2019immagine &#8220;<em>vera<\/em>&#8220;, assegniamo anche agli altri &#8220;avatar&#8221;, agli <em>alter ego<\/em> digitali dei nostri &#8220;amici&#8221;, una consistenza che in altri luoghi della rete non possiede la stessa forza persuasiva.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Quanto all&#8217;omologazione, all&#8217;epoca si poteva pensare che Mapelli esagerasse, ma la cosa \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 evidente. Su Facebook si finisce per comunicare quasi tutti allo stesso modo, per seguire gli stessi schemi e percorsi, per reagire agli stessi stimoli standardizzati secondo gli stessi <em>pattern<\/em>.<\/p>\n<p>Come, scusa? Socc&#8217;mel, ancora con &#8216;sta storia? Che due maroni&#8230; No, non \u00e8 vero che \u00abogni tecnologia dipende da come la usi\u00bb. \u00c8 una frasetta fuorviante.<\/p>\n<p>\u00abDipende da come la usi\u00bb presuppone un&#8217;idea di tecnologia <em>neutra<\/em>, un mero utensile che in mano mia diventa, o pu\u00f2 diventare, proiezione diretta della mia volont\u00e0. Non funziona cos\u00ec. Ogni tecnologia ha inscritta in s\u00e9 una logica di fondo che stabilisce come usarla. Anche la tecnologia pi\u00f9 semplice funziona in base a un algoritmo, cio\u00e8 una sequenza di istruzioni per compiere un&#8217;operazione definita. L&#8217;algoritmo inscritto nel crick \u00e8 il modo giusto di usarlo per cambiare una ruota. Prova a fare lo stesso con uno stick di burro cacao e vediamo quanto vai lontano. Prova a usare una lametta per pulirti il culo. Prova a dire che il gas nervino <em>dipende da come lo usi<\/em>.<\/p>\n<p>In questo caso, la tecnologia di cui parliamo \u00e8 una complessa infrastruttura <em>planetaria<\/em> di comunicazione, progettata e continuamente <em>weaponizzata, acuminata<\/em> per pungolare in ogni modo scambi e interazioni tra persone, e trasformare quegli scambi e quelle relazioni in merce. E non \u00e8 la \u00abmercificazione\u00bb in senso figurato di cui parlava la <em>teoria critica<\/em> del Novecento (francofortese, situazionista, pasoliniana ecc.): no, quelle relazioni diventano <em>big data<\/em> da vendere, dunque <em>letteralmente<\/em> merce.<\/p>\n<p>Se parliamo di una tecnologia del genere, \u00e8 veramente ingenuo pensare che il singolo individuo abbia chiss\u00e0 quale margine di scelta sugli utilizzi, o chiss\u00e0 quale spazio di manovra per fare <em>hacking<\/em> del mezzo.<\/p>\n<p>Tanto pi\u00f9 se il pungolo e l&#8217;estrazione di valore avvengono mediante un crescente processo di <em>gamification<\/em>, molto simile a quello che si usa per il videogioco d&#8217;azzardo, dalla programmazione delle slot machine ai siti di scommesse passando per il poker on line. Una slot machine non \u00abdipende da come la usi\u00bb: la usi come l&#8217;hanno programmata, punto. E l&#8217;hanno programmata per indurre a una dipendenza comportamentale: l&#8217;azzardopatia (siamo d&#8217;accordo con chi invita a <a href=\"https:\/\/www.luccacomicsandgames.com\/it\/2014\/games\/news\/l-azzardo-non-e-un-gioco\/\">non chiamarla \u00abludopatia\u00bb<\/a>).<\/p>\n<div id=\"attachment_40271\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/ima.circex.org\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40271\" class=\"wp-image-40271\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Ima.jpg\" alt=\"Trocchi e Circe, Internet Mon Amour\" width=\"180\" height=\"276\" border=\"1\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-40271\" class=\"wp-caption-text\">Clicca <a href=\"https:\/\/www.ledizioni.it\/stag\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/articolo_internazionale-2.jpg\">qui<\/a> per leggere la recensione di Giuliano Milani su <em>Internazionale<\/em>.<\/p><\/div>\n<p>Anche qui, la traslazione dall&#8217;inglese fa perdere informazione. \u00abGame\u00bb nel senso di partita, gara, competizione (anche solo con se stessi); <em>gamification<\/em> significa aggiungere a un&#8217;attivit\u00e0, a un&#8217;interazione tra persone, a un ambiente comunicativo punteggi, record, premi, \u00abricompense variabili\u00bb, livelli da superare, a volte punizioni da evitare, il tutto per rendere l&#8217;esperienza <em>addictive<\/em>.<\/p>\n<p>Un&#8217;importante riflessione sulla <em>gamification<\/em> si trova nel libro del gruppo di ricerca <a href=\"http:\/\/www.ippolita.net\"><strong>Ippolita<\/strong><\/a> <a href=\"https:\/\/www.ippolita.net\/tecnologie-del-dominio-lessico-minimo-di-autodifesa-digitale\/\"><em>Tecnologie del dominio<\/em><\/a>\u00a0(Meltemi, 2017). Elaborazione poi riproposta, in una cornice pi\u00f9 ibrida e narrativa, nel libro di <strong>Agnese Trocchi<\/strong> e\u00a0<a href=\"https:\/\/circex.org\/it\/\"><strong>CIRCE<\/strong><\/a>\u00a0<a href=\"https:\/\/ima.circex.org\/\"><em>Internet, Mon Amour<\/em><\/a> (2019). In entrambi i testi si trova un vademecum su come capire se un contesto \u00e8 gamificato. Considerato l&#8217;elenco di caratteristiche, Facebook le ha tutte. Citiamo da <em>Tecnologie del dominio<\/em>, pag. 111:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCome accade in molti videogiochi, [1] l&#8217;occhio \u00e8 sovrastimolato al punto che l&#8217;utente-giocatore non sente quando viene chiamato o persino toccato; pu\u00f2 camminare per strada e non accorgersi di un pericolo [&#8230;] perch\u00e9 immerso nella procedura gamificata; [2] tende a collegarsi sempre pi\u00f9 spesso alla piattaforma che eroga le sessioni di gioco; [3] ripete azioni semplici in maniera meccanica (like, post, scorrere lo schermo, ecc.); [4] \u00e8 orientato da cifre che misurano le sue attivit\u00e0 (numero di notifiche, di post, di like, ecc.). [5] Le regole del gioco cambiano in base alla volont\u00e0 sovrana della piattaforma [&#8230;] [6] L&#8217;entrata e uscita nello spazio gamificato non \u00e8 marcata in maniera significativa, perch\u00e9 il login e il logout \u00e8 automatizzato e pu\u00f2 essere effettuato in qualsiasi momento e luogo.\u00bb<a name=\"2e\"><\/a><\/p><\/blockquote>\n<h5><strong>2e. Narciso che fa la cacca<\/strong><\/h5>\n<p>I <em>social<\/em> sono le articolazioni pi\u00f9 recenti di un potere che <em>vuole<\/em> <em>sapere<\/em> e mi incentiva a raccontare di me. Facebook \u00e8 il dispositivo pi\u00f9 grande, e si \u00e8 mosso con la massima forza ed efficacia, abbattendo sempre pi\u00f9 paletti, spostando i limiti della riservatezza e del pudore.<\/p>\n<p>Facebook \u00e8 coercitivo, <em>addictive<\/em> e, per la sua logica di fondo, <em>narcisizzante<\/em>. La sua cifra \u00e8, come la chiama <strong>Ippolita<\/strong>, la \u00abpornografia emotiva\u00bb: parlare continuamente di s\u00e9, farsi pubblicit\u00e0, esporre le minuzie della propria vita al giudizio dei propri \u00abamici\u00bb (mai parola fu pi\u00f9 pervertita, dato che molti &#8220;amici&#8221; sono in realt\u00e0 estranei o vaghe conoscenze), fare spettacolo dei propri stati d&#8217;animo, umori, emozioni anche passeggere, persino della sofferenza e del dolore, il tutto sulle bacheche di un&#8217;azienda privata.<\/p>\n<div id=\"attachment_40399\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40399\" class=\"wp-image-40399\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/wishyouwerehere.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-40399\" class=\"wp-caption-text\">\u00abAnd did you exchange \/ a walk-on part in the war \/ for a lead role in a cage?\u00bb<\/p><\/div>\n<p>Le metafore possibili sono svariate: su Facebook sono in vetrina, sono in onda 24 ore su 24 col mio <em>reality<\/em> individuale, sono un pesce nell&#8217;acquario aziendale&#8230; O, per dirla coi <strong>Pink Floyd<\/strong> di <em>Wish You Were Here<\/em>, su Facebook ho rinunciato a \u00abun ruolo da comparsa nella guerra\u00bb per \u00abun ruolo da protagonista in una gabbia\u00bb.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, eccomi qua. Un algoritmo mi ha persuaso a ritenere interessante per gli altri, e quindi <em>notiziabile<\/em>, ogni momento della mia vita, dunque mi impegno a far sapere di continuo dove sono, con chi sono, cosa sto facendo, cosa sto mangiando&#8230; Spesso \u00e8 roba talmente irrilevante che un tempo non l&#8217;avrei scritta nemmeno nel mio diario a fine giornata; oggi invece la sbandiero <em>coram populo<\/em>.<\/p>\n<p>\u00abSono qui, nel cesso, a fare la cacca!\u00bb rispondeva un esasperato <strong>Dustin Hoffman<\/strong> a <strong>Stefania Sandrelli<\/strong> che telefonava pi\u00f9 volte al giorno chiedendogli \u00abDove sei, cosa fai?\u00bb (<em>Alfredo Alfredo<\/em>, regia di Pietro Germi, 1972). All&#8217;epoca quel comportamento, quella pretesa di &#8220;condivisione&#8221; perenne, era ritenuta invadente, persino da parte dell&#8217;innamorata.<\/p>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.ippolita.net\/anime-elettriche\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-39694 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/anime_elettriche.jpg\" alt=\"Ippolita, Anime elettriche\" width=\"176\" height=\"250\" \/><\/a><\/h5>\n<p><em>Condividere <\/em>e<em> condividere compulsivamente<\/em> sono due cose diverse, come fa notare <strong>Ippolita<\/strong> nel suo libro <em>Anime elettriche<\/em> (Jaca Book, Milano 2016):<\/p>\n<blockquote><p>\u00abEvidentemente il problema non \u00e8 affatto la condivisione di per s\u00e9, che \u00e8 la pratica fondamentale per costruire mondi comuni, ma <em>l&#8217;automatismo della condivisione in cui non \u00e8 richiesto alcun sforzo ma la semplice ripetizione di una procedura che diventa assuefazione somato-psichica<\/em>. Quando si ascolta una canzone durante un concerto, invece di rimanere ad ascoltare, godendo delle vibrazioni che si riverberano sul corpo intero, ci si preoccupa di registrare l&#8217;evento per condividerlo, subito, altrove.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Una volta il tizio che infliggeva agli altri i filmini delle proprie vacanze era considerato un seccatore, una macchietta, un personaggio da vignetta loffia della <em>Settimana enigmistica<\/em>. Oggi sono <em>io<\/em> quel tizio, e l&#8217;algoritmo mi premia, mi fa sentire l&#8217;eroe di una storia eccitante, e se gli \u00abamici\u00bb mettono il like ai miei aggiornamenti vuol dire che non sono poi cos\u00ec tediosi. Che bello! Ricambier\u00f2 mettendo il like ai loro. Per pura cortesia, chiaro, che vuoi che me ne freghi di cosa stanno mangiando?<\/p>\n<div id=\"attachment_39702\" style=\"width: 190px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.ipertesti.it\/2018\/03\/21\/la-macchina-dello-storytelling\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-39702\" class=\"wp-image-39702\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/macchinastorytelling.jpeg\" alt=\"Paolo Sordi, La macchina dello storytelling\" width=\"180\" height=\"280\" border=\"1\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-39702\" class=\"wp-caption-text\">\u00abUna macchina narrativa totalitaria.\u00bb<\/p><\/div>\n<p>Nel suo <em>La macchina dello storytelling. Facebook e il potere di narrazione nell&#8217;era dei social media<\/em> (Bordeaux, Roma 2019), <strong>Paolo Sordi<\/strong> analizza nel dettaglio questa coazione all&#8217;autobiografia:<\/p>\n<blockquote><p>\u00aba partire dalla scelta della foto del nostro profilo, fabbrichiamo il nostro &#8220;mito personale&#8221;, costruiamo un personaggio intorno al quale ruotano vicende di cui siamo protagonisti, testimoni, eroi, vittime [&#8230;] i social ci mettono in condizione di raccontare una vita interessante come quelle delle finzioni narrative, romanzesche e televisive, una vita in cui siamo belli, intelligenti, creativi, divertenti, impegnati, provocatori ecc., davanti a un pubblico ricettivo perch\u00e9 messo nelle nostre stesse condizioni. Facebook ci offre insomma un meccanismo di &#8220;specchiamento intercorporeo&#8221; [&#8230;]\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>La narrazione che faccio di me stesso su Facebook \u00e8 fiction. Divento la <em>tipizzazione<\/em> di me stesso, divento un <em>personaggio<\/em>. Il grande inganno di Facebook, scrive Sordi,<\/p>\n<blockquote><p>\u00absta qui, nella messa a disposizione di un sistema di scrittura che promette di renderci autori di una storia nella quale l&#8217;eroe vive una vita interessante, mossa da vicende private coinvolgenti e divertenti e immersa negli avvenimenti e nei conflitti del mondo globale. Tutto, sia il privato che il pubblico, sia le storie che la Storia, tutto compreso nella narrazione del news feed [&#8230;] La forza dell&#8217;algoritmo sta nel dare un simulacro di unitariet\u00e0 al caos disorientante della rete. Una prigione dorata, dove serialit\u00e0, ripetizione, abitudine, familiarit\u00e0 ingannevole e tic costruiscono un racconto rassicurante all&#8217;interno di una comunit\u00e0 che si illude di condividere la vita, quando invece ha in comune soltanto dati processati dallo stesso circuito mediatico di una piattaforma che fonde tecnologia, intrattenimento e design.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>La coerenza narrativa ci appiattisce, e impoverisce la dimensione <em>plurale<\/em> dell&#8217;io. Nella vita ognuno di noi \u00e8 tante persone, perch\u00e9 noi siamo le nostre relazioni interpersonali e sociali. Per mia madre sono la figlia, per mia figlia sono la madre, sul lavoro sono la collega, in curva sono quella che lancia i cori, e poi sono l&#8217;ex-compagna di classe, l&#8217;elettrice di sinistra, la volontaria in biblioteca, l&#8217;abitante del quartiere, la storica fan del tale musicista&#8230; Non c&#8217;\u00e8 per forza \u00abcoerenza narrativa\u00bb tra queste personalit\u00e0, ed \u00e8 normale che in ogni situazione io mi esprima in modo diverso: in curva user\u00f2 un linguaggio \u2013 verbale e del corpo \u2013 che non userei mai sul lavoro o andando a trovare mia nonna in casa di riposo.<\/p>\n<p>Su Facebook tutti questi contesti <em>collassano<\/em>, nel senso che crollano uno sull&#8217;altro. Il mio molteplice \u00e8 ridotto <em>ad unum<\/em>, quell&#8217;<em>uno<\/em> che corrisponde al mio profilo e sta di fronte a <em>tutti<\/em> \u2013 perch\u00e9 \u00absu Facebook ci sono tutti\u00bb: mia madre, la mia capufficio, gli ultr\u00e0 della mia squadra del cuore, la direttrice della biblioteca, gli ex-compagni di classe, il consigliere comunale che ho votato, gli avventori del bar sotto casa&#8230; \u2013 senza le differenze e le sfumature della vita offline.<a name=\"ritornodallanota2\"><\/a><\/p>\n<p><em>Context Collapse <\/em>\u00e8 un&#8217;espressione <a href=\"http:\/\/www.zephoria.org\/thoughts\/archives\/2013\/12\/08\/coining-context-collapse.html\">coniata da <strong>Danah Boyd<\/strong><\/a>. Una situazione che ingenera equivoci, genera controllo sociale ed \u00e8, all&#8217;osso, il motivo per cui giovani e giovanissimi disertano il social di Zuckerberg e cercano ambiti meno &#8220;generalisti&#8221;: per poter parlare tra loro come gli pare, senza esser letti da genitori e prof. <a href=\"#nota2\">**<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"float: right; padding: 0px 0px 10px 10px;\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/cervellisconnessi-2.jpeg\" alt=\"Cervelli sconnessi\" width=\"180\" height=\"263\" \/><\/p>\n<p>Chi resta, invece, oscilla tra due scelte, che non sono mutualmente esclusive. Le ha riassunte con efficacia <strong>Giuliano Santoro<\/strong> in <em>Cervelli sconnessi. La resistibile ascesa del net-liberismo e il dilagare della stupidit\u00e0 digitale<\/em> (Castelvecchi, Roma 2014), libro che ci torner\u00e0 utile nella seconda puntata:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abO abbassiamo il livello del discorso verso una specie di minimo comune denominatore, un tono neutro nella speranza di non offendere nessuno ma anche, in fondo, non dire niente che faccia crescere lo spirito critico e aiuti a far riflettere il nostro interlocutore. Oppure le difese della privacy (e nei casi estremi della decenza) si abbassano: si diventa drogati di &#8220;mi piace&#8221; su Facebook o di retweet su Twitter. Si insegue l&#8217;ebbrezza fugace del gradimento fino a divenirne dipendenti.\u00bb<a name=\"2f\"><\/a><\/p><\/blockquote>\n<h5><strong>2f. FOMO chimica e tempo rubato al vivere<\/strong><\/h5>\n<p>Dopamina. La sostanza che eccita e inscimmia. Mi serve sempre pi\u00f9 dopamina. Mi immergo in una <em>socialit\u00e0<\/em> \u00ab<em>always on<\/em>\u00bb e mi pongo sempre meno limiti di tempo e di circostanza. Una <em>socialit\u00e0<\/em> aizzata dalla <em>gamification<\/em>,\u00a0che impone rituali dei quali non mi accorgo, forma e rafforza il mio <em>habit<\/em>, mi fa cercare la gratificazione dei like, mi bombarda di notifiche, mi spinge a controllare il profilo compulsivamente per via della \u00abFOMO\u00bb.<\/p>\n<p>FOMO, <em>Fear Of Missing Out<\/em>, paura di restare fuori, di perdermi qualcosa di fondamentale se sto lontano dallo schermo dieci minuti, quando il pi\u00f9 delle volte sono quisquilie, roba sdozza, nella migliore delle ipotesi notizie perdibili o comunque leggibili pi\u00f9 tardi senza alcun danno per la mia qualit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Qualit\u00e0 della vita che invece \u00e8 minata proprio dalla FOMO, dalla compulsione, dalla dipendenza. Come scrive <strong>Ippolita<\/strong> in <em>Anime elettriche<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abSe l&#8217;utente \u00e8 come una fonte, un pozzo petrolifero o un filone aurifero, accade che, presto o tardi, si esaurisce. In questi casi o si scava pi\u00f9 a fondo oppure si cercano nuove vie per estrarre petrolio, ossia informazioni, emozioni, dati. A questo serve la proliferazione di stimoli, notifiche e servizi aggiuntivi. Il tossico va sempre tenuto in regime di dipendenza, l&#8217;assuefazione deve essere controllata e resa funzionale al mantenimento di un consumo massiccio di sostanze, in questo caso le interazioni sui social. Gli stupefacenti possono cambiare, ma non si deve mai e per nessun motivo smettere [&#8230;] di fornire la propria materia prima al social network.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;ininterrotto consumo di interazioni sui social ruba ore a tutto il resto: agli incontri <em>tattili<\/em>, al filo dei pensieri, a un eros non nevrotico, alla lettura per il puro piacere di leggere, e al sonno. Il tempo del sonno si ritrae, si striminzisce sotto l&#8217;incalzare del capitalismo <em>always on<\/em>. Come ha scritto <strong>Giuseppe Luca Scaffidi<\/strong> <a href=\"https:\/\/thevision.com\/attualita\/capitalismo-consumare-dormire\/\">su <em>The Vision,<\/em><\/a><\/p>\n<blockquote><p>\u00abil sonno \u00e8 l\u2019ultimo baluardo che l\u2019essere umano ha a disposizione per resistere ai meccanismi \u201ccronofagi\u201d dell\u2019economia di mercato [&#8230;] Il sonno \u00e8 il nostro ultimo\u00a0<i>locus amoenus<\/i>, il solo spazio davvero incontaminato che ci \u00e8 rimasto: un territorio completamente immune dagli stimoli tecnologici e da tutti quei bisogni indotti artificialmente dalle corporation e che, proprio per questo motivo, il capitale vuole colonizzare a tutti i costi.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Sono le due e devo alzarmi alle sette, solo che alle undici con quel commento ho scatenato un flame, son tre ore che &#8216;sti stronzi mi attaccano, a quello l\u00e0 gliene ho dette quattro, a quell&#8217;altro ho levato l&#8217;amicizia perch\u00e9 mi ha proprio deluso, quell&#8217;altro ancora mi ha scritto che <em>io<\/em> l&#8217;ho deluso, ma robe da matti, mi dice che devo chiedere scusa, ma scusa per cosa? Mi sono gi\u00e0 lavato i denti per\u00f2 meglio dare un&#8217;ultima occhiata, vediamo se c&#8217;\u00e8 qualcosa di nuovo, io comunque, cascasse il mondo, resto sulla mia posizione! Cazzo, sono le due e quaranta, ma tutta &#8216;sta gente non s&#8217;alza la mattina per andare a lavorare? Ok, pisciata e poi a nann&#8230; Macheccazz&#8230;? Questo lo credevo dalla mia parte, perch\u00e9 d\u00e0 il like alla troia che mi ha detto che devo chiedere scusa?! &#8216;Rcodd\u00eco, sono le tre e dieci, domattina non campaner\u00f2 un cazzo&#8230; Ah, ma se pensano che io faccia un passo indietro si sbagliano!<\/p>\n<p>\u00abA me questo non capita\u00bb, dir\u00e0 qualcuno, \u00abal massimo mi sar\u00e0 successo una volta, poi mi sono dato una regolata\u00bb. Non ne dubitiamo, ma ai fini del discorso generale non conta: i meccanismi descritti restano quelli, il dispositivo rimane tossico. Pure a poker o alle scommesse c&#8217;\u00e8 chi \u00abgioca solo ogni tanto\u00bb, persino dell&#8217;eroina qualcuno riesce a fare un uso occasionale, ma nessuno si sognerebbe di concludere che il gioco non genera azzardopatia o che l&#8217;eroina non d\u00e0 dipendenza.<a name=\"2g\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2g. Tenere la parte<\/strong><\/h5>\n<p>Ogni tanto riattacca la solfa sul presunto \u00abanonimato\u00bb in rete, che secondo svariati scureggioni sarebbe la causa di abusi e <em>hate speech<\/em>. Dei quali per\u00f2 c&#8217;\u00e8 grandissima abbondanza su Facebook, dove si sta con nome, cognome, famiglia e vita spiattellate sulla bacheca.<\/p>\n<p>L&#8217;anonimato non c&#8217;entra niente. \u00c8 la FOMO a determinare una forma di <em>craving<\/em>:<em> il craving<\/em> dello \u00abstare sul pezzo\u00bb, dell&#8217;essere presenti dove sembra stia succedendo qualcosa e dire la propria su tutto, cacando sentenze all&#8217;istante. Saltano i freni inibitori e mi ritrovo a scrivere o sottoscrivere le peggiori schifezze mentre nell&#8217;avatar sono tutto carino &amp; coccoloso, e magari tengo in braccio mio figlio appena nato.<\/p>\n<p>Nel 2010, in un&#8217;opera pionieristica, <strong>Gipi <\/strong>e<strong> Santamariavideo <\/strong>presero i peggiori commenti apparsi nel gruppo Facebook \u00abLasciate lo zio di Sarah alla folla\u00bb, li fecero leggere da un software text-to-speech, e a ciascun commento abbinarono la foto del profilo di chi l&#8217;aveva scritto. Ne venne fuori un video che demoliva ogni idiozia sul \u00abproblema dell&#8217;anonimato\u00bb. Lo intitolarono \u00abA 1562 persone piace questo elemento\u00bb, e vale la pena riproporlo.<\/p>\n<div id=\"attachment_40431\" style=\"width: 699px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/invidio.us\/watch?v=fD5zXRrhuV4\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40431\" class=\"wp-image-40431 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/GipiSantaMaria-1.png\" alt=\"Fotogramma dal video di Gipi e Santamaria.\" width=\"689\" height=\"494\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-40431\" class=\"wp-caption-text\">Clicca per vedere il video \u00abA 1562 piace questo elemento\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>Gipi fu accusato di \u00abmettere la gente alla gogna\u00bb, ma quella gente ci si era messa da sola. E negli anni seguenti sempre pi\u00f9 persone lo hanno fatto, aizzate da Facebook e dal demagogo di turno. Mettendoci <em>nome e faccia<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 proprio questo il punto: l&#8217;innovazione del social-con-nome-vero, del \u00ablibro delle facce\u00bb, ha avuto un effetto-farfalla.<\/p>\n<p>L&#8217;obbligo alla <em>coerenza narrativa <\/em>svolge un&#8217;azione <em>polarizzante<\/em> e <em>fossilizzante<\/em>. Quando ho preso una posizione con la massima asperit\u00e0 di toni, quando ho cagato l\u00ec una sentenza sommaria mentre stavo in vetrina, mettendoci il peso del mio nome e del mio volto, mettendo in gioco la mia reputazione on line <em>davanti ai miei \u00abamici\u00bb<\/em>, \u00e8 molto pi\u00f9 difficile pensarci con calma, fermarmi, rettificare, fare autocritica, chiedere scusa&#8230; L&#8217;imperativo diventa: <em>tenere la parte<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che le sparate si fanno pi\u00f9 rumorose, le discussioni si inaspriscono, e tra le persone s&#8217;allargano canyon di incomprensione e pregiudizio.\u00a0<a name=\"2h\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2h. L&#8217;acqua di Facebook, le branchie dei complottisti<\/strong><\/h5>\n<p>Un simile pseudo-ambiente comunicativo \u00e8 <em>perfetto<\/em> per il diffondersi di teorie del complotto sempre pi\u00f9 deliranti, che corrono su strade lastricate di panzane. Il grande successo di complottismi e <a href=\"http:\/\/www.tommasoventurini.it\/wp\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/Venturini_FromFakeToJunkNews.pdf\">notizie-spazzatura<\/a> su Facebook e grazie a Facebook \u00e8 uno degli argomenti pi\u00f9 discussi degli ultimi anni. Come efficacemente riassunto da Baron Cohen, \u00ab<em>[Facebook&#8217;s] entire business model relies on generating more engagement, and nothing generates more engagement than lies, fear, and outrage.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p>Facebook, per dirne una, <a href=\"https:\/\/www.mediamatters.org\/facebook\/facebook-let-white-supremacist-dog-whistle-invasion-thrive-years\">ha avuto un ruolo-chiave<\/a> nell&#8217;imporre il frame razzista dell&#8217;\u00abinvasione\u00bb, che ha alimentato discriminazioni, generato violenza e morte, condizionato gli esiti di elezioni, intossicato il vivere nelle nostre citt\u00e0.<\/p>\n<p>La cornice retorica dell&#8217;invasione permette il diffondersi della <a href=\"https:\/\/www.vice.com\/it\/article\/yw73nj\/il-mito-tossico-del-genocidio-dei-bianchi\">teoria del complotto sul \u00abgenocidio dei bianchi\u00bb<\/a> [<em>white genocide<\/em>], che ha causato diverse stragi compiute da killer razzisti e <em>tout court<\/em> neonazisti. Ebbene, fino all&#8217;autunno 2018, Facebook ha dato agli inserzionisti la possibilit\u00e0 di usare la categoria \u00abWhite Genocide\u00bb per definire il target dei propri annunci. <a href=\"https:\/\/gizmodo.com\/facebook-offered-advertisers-white-genocide-option-1830190052\">Ha rimosso quell&#8217;opzione<\/a> solo dopo <a href=\"https:\/\/theintercept.com\/2018\/11\/02\/facebook-ads-white-supremacy-pittsburgh-shooting\/\">la rivelazione da parte di <em>The Intercept<\/em><\/a> e le conseguenti proteste.<\/p>\n<div id=\"attachment_40746\" style=\"width: 1010px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Screen-Shot-2018-10-30-at-2.43.28-PM-1541023907-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40746\" class=\"wp-image-40746 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/Screen-Shot-2018-10-30-at-2.43.28-PM-1541023907-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"317\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-40746\" class=\"wp-caption-text\">Clicca per ingrandire.<\/p><\/div>\n<p>Su questo punto vale la pena soffermarsi: l&#8217;algoritmo del dispositivo pi\u00f9 omologante a memoria d&#8217;uomo \u2013 megamacchina in mano alla pi\u00f9 penetrante multinazionale americana \u2013\u00a0<em>incentiva<\/em> le teorie del complotto e le invettive contro le \u00e9lites \u00abglobaliste\u00bb che \u00abvogliono omologarci\u00bb, contro i complotti \u00abglobalisti\u00bb che \u00abminacciano i nostri valori\u00bb, \u00abinsidiano la nostra cultura\u00bb ecc.<\/p>\n<p>Tu che ti metti in posa da anti-\u00abglobalista\u00bb su Facebook: le tue sparate generano <em>engagement<\/em>; i complottismi che diffondi sono altamente lucrativi per il capitale globalizzato che, di primo acchito, sembrerebbe il tuo nemico; se tu avessi gli strumenti, la coscienza, un po&#8217; di distacco critico, ti porresti la questione&#8230; Ma non ce li hai. Sei in ammollo e non lo sai.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40519\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/questaelacqua.jpeg\" alt=\"Questa \u00e8 l'acqua\" width=\"180\" height=\"279\" \/>Nel suo celebre discorso per la proclamazione dei laureati al Kenyon College (22 maggio 2005), <strong>David Foster Wallace <\/strong>part\u00ec dalla storiella dei due pesci che, essendovi nati dentro, non sapevano cosa fosse l&#8217;acqua. Us\u00f2 quell&#8217;allegoria per mettere in guardia da certe forme di \u00abvenerazione\u00bb \u2013 per se stessi, per il potere, per il denaro, per il proprio intelletto \u2013 la cui insidiosit\u00e0 sta nell&#8217;essere<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<em>inconsapevoli<\/em>. Sono modalit\u00e0 predefinite [&#8230;] in cui scivolate per gradi, giorno dopo giorno, diventando sempre pi\u00f9 selettivi su quello che vedete e sul metro che usate per giudicare [&#8230;] E il cosiddetto &#8220;mondo reale&#8221; non vi dissuader\u00e0 dall&#8217;operare in modalit\u00e0 predefinita, perch\u00e9 [&#8230;] vi accompagna con quel suo piacevole ronzio alimentato dalla paura, dal disprezzo, dalla frustrazione, dalla brama e dalla venerazione dell&#8217;io.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Wallace non stava parlando dei social media. Nel maggio 2005 Zuckerberg aveva a malapena comprato il dominio facebook.com. Ma il \u00abpiacevole ronzio del cosiddetto &#8220;mondo reale&#8221;\u00bb che accompagna lo scivolamento in \u00abmodalit\u00e0 predefinite\u00bb descrive benissimo un ambiente nel quale, come l&#8217;acqua per i due pesci della storiella, si sta immersi senza alcuna consapevolezza.<\/p>\n<p>Intendiamoci: persino nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.ippolita.net\/nell-acquario-di-facebook\/\">acquario di Facebook<\/a> si pu\u00f2 trovare chi tenta di fare inchiesta, di problematizzare l&#8217;acqua in cui nuota. Ma fateci caso: quelli che inveiscono contro Soros che organizza le migrazioni e paga tutti i manifestanti del mondo, contro il \u00abmondialismo\u00bb e le \u00ablobby senza patria\u00bb, contro l&#8217;inesistente \u00abPiano Kalergi\u00bb che vuole rimpiazzarci coi negri, contro l&#8217;altrettanto immaginario \u00abcomplotto gender\u00bb che ci vuole tutti busoni col figlio rubato a Bibbiano (insomma i soggetti che, incredibile a dirsi, prendono sul serio <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/zajaplive.jpg\">Fusaro<\/a>), costoro non nominano <em>mai <\/em>Facebook. \u00abChe cavolo \u00e8 l&#8217;acqua?\u00bb<\/p>\n<p>Anche senza arrivare ai freak rossobruni pi\u00f9 sbalinati, quanto detto vale per buona parte dei nostrani \u00abantimperialisti\u00bb, quelli sempre intenti a etichettare gli altri come \u00abutili idioti della Cia\u00bb, \u00abservi della Nato\u00bb, \u00abpedine del neoliberismo Usa\u00bb ecc.<\/p>\n<p>Forse nessun soggetto incarna pi\u00f9 di Facebook l&#8217;espansionismo culturale e il neoliberismo USA. Li incarna nella loro sintesi pi\u00f9 ingannevole e perniciosa, derivata da quella che gi\u00e0 nel 1995 <strong>Richard Barbrook<\/strong> e <strong>Andy Cameron<\/strong> chiamarono <a href=\"https:\/\/www.metamute.org\/editorial\/articles\/californian-ideology\">\u00abl&#8217;ideologia californiana\u00bb<\/a>: \u00abun bizzarro pateracchio di anarchismo hippie e liberismo economico gonfiato con un bel po&#8217; di determinismo tecnologico\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure, i sedicenti \u00abantimperialisti\u00bb accampati su Facebook dalla mattina presto alla notte tarda, di questo non parlano <em>mai<\/em>. Nessuna analisi sull&#8217;ambiente informativo in cui viaggiano le loro parole, sui rapporti di propriet\u00e0 che plasmano lo strumento che stanno usando, sui rapporti di produzione dentro i quali i loro stessi sfoghi sono <em>pluslavoro<\/em>, attivit\u00e0 indefessa che regalano con zelo al capitale americano. Il loro stare su Facebook \u00e8 acritico, non \u00e8 mai problematizzato, mai riconosciuto come contraddizione&#8230;<\/p>\n<p>&#8230;salvo poi cadere dal pero e <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20191127205242\/https:\/\/www.marx21.it\/index.php\/comunisti-oggi\/in-europa\/30019-appello-contro-la-censura-eper-la-tutela-della-liberta-di-espressione\">fare la gnola<\/a> se una loro pagina viene bloccata. In quei frangenti, tirano in ballo persino l&#8217;assemblea costituente presieduta da Terracini. Che \u00e8 un po&#8217; come citare don Milani mentre il buttafuori mi caccia da un priv\u00e9 dove speravo di chiavare.<br \/>\n\u2013 Ti ho detto che devi smammare.<br \/>\n\u2013 L&#8217;obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9!<\/p>\n<p>Dopodich\u00e9, sbloccata la pagina, tutto riprende come prima. Curiosa, questa <em>desistenza<\/em> tra gli antiamericani e Zuckerberg.<\/p>\n<p>A conti fatti, si denuncia ogni sorta di complotto sbalerzo, ogni sorta di manovre oscure o quantomeno opache&#8230; e non si parla del &#8220;complotto&#8221; a fini di profitto che plasma il contesto di tali &#8220;denunce&#8221;, non si parla mai dell&#8217;incredibile <em>opacit\u00e0<\/em> di Facebook: gli utenti sono trasparenti verso il dispositivo, ma il dispositivo \u00e8 opaco verso gli utenti. Nessuno vede mai la metaforica \u00absala macchine\u00bb; e mentre la piattaforma ha l&#8217;esclusiva della visione <em>complessiva<\/em> delle interazioni, l&#8217;utente conosce soltanto \u2013 e male \u2013 le proprie.<a name=\"2i\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2i. Il tempo delle illusioni \u00e8 finito<\/strong><\/h5>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"float: right; padding: 0px 0px 10px 10px;\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/fbdeath.jpeg\" alt=\"Il tempo delle illusioni \u00e8 finito\" width=\"150\" height=\"150\" \/>Ci sarebbe anche un altro aspetto: i social hanno incoraggiato l&#8217;ideologia del non-esistono-pi\u00f9-le-classi-sociali. Illudono te, puvr\u00e0zz, di poter &#8220;socializzare&#8221; coi ricchi, coi VIP, di essere loro \u00abamico\u00bb, di star loro vicino, di poterci discutere e anche litigare da pari a pari. Vuoi far la ruota come il pavone, ma va&#8217; l\u00e0 che sei un bel fagiano.<\/p>\n<p>Il risultato di tutto questo \u00e8 che su Facebook chiunque, pi\u00f9 si sforza di apparire al proprio meglio, e pi\u00f9 peggiora rispetto a com&#8217;\u00e8 negli altri ambiti della sua vita: \u00e8 pi\u00f9 narcisista, pi\u00f9 sborone, pi\u00f9 principino sul pisello, pi\u00f9 so-tutto-io, pi\u00f9 ve-lo-faccio-vedere-io, pi\u00f9 lagnoso quando qualcosa non va ecc.<\/p>\n<p>Dieci anni fa Facebook aveva ancora un dominio soft e poco &#8220;gamificato&#8221;. La sua natura estrattivista non era ben chiara, non era ancora \u00abla pi\u00f9 grande macchina di propaganda del pianeta\u00bb. Dieci anni fa si poteva anche essere &#8220;possibilisti&#8221;, la stessa Mapelli lo era. Nel suo citato libro su Facebook, faceva l&#8217;esempio di alcuni esperimenti tentati dallo scrittore <strong>Aldo Nove <\/strong>\u2013 piccole trasgressioni, forzature dell&#8217;etichetta di Facebook che oggi sembrano davvero di poco conto \u2013 e scriveva: \u00abtutti, a ben guardare, potremmo inventare e sperimentare nuovi e personali itinerari di resistenza, nuovi modi di contrastare l&#8217;egemonia dei dispositivi.\u00bb<br \/>\nDieci anni dopo, \u00e8 possibile crederlo ancora?<\/p>\n<p>I sismi causati dal <em>fracking<\/em> di dati lasceranno un paesaggio di macerie psichiche, relazioni in rovina, reputazioni crollate. Da l\u00ec toccher\u00e0 ripartire.<a name=\"2l\"><\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-40752\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ruins2-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"363\" \/><\/p>\n<h5><strong>2l. La vera \u00abgrande sostituzione\u00bb: Facebook e i media indipendenti<\/strong><\/h5>\n<p>C&#8217;\u00e8 chi tenta di fare di Facebook un uso militante. Non solo i frequenti episodi di censura politica rendono il compito sempre pi\u00f9 difficoltoso, ma bisogna chiedersi se, in un simile contesto, i contro non soverchino i pro, e se non sia meglio sperimentare altro. Certo, non esiste un \u00abaltrove assoluto\u00bb, un \u00abfuori\u00bb dal sistema; ma possono esistere contesti meno sfavorevoli e tossici.<\/p>\n<p>Sia chiaro, non stigmatizziamo chi ha scommesso sul portare <em>anche<\/em> su Facebook la propria informazione militante e la propria agit-prop. C&#8217;\u00e8 chi lo ha fatto dopo molte considerazioni e valutazioni. Ma c&#8217;\u00e8 pure chi lo ha fatto per mero automatismo, senza pensarci troppo, perch\u00e9 \u00absu Facebook ci sono tutti\u00bb.<\/p>\n<p>Chi dice \u00absu Facebook ci sono le masse\u00bb ricorda un po&#8217; chi dice: \u00abGrazie a Facebook ho trovato l&#8217;amore della mia vita\u00bb. Siamo felici per te, ma non cambia alcun discorso. C&#8217;\u00e8 chi l&#8217;amore l&#8217;ha trovato a scuola, sul posto di lavoro, al corso d&#8217;aggiornamento, in metropolitana, in vacanza al mare&#8230; C&#8217;\u00e8 persino chi l&#8217;ha trovato in galera, non per questo consigliamo di finirci dentro.<\/p>\n<p>Questo per dire che \u00able masse\u00bb sono in un sacco di posti, ben pi\u00f9 concreti dei social media. Stare su Facebook col proprio collettivo, gruppo politico o sito di controinformazione \u00e8 una scelta legittima, ma non obbligata.<\/p>\n<p>Se poi per stare su Facebook si \u00e8 rinunciato ad altri spazi e strumenti, e si \u00e8 portata l\u00e0 sopra <em>tutta<\/em> la propria comunicazione on line, presto o tardi ci si trover\u00e0 in braghe di tela.<\/p>\n<p>S\u00ec, ci sono realt\u00e0 di movimento che, trovando la pagina Facebook (ingannevolmente) pi\u00f9 semplice e veloce da gestire, hanno cominciato a trascurare il loro sito finch\u00e9 non \u00e8 diventato un fossile. E ce ne sono altre che manco ce l&#8217;hanno, il sito, che \u00e8 come mettere i maroni nella morsa e dire \u00abI agree!\u00bb a Zuckerberg che ha la mano sulla leva.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-40659\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/indymedia.png\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"169\" \/>Nella tradizione dei movimenti rivoluzionari, antagonisti, controculturali \u00e8 sempre stato cruciale crearsi i <em>propri<\/em> media.\u00a0 Ogni volta si trattava di esperienze molto avanzate rispetto al <em>mainstream<\/em> dell&#8217;epoca: rotture creative che introducevano nuovi linguaggi e nuove prassi di comunicazione, e favorivano nuove modalit\u00e0 di organizzazione. In Italia si va dai giornali e fogli d&#8217;agitazione socialisti, comunisti o anarchici alla stampa underground, dalle <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/02\/un-mito-di-stamattina-a-40-anni-dalla-prima-trasmissione-perche-vi-interessa-ancora-radio-alice\/\">radio libere degli anni Settanta<\/a> agli esperimenti di <a href=\"http:\/\/storieinmovimento.org\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/Zap45_17-Interventi.pdf\">telematica indipendente e dal basso<\/a> fatti negli anni Ottanta, Novanta e Zero: la rete fax della &#8220;Pantera&#8221;, le BBS, ECN\/Isole nella rete, Indymedia, Autistici\/Inventati&#8230;<\/p>\n<p>Con l&#8217;utilizzo prevalente di Facebook da parte di realt\u00e0 di movimento si \u00e8 prodotta una grave discontinuit\u00e0. In nome del &#8220;facile&#8221;, non solo si \u00e8 rinunciato a &#8220;scartare&#8221; e innovare rispetto al mainstream, ma ci si \u00e8 messi in balia di diktat politici, capricci algoritmici e \u00abtermini di servizio\u00bb della piattaforma. Una situazione precaria e di ricattabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Bisogna liberare il mediattivismo da questa cattura (e c<em>o<\/em>ttura), riprendendo la paziente costruzione di mezzi di informazione e ambienti comunicativi indipendenti.<a name=\"2m\"><\/a><\/p>\n<h5><strong>2m. E noi, che cazzo avremmo mai potuto combinare l\u00e0 sopra?<\/strong><\/h5>\n<p>Quando ci chiedevano perch\u00e9 non fossimo su Facebook, rispondevamo: \u00abTanto varrebbe andare in TV. Se non andiamo in TV, non stiamo neanche su Facebook\u00bb.<\/p>\n<p>Se rispondevamo cos\u00ec, \u00e8 segno che, per quanto confusamente, tutto quanto appena detto l&#8217;avevamo intuito. O comunque ci fidavamo di chi stava esplorando quel mondo e condivideva le sue prime conclusioni. Cazzo potevamo mai combinare l\u00e0 sopra? La rotta di collisione con la nostra poetica e il nostro modo di fare le cose sarebbe stata inevitabile.<\/p>\n<div id=\"attachment_40647\" style=\"width: 777px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40647\" class=\"wp-image-40647 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/temptations.jpeg\" alt=\"\" width=\"767\" height=\"599\" \/><p id=\"caption-attachment-40647\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;immagine di &#8220;noi&#8221; che utilizzammo dal 2000 al 2008, oggi obsoleta perch\u00e9 non siamo pi\u00f9 un quintetto.<\/p><\/div>\n<p>Ricordiamo che, gi\u00e0 alcuni anni prima della nascita di Facebook, uno dei nostri loghi &#8220;semi-ufficiali&#8221; mostrava cinque ballerini senza volto \u2013 i corpi erano quelli dei <strong>Temptations<\/strong> \u2013 e il motto: \u00abThis Revolution Is Faceless\u00bb. <em>Esta revoluci\u00f3n no tiene rostro<\/em> divenne anche il titolo di <a href=\"https:\/\/archive.org\/details\/EstaRevolucionNoTieneRostro\">un&#8217;antologia di nostri scritti<\/a> edita in Spagna.<\/p>\n<p>\u00abPotreste aprire una pagina\u00bb, ci dicevano, e a volta ci dicono ancora. \u00abPotreste fare un gruppo\u00bb&#8230; Ma la comunicazione su quel social \u00e8 plasmata da quanto appena descritto, come potremmo resistere a una simile pressione mantenendo la nostra policy?<\/p>\n<p>Siamo convinti di aver fatto bene a starne fuori. Facebook ci avrebbe uccisi. Stava per ammazzarci Twitter, figurarsi&#8230;<\/p>\n<div id=\"attachment_40666\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-40666\" class=\"wp-image-40666\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/ranachesalta-2.jpeg\" alt=\"Twitter addio\" width=\"200\" height=\"133\" \/><p id=\"caption-attachment-40666\" class=\"wp-caption-text\">\u00abQuesta \u00e8 l&#8217;acqua.\u00bb<\/p><\/div>\n<p>Ma, per l&#8217;appunto, perch\u00e9 nel 2009 scegliemmo Twitter? A guardarlo oggi, non \u00e8 affatto esente da tutto ci\u00f2, al contrario: \u00e8 gamificato, <em>likeable<\/em> coi cuoricini, intossicante, saturo di malanimo, flame e complottismi.<\/p>\n<p>Beh, all&#8217;inizio non era cos\u00ec. La storia di Twitter nell&#8217;ultimo decennio \u00e8 la storia di un peggioramento <em>peculiare<\/em>, di implementazioni <em>diverse<\/em> da quelle di Facebook (\u00e8 forse improprio parlare di \u00abfacebookizzazione\u00bb come fa qualcuno), ma comunque degenerative.<\/p>\n<p>Il tutto \u00e8 avvenuto gradualmente. La storia della nostra \u2013 e non solo nostra \u2013 presenza su Twitter \u00e8 la storia della rana nell&#8217;acqua che bolle.<\/p>\n<p>Con la differenza che noi siamo saltati fuori dalla pentola.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\"><strong>Fine della prima puntata.<\/strong><br \/>\nLa seconda sar\u00e0 pubblicata <span style=\"text-decoration: line-through;\">mercoled\u00ec 18 dicembre 2019<\/span><br \/>\n<b>gioved\u00ec 19 dicembre 2019.<br \/>\n<span style=\"color: #ff0000;\">AGGIORNAMENTO:<\/span>\u00a0<\/b><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/12\/lamore-e-fortissimo-il-corpo-no-2-dieci-anni-di-twitter\/\">La seconda puntata \u00e8 qui<\/a><a name=\"nota\"><\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">* Specifichiamo \u00abcommerciali\u00bb, e d&#8217;ora in poi lo daremo per implicito, perch\u00e9 quest&#8217;analisi non riguarda esperimenti di <em>social<\/em> alternativi, dal basso, senza fini di lucro ecc., riguardo ai quali verr\u00e0 fatto un discorso a parte. [<\/span><a href=\"#ritornodallanota\">\u2191 <span style=\"font-size: small;\">Torna al testo <\/span>\u2191<\/a>] <a name=\"nota2\"><\/a><span style=\"font-size: small;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">** Che poi, in questa ricerca, finiscano in ambienti non meno gamificati ed <em>estrattivi <\/em>\u00e8 un altro aspetto della faccenda. Al momento \u00e8 ancora molto usato Instagram, che \u00e8 solo un&#8217;altra faccia di Facebook, ma pure l\u00ec i contesti stanno collassando e presto potrebbe esserci un esodo. [<\/span><a href=\"#ritornodallanota2\">\u2191 <span style=\"font-size: small;\">Torna al testo <\/span>\u2191<\/a>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questa \u00e8 una miniserie in due puntate, da leggere con lentezza e aplomb. 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