{"id":38524,"date":"2019-07-17T11:23:34","date_gmt":"2019-07-17T09:23:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=38524"},"modified":"2019-07-17T22:33:11","modified_gmt":"2019-07-17T20:33:11","slug":"per-andrea-camilleri-le-nostre-recensioni-degli-anni-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/07\/per-andrea-camilleri-le-nostre-recensioni-degli-anni-zero\/","title":{"rendered":"Per Andrea #Camilleri: le nostre recensioni degli anni Zero"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-38530\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/camilleri_interview.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"462\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Negli anni dal 2001 al 2008, in aggiunta a <em>Giap<\/em>,\u00a0curavamo una newsletter semestrale, che spedivamo a giugno e a dicembre, cripticamente battezzata <em>Nandropausa<\/em>. Era un bollettino interamente composto da recensioni; parlavamo, insomma, dei libri che ci erano piaciuti nei mesi precedenti.<br \/>\n<strong>Andrea Camilleri<\/strong> fu uno dei nomi pi\u00f9 ricorrenti. Tra il 2003 e il 2007 recensimmo <em>La presa di Macall\u00e8<\/em>, <em>Privo di titolo<\/em>, <em>Le pecore e il pastore<\/em>, <em>Maruzza Musumeci<\/em>, <em>Voi non sapete<\/em> e la lunga monografia curata da <strong>Gianni Bonina<\/strong> <em>Il carico da undici<\/em>, poi ripubblicata col titolo <em>Tutto Camilleri<\/em>.<br \/>\nProgrammaticamente, non recensivamo \u2013 anzi, nemmeno leggevamo \u2013 i romanzi della serie di Montalbano, perch\u00e9, allora come oggi, pensavamo che il Camilleri interessante fosse quello dell&#8217;altra produzione.<br \/>\nCome tributo all&#8217;esimio collega appena scomparso, abbiamo raccolto quelle recensioni, e le riproponiamo qui sotto. Buone letture. <strong>WM<\/strong>]<\/span><!--more--><\/p>\n<p>Da Nandropausa n. 5, 3 dicembre 2003:<\/p>\n<p><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-38525\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/macalle\u0300.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"317\" \/>Andrea Camilleri,\u00a0<i>La presa di Macall\u00e8,\u00a0<\/i>Sellerio, Palermo 2003<\/b><\/p>\n<p>Questo \u00e8 il libro di Camilleri pi\u00f9 frainteso da critica e pubblico, nondimeno \u00e8 il suo capolavoro. Premetto che di Camilleri mi piacciono molto i romanzi <i>storici<\/i>, vale a dire quelli senza Montalbano \u2013 come <i>La concessione del telefono<\/i>,\u00a0<i>La mossa del cavallo<\/i>,\u00a0<i>La scomparsa di Pat\u00f2, Il re di Girgenti&#8230; \u2013<\/i>, mentre accolgo con freddezza i vari ladri di merendine etc. che trovo zuppi del peggior &#8220;sbirrobuonismo&#8221;.<\/p>\n<p>Posso capire perch\u00e9\u00a0<i>La presa di Macall\u00e8<\/i> non stia piacendo granch\u00e9 ai fans del commissario: qui di buonismo ce n&#8217;\u00e8 poco. Quanto ai critici, questo romanzo comunica alcune verit\u00e0 talmente disturbanti da mettere in crisi qualunque professionista dell&#8217;informazione \u2013 ancorch\u00e9 &#8220;culturale&#8221; \u2013, perch\u00e9 brucia decametri di coda di paglia. Difficile recensire con lucidit\u00e0 mentre hai il fuoco al culo.<\/p>\n<p>Durante un&#8217;avventura imperialista del nostro paese, che i funzionari di regime seguono piantando bandierine sulla carta geografica, capita che i perfidi colonizzandi accoppino un po&#8217; di aspiranti colonizzatori. A casa, la notizia suscita stupore, e produce un&#8217;orgia di retorica stracciona sulla Patria, propaganda sulla nostra \u00abmissione\u00bb, cerimonie e coreografie demenziali, una delle quali viene appropriatamente definita \u00abuna minchiata sullenne\u00bb dal padre di un caduto. In quest&#8217;opera di mistificazione si distinguono diversi esponenti del clero, che giustificano l&#8217;ideologia guerrafondaia ammantandola dei simboli della fede cristiana, in una perfetta sovrapponibilit\u00e0 di Chiesa e Regime.<\/p>\n<p>Vi ricorda qualcosa?<\/p>\n<p>Il culto dei \u00abcaduti per la Patria\u00bb, servito a botta calda, \u00e8 sempre un tentativo di ri-creare un&#8217;immagine idealizzata della guerra dopo che quest&#8217;ultima ha mostrato il suo vero volto e ha prodotto dei lutti. Il culto dei caduti interviene dopo che la realt\u00e0 ha smentito la propaganda, serve a riconciliare i due aspetti scissi dell&#8217;esperienza della guerra, l&#8217;aspetto fru-fru e irresponsabile della retorica \u00abcivilizzatrice\u00bb \u2013 \u00abandremo a fare del bene\u00bb; \u00abnon ci sono pericoli per i nostri ragazzi\u00bb; \u00abbisogna contribuire a ricostruire il paese\u00bb \u2013 e l&#8217;aspetto <em>sangue e merda<\/em>.<\/p>\n<p>\u00c8 comunque un equilibrio precario, una miscela instabile: col passare del tempo, l&#8217;aspetto <em>sangue e merda<\/em> prevale, aumentano le famiglie direttamente colpite dai lutti, e il culto dei caduti si rovescia e trasforma in aperto rifiuto della guerra, come accadde con la seconda guerra mondiale e con la guerra in Vietnam, e come sta accadendo negli USA della \u00abguerra preventiva\u00bb. Negli States \u00e8 talmenta alta la probabilit\u00e0 che un funerale di stato si trasformi in cassa di risonanza per il dissenso, che le esequie si tengono <i>in camera caritatis<\/i>, con divieto d&#8217;accesso ai giornalisti.<\/p>\n<p>Camilleri ha scritto il suo romanzo diversi mesi prima dell&#8217;attentato di Nassiryah, ma l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq era gi\u00e0 iniziata. Tutti i romanzi &#8220;storici&#8221; parlano dell&#8217;oggi, \u00e8 cosa risaputa. Sovente la cosa non \u00e8 intenzionale: \u00e8 che mentre raccontano, gli scrittori assorbono ci\u00f2 che accade intorno a loro, lo rielaborano e ce lo restituiscono sotto un&#8217;altra forma.<\/p>\n<p><i>La presa di Macall\u00e8<\/i>, tragicomica storia di un piccolo balilla inconsapevole della propria nerchia gigante, si svolge nel 1935 (a cavallo degli anni XII e XIII dell&#8217;Era Fascista) e narra la cialtronaggine, il conformismo, l&#8217;immensa idiozia di un regime di ominicchi. Michelino viene sballottato qua e l\u00e0 da una propaganda contraddittoria e una catechesi che sarebbe eufemistico definire squallida, impara a odiare i comunisti senza nemmeno sapere che siano \u2013 \u00absono come animali\u00bb , gli viene detto \u2013, \u00e8 circondato da apparati di repressione sessuale che pervertono il desiderio, assiste pi\u00f9 volte alla \u00abscena primaria\u00bb freudiana (padre e madre che chiavano) senza capirci niente, lo prende nel culo da un educatore pensando si tratti di un \u00abrito spartano\u00bb (e \u00abgli spartani erano i fascisti dell&#8217;antichit\u00e0\u00bb)&#8230; Insomma, viene inesorabilmente trasformato in una macchina assassina, senza che nessun adulto si renda davvero conto dell&#8217;influenza terribile che sta avendo su di lui. L&#8217;indottrinamento avr\u00e0 inattesi effetti boomerang. Un romanzo de-va-stan-te. Unica avvertenza: non leggete il testo nel risvolto prima di leggere il libro: sembra concepito per indorare la pillola ai montalbaniani, e dice al contempo troppo e troppo poco. (<strong>WM1<\/strong>)<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo titolo dell&#8217;autore italiano vivente forse pi\u00f9 letto e amato \u00e8 destinato a suscitare controversie, perch\u00e9 \u00e8 tutt&#8217;altro che un libro facile o in qualche modo consolatorio. Stigmatizza anzi con ferocia i caratteri ipocriti e mostruosi che la societ\u00e0 italiana trascina con s\u00e9 da lunghissimi decenni. Non c&#8217;\u00e8 nessuna oleografia: la Sicilia dell&#8217;epoca \u00e8 un luogo irredimibile, cos\u00ec come dovette apparire agli occhi di Camilleri bambino, un inferno in cui fascismo e cattolicesimo sono assolutamente sovrapponibili, sono\u00a0<i>la stessa cosa<\/i>. Mio padre, classe 1930, mi racconta sempre che, intorno ai sette-otto anni, la sua percezione e quella dei coetanei era che il fascismo fosse sempre esistito. Qui la durezza totalitaria, selvaggia del fascismo balza agli occhi in tutta la sua stupida ferocia: i bambini credevano che Mussolini fosse un essere <i>pi\u00f9 che umano<\/i>\u00a0e che il fascismo fosse sempre esistito, quale condizione naturale della societ\u00e0. Un libro grottesco, duro, amaro e, purtroppo, preveggente. L&#8217;atmosfera mefitica della Vigata del ventennio \u00e8 troppo simile a quella che grava sull&#8217;intero paese in questi tempi infausti. (<strong>WM5<\/strong>)<\/p>\n<p class=\"western\">Io non ce l&#8217;ho con Montalbano. Non mi piacciono gli sbirri buoni, certo, ma non mi piacciono neppure i lettori snob. \u00c8 solo che Camilleri \u2013 come Massimo Carlotto in <i>Arrivederci amore ciao<\/i> \u2013non appena si prende una vacanza dal suo personaggio seriale finisce col regalarti un capolavoro. Senza mezzi termini. Un capolavoro si riconosce dal suo essere inimitabile e un romanzo cos\u00ec, in Italia, non poteva che scriverlo Camilleri.<\/p>\n<p class=\"western\">Cos\u00ec <i>come?<\/i>\u00a0Cos\u00ec: con la solita voce da cantastorie siculo, la consueta ironia, le situazioni da sganasciarsi, il tono leggero eppure con contenuti durissimi, radicali, neri come in nessuno degli strombazzatissimi\u00a0<i>noir<\/i>\u00a0degli ultimi tempi. Per i veri amanti del genere, tra\u00a0<i>Macall\u00e8\u00a0<\/i>e Montalbano, non ci pu\u00f2 essere storia. Un romanzo implacabile sul potere disumano &#8211; anti-umano verrebbe da dire &#8211; di un certo cristianesimo, sugli orrori della propaganda, sullo schifo dello scontro di civilt\u00e0, l&#8217;abiezione dell&#8217;indottrinamento, la mania di infilarsi l&#8217;elmetto e dimenticarsi fuori il cervello. E tutto questo senza mai abbandonare quello strano sorriso, a volte carnascialesco, a volte sardonico, a volte sarcastico. Ma sempre, e comunque, impeccabile. (<strong>WM2<\/strong>)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p>Da Nandropausa n.8, 21 giugno 2005:<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-38526\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/privodititolo.jpg\" alt=\"\" width=\"216\" height=\"313\" \/>Andrea Camilleri, <em>Privo di titolo<\/em>, Sellerio, Palermo 2005<\/strong><\/p>\n<p>Su Nandropausa #5, sfidando l&#8217;opinione di molti, definimmo <em>La presa di Macall\u00e8<\/em> il miglior romanzo di Camilleri. In realt\u00e0 no, lo definimmo \u00abcapolavoro\u00bb, ma nel frattempo \u00e8 diventata parola-tab\u00f9, pare non sia fine dire che un romanzo italiano \u00e8 \u00abla migliore opera di un artista\u00bb (Zingarelli, def. 1), \u00abopera eccellente nel suo genere\u00bb (Zingarelli def. 2), \u00abmanufatto eseguito da un operaio o da un artigiano per dimostrare il grado di abilit\u00e0 raggiunto [&#8230;]\u00bb (Zingarelli, def. 3).<\/p>\n<p>Perdipi\u00f9, a tanti quel libro non piacque: troppo duro, nero nero, scabroso, scritto in una lingua irta di spuntoni. Libro acre, di un maturo che pareva acerbo, e ai lati della lingua sentivi pizzicore. Metteva insieme fascismo e sessualit\u00e0 dei bambini, fallocrazia e pedagogia &#8220;spartana&#8221;, carne e metallo (come nel ciclo western di Evangelisti)&#8230; Reich e Collodi.<\/p>\n<p>Il cazzo duro di Michilino \u00e8 un rovesciamento del naso lungo di Pinocchio: \u00e8 enfio delle bugie altrui, corpo cavernoso irrorato col sangue sparso dal regime, non a caso Michilino si eccita della propria fede fascistissima e ha nerbute erezioni ascoltando i discorsi del Duce alla radio. Delle donne gli frega quel poco, si chiava la cugina pi\u00f9 grande ma non sente quasi niente. Intanto, lo prende nel culo dal precettore. Il tutto sullo sfondo della guerra d&#8217;Etiopia, quella degli attacchi coi gas tossici, degli sterminii. Chiaro che &#8216;sta roba sia parsa eccessiva agli spettatori delle fiction montalbaniane con Zingaretti.<\/p>\n<p>Molti, poi, non hanno capito che quel romanzo parlava di oggi. Usare la narrativa per strappare o almeno smagliare il tessuto di balle e mezze verit\u00e0 dei poteri, dare sepoltura ai miti marciti in terra sconsacrata.<\/p>\n<p><em>Privo di titolo<\/em> \u2013 romanzo che ha fatto incazzare diversi esponenti di AN \u2013 \u00e8 il capitolo successivo, l&#8217;indagine continua.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni, l&#8217;immagine del fascismo come figlio dell&#8217;Italietta che tira a campare, regimetto velleitario in fondo meno peggio di altri che gli furono coevi, e a tratti persino meritevole di gratitudine \u2013 le bonifiche ecc. \u2013 \u00e8 servita a rendere opaco il quadro, a sminuire i crimini contro l&#8217;umanit\u00e0 perpetrati da Mussolini e i suoi scherani. Se il fascismo era ridicolo e kitsch, con quella mania dell&#8217;antica romanit\u00e0, suvv\u00eca, non poteva essere tanto pericoloso, questa \u00e8 materia da barzellette. Il Duce era soprattutto uno che gli piaceva la gnocca e aveva trovato un modo per farsene a vagoni, poi ha dato retta a Hitler e s&#8217;\u00e8 fatto strascinare in una cosa pi\u00f9 grande di lui, ma vabbe&#8217;, chi \u00e8 senza peccato scagli la prima pietra, c&#8217;era mica bisogno d&#8217;infierire a quel modo, in Piazzale Loreto&#8230;<\/p>\n<p>Camilleri ha la capacit\u00e0 di infilare la penna nelle pieghe della quotidianit\u00e0 fascista, e dimostrare in modo impietoso che queste sono abnormi cazzate. La cialtroneria e il velleitarismo, il kitsch e la mancanza di senso del ridicolo sono elementi tipici di ogni regime, e pi\u00f9 in generale del populismo all&#8217;italiana. \u00c8 la nostra borghesia a essere cialtrona, ignorante, velleitaria e kitsch. Tutto ci\u00f2 non ridimensiona affatto le vessazioni, i soprusi, la violenza criminale: rende anzi il tutto pi\u00f9 odioso.<\/p>\n<p>Quale migliore esempio del culto per il \u00abprimo martire fascista\u00bb Gattuso\/Grattuso? La turpe realt\u00e0 di una spedizione squadristica viene rovesciata nella costruzione mitica a cui partecipano tutti i poteri costituiti, l&#8217;aggressore diventa vittima, la vera vittima diventa capro espiatorio, e parte l&#8217;orgia kitsch di processioni, parate, vaneggiamenti toponomastici, monumenti inaugurati.<\/p>\n<p>La vicenda s&#8217;incrocia con quella di Mussolinia, citt\u00e0 mai esistita se non in fotomontaggi, della quale il Duce posa la prima \u2013 e unica \u2013 pietra, durante una visita in Sicilia fatta in prescia e di malavoglia. In realt\u00e0 Achille St@race \u2013 segretario del PNF e definito dallo stesso Duce \u00abun cretino ubbidiente\u00bb \u2013 raccomandava alla stampa di non usare mai l&#8217;espressione \u00abla posa della prima pietra\u00bb, tipica dell&#8217;Italia prefascista: il fascismo non posa la prima pietra, ma d\u00e0 \u00abil primo colpo di piccone: annunzio dinamico e concreto\u00bb (disposizione del 24 settembre 1938).<\/p>\n<p>Bene, ecco il nostro annunzio dinamico e concreto: questo di Camilleri \u00e8 un gran bel colpo di piccone, e da solo manda in pezzi l&#8217;edificio del \u00abmartirio fascista\u00bb. [<strong>WM1<\/strong>]<\/p>\n<p>Non credevo che Camilleri sarebbe riuscito a fare un bis altrettanto potente. Invece dopo <em>La presa di Macall\u00e8<\/em> ci regala un altro squarcio sulla Sicilia degli anni Venti\/Trenta, se possibile ancor pi\u00f9 esilarante e violento. Ripescare storie di quella terra e di quel periodo \u2013 il fascismo colto alle origini, nel passaggio da movimento a partito, e dall&#8217;opposizione al governo \u2013 ha un senso ben preciso ed evidente. Quella terra quasi africana, dove iniziano le carriere di gerarchetti ridicoli e arraffoni, pronti alla scalata ai ranghi del regime, non \u00e8 altro che l&#8217;Italia di oggi. Una nazione da operetta con il finale tragico (ma non serio), fottuta da un tipetto pelato e dalla sua corte di scherani cialtroni, con la stolta complicit\u00e0 di mezzo paese e forse pi\u00f9. E&#8217; la storia che si ripete in farsa.<\/p>\n<p>Leggendo <em>Privo di titolo<\/em> \u00e8 facile ridere forte e ridere amaro. Ma soprattutto si volta l&#8217;ultima pagina con la sensazione che per impedire certe coazioni a ripetere c&#8217;\u00e8 ancora uno sforzo improbo da compiere. Qualcosa di talmente radicale da estirpare appunto una radice antica e profonda, ben salda nel dna culturale di questo paese. Ci vuole il coraggio di voltarsi indietro e da quel baratro riesumare storie dimenticate, piccole o grandi, che sbattano in faccia al presente la sua miseria. Camilleri \u00e8 uno di quelli che ci riesce, con una leggerezza e un&#8217;ironia rare, soprattutto perch\u00e9 sono tempi in cui \u00e8 difficile mantenere l&#8217;una e l&#8217;altra. E regolarmente ci lascia con la voglia di leggere il suo prossimo romanzo. [<strong>WM4<\/strong>]<\/p>\n<p>Per non lasciarmi andare a lodi sperticate dir\u00f2 subito quello che non mi \u00e8 piaciuto del tutto nell\u2019ultimo Camilleri. Mentre <em>La presa di Macall\u00e8<\/em> piegava la lingua camilleriana a esigenze introspettive, psicanalitiche, profonde e carnali, e rendeva alla perfezione una delle preoccupazioni del libro \u2013 il ghetto dell&#8217;universo infantile, che \u00e8 costruzione ideologica degli adulti, \u00e8 un luogo eminentemente tragico \u2013, il metasiciliano di queste pagine appare alle volte limitato, quasi stereotipato. Ma queste sono stant\u00ece preoccupazioni da addetto ai lavori: \u00e8 che la vicenda di <em>Privo di Titolo<\/em> \u00e8 tutta pubblica, e Camilleri \u00e8 in grado come sempre di inanellare una sfilza di caratteri e personaggi vividi ed esemplari. Nella notte del senso che questo paese sta attraversando, le scelte dell&#8217;ultimo Camilleri appaiono in netta controtendenza. L&#8217;idiozia, la violenza, la mistificazione che regnano sovrane nella Sicilia del ventennio parlano, ancora una volta e con tutta evidenza, dell&#8217;oggi. [<strong>WM5<\/strong>]<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>\u2042<\/strong><\/p>\n<p>Da Nandropausa n.13, 13 dicembre 2007:<\/p>\n<p><strong><span class=\"inverse3\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-38527\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/tuttocamilleri.jpg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"313\" \/>Andrea Camilleri,\u00a0<em>Maruzza Musumeci<\/em>, Sellerio, 2007<\/span><span class=\"inverse5\"><br \/>\n+ Gianni Bonina,\u00a0<em>Il carico da undici<\/em>, Barbera, 2007<br \/>\nAndrea Camilleri,\u00a0<em>Le pecore e il pastore<\/em>, Sellerio, 2007<br \/>\nAndrea Camilleri,\u00a0<em>Voi non sapete<\/em>, Mondadori, 2007<\/span><\/strong><\/p>\n<p>Qualche sera fa leggevo il gigantico saggio su Camilleri scritto da <strong>Gianni Bonina<\/strong>, <em>Il carico da undici. Le carte di Andrea Camilleri <\/em>[poi ripubblicato come<em> Tutto Camilleri<\/em>, N.d.R.], acquisto obbligato per chiunque sia interessato all&#8217;opera dell&#8217;autore di Porto Empedocle. La sezione centrale del libro \u00e8 occupata da una lunga, lunghissima intervista a Camilleri. A un certo punto si giunge a parlare de\u00a0<em>La presa di Macall\u00e8<\/em>, e il maestro dice:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQualcuno l&#8217;ha preso per un romanzetto erotico, anzi c&#8217;\u00e8 stato chi l&#8217;ha addirittura classificato come pornografico. Una cantonata inspiegabile o troppo facilmente spiegabile. Ne sono rimasto, lo confesso, profondamente offeso. Per fortuna altri, sebbene pochi, l&#8217;hanno letto nel modo giusto: i <strong>Wu Ming<\/strong>, Grimaldi&#8230;\u00bb (p. 385)<\/p><\/blockquote>\n<p>E&#8217; una grossa soddisfazione vedere che Camilleri ritiene il nostro il &#8220;modo giusto&#8221; di leggere uno dei suoi libri pi\u00f9 importanti, forse il meno compreso, o compreso fin troppo bene e dunque <em>scuncicato<\/em>.<\/p>\n<p>Camilleri \u00e8 un autore necessario. Presto o tardi, chiunque in Italia si occupi di narrazione con seriet\u00e0 \u2013 ergo non-seriosit\u00e0 \u2013 dovr\u00e0 fare i conti con quanto Camilleri ha realizzato: dedicarsi alla sperimentazione \u2013 anche <em>dura<\/em>\u00a0\u2013 nella lingua e nella struttura narrativa ottenendo per\u00f2 un enorme, quasi osceno, <em>priapesco<\/em>\u00a0successo di vendite, per giunta trattando temi incomodi, politicamente incandescenti.<\/p>\n<p>Sono d&#8217;accordo con Bonina: nello sperimentare, Camilleri \u2013 \u00aba stare ai risultati utili\u00bb \u2013 \u00e8 andato \u00aboltre il Gruppo 63\u00bb. Di fronte al paragone &#8211; che pu\u00f2 stupire, anzi, <em>sicuramente<\/em>\u00a0stupir\u00e0 chi non abbia presente il\u00a0<em>corpus<\/em>\u00a0delle opere camilleriane &#8211; il maestro si schermisce\u00a0<em>tanticchia<\/em> \u2013 lo fa spesso, lungo il corso dell&#8217;intervista \u2013 e precisa:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abPiano, piano. Io ai lettori ci tengo e non faccio niente che non capiscano. Il massimo mio azzardo &#8211; e sapevo che avrebbe avuto reazioni negative &#8211; \u00e8 stato <em>La presa di Macall\u00e8<\/em>, ma riguardava i contenuti e non il linguaggio.\u00bb (p. 460).<\/p><\/blockquote>\n<p>Affermazione curiosa, da parte di uno scrittore che ne\u00a0<em>La mossa del cavallo<\/em>\u00a0scatena flussi di coscienza in un genovese impervio e stretto, senza fornire al lettore il minimo appiglio; ne\u00a0<em>Il re di Girgenti<\/em>\u00a0crea impasti lessicali siculo-ispanici e seicenteschi; ne\u00a0<em>La scomparsa di Pat\u00f2<\/em>\u00a0trascina grafica e impaginazione\u00a0<em>all&#8217;interno<\/em>\u00a0della sintassi del testo, come elementi passibili di analisi logica; in\u00a0<em>Privo di titolo<\/em>\u00a0tratta alcuni capitoli come fossero filmati visti alla moviola; infine, proprio ne\u00a0<em>La presa di Macall\u00e8<\/em>, percuote e\u00a0<em>catamina<\/em>\u00a0l&#8217;italo-agrigentino, lo\u00a0<em>arrisacca<\/em>\u00a0fino a renderlo quasi inintelligibile. Quasi.<\/p>\n<p>Da notare che non ho nominato nessuno dei romanzi con protagonista Montalbano. Ritengo che i libri di Camilleri pi\u00f9 interessanti siano quelli esterni alla serie. Montalbano, col suo grande\u00a0<em>appeal\u00a0<\/em>commerciale, svolge il compito di\u00a0<em>garante<\/em>\u00a0della pubblicazione degli altri libri, che a loro volta entrano in classifica, e a buon diritto. Lo ha gi\u00e0 detto qualcuno: con Montalbano Camilleri fa solo sesso,\u00a0<em>cose vastase<\/em>; con gli altri libri \u00e8 vero amore.<\/p>\n<p>Il 2007 \u00e8 stato un anno di intensa\u00a0<em>prisenza<\/em>\u00a0camilleriana nelle\u00a0<em>top charts<\/em> e nelle polemiche. Oltre ai tre libri di cui sto per parlare \u2013 e al gi\u00e0 citato lavoro critico di Bonina \u2013 sono usciti il Montalbano de <em>La pista di sabbia<\/em>, l&#8217;apocrifo caravaggesco\u00a0<em>Il colore del sole\u00a0<\/em>e un&#8217;antologia di Pirandello a cura di. Un&#8217;offensiva militare su larga scala con cinque (sei) libri che pi\u00f9 diversi non potrebbero essere. Un&#8217;impresa che nessun altro autore sarebbe libero non dico di tentare, ma nemmeno di pensare. Noialtri WM nel 2008 avremo\u00a0<em>quattro<\/em> uscite in libreria, ma al confronto di Camilleri siam poveri dilettanti.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-38531\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/pecore.jpg\" alt=\"\" width=\"221\" height=\"295\" \/>\u25a0 Nel marzo scorso il \u00absaggio narrato\u00bb <em>Le pecore e il pastore<\/em>\u00a0ha mandato su tutte le furie Santa Romana Chiesa, piazzando la lente d&#8217;ingrandimento sopra un certo fatterello, rivelando che appena ieri (1945) membri del clero regolare di questo paese organizzarono un\u00a0<em>sacrificio umano<\/em>, nel caso specifico un suicidio collettivo. Le suore di un convento di clausura chiesero e credettero di ottenere da Dio uno scambio: anzich\u00e9 prendersi la vita di un VIP della gerarchia ecclesiastica, il Padreterno fu persuaso ad &#8220;accontentarsi&#8221; delle vite di dieci monache, assistite fino alla morte in un digiuno a oltranza, niente cibo n\u00e9 acqua. Il personaggio da salvare era il vescovo di Agrigento\u00a0<strong>Giovanni Battista Peruzzo<\/strong>, in agonia dopo un attentato, e ignaro dell&#8217;iniziativa delle suore.<\/p>\n<p>Quante anime di femmine servono per il controvalore di quella di un maschio? Il rapporto \u00e8 di dieci a uno, come nelle rappresaglie naziste. L&#8217;orrido episodio incapsula e illumina l&#8217;ipocrisia, l&#8217;ignoranza superstiziosa, la tracotanza ideologica e il cancrenoso sessismo del clericalismo di ieri e di oggi. Camilleri ha scritto il libro nei giorni della persecuzione congiunta Stato\/Chiesa nei confronti di\u00a0<strong>Piergiorgio Welby<\/strong>, con tutte le ramanzine sulla \u00absantit\u00e0 della vita\u00bb, sul fatto che \u00abnessuno \u00e8 padrone della propria morte\u00bb, sul \u00ablaicismo che pretende di sostituirsi a Dio\u00bb etc.<\/p>\n<p>Chiaro, un libro da solo non cambia nulla, ma \u00e8 stato bello vedere i ratzisti\u00a0<em>aggiarniare<\/em>,\u00a0<em>scantarsi,\u00a0<\/em><em>sdunar<\/em>e e\u00a0<em>acchianari mura lisci<\/em>\u00a0pur di negare l&#8217;accaduto.<br \/>\nPochi mesi pi\u00f9 tardi, lo storico\u00a0<strong>Sergio Luzzatto<\/strong> ha mandato in libreria <a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/storia\/storia-contemporanea\/padre-pio-sergio-luzzatto-9788806196639\/\">la sua inchiesta storica su\u00a0<strong>Padre Pio<\/strong><\/a>\u00a0(a.k.a. l&#8217;uomo dell&#8217;acido fenico) e lo spettacolino di cabaret inquisitorio si \u00e8 trasformato in una Woodstock di isteria, sputazza e minacce di morte.<br \/>\nBisogna continuare, infilare non un dito ma entrambe le mani nelle piaghe della devastazione culturale operata in Italia da stregoni, baciapile e comitati di catto-affari. La protervia di costoro ha da tempo ri-superato ogni livello di guardia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-38528\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/voinonsapete.gif\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"331\" \/>\u25a0 Dopo l&#8217;estate \u00e8 arrivato in libreria <em>Voi non sapete<\/em>, vocabolario ragionato dei pizzini di\u00a0<strong>Bernardo Provenzano<\/strong>.<\/p>\n<p>Camilleri ha gi\u00e0 dimostrato diverse volte di saper trarre il meglio dall&#8217;ordine alfabetico (cfr. il glossario in appendice a\u00a0<em>Un filo di fumo<\/em>; la raccolta di proverbi\u00a0<em>Il gioco della mosca<\/em>; il dizionario di aneddoti teatrali\u00a0<em>Le parole raccontate<\/em>). Tra epifanie, sparizioni, allusioni stratificate, morti finte, malattie vere, degenze clandestine e costruzioni sintattiche di ultra-avanguardia \u2013 in realt\u00e0 di estrema retroguardia ma \u00e8 la stessa cosa, basta invertire la direzione \u2013, in <em>Voi non sapete<\/em> Camilleri ricostruisce il mondo di Provenzano, contesto socio-linguistico in cui l&#8217;esortazione \u00abDitemi se andiamo incontro a un Santo Natale\u00bb ha un obliquo significato di minaccia.<\/p>\n<p>Quella dei \u00abportapizzini\u00bb \u00e8 una rete di comunicazione intricata e sofisticata, intercettabile a fatica, inoltre ciascun biglietto da o verso Provenzano \u00e8 linkato per vie dirette o traverse a tutti gli altri, \u00e8 un grande ipertesto cartaceo, un wiki mafioso i cui autori sono nascosti dietro cifre ancora misteriose. Camilleri riprende le intuizioni e analisi di Palazzolo e Prestipino, autori del saggio <em><a href=\"https:\/\/www.laterza.it\/index.php?option=com_laterza&amp;Itemid=97&amp;task=schedalibro&amp;isbn=9788842082545\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\">Il codice Provenzano<\/a><\/em>\u00a0(Laterza, 2007), e le rielabora inserendo\u00a0<em>arregordi<\/em>\u00a0personali, piccole arguzie e stratagemmi da grande divulgatore e narratore popolare. Preso da solo,\u00a0<em>Voi non sapete<\/em>\u00a0non \u00e8 certo uno dei Camilleri imprescindibili, eppure nel contesto della sua opera svolge un ruolo preciso e ha una collocazione meno periferica di quel che sembra.<\/p>\n<p>Nemmeno qui mancano stoccate al clero: Camilleri ricorda che il cardinale\u00a0<strong>Ernesto Ruffini<\/strong>, arcivescovo di Palermo dal 1946 al 1967, sostenne pi\u00f9 volte che la mafia non esisteva ed era soltanto una malvagia invenzione dei comunisti. Compaiono\u00a0<em>macari<\/em> preti e frati: confessano i latitanti e talora li nascondono, coprono le fughe, cancellano le tracce. Per approfondimenti rimando alle voci \u00abGes\u00f9 Cristo\u00bb, \u00abPreti\u00bb e \u00abReligiosit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-38529\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/maruzza.jpeg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"266\" \/>\u25a0 Con <em>Maruzza Musumeci<\/em>, l&#8217;ex-regista teatrale e televisivo propone ai lettori una delle sue operazioni pi\u00f9 estreme sotto gli aspetti stilistico, linguistico e\u00a0<em>macari<\/em>\u00a0tematico, un convinto sfondamento nel visionario, nel mitologico e nel soprannaturale.<\/p>\n<p>In una lingua agrigentina carica di arcaismi, Camilleri racconta la storia di Gnazio Manisco, emigrante a New York che torna a Vig\u00e0ta a fine Ottocento e compra un terreno, lingua di terra che si protende nel mare e si chiama Contrada Ninfa. L\u00ec si mette di buona lena: rende la terra coltivabile, compra animali e, davanti a un ulivo millenario, si costruisce d&#8217;intuito una casa che sar\u00e0 per lunghi anni un\u00a0<em>work in progress<\/em>, fatta di\u00a0<em>cammare<\/em>\u00a0cubiche di\u00a0<em>tri metri per tri<\/em>\u00a0accostate o sovrapposte l&#8217;una all&#8217;altra. La casa d\u00e0 le spalle al mare, e anche gli\u00a0<em>arboli<\/em>\u00a0del campo\u00a0<em>ammucciano<\/em>\u00a0la vista del mare. Il mare \u00e8 a pochi metri ma non si vede. Perfetto, perch\u00e9 Gnazio \u00e8 talassofobico, lo\u00a0<em>scanta<\/em>\u00a0l&#8217;acqua salata, e anche quando ha attraversato l&#8217;Atlantico &#8211; andata e ritorno &#8211; non \u00e8 mai uscito da sottocoperta.<\/p>\n<p>Viene il giorno che, passati da un pezzo i quaranta, Gnazio decide di prender moglie. Poich\u00e9 non canosce\u00a0<em>fimmine<\/em>, si rivolge alla Gna&#8217; Pina, guaritrice che ambula con un sacco pieno d&#8217;erbe e rimedi naturali. Grazie a questa mezzan\u00eca, Gnazio canoscer\u00e0 la bellissima Maruzza Musumeci e la sua inquietante bisnonna, Minica, anzianissima eppure atletica e dalla voce arrapante.<\/p>\n<p>Maruzza e Minica hanno sembianza di donne ma sono creature anfibie, il loro lignaggio \u00e8 quello delle sirene che incantarono Ulisse, tra loro parlano con versi dell&#8217;<em>Odissea<\/em>. Per perpetuare la loro specie, le sirene scelgono come sposi uomini che non vadano per mare, non abbiano interesse per il mare, non impazziscano sentendo il loro canto. Uomini che, come Gnazio, siano l&#8217;esatto contrario di Ulisse.<\/p>\n<p>Gnazio non canoscer\u00e0 mai fino in fondo i segreti di Maruzza, n\u00e9 gli interessa scoprirli. Accetta la sua donna per quel che \u00e8, con tutte le sue strane abitudini, perch\u00e9 gli basta il grande amore che li lega. La coppia trover\u00e0 un\u00a0<em>modus vivendi<\/em>\u00a0e avr\u00e0 dei figli. Figli che&#8230;<\/p>\n<p>Libro piccolo di grande poesia,\u00a0<em>Maruzza Musumeci<\/em>\u00a0abita un\u00a0<em>loco<\/em> che \u00abnon appartenni n\u00e9 alla terra n\u00e9 al mari, \u00e8 il loco indove ponno capitare tanto le cose che capitano &#8216;n terra quanto le cose che capitano &#8216;n mari.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;ho letto assittato su una panchina degli Upper Barrakka Gardens, La Valletta, Malta, un&#8217;altra lingua di terra protesa nel mare, un azzurro pomeriggio di dicembre, la copertina del libro rivolta all&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Subito di fronte a me, la distesa del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Contrada Ninfa era l\u00e0, cento miglia a nord-ovest, appena oltre l&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p>Caravaggio aveva coperto la distanza in dieci giorni, quattrocent&#8217;anni prima.<\/p>\n<p>Ma questo \u00e8 gi\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.vigata.org\/bibliografia\/ilcoloredelsole.shtml\" target=\"_top\" rel=\"noopener noreferrer\">un altro libro di Camilleri<\/a>, e non l&#8217;ho ancora letto. [<strong>WM1<\/strong>]<\/p>\n<h4><strong>Vedi anche:<\/strong><\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/05\/wu-ming-4-intervista-andrea-camilleri\/\">Wu Ming 4 intervista Andrea Camilleri<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Negli anni dal 2001 al 2008, in aggiunta a Giap,\u00a0curavamo una newsletter semestrale, che spedivamo a giugno e a dicembre, cripticamente battezzata Nandropausa. Era un bollettino interamente composto da recensioni; parlavamo, insomma, dei libri che ci erano piaciuti nei mesi precedenti. Andrea Camilleri fu uno dei nomi pi\u00f9 ricorrenti. 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