{"id":38018,"date":"2019-05-18T10:36:06","date_gmt":"2019-05-18T08:36:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=38018"},"modified":"2019-05-18T11:49:41","modified_gmt":"2019-05-18T09:49:41","slug":"sarnano-44","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/05\/sarnano-44\/","title":{"rendered":"Sarnano &#8217;44. Storia e leggenda di \u00abquella partita di calcio tra partigiani e nazisti\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-38019\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Porta-campo-vittoria.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"358\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Anche una storia vera, se raccontata omettendone il contesto, si trasforma in narrazione tossica. Ce lo dimostrano <strong>Matteo Petracci<\/strong> (storico, tra le altre cose membro del gruppo Nicoletta Bourbaki) e <strong>Simone Vecchioni<\/strong> (grande conoscitore e narratore dell&#8217;Appennino marchigiano, membro di Alpinismo Molotov). In questo articolo, i nostri <em>guest blogger<\/em> ci offrono un primo resoconto della loro ricerca pluriennale su un episodio &#8220;minore&#8221; dell&#8217;occupazione nazista delle Marche: una partita di calcio \u00abtra soldati tedeschi e partigiani\u00bb, che per\u00f2&#8230; Non vi anticipiamo nulla. Buona lettura. <strong>WM<\/strong>]<\/span><\/p>\n<p>di <strong>Matteo Petracci<\/strong> &amp; <strong>Simone Vecchioni<\/strong><\/p>\n<p>Un pallone, due squadre, undici giocatori in divisa, undici civili. Una partita che \u00e8 stata<br \/>\nraccontata \u2013 e fatta \u2013 a pezzi per 75 anni e della quale ancora non si conosce il risultato<br \/>\nfinale. Una storia sconosciuta ai pi\u00f9, ricostruita allargando lo sguardo e smontando<br \/>\nparte delle cronache che da anni circolano sul suo conto.<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: non \u00e8 possibile raccontare questa partita senza inserirla nel contesto<br \/>\nin cui \u00e8 stata disputata, e anche in questo caso la storia cambier\u00e0 in base al punto dal<br \/>\nquale decideremo di raccontarla.<!--more--><\/p>\n<h4><strong>1. Napoli, 6 novembre 1955<\/strong><\/h4>\n<blockquote><p>\u00abTumultuoso epilogo dell&#8217;incontro Napoli-Bologna. Oltre 160 feriti sul campo del Vomero. Otto di essi versano in gravi condizioni \u2013 La furia dei tifosi scatenata da un &#8220;rigore&#8221; in favore dei rossobl\u00f9\u2013 L\u2019arbitro sottratto a stento dal linciaggio \u2013 L&#8217;accorrere dei rinforzi mentre gli agenti sono costretti a sparare in aria \u2013 Pazza fuga della folla \u2013 Venti feriti tra la polizia\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Cos\u00ec <em>Stampa Sera<\/em>, edizione di luned\u00ec 7 novembre 1955, titola a proposito della partita disputata a Napoli il giorno precedente. Per settimane l&#8217;ottava giornata del girone di andata del campionato 1955-&#8217;56 giocata allo stadio del Vomero avrebbe occupato ampio spazio sui giornali dell&#8217;epoca, tra indagini, accuse tra le parti coinvolte, interviste e analisi sociologiche con immancabili ricette per evitare il ripetersi di problemi legati agli episodi violenti legati al tifo calcistico. A leggere oggi i triti e ritriti editoriali sulla violenza nel calcio che ammiccano ai bei tempi andati sciorinando moralismi a base di \u00abil tifo non \u00e8 pi\u00f9<br \/>\nquello di una volta\u00bb, viene da sorridere.<\/p>\n<p>Ma veniamo alla cronaca di quella giornata, che anche questa volta prendiamo a prestito da <em>Stampa Sera<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abL&#8217;esasperazione dei circa 40 mila spettatori che gremivano lo stadio del Vomero \u00e8 andata crescendo man mano che l\u2019arbitraggio di Maurelli veniva giudicato sempre pi\u00f9 tollerante verso la rude tattica difensiva della squadra felsinea che, nettamente inferiore in linea tecnica, a stento era riuscita a contenere il gi\u00e0 largo vantaggio degli azzurri vincenti per tre a zero a sedici minuti dal termine dell\u2019incontro\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Colpa dell&#8217;arbitro quindi, che secondo i tifosi napoletani aveva tenuto una condotta a dir poco indecente.<\/p>\n<p>Ma chi \u00e8 questo &#8220;uomo nero&#8221; precursore dei Collina e Braschi?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/maurelli-1955.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-38021\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/maurelli-1955.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"297\" \/><\/a>Il <em>Corriere della Sera<\/em> del 7 novembre 1955 ne traccia un profilo in uno specchietto dal titolo \u00abChi \u00e8 Maurelli\u00bb, posto a margine dell\u2019articolo sulla cronaca del match:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abStamane l\u2019agente di cambio <strong>Mario Maurelli<\/strong> si \u00e8 regolarmente presentato in Borsa. Maurelli ha 41 anni (classe 1914), \u00e8 sposato, ha tre figli ed arbitra nella massima divisione dal 1949. Interrogato sulla sua disavventura napoletana dal presidente della Commissione arbitri ha detto che nel corso della \u00abbattaglia\u00bb ha ricevuto soltanto uno schiaffo\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Nei giorni successivi l&#8217;arbitro arriv\u00f2 a chiedere la protezione alla polizia e di fronte alla sua abitazione per diversi giorni stazion\u00f2 una jeep con due agenti a bordo.<\/p>\n<p>Quello che n\u00e9 il <em>Corriere della Sera<\/em> n\u00e9 alcun altro dei giornali dell\u2019epoca scrisse a proposito di Maurelli \u00e8 che questo romano di origini marchigiane circa 11 anni prima, nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, sui monti dell\u2019Appennino centrale, dove la Resistenza si scontrava con fascisti e nazisti, arbitr\u00f2 una partita ben pi\u00f9 intricata di quella dello stadio del Vomero. Una partita che si inserisce negli interstizi tra la storia e la Storia ed \u00e8 stata raccontata solo molti decenni dopo.<\/p>\n<h4><strong>2. Montalto di Cessapalombo (MC), 21 aprile 2013<\/strong><\/h4>\n<p>La Marcia della Memoria quell&#8217;anno si tenne in occasione del 69\u00b0 anniversario dell\u2019Eccidio di Montalto, una delle stragi pi\u00f9 sanguinose avvenute nelle Marche nel corso della Guerra di Liberazione. Come ogni anno percorrevo quei chilometri che da Caldarola portano al castello di Montalto tra bottiglie di vino rosso e mistr\u00e0, battute sul politico di turno che in occasione delle elezioni s\u2019era fatto vedere, lunghe chiacchierate con compagni di una vita.<\/p>\n<p>Una delle figure sempre presenti alla Marcia \u00e8 <strong>Simone Valli<\/strong>, compagno della sezione ANPI Decio Filipponi di Sarnano che anche quell\u2019anno camminava &#8220;nel gruppone&#8221; e con cui avevamo scambiato qualche battuta prima di partire. Circa a met\u00e0 strada, quando la torre inizia a spuntare davanti a noi, ritrovo Simone e discutiamo della <a href=\"http:\/\/www.csasisma.org\/2013\/04\/futbologia-lo-stadio-della-rivolta.html\">giornata dedicata a <em>Futbologia<\/em><\/a> che avremmo organizzato da l\u00ec a un mese a Macerata. Nel bel mezzo della conversazione, con la sua consueta tranquillit\u00e0, mi propone di proiettare <em>La leggenda di Sarnano.<\/em><\/p>\n<p>&#8211; Sai, quel documentario sulla partita di calcio tra giovani fuggiaschi e truppe naziste che s\u2019\u00e8 giocata da noi nel &#8217;44.<br \/>\nLa mia risposta fu qualcosa del tipo: &#8211; Di che cazzo stai parlando?<\/p>\n<p>Fu allora che sentii parlare per la prima volta di quello strano incontro, un <em>Fuga per la vittoria<\/em> giocato sul serio, a 40 km da casa mia, sotto le montagne in cui ho passato giornate e percorso chilometri a piedi e in bicicletta.<\/p>\n<p>Simone mi disse che qualche anno prima un suo amico di Milano gli aveva spedito una pagina de <em>Il manifesto<\/em> in cui si parlava di questo documentario andato in onda su <em>Stream<\/em>, che nel filmato venivano intervistati due giocatori, che l\u2019arbitro era di Sarnano, che l\u2019autore era il giornalista <strong>Umberto Nigri<\/strong> e che s\u00ec, era tutto vero.<\/p>\n<p>Guardai il filmato dopo pochi giorni con la stessa faccia di un bambino che scopre un tesoro sotto casa dei nonni, un misto di incredulit\u00e0 e gioia con una domanda fissa in mente: \u00abCome \u00e8 possibile che una storia del genere sia rimasta sepolta per cos\u00ec tanto tempo senza che io me ne accorgessi?\u00bb.<\/p>\n<p>Naturalmente accogliemmo con entusiasmo la proposta di Simone e proiettammo il documentario al CSA Sisma nel corso della serata dedicata a <em>Futbologia<\/em>, facendolo precedere da una breve presentazione di Matteo.<\/p>\n<p>Da quel giorno, ad intervalli regolari, io e Matteo siamo tornati periodicamente sull&#8217;argomento, segnalandoci gli articoli pubblicati \u2013 per lo pi\u00f9 in corrispondenza del 25 aprile o nei giorni precedenti \u2013 su blog di varia natura a partire dalla messa in onda del documentario nel 2003. Articoli sostanzialmente sempre uguali, che riportavano in forma scritta, con pi\u00f9 o meno caratteri, quanto raccontato da Nigri, aggiungendo ciascuno un nome, un episodio, un goal.<\/p>\n<p>Dopo mesi di scambi e segnalazioni, e dopo aver trovato il supporto \u201clogistico\u201d dello stesso Simone Valli, di Alessandro, di Francesco, di Claudio e Fabiano \u2013 che, essendo di Sarnano, potevano scovare in loco anziani da intervistare per raccogliere notizie \u2013, pi\u00f9 o meno nell\u2019aprile del 2016 decidemmo di provare a saperne di pi\u00f9, per rispondere alle tante domande inevase che dalla prima notizia di quella partita ci tornavano in mente quotidianamente.<\/p>\n<p>Giocarono veramente dei partigiani, come riportavano gli articoli usciti fino a quel momento?<br \/>\nCome fin\u00ec la partita?<br \/>\nVenne disputata realmente a due giorni dall&#8217;impiccagione di un comandante partigiano?<br \/>\nPerch\u00e9 venne giocata?<br \/>\nPerch\u00e9 nessuno ne ha mai parlato per decenni?<br \/>\nCome \u00e8 riemersa questa storia?<br \/>\n\u00c8 esattamente come \u00e8 stata raccontata o era necessario scendere negli spogliatoi della storia per saperne di pi\u00f9?<\/p>\n<p>Ad alcune di queste domande abbiamo trovato risposte, altre rimarranno goal mai segnati, su altre ancora stiamo lavorando. Intanto concentriamoci sulla Storia.<\/p>\n<h4><strong>3. Linea Gustav, Settore Adriatico, marzo 1944<\/strong><\/h4>\n<p>Sarnano \u00e8 un borgo medievale costruito sopra un colle che si affaccia sulla Strada Statale 78, una delle arterie che, partendo da Macerata, si immettono sulla Salaria per poi proseguire per Roma, collegando il Mare Adriatico con la capitale.<\/p>\n<div id=\"attachment_38024\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38024\" class=\"wp-image-38024\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Sarnano-panorama.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"450\" \/><p id=\"caption-attachment-38024\" class=\"wp-caption-text\">Panorama di Sarnano (foto: sarnanoturismo.it)<\/p><\/div>\n<p>All&#8217;alba del 29 marzo 1944, durante un&#8217;operazione congiunta di <em>Alpenj\u00e4ger <\/em>(termine che indica genericamente le truppe da montagna dell\u2019esercito tedesco), militi della Guardia Nazionale Repubblicana e del Battaglione M \u00abIX Settembre\u00bb, il paese fu circondato. Tedeschi e fascisti annunciarono il loro arrivo con diversi colpi di mortaio, e, una volta messo piede all&#8217;interno della cinta muraria, fecero uscire dalle case tutti gli abitanti, li portarono nella piazza principale &#8211; dove nel frattempo era stata eretta una forca &#8211; e minacciarono gli uomini di impiccagione, qualora non fossero saltati fuori i luoghi di rifugio dei partigiani.<\/p>\n<p>Nazisti e fascisti cominciarono quindi a perlustrare le numerose frazioni, uccidendo tre uomini. La caccia si concentr\u00f2 poi verso il borgo di Piobbico, un agglomerato di poche case costruite a 730 metri slm, dove aveva trovato sistemazione il gruppo partigiano chiamato &#8220;Battaglione Primo Maggio&#8221;, guidato dal <a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/1750\/decio-filipponi\">sottotenente <strong>Decio Filipponi<\/strong><\/a>. Questi era uno studente romano chiamato alle armi nel 1943 e inviato a Trieste, da dove, dopo l&#8217;8 settembre e la fuga del re e dei comandi militari, aveva raggiunto Sarnano e si era messo in contatto con <strong><a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/942\/zeno-rocchi\">Zeno Rocchi<\/a><\/strong>, animatore dell&#8217;antifascismo locale, pi\u00f9 volte arrestato durante il Ventennio, ammonito e confinato.<\/p>\n<p>All&#8217;arrivo dei militi a Piobbico, quattro partigiani \u2013 due italiani e due montenegrini \u2013 caddero sotto i colpi della mitragliatrice. Un quinto, italiano, fu gravemente ferito. Appena uscito dall&#8217;abitazione che lo ospitava, Filipponi fu indicato da una spia come comandante del gruppo. Fu subito impiccato. Il suo corpo fu lasciato appeso ad un lampione. Al termine dell&#8217;azione, i tedeschi impiantarono a Sarnano un loro presidio militare.<\/p>\n<p>Secondo una parte delle memorialistica prodotta nel dopoguerra, il rastrellamento fu una rappresaglia per l&#8217;uccisione di tre soldati della Wehrmacht avvenuta il 24 marzo del 1944, quando, in transito verso Ascoli Piceno, i tre si erano fermati in un negozio ed erano stati catturati da un partigiano jugoslavo, avvertito dalla popolazione. Uno di loro era stato ucciso sul posto. Gli altri due lungo la strada che collega Sarnano con Piobbico.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, quella di Sarnano fu una delle operazioni con cui nazisti e fascisti cercarono di stringere in una morsa i gruppi partigiani delle Marche centro-meridionali, allo scopo di recuperare il controllo delle strade statali 78 Ascoli-Macerata e 77 Foligno-Macerata, e delle diramazioni a queste collegate.<\/p>\n<p>Le operazioni di controguerriglia erano infatti cominciate gi\u00e0 l&#8217;11 marzo del 1944 ad Acquasanta Terme, nel basso ascolano, dove erano state trucidate trentasette persone, tra partigiani e civili, e distrutte le frazioni di Pozza e Umito.<\/p>\n<p>Il 18 era stata la volta di Montemonaco, dove erano stati ammazzati tredici uomini. Quattro giorni dopo tedeschi e fascisti si erano spostati pi\u00f9 a Nord, nella provincia di Macerata, scatenando la loro furia contro il gruppo di partigiani e giovani renitenti che si muovevano tra i castelli di Montalto e di Vestignano, nei comuni di Cessapalombo e Caldarola. I morti erano stati trentatre, quasi tutti fucilati.<\/p>\n<p>Il 24 marzo, infine, si era consumata la vasta operazione mossa contro le bande della zona del Monte San Vicino, nel Nord Ovest del maceratese, dove per\u00f2, nonostante le numerose perdite, i partigiani guidati dall\u2019istriano <strong>Mario Depangher<\/strong> erano riusciti a resistere e a ricacciare indietro i soldati impegnati nel restrellamento.<\/p>\n<h4><strong>4. Il prepartita, il campo da gioco e una data incerta<\/strong><\/h4>\n<p>Nel marzo del 1944 a Sarnano si trovava anche <strong>Mario Maurelli<\/strong>. L\u00ec era nato, nel 1914, e l\u00ec era tornato alla fine del luglio del 1943, dopo lo sfollamento della capitale seguito al bombardamento del quartiere di San Lorenzo.<\/p>\n<p>Maurelli era un arbitro di calcio, aveva seguito i corsi retti da Mario Antonacci e Generoso Dattilo e aveva iniziato la sua carriera nel 1937. Solo nel secondo dopoguerra avrebbe raggiunto la serie A e i campi esteri, affermandosi anche a livello internazionale, fino a dirigere la sezione romana dell\u2019AIA nel 1961.<\/p>\n<p>Il &#8220;ruolino&#8221; militare sembra attestare che fosse sfuggito al fronte. Era stato richiamato alle armi nel giugno del 1940, ma era stato congedato nell\u2019ottobre. Anche se non aveva avuto modo di conoscere la loro ferocia sul campo di battaglia, \u00e8 comunque probabile che verso i tedeschi nutrisse una certa diffidenza, mista ad avversione: il padre Mauro era morto sull\u2019Altopiano di Asiago durante la Prima guerra mondiale, ucciso dallo scoppio di una bomba.<\/p>\n<p>Secondo <strong>Adriana Brunori<\/strong>, allora sedicenne e inviata dalla famiglia ad imparare il mestiere presso una sarta che di Maurelli era cugina, una volta impiantato il loro presidio i soldati della Wehrmacht \u2013 quasi tutti altoatesini \u2013 cominciarono a rivolgersi alla sarta per rammendare la biancheria. Un giorno, nella bottega entr\u00f2 un sergente maggiore, anch&#8217;egli altoatesino, che era molto alto e che parlava bene l&#8217;italiano. All&#8217;interno trov\u00f2 Maurelli, e i due cominciarono a scambiare qualche parola. In quell&#8217;occasione emerse che Maurelli era un arbitro.<\/p>\n<p>Fu a quel punto che al sergente maggiore venne l&#8217;idea di organizzare la partita. Chiese allora al titubante Maurelli di coinvolgere i giovani del paese, quasi tutti nascosti nelle case delle frazioni che circondano Sarnano. Dalla voce del fratello Maurizio \u201cMimmo\u201d Maurelli, il cui racconto ha ispirato il documentario di Umberto Nigri, sappiamo che il sergente maggiore non esit\u00f2 a minacciare conseguenze per la cittadina, qualora la partita non si fosse disputata.<\/p>\n<p>Per l&#8217;arbitro non fu facile trovare i giocatori, visti i rischi che si correvano. In una testimonianza del 2016, <strong>Franco Lucarini<\/strong> \u2013 fratello di quel Libero che, come si pu\u00f2 ascoltare nel documentario diffuso da Stream, il match lo gioc\u00f2 in difesa \u2013 ha ricordato il timore e il disaccordo che serpeggiava tra i ragazzi del paese. Per convincerli, Maurelli assicur\u00f2 che avrebbe giocato anche il fratello Mimmo.<\/p>\n<p>Secondo <strong>Angiolino Ghiandoni<\/strong>, che al tempo aveva 13 anni, a sostenere l&#8217;opera di persuasione dell&#8217;arbitro romano intervenne anche il Commissario prefettizio del Comune, e lo stesso Commissario sond\u00f2 l&#8217;opinione dei partigiani rimasti in montagna, per capirne le intenzioni. Tuttavia, nessuno dei partigiani con cui abbiamo avuto modo di parlare in questi anni ha mai detto di saperne qualcosa, sebbene sia immaginabile che tra i membri del locale Comitato di Liberazione clandestino \u2013 che nonostante la strage del 29 marzo continuava ad operare \u2013 la notizia dell&#8217;imminente incontro deve essersi diffusa per forza.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, alla fine undici giocatori italiani si trovarono, forse anche qualcuno in pi\u00f9.<\/p>\n<p>Il terreno di gioco non poteva che essere il &#8220;Campo della Vittoria&#8221;, che si trova ancora l\u00ec, integro, disteso tra i Sibillini e i giardini pubblici di Sarnano, alle spalle del monumento ai caduti. Era stato inaugurato domenica 26 giugno 1932, quasi dodici anni prima, alla presenza del Prefetto e di tutti i gerarchi della provincia. Nel manifesto di invito alla cerimonia, conservato nella biblioteca comunale di Sarnano, si pu\u00f2 leggere che, per quel giorno, la popolazione aveva ricevuto l&#8217;avviso che non sarebbero contemplate \u00abassenze ingiustificate\u00bb.<\/p>\n<p>Il corteo ufficiale era stato aperto da militi fascisti e carabinieri in alta uniforme, seguiti dalle famiglie dei caduti della Grande guerra, dagli ex combattenti, dalle organizzazioni fasciste e dai parroci. Il podest\u00e0 aveva fatto un lungo discorso, tutto orientato ad esaltare l&#8217;eroismo dei caduti e l&#8217;audacia dei fascisti, che con la marcia su Roma avevano evitato la vanificazione del sacrificio dei combattenti della Grande guerra, minacciato dal riaffacciarsi sulla scena pubblica degli \u00abimboscati\u00bb, dei \u00abdisertori\u00bb e degli approfittatori. Il discorso, dattiloscritto, si era concluso con un perentorio \u00abPer la grandezza d\u2019Italia, Viva il nostro Duce\u00bb. Di fianco, a matita, aggiunto successivamente alla prima stesura allo scopo di pareggiare gli omaggi retorici e di non far torto a nessuno, si pu\u00f2 anche leggere un forzato \u00abViva il Re\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-38022\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Inaugurazione-campo.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"484\" \/><\/p>\n<p>Sulla data esatta del match le testimonianze non sono univoche, e le opinioni men che meno.<\/p>\n<p>Per Angiolino Ghiandoni, che sedeva tra gli spettatori, fu giocato nei primi giorni di maggio. Nelle narrazioni pi\u00f9 recenti e mediaticamente pi\u00f9 diffuse, invece, si fa quasi ovunque riferimento al 1\u00b0 aprile 1944. Tuttavia, sembra troppo poco il tempo che separa tale data dal rastrellamento in piazza, dalle stragi e dall&#8217;impiccagione di Filipponi. Con tutta probabilit\u00e0, lo sgomento ancora diffuso tra la popolazione avrebbe inficiato quello che, come si dir\u00e0 ancora pi\u00f9 avanti, sembra essere stato uno degli scopi perseguiti dai nazisti, ovvero mettere in scena una rappresentazione della normalit\u00e0, possibile nonostante l&#8217;occupazione militare. Nello stesso tempo, la data del 1\u00b0 aprile sembra troppo ravvicinata anche per poter preparare l&#8217;incontro, perch\u00e9, come \u00e8 stato detto, l&#8217;arbitro e il Commissario prefettizio hanno dovuto prima trovare undici giocatori sarnanesi &#8211; intercettati tramite il passaparola che si diffuse di frazione in frazione &#8211; e poi convincerli.<\/p>\n<p>Insomma, una data esatta non c&#8217;\u00e8. Tuttavia, da fonti memorialistiche e bibliografiche sappiamo che il 1\u00b0 maggio giunse a Sarnano un reparto del Battaglione M\u00ab\u201cIX settembre\u00bb, per sostituire i soldati della Wehrmacht nel presidio. Inoltre, secondo il racconto di Adriana Brunori, tra gli spettatori sugli spalti era diffusa la consapevolezza che a distanza di qualche giorno dal match i tedeschi se ne sarebbero andati. E\u2019 quindi possibile ipotizzare che Maurelli e i 22 giocatori possano essere scesi in campo in uno dei giorni dell&#8217;ultima decade di aprile.<\/p>\n<h4><strong>5. La partita<\/strong><\/h4>\n<p>Il primo articolo a far riemergere la storia a quasi 60 anni di distanza fu<a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2001\/07\/26\/in-memoria-dellarbitro-di-quel-match-tra.html\"> scritto per repubblica.it da <strong>Antonio Dipollina<\/strong><\/a>, nel 2001. Il titolo recitava \u00abIn memoria dell&#8217;arbitro e di quel match tra nazisti e partigiani\u00bb e il pezzo fu scritto in occasione dell\u2019intitolazione del nuovo impianto sportivo di Sarnano proprio all\u2019arbitro Mario Maurelli, scomparso l\u2019anno precedente a 86 anni.<\/p>\n<p>Da quell\u2019articolo in poi, che in seguito scoprimmo essere anche il mezzo con cui Nigri venne a sapere della vicenda e che ispir\u00f2 il suo documentario, si \u00e8 sempre parlato in maniera pi\u00f9 o meno esplicita di una tra partita \u00abnazisti e partigiani\u00bb. Una categorizzazione semplice, immediata e sicuramente dal forte impatto, ma che stando alle nostre ricerche risulta essere quanto meno approssimativa: nessuno dei giocatori di cui vi parleremo sembra infatti essere annoverabile tra le fila dei partigiani combattenti.<\/p>\n<p>Iniziamo dalla squadra che una divisa la indossava anche fuori dal campo da gioco.<br \/>\nFino ad ora non sono emerse tracce della partita nelle fonti militari dell\u2019epoca, ed \u00e8 stato quindi impossibile trovare un elenco esaustivo, o anche solo parziale, dei soldati della Wehrmacht che disputarono l\u2019incontro. Sappiamo solo che si trattava di coloro che stanziavano nel presidio di Sarnano, e che ad essere impiegati nelle operazioni antipartigiane compiute nell&#8217;alto maceratese durante la primavera del 1944 furono principalmente <em>Alpenj\u00e4ger<\/em>. Nello specifico, alcune fonti parlano dell\u2019impiego di soldati appartenenti al II Reggimento della Divisione Brandenburg, unit\u00e0 speciali impiegate molto spesso in azioni di controguerriglia. I soldati di questi reggimenti molto spesso non erano tedeschi, e questo confermerebbe la presenza di altoatesini, <a href=\"https:\/\/digilander.libero.it\/historiamilitaria3\/nonerounaspia.htm\">come tra l\u2019altro gi\u00e0 accertato in altri paesi nelle vicinanze di Sarnano<\/a>.<\/p>\n<p>Va inoltre aggiunto che dal settembre 1943 il Battaglione M \u00abIX Settembre\u00bb fu inquadrato nella Divisione Brandenburg e che fascisti e nazisti operarono insieme per tutta la primavera 1944 nei rastrellamenti effettuati nell\u2019area dell\u2019Appennino maceratese. Ad ogni modo, l&#8217;unico nome di cui si ha traccia nelle fila tedesche \u00e8 <strong>Walter Kobler<\/strong>, che Umberto Nigri cita al termine del suo documentario, ma del quale al momento non abbiamo trovato nessuna rispondenza in fonti ufficiali.<\/p>\n<p>Venendo ora ai giocatori della squadra \u201clocale\u201d, se nel racchiuderli nella categoria di \u00abpartigiani\u00bb si \u00e8 stati quantomeno frettolosi, sui loro nomi in molti si sono prodigati in ricostruzioni che sfociano nella pura fantasia.<\/p>\n<p>Nei titoli di coda del suo documentario, Umberto Nigri ci dice che<\/p>\n<blockquote><p>\u00aboltre a Libero Lucarini e Mimmo Maurelli [i due protagonisti. NdR] giocarono nella squadra dei partigiani-fuggiaschi il portiere Lino Bianconi, Ennio Maurelli, Attilio Papetti, il centravanti Grattini. Degli altri, il tempo ha cancellato i nomi\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>I nomi indicati da Nigri hanno tutti trovato riscontri nel corso della nostra ricerca, e possiamo quindi dire con una buona dose di certezza che effettivamente giocarono. Per il resto, giornalisti e blogger ne hanno scritti molti altri, con apparente disinvoltura e creativit\u00e0. Negli anni si \u00e8 parlato di tali Ettorino, Di Nola, Ghedino, dei fratelli Moretti, etc. Tutti cognomi che non hanno trovato conferma nelle interviste che abbiamo effettuato a chi quel giorno era a Sarnano e sedeva sugli spalti del Campo della Vittoria.<\/p>\n<p>Oltre ai nomi sin qui citati, alcune delle nostre fonti danno per certa la presenza di Stelvio Papetti, che afferma di aver partecipato alla partita in una lettera scritta di suo pugno nella met\u00e0 anni novanta.<\/p>\n<p>Ma dietro ai nomi e ai cognomi si nascondono storie, che in qualche caso siamo riusciti parzialmente a ricostruire.<\/p>\n<p><strong>Ennio Maurelli<\/strong>, cugino dell\u2019arbitro, era nato nel 1915 e part\u00ec per l\u2019Argentina nel \u201949, per poi fare ritorno in Italia diversi anni dopo. Indicato nel dopoguerra come fiancheggiatore della Resistenza, in un ruolo probabilmente simile a quello svolto dal cugino Mimmo.<\/p>\n<p><strong>Stelvio Papetti<\/strong>, classe 1925, si laure\u00f2 nel \u201951 a Camerino per poi trasferirsi negli Stati Uniti per un post-dottorato presso l&#8217;Universit\u00e0 di New York. \u00c8 stato autore di numerosi brevetti, membro della American Chemical Society, della Yale Chapter di Sigma Xi, della American Polymer Society e della Research Society of America.<\/p>\n<p>Nella citata lettera di Papetti tra i probabili giocatori viene indicato anche <strong>Leo Birzoli<\/strong>, anch\u2019egli sarnanese, classe 1928, giornalista divenuto vicepresidente RAI nel 1986. Sulla sua partecipazione non abbiamo per\u00f2 trovato riscontri.<\/p>\n<p>Inoltre, il centravanti Grattini a cui fa riferimento Nigri nei titoli di coda altri non \u00e8 che <strong>Giacomo Grattini<\/strong>, autore di una rete nel corso della partita. Classe 1923, originario di Macerata, dove viveva prima della guerra in una viuzza immediatamente fuori dalle mura, dopo l\u20198 settembre Giacomo Grattini trov\u00f2 rifugio in montagna, nella zona dei Sibillini. Fu cos\u00ec che anche lui si trov\u00f2 a giocare quell&#8217;incredibile match. Quando, dopo molte ricerche, qualche anno fa riuscimmo a rintracciarlo, purtroppo era gi\u00e0 gravemente malato e non pot\u00e9 aiutarci a ricostruirne i momenti. I figli ci confermarono la sua presenza a Sarnano nel \u201944, e ci dissero che, subito dopo la guerra, proprio a Sarnano conobbe la sua futura moglie. Ci dissero inoltre che negli anni successivi continu\u00f2 a giocare a calcio in una squadra di Macerata. Quello che il padre non aveva mai raccontato loro \u00e8 che da giovane aveva disputato quella partita, addirittura siglando un gol.<\/p>\n<p>Oltre alla rete di Grattini, non sappiamo se e quanti altri giocatori &#8220;andarono a segno&#8221;, perch\u00e9 tra le cose che gli anni hanno cancellato dalla memoria c\u2019\u00e8 anche il risultato.<br \/>\nNel documentario si parla di un secco 1-1, altre testimonianze parlano di 3-3. Quel che sembra certo, insomma, \u00e8 che la partita fin\u00ec in pareggio, risultato a quanto pare &#8220;caldeggiato&#8221; dallo stesso arbitro. Ricorda infatti Mimmo Maurelli che, per tenere il tutto in equilibrio ed evitare qualsiasi sbilanciamento, gli sventol\u00f2 in faccia anche il cartellino rosso, e lo mise fuori dal campo insieme ad un giocatore tedesco colpevole di un fallo di reazione, lo stesso Kobler di cui sopra.<\/p>\n<p>Il &#8220;dodicesimo uomo in campo&#8221;, in quel giorno della primavera del \u201944, \u00e8 stato un altro dei grandi misteri da risolvere. Erano presenti spettatori? Erano stati precettati o si erano recati spontaneamente allo stadio? Com\u2019era il clima sugli spalti?<\/p>\n<p>Le testimonianze raccolte concordano sul fatto che il pubblico fosse numeroso. Adriana Brunori sostiene fossero principalmente donne: madri, sorelle o cugine dei giovani sarnanesi in campo o rifugiati in montagna o dispersi nei vari fronti europei. Questa presenza di tifo a maggioranza femminile \u00e8 chiaramente spiegabile con le stesse motivazioni per cui era cos\u00ec difficile trovare giocatori. Va per\u00f2 sottolineato come lo spazio del tifo calcistico, che solitamente \u00e8 raccontato come prerogativa maschile, in questo contesto di conflitto sia stato \u201criempito\u201d da una folta presenza femminile.<\/p>\n<p>Adriana Brunori, che quel giorno era presente sugli spalti, ci racconta di un clima piuttosto sereno, considerata l\u2019eccezionalit\u00e0 della circostanza, dovuto anche al fatto che si era diffusa la voce che da li a poco i tedeschi se ne sarebbero andati. Questa ricostruzione cozza con quella riportata da Maurizio Maurelli nel documentario di Nigri. Mimmo infatti afferma di ricordare \u00absoldati con il mitra al posto delle bandierine del calcio d\u2019angolo\u00bb.<\/p>\n<p>Noi crediamo che tra le due ricostruzioni sia pi\u00f9 attendibile la prima, ovvero che la presenza delle truppe tedesche non sia stata cos\u00ec minacciosa o quantomeno cos\u00ec evidente. Se l&#8217;intento dell&#8217;esercito nazista era quello di inscenare una normalizzazione dei rapporti tra occupanti e popolazione civile, avrebbe avuto poco senso militarizzare il campo e gli spalti. Per altro verso, se l\u2019intento fosse stato quello di \u201ccatturare\u201d i giocatori sarnanesi, il finale della partita sarebbe stato molto diverso, e molto probabilmente non ci sarebbero stati sopravvissuti a parlarne.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-38023\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Sarnano-dallalto.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"389\" \/><\/p>\n<h4><strong>6. Il gioco, la memoria. Alcune considerazioni.<\/strong><\/h4>\n<p>Quella giocata a Sarnano non fu l&#8217;unica partita di calcio organizzata dai tedeschi durante l&#8217;occupazione in Europa.<\/p>\n<p>Caso molto conosciuto \u00e8 sicuramente rappresentato dal torneo giocato nell&#8217;estate del 1942 a Kiev, capace di ispirare anche diversi film, dei quali <em>Victory<\/em>\u00a0di <strong>John Huston<\/strong> (1981) [uscito in Italia con il titolo <em>Fuga per la vittoria<\/em>] \u00e8 solo il pi\u00f9 famoso, almeno in occidente. In quell&#8217;occasione si erano contrapposte squadre formate da alleati dei nazisti (rumeni, ungheresi), rappresentanze tedesche del corpo ufficiali e una selezione di giocatori locali, composta da atleti in gran parte appartenenti a quella che era stata la Dinamo Kiev, anche se il nome usato per la squadra era FC Start.<\/p>\n<p>Diversamente da quanto avvenuto a Sarnano, nel caso di Kiev gli esiti furono diversi. Secondo alcune versioni, infatti, accusati di appartenere alla NKVD (la polizia segreta sovietica), i giocatori della Dinamo Kiev in gran parte non sfuggirono alle fucilazioni, alla morte nei campi di concentramento o alle fosse comuni di Nabi Yar. Secondo altre, gli esiti furono meno cruenti, ma soltanto perch\u00e9 il numero dei giocatori morti fu minore e il loro assassinio avvenne tempo dopo.<\/p>\n<p>Le partite erano organizzate per distrarre la popolazione e tenere impegnati i soldati.<br \/>\nAnche per l&#8217;episodio di Sarnano, le ragioni alla base della volont\u00e0 di dar vita al match possono essere cercate in questo duplice obiettivo, al quale pu\u00f2 certamente aggiungersi l&#8217;accennata volont\u00e0 &#8220;normalizzatrice&#8221; successiva al consumarsi di una strage \u2013 quella del 29 marzo 1944 \u2013 che aveva segnato una comunit\u00e0 piccola come quella di Sarnano.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, allora, fatto salvo qualche intervento sulla stampa di Mario Maurelli, dell&#8217;episodio sembra essersi persa ogni traccia, almeno fino al documentario di Nigri? Perch\u00e9, se si escludono pochissime testimonianze, la partita sembra essere stata rimossa dalla locale comunit\u00e0? Perch\u00e9 persino nella delibera di intitolazione del nuovo stadio comunale proprio a Mario Maurelli, dell&#8217;arbitro romano si ricordano gli studi e la preparazione, la stagione degli incontri diretti in Serie A, alcune onorificenze, ma nessun cenno viene fatto al match dell&#8217;aprile del 1944?<\/p>\n<p>Le motivazioni potrebbero essere molteplici, e forse nessuna di loro, singolarmente intesa, pu\u00f2 essere sufficiente a trovare una spiegazione.<\/p>\n<p>Tra le tante, va innanzitutto considerato il contesto: guerra, occupazione tedesca e passaggio del fronte possono aver fatto si che, nel susseguirsi e sovrapporsi di eventi drammatici, una partita di calcio \u2013 peraltro non l&#8217;unica: esistono infatti foto di tornei che hanno impegnato militi fascisti della guardia nazionale repubblicana o del Battaglione M \u2013 pu\u00f2 facilmente diventare un episodio di secondo piano, destinato a scomparire tra i ricordi.<\/p>\n<p>Nell&#8217;immediato dopoguerra, inoltre, pu\u00f2 essersi ingenerata la\u00a0 tendenza a rimuovere un episodio che, in un Paese ancora sommerso dalle macerie, dai lutti e dal dolore, avrebbe condotto la popolazione ad esporsi all&#8217;accusa morale di essersi prestata a &#8220;giocare con l&#8217;occupante&#8221;, per quanto questo potesse essere avvenuto in assenza di alternative.<\/p>\n<p>Non a caso, del resto, le fonti di matrice fascista raccontano delle partite al Campo della Vittoria per suffragare la tesi che, in fondo, durante l&#8217;occupazione, la popolazione viveva e si sentiva tranquilla e protetta, anche se le testimonianze raccolte ci dicono invece che, al successivo arrivo del presidio del Battaglione M in sostituzione della Wehrmacht, si assistette ad un ulteriore, peggiorativo cambio di passo in ordine alla minaccia vissuta e percepita.<\/p>\n<p>Non ultimo, infine, un peso relativo potrebbe essere stato esercitato anche dall&#8217;atteggiamento assunto da chi, armi alla mano, aveva combattuto la Resistenza. Forse, soffermarsi su quell&#8217;episodio avrebbe potuto condurre ad una strumentale edulcorazione del sacrificio e della lotta di liberazione.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista ci chiediamo se chi, in questi anni, ha parlato in maniera disinvolta di una \u00abpartita tra partigiani e nazisti\u00bb si sia reso conto del meccanismo che questa affermazione, senza dubbio epica e mitopoietica, pu\u00f2 innescare nei processi di costruzione della memoria e nell&#8217;interpretazione storica, elementi con cui nel nostro paese si fa ancora molta fatica a fare i conti.<\/p>\n<h4><strong>7. Post partita<\/strong><\/h4>\n<p>La nostra ricerca non si \u00e8 conclusa, ci sono ancora molte cose da chiarire e una mole enorme di materiale da verificare. Nel frattempo abbiamo deciso di far viaggiare questa storia e di raccontarla a quante e quanti vorranno ascoltarla, anche dal vivo. La data zero si \u00e8 tenuta a Corridonia il 4 aprile scorso, nell\u2019ambito della serie di eventi &#8220;Senza rigore. Gioco e resisto&#8221; organizzata dagli amic* e compagn* di <em>Sciarada<\/em>.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra ascia di guerra, fino a questo momento disseppellita solo in parte, viene finalmente tirata fuori dal terreno, questa volta costituito da un polveroso campo di calcio ai piedi dei Sibillini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-38033\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Sarnano-44-CAG-a4.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"494\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Umberto Nigri, <em>La leggenda di Sarnano<\/em> \u2013 (Docufilm, 2003)<br \/>\nAndrea Di Nicola, <em>Da Tolone a Vittorio Veneto. Storia del primo Battaglione M &#8216;IX Settembre&#8217; &#8211; I legionari dell&#8217;onore<\/em>, Marino Solfanelli Editore, Chieti 1995, p. 103.<br \/>\nChiara Donati, \u00abPer un quadro dello stragismo nazista e fascista nelle Marche (settembre 1943-settembre 1944)\u00bb, in Chiara Donati, Tommaso Rossi (a cura di), <em>Guerra e Resistenza sull&#8217;Appennino umbro-marchigiano<\/em>.<br \/>\nRuggero Giacomini, <em>Le stragi nazifasciste nelle Marche<\/em>, in \u201cStoria e problemi contemporanei\u201d.<br \/>\nAngiolino Ghiandoni, <em>Ci\u00f2 che vidi e ud\u00ec a Sarnano. 1943-&#8217;44-&#8217;45<\/em>, Mirma editrice, Pieve Torina &#8211; Camerino 1997.<br \/>\nSecondo Balena,\u00a0<em>Bandenkrieg nel Piceno (settembre &#8217;43 giugno &#8217;44)<\/em>, Ascoli Piceno.<br \/>\nTestimonianza di Franco Lucarini.<br \/>\nTestimonianza di Adriana Brunori,<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Archivi<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Archivio fotografico biblioteca Comunale di Sarnano.<br \/>\nArchivio on line del Corriere della Sera.<br \/>\nArchivio on line del Centro Internazionale di Studi Emigrazione Italiana.<br \/>\nBiblioteca Comunale di Sarnano.<br \/>\nArchivio di Stato di Macerata, fogli congedo.<br \/>\nArchivio di Stato di Roma, fogli congedo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.straginazifasciste.it\">Atlante delle stagi naziste e fasciste in Italia<\/a>.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.storiamarche900.it\">Archivio Storia Marche 900<\/a>.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Anche una storia vera, se raccontata omettendone il contesto, si trasforma in narrazione tossica. 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