{"id":36559,"date":"2019-07-23T09:00:18","date_gmt":"2019-07-23T07:00:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=36559"},"modified":"2019-07-24T12:38:50","modified_gmt":"2019-07-24T10:38:50","slug":"la-sinistra-di-destra-la-lotta-di-classe-e-il-decoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/07\/la-sinistra-di-destra-la-lotta-di-classe-e-il-decoro\/","title":{"rendered":"La \u00absinistra di destra\u00bb, la lotta di classe e il \u00abdecoro\u00bb. Conversazione con Wolf Bukowski e Mauro Vanetti"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-38648 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/mauro-wokf-1.png\" alt=\"Copertine de La sinistra di destra e La buona educazione degli oppressi\" width=\"1928\" height=\"1333\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">[Nella primavera scorsa, a distanza di due settimane l&#8217;uno dall&#8217;altro, sono usciti due libri molto importanti: <a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/la-buona-educazione-degli-oppressi\"><em>La buona educazione degli oppressi<\/em><\/a> di <strong>Wolf Bukowski<\/strong> e <a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/la-sinistra-di-destra\"><em>La sinistra di destra<\/em><\/a> di <strong>Mauro Vanetti<\/strong>. Libri che dialogano tra loro a pi\u00f9 livelli, non a caso molte persone li hanno letti o li stanno leggendo come se fossero due volumi di una stessa opera. Libri dei quali siamo orgogliosi, perch\u00e9 <em>Giap<\/em> ha fatto da banco di prova per entrambi i progetti: Wolf e Mauro scrivono su questo blog da anni e nelle loro pagine hanno sviluppato riflessioni proposte qui. E che qui ora proseguono: nel lungo scambio che state per leggere, avvenuto via mail nelle ultime settimane, W. e M. riflettono su sinistra, classi sociali, sovranismi, diritti, \u00absicurezza\u00bb e \u00abdecoro\u00bb, partendo ciascuno dal libro dell&#8217;altro, &#8220;pungolati&#8221; da <strong>Wu Ming 1<\/strong> e <strong>Luca Casarotti<\/strong>. Buona lettura.]<\/span><\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/h5>\n<p>Allora, come avevamo stabilito, comincia l&#8217;autore del libro uscito per primo. Vai, Wolf.<!--more--><\/p>\n<h4><strong>1. Sinistra e \u00absinistra\u00bb<\/strong><\/h4>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>Wolf Bukowski<\/b><\/h5>\n<p>Voglio iniziare dando conto della difficolt\u00e0 che abbiamo nel definire una parte della sinistra di questo paese, e di come la sistematizzazione proposta da Mauro in <i>La sinistra di destra<\/i> possa aiutare a superarla.<\/p>\n<p>La parte che mi crea problemi \u00e8 quella che di solito indico come \u00absinistra istituzionale\u00bb. Questa aggettivazione, a cui pure ricorro, continua a sembrarmi un <i>escamotage<\/i>. Anche se si tratta di una sinistra che ha fatto della <i>governance<\/i> l&#8217;unico orizzonte della propria azione politica, egualmente essa non \u00e8 definita solo dal suo rapporto con le istituzioni, ma ha una sua dimensione ideologica, culturale eccetera.<\/p>\n<p>Parlando del PD, poi, \u00e8 forte la tentazione di indicarlo semplicemente come destra, ma il rischio \u00e8 che una definizione cos\u00ec semplificata<i> <\/i>suoni<i> <\/i>ambiguamente polemica: dire \u00abil PD \u00e8 di destra!\u00bb produce insomma l&#8217;effetto di quando si dice a un amico \u00abnon fare lo stronzo!\u00bb, per richiamarlo a un comportamento che sia pi\u00f9 in linea con il suo vero modo di essere, quello che conosciamo e stimiamo. Ma il PD non \u00e8 nostro amico \u2013 \u00e8 anzi proprio l&#8217;opposto \u2013 e non ci interessa dargli alcun consiglio, n\u00e9 allontanarlo da un posizionamento in cui si trova perfettamente a suo agio.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 utile l&#8217;approccio di Mauro, che nel suo libro divide il campo in \u00abvecchia sinistra di destra\u00bb, cio\u00e8 quella la cui cifra essenziale \u00e8 il liberismo, e \u00abnuova sinistra di destra\u00bb, cio\u00e8 quella segnata dal nazionalismo. Questa impostazione consente sia di distinguere tra le due sinistre di destra sia di riconoscere la loro tensione unitaria, evidenziata tanto dal nazionalismo esibito senza pudore dal Pd, quanto dall&#8217;emergere di soggetti come Patria e Costituzione di <strong>Stefano Fassina<\/strong>, ponte di corda tra la vecchia e la nuova sinistra di destra.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/h5>\n<div id=\"attachment_38592\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38592\" class=\"wp-image-38592\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/rampini.png\" alt=\"Federico Rampini\" width=\"200\" height=\"166\" \/><p id=\"caption-attachment-38592\" class=\"wp-caption-text\">Federico Rampini<\/p><\/div>\n<p>O come <strong>Federico Rampini<\/strong>, <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/la-notte-di-rampini\/\">il cui percorso \u00e8 parimenti emblematico:<\/a> da liberal a sovranista, da cantore della <em>governance<\/em> neoliberista della globalizzazione a tardivo ma veemente \u2013 e tanto pi\u00f9 veemente quanto pi\u00f9 tardivo \u2013 Savonarola neonazionalista e denunciatore del presunto \u00abimmigrazionismo\u00bb della sinistra.<\/p>\n<p>Rampini arriva al sovranismo buon ultimo, quando tutto \u00e8 gi\u00e0 stato detto e sentito e votato per mandare al governo forze fintamente \u00abanti-establishment\u00bb. Per giunta, arriva al sovranismo dopo una traiettoria che lo rende ben poco credibile, eppure si mette in posa e pontifica, ieratico, come se stesse dicendo cose originalissime e tutti noi dovessimo pendere dalle sue labbra.<\/p>\n<p>Il &#8220;bello&#8221; \u00e8 che il suo passaggio dalla \u00abvecchia\u00bb alla \u00abnuova\u00bb sinistra di destra \u00e8 reversibile, perch\u00e9 le due sinistre di destra sono in simbiosi. Come dicevi poco fa, la loro \u00e8 una <em>tensione unitaria<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wolf Bukowski<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, e quella di cui Mauro traccia la mappa nel suo libro \u00e8 una casa degli specchi, in cui le apparenze vanno toccate, pizzicate e interrogate, per verificare se la loro sinistra sia quella del corpo reale o quella dell&#8217;immagine speculare \u2013 e cio\u00e8 la destra.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>Luca Casarotti <\/b><\/p>\n<p>Io vorrei partire dal titolo del libro di Mauro. Che figura retorica \u00e8 \u00abLa sinistra di destra\u00bb?<\/p>\n<div id=\"attachment_38593\" style=\"width: 203px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38593\" class=\"wp-image-38593 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/bobbio.jpeg\" alt=\"Norberto Bobbio\" width=\"193\" height=\"261\" \/><p id=\"caption-attachment-38593\" class=\"wp-caption-text\">Norberto Bobbio<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 un ossimoro, ossia un&#8217;espressione che enuncia due concetti tra loro contrari, o almeno contraddittori. \u00c8 cos\u00ec anche in politica? Un quarto di secolo fa, nel pieno della campagna elettorale che avrebbe portato Berlusconi al governo per la prima volta, <strong>Norberto Bobbio<\/strong> pubblicava <i>Destra e sinistra.<\/i> <em>Ragioni di una distinzione politica<\/em>. Curiosit\u00e0: nel 2014, in occasione del ventennale della prima edizione, l\u2019editore Donzelli forse preconizzava questa nostra discussione, perch\u00e9 lo ha ripubblicato con una postfazione di <strong>Matteo Renzi<\/strong>: Bobbio era morto da dieci anni, quindi non sappiamo cosa ne avrebbe pensato.<\/p>\n<p>Importante in quel <em>libretto<\/em> \u2013 il diminutivo era dell&#8217;autore \u2013 \u00e8 il primo capitolo, nel quale il problema \u00e8 impostato in maniera cristallina: nell&#8217;universo di riferimento, la politica, destra e sinistra sono termini congiuntamente esaustivi e reciprocamente esclusivi. Congiuntamente esaustivi, nel senso che i due termini presi insieme descrivono la totalit\u00e0 dello spazio politico; reciprocamente esclusivi, nel senso che un medesimo soggetto politico non pu\u00f2 essere allo stesso tempo di destra e di sinistra. Secondo questa visione, <i>tertium non datur<\/i>: in logica si parlerebbe di \u00abterzo escluso\u00bb.<\/p>\n<p>Bobbio per\u00f2 continuava: gi\u00e0 da quando ha fatto la sua comparsa durante la <i>R\u00e9volution<\/i>, si \u00e8 sempre tentato di mettere in crisi questa distinzione rigidamente bipolare introducendo almeno un terzo elemento, e quindi trasformando la diade in una triade: in logica si parlerebbe di \u00abterzo incluso\u00bb. Questo terzo elemento pu\u00f2 frapporsi tra destra e sinistra, senza negare i due poli (<em>terzo inclusivo<\/em>): abbiamo allora il centro. Ma dal momento che la politica non \u00e8 una figura geometrica, il centro esatto non esiste: sarebbe come dire che esiste l&#8217;assoluta imparzialit\u00e0. E un discorso a parte meriterebbe la terminologia eufemistica ben nota in Italia, nella storia tanto della cosiddetta prima quanto della cosiddetta seconda repubblica: \u00abcentrodestra\u00bb e \u00abcentrosinistra\u00bb.<\/p>\n<p>Ma il terzo elemento pu\u00f2 anche presentarsi come superamento dialettico di destra e sinistra (<em>terzo includente<\/em>). \u00c8 il caso della \u00abterza via\u00bb del corporativismo fascista, che si autorappresentava come sintesi di socialismo e capitalismo. Naturalmente era tutta ideologia: a chi squarciava il velo della propaganda appariva chiaro come stessero le cose a livello strutturale. E a livello strutturale, il fascismo ha sempre fatto l&#8217;interesse degli agrari e della borghesia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-38603\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/fnj-ni-droite-ni-gauche-1-300x211.jpg\" alt=\"Ni droite, ni gauche, manifesto del FN francese\" width=\"200\" height=\"141\" \/>Il superamento dialettico della coppia concettuale destra-sinistra si \u00e8 spesso incarnato in uno slogan basato sulla doppia negazione: \u00abn\u00e9 destra, n\u00e9 sinistra\u00bb. Dopo la seconda guerra mondiale, questo slogan \u00e8 stato a lungo una prerogativa quasi esclusiva dei neofascisti. Ad esempio, \u00abNi droite, ni gauche, Front National!\u00bb era una delle parole d&#8217;ordine del partito di <strong>Jean-Marie Le Pen<\/strong>, prima che l&#8217;ereditasse la figlia Marine. Sconfitti nella seconda guerra mondiale, per i neofascisti era difficile presentarsi <i>sic et simpliciter <\/i>come tali: c\u2019era bisogno di tutta una retorica che confondesse le acque: quel motto, che a ben vedere veniva dritto dall&#8217;idea di \u201cterza via\u201d di cui si diceva, ne era un po&#8217; la summa.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di recente, slogan simili sono per\u00f2 stati adottati anche da movimenti che hanno avanzato istanze egualitarie e di giustizia sociale, tipicamente di sinistra: <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/01\/appunti-diseguali-sulla-frase-%C2%ABne-destra-ne-sinistra%C2%BB\/\">lo faceva notare proprio Wu Ming 1 nel 2011<\/a>, portando l&#8217;esempio delle Acampadas e del movimento degli Indignados in Spagna. In questo caso lo slogan serviva pi\u00f9 che altro a marcare l&#8217;alterit\u00e0 del movimento dalla sinistra istituzionale, che quelle istanze le aveva abbandonate da tempo. La parabola di Podemos \u2013 al momento alleato con Izquierda Unida \u2013 e quella del Movimento 5 Stelle \u2013 al momento alleato con la Lega \u2013 dimostrano che le posizioni \u00abn\u00e9&#8230; n\u00e9&#8230;\u00bb \u2013 da cui il sostantivo \u00abneneismo\u00bb \u2013 sono per forza di cose instabili: presto o tardi inevitabilmente se ne esce, da destra o da sinistra. E questo lo determina la prassi.<\/p>\n<p>Dunque, siamo di nuovo al punto di partenza. \u00c8 vero che i concetti di \u00abdestra\u00bb e \u00absinistra\u00bb non sono delle invarianti, e sono soggetti a evoluzione storica. Questo per\u00f2 non significa che vale tutto. I due termini si possono usare in senso descrittivo o in senso valutativo (o assiologico che dir si voglia): quando si usano in senso descrittivo, si accetta l&#8217;autorappresentazione che i soggetti politici fanno di loro stessi. Quando li si usa in senso valutativo, si sottopone a critica quell&#8217;autorappresentazione. Nel titolo ossimorico del libro di Mauro, il termine \u00absinistra\u00bb \u00e8 usato in senso descrittivo, il termine \u00abdestra\u00bb in senso valutativo.<\/p>\n<p>Ecco, a me pare che i libri di Mauro e di Wolf abbiano anzitutto questo in comune: che si sforzano di distinguere il piano descrittivo da quello valutativo; se mi si passa la terminologia, il piano dell&#8217;essere \u2013 la sinistra com&#8217;\u00e8 \u2013 da quello del dover essere \u2013 la sinistra come vogliamo che sia. Ad esempio, per alludere alla sinistra in senso descrittivo, Wolf, come ricordava lui stesso all&#8217;inizio, ricorre all&#8217;aggettivazione: \u00abla sinistra istituzionale\u00bb.<\/p>\n<p>Ridotta all&#8217;osso, la tesi di <i>La sinistra di destra<\/i> \u00e8 secondo me questa: appartengono alla sinistra le forze politiche che assumono l&#8217;attualit\u00e0 della divisione verticale della societ\u00e0 tendenzialmente in due classi, la borghesia e la classe lavoratrice, che individuano il discrimine tra le due nella propriet\u00e0 dei mezzi di produzione, e che si pongono come scopo, anche nella differenza di tattiche e strategie, la lotta per l&#8217;emancipazione della classe oppressa. Ci\u00f2 posto, il libro esamina le fallacie d&#8217;analisi, gli abbagli tattici e gli errori strategici che determinano una deviazione da questo scopo.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>Wu Ming 1 <\/b><\/h5>\n<p>Provo a precisare questo punto. Storicamente per le sinistre, compresa quella socialdemocratica \u2013 ricordiamo che fino al congresso di Bad Godesberg del 1959 la SPD si definiva \u00abmarxista\u00bb e parlava di lotta di classe \u2013, la societ\u00e0 \u00e8 divisa in classi e il conflitto sociale deriva da questo, \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/02\/come-riconoscere-chi-e-di-destra-e-accorgersi-del-pericolo\/\">costitutivo della societ\u00e0 stessa e interno a essa<\/a>, immanente, endemico.<\/p>\n<p>Su questa premessa tutte le correnti della sinistra erano d&#8217;accordo, e anche sul fatto che il capitalismo fosse una costruzione storica e come tutte le costruzioni storiche fosse destinato a finire. Questo era detto con varie sfumature, la dialettica a due tra borghesia e classe lavoratrice poteva presentarsi come pi\u00f9 o meno articolata, con la presenza pi\u00f9 o meno rilevante di altri attori sociali \u2013 i contadini, i \u00abtecnici\u00bb, le \u00abnuove figure sociali\u00bb di turno \u2013, ma il nocciolo era la lotta di classe.<\/p>\n<p>A distinguere le correnti era quel che seguiva: l&#8217;approccio, la strategia. Riforme o rivoluzione? Gradualismo o rottura netta? Essere \u00abriformisti\u00bb significava avere un approccio graduale e <em>cumulativo<\/em> \u2013 riforma dopo riforma dopo riforma \u2013 al superamento del capitalismo. Questa teoria \u00e8 rimasta come &#8220;postura&#8221; anche quando la prassi reale dei partiti riformisti era ormai lontanissima, basti dire che ancora negli anni di Craxi lo statuto del PSI parlava di societ\u00e0 senza classi, superamento del capitalismo ecc.<\/p>\n<p><div id=\"attachment_38607\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38607\" class=\"wp-image-38607\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/SPD_1925.jpg\" alt=\"Foto di gruppo dei delegati al congresso SPD di Heidelberg, 1925.\" width=\"700\" height=\"477\" \/><p id=\"caption-attachment-38607\" class=\"wp-caption-text\">Heidelberg, 18 settembre 1925. Foto di gruppo dei delegati al congresso della SPD. La grande frattura in seno al movimento operaio mondiale era gi\u00e0 avvenuta da tempo: nel 1915 il partito aveva votato i crediti di guerra; nel 1919 un suo ministro, Gustav Noske, aveva represso nel sangue la sollevazione spartachista, decisione politica culminata nell&#8217;assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Nondimeno la SPD era una forza operaia, la lotta di classe era la prassi quotidiana della sua base sociale e nell&#8217;introduzione del programma approvato in quei giorni si legge: \u00abIl partito socialdemocratico non lotta per nuovi privilegi di classe, ma per l&#8217;abolizione del dominio di classe e delle classi stesse [&#8230;] non combatte solo lo sfruttamento e l&#8217;oppressione dei salariati, ma ogni sfruttamento e ogni oppressione, che sia ai danni di un popolo, di una classe, di un partito, di un genere o di una razza.\u00bb Questo \u00e8 l&#8217;ABC della sinistra, questo dicevano anche i riformisti, in tutti i paesi, prima del TINA.<\/p><\/div>La distinzione tra sinistra e destra, insomma, era una metafora spaziale di origine parlamentare che &#8220;traslava&#8221; sull&#8217;arco politico il conflitto che c&#8217;era nella societ\u00e0. Conflitto che era riconosciuto come ineluttabile, perch\u00e9 sistemico. Diciamo che la polarizzazione \u00abdestra vs. sinistra\u00bb era la contrapposizione \u00abalto vs. basso\u00bb \u2013 classe dominante contro classe dominata \u2013 vista dopo una rotazione ad angolo retto. La &#8220;traslazione&#8221; non era mai perfetta, intervenivano sempre distorsioni, deformazioni, ma in buona sostanza rendeva l&#8217;idea.<\/p>\n<p>Ma se si disconosce il conflitto, com&#8217;\u00e8 in effetti avvenuto, i due concetti smettono di esserne metafora spaziale, e allora si pu\u00f2 dire che \u00e8 \u00abdi sinistra\u00bb qualunque cosa, anche prendersela coi lavoratori nati in altri paesi, far chiudere la gente in veri e propri lager ecc.<\/p>\n<p>Quanto al termine \u00abriformista\u00bb, non ha pi\u00f9 alcun significato. Si definiva \u00abriformista\u00bb chi proponeva le riforme come alternativa alla rivoluzione, cio\u00e8 voleva procedere, o almeno diceva di voler procedere, a minore velocit\u00e0 verso il socialismo, verso il superamento del capitalismo. Chi si crogiola nel TINA e propone controriforme neoliberali non \u00e8 \u00abriformista\u00bb, \u00e8 fuori dalla tradizione che ho appena rievocato, e solamente tra virgolette possiamo definirlo \u00abdi &#8220;sinistra&#8221;\u00bb.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>Wolf Bukowski <\/b><\/h5>\n<p>Il fatto che, una volta disconosciuto il conflitto di classe, destra e sinistra finiscano per significare <i>qualsiasi<\/i> cosa \u00e8 dimostrato dal fiorire, soprattutto negli Ottanta e Novanta, di liste di formaggi, tipi di alcoolici, arredamenti di interni&#8230; indicati come di destra oppure di sinistra.<\/p>\n<p>In quegli anni, gli anni in cui si celebra il trionfo del capitale, la sinistra \u2013 mutilatasi dal conflitto \u2013 viene rappresentata come una variante liturgica del culto del consumo. Il farinettismo degli anni successivi emerge da quel calderone, cos\u00ec come ne emerge la <i>sinistra comportamentale<\/i> di oggi, quella basata sul <i>lifestyle<\/i>, sul <i>bio<\/i>, su come si differenziano i rifiuti eccetera. Una sinistra che, in ultima analisi, parla il linguaggio esclusivo ed escludente dei ceti medio-alto bianchi e urbani.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/h5>\n<p>Sentiamo cosa ne dice Mauro. Play fuckin&#8217; loud.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>M<\/b><b>auro Vanetti<\/b><\/h5>\n<p>Eccomi. Comincio da qui: le etichette politiche vanno usate con senso pratico. Sono categorie che servono a uno scopo, ma che non sostituiscono il pensiero critico. In questo non dobbiamo cadere nel gioco dei nostri avversari, che amano trascinarci in dispute inconcludenti: con piroette e giochi di parole \u00e8 ben possibile a Minniti dire che la sicurezza \u00e8 di sinistra o a Bagnai dire che lo \u00e8 la Flat Tax.<\/p>\n<p>Rivendico la parola \u00absinistra\u00bb e intendo difenderla dalle distorsioni, ma la cosa che davvero conta \u00e8 rivendicare quello che dice Luca, ossia uno schierarsi coscientemente dalla parte della classe sfruttata.<\/p>\n<p>Di recente, su Twitter, un&#8217;autrice minore della sinistra di destra, che ogni tanto si vede in TV e che ora ha ripubblicato un libro con Altaforte (la casa editrice di CasaPound <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/05\/via-i-fascisti-dal-salone\/\">che gli antifascisti hanno fatto espellere dal Salone del Libro<\/a>), si \u00e8 lamentata perch\u00e9 l&#8217;avevo sbrigativamente definita di estrema destra: preferisce definirsi una \u00abnostalgica di Keynes\u00bb. Ma questo \u00e8 proprio il punto! La nostalgia della sinistra socialdemocratica e keynesiana, cio\u00e8 di politiche espansive che lasciavano margini per riforme sociali dentro il capitalismo europeo, ma che oggi sono diventate impraticabili per ragioni oggettive, crea una voragine che viene riempita da idee conservatrici e reazionarie. Questa voragine non ha fondo e inabissandosi a sufficienza vi si pu\u00f2 trovare di tutto, anche il fascismo o qualche sua ibridazione rossobruna.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/h5>\n<p><em>En passant<\/em>: una che si dice di sinistra e al contempo pubblica per la casa editrice di Casapound rientra pienamente in quest&#8217;ultima definizione, \u00e8 quasi uno stereotipo vivente, e dunque avrebbe ben poco margine per lamentarsi. E invece \u00e8 addirittura arrivata a scrivere: \u00abNon ho pubblicato per Altaforte, ma in self publishing come tutti i miei libri. Ho accettato una loro proposta di aggiornare un libro\u00bb. Cio\u00e8 non ha <em>pubblicato<\/em> il libro coi fascisti, no: lo ha <em>ri<\/em>pubblicato con loro, il che \u00e8 indubbiamente molto diverso.<\/p>\n<p>I \u00absovranisti di sinistra\u00bb sono cos\u00ec: campioni di getto di sasso e occultamento di mano. La loro reazione \u00e8 sempre: \u00abChi, io?\u00bb<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>Mauro Vanetti <\/strong><\/h5>\n<div id=\"attachment_38612\" style=\"width: 222px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38612\" class=\"size-full wp-image-38612\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/loic.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"160\" \/><p id=\"caption-attachment-38612\" class=\"wp-caption-text\">Lo\u00efc Wacquant<\/p><\/div>\n<p>Se riagganciamo il discorso alla realt\u00e0 materiale, il senso di queste operazioni ideologiche si fa chiaro. Citando <strong>Lo\u00efc Wacquant<\/strong>, Wolf nel suo libro dice che nel ritiro dello Stato dalla regolazione dell&#8217;economia e dall&#8217;intervento sociale stanno le premesse dell\u2019estensione del suo intervento penale e della sua regolazione autoritaria delle conseguenze delle disuguaglianze. Qualcuno potrebbe dire che ai ruoli &#8220;materni&#8221;, di cura, dello Stato si vanno sostituendo quelli &#8220;paterni&#8221;: punire, controllare, segregare, disciplinare. A questo sono funzionali l&#8217;offensiva contro le vite degli immigrati, la restrizione dei diritti civili per le minoranze, l&#8217;una e l&#8217;altra cosa talvolta dipinte come il recupero di un \u00abvero socialismo\u00bb, addirittura di una perduta ortodossia marxista (in realt\u00e0 contraffatta), o, con un linguaggio pi\u00f9 adatto al PD, come la nuova frontiera di un pensiero progressista moderno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec inquadrato, il gioco della classe dominante si fa pi\u00f9 leggibile: per ogni milione di fondi tolti ai servizi sociali, al diritto alla casa, alle strutture per l&#8217;istruzione e il tempo libero dei giovani, il tuo comune spende cinquantamila euro in telecamere, cinquemila in panchine anti-bivacco, cinquecento in taser e spray al peperoncino per la polizia locale. I <em>circenses<\/em> li fanno buttando in pasto ai leoni quelli a cui hanno tolto il <em>panem<\/em>.<\/p>\n<p>Gli manca solo un ingrediente: una sinistra addomesticata, pronta a dire che questa non \u00e8 lotta di classe contro i proletari, ma a loro favore; meglio ancora: una sinistra che organizzi queste cose, che le promuova.<\/p>\n<p>Quando il gioco riesce, si ottiene un \u00abliberismo caldo\u00bb che pu\u00f2 puntare a un consenso ampio, perch\u00e9 si presenta come una forma di riscossa popolare, apparentemente non \u00e8 pi\u00f9 il gelido calcolo dell\u2019interesse dei ricchi, perch\u00e9 fa appello alla rabbia, all&#8217;indignazione, alla paura e ad altre emozioni forti, adeguatamente manipolate.<\/p>\n<p>Gioco pericolosissimo, perch\u00e9 con l&#8217;arrivo della Grande recessione il tiepido diventa caldo e il caldo si fa rovente. Il partito dei sindaci-sceriffi, cio\u00e8 il PD, \u00e8 considerato \u00abbuonista\u00bb. Lo stesso Berlusconi, che sul \u00abliberismo popolare\u00bb ha costruito tutta la sua propaganda, passa ormai per un moderato troppo ingessato.<\/p>\n<p>Arriviamo cos\u00ec all&#8217;estate 2019, quando lo scontro \u2013 in larga parte solo mimato \u2013 tra il governo Conte e il rigorismo dell\u2019Unione Europea non si d\u00e0 per rompere i vincoli di spesa pubblica a favore di una maggiore spesa per il welfare e per posti di lavoro pubblici, ma per tagliare le tasse in maniera regressiva, riducendo le aliquote medio-alte. Barricate populiste nel nome di John Maynard Keynes per fare la flat tax di Milton Friedman? C&#8217;\u00e8 di che restare molto perplessi.<\/p>\n<h4><b>2. \u00abSicurezza\u00bb e \u00abdecoro\u00bb <\/b><\/h4>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>Luca Casarotti <\/b><\/h5>\n<div id=\"attachment_38625\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/KyA8KrGvFTg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38625\" class=\"wp-image-38625\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/minniti.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"199\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-38625\" class=\"wp-caption-text\"><a href=\"https:\/\/youtu.be\/KyA8KrGvFTg\">\u00abRepressione \u00e8 civilt\u00e0.\u00bb<\/a><\/p><\/div>\n<p>Questo rapido slittamento delle gradazioni e degli enunciati \u00e8 la premessa da cui muove anche <i>La buona educazione degli oppressi<\/i>, nel dimostrare che la sicurezza e il decoro appartengono alla cultura di destra, e che il loro sdoganamento a \u00absinistra\u00bb \u00e8 un&#8217;operazione ideologica, per di pi\u00f9 condotta maldestramente.<\/p>\n<p>L&#8217;esempio pi\u00f9 istruttivo \u00e8 la rassegna di dichiarazioni che Wolf fa ad un certo punto del suo libro (p. 125), da cui emerge come all&#8217;interno dello stesso Pd la linea \u00e8 \u2013 o almeno era \u2013 piuttosto confusa: cos\u00ec, se per il sindaco di Brescia <strong>Emilio Del Bono<\/strong> \u00abLa sicurezza non \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra\u00bb (ci risiamo), per Minniti, manco a dirlo, \u00e8 <i>tout court<\/i> <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/minniti-a-destra-senza-un-perche\/\">di sinistra<\/a>, oppure, a seconda delle occasioni, \u00e8 <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/cosa-sono-i-beni-comuni\/\">\u00abun bene comune\u00bb<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/p>\n<p>Ogni volta che sento queste frasi alla Minniti \u2013 \u00abil decoro \u00e8 di sinistra\u00bb, \u00abla sicurezza \u00e8 di sinistra\u00bb ecc. \u2013 non posso non pensare a <em>Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto<\/em>, al discorso di insediamento del protagonista che culmina nel grido: \u00abRepressione \u00e8 civilt\u00e0!\u00bb<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>Mauro Vanetti <\/b><\/h5>\n<p><i>La buona educazione degli oppressi<\/i> \u00e8 un libro contro l&#8217;ideologia della sicurezza e del decoro e contro le politiche, obiettivamente di destra, che ne derivano. In realt\u00e0, per\u00f2, \u00e8 soprattutto un libro su come questa ideologia \u00e8 stata plasmata; spiegando da dove salti fuori, quali interessi materiali rappresenti, che riflessi reazionari scateni, chi sa come schierarsi sapr\u00e0 anche cosa pensarne. Il libro risponde anche sul merito delle teorie securitarie e &#8220;decorose&#8221;, certo, ma il suo meccanismo polemico principale non \u00e8 quello: soprattutto, mi pare, vuole indicare che \u00e8 attorno a questo tema \u2013 Wolf spiega che \u00e8 un unico tema, perch\u00e9 decoro = sicurezza = decoro \u2013 che gli eredi dell\u2019ex PCI e del resto della sinistra riformista hanno fatto perno per compiere la trasformazione che li ha condotti a diventare il PD.<\/p>\n<p>L&#8217;origine di tutto \u00e8 individuata negli anni Ottanta. La tolleranza zero, cos\u00ec come la falsa teoria delle \u00abfinestre rotte\u00bb che ispira la copertina, sono invenzioni della destra neoliberista americana che vengono importate in Italia e finiscono per essere adottate in Italia dalla sinistra post-comunista orfana dell&#8217;URSS e pronta a diventare post-sinistra, quella che ho chiamato, senza particolari velleit\u00e0 analitiche ma solo per capirsi, la vecchia <i>sinistra di destra<\/i>; altrove \u00e8 la sinistra socialdemocratica, socialista, laburista a seguire lo stesso sentiero, per esempio il New Labour di <strong>Tony Blair<\/strong>.<\/p>\n<p>La chiave per capire questa deriva \u00e8 individuata da Wolf nella stessa questione che apre la mia riflessione sulla vecchia e nuova sinistra di destra: l&#8217;abbandono di una visione della societ\u00e0 capitalista come divisa in classi antagoniste tra loro. Dice Wolf nel primo capitolo:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abCancellata la classe, le persone saranno da un lato isolate nell&#8217;individualismo, e dall&#8217;altro confusamente riunite nel nazionalismo\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p>Questo \u00e8 il fenomeno che io ho descritto come ipertrofia ideologica del ceto medio: siamo tutti ceto medio, nella falsa rappresentazione cui ci hanno abituato gli anni Novanta \u00abpost-ideologici\u00bb. Emergono due visioni di questo popolo piccolo-borghese e &#8220;perbene&#8221;, \u00abquella progressiva e ottimista e quella rabbiosa e sovranista, che non si succedono n\u00e9 si sostituiscono, ma anzi si completano\u00bb. Quasi con le stesse parole ho descritto la vecchia sinistra di destra e la nuova sinistra di destra.<\/p>\n<p>Ma questo prepara la costruzione di antagonismi artificiali verso chi \u00e8 rimasto fuori da questo vorace ceto medio che include tutti, anzi, <i>quasi<\/i> tutti: restano fuori infatti quelli sbagliati, gli outsider, i marginali, i maleducati, gli incivili, gli stranieri non turisti, la <i>lower class<\/i>. Costoro sono gli indecorosi, la fonte della stramaledetta \u00abinsicurezza percepita\u00bb.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>L<\/b><b>uca Casarotti<\/b><\/h5>\n<p><i>La buona educazione degli oppressi <\/i>mostra benissimo (cfr. soprattutto le pp. 107-111) che il concetto di \u00abdecoro\u00bb, di cui il libro ricostruisce la genealogia, non ha una definizione giuridica, nonostante attorno ad esso sia stato edificato un imponente apparato punitivo.<\/p>\n<p>La disposizione a cui bisogna guardare per cercare di comprendere cosa il legislatore intenda per decoro \u00e8 quella dell\u2019art. 4 del decreto legge 20 febbraio 2017 n. 14 (\u00abDecreto Minniti\u00bb), convertito, con modificazioni, nella legge 18 aprile 2017 n. 48. Riporto la disposizione per intero:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAi fini del presente decreto, si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilit\u00e0 e al decoro delle citt\u00e0, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione (anche urbanistica, sociale e culturale) e recupero delle aree o dei siti degradati, l&#8217;eliminazione dei fattori di marginalit\u00e0 e di esclusione sociale, la prevenzione della criminalit\u00e0, in particolare di tipo predatorio, la promozione (della cultura) del rispetto della legalit\u00e0 e l&#8217;affermazione di pi\u00f9 elevati livelli di coesione sociale e convivenza civile, cui concorrono prioritariamente, anche con interventi integrati, lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano e gli enti locali, nel rispetto delle rispettive competenze e funzioni.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;articolo \u00e8 rubricato \u00abdefinizione\u00bb. Il <em>definiendum<\/em>, cio\u00e8 il termine oggetto di definizione, \u00e8 \u00absicurezza urbana\u00bb. Anzitutto faccio notare che, a rigore, solo l\u2019esordio della disposizione, fino alla parola \u00abcitt\u00e0\u00bb, si pu\u00f2 considerare una definizione. Il resto dell&#8217;articolo spiega quali misure dovrebbero essere adottate per garantire la sicurezza urbana (\u00abda perseguire <i>anche<\/i> attraverso etc.\u00bb): ma se si tratta di misure da attuare, il discorso si sposta dal piano della definizione a quello dell&#8217;applicazione. Sennonch\u00e9 \u00e8 proprio la parte del testo che comincia con \u00abda perseguirsi\u00bb a darci una vaga idea di cosa il legislatore intenda davvero per \u00absicurezza urbana\u00bb. Questo \u00e8 gi\u00e0 un primo difetto nella tecnica di redazione.<\/p>\n<p>Torniamo alla definizione in senso stretto, che quindi si riduce a queste due proposizioni: \u00abAi fini del presente decreto, si intende per sicurezza urbana il bene pubblico che afferisce alla vivibilit\u00e0 e al decoro delle citt\u00e0.\u00bb Com&#8217;\u00e8 scritta questa definizione? \u00c8 scritta male: \u00e8 vaga, oscura e tecnicamente imprecisa. La sicurezza urbana, dice il \u00abDecreto Minniti\u00bb, si identifica con la vivibilit\u00e0 e il decoro delle citt\u00e0. Se la sicurezza urbana \u00e8 il <em>definiendum<\/em>, vivibilit\u00e0 e decoro delle citt\u00e0 sono il <em>definiens<\/em>, cio\u00e8 i termini che definiscono.<\/p>\n<p>Ma perch\u00e9 la definizione raggiunga il suo scopo, c&#8217;\u00e8 bisogno di sapere cosa vogliano dire \u00abvivibilit\u00e0 e decoro\u00bb. Di questi termini si cercherebbe invano una definizione, tanto nel \u00abDecreto Minniti\u00bb quanto in altri atti normativi. Un accenno al decoro delle citt\u00e0 \u00e8 contenuto nel \u00abDecreto Maroni\u00bb, ossia il decreto emanato dal ministero dell&#8217;interno il 5 agosto 2008 in attuazione del \u00abpacchetto sicurezza\u00bb di quell\u2019anno (legge 24 luglio 2008, n. 125). All\u2019art. 2 si legge:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[\u2026] il sindaco interviene per prevenire e contrastare: [\u2026] d) le situazioni che costituiscono intralcio alla pubblica viabilit\u00e0 o che alterano il decoro urbano, in particolare quelle di abusivismo commerciale e di illecita occupazione di suolo pubblico.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa disposizione, se non altro, fa due esempi concreti di cosa, a giudizio del ministero dell&#8217;interno guidato dall&#8217;ex leader leghista, rappresentasse un\u2019alterazione del decoro urbano.<\/p>\n<p>Nove anni pi\u00f9 tardi, transitando dal \u00abDecreto Maroni\u00bb al \u00abDecreto Minniti\u00bb e alla sua conversione in legge, il concetto di decoro diviene ancora pi\u00f9 vago, perde anche quel poco di denotazione che aveva nel provvedimento del 2008. Il \u00abDecreto Maroni\u201d, non dimentichiamolo, non era nemmeno un atto avente forza di legge, quindi una fonte primaria dell&#8217;ordinamento giuridico: era il decreto attuativo di una legge, quindi una fonte secondaria.<\/p>\n<p>Quando il diritto non definisce un concetto di cui pure si serve, l&#8217;interprete \u2013 ad esempio, un giudice \u2013 deve verificare se la definizione si possa trarre da un&#8217;altra disciplina: per i concetti di vivibilit\u00e0 e decoro delle citt\u00e0, si potrebbe ricorrere alla sociologia urbana. Come per\u00f2 mostra Wolf nel libro, non c&#8217;\u00e8 nessuna disciplina che dia di questi concetti una definizione incontestata, tale da poter essere assunta come canone interpretativo adatto a chiarire in modo univoco il senso della norma. A questo punto, insegnano le regole di ermeneutica giuridica, all&#8217;interprete non resta che attribuire al concetto indefinito il significato corrente nella societ\u00e0 o in una sua parte cospicua. A quali esiti si possa giungere per questa via \u00e8 evidente.<\/p>\n<p>Lo far\u00f2 lo stesso, ma non ci sarebbe bisogno di scomodare le lezioni di <strong>Edward H. Carr<\/strong> sul rapporto tra storico e fatti storici, e su storia, scienza e giudizi morali \u2013 rispettivamente la prima e la terza delle sue <i>Sei lezioni sulla storia<\/i>, note in Italia grazie all\u2019interessamento di <strong>Carlo Ginzburg<\/strong>, che ne \u00e8 stato il traduttore: l\u2019edizione italiana pi\u00f9 recente \u00e8 uscita per Einaudi nel 2000 \u2013, per sapere che anche in quelle che per convenzione chiamiamo scienze umane, e tra esse c&#8217;\u00e8 il diritto, l\u2019osservatore non \u00e8 inerte rispetto ai fenomeni osservati. Cos\u00ec l&#8217;universo valoriale, le convinzioni morali, vorrei dire: l\u2019orientamento ideologico dell&#8217;operatore del diritto condizionano la percezione dei fatti sociali su cui \u00e8 chiamato a esprimersi. Tanto pi\u00f9 \u00e8 inconsapevole, e dunque non sorvegliato, quanto pi\u00f9 questo condizionamento \u00e8 forte.<\/p>\n<p>Scendo dall&#8217;astratto al concreto: Wolf ha demistificato l&#8217;ideologia del decoro che ha orientato le scelte legislative almeno dell&#8217;ultimo decennio. A partire da questa base, sarebbe utilissimo fare una ricerca a tappeto su come i concetti di sicurezza urbana, vivibilit\u00e0 e decoro, che il legislatore non ha davvero definito, vengono declinati nel concreto dei provvedimenti amministrativi e giurisdizionali: virtualmente, anche se sappiamo che nella realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec, potrebbero esistere tante interpretazioni del termine \u00abdecoro\u00bb quanti sono gli interpreti: di sicuro si sono gi\u00e0 date divergenze giurisprudenziali, orientamenti pi\u00f9 o meno garantisti o forcaioli.<\/p>\n<p>Beninteso, il caso della sicurezza urbana, della vivibilit\u00e0 e soprattutto del decoro vale come sineddoche di un meccanismo giuridico frequente: sicurezza urbana, vivibilit\u00e0 e decoro non sono i primi n\u00e9 saranno gli ultimi concetti impiegati nell&#8217;universo del diritto, di cui il diritto non d\u00e0 una definizione. Per quanto sia curioso che, in questo caso, una definizione il legislatore \u00e8 convinto di averla data.<\/p>\n<p>Tipicamente indefiniti sono i termini impiegati in quelle che vengono chiamate \u00abnorme di chiusura\u00bb dell&#8217;ordinamento. Un esempio vale pi\u00f9 della menzione di una categoria astratta. Pensiamo al concetto di \u00abbuon costume\u00bb, che proviene da un campo semantico affine a quello del decoro. L&#8217;ultimo comma dell\u2019art. 21 della costituzione italiana indica il buon costume come limite alla libert\u00e0 d\u2019espressione. Una definizione di \u00abbuon costume\u00bb non \u00e8 posta una volta per tutte da una norma; non la si trova se non nelle sentenze e nei libri dei giuristi: perch\u00e9, si suole dire, l&#8217;interprete deve poter adattare il significato dell&#8217;espressione all&#8217;evolversi della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Se vogliamo, lasciare indefinito un termine non \u00e8 un&#8217;operazione negativa in s\u00e9: se una disposizione \u00e8 ben congegnata, il fatto che adoperi termini indefiniti potrebbe salvarla dal diventare inattuale, e dalla necessit\u00e0 di doverla modificare di continuo, con il rischio magari di peggiorarla. I problemi nascono quando i termini indefiniti stanno a fondamento di un complesso di norme repressive, come accade con il binomio sicurezza \u2013 decoro.<\/p>\n<p>Posto davanti a quel binomio, un giurista ragionerebbe grossomodo come \u2013 o meglio di come \u2013 ho fatto io fin qui. Invece Wolf, e con questo concludo la mia riflessione, svela la vacuit\u00e0 della definizione di sicurezza urbana contenuta nel \u00abDecreto Minniti\u00bb per tutt&#8217;altra via: per dimostrare che sicurezza e decoro sono termini che si rimandano a vicenda, dunque che la definizione di sicurezza urbana \u00e8 circolare, dunque che \u00e8 una tautologia, Wolf mette al lavoro il concetto di \u00abidee senza parole\u00bb ripreso da <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/01\/il-piu-odiato-dai-fascisti-conversazione-su-furio-jesi\/\"><strong>Furio Jesi<\/strong><\/a>. \u00c8 una strategia argomentativa che mi ha sorpreso: personalmente \u00e8 la prima volta che la vedo applicata a degli enunciati giuridici con un esito interpretativo cos\u00ec devastante. Strategia argomentativa che tra l\u2019altro permette a Wolf di giungere in pochi passaggi ad ascrivere alla cultura di destra l&#8217;idea di decoro, immettendola in quella pi\u00f9 generale di ordine.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>W<\/b><b>olf Bukowski <\/b><\/h5>\n<div id=\"attachment_38594\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38594\" class=\"size-full wp-image-38594\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Nick-Dines-GGP-CP.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-38594\" class=\"wp-caption-text\">Nick Dines<\/p><\/div>\n<p>Non ho nulla da aggiungere sul decoro come idea senza parole, ma vorrei invece tornare brevemente alla genesi storica della coppia oppositiva decoro\/degrado e alle radici che ha nella vecchia sinistra di destra. Lo faccio seguendo il percorso proposto in un <a href=\"http:\/\/siba-ese.unisalento.it\/index.php\/itinerari\/issue\/view\/1283\">ottimo articolo<\/a> di <b>Nick Di<\/b><b>n<\/b><b>es<\/b> sul caso della citt\u00e0 di Napoli.<\/p>\n<p>Dal dopoguerra in poi il PCI napoletano \u2013 in gran parte amendoliano, quindi interclassista e moderato \u2013 considera il sottoproletariato del centro storico incapace di soggettivazione e bisognoso di una guida, che \u00e8 la guida offerta dal proletariato industriale, naturalmente per mezzo del partito e dei suoi dirigenti. Questa esigenza di organizzare da fuori il sottoproletariato convive per\u00f2 con la tentazione di considerarlo, come sintetizza Dines, un \u00abostacolo alla costruzione di una coscienza di classe, di un partito di massa e di una citt\u00e0 produttiva\u00bb.<\/p>\n<p>Negli anni Settanta quel sottoproletariato smentisce clamorosamente lo stigma e si organizza, diventando protagonista di lotte per il lavoro, la casa, la salubrit\u00e0 dei quartieri\u2026 Questo accade a sinistra e fuori dal PCI \u2013 e del tutto ragionevolmente, visto che quel partito lo considera in fondo incapace di coscienza di classe. Intanto il PCI, in cui cresce la componente borghese a scapito di quella operaia, diventa, dal 1975 e per numerosi mandati amministrativi, forza di governo locale (e lo \u00e8 stabilmente dal 1993 fino all\u2019arrivo di Luigi de Magistris).<\/p>\n<p>Alla prova del governo il rapporto con il sottoproletariato urbano si deteriora ulteriormente, arrivando a una rottura conclamata in seguito al terremoto dell&#8217;Irpinia del 1980, che rende inagibili diversi edifici del centro cittadino. Il PCI bolla le proteste popolari contro i trasferimenti forzati fuori dai quartieri storici come \u00abestremismo\u00bb e il punto di riferimento del partito si avvia a essere <em>l&#8217;intera citt\u00e0<\/em> \u2013 da sottoporre a faraonici progetti urbanistici \u2013 e non pi\u00f9 la sua classe operaia. Il sottoproletariato viene via via identificato con la criminalit\u00e0, e da questa rimodulazione ideologica emerge, nello specifico napoletano, la categoria del degrado.<\/p>\n<p>Trovo questo esempio illuminante. Mostra come il dispositivo economico dei grandi progetti urbani \u2013 dalle ricostruzioni post-sisma a grandi opere, grandi eventi, bollini Unesco&#8230; \u2013 sia un catalizzatore nell&#8217;assunzione di categorie di destra da parte di forze nominalmente di sinistra. Questo, semplicemente, perch\u00e9 le categorie di destra sono pi\u00f9 amichevoli verso il profitto e pi\u00f9 efficaci nell&#8217;imporre la disciplina di cui il capitale necessita in occasione della trasformazione urbana stessa. Trasformazione al cui successo la sinistra di governo si dedica anima e corpo.<\/p>\n<p>Sul piano ideologico, \u00e8 inoltre illuminante verificare come le accuse fatte ieri dal PCI amendoliano al sottoproletariato napoletano siano sovrapponibili, <i>mutatis mutandis<\/i>, a quelle che oggi la sinistra di destra indirizza ai migranti, tra cui la pi\u00f9 pretestuosa \u00e8 proprio quella di essere ostacolo alla coscienza di classe. Allora come oggi quell\u2019accusa <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/06\/marx-immigrazione-puntata-1\/\">va a infrangersi contro la realt\u00e0 delle lotte<\/a>: nella Napoli degli anni Settanta quella dei \u00abdisoccupati organizzati\u00bb, oggi quelle meticce nella logistica e nel bracciantato.<\/p>\n<p>Infine, la facilit\u00e0 nello spostamento del riferimento ideale, che dalla classe operaia diventa <i>tutta la <\/i><i>citt\u00e0<\/i>, illustra il modo in cui la sinistra di destra dar\u00e0, pi\u00f9 tardi, una nuova centralit\u00e0 alla nazione. Anzi, si potrebbe forse dire che il nazionalismo della nuova sinistra di destra \u00e8 stato preceduto dall&#8217;enfasi data dalla vecchia sinistra di destra alle citt\u00e0 come sedi naturali di comunit\u00e0 organiche. Il \u00absiamo tutti nella stessa barca\u00bb ha insomma funzionato prima nei municipi grandi e piccoli, per poi essere assunto pienamente a livello nazionale. E ora ci troviamo con un sindaco-sceriffo d\u2019Italia al ministero dell\u2019interno.<\/p>\n<h4><b>3. \u00abDiritti civili\u00bb e \u00abdiritti sociali\u00bb<\/b><\/h4>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>L<\/b><b>uca Casarotti<\/b><\/h5>\n<div id=\"attachment_38599\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Schermata-2019-07-22-alle-16.31.57.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38599\" class=\"wp-image-38599\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Schermata-2019-07-22-alle-16.31.57.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"86\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-38599\" class=\"wp-caption-text\">Clicca per ingrandire, a tuo rischio e pericolo.<\/p><\/div>\n<p>Una delle retoriche della sinistra di destra esaminate nel libro di Mauro, soprattutto alle pagine 116-120, \u00e8 quella che si fonda sulla contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali: i primi pensati come residuali rispetto ai secondi, sui quali si dovrebbe concentrare la lotta politica. A insistere su questa retorica sono soprattutto personaggi, come <strong>Marco Rizzo<\/strong>, <strong>Diego Fusaro<\/strong> o il meno noto Roberto Vallepiano, che a parole non rigettano una lettura classista della societ\u00e0, e anzi condiscono spesso e volentieri le loro dichiarazioni con l&#8217;immancabile richiamo all&#8217;ormai tanto famigerata <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/06\/marx-immigrazione-puntata-1\/\">quanto fraintesa<\/a> categoria marxiana di \u00abesercito industriale di riserva\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b>M<\/b><b>auro Vanetti<\/b><\/p>\n<p>Nel libro mi domando in effetti quale sia la differenza, che non riesco a capire. Ignoro se esistano delle definizioni giuridiche ma nel linguaggio comune mi pare una distinzione molto superficiale\u2026<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>L<\/b><b>uca Casarotti<\/b><\/h5>\n<p>Onestamente \u00e8 difficile spiegare con precisione quali sarebbero, in questa dicotomia, i diritti civili e quali i diritti sociali. A volte quelli <em>civili<\/em> vengono identificati <i>tout court <\/i>con i diritti borghesi, il che non aiuta molto a capire di cosa si tratta. Altre volte qualche esempio concreto viene fatto: su tutti, il matrimonio egualitario. Qualcuno, con malcelato spregio, parla pi\u00f9 in generale dei \u00abdiritti degli omosessuali\u00bb. <em>Sociali<\/em> invece sarebbero i diritti che riguardano l\u2019ambito economico, in particolare quello del lavoro.<\/p>\n<p>Pur nella difficolt\u00e0 di individuare con precisione i confini di queste due categorie, qualche osservazione si pu\u00f2 comunque fare. La prima \u00e8 lessicale. Il diritto italiano \u2013 e non solo quello italiano \u2013 non intende per diritti civili e sociali quello che intende almeno una parte della sinistra di destra.<\/p>\n<p>La prima parte della Costituzione italiana dedica il titolo I (artt. 13-28) ai rapporti civili e il titolo II (artt. 29-34) ai rapporti etico-sociali. Dei rapporti civili fanno parte le cosiddette libert\u00e0 negative, cio\u00e8 quelle di cui i cittadini godono in modo tendenzialmente assoluto, e che lo stato non pu\u00f2 comprimere salvo in casi tassativamente stabiliti dalla costituzione o dalla legge: libert\u00e0 personale (<i>habeas corpus<\/i>), inviolabilit\u00e0 del domicilio e della corrispondenza, libert\u00e0 di circolazione e di soggiorno, di riunione, di associazione, di manifestazione del pensiero etc. Tra i rapporti etico-sociali la Costituzione menziona il matrimonio, il diritto alla salute, la libert\u00e0 dell\u2019arte, della scienza e del loro insegnamento, il diritto allo studio.<\/p>\n<p>Ecco una prima sorpresa: il matrimonio egualitario, diritto civile <i>par excellence <\/i>per i critici dei diritti civili, stando alla nomenclatura costituzionale sarebbe un diritto sociale. E i diritti dei lavoratori? Quelli che per i sostenitori dei diritti sociali (= critici dei diritti civili) sono i diritti sociali, per la Costituzione si chiamano rapporti economici, e trovano posto nel titolo III della prima parte (artt. 35-47): diritto alla retribuzione delle lavoratrici e dei lavoratori, diritto al riposo settimanale e alle ferie retribuite, diritto di sciopero etc.<\/p>\n<p>Dunque, la distinzione tra diritti civili e diritti sociali che siamo abituati a sentir fare \u00e8 lessicalmente inesatta: se proprio si vuol distinguere, sarebbe pi\u00f9 corretto adottare una tripartizione, e parlare di diritti civili, diritti etico-sociali\u00a0 e diritti economici.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>M<\/b><b>auro Vanetti<\/b><\/h5>\n<p>A volte si parla di diritti individuali contro diritti collettivi, ma anche questo linguaggio aiuta poco. Il \u00abmatrimonio omosessuale\u00bb non mi sembra un diritto individuale, visto che ci si sposa in due. Viceversa l&#8217;articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, affondato da Renzi dopo tanti attacchi partiti da Bonino, Berlusconi ecc., \u00e8 in fondo un diritto dell&#8217;individuo a non essere allontanato illegittimamente dal suo posto di lavoro. Naturalmente l&#8217;uno e l&#8217;altro diritto riguardano anche la comunit\u00e0, ma questa \u00e8 un&#8217;ovviet\u00e0, non vedo come si potrebbe parlare di diritto in un&#8217;isola deserta.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>L<\/b><b>uca Casarotti<\/b><\/h5>\n<p>Ma il lessico improprio non \u00e8 poi davvero il punto. In fondo si potrebbe sempre dire che politica e diritto sono due universi distinti, e che ognuno ha il suo lessico. Anche se, quando i due universi s\u2019intersecano, il che \u00e8 piuttosto frequente, sarebbe sempre meglio usare le stesse parole per parlare delle stesse cose. Il punto vero \u00e8 che tra diritti civili, sociali ed\u00a0 economici non esiste in fondo nessuna differenza strutturale.<\/p>\n<p>Mi spiego: \u00e8 chiaro che la distinzione tra le tre categorie ha un fondamento materiale, perch\u00e9 sono diversi gli ambiti della vita in cui gli uni e gli altri diritti vengono fruiti. Ma dal punto di vista \u2013 per dir cos\u00ec \u2013 del loro funzionamento, di differenze non ce ne sono. Un diritto, sia esso civile, sociale o economico, ha sempre la stessa struttura.\u00a0\u00c8 posto da una norma o da un complesso di norme. La norma ha un numero indefinito di destinatari, il che implica questo: che saranno titolari del diritto tutti coloro che si troveranno in una situazione di fatto \u2013 tecnicamente si parla di \u00abfattispecie concreta\u00bb \u2013 che corrisponde a quella formalizzata nella norma \u2013 tecnicamente si parla di \u00abfattispecie astratta\u00bb \u2013 e a fronte della quale la norma concede il diritto.<\/p>\n<p>Dato il tipo di diritti che stiamo considerando, dalla parte opposta a quella del loro titolare ci sar\u00e0 un soggetto obbligato a fare o non fare qualcosa: il datore di lavoro sar\u00e0 obbligato a retribuire il lavoratore (diritto economico), le universit\u00e0 saranno obbligate a istituire borse di studio per attuare il diritto all\u2019istruzione (diritto sociale), lo stato, per il tramite dei suoi pubblici ufficiali, sar\u00e0 tenuto a unire in matrimonio le persone che lo vogliano e che presentino i requisiti richiesti dalla legge per potersi sposare (diritto sociale) e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Cosa succede quando l&#8217;obbligato non adempie? La risposta \u00e8 banale. Il titolare del diritto si rivolger\u00e0 al giudice, per ottenere o che l&#8217;obbligato adempia o che risarcisca il danno derivato dall&#8217;inadempimento. In linea di principio, rivolgersi al giudice \u00e8 un atto individuale: davanti al giudice va il singolo titolare di un diritto che non abbia visto soddisfatte le proprie legittime pretese.<\/p>\n<p>Questo, ovviamente, anche quando sono in molti a essere titolari dello stesso diritto: ognuno ne \u00e8 titolare per suo conto. Se pi\u00f9 titolari dello stesso diritto vedranno frustrate le loro pretese, allora tutti costoro potranno andare dal giudice. Ma la regola non cambia: a poter ottenere il soddisfacimento del proprio diritto \u00e8 anzitutto il singolo. E questo indipendentemente dal fatto che il diritto in gioco sia sociale o economico. \u00c8 vero che c\u2019\u00e8 un diritto economico che deve essere necessariamente esercitato in forma collettiva: il diritto di sciopero. Ma questo non toglie che possa essere impedito di scioperare a una sola persona, da un solo datore di lavoro.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>M<\/b><b>auro Vanetti<\/b><\/h5>\n<p>Tra l&#8217;altro \u00e8 da alcuni anni che si sta cercando di ripristinare la tradizione di scioperare l&#8217;Otto Marzo, a conferma che la questione femminile, che \u00e8 impropriamente associata da questi gran pensatori solamente ai cosiddetti diritti civili, in realt\u00e0 \u00e8 una questione ben pi\u00f9 ampia e si intreccia con la lotta di classe e i diritti sociali. Del resto tu ed io viviamo in una zona del Paese nella quale alle origini del movimento operaio delle sue prime grandi lotte erano molto spesso artefici le lavoratrici; il sedimento di quell&#8217;et\u00e0 eroica del movimento sindacale femminile si rintraccia per esempio nell\u2019inno della Lega socialista, \u00abSebben che siamo donne \/ paura non abbiamo\u2026\u00bb.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>L<\/b><b>uca Casarotti<\/b><\/h5>\n<p>Spero di aver mostrato che la differenza tra diritti cosiddetti civili e diritti cosiddetti sociali \u00e8 solo contenutistica e non tecnica. Non \u00e8 vero che i primi riguardano solo l&#8217;individuo, come non \u00e8 vero che i secondi riguardano necessariamente la collettivit\u00e0. Bollare come residuale la lotta per i diritti civili, insomma, significa semplicemente ritenere determinati aspetti e fasi della vita d\u2019una stessa persona meno importanti e degni di altri. So che la dicotomia diritti civili vs diritti sociali \u00e8 diffusa, e anche i giuristi talvolta se ne servono. Ma nel dibattito politico dobbiamo secondo me sforzarci di contestarla e abbandonarla, almeno per tre motivi. Dei primi due ho parlato sin qui, uno lo aggiungo ora.<\/p>\n<p>Primo motivo: \u00e8 una distinzione lessicalmente impropria;<br \/>\nsecondo motivo: tra l&#8217;una e l&#8217;altra categoria non c&#8217;\u00e8 nessuna differenza tecnica;<br \/>\nterzo motivo: posporre temporalmente e subordinare la lotta per i diritti civili a quella per i diritti sociali ha un solo esito: rimandare il problema dell&#8217;eguaglianza sostanziale e del suo conseguimento a un futuro che \u00e8 sempre di l\u00e0 da venire, e frammentare la classe lungo svariate linee di discriminazione. Riproporre, insomma, il motivo della politica dei due tempi.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>Wolf Bukowski<\/b><\/h5>\n<p>La distinzione netta tra \u00abdiritti civili\u00bb e \u00abdiritti sociali\u00bb \u2013 ripristino la nomenclatura corrente \u2013 \u00e8 in realt\u00e0 solo nella testa di chi vuole contrapporli. Nel capitalismo autoritario la negazione dei diritti sociali, per esempio quello della casa, diventa persino negazione del diritto elementare alla residenza anagrafica, quindi alla possibilit\u00e0 giuridica di esercitare diritti (civili) nei confronti delle pubbliche amministrazioni.<\/p>\n<p>O ancora, se mi trovo a dormire su una panchina la causa \u00e8 assai probabilmente quella di un annullamento del mio diritto di accesso al welfare: alla disintossicazione se sono alcolista, a politiche di riduzione del danno se mi drogo, alla casa, a un supporto psicologico eccetera. Se la ronda mi scova a dormire su una panchina mi prendo un Daspo, che \u00e8 una negazione del mio diritto (civile) alla libert\u00e0 di movimento. Lo stesso si potrebbe dire sui trasporti: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/quelli-senza-biglietto-genesi-del-razzismo-ferroviario\/\">la persecuzione di chi viaggia senza biglietto<\/a> nega il diritto sociale al trasporto pubblico o il diritto civile alla libert\u00e0 di movimento? Entrambi, ovviamente.<\/p>\n<p>In un&#8217;<a href=\"http:\/\/www.pisatoday.it\/cronaca\/ordinanza-prostituzione-pisa-1-giugno-30-settembre-2012.html\">ordinanza del 2012<\/a> contro la prostituzione il sindaco piddino di Pisa <strong>Marco Filippeschi<\/strong> riesce a conculcare, in un gesto solo, il diritto d&#8217;espressione e quello di abbigliarsi e comportarsi liberamente (diritti sommamente \u00abcivili\u00bb) insieme al diritto al lavoro dei\/delle <i>sex workers<\/i>, facendo divieto di<\/p>\n<blockquote><p><i>\u00abintrattenersi, anche dichiaratamente solo per chiedere informazioni, con soggetti che esercitano l&#8217;attivit\u00e0 di meretricio su strada o che per l&#8217;atteggiamento, ovvero per l&#8217;abbigliamento, ovvero per le modalit\u00e0 comportamentali manifestano comunque l\u2019intenzione di esercitare l&#8217;attivit\u00e0 consistente in prestazioni sessuali\u00bb.<\/i><\/p><\/blockquote>\n<p>Ovviamente il tutto \u00e8 fatto in modo straordinariamente ipocrita, e cio\u00e8 cercando di intervenire sull&#8217;uso che i\/le <i>sex workers<\/i> fanno del proprio corpo ma senza neppure preoccuparsi di offrire loro, almeno, un&#8217;alternativa di reddito.<\/p>\n<p>La contrapposizione tra diritti civili e diritti sociali ha un fascino perverso, quello dell&#8217;apparente alternativa: con un po&#8217; meno dei primi si immagina di ottenere un po&#8217; pi\u00f9 dei secondi. Ma la nostra vita \u00e8 unica, \u00e8 un impasto di queste due dimensioni; e queste due dimensioni sono a loro volta indissolubili.<b><\/b><\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><b>M<\/b><b>auro Vanetti<\/b><\/h5>\n<div id=\"attachment_38595\" style=\"width: 210px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-38595\" class=\"wp-image-38595\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/thomas_fazi.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><p id=\"caption-attachment-38595\" class=\"wp-caption-text\">Thomas Fazi<\/p><\/div>\n<p>Qualche giorno fa mi \u00e8 capitato di leggere, in un commento su Facebook di <strong>Thomas Fazi<\/strong>, che \u00abl&#8217;uguaglianza di genere\u00bb \u00e8 \u00abattivamente promossa\u00bb dal capitalismo e che questa \u00e8 la differenza profonda che c&#8217;\u00e8 rispetto alle differenze di classe, che invece il capitale ha interesse a preservare. Mi sono cascate le braccia. Non si capisce quindi chi le proletarie di tutto il mondo dovrebbero ringraziare per il divario salariale spaventoso tra uomini e donne, visto che secondo Fazi i capitalisti promuovono attivamente di colmarlo.<\/p>\n<p>Mi sembra che non serva una gran preparazione marxista per capire che se i salari di uomini e donne sono differenziati questo \u00e8 dovuto direttamente ai loro padroni e indirettamente all&#8217;intera classe dominante per cui questo gap \u00e8 un ottimo affare: mette in concorrenza lavoratori e lavoratrici, danneggiando entrambi. In forma meno eclatante, lo stesso discorso vale per altre divisioni che sono utilizzate per spaccare la classe, come quella per orientamento sessuale.<\/p>\n<p>Naturalmente, per\u00f2, ai padroni non piace trovarsi in minoranza e in quei Paesi in cui la battaglia culturale per l&#8217;accettazione della parit\u00e0 formale tra uomini e donne o per la tolleranza verso le minoranze sessuali \u00e8 vinta o quasi vinta, vediamo le grandi multinazionali adeguare il proprio marketing a dove tira il vento. I carri delle multinazionali ai Pride non sono un bello spettacolo, e hanno anche lo scopo di depoliticizzare il movimento LGBT; ma queste sono cose che dentro il movimento sono dibattute e dal suo interno vanno fatte maturare le condizioni per ritrovare lo spirito di Stonewall di mezzo secolo fa.<\/p>\n<p>Da qui a dire che si tratta di una sola grande cospirazione capitalista, ne passa. Le grandi aziende che inseguono i sentimenti di nuovi segmenti di consumatori sono banderuole al vento, ma solo uno sciocco pu\u00f2 credere che il vento sia causato dal movimento delle banderuole invece che viceversa.<\/p>\n<p>Di fronte a un segmento di borghesia che tenta di saltare sul carro dei vincitori, nel caso del Pride anche letteralmente, la sinistra di destra non fa altro che associarsi a quell\u2019altro segmento che resta invece aggrappato alle posizioni pi\u00f9 reazionarie e retrive. <em>Se non c\u2019\u00e8 marxismo nel correre dietro ai liberali, di certo non ce n\u2019\u00e8 neppure nel correre dietro ai conservatori<\/em>; ma queste sono tutte cose ben note gi\u00e0 ai tempi di Marx ed Engels, che nel Manifesto mettevano in guardia contro il \u00absocialismo borghese\u00bb tanto quanto contro <a href=\"https:\/\/www.marxists.org\/italiano\/marx-engels\/1848\/manifesto\/mpc-3c.htm\">il \u00absocialismo reazionario\u00bb<\/a>: i trisnonni delle attuali sinistre di destra, vecchia e nuova.<\/p>\n<p>Al fondo di questa polemica c&#8217;\u00e8, quindi, ancora una volta una questione di classe. Paradossalmente, chi mitizza a parole la classe lavoratrice, respingendo per\u00f2 i passi necessari a ricomporla, sta di fatto voltandole le spalle.<\/p>\n<p>Tra tali passi necessari c\u2019\u00e8 senz&#8217;altro la riconnessione alla lotta di classe generale delle lotte particolari di questa o quella categoria oppressa. Per questo la misoginia, il razzismo, l&#8217;omofobia, il disprezzo verso i marginali e verso le minoranze, alla fine servono solo a chi vuole connettere un frammento bianco, maschio, eterosessuale, autoctono della classe con i suoi sfruttatori politici: i Salvini, i Trump, i Farage, i Putin, le Le Pen. Sono i suoi sfruttatori politici e sono pi\u00f9 che ben disposti a fare affari dietro le quinte coi suoi sfruttatori economici, come si \u00e8 visto.<\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong><\/h5>\n<p>Ok, di carne al fuoco ne abbiamo messa tanta. Io farei il post, e al limite si prosegue nei commenti.<\/p>\n<h5><strong>Ciurma<\/strong><\/h5>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Wolf Bukowski<\/strong> scrive su <em>Giap<\/em>, <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/autore\/bukowski-wolf\/\"><em>Jacobin Italia<\/em><\/a> e <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/tag\/autori\/wolf-bukowski\"><em>Internazionale<\/em><\/a>. \u00c8\u00a0autore per Alegre di\u00a0<em>La danza delle mozzarelle: Slow Food, Eataly Coop e la loro narrazione <\/em>(2015), <em>La santa crociata del porco<\/em> (2017) e <em>La buona educazione degli oppressi: piccola storia del decoro<\/em> (2019). Su Twitter \u00e8 <strong><a href=\"https:\/\/twitter.com\/vukbuk\">@vukbuk<\/a><\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Luca Casarotti<\/strong> \u00e8 un giurista. Scrive su <em>Giap<\/em>, <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/autore\/casarotti-luca\/\"><em>Jacobin Italia<\/em><\/a> e <a href=\"https:\/\/www.google.com\/search?ei=jzI2XbGVFoHTkgWq_JvYBA&amp;q=site%3Acarmillaonline.com+%22di+Luca+Casarotti%22&amp;oq=site%3Acarmillaonline.com+%22di+Luca+Casarotti%22&amp;gs_l=psy-ab.3...38819.40937..41216...0.0..0.62.813.14......0....1..gws-wiz.sLY-9Y6bOe0&amp;ved=0ahUKEwjxmPDnw8njAhWBqaQKHSr-BksQ4dUDCAo&amp;uact=5\"><em>Carmilla<\/em><\/a>. \u00c8 presidente del circolo ANPI \u00abOnorina Pesce Brambilla\u00bb di Pavia. Fa parte del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki. Scrive di uso politico del diritto penale e di antifascismo. Ha una seconda identit\u00e0 di pianista e <a href=\"https:\/\/www.allaboutjazz.com\/php\/tag.php?id=48967\">critico musicale<\/a>. Su Twitter \u00e8 <strong><a href=\"https:\/\/twitter.com\/lucacasarotti\">@lucacasarotti<\/a><\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><strong>Mauro Vanetti<\/strong> scrive su <a href=\"https:\/\/www.marxist.com\/search.htm?q=Mauro+Vanetti\"><em>marxist.com<\/em><\/a>,\u00a0<em>Giap<\/em>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.google.com\/search?q=site%3Acarmillaonline.com+%22di+Mauro+Vanetti%22&amp;oq=site%3Acarmillaonline.com+%22di+Mauro+Vanetti%22&amp;aqs=chrome..69i57j69i58.8196j0j4&amp;sourceid=chrome&amp;ie=UTF-8\"><em>Carmilla<\/em><\/a>. Con altri attivisti ha pubblicato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senzaslot.it\/vivere-senza-slot\/\"><em>Vivere senza slot<\/em><\/a> (Ediciclo, 2013) sull&#8217;opposizione al gioco d&#8217;azzardo di massa. Di mestiere \u00e8 ingegnere del software; con questa scusa ultimamente si occupa anche di videogiochi. 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