{"id":3637,"date":"2011-04-11T00:00:15","date_gmt":"2011-04-10T22:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=3637"},"modified":"2015-10-06T10:06:02","modified_gmt":"2015-10-06T08:06:02","slug":"siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/","title":{"rendered":"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione?"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/EgyptRevolution.jpg\" width=\"500\" height=\"772\" \/><\/p>\n<h5>[Comincia la pubblicazione su <em>Giap<\/em> degli interventi fatti da WM1 e WM2 alla UNC (University of North Carolina) di Chapel Hill, il 5 aprile scorso.<br \/>\nIl giorno prima abbiamo fatto gli stessi interventi alla Duke University, Durham, NC. Una sorta di &#8220;prova generale&#8221;: dalla sessione di domande e risposte, grazie soprattutto a Michael Hardt e Federico Luisetti, sono emersi elementi che ci hanno permesso di migliorare l&#8217;esposizione. La versione che state per leggere\/ascoltare \u00e8 quella &#8220;2.0&#8221;.<br \/>\nPer quest&#8217;esperienza siamo grati a molte persone. In particolare, ringraziamo: <strong>Mimmo Cangiano<\/strong>, <strong>Roberto Dainotto<\/strong> e <strong>Federico Luisetti<\/strong>, per l&#8217;invito, per aver organizzato tutto l&#8217;ambaradan e per la scanzonata compagnia; <strong>Laura Moure Cecchini<\/strong>, che ci ha lasciato per cinque giorni il suo appartamento, con licenza di messa a soqquadro; le compagne e i compagni del centro sociale <strong><a href=\"http:\/\/www.elkilombo.org\/\">El Kilombo Intergalactico<\/a><\/strong>, per un illuminante pomeriggio di\u00a0 &#8220;contro-turismo&#8221;; <strong>Michael Hardt<\/strong>, che si dimostra sempre un gentiluomo; <strong>Fredric Jameson<\/strong>, per l&#8217;appoggio all&#8217;iniziativa e la chiacchierata; <strong>Michal Osterweil<\/strong>, con cui abbiamo in comune preziosi ricordi della penultima ondata.<br \/>\nQui sotto, l&#8217;intervento di WM1. La prossima settimana toccher\u00e0 a quello di WM2, intitolato: &#8220;Come distinguere una rivoluzione da tutto il resto&#8221;.<br \/>\nEntrambe le versioni inglesi sono gi\u00e0 disponibili in pdf ed entrambi gli mp3 ascoltabili\/scaricabili in calce a questo post.]<\/h5>\n<h5 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211; &#8211; &#8211;<\/span><br \/>\n<\/span><\/h5>\n<p>Qualche settimana fa, sul <em>Guardian<\/em> \u00e8 uscito un articolo di <strong>Antonio Negri<\/strong> e <strong>Michael Hardt<\/strong> intitolato \u00ab<em>Arabs are democracy&#8217;s new pioneer<\/em>s\u00bb. In esso, i due autori cercavano di fornire una cornice per interpretare le recenti sollevazioni popolari in Nordafrica e nel Medio Oriente. A un certo punto scrivevano che:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abchiamare &#8220;rivoluzioni&#8221; queste lotte sembra aver depistato i commentatori, che danno per scontata una progressione degli eventi che obbedisca alla logica del 1789, o del 1917, o di qualche altra ribellione europea del passato, contro re o zar.\u00bb [1]<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel preparare questa conferenza, l&#8217;interrogativo \u00e8 stato: \u00e8 possibile descrivere una sollevazione odierna come &#8220;rivoluzione&#8221; senza essere depistati in quel modo? E come possiamo <em>raccontare<\/em> una rivoluzione <em>oggi<\/em>? <!--more--><br \/>\nNon vi \u00e8 dubbio che gli eventi recenti in Nordafrica e in Medio Oriente, soprattutto le rivolte in Tunisia ed Egitto, abbiano prodotto risonanze in tutti noi, nei nostri stessi corpi, in tutta Europa e in Occidente. In una recente manifestazione londinese, alcuni dimostranti indossavano magliette con la scritta:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00abWALK LIKE AN EGYPTIAN<br \/>\nDEMONSTRATE LIKE AN EGYPTIAN<br \/>\nFIGHT LIKE AN EGYPTIAN\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Eppure, il dibattito pubblico su questi temi \u00e8 stato sciatto e confuso, con tutte le trappole narrative e i congegni idologici che il compagno <strong>Wu Ming 2<\/strong> elencher\u00e0 e analizzer\u00e0 nel suo intervento.<br \/>\nLa mia idea \u00e8 che, mentre ci adoperiamo per evitare quelle trappole, dovremmo cercare narrazioni \u00absalutarmente schizofreniche\u00bb della rivoluzione, ovvero: storie che ci restituiscano la molteplicit\u00e0 di questo lungo e agitato momento, e possano liberarci dai riflessi condizionati generati da tutte le connessioni \u00abpatologiche\u00bb che diamo per scontate nella vita di ogni giorno.<br \/>\nTali narrazioni \u00absalutarmente schizofreniche\u00bb potrebbero incorporare riferimenti tanto al XX secolo quanto alla tradizione rivoluzionaria europea, senza alcuna <em>reductio ad unum<\/em> o ipersemplificazione, in modi inattesi e anche spiazzanti.<br \/>\nPenso che un simile approccio possa aiutarci a colmare il divario tra, da una parte, pensatori come Hardt &amp; Negri, che tendono a dare troppa enfasi alle <em>discontinuit\u00e0<\/em> con le lotte e rivoluzioni del XX secolo\u00a0 (es. discontinuit\u00e0 tra le moltitudini di oggi e il proletariato di ieri, tra l&#8217;impero di oggi e l&#8217;imperialismo di ieri etc.) e, dall&#8217;altra, pensatori come <strong>Slavoj \u017di\u017eek<\/strong> e <strong>Alain Badiou<\/strong>, che fanno continui riferimenti alla sequenza rivoluzionaria novecentesca, ma a volte sembrano sceglierli pi\u00f9 per il loro valore di scandalo nei confronti dei liberali che per la loro utilit\u00e0 nelle lotte del presente.<br \/>\nIn quest&#8217;intervento cercher\u00f2 esempi di narrazioni \u00absalutarmente schizofreniche\u00bb della rivoluzione, mettendo a confronto il modo in cui la classe operaia italiana guard\u00f2 alla \u00abRivoluzione di Febbraio\u00bb del 1917, una descrizione fatta da <strong>Marcel Proust<\/strong> nel secondo volume della <em>Recherche<\/em>, e un poema di <strong>Vladimir Majakovskij<\/strong> intitolato <em>150.000.000<\/em>. Sarebbe stato pacchiano scegliere esempi dai nostri stessi libri, no?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3730\" title=\"Battaglia della Somme\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Battle_of_the_Somme_3.gif\" width=\"500\" height=\"256\" \/><br \/>\nSiamo nel marzo del 1917. La Grande guerra (nessuno, com&#8217;\u00e8 ovvio, la chiama ancora \u00abPrima guerra mondiale\u00bb) \u00e8 appena entrata nel suo terzo anno, ed \u00e8 un irredimibile spettacolo di sangue. Il cuore di un continente si \u00e8 tramutato in mattatoio, enormi battaglie vengono combattute per obbiettivi insensati, come conquistare pochi metri di terra desolata. La Battaglia della Somme, terminata da un paio di mesi, \u00e8 durata quasi venti settimane e ha causato la morte di oltre un milione e mezzo di uomini.<br \/>\nL&#8217;Italia \u00e8 entrata in guerra nel maggio del 1915. Il fronte \u00e8 nell&#8217;Italia nord-orientale, e il nemico \u00e8 l&#8217;Impero Austro-Ungarico. Decine di migliaia di uomini sono gi\u00e0 morti in una serie di battaglie lungo il fiume Isonzo, battaglie inutili e gestite in modo inetto. La vita nel fango delle trincee \u00e8 miseranda e disperata. Uomini in stato di shock si gettano l&#8217;un l&#8217;altro occhiate spettrali.<br \/>\nPu\u00f2 essere utile ricordare chi sta combattendo contro chi:<br \/>\n&#8211; da una parte c&#8217;\u00e8 un&#8217;alleanza nota come la \u00abTriplice Intesa\u00bb, formata da Regno Unito, Francia e Impero di Russia, ma l&#8217;Intesa non \u00e8 pi\u00f9 \u00abtripla\u00bb, perch\u00e9 si sono uniti all&#8217;allenza l&#8217;Italia, la Grecia, la Romania e altri paesi. Gli USA non sono ancora entrati in guerra, lo faranno in aprile.<br \/>\n&#8211; dall&#8217;altra parte ci sono gli \u00abImperi centrali\u00bb, cio\u00e8 l&#8217;Impero tedesco, l&#8217;Impero Austro-Ungarico, l&#8217;Impero Ottomano e il Regno di Bulgaria.<\/p>\n<p>All&#8217;improvviso, in Russia, una rivoluzione costringe lo zar Nicola II ad abdicare in favore di un governo provvisorio formato da liberali e socialisti. In Russia c&#8217;\u00e8 ancora il calendario giuliano, il che significa che \u00e8 ancora febbraio. Lo zar abdica il 7 marzo, ma in Russia \u00e8 il 22 febbraio, per questo l&#8217;evento passer\u00e0 alla storia come \u00abRivoluzione di Febbraio\u00bb.<\/p>\n<p>La notizia della rivoluzione raggiunge Roma a met\u00e0 marzo. In Italia, in questi giorni, il movimento socialista russo \u00e8 quasi sconosciuto. Nemmeno i dirigenti e gli intellettuali pi\u00f9 prestigiosi del Partito Socialista Italiano sanno granch\u00e9 dei rivoluzionari russi. Negli ultimi dieci anni, l&#8217;organo ufficiale del partito, l<em>&#8216;Avanti!<\/em>,\u00a0 ha pubblicato alcuni articoli sulla Russia, ma erano tutti di seconda mano, ripresi dalla stampa socialista francese e tedesca. Le sole occasioni in cui delegazioni di socialisti russi e italiani hanno potuto incontrarsi e parlare sono state due conferenze contro la guerra: una a Zimmerwald, in Svizzera, nel settembre 1915, e l&#8217;altra a Kienthal, sempre in Svizzera, nell&#8217;aprile 1916. Da allora, la guerra ha imperversato rabbiosa: le comunicazioni sono difficili, e in Italia vige la censura di guerra. La Rivoluzione di Febbraio coglie di sorpresa il movimento socialista italiano.<br \/>\nSe la dirigenza ha accesso soltanto a notizie di seconda mano, la base del partito, cio\u00e8 la classe operaia, pu\u00f2 affidarsi solo a materiali di terza o quarta mano.<br \/>\nI proletari socialisti ricordano il tentativo di rivoluzione del 1905, a cui guardarono con simpatia e solidariet\u00e0, ma sono trascorsi pi\u00f9 di dieci, fatidici anni: la guerra ha cambiato la vita di quasi tutti, la sollevazione del 1905 appartiene a un mondo di riferimenti ormai lontano, e parliamo di una nazione dove il 40% della popolazione \u00e8 analfabeta.<\/p>\n<p>La notizia della Rivoluzione di Febbraio arriva in Italia grazie a un dispaccio dell&#8217;agenzia Stefani. L&#8217;<em>Avanti!<\/em> la pubblica il 16 marzo, e a quel punto accade qualcosa: la classe operaia italiana, sfiancata dal conflitto, interpreta immediatamente quella lontana rivoluzione come un grande evento che porr\u00e0 fine alla guerra. I proletari italiani (che siano al fronte o a casa) deducono all&#8217;istante che il processo rivoluzionario porter\u00e0 la Russia fuori dal conflitto, accelerando la fine del grande massacro.<br \/>\nEppure, il dispaccio della Stefani dice esplicitamente che i rivoluzionari russi \u00ab[vogliono] la continuazione della guerra\u00bb e la \u00abeliminazione delle influenze reazionarie, ritenute favorevoli alla pace.\u00bb [2] Infatti, la prima cosa che fanno i membri socialisti del parlamento russo (la Duma) \u00e8 invitare la gente a tornare al lavoro e i soldati al fronte, per continuare la guerra. E il governo provvisorio, in una nota ufficiale firmata dal nuovo ministro degli esteri Pavel Miljukov, dichiara senza ambiguit\u00e0 che la Russia fa ancora parte dell&#8217;Intesa e la guerra proseguir\u00e0 \u00absino alla vittoria finale.\u00bb [3] L&#8217;<em>Avanti!<\/em> pubblica questa notizia il 19 marzo.<br \/>\nAddirittura, le classi dominanti dei paesi alleati accolgono con gioia la Rivoluzione di Febbraio, che ritengono un evento favorevole alla prosecuzione della guerra nelle migliori condizioni. Ora che Nicola II ha abdicato,\u00a0 l&#8217;Intesa \u00e8 composta solo da paesi democratici, e la retorica della \u00abguerra contro il dispotismo degli Imperi centrali\u00bb suona pi\u00f9 vera di prima. Il 16 marzo, la Camera dei Deputati festeggia l&#8217;abdicazione dello Zar, e molti onorevoli gridano: \u00abViva la Russia!\u00bb<br \/>\nIl 22 marzo, il governo provvisorio russo \u00e8 riconosciuto da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Italia.<\/p>\n<p>Nondimeno, e in modo inspiegabile, pochi giorni dopo la notizia della rivoluzione, gli operai di Torino scioperano (mossa audace, dato che scioperare \u00e8 illegale dall&#8217;inizio della guerra) e gridano: \u00abBasta con la guerra! Fare come in Russia!\u00bb<br \/>\nIl 18 marzo, soltanto quarantott&#8217;ore dopo il dispaccio, un socialista milanese scrive una lettera a un amico al fronte, un caporale di fanteria. Eccone un estratto:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon so se tu avrai avuto l&#8217;eco di ci\u00f2 che sta avvenendo in Russia. Credo di s\u00ec, ad ogni modo devo dirti che le cose non si conoscono che molto imperfettamente, dato e attraverso le menzogne e restrizioni e deformazioni &#8211; volute e interessate\u00a0 &#8211; della stampa borghese e della censura. Ci\u00f2 che \u00e8 certo oggi \u00e8 questo: che lo Czar [&#8230;] ha abdicato [&#8230;] E se lo scopo della rivoluzione \u00e8 l&#8217;oltranzismo&#8230; ad oltranza, perch\u00e9 lo Czar ha abdicato quando questo era il suo programma? [&#8230;] Ben altra dev&#8217;essere la verit\u00e0 che oggi non pu\u00f2 ancora trapelare attraverso i comunicati.\u00bb [4]<\/p><\/blockquote>\n<p>Il mittente [Pietro Nazzari] e il destinatario della lettera [Pietro Pietrobelli] verranno accusati di propaganda sovversiva tra i militari e condannati, rispettivamente, a quindici e cinque anni di reclusione.<\/p>\n<p>Il 30 marzo l&#8217;<em>Avanti!<\/em> riporta di seconda mano un breve riassunto di un proclama del Soviet di Pietrogrado, il consiglio rivoluzionario di operai e soldati impegnato in uno scontro di potere con il governo provvisorio. Il proclama \u00e8 indirizzato ai proletari di tutto il mondo, e li esorta a rovesciare le loro autocrazie nazionali e porre fine alla guerra.<br \/>\nAl momento, in Italia si sa pochissimo del Soviet di Pietrogrado e del suo conflitto col governo provvisorio. Questo \u00e8 il primissimo, vago indizio che in Russia la situazione potrebbe avere quello sviluppo.<\/p>\n<p>Eppure, <em>da oltre due settimane<\/em> la classe operaia italiana saluta la rivoluzione russa come l&#8217;evento anti-bellico per eccellenza. La cosa proseguir\u00e0 per tutta la primavera e l&#8217;estate, in tutta Italia.<br \/>\nIl 15 aprile, il Servizio Informazioni dell&#8217;Esercito fa rapporto su diverse lettere in cui i soldati festeggiano gli eventi russi. Tra i militi, riporta la nota del SIE, \u00e8 diffusa la credenza che la rivoluzione sia \u00abnon gi\u00e0 dirett[a] a rovesciare un governo colpevole di far male la guerra, ma a impedire la continuazione della guerra stessa.\u00bb [5]<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3722\" style=\"margin: 1px 3px;\" title=\"Lenin spazza via la sporcizia dal mondo. Dobbiamo ritrovarla, quella ramazza.\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Lenin-barriendo-la-casa2.jpg\" width=\"200\" height=\"315\" \/>Ben presto il grido \u00abViva Lenin!\u00bb inizia a risuonare in manifestazioni spontanee. E&#8217; quasi un miracolo: secondo ogni logica, in Italia Lenin dovrebbe essere quasi sconosciuto. Tuttavia, \u00abLenin\u00bb \u00e8 una sineddoche, una sineddoche buona, non velenosa: una sineddoche in cui la parte rivela il tutto. Il vero significato dello slogan \u00e8: \u00abFermare la guerra!\u00bb<br \/>\nLa dirigenza del PSI, la cui linea ufficiale sulla guerra \u00e8 \u00abN\u00e9 aderire, n\u00e9 sabotare\u00bb, non comprende come mai la base del partito stia dando una simile, drastica interpretazione anti-bellica degli eventi in Russia, che in fondo conosce solo attraverso dispacci imprecisi, dispacci che filtrano a malapena tra le maglie della censura di guerra e atterrano su pagine di giornale deturpate dagli spazi bianchi lasciati dal censore.<br \/>\nPagine di giornale che, tra l&#8217;altro, molti non sono in grado di leggere.<br \/>\nPochi mesi dopo, i Bolscevichi prendono il potere e propongono, inascoltati da tutti i governi, un armistizio generale.<br \/>\nNel marzo 1918, finalmente, i Bolscevichi riescono a portare la Russia (ormai una repubblica socialista) fuori dal conflitto, con la pace separata di Brest-Litovsk. E&#8217; una pace costosa: la Russia deve rinunciare a grandi porzioni del suo territorio, compresa l&#8217;Ucraina, che passano sotto il controllo della Germania o dell&#8217;Impero Ottomano.<br \/>\nComunque, la Russia \u00e8 fuori dalla guerra.<br \/>\nGli operai italiani avevano visto giusto.<\/p>\n<p>Ma come hanno fatto a comprendere immediatamente quel che stava accadendo, contro ogni evidenza e privi di informazioni affidabili? Come ci sono riusciti? Cos&#8217;\u00e8 scattato nell&#8217;immaginazione di quei membri della classe operaia italiana? Quale \u00abvisione\u00bb ha anticipato il riconoscimento, quale sguardo sono riuscite a gettare sull&#8217;Evento russo queste persone poco informate, che vivono e sgobbano e crepano a migliaia di chilometri di distanza, affondate nelle trincee o schiacciate dal lavoro di fabbrica, per giunta pochissimo collegate tra loro?<br \/>\nChe aspetto ha avuto fin da subito, ai loro occhi, la rivoluzione?<\/p>\n<p>Nel suo documento del 2009 intitolato \u00abMise au point\u00bb, il <strong>Comit\u00e9 Invisible<\/strong> scriveva:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abUn movimento rivoluzionario non si espande per contaminazione, ma per risonanza. Qualcosa che si costituisce qui risuona con l&#8217;onda d&#8217;urto di qualcosa che si costituisce laggi\u00f9. Il corpo che risuona lo fa nel modo che gli \u00e8 proprio. Un&#8217;insurrezione non \u00e8 come l&#8217;espansione di una pestilenza o di un incendio nel bosco &#8211; un processo lineare che si estenderebbe col contatto ravvicinato a partire da una scintilla iniziale. E&#8217; piuttosto qualcosa che prende corpo come una musica, le cui sedi, anche quando disperse nel tempo e nello spazio, riescono a imporre il ritmo della propria vibrazione. A prendere sempre pi\u00f9 spessore. Fino al punto in cui qualunque ritorno alla normalit\u00e0 non possa pi\u00f9 essere desiderabile, e nemmeno attuabile.\u00bb [6]<\/p><\/blockquote>\n<p>Di recente, Alain Badiou ha citato una parte di questa dichiarazione, in un articolo sulle rivolte nordafricane uscito su <em>Le Monde<\/em>. [7]<\/p>\n<p>Ok, ma&#8230; Come e perch\u00e9 risuona un&#8217;insurrezione? Perch\u00e9 non risuona in tutti i corpi? Perch\u00e9 furono i proletari gli unici a sentire la risonanza della Rivoluzione di Febbraio? Perch\u00e9 la classe al potere non fu in grado di prevedere cosa stava per accadere, anche se certamente aveva pi\u00f9 informazioni della classe operaia?<\/p>\n<p>Nel 1914 e 1915, la guerra era stata propagandata come una rivoluzione, niente di meno. I governi dell&#8217;Intesa avevano presentato il conflitto come una crociata democratica contro il dispotismo degli imperi decadenti, contro l&#8217;autoritarismo prussiano, contro il tallone di ferro ottomano in Medio Oriente etc. La fraseologia era radicale e rivoluzionaria. Di fatto, molti radicali si erano arruolati, convinti di dare un aiuto pratico alla sconfitta del vecchio mondo e alla costruzione di una nuova Europa. Svariati radicali italiani avevano sperato che la guerra realizzasse molti degli obiettivi politici e sociali del Risorgimento, fino a quel momento rimasti sulla carta. Tra quelle persone c&#8217;era il meglio della sinistra non marxista di quel periodo, ad esempio i fratelli <strong>Carlo e Nello Rosselli<\/strong>, che qualche anno dopo avrebbero fondato il movimento antifascista clandestino Giustizia e Libert\u00e0.<\/p>\n<p>Anche pi\u00f9 a sinistra, esponenti del sindacalismo rivoluzionario avevano cercato un valore nel drastico riazzeramento del mondo che l&#8217;imminente guerra avrebbe causato. Nell&#8217;agosto del 1914, il sindacalista <strong>Alceste De Ambris<\/strong>, appena tornato in Italia dopo anni di esilio politico in Brasile e in Svizzera, aveva scritto:<\/p>\n<blockquote><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3725\" title=\"Alceste De Ambris\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/deambris.jpg\" width=\"111\" height=\"128\" \/>\u00abIo credo [&#8230;] che il fatto prodigioso al quale abbiamo la sventura o la fortuna di assistere avr\u00e0 tali conseguenze da costringere tutti i partiti e tutte le filosofie ad una radicale revisione, spezzando ogni abitudine mentale a qualunque principio s&#8217;ispiri; come ha fatto &#8211; e forse in misura anche pi\u00f9 larga &#8211; la rivoluzione francese dell&#8217;ottantanove [&#8230;] Certo, essa non \u00e8 ancora la nostra rivoluzione; ma \u00e8 forse necessaria per liberare il mondo\u00a0 dai detriti ingombranti del sopravvissuto medioevo.\u00bb [8]<\/p><\/blockquote>\n<p>E non scordiamoci di <strong>Benito Mussolini<\/strong>, che in quei giorni era ancora un socialista rivoluzionario. Nell&#8217;ottobre del 1914 aveva dichiarato:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abVogliamo essere &#8211; come uomini e come socialisti &#8211; gli spettatori inerti di questo dramma grandioso? O non vogliamo esserne &#8211; in qualche modo e in qualche senso &#8211; i\u00a0 protagonisti?\u00bb [9]<\/p><\/blockquote>\n<p>Un mese pi\u00f9 tardi, Mussolini veniva espulso dal Partito Socialista, e questo \u00e8 l&#8217;inizio di un&#8217;altra storia.<\/p>\n<p>Non era trascorso molto tempo prima che all&#8217;entusiasmo subentrassero delusione, scoraggiamento, paura e orrore. La guerra non era una rivoluzione, ma un&#8217;insensata, tremenda carneficina. La guerra aveva parlato il linguaggio della rivoluzione, ma l&#8217;aveva parlato con la lingua biforcuta. I promotori della guerra avevano mentito.<\/p>\n<p>Va fatto notare che, a differenza degli intellettuali radicali menzionati sopra, le masse, da sempre contrarie all&#8217;intervento in guerra, avevano compreso in fretta che la guerra parlava con la lingua biforcuta, ma non avrebbero potuto immaginare l&#8217;abisso di orrore in cui presto sarebbero precipitate.<br \/>\nIl trauma fu enorme.<\/p>\n<p>Le masse mobilitate, stanche della guerra, non vedevano l&#8217;ora che qualcuno parlasse <em>davvero<\/em> il linguaggio della rivoluzione.\u00a0 Una rivoluzione che, giunti a quel punto, poteva soltanto essere antitetica alla guerra.<br \/>\nUn esempio tra i mille possibili: il 20 gennaio 1916 un tribunale militare condann\u00f2 a quattro anni di prigione un soldato venticinquenne, reo di avere sparso notizie denigratorie verso l&#8217;esercito. Costui aveva scritto una lettera a un amico, in cui riferiva commenti sovversivi fatti da ufficiali. Aveva scritto:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abNon si creda agli atti di valore dei soldati, non si dia retta alle altre fandonie del giornale, sono menzogne. Non combattono, no, con orgoglio, n\u00e9 con ardore; essi vanno al macello perch\u00e9 sono guidati e perch\u00e9 temono la fucilazione [&#8230;]\u00bb [10]<\/p><\/blockquote>\n<p>Dopodich\u00e9 aveva attribuito a un ufficiale la seguente frase: \u00abSe avessi fra le mani il capo del governo, o meglio dei briganti, lo strozzerei.\u00bb E aveva concluso cos\u00ec:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQuindi unica cosa da farsi \u00e8 la rivoluzione\u2026 Siamo stanchi\u2026 e non si attende che la scintilla.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Di certo, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulla Russia, paese contadino e arretrato. Era la nazione pi\u00f9 improbabile per lo scoppio di una rivoluzione. I marxisti guardavano a paesi industriali pi\u00f9 sviluppati. Infatti, <strong>Antonio Gramsci<\/strong> defin\u00ec la rivoluzione russa \u00abuna rivoluzione contro <em>Il Capitale<\/em>.\u00bb<br \/>\nAd ogni modo, una potenziale narrazione \u00abrivoluzione vs. guerra\u00bb era gi\u00e0 in circolo, e le emozioni erano pronte ad essere espresse. La guerra stessa aveva contribuito a suscitarle. Le masse erano sintonizzate e pronte, e quando l&#8217;Evento trov\u00f2 il suo improbabile, sorprendente sito, la classe operaia trov\u00f2 subito la giusta narrazione, contro l&#8217;evidenza, contro il \u00absenso comune\u00bb e contro i discorsi degli \u00abesperti\u00bb.<\/p>\n<p>Eppure, questa \u00e8 solo la generica <em>precondizione<\/em> della risonanza. Dobbiamo saperne di pi\u00f9 dei modi specifici in cui l&#8217;Evento russo risuon\u00f2 in Italia e, pi\u00f9 precisamente, dobbiamo capire <em>con cosa<\/em> risuon\u00f2.<br \/>\nPer questo apro una seconda linea di ragionamento, che probabilmente andr\u00e0 pi\u00f9 a tentoni.<br \/>\nPer quanto strano possa sembrare, questa linea di ragionamento ha a che fare con Marcel Proust.<\/p>\n<p>La mia ipotesi \u00e8 che gli operai italiani fossero in posizione avvantaggiata rispetto ai loro dirigenti e ai giornalisti. Mentre questi ultimi erano paralizzati dalla mancanza di informazioni e subivano la frustrazione generata dalla censura, gli operai erano pi\u00f9 liberi di guardare da lontano e interrogarsi sui contorni dell&#8217;evento rivoluzionario, pi\u00f9 liberi di metterne a fuoco la forma, e cercare di coglierne il significato per mezzo di similitudini. A cosa somigliava? E come li faceva sentire?<br \/>\nBeh, somigliava a molte cose. I proletari proiettarono su di esso una molteplicit\u00e0 di immagini, tutte collegate al loro pi\u00f9 grande desiderio: il desiderio che la guerra finisse, la guerra che aveva reso la vita cos\u00ec monotonamente terrificante, cos\u00ec indegna di essere vissuta, cos\u00ec deprimente e carente di variet\u00e0 e molteplicit\u00e0.<\/p>\n<p>Ben lungi dal mantenere le sue promesse rivoluzionarie, la guerra aveva istituito un feroce regime disciplinare, ed era associata all&#8217;obbedienza cieca, al dispotismo, all&#8217;impossibilit\u00e0 di scampare alla morte.<br \/>\nUn evento in cui le masse avevano disobbedito, rovesciato un despota e reclamato una vita migliore, non poteva che essere associato alla fine della guerra. Una rivoluzione poteva solo essere contro la guerra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3761\" style=\"margin: 1px 2px;\" title=\"Fucilazione di insubordinati italiani al fronte, prima guerra mondiale\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/fucilazione2.jpg\" width=\"261\" height=\"222\" \/>Di nuovo: quei proletari si chiesero: \u00abA cosa somiglia quell&#8217;evento lontano?\u00bb. E si risposero: \u00abSomiglia a quel che vorrei fare io! Somiglia a quel che ho visto tentare tante volte, senza successo!\u00bb<br \/>\nAlla met\u00e0 di luglio del 1917, i fanti della Brigata Catanzaro si ribellarono ai loro ufficiali. Fu la pi\u00f9 grande rivolta avvenuta nell&#8217;esercito italiano durante la Grande Guerra.<br \/>\nL&#8217;incidente ebbe luogo a Santa Maria la Longa, in Friuli, dove la brigata era di stanza dal 25 giugno, per un periodo di riposo. La notizia di un nuovo distaccamento nelle trincee della prima linea scaten\u00f2 una protesta che presto divenne rivolta aperta.<br \/>\nPer reprimere l&#8217;insurrezione, l&#8217;esercito impieg\u00f2 una compagnia di Carabinieri, quattro mitragliatrici e due autocannoni. Lo scontro dur\u00f2 tutta la notte e termin\u00f2 all&#8217;alba. Nei giorni seguenti, circa 20 ribelli furono fucilati e sepolti in una fossa comune.<br \/>\nEcco a cosa somigliava la rivoluzione: somigliava a un ammutinamento, a un atto di diserzione, di renitenza alla leva. Somigliava a uno sciopero. Ecco con cosa risuonava l&#8217;Evento: la rivoluzione era una versione su larga scala delle rivolte che scoppiavano in trincea in quei mesi.<\/p>\n<p>Ok, ma&#8230; Che c&#8217;entra Marcel Proust con tutto questo?<\/p>\n<p>La Rivoluzione di Febbraio \u00e8 come un gruppo di ragazze che passeggiano sul lungomare di Balbec, Francia settentrionale, visto dal narratore di <em>Alla ricerca del tempo perduto<\/em>. Per la precisione, accade nel secondo volume, <em>All&#8217;ombra delle fanciulle in fiore<\/em>, pubblicato per la prima volta nel 1919.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3726\" title=\"Il lungomare di Cabourg, citt\u00e0 a cui Proust si ispir\u00f2 per descrivere Balbec\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/cabourg-100.jpg\" width=\"500\" height=\"324\" \/><br \/>\nUn giorno, mentre ozia di fronte al suo albergo, il narratore avvista, in fondo al molo, \u00abuna macchia bizzarra\u00bb. E&#8217; un gruppetto di cinque o sei ragazze, che camminano verso di lui.<br \/>\nNon posso fornire che un arido distillato dell&#8217;incredibile descrizione che segue [11]: dura una ventina di pagine ed \u00e8 colma di digressioni, grappoli di metafore contraddittorie e sinestesie in cui nasi e guance fluttuano nell&#8217;aria senza appartenere ad alcun volto in particolare, movimenti del corpo sono paragonati a brani di partiture musicali (Chopin \u00e8 esplicitamente chiamato in causa), l&#8217;appartenenza a una classe sociale \u00e8 descritta come fosse scultura, elementi dello sfondo sono immaginati in gara di velocit\u00e0 con elementi di un primo piano immaginario, macchine surrealiste attraversano la scena&#8230; Dapprima, le ragazze sono paragonate a \u00abuno stormo di gabbiani che [esegua] a passi contati sulla spiaggia&#8230; una passeggiata, il cui fine appaia&#8230; oscuro ai bagnanti\u00bb. Una di loro spinge una bicicletta, un&#8217;altra porta mazze da golf, e continuano a camminare. Il narratore descrive il loro modo di incedere, ma non ne individualizza nessuna, vede solo un \u00abnaso diritto\u00bb qui, \u00abun paio d&#8217;occhi duri, ostinati e ridenti\u00bb l\u00e0&#8230; Il rosa delle guance di una ragazza gli ricorda i gerani, poi dice che in quel piccolo corteo \u00aberano accostati gli aspetti pi\u00f9 diversi, tutte le gamme di colore vi comparivano una accanto all&#8217;altra, ma&#8230; era confuso come una musica in cui non avessi potuto isolare e riconoscere al passaggio le frasi, distinte ma dimenticate subito dopo\u00bb. Poche righe dopo, descrive il muoversi del gruppetto come \u00abla traslazione continua di una bellezza fluida, collettiva e mobile\u00bb. Dopodich\u00e9 si pone domande sulla classe sociale delle ragazze, e delira sui loro corpi, \u00abcome statue esposte al sole di una statua della Grecia\u00bb, ma subito dopo la comitiva avanza come \u00abuna luminosa cometa\u00bb, e quando le ragazze si fermano per un momento, appaiono come \u00abun aggregato di forma irregolare, compatto, insolito e strillante, come un conciliabolo di uccelli che si radunino al momento di prendere il volo; poi ripresero la loro lenta passeggiata lungo il molo\u00bb. Alle fanciulle non importa niente delle altre persone sul molo, avanzano come \u00abuna macchina che fosse stata lanciata\u00bb, e anche quando il narratore inizia a distinguerle appena l&#8217;una dall&#8217;altra, sono ancora \u00abun tutto tanto omogeneo nelle sue parti quanto diverso dalla folla in mezzo a cui si svolgeva lentamente il suo corteo\u00bb. Poi viene introdotta un&#8217;altra metafora, ora il narratore sta usando un telescopio per osservare un pianeta vicino, del quale non sa dire se sia o meno abitato da umani. Dice che \u00e8 la \u00abfugacit\u00e0\u00bb del gruppetto, come la fugacit\u00e0 dei passanti, \u00abesseri che non si sono conosciuti\u00bb, a rendere quelle giovani donne tanto affascinanti. Se il narratore le avesse conosciute in circostanze pi\u00f9 formali,\u00a0 \u00abtolte dall&#8217;elemento che dava loro tante sfumature e un che d&#8217;indefinito, quella fanciulle mi avrebbero incantato meno\u00bb.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un resoconto molto inadeguato, mi sono concentrato sulle ragazze, lasciando fuori molte digressioni che rendono queste pagine ancor pi\u00f9 misteriose e incantate. Nel chiudere la sequenza, il narratore dice:<\/p>\n<blockquote><p>\u201c[Mi resi conto,] con la soddisfazione di un botanico, che non era possibile trovare riunite specie pi\u00f9 rare di quei giovani fiori che in quel momento interrompevano dinanzi a me la linea dell&#8217;onda con la loro siepe leggera, simile a un boschetto di rose di Pennsylvania, ornamento di un giardino sulla costa, tra le quali \u00e8 contenuto tutto il tratto d&#8217;oceano percorso da qualche nave a vapore, cos\u00ec lenta a scivolare sul tragitto orizzontale e turchino che va da uno stelo all&#8217;altro, che una pigra farfalla, attardata in fondo alla corolla che la chiglia della nave ha da un pezzo sorpassata, pu\u00f2 aspettare, per volarsene via, sicura di arrivare prima della nave, che soltanto una particella azzurrata separi la prua di quella dal primo petalo di fiore verso cui naviga.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>In uno dei saggi raccolti nel suo libro <em>Politica della letteratura<\/em>, <strong>Jacques Ranci\u00e8re<\/strong> si sofferma su questo brano e ne fa un esempio di come la letteratura possa restituirci la \u00abecceit\u00e0\u00bb della vita.<\/p>\n<p>\u00abEcceit\u00e0\u00bb \u00e8 un concetto filosofico antico, riformulato da <strong>Deleuze &amp; Guattari<\/strong> nel loro <em>Mille piani<\/em>. La parola deriva dal latino &#8220;haec&#8221;, questo. La &#8220;questit\u00e0&#8221; di qualcosa. &#8220;Ecceit\u00e0&#8221; \u00e8 la configurazione del molteplice qui-e-ora. In queste pagine proustiane, un senso di &#8220;ecceit\u00e0&#8221; \u00e8 reso grazie a una matassa di figure retoriche (si immagini una matassa di zucchero filato multicolore, in cui ombre e sfumature siano prodotte da un intreccio di metafore, ipotiposi, prosopopee, &#8220;fallacia patetica&#8221; etc.), un super-tropo esteso, utilizzato da Proust per descrivere la disordinata configurazione che il mondo assume intorno al narratore in un momento irripetibile, singolare, senza gerarchie tra ci\u00f2 che \u00e8 grande e ci\u00f2 che \u00e8 piccolo, tra &#8220;sfondo&#8221; e &#8220;primo piano&#8221;, tra umano e inanimato, tra luce e tempo etc. L&#8217;ecceit\u00e0 \u00e8 la caratteristica peculiare della configurazione di un momento. &#8220;Siamo tutti le cinque della sera&#8221;, scrivono Deleuze &amp; Guattari, riferendosi a una famosa poesia di <strong>Federico Garcia Lorca<\/strong> (<em>Llanto por Ignacio S\u00e1nchez Mej\u00edas<\/em>). Assaporiamo un frammento della loro visionaria prosa:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abTutto il concatenamento individuato nel suo insieme \u00e8 un&#8217;ecceit\u00e0&#8230; Il lupo stesso, il cavallo o il bambino finiscono di essere soggetti per divenire eventi, in concatenamenti che non si separano da un&#8217;ora, da una stagione, da un&#8217;atmosfera, da un&#8217;aria, da una vita. La strada si compone con il cavallo [&#8230;] Il clima, il vento, la stagione, l&#8217;ora non sono di una natura diversa dalle cose, dagli animali o dalle persone che li popolano, li seguono, vi dormono o vi si svegliano [&#8230;] Bisogna sentire cos\u00ec [&#8230;] Siamo tutti le cinque della sera o un&#8217;altra ora e, semmai, due ore alla volta&#8230;\u00bb [12] (p. 387)<\/p><\/blockquote>\n<p>Ci\u00f2 che Proust descrive con grande efficacia in questo brano \u00e8 il concatenamento di un essere collettivo, un conglomerato mobile di sensazioni, oggetti e colori. Una parata di biciclette, mazze da golf, gabbiani, occhi, nasi, statue, macchine, fiori, musiche, comete, telescopi, pianeti, ombre fugaci, navi e farfalle!<\/p>\n<p>Per Ranci\u00e8re, questo \u00e8 il momento di una separazione, di una biforcazione tra due voci e due approcci.<br \/>\nQuello che \u00e8 stato chiamato &#8220;l&#8217;io trascendentale&#8221; dell&#8217;opera di Proust &#8211; cio\u00e8 l&#8217;io narrante che scrive delle proprie esperienze passate &#8211; tentenna, esita, si gode la configurazione, non vuole distinguere una ragazza dalle altre, vuole mantenere una distanza per poter ammirare l&#8217;effetto dell&#8217;insieme, la sua impersonale (o meglio, pre-personale) bellezza. La descrizione di tale configurazione \u00e8 un tributo alla vitalit\u00e0 della vita stessa.<br \/>\nMa l&#8217;altro io, l&#8217;io <em>narrato<\/em> &#8211; o, come alcuni critici lo hanno chiamato, &#8220;l&#8217;io empirico&#8221;, il personaggio di cui il narratore sta scrivendo &#8211; non pu\u00f2 fare a meno di spezzare il concatenamento. Egli finisce per individualizzare gli elementi della configurazione. In questo modo porta avanti l&#8217;azione del romanzo, perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che conoscer\u00e0 Albertine. Presto ella si staglier\u00e0 sul fondale, e l&#8217;io empirico si innamorer\u00e0 di lei.<\/p>\n<p>Per Ranci\u00e8re, \u00e8 come se Proust ci stesse dicendo che l&#8217;approccio giusto era quello dell&#8217;io trascendentale. Mentre guardava il concatenamento e si deliziava di quelle metamorfosi, il narratore ha scoperto qualcosa su se stesso, il mondo, gli altri, e quel momento nel tempo. Ranci\u00e8re si spinge fino a descrivere l&#8217;oggetto della sua scoperta come una &#8220;medicina&#8221;.<br \/>\nUna medicina per curare cosa?<\/p>\n<p>Nel preparare quest&#8217;intervento, mi sono reso conto che \u00e8 lo stesso Proust (o meglio, l&#8217;io trascendentale della <em>Recherche<\/em>) a darci la risposta, a spiegarci la natura della malattia, ad anticiparla in un messaggio in codice all&#8217;inizio della sequenza. Egli spiega che il personaggio, l&#8217;io empirico, sta vivendo uno di quei periodi della giovinezza \u00absprovvisti di un amore particolare\u00bb, in cui si smania per amori impossibili, ovunque si cerca la Bellezza (con la B maiuscola) e si \u00e8 inclini a \u00absopravvalutare i piaceri pi\u00f9 semplici per la difficolt\u00e0 stessa di conseguirli.\u00bb. Ecco cosa scrive:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abBasta che un tratto reale &#8211; il poco che si scorge di una donna vista da lontano o di schiena &#8211; ci permetta di proiettare davanti a noi la Bellezza, e subito c&#8217;immaginiamo di averla riconosciuta; il cuore ci batte, affrettiamo il passo, e resteremo sempre a met\u00e0 persuasi ch&#8217;era lei, purch\u00e9 la donna sia scomparsa: soltanto se riusciamo a raggiungerla, comprendiamo il nostro errore.\u00bb (p. 588)<\/p><\/blockquote>\n<p>L&#8217;io trascendentale lo chiama errore, noi la chiamiamo malattia. Secondo Ranci\u00e8re, l&#8217;io empirico di Proust soffre dello stesso male di Emma Bovary:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abEmma non smette di trasformare le ecceit\u00e0 in qualit\u00e0 delle persone e delle cose, le rimette cos\u00ec senza tregua nel tourbillon dei desideri e delle frustrazioni.\u00bb [13]<\/p><\/blockquote>\n<p>Adesso con parole mie: la nostra malattia consiste precisamente nello scambiare la vita (la vita nella sua pura molteplicit\u00e0) per una qualunque delle sue versioni idealizzate, per uno qualunque dei suoi feticci. Ci\u00f2 di cui abbiamo bisogno \u00e8 una cura per la nostra compulsione a possedere oggetti o catturare soggetti, una cura per la nostra ossessiva, impossibile ricerca della Donna Ideale o di qualunque altro oggetto del godimento. una cura per il nostro impulso consumistico, per il nostro sciovinismo, per il nostro culto dell&#8217;identit\u00e0. Una cura per la paranoia indotta dal sistema, dagli apparati ideologici di stato, dalle multinazionali, dai propagandisti militari etc.<br \/>\nLa cura poetica per questa malattia \u00e8 la vita, la vita \u00abresa alla pura molteplicit\u00e0 della sensazione\u00bb. Lo scrittore diventa un medico, e il prerequisito per il suo divenire medico \u00e8 il suo essere ci\u00f2 che Ranci\u00e8re chiama uno \u00abschizofrenico in buona salute\u00bb:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abQuesto schizofrenico in buona salute si d\u00e0 da fare per smantellare le connessioni patologiche operate dai personaggi della finzione tra un&#8217;apparizione sulla spiagga, l&#8217;idea dell&#8217;individualit\u00e0 e il sogno d&#8217;amore. Permette alla macchia fluida e in movimento di scivolare liberamente sull&#8217;orizzonte azzurro dove si trasforma in uno stormo di gabbiani, una composizione di statue greche o un boschetto di rose della Pennsylvania. Questa \u00e8 la vita vera, la vita resa alla pura molteplicit\u00e0 della sensazione.\u00bb [14]<\/p><\/blockquote>\n<p>Al contrario, l&#8217;io empirico (quello ammalato) individualizza e personalizza, stabilisce la \u00abconnessione patologica\u00bb: quando interrompe l&#8217;osservazione per mettere a fuoco su Albertine, innesca la reazione che lo porter\u00e0 a soccombere all&#8217;espansione di quest&#8217;ultima. Il nome di lei \u00e8 il pi\u00f9 ricorrente in tutta la <em>Recherche<\/em>: viene nominata 2360 volte. Tre volte le occorrenze di Gilberte, quasi mille occorrenze pi\u00f9 di Swann. [15]<\/p>\n<p>L&#8217;amore dell&#8217;io empirico per Albertine gli procurer\u00e0 tristezza e dolore. Tuttavia, sar\u00e0 un&#8217;esperienza utile, non dovremmo mai scordarci che l&#8217;io narrante non \u00e8 che una versione pi\u00f9 vecchia dell&#8217;io narrato, intenta a ricordare il passato. Nel presente, il narratore si dimostra pienamente in grado di descrivere l&#8217;ecceit\u00e0 della vita.<\/p>\n<p>Un dettaglio curioso: Proust corresse le bozze di <em>All&#8217;ombra delle fanciulle in fiore<\/em> nell&#8217;ottobre del 1917.<\/p>\n<p>Gli operai italiani come il narratore di Proust: essi videro la rivoluzione avanzare sul molo d&#8217;Europa e, pur non riuscendo a distinguere nessuno dei suoi tratti, colsero l&#8217;intera configurazione per mezzo di similitudini e risonanze. Una molteplice parata di scioperi, sommosse, ammutinamenti etc&#8230; All&#8217;istante, sentirono che quella molteplicit\u00e0 era antitetica alla guerra, era la cura per il male che la guerra aveva sparso su tutta l&#8217;Europa. Trovarono la pura vita nella configurazione di quel momento.<br \/>\n&#8220;Siamo tutti le cinque della sera&#8221;, ricordate? Allo stesso modo, quegli operai furono tutti il Febbraio del 1917.<\/p>\n<p>Se questo parallelismo suona troppo forzato, se Marcel Proust che sogna a occhi aperti su una spiaggia della Normandia e la classe operaia italiana che saluta la Rivoluzione russa sembrano troppo distanti l&#8217;uno dall&#8217;altra, allora cerchiamo una sorta di mediatore tra i due, oltrech\u00e9 tra la Rivoluzione russa e i modi in cui la letteratura pu\u00f2 restituire un senso di ecceit\u00e0.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3765\" style=\"margin: 1px 2px;\" title=\"Vladimir Majakovskij in un collage di Aleksandr Rodchenko\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/majakovskij2.jpg\" width=\"215\" height=\"316\" \/>Quando Proust mor\u00ec, il poeta russo Vladimir Majakovskij era a Parigi, e prese parte al funerale (22 novembre 1922).<br \/>\nMajakovskij dedic\u00f2 molti versi all&#8217;Evento rivoluzionario, centinaia di poesie. Usava la poesia per commentare questioni sociali e politiche, e molte delle sue opere furono pubblicate per la prima volta come articoli di opinione sui giornali rivoluzionari. Scrisse milioni di parole sul difficile compito &#8220;post-coitum&#8221; di edificare una societ\u00e0 socialista, ma con altrettanta frequenza rievoc\u00f2 i giorni del 1917. Nella sua portentosa produzione, spiccano alcuni lunghi poemi narrativi. Mi occuper\u00f2 di uno di questi, <em>150.000.000<\/em>, un inno alla rivoluzione come configurazione caotica, pre-personale, extra-umana.<br \/>\nPrima di citare da quell&#8217;opera, devo chiarire che non sono stato io a scoprire in Majakovskij una sorprendente inclinazione a rendere l&#8217;idea dell&#8217;ecceit\u00e0: fu nientepopodimeno che <strong>Lev Trotsky<\/strong> a scriverlo, nel suo celebre\u00a0<em>Letteratura e rivoluzione<\/em> (1924).<br \/>\nLa differenza \u00e8 che Trotsky l&#8217;intendeva come una dura critica (con attenuanti), mentre io l&#8217;intendo come un complimento. Ecco alcuni passaggi dal libro di Trotsky:<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[Nelle poesie di Majakovskij] non si riesce pi\u00f9\u00a0 a distinguere ci\u00f2 che \u00e8 piccolo da ci\u00f2 che \u00e8 grande. E&#8217; perch\u00e9 Majakovskij parla del suo amore, cio\u00e8 dei sentimenti pi\u00f9 intimi, come se si trattasse della migrazione dei popoli. Ma \u00e8 anche perch\u00e9, quando tratta della rivoluzione, non \u00e8 in grado di trovare un altro linguaggio. Spara sempre ad alzo massimo e, come \u00e8 noto a ogni artigliere, tale modo di sparare d\u00e0 il minimo di risultati e ha gravi conseguenze sui cannoni.\u00bb [16]<\/p><\/blockquote>\n<p>No. Le immagini della Rivoluzione che Majakovskij ci ha donato sono tra le pi\u00f9 durature, le pi\u00f9 potenti, le pi\u00f9 affascinanti nel lascito di quel grande evento.<br \/>\nQui Trotsky parla di <em>150.000.000<\/em>:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe opere di Majakovskij non hanno un culmine, non obbediscono ad alcuna disciplina interna. Le parti si rifiutano di obbedire al tutto, poich\u00e9 ciascuna di esse si sforza di essere indipendente, e sviluppa la propria dinamica senza considerare l&#8217;insieme. E&#8217; perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 un insieme, n\u00e9 un dinamismo complessivo [&#8230;] Le immagini, che esistono per se stesse, si urtano e barcollano. La loro mancanza di coordinazione non deriva dalla materia storica, ma da un intrinseco disaccordo con una filosofia rivoluzionaria della vita. Ragion per cui, quando si giunge, non senza difficolt\u00e0, al termine del poema, si constata che si sarebbe potuta scrivere una grande opera, se solo il poeta avesse dato prova di senso della misura e capacit\u00e0 autocritica!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Nessun senso della misura. Trotsky non era l&#8217;unico leader rivoluzionario a dispiacersi delle poesie di Majakovskij per quel motivo: lo stesso Lenin si lamentava che nei suoi versi tutto fosse &#8220;sparpagliato di qua e di l\u00e0&#8221; [17].<br \/>\nMa \u00e8 proprio per questo, per via del senso di Majakovskij per l&#8217;ecceit\u00e0, che le sue immagini restano a tutt&#8217;oggi poderose, e i suoi resoconti poetici sono tra le prime cose che associamo a quell&#8217;Evento rivoluzionario.<\/p>\n<p>Centocinquanta milioni era il numero degli abitanti della Russia quando Majakovskij scrisse il poema. Quest&#8217;ultimo fu pubblicato anonimo nel 1919. E&#8217; il primo verso a spiegare il perch\u00e9: \u00ab150.000.000 \u00e8 il nome dell&#8217;artefice di questo poema.\u00bb [18] L&#8217;opera \u00e8 esplicitamente presentata come allegoria nazionale: il poema \u00e8 la Russia rivoluzionaria, la Russia rivoluzionaria \u00e8 il poema.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl proiettile \u00e8 il ritmo.<br \/>\nLa rima il fuoco che rimbalza di edificio in edificio.<br \/>\n[&#8230;]<br \/>\nQuest&#8217;edizione \u00e8 stata stampata<br \/>\ncon la rotativa dei passi<br \/>\nsulla velina del selciato.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Quella che segue \u00e8 una festa di divagazioni, grappoli di metafore, sinestesie etc. La Vendetta, la Fame, la Baionetta,\u00a0 la Browning e la Bomba scrivono insieme un volantino. Quest&#8217;espediente retorico \u00e8 conosciuto come \u00abfallacia patetica\u00bb, e consiste nell&#8217;attribuire la capacit\u00e0 di pensare e provare emozioni a concetti astratti o cose inanimate. Il volantino dice:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abA tutti!<br \/>\nA tutti!<br \/>\nA tutti!<br \/>\nA tutti quelli<br \/>\nche non ne possono pi\u00f9!<br \/>\nUscite<br \/>\ninsieme<br \/>\ne andate!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Il volantino \u00e8 indirizzato a chiunque e a qualunque <em>cosa<\/em>: lampioni, animali, treni, edifici e fiumi entrano in sciopero e marciano insieme, \u00abmilioni di cose, \/ sfigurate, \/ spezzate, \/ devastate.\u00bb Senza differenze tra grande e piccolo, \u00e8 l&#8217;intero universo a sollevarsi, e ci sono rose, come nella descrizione proustiana delle fanciulle sulla spiaggia: \u00abinventeremo nuove rose: \/ rose di capitali con petali di piazze\u00bb. Questa moltitudine annuncia la rivoluzione, e grida:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl mondo sar\u00e0 come noi<br \/>\nl&#8217;abbiamo descritto,<br \/>\ne mercoled\u00ec,<br \/>\ne ieri,<br \/>\ne oggi,<br \/>\ne sempre,<br \/>\ne domani,<br \/>\ne doman l&#8217;altro,<br \/>\nnei secoli dei secoli!\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Da notare che non c&#8217;\u00e8 differenza gerarchica tra \u00abmercoled\u00ec\u00bb e \u00abnei secoli dei secoli\u00bb.<br \/>\nDopodich\u00e9, l&#8217;intera Russia si antropomorfizza, ora la Russia \u00e8 un tizio di nome \u00abIvan\u00bb, il campione dei proletari. E&#8217; un gigantesco, antropomorfo concatenamento di tutti e tutto, lo compongono interi mondi, \u00abil [suo] braccio \/ \u00e8 la Neva \/ ed i talloni le steppe del Caspio\u00bb. Ivan si dirige verso gli Stati Uniti, per combattere contro il presidente <strong>Woodrow Wilson<\/strong>, descritto come il campione dei capitalisti. Siamo di nuovo su una spiaggia, ma non \u00e8 Balbec, \u00e8 una spiaggia americana, \u00e8 la West Coast, e la gente sente che Ivan (cio\u00e8 la rivoluzione) sta arrivando, ma \u00e8 disinformata dalla radio, e cos\u00ec (proprio come la classe dirigente italiana nei giorni della Rivoluzione di Febbraio), non capisce. La radio annuncia \u00abuna terribile bufera nell&#8217;Oceano pacifico. \/ Sono impazziti monsoni e alisei\u00bb, poi dice che a Chicago qualcuno ha pescato strani pesci, coperti di pelliccia e con grandi nasi. Poi viene trasmessa una rettifica: la notizia sui pesci pelosi era falsa, ma la bufera c&#8217;\u00e8 davvero, \u00abe anche pi\u00f9 terribile. \/ Se ne ignorano le cause.\u00bb Infine la radio ammette che non \u00e8\u00a0 una bufera: \u00e8 il nemico. E il nemico non \u00e8 una flotta: \u00e8 Ivan. Ivan raggiunge la riva e il suo avvento scatena la guerra di classe negli USA. L&#8217;intero universo \u00e8 descritto come un vulcano, \u00abcratere da cui sprizza la lava dei popoli\u00bb. La grande ondata causata da Ivan corre verso est e arriva a Chicago, che Majakovskij presenta come il quartier generale di Woodrow Wilson. Con abbondanza di metafore miste, ipotiposi e altre figure retoriche, Chicago \u00e8 descritta come un luogo infernale. Lo stesso Ivan arriva a Chicago, lui e Wilson si scontrano come in un film di Godzilla, e Ivan distrugge Wilson.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3772\" title=\"Godzilla\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/Godzilla.jpg\" width=\"500\" height=\"232\" \/><br \/>\nL&#8217;ultima sequenza del poema \u00e8 un momento utopico ambientato in un futuro lontano: siamo nel Sahara, che non \u00e8 pi\u00f9 un deserto, e c&#8217;\u00e8 persino una delegazione marziana in visita al pianeta Terra, antico epicentro della rivoluzione universale. Giungono da tutti i pianeti, per celebrare il remoto inizio della rivoluzione. Ancora una volta, umani, animali e cose sono insieme, cantano insieme e ricordano lo sfruttamento passato, le morti e i sacrifici che furono necessari per costruire l&#8217;universo nuovo.<\/p>\n<p>Per ricapitolare: i nostri corpi risuonano con la molteplicit\u00e0 della vita rivelata dall&#8217;Evento che interrompe il ciclo delle connessioni patologiche quotidiane. La molteplicit\u00e0 e le risonanze possono essere rese attraverso un&#8217;apparentemente disordinata descrizione della configurazione di quel momento: il &#8220;super-tropo&#8221;, la nube retorica dell&#8217;ecceit\u00e0, in cui non sembra esserci senso della misura, e nessuna gerarchia tra grande e piccolo, sfondo e primo piano.<br \/>\nQuesta \u00e8 una direzione che potremmo prendere, per evitare le trappole di <em>framing<\/em> in cui si cade nel raccontare una rivoluzione. Ora Wu Ming 2 parler\u00e0 di queste trappole. Grazie.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Wu Ming 1<\/strong>, Marzo \u2013 Aprile 2011<\/p>\n<p><script type=\"text\/javascript\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/playtagger_mod\/playtagger_mod.js\"><\/script>[Clicca sull&#8217;icona blu di Playtagger per ascoltare l&#8217;audio senza uscire da questa pagina. Clicca sul link testuale per ascoltare in una nuova pagina. Clicca col destro (o ctrl + click) per scaricare e salvare gli mp3. Chi \u00e8 iscritto al <a href=\"http:\/\/feeds.feedburner.com\/WuMingPodcastEn\">nostro podcast in inglese<\/a> li ha gi\u00e0 ricevuti o li ricever\u00e0 al primo aggiornamento.]<\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" style=\"margin: 0px 2px;\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/mayakovsky3.jpg\" width=\"150\" height=\"170\" \/><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/WM1_UNC.mp3\">WU MING 1 &#8211; WE&#8217;RE ALL FEBRUARY OF 1917<\/a><\/strong><br \/>\n<strong>WU MING 1 &#8211; WE&#8217;RE ALL FEBRUARY OF 1917 (47&#8217;31&#8221;)<\/strong><br \/>\nAn article by <strong>Hardt &amp; Negri<\/strong> in <em>The Guardian<\/em> &#8211; Are the North-African uprisings revolutions? &#8211; Are 20th century references really that useless? &#8211; Looking for a &#8220;healthily schizophrenic&#8221; narrative of the revolution &#8211; Picture yourself in a trench by a river &#8211; How the Italian working class instantly grasped the anti-war nature of the 1917 February Revolution &#8211; What did the revolution look like in their eyes? &#8211; Forked tongues and resonances &#8211; <strong>Jacques Ranci\u00e8re<\/strong> on <em>In the shadow of young girls in flower<\/em> &#8211; What is &#8220;haecceity&#8221;? And can a sense of haecceity be conveyed through a narrative? &#8211; Enter <strong>Vladimir Mayakovsky<\/strong> &#8211; <strong>Lev Trotsky<\/strong> on Mayakovsky &#8211; <em>The 150 Million<\/em> &#8211; Conclusions.<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/WM1_UNC_talk_on_revolution.pdf\">PDF HERE<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" style=\"margin: 0px 2px;\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/lawrence140-mini.jpg\" width=\"150\" height=\"130\" \/><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/WM2_UNC.mp3\">WU MING 2 &#8211; HOW TO TELL A REVOLUTION FROM EVERYTHING ELSE<\/a><\/strong> (44&#8217;21&#8221;)<br \/>\n<strong>WU MING 2 &#8211; HOW TO TELL A REVOLUTION FROM EVERYTHING ELSE (44&#8217;21&#8221;)<\/strong><br \/>\nThe &#8220;colored revolutions&#8221; &#8211; 1989 &#8211; What is a &#8220;toxic&#8221; narrative of the revolution? &#8211; Retrospective illusion of fatality &#8211; The first regime to fall down was our regime of discourse on the Arab world &#8211; Orientalism and revolution: <strong>T.E. Lawrence<\/strong> &#8211; Looking for the &#8220;Original Sin&#8221; &#8211; Chronological myopia &#8211; The Synecdoche Effect &#8211; A timeline in the <em>Guardian<\/em> website &#8211; The meme of the &#8220;Twitter Revolution&#8221; &#8211; Partial intentionality and the Ceausescu Effect &#8211; &#8220;Divide and conquer&#8221; stories &#8211; The Main Event and the Wind-Down &#8211; The Result and post-coital tiredness &#8211; Conclusions.<br \/>\n<strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/WM2_UNC_talk_on_revolution.pdf\">PDF HERE<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/domandeUNC.mp3\">QUESTIONS &amp; ANSWERS<\/a><\/strong><br \/>\n<strong>QUESTIONS &amp; ANSWERS (19&#8217;52&#8221;)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<h5><strong>NOTE<\/strong><\/h5>\n<h5><strong>1. <\/strong>Michael Hardt e Antonio Negri, \u00ab<a href=\"http:\/\/www.guardian.co.uk\/commentisfree\/2011\/feb\/24\/arabs-democracy-latin-america\">Arabs Are Democracy&#8217;s New Pioneers<\/a>\u00bb, <em>The Guardian<\/em>, 24 febbraio 2011. Citazione tradotta da WM1.<\/h5>\n<h5><strong>2. <\/strong>Stefano Caretti, <em>La rivoluzione russa e il socialismo italiano (1917-1921)<\/em>, Nistri-Lischi Editori, Pisa 1974, p. 26<\/h5>\n<h5><strong>3.<\/strong> Ibidem, p. 27; cfr. Lev Trotsky, <em>Storia della rivoluzione russa, vol. I<\/em>, &#8220;La rivoluzione di febbraio&#8221;, Oscar Mondadori, Milano, 1969.<\/h5>\n<h5><strong>4.<\/strong> Caretti, op. cit., p. 36.<\/h5>\n<h5><strong>5.<\/strong> Ibidem, p. 35.<\/h5>\n<h5><strong>6. <\/strong>Comit\u00e9 invisible, <a href=\"http:\/\/juralibertaire.over-blog.com\/article-27514149.html\"><em>Mise au point<\/em><\/a>, febbraio 2009. Stralcio tradotto da WM1.<\/h5>\n<h5><strong>7. <\/strong>Alain Badiou, \u00ab<a href=\"http:\/\/www.lemonde.fr\/idees\/article\/2011\/02\/18\/tunisie-egypte-quand-un-vent-d-est-balaie-l-arrogance-de-l-occident_1481712_3232.html\">Tunisie, Egypte : quand un vent d&#8217;est balaie l&#8217;arrogance de l&#8217;Occident<\/a>\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 18 febbraio 2011, <a href=\"http:\/\/www.bartleby.info\/content\/alain-badiou-tunisia-egitto-quando-un-vento-dell%E2%80%99est-spazza-l%E2%80%99arroganza-dell%E2%80%99occidente\">traduzione italiana qui<\/a>.<\/h5>\n<h5><strong>8. <\/strong>Antonio Gibelli, <em>La grande guerra degli italiani (1915-1918)<\/em>, Sansoni, Milano 1998, p. 47<\/h5>\n<h5><strong>9.<\/strong> Ibidem, p. 52<\/h5>\n<h5><strong>10. <\/strong>E. Forcella &#8211; A. Monticone, <em>Plotone d\u2019esecuzione. I processi della prima guerra mondiale<\/em>, Laterza, Bari 1968, pp. 43-44. Il libro \u00e8 stato ristampato nel 1998, ma io ho consultato l&#8217;edizione vetusta.<\/h5>\n<h5><strong>11.<\/strong> Per tutte le citazioni a seguire ho usato la traduzione di <em>All&#8217;ombra delle fanciulle in fiore<\/em> realizzata da Franco Calamandrei e Nicoletta Neri, dall&#8217;edizione in un solo volume di <em>Alla ricerca del tempo perduto<\/em>, Einaudi Tascabili Biblioteca, Torino, 2008. La sequenza qui descritta va da p. 588 a p. 596. Se vi suona strano che l&#8217;Einaudi sia riuscita a &#8220;cavarsela&#8221; in otto pagine, beh, dovreste vedere com&#8217;\u00e8 impaginato il libro!<br \/>\nN.B. Nel colophon del libro, la traduzione di <em>All&#8217;ombra delle fanciulle in fiore<\/em> \u00e8 erroneamente accreditata a Franco <em>Fortini<\/em> e Nicoletta Neri. Fortini ha s\u00ec tradotto Proust (nello stesso volumone ET c&#8217;\u00e8 la sua traduzione di <em>Albertine scomparsa<\/em>), ma il &#8220;Franco&#8221; delle <em>Fanciulle<\/em> \u00e8 Calamandrei. Forse qualcuno ha gi\u00e0 segnalato la svista alla casa editrice, ad ogni modo lo far\u00f2 anch&#8217;io.<\/h5>\n<h5><strong>12.<\/strong> Gilles Deleuze &#8211; F\u00e9lix Guattari, <em>Mille piani. Capitalismo e schizofrenia<\/em>, Castelvecchi, Roma 1996, p. 387. Traduzione di Giorgio Passerone.<\/h5>\n<h5><strong>13.<\/strong> Jacques Ranci\u00e8re, <em>Politica della letteratura<\/em>, Sellerio, Palermo 2010, p. 68. Traduzione di Anna Bissanti.<\/h5>\n<h5><strong>14.<\/strong> Ibidem, p. 73.<\/h5>\n<h5><strong>15.<\/strong> Cfr. Jean-Yves Tadi\u00e9, <em>Proust. L&#8217;opera, la vita, la critica<\/em>, Net, Milano 2003, p. 50.<\/h5>\n<h5><strong>16. <\/strong>Ho consultato l&#8217;opera di Trotsky <a href=\"http:\/\/www.marxists.org\/archive\/trotsky\/1924\/lit_revo\/index.htm\">in inglese<\/a> (traduzione di Rose Strunsky), <a href=\"http:\/\/www.marxists.org\/francais\/trotsky\/livres\/litterature\/tabmat.htm\">in francese<\/a> (traduzione di Pierre Frank e Claude Ligny) e <a href=\"http:\/\/www.marxists.org\/espanol\/trotsky\/1920s\/literatura\/indice2.htm\">in spagnolo<\/a> (traduttore non indicato). Le due citazioni sono tratte dal cap. 4, interamente dedicato al futurismo russo. Non avendo a disposizione un&#8217;edizione italiana del libro, ho &#8220;ricostruito&#8221; i brani confrontando le versioni francese e spagnola. Procedimento filologicamente scorretto, ma il risultato \u00e8 comprensibile e adatto alla bisogna.<\/h5>\n<h5><strong>17.<\/strong> Testimonianza riportata in: Herbert Marshall, <em>Vladimir Mayakovsky<\/em>, Hill &amp; Wang, New York 1965, p. 30.<\/h5>\n<h5><strong>18.<\/strong> Per tutte le citazioni a seguire ho usato la traduzione di <em>150.000.000<\/em> presente nel quinto volume delle <em>Opere complete<\/em> di Majakovskij, a cura di Ignazio Ambrogio, Editori Riuniti, Roma 1958, pp.109-157. Ho la fortuna di possedere questo meraviglioso cofanetto <em>vintage<\/em>, con copertine ruvide color mattone e stampa in caratteri minuscoli su carta di diverse tonalit\u00e0 di bianco. Che storia appropriatamente majakovskiana deve avere, la compilazione di questo &#8220;mostro&#8221; destinato ai proletari, alle biblioteche delle sezioni di partito e delle case del popolo!<\/h5>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Comincia la pubblicazione su Giap degli interventi fatti da WM1 e WM2 alla UNC (University of North Carolina) di Chapel Hill, il 5 aprile scorso. Il giorno prima abbiamo fatto gli stessi interventi alla Duke University, Durham, NC. Una sorta di &#8220;prova generale&#8221;: dalla sessione di domande e risposte, grazie soprattutto a Michael Hardt e [&hellip;]","protected":false},"author":1,"featured_media":21204,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,8,5],"tags":[828,256,834,840,849,848,539,842,753,2361,827,847,843,830,839,846,845,297,754,841,844,850],"class_list":["post-3637","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-appunti","category-editoriali","category-transmedia","tag-828","tag-alain-badiou","tag-alceste-de-ambris","tag-antonio-negri","tag-brigata-catanzaro","tag-comite-invisible","tag-deleuze-guattari","tag-duke-university","tag-egitto","tag-grande-guerra","tag-jacques-ranciere","tag-lenin","tag-lev-trotsky","tag-marcel-proust","tag-michael-hardt","tag-prima-guerra-mondiale","tag-rivoluzione","tag-slavoj-zizek","tag-tunisia","tag-unc","tag-vladimir-mayakovsky","tag-woodrow-wilson"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione? - Giap<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione? - Giap\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[Comincia la pubblicazione su Giap degli interventi fatti da WM1 e WM2 alla UNC (University of North Carolina) di Chapel Hill, il 5 aprile scorso. Il giorno prima abbiamo fatto gli stessi interventi alla Duke University, Durham, NC. Una sorta di &#8220;prova generale&#8221;: dalla sessione di domande e risposte, grazie soprattutto a Michael Hardt e [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Giap\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2011-04-10T22:00:15+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2015-10-06T08:06:02+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/EgyptRevolution.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"500\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"772\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Wu Ming\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@Wu_Ming_Foundt\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@Wu_Ming_Foundt\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Wu Ming\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"36 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Wu Ming\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/881b1c925aaf48fe6eb5c3970be4458f\"},\"headline\":\"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione?\",\"datePublished\":\"2011-04-10T22:00:15+00:00\",\"dateModified\":\"2015-10-06T08:06:02+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/\"},\"wordCount\":7415,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/05\\\/EgyptRevolution.jpg\",\"keywords\":[\"1917\",\"Alain Badiou\",\"Alceste De Ambris\",\"Antonio Negri\",\"Brigata Catanzaro\",\"Comit\u00e9 invisible\",\"Deleuze &amp; Guattari\",\"Duke University\",\"Egitto\",\"Grande guerra\",\"Jacques Ranci\u00e8re\",\"Lenin\",\"Lev Trotsky\",\"Marcel Proust\",\"Michael Hardt\",\"Prima guerra mondiale\",\"rivoluzione\",\"Slavoj Zizek\",\"Tunisia\",\"UNC\",\"Vladimir Mayakovsky\",\"Woodrow Wilson\"],\"articleSection\":[\"Appunti\",\"Esternazioni\",\"Transmedia\"],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/\",\"name\":\"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione? - Giap\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/05\\\/EgyptRevolution.jpg\",\"datePublished\":\"2011-04-10T22:00:15+00:00\",\"dateModified\":\"2015-10-06T08:06:02+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/881b1c925aaf48fe6eb5c3970be4458f\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/05\\\/EgyptRevolution.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2015\\\/05\\\/EgyptRevolution.jpg\",\"width\":500,\"height\":772},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/2011\\\/04\\\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione?\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/\",\"name\":\"Giap\",\"description\":\"Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.wumingfoundation.com\\\/giap\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/881b1c925aaf48fe6eb5c3970be4458f\",\"name\":\"Wu Ming\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/1f49001124f0d5b3aeb1d387dbd89e7b48de4c5c15539460ec1c154566c1723c?s=96&d=blank&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/1f49001124f0d5b3aeb1d387dbd89e7b48de4c5c15539460ec1c154566c1723c?s=96&d=blank&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/1f49001124f0d5b3aeb1d387dbd89e7b48de4c5c15539460ec1c154566c1723c?s=96&d=blank&r=g\",\"caption\":\"Wu Ming\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione? - Giap","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione? - Giap","og_description":"[Comincia la pubblicazione su Giap degli interventi fatti da WM1 e WM2 alla UNC (University of North Carolina) di Chapel Hill, il 5 aprile scorso. Il giorno prima abbiamo fatto gli stessi interventi alla Duke University, Durham, NC. Una sorta di &#8220;prova generale&#8221;: dalla sessione di domande e risposte, grazie soprattutto a Michael Hardt e [&hellip;]","og_url":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/","og_site_name":"Giap","article_published_time":"2011-04-10T22:00:15+00:00","article_modified_time":"2015-10-06T08:06:02+00:00","og_image":[{"width":500,"height":772,"url":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/EgyptRevolution.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Wu Ming","twitter_card":"summary_large_image","twitter_creator":"@Wu_Ming_Foundt","twitter_site":"@Wu_Ming_Foundt","twitter_misc":{"Scritto da":"Wu Ming","Tempo di lettura stimato":"36 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/"},"author":{"name":"Wu Ming","@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/#\/schema\/person\/881b1c925aaf48fe6eb5c3970be4458f"},"headline":"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione?","datePublished":"2011-04-10T22:00:15+00:00","dateModified":"2015-10-06T08:06:02+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/"},"wordCount":7415,"image":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/EgyptRevolution.jpg","keywords":["1917","Alain Badiou","Alceste De Ambris","Antonio Negri","Brigata Catanzaro","Comit\u00e9 invisible","Deleuze &amp; Guattari","Duke University","Egitto","Grande guerra","Jacques Ranci\u00e8re","Lenin","Lev Trotsky","Marcel Proust","Michael Hardt","Prima guerra mondiale","rivoluzione","Slavoj Zizek","Tunisia","UNC","Vladimir Mayakovsky","Woodrow Wilson"],"articleSection":["Appunti","Esternazioni","Transmedia"],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/","url":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/","name":"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione? - Giap","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/EgyptRevolution.jpg","datePublished":"2011-04-10T22:00:15+00:00","dateModified":"2015-10-06T08:06:02+00:00","author":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/#\/schema\/person\/881b1c925aaf48fe6eb5c3970be4458f"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/#primaryimage","url":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/EgyptRevolution.jpg","contentUrl":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/EgyptRevolution.jpg","width":500,"height":772},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2011\/04\/siamo-tutti-il-febbraio-del-1917-ovvero-a-che-somiglia-una-rivoluzione\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Siamo tutti il febbraio del 1917, ovvero: A che somiglia una rivoluzione?"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/#website","url":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/","name":"Giap","description":"Il sito ufficiale di Wu Ming, collettivo di scrittori","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/#\/schema\/person\/881b1c925aaf48fe6eb5c3970be4458f","name":"Wu Ming","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1f49001124f0d5b3aeb1d387dbd89e7b48de4c5c15539460ec1c154566c1723c?s=96&d=blank&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1f49001124f0d5b3aeb1d387dbd89e7b48de4c5c15539460ec1c154566c1723c?s=96&d=blank&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1f49001124f0d5b3aeb1d387dbd89e7b48de4c5c15539460ec1c154566c1723c?s=96&d=blank&r=g","caption":"Wu Ming"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3637","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3637"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3637\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/media\/21204"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3637"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3637"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3637"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}