{"id":35251,"date":"2018-10-04T09:06:10","date_gmt":"2018-10-04T07:06:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=35251"},"modified":"2018-10-04T18:48:32","modified_gmt":"2018-10-04T16:48:32","slug":"il-pendolo-di-foucault-30ennale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/10\/il-pendolo-di-foucault-30ennale\/","title":{"rendered":"&#8220;La superstizione porta sfortuna&#8221;. A trent&#8217;anni da <em>Il pendolo di Foucault<\/em>"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35269\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/trentennale.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"465\" \/><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Oggi, trent&#8217;anni fa, usciva <em>Il pendolo di Foucault<\/em> di Umberto Eco, romanzo subito <a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1990\/02\/24\/ma-il-pendolo-non-profeta-in.html\">circondato da mille polemiche<\/a> \u2013 compresa <a href=\"https:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/1988\/11\/15\/quel-diavolo-di-umberto.html?ref=search\">una stroncatura dell&#8217;<em>Osservatore Romano<\/em><\/a> dal sapore di &#8220;scomunica&#8221;, ma tanto l&#8217;autore, come del resto noialtri, <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Scomunica_ai_comunisti#Testo_integrale_del_decreto_del_1949\">era gi\u00e0 scomunicato<\/a> \u2013\u00a0 e solo pi\u00f9 tardi assurto allo status di &#8220;classico&#8221;. Nell&#8217;anno di disgrazia 2018, quando ormai lo \u00abstile paranoico\u00bb \u00e8 lo stile dell&#8217;intera galassia comunicativa, il tema e le argomentazioni di quel libro non potrebbero essere pi\u00f9 attuali.<br \/>\nDopo l&#8217;inaugurazione di questo speciale a puntate con il video della <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/cospirazionismo-qanon-pendolo-foucault\/\">conferenza sul complottismo tenuta da Wu Ming 1 a Montr\u00e9al<\/a>, oggi pubblichiamo un contributo di <strong>Enrico Manera<\/strong>, da tempo collaboratore di <em>Giap<\/em>, studioso di storia, memoria culturale e teorie del mito, autore di diverse pubblicazioni tra cui <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2013\/01\/il-piu-odiato-dai-fascisti-conversazione-su-furio-jesi\/\"><em>Furio Jesi. Mito, violenza, memoria<\/em><\/a> (Carocci 2012).<br \/>\nLo speciale proseguir\u00e0 con un intervento di <strong>Mariano Tomatis<\/strong>, mago e storico dell&#8217;illusionismo, e un saggio\/reportage di <strong>Wu Ming 1<\/strong>. Il 16 ottobre WM1 terr\u00e0 anche una conferenza sul <em>Pendolo<\/em>\u00a0riletto oggi a Correggio (RE), i dettagli <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/calendario-wu-ming-estate-2018-2\/\">nel nostro calendario<\/a>. Buona lettura.]<\/span><\/p>\n<p>di <strong><strong>Enrico Manera<\/strong><\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;opera di Eco narratore continua il lavoro dello studioso con mezzi solo apparentemente diversi: il suo romanzo storico confonde gli orizzonti dell&#8217;alto e del basso, decostruisce lo sfondo ideologico, intreccia ironia e leggerezza con impegno e lucidit\u00e0. Ne <i>Il nome della rosa<\/i> come ne <i>Il cimitero di Praga <\/i>finzione letteraria, produzione teorica, funzione critica sono distinguibili ma mostrano la loro parentela. Ogni romanzo ha personaggi in qualche modo legati a un&#8217;autobiografia culturale, una struttura originale e un riferimento a una tradizione e al genere, ed \u00e8 anche racconto e applicazione di una teoria. Contiene ipotesi, espone sottotesti ideologici, smaschera effetti politici.<\/p>\n<p>Il testo pi\u00f9 radicale e pi\u00f9 riuscito in questo senso \u00e8 proprio <i>Il<\/i> p<i>endolo di Foucault<\/i>, uno dei pi\u00f9 difficili e sofisticati per la trama di riferimenti. \u00c8 indubbio che il libro abbia diversi livelli di lettura e prerequisiti di ingresso molti alti. Non fa sconti e pratica una dura selezione, a partire dalla struttura &#8220;cabalistica&#8221;, modellata sull&#8217;albero delle <em>sefirot<\/em>, e dalla selva di citazioni che fanno del paratesto un elemento architettonico maestoso.<!--more--><\/p>\n<p><i>Il pendolo<\/i> \u00e8 molto di pi\u00f9 che fiction erudita per palati fini, capace di mettere insieme templari, cabala, illuminati, legionari filonazisti, aristocratici e massoni \u2013 e il tutto senza mai essere ridicola o grottesca. Richiami filosofici, storici, biblici, classici, rinascimentali, esoterici o contemporaneissimi e molto tecnici, sono continui e talmente sottili da lasciare sconcertati. Il fitto ricamo di saperi, tanto specialistici, anacronistici e arcani quanto fascinatori e seduttivi, coincide con il campo di gravit\u00e0 creato dal<i> Pendolo<\/i>, alla cui forza il lettore si trova assoggettato. Mi pare che questo campo di tensione sia una traccia dell&#8217;<i>intenzione<\/i> dell&#8217;opera stessa, che, oltre le intenzioni dell&#8217;autore e quelle del lettore, ne indica le istruzioni di lettura e interpretazione.<br \/>\n<i><\/i><\/p>\n<p><i>Il<\/i> <i>pendolo<\/i> \u00e8 un libro sulla storia della menzogna, sulla fame di mito e di assoluto: un libro sulle forme di costruzione della miticit\u00e0 e della verit\u00e0. Riflettendo la fine anni Settanta e gli Ottanta, mostra la \u00abcultura di destra\u00bb nel suo rapporto con l&#8217;esoterismo, non senza una sottile feroce ironia nei confronti della passione piccolo-borghese e provinciale per i titoli altisonanti e il lusso sacrale: quel consumo culturale, ancora una volta l&#8217;<i>autobiografia della nazione<\/i>, che <strong>Furio Jesi<\/strong> vedeva come fatto di testi alchemici, filoceltici e negazionisti rilegati \u00abin vinilpelle con fregi in oro\u00bb.<\/p>\n<p>Un mondo facilmente impressionabile e conquistabile a causa della poca dimestichezza italiana con la cultura della tradizione aristocratica e alto-borghese mitteleuropea. Un mondo in cui la concorrenza \u00e8 rappresentata dal soprannaturale interno alla tradizione cattolica \u2013 dalle Madonne a Padre Pio \u2013 ma anche dalla cultura trasversale che trova appagamento nel tempo storico-oleografico delle rievocazioni risorgimentali, insieme di riferimenti che confluir\u00e0 nell&#8217;immaginario fascista, con un uso del passato che si delinea come la matrice indistinta della cultura di destra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35263\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/flagello-1.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"554\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nMa <i>Il pendolo<\/i> \u00e8 anche di un esercizio della critica &#8220;illuminista&#8221; che Eco porta nel proprio campo disciplinare, ad esempio nelle lezioni di <i>Interpretazione e sovrainterpretazione <\/i>(1992): una critica alla sbornia post-moderna, alla moda decostruzionista, all'&#8221;esoterismo&#8221; come pratica accademica, a certa ermeneutica &#8220;gnostica&#8221;, alla ricezione americana di Derrida, in definitiva a quella cultura che si regge, paradossalmente, sugli effetti di segretezza e sull&#8217;aura di miticit\u00e0 al fine di consolidare la propria posizione e recintare un&#8217;area interdetta ai non-iniziati.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo Eco descrive l&#8217;ossessione per ci\u00f2 che \u00e8 vago e misterioso, l\u2019occultismo, i saperi arcani, il <i>feuilleton<\/i>, il brus\u00eco dell&#8217;opinione, e il loro fascino per borghesi e conservatori, all&#8217;interno del mercato e della cultura di massa. Una dinamica magistralmente ritratta nel personaggio dell&#8217;editore Garamond e nell&#8217;ambiente di scrittori \u00aba proprie spese\u00bb della casa minore Manuzio. Sottotraccia descrive anche la ricerca della <i>distinzione<\/i> come pratica volta a delimitare e sacralizzare un <span class=\"s3\">territorio culturale escludendone i <i>parvenus<\/i>. Il che \u00e8 anche la ragione per cui la cultura pu\u00f2 risultare indigesta a molti e per cui legioni di studenti si sentono respinti e umiliati dentro scuole e istituzioni universitarie. Oltre ai circoli e alla cooptazione, come ha osservato <strong>Jan Assmann<\/strong>, \u00able varie discipline sviluppano propri modi di porre domande e problemi e operano cos\u00ec come una mnemotecnica dell\u2019oblio nei confronti di obiettivi pi\u00f9 generali e basilari\u00bb. L&#8217;iper-specializzazione \u00e8 anche un modo di rendere neutrali e inoffensivi saperi che hanno un forte portato emancipativo.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;attualit\u00e0 profetica del libro si deve anche al fatto che i suoi temi centrali, ben prima della diffusione di Internet, delle <i>fake news<\/i> e della post-verit\u00e0, siano la costruzione del segreto e le ossessioni del complotto. Nei Settanta-Ottanta italiani i personaggi principali, Casaubon, Diotallevi e Belbo, figure intellettuali diverse dall&#8217;editoria in cui lavorano, attraversano il mondo misterioso e senza tempo di Agli\u00e9 e il suo entourage di \u00abdiabolici\u00bb, si confrontano con un Piano costruito sull&#8217;analogia, sui linguaggi esoterici e su allusioni tali da creare una diversa e pi\u00f9 attraente Verit\u00e0 metastorica, nascosta ai pi\u00f9 e in cui <i>Tutto si tiene.<\/i><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35264\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/abulafia.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"472\" \/><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><br \/>\nUna Verit\u00e0 che consente di rileggere l&#8217;intero intreccio storico universale e di restituire \u2013 a chi la conoscer\u00e0 \u2013 il Senso.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">[Avvertenza: spoiler.]<\/span><\/p>\n<p>Per usare ancora termini jesiani, si tratta di una gigantesca <i>macchina mitologica<\/i> che i protagonisti cercano di rimontare pezzo per pezzo finendo per essere travolti dal meccanismo stesso. La presunzione del possesso della verit\u00e0 da parte dei suoi depositari, nella forma del segreto, prepara l&#8217;azione estrema: la fine di Belbo a Parigi, nel Conservatoire national des arts et m\u00e9tiers, il luogo mitico-simbolico che ospita il pendolo di Foucault \u2013 il referente oggettuale, elaborato del fisico francese L\u00e9on, che non \u00e8 <i>quel<\/i> Foucault, anche se a lui non pu\u00f2 non rinviare; \u00abl&#8217;unico luogo stabile del cosmo, l&#8217;unico riscatto alla dannazione del panta rei\u00bb.<\/p>\n<p>La violenza istituisce un senso potente mediante il sacrificio di colui che potrebbe sapere qualcosa di pi\u00f9; ma in realt\u00e0 potrebbe rivelare che ci\u00f2 che i Cercatori della Verit\u00e0 si affannano a inseguire ovunque, inseguendone l&#8217;aura che loro stessi hanno creato, semplicemente <i>non c&#8217;\u00e8<\/i>. <i>Non c&#8217;\u00e8 mai stato<\/i>. <i>Non ci pu\u00f2 essere<\/i>. Il gesto del dare la morte riafferma l&#8217;illusione per la folla dei \u00abcredenti\u00bb e a un nuovo superiore livello, restaura il movimento di ricerca mediante il quale si dichiara la propria speciale elezione. In modo diverso Casaubon, Diotallevi e Belbo pagano con le loro vite l&#8217;aver osato vanificare le illusioni degli altri e l&#8217;aver attentato al loro mondo di senso, riscrivendolo. E forse sono vittime della loro strafottente ironia e superiore intelligenza, dell&#8217;aver sottovalutato le conseguenze del prendersi gioco dei semplici e dei fanatici, nel frattempo divenuti legione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: small;\">[Fine spoiler.]<\/span><\/p>\n<h4><strong>Trent&#8217;anni dopo<\/strong><\/h4>\n<p><i>Il pendolo<\/i> \u00e8 dunque un libro sullo stile paranoico moderno, con la fobia del complotto \u2013 societ\u00e0 segrete, tentativi di colpi di stato, delazione, cospirazioni \u2013 cos\u00ec strettamente connessa al mito politico da aver dato vita a un gran numero di variazioni sul tema: il complotto gesuita, massone, giudeo, comunista, sinarchico&#8230; Tutti sono connotati dall\u2019idea del cambiamento radicale o dal rovesciamento dell&#8217;esistente attuato da invisibili cospiratori, descritti come iniziati al mistero, dediti al segreto e abitatori di mondi paralleli.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35265\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/cimitero.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"272\" \/>Ma, come sempre, uscendo dalla fantasmagoria ogni complotto assume una straordinaria forza d&#8217;impatto sulla societ\u00e0 e sulle azioni politiche dei suoi attori: a partire dalla fine dell&#8217;Ottocento in Europa giudei, frammassoni, stranieri, anarchici e comunisti sono gli elementi della nebulosa cospirativa che costituir\u00e0 il prototipo del <i>nemico interno<\/i>. Rispetto al quale la destra reazionaria e quella fascista, al potere, vorranno contrapporsi frontalmente per rassicurare la grande e piccola borghesia spaventata: con il paradosso che l&#8217;intrigo, la segretezza e la manipolazione attribuite al nemico sono invece i tipici <i>modus operandi <\/i>del loro agire, come nel caso dell&#8217;invenzione dei <i>Protocolli dei savi di Sion, <\/i>com&#8217;\u00e8 noto un falso prodotto negli ambienti dell&#8217;antisemismo per diffondere odio contro gli ebrei, storia magistralmente raccontata proprio da Eco ne <i>Il cimitero di Praga<\/i>, in cui risuonano gli stessi temi de <i>Il pendolo.<\/i><\/p>\n<p>Non resta che unire i puntini: trent&#8217;anni dopo, in un mondo che Eco ha conosciuto dopo averlo previsto (e nuovamente provato a raccontare nell&#8217;ultimo, imperfetto, <i>Numero zero, <\/i>ambientato negli anni Novanta), la mediasfera e la fasciosfera sono imballate di narrazioni altrettanto tossiche, come quelle sulle \u00abONG tassiste del mare\u00bb, gli \u00abeurocrati\u00bb, le femministe e il gender , e tutti i soggetti \u00abantinazionali\u00bb che sarebbero al soldo del \u00abfinanziere ebreo Soros\u00bb. Per non dire della memetica e del <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/06\/kill-all-normies\/\">complesso gioco di trolling<\/a> che l&#8217;alt-right americana ha saputo costruire nell&#8217;ultimo decennio attorno ai social network.<\/p>\n<div id=\"attachment_35266\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35266\" class=\"wp-image-35266\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/sorosdappertutto.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"376\" \/><p id=\"caption-attachment-35266\" class=\"wp-caption-text\">Soros, l&#8217;onnipresente babau dei neofascismi e dello \u00abstile paranoico\u00bb moderno. Sulle teorie del complotto come parodie (involontarie) del funzionamento del capitalismo, cfr. Wu Ming 1, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/cospirazionismo-qanon-pendolo-foucault\/\"><em>Beyond The Paranoid Style<\/em><\/a>.<\/p><\/div>\n<p><strong>Roland Barthes<\/strong> ci ha insegnato che ogni cosa pu\u00f2 diventare &#8220;mito&#8221;, se una determinata forma e la sua circolazione lo permetteranno e se c&#8217;\u00e8 chi lo sapr\u00e0 usare. Negli immaginari collettivi contemporanei, potenziati dalla rete come <i>ipermedium <\/i>in cui precipitano e si incontrano tutti gli altri media, operano stereotipi che trovano in materiali mitologici lo spunto per una rivendicazione dell\u2019identit\u00e0 imperniata sul segreto, di cui le ossessioni della contro-storia sono una modalit\u00e0 di espressione.<\/p>\n<p>Proprio segretezza e esotericit\u00e0 si configurano come reazione e risposta alla democrazia e alla dimensione pubblica, nel rimpianto per un passato idealizzato: \u00abla strutturazione della relazione di segretezza pervade l\u2019immagine delle societ\u00e0 complesse a fronte di un rimpianto per le relazioni interpersonali trasparenti, miticamente attribuito alle societ\u00e0 primitive\u00bb (Bidussa). Cos\u00ec il pensiero mitico e la circolazione iniziatica sono intesi come strumenti palingenetici di segno opposto a quello della modernit\u00e0 disgregante e delle democrazia corrotta.<\/p>\n<p>Sullo scenario della mondializzazione diversi intrecci discorsivi e nodi immaginari si radicano nella paura e nel sospetto verso l&#8217;alterit\u00e0 e la differenza: sono miti contemporanei capaci di servire da combustibile per alimentare tensioni e rancori di natura sociale ed economica.<\/p>\n<p>Immaginare l\u2019<i>altro<\/i> nel circolo chiuso della sua cultura \u00e8 funzionale all&#8217;invenzione del circolo chiuso della propria identit\u00e0, quello che oggi si vuole nazionale e sovranista. Un modello organico ormai consolidato dall&#8217;Ottocento che insiste su un <i>bias<\/i> favorevole alla credenza nella \u00abrazza\u00bb come identit\u00e0 naturale.<\/p>\n<p>Questo crea le condizioni per l&#8217;impossibilit\u00e0 dell&#8217;incontro con l&#8217;altro, nega la possibilit\u00e0 dell&#8217;idea che ognuno \u00e8 quello che \u00e8 in relazione a quello che i suoi altri sono.<\/p>\n<p>Credo che nei suoi romanzi Eco abbia mostrato che \u00e8 possibile giocare con l&#8217;enciclopedia, ibridare l&#8217;archivio, far saltare il canone. Ha reso inoperante il loro potere di seduzione, disseminando di coriandoli, briciole di pane e petardi il racconto della storia, al fine di disinnescare il rapporto viziato tra cultura e identit\u00e0, in modo da poter restituire una funzione liberante alla scrittura e al sapere.<\/p>\n<h4><strong>Salvare Pim \u00e8 salvare il mondo<\/strong><\/h4>\n<p>Tra i diversi esempi che si potrebbero citare mi piace ricordare un passaggio, un dialogo tra due protagonisti de <i>Il pendolo di Foucault <\/i>(prima ed. Milano 1988, pp. 287-99), lo studente e e poi editor Casaubon e la sua compagna Lia. \u00c8 lei, che nell&#8217;idioletto domestico lo chiama Pim, a parlare cercando di dipanare la matassa intricata in cui l&#8217;uomo che ama si sta perdendo. Un dialogo tra due studiosi che sono soprattutto due amanti, intrecciato di intimit\u00e0 e intelligenza. Contro l&#8217;eccesso di analogia e la tendenza a vedere mito, pathos e sovrannaturale ovunque, Lia spiega che non esistono gli archetipi ma \u00abc&#8217;\u00e8 il corpo\u00bb.<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p5\">\u00abDentro la pancia \u00e8 bello \u2013<span class=\"s7\"> dice \u2013 perch\u00e9 ci cresce il bambino, si infila il tuo uccellino tutto allegro e scende il cibo buono saporito, e per questo sono belli e importanti la caverna, l&#8217;anfratto, il cunicolo, il sotterraneo, e persino il labirinto che \u00e8 fatto come le nostre buone e sante trippe, e quando qualcuno deve inventare qualcosa di importante lo fa venire di l\u00ec, perch\u00e9 sei venuto di l\u00ec anche tu il giorno che sei nato, e la fertilit\u00e0 \u00e8 sempre in un buco, dove qualcosa prima marcisce e poi ecco l\u00e0, un cinesino, un dattero, un baobab\u00bb. <\/span><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>I simboli, spiega Lia, hanno sempre un&#8217;origine concreta e funzionale, che si occulta e si istuzionalizza fino a sembrare un pezzo di natura:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abIl modo pi\u00f9 comodo per ritornare da dove si \u00e8 passati senza rifare due volte la stessa strada \u00e8 camminare in circolo. E siccome l&#8217;unica bestia che si acciambella a cerchio \u00e8 il serpente, ecco perch\u00e9 tanti culti e miti del serpente, perch\u00e9 \u00e8 difficile rappresentare il ritorno del sole arrotolando un ippopotamo. Inoltre se devi fare una cerimonia per invocare il sole, ti conviene muovere in circolo, perch\u00e9 se muovi in linea retta ti allontani da casa e la cerimonia dovrebbe essere brevissima, e d&#8217;altra parte il circolo \u00e8 la struttura pi\u00f9 comoda per un rito, e lo sanno anche quelli che mangiano fuoco sulle piazze, perch\u00e9 in circolo tutti vedono nello stesso modo chi sta al centro, mentre se un&#8217;intera trib\u00f9 si mettesse in linea retta come una squadra di soldati, quelli pi\u00f9 lontano non vedrebbero.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>E ancora, i numeri sono segni che derivano dal corpo e dalle relazioni elementari che si strutturano a partire dalla dimensione umana:<\/p>\n<blockquote>\n<p class=\"p9\">\u00abUno sei tu che non sei due, uno \u00e8 quel tuo affarino l\u00ec; una \u00e8 la mia affarina qui e uni sono il naso e il cuore e quindi vedi quante cose importanti sono uno. E due sono gli occhi, le orecchie, le narici, i miei seni e le tue palle, le gambe, le braccia e le natiche. Tre \u00e8 pi\u00f9 magico di tutti perch\u00e9 il nostro corpo non lo conosce, non abbiamo nulla che sia tre cose, e dovrebbe essere un numero misteriosissimo che attribuiamo a Dio, in qualunque posto viviamo. Ma se ci pensi, io ho una sola cosina e tu hai un solo cosino [&#8230;] e se mettiamo questi due cosini insieme viene fuori un nuovo cosino e diventiamo tre. [&#8230;] Ma due braccia e due gambe fanno quattro, ed ecco che quattro \u00e8 lo stesso un bel numero, specie se pensi che gli animali hanno quattro zampe e a quattro zampe vanno i bambini piccoli, come sapeva la Sfinge. Cinque non parliamone, sono le dita della mano, e con due mani hai quell&#8217;altro numero sacro che \u00e8 dieci, e per forza sono dieci persino i comandamenti, altrimenti se fossero dodici quando il prete dice uno, due, tre e mostra le dita, arrivato agli ultimi due deve farsi prestar la mano dal sacrestano\u00bb.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Ne risulta un indimenticabile manifesto per l&#8217;illuminismo di cui abbiamo disperatamente bisogno.<\/p>\n<blockquote><p>\u00abAllora vedi che le persone con sale nella testa se vedono il fornello dell&#8217;alchimista, tutto chiuso e caldo dentro, pensano alla pancia della mamma che fa il bambino, e solo i tuoi diabolici vedono la Madonna che sta per fare il bambino e pensano che sia un&#8217;allusione al fornello dell&#8217;alchimista.<br \/>\nCos\u00ec hanno passato migliaia di anni a cercare un messaggio, e tutto era gi\u00e0 l\u00ec, bastava si guardassero allo specchio.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[Oggi, trent&#8217;anni fa, usciva Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, romanzo subito circondato da mille polemiche \u2013 compresa una stroncatura dell&#8217;Osservatore Romano dal sapore di &#8220;scomunica&#8221;, ma tanto l&#8217;autore, come del resto noialtri, era gi\u00e0 scomunicato \u2013\u00a0 e solo pi\u00f9 tardi assurto allo status di &#8220;classico&#8221;. 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