{"id":34851,"date":"2018-09-27T10:00:54","date_gmt":"2018-09-27T08:00:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=34851"},"modified":"2025-03-03T21:37:33","modified_gmt":"2025-03-03T20:37:33","slug":"bufala-monte-manfrei-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei-2\/","title":{"rendered":"Monte Manfrei. Un &#8220;crimine partigiano&#8221; inventato di sana pianta. Seconda e ultima puntata"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_35088\" style=\"width: 1095px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35088\" class=\"wp-image-35088 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/parata.jpg\" alt=\"\" width=\"1085\" height=\"813\" \/><p id=\"caption-attachment-35088\" class=\"wp-caption-text\">Esempio di <em>False Memory Syndrome<\/em>: ricordare un eccidio mai avvenuto. Monte Manfrei, commemorazione del 26 giugno 2015. Nella foto, la bandiera della Repubblica Sociale Italiana (stato-fantoccio collaborazionista impiantato da Hitler nell&#8217;Italia settentrionale), quella dell&#8217;Unione Nazionale Caduti della RSI e quella dell&#8217;Associazione Nazionale Paracadutisti d&#8217;Italia (ANPdI), sez. prov. di Genova \u00abDario Pirlone\u00bb.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Nicoletta Bourbaki<\/strong> * &#8211; <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei\/\">La prima puntata si trova qui<\/a><\/p>\n<p>INDICE DELLA SECONDA PUNTATA<\/p>\n<h5><strong>5. <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei-2\/#eventi\">Urbe e Sassello, primavera 1945: gli eventi<\/a><\/strong><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei-2\/#chierano\"><strong>6. Nomi, cifre, fosse, luoghi, salme<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei-2\/#supersonic\"><strong>7. Spostamenti supersonici di partigiani<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei-2\/#fantaelenchi\"><strong>8. I fantaelenchi dei caduti repubblichini<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei-2\/#prodest\"><strong>9. Cui prodest?<\/strong><\/a><\/h5>\n<h5><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/09\/bufala-monte-manfrei-2\/#visita\"><strong>10. Appendice: visita a Monte Manfrei<\/strong><\/a><\/h5>\n<p><!--more--><\/p>\n<h5><\/h5>\n<p><a name=\"eventi\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>5. Urbe e Sassello, primavera 1945: gli eventi<\/strong><\/h4>\n<p>Primavera 1945. Monti della Liguria. Provincia di Savona. Comuni di Urbe e Sassello. Negli ultimi cinque-sei mesi in questi monti non si \u00e8 fatto che combattere.<\/p>\n<p>Tra Urbe e Sassello la resistenza armata \u00e8 portata avanti dalle brigate \u00abBuranello\u00bb ed \u00abEmilio Vecchia\u00bb che, assieme alle formazioni delle valli vicine, formano la Divisione \u00abMingo\u00bb. Sono le ultime forme assunte dalle forze resistenziali, che durante il conflitto dovettero pi\u00f9 volte cambiare inquadramento, responsabilit\u00e0, compiti e qualifiche per adattarsi al continuo mutare delle situazioni.<\/p>\n<p>Combattono contro la forza di occupazione nazifascista, organizzata in diverse formazioni, ma principalmente contro la Terza Divisione fanteria San Marco. Guidata dal generale Farina e facente parte dell\u2019Armee Ligurien della Wehrmacht, dal cui comando riceve gli ordini, la San Marco \u00e8 composta da personale reclutato in Italia e addestrato in Baviera.<\/p>\n<div id=\"attachment_35076\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35076\" class=\"wp-image-35076\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/San_Marco_in_Baviera.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"486\" \/><p id=\"caption-attachment-35076\" class=\"wp-caption-text\">Campo di addestramento di Grafenw\u00f6hr, Baviera, 28 aprile 1944. Benito Mussolini, ormai null&#8217;altro che un burattino in mano a Hitler, passa in rassegna la Divisione San Marco. Due mesi dopo, la San Marco lascer\u00e0 a scaglioni la Germania per raggiungere la Liguria di Ponente, dove si impegner\u00e0 in rappresaglie contro i civili, esecuzioni sommarie, incendi di villaggi, rastrellamenti, deportazioni di massa.<\/p><\/div>\n<p>Dislocata\u00a0formalmente\u00a0a\u00a0protezione\u00a0del\u00a0litorale ligure\u00a0contro un\u00a0possibile sbarco alleato, nei fatti\u00a0l&#8217;impiego\u00a0primario della San Marco \u00e8 la guerra antipartigiana, portata avanti anche attraverso\u00a0violenze sui\u00a0civili, come testimoniato da diverse memorie della gente del luogo e persino da\u00a0una relazione nazifascista\u00a0del settembre 1944<i>:<\/i><\/p>\n<blockquote><p>[DOCUMENTO 130 &#8211; SEGRETO &#8211; OKH\/Chef H.Rust E Bdc\/Chef Ausb. &#8211; Ispettore unit\u00e0 italiane &#8211; Prot. N\u00b0807\/44 segreto STARNBERG 22-09-1944]<\/p>\n<p>\u00abBisogna sorvegliare strettamente la popolazione. Fucilare senza riguardo gli istigatori! Prendere ostaggi! Finora la divisione &#8220;San Marco&#8221; ha mandato ai campi di concentramento 1700 civili. Localit\u00e0 sono state bruciate [\u2026]\u00bb<\/p>\n<p>(da: P. Baldrati,\u00a0<i>San Marco\u2026 San Marco. Storia di una Divisione<\/i>, vol. 2, pag. 919, come riportato in: <i>Triste. Storia, cit.<\/i>)<\/p><\/blockquote>\n<p>Nel corso del conflitto le brigate partigiane hanno inflitto perdite durissime ai nazifascisti, i quali non hanno fatto che rispondere con rastrellamenti e cruenti eccessi di violenza, fucilazioni sommarie e case bruciate. Eccessi che il generale Farina approva e spinge a eseguire.<\/p>\n<p>A met\u00e0 marzo del 1945 il comando regionale della resistenza dirama le prime direttive per l\u2019insurrezione generale: si prevede l\u2019arrivo delle truppe alleate entro tre-quattro settimane, con conseguente ritiro delle forze nazifasciste, che presumibilmente si lasceranno alle spalle alcune formazioni di brigatisti neri e altri oltranzisti per svolgere azioni di sabotaggio e agevolare il ritiro della Wehrmacht.<\/p>\n<p>La Divisione \u00abMingo\u00bb consta oramai di circa un migliaio di effettivi. Nonostante la disparit\u00e0 di forze, la difficolt\u00e0 della guerra partigiana e la violenza dei nazifascisti, la resistenza non fa che macinare successi. Come testimonia <strong>Domenico Patrone<\/strong> (<i>Triste. Storia<\/i>, p.80)<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab[\u2026] noi eravamo molto pi\u00f9 forti e determinati perch\u00e9 combattevamo per un ideale di Libert\u00e0 e Democrazia, mentre i tedeschi, che oramai intravedevano la prossima fine, scaricavano i loro alleati fascisti che si battevano ancora spasmodicamente sapendo che ben presto avrebbero dovuto rendere conto delle loro malefatte.\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Purtroppo le cose non andranno proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Tra il 20 e il 23 aprile la liberazione \u00e8 oramai nell\u2019aria: si attende a breve la fuga dei nazifascisti e si prevedono scenari tattici plausibili. Si stabilisce che la \u00abBuranello\u00bb dovr\u00e0 raggiungere l&#8217;abitato di Sampierdarena e disporre le proprie forze lungo il costone fra Porta Angeli e la collina della Lanterna, con l&#8217;obiettivo principale di impedire al nemico il transito lungo la via di Francia e la camionale. Messaggi, dispacci, ordini e aggiornamenti si susseguono freneticamente e la tensione \u00e8 altissima, come ben espresso da una \u00abnota urgentissima\u00bb del 23 aprile che riporta testualmente:<\/p>\n<blockquote><p>\u00abLe truppe tedesche stanno sgomberando, le forze fasciste sono in preda al panico. Voci e informazioni sopraggiungono secondo le quali si sta trattando per la resa di tutte le forze nemiche tedesche\u00bb (Gimelli, <i>Cronache militari della resistenza in Liguria<\/i>, vol. 2, Ed. Istituto Storico Resistenza Liguria, 1969, p. 909).<\/p><\/blockquote>\n<p>Sempre il 23 aprile viene trasmesso alle formazioni di montagna l\u2019ordine di spostamento sulle nuove posizioni, disponendo che le brigate \u00abBuranello\u00bb, \u00abPio\u00bb, \u00abBalilla\u00bb e \u00abSeverino\u00bb si mettano agli ordini del Comando Piazza di Genova, per agire secondo le ultime direttive. L\u2019ordine tuttavia non arriva, a causa di problemi di comunicazione, e questo causer\u00e0 un certo ritardo nelle operazioni successive. Il giorno stesso arrivano alcuni uomini della brigata \u00abOlivieri\u00bb con scorte di viveri per la \u00abBuranello\u00bb. Alla sera scatta l\u2019insurrezione popolare di Genova. I rumori dei combattimenti in corso si odono fino ai monti di Urbe (<i>Triste. Storia<\/i>, p.81).<\/p>\n<p>\u00c8 a partire da questo momento che iniziano i \u00abfatti del Manfrei\u00bb.<\/p>\n<p>Circa 200 mar\u00f2 della San Marco stanziati a Giovo (Pontinvrea), comandati dal tenente <strong>Giorgio Giorgi<\/strong>, marciano in direzione Acqui Terme. Non \u00e8 accertato, ma probabilmente si tratta della 1a compagnia del 1\u00b0 battaglione del 5\u00b0 reggimento della San Marco. Circa alle ore 18 giungono a San Pietro d&#8217;Olba, in comune di Urbe, dove vengono accerchiati e disarmati senza sparare (Siri, <i>E ma riordu<\/i>, 2015, pp. 36,76). Il tenente Giorgi consegna i propri uomini ai partigiani. Secondo quanto riportato da Abriani, Giorgi tratta con Vanni, comandante della Brigata \u00abEmilio Vecchia\u00bb, mentre secondo la testimonianza della partigiana <strong>Fausta Siri<\/strong>, Giorgi tratta con Bruno (<strong>Clemente Delfino<\/strong>), comandante della \u00abBuranello\u00bb.<\/p>\n<p>Per diverse ore i mar\u00f2 stazionano davanti al municipio di Urbe. Bambini del luogo e staffette partigiane si mettono a giocare con i cavalli prelevati ai mar\u00f2. I presenti riconoscono tra questi alcuni uomini che nelle settimane e nei mesi precedenti si sono distinti per la violenza delle loro azioni: hanno picchiato selvaggiamente, ucciso e persino arso vive alcune persone. Il comandante Bruno intima a tutti i presenti di non toccare i mar\u00f2: \u00abSe toccate un prigioniero vi sparo addosso!\u00bb (Siri, op.cit. p.36). Infine i mar\u00f2 vengono condotti a Vara, ove vengono rinchiusi nella villa del Rostiolo in localit\u00e0 \u00abLa Romana\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35078\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/md20498326708.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"283\" \/>Secondo quanto riportato sia da Brenna sia in <i>Fratricidio!<\/i> la resa sarebbe invece avvenuta nella localit\u00e0 di Palo, presso l\u2019Albergo Appennino e successivamente una parte dei mar\u00f2 si sarebbe incamminata da Palo per andare alla Romana tramite il sentiero pi\u00f9 breve e un\u2019altra parte passando sulla statale (passando dunque da San Pietro in Urbe). Le diverse testimonianze in effetti possono essere compatibili anche con due episodi avvenuti a breve distanza temporale: uno a Palo nel pomeriggio ed uno a San Pietro verso sera. Come visto nella prima puntata di quest&#8217;inchiesta, diverse narrazioni sul Manfrei parlano confusamente di diversi gruppi di mar\u00f2, e di mar\u00f2 fatti arrivare a La Romana attraverso due percorsi distinti. Va ricordato che in quei giorni frenetici \u00e8 tutto un susseguirsi di episodi simili (ad esempio l\u2019episodio citato da Domenico Patrone).<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 coincidenza delle fonti sulla data della \u00abconsegna dei 200 mar\u00f2\u00bb, tuttavia c\u2019\u00e8 coincidenza su quando e come avvenne la discesa delle brigate verso Genova per la liberazione ed \u00e8 dunque partendo da questi fatti accertati che, a ragion di logica, riteniamo che tale consegna possa essere avvenuta alla sera del 24 aprile, ossia nelle ultime ore di permanenza ad Urbe delle brigate e dei suoi capi.<\/p>\n<p>Nel frattempo prosegue il frenetico scambio di messaggi tra i vari comandi partigiani. Il comando della \u00abMingo\u00bb viene a sapere solo attorno alle ore 20, cio\u00e8 con parecchio ritardo, che la \u00abBuranello\u00bb era posta agli ordini del Comando Piazza gi\u00e0 dal giorno precedente e deve farla scendere subito a Sestri Ponente. Il comando della \u00abMingo\u00bb risponde positivamente, annunciando che la \u00abBuranello\u00bb scender\u00e0 all\u2019alba.<\/p>\n<p>Oltre al ritardo iniziale delle comunicazioni, \u00abil necessario chiarimento sul problema (solo apparentemente formale) port\u00f2 certamente via altro tempo prezioso\u00bb (Gimelli, op.cit., p.956).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nella notte un primo drappello di partigiani va in avanscoperta sulla strada per Sestri, posizionandosi a difesa delle gallerie che potrebbero essere colpite da azioni di sabotaggio. All\u2019alba il grosso della \u00abBuranello\u00bb e la \u00abEmilio Vecchia\u00bb marciano fino a Rossiglione dove entrano vittoriosamente e prendono un treno organizzato ad hoc, con cui si dirigono verso Mele. Un distaccamento si pone a guardia della ferrovia tra Campoligure e Masone. Giunti a Mele parte degli uomini prosegue lungo la statale, per poi ricongiungersi a Sestri con la restante parte della formazione che ha proseguito in treno.<\/p>\n<div id=\"attachment_35114\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.google.com\/maps\/d\/edit?mid=1Kc1q_-IMv57GArQnP92fy283phIw8k8K&amp;ll=44.48087721085078%2C8.570429621689073&amp;z=10\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35114\" class=\"wp-image-35114\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Buranello_mappa_statica.png\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"529\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-35114\" class=\"wp-caption-text\">All&#8217;alba del 25 aprile 1945, da Urbe, le brigate partigiane \u00abBuranello\u00bb ed \u00abEmilio Vecchia\u00bb marciano verso Rossiglione per proseguire verso Sestri, in parte col treno e in parte a piedi per altri percorsi. Clicca per aprire la mappa interattiva.<\/p><\/div>\n<p>I pochi uomini della \u00abBuranello\u00bb rimasti nei pressi di Urbe sono affidati al comando dell\u2019intendente di brigata Albano (o Albanio). \u00c8 probabilmente durante la giornata del 25 che vengono identificati tra i mar\u00f2 tutti quelli che si erano macchiati di gravi crimini nei mesi precedenti, complessivamente una decina circa.<\/p>\n<p>Il tragitto dei partigiani in marcia verso Sestri \u00e8 rallentato da numerosi drappelli di nazifascisti con cui devono scontrarsi. Solo alcuni uomini della \u00abBuranello\u00bb riescono ad arrivare a Sestri la sera stessa del 25. Contemporaneamente, altre formazioni raggiungono i limiti di Genova.<\/p>\n<p>Il 26 aprile la \u00abBuranello\u00bb e la \u00abEmilio Vecchia\u00bb si sono ricongiunte e all&#8217;alba entrano a Voltri, per poi raggiungere a piedi Sestri. Al contempo giunge a Sestri anche il 1\u00b0 distaccamento della brigata \u00abOlivieri\u00bb con i viveri destinati alle altre brigate partigiane. Nella mattinata la \u00abBuranello\u00bb sfila per le strade di Sestri. Nella stessa giornata prosegue da Sestri a Sampierdarena, dove dispone diverse squadre per neutralizzare un reparto nemico asserragliato nel Silos Occhetti.<\/p>\n<p>Contemporaneamente, a Vara, i mar\u00f2 sono sempre rinchiusi nella villa del Rostiolo sotto il controllo degli uomini della \u00abBuranello\u00bb rimasti sul posto. I circa dieci mar\u00f2 riconosciuti colpevoli di gravi crimini vengono invece portati a poca distanza dalla villa e l\u00ec fucilati e sepolti.<\/p>\n<div id=\"attachment_35055\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35055\" class=\"wp-image-35055\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/1600px-Partigiani_della_Buranello_sfilano_a_Sestri_Ponente_1945.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"518\" \/><p id=\"caption-attachment-35055\" class=\"wp-caption-text\">26 aprile 1945. La \u00abBuranello\u00bb entra a Sestri.<\/p><\/div>\n<p>Tra il 27 e il 28 aprile la \u00abBuranello\u00bb e la \u00abEmilio Vecchia\u00bb sono ancora impegnate a combattere gli ultimi drappelli di nazifascisti nella zona di Sampierdarena, snidando gli ultimi franchi tiratori nascosti in diverse case. Nel corso delle azioni di bonifica che si susseguono in quelle giornate, queste formazioni partigiane catturano circa 500 prigionieri. Nel frattempo a Vara i mar\u00f2 arresisi pochi giorni prima vengono fatti marciare dalla villa del Rostiolo per circa 23 chilometri verso Rossiglione, per poi fargli prendere un treno che li porter\u00e0 a Sestri e da qui, successivamente, in un campo di concentramento alleato (quasi certamente il campo di Coltano, presso Pisa), sulla linea ferroviaria ormai liberata. Gli abitanti di San Pietro salutano i mar\u00f2 che si mettono in marcia: \u00abLi abbiamo visti e salutati incolonnati e sorridenti sapendo di raggiungere i campi di concentramento alleati e quindi al riparo dalle ritorsioni\u00bb (Siri, op.cit., p.77).<\/p>\n<p>Il 1\u00b0 maggio, a seguito di una denuncia, altri sei mar\u00f2 vengono dichiarati colpevoli e condannati a morte nei pressi del cimitero di Sestri: maresciallo Ameri, sottotenente Crupi, sergente Piochi, caporalmaggiore Bertelli, caporalmaggiore Todeschini, caporale Ballo. Il 2 maggio il tenente Giorgi, che era stato separato dai propri uomini, ottiene di poterli raggiungere a Sestri. Successivamente otterr\u00e0 anche il permesso di far visita alla propria famiglia.<\/p>\n<p>Il 18 maggio avviene l\u2019ultima cattura di nazifascisti annidati sul monte Beigua.<\/p>\n<p>Nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione, la gente di Urbe sfoga la propria rabbia su alcuni collaborazionisti; ad esempio \u00abvennero rasati i capelli alla Lilli che diventer\u00e0 la moglie del dott. Zunini, la maestra Ines Siri, Idina Vitale, una signora anziana detta Peroccia [\u2026], Rina la postina, e forse qualcun\u2019altra che non ricordo. Per raderle fu scelto Patatin, il postino spione che aveva tenuto per tutto il periodo bellico un comportamento infame\u00bb (Siri, op.cit., p.77).<\/p>\n<p>Il dott. Zunini, sindaco di Urbe, sar\u00e0 tra coloro che negli anni successivi getteranno le basi della leggenda della \u00abstrage del Manfrei\u00bb.<\/p>\n<p>Al termine del conflitto il comando della \u00abBuranello\u00bb informa tutte le famiglie dei caduti precisando il luogo della sepoltura; non hanno tale privilegio quelli privi di documenti, o caduti in imboscate o per altre fatalit\u00e0 che non ne permettono l&#8217; identificazione.<br \/>\n<a name=\"chierano\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>6. Nomi, cifre, fosse, luoghi, salme<\/strong><\/h4>\n<p>Nessuna ricostruzione revisionista riporta i nomi dei supposti \u00abcaduti del Manfrei\u00bb. Gli unici nomi che a volte vengono citati sono riferiti a quella parte di \u00abpersonale civile, interpreti e impiegati amministrativi\u00bb che, come si \u00e8 visto, alcune narrazioni affiancano ai militari della San Marco, oppure a ufficiali fucilati altrove.<\/p>\n<p>Le diverse narrazioni consultate, quando parlano delle salme recuperate, o dicono che a nessuna di queste fu possibile attribuire un nome (cfr. ad esempio Oddone e Viale,\u00a0<i>Fratricidio! I caduti della RSI nelle stragi dell&#8217;entroterra ligure<\/i>,\u00a0cit., p.139), oppure non trattano la questione dell&#8217;identificazione.<\/p>\n<p>Brenna <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20000226102127\/http:\/\/www.carpe-diem.it:80\/sanmarco\/montesm.htm\">ricorda<\/a> che i 61 corpi ritrovati sono tumulati nel Sacrario di Altare (Brenna, <i>Monte Manfrei: storia di un olocausto<\/i>, in: San Marco n. 20, anno IV, giugno 1998).<\/p>\n<p>Se ne dovrebbe desumere che ad Altare siano presenti 61 corpi ignoti morti nella supposta strage o almeno in circostanze collegate. Vedremo poi se le cose stanno cos\u00ec [spoiler: no].<\/p>\n<p>Eppure dovrebbe essere di primaria importanza sapere se fu possibile stabilire l\u2019identit\u00e0 di almeno alcuni dei corpi recuperati e le cause della loro morte, per determinare se c&#8217;entra la \u00abstrage\u00bb. In base a cosa si \u00e8 potuto affermare che supposti corpi non identificabili erano repubblichini della San Marco?<\/p>\n<p>Mancando i nomi, le narrazioni tendono a incentrarsi pi\u00f9 sui numeri dei caduti e a ventilare ipotesi sui reparti di provenienza. A questo proposito, tra i documenti a volte nominati \u2013 ma mai mostrati \u2013 dai narratori del Manfrei vi \u00e9 l\u2019elenco dei dispersi redatto dalla San Marco. Ma perch\u00e9 nominare una possibile prova senza mostrarla?<\/p>\n<p>Forse perch\u00e9 narra una storia un po&#8217; diversa da quella desiderata.<\/p>\n<p>Leggiamo difatti cosa riporta l\u2019elenco riguardo i dispersi nella zona del Sassellese (Da: Baldrati, <i>San Marco\u2026 San Marco. Storia di una Divisione, vol. 3. <\/i>p.1954-1955, cit. in Patrone, Toscani, p.119)<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab25 aprile 1945<\/p>\n<p>Caduti: 1 Sottufficiale 2\u00b0\/I\/5\u00b0 Sassello<\/p>\n<p>1 mar\u00f2 3\u00b0\/I\/5\u00b0 Sassello<\/p>\n<p>1 maresciallo C.C.R-zona Sassello Disperso.<\/p>\n<p>26 aprile 1945<\/p>\n<p>Caduti: 1 Uff.Ignoto 6\u00b0Urbe-loc.Pian della Castagnola<\/p>\n<p>3 mar\u00f2 Ignoti 6\u00b0Urbe-localit\u00e0 Bricco Dano<\/p>\n<p>1 mar\u00f2 Ignoto 6\u00b0Urbe-localit\u00e0 Pelucco<\/p>\n<p>2 mar\u00f2 Ignoti 6\u00b0Urbe-localit\u00e0 Canai<\/p>\n<p>1 mar\u00f2 Ignoto 6\u00b0Urbe-localit\u00e0 Plina<\/p>\n<p>27 aprile 1945<\/p>\n<p>MONTE MANFREI: 49 mar\u00f2 Ignoti C.C.R. \/ 5 Caduti\u00bb<\/p><\/blockquote>\n<p>Dunque non si indicano 200 caduti, bens\u00ec 49 dispersi della compagnia comando reggimentale del 5\u00b0Reggimento. Il fatto che gli stessi redattori della San Marco ignorino l\u2019identit\u00e0 dei dispersi che segnalano pone tuttavia seri quesiti sulla qualit\u00e0 delle informazioni che questi ricevettero in quei giorni, quando\u00a0\u00abse ne dicevano di tutti i colori\u00bb (Patrone, Toscani, op.cit., p.96). \u00c8 possibile ipotizzare che la consegna di un reparto di mar\u00f2 e il successivo trasferimento in campo di concentramento, a causa di una mancata comunicazione e l\u2019accavallarsi di voci, sia stato frainteso come cattura ed esecuzione?<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35072\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/albocaduti.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"267\" \/>Riprendiamo il filo iniziale: a dipanare in parte i nostri dubbi concorrono gli elenchi dei caduti della RSI: l&#8217;<i>Albo Caduti e Dispersi della RSI &#8211; Edizione 2017, <\/i>curato della Fondazione RSI; l&#8217;<i>Elenco Caduti Repubblica Sociale Italiana \u201cLivio Valentini\u201d,\u00a0<\/i>e il gi\u00e0 citato <i>I caduti dell&#8217;RSI a Genova 1943-1946<\/i>, a cura degli Amici di Fra Ginepro.<\/p>\n<p>Innanzitutto \u00e8 possibile verificare che di caduti segnalati come appartenenti al C.C.R. della San Marco caduti in date e luoghi vicine a quelle del supposto eccidio ve n\u2019\u00e8 solamente uno, del quale si ignora ogni dato anagrafico al di fuori del nome (Alfonso Blanco).<\/p>\n<p>Gli stessi nomi a volte citati come caduti \u00abdel Manfrei\u00bb, in questi stessi elenchi risultano caduti in date e luoghi del tutto incompatibili con la narrazione del supposto eccidio.<\/p>\n<p>Giusto per fare alcuni esempi, basti far notare che Angela Biondi in Cagliano e Maria Maddalena Patrone, che ovviamente non erano mar\u00f2 e vengono spesso descritte come vittime civili \u00abdel Manfrei\u00bb sono indicate nell&#8217;<i>Albo Caduti e Dispersi della RSI &#8211; Edizione 2017<\/i> come volontarie delle brigate nere uccise il 24 febbraio 1945, ossia ben due mesi prima dei supposti fatti del Manfrei.<br \/>\nAncora: il sottotenente Edoardo Romano, anch\u2019egli a volte indicato come vittima del Manfrei, in questi elenchi \u00e8 segnalato come caduto in combattimento il 17 aprile 1945.<br \/>\nTra le \u00abvittime in pi\u00f9\u00bb, poi, a volte (cfr. Brenna, op.cit.), compaiono \u00ab34 civili e numerosi soldati germanici\u00bb.<\/p>\n<p>Tutti gli elenchi citati contengono diversi nomi di fascisti caduti nei due comuni coinvolti in questa vicenda, Urbe e Sassello, tra l\u2019estate del 1944 e quella del 1945. Pur trattandosi di dati incompleti e parziali vi sono nomi e cognomi, alcuni dati anagrafici e le formazioni di appartenenza. Sommando anche gli ignoti \u2013 le cui identit\u00e0 potrebbero essere gi\u00e0 riportate in questi stessi elenchi \u2013 si arriva circa a 110 nomi. Nessuna traccia dei \u00ab34 civili\u00bb e dei \u00abnumerosi soldati germanici\u00bb.<\/p>\n<p>Di questi 110, soltanto 8 sarebbero caduti tra il 23 e il 29 aprile, le date in cui, stando larghi, sarebbe avvenuta la fantomatica strage. Tutti i restanti nomi sono indicati dagli stessi elenchi come deceduti in date, localit\u00e0 ed episodi diversi nell\u2019arco di un intero anno e su un territorio che si aggira attorno ai 130 chilometri quadrati.<\/p>\n<p>A dire il vero chi narra della \u00abstrage del Manfrei\u00bb non considera tutti i 110 caduti a Urbe e Sassello come vittime del supposto eccidio, ma solo alcuni di essi. Quali di questi 110 nomi intendano non si sa.<\/p>\n<p>Vediamo meglio.<\/p>\n<p><strong>Massimo Numa<\/strong> ne <i>La stagione del sangue<\/i> parla di 61 corpi recuperati, aggiungendo che a questi corpi \u00abnon \u00e8 stato possibile dare un nome\u00bb. La stessa cifra viene riportata anche da Cesare Brenna nel suo articolo sul periodico della San Marco e viene ripresa ancora da Viale e Oddone in <i>Fratricidio!<\/i><\/p>\n<p>Sempre Brenna, nel medesimo articolo, riporta che in un verbale dei carabinieri del 1948 si parla di 50 fosse ma che nell\u2019aprile del 1955 ancora i carabinieri avrebbero dichiarato che di gran parte delle fosse non era possibile individuare l\u2019ubicazione, e dunque le salme erano considerate irrecuperabili. Ma se nel 1955 dicono che queste fosse non erano individuabili in base a cosa nel 1948 si \u00e8 asserito fossero 50?<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 supporre che la cifra fosse una sparata nata da semplici supposizioni e poi trascritta dai carabinieri in un documento in cui venivano citati solo alcuni \u00absi dice\u00bb, redatto prima ancora di fare sopralluoghi approfonditi?<\/p>\n<p>Cesare Brenna elenca anche 23 localit\u00e0 relative alle esumazioni del dopoguerra:<\/p>\n<p>\u00abAlcune subito accanto alla villa, altre a Monte Manfrei, Fossa Grande, a La Bugastrella, Bricco Mondo, e pi\u00f9 tardi, a casa dei Lencini, Casa Barbon, loc. Maietti, loc. Bricco Dano, loc. Pian della Castagola, loc. Pelucco, loc. Terracina, loc. Bricco del Porco, loc. Tuma, loc. Canai, loc. Meia delle Anime, Ca\u2019 Barbaona, Bric Fratin, Pian di Blo, Ciapela, Civin, Roncazzi, Casa Polenta\u00bb.<\/p>\n<p>Fatta eccezione per l\u2019iniziale \u00abMonte Manfrei, Fossa Grande\u00bb (un&#8217;unica fossa in localit\u00e0 Fossa Grande presso il Pian Manfrei? Una prima fossa a Fossa Grande \u2013 un avvallamento che si trova a oltre 500 metri da Pian Manfrei \u2013 e una seconda al Manfrei?), le altre localit\u00e0 si trovano in monti e luoghi diversi dal Manfrei.<\/p>\n<p>Il resto della lista \u00e8 comunque approssimativo: ci si perde tra nomi trascritti erroneamente (ad es. \u00abCastagola\u00bb per \u00abCastagnola\u00bb), altri che si riferiscono allo stesso luogo (\u00abCiapela\u00bb e \u00abRoncazzi\u00bb sono la Ciapeleta dei Roncazzi) e altri ancora non identificabili (Casa dei Lencini, Civin e Ca\u2019 Barbaona, forse doppione di Casa Barbon). Colpisce per\u00f2 la presenza di Bric Fratin (quasi a met\u00e0 strada fra Urbe e Varazze) e Bric Mondo (tra Rossiglione e Campo Ligure), luoghi a diverse ore di marcia dalla villa \u00abLa Romana\u00bb, ossia luoghi logisticamente assurdi se si volesse prendere per buona la narrazione dell\u2019eccidio.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 un caso, ma una volta ridotta la lista ai soli luoghi identificabili, ci si avvicina al numero di circa quindici fosse indicato da Numa, che tuttavia nelle stesse pagine riporta che \u00abla topografia delle fosse\u00bb sarebbe \u00abmisteriosa\u00bb (Numa,<i> <\/i><i>La stagione del sangue<\/i>, Ed. La Ricerca, 1992 p.58)<br \/>\n<a name=\"supersonic\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>7. Spostamenti supersonici di partigiani<\/strong><\/h4>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35117\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/jay1.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"192\" \/>Ma perch\u00e9 i pochi partigiani rimasti nei pressi di Urbe, mentre il grosso delle brigate si era gi\u00e0 spostato verso Sestri Ponente, avrebbero dovuto dividersi ulteriormente per passare 48 ore marciando a piedi tra luoghi distanti e inaccessibili sparsi su un territorio vastissimo per scavare cinquanta fosse da soli tre-quattro corpi ognuna, per poi tornare indietro, rifare gli stessi percorsi impervi con i prigionieri rallentati da legacci e l\u00ec ucciderli e seppellirli malamente? Anche prendendo per buona la narrazione dell\u2019eccidio, tutto ci\u00f2 avrebbe comportato solo un enorme dispendio di tempo ed energie, oltre ad aumentare drasticamente le possibilit\u00e0 che queste fosse venissero prima o poi ritrovate, a meno che non si trattasse di partigiani supersonici capaci di muoversi sui monti e scavare fosse a velocit\u00e0 incredibili.<\/p>\n<p>Potrebbe suonare forse pi\u00f9 plausibile se si narrasse che queste uccisioni avvennero in un&#8217;unica zona, con poche grosse fosse a breve distanza l&#8217;una dall&#8217;altra e fatte scavare dagli stessi prigionieri.<\/p>\n<p>In effetti, per sedare eventuali dubbi su questi aspetti, le narrazioni utilizzano diverse carte jolly:<br \/>\n\u25a0 sepolture frettolose: sotto strati di foglie secondo Brenna, Viale e Oddone; nelle carbonaie secondo Numa;<br \/>\n\u25a0 una grande esplosione per far sparire i corpi rapidamente (come raccontava Castagnone).<br \/>\nEtc. etc.<\/p>\n<p>Non solo mancano un movente sensato \u2013 se non \u00abl&#8217;atavica violenza dei partigiani comunisti\u00bb \u2013, una lista dei nomi e i corpi stessi: anche la <em>logica<\/em>\u00a0\u2013 o forse \u00e8 meglio dire la <em>logistica<\/em> &#8211; del supposto eccidio regge assai malamente.<br \/>\n<a name=\"fantaelenchi\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>8. I fantaelenchi dei caduti repubblichini<\/strong><\/h4>\n<p>Torniamo ai nomi delle supposte \u00abvittime del Manfrei\u00bb.<\/p>\n<p>Tra le narrazioni del Manfrei a volte <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/save\/http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/quei-mar-vittime-dell-odio-trucidati-sul-monte-manfrei.html\">si incontra<\/a> la cifra di 140 corpi di ignoti mar\u00f2 ancora sepolti nelle misteriose fosse che non si sa dove siano. Il numero \u00e8 ottenuto semplicemente sottraendo ai 200 mar\u00f2 la cifra di 60\/61 corpi recuperati.<\/p>\n<p>Per\u00f2, come abbiamo visto, negli elenchi dei caduti dell\u2019RSI non risultano 60\/61 caduti nelle date della supposta strage, bens\u00ec solamente 8. Gran parte dei 61 corpi riesumati nel dopoguerra tra Urbe e Sassello e che vengono spesso presentati come caduti \u00abdel Manfrei\u00bb sono oggi seppelliti al cimitero delle Croci Bianche di Altare. Le cose quindi stanno cos\u00ec: o tutti gli elenchi di caduti RSI e le lapidi del cimitero di Altare riportano date sbagliate, oppure le salme recuperate nel dopoguerra a Urbe sono relative a episodi bellici diversi e la narrazione del Manfrei \u00e8 fondata su chiacchiere e fantasie.<\/p>\n<p>Non si capisce nemmeno come sia possibile che <strong>Carlo Viale<\/strong>, coautore nei primi anni \u201990 del gi\u00e0 nominato elenco <i>I Caduti della RSI a Genova 1943-1946<\/i>, scriva invece nel 1998 che alle salme recuperate non fu possibile attribuire un nome (Oddone, Viale, op.cit p.139). Anche considerando che difficilmente pu\u00f2 essere all\u2019oscuro del fatto che nel cimitero di Altare soltanto una quindicina di salme risultano ignote: quel cimitero lo conosce bene, essendovi stato fotografato assieme a Cesare Brenna durante una commemorazione (in: Leonardi, <i>Senza Patria. Con la San Marco in Liguria e sulla linea gotica<\/i>, Associazione Culturale Italia, 2009)<\/p>\n<div id=\"attachment_35082\" style=\"width: 619px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35082\" class=\"wp-image-35082 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/Viale.png\" alt=\"\" width=\"609\" height=\"422\" \/><p id=\"caption-attachment-35082\" class=\"wp-caption-text\">Cimitero delle croci bianche, Altare. In primo piano, Cesare Brenna. Alle sue spalle, Carlo Viale.<\/p><\/div>\n<p>A questo punto, dunque, occorre spendere alcune parole sugli elenchi dei caduti della RSI.<\/p>\n<p>Diverse persone e associazioni si sono occupate, negli anni, di redigere elenchi dei repubblichini caduti durante la Liberazione. Si tratta di liste che dovrebbero riportare per ogni caduto i dati anagrafici, il reparto d\u2019appartenenza, la data e il luogo di morte e qualche informazione in pi\u00f9. Molto spesso, per\u00f2, questi dati sono incompleti o dubbi, e soprattutto mancano le indicazioni delle fonti, tanto da rendere impossibile capire da dove provengano le informazioni presentate.<\/p>\n<p>Non \u00e8 raro trovare pi\u00f9 volte la stessa persona indicata con nomi leggermente diversi, cos\u00ec come non \u00e8 raro che un elenco presenti dati in contrasto con quelli di un altro.<\/p>\n<p>Un esempio? Le sopracitate Maria Maddalena Patrone e Angela Biondi in Cagliano, le due donne spesso citate come \u00abvittime del Manfrei\u00bb, sono segnalate come \u00abcivili\u00bb nell\u2019<i> Elenco Caduti Repubblica Sociale Italiana \u201cLivio Valentini\u201d<\/i> ma come volontarie delle brigate nere nell\u2019<i>Albo Caduti e Dispersi della RSI &#8211; Edizione 2017<\/i>.<\/p>\n<p>Sappiamo invece dalla testimonianza di Domenico Patrone che si trattava di due ragazze fortemente sospettate di \u00abessere delle spie al soldo della Brigata Nera di Genova\u00bb in quanto sembra flirtassero con dei giovani sammarchini (Patrone, op.cit. p.76); fatto pi\u00f9 che sufficiente in quel periodo di tensione per attirare sospetti di collaborazionismo. Ciononostante, qui interessa rimarcare che gli elenchi si limitano a classificare i ruoli degli elencati in maniera rigida, senza lasciar spazio ad alcuna interpretazione degli eventi.<\/p>\n<p>Nella migliore delle ipotesi gli elenchi si basano sui documenti relativi alle esumazioni e alle identificazioni dei corpi eseguite nel dopoguerra. Documenti che possono presentare gi\u00e0 in origine diverse incertezze: nomi trascritti erroneamente, date di morte solamente presunte o approssimative, persone identificate come \u00abcivili\u00bb solo perch\u00e9 quando furono riesumate non indossavano la divisa. Ma quelle imprecisioni, volute o meno che fossero, diventano certezze una volta trascritte nei diversi elenchi dei caduti della RSI.<\/p>\n<p>Anche mettendo da parte i dubbi, tali elenchi che quadro dipingono del Manfrei? Come gi\u00e0 detto, nelle date comprese fra il 23 e il 29 aprile 1945 nei comuni di Urbe e Sassello segnalano solo otto caduti a Sassello. E chi erano questi otto?<\/p>\n<p>Quattro sono indicati come membri della San Marco (5\u00b0 Regg 1\u00b0 Batt, compagnie varie), tre come operai militari e uno come civile. Per sei di loro la data di morte indicata \u00e8 il 25 aprile. Per i restanti due il 27. Solo per un paio dei caduti del 25 \u00e8 indicata la zona del ritrovamento: Piampaludo-Dano.<\/p>\n<p>Numeri e date non sono troppo diversi da quelli citati da Fausta Siri, che testimonia la fucilazione di circa una decina dei 200 concentrati al Rostiolo, poich\u00e9 riconosciuti colpevoli di crimini durante i rastrellamenti effettuati nelle settimane precedenti. Pure l\u2019indicazione \u00abPiampaludo-Dano\u00bb porta a ritenere che gli otto corrispondano ai fucilati di cui parla Fausta Siri: dal Rostiolo parte una strada che porta abbastanza velocemente proprio a mezza via tra il Bric Dano e Piampaludo, zona a circa un chilometro dalla villa, una scelta sensata per esecuzioni lontano dagli occhi dei commilitoni internati.<\/p>\n<p>Durante le ricerche abbiamo contattato diverse volte i comuni di Urbe e Sassello, chiedendo di poter avere copia dei documenti relativi alle fosse ritrovate nel dopoguerra e delle identit\u00e0 dei corpi dissotterrati. Dopo diverse insistenze l\u2019unica risposta ottenuta \u00e8 stato un elenco contenente gli atti di morte di 6 (sei) fascisti, la cui data di morte supposta per cinque di essi \u00e8 il 21 aprile 1945 \u2013 anche se negli elenchi RSI la data indicata \u00e8 il 30 aprile ed \u00e8 riferita ad un episodio diverso dal supposto \u00abeccidio del Manfrei\u00bb \u2013 e per l\u2019ultimo collocata nell\u2019ottobre 1944. Tutti i nomi sono presenti tra i gi\u00e0 citati 110 caduti nella zona tra Urbe e Sassello.<\/p>\n<p>Dagli elenchi delle sepolture al cimitero delle Croci Bianche ad Altare sappiamo che solo una quindicina dei corpi ritrovati tra Urbe e Sassello sono di ignoti. Ma se da una parte \u00e8 plausibile ipotizzare possano essere davvero persone del tutto ignote o soldati tedeschi, dall\u2019altra \u00e8 pur possibile che si tratti di persone note e gi\u00e0 inserite negli elenchi, ma di cui semplicemente non fu possibile collegare il corpo a un nome. In qual caso, la gi\u00e0 esigua cifra di 110 caduti nell\u2019ultimo anno di guerra nei due comuni potrebbe essere ridotta a 95.<\/p>\n<p>I nomi degli ufficiali che il tenente Giorgi, nella testimonianza che abbiamo riportato sopra, indica come fucilati a Sestri figurano con dati anagrafici completi anche negli elenchi dei caduti dell\u2019RSI redatti dagli Amici di Fra Ginepro e sono indicati come membri della Compagnia Comando della San Marco, fucilati il 1\u00b0 maggio 1945 nel cimitero di Sestri Ponente. Gli elenchi ne aggiungono pure un settimo: sergente Michele Coppo.<\/p>\n<p>Fausta Siri ricorda che nel gruppo dei 200 mar\u00f2 era presente un tale <strong>Carlo Muti<\/strong>, assassino del partigiano Parigi (<strong>Serge Sommeralther<\/strong>), ma venne riconosciuto solo alcuni giorni dopo che i duecento avevano lasciato la Villa del Rostiolo in direzione Sestri. In effetti, sono gli stessi elenchi dei caduti della RSI di Genova, redatti sempre dagli Amici di Fra Ginepro, a segnalare un Carlo Muti nato nel 1925 e morto il 30 aprile a Sestri Ponente. Difficile uccidere qualcuno il 30 a Sestri se questo qualcuno gi\u00e0 da alcuni giorni \u00e8 sepolto in una fossa nei monti attorno ad Urbe.<br \/>\n<a name=\"prodest\"><\/a><\/p>\n<h4><strong>9. Cui prodest?<\/strong><\/h4>\n<p>Siamo ormai giunti quasi alla fine di questa storia. Abbiamo visto molti morti introvabili e molti riemersi per morire di nuovo, partigiani supersonici e conti che non tornano. E i documenti?<\/p>\n<p>Riassumendo. Gli unici documenti riguardanti i fatti del Manfrei sono:<\/p>\n<p>1. quelli riguardanti le ricerche, le esumazioni, le sepolture. Non vengono mai mostrati dai cantori del Manfrei e sono probabilmente la fonte dei diversi elenchi dei caduti della RSI. Indicano solo otto persone come cadute in date potenzialmente compatibili con la narrazione dell\u2019\u00abEccidio del Manfrei\u00bb.<\/p>\n<p>2. lo stralcio parziale e inaccessibile in originale della testimonianza di Giorgio Giorgi che descrive una consegna ai partigiani dei 200 mar\u00f2 che vengono successivamente incarcerati a Coltano.<\/p>\n<p>3. un elenco dispersi della San Marco assai impreciso, che \u00e9 possibile presumere venne redatto raccogliendo alcune delle voci che si susseguivano nelle frenetiche giornate della liberazione.<\/p>\n<p>Messi assieme, questi elementi smentiscono ogni narrazione di strage mentre invece collimano con la testimonianza diretta di Fausta Siri che dice chiaramente che non vi fu alcuna strage.<\/p>\n<p>Raramente una storia falsa viene diffusa senza uno scopo utile per chi la inventa e\/o la diffonde.<\/p>\n<p>Questa che sembra a tutti gli effetti una storia falsa \u00e8 nata in un determinato <i>milieu<\/i> politico, ed \u00e8 prima di tutto funzionale all\u2019ideologia ivi diffusa, basata sulla rivalutazione del fascismo e sulla denigrazione della resistenza. Questo \u00e8 il suo senso principale.<\/p>\n<p>Non dimentichiamo per\u00f2 che vi sono anche scopi decisamente pi\u00f9 nobili e disinteressati, almeno sulla carta. Esiste appunto un&#8217;Organizzazione Non Lucrativa di Utilit\u00e0 Sociale (O.N.L.U.S.) denominata \u00abCroce al Manfrei Onlus\u00bb, con sede a Urbe, la quale si dedica, fra l&#8217;altro, ad allestire \u2013 a colpi di calcestruzzo \u2013 il proprio sacrario repubblichino sul Manfrei, dove negli anni \u00e8 stato realizzato un vero e proprio altare con pseudocimitero simbolico. Carlo Viale e Roberto Nicolick sembra non manchino una delle messe sul monte.<\/p>\n<p>Questa Associazione \u00e8 legittima proprietaria dei terreni (ricevuti <a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20180925110326\/http:\/\/www.italia-rsi.it\/arpabirmana\/arpabirmanfrei.htm\">in donazione<\/a> dalla cognata di Zunini) su cui sorge il \u00absacrario\u00bb, e si occupa del mantenimento della croce e dell\u2019altare. In quanto Onlus legalmente riconosciuta, l\u2019associazione pu\u00f2 anche essere indicata dai contribuenti come beneficiaria del 5&#215;1000. Nel 2017 ha ricevuto per questa via, secondo i dati del Ministero, contributi per 8.060 euro.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 possibile donare il 5&#215;1000 alla Onlus Croce al Manfrei anche per il 2018. Siamo certi che, dopo questo nostro articolo, molti lo faranno.<\/p>\n<p>A guerra non ancora finita, i fascisti rimasti si interrogavano su come occultare le testimonianze dei terribili crimini commessi. Una strategia che non ebbe molto successo, perch\u00e9 le testimonianze e le prove erano cos\u00ec nette e tangibili da render vana ogni negazione della verit\u00e0. Allora cambiarono metodo. Per rendere pi\u00f9 accettabili i crimini di guerra di una parte e poter continuare la loro vita politica con una sorta di amnistia implicita bisognava instillare nella mente delle persone il concetto che tali crimini fossero la <i>normalit\u00e0<\/i> della guerra e non il delirio di menti assassine e di un\u2019ideologia criminale. Bisognava trovare crimini anche dall\u2019altra parte, crimini efferati. Li cercarono per un po\u2019, finendo in molti casi con l\u2019inventarseli. \u00abSono stati i partigiani!\u00bb, \u00abHanno cominciato i <i>rossi<\/i>,<i> <\/i>i<i> neri <\/i>si sono solo difesi\u00bb. Una strategia comunicativa pluridecennale: la \u00ablivella della violenza\u00bb, come l\u2019abbiamo definita e spiegata, <u><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/02\/la-strategia-del-ratto-jose-antonio-su-wikipedia\/#livella\">qui<\/a><\/u>.<\/p>\n<p>Oggi pi\u00f9 che mai una politica che misura i propri consensi con i cuoricini ricevuti sui post dei social network ha urgente bisogno di sdoganare i propri omicidi passati.<\/p>\n<p>Eppure, nel caso dei fatti del Manfrei, quella stessa politica non si \u00e8 esposta in prima persona. I leader dei partiti di destra non hanno mai, che ci risulti, nominato Monte Manfrei sui social network. Perch\u00e9? La storia \u00e8 talmente campata in aria che non hanno voluto rischiare la smentita e il ridicolo? Viceversa, la \u00abbassa forza\u00bb \u2013 circoletti neofascisti di provincia, bloggettini, giornaletti, sedicenti storici e un bel numero di account anonimi su diversi social network \u2013 hanno usato e abusato della falsa storia e della falsa foto.<\/p>\n<p>Lo abbiamo visto accadere anche per altre storie antipartigiane minori: ignorate su scala nazionale da giornali e politici, circolano solo a livello locale, dove non c&#8217;\u00e8 nessuno in grado di controllarle, facendo presa sulla popolazione e radicando l\u2019idea generica che anche i partigiani abbiano commesso crimini sistematici paragonabili a quelli dei fascisti.<\/p>\n<p>Pare proprio la stessa logica di quelle che abbiamo definito \u00ab<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/05\/viaggio-nelle-nuove-foibe-3b-ritorno-dal-bus-de-la-lum-in-compagnia-della-xa-mas\/#9\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\" data-saferedirecturl=\"https:\/\/www.google.com\/url?hl=it&amp;q=https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/05\/viaggio-nelle-nuove-foibe-3b-ritorno-dal-bus-de-la-lum-in-compagnia-della-xa-mas\/%239&amp;source=gmail&amp;ust=1538051951727000&amp;usg=AFQjCNG0ZLJ6Oyoxj_fQfYYEvSXu7-vhrA\">Foibe pro loco\u00bb<\/a>: foibe &#8220;costruite&#8221; ex post, appositamente per avvelenare la memoria di territori altrimenti segnati da stragi nazifasciste e contraddistinti da una forte tradizione partigiana.<\/p>\n<h4><a name=\"visita\"><\/a><strong>10. Appendice: visita al Monte Manfrei<\/strong><\/h4>\n<p>Nel tentativo di trovare qualche elemento in pi\u00f9 che permettesse di fare chiarezza sull\u2019eccidio, abbiamo deciso di recarci personalmente al Pian Manfrei, alias <em>Monte<\/em> Manfrei, che si trova nel Comune di Urbe (SV) verso il Passo del Faiallo.<\/p>\n<p>Pian Manfrei \u00e8 segnalato da un cartello di legno, come un qualunque sentiero escursionistico.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35059\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/cartello_Manfrei.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" \/><\/p>\n<p>Ci mettiamo in marcia per quella che appare una bella passeggiata in questo bosco dell\u2019Appennino ligure, e dopo cinque minuti siamo sul posto.<br \/>\nLo scenario che ci si presenta davanti \u00e8 sorprendente: una grande costruzione di dubbio gusto in mattoni e cemento, a mo\u2019 di tettoia, sotto la quale \u00e8 posto un altare. Tutto intorno, pannelli solari, bacheche che riportano spunti riflessivi e preghiere, ma soprattutto alcune targhe commemorative, su sfondo chiaro e bordate a sinistra con una banda tricolore.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35060\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/mostro_manfrei.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" \/><\/p>\n<p>Bingo! Su queste targhe troveremo finalmente i riferimenti alla \u00abstrage dei 200\u00bb.<\/p>\n<p>E invece no.Una targa posta sul fianco della costruzione in cemento riporta soltanto: \u00abLe fiamme bianche della RSI hanno sempre voluto questo \u201csimbolo del passato\u201d per affidarlo alla continuit\u00e0\u00bb.<br \/>\nUna seconda, posta alla sommit\u00e0 di un alto palo di legno, rivendica la propriet\u00e0 del terreno: \u00abOnlus Croce al Manfrei\u00bb.<br \/>\nLa terza \u00e8 quella che inizia ad avvicinarsi al racconto dell\u2019eccidio (\u00abManfrei terra di RSI consacrata dal sangue dei suoi caduti\u00bb), ma senza spiegare alcunch\u00e9. N\u00e9 dove, n\u00e9 quando, n\u00e9 chi, n\u00e9 perch\u00e9.<\/p>\n<p>Sembra strano che chi decide di erigere una tale struttura, in un luogo che ritiene \u00abterra consacrata dal sangue di caduti\u00bb, non si preoccupi di informare chiunque si trovi a passare da questo luogo, anche solo per caso, di questa vicenda cos\u00ec importante.<br \/>\nCi lasciamo alle spalle il possente capolavoro architettonico e proseguiamo per una strada bianca che ritorna verso la statale.<br \/>\nDopo una decina di metri, sulla sinistra ci troviamo quello che ha tutta l\u2019aria di essere un cimitero con 26 cippi di cemento.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35061\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/cippi_manfrei.jpeg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"466\" \/><\/p>\n<p>Ecco che di nuovo il nostro entusiasmo torna a galla: su questi cippi saranno sicuramente riportati i nomi delle 200 vittime!<\/p>\n<p>Ma la delusione non \u00e8 pronta ad abbandonarci: sui cinque cippi non \u00e8 riportato proprio niente, due sono dedicati, rispettivamente, \u00abai volontari\u00bb e al \u00abmar\u00f2 ignoto\u00bb. Su queste sono state poste delle mostrine e la scritta \u00abQuesta mostrina \u00e8 stata ritrovata qui sotto terra dove a guerra finita furono uccisi\u00bb.<\/p>\n<p>Le domande, di nuovo, sorgono spontanee: dove? quando? chi? perch\u00e9?<\/p>\n<p>Ma le risposte continuano a non arrivare.<\/p>\n<p>I restanti 19 cippi riportano targhe in memoria di persone defunte. Per\u00f2: ben 17 riportano come data del decesso anni compresi tra il 1967 e il 2016; una riporta il 1942, e solo due riportano il 1945. Di queste ultime due, risulta chiaro che, sia per la prima \u2013 \u00abCaduto eroicamente in combattimento\u00bb \u2013 che per la seconda, dedicata a <strong>Giuseppina Ghersi<\/strong>, non esistano legami con il racconto dell\u2019eccidio.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-35062\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/targa_ghersi.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"732\" \/><\/p>\n<p>L\u2019ultima verifica che si poteva fare era un sopralluogo al Cimitero delle Croci Bianche di Altare, luogo in cui, nei giorni attorno al 25 aprile, vengono svolte iniziative pi\u00f9 vicine a una \u00ab<u><a href=\"https:\/\/campionaridiparoleeumori.wordpress.com\/2017\/04\/29\/25-aprile-altare-come-predappio%EF%BB%BF\/#more-7324\">festa del revisionismo<\/a><\/u>\u00bb che a una \u00abfesta della Liberazione\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_35063\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-35063\" class=\"wp-image-35063\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/croci_Altare.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" \/><p id=\"caption-attachment-35063\" class=\"wp-caption-text\">Di tutti i corpi sepolti ad Altare gli unici che con una certa fantasia potrebbero essere collegati al fantomatico \u00abEccidio del Manfrei\u00bb sono solo una quindicina di ignoti, di cui non si sa nulla di nulla.<\/p><\/div>\n<p>Dunque ci siamo recati personalmente anche in questo luogo, ma abbiamo trovato il cimitero chiuso, anche in un giorno e in orario di regolare apertura. Per accedervi ci \u00e8 stato detto di rivolgerci alla Stazione dei Carabinieri di Altare, perch\u00e9 le chiavi del cimitero sono custodite dal maresciallo.<\/p>\n<p>Fortunatamente, grazie al libro di Gianni Toscani <i>Croci bianche. Il Cimitero Militare di guerra ad Altare<\/i> (L. Editrice, Savona, 2010), gli elementi da verificare sono stati verificati: dei pi\u00f9 di 1100 nomi, corrispondenti ai caduti sepolti \u2013 attualmente o in passato \u2013 nel cimitero militare, nessuno pu\u00f2 essere ricondotto all\u2019\u00abEccidio del Manfrei\u00bb. La maggior parte sono caduti provenienti dal fronte bolognese e romagnolo. I pochi che risultano caduti nel territorio vicino a Pian Manfrei sono tutti riconducibili a date ed episodi diversi.<\/p>\n<p>Gli unici a rimanere in gioco sono 14 o 15 mar\u00f2 ignoti, che risultano caduti a Martina di Urbe \u2013 a quasi 12 chilometri da Pian Manfrei \u2013 nel 1945 (non si specifica il giorno).<\/p>\n<p>Forse dei famosi \u00ab200 mar\u00f2\u00bb gli unici ad aver trovato sepoltura sono una quindicina, senza nome, senza una data esatta del decesso, senza alcun indizio su chi fossero e come morirono.<\/p>\n<p>Non certo l&#8217;unica stranezza in questa storia.<\/p>\n<p>\u2013<strong><br \/>\nN.d.R.<\/strong>\u00a0I commenti a questo post saranno attivati\u00a0<strong>72 ore<\/strong>\u00a0dopo la pubblicazione, per consentire una lettura ragionata e \u2013 nel caso \u2013 interventi meditati (ma soprattutto, pertinenti).<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\"><b><a href=\"https:\/\/it-it.facebook.com\/BourbakiNicoletta\/\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-33218\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/riunione_Nicoletta.jpg\" alt=\"Nicoletta Bourbaki\" width=\"200\" height=\"294\" \/><\/a>* Nicoletta Bourbaki<\/b>\u00a0\u00e8 un gruppo di lavoro sul revisionismo storiografico in rete, sulle false notizie a tema storico e sulle ideologie neofasciste, nato nel 2012 durante una discussione su\u00a0<i>Giap<\/i>, il blog di Wu Ming. Ne fanno parte storici, ricercatori di varie discipline, scrittori, attivisti e semplici appassionati di storia. Il nome allude al collettivo di matematici noto con lo pseudonimo collettivo \u00abNicolas Bourbaki\u00bb, attivo in Francia dagli anni Trenta agli anni Ottanta del ventesimo secolo.<br \/>\nIl metodo di lavoro di Nicoletta Bourbaki \u00e8 illustrato nell\u2019ebook\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/03\/questo-chi-lo-dice\/\"><em>Questo chi lo dice? E perch\u00e9?<\/em><\/a>\u00a0(2018). Il gruppo ha all\u2019attivo diverse inchieste \u2013\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/tag\/nicoletta-bourbaki\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pubblicate su\u00a0<i>Giap<\/i><\/a>\u00a0\u2013 sulle manipolazioni neofasciste della Wikipedia in lingua italiana e sui falsi storici in tema di foibe. Tra i vari risultati, ha contribuito a smontare\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2016\/12\/la-foiba-volante-non-esiste\/\">la bufala della cosiddetta \u00abfoiba di Rosazzo\u00bb<\/a>, altrimenti detta \u00abfoiba volante\u00bb.<br \/>\nPer l\u2019edizione on line della rivista\u00a0<em>Internazionale<\/em>, in occasione del Giorno del Ricordo 2017, Nicoletta Bourbaki ha curato lo speciale\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/02\/la-storia-intorno-alle-foibe-su-internazionale-uno-speciale-sul-giornodelricordo-a-cura-di-nicoletta-bourbaki\/\"><em>La storia intorno alle foibe<\/em><\/a>.<br \/>\nAl momento, Nicoletta Bourbaki, coi suoi ricercatori sparsi in tutta Italia, sta lavorando sui materiali di diversi archivi per ricostruire, per la prima volta in modo storiograficamente sensato e accurato,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/09\/il-caso-giuseppina-ghersi-1\/\">il caso Giuseppina Ghersi<\/a>.<br \/>\nNicoletta Bourbaki \u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/BourbakiNicoletta\/\"><strong>su Facebook<\/strong><\/a>.<\/span><\/p>\n<p><strong>BONUS TRACK<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/NB-ror-180923-intervista.mp3\">Intervista a Luca Casarotti del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki<\/a><br \/>\n<strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-35109\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/09\/logo.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"69\" \/>Intervista a Luca Casarotti del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki<\/strong><br \/>\n<span style=\"font-size: small;\"><a href=\"http:\/\/www.ondarossa.info\/trx\/dita-nella-presa\">\u00abLe dita nella presa\u00bb<\/a>, trasmissione di approfondimento tecnologico a cura del collettivo\u00a0<a href=\"https:\/\/avana.forteprenestino.net\/\">AvANa<\/a>, in onda su <a href=\"https:\/\/www.ondarossa.info\/\">Radio Onda Rossa<\/a>, Roma. Puntata del 23 settembre 2018. Nuovo ciclo sull&#8217;attendibilit\u00e0 dell&#8217;informazione in rete. In questa puntata, focus su Wikipedia con Luca Casarotti del\u00a0collettivo Nicoletta Bourbaki. I limiti dell&#8217;\u00abenciclopedia libera\u00bb, il\u00a0metodo\u00a0di indagine storiografica che Nicoletta utilizza, esempi dei metodi che i revisionisti usano per presentare una lettura distorta della storia su Wikipedia.<br \/>\nDurata: 44 minuti.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Nicoletta Bourbaki * &#8211; La prima puntata si trova qui INDICE DELLA SECONDA PUNTATA 5. Urbe e Sassello, primavera 1945: gli eventi 6. Nomi, cifre, fosse, luoghi, salme 7. Spostamenti supersonici di partigiani 8. I fantaelenchi dei caduti repubblichini 9. Cui prodest? 10. 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