{"id":34753,"date":"2018-08-18T09:00:55","date_gmt":"2018-08-18T07:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=34753"},"modified":"2024-05-26T15:22:35","modified_gmt":"2024-05-26T13:22:35","slug":"hevalen-on-the-road","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/08\/hevalen-on-the-road\/","title":{"rendered":"Un viaggio per gli amici: #Hevalen su e gi\u00f9 per lo Stivale. Di cosa parliamo quando parliamo di #Siria?"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_34792\" style=\"width: 970px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34792\" class=\"wp-image-34792 size-full\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Hevalen_Napoli.jpg\" alt=\"\" width=\"960\" height=\"538\" \/><p id=\"caption-attachment-34792\" class=\"wp-caption-text\">Presentazione di <em>Hevalen<\/em> all&#8217;Universit\u00e0 L&#8217;Orientale di Napoli, 21 marzo 2018.<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Davide Grasso <\/strong>*<\/p>\n<p>A fine novembre 2017 atterravo per la seconda volta in un aeroporto europeo dopo essere stato in Siria. Questa volta avevo lasciato due amici alle spalle: Eddi e Jacopo erano restati a difendere e portare avanti la rivoluzione del nord. Sarei giunto a Torino di notte e, la sera dopo, avrei raggiunto piazza Santa Giulia, dove avrei osservato \u2013 ancora una volta \u2013 la movida di una grande citt\u00e0 con negli occhi una zona di guerra. Non che la Siria del nord \u2013 o Rojava \u2013 sia semplicemente una zona di guerra. \u00c8 il luogo dove oggi, nel primo quarto inoltrato del ventunesimo secolo, si sviluppa il pi\u00f9 grande movimento rivoluzionario della terra, in un mondo senza rivoluzioni. Ancora una volta, dopo due mesi di viaggi mesopotamici, assemblee, riunioni e seminari sostenuti a ritmo marziale \u2013 come se fossimo vivi, come se stessimo provando a cambiare il mondo \u2013 non potevo che guardare con perplessit\u00e0 il <i>me stesso<\/i> riflesso in tutti i cocktail e i sorrisi di quel venerd\u00ec sera. Perch\u00e9 non stavamo organizzando qualcosa di grande anche qui, anzich\u00e9 strillare senza scopo con delle birre in mano?<!--more--><\/p>\n<p>Allora, nove mesi fa, non avevo ancora potuto toccare una copia del libro che avevo scritto alcuni mesi prima, quello in cui raccontavo del divario tra Europa e Medio oriente, e del perch\u00e9 ero andato a combattere l\u2019Isis, o Daesh. Dopo la sera in piazza Santa Giulia non ho atteso molto per rimettermi in viaggio. Questa volta era l\u2019Italia che intendevo attraversare, con il libro che avevo scritto. Come \u00e8 noto, i fucili sono ben lungi dall\u2019essere l\u2019unica arma da utilizzare a questo mondo; e, come avevo spiegato agli amici in Siria, <i>Hevalen<\/i> \u00e8 un\u2019azione politica: scritto diversamente da come la grande editoria l\u2019avrebbe pubblicato, forse anche diversamente da come parte dei lettori lo avrebbero voluto, \u00e8 pensato per tentare di trasmettere \u2013 di quel che trasmettere \u00e8 possibile \u2013 ci\u00f2 che pi\u00f9 \u00e8 doloroso l\u00e0 dove fa pi\u00f9 male: cio\u00e8 che non esiste un modo in cui io e voi possiamo essere onesti con noi stessi, da vivi, in un mondo cos\u00ec.<\/p>\n<p>Da allora, fino all\u2019ultima presentazione al festival Alta Felicit\u00e0, in Val Susa, il 27 luglio appena passato [Audio in calce a questo post, N.d.R.], ho girato l\u2019Italia portando a termine cinquantotto presentazioni in altrettante sale pubbliche, circoli, taverne, universit\u00e0, scuole, centri sociali, case del popolo, sedi sindacali, tanto in paesini di 600 abitanti come in metropoli di milioni di persone, dalle Dolomiti a Palermo, dall\u2019Adriatico alle punte occidentali della Sardegna. Ho rivisto amici, incontrato facce e genti diverse, ascoltato dialetti, inclinazioni e manie, usanze di ospitalit\u00e0 e modi diversissimi di esprimere i propri dubbi o le proprie idee. Talvolta mi attendeva la domanda: come stai? Come stanno, laggi\u00f9? C\u2019\u00e8 speranza? A volte sembravano voler lasciar intendere che, se l\u00e0 c\u2019\u00e8, ci pu\u00f2 essere anche qui da noi. Altre volte sembrava che lo sfondo della domanda fosse maggiormente disincantato. \u00abVisto che qui speranza non c\u2019\u00e8\u2026 ci dici di quei luoghi lontani?\u00bb<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dire di ci\u00f2 che \u00e8 lontano? Ad alcuni il senso di questa mia attivit\u00e0 sfugge; ma occorre andare lontano, talvolta, per trovare risposte vicine; soprattutto quando, in prossimit\u00e0, sembriamo non trovare che muri dove sbattere la testa.<\/p>\n<p>A Bologna, una delle prime tappe, ho rincontrato <strong>Wu Ming 1<\/strong>, che mi aveva seguito nella stesura del libro. Il suo intervento davanti agli studenti mi ha spiazzato. Avevo sempre creduto che se mai qualcuno avesse letto, oltre ad <i>Hevalen<\/i>, l\u2019unico altro libro che avevo scritto (quattro anni prima, quando ero tornato da un periodo di studio negli States, e la Siria non occupava neanche lontanamente i miei pensieri), non avrebbe potuto credere che l\u2019autore fosse lo stesso. Io per primo fatico a crederlo. <a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2013\/11\/20\/davide-grasso-new-york-regina-underground\/\"><i>New York Regina Underground <\/i><\/a>era stato un resoconto autobiografico di follie metropolitane, feste e paradossi del piacere e, in qualche modo, pure del vizio. <em>Hevalen<\/em> nomina fatti a cui, in gran parte, vorrei riuscire a non pensare pi\u00f9, non foss\u2019altro che perch\u00e9 non creano soltanto ossessioni, ma castelli di ossessioni. Eppure non soltanto sono lo stesso autore, disse Wu Ming 1, ma addirittura si dovrebbe leggere <i>New York Regina Underground<\/i> prima di leggere <i>Hevalen<\/i>.<\/p>\n<p>Di primo acchito poteva quasi apparire un accostamento poco rispettoso; ed \u00e8 facile, di fronte alla guerra, mancare involontariamente di rispetto. Non era cos\u00ec: Wu Ming 1 aveva capito quanto profondamente occorra comprendere l\u2019<i>incipit<\/i> di <i>Hevalen<\/i> per rispondere alla questione scritta sulla copertina. Non erano forse stati i sorrisi del Bataclan e i cocktail di Rue de Charonne, una volta affogati nel sangue il 13 novembre 2015, a spingermi a prendere un\u2019arma per la prima volta nella mia vita, a contrastare i responsabili di quella strage con gli stessi mezzi che avevano usato per compierla? E non erano, quei cocktail e quei sorrisi, gli stessi che erano stati protagonisti del mio primo vero viaggio fuori dall\u2019Europa \u2013 verso ovest \u2013 e quindi del primo libro? Certo: un amore simile per il proprio riflesso notturno, e per la sua rifrangenza in milioni di altri in mille altre notti, pu\u00f2 infastidire. Nondimeno, proprio perch\u00e9 \u00e8 vero non fa di tutto per farsi piacere.<\/p>\n<div id=\"attachment_34760\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34760\" class=\"wp-image-34760\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Un_Ospedale_per_il_Rojava.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-34760\" class=\"wp-caption-text\">Quando una maglietta di <em>God Save The Queen<\/em> dei Sex Pistols ha gli stessi colori della bandiera delle YPG. Centro sociale Cartella, Reggio Calabria, 10 luglio 2018.<\/p><\/div>\n<p>Di questo amore sapevano qualcosa anche altri combattenti internazionali, in Rojava, ognuno in modo diverso. Durante le presentazioni del libro ho incontrato altri ragazzi che avevano combattuto nelle YPG dopo di me. Li ho osservati: piccoli, mingherlini, con le facce da bambinoni a volte, le T-shirt appese a spalle minute o una cartina per rollare il tabacco in mano. Loro? Dei combattenti? Combattenti in Siria, contro l\u2019Isis? \u00c8 un\u2019incredulit\u00e0 del tutto comprensibile, che molti non possono non avere anche sul mio conto. \u00c8 che ce lo siamo dimenticati, con tutti questi Rambo e questi Terminator che passano sui giornali e in televisione, con questi militari professionisti che, alti e impettiti, pattugliano le stazioni e le strade della movida, che <i>la guerra vera l\u2019abbiamo sempre fatta noi<\/i>: poveri e sfigati, con i nostri padri e i nostri figli. La fanno i ragazzi di Manbij e Deir El Zor con le gambe troppo lunghe o troppo storte, con i nasi adunchi e lo sguardo perduto chiss\u00e0 dove, che tengono il fucile come se non volessero essere al mondo con quel coso, tutti e due nello stesso momento! Sveglia! Ci \u00e8 rimasta un po\u2019 di memoria? Com\u2019erano i <i>nostri<\/i> morti di Caporetto, i morti del Grappa? Com\u2019erano i giovani della pugnalata alle spalle in Francia, della ritirata di Russia, di Balmafol? Sempre <i>nostri<\/i> sono i morti, e anche i combattenti: dobbiamo ricordare.<\/p>\n<p>Accade allora, per queste persone, che le madri, gli olivi, i sorrisi o le preghiere siano importanti. Sono fiero di aver combattuto, con in mente il suono delle corde dei Dire Straits, accanto a giovani il cui viso si illuminava se, in un\u2019abitazione appena occupata durante i combattimenti, trovavamo una copia rilegata del Corano. Perch\u00e9 per noi comuni mortali, credenti o meno, la convivenza nella differenza \u2013 e la collaborazione nella differenza \u2013 sono una necessit\u00e0.<\/p>\n<p>A Firenze \u00e8 stato <strong>Wu Ming 4<\/strong> a presentare <i>Hevalen<\/i>. Mi aveva gi\u00e0 aiutato a comprendere meglio perch\u00e9 sono andato in Siria grazie a un notevole saggio critico scritto da lui e che lessi su sua indicazione al ritorno, <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2012\/08\/scarica-leroe-imperfetto-di-wu-ming-4-epub-mobi-pdf-odt\/\"><i>L\u2019eroe imperfetto<\/i><\/a>. Ha raccontato agli studenti un\u2019epifania che aveva avuto a Londra, a Hyde Park credo. Suo figlio giocava con altri bambini e, come spesso accade in quella citt\u00e0, le famiglie che stavano attorno erano: una coppia biondissima, magari gallese, una signora che indossava l\u2019<i>hijab<\/i> con il marito, magari egiziana, e persone dai tratti indocinesi, o africani. Guardando quella scena si era accorto che quello \u00abera tutto ci\u00f2 per cui avevo e avrei voluto lottare\u00bb; ed era lo stesso, si rendeva conto ora, per cui lottano i siriani, gli arabi, i curdi, gli iraniani, i mediorientali e gli occidentali di <i>Hevalen<\/i>. In <i>Hevalen<\/i>, disse a Firenze, si parla di uno \u201cstile di vita\u201d: ma non \u00e8 lo \u00abstile di vita\u00bb di Emmanuel Macron o Theresa May, che come unica identit\u00e0 possibile vede la <i>coazione a ripetere<\/i> del ristorante e del dehor, l\u2019imperativo nichilista del consumo, senza vibrazione e senza vita. \u00c8 lo stile di milioni di nuovi proletari del melting pot del globale \u2013 che fanno vivere e vibrare milioni di notti, anche nella musica, anche nella movida.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che non possiamo accontentarci di un simile scenario o, tanto meno, della sua contemplazione. Il mondo \u00e8 ambivalente. Le uniche <i>false flag<\/i> sono quelle che credono di sventolare al vento che soffia soltanto da una direzione. Dietro gli arcobaleni da difendere ci sono le tempeste del divario abissale causato dall\u2019ingiustizia. Ho cercato di chiarire lungo lo stivale che il mio libro \u00e8 un libro sull\u2019ingiustizia &#8211; fino alle estreme conseguenze. Ho affrontato, su sollecitazione di <strong>Christian Raimo<\/strong>, a Roma, la dedica in calce al testo, che per un sussulto di materialismo \u2013 gesto di ribellione che di cui il lettore trova nel seguito la spiegazione \u2013 non comprende i caduti. I caduti sono i protagonisti del libro, ma il libro non \u00e8 a loro dedicato. Dobbiamo sentire la loro assenza per essere loro fedeli. Dobbiamo capire che non ci sono pi\u00f9. Non ci possono sentire.<\/p>\n<div id=\"attachment_34786\" style=\"width: 7010px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34786\" class=\"wp-image-34786\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Barrio_Campagnola.jpg\" alt=\"\" width=\"7000\" height=\"5250\" \/><p id=\"caption-attachment-34786\" class=\"wp-caption-text\">Presentazione di Hevalen al Barrio Campagnola di Bergamo, 7 marzo 2018.<\/p><\/div>\n<p>Con i ragazzi del Dordoni e con il libraio cremonese <strong>Mario Feraboli<\/strong> ho discusso di questo divario tra \u00abnoi\u00bb che (soprav)viviamo e \u00abloro\u00bb, che muoiono. Non \u00e8 facile. Senza reticenze o pose patetiche, in totale sincerit\u00e0. A Cremona ci siamo riusciti. Merito di chi era l\u00ec quella sera, ma merito in primo luogo di chi non c\u2019era. I ragazzi che lottano in Siria e che mi hanno cambiato, rendendo un minimo, un infinitesimo meno distorta e autocentrata la mia personalit\u00e0; i caduti, che mi inchiodano alle mie responsabilit\u00e0 di fronte a chiunque. I caduti su cui ho potuto per un\u2019ultima volta confrontarmi con l\u2019amico Peppino, militante del Boccaccio di Monza, che poco dopo ci ha lasciati. C\u2019\u00e8 un modo decente e rispettoso in cui possiamo esprimere i nostri riferimenti alla maledetta necessit\u00e0 della violenza? Lui sapeva delle conseguenze di questa necessit\u00e0, per via del suo amico di cui mi aveva parlato, che aveva aiutato le Ypg e poi si era tolto la vita, <i>per ci\u00f2 che era stato necessario<\/i>. Necessario? Per chi? Per loro, per noi? Per me? A Palermo la filosofa Serena Marcen\u00f2 mi ha ricordato che, di questa necessit\u00e0, pur dopo aver letto il mio libro, si pu\u00f2 rimanere tutt\u2019altro che convinti.<\/p>\n<p>Quando sono atterrato su piazza Santa Giulia, nove mesi fa, Raqqa era stata appena liberata e la campagna contro Daesh nel deserto orientale era iniziata. La pace sembrava vicina. Il regime siriano incalzava il nemico da sud, pur non disdegnando di bombardare anche i nostri compagni. Un difficile ma necessario compromesso tra due forze opposte &#8211; un movimento socialista e libertario da un lato, uno stato autoritario e fascista dall\u2019altro &#8211; unite dal comune interesse di impedire la nascita di una Siria teocratica, sembrava poter essere raggiunto grazie alla mediazione naturale della Russia, alleato militare di entrambi. Due mesi dopo questo scenario veniva invece seppellito da Putin, che preferiva ingraziarsi la potenza regionale turca, un tempo nemica, consegnandole Afrin, baluardo della rivoluzione.<\/p>\n<p>Girando l\u2019Italia con <i>Hevalen<\/i> in mano ho cercato di informare sulle fasi della battaglia, ho condiviso i video inviati da Jacopo, Eddi, Gelhat, Dilsoz \u2013 tutti militanti e combattenti italiani \u2013 mentre mi muovevo dal Veneto all\u2019Umbria, dal Lazio alla Lombardia e alle Marche, all\u2019Emilia Romagna. Ho rilanciato le parole d\u2019ordine di resistenza dai cortei di Torino e Milano. Mi trovavo al Festival del cinema palestinese di Cagliari quando per\u00f2 Afrin, improvvisamente, tra il 17 e il 18 marzo, \u00e8 caduta, evacuata dalle forze rivoluzionarie. Al massacro della popolazione, che per lo pi\u00f9 era fino a quel momento restata, si era preferita la guerriglia, la resistenza in clandestinit\u00e0 che dura tuttora. In quella fase terribile ricevere applausi scroscianti per il mio impegno militare passato, come \u00e8 accaduto all\u2019inizio del mio intervento al Palazzo municipale di Padova, \u00e8 stata occasione per non fare spallucce, ma affrontare il problema recondito che in quegli applausi \u00e8 contenuto.<\/p>\n<p>L\u2019intenzione degli applausi, delle strette di mano e degli attestati di stima nei miei confronti, e nei confronti degli altri italiani delle YPG, \u00e8 limpida, chiara e buona; ma \u00e8 l\u2019effetto su chi ha imbracciato le armi in una guerra, per di pi\u00f9 ancora in corso, che \u00e8 contraddittorio. In quell\u2019occasione ho preso due minuti per spiegare che gli applausi e i complimenti sono comprensibili e accettabili secondo il punto di vista italiano, che chi ha combattuto in Siria possiede ormai soltanto in parte. Dal punto di vista siriano, dal punto di vista rivoluzionario, aver messo a disposizione il proprio corpo per cinque mesi, come ho fatto io, \u00e8 <i>nulla<\/i>. Questa \u00e8 la verit\u00e0. Qualcuno mi chiedeva: come puoi girare tutto il tempo, senza fermarti mai? Non sei stanco? \u00c8 <i>nulla<\/i>. Laggi\u00f9 le persone combattono a vita. I giovani combattono e ancora combattono, fino al nuovo villaggio e alla nuova operazione, fino alla morte; e sono giovani che sorridono come me e come voi, che piangono come voi, che hanno coraggio e paura come voi. Che diritto abbiamo di ricevere encomi popolari?<\/p>\n<div id=\"attachment_34762\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34762\" class=\"wp-image-34762\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/studenti.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" \/><p id=\"caption-attachment-34762\" class=\"wp-caption-text\">A e V sulla lavagna. Liceo Walther von der Vogelweide, Bozen\/Bolzano, 20 aprile 2018.<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 giusto che presentare <em>Hevalen<\/em> sia servito anche a spiegare questo: perch\u00e9 questo sta scritto nel libro. Sta scritto che quei ragazzi ci gridano che sperare, o fingere di sperare, non serve, bisogna battersi &#8211; anche in territorio di pace perch\u00e9, se non la guerra, \u00e8 la lotta a essere globale. Nei giorni del saccheggio di Afrin sono atterrato a Napoli. Un gruppo di strani studenti ha fatto trovare una bandiera tricolore con tre stelle allineate sopra il portone dell\u2019Orientale: la bandiera del cosiddetto Esercito Libero Siriano, che \u2013 paradosso \u2013 mai \u00e8 stato libero e mai \u00e8 stato siriano (e mai \u00e8 stato un esercito). \u00c8 la stessa bandiera che avevano appeso due giorni prima i balordi che hanno occupato Afrin su un identico balcone, quello del suo municipio, accanto alla bandiera turca. Quel vessillo di morte e di furto, ovunque come in quella citt\u00e0 preludio alla conversione forzata delle minoranze, alla tortura sistematica dei dissidenti, alla pulizia etnica, alla segregazione delle donne, sventolava sulle mura di una delle pi\u00f9 nobili universit\u00e0 italiane. Dissi agli studenti che mi avevano invitato che avrei rimosso di persona la bandiera, se non lo avessero fatto loro. In pochi minuti spar\u00ec.<\/p>\n<p>Sedutomi, iniziai a elencare i crimini e le atrocit\u00e0 compiuti in Siria dietro quella bandiera dai jihadisti che i nostri telegiornali, a causa dell\u2019infame politica estera italiana, chiamano \u00abribelli\u00bb. Una ragazza con i capelli coperti dall\u2019<i>hijab<\/i>, in terza fila, tent\u00f2 di interrompermi. Non mi interessavano le sue rimostranze. Il suo abbigliamento poteva qualificarla come ex colonizzata, o migrante. Devo ringraziare la Siria per avermi reso immune \u2013 almeno lo spero \u2013 da quello specifico razzismo, di &#8220;sinistra&#8221; stavolta, che si qualifica come insopportabile paternalismo, accondiscendenza irriflessa verso qualunque comportamento provenga, ad esempio, da persone percepite come musulmane, quasi che il rispetto per l&#8217;altro non si esprima anzitutto proprio nel dare a tutti la dignit\u00e0 di essere interlocutori effettivi e non soltanto formali, non sorte di minorenni menomati della capacit\u00e0 di confrontarsi, se necessario aspramente, alla pari e ricevere, se necessario, delle critiche. Una mentalit\u00e0 che mi avrebbe indotto a cedere alle pressioni di quella ragazza, soltanto per il velo che indossava. E invece continuai. Raccontai \u2013 per le vittime, per i martiri. La ragazza inizi\u00f2 a piangere. Continuai. Lei come tutti dovevano ascoltare la verit\u00e0 dei bambini decapitati, delle donne stuprate, delle famiglie rinchiuse nelle gabbie. Quando ebbi terminato, si scus\u00f2 per il suo comportamento e disse di essere da tempo cosciente di non poter pi\u00f9 sventolare quella bandiera, di doverla tenere \u00abchiusa nel cassetto, per colpa di chi ne ha tradito gli ideali originari\u00bb. Nel comune rispetto per le origini della rivoluzione siriana ci siamo stretti la mano al termine del dibattito. Ho scoperto che era italiana, convertita all\u2019Islam.<\/p>\n<p>Viaggiare per l\u2019Italia permette di comprendere che la reale malafede non alberga, spesso, nei primi sospettati, ma nei cittadini al di sopra di ogni sospetto. Durante la presentazione di Perugia ho conosciuto un gruppo di tifosi locali banditi da ogni manifestazione sportiva per aver aperto, durante una partita, uno striscione con scritto: \u00abDifendi Afrin, Erdogan terrorista\u00bb. Il questore aveva motivato il provvedimento affermando che lo striscione ledeva l\u2019onore di un capo di stato straniero. Ho approfittato del mio intervento per invitare il questore di Perugia a trasferirsi con la sua famiglia nella nuova Afrin di Erdogan, per provare cosa si vive sotto un potere teocratico amministrato da canaglie, tra dissidenti appesi ai pali e decapitazioni in piazza al grido \u00abAllah Akhbar!\u00bb. A Pisa gli studenti che mi hanno accolto avevano appena realizzato un murales per Afrin, ma era stato cancellato dall\u2019universit\u00e0. Se solo il rettore di Pisa dovesse un giorno abbracciare qualcuno che sanguina per aver difeso la sua citt\u00e0, o per la possibilit\u00e0 stessa che esistano le universit\u00e0, capirebbe quanto certi gesti siano accettabili soltanto da un punto di vista italiano, quello che noi abbiamo in parte perduto.<\/p>\n<div id=\"attachment_34754\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Lapide_Viviani.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34754\" class=\"wp-image-34754\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Lapide_Viviani.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"394\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34754\" class=\"wp-caption-text\">In memoria di Francesco Viviani, maestro di antifascismo al Liceo Ariosto di Ferrara, poi dirigente del CLN veronese, morto a Buchenwald.<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 stato faticoso, ma anche bello, vedere il mio paese, che amo. Sull\u2019Appennino sono intervenuto alle Casematte dell\u2019Aquila, dove migliaia di persone trovarono rifugio durante il terremoto; a Ferrara ho discusso con studenti adorabili \u2013 alcuni italiani, altri palestinesi (<i>Hevalen<\/i> \u00e8 anche un libro sulla Palestina) \u2013 al Liceo Ariosto. Sulle pareti della scuola una lapide mi ha fatto scoprire che uno degli insegnanti di latino e greco mor\u00ec per mano nazifascista. Attraversare l\u2019Italia \u00e8 attraversare memorie di resistenza: basta fermarsi un attimo e non incedere oltre; darsi il tempo. Un amico mi ha portato in furgone da Carpi a Reggio Emilia, mostrandomi lo stillicidio di cippi di condannati e il campo di concentramento di Fossoli, in quel triangolo della morte dove la necessaria lotta contro il fascismo \u00e8 stata cos\u00ec dura. Tra le montagne alte e imponenti della Val Belluna, dove avevano agito altre unit\u00e0 partigiane, ho incontrato di nuovo il combattente senz\u2019armi <strong>Fabio Vettorel<\/strong>, che ha resistito con lucidit\u00e0 e coerenza nelle carceri tedesche dopo il G20 di Amburgo.<\/p>\n<p>A Bo<span lang=\"sv-SE\">zen\/Bolzano ho incontrato una scolaresca madrelingua tedesca con cui ho discusso dell\u2019importanza della tutela della lingua, del rifiuto dell\u2019assimilazione e del sistema delle autonomie democratiche della Siria del nord come modello che potremmo promuovere anche in Europa. Molti, l\u00ec e altrove, mi hanno chiesto: \u00e8 possibile che alcune delle conquiste del Rojava trovino affermazione anche da noi? Nulla \u00e8 esportabile come un pacco di patate, in politica; ma i siriani o i curdi hanno due gambe e due braccia come noi, tant\u2019\u00e8 che hanno creato una societ\u00e0 fondata sulle comuni, il cui concetto deriva dalla storia rivoluzionaria europea, e le comuni sono durate in Rojava pi\u00f9 che a Parigi, bench\u00e9 non siano certo costate meno sangue che qui da noi. Esistono fonti di ispirazione in tutte le rivoluzioni, e quella della Siria del nord non e \u00e8 esclusa; tanto pi\u00f9 che accanto alle trasformazioni pratiche sono in atto laggi\u00f9 profonde e utili riflessioni teoriche sulla storia del socialismo, del comunismo e del colonialismo, e sull\u2019autocritica che devono approfondire in questo secolo i rivoluzionari (della quale uno dei tratti pi\u00f9 preziosi \u00e8, finalmente, comprendere criticamente il 1989).<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_34761\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34761\" class=\"wp-image-34761\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/Palestina_Kurdistan.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><p id=\"caption-attachment-34761\" class=\"wp-caption-text\">Palestina e PKK. Padova, Palazzo comunale, 1 giugno 2018.<\/p><\/div>\n<p>Certo, serve a poco trarre ispirazione dalle comuni e dai congressi delle donne, o dalle cooperative egualitarie del Rojava, se non ci si pone il problema del <i>come<\/i> tutto ci\u00f2 abbia avuto inizio e come possa continuare: poich\u00e9 tutti coloro che hanno attraversato quel processo di cambiamento sanno quanto decisivo sia il ruolo di un movimento forte e organizzato, del soggetto rivoluzionario e dei suoi militanti. La verit\u00e0 \u00e8 questa: non una sola comune sarebbe sorta senza l\u2019azione di stimolo, pungolo, formazione e organizzazione esercitata dal partito, anche prima dei moti del 2011, quando sotto il tallone di Assad si agiva in clandestinit\u00e0; e quel che risulta pi\u00f9 paradossale \u00e8 che per alcuni, in Siria come in Italia, questo finisce per essere fondamento di scetticismo, anzich\u00e9 di riflessione a partire dai <i>propri<\/i> fallimenti, che proprio con questo tema difficilmente possono essere irrelati. Oggi l\u2019opera e la mentalit\u00e0 dei militanti confederali \u00e8 il lascito pi\u00f9 prezioso per i giovani che in Europa cercano un esempio di dedizione, coraggio, visione, concretezza e disciplina.<\/p>\n<p>Altri mi hanno chiesto: come possiamo aiutare, da qui? Ho sempre risposto che \u00e8 necessario trovare il coraggio di mettersi in viaggio, sebbene viaggi del genere non possano e non debbano essere intrapresi allo sbaraglio, n\u00e9 da soli. Viaggiare \u00e8 importante non per combattere, ma per mostrare che siamo disposti a fare al contrario gli itinerari che altri compiono per trovare una vita migliore o mettersi in salvo, e dimostrare nei fatti che non tutti gli \u201coccidentali\u201d sono uguali, se c\u2019\u00e8 anche chi \u00e8 disposto, almeno in minima parte, a farsi migrante capovolto. Si pu\u00f2 inoltre informarsi e informare, ho sempre detto, e donare alla Mezzaluna rossa Kurdistan Italia Onlus per sostenere i feriti e i profughi.<\/p>\n<p>Stavo per partire per l\u2019ultima parte del mio viaggio, a giugno verso sud, quando Eddi e Jacopo, che avevo lasciato in Siria a novembre, improvvisamente, sono tornati. Senza pensarci due volte, senza tirare il fiato, si sono aggregati al mio viaggio, da veri hevalen, e assieme siamo stati a Pigantaro, a Sparanise, a Venaus e a Cosenza, quest\u2019ultima una serata che per me rimarr\u00e0 speciale, perch\u00e9 si \u00e8 aggiunta quasi per caso anche la testimonianza di Dilsoz, un combattente italiano Ypg tornato da Afrin da pochissimo, come loro.<\/p>\n<p>Perdere Afrin \u00e8 stato terribile per tutti. Anche per me che, a differenza loro, non ci sono mai stato. Gli hevalen resistono, attaccano il nemico ogni volta che possono, trovando rifugio nei casolari, nei quartieri e nei villaggi abbandonati, nelle macchie, nelle campagne. Sono convinti che un giorno la citt\u00e0 torner\u00e0 libera, come soltanto chi crede e lotta pu\u00f2 essere convinto. La \u00abRabbia degli olivi\u00bb (cos\u00ec hanno chiamato la resistenza) colpisce anche nel cuore delle terre islamiste occupate dalla Turchia, a Idlib, ad Azaz; e la lotta contro l\u2019Isis \u00e8 tutt\u2019altro che finita, a Deir El Zor.<\/p>\n<p>Dilsoz, una volta, mentre ci scambiavamo sorrisi e bevevamo cocktail, una volta si \u00e8 interrotto. Mi ha mostrato la foto di un ragazzino. Era un ragazzino arabo proprio di Deir El Zor, che lui aveva conosciuto. Era morto cercando di liberare il suo villaggio dall\u2019Isis.<\/p>\n<p>Pregava cinque volte al giorno, mi ha detto.<\/p>\n<p>Per questi amici dobbiamo fare tutto il possibile.<\/p>\n<p>Scrivere libri, se necessario, e molto altro ancora.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">*\u00a0<strong>Davide Grasso<\/strong>\u00a0ha pubblicato reportage indipendenti dagli Stati Uniti e dal Medio oriente e diversi articoli di filosofia dell\u2019arte e teoria della realt\u00e0 sociale. Nel 2013 ha pubblicato\u00a0<a href=\"https:\/\/www.carmillaonline.com\/2013\/11\/20\/davide-grasso-new-york-regina-underground\/\"><em>New York Regina Underground. Racconti dalla Grande Mela<\/em><\/a>\u00a0per Stilo Editrice. Dal 2015 \u00e8 attivo tra Europa e Siria in sostegno alla Federazione democratica della Siria del Nord. Nel 2016 si \u00e8 unito alle Forze siriane democratiche per combattere Daesh. La sua esperienza \u00e8 raccontata nel libro <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2017\/11\/hevalen\/\"><em>Hevalen. Perch\u00e9 sono andato a combattere l&#8217;Isis in Siria<\/em><\/a>, uscito per Edizioni Alegre nella collana Quinto Tipo curata da Wu Ming 1.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/span><\/p>\n<hr \/>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_34764\" style=\"width: 260px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/alta_felicita_Hevalen.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34764\" class=\"wp-image-34764\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/alta_felicita_Hevalen.png\" alt=\"\" width=\"250\" height=\"140\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34764\" class=\"wp-caption-text\">Festival Alta Felicit\u00e0, Venaus, 27 luglio 2018. Eddi, Davide e Jacopo parlano delle loro esperienze nella Siria del Nord.<\/p><\/div>\n<p>Audio dell&#8217;incontro<br \/>\n\u00abSiria: la rivoluzione delle comuni contro ISIS ed Erdogan\u00bb<br \/>\ncon <strong>Davide Grasso<\/strong>, <strong>Jacopo Bindi<\/strong>, <strong>Maria Edgarda Marcucci (Eddi)<\/strong>.<br \/>\nIntroduce <strong>Wu Ming 1<\/strong>.<br \/>\nGrazie a <a href=\"http:\/\/radiosonar.net\/diari-ad-alta-felicita-2018-gli-incontri-del-festival-della-val-susa-ribelle\/\"><strong>Radio Sonar<\/strong><\/a> per la registrazione. La musica che si sente all&#8217;inizio \u00e8: Yellowjackets, <em>Song For Carla <\/em>(2001).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Alta_Felicita_Hevalen270718.mp3\">Audio dell&#8217;incontro \u00abSiria: la guerra delle YPG contro ISIS ed Erdogan\u00bb, con Davide Grasso, Jacopo Bindi, Maria Edgarda Marcucci (Eddi). Introduce Wu Ming 1.<\/a><br \/>\n<strong>\u2191\u00a0<\/strong>Ascolta in streaming &#8211; 1h18&#8242;<\/p>\n<p>oppure\u00a0<strong>\u2193<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/suoni\/Alta_Felicita_Hevalen270718.zip\"><strong>Scarica il file in una cartella zippata.<\/strong><\/a><\/p>\n<p><strong>N.B.<\/strong> Il libro <em>Laboratorio Rojava<\/em>, edito da Red Star Press e caldamente consigliato da Davide in coda al dibattito, <a href=\"https:\/\/www.redstarpress.it\/index.php\/catalogo\/barrio-chino\/product\/view\/3\/73\">si trova qui<\/a>.<\/p>\n<p><strong>N.B.2<\/strong> Sulle origini mistificate, deviate e poi rimosse della rivoluzione siriana contro il regime di Assad, consigliamo il libro di <strong>Lorenzo Declich<\/strong> <a href=\"http:\/\/ilmegafonoquotidiano.it\/libri\/siria-la-rivoluzione-rimossa\"><em>Siria, La rivoluzione rimossa. Dalla rivolta del 2011 alla guerra<\/em><\/a> (Alegre 2017).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Davide Grasso * A fine novembre 2017 atterravo per la seconda volta in un aeroporto europeo dopo essere stato in Siria. Questa volta avevo lasciato due amici alle spalle: Eddi e Jacopo erano restati a difendere e portare avanti la rivoluzione del nord. 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