{"id":34671,"date":"2018-07-25T08:23:53","date_gmt":"2018-07-25T06:23:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/?p=34671"},"modified":"2018-07-25T12:19:22","modified_gmt":"2018-07-25T10:19:22","slug":"kobane-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2018\/07\/kobane-oggi\/","title":{"rendered":"#Kobane, la rivoluzione oltre il mito"},"content":{"rendered":"<div style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/arcobalenodiAlan.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/images\/arcobalenodiAlan.jpg\" alt=\"Kobane, giugno 2018. La scuola e convitto per orfani \u00abL'arcobaleno di Alan\u00bb,\u00a0finanziato dalla provincia di Trento nell'ambito di un progetto di Docenti Senza Frontiere e dell'Ufficio informazioni del Kurdistan in Italia (UIKI).\" width=\"700\" height=\"2448\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\">Kobane, giugno 2018. La scuola e convitto per orfani \u00abL&#8217;arcobaleno di Alan\u00bb,\u00a0finanziato dalla provincia di Trento nell&#8217;ambito di un progetto di Docenti Senza Frontiere e dell&#8217;Ufficio informazioni del Kurdistan in Italia (UIKI).<\/p><\/div>\n<p>di <strong>Tommaso Baldo<\/strong> *<\/p>\n<p>\u00abQuando siamo venute qui, un mese dopo la liberazione, era tutto distrutto\u00bb, mi dice <strong>Patrizia Fiocchetti<\/strong> mentre il furgoncino su cui viaggiamo entra a Kobane. \u00abC&#8217;erano macchine scagliate dalle esplosioni al terzo o quarto piano dei palazzi. Ma la gente aveva gi\u00e0 iniziato a tornare e ricostruire. Ricordo un uomo, il proprietario di una ferramenta completamente distrutta che assieme ai suoi due figli piccoli frugava tra le macerie del suo negozio per raccogliere le viti, i chiudi e i bulloni sparsi in giro.\u00bb<\/p>\n<p>Gli abitanti di questa cittadina di 40mila persone erano tornati appena finita la battaglia, varcando in massa il vicino confine turco e mettendosi all\u2019opera per ricostruire la propria citt\u00e0. Potevano contare solo sull\u2019aiuto fornito loro dalle amministrazioni rette dall&#8217;HDP (il Partito democratico dei popoli) nel Kurdistan settentrionale, cio\u00e8 nella vicina Turchia. Da quando Erdogan le ha fatte commissariare e i loro co-sindaci sono stati arrestati anche quel sostegno \u00e8 venuto meno.<\/p>\n<p>Patrizia e <strong>Carla Centioni<\/strong> avevano varcato clandestinamente il confine turco per venire qui nel febbraio 2015. In quel momento il 48 per cento degli edifici di Kobane era completamente distrutto. Secondo i dati elencati nel <a href=\"http:\/\/www.uikionlus.com\/report-sulla-situzione-attuale-a-kobane-marzo-2017\/\">\u00abReport sulla situazione attuale a Kobane\u00bb<\/a>, diffuso nel marzo 2017 dall&#8217;Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia, dopo la cacciata dell&#8217;Isis dalla citt\u00e0 di 4.284 case non restavano che cumuli di macerie, altre 5.864 erano state danneggiate in modo pi\u00f9 o meno grave e solo 630 non avevano subito alcun danno. Tra le officine e i negozi quelli completamente distrutti erano 1.604, 2.182 quelli danneggiati e 1.882 quelli intatti.<!--more--><\/p>\n<p>Ora invece quella che intravediamo grazie alla luce dei lampioni che illuminano le vie avvolte nella notte \u00e8 una citt\u00e0 pressoch\u00e9 ricostruita, persino graziosa e pi\u00f9 pulita di altri abitati che abbiamo trovato sulla lunga strada, quasi cinquecento chilometri, che ci ha portato dalla frontiera irachena a qui.<\/p>\n<div id=\"attachment_34675\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Il-museo-a-cielo-aperto.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34675\" class=\"wp-image-34675\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Il-museo-a-cielo-aperto.jpg\" alt=\"L'ultima zona della citta rimasta in mano a YPG e YPJ durante la battaglia del 2015 \u00e8 diventata un \u00abmuseo a cielo aperto\u00bb: viene conservata com'era il giorno della riconquista, mentre il resto della citt\u00e0 \u00e8 stato ricostruito.\" width=\"700\" height=\"525\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34675\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;ultima zona della citta rimasta in mano a YPG e YPJ durante la battaglia del 2015 \u00e8 diventata un \u00abmuseo a cielo aperto\u00bb: viene conservata com&#8217;era il giorno della riconquista, mentre il resto della citt\u00e0 \u00e8 stato ricostruito.<\/p><\/div>\n<p>Io faccio parte di una delegazione dell&#8217;associazione Docenti Senza Frontiere incaricata di documentare la costruzione di <a href=\"http:\/\/www.bimbidikobane.com\/index.php\/informazioni\/\">un convitto con spazi didattici<\/a> che ospiter\u00e0 gli orfani di Kobane, \u00abL&#8217;arcobaleno di Alan\u00bb, finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento. Carla e Patrizia sono qui per inaugurare l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.uikionlus.com\/aggiornamenti-dallaccademia-di-donne-a-kobane\/\">Accademia delle donne<\/a>. Cio\u00e8 un centro di formazione politica, culturale e lavorativa per le donne della citt\u00e0 che sar\u00e0 gestito dalla Kongreya Star, la confederazione delle organizzazioni femminili rivoluzionarie. Nonostante siano gi\u00e0 le dieci di sera ci portano subito a vederla. \u00c8 un grande edificio rettangolare di tre piani, costruito con la pietra bianca abbondante in questa zona. \u00c8 stata finanziata con l&#8217;8 per mille della Tavola Valdese e dalla Provincia Autonoma di Bolzano. Arjin, la responsabile dell&#8217;accademia dice che la gente di qui chiama gi\u00e0 l&#8217;Accademia \u00abil castello delle donne\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_34676\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/accademiadonnekobane.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34676\" class=\"wp-image-34676\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/accademiadonnekobane.jpg\" alt=\"L'Accademia delle donne, finanziata dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Tavola valdese, nell'ambito del progetto \u00abPonte donna Kobane\u00bb, sempre con il supporto dell'Ufficio informazioni del Kurdistan in Italia (UIKI).\" width=\"700\" height=\"525\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34676\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;Accademia delle donne, finanziata dalla Provincia autonoma di Bolzano e dalla Tavola valdese, nell&#8217;ambito del progetto \u00abPonte donna Kobane\u00bb, sempre con il supporto dell&#8217;Ufficio informazioni del Kurdistan in Italia (UIKI).<\/p><\/div>\n<p>A poche decine di metri dall&#8217;edificio il mezzo su cui viaggiamo viene fermato ad una rotonda da un gruppo di signore di mezz&#8217;et\u00e0. Indossano gli abiti lunghi e i veli bianchi tradizionali delle donne curde. Sulle loro spalle portano ciascuna un kalashnikov. Fanno parte della Difesa sociale, i comitati di autodifesa delle comuni, le assemblee popolari di quartiere e di villaggio, mobilitati contro il rischio di attentati. Infatti \u00e8 il 14 giugno, l&#8217;ultima notte di Ramadam, una notte di festa, uno dei momenti in cui i terroristi dell&#8217;Isis o di altri gruppi islamisti preferiscono colpire.<\/p>\n<p>Per entrare in citt\u00e0 abbiamo dovuto passare almeno una dozzina di posti di blocco, tra fissi e volanti. Ora per le vie vediamo donne e uomini, spesso di mezz&#8217;et\u00e0, in abiti civili che vegliano con il fucile in spalla. Un controllo del territorio totale e partecipato.<\/p>\n<p>Nessuno qui infatti ha dimenticato l&#8217;alba di sangue del 25 giugno 2015. L&#8217;Isis era stato cacciato sei mesi prima e Kobane stava tornando alla vita. Ma un centinaio di terroristi, con tre autobombe vennero lasciati entrare dal confine turco che costeggia da vicino la citt\u00e0. Iniziarono a sgozzare la gente sorpresa nel sonno e a sparare dagli edifici pi\u00f9 alti, uccidendo pi\u00f9 di 250 persone, tra cui 36 bambini, prima di essere eliminati.<\/p>\n<p>L&#8217;allerta a Kobane non \u00e8 isteria. Non sono i corpi militari, YPG e YPJ (le Unit\u00e0 di protezione popolare e le Unit\u00e0 di protezione delle donne) a fare i posti di blocco e a presidiare le aree urbane, a Kobane come in tutto il Rojava; bens\u00ec gli Asayish, cio\u00e8 la polizia. La differenza potrebbe sembrare di lana caprina visto che qui i poliziotti (ma anche i vigili urbani, i membri dei comitati di autodifesa, nonch\u00e9 i custodi dei musei e dei siti archeologici) sono armati di mitra. In realt\u00e0 si tratta di un&#8217;importante segnale di normalit\u00e0, fa capire che non ci si trova pi\u00f9 sulla linea del fronte ma in un luogo che si pu\u00f2 iniziare a considerare in qualche modo &#8220;sicuro&#8221;. Nessuno qui credo capirebbe l&#8217;assurdo meccanismo mentale che spinge molti italiani a volere \u00abl&#8217;esercito nelle piazze\u00bb in nome della \u00absicurezza\u00bb.<\/p>\n<p>Nei centri abitati del Rojava la presenza di YPG e YPJ in divisa \u00e8 la pi\u00f9 discreta possibile, di fatto li si vede solo nelle loro caserme. Un dato che sottolinea anche la reale indipendenza del potere civile da quello militare.<\/p>\n<div id=\"attachment_34680\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vedutaalan1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34680\" class=\"wp-image-34680\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/vedutaalan1.jpg\" alt=\"La veduta dalla citt\u00e0 dal tetto de \u00abL'arcobaleno di Alan\u00bb. Sullo sfondo, la collina di Mushtenur, dove venne piantata la bandiera delle YPG, a segnare la disfatta dell'Isis.\" width=\"700\" height=\"525\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34680\" class=\"wp-caption-text\">La veduta dalla citt\u00e0 dal tetto de \u00abL&#8217;arcobaleno di Alan\u00bb. Sullo sfondo, la collina di Mushtenur, dove venne piantata la bandiera delle YPG, a segnare la disfatta dell&#8217;Isis.<\/p><\/div>\n<p>Anche le signore che ci fermano in questa notte a rischio attentati hanno i nervi a posto. Qui, a neanche un chilometro dalla frontiera di una potenza ostile, formalmente dentro i confini dello stato pi\u00f9 pericoloso al mondo, sembrano rilassate. Portano i kalashnikov in spalla senza nessuna inutile ostentazione delle armi. Appena riconoscono Arijn sorridono. \u00abHeval!\u00bb \u2013 che vuol dire compagna o compagno, ma anche amica o amico \u2013, dicono salutandola.<\/p>\n<p>Poche strade pi\u00f9 avanti la gente passeggia tranquillamente e in un locale addobbato con le bandiere di vari paesi del mondo un gruppo di ragazzi guarda le partite dei mondiali che sono iniziate oggi. Per tutta la notte, nonostante la presenza di centinaia di civili armati e l&#8217;elevato grado di allerta non sento risuonare un solo sparo. Evidentemente la \u201cformazione teorica e militare\u201d che i civili dei comitati di autodifesa ricevono da YPJ e YPG serve davvero a renderli capaci di dare il proprio contributo al controllo del territorio.<\/p>\n<h4><b>L&#8217;autonomia democratica<\/b><\/h4>\n<p>Nei giorni successivi oltre ad inaugurare l&#8217;accademia delle donne e a visitare L\u2019arcobaleno di Alan incontriamo gli amministratori e l\u2019associazionismo locale. In realt\u00e0 tra le due cose non esiste una netta differenza. Le cariche pubbliche qui sono scelte tra elezioni pluri-partitiche ma il loro ruolo \u00e8 molto diverso da quello a cui siamo abituati in Europa.<\/p>\n<p>Innanzitutto gli eletti per ogni carica sono sempre due, un uomo e una donna, per questo si parla di co-sindaci o i co-presidenti dei cantoni (all&#8217;incirca le province italiane). Ma soprattutto non si tratta di figure a cui il meccanismo delega assicura un potere simile a quello dei loro omologhi europei, piuttosto di persone incaricate di coordinare un complesso reticolo di associazioni, assemblee e comitati il cui scopo \u00e8 quello di far partecipare alle decisioni \u2013 e alla risoluzione dei problemi concreti \u2013 il maggior numero possibile di persone.<\/p>\n<p>Come ci spiega il co-sindaco di Kobane, <strong>Fares Atti<\/strong>, la base del sistema di Autonomia democratica sono le comuni, ovvero le assemblee di quartiere o di villaggio, ciascuna delle quali ha un apposito comitato che si occupa di un determinato aspetto della vita collettiva. Se un problema va oltre la dimensione del quartiere allora ci si rivolge all\u2019assemblea municipale, a cui partecipano i delegati delle diverse comuni. Anch\u2019essa ha i suoi comitati che agiscono con il coordinamento dei co-sindaci eletti.<\/p>\n<p>In ogni comune esiste un comitato delle donne che si riunisce una volta a settimana, ogni mese le delegate di questi comitati si riuniscono in un&#8217;assemblea municipale per trattare i problemi comuni e condividere le esperienze. Il protagonismo femminile alimenta anche una fitta rete di associazioni e movimenti che gestiscono anche pezzi di quello che in Europa chiameremmo welfare, attraverso l&#8217;assistenza agli orfani, alle donne vittime di violenza e alle famiglie bisognose. Secondo <strong>Hamed Hamo<\/strong>, co-presidente del coordinamento delle municipalit\u00e0 del Rojava, le amministrazioni di citt\u00e0 e villaggi destinano il 10 per cento dei loro fondi proprio alle organizzazioni femminili.<\/p>\n<p>Al di sopra delle municipalit\u00e0 vi sono i cantoni. Quello di Kobane contava prima della guerra circa 400mila abitanti, saliti a 550 mila con l&#8217;afflusso di profughi da altre zone della Siria prima dell&#8217;attacco dell&#8217;Isis e oggi, dopo il sanguinoso assedio ed altri quattro anni di guerra, scesi a 350 mila. Secondo <strong>Enwer Muslim<\/strong>, co-presidente del cantone di Kobane buona parte dei rifugiati in Turchia vi sarebbero trattenuti con la forza dall&#8217;impossibilit\u00e0 di tornare in Rojava. Di certo oggi il cantone di Kobane accoglie i profughi fuggiti da Afrin dopo l&#8217;invasione turca e jihadista, almeno 480 famiglie secondo la co-presidentessa <strong>Berivan Hassan<\/strong>. Si tratta di persone bisognose di tutto, anche di superare i traumi frutto di due mesi di bombardamenti turchi attraverso appositi seminari.<\/p>\n<p>L&#8217;impressione \u00e8 che tutto il meccanismo dell&#8217;Autonomia democratica, con le sue assemblee e la suddivisione di compiti al maggior numero possibile di persone, sia anche uno strumento collettivo per curare le ferite psicologiche di una societ\u00e0 straziata dalla guerra.<\/p>\n<p>Basta girare per le strade di Kobane per rendersi conto di come sia sostanzialmente una citt\u00e0 di persone di mezz&#8217;et\u00e0 e di bambini, il cui numero lascia sorpreso un osservatore europeo. I giovani dai sedici ai trent&#8217;anni anni si incontrano raramente, solitamente sono in divisa nelle caserme di YPG e YPJ oppure riposano nelle circa 1.300 tombe del cimitero militare di Kobane. In ogni famiglia c&#8217;\u00e8 almeno un caduto, e spesso pi\u00f9 di uno. La co-presidentessa Hassan ha perduto per mano dell&#8217;Isis ben undici familiari, non le \u00e8 rimasta che una sorella arruolata nelle YPJ.<\/p>\n<div id=\"attachment_34684\" style=\"width: 660px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/cimiterokobane.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34684\" class=\"wp-image-34684\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/cimiterokobane.jpg\" alt=\"Il cimitero di Kobane\" width=\"650\" height=\"488\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34684\" class=\"wp-caption-text\">Il cimitero di Kobane<\/p><\/div>\n<p>\u00c8 lei a dirci: \u2013 Abbiamo intrapreso una ricostruzione materiale ma anche una ricostruzione culturale ed etica della societ\u00e0. \u2013 Tutti gli amministratori con cui abbiamo parlato ritengono fondamentale creare un nuovo modello di essere umano, una nuova mentalit\u00e0. La cosa \u00e8 nella pratica molto meno ideologica di quanto si potrebbe pensare. Non si tratta di imparare a memoria gli scritti di <strong>Abdullah Ocalan<\/strong> o di disquisire su principi astratti ma di formarsi come amministratori o responsabili di un settore, di affrontare problemi immediati, di scambiarsi critiche e esperienze. Il sistema dell&#8217;Autonomia democratica attraverso il tentativo di coinvolgere pi\u00f9 persone possibili nella gestione della cosa pubblica \u00e8 forse il pi\u00f9 grande esperimento di educazione permanente esistente al mondo.<\/p>\n<p>Ma funziona? Riesce a migliorare le condizioni di vita delle persone?<\/p>\n<p>A Kobane sono oggi in funzione 3 ospedali, 21 scuole (dalle elementari alle superiori) con oltre 11 mila studenti, un&#8217;universit\u00e0 con 40 studenti, un cementificio, una fabbrica di mattoni e il mulino municipale con un nuovo panificio. Dalla liberazione della diga di Tishreen a fine 2015 tutta la citt\u00e0 \u00e8 rifornita di elettricit\u00e0 la cui distribuzione \u00e8 sospesa solo nelle prime ore della mattina.<\/p>\n<p>I servizi pubblici sono gratuiti e l&#8217;istruzione \u00e8 obbligatoria sino ai 14 anni. Le responsabili delle assemblee delle scuole di Kobane, <strong>Dozghin Ali<\/strong> e <strong>Amira Mehedin<\/strong> affermano che \u00e8 rispettato nel 95 per cento dei casi. A tutti i popoli della Federazione \u00e8 garantito il diritto di imparare la propria lingua e letteratura. Anche i cinquanta studenti arabi di Kobane hanno le proprie classi con programmi nella propria lingua. Le assemblee dei docenti ed i comitati che sovrintendono il sistema di istruzione sono unitarie, ovvero comprendono docenti di tutti i gruppi linguistici.<\/p>\n<p>Un intero nuovo quartiere \u00e8 in costruzione e sar\u00e0 destinato alle famiglie che vivevano nei pochi isolati rimasti in mano a YPG e YPJ nelle fasi culminanti della battaglia, laddove si sono infranti gli attacchi delle orde dell\u2019Isis. Si \u00e8 deciso che quella parte della citt\u00e0 rimanga com\u2019era alla fine dei combattimenti per diventare un museo a cielo aperto.<\/p>\n<p>Per la popolazione che vi abitava \u00e8 stato costruito un nuovo quartiere che dovrebbe diventare la rappresentazione architettonica dei principi ecologici e umanisti del confederalismo democratico: un&#8217;area riservata al 60 per cento a giardini e aree verdi con al proprio interno 16 palazzine di quattro piani dotate di un asilo, negozi, scuole e una stazione di polizia. Oggi buona parte delle palazzine costruite con la pietra bianca locale sono ultimate e risultano davvero graziose. Il problema \u00e8 che per avere acqua potabile gli abitanti devono prenderla dai pozzi perch\u00e9 non \u00e8 ancora stato possibile allacciare le tubature per mancanza di macchinari e materiali necessari.<\/p>\n<p>In tutta l&#8217;opera di ricostruzione le difficolt\u00e0 sono enormi, principalmente a causa dello sforzo bellico e dell&#8217;embargo operato dalla Turchia e dal Kurdistan iracheno.<\/p>\n<p>Negli ospedali mancano macchinari e medicine. Le scuole hanno dovuto essere ricostruite e gli insegnanti sono diventati tali dopo corsi di formazione accelerata nei mesi estivi a cui seguono corsi di aggiornamento pomeridiani continui. Oggi le classi hanno in media 35 studenti (subito dopo la cacciata dell&#8217;Isis si arrivava fino a 70) e in molte scuole, soprattutto nei villaggi, i bambini e le bambine delle elementari frequentano delle pluriclassi che raggruppano alunni di pi\u00f9 anni.<\/p>\n<p>Secondo la co-sindaca <strong>Roshan Abdi<\/strong> i problemi pi\u00f9 grossi che deve affrontare oggi Kobane sono la mancanza di un sistema di smaltimento dei rifiuti e di una rete fognaria. Di quest\u2019ultima \u00e8 gi\u00e0 stato fatto il progetto ma ne sono stati realizzati solo pochi chilometri perch\u00e9 mancano i macchinari per compiere gli scavi e i lavori nel sottosuolo necessari.<\/p>\n<p>Quello della mancanza di scarichi fognari \u00e8 forse il problema pi\u00f9 sentito. Quando incontriamo il co-sindaco Fares Atti \u00e8 appena tornato dalla visita ad una famiglia che ha avuto la casa allagata da un temporale la sera prima, cosa che qui accade abbastanza di frequente visto che manca una rete fognaria che consenta tra le altre cose di scolare l\u2019acqua piovana. Si \u00e8 trovato davanti una donna che gli ha mostrato in lacrime i mobili e le loro cose rovinate dall&#8217;allagamento.<\/p>\n<p>\u00abIo mi sentir\u00f2 sempre insufficiente rispetto ai bisogni del mio popolo che ha resistito e che ha ricostruito la sua citt\u00e0\u00bb, ci dice Atti. \u00abIo e gli altri abbiamo imparato ad amministrare solo dopo esser stati eletti e soffriamo quando non riusciamo a risolvere i problemi della nostra gente\u00bb.<\/p>\n<div id=\"attachment_34679\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Rojavaspaziaperti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34679\" class=\"wp-image-34679\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/Rojavaspaziaperti.jpg\" alt=\"Gli spazi aperti del Rojava. \u00abPraticamente una bassa ferrarese extralarge ma pi\u00f9 secca.\u00bb\" width=\"700\" height=\"525\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34679\" class=\"wp-caption-text\">Gli spazi aperti del Rojava. \u00abPraticamente una bassa ferrarese extralarge, ma pi\u00f9 secca.\u00bb (mail di Tommaso a WM1)<\/p><\/div>\n<p>Intanto la Turchia non si limita a colpire il Rojava con l&#8217;invasione di Afrin, l&#8217;embargo e la costruzione del muro lungo tutti i 600 chilometri della frontiera. Devia anche i fiumi utilizzando le acque per i propri impianti idroelettrici. Attraversando le vaste distese della Federazione si incontrano spesso canali e torrenti asciutti, gli agricoltori devono pompare l&#8217;acqua dalle falde sotterranee con l\u2019impiego di pompe a motore. Ma nonostante questo l&#8217;impressione \u00e8 che l&#8217;economia della zona stia tornando alla normalit\u00e0. I campi, affidati alle comuni o a piccoli proprietari, sembrano essere meglio curati rispetto a quelli del Kurdistan iracheno (che si basa sul petrolio e importa quasi tutto dalla Turchia).<\/p>\n<p>Nonostante la scarsit\u00e0 di acqua, i danni della guerra agli impianti di irrigazione e l&#8217;impiego di macchinari agricoli vecchi e insufficienti, nel 2017 il raccolto del Rojava \u00e8 risultato superiore al fabbisogno di grano dell&#8217;intera Siria. Quello di quest&#8217;anno probabilmente sar\u00e0 peggiore a causa del maltempo primaverile. Ma per quanto possa essere dura la vita dei quasi cinque milioni di persone che abitano la Federazione democratica della Siria del Nord tra loro non si vede neppure uno dei piccoli mendicanti che sono una costante del Kurdistan iracheno.<\/p>\n<p>Tra mille difficolt\u00e0 in Rojava a tutti e tutte \u00e8 garantito il proprio pezzo di pane, la propria scuola, il proprio diritto di parola nelle assemblee e il kalashnikov necessario a difenderli.<\/p>\n<h4><b>I volti della rivoluzione<\/b><\/h4>\n<p>La rivoluzione del Rojava non \u00e8 stata solo un momento di resistenza contro il fascismo islamista dell&#8217;Isis, ma anche la rivolta contro le pesanti discriminazioni a cui il regime di Assad sottoponeva i curdi. Per questo e per l&#8217;apporto di combattenti giunti dalle diverse parti del Kurdistan si pu\u00f2 parlare di una rivoluzione curda.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 anche una rivoluzione di tutti i popoli della Siria del Nord. Quest&#8217;ultima era una sorta di colonia interna sfruttata e abbandonata a vantaggio delle zone pi\u00f9 ricche del paese. I campi del Rojava mantenevano l&#8217;intera Siria ma a Kobane il regime siriano non si \u00e8 mai preso il disturbo di fare le fognature e le acque del vicino Eufrate erano destinate ad Aleppo. Chi voleva e poteva studiare in universit\u00e0 doveva andarsene ad Aleppo o a Raqqa mentre persino i reperti archeologici prendevano la via dei musei di Damasco.<\/p>\n<p>La scelta di non rivendicare l&#8217;indipendenza dalla Siria, ma l&#8217;autonomia democratica, scegliendo una prassi politica radicalmente opposta a quella di Barzani nel Kurdistan iracheno non \u00e8 stata un espediente tattico ma \u00e8 sorta dalla necessit\u00e0 vitale di tenere insieme il tessuto sociale di un luogo in cui curdi, assiri, armeni e arabi, cristiani e mussulmani vivono fianco a fianco e magari si sposano dando vita a famiglie miste. In questo senso la rivoluzione \u00e8 profondamente siriana.<\/p>\n<p>Ma soprattutto \u00e8 una rivoluzione femminista. Il protagonismo delle donne di tutte le et\u00e0 \u00e8 il motore dell&#8217;autonomia democratica. Un protagonismo capace di avviare un cambiamento profondo, visibile nei piccoli gesti: se in Rojava si entra in una stanza si d\u00e0 la mano a tutti i presenti, uomini e donne, di qualunque religione. Una cosa inimmaginabile nel Kurdistan iracheno dove ho visto un&#8217; impiegata con un velo striminzito appena appoggiato sulla nuca e i sandali con tacco 12 ritrarsi scandalizzata davanti alla mano tesa di uno dei docenti con cui viaggiavo.<\/p>\n<div id=\"attachment_34683\" style=\"width: 710px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/jinwar.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-34683\" class=\"wp-image-34683\" src=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/jinwar.jpg\" alt=\"Murales a Jinwar, piccolo villaggio per sole donne fondato nel 2017.\" width=\"700\" height=\"933\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-34683\" class=\"wp-caption-text\">Murales a Jinwar, piccolo villaggio per sole donne fondato nel 2017.<\/p><\/div>\n<p>Il grado di effettivo pluralismo politico \u00e8 pi\u00f9 difficile da valutare. Ammesso che quello che in Europa chiamiamo \u00abpluralismo\u00bb sia davvero qualcosa di cui andar fieri, cosa di cui personalmente dubito molto.<\/p>\n<p>L&#8217;1 dicembre 2017 in tutto il Rojava i consigli legislativi che amministrano i cantoni sono stati eletti nel corso di suffragi a cui <a href=\"http:\/\/www.uikionlus.com\/annunciati-i-risultati-delle-elezioni-in-siria-del-nord\/\">ha preso parte il 69% degli aventi diritto<\/a>. \u00c8 risultata di gran lunga vincitrice, quasi al 90 per cento, la Lista di Solidariet\u00e0 della Nazione Democratica. Si tratta di una coalizione di 18 tra partiti e movimenti, sia curdi che arabi, guidata dal PYD, il Partito dell&#8217;Unit\u00e0 Democratica, la forza motrice della rivoluzione che ha come proprio orizzonte teorico il confederalismo democratico teorizzato da Ocalan.<\/p>\n<p>Gli amministratori che abbiamo incontrato appartengono ai vari partiti di questa vastissima coalizione, ma tutti e tutte si chiamano tra loro \u00abHeval\u00bb, segno di appartenenza ad un impegno condiviso. Insomma siamo in presenza di qualcosa di simile al Comitato di Liberazione Nazionale che fond\u00f2 la Prima Repubblica in Italia ma qui \u00e8 fondamentale l\u2019azione della base di massa del movimento che si esprime ed agisce attraverso comuni e comitati.<\/p>\n<p>Gli eletti di minoranza nei consigli di cantone sono la Lista della Coalizione Nazionale Curda in Siria e varie liste indipendenti. Hanno invece <a href=\"http:\/\/theregion.org\/article\/11613-barzani-affiliated-kurdish-national-council-have-called-for-boycott-on-elections-in-northern-syria\">invitato i propri sostenitori a boicottare le elezioni<\/a> i nazionalisti curdi del KNC, il Consiglio Nazionale Curdo, affiliato al PDK, il Partito Democratico del Kurdistan di <strong>Masoud Barzani<\/strong>, che controlla il Kurdistan meridionale nel vicino Iraq.<\/p>\n<p>Il KNC ha denunciato arresti dei propri leader e impedimenti alla propria azione politica da parte delle forze di sicurezza del Rojava. Per carit\u00e0, in una rivoluzione in un paese travagliato da ormai sette anni di sanguinosa guerra civile pu\u00f2 senza dubbio accadere che chi impugna il fucile possa commettere abusi di potere. Ma le denunce del KNC sarebbero pi\u00f9 credibili se nei domini del loro ispiratore Barzani in Iraq non fosse sconsigliato parlare di politica nei luoghi pubblici o semplicemente pronunciare il nome \u00abRojava\u00bb, cosa che ho visto con i miei occhi provocare un guizzo di paura e un repentino allontanamento da parte di un interlocutore curdo-iracheno. Ma soprattutto il regime di Barzani partecipa di fatto all&#8217;embargo deciso dalla Turchia contro la rivoluzione nella Siria settentrionale. Mi \u00e8 un po&#8217; difficile pensare ai sostenitori curdo-siriani di Barzani come a dei poveri democratici ingiustamente perseguitati dopo aver visto gli sbirri del loro leader rendere problematico persino l&#8217;ingresso di quaderni e matite colorate in Rojava, per non parlare delle difficolt\u00e0 poste ai giornalisti.<\/p>\n<p>Nella Federazione la libert\u00e0 religiosa \u00e8 in ogni caso garantita. Quando abbiamo chiesto di incontrare la comunit\u00e0 cristiana, considerata abbastanza vicina ad Assad, nessuno ci ha posto problemi. A Kobane le venti famiglie cristiane del luogo hanno la propria chiesa e la propria libreria. Preferiscano o meno Assad alla rivoluzione ci han tenuto a farci sapere che quello che temono di pi\u00f9 \u00e8 un&#8217;invasione turca come ad Afrin, da cui alcuni di loro hanno dovuto fuggire. Anche per questo hanno figli e figlie che si sono arruolati nelle YPG o nelle YPJ.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l&#8217;informazione non si pu\u00f2 parlare di controllo politico o di isolamento dal resto del mondo, per il semplice fatto che gli abitanti del Rojava non sono certo costretti a guardare le tv locali: riescono benissimo a vedere i canali televisivi degli stati circostanti, compresi quelli turchi e curdo-iracheni, oltre a quelli dei grandi network arabi.<\/p>\n<p>Ma il dato pi\u00f9 importante a mio parere rimane l&#8217;alto numero di persone che viene coinvolto e lavora gratuitamente nei processi decisionali e amministrativi, nel quotidiano funzionamento dell&#8217;autonomia democratica. Tra queste persone moltissime sono donne per le quali la rivoluzione ha senza dubbio rappresentato un&#8217;occasione straordinaria di protagonismo.<\/p>\n<p>Occorre specificare che qui la parit\u00e0 di genere non significa affatto una \u00abrivoluzione sessuale\u00bb nel senso occidentale. Ma questo \u00e8 un problema che si porranno le generazioni future, sempre ammesso che anche in quest&#8217;ambito non sia l&#8217;occidente a dover imparare qualcosa da questa pudica rivoluzione mediorientale.<\/p>\n<p>Di certo qui si impara una cosa: non si fa una rivoluzione \u00abper stare un po&#8217; meglio\u00bb e neppure per cambiare un padrone con uno che si reputa un po&#8217; migliore. La si fa perch\u00e9 una parte consistente di una societ\u00e0 decide di prendere il proprio destino nelle proprie mani, di operare un&#8217;assunzione collettiva di responsabilit\u00e0 e quindi di partecipazione al potere.<\/p>\n<p>In tutte le rivoluzioni c&#8217;\u00e8 quel momento magico e terribile in cui tutto sembra possibile, in cui gli uomini e le donne sono molto pi\u00f9 di s\u00e9 stessi, in cui l&#8217;utopia, il sacrificio e la concretezza vanno di pari passo nell&#8217;alimentare il protagonismo collettivo. Finora tutte le rivoluzioni quel momento hanno deciso di sacrificarlo in nome di un qualche \u00abfine ultimo\u00bb: la nazione, la democrazia liberale, il socialismo, il benessere o altro. La rivoluzione del Rojava \u00e8 la prima a muoversi in un orizzonte teorico che fa proprio del protagonismo collettivo il fine ultimo. Per questo non ha bisogno di vittimismo, retorica o fughe in avanti verso un qualche tipo di miraggio escatologico. Non c&#8217;\u00e8 l&#8217;illusione di poter raggiungere un luogo o un tempo in cui tutto andr\u00e0 nel modo migliore per magia, ma una speranza concreta da costruire insieme e con fatica giorno per giorno.<\/p>\n<p>Per questo alla rivoluzione sono vitali i ragazzi e le ragazze in mimetica quanto i tranquilli amministratori di mezz&#8217;et\u00e0, e anche se non si pu\u00f2 ancora lasciare il kalashnikov ci si preoccupa delle fognature.<\/p>\n<p>&#8211;<br \/>\n<span style=\"font-size: small;\">* <strong>Tommaso Baldo<\/strong> lavora nell&#8217;ambito della didattica della storia in un museo trentino, fa parte del gruppo di lavoro Nicoletta Bourbaki e collabora con <a href=\"http:\/\/www.globalproject.info\/\"><em>Global Project<\/em><\/a>. Su <em>Giap<\/em> ha pubblicato <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2015\/10\/i-45-cavalieri-di-wikipedia-da-chi-e-cosa-e-libera-lenciclopedia-libera\/\">l&#8217;analisi della voce di Wikipedia dedicata alla storia del Trentino<\/a>.\u00a0Nel giugno 2018\u00a0\u00e8 stato a Kobane per seguire le fasi finali della costruzione dell&#8217;orfanotrofio \u00abL&#8217;Arcobaleno di Alan\u00bb, curato da Docenti Senza Frontiere, con il finanziamento della Provincia Autonoma di Trento.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"di Tommaso Baldo * \u00abQuando siamo venute qui, un mese dopo la liberazione, era tutto distrutto\u00bb, mi dice Patrizia Fiocchetti mentre il furgoncino su cui viaggiamo entra a Kobane. \u00abC&#8217;erano macchine scagliate dalle esplosioni al terzo o quarto piano dei palazzi. Ma la gente aveva gi\u00e0 iniziato a tornare e ricostruire. 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